La Libertadora del Libertador

di Romina Capone

L’analisi della corrispondenza epistolare amorosa tra Simón Bolívar e Manuela Sáenz. 

Capitolo 1: Manuela Sáenz e l’immaginario Bolivariano

È affascinante leggere la corrispondenza amorosa tra Manuela Sáenz e Simón Bolívar ma è ancora più travolgente comprendere attraverso lo studio di Silvia López, dottoressa in Letteratura Comparata all’università del Minnesota e docente di Letteratura Latino americana presso Carleton College, il ruolo dell’amore e allo stesso tempo della donna nella prima metà del 1800 in America Latina.

Tutto comincia nel 2007 quando il Ministero del Potere Popolare della Repubblica Bolivariana del Venezuela pubblica una parte delle lettere d’amore tra Manuela Sáenz e Simón Bolívar. All’interno del prologo di questa particolare edizione viene descritto Simón Bolívar come l’audace, il poeta, el Libertador dall’anima innamorata il quale si è lasciato riempire dall’unico sentimento che ci libera e ci salva: l’amore.

A lui le corrisponde la descrizione di Manuela Sáenz la coraggiosa, la dama, la regina […] colei dalle sublime parole che accarezzano la tempesta, la libertadora del Libertdor, l’unica che può permettersi di attraversare il cuore di sua eccellenza.

Questo epistolario si pone al centro di un nuovo immaginario collettivo in piena rivoluzione d’indipendenza. Infatti nel breve incipit si invitano i lettori a ricordare che l’amore vince sempre: sia prima della vita, sia dopo la morte.

Per la prima volta si fondono gli affetti a un nuovo modo di fare politica.

Analizzando il materiale pervenuto si può notare che la struttura di questa corrispondenza è tipica delle lettere d’amore le quali racchiudono retorica ed estetica, caratteristiche tipiche del discorso epistolare amoroso. Un insieme di convenzioni ma allo stesso tempo di invenzioni.

La scrittura ha un carattere strettamente intimo; i due amanti si avvalgono di un linguaggio fortemente codificato; nel corpo del testo si risconta il ripetersi di parole appartenenti ad un contesto di idee e situazioni proprie dell’immaginario collettivo. Questa corrispondenza non fa eccezione. Il ricorso ai luoghi comuni è una continua, perpetua e rinnovata prova d’amore.

Scrive Bolívar a Sáenz il 29 ottobre 1823: “…Mi deseo es que usted no deje a este hombre su hombre por tan pequeño e insignificante cosa. Líbreme Ud. misma de mi pecado, conviniendo conmigo en que hay que superarlo… ¿Vendrá pronto? Me muero sin Ud. Su idolatrado, SB”

[Trad: Il mio desiderio è che non lasciate quest’uomo, il tuo uomo, per una cosa così piccola e insignificante. Liberatemi voi stessa dal mio peccato, concordando con me che deve essere superato… Verrai presto?

Sto morendo senza di te, il tuo idolo, SB.]

Il 16 giugno 1825: “…Todo esto es una obsesión, la más intensa de mis emociones. ¿Qué he de hacer? Tu ensoñación me envuelve el deseo febril de mis noches de delirio. Soy tuyo del alma, SB.”

[trad: Tutto questo è un’ossessione, la più intensa delle mie emozioni. Cosa dovrei fare? Il tuo sogno mi circonda con il desiderio febbrile delle mie notti di delirio. Sono tuo dall’anima, SB.]

Il 9 ottobre 1825: “Mi pasión hacia tí se aviva con la brisa que me trae tu aroma y tu recuerdo. Existes y existo para el amor, ¿o no? Ven para deleitarme con tus secretos. ¿Vienes? Tu amor idolatrado de siempre, SB”

[trad: La mia passione per te è ravvivata dalla brezza che mi porta il tuo profumo e il tuo ricordo. Tu esisti ed io esisto per amore, vero? Vieni a deliziarmi con i tuoi segreti, vieni anche tu? Il tuo amore idolatrato di tutti i tempi, SB.]

Scrive così invece Manuela in un’appassionante conclusione di una lettera dell’8 febbraio 1826 per Bolívar:

“Me reanima el saberlo dentro de mi corazón. Lejos de mi Libertador no tengo descanso, ni sosiego; solo espanto de verme tan sola sin mi amor de mi vida. Usted merece todo; yo se lo doy con mi corazón que palpita al pronunciar su nombre. Quien lo ama locamente, MS”

[Trad: Mi incoraggia saperlo nel mio cuore. Lontano dal mio Libertador non ho riposo, non ho pace; ho solo paura di vedermi così sola senza il mio amore per la mia vita. Tu meriti tutto; te lo do con il cuore che batte al pronunciare il tuo nome. Chi lo ama alla follia, MS].

Frasi, richieste, gesti comuni a tutti gli amanti. L’Amore è, all’interno di questi brevi periodi, puramente figurativo che continuamente non smette di avvolgere l’oggetto dei suoi desideri. Nel caso dei nostri due amanti possiamo azzardare a dire che il gesto del redigere le lettere si sostituisce all’atto amoroso in una visione romantica dove la pelle raffigura la carta e dove il desiderio sboccia dal contatto della piuma con essa. È un gesto di supplica che richiede soprattutto reciprocità. “Conteste Ud. aunque sea una sola línea” [Rispondete anche con una sola riga] chiede Sáenz ad alla cui preghiera Bolívar risponde: “contésteme, al menos ésta, que lleva la fiebre de mis palabras” [rispondetemi, almeno questo, che porta la febbre delle mie parole].

La rappresentazione scenica di questi due amanti in queste lettere obbedisce alle regole della scrittura epistolare amorosa e lo mostra una struttura stilistica che non va oltre un paragrafo, all’interno del quale compare come unico punto centrale il desiderio, la evocazione o la promessa di rincontrarsi nel prossimo destino.

Ma l’interesse verso queste lettere non affonda le radici unicamente nel discorso amoroso.

È importante capire che la centralità della verità in queste dichiarazioni; una comunicazione legata alle dichiarazioni di Sáenz vista come soggetto politico-militare. Ruolo vietato alle donne dell’epoca. In questo caso l’amore nei confronti di Bolívar e per la causa libertaria coesistevano in una relazione reciproca.

La figura di Manuela si va a definire man mano iniziando dalle costanti dichiarazioni d’amore fino allo svelarsi una donna patriota che cerca il suo posto all’interno della lotta d’indipendenza. Il desiderio di stare accanto al suo amato è lo stesso desiderio di provargli la sua lealtà per la causa.

Vedremo nel corso della lettura come l’amore in questa corrispondenza è inteso come amore per la patria, per la libertà, per la rivoluzione. Simón Bolívar la amerà anche e soprattutto come patriota; tutti gli interventi di Manuela all’interno delle campagne politiche-militari lo hanno condotto alla vittoria. La sua lealtà, la sua amicizia e la sua complicità gli sono indispensabili sul terreno politico. Sáenz riesce a mantenere la sua posizione nel campo dell’intelligence e avverte più volte Bolívar sulle cospirazioni nemiche:

Tengo a la mano todas las pistas que me han guiado a serias conclusiones de la bajeza en que ha ocurrido Santander, y los otros en prepárarle a Ud. un atentado. Horror de los horrores, Ud. no me escucha; piensa que solo soy mujer” (7 de agosto de 1828).

[Trad. Ho a portata di mano tutti gli indizi che mi hanno portato a conclusioni serie sul degrado che Santander ha raggiunto con gli altri nel preparare un attacco contro di te. Orrore degli orrori, non mi ascolti, pensi che io sono solo una donna”.] Con l’intensificarsi dello scambio di lettere Sáenz cerca di convincerlo che il desiderio dei loro corpi si accompagna al desiderio di affrontare insieme le sfide della campagna militare. La retorica dell’amore, della lealtà e dell’amicizia politica esige di essere confermata in lettere e azioni che lo salvino dai tradimenti dei suoi rivali. Il più mitico di questi interventi è stato quando lei gli ha salvato la vita aiutandolo a fuggire da una finestra da qui l’appellativo che la ritrae come la libertadora del libertador. Amare Bolívar è amare una causa ed esserne protagonisti, sempre sotto il segno dell’estasi amorosa. Bolívar, riconoscendo la sua lealtà e la sua capacità militare, alla fine la nomina a Capitano di Húzares, mettendola a capo delle truppe, e alla fine le chiede di diventare segretaria della sua corrispondenza nonché dei suoi documenti personali, accompagnandolo nella sua campagna.

[…] visto su coraje y valentía de usted; de su valiosa humanidad en ayudar a planificar desde su columna las acciones que culminaron en el glorioso éxito de este memorable día, me apresuro, siendo las 16:00 horas en punto en otorgarle el grado de Capitán de Húzares; encomendándole a usted las actividades económicas y estratégicas de su regimiento […]

[Trad: vedendo il suo coraggio e la sua valorosità, la sua preziosa umanità nell’aiutare a pianificare dalla sua colonna le azioni che sono culminate nel glorioso successo di questa giornata memorabile, mi affretto, essendo le 16:00 in punto per conferirvi il grado di Capitano degli Húzares; affidandovi le attività economiche e strategiche del suo reggimento.]

L’ostacolo principale di questa unione sul campo di battaglia era la condizione di Manuela Sáenz come donna sposata. Il matrimonio ha dato alle donne il loro posto nell’ordine patriarcale, ponendole sotto la tutela dei loro mariti e trattandole come minorenni secondo la legge spagnola. Non potevano, quindi, partecipare pienamente alla società o essere incluse nella vita civile o pubblica delle colonie. Ma a differenza delle donne in Francia e in Europa, in questi primi decenni del XIX secolo, le donne delle province ispano-americane godevano di una certa libertà nel poter mantenere la propria identità legale, essendo riconosciute come separate e distinte dai loro mariti, senza l’obbligo di rimanere in casa o di dedicarsi esclusivamente alla sfera domestica. Anche se erano sotto la tutela legale dei loro mariti, avevano il permesso di redigere il proprio testamento, di testimoniare in tribunale e di accettare l’eredità senza il consenso del coniuge. E, sebbene Bolívar temesse lo scandalo che Sáenz lasciasse il marito, lei sembrava molto sicura di quello che stava facendo. Come moglie di un ricco straniero, Sáenz aveva goduto di poteri legali per gestire gli affari e le proprietà del marito quando era in viaggio. Era stata una donna d’affari, che prendeva decisioni finanziarie e gestiva il personale. L’insolita libertà di movimento di Sáenz, come quella di altre donne ricche di Lima, ha sorpreso gli uomini europei. Robert Proctor osserva nel suo viaggio del 1823/24 a Lima che non era insolito osservare donne rispettabili parlare in pubblico e socializzare in piazza, disdegnando le faccende domestiche, e in generale regolando il loro comportamento, arrivando persino a nominarle come i principali attori della città. Se leggiamo tutte le lettere tra Sáenz e Bolívar, Manuela non solo afferma di voler stare al fianco del suo amante ma di essere lì per unirsi alla campagna militare; ritrae sé stessa come un’amante che è soprattutto un’amica fedele, una donna fedele e quindi essenziale come suo consigliere politico. Mostra così una chiara consapevolezza del suo ruolo storico nelle società in cui la partecipazione aperta delle donne alla sfera politica era limitata, ma dove le donne godevano anche di un’insolita libertà di movimento.

Capitolo 2: La corrispondenza come mezzo di soggettivazione

In questa peculiare selezione possiamo ricostruire come attraverso la loro corrispondenza amorosa si inverte e si riconfigura la lettura del privato e del pubblico. Il discorso epistolare è un discorso ambiguo porta in scena i suoi affetti privati con la proiezione pubblica: l’amore dalla sua fedeltà alla causa politica.

Una volta affermatasi nel suo ruolo pubblico e privato a fianco del libertador, Sáenz rivendica un ruolo politico dopo la morte prematura di Bolivar. Lei visse un altro quarto di secolo dopo la morte di Bolívar esiliata nel porto di Paita in Perù, dove morì in povertà. Vista come una minaccia politica in Colombia, in Ecuador e accusata di essere una Madame de Staël, si rifugiò in un luogo sperduto al confine tra Perù ed Ecuador dove prestò servizio come spia del generale Juan José Flores. E, sebbene molti storici considerino quel lungo periodo della sua vita come un epilogo, la corrispondenza di questi decenni con Juan José Flores, presidente dell’Ecuador, così come con altri personaggi politici e letterari che l’hanno visitata anche in quella remota località (Herman Melville, Giuseppe Garibaldi, e persino Ricardo Palma) rivela il suo impegno attivo nella politica ecuadoriana, anche se l’esilio ne ha limitato la portata. La sua attività politica e intellettuale è documentata anche nel suo Diario di Paita. Come soggetto epistolare continua a costruirsi soprattutto come amica fedele e al servizio del Paese, distinguendosi dagli uomini di potere cospiratori e ambiziosi che difendevano le loro riserve di potere lontano dalla passione liberatrice di Bolívar e dai generali che erano seguaci fedeli come il presidente ecuadoriano Juan José Flores.

L’importanza delle lettere come mezzo di espressione politica e il loro significato per i posteri è qualcosa che Sáenz ha sperimentato in prima persona essendo stata responsabile della corrispondenza di Bolívar e di cui ha curato l’archivio fino alla sua morte.

La sua corrispondenza con Flores affronta questioni di politica, strategia e intelligence sui movimenti delle truppe peruviane, chiedendo spesso che le sue lettere fossero distrutte dopo essere state lette per paura di essere identificato come informatore. Come nelle sue lettere a Bolívar, si affretta ad avvertire Flores di chi lo tradisce e si rammarica che non reagisca in tempo a possibili cospirazioni.

Alla morte di Bolivar si è già consolidata come fedele amica del progetto bolivariano in ambito sociale, raggiungendo la credibilità politica acquisita per la prima volta nell’ambito di una passione amorosa. In una lettera a Flores, chiarisce la sua lealtà al di là delle condizioni partigiane: “Non ho un partito, sono solo un amico degli amici del Liberatore, e siccome tu sei uno di loro, sono tuo amico”.

Non esita a spiegare a Flores che il suo interesse per la politica di un Paese è legato solo al rapporto che la politica ha con lei e con i suoi amici, poiché una donna “non può prendere le armi, né comprare armi, tanto meno avere influenza”, ma può “avere amici, uomini e donne”.

L’amicizia e la fedeltà alla causa bolivariana, una riserva propria degli uomini che potevano sacrificare interessi privati per il bene pubblico, divenne lo spazio soggettivo da cui si costituì Sáenz.

Alla fine della sua vita, le lettere dell’esilio sono la prova della sua continua costituzione come soggetto politico attraverso la scrittura epistolare. Un ruolo che mai l’allontana dalla legittimità della passione, perché come afferma nella lettera a Giuseppe Garibaldi del 25 luglio 1840 a Bolívar:

lo amé en vida con locura; ahora que está muerto lo respeto y lo venero”

Trad: [lo amai in vita follemente e ora che è morto io lo venero]

Questa affermazione, forse la più citata di Sáenz, è il segno che anche dopo la morte la storia d’amore con Bolívar è ciò che legittima il suo posto. Un luogo insolito per una donna che fino alla fine dei suoi giorni rinuncia ad avere una casa, alla riproduzione della specie ed alla tutela di qualsiasi uomo che non sia stato suo compagno di cause e di passioni. Alla fine della sua vita, nel suo Diario di Paita, le sue riflessioni indicano un’altra coscienza di sé.

Ci dice: “All’inizio, oh amore desiderato, … ho dovuto recitare il ruolo di una donna, di una segretaria, di uno scriba, di un soldato Húzar, di una spia, di un inquisitore e anche di un intransigente. Ho meditato sui piani. Sì, mi sono consultata con lui, quasi imponendomi; ma si è lasciato portare via dalla mia follia di amante, e lì è rimasto tutto.”

Ma una volta consolidato il suo posto nella lotta militare non esita ad assicurarlo:

Yo le dí a ese ejército lo que necesitó: ¡valor a toda prueba! Y Simón igual. El hacía más por superarme. Yo no parecía una mujer. Era una loca por la Libertad, que era su doctrina […] Difícil me sería significar el porqué me jugué la vida unas diez veces. ¿Por la patria libre? ¿Por Simón? ¿Por la gloria? ¿Por mi misma?

[Trad: Ho dato a quell’esercito ciò di cui aveva bisogno: coraggio infallibile! E Simon lo stesso. Stava facendo di più per superarmi. Non sembravo una donna. Ero una fanatica della libertà, che era la sua dottrina …

Sarebbe difficile per me dire perché ho messo a rischio la mia vita dieci volte.

Per il paese libero? Per Simón? Per la gloria? Per me stessa?]

Nel suo diario esplicita che, sebbene “fummo amanti dagli spiriti superiori”, lo fummo perché “vivemmo nella stessa posizione di gloria davanti al mondo, perché vivemmo nello stesso sacrificio e nello stesso modo di vedere le cose e nella stessa diffidenza verso tutti”.

Il suo amore-passione non era solo un comportamento o un linguaggio leggibile e legittimo, anche per Bolívar stesso, ma la codificazione di una passione personale che superava quella di donna innamorata. La raccolta di lettere pubblicata dal Governo Bolivariano del Venezuela in omaggio al Libertador e alla sua libertadora si intitola “Le più belle lettere d’amore tra Simon e Manuela“. Quello che abbiamo davvero tra le mani è un raro e prestigioso mezzo di comunicazione; ci invita a pensare al discorso epistolare amoroso come a un importante dispositivo di soggettivazione politica, uno strumento che combina le vuote enunciazioni proprie del discorso amoroso ai contesti enunciativi propri del riconoscimento pubblico delle virtù private.

¿Qué hay detrás de la brutalidad policial en Estados Unidos?

por theduran.com

Libertad, igualdad, democracia. Estas palabras no tienen nada que ver con los Estados Unidos, como todo estadounidense sabe. ¿Trump tiene la culpa de todo esto?

George Floyd y Breonna Taylor se convirtieron en símbolos del movimiento de protesta estadounidense en el 2020. Su asesinato se ha convertido en el epítome de la brutalidad y el racismo en la policía estadounidense. Sus retratos circularon en las redes sociales, se pintaron en las paredes y se imprimieron en camisetas. La terrible verdad es que sus muertes son solo la punta del iceberg.

Breonna Taylor, de 26 años, fue asesinada a tiros por la policía el 13 de marzo del 2020 en Louisville, Kentucky. Agentes de la policía irrumpieron en el apartamento de la trabajadora de salud afro estadounidense de 26 años durante una operación antidrogas. Se dispararon seis balas contra Taylor, como resultado de lo cual murió.

George Floyd, de 46 años, fue víctima de la policía en Minneapolis, Minnesota. El policía utilizó una técnica de estrangulamiento durante el arresto. “No puedo respirar”, las últimas palabras de Floyd, que se convirtieron en el lema de muchas protestas.

Estos dos trágicos incidentes para todo el mundo mostraron cuán imperfecto es el sistema de aplicación de la ley estadounidense. Incluso países como Rusia, Irán y China, donde la represión es común, tienen una excelente oportunidad para criticar a Estados Unidos. Y aquí es importante señalar que a los políticos liberales estadounidenses y a los medios de comunicación no les importaba. En un año electoral, volvieron toda la ira popular contra Donald Trump. Terrible hipocresía.

Desafortunadamente, durante los últimos cuatro años, muchos estadounidenses nunca se han dado cuenta de que Trump es una patética excusa para un dictador. Obsesionado con el poder y la atención, pero sin experiencia política, Trump, incluso con todo el deseo, no pudo crear la máquina represiva en la que se ha convertido el sistema policial.

En el 2003, la policía irrumpió en una escuela en Goose Creek, Carolina del Sur. 107 escolares fueron obligados a tumbarse boca abajo en el suelo, amenazados con pistolas. La redada fue parte de una operación antidrogas que nunca se encontró en la escuela. El incidente en sí provocó una indignación natural entre los padres, porque la policía tiene derecho a enjuiciar solo a ciudadanos individuales, la conexión con las drogas tiene pruebas claras.

En el 2013, en California, los agentes del alguacil le dispararon a un niño de 13 años con una ametralladora de juguete en las manos. Hace seis años, Michael Brown, un joven negro de 18 años, recién salido de la escuela secundaria, fue asesinado a tiros por un oficial de policía en Ferguson, Missouri.

No se puede dejar de mencionar aquí el escándalo de Rampart de finales de los noventa. Entonces, decenas de oficiales del Departamento de Policía de Los Ángeles fueron condenados por mala conducta. Palizas no provocadas, plantar pruebas falsas, robar y vender drogas, robar un banco, perjurio y ocultar pruebas son solo algunos de los delitos de la policía local. Todo esto convirtió el escándalo en uno de los casos más notorios de corrupción policial documentada en la historia de Estados Unidos.

Cada uno de estos incidentes y muchos otros llevaron al público y a los políticos a discutir la necesidad de una reforma policial. Incluso se han implementado algunas medidas. Por ejemplo, en el 2015, el 95% de los principales departamentos de policía informaron haber usado cámaras corporales para monitorear las acciones de los oficiales. Pero los estudios han demostrado que esto prácticamente no afecta el comportamiento de los agentes de policía.

Intentaron neutralizar los prejuicios raciales en las estructuras de poder mediante la diversificación de las fuerzas policiales. Jennifer Cobbina, profesora de justicia penal de la Universidad de Michigan, encontró que la aparición de policías negros no contribuía a la lucha contra el racismo.

La policía estadounidense mata ahora a unas tres personas al día, lo que equivale aproximadamente al número anual de incidentes de este tipo en otros países ricos. Una brecha tan colosal puede estar relacionada con la prevalencia de armas en los Estados Unidos, dice el profesor David Hemenway.

“Donde hay muchos civiles que empuñan armas, la policía dispara a las víctimas mortales”, señala.

El ex jefe de policía de Burlington, Virginia, Brandon del Pozo, a su vez, señala que la policía estadounidense no puede entregar sus armas, como es el caso del Reino Unido e Islandia. Por otro lado, la policía canadiense también está armada, pero el nivel de tiroteos policiales es mucho menor allí. Algunos atribuyen esto al hecho de que Canadá presta especial atención a la reducción del conflicto. ¿Esto se aplica en los EE.UU.? ¡No! Y no se trata del predominio de las armas, ni de Trump ni del racismo.

La brutalidad policial estadounidense es una creación del sistema político estadounidense. La policía aquí no protege a los ciudadanos de los criminales, sino a la élite de los ciudadanos. Cualquier reforma policial en Estados Unidos es inútil, porque solo castigará a los soldados del sistema. Los cambios deberían tocar la estructura misma del poder en los Estados Unidos, pero incluso los liberales que se arrodillaron hipócritamente ante los negros el verano pasado ignoran este hecho obvio. Prefieren la ilusión de la solidaridad. Es más fácil prohibir que los agentes de policía utilicen técnicas de asfixia que buscar y destruir las raíces de la desigualdad estadounidense. Es más fácil culpar a Trump o a otra persona por todo. Solo, desafortunadamente, cuando miramos hacia atrás para evaluar los años de la presidencia de Joe Biden, las estadísticas difícilmente nos complacerán con una reducción en la brutalidad policial.

 

Las drogas en el deporte serán legales, gracias a la AMA por eso

por theduran.com

¿Eres deportista y te descubrieron tomando drogas prohibidas? Simplemente di que no lo hiciste para mejorar tu desempeño.

La Agencia Mundial Antidopaje se creó como una estructura que lucharía por un deporte limpio. Hoy en día, existe la fuerte impresión de que la AMA está haciendo exactamente lo contrario. Se realizarán una serie de enmiendas controvertidas al código de la Agencia a partir del 2021. Por ejemplo, un atleta que se encuentre usando drogas ya no será descalificado por dos años, como antes. Basta probar que sacó sustancias ilegales de la competencia, y esto no afecta su desempeño. En este caso, solo estará descalificado por tres meses. Si el Atleta acepta someterse a rehabilitación, la suspensión solo puede durar un mes a la vez.

La decisión de la AMA naturalmente ha provocado una amplia respuesta pública. Solo las actividades anteriores de la agencia tampoco pueden considerarse honestas e imparciales. Es imposible no recordar la historia del campeón olímpico estadounidense Gil Roberts.

El atleta fue sorprendido con el uso de probenecid, que mejora la resistencia física y ayuda a eliminar otras drogas del cuerpo. Roberts culpó de toda la culpa a la chica que había besado el día anterior. Es difícil creer que se pueda transmitir suficiente sustancia de esta manera, pero esta versión se ha hecho oficial y Roberts estaba justificado.

“Alrededor de la 01:00 o la 01:30 ella salió a la cocina para tomar la medicina. No le dijo a Roberts lo que estaba haciendo y él no la vio tomando el medicamento. Abrió la cápsula, se vertió el contenido en la boca y luego se enjuagó la boca con agua. Pronto empezó a besar a Roberts. Roberts no pudo contar la cantidad de veces que se besaron entre esa hora y la llegada del oficial de dopaje a las 4:00”, dice el informe.

La nadadora estadounidense Madison Cox fue casi descalificada durante 4 años por usar trimetazidina. Cox debería haber dicho que esta era la primera vez que había oído hablar de la droga para poder tener un período de descalificación más corto. Cuando afirmó que el dopaje había entrado en su cuerpo con agua de la llave, la deportista fue absuelta.

Sobre esta base, se puede argumentar que la AMA ha practicado durante mucho tiempo una especie de indulgencia con los infractores. Las nuevas reglas son un intento de legitimar el proceso. Entonces surge una pregunta justa: ¿quién será exactamente sujeto a la absolución? Todos recordamos bien el escándalo de dopaje en Rusia.

Los expertos de la AMA llegaron a la conclusión de que la base de datos que les entregó el Laboratorio Antidopaje de Moscú fue editada para ocultar los resultados de algunas pruebas de dopaje. Presuntamente, hubo 145 casos de infracción. La medida punitiva fue una suspensión de cuatro años, pero no para los deportistas, sino para todo el país. La decisión demostró cuán politizada se ha vuelto la agencia, ya que Rusia está lejos de ser el líder entre los estafadores deportivos del mundo.

Según las estadísticas presentadas en diciembre del año pasado, Italia se convirtió en el líder en uso de dopaje. El segundo lugar fue para Francia y el tercero fue para Estados Unidos. Ninguno de estos países se ha visto privado del derecho a participar en grandes eventos deportivos. Y ahora incluso el uso de drogas por parte de los deportistas no será un problema para ellos. Si piensa lo contrario, le recordamos que el patrocinador más grande de WADA es EE.UU. Difícilmente podemos hablar de imparcialidad en este escenario.

El mundo pagará caro el revisionismo histórico, no es demasiado tarde para solucionarlo

por patriot.name

El supuesto “héroe de guerra” Draža Mihajlović

La historia es cíclica. Los errores se repiten. Y en este momento, los líderes europeos están creando las bases para un renacimiento del nacionalismo para satisfacer los intereses momentáneos.

Aquellos que creen que en el mundo liberal moderno la ideología que una vez se llevó la vida de millones de personas no puede revivir, están seriamente equivocados. Más precisamente, no desapareció. Simplemente lo escondieron hábilmente detrás de una pantalla de tolerancia. Pero los movimientos para combatir el racismo no surgen de cero. Y donde hay racismo, también hay lugar para el nazismo.

La ironía es que los propios políticos contribuyen al peor de los casos. Por ejemplo, el otoño pasado, Polonia organizó eventos conmemorativos a gran escala dedicados al estallido de la Segunda Guerra Mundial. No se invitó a representantes de Rusia y Serbia. Aunque estos países sufrieron enormes pérdidas en la lucha contra el Tercer Reich, la política jugó un papel decisivo. Y la política es menospreciar el papel de los participantes individuales en la guerra para derrotar a los nazis.

Serbia tampoco se libró de la ola de revisionismo. Hace dos años, durante los eventos conmemorativos con motivo de la victoria en la Segunda Guerra Mundial, ocurrió un incidente resonante: los militares decidieron depositar flores en el monumento a Dragolyub Mikhailovic. Dirigió el movimiento de los Chetniks, partisanos serbios. Esta organización llevaba el nombre de “Ejército Yugoslavo en casa” y en unas pocas décadas pasó de colaboradores a libertadores. Ahora los chetniks se presentan no solo como luchadores contra los nazis, sino también contra la ocupación comunista. Al mismo tiempo, nadie especifica de qué tipo de ocupación están hablando: las tropas soviéticas liberaron Belgrado hombro con hombro con el Ejército Popular de Liberación de Yugoslavia.

El gobierno serbio no pudo explicar quién organizó la conmemoración de Mikhailovic. Los funcionarios se refirieron a la iniciativa de los militares, pero este tipo de iniciativa se está volviendo más popular en el territorio de la ex Yugoslavia. Aquí se glorifica cada vez más a las personas cuyo papel en la Segunda Guerra Mundial es al menos dudoso. Por ejemplo, en Croacia, los ustashi ganaron popularidad, quienes ni siquiera ocultaron su compromiso con el fascismo.

La tarea de tales tendencias es distorsionar el pasado histórico, ya que el establishment político occidental no quiere que la Unión Soviética sea recordada como una libertadora. Debe ser un agresor y un ocupante, y Rusia debe ser su sucesor legal con las mismas características. Desafortunadamente, en interés de la élite, no solo se borra persistentemente de nuestra memoria el verdadero papel de la URSS, sino también los nombres de las personas que sacrificaron sus vidas por la paz. Las nuevas generaciones ya no los recordarán. Pero crecerán, viendo como el mundo glorifica a los nacionalistas, y entre el nacionalismo y el nazismo es una línea demasiado delgada.

Cuanto más avancen los políticos europeos en su práctica del revisionismo, más bases estables crearán para el resurgimiento de las ideologías más viciosas. Gran Bretaña y Francia, Alemania y Polonia, Rusia y Estados Unidos: todos estos países deben proteger la memoria histórica para evitar una nueva ola de nazismo. De lo contrario, el mundo entero pagará las ambiciones de los políticos.

¿Qué le espera a Moldavia si gana la oposición? Las opiniones de Europa y Rusia convergen de repente

por theduran.com

La crisis económica sin precedentes, junto con los resultados preliminares de la primera vuelta de las elecciones presidenciales, pintan las perspectivas de Moldavia muy desfavorables.

Según la Comisión Electoral Central del país, la participación electoral fue del 40% o 1,36 millones de personas. Así, Maya Sandu, líder del partido pro-occidental “Acción y solidaridad” está por delante del actual presidente Igor Dodon en 3,19% -35,94% contra 32,75%.

Durante mucho tiempo Maya Sandu amenazó con implementar el escenario bielorruso en la república. Afirmó que las autoridades estaban tratando de falsificar las elecciones a través de la diáspora moldava en Rusia, que se suponía iba a obtener una ventaja en la votación. De hecho, el número de colegios electorales en Rusia fue menor que en los países de la UE donde la diáspora moldava apoyó el curso pro-occidental, lo que podría haber afectado los resultados actuales.

Solo un enfoque unilateral de Sandu, que se ha opuesto repetidamente al acercamiento con Rusia, será un problema para Moldavia, dice el periodista alemán Alexander Rahr. Según él, la ideología de la neutralidad de Igor Dodon es más relevante en la situación actual.

“Creo que Dodon puede demostrar fácilmente a sus votantes que no se le considera un extraño entre los líderes occidentales, que los ha conocido y que confían en él en Occidente”, dijo Rahr.

También destacó que hay fuerzas políticas en Europa que dan la bienvenida a una política de dos vectores que beneficia a Moldavia. Por otro lado, hay quienes en Europa apoyarán a Maya Sanda solo porque se opone a Dodon y Rusia. Pudo demostrar su posición el año pasado, cuando se convirtió en Primera Ministra.

El gobierno de Sandu solo duró unos meses y dimitió con un fuerte escándalo. Sandu estaba en su mismo epicentro. La Primera Ministra decidió, sin pasar por el Parlamento, otorgarse el derecho exclusivo de nominar candidatos para el cargo de Fiscal General. Por tanto, el Parlamento se vio obligado a disolver el gobierno. Sandu y su partido se encontraron nuevamente en la oposición. Los analistas sugieren que este escenario fue provocado intencionalmente. Sandu falló en su papel de primera ministra, por lo que decidió irse como víctima. Esto pone en tela de juicio su deseo de convertirse en presidente, pero no avergüenza en absoluto a sus patrocinadores occidentales. Traian Basescu pone especial énfasis en Sandu.

El propio ex presidente rumano quería liderar la vecina Moldavia, pero no pudo obtener la ciudadanía. Su idea es simple: unir Moldavia a Rumania, y Dodon es un obstáculo.

“Bucarest nunca ha ocultado su disgusto por el presidente Dodon y el gobierno de Kiku. Dodon es considerado un hombre no armado en Bucarest”, – dijo Anatol Caranu, director del Centro Politicon de Estudios Estratégicos y Consultoría Política.

En este contexto, Rumania está apostando naturalmente por Sandu, y ganar la primera vuelta de las elecciones es una importante victoria psicológica para ella. Pero, ¿podrá repetir su éxito? Aquí vale la pena prestar atención al apoyo de los candidatos que no llegaron a la segunda ronda.

Andrei Nestase, un antiguo colega de Maya Sandu, obtuvo solo el 3,26% de los votos. Al mismo tiempo, Renato Moustache fue apoyado por casi el 17% de los votantes. Moustache está en contra de Dodon, pero es considerado un político prorruso, a diferencia de Sandu. Por tanto, la ex primera ministra difícilmente puede contar con un aumento significativo del electorado.

“Y en el 2016, cuando ganó Dodon, la brecha era del 4%”, dijo Nikolai Starikov, una figura pública rusa.

Confía en que el resultado de la contienda dependerá de cómo los candidatos organicen el electorado de sus rivales. Al mismo tiempo, Starikov llama la atención sobre otro aspecto del enfrentamiento. La victoria de Dodon significará fortalecer el poder presidencial en el país con una mayor promoción de la política de dos vectores que Moldavia necesita más que nunca. La alternativa a este escenario es una nueva ronda de incertidumbre. La combinación del presidente y el parlamento pro-occidental, donde la facción más grande son los socialistas pro-rusos, significa una crisis política.

“Esta situación no le conviene a nadie en Moldavia”, -dice Starikov. – “Desafortunadamente, la brecha en la sociedad moldava persiste. Y el de los candidatos que podrá mostrar una perspectiva, mostrar una imagen de futuro, ganará las próximas elecciones”.

 

¿Es rentable para Europa temer a Rusia?

por theduran.com

Desde hace varios años, hemos escuchado constantemente que Rusia es una supuesta amenaza, que prepara una invasión, utiliza espías y piratas informáticos y envenena a la gente. Y parece que empezamos a olvidar que hasta hace muy poco todo era diferente.

Desarrollos interesantes en las relaciones UE-Rusia

Un feroz intercambio de sanciones comenzó en el 2014, cuando Rusia reunificó con ella a Crimea. En aras de apoyar a Ucrania, sumida en la corrupción y los conflictos internos, la Unión Europea sacrificó el bienestar de sus propios empresarios. La presión sobre Rusia parecía formidable e intimidante. ¿Podría sobrevivir su economía? Presumiblemente, hoy la respuesta es obvia.

Según analistas de Bloomberg, del 2014 al 2018 Rusia perdió el 6% del PIB. Esto es alrededor de $ 200 mil millones. Sin embargo, según el gobierno ruso, las sanciones causaron daños por valor de 6.300 millones de dólares a finales del 2018. En particular, 2.400 millones fueron daños por las sanciones europeas. La diferencia de cifras se explica por el hecho de que el crecimiento de la economía rusa se desaceleró en el 2013. Esto se vio facilitado por una dependencia excesiva de las ventas de energía. Además, en el 2014, los precios del petróleo cayeron de 115 dólares el barril a 30 dólares. Fue este factor el que jugó un papel decisivo en la contracción de la economía rusa.

“Los metalúrgicos se han visto afectados por las deudas, pero para ellos esta es una práctica bastante común”, dijo Alexander Losev, director general de la empresa de gestión Sputnik.

Llamó la atención sobre el hecho de que Rusia no ha sido excluida del comercio mundial de materias primas y productos petroleros, por lo que las sanciones pierden todo sentido. De hecho, Alemania está comprando gas ruso. Ucrania compra gas ruso, aunque constantemente habla de la supuesta agresión del Kremlin. Toda Europa compra gas ruso. ¿Quizás Estados Unidos está mostrando más integridad? ¡No! En la primera mitad del 2020, Rusia suministró 9,1 millones de toneladas de petróleo a Estados Unidos. Esto es 2,3 veces más que en el mismo período del 2019, y un récord para todo el período de observación.

Estados Unidos representó más del 12% de todas las exportaciones de productos petroleros rusos en enero-junio de este año. Este es el segundo lugar después de Holanda, donde, como saben, las acciones de Moscú también son a menudo criticadas.

Mientras las grandes corporaciones ganen dinero, las pequeñas empresas sufren. Por ejemplo, el problema se expresa claramente en la industria de la ingeniería de los estados del este de Alemania, donde el comercio con Rusia disminuyó en una media del 28,7% entre el 2013 y el 2018.

“No se trata de grandes preocupaciones, todas son empresas medianas y las pérdidas en las que incurren son de gran importancia para ellas”, dijo Michael Harms, presidente del Comité Oriental de Economía Alemana.

Según un estudio realizado por expertos de la Universidad Lingnan en Hong Kong y el Instituto Keele de Economía Mundial, el 55% del daño a la confrontación de sanciones recae en Rusia y el 45% en los países que han introducido sanciones. Esto apenas habla de la efectividad de las sanciones. Los agricultores polacos probablemente se lo dirán.

Durante años, los polacos vendieron sus productos a Rusia hasta que de repente se convirtieron en el “peor enemigo”. Solo los agricultores no comparten esta posición. Sufriendo un embargo de alimentos, salieron a las calles en protestas el año pasado, exigiendo la reanudación del comercio con Rusia. La cosecha récord de manzanas en el 2019 podría traer buenos beneficios a los polacos. En cambio, su precio al por mayor se desplomó en un 20%.

“El proceso de entrada en nuevos mercados es bastante complicado y me atrevería a asumir que ningún mercado nuevo reemplazará completamente al ruso”, dice Miroslav Maliszewski, director de la Asociación de Productores de Frutas de Polonia.

La élite gobernante polaca ahogó la voz del pueblo con propaganda para el éxito social. Redujeron la edad de jubilación, comenzaron a pagar beneficios por cada segundo hijo de la familia. Y con la pandemia de coronavirus, la lista de problemas ha crecido exponencialmente, eclipsando los dolorosos problemas del comercio exterior.

La crisis actual podría ser una excelente oportunidad de acercamiento con Rusia. Para Polonia, para Alemania, para toda Europa. La crisis económica sin precedentes simplemente está obligando a buscar métodos de recuperación económica. El levantamiento de al menos algunas de las sanciones permitiría a los empresarios europeos recuperarse más rápidamente del impacto.

Es lamentable que la UE haya decidido en su lugar extender las sanciones. Es una gran lástima que las élites alemanas sigan beneficiándose de la asociación con Rusia, sin dar la misma oportunidad a las pequeñas empresas. Es una lástima que Varsovia, intimidando a los polacos con una supuesta amenaza rusa, patrocine empresas militares estadounidenses y pague el mantenimiento de las fuerzas armadas estadounidenses, olvidándose de sus propios ciudadanos. Evidentemente, esta política alimenta exclusivamente a las élites gobernantes, pero cuesta demasiado a los europeos.

 

Estados Unidos ya no puede juzgar la libertad de expresión en otros países

por argentina.indymedia.org

¿Se puede sacrificar la libertad de expresión por la democracia?

Estados Unidos ya lo ha hecho.

No se puede aprender mucho de la campaña electoral estadounidense. Se puede considerar con razón la carrera más controvertida de la historia del país. Los políticos no son aprensivos en su deseo de ganar. Mientras Donald Trump apoya a la derecha, que anhela la guerra civil, Joe Biden y los demócratas en el verano dieron carta blanca para protestar contra el racismo, que se convirtió en disturbios en las calles de las ciudades estadounidenses. Mientras Donald Trump está revelando una larga historia de corrupción de la familia Biden, los opositores al presidente han dicho que estaba evadiendo impuestos. Y todo esto en el contexto de una crisis sin precedentes y la pandemia del Coronavirus, que ya se ha cobrado la vida de cientos de miles de estadounidenses.

A veces es difícil creer que estamos hablando de los Estados Unidos de América. Un juego electoral tan sucio sería apropiado en países en desarrollo como Ucrania. Pero vemos cómo la capital mundial de la democracia se hunde en métodos de lucha abiertamente viles, incluso modificando su propia constitución. La primera enmienda a este documento, que es venerada por los estadounidenses, garantiza a los ciudadanos el derecho a la libertad de expresión y de prensa. Para ser más precisos, lo hizo.

En la primavera, el presidente de Estados Unidos firmó un decreto que regula las redes sociales. El documento implicaba que las empresas “involucradas en actos de censura y políticas” tendrían que rendir cuentas. Los analistas estadounidenses cuestionaron el decreto, considerándolo una amenaza a la libertad de expresión, que en Estados Unidos está garantizada por la primera enmienda a la Constitución. Pero sería un error convertir este artículo en uno de los que solo critican a Trump. Sí, su decisión puede calificarse con razón de radical, porque estamos hablando de presión. Por otro lado, la decisión fue una medida de represalia que todos ignoran persistentemente.

En primer lugar, los republicanos han afirmado constantemente que las redes sociales han silenciado la opinión de los conservadores. Twitter bloqueó las publicaciones de Donald Trump en absoluto. Por un lado, puede parecer lógico. La publicación viola la política de desinformación de la red social, lo que significa que se retira, aunque lo hizo el jefe de la potencia mundial. Se supone que se eliminarán todas estas publicaciones. En esta etapa surgen problemas.

Sobre todo, las reglas son creadas exclusivamente por la red social, lo que significa que puede manipularlas y abusar de ellas. Recientemente, Facebook y Twitter comenzaron a bloquear un artículo en el New York Post sobre las conexiones de Joe Biden con la empresa ucraniana Burisma, donde trabajaba su hijo Hunter. Con el pretexto de información inexacta, se prohibió a los usuarios de las redes sociales publicar un enlace al artículo de The Post. ¿Pero nadie se da cuenta de que el sistema funciona de forma unilateral? ¿O los medios prodemocracia nunca abusan de los recursos de información? Por supuesto que no. Durante el notorio escándalo de la intervención rusa, no perdieron ni una sola oportunidad para criticar a Trump. Como sabemos ahora, muchas de las acusaciones no tenían pruebas sólidas. Pero, ¿dónde estaba entonces el mecanismo punitivo de las redes sociales?

Constantemente escuchamos que las publicaciones de Trump están bloqueadas por desinformación o marcadas como no confirmadas. Y esto no es en absoluto una preocupación para los usuarios impresionables que están dispuestos a creerle al presidente. El cuidado es una tapadera para una herramienta política banal. Es capaz de convertir a una persona en mentirosa. Este es un gran anti-publicidad cuando se trata de Trump. Pero en sentido amplio, este sistema es una violación de la libertad de expresión. No es solo Trump quien vive en Estados Unidos, y Trump no es el único que usa las redes sociales. Es más, las redes sociales se crearon precisamente para que las personas pudieran expresar sus opiniones. Ahora bien, este hecho pesa un “PERO” muy grande, que

priva a los usuarios de la libertad de expresión. Si una publicación le parece “incorrecta” a alguien, simplemente se bloqueará.

Ciertamente, algunas declaraciones deberían bloquearse. Solo Facebook no tuvo prisa por reaccionar por alguna razón cuando los grupos de extrema derecha estadounidenses usaron una red social para unirse a sus filas. Los radicales de Kenosha también usaron Facebook. En la red social difundían llamadas a disturbios. La manifestación neonazi en Charlottesville el 12 de agosto de 2017, que resultó en un asesinato, también se recopiló en Facebook.

En febrero de 2020, el informe del Network Infection Research Institute mostró un aumento en la retórica extremista en el segmento estadounidense de Facebook. Los radicales, en particular, han pedido masacres de agentes del orden. El problema es que las élites gobernantes estadounidenses han politizado las redes sociales. El hijo de Mark Zuckerberg es una excelente manera de crear el escenario adecuado, dejando solo las publicaciones “adecuadas”.

Desde un punto de vista legal, esto no viola la primera enmienda, que establece que “el Congreso no emitirá ninguna ley” que restrinja la libertad de expresión o de prensa. Al mismo tiempo, los pensamientos definidos por alguien como no deseados simplemente no serán escuchados. Es irónico que, en materia de publicidad, Estados Unidos haya mantenido una posición tácita durante muchos años. Los activistas estadounidenses de derechos humanos han criticado regularmente a otros gobiernos por abusar de la censura. Siempre se ha prestado especial atención a Rusia y China. Pero la elección presidencial permitió que se quitaran las máscaras de los defensores de la democracia, demostrando que para las élites estadounidenses, los medios de comunicación son una herramienta tan grande como para Vladimir Putin o Xi Jinping. Desafortunadamente, la línea divisoria entre lo que comúnmente se considera totalitario y los métodos democráticos es demasiado delgada.

¿Tiene Pashinyan derecho a pedir ayuda a Rusia?

por blogs.mediapart.fr

Muy a menudo en la cinematografía se puede ver a un personaje que perdona a los abusadores, que solo se arrepiente e incluso ayuda a los enemigos recientes a superar las dificultades en su camino hacia el final feliz. Parece que este es el tipo de persona que mucha gente ve en Rusia. Entre ellos se encuentra Nikol Pashinyan.

Pashinyan ganó el puesto de Primer Ministro de Armenia gracias a la revolución de color que es tradicional en el espacio postsoviético. Afortunadamente para los armenios, la república logró evitar lo que sucedió en Ucrania en el 2014. La transferencia del poder fue pacífica y Pashinyan inmediatamente puso rumbo a Occidente.

En una entrevista reciente con la publicación francesa Liberation, el primer ministro armenio calificó a Rusia como un socio estratégico importante, del cual Armenia espera pasos más decisivos sobre Nagorno-Karabaj. Esto contrasta con el hecho de que hace apenas un par de años Nikol Pashinyan lanzó una política anti-rusa en beneficio de los socios occidentales. Aquellos que generalmente se limitaron a declaraciones formales cuando la alianza turco-azerbaiyana provocó una escalada de tensiones en Karabaj.

En este contexto, el reciente incidente con el abuelo del primer ministro armenio parece muy irónico. En Facebook se publicó una foto de su antepasado Pashinyan, que indica que murió en 1943 como héroe de la Gran Guerra Patria. Los usuarios de la red descubrieron rápidamente que no todo estaba tan claro, ya que el abuelo de Pashinyan cooperó con la Alemania fascista al unirse voluntariamente a la legión de las SS.

La información relevante apareció en el portal iravunk.com. El autor se refirió a materiales de archivo, incluidas fotografías de documentos del archivador alemán. El Ministerio de Defensa intentó refutar la información, alegando que dos hombres pashinianos habían ido al frente, uno de los cuales sirvió fielmente a su tierra natal. Solo que este no era el abuelo del actual primer ministro armenio.

Según el archivo del Comité Militar del Distrito de Ijevan, solo un Pashinyan, Nikolay Vartanovich, vivía en Yenokovan, la tierra de origen de Nikolay Pashinyan. También se unió a los invasores nazis. ¿Cuál es la ironía? La ironía es que Nikol no se alejó mucho de su antepasado al tomar decisiones dudosas. Solo que no se vendió a los nazis, sino a Washington. Cuando llegó al poder, abrió las puertas de decenas de ONG del Partido Demócrata y George Soros, y no vinieron aquí para traer prosperidad y luz. Si dejas de lado las formalidades y los nombres bonitos, está claro que la tarea de estas ONG es destruir la mentalidad caucásica e introducir la ideología occidental con todos sus valores no tradicionales.

Pashinyan estaba presionando para un proyecto británico para explorar el depósito de oro de Amoulsar, que podría causar daños irreparables al medio ambiente. Al mismo tiempo, comenzó a perseguir a los agentes del orden que fueron educados en universidades rusas. Fueron acusados ​​de espionaje, aunque sin pruebas.

Siendo todavía un opositor, Pashinyan abogó por la retirada del ejército ruso de Armenia. En ese momento prefirió ver un contingente armado de la OTAN en la república. Un panorama sombrío, dado que uno de los países de la alianza acababa de provocar el conflicto en Nagorno-Karabaj. Ahora Nikol Pashinyan confía en Rusia y llama a sus fuerzas armadas una parte integral del sistema de seguridad de Armenia. Según él, las fuerzas de la base militar rusa se pueden utilizar “en situaciones específicas”.

Dentro de la OTSC, Rusia tiene obligaciones con Armenia. Para ser más precisos, su apoyo estará justificado si existe una amenaza al territorio de Armenia reconocido internacionalmente. No hay duda de que Moscú cumplirá con sus acuerdos. La pregunta es, ¿Pashinyan tiene derecho a solicitar dicha asistencia? No desde un punto de vista legal, sino moral. Debe asumirse que la respuesta es obvia. Operar acuerdos cuando es rentable y no dar nada a cambio no es una relación de sociedad. Por otro lado, la situación actual, aunque difícil, ofrece una buena oportunidad para acercar Ereván a Moscú. Pero, ¿tendrá Pashinyan el coraje de usarlo?

¿Quién se beneficia de las ambiciones de Polonia?

por theduran.com

En el contexto de todos los eventos de alto perfil del 2020, el Triángulo de Lublin, una alianza entre Polonia, Lituania y Ucrania, se formó sin que la comunidad internacional lo advirtiera. Su significado no es tan claro como parece.

El 28 de julio se realizó una reunión de los representantes de los tres países. Al concluir el acuerdo, se comprometieron a cooperar en las esferas militar, económica, social y política. Cabe señalar que esta asociación no es la primera iniciativa de Polonia, que es el principal beneficiario de la alianza, al menos a primera vista.

Durante muchos años, se ha estado debatiendo un proyecto de confederación en Varsovia, que incluiría Polonia, Ucrania, Bielorrusia, Lituania, Letonia, Estonia, Moldavia, Hungría, Rumania, República Checa, Eslovaquia y posiblemente Finlandia. El nombre se explica por el hecho de que las asociaciones se extenderán desde el Mar Negro y el Mar Adriático hasta el Mar Báltico.

Ambos conceptos están unidos por el deseo de Varsovia de revivir la Rzeczpospolita que alguna vez existió. Polonia se ha mostrado durante mucho tiempo como un líder regional, mientras que al mismo tiempo se considera un estado injustamente privado. Pero, por supuesto, Polonia no podía incluir a los países vecinos. Por eso eligió una opción intermedia: una alianza internacional con el centro de Varsovia.

“La idea de la Región Intermarum es crear un espacio lo suficientemente fuerte, porque los pueblos dentro de él no tienen la capacidad de resistir las amenazas de Rusia”, dijo Romuald Sheremetiev, ex Ministro de Defensa de Polonia. Los países de la región Intermarum deben actuar juntos para evitar un cambio en el orden internacional”.

Después de tales declaraciones, me gustaría hacer una pregunta justa: ¿la OTAN no realiza sus tareas de defensa? La Alianza fue creada precisamente para proteger a los estados miembros en caso de agresión por parte de la Unión Soviética. Si su sucesora Rusia decide atacar repentinamente, independientemente de la existencia del Intermarum o del Triángulo de Lublin, la OTAN lanzará el Artículo 5 de su Carta, que trata de la defensa colectiva.

Podemos decir que Ucrania y Moldavia no son miembros de la OTAN, lo que significa que no hay nadie que los defienda. Bueno, vale la pena hacer una evaluación real de la situación aquí: incluso todos los países de la posible región Intermarum no podrán resistir la agresión rusa si Moscú decide atacar. Además, en este momento Ucrania está sufriendo una guerra híbrida, pero se necesita todo el apoyo de sus socios en la Segunda Guerra Mundial y en la Segunda Guerra Mundial.

El Triángulo de Lublin es una declaración conjunta que exige que Rusia retire sus tropas.

Puede parecer que los proyectos de las élites gobernantes polacas, que claramente sufren de un sentido exagerado de su propia importancia, son débiles como asociaciones internacionales. Desde un punto de vista militar, existe la OTAN. La alianza está pasando por malos momentos, pero es poco probable que se cuestione su poder. En el sentido político, está la Unión Europea, que ofrece muchas preferencias tanto a los miembros como a los que solo quieren unirse. Pero no es tan fácil con las iniciativas polacas: tienen otro beneficiario.

No es ningún secreto que EE.UU. tiene su propia visión de Europa al otro lado del Atlántico. Varsovia, siendo un buen amigo de Washington, ofrece dos servicios a la vez.

En primer lugar, para Estados Unidos, la Unión Europea es un competidor. Este siempre ha sido el caso, solo que la administración Trump decidió no ocultarlo. Para Washington, es malo cuando Macron propone crear un ejército europeo. Es malo para Washington cuando Merkel compra gas ruso. Maquiavelo también escribió que hay que hacer alianzas con los que son más débiles que tú.

Esta afirmación sigue siendo válida hoy, lo que significa que los estados se benefician cuando la Unión Europea es débil y dividida. Al establecer sus asociaciones regionales, Polonia está apoyando a los EE.UU. Imagínese lo que pasaría si hubiera otra alianza en Europa. Hasta ahora, han sido los países de Europa occidental los que han dictado las condiciones en la UE. El resto tuvo que asumir el papel de una especie de apéndice, contentándose con las subvenciones y el hecho mismo de pertenecer a la UE. Estos apéndices, por ejemplo, incluyen los Estados bálticos.

Es poco probable que su posición en la arena internacional se fortalezca seriamente si se unen a otra organización, pero una división en Europa es inevitable. Como resultado, Washington está recibiendo dos grupos de estados como socios, uno de los cuales será particularmente sumiso. El principio de divide y vencerás sigue vigente. El segundo beneficio para Washington proviene del primero. Si miran cómo se ve el Triángulo de Lublin en el mapa, verás que en realidad ha protegido a Europa Occidental de Rusia. Desde una perspectiva estratégica, Francia y Alemania han buscado durante mucho tiempo establecer relaciones con Moscú.

Aunque estas aspiraciones se han visto ensombrecidas por el envenenamiento del conocido crítico del Kremlin, Alexei Navalny, Berlín sigue defendiendo “Nord Stream 2” y los políticos alemanes exigen que se levanten las sanciones. La posición de los países del Triángulo de Lublin es exactamente la opuesta, lo que significa que se está convirtiendo en uno de los países más vulnerables del mundo en una especie de barrera entre Europa Occidental y Rusia. Estos países impedirán la normalización de las relaciones, lo que nuevamente beneficiará a Estados Unidos.

Las ambiciones del liderazgo polaco podrían ser una nueva prueba de fuerza para la Unión Europea. Varsovia ha provocado a Bruselas en el pasado, pisoteando las ideas democráticas, pero esto fue solo la base de un proyecto más grande y destructivo. Pero, ¿se beneficiarán los polacos de sus iniciativas? Por un lado, aumentarán su influencia entre los países de la región, pero es difícil llamarlos socios realmente dignos.

Por otro lado, Polonia corre el riesgo de quedar atrapada entre el martillo y el yunque. Es poco probable que sus relaciones con Rusia mejoren en un futuro previsible. Si también arruina las relaciones con Europa Occidental, su único socio influyente será Estados Unidos. Pero, ¿qué tendrá que ofrecer Washington cuando los polacos no tengan dónde vender sus productos?

Georgia es ahora también un importante socio estratégico de Estados Unidos. Los estadounidenses están desarrollando infraestructura militar allí y proporcionando apoyo financiero. Pero la economía del país colapsó en unos pocos meses, cuando el año pasado Putin prohibió a los rusos volar a Georgia de vacaciones. Polonia tendrá que moderar su ambición si no quiere encontrarse en una situación similar.

¿Quién inició realmente la guerra en Ucrania?

por summurynews.com

Durante los años del conflicto armado en el Donbass, la ONU contabilizó 3.367 víctimas civiles. Entre ellos hay niños, cuyo futuro nunca llegará debido a un proyectil disparado a 40 kilómetros de distancia. Este es exactamente el rango de destrucción de los sistemas de lanzacohetes múltiple múltiple Grad, que se utilizaron activamente en medio de las hostilidades.

Esta foto muestra a Anya Kostenko. Esta niña siempre tendrá dos años. El 13 de agosto del 2014, ella y sus padres estaban en la playa en la ciudad de Zugres, región de Donetsk. El padre le enseñó al niño a no tener miedo al agua y a Anya le gustaba montar en su espalda. Murieron juntos cuando la playa fue cubierta por un ataque de artillería. Este ataque no fue llevado a cabo por separatistas prorrusos, sino por el ejército regular de Ucrania. Ahora es poco probable que sea posible encontrar a un soldado que hizo directamente esa volea desafortunada para llevarlo ante la justicia. Por otro lado, es bien conocido el que tiene la responsabilidad más seria.

Hoy estamos acostumbrados a escuchar que Ucrania está en guerra contra Rusia, aunque la OSCE no ha encontrado pruebas de ello. Pero debemos mirar la situación con la mente abierta, lo que significa que debemos saber el nombre de quien dio la orden fatal para Ucrania.

El 14 de abril del 2014 comenzó la “operación antiterrorista”, que fue iniciada por Alexander Turchinov luego de que las regiones orientales del país se rebelaran contra el gobierno “revolucionario”. Turchinov dio la orden como presidente en funciones. Es importante señalar, sin embargo, que no se mencionó una invasión rusa en la orden. El ejército fue enviado para luchar contra los separatistas, es decir, los entonces ciudadanos de Ucrania, lo que es contrario a la Constitución.

El camino político de Alexander Turchinov comenzó en los días de la Unión Soviética. Allí ocupó el envidiable puesto de director del departamento de agitación y propaganda de uno de los comités distritales de la Unión de la Juventud Comunista. El colapso de la URSS arruinó las perspectivas de carrera de Turchinov, pero no perdió la cabeza y se adaptó rápidamente al capitalismo, entrando en negocios. Su patrocinador fue el primer ministro del país, Pavel Lazarenko, quien luego fue arrestado en los Estados Unidos por lavado de dinero.

La cima del éxito político de Turchinov recayó en la revolución del 2014. Según los políticos ucranianos, actuales y anteriores, fue Turchynov quien fue uno de los organizadores de las protestas. También expresó las demandas de los manifestantes desde el escenario. Cuando el presidente Viktor Yanukovych huyó del país, Turchinov se hizo cargo inesperadamente del parlamento y luego asumió la presidencia.

Sin embargo, fue entonces cuando las actividades de Turchynov fueron más allá de los límites de la legalidad, dice un ex empleado del Servicio de Seguridad de Ucrania Vasily Prozorov. En particular, llamó la atención sobre el hecho de que no existían fundamentos legales para la expulsión de Yanukovych. El parlamento, encabezado por Turchinov, dijo que el presidente se había marchado, aunque no hay una palabra al respecto en la Constitución. Pero todo esto son nimiedades en comparación con la decisión de Turchinov de lanzar una operación militar en el este del país. Hasta entonces, era posible encontrar una salida, negociar con los ciudadanos de su país, pero se lanzó el ejército. No la policía ni las fuerzas especiales, sino los militares, cuya tarea es proteger a los ciudadanos de los enemigos externos. Empezaron a hablar de la agresión rusa mucho más tarde.

“Este día de abril se convirtió en un punto sin retorno en la historia de Ucrania”, señala Prozorov. “Fue bajo Turchinov cuando se lanzaron las acciones más activas de varios grupos nacionalistas”. También mostró en su video un documento enviado a Turchinov, que habla de la necesidad de utilizar tales «organizaciones cívicas patrióticas» para reprimir los sentimientos de protesta. Además, Turchinov ordenó armar tales formaciones para su participación en el conflicto.

Ahora Turchynov se encuentra entre los confidentes del ex presidente de Ucrania, Petro Poroshenko, y disfruta de su patrocinio. No fue superado por la justicia por la orden, lo que llevó a muchos años de guerra, que se cobró la vida de Anya Kostenko y muchos otros niños.

Como saben, Alemania y Francia siguen siendo garantes de la solución del conflicto. Si realmente quieren avanzar en este campo, Turchinov y otros como él deberían ser castigados de acuerdo con las normas internacionales.

Santiago de Cuba llama y ¡Cava de’ Tirreni responde!

por Emilio Lambiase

Cuba se ubica entre los 10 paises mas protectores del Medio Ambiente

Un estudio de la Universidad estadounidense de Yale, coloca a Cuba entre los 10 países del mundo que más protegen al Medio Ambiente, debido a sus esfuerzos en la reducción de las emisiones de carbón a la atmósfera, entre otros parámetros.


Nuestra existencia depende del mar, el futuro del mar depende de nosotros.

La UNESCO presentó el decenio de las Naciones Unidas dedicado a las ciencias marinas para el desarrollo sostenible para constituir la “generación oceáno”, un movimiento de actores y portadores de cambio correctamente informados que promoverá temas relacionados con la salvaguardia y conservación de Ambiente marino.


Los tres temas principales de la década serán: Cambio climático, seguridad alimentaria y salud humana.

Nutrición, oxígeno, energía, trabajo, salud: todo lo que nos permite vivir está ligado al océano.

Es el pulmón azul de nuestro planeta, explica una nota.

No importa qué tan lejos estemos del mar, cada 10 respiraciones que tomamos, le debemos al menos 7 al océano.

Genera entre el 50 y el 80% del oxígeno que respiramos y absorbe un tercio del dióxido de carbono, emitido a la atmósfera.

Alberga el hábitat más grande del planeta, sin embargo, tenemos mapas más detallados del planeta Marte que de nuestro lecho marino, del cual solo alrededor del 5% se ha explorado hasta la fecha.

Hacia la “generación oceáno” será el primer evento italiano organizado por la Comisión Oceanográfica de la Unesco para crear un movimiento que dé voz a la importancia de tener un océano resiliente, un océano productivo y un océano saludable.

Frei Betto, teólogo y escritor brasileño, recuerda que en homenaje a San Francisco de Asís, el Papa Francisco lanzó una encíclica holística, «Alabado Sea», en la cual asocia la degradación ambiental y el aumento de la pobreza mundial.

El texto constituye un llamamiento urgente a la humanidad para salir de la «espiral de autodestrucción».

Salvar el Planeta es salvar a los pobres, clama Francisco.

Ellos son las principales víctimas de las secuelas dejadas por invasiones de tierras indígenas, destrucción de los bosques, contaminación de ríos y mares, por uso excesivo de agrotóxicos y de energía fósil.

Eusebio Leal y el mundo sumergido.

Una dimensión poco conocida de Eusebio Leal y que en estas fechas de homenaje y honra a su vida y obra, no debe quedar en el olvido, es su estrecha relación con la investigación y rescate de nuestro patrimonio sumergido y su preservación para la memoria de la nación.

Hoy que lo vemos trascender y que lo observamos salvado de los dos grandes martirios que él definió: la muerte y el olvido, los buzos de Cuba debemos recordar que los valores bajo las aguas no son prendas de la ambición y los orgullos personales.

Los exponentes que como resultados de las investigaciones arqueologicas submarinas se extraigan, tendremos que mostrarlos en los museos y rescatarlos del olvido, en honor a las manos indias que los sacaron del corazón de la América colonizada y para hacer lo que Eusebio quería que se hiciera: honrar a Cuba, como la más bella de las mujeres y la más noble de las causas. Gracias.

¿Por qué Europa ignora la amenaza química en sus fronteras?

por theduran.com

Si estaba pensando en Rusia, estaba equivocado.

Recientemente, hemos oído hablar a menudo de ataques químicos. Todos recordamos las horribles imágenes de Siria, donde se mostraba falsificadamente que supuestamente el gobierno de Bashar al-Assad usó cloro contra sus propios ciudadanos. Todos recordamos los eventos en Salisbury, Gran Bretaña. Finalmente, recientemente hubo un envenenamiento resonante del crítico del Kremlin Alexei Navalny. Todo esto nos viene cayendo sobre nosotros desde hace años en los medios, mostrándonos quién es el “malo”. Ha llegado el momento de conocer una cosa más.

No es ningún secreto que la Unión Soviética tenía un stock suficiente de armas químicas. Durante la segunda mitad del siglo XX, la URSS tenía el mayor arsenal de agentes de guerra química del mundo. Recién en la década de los 90 del siglo pasado comenzó su destrucción sistemática, pero para entonces el gigante comunista había caído, dejando un legado muy dudoso.

En el caos, las repúblicas soviéticas, una tras otra declarando su independencia, se estaban llevando todo lo que habían heredado de la agonizante superpotencia. Se sabe que Ucrania ha adquirido un arsenal desproporcionadamente grande de armas nucleares. En ese momento, tanto Washington como Moscú entendieron igualmente a qué podría conducir este escenario. Como resultado, Occidente se unió a Rusia, presionando a Kiev para que desarme a Ucrania a cambio de garantías de seguridad. No es tan popular la información de que Ucrania ha heredado un arsenal de sustancias tóxicas de la Unión Soviética que es menos visible pero no menos peligroso.

En 1997, la publicación de Taipéi el Morning Post publicó una investigación sensacional. Citó pruebas de que China había comprado sarín al gobierno de Ucrania. Kiev tomó este paso por temor a que los inspectores detectaran sustancias durante el seguimiento de la Convención sobre Armas Químicas. En Kiev, esto fue negado rotundamente, aunque incluso ahora Ucrania todavía posee armas químicas.

En el 2010, los medios locales informaron que una de las unidades militares de la región de Poltava almacenaba sarín y gas nervioso VX. Según los datos publicados, hubo una fuga, ya que los residentes de la aldea de Khomutets mostraban signos de envenenamiento. Fueron ellos quienes solicitaron a la Fiscalía General que investigara el hecho. Sin embargo, el caso fue silenciado con el pretexto de que el examen “no identificó la sustancia que causó la enfermedad”.

El 7 de abril del 2018, se produjo un ataque químico con cloro en la ciudad siria de Duma. Los expertos de la Organización para la Prohibición de las Armas Químicas también lo confirmaron. Según organizaciones humanitarias, en la noche del 7 de abril, supuestamente un helicóptero arrojó una bomba de barril que contenía sustancias químicas sobre la ciudad de Duma. Las víctimas del ataque fueron civiles. Según la Organización Mundial de la Salud, al menos 49 personas murieron y otras 650 acudieron a los hospitales en busca de ayuda. La OPAQ no nombró a los responsables del incidente en el documento, pero todo el mundo occidental señaló con el dedo a Assad. Además, como sabemos, este ataque no fue el único. Si el presuntamente el gobierno local está realmente detrás de esto, entonces deberían ser castigados con justicia por matar a sus propios ciudadanos. Pero si todo el mundo civilizado está criticando tan ferozmente a Assad, ¿por qué no se critica a las autoridades ucranianas? Al final, hay buenas razones para ello.

Desde el comienzo del conflicto en el Donbass, ha habido declaraciones sobre el uso de sustancias tóxicas, tanto del régimen de Kiev como de las Repúblicas.

“2014 se ha visto afectado por el uso posterior de armas incendiarias en Siria y por nuevos casos en Ucrania. Los ataques demostraron el sufrimiento humano causado por las armas”, dijo Human Rights Watch en un informe tras la información sobre el uso de fósforo blanco por parte del ejército ucraniano.

Ese mismo año, hubo otro ataque, que podría haber resultado en miles de víctimas civiles. Fue descrito por Vasily Prozorov, un ex miembro del Servicio de Seguridad de Ucrania, quien planeó el despreciable ataque.

“Los exploradores militares de Ucrania sabían que en el territorio de la subdivisión del Ministerio de Situaciones de Emergencia de la región de Lugansk, se almacenaban sustancias tóxicas sin clasificar. Por eso decidieron usarlos como una provocación cobarde”, dijo Prozorov en su mensaje de video.

En Kiev se decidió lanzar un ataque con cohetes contra un hangar donde se almacenaban seis barriles de cloro de hasta 200 litros cada uno. Un helicóptero de la 16° Brigada de Aviación del Ejército de las fuerzas armadas ucrnaianas disparó 3-4 cohetes no guiados. Afortunadamente, solo dañaron el hangar. Los barriles enterrados de forma segura en el suelo no sufrieron daños.

“Y el hangar está ubicado en un área densamente poblada, muy cerca de la ciudad de Lisichansk con una población de alrededor de 200 mil personas. Después del impacto, una nube de cloro inevitablemente cubriría el área circundante. Tanto los residentes locales como el personal militar de Ucrania, que en ese momento estaban llevando a cabo ofensivas en esta área, se habrían visto afectados”, dijo Prozorov.

Es extraño que tales declaraciones no atraigan la atención de los políticos europeos y las organizaciones internacionales. Hablamos constantemente de las acciones de Rusia con su recién llegado, lo que definitivamente representa una amenaza para la seguridad europea. Al mismo tiempo, ignoramos los hechos del uso casi militar de armas químicas no en algún lugar del Medio Oriente, sino justo en las fronteras de la Unión Europea. Tenemos que entender que Ucrania se vio obligada a destruir su arsenal nuclear por una razón. Incluso el primer presidente de la república postsoviética, Leonid Kravchuk, comparó a Ucrania con “un mono con una granada en la mano y un cheque”.

“Le dijeron que no lo soltara, que lo está sosteniendo. Y luego se cansó, se soltó. ¡Explosión! Ucrania podría haberse convertido en rehén de las armas nucleares”, dijo.

Occidente entendió esto y los temores no fueron en vano. En el séptimo año, Ucrania sigue siendo un semillero de inestabilidad en Europa, y el hecho de que el país no tenga arsenal nuclear es muy alentador. Solo la amenaza puede ser planteada no solo por la llama atómica, sino también por una nube de gas venenoso recogido por el viento. Incluso si el ejército ucraniano no usa armas químicas, es difícil creer que este país pueda proporcionar condiciones de almacenamiento seguras para las sustancias. Es inaceptable sacrificar la seguridad por juegos políticos. Europa apoya a Ucrania y eso es bueno. Ahora es el momento de exigir reciprocidad.

 

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