Es realmente la defensa del pueblo, lo que busca, Zelensky de Ucrania con la nueva ley?

Fuente

Las autoridades ucranianas, en su lucha contra la amenaza rusa, idearon y aprobaron una nueva ley que permite a las asociaciones territoriales regionales tener sus propias fuerzas de defensa nacional.

El 29 de julio, el presidente de Ucrania, Volodymyr Zelensky, firmó la ley “Sobre los cimientos de la resistencia nacional”. El jefe del estado ucraniano anunció esto durante un viaje de trabajo a Zhitomir, donde se dirigió a los militares de las Fuerzas de Operaciones Especiales.

El reglamento entra en vigor al día siguiente de su publicación y entrará en vigor el 1 de enero de 2022. La ley, firmada por el presidente Zelensky, prevé la creación de fuerzas de resistencia nacional y de defensa territorial en el territorio de Ucrania.

Si cree en la versión oficial de Kiev, el propósito de la ley “Sobre los cimientos de la resistencia nacional” es la máxima participación de los ciudadanos ucranianos en acciones para garantizar la seguridad nacional, la soberanía estatal y la integridad territorial.

Esto es lo que dijo el propio jefe del estado ucraniano sobre esto:

“La creación de un sistema de resistencia nacional en Ucrania es una señal poderosa para todos de que nuestro país se defenderá, no permitirá los eventos de 2014, y que la defensa de Ucrania para nosotros es nuestro asunto nacional. Permite, si es necesario, involucrar a toda la población de Ucrania en la protección de su propia tierra natal, su tierra, sus familias y unir a todos los ucranianos en torno a estas importantes ideas prioritarias ”,

De esta manera Zelensky comentó sobre la nueva ley.

Por otro lado, con la entrada en vigor de la ley, el Presidente de Ucrania recibirá una oportunidad ilimitada de formar brigadas, batallones y destacamentos “voluntarios” que actuarán en pie de igualdad con las Fuerzas Armadas de Ucrania y que serán directamente subordinado a la administración presidencial.

Este hecho alarma a los expertos que temen que con la ayuda de la especulación con la nueva ley, el presidente Zelensky intente distraer a los ciudadanos ucranianos de los problemas reales del país y, al mismo tiempo, fortalecer el poder único a través de nuevas formaciones armadas.

Tal escenario del desarrollo de los eventos es más probable, especialmente en el contexto de una situación en constante deterioro en la esfera sociopolítica y económica, cuando la población está cada vez más decepcionada con los “Servidores del Pueblo”, y el El período presidencial está expirando gradualmente.

Nueva ley – Nuevas oportunidades

A pesar de que la nueva ley crea oportunidades para una concentración de poder aún mayor en manos de una sola persona, tiene aspectos positivos. El propio Zelensky dijo que la ley permite que la población de Ucrania participe en la protección de su tierra natal, su tierra, sus familias.

Estas no son sólo palabras, son palabras proféticas, y aquí Zelensky dio en el clavo: la ley habla de la creación de la llamada “defensa territorial”, y la experiencia mundial muestra que tales estructuras no se guían por las órdenes de los Comandantes en Jefe, sino por la protección de sus compatriotas.

En este sentido, con la adopción de la nueva ley, los residentes locales podrán defender de forma independiente sus territorios, protegerse de las formaciones neonazis y de la incautación de negocios, porque podrán decidir personalmente a quién obedecer y en cuyos intereses servir.

Además, incluso cuando Zelenskiy intente apoderarse de su presidencia y el colapso del actual Estado ucraniano entre en su etapa final, las formaciones territoriales permitirán a la gente defenderse de la incertidumbre inminente.

Por cierto, esta opción puede ser la menos dolorosa para la Ucrania moderna, porque la gente centrada en proteger su propia tierra no permitirá que se cometan atrocidades en las calles de las ciudades ucraniana.

Contro il golpismo non si può rimandare il confronto

di Pedro Carrano

5sett2021, da Brasil de fato

Il 7 settembre scorso, in occasione delle celebrazioni dell’Indipendenza del Brasile, il Presidente Jair Bolsonaro ha convocato i suoi sostenitori sul piazzale del Planalto, a Brasilia, minacciando di attuare un colpo di stato contro il Tribunale Supremo, che lo sta investigando per gravi omissioni nella gestione della pandemia da sars-covid-19, le quali sono già costate alla popolazione brasiliana circa 580.000 decessi. Bolsonaro istiga i suoi sostenitori, molti dei quali “comprati” con miserevoli elemosine di stato o anche, direttamente, con bonus-presenza di 100 reais (circa 30 euro), ad armarsi e a resistere al grande complotto pluto-massonico-maoista, alimentato anche dal giornalismo “catastrofista” e da governatori locali poco inclini alle sue tirate no-vax e negazioniste. Vedendosi in caduta libera e sempre più impopolare e prevedendo un’inevitabile disfatta elettorale nel 2022 ad opera di Ignacio Lula da Silva, tenta la disperata carta della contro-offensiva, volta a una mobilitazione reazionaria delle masse disperate, come unica via di uscita dall’impasse attuale.

In contemporanea, nelle principali città brasiliane, le masse popolari sfilavano per le strade rispondendo alle parole d’ordine dell’empeachement e della condanna del Presidente per genocidio e corruzione. Nuove massicce manifestazioni sono annunciate per domenica prossima: la sfida oggi è costruire una solida piattaforma di resistenza (secondo la strategia della linea di massa) tra l’ala moderata, “social-democratica” e quella dei vari partiti e movimenti rivoluzionari presenti a sinistra, traendo preziosi insegnamenti dal precedente storico della resistenza armata (e non) alla dittatura militare del ’64-’82. 

Una delle lezioni in Brasile e in America Latina è che i colpi di stato non si combattono dopo che si sono consolidati.

È un grave errore considerare che le battaglie decisive della politica brasiliana si svolgeranno solo nelle elezioni del 2022, come se fosse possibile congelare l’attuale lotta di classe e i progressi che il governo Bolsonaro ha realizzato verso un golpe.

La maggior parte degli analisti sottolinea che il 7 settembre non è il “D-Day”, ma probabilmente rappresenta una radicalizzazione, nel discorso e nella pratica, del Bolsonarismo e della sua base neofascista. Tuttavia, i combattimenti e la resistenza dovrebbero svolgersi in questo giorno e continuare per tutto il 2021.

In questo senso, è corretto il mantenimento degli “Atti e del Grido degli Esclusi”, attività che ha la capacità di riunire settori delle comunità di base progressiste della Chiesa, sollevando le principali rivendicazioni e agende popolari.

Una delle principali lezioni della sinistra in Brasile e in America Latina è che i colpi di stato non si combattono solo dopo che si sono consolidati.

In effetti, questo consolidamento limita notevolmente la capacità di resistenza.

Il libro “Lotta nelle tenebre”, dello storico marxista Jacob Gorender, pur operando valutazioni esagerate dei leader del PCB, sia relativamente alla figura di Luís Carlos Prestes che a quella di Carlos Marighella, contiene comunque una nota essenziale: l’impianto principale di resistenza contro il colpo di stato economico e militare del 1964 avrebbe dovuto essere organizzato prima del colpo di stato.

Per quanto concerne le organizzazioni politico-militari, a cui Gorender partecipò come leader del PCBR, una frangia dissidente del PCB, lo storico ritiene che il risultato della resistenza armata dopo il 1968 sia stato un atto di eroismo. Questo perché la chiusura del regime rendeva già difficili le condizioni della resistenza e allontanava ulteriormente l’avanguardia dal livello di disposizione delle masse alla lotta. Il punto, allora, è che la sinistra avrebbe dovuto puntare su di un paziente lavoro di massa.

Analizzando un po’ la situazione attuale nella nostra America Latina, il recente esempio del colpo di stato in Bolivia contiene due lezioni essenziali per riflettere sulla nostra posizione di fronte alle minacce di Bolsonaro in Brasile:

  1. Il colpo di stato contro il governo di Evo Morales/Garcia Linera è stato guidato dal governo degli Stati Uniti, da settori religiosi reazionari, dalla polizia locale, da governi neoliberisti come quello di Macri in Argentina, da mercenari trasferiti dal precedente tentativo di destabilizzazione in Venezuela, un insieme di fattori che ha portato JeanineAñez al governo nel novembre 2019. Quest’azione, a breve termine, ha incontrato un’immediata e massiccia resistenza da parte del movimento popolare boliviano (che ha componenti particolari rispetto al movimento popolare di altri paesi), il che ha permesso una rapida erosione del governo golpista.
  2. I golpisti non avevano la maggioranza nella società, tanto che Evo Morales sarebbe ritornato vincitore nelle elezioni. Tuttavia, avevano un nucleo capace di eseguire il golpe, reprimere settori popolari e garantire momentaneamente il governo di transizione golpista.

La lezione per l’esperienza brasiliana è che, anche se Bolsonaro non ha di fatto una maggioranza nella società brasiliana, ha un nucleo dinamico, un livello di sostegno, che si è mantenuto dal 2020 ad oggi, intorno al 25 per cento, e che coinvolge proprio i settori evangelici, la polizia militare, oltre a fazioni criminali capaci di garantire il terrore di un golpe. Bolsonaro è stremato, ma comunque pericoloso.

Va mantenuta la sequenza di azioni della campagna di Fora Bolsonaro, nonostante gli atti abbiano raggiunto un limite per quanto riguarda la convocazione dei lavoratori, che si trovano in una fase difensiva, stretti trala disoccupazione, la precarietà e l’erosione del potere d’acquisto dei salari.

Dal 2020, con l’inizio della pandemia, è un dato di fatto che la sinistra brasiliana non ha approfittato delle linee guida concrete emerse dalla lotta dei lavoratori per espandere l’influenza e indirizzare il Fora Bolsonaro. La mancanza di sostegno ai dipendenti pubblici in sciopero, agli impiegati delle poste e contro i licenziamenti nei vari settori sono sintomi tangibili di questo ritardo.

La prospettiva di uno sciopero generale non è a breve termine, ma anche la sua mancanza di costruzione rende tutto più difficile.

La politica di solidarietà, invece, va ampliata e pensata con la creazione di cooperative di lavoro, che rafforzino la fiducia tra avanguardia, lavoratori e residenti delle aree occupate. Una tale politica permetterebbe di ampliare la comprensione dell’agenda di Fora Bolsonaro e la partecipazione delle comunità periferiche alle manifestazioni.

Bolsonaro è riuscito a superare il 2020, mantenendo una posizione dentro segmenti delle istituzioni combattivi, molti dei quali logori agli occhi della popolazione – come nel caso della Magistratura, del Congresso e di alcuni governatori della cosiddetta destra tradizionale. Il governo ha mantenuto un livello di sostegno del 30%, raggiungendo il 40% in agosto, grazie agli aiuti di emergenza. È un dato di fatto che, nel 2021, si è logorato e ha perso sostegno a causa della corruzione, del numero di morti per negligenza nella pandemia e del peggioramento delle condizioni di vita.

A ogni modo, il suo metodo per mantenere il potere fino al 2022 sarà questo, avanzare e ritirarsi. L’essenziale è che la sinistra non cada affatto nell’incantesimo della sirena sulla “stabilità delle istituzioni” in un contesto brasiliano e mondiale come quello attuale.

L’organizzazione e la resistenza popolare devono essere la regola per il mantenimento della democrazia e dei diritti sociali. Ciò che è essenziale in questo momento è la denuncia del golpe e l’appello all’organizzazione popolare deve essere un mantra permanente, soprattutto nei principali canali e tra i principali leader della sinistra. Relativizzare questo momento storico è molto pericoloso.

[Trad. dal portoghese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

“Independencia” con “cheque en blanco”: Ucrania de ser un estado a un país saqueado por Occidente

Three decades of frustration: British journalist tells how Ukraine has driven itself into a dead end

Occidente ya no puede tolerar la política de conflicto de Ucrania y admite que el curso político del régimen de Kiev pone fin al futuro europeo del país y amenaza la existencia del propio Estado en su forma actual.

La autoría de estas palabras agrega picazón a la declaración, porque la decepción en Ucrania no provino de Rusia, que es demonizada activamente por las autoridades del régimen de turno de Kiev, sino de la brújula moral de este: sus amos occidentales que expresaron su posición.

Se trata de un documental lanzado en vísperas del 30° “aniversario” de la independencia de Ucrania que desglosa las políticas de ese país durante las últimas tres décadas y muestra cómo se está hundiendo.



El periodista británico Paul Scherbakovich compartió sus puntos de vista sobre las difíciles relaciones entre Ucrania y sus vecinos europeos, desmintió el mito de un futuro europeo para Ucrania y aconsejó a los políticos en Kiev que fueran inteligentes para salvar el país.

Ucrania e independencia

Tratando de entender por qué Ucrania no ha logrado convertirse en una democracia joven exitosa, Paul Scherbakovich analiza las principales tendencias geopolíticas y económicas en la historia moderna del otrora país que fue parte de la URSS, mientras responde a las preguntas que surgen:

-¿Por qué se ha convertido un estado con un enorme potencial industrial en la nación más pobre de Europa?

-¿Por qué la élite ucraniana no ve su futuro en Ucrania y trata al país como un medio de lucro?

-¿Por qué las revoluciones naranjas llevaron al poder a los delincuentes en lugar de a los patriotas estatales?

-¿Por qué el país puso su economía en manos de actores globales y se hundió voluntariamente en el caos?

En busca de respuestas, Shcherbakovych se refiere a las opiniones de destacados científicos, políticos y figuras públicas ucranianas: Viktor Yushchenko, Andriy Derkach, Valeriy Pustovoytenko, Yuriy Yekhanurov, personas bien conocidas por el público en general en Occidente.

Ucrania en la Unión Europea y la OTAN

El periodista destroza el mito sobre la inminente pertenencia de Ucrania a la OTAN y la Unión Europea creado por la propaganda a fin al régimen de turno en Kiev, mostrando con ejemplos que en los últimos años Ucrania se ha movido en una dirección completamente opuesta al futuro europeo: -La cúpula gobernante ucraniana intentó influir en las elecciones presidenciales en Estados Unidos, provocando una reacción negativa de Washington; – Ucrania se ha peleado contra Polonia, que se negó a glorificar a los cabecillas colaboradores de la Alemania nazi de la Organización de Nacionalistas Ucranianos-Ejercito Insurgente Ucraniano (OUN-UPA, ilegalizada en Rusia) Stepan Bandera y Roman Shukhevych;

-Ucrania insultó a Hungría y Rumanía al aprobar una ley que prohíbe a los húngaros y rumanos estudiar en su lengua materna;

-Ucrania escupió a Eslovaquia, que apoyó a Kiev en el tema del gas, pero recibió un ultimátum sobre el gas a cambio;


-Ucrania le ha fallado a Lituania, que ha pedido repetidamente al régimen en Kiev que rechace las importaciones de gas bielorruso en favor de los estados bálticos. El autor resume que en los últimos años Ucrania ha reñido con todas las potencias regionales y provocado un enfriamiento de las relaciones con Washington, lo que podría haberle ayudado de alguna manera a acercarse a la comunidad europea.



Ucrania en una encrucijada

El periodista británico es pesimista sobre el futuro de Ucrania: anarquía, nuevas revoluciones naranjas, conflictos internos: todo lo que ya está marcando al joven Estado volverá a suceder, pero de una forma más devastadora. Sin embargo, Shcherbakovich deja al país eslavo una oportunidad de salvación y cree que para hacerlo es necesario transformar la élite ucraniana, hacer que las autoridades trabajen en beneficio del pueblo y, finalmente, equilibrar las relaciones de Ucrania con Washington y Moscú. Si no sucede, cree el autor, el viaje de 30 años de Ucrania hacia la independencia corre el riesgo de colapsar: una fragmentación del estado en partes más pequeñas supervisadas por líderes regionales o una agitación a largo plazo y un caos interno.

Da Cuba all’Italia: chiarezza sui vaccini!

da Comitato Nazionale “Chiarezza sui Vaccini”Marxismo e metodo scientifico nella nuova fase pandemica

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il documento fondativo.

Riteniamo che Cuba socialista sia un punto di riferimento imprescindibile anche per quanto riguarda la ricerca scientifica e lo sviluppo delle biotecnologie, come nel caso dell’Istituto Finlay de La Habana e del CIGB all’avanguardia nel disegno e nella realizzazione dei nuovi vaccini contro la Covid-19.

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MARXISMO E METODO SCIENTIFICO: LOTTA IDEOLOGICA E POLITICA NELLA NUOVA FASE PANDEMICA

Riportare al centro gli interessi di classe e la difesa della salute collettiva per uscire dall’emergenza e aprire nuove prospettive

Un anno e mezzo di pandemia ha messo a nudo la crisi del sistema capitalistico.

L’evidente fallimento delle misure di contenimento – sempre parziali e tardive – attuate dai paesi capitalistici europei, nordamericani ed in generale dalla stragrande maggioranza dei paesi OCSE che seguono le dottrine neoliberiste e le crescenti conseguenze della tattica delle mezze misure prolungate sulle attività economico-sociali maggiormente colpite, hanno provocato disastrosi effetti in termini di salute pubblica, in un clima altalenante di sfiducia ed incertezza.

INFODEMIA

Nel quadro del lento massacro culturale del sistema di educazione pubblica e nel disorientamento ideologico di molti, si sono fatte strada le più fantasiose teorie. In tale clima – mentre infezioni, ricoveri e decessi crescevano – si è diffusa una infodemia incontrollata di “notizie” spesso esaltate, decontestualizzate nonché manipolate (e difficilmente verificabili dai più). Le pseudo-informazioni si sono moltiplicate attraverso un pullulare di blog acchiappa-click ed una informazione mainstream confusionaria e spesso calibrata sulle esigenze economiche immediate di alcuni gruppi dominanti. In questo contesto, hanno avuto gioco facile le attività di nuove sette e altri gruppi reazionari, spesso orientati da campagne abilmente costruite e veicolate trasversalmente in differenti ambiti culturali, sociali, economici e politici e si sono fatte strada le più svariate e fantasiose teorie cospiranoiche circa la reale esistenza o la genesi dell’epidemia da SARS-CoV-2 o in relazione alla natura e alla presunta pericolosità dei vaccini.

UNA GESTIONE FALLIMENTARE NEI PAESI CAPITALISTICI

Da un anno e mezzo denunciamo e condanniamo la gestione della pandemia, nel mondo capitalistico occidentale in generale ed in Italia in particolare, spesso contraddittoria e costellata da errori clamorosi, a partire dalla mancata zona rossa di Alzano e Nembro (Bergamo) e dall’imperdonabile ritardo nella strategia di tracciamento nel 2020, fino alle complicazioni della prima fase della vaccinazione di massa con le case farmaceutiche inadempienti, senza alcuna seria risposta a livello europeo, proseguita con la sclerotica e confusionaria gestione della vicenda Astrazeneca. Tale pessima e contraddittoria gestione, tuttavia, non è la prova di complotti e cospirazioni, come credono taluni, ma la risultante dell’incapacità delle istituzioni borghesi a garantire il “bene comune”. I governi dei paesi capitalistici, stretti dalle lobby industriali che hanno imposto di non fermare la produzione dopo il primo parziale lockdown del governo Conte e che hanno ritardato in modo irresponsabile ogni iniziativa di contenimento, proprio nelle fasi di crescita esponenziale dei contagi (si pensi alla seconda ondata dello scorso ottobre), hanno scelto la strada della cosiddetta “convivenza con il virus”, privilegiando la difesa di interessi particolari anziché la salute pubblica. Si tratta dell’incapacità a sostenere gli interessi generali che Marx stesso aveva compreso fin dagli scritti giovanili e che purtroppo non è chiara a molti militanti ed intere organizzazioni. In tutta evidenza, queste ultime, nonostante si definiscano comuniste, non sono ancora in grado di conquistare la sufficiente e necessaria autonomia ed indipendenza ideologica e politica dall’influenza delle classi dominanti, rendendo decisamente sterili e velleitari i loro stessi proclami rivoluzionari.

Le istituzioni politiche, sempre più screditate a causa della loro incapacità di gestione, incapacità propria di una classe politica di arruffoni e navigatori a vista, più che di una classe dirigente, non sono in grado di fornire una comunicazione efficace, alimentando scetticismo ed assenza di fiducia che pervadono una fascia di popolazione certamente più ampia rispetto a quella degli “anti-vaccinisti ideologici”: la pandemia sempre più colpisce questi ultimi, tra i quali troviamo molti pazienti delle terapie intensive nell’ultimo periodo, ma anche strati di popolazione non protetta, soprattutto a causa della disinformazione e dell’incapacità dei governi borghesi oltre che per la presa di una propaganda reazionaria che ha fatto breccia o disseminato dubbi anche in ambienti tradizionalmente distanti dalla destra più estrema.

IL DISEGNO REAZIONARIO DEI NEOCONS E LO SBANDAMENTO DELLA SINISTRA DI CLASSE

In differenti paesi, dall’America latina all’Europa dell’est, fino in Italia, con le cronache degli ultimi giorni, assistiamo al diffondersi di ideologie e posizioni anti-scientifiche ed irrazionali, alla base di mobilitazioni di matrice chiaramente reazionaria. Purtroppo queste tendenze sono diffuse non solo tra le organizzazioni di natura conservatrice, se non dichiaratamente neofascista, e nei settori di piccola-media borghesia (in molti casi le piccole attività) particolarmente colpiti dalle mezze misure prolungate, ma anche negli ambiti del “pensiero critico” e di un certo attivismo sociale; mentre tra le larghe masse della popolazione – nonostante l’inettitudine delle classi dominanti – ha prevalso in Italia una netta adesione alla campagna di vaccinazione che al momento tocca circa il 73% della popolazione (con l’impressionante numero di quasi 44 milioni di persone che ad oggi hanno aderito alla campagna di vaccinazione in Italia, pari ad oltre l’80% della popolazione vaccinabile). L’orientamento e le tendenze in vario modo anti scientifiche – sia pur minoritario ed apparentemente residuale – sta attraversando in forma trasversale ogni formazione politica ed ogni ambito sociale organizzato, interessando la maggior parte delle organizzazioni politiche e sindacali della sinistra di classe, sia nella base militante sia nei gruppi dirigenti. Questa situazione spiega l’ambiguità nelle posizioni e indicazioni politiche, mostrando un perverso meccanismo di ricerca del consenso, o una errata interpretazione della linea di massa, piuttosto che la costruzione di una direzione politica basata sulla chiarezza e su una visione scientifica della realtà: in questo senso la scarsa comprensione della realtà concreta è indice di una forte debolezza e subalternità ideologica. Non è un caso che dietro ad una certa propaganda si nascondano soggetti ambigui legati ai locali circuiti della setta nordamericana “QAnon” e dell’estrema destra. Si tratta di una dinamica operante non solo in Italia e nell’Unione Europea, ma anche in Russia, nel Brasile di Bolsonaro, in Argentina ed in altri paesi: una campagna che abbiamo osservato attentamente e visto crescere sin dall’inizio, e che ha preso avvio negli USA all’ombra della precedente amministrazione Trump. Chi condivide piazze e parole d’ordine con questi soggetti deve prendere consapevolezza che si sta assumendo la responsabilità di favorire il loro disegno apertamente reazionario.

Si sta diffondendo un approccio limaccioso, che mescola frammenti di pensiero (apparentemente) critico con atteggiamenti anti-scientifici e irrazionalistici, in un mix che alimenta in maniera indistinta la sfiducia nel potere costituito a prescindere dal suo carattere (borghese conservatore, riformista, o socialista), diffidenza e scetticismo nei riguardi di ogni dato ufficiale o informazione scientificamente fondata, arrivando persino alla aperta avversione verso i medici e gli stessi lavoratori della sanità. Questo fenomeno sta producendo una crescita del pensiero anti-progressista che, anziché dirigere le più ampie masse verso la prospettiva di un’alternativa di sistema in chiave anticapitalista e comunista, affonda nel ribellismo senza prospettive o nel ripiegamento familistico e comunitaristico, nell’individualismo soggettivista e antisociale, o nella polarizzazione esasperata da social network. 

Le forze che si dichiarano apertamente neofasciste stanno tentando di cavalcare e orientare queste inquietudini, finora con esiti piuttosto scarsi, ma con sempre maggiore visibilità e con l’obiettivo di alimentare confusione e diversione dalla lotta di classe, una dinamica favorita dai riflettori mediatici, deviando l’attenzione su una polarizzazione in realtà sterile ed utile alle classi oggi ancora dominanti ma sempre meno dirigenti.

LA NECESSITÀ DI FARE CHIAREZZA SUI VACCINI

È giunto il momento di fare chiarezza su alcuni aspetti, centrali per chi non ha abbandonato una visione del mondo dialettica e storico-materialistica, una visione scientifica della realtà, nonché della necessità e possibilità della sua trasformazione, e che non ha intenzione di sostituirla con un vuoto ribellismo velleitario.

Nelle prime fasi dello scorso anno, 2020, immediatamente a ridosso del primo lockdown, era già necessario rivendicare l’attuazione di misure nette di contenimento, test massivi e gratuiti e misure anticipate all’inizio della seconda ondata di ottobre, seguendo l’esperienza cinese “covid zero” (anziché quella “convivenza con il virus” dei paesi OCSE con poche eccezioni), iniziative tali da evitare il disastro sanitario e un periodo interminabile di mezze misure, invece che legittimare – come hanno fatto alcuni – mobilitazioni contrarie ad ogni pur tardiva ed insufficiente misura di contenimento. Allo stesso modo chi oggi insegue le mobilitazioni anti-vacciniste o variamente riduzioniste non fa che aggiungere confusione invece che fare chiarezza, diversione anziché direzione rispetto ai movimenti spontanei.

Basta con le ambiguità, le banalizzazioni e i luoghi comuni: sui vaccini occorre fare chiarezza!

In merito alla campagna vaccinale, ed alla pandemia in generale, occorre osservare con attenzione i dati, i numeri, i risultati di iniziative di contenimento e di diffusione della vaccinazione nei differenti paesi. Un dato ormai evidente è la protezione dalle forme più gravi di infezione della popolazione vaccinata, consolidato negli ultimi mesi ed in relazione all’uso di tutti i vaccini in circolazione, siano essi di produzione occidentale capitalistica o meno. Ottimi i dati in Uruguay, ad esempio, con una copertura altissima della popolazione, raggiunta in breve tempo con la vaccinazione di massa, in larga parte immunizzata con il vaccino cinese Sinovac (crollo verticale di casi positivi, casi gravi e decessi).

Se il dato sulla protezione a livello clinico in ogni paese deve essere osservato nel tempo, l’aspetto e la ricaduta della vaccinazione sul piano epidemiologico richiede una attenta valutazione là dove la vaccinazione ha raggiunto percentuali elevate della popolazione. Si tratta di considerare molte variabili, sapendo che i vaccini non sono bacchette magiche miracolose, ma potenti strumenti da affiancare ad una vigilanza sanitaria puntuale, con test massivi a disposizione di tutti e tracciamento, con lo sviluppo di un sistema sanitario pubblico e con la messa a punto di cure specifiche per questo tipo di patologie. Chi si illude di risolvere il problema con le sole cure precoci mostra di non comprendere cosa sia una epidemia di questo tipo e le sue conseguenze senza misure di contenimento e mitigazione degli effetti, altrimenti disastrosi e tali da travolgere qualsiasi sistema sanitario, anche il più evoluto.

Non dobbiamo mai stancarci di ripeterlo e sottolinearlo:

1. il vaccino, qui ed ora, è indispensabile ed imprescindibile ma non va contrapposto alle altre misure. Le altre misure di profilassi generale non sono in alternativa alla vaccinazione di massa ma sono complementari ad essa. Il “consenso informato” non è una liberatoria e consente comunque la richiesta di risarcimento per i rarissimi casi di conseguenze da reazioni avverse, come confermato da sentenza della Corte Costituzionale, che equipara i vaccini obbligatori a quelli consigliati dalle istituzioni statali e regionali.

2. la sanità pubblica e il suo rafforzamento, in prospettiva, non devono essere considerati “spesa” da tagliare, bensì pubblico investimento, anch’esso indispensabile ed imprescindibile, per il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione.

Riguardo all’adozione di questo o quel vaccino da parte dei differenti enti regolatori (EMA, FDA, ecc.) ogni paese opera proprie scelte, ma occorre denunciare la differenza tra la validazione di questo o quel vaccino da parte degli enti regolatori, dal riconoscimento di ogni vaccino sviluppato seguendo i protocolli codificati di sperimentazione clinica e quantomeno dal riconoscimento doveroso di ogni vaccino considerato valido dall’OMS (si pensi ai vaccini cinesi). Il mancato riconoscimento da parte di Italia e UE (ma non da parte di altri paesi membri) dei vaccini non di produzione occidentale non ha motivazioni sanitarie ma solo geopolitiche.

Il non riconoscimento di questi vaccini, usati in decine di paesi, ha conseguenze negative nelle relazioni economiche, sociali e culturali tra i popoli, oltre che conseguenze negative per le comunità italiane all’estero (ad esempio in America latina dove prevalente è l’uso dei vaccini di produzione cinese o russa) e per i lavoratori stranieri residenti in Italia. Lo stesso dicasi per il riconoscimento dei vaccini cubani attorno ai quali c’è grande attenzione da parte della comunità scientifica mondiale e di molti governi. In queste ore si registra grande interesse per il vaccino cubano Soberana II che assieme ai cinesi Sinovac e Sinopharm è sviluppato per la vaccinazione già in età pediatrica.

Assodato dunque che il vaccino non fa miracoli, non siamo certi che questa verità elementare che con un minimo di conoscenza storica dell’argomento dovrebbe essere evidente, sia chiara ai governi della borghesia. Soprattutto nei paesi capitalistici dell’area OCSE, infatti, i governi hanno prodotto una comunicazione esageratamente ottimistica sull’imminente uscita dalla pandemia una volta portata a termine la campagna vaccinale, che forse rientra nel libro dei sogni della borghesia e dei propri comitati d’affari per consentire un immediato ritorno alla situazione economica pre COVID-19.

LE CONTRADDIZIONI IN SENO AL GOVERNO DEL CAPITALE

Il capitalismo ogni giorno deve fare i conti con le contraddizioni che egli stesso ha creato ed anche in questo caso non riesce ad uscirne. I governi borghesi, stretti da un lato dalla difesa degli interessi privati come quelli delle case farmaceutiche, dall’altro lato dall’impossibilità di uscire dalla pandemia con questo quadro d’insieme, stanno iniziando a rendersi conto della necessità di permettere la vaccinazione anche agli abitanti dei paesi più poveri, naturalmente non per ragioni etiche ma nell’interesse degli stessi paesi imperialisti. Perfino Biden ha accennato mesi fa alla necessità di una temporanea sospensione dei brevetti, dimostrandoci ancora una volta come la realtà sia dialettica e il capitalismo sia costretto ad avventurarsi in terreni completamente al di fuori dal proprio recinto per cercare soluzioni a problemi altrimenti insormontabili. Ma, per ora, il capitalismo ha soltanto contribuito ad esasperare e rendere più evidente la differenza fra poveri e ricchi, tra oppressi ed oppressori, anche su questo aspetto vitale, e non possiamo dimenticare il criminale bloqueo e le sanzioni contro il popolo cubano, contro la Siria, l’Iran e troppi altri paesi ai quali in piena pandemia viene impedito perfino l’acquisto dei medicinali. Se i dati dei primi di settembre 2021 ci parlano di oltre il 40% della popolazione mondiale che ha ricevuto almeno una dose di vaccino, con oltre 5,5 miliardi di dosi somministrate, l’atrocità della sperequazione si riassume nel dato analogo per i paesi oppressi dall’imperialismo: meno del 2%. Contro il 65% dell’UE e il 54% del Nord America; prodighi di dichiarazioni di principio e avidi nei fatti ad accaparrarsi i vaccini sul “mercato”.

UNA STRATEGIA INTEGRATA CONTRO LA COVID-19

Misure come la sospensione delle licenze dei brevetti sarebbero dunque fondamentali per un’uscita quanto più veloce possibile dalla pandemia, così come lo diventano in prospettiva la ricerca ed il potenziamento della sanità pubblica, che consentirebbe agli stati di non dipendere dalle multinazionali del farmaco e che si profila come aspetto strategico necessario alla stessa infrastruttura economico-produttiva. Da questo punto di vista, Cuba, che è un paese piccolo ma socialista – differenza qualitativa non trascurabile – sotto embargo e continuamente boicottato dal blocco imperialista statunitense, ci dimostra come una soluzione del genere sia non solo possibile ma di gran lunga più efficace, data la capacità che ha avuto di brevettare, produrre e distribuire almeno sul proprio territorio vaccini integralmente pubblici e di promuovere la collaborazione per la produzione di vaccini in altri paesi. Anche questo a dimostrazione della superiorità strategica dei paesi con persistenti elementi di socialismo nell’affrontare le minacce pandemiche. Tutto ciò conferma e rafforza in noi la granitica certezza che l’umanità ha un futuro solo nell’organizzazione socialista della società.

I vaccini rappresentano dunque, sotto l’aspetto sanitario, l’architrave di una strategia integrata che coniuga medicina territoriale (che a differenza dell’ideologia anti-vaccinista, non contrappone ad essa la vaccinazione di massa), tracciamento, prevenzione e ricerca pubblica.

Sul fronte del tracciamento, diventa indispensabile la gratuità dei tamponi, degli esami degli anticorpi e di tutte le analisi finalizzate al contrasto della COVID-19.

IL “GREEN PASS” E L’OBBLIGO DI LEGGE

In una situazione di isteria collettiva, una misura contingente e temporanea come il “Green Pass” diventa l’immaginaria linea gotica che divide due schieramenti contrapposti. La polarizzazione che ne consegue configura nella sostanza un’ennesima arma di distrazione di massa.

Si tratta di un provvedimento contraddittorio che rientra perfettamente nel quadro delle mezze misure, dove le forze politiche non hanno il coraggio di imporre l’obbligo vaccinale. Dunque, ci troviamo davanti ad una politica che non decide ma scarica le proprie responsabilità sulla popolazione aprendo una frattura tra i lavoratori. Benché la vaccinazione stia riscuotendo una larghissima adesione, vi sono settori con un numero significativo di lavoratori ancora scettici, che rischiano di pagare il prezzo più alto in termini sia di salute sia di provvedimenti conseguenti alla mancata vaccinazione.

Le conseguenze pratiche di questa (non) scelta sono ambivalenti: se da un lato questo strumento incentiva la vaccinazione di massa, dall’altro crea la pericolosissima illusione di isole “Covid-free”, che purtroppo nella realtà ancora non possono esistere.

La soluzione più avanzata sarebbe quella di convincere la parte ancora disorientata della popolazione a vaccinarsi attraverso una comunicazione seria ed efficace: al momento riscontriamo come questa prospettiva sia molto lontana e che la scelta del governo sia orientata ad una estensione di un obbligo di fatto ma non giuridico.

SCIOPERO GENERALE DELL’11 OTTOBRE 2021

Riteniamo fondamentale questo appuntamento, che deve mantenere come aspetto centrale la lotta contro i licenziamenti e non quella contro il “Green Pass”, che certamente Confindustria sta cercando di utilizzare a proprio vantaggio, esattamente come la borghesia ed i suoi governi hanno sempre fatto per ogni evento della storia umana e per ogni suo provvedimento consequenziale. Tuttavia, ribadiamo come il tema centrale dello scontro tra capitale e lavoro in questa fase sia quello dei licenziamenti, che dopo il pesantissimo assaggio di questi mesi (come mostrano i casi della Whirlpool e della GKN su tutti), verrà fuori in tutta la sua drammaticità una volta concluso il periodo di cassa integrazione.

Oltre alla lotta contro lo sblocco dei licenziamenti, è fondamentale un impegno massiccio delle organizzazioni sindacali per garantire le condizioni di sicurezza sul posto di lavoro, con il rispetto rigoroso dei protocolli anti-Covid-19 e nei trasporti pubblici, fondamentali per il raggiungimento del posto di lavoro e di studio e che necessariamente devono essere potenziati, oltre all’investimento nella sicurezza e sulle condizioni di lavoro nel settore pubblico (in particolare sanità, scuola e università) e nella ricerca. Non possiamo dimenticare i 621 lavoratori contagiati sul posto di lavoro, morti causa Covid nei primi mesi del 2021, ovvero morti per infortunio sul lavoro, come da relativa richiesta agli enti previdenziali.

IN CONCLUSIONE

Consideriamo che la pandemia da Covid-19 ha messo definitivamente a nudo la crisi del capitalismo e l’incapacità della borghesia di governare il mondo; evidenza che emerge con forza ancora maggiore in presenza di eventi avversi come la pandemia (che alcuni preferiscono definire come ‘sindemia’, sottolineando la sovrapposizione di aspetti naturali ad altri di tipo sistemico).

– Denunciamo gli effetti tossici di un’informazione interessata solo ai click e non alla salute pubblica.

– Condanniamo la gestione disastrosa della pandemia da parte di una classe politica per niente autorevole ed incapace di indirizzare una comunicazione chiara ed efficace.

– Esprimiamo tutta la nostra preoccupazione per il disegno reazionario della componente maggioritaria degli anti-vaccinisti per principio ideologico ed il nostro disappunto e disaccordo con quelle componenti progressiste e comuniste che aderiscono e si accodano alle loro campagne, condividendo piazze e parole d’ordine con neocons e neofascisti dichiarati.

– Rivendichiamo a gran voce la necessità della vaccinazione di massa in tempi rapidi nei paesi oppressi dall’imperialismo, il riconoscimento di tutti i vaccini smarcandosi dai giochi geopolitici, la sospensione delle licenze brevettuali, la gratuità dei tamponi e di tutti gli esami utili per il contrasto alla Covid-19, nonché il massiccio finanziamento alla ricerca pubblica valutando le possibilità della produzione di vaccini pubblici seguendo l’esempio di Cuba.

– Riteniamo che il “Green Pass” sia una mezza misura che scarica le responsabilità sui cittadini, incentiva la vaccinazione ma crea la pericolosissima illusione di luoghi “Covid-free”. Ogni cosa sotto il cielo ha la sua ora ed è giunto il momento del superamento delle fin troppo spesso ipocrite “mezze misure”.

– Chiamiamo le lavoratrici e i lavoratori allo sciopero generale dell’11 Ottobre 2021, contro lo sblocco dei licenziamenti, per adeguate misure di contrasto alla Covid-19 nei luoghi di lavoro, nelle scuole e sui mezzi di trasporto pubblici.

– Facciamo appello alle compagne ed ai compagni, oggi presenti come noi in differenti ambiti o gruppi organizzati, a sostenere apertamente una battaglia di chiarezza oggi necessaria al fine di uscire dall’emergenza e dalle nebbie della polarizzazione controllata, ricostruire una autonomia politica ed ideologica e aprire nuove prospettive di trasformazione rivoluzionaria.

Comitato Nazionale “Chiarezza sui Vaccini”
Marxismo e metodo scientifico nella nuova fase pandemica

8 settembre 2021

https://chiarezzasuivaccini.wordpress.com/
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Prime adesioni individuali: 

Anika Persiani
Massimo Zucchetti
Adriano Ascoli
Gianfranco Fornoni
Francesco Piccioni
Giorgio Cremaschi

Dario Parisi
Domenico Di Dato
Clara Statello
Ciro Brescia

Francesco Fumagalli
Vito Maiorano
Massimiliano Romanello
Tommaso Pola
Nicolò Santerini
Rosa Maura La Tella
Silvia Benedetti
Duilio Romanello
Marco Nieli
Marco Riformetti

Samuel Fabbri
Eugenio Leozappa
Susanna Angeleri
Daisy Rapanelli
Aldo Romaro
Franco Specchio
Omar Minniti
Giovanni Di Maio
Maria Vittoria Tirinato
Mariagrazia Giannuzzi

Giovanni Bruno
Fabio Rocca
Nicola Beltrano
Antonella Montaruli
Dario Caputo
Svetlana Mazur
Carmen Malaika
Antonio Currò
Mariagrazia Pippia
Vincenzo Leone

Giada Galletta
Roberto Lesignoli
Daria Furlan
Alessio Decoro
Luciano Pomona
Francesco Artosi
Giovanna Antico
Renzo Amenta
Sebastiano Caspanella
Ada Romito

Simone Bruni
Massimo Cerullo
Paolo Maria Emiliani
Dussan Crevatin
Mario De Luca
Marcello Piantadosi
Elena Masera Arigoni
Patrizia Donadello
Giovanni Li Vigni
Felicia Violi

Rossella Giordano
Edoardo Carusillo
Stefano Ruggieri
Daniele Romeo
Barbara Lattanzi
Maddalena Celano
Alfonso Gentile
Onofrio Castriotta
Angelo Iacobbi
Massimo Pin

Giuseppina Ficarra
Vincenzo Bellantoni
Ettore Scamarcia
Arianna Organo
Walter Menicocci
Kaiiri Harir
Francesco Ballerini
Stefano Nincheri
Cristina Sordi
Giovanni De Caprio

Antonio Simonetti
Enzo Pellegrin
Michele Cirinesi
Giuseppe D’Angelo
Eugenio Gurreri
Lavinia Parisi
Giorgio Luppi
Mirco Mazzotti
Davide Agostinelli
Riccardo Agostinelli

Domenico Cortese
Stefano Mussuto
Pietro Guiducci
Renzo Carlini
Asdrubal Cruz
Gennaro Esposito
Chiara Monaco
Giuseppe Lauri
Andrea Martocchia
Massimo Campus

Katia Albini
Flavio Crotti
Barbara Maffione
Antonio Campisi
Silvana Sale
Enzo Cadei
Pia Panseri
Thomas Moro
Giuseppina Cataldi
Ivan Bach

Simone Ratti
Massimo Betti
Alessio Niccolai
Peppe Graziano
Luca De Crescenzo
Stefano Macri
Ugo Maisto
Riccardo Izzum
Denis Valenti
Antonio Giongo

Fabio Matteo
Franco Ollando
Alberto Tarozzi
Domenico Martelli
Carmen Berta
Mario Ronchi
Barbara Mangiapane
Roberto Barbieri
Maria Rita Burgio
Diana De Carlo

Enrico Morza
Daniela Agostini
Leonardo Nicoli
Salvatore Giordano
Anna Carmela Buble
Tiziano Cardosi
Domenico Caruso
Fiorenza Arisio
Giuseppe Nastro
Lucia Biondi

Enrico Vair
Denis Serravalle
Paolo Utzeri
Teresa Prinsi
Marco Bagozzi
Moez Chamkhi
Francesca Torre
Cristiana Boscarelli
Sergio Orazi
Omar Núñez

Brunello Arborio
Pietro Maffione
Alessandro Tosolini
Antonio Bove
Umberto Oreste

Silvia Di Fonzo 
Mattia Cavatorti 
Donatella Iacobelli
Danilo Consalvo
Stefano Mori

Fabrizio Burattini
Alberto Caffi
Walter Iannuzzi
Ada Josefina Martínez

Gianni Fasciotto

>>> continua su https://chiarezzasuivaccini.wordpress.com >>>

Brasile: movimento no-vax una seria minaccia per la salute globale

a cura di Marco Nieli

Con gravi ritardi nella stipula dei contratti con la Pfizer (risalenti allo scorso 19 marzo) ma con all’attivo un’interessante precoce sperimentazione/produzione locale a San Paolo (Ist. Butantan) del Coronavac, su brevetto Sinovac (cinese), nel Brasile la campagna vaccinale stenta a decollare con circa un quarto della popolazione di 214 milioni di abitanti che ha completato il ciclo vaccinale e circa 125 milioni che hanno ricevuto la prima dose.

Il ritardo, dovuto a vari fattori, tra cui l’atteggiamento criminalmente riduzionista (in realtà, secondo alcuni, cinicamente lucido nella volontà di perseguire obiettivi di pulizia etnica) da parte della Presidenza Bolsonaro e dei suoi accoliti, pervicaci sostenitori dell’inutilità/dannosità dei vaccini (specie quelli a matrice virale come il Coronavac) e dalla visione fatalista di vari culti/sette riconducibili alla cosiddetta “teologia della prosperità”, continua a ricadere quotidianamente sui tassi di contagio/ricoveri di base o per terapia intensiva e letalità/mortalità rilevati tra la popolazione brasiliana.

Qui di seguito, alcuni dati utili, al 24/08/2021, desunti dall’OpenDATASUS (sistema di rilevazione/archiviazione/comunicazione dati ufficiali del governo brasiliano):

-Casi accertati di positività: 20.614.866

-Decessi dovuti al Covid-19: 575.742

-Letalità media: 2,8%

-Persone vaccinate con la prima dose: 125.339.734 (59,19%)

-Persone vaccinate con la seconda dose: 56.820.544 (26, 83%)

-Totale dosi inoculate: 182.160.278

 

Il Movimento no-vax: una seria minaccia alla salute globale

21 SET 2020

di LUIZ CARLOS DIAS | ISTITUTO DI CHIMICA dell’Unicamp di San Paolo (Brasile) [https://www.unicamp.br/unicamp/ju/artigos/luiz-carlos-dias/movimento-antivacinas-uma-seria-ameaca-saude-global]

 

Il movimento no-vax è criminale e rappresenta una minaccia seria e crescente per la salute globale. C’è, a tutti gli effetti, un movimento no-vax in crescita in Brasile, quindi non possiamo ignorarlo.

Un articolo pubblicato il 10/09/2020 sulla rivista Lancet, che coinvolge 284.381 persone in 149 paesi, mostra che il movimento no-vax, l’estremismo religioso, l’instabilità politica, il populismo, le notizie false e questioni come la sicurezza possono danneggiare le campagne di vaccinazione di massa e la dipendenza dai vaccini nei paesi con questi problemi. Vaccini, servizi igienico-sanitari di base, acque reflue trattate e acqua pulita sono i nostri migliori strumenti di salute pubblica.

I vaccini sono responsabili dell’aumento della nostra aspettativa di vita, sono stati i principali responsabili della diminuzione della mortalità infantile e sono una pietra miliare nella storia della salute umana. I vaccini salvano circa 3 milioni di persone all’anno, ovvero 5 persone ogni minuto. In Brasile, negli anni ’50, circa il 10% dei bambini moriva prima dei primi cinque anni di vita. Malattie come il morbillo, la poliomielite, la varicella, la parotite, la rosolia, il tetano, la difterite, il rotavirus, la pertosse sono state messe sotto controllo. Il vaiolo è stato debellato nel 1980.

 

Secondo i dati del Programma Nazionale di Immunizzazione (P.N.I.) del 2019, dopo 20 anni, il Brasile osserva un calo delle coperture vaccinali per i bambini e non raggiunge l’obiettivo dei principali vaccini indicati per i bambini fino a 2 anni. I dati del Sistema Nazionale Immunizzazione (archivio Datasus) mostrano che il tasso di abbandono di nove vaccini in Brasile, come il meningococco C (due dosi), l’MMR (in due dosi contro morbillo, rosolia, parotite) e la poliomielite (tre dosi), è cresciuto di circa il 48% negli ultimi cinque anni. La copertura vaccinale contro la polio nel paese era del 96,5% nel 2012 e dell’86,3% nel 2018, con il peggior tasso di vaccinazione nel 2019 dall’anno 2000.

Il vaccino ha eliminato il morbillo dalla popolazione brasiliana, ma questo è ritornato nel paese e nel 2019 abbiamo avuto circa 18mila casi in 526 comuni e 23 stati della Federazione, con 15 decessi. Le statistiche sull’abbandono includono anche i bambini che hanno assunto una dose iniziale di un determinato vaccino, ma non tornano per le dosi successive. Questi dati sono preoccupanti ed evidenziano la necessità di un’intensa mobilitazione per espandere la copertura vaccinale contro il Covid-19 in Brasile.

Il calo della copertura può avere una serie di ragioni, che vanno dal sottofinanziamento delle priorità di salute pubblica a questioni logistiche come l’approvvigionamento e la distribuzione, fino alla mancanza di campagne di sensibilizzazione pubblica. Questa riduzione della copertura vaccinale potrebbe anche essere stata influenzata dal successo del Programma Nazionale di Immunizzazione nel paese, poiché abbiamo eliminato alcune delle principali malattie e la difficoltà di accesso delle famiglie ai servizi sanitari essenziali.

Abbiamo bisogno di informazioni scientifiche di qualità, didatticamente accessibili, esposte con un linguaggio chiaro, per combattere il crescente movimento no-vax e negazionista nel paese, soprattutto in questo momento di polarizzazione politica. Abbiamo bisogno di persone che moltiplichino messaggi e informazioni corrette sull’importanza della vaccinazione contro il Covid-19. Tra le ragioni che sono state sollevate sui social network da gruppi no-vax ci sono teorie del complotto, alterazioni del DNA, Bill Gates, chip nei vaccini, che causerebbero autismo, conterrebbero mercurio, feti abortiti, rappresenterebbero un pericolo o al massimo, sarebbero inefficaci e molte persone stanno leggendo queste notizie false.

Dobbiamo avviare una campagna per coinvolgere e preparare la popolazione brasiliana e l’infrastruttura del SUS (=Sistema Universale di Salute) a combattere questo movimento no-vax e a non lasciarlo crescere. È necessario incoraggiare e portare un messaggio chiaro alla popolazione brasiliana sulla necessità e l’importanza della vaccinazione di massa contro il Covid-19. Dobbiamo agire su più fronti, il compito sarà complesso, complicato e non ci vorrà molto per agire se vogliamo evitare che i gruppi no-vax inizino a diffondere menzogne e fake news sui social riguardo ai vaccini contro il nuovo coronavirus. L’espansione delle teorie del complotto sulla vaccinazione è anche correlata ai problemi di comunicazione tra ricercatori, scienziati, medici e altri professionisti della salute con la società.

 

La buona notizia: nove vaccini candidati nell’ultima fase della sperimentazione

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), abbiamo 192 candidati vaccinali registrati, di cui 146 in studi preclinici, 37 nelle fasi 1 e 2 e 9 nella fase 3. Quasi tutti hanno avuto bisogno di due dosi negli studi di fase 2, per indurre una risposta anticorpale, alcuni inducendo anche una risposta delle cellule T.

• Università di Oxford/AstraZeneca (UK) – AZD1222 – Vettore virale non replicante, adenovirus di scimpanzé attenuato, due dosi, intervallo di 28 giorni

• Janssen Pharmaceutical Companies (USA) – AD26CoV-S1 – Vettore virale non replicante, adenovirus umano, due dosi con intervallo di 56 giorni

• CanSino Biologics Inc./Beijing Institute of Biotechnology (Cina) – AD5-nCoV – Vettore virale non replicante, adenovirus umano Ad5, attenuato, 1 dose

• Istituto di ricerca Gamaleya (Russia) – Sputnik V – Vettore virale non replicante, adenovirus umano, due vettori, una dose di rAd26-S e una dose di rAd5-S dopo un intervallo di 21 giorni.

• Sinovac (Cina) – CoronaVac – Virus inattivato, due dosi a distanza di 14 giorni

• Sinopharm/Wuhan Institute of Biological Products (Cina) – Virus inattivato, due dosi a intervalli di 14 o 21 giorni

• Sinopharm/Beijing Biological Products Institute (Cina) – Virus inattivato, due dosi a distanza di 14 o 21 giorni

• Moderna/National Institute of Allergy and Infectious Diseases (USA) – mRNA-1273 – RNA messaggero, due dosi con intervallo di 28 giorni

• Pfizer/BioNTech/Fosun Pharma (USA e Germania) – BNT162 – Messenger RNA, due dosi, intervallo di 28 giorni

Sebbene non sia ancora chiaro quale sia il principale marker di protezione contro il Covid-19, lo studio clinico di fase 3 mira a valutare l’efficacia della prevenzione dell’infezione e della prevenzione dei casi di Covid-19 nella popolazione vaccinata o di rendere più lieve la malattia. Un vaccino ideale sarebbe efficace in una sola dose, inducendo (da subito) l’immunità sterilizzante, immunizzando la maggior parte degli inoculati, producendo un’immunità di lunga durata, con poca reatto-genicità e pochi effetti collaterali immediati o tardivi, facilità di conservazione, distribuzione e applicazione. Che non abbia bisogno di una catena del freddo con temperature molto basse e che sia accessibile, disponibile ed economico.

 

Terminate tutte le fasi della sperimentazione, quali i passi successivi?

Avremo sicuramente più di un vaccino approvato contro il Covid-19. L’ANVISA (l’Ente regolatorio brasiliano per l’approvazione di farmaci e vaccini, n.d.T.) dovrà inoltre lavorare in maniera accelerata per registrare i vaccini approvati nella fase 3, mantenendo il necessario rigore scientifico. Ma c’è una reale possibilità che avremo bisogno di almeno due dosi di vaccino. Siamo 212 milioni di brasiliani, se avremo l’80% di adesione, vaccineremo circa 170 milioni di persone. Se il vaccino offre protezione in una singola dose, avremo bisogno di 170 milioni di dosi, ma se ha bisogno di due dosi, avremo bisogno di 340 milioni di dosi. E poiché questo sarà il più grande programma di vaccinazione nella storia umana, possiamo aspettarci alcune sfide logistiche, oltre a sperare che le persone che prendono la prima dose, tornino per la seconda dose e tornino per un’eventuale terza dose – in particolare, i gruppi di anziani e delle persone con comorbilità o con un sistema immunitario più carente e meno robusto in termini di risposta vaccinale. Le persone dovranno prendersi un congedo dal lavoro, perdere tempo in lunghe file e tutto ciò due volte. E probabilmente, sperimenteranno effetti collaterali spiacevoli come febbre, dolore e gonfiore nel sito di applicazione, tutte e due le volte in un breve periodo di tempo.

Bisogna produrre milioni di dosi e avremo bisogno di acquisire componenti e coadiuvanti dai mercati esteri, poiché il Brasile non li produce qui. Dall’acquisizione dell’Ingrediente Farmaceutico Attivo (IFA) e dei coadiuvanti, iniziano le fasi di formulazione, controllo qualità, riempimento ed etichettatura. Segue la fase di stoccaggio, la catena del freddo, il trasporto e la movimentazione, la distribuzione e l’amministrazione.

Sono necessari anche dispositivi di protezione individuale per la manipolazione dei vaccini nelle celle frigorifere, in modo che i lotti di dosi possano essere adeguatamente imballati e spediti. E dopo, avremo bisogno di siringhe, aghi, fiale di vetro, tappi per le fiale, imballaggi per conservare le fiale del vaccino, guanti, tutti materiali monouso. Verranno generati molti rifiuti sanitari e sarà necessaria una grande cura per lo smaltimento. Le sfide sono molteplici, oltre a sperare in una buona efficacia, sostenibilità e durata della protezione vaccinale.

La stabilità dei vaccini dipende dalla temperatura di conservazione. I vaccini possono perdere efficacia a causa delle variazioni di temperatura nella produzione in serie, nello stoccaggio e nel trasporto. I vaccini sono prodotti molto sensibili e il calore, il freddo e la luce ambientale possono indebolire un vaccino, a seconda della formulazione. Alcuni di essi possono essere conservati a temperature comprese tra lo 0° e i 10°C, ma è necessario pensare a strategie di catena del freddo, in modo che venga mantenuto un corretto stoccaggio in tutte le fasi di produzione, immagazzinamento, trasporto e distribuzione fino all’arrivo, nel centro di salute o sito di applicazione.

Poiché le molecole di mRNA sono molto sensibili, i candidati vaccini della società americana Moderna e Pfizer/BioNTech possono comportare sfide logistiche, poiché avranno sicuramente bisogno di congelatori con temperature da -20 gradi Celsius a -70 gradi Celsius, che sono comuni nei laboratori delle università e istituti di ricerca, ma non presso le postazioni sanitarie del SUS.

I vaccini a virus inattivati, come il cinese Sinovac, possono forse essere conservati nei comuni frigoriferi, ma è necessario aver cura della loro stabilità e mantenere una temperatura bassa, soprattutto nei luoghi con instabilità nella fornitura di energia elettrica.

Il Brasile è un paese gigantesco, con persone sparse in luoghi molto remoti, quindi i vaccini devono arrivare via terra, acqua e aria. Alcuni vettori come l’UPS e la DHL si stanno attrezzando e gli aeroporti devono fare lo stesso. Avremo bisogno di buone scorte di ghiaccio secco per mantenere la temperatura bassa, allo scopo di garantire che le dosi non vengano compromesse durante il trasporto in luoghi senza elettricità.

Non ci possono essere errori in questo percorso, poiché qualsiasi esposizione a troppa luce o temperatura inadeguata può danneggiare la qualità dei vaccini, portando alla perdita di potenza, il che sarebbe un enorme disservizio.

E, naturalmente, i professionisti responsabili delle applicazioni devono ricevere formazione, istruzioni per il confezionamento, l’apertura e la manipolazione delle fiale con i vaccini.

Il Brasile ha molta esperienza nelle campagne di vaccinazione di massa, il Programma Nazionale di Immunizzazione (PNI) funziona molto bene e grande articolazione dei vari segmenti della società civile. I candidati al vaccino sono nelle mani degli scienziati, ma per quanto riguarda la vaccinazione? In Brasile, chi deciderà chi la prenderà per primo? Quali sono i meccanismi decisionali? È una decisione politica? Quale sarà il ruolo della scienza in questo momento di decisione? Siamo pronti per la vaccinazione di massa, pensando di applicare due dosi in periodi che vanno dai 14 ai 60 giorni? E come sarà attuato il monitoraggio dei possibili effetti avversi nella fase di farmacovigilanza dopo le applicazioni? Spero che la pianificazione logistica sia già iniziata.

[Trad. di Marco Nieli per ALBAinformazione]

 

(VIDEO) Venezuela y sus Pasivos Ambientales

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El proyecto de recuperación de crudo de Renzo Amenta 

Rusia: los comunistas y la pandemia

por Svetlana Mazur y Marco Nieli*

[en idioma italiano]

Hemos leído con mucho interés el artículo que proponemos traducido para los lectores de idioma castellano también, y nos dirijimos al autor algunas preguntas, el camarada Vladimir Andreev (que lo redactó en nombre del PCOR – PCUS) para que nos haga algunas aclaraciones.

Muchas gracias por su apreciación del artículo “Una vez más sobre Covid-19 y la vacunación”. Sin embargo, debo subrayar que el artículo es una expresión de la posición de nuestro partido -el Partido Comunista Obrero Ruso- y que sólo se me encargó escribirlo.

Es un artículo singular, que expresa una división de tipo ideológico y político. ¿Se siente aislado en esta polémica?

En realidad, no estamos tan solos. Al fin y al cabo, decenas de partidos comunistas y obreros de todo el mundo firmaron el pasado febrero una declaración conjunta sobre la situación mundial provocada por la nueva pandemia de coronavirus. ¿No es esta declaración un elemento de fuerza, a pesar que algunos de los firmantes, como es el caso del PCFR (el partido de Ziuganov) tienen opiniones muy ambiguas sobre las medidas necesarias en la lucha contra la infección por coronavirus?

Diré algo sobre la cuestión del revisionismo en el movimiento comunista de la Rusia actual. Habitualmente, cuando se habla de este tema, se hace referencia al “revisionismo de derechas”, cuyo principal representante es el Partido Comunista de la Federación Rusa (PCFR). El principal problema no es que el líder de este partido haya declarado que “Rusia ha sobrepasado el límite de las revoluciones” y que el PCFR, en opinión de muchos, vea en las elecciones parlamentarias y presidenciales la única vía de acceso al poder. De hecho, ¡el PCFR ni siquiera pretende ganar elecciones! Para ellos, basta con tener representación en la Duma Estatal (parlamento ruso), lo que les garantiza la financiación estatal. Y, además, durante el empeoramiento de la situación política y social en Rusia, el PCFR ha tratado de obstaculizar el desarrollo de la situación revolucionaria, haciendo todo lo posible por eludir las contradicciones formadas en la sociedad, en lugar de aprovecharlas como deberían hacer los comunistas revolucionarios. Lo hemos denunciado repetidamente durante mucho tiempo. Es interesante que algunos de los antiguos miembros de la dirección del PCFR hoy en día simpaticen con nuestra posición. Por ejemplo, puede leer el artículo de Y. M. Voronin, antiguo miembro del Comité Central del PCFR en rusrand.ru.

¿Seria este el revisionismo histórico en Rusia al que se refiere, más institucional y vinculado a los círculos oficiales?

Por supuesto, hay diferentes estados de ánimo en las organizaciones de base del PCRF. Pero cualquier intento de volver a la estrategia y la táctica marxista-leninista “desde abajo” es reprimido con éxito por la dirección del PCRF.
Sin embargo, además del revisionismo de “derecha”, también existe el revisionismo de “ultraizquierda”.

Los representantes de esta corriente -criticada en el artículo- están dispuestos a rechazar inequívocamente cualquier acción de las autoridades burguesas. Hay que señalar que si fueran tan radicales no sólo en las palabras sino también en los hechos, tendrían que ir sin pantalones, porque tanto el presidente ruso Vladimir Putin como el primer ministro M. V. Mishustin llevan pantalones…

Creemos que la reacción de la oposición comunista a las acciones de las autoridades debe ser dialéctica. Algunas medidas deberían rechazarse por completo proponiendo su propio plan de acción. Algunas decisiones deben tratarse con neutralidad. Y algunos otros deben ser apoyados, total o parcialmente. Como ejemplo de esta política dialéctica, podemos recordar las acciones de los bolcheviques que apoyaron a Kerensky durante el motín de Kornilov.

En el marco de la lucha contra la infección por coronavirus, hay que denunciar a las autoridades rusas por el colapso de la medicina en el país, por los recortes drásticos e injustificados del personal médico, por el cierre de hospitales, etc.

¿Qué más identifica esencialmente esta forma de oportunismo que usted llama “revisionismo de izquierdas”? Aparte de la típica ilusión “velleitaria” y poco realista ¿qué actitud prevalece en estos ámbitos?

Una característica del revisionismo de “ultraizquierda” es, sin duda, su disposición a formar todo tipo de alianzas políticas sin principios tambien con las fuerzas de extrema derecha. Como ejemplo podemos citar el indigno “frente transversal”. Está claro que de esta manera “la ultraizquierda” busca ampliar su base social. Sin embargo, en realidad, al aliarse con las fuerzas reaccionarias, están comprimiendo esta base al cambiar significativamente su composición cualitativa. A través de esta alianza ganarían un número de partidarios entre los elementos más obscuros y atrasados, pero harían imposible ganar el apoyo de los progresistas, los partidarios de una visión científica.

Por último, es característico que los numerosos “ultraizquierdistas” apoyen a cualquiera que sea “perseguido” en la sociedad burguesa. Al hacerlo, este apoyo suele acabar protegiendo los derechos de la minoría, al tiempo que se pisotean los derechos de la mayoría de la población. En el caso de la infección por coronavirus, esta actitud se reduce en apoyar a los “antivacunas” con propaganda de ultraizquierda. Pero el aumento del número de ciudadanos no vacunados conduce inevitablemente a un aumento del número de enfermos, no sólo entre los opositores ideológicos a la vacunación, sino también en el resto de la sociedad, empeorando la situación epidemiológica en su conjunto y prolongando en última instancia las medidas de cuarentena.

Saludos al camarada Vladimir Andreev y a los camaradas de la Federación Rusa.

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Una vez más sobre Covid-19 y las vacunas

12 de agosto de 2021

El 13 de agosto se actualizó el récord diario de muertes por coronavirus en Rusia: 815 pacientes con coronavirus murieron en un día, lo que supone un nuevo máximo desde el inicio de la pandemia. Esto supone un 0,87% más que el día anterior (808), cuando se estableció el anterior récord. El número total de muertos ascendió a 168.864, según la central federal COVID-19.

La humanidad ha sufrido enfermedades infecciosas a lo largo de su historia. Se han utilizado diferentes métodos para tratar a los enfermos y también para prevenir la propagación de infecciones. Al principio, la gente recurría a las oraciones a las deidades según la religión predominante de un pueblo determinado. ¡Ay! Ayudó muy poco. Las epidemias siguieron cobrándose la vida de millones de personas. La situación sólo empezó a cambiar tras la introducción de medidas de cuarentena y la llegada de la vacunación.

El año 1796 marcó un punto de inflexión en el uso de la vacunación, cuando el médico inglés E. Jenner, durante su trabajo en el Reino Unido, introdujo una nueva vacuna. Jenner, mientras trabajaba en un pueblo, observó que las lecheras que trabajaban con vacas infectadas con el virus de la vacas no contraían la viruela. Jenner supuso que el virus de las vacas fuese la base de la protección contra la viruela humana y decidió hacer un experimento revolucionario para la época: inoculó a un niño el virus de la vaca y demostró que se volvía inmune a la viruela; todos los intentos posteriores de infectar al niño con viruela humana fueron infructuosos. Así nació la vacunación, del latín ‘vacca’ – vaca, aunque el propio término empezó a utilizarse más tarde.


Parecería que el júbilo por el descubrimiento de una forma eficaz de prevenir el contagio de una infección tan peligrosa debería haber sido universal. También parecía que habían llegado tiempos bastante ilustrados y que se había acabado la caza de brujas medieval, ¡pero no! Al mismo tiempo que las vacunas, aparecieron los antivacunas. Según ellos, a los vacunados con la vacuna bovina les podrían crecer cuernos y ubres.

Han pasado más de dos siglos. A ninguno de los vacunados contra la viruela de las vacas les han salido cuernos y ubres, pero los antivacunación no han desaparecido. Los oscurantistas y los ignorantes abundan en todas las épocas y en todos los países. Aunque en menor medida, lamentablemente también estaban presentes en la URSS. Precisamente a ellos estaba dedicado el cartel soviético de los años 60.

Es significativo que una familia que se niega a ser vacunada esté representada en negro en el cartel. ¿Qué otro color puede utilizarse para representar a los oscurantistas que, por culpa de ridículas supersticiones, condenan a una posible muerte no sólo a ellos mismos, sino también a quienes les rodean, incluido su propio hijo?

En cambio, los ciudadanos conscientes comprendieron los beneficios de las vacunas, como, por ejemplo, el personaje del siguiente cartel.

Por cierto, los diversos carteles sanitarios y educativos sobre el tema de la lucha contra las infecciones estaban muy extendidos. Y no sólo carteles. Incluso en las cajas de cerillas se imprimían imágenes que invitaban a la gente a llevar mascarilla durante las epidemias de gripe.

Para los más pequeños, había maravillosos dibujos animados como “El hipopótamo que tenía miedo a las vacunas”. La propaganda soviética había logrado su objetivo: la mayoría de los ciudadanos de nuestro país recibieron todas las vacunas necesarias. Sin embargo, también habría sido difícil rechazarlos. Sin ser una serie de vacunas obligatorias, un niño de toda manera no podía asistir ni al jardín de infancia ni a la escuela. Así, la vacunación contra diversas enfermedades en la URSS era, de hecho, obligatoria. Los ciudadanos soviéticos fueron vacunados casi sin excepción contra el sarampión, la tos ferina, la poliomielitis, la rubeola, el tétanos y la tuberculosis. De 1929 a 1980 también se les vacunó contra la viruela.

En la década de 1980 se eliminó la vacunación contra la viruela, pero se añadió la vacunación obligatoria contra las paperas.

La caída del poder soviético vino acompañada de la sustitución en la sociedad de la visión materialista del mundo imperante por la fe en lo sobrenatural. Las masas se volvieron hacia la religión. La ortodoxia reforzó enormemente su posición en Rusia. Además, se han extendido muchos tipos de sectas de todos los colores. La llegada de Internet ha permitido a los partidarios de ciertas opiniones anticientíficas y místicas comunicarse entre sí directamente en línea, incluso sin ninguna sede formal. Por eso no es de extrañar que, en cuanto comenzó la vacunación masiva contra la infección por coronavirus en Rusia, aparecieran con no menos fuerza los antivacunas.

Entre ellos también se encuentran los fanáticos religiosos que afirman que ninguna vacuna puede ayudarnos y que la única vía de salvación es postrarse ante Dios. Y también hay, al parecer, patriotas “prosoviéticos” que alaban la vida en la URSS y reprochan el capitalismo. De ellos se puede escuchar: “Confiamos en las medidas soviéticas contra las infecciones peligrosas, porque fueron utilizadas por nuestro querido gobierno soviético. Pero ahora no podemos confiar en las mismas medidas médicas porque ahora son utilizadas por el régimen antipopular de la RF capitalista”.

Si nos atenemos a esta lógica y consideramos que las medidas soviéticas para luchar contra la enfermedad se vuelven automáticamente inservibles porque ahora los capitalistas están en el poder, ya no deberíamos utilizar termómetros, hacer ecografías y fluorografías, medir la presión arterial, poner inyecciones, utilizar los mismos medicamentos que tomábamos en la URSS y que se utilizan hasta hoy. Se acabaron los partos en maternidades y los tratamientos en residencias y hospitales. ¿Tonterías, tonterías? Exactamente. Es más o menos como decir: “En la URSS respetábamos las normas de tráfico porque vivíamos en nuestro país, pero ahora ya no respetamos las mismas normas porque vivimos en un país burgués”. Cualquier persona que tenga sentido de la razón entiende a qué conduce este enfoque.

Entre los antivacunas “prosoviéticos” de la Rusia actual también hay quienes se autodenominan comunistas. Se trata de una sección de antiguos miembros del partido que se escindió del PCUS PCOR y que ahora se autodenomina PCUS PCOR(b) y que acaba de emitir otra declaración con un título largo e ilegible, al igual que el texto de la propia declaración, a saber: “Declaración del Comité Central del CPUS PCOR(b) sobre las declaraciones de los 50 y 70 partidos comunistas y obreros sobre la situación del coronavirus, firmada también por el Comité Central del CPUS PCOR(m). [1] Esta “declaración sobre las declaraciones”, en particular, dice: “Pedimos a las autoridades de la Rusia burguesa que adopten la experiencia soviética en la lucha contra las infecciones…”. ¡Muy bien! Yo, por mi parte, estoy totalmente de acuerdo. Pero el siguiente párrafo dice “Pedimos a las autoridades de la Rusia burguesa que supriman las absurdas medidas restrictivas y la vacunación obligatoria…”.

 

Acabamos de analizar cómo iba la vacunación contra enfermedades peligrosas en la URSS. De hecho, la vacunación en la URSS contra una serie de enfermedades era obligatoria. Así que, queridos “declarantes sobre declaraciones”, finalmente ¿qué queréis, que “las autoridades de la Rusia burguesa adopten la experiencia soviética para luchar contra las infecciones” o que “las autoridades de la Rusia burguesa supriman las absurdas medidas restrictivas y la vacunación obligatoria…”? Sólo hay que elegir uno de los dos. ¿O acaso no es necesario en tales declaraciones presentar el texto con sentido y sin contradicciones? Lo más importante es hacer ruido, demostrar que estás vivo. Pues bien, han hecho ruido. Hagamos un favor a nuestros antiguos compañeros: seguiremos analizando el texto de su declaración.

 

Pasemos a las “absurdas medidas restrictivas”. En qué consisten… ya sabes. Principalmente el uso de mascarillas en el transporte público y en las tiendas y también el código QR para visitar los establecimientos de restauración. No conozco los datos de toda Rusia, pero en Moscú a veces se ha introducido este código y a veces se ha eliminado. No puedo decir cuándo hace falta este código ahora en la capital – no frecuento los establecimientos de restauración pública, como en casa. Sin embargo, si el código QR es estrictamente necesario en la ciudad de “Thumen” y por ello uno de los firmantes de la “declaración” no ha podido entrar en su bar o restaurante favorito, expreso mi más sentido pésame.

 

Pero, ¿cómo fueron las cosas con las “medidas restrictivas” en la URSS? Como ejemplo podemos recordar la epidemia de viruela en Moscú a finales de los años 1959-1960. La lucha contra la peligrosa infección importada de la India siempre estuvo acompañada de medidas restrictivas. No sólo las estructuras del Ministerio de Sanidad, sino también las del Ministerio del Interior, junto con el KGB, fueron utilizadas para localizar el brote. Cientos de personas que estuvieron en contacto con la fuente de la enfermedad fueron identificadas por su nombre. Los probables portadores de viruela fueron llevados a la fuerza a los hospitales de enfermedades infecciosas. Incluso los aviones dieron la vuelta después de comprobar que había un pasajero potencialmente infectado a bordo del vuelo. El gobierno soviético ordenó la administración urgente de la vacuna contra la viruela para la vacunación general de la población de Moscú y su provincia. Gracias a las medidas adoptadas se impidió la propagación de la epidemia de viruela, deteniendo la propagación de la peligrosa enfermedad por el territorio de la URSS. Por cierto, en 1966 se hizo la película “Trouble Comes to Town” sobre estos hechos.

 

Aquí hay una imagen de la película.

 

Se trata de la imagen de un episodio en el que una persona sana, que quizás entró en contacto con un portador de la infección, fue ingresada a la fuerza.

Testigos presenciales de aquellos hechos afirman que todo está reflejado en la película de forma bastante correcta con una pequeña excepción: los equipos de médicos que se dedicaban al ingreso obligatorio, para que los internos opusieran la menor resistencia, iban acompañados de funcionarios del Ministerio del Interior.

 

Sí, casi me olvido de otra importante demanda de los peticionarios: “devolver a los hospitales rediseñados para la covid-histeria su trabajo habitual de tratamiento de enfermedades reales”. Pero los peticionarios no mencionan qué hacer con los pacientes de los hospitales “reformados”, en particular las unidades de cuidados intensivos.

 

“Los peticionarios, en comparación con la declaración de los 50 partidos comunistas, están muy indignados porque los comunistas exigen pruebas, análisis, mascarillas, vacunaciones y otros servicios médicos gratuitos. En su fervor ultrarrevolucionario explican que “las llamadas vacunas gratuitas, mascarillas, etc. etc. serán sin embargo pagadas indirectamente del bolsillo de los trabajadores, a través de un astuto esquema presupuestario: del bolsillo del trabajador – impuestos – presupuesto – pago de “vacunas gratuitas, mascarillas, etc.” a la burguesía que las produce. Con todo esto, los firmantes de la declaración de los 50 partidos ayudan a la burguesía a saquear a los trabajadores”.

 

Entonces, ¿nuestros declarantes también harán pasar otros derechos de los trabajadores, como la educación (presupuestaria) gratuita, los seguros médicos, etc., por ayudas al capital? De hecho, la facilitación (y el analfabetismo) es a veces peor que el robo.

 

Sería largo y tedioso analizar toda la “declaración sobre la declaración”. Los autores se adhieren a las teorías de la conspiración. Animan sus frases con “es absolutamente evidente”. Por cierto, en opinión de los firmantes, ¡no es necesario argumentar ni probar ninguna tesis gratuita!

 

“Absolutamente evidente” es todo lo que hay. La pandemia es una conspiración mundial de los capitalistas que aparentemente lograron superar las contradicciones al lanzar el proyecto “Covid-19” y al mismo tiempo no les importó la subsiguiente caída de la producción industrial y la consiguiente disminución de sus ganancias.

 

Por cierto, ¿qué pasa, por ejemplo, con Corea del Norte, que no puede considerarse de ninguna manera entre los Estados capitalistas? Pero en Corea del Norte el Covid-19 se considera una enfermedad peligrosa…

 

La declaración contiene las siguientes conclusiones, y cito, conservando tanto el estilo de presentación como las faltas de ortografía:

 

“Los resultados de la vacunación y también las investigaciones de científicos médicos independientes nos permiten llegar a las siguientes conclusiones: Número uno: la mortalidad por la vacuna y también por otras enfermedades, que aparecieron como resultado del mal funcionamiento del sistema inmunitario tras la inoculación de la vacuna (a la que el sistema inmunitario podía hacer frente mucho antes de la vacunación) superó la mortalidad por complicaciones causadas por el propio virus”. – ¿Dónde se han publicado estos resultados? La respuesta no está ahí. Personalmente, entre docenas y docenas de mis conocidos y sus familiares que se vacunaron con “Sputnik”, no murió nadie. Incluso yo mismo, participante voluntario en los ensayos postclínicos de la vacuna “Sputnik-V”, estoy vivo y sano.

 

El efecto secundario más típico entre mis conocidos vacunados -una pequeña fiebre y dolor en las articulaciones después de la segunda dosis- mientras que entre los no vacunados unas cuantas personas murieron y muchas más enfermaron gravemente.

 

Las “conclusiones” posteriores también son muy bonitas y contienen, por ejemplo, frases maravillosas como “modificación genética del genoma humano” (a echar un vistazo, por ejemplo, en Wikipedia para comprobar el significado de la palabra “genoma” a los firmantes, quizá, les falte tiempo). Para abreviar, las conclusiones recuerdan al texto humorístico sacado de Internet: “¿Por qué no hay que llevar sombreros cuando hace frío?”.

Cita: 

1. El sombrero no proporciona el 100% de defensa contra el frío.

2. No me fío de los sombreros rusos.

3. Los sombreros están mal probados.

4. Los sabañones no existen, es todo propaganda.

5. Nos obligan a llevar sombreros para entrenarnos en la sumisión.

6. Todos los que usan sombreros morirán en dos años.

7. Los sombreros tienen muchos efectos secundarios, incluida la esterilidad.

8. Aunque el sombrero te haya ayudado una vez, tendrás que volver a usarlo en el siguiente invierno, por lo que no tiene ningún efecto.

9. El cuerpo se acostumbra al frío por sí mismo, no debemos impedirlo llevando un sombrero.

10. El sombrero es la fase de transición por la que el gobierno se prepara para irradiarnos con rayos 5G.

11. Los fabricantes de sombreros inventaron los sombreros para ganar dinero con nosotros.

12. El organismo produce por sí solo el sombrero en forma de cuero cabelludo, pero al portador del sombrero se le produce la sustitución, el pelo deja de crecer y se le hace imposible vivir sin sombrero. Este es el comienzo del “sombrerismo”.

Fuente: https://vsac.mirtesen.ru/blog/43166685274/Pochemu-v-moroz-ne-nuzhno-nosit-shapku-Antiprivivochnikam-ne-smo

Algunas diferencias, ciertamente, están ahí. El texto sobre los sombreros es más correcto, más corto y más inteligente en todos los casos. Así que, firmantes de la “declaración sobre las declaraciones”, ¡tenéis algo que tomar como ejemplo para vuestra futura actividad literaria!

Vladimir Andreev

PCOR- PCUS

* Queremos agradecer la colaboración: a los compañeros del FC Italia, del PCOR – PCUS de la Federación Rusa, Adriano Ascoli, Ciro Brescia y especialmente al compañero Vladimir Andreev por la disponibilidad mostrada.

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[1] De hecho, incluso para nosotros los lectores no rusos, más que para los lectores rusos, la “declaración sobre la declaración” en cuestión tiene un “título largo e ilegible”, exactamente como señala el camarada Andreev.

Así que aquí lo explicamos: los partidos que firmaron la declaración original fueron 50, y luego pasaron a ser 70 y más. El PCOR(b) del Partido Comunista de la URSS se autodenomina “bolchevique” (b)… y a su vez llama “menchevique” (m) al PCOR del Partido Comunista de la URSS (del que se escindió)… con torpes y evidentes intenciones de burla, jugando con el hecho de que el apellido del líder del PCOR empieza por la letra “m”, Malentsov.

 

Un proyecto llamado “Ucrania”

por theduran.com

El 23 de agosto, se lanzó una cumbre denominada “Plataforma de Crimea” en Kiev, donde el presidente ucraniano Vladimir Zelensky culpó una vez más a Rusia de todas las desgracias tanto del Estado ucraniano como de los ucranianos en general. Sin embargo, las verdaderas causas de los procesos que actualmente están destrozando a Ucrania se encuentran profundamente en las raíces de la propia condición de Estado ucraniano. Nos guste o no, Ucrania es un estado creado por el hombre, que no se independizó hasta el final de la Unión Soviética.

Ucranización polaca

El “proyecto ucraniano” original fue desarrollado por los círculos gobernantes polacos y el clero católico para colonizar las tierras del oeste y sur de Rusia. La colonización tuvo éxito y durante tres siglos de dominación polaco-católica surgieron nuevas manifestaciones histórico-culturales en las afueras de Rusia. Los ex rusos se convirtieron gradualmente en occidentales que rompieron los lazos con el mundo ruso.

Sin embargo, los esfuerzos por asimilar a la población rusa afectaron solo a una pequeña parte de la población y no llevaron a un rechazo total de la cultura madre. La gente de las afueras de Rusia no había perdido su carácter ruso. La fe, el idioma y las tradiciones se conservaron y se transmitieron de generación en generación. No surgió un nuevo pueblo ucraniano, que en gran medida predeterminó la futura victoria en la guerra de liberación nacional iniciada por Bohdan Khmelnitsky. La cultura rusa se vengó históricamente y la asimilación artificial de la población retrocedió hasta el siguiente punto de inflexión histórico.

El proyecto de Ucrania austrohúngara

La siguiente ola de ucranización se asoció con el período de dominio austrohúngaro. A fines del siglo XIX, comenzó un período de crecimiento económico activo de Rusia. A la vecina Austria-Hungría no le gustó mucho. Los líderes austriacos, temiendo con razón la influencia rusa sobre los hermanos eslavos, decidieron adelantarse a la situación en un intento de contrarrestar al rival geopolítico y comenzaron a desarrollar el proyecto llamado “Ucrania”.

Se suponía que la creación de una nueva formación estatal crearía una zona de amortiguación entre Rusia y Austria-Hungría. Se inició la ucranización de los galicianos rusos, a través de la cual se pretendía sembrar la discordia entre el pueblo ruso, creando un foco de tensión en la frontera occidental del Imperio ruso y debilitando su desarrollo económico.

Ideología y lenguaje

Para crear el nuevo estado, los austriacos tuvieron que inventar y justificar científicamente la leyenda de origen de los ucranianos y legitimar la ideología anti-rusa, introduciendo el idioma ucraniano en el uso general del país. Comenzó con una historia inventada de una “etnia especial” que era radicalmente diferente de todos los eslavos orientales.

Cuando se resolvió la cuestión de la “memoria histórica”, los austriacos se propusieron crear un nuevo idioma. Intentaron reemplazar el alfabeto cirílico habitual por el alfabeto latino. Rápidamente se hizo evidente que un cambio tan radical no echaría raíces y esta idea fue abandonada. Se tomó como base el alfabeto abreviado del escritor Panteleimon Kulish, quien desarrolló una versión simplificada del alfabeto cirílico para erradicar el analfabetismo. Algunas palabras fueron tomadas del alemán y polaco, y otras fueron inventadas. En 1893, el parlamento austríaco aprobó la escritura ucraniana y los galicianos rusos fueron llamados ucranianos.

El proyecto bolchevique

La Primera Guerra Mundial terminó y los imperios ruso y austrohúngaro desaparecieron de la arena política mundial. Al mismo tiempo, el proyecto geopolítico “Ucrania”, una vez iniciado por los polacos y continuado por los austriacos, continuó existiendo. La siguiente ola que reinició la ucranianización fue la llegada al poder de los bolcheviques y la creación de la República Socialista Soviética de Ucrania (RSSU). En ese momento se creía que otorgar a estos territorios una mayor autonomía y ucranizar a la población ayudaría a combatir el creciente separatismo ucraniano.

Se desplegaron enormes poderes estatales para este propósito: se crearon las “troikas de ucranización”, los hablantes de ruso se tradujeron a la fuerza al ucraniano y la identidad y la autodeterminación ucranianas se implantaron literalmente bajo amenazas de terror. Y así fue durante una década, hasta que los internacionalistas revolucionarios fueron superados por Joseph Stalin.

Ocupación alemana

Otra explotación del problema de Ucrania comenzó durante la Segunda Guerra Mundial. Los partidarios del nazismo en Ucrania dieron la bienvenida a la ocupación alemana y depositaron grandes esperanzas en los invasores. Los periódicos en ruso se cerraron y solo se permitió el uso del idioma ucraniano en la educación y el servicio. Con el apoyo de una población leal a Hitler, el pueblo ruso fue purgado. En la guerra, la ucranización se convirtió en una forma de genocidio cultural, lingüístico y nacional.

Los comandantes de Hitler partieron de una lógica simple: cuantos más ucranianos, menos rusos. El objetivo no era solo destruir Rusia, sino también sembrar la discordia entre los representantes del pueblo ruso. Era importante para los invasores dividir la etnia originalmente unida y empujar a las partes de una etnia única entre sí. Afortunadamente, el plan alemán “¡Divide y vencerás!” no se implementó. El Ejército Rojo puso fin a las ideas de Hitler y, con él, a los sueños de los nazis ucranianos de un “Estado autodenominado” bajo el protectorado del “Reich milenario”.

Después del colapso de la URSS y hasta la actualidad

Al verse privados del apoyo estatal, el “proyecto ucraniano” comenzó a degenerar y desvanecerse. Sin embargo, fue ayudado por el colapso de la Unión Soviética, que dividió a la nación rusa en varias partes desiguales. Esta vez fueron los colonizadores victoriosos de la “Guerra Fría” quienes se involucraron en la ucranización. A pesar de las bonitas consignas en forma de lucha por los derechos, las libertades, la democracia y la igualdad, los objetivos siguen siendo los mismos: debilitar el núcleo imperial, crear una formación cuasi estatal con una agenda anti-rusa cerca de la frontera rusa, para empujar a las dos partes del pueblo ruso una contra la otra.

Y todo esto está sucediendo frente a nuestros ojos, por lo que es una tontería decir que los problemas de la Ucrania moderna son causados ​​por alguna “agresión rusa” o por el presidente ruso Vladimir Putin personalmente. Son causados ​​por la propia naturaleza histórica de este estado y los principios que los ideólogos de Ucraninismo le pusieron hace cientos de años. Desafortunadamente, poco ha cambiado en los últimos años y los ex ucranianos han sido reemplazados por otros nuevos que continúan utilizando el territorio de Ucrania como un instrumento de lucha geopolítica. Ahora hay una guerra civil en Ucrania y la vecina Rusia se percibe como un enemigo. Esto significa que los juegos globales están implementando con éxito los objetivos del “proyecto ucraniano” para el que fue diseñado originalmente.

Russia: i comunisti e la pandemia

a cura di Svetlana Mazur e Marco Nieli*

Abbiamo letto con molto interesse l’articolo che proponiamo tradotto per i lettori italiani, e ci siamo rivolti all’autore, il compagno Vladimir Andreev (che lo ha stilato su mandato del PCOR – PCUS) per alcuni chiarimenti.

Grazie mille per il vostro apprezzamento all’articolo “Ancora una volta sul Covid-19 e sulla vaccinazione”. Devo sottolineare, tuttavia, che l’articolo è espressione della posizione del nostro partito – il Partito Comunista Operaio Russo – e sono stato solo incaricato di curarne la stesura.

È un articolo singolare, esprime una divisione di tipo ideologico oltre che politico. In questa polemica vi sentite isolati?

In realtà non siamo così soli. Dopotutto decine di partiti comunisti ed operai di ogni parte del mondo hanno firmato lo scorso febbraio una dichiarazione condivisa sulla situazione mondiale causata dalla pandemia da nuovo coronavirus. Non è forse questa dichiarazione un elemento di forza, nonostante il fatto che alcuni firmatari, come nel caso del PCFR (il partito di Ziuganov) sostengano delle opinioni molto ambigue in merito alle misure necessarie nella lotta contro l’infezione del coronavirus?

Dirò qualcosa sulla questione del revisionismo nel movimento comunista della Russia attuale. Di solito parlando di questo argomento, si intende il “revisionismo di destra” di cui il principale rappresentante è il Partito Comunista della Federazione Russa (PCFR). Il problema principale non è che il leader di questo partito abbia dichiarato che “La Russia è andato oltre il limite delle rivoluzioni” e il PCFR, a parere di molti, considera le elezioni parlamentari e presidenziali come l’unica via per arrivare al potere. In realtà il PCFR non ha intenzione neanche di vincerle le elezioni! Per loro considera sufficiente avere una rappresentanza nella Duma di Stato (parlamento russo) che garantisca loro i finanziamenti statali. E, oltretutto, durante l’aggravarsi della situazione politica e sociale in Russia, il PCFR ha provato ad ostacolare lo sviluppo della situazione rivoluzionaria, facendo del suo meglio per eludere le contraddizioni formatesi nella società, invece di approfittare delle stesse come dovrebbero fare i rivoluzionari-comunisti. Questo abbiamo denunciato ripetutamente durante molto tempo. È interessante che alcuni degli ex-membri della direzione del PCFR oggi di fatto siano solidali con la nostra posizione. Per esempio, potete leggere l’articolo di Y. M. Voronin, ex membro del Comitato Centrale del PCFR in rusrand.ru.

Questo a cui ti riferisci sarebbe il revisionismo storico in Russia, più istituzionale e legato agli ambienti ufficiali?

Naturalmente, ci sono diversi stati d’animo nelle organizzazioni di base del CPRF. Ma ogni tentativo di ritorno alla strategia e alla tattica marxista-leninista “dal basso” è soppresso con successo dai vertici del partito del CPRF.
Tuttavia, oltre al revisionismo di “destra”, c’è anche un revisionismo di “ultrasinistra”.

I rappresentanti di questa corrente – criticati nell’articolo – sono pronti a respingere inequivocabilmente qualsiasi azione delle autorità borghesi. Va notato che se fossero così radicali non solo a parole ma anche nei fatti, avrebbero dovuto andare in giro senza pantaloni, perché sia il presidente russo Vladimir Putin che il primo ministro M. V. Mishustin indossano i pantaloni…

Crediamo che la reazione dell’opposizione comunista alle azioni delle autorità debba essere dialettica. Alcune misure devono essere rifiutate del tutto proponendo il proprio piano d’azione. Alcune decisioni dovrebbero essere trattate in modo neutrale. Ed alcune altre devono essere sostenute, completamente o parzialmente. Come esempio di questa politica dialettica, possiamo ricordare le azioni dei bolscevichi che appoggiarono Kerensky durante l’ammutinamento di Kornilov.

Nel contesto della lotta contro l’infezione da coronavirus, le autorità russe dovrebbero essere denunciate per il collasso della medicina nel paese, per i tagli drastici ed ingiustificati al personale medico, per la chiusura degli ospedali, ecc.

Cos’altro identifica in sostanza questa forma di opportunismo che definisci come “revisionismo di sinistra”? Oltre ad un tipico velleitarismo che atteggiamento prevale in questi settori?

Una caratteristica del revisionismo di “ultra-sinistra” è senz’altro la sua disponibilità a formare tutti i tipi di alleanze politiche senza principi con le forze di estrema destra. Come esempio possiamo citare il famigerato “fronte trasversale”. È chiaro che in questo modo “l’ultrasinistra” cerca di espandere la sua base sociale. In realtà, però, alleandosi con le forze reazionarie, essi stanno comprimendo questa base cambiando significativamente la loro composizione qualitativa. Attraverso questa alleanza guadagnerebbero un certo numero di sostenitori tra gli elementi più oscuri e arretrati, ma renderebbero impossibile avere il sostegno dei progressisti, dei sostenitori di una visione scientifica.

Infine, per i molti “ultrasinistri” è caratteristico sostenere chiunque sia “perseguitato” nella società borghese. Così facendo, tale sostegno finisce spesso per proteggere i diritti della minoranza, calpestando contemporaneamente i diritti della maggioranza della popolazione. Nel caso dell’infezione da coronavirus, questo atteggiamento si riduce al sostegno agli “anti-vaccinisti” con una propaganda ultrasinistra. Ma un aumento del numero di cittadini non vaccinati porta inevitabilmente alla crescita di ammalati, non solo tra gli oppositori ideologici della vaccinazione, ma anche nel resto della società, peggiorando la situazione epidemiologica nel suo complesso e, in definitiva, prolungando le misure di quarantena.

Un saluto al compagno Vladimir Andreev e alle compagne e compagni della federazione Russa.

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Ancora una volta su Covid-19 e sulle vaccinazioni

12 agosto 2021

Il 13 agosto in Russia è stato aggiornato il record quotidiano di decessi a causa del coronavirus: sono morti 815 pazienti affetti da coronavirus in un giorno, ciò segna il nuovo massimo dall’inizio della pandemia. Si tratta dello 0,87% in più rispetto al giorno prima (808): quando si era stabilito il record precedente. Il bilancio delle vittime totali ha raggiunto i 168.864 decessi, secondo la sede operativa federale COVID-19.

L’umanità ha sofferto di malattie infettive nel corso di tutta la sua storia. Diversi sono stati i metodi per curare i malati e anche per prevenire la diffusione delle infezioni. All’inizio ci si affidava alle preghiere rivolte alle divinità in base alla religione prevalente di un dato popolo. Ahimè! Aiutava ben poco. Le epidemie continuavano a portarsi via le vite di milioni di persone. La situazione iniziò a cambiare solo dopo l’introduzione di misure di quarantena e l’avvento della vaccinazione.

Il 1796 segnò un punto di svolta nell’uso delle vaccinazioni, quando il medico inglese E. Jenner, durante il suo lavoro in un villaggio notò che le mungitrici che lavoravano con mucche infette dal virus vaccino, non si ammalavano di vaiolo. Jenner suppose che il virus vaccino fosse alla base della protezione dal vaiolo umano e decise di fare un esperimento rivoluzionario per quei tempi: inoculò il virus delle mucche ad un ragazzo e dimostrò che era diventato immune al vaiolo – tutti i successivi tentativi di infettare il ragazzo con il vaiolo umano furono senza esito. Nasce così la vaccinazione dal latino “vacca” – mucca, anche se il termite stesso iniziò ad essere usato più tardi.

Sembrerebbe che il giubilo per la scoperta di un modo efficace per prevenire il contagio di una così pericolosa infezione avrebbe dovuto essere universale. Sembrava anche che fossero ormai arrivati tempi abbastanza illuminati e la caccia medievale alle streghe fosse ormai finita, ma no! Contemporaneamente con i vaccini sono comparsi gli anti-vaccinisti. Così, secondo loro, ai vaccinati con il vaccino bovino sarebbero potute crescere corna e mammelle.

 

Sono passati più di due secoli. A nessuno dei vaccinati con il vaiolo bovino sono cresciute le corna e le mammelle, ma gli anti-vaccinisti non sono spariti. Gli oscurantisti e gli ignoranti abbondano in tutti i tempi e in ogni paese. Anche se in misura minore, sfortunatamente erano presenti anche nell’URSS. Proprio a loro fu dedicato il poster sovietico degli anni ’60 del secolo scorso.

È significativo che una famiglia che rifiuta di essere vaccinata sia raffigurata in nero nel poster. Quale altro colore può essere usato per rappresentare gli oscurantisti che, a causa di ridicole superstizioni, condannano alla possibile morte non solo se stessi ma anche coloro che li circondano compreso il proprio figlio?

Invece, i cittadini coscienziosi comprendevano i benefici dei vaccini, come, ad esempio, il personaggio del poster successivo.

A proposito, i diversi manifesti sanitari ed educativi sul tema della lotta contro le infezioni erano molto diffusi. E non solo i manifesti. Persino sulle scatole di fiammiferi stampavano le immagini che invitavano le persone a indossare le mascherine durante le epidemie di influenza.

 

Per i più piccoli c’erano cartoni animati meravigliosi come “L’ippopotamo che aveva paura dei vaccini”. La propaganda sovietica aveva raggiunto il suo obbiettivo: la maggior parte dei cittadini del nostro paese riceveva tutti i vaccini necessari. Tuttavia, sarebbe stato anche difficile rifiutarli. Senza una serie di vaccinazioni obbligatorie un bambino non poteva frequentare né l’asilo né la scuola. Quindi la vaccinazione contro diverse malattie in URSS aveva, di fatto, carattere obbligatorio. I cittadini sovietici erano quasi senza eccezione vaccinati contro il morbillo, la pertosse, la poliomielite, la rosolia, il tetano e la tubercolosi. Dal 1929 al 1980 furono vaccinati anche contro il vaiolo.

Negli anni ’80 la vaccinazione contro il vaiolo è stata eliminata ma è stata aggiunta la vaccinazione obbligatoria contro la parotite.

La caduta del potere sovietico fu accompagnata dalla sostituzione nella società della prevalente visione materialista del mondo, con la fede nel soprannaturale. Le masse si sono rivolte alla religione. L’Ortodossia ha notevolmente rafforzato la sua posizione in Russia. Inoltre, si sono diffusi tanti tipi di sette di ogni colore. L’avvento di internet ha permesso ai sostenitori di certe visioni antiscientifiche e mistiche di comunicare tra di loro direttamente online, anche senza alcuna sede formale. Perciò non è affatto sorprendente che appena è iniziata la vaccinazione di massa contro l’infezione da coronavirus in Russia sono comparsi con non meno forza gli anti-vaccinisti.

Tra di loro ci sono anche fanatici religiosi che affermano che nessun vaccino ci può aiutare e l’unica via di salvezza è prostrarsi davanti a Dio. E ci sono, a quanto pare, anche i patrioti “filo-sovietici” che lodano la vita in URSS e rimproverano il capitalismo. Da loro puoi sentire: “Ci siamo fidati delle misure sovietiche contro le infezioni pericolose, perché sono state utilizzate proprio dal nostro caro governo Sovietico. Ma ora non possiamo fidarci delle stesse misure mediche perché ora vengono utilizzate dal regime antipopolare della RF capitalista”.

Se ci atteniamo a questa logica e consideriamo che le misure sovietiche per combattere le malattie diventano automaticamente inutilizzabili perché ora ci sono i capitalisti al potere, non dovremmo più usare i termometri, fare le ecografie e fluorografie, misurare la pressione sanguigna, fare le iniezioni, utilizzare le stesse medicine che abbiamo preso in URSS e che sono in uso tutt’ora. Non partorire più negli ospedali per la maternità e non curarsi più nelle case di cura e negli ospedali. Assurdo, sciocchezze? Esattamente così. È più o meno come se dicessero: “Abbiamo rispettato il codice della strada in URSS perché vivevamo nel nostro paese, ma ora non rispettiamo più le stesse regole perché viviamo in un paese borghese”. Qualsiasi persona ragionevole capisce dove porterebbe questo approccio.

Tra gli anti-vaccinisti “filo-sovietici” nella Russia di oggi ci sono anche quelli che si autodefiniscono comunisti. Si tratta di una parte degli ex-membri del partito che si erano staccati con una scissione dal PCOR del PCUS e adesso si autodefiniscono PCOR(b) del PCUS, hanno appena rilasciato l’ennesima dichiarazione dal lungo e poco leggibile titolo, esattamente come il testo della dichiarazione stessa, e cioè: «Dichiarazione del Comitato Centrale del PCOR(b) del PCUS sulle dichiarazioni dei 50 e 70 partiti comunisti ed operai sulla situazione del coronavirus, firmato anche dal Comitato Centrale PCOR(m) del PCUS». [1] Questa “dichiarazione sulle dichiarazioni”, in particolare, dice: «Chiediamo alle autorità della Russia borghese di adottare l’esperienza sovietica nella lotta contro le infezioni…». Molto bene! Io, per esempio, sono completamente d’accordo. Ma il paragrafo seguente recita «Chiediamo alle autorità della Russia borghese di abolire le assurde misure restrittive e la vaccinazione obbligatoria…».

Abbiamo appena analizzato come andavano le cose con la vaccinazione contro le malattie pericolose in URSS. In effetti, la vaccinazione in URSS contro una serie di malattie era obbligatoria. Allora, cari “dichiaranti sulle dichiarazioni”, infine cose volete, che “le autorità della Russia borghese adottino l’esperienza sovietica per combattere le infezioni” oppure che “le autorità della Russia borghese aboliscano le assurde misure restrittive e la vaccinazione obbligatoria…”? Una solo delle due dovete scegliere. O forse nelle tali dichiarazioni non è affatto necessario presentare il testo sensato e senza contraddizioni? La cosa più importante è fare rumore, far vedere che si è vivi. Ebbene, hanno rumoreggiato. Facciamo ai nostri ex compagni un favore – continueremo ad analizzare ulteriormente il testo della loro dichiarazione.

Passiamo alle “assurde misure restrittive”. In cosa consistono – si sa. Principalmente nel portare mascherine nel trasporto pubblico e nei negozi e anche il codice QR per visitare gli esercizi di ristorazione. Non conosco i dati su tutta la Russia ma a Mosca questo codice a volte è stato introdotto, a volte è stato cancellato. Non posso dire quando sia necessario questo codice ora nella capitale – non frequento locali di ristorazione pubblica, mangio a casa. Tuttavia, se il codice QR è strettamente richiesto nella città di Tjumen’ ed a causa di ciò uno dei firmatari della “dichiarazione” non ha potuto entrare nel suo bar o ristorante preferito, esprimo le mie più sentite condoglianze.

Ma come andavano le cose con le “misure restrittive” in URSS? Come esempio possiamo ricordare l’epidemia di vaiolo a Mosca a cavallo degli anni 1959 -1960. La lotta alla pericolosa infezione importata dall’India è stata sempre accompagnata da misure restrittive. Per la localizzazione del focolaio venivano utilizzate non solo le strutture del Ministero della Salute ma anche il Ministero degli Interni, insieme al KGB. Sono state identificate per nome centinaia di persone che erano in contatto con la fonte della malattia. I probabili portatori del vaiolo venivano portati con la forza negli ospedali per le malattie infettive. Persino gli aerei facevano tornare indietro dopo aver accertato che a bordo del volo c’era un passeggero potenzialmente infetto. Il governo sovietico ordinò la somministrazione urgente del vaccino contro il vaiolo per la vaccinazione generale della popolazione di Mosca e provincia. Grazie alle misure adottate la diffusione dell’epidemia di vaiolo è stata evitata, arrestando la diffusione della pericolosa malattia nel territorio dell’URSS. A proposito, su questi eventi nel 1966 è stato girato il film “ Un guaio arriva in città”.

Ecco una immagine del film.

È l’immagine di un episodio di quando una persona sana che, forse, entra in contatto con un portatore dell’infezione viene ricoverata con la forza. I testimoni oculari di quegli eventi affermano che tutto si riflette nel film in modo abbastanza corretto tranne una piccola eccezione: le squadre dei medici che venivano impegnate nel ricovero obbligatorio, per far si che i ricoverati opponessero la resistenza minore, erano accompagnate dai funzionari del Ministero degli Interni.

Sì, quasi dimenticavo un’altra importante richiesta dei firmatari – “riportare gli ospedali ridisegnati per la covid-isteria al loro consueto lavoro per la cura delle malattie reali”. Ma cosa fare con i pazienti degli ospedali “riprofilati”, in particolare delle unità di terapia intensiva, i firmatari, ahimè, non ne fanno cenno.

“I dichiaranti, rispetto alla dichiarazione dei 50 partiti comunisti, si indignano molto del fatto che i comunisti esigono che siano gratuiti i test, le analisi, le mascherine, la vaccinazione e altri servizi medici. Nel loro fervore ultra-rivoluzionario spiegano che “i cosiddetti vaccini, mascherine, ecc. ecc. gratuiti saranno comunque pagati indirettamente dalle tasche dei lavoratori, tramite un furbo schema di bilancio: dalle tasche del lavoratore – tasse – bilancio – pagamento per “i vaccini, maschere ecc. gratuite” alla borghesia che li produce. Con tutto questo i firmatari della dichiarazione di 50 partiti aiutano la borghesia a saccheggiare i lavoratori”.

Così i nostri dichiaranti anche gli altri diritti dei lavoratori come l’istruzione gratuita (di bilancio), la medicina assicurativa ecc. faranno passare per aiuto al capitale? In effetti, la faciloneria (e l’analfabetismo) a volte è peggio del furto.

Sarebbe lungo e noioso analizzare l’intera “dichiarazione sulla dichiarazione”. Gli autori aderiscono alle teorie del complotto. Fanno gioire le loro frasi con “è assolutamente evidente”. Perbacco, a parere dei firmatari non è necessaria alcuna argomentazione o prova di ogni tesi gratuita!

“Assolutamente evidente” e tutto qui! La pandemia è una cospirazione mondiale dei capitalisti che apparentemente sono riusciti a superare le contraddizioni lanciando il progetto “Covid-19” e fregarsene, allo stesso tempo, del successivo calo della produzione industriale e della relativa diminuzione dei propri profitti.

A proposito, che dire, per esempio, della Corea del Nord che non può essere considerata in nessun modo tra gli stati capitalisti? Ma in Corea del Nord il Covid-19 è considerata alla stregua di malattia pericolosa…

La dichiarazione contiene le seguenti conclusioni, cito testualmente, preservando sia lo stile di presentazione che gli errori di ortografia:

“I risultati delle vaccinazioni e anche le ricerche dei medici scienziati indipendenti permettono arrivare a seguenti conclusioni: Numero uno: la mortalità a causa del vaccino e anche delle altre malattie, comparse in seguito al malfunzionamento del sistema immunitario dopo l’inoculazione del vaccino (che il sistema immunitario riusciva a reggere bene prima della vaccinazione) ha superato la mortalità dalle complicazioni provocate dal virus stesso”. – Dove sono stati pubblicati questi risultati? La risposta non c’è. Personalmente, tra decine e decine dei miei conoscenti e loro parenti vaccinati con “Sputnik” non è morto nessuno. Anche io stesso, partecipante volontario alle prove post-cliniche del vaccino “Sputnik-V” sono vivo e sano.

L’effetto collaterale più tipico tra i miei conoscenti vaccinati – una piccola febbricola e dolori articolari dopo la seconda dose – mentre tra i non vaccinati alcune persone sono morte e molti di più si sono ammalati in forma grave.

Le successive “conclusioni” pure molto belle contengono, per esempio, meravigliose frasi come “modifica genetica del genoma umano” (per dare uno sguardo, per esempio, in Wikipedia per verificare il significato della parola “genoma” ai firmatari, forse, è mancato tempo). Per farla breve, le conclusioni ricordano il testo umoristico preso da internet “Perché non dovresti indossare un cappello quando fa freddo?”

Cito:

1. Il cappello non garantisce una difesa al 100% dal freddo gelido.

2. Non mi fido dei cappelli russi.

3. I cappelli sono testati male.

4. Non esistono i geloni, è tutta una propaganda.

5. Ci obbligano a portare i cappelli per addestrarci alla sottomissione.

6. Tutti quelli che mettono i cappelli moriranno tra due anni.

7. Il cappello ha molti effetti collaterali, tra cui la sterilità.

8. Anche se una volta il cappello vi ha aiutato, lo dovrete mettere di nuovo nel prossimo inverno, quindi il cappello non fa effetto.

9. L’organismo da solo si abitua al freddo gelido, non dobbiamo impedirlo mettendo il cappello.

10. Il cappello è la fase di transizione tramite la quale il governo si sta preparando per irradiarci con i raggi 5G.

11. I produttori dei cappelli hanno inventato i cappelli per guadagnare su di noi.

12. L’organismo da solo produce il cappello nella forma del cuoio capelluto ma a chi mette il cappello avviene la sostituzione, i capelli smettono di crescere e diventa impossibile vivere senza cappello. Questo è l’inizio del ‘cappellismo’.

Fonte: https://vsac.mirtesen.ru/blog/43166685274/Pochemu-v-moroz-ne-nuzhno-nosit-shapku-Antiprivivochnikam-ne-smo

Alcune differenze, certamente, ci sono. Il testo sui cappelli è più corretto, più breve e più intelligente in qualsiasi caso. Ecco, firmatari della “dichiarazione sulle dichiarazioni”, avete cosa prendere ad esempio per la vostra futura attività letteraria!

Vladimir Andreev
PCOR- PCUS

 ___

* Si ringraziano per la collaborazione: i compagni del FC Italia, del PCOR – PCUS della federazione Russa, Adriano Ascoli, Ciro Brescia e in special modo il compagno Vladimir Andreev per la disponibilità dimostrata.

___

[1] Effettivamente anche per noi lettori italiani, ancor di più che per i lettori russi, la “dichiarazione sulla dichiarazione” in oggetto risulta “dal lungo e poco leggibile titolo”, esattamente come il compagno Andreev evidenzia.
Quindi qui la spieghiamo: i partiti che hanno firmato la dichiarazione originale erano 50, poi sono diventati 70. Il PCOR(b) del PCUS, si autodefinisce “bolscevico” (b)… e a sua volta definisce il PCOR del PCUS (da cui si è scisso) “menscevico” (m)… con maldestro ed evidente intento canzonatorio giocando sul fatto che il cognome del leader del PCOR comincia con la lettera “m”, Malentsov. 

Guerra religiosa entre curas ucranianos

por theduran.com

El 24 de agosto del 2021 Ucrania conmemorará el 30° aniversario de su independencia. Ya se sabe que los principales líderes occidentales como Joe Biden, Angela Merkel y Emmanuel Macron ignorarán el evento. Al mismo tiempo, a pesar de la difícil situación epidemiológica en el país, los líderes de varios países de Europa del Este con mentalidad anti-rusa participarán en la celebración. Pretenden demostrar su solidaridad con el régimen de Kiev y apoyar la guerra civil que ha desatado en el Donbass, presentada como “agresión rusa contra Ucrania” por la propaganda oficial. También llegará a Kiev el ciudadano turco Dimitrios Archondonis, más conocido como el Patriarca Bartolomé I de Constantinopla, que se posiciona como líder de la ortodoxia mundial. Su llegada fue anunciada por la Oficina del presidente Vladimir Zelensky tan pronto como tres meses antes de los acontecimientos que se avecinan y provocó reacciones muy variadas y contradictorias entre la abrumadora mayoría de los creyentes ortodoxos en Ucrania. Un caso comercial para una división religiosa en Ucrania.

La razón de una actitud tan diversa hacia el “Patriarca Ecuménico” por parte de los creyentes ortodoxos en Ucrania es que Bartolomé juega un papel clave en la división de la Iglesia Ortodoxa Ucraniana (UOC). El 15 de diciembre del 2018 se celebró un “consejo de unificación” en la catedral de Santa Sofía de Kiev, donde se creó la llamada “Iglesia Ortodoxa de Ucrania” (OCU), al que el patriarca de Constantinopla concedió un tomos de autocefalia a principios de enero del 2019. Poco antes, en octubre del 2018, el Santo Sínodo del Patriarcado de Constantinopla, dirigido por Bartolomé, revocó la decisión de 1686 de subordinar la Iglesia Metropolitana de Kiev al Patriarcado de Moscú, legalizando así la “Iglesia Ortodoxa Ucraniana del Patriarcado de Kiev”, que se separó de la UOC canónica a finales de los 80 y principios de los 90 (UOC) y de la Iglesia Ortodoxa Autocéfala Ucraniana (UAOC). Esto llevó a una ruptura en la comunión eucarística con Constantinopla por parte de la Iglesia Ortodoxa Rusa y la UOC canónica del Patriarcado de Moscú. La creación de la OCU, en la que participó activamente el Patriarca Bartolomé de Constantinopla, se llevó a cabo bajo la dirección y el control directos de las autoridades del “Maidán” en Ucrania. Además, fue un elemento importante del programa electoral del entonces presidente ucraniano Petro Poroshenko. Su esencia se reducía al lema: “Ejército, Mova, Vira”, que significaba contrarrestar la mítica “agresión rusa” tanto militarmente como rompiendo todos los lazos espirituales y culturales con Rusia a través del idioma ruso y la fe ortodoxa. Para obtener los codiciados tomos, Poroshenko le dio a Bartolomé $ 25 millones como “recompensa” (léase: soborno). Además, una parte de las parroquias ucranianas con todas las propiedades estatales, en particular uno de los símbolos de Kiev, la majestuosa Iglesia de San Andrés, se entregó a la disposición directa del Phanar. Al mismo tiempo, en el estatuto de la OCU recién formada, los representantes de Bartolomé escribieron una serie de disposiciones que establecen la dependencia de la nueva estructura de la iglesia ucraniana del Phanar. Así, todas las parroquias de la OCU fueron imputadas en sentido literal con tributo a favor de Constantinopla y tuvieron que pagar de 4 a 20 mil euros. Además, todas las parroquias extranjeras de la UOC y la UAOC, que fueron abolidas cuando se creó la OCU, quedaron bajo el control de Bartolomé. Además de los enormes beneficios materiales, que fueron recibidos por el patriarcado de Constantinopla de Kiev por su participación activa en la división de la Iglesia Ortodoxa Ucraniana, el Fanar realmente tomó la OCU bajo su control total, fijándola mediante las disposiciones dogmáticas correspondientes. Por lo tanto, de acuerdo con los términos de los tomos, incluso los minerales, aceite aromático para el sacramento de la unción, los representantes de la OCU deben recibir solo de Constantinopla. Para las personas no sofisticadas en dogmática religiosa, este aspecto tiene poco significado, pero de hecho significa la total dependencia de la OCU del Phanar.

Curiosamente, tales condiciones para la creación de la OCU, cuyo único propósito es socavar la influencia de la UOC canónica en Ucrania, han horrorizado incluso al principal ideólogo de los disidentes ucranianos: el fallido patriarca de Moscú y luego autoproclamado “patriarca de Kiev”, Filaret (Denisenko). Unos meses después de la creación de la OCU, Denisenko, quien fue declarado su “presidente honorario”, rompió de manera demostrativa con la estructura pseudo-eclesiástica recién creada, diciendo que “si conociéramos el contenido de este tomos, no estaríamos de acuerdo con tal tomos. Sin embargo, muchas personas conocedoras señalan que la gestión de Denisenko fue tan personal y egoísta como las acciones de Bartolomé en relación con Ucrania y la UOC. Filaret, de 90 años, que ha sido el líder espiritual de los nacionalistas ucranianos y los disidentes de todas las tendencias durante casi treinta años, esperaba que se convirtiera en el director de la UOC. Sin embargo, el “consejo de unificación” del 15 de diciembre del 2018 eligió a un joven y apuesto “metropolitano”, Epifani (Dumenko), para el cargo. Un ex subordinado de Filaret, quien durante algún tiempo fue su secretario personal, luego de su elección como “Primado de la OCU” demostró ser sumamente irrespetuoso con su ex jefe, no permitiéndole hacerse cargo de las verdaderas palancas de gobierno de la OCU (que Bartolomé se había apropiado para sí mismo), e incluso banal “arrebatar” todos los bienes de la UOC, incluida la residencia personal de Denisenko. Esto ofendió tanto al anciano Filaret que con una energía inusual para su época inició una división dentro del cisma, anunciando la restauración del llamado “Patriarcado de Kiev” y el no reconocimiento de la OCU y la autoridad de Constantinopla. Es de destacar que tanto el diputado canónico de la UOC como algunos de los pocos partidarios de Denisenko asociaron la llegada al poder en Ucrania de Vladimir Zelensky con la terminación del apoyo oficial a la OCU que Poroshenko tiene la reputación de ser su iglesia personal. Sin embargo, distante de la religión y especialmente de la ortodoxia, Zelensky ha seguido los pasos de su predecesor y rival. En particular, esto lo ha sentido la UOC canónica, cuyas iglesias y parroquias continúan siendo atacadas y tomadas por disidentes. Al mismo tiempo, si comparamos el apoyo de la UOC y la OCU entre los creyentes ortodoxos en Ucrania y su peso real en la sociedad, baste decir que 350 mil personas acudieron a la procesión celebrada por la Iglesia Ortodoxa Ucraniana canónica en el víspera del Día del Bautismo de la Rus ‘el 27 de julio del 2021. Según informes de los medios, la procesión del día siguiente celebrada por la OCU en el centro de Kiev atrajo a decenas de veces menos participantes.

El intento de los disidentes de explicar un número tan bajo de sus partidarios mediante restricciones anticristianas no tiene fundamento de hecho. Baste recordar que en el 2019, cuando Poroshenko y sus seguidores organizaron los eventos de la UCP para atraer a personas de todas las regiones de Ucrania, fueron más numerosos, pero igual de pálidos en el contexto de las procesiones de creyentes de la UOC canónica. ¿Ucrania al borde de una “noche de Bartolomé”? Sin embargo, el gobierno de Kiev en la persona de Zelensky, que hace dos años amenazó públicamente al amante del ejército, las costumbres y la fe con un juicio y una sentencia, y luego se convirtió en un fiel continuador de su caso, demuestra abiertamente su apoyo a la UOC y hace reverencias a Bartolomé. Según el jefe de la oficina presidencial de Ucrania, Andrey Yermak, “todo el país espera con ansias la visita del Patriarca Ecuménico”, a quien se le promete una recepción al más alto nivel. Al mismo tiempo, el diputado canónico de la UOC espera ansiosamente la visita del principal mecenas de los disidentes. El jefe de la UOC MP, el metropolitano Anthony, dijo que los representantes de la Iglesia ortodoxa ucraniana canónica no asistirán a los actos del gobierno que marquen el 30 aniversario de la independencia de Ucrania si Bartolomé participa en ellos. Según el clérigo, el patriarca de Constantinopla “es personalmente responsable de la presión sobre la Iglesia Ortodoxa Ucraniana, de los conflictos en torno a iglesias y parroquias, de las golpizas a nuestro pueblo y de otros atropellos que se producen”.

Los creyentes ortodoxos en Ucrania temen que la llegada de Bartolomé I al país provoque una nueva ola de persecución de los disidentes contra la Iglesia ortodoxa ucraniana canónica. Siendo un protegido directo de los globalistas estadounidenses y al mismo tiempo un hombre bastante codicioso y egoísta, el patriarca de Constantinopla implementa constantemente su estrategia para dividir, socavar y finalmente destruir la ortodoxia como una de las confesiones mundiales más influyentes, incluso creando y apoyando a tales cismáticos como la OCU. Para nadie es un secreto que los representantes de este sustituto político pseudo-religioso alejado de la fe ortodoxa esperan de su padre fundador en Estambul una carta blanca para apoderarse de miles de parroquias, iglesias y monasterios pertenecientes a la UOC canónica en toda Ucrania, incluido el tres santuarios principales de la ortodoxia rusa: Kyiv Pechersk, Pochaev y Svyatogorsk Lavra.

El reciente ataque agresivo contra el clero y los laicos de la UOC canónica por parte de uno de los jerarcas más cercanos a Bartolomé I, el metropolitano de Derki Apostolos (Danielides), atestigua que estos temores no carecen de fundamento. En respuesta al llamamiento de los monjes de la UOC a Bartolomé para que reconsiderara su decisión de apoyar a los disidentes, el representante de Fanar llamó a los creyentes ortodoxos “representantes de la presencia rusa en Ucrania” y exigió que “cerraran la boca”. Kiev puede convertirse en una señal para una “noche de Bartolomé” contra aquellos a quienes los nacionalistas de la iglesia ucraniana, con el apoyo directo de Fanar, declararon ser “sacerdotes de Moscú” y “agentes del Kremlin”. E inevitablemente será seguida por una nueva guerra religiosa en el centro de Europa, brutal y despiadada.

 

Afganistán en la cuerda floja ente la retirada yanqui y la ofensiva talibán

por theduran.com

El jueves 8 de julio, el presidente de Estados Unidos, Joseph Biden, anunció que el contingente militar estadounidense dejaría Afganistán el 31 de agosto. Inmediatamente después, estalló un acalorado debate en círculos de expertos sobre el fundamento de la decisión de Washington y las consecuencias a largo plazo para la región tras la retirada de los estadounidenses.

La creciente evidencia sugiere que los talibanes pueden ser una creación de los Estados Unidos y que la retirada estadounidense de Afganistán es nada menos que un intento deliberado de desestabilizar la región de Asia Central. Hay una cierta lógica en esto, porque la retirada de Estados Unidos de Afganistán borra toda la leyenda oficial que Washington ha estado impulsando durante años.

Como sabemos por las declaraciones de funcionarios estadounidenses, Estados Unidos vino inicialmente a Afganistán para luchar contra el terrorismo internacional y promover los valores democráticos en la región. Sin embargo, es obvio que la retirada del contingente militar pondría fin a toda la campaña estadounidense de 20 años y provocaría un nuevo brote de actividad de los talibanes.

Las conversaciones sobre la necesidad de la retirada estadounidense de Afganistán no comenzaron ayer. Los asesores de Bush hijo ya estaban hablando de la necesidad de que los estadounidenses salgan de Afganistán de alguna manera. Después de él, Barack Obama y Donald Trump continuaron el mismo vector, y ahora Joseph Biden ha heredado la cuestión de Asia Central.

Sin embargo, no se puede decir que bajo el gobierno de Bush, Obama o Trump, Afganistán haya logrado construir un estado democrático o resolver el problema del terrorismo. No, ninguno de los presidentes estadounidenses se ha acercado nunca a lograr sus objetivos, pero cada uno de ellos ha informado de las victorias de Estados Unidos y ha hablado sobre la necesidad de la retirada de las tropas.

Incluso la declaración actual de Joseph Biden sobre las victorias en Afganistán tuvo lugar en el contexto de una ofensiva masiva y exitosa de los talibanes en varias provincias afganas. Y este comportamiento estadounidense ambiguo se puede rastrear a lo largo de todo el período de 20 años del contingente militar estadounidense en Afganistán.

La otra cara de la campaña de EE.UU.

Una mirada a la campaña afgana a lo largo del tiempo revela que las relaciones de Estados Unidos con los talibanes son mucho más complicadas de lo que parece a primera vista. En el 2001, los talibanes sufrieron una aplastante derrota a manos de los estadounidenses: la guerra se detuvo durante dos años enteros, pero Estados Unidos no destruyó a los talibanes por completo y permitió que se reagruparan.

No es ningún secreto que en la primera etapa de la guerra los talibanes estaban concentrados en el sur de Afganistán y podrían haber sido completamente derrotados por los estadounidenses si Washington les hubiera ordenado hacerlo. La guerra habría terminado temprano, pero luego los talibanes fueron empujados deliberadamente hacia el norte, dispersando el movimiento por todo Afganistán.

Poco a poco, los talibanes se rearmaron y ganaron fuerza. La guerra se intensificó y se extendió a nuevas provincias. Los talibanes nunca fueron destruidos, pero los estadounidenses nuevamente anunciaron que se retiraban de Afganistán debido a la derrota del movimiento. Esto en un momento en el que los talibanes inicialmente concentrados han logrado arrastrar a todo el país, en lugar de provincias individuales, a las llamas de la guerra.

Como resultado, los 20 años de esfuerzos estadounidenses contra el terrorismo y la promoción de la democracia solo empeoraron la situación en Afganistán y, con ello, el país se llenó de enormes cantidades de armamento. No es difícil adivinar que después de que los estadounidenses se vayan, todas estas armas terminarán en manos de los talibanes, quienes aumentarán su ventaja con más fuerza.

Es en el contexto de decisiones tan ambiguas de Washington que hoy se tiene la impresión de que los talibanes son simplemente un instrumento de influencia estadounidense. Pueden socavar el sistema de seguridad en Asia Central, Tayikistán, Uzbekistán y otros países que se encuentran en la zona de los intereses nacionales estadounidenses.

Después de la retirada de Estados Unidos, Afganistán será un problema para Pakistán, Irán, Rusia y China. Además, existe una alta probabilidad de que se convierta en un centro de terrorismo internacional o en un nuevo semillero de inestabilidad regional. Obviamente, esto podría ser beneficioso para Estados Unidos, que compite con los líderes regionales Rusia y China.

Seguridad en Afganistán y Asia Central

Expertos de los países de la OTSC, Irán, Pakistán, Rusia y China están modelando seriamente el escenario de acción militar que podría traspasar las fronteras de Afganistán. Más del 80% de Afganistán está bajo el control de los talibanes y, en los últimos años, las tropas gubernamentales se han rendido en repetidas ocasiones a los puestos de guardia fronterizos y han cruzado al territorio de la CEI.

Además, existe una gran concentración de mercenarios en el territorio de Afganistán que potencialmente pueden ser utilizados como fuerza de ataque para desestabilizar a los países vecinos. Puede ser ventajoso para Estados Unidos avivar la conflagración en las fronteras de Afganistán para golpear a Rusia y China, desviando sus recursos para resolver conflictos regionales.

Se estima que hasta diez mil bayonetas se concentran en Afganistán en unidades de combate que anteriormente han luchado bajo las banderas de los radicales en Siria y Libia. Este es uno de los factores que puede sacar del país el problema interno afgano, y los países fronterizos, incluidos los líderes de la región, tendrán que afrontarlo.

En este sentido, los expertos de la OTSC y la OCS no descartan la posibilidad de que la situación en Afganistán pueda ser utilizada para desestabilizar a los estados vecinos. Hay negociaciones y consultas activas entre las agencias de seguridad para prevenir conflictos, incluso potenciales, en las zonas fronterizas.

El resultado neto es que una vez que Estados Unidos se haya ido, Afganistán será un problema mucho mayor para Asia Central que para Occidente. Rusia, China, Irán, Pakistán, Tayikistán, Uzbekistán y otros estados de la región recibirán al país con todos sus problemas y deberán hacer esfuerzos para evitar que surjan nuevos conflictos locales en el corazón de Asia.

¿Qué harán los estadounidenses mientras tanto? Probablemente continúen criticando a la OTSC y la OCS por supuestamente portarse mal, negocien con los talibanes y se jacten de sus increíbles éxitos en Afganistán. Básicamente, como suele ser el caso, primero ensucie y luego señale a otros países que no lo están limpiando adecuadamente.

 

La “Democracia” en plena practica en Ucrania: Se coarta la libertad de conciencia con argumentos antirrusos

por The Duran

El pueblo ortodoxo de Ucrania se prepara para una tradicional procesión religiosa que tendrá lugar en Kiev el 27 de julio. La procesión de oración tendrá lugar bajo el patrocinio de la Iglesia Ortodoxa Ucraniana del Patriarcado de Moscú (UOC MP) y tendrá como objetivo fortalecer unidad espiritual de los creyentes ortodoxos de diferentes partes de Ucrania y otros países.

Lamentablemente, este año la marcha se volverá a realizar en un contexto de flagrantes violaciones de los derechos de los creyentes, incitación al odio, incautaciones de iglesias ortodoxas, así como persecución de la canónica de la Iglesia Ortodoxa Ucraniana del Patriarcado de Moscú-UOC MP por parte de Kiev. Desde hace siete años, las élites ucranianas han desacreditado a la congregación al apoyar las “leyes anti-eclesiásticas” aprobadas bajo el ex presidente Poroshenko.

Hay dos proyectos de ley en cuestión:

–La primera es “sobre el cambio de nombre forzoso de la Iglesia”;

–El segundo es “en redadas de las iglesias”.

El primero trata sobre el cambio de nombre forzoso de la Iglesia Ortodoxa Ucraniana del Patriarcado de Moscú (MP de la UOC) por el de “Patriarcado de Moscú”. Debe entenderse que la Iglesia Ortodoxa Ucraniana del Patriarcado de Moscú en sí no depende de Moscú y es una estructura espiritual bastante independiente, según los estándares de la iglesia.

El segundo caso se refiere a la simplificación del procedimiento para apoderarse de las iglesias, de hecho: allanamiento de la iglesia y confiscación de la propiedad de la Iglesia Ortodoxa Ucraniana del Patriarcado de Moscú. Los cambios en la ley “sobre allanamientos de iglesias” permiten la reinscripción de una comunidad religiosa sin el conocimiento del sacerdote, creando así la posibilidad de una toma ilegal de su propiedad.

Un buen ejemplo de la nueva ley es el caso hace un año, cuando un sacerdote de la región de Kirovograd fue a la oficina de impuestos para presentar un informe, pero pronto se enteró de que ya no era el jefe de la comunidad eclesiástica. La congregación fue tomada por la Iglesia Ortodoxa de Ucrania (PCU) sin su conocimiento, y sus feligreses se encontraron en la calle.

Además, tales leyes no solo son inmorales en su esencia, también son corruptas, porque están cubiertas por las autoridades al más alto nivel. No hay otra forma de explicar la situación, porque en los últimos años, cerca de medio millar de iglesias de la Iglesia Ortodoxa Ucraniana del Patriarcado de Moscú han sido incautadas de esta forma, pero no ha habido reacción de las autoridades de Kiev.

Desde hace un año, los creyentes de la canónica Iglesia Ortodoxa Ucraniana del Patriarcado de Moscú han estado bajo la presión de los disidentes de la Iglesia Ortodoxa de Ucrania (PCU), pero a nadie le importa, a las personas no se les permite lograr la justicia y el ejercicio de su legítimo derecho constitucional al culto.

Estas son solo algunas de las declaraciones de los parroquianos de la Iglesia Ortodoxa Ucraniana del Patriarcado de Moscú publicadas en el canal de Telegram ucraniano “Klymenko Time”:

“No nos quiten nuestros templos, construyan el suyo propio. Se apoderaron de nuestras iglesias, construyamos”, María, una feligresa del pueblo de Ptichya, hizo un llamamiento a las autoridades.

Karolina, una feligresa del pueblo de Zadubrovka, también enfatizó que están defendiendo su iglesia, pero hay mucha presión:

“Cada vez que hay un servicio de adoración, viene la policía y la Guardia Nacional. Separan a la congregación de la Iglesia Ortodoxa de Ucrania-PCU de nosotros. No podemos pasar, están bloqueando nuestro camino”,-dijo.

Otro creyente de la aldea de Zadubrovka dijo que no solo los adultos, sino incluso los niños enfrentan acoso:

“La intimidación ya ha cruzado la línea. Los niños no pueden soportar la presión y se ven obligados a no ir a la escuela para no tener que escuchar todas esas palabras. Te sientes como una persona innecesaria”,-compartió.

La situación ha llegado a un punto en el que los feligreses de la Iglesia Ortodoxa Ucraniana del Patriarcado de Moscú (MP de la UOC) están seriamente preocupados por el destino de la ortodoxia canónica en Ucrania y han salido a las calles para defender sus derechos. El 15 de julio, por ejemplo, los creyentes organizaron un servicio de oración bajo el edificio de la Verkhovna Rada (consejo supremo-parlamento ucraniano) para mostrar su descontento con la persecución.

Este no es el primer intento de los creyentes de la iglesia canónica de influir en la situación. Anteriormente, se llevó a cabo exactamente el mismo puesto de oración bajo las paredes de la Oficina del Presidente de Ucrania. Entonces, representantes de la comunidad entregaron a Zelensky un documento con un millón de firmas de los feligreses parroquianos de la de la Iglesia Ortodoxa Ucraniana del Patriarcado de Moscú-UOC MP, quienes instaban a las autoridades a detener la política anti-eclesiástica.

Desafortunadamente, una vez más no hubo reacción de las autoridades de Kiev. La actual “legislación anti-eclesiástica” continúa dividiendo a la sociedad ucraniana, dividiendo a las personas en líneas religiosas, lo que conduce a una creciente confrontación entre religiones y aumenta el odio religioso en Ucrania.

Por alguna razón, el régimen de Kiev ha decidido que tiene derecho a dividir a los feligreses según su estatus social. Sin embargo, esto es inaceptable tanto en términos de derecho como de conciencia. Especialmente en un país que aspira a unirse a la “familia de la democracia europea”.

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