(VIDEO+FOTO) Lettera aperta a Diego Maradona con la Palestina nel cuore!

Caro Diego,

ti abbracciamo calorosamente, come solo noi Napoletani sappiamo fare.

Per molti di noi sei il calciatore mito, che seppe conquistare il nostro amore assoluto quando facesti ottenere al nostro Napoli lo scudetto 1986-87. Resta nel nostro ricordo quella stagione di entusiasmo e di passioni.
Più volte hai dichiarato il tuo sostegno ai Palestinesi ed ai loro diritti. Questo è per noi un altro motivo di stima e di vicinanza. Per la Uefa under 21 del 2013 è stato sorteggiato Israele come paese ospitante delle finali. Tu sai molto bene che Israele è uno Stato che discrimina pesantemente i Palestinesi, viola quotidianamente i loro diritti umani e, inoltre, impedisce il normale e pacifico sviluppo della pratica sportiva. Per questo, 42 club ed associazioni sportive palestinesi hanno chiesto a Platini, presidente UEFA, di spostare la sede delle finali (1). La Campagna “Cartellino rosso all’apartheid israeliana” chiede proprio questo: i crimini israeliani, sempre impuniti, non possono essere anche premiati con l’onore di ospitare il campionato europeo under 21!

Nella primavera di quest’anno il giovane calciatore palestinese Mahamoud Sarsak, sequestrato dalle forze israeliane proprio mentre cercava di raggiungere la sua nuova squadra di calcio e incarcerato da Israele per tre anni senza processo e senza capo d’accusa, è riuscito a richiamare l’attenzione internazionale sui prigionieri politici in Israele e ad ottenere la scarcerazione grazie ad uno sciopero della fame di tre mesi. Si sono attivati pubblicamente il Presidente della FIFA Sepp Blatter, il campione francese Éric Cantona e molti giocatori e sportivi spagnoli, tra cui Javier Paredes (Zaragoza), Antonio López (di Madrid), Carlos Gurpegui (Athletic), Patxi Puñal (Osasuna).

Lo stesso Sarsak ha invitato ad aderire all’appello e denuncia: “Israele si adopera incessantemente per reprimere il calcio palestinese, proprio come fa per molte altre forme di cultura palestinese. Il giocatore della Lega Palestinese Mohammed Sadi Nemer e il portiere Omar Khaled Abu Omar Rowis sono stati arrestati a febbraio di quest’anno e rimangono tutt’ora in carcere. I calciatori Ayman Alkurd, Shadi Sbakhe e Wajeh Moshate, così come oltre 1.400 palestinesi a Gaza, sono stati uccisi e lo stadio nazionale di Rafah è stato distrutto durante l’assalto israeliano a Gaza del 2008-09.[1]” (2). Abbiamo aderito all’appello palestinese ed abbiamo spedito a Platini migliaia di lettere (3), in diversi stati europei si sono avute manifestazioni degli aderenti alla campagna (4).
Diego, ti chiediamo di sostenere la campagna e di chiedere pubblicamente a Platini anche tu con noi che le finali della Uefa under 21 non si tengano in Israele.

Carta abierta a Diego Maradona con Palestina en corazón!

Querido Diego,

recibe un fraternal y caluroso abrazo, de esos que sólo los napolitanos sabemos dar. Para muchos de nosotros eres el modelo mítico del jugador, pues supiste ganarte nuestro amor absoluto cuando logramos el ‘Scudetto’ con el Napoli en 1986-87. Todavía está en nuestra memoria esa época de entusiasmo y pasión.

En muchas oportunidades declaraste tu apoyo al pueblo palestino y sus derechos. Esta es otra razón que nos acerca a ti y por la que te sigues ganando nuestro respeto. Para el campeonato de la UEFA sub-21 en 2013 Israel fue seleccionada como sede de la final. Tú muy bien sabes que Israel es un Estado que discrimina a los palestinos, viola sus derechos humanos a diario y, además, impide el normal y pacífico desarrollo del deporte. Por tal motivo, 42 clubes y asociaciones deportivas palestinos han pedido a Michel Platini, responsable UEFA, cambiar la sede del encuentro final (1). La Campaña “Tarjeta Roja contra el apartheid israelí” exhorta a los tomadores de decisiones a no premiar a un estado criminal, impune por lo general, con el honor de albergar el Campeonato de Europa menores de 21 años!

En la primavera de este año, el joven futbolista palestino Mahmoud Sarsak – secuestrado por las fuerzas israelíes justo cuando trataba de llegar a una práctica con su nuevo equipo de fútbol y condenado a tres años de cárcel sin cargos ni juicio – logró llamar la atención internacional sobre los presos políticos en Israel y obtuvo su liberación debido a una larga huelga de hambre de tres meses. Se pronunciaron públicamente a su favor el Presidente de la FIFA Sepp Blatter, el francés Eric Cantona y muchos jugadores españoles, entre ellos Javier Paredes (Zaragoza), Antonio López (Madrid), Carlos Gurpegui (Athletic), Patxi Puñal (Osasuna). El mismo Sarsak invita a unirse a nuestro llamado denunciando que: “Israel está trabajando incansablemente para suprimir el fútbol palestino, tal como lo hace con muchas otras formas de la cultura palestina. El jugador de la liga palestina Mohammed Sadi Nemer y el portero Omar Khaled Abu Omar Rowis fueron detenidos en febrero de este año y todavía están en prisión. Los jugadores Ayman Alkurd, Sbakhe Shadi y Moshate Wajeh – así como más de 1.400 palestinos en Gaza – murieron durante el asalto israelí contra Gaza en 2008-09. Además, el estadio nacional de Rafah fue destruido.[1]” (2)
Nos unimos al grito palestino escribiendo miles de cartas a Platini (3), y hemos sabido que en varios países europeos se han producido manifestaciones a favor de esta campaña (4).

Finalmente te pedimos, Diego, que apoyes la campaña para solicitar públicamente, con nosotros y nosotras, a Platini que la final de la Uefa para los menores de 21 años, no se lleve a cabo en Israel.

Promuovono:

Comitato BDS Campania
ALBAssociazione – per l’amicizia e la solidarietà tra i popoli
Bisca
Cooperativa Shannara
E Zezi
Associazione Comunità Palestinese in Campania
Unione degli Universitari –Napoli
Comitato Centro Storico –DAS
Centro Interculturale Nanà (Cooperativa Dedalus)
Cooperativa Sociale Dedalus
Comitato Abitanti Materdei
Associazione “Figli del Bronx”
Collettivo Casoria Antifascista
Circoli Bolivariani “Antonio Gramsci” e “José Carlos Mariátegui”- Caracas/Napoli
Zona Collinare in Lotta
Insurgencia
Dada
Mezzocannone 12 occupato
Ong CISS/Cooperazione Internazionale Sud Sud
Associazione Solidarietà Proletaria (ASP)
Assopace Napoli
A.S.D. Quartograd
Stella Rossa 2006
Torneo Antifascista e Antirazzista di Quarto – calcio a 8
Il Caffè del Viaggiatore
Coordinamento II Policlinico
Pax Christi- Napoli
We are all on the Freedom Flottilla 2
Rete per la solidarietà con la Palestina, Milano

Individuali:
Sergio Maglietta, musicista; Daniele Sepe, musicista; Pino De Stasio, consigliere Municipalità 2 Napoli; Massimo Ferrante, musicista; Massimo Mollo, musicista; prof. Giuseppe Aragno; Enzo Apicella, cartoonist; Peppe Lanzetta, attore; Gaetano Di Vaio, regista e produttore; Matilde Vurchio; Angela Dimaggio; Flavia Lepre; Ciro Brescia; Enrico Voccia; Alexander Hӧbel; Danilo Criscuolo; Umberto Oreste; Chiara Guida; Amelia Festa; Bruna Ricci; Andrea Schettini; Hawa Mahamed Ali; Laura De Rosa; Lassad Azzabì; Alberico Falanga; Zaami Abdelfattah; Sergio D’angelo, assessore comune Napoli al welfare; Vittorio Vasquez, consigliere comune Napoli; Cesare Di Transo; Sandro Fucito, consigliere comune Napoli; Pier Paolo Palermo; Maria Vittoria Tirinato; Gabriele de Martino di Montegiordano; Maristella Aiello; Martina Tabacchini; Luciano Ricci; Antonio Neri; Mario Neri; Massimo Scotti Galletta; Ada Buffulini; Francesco Pagano; Nicola Nardella; prof. Carlo Amirante (Università Federico II); Arnaldo Maurino, consigliere comune Napoli; Ernesto Brando; Fabrizio Greco; Bruno Jossa, Università Federico II; Mohammed Hammad; Davide Matrone; Antonella Bozzaotra; Giuseppe Silvestro; Valerio Passeggio; Rosa Petta; Francesco Porpora; Walter Passeggio; Giuseppe Saccone; Dario Mogavero; Roberta Maranta; Simona Pucciarelli; Anna Paglioli; Margherita Afeltra; Francesco Paglioli; Salvatore Mondò; Renato Monaci; Raffaele Montagna; Rossana Siena; Tiziana Monaci; Marzia del Giudice; Vittorio Passeggio; Maria Andolfi; Francesco Mastursi, organizzatore culturale; Marzuk Mejri, polistrumentista; Fabrizio Rossetti; Rachele Maria Belgiorno; Luigi Esposito; Marco Zannetti; Sergio Manes, editore; Emanuela Motta; Renato Fioretti; Rossana Sinagra; Francesca Fioretti; Massimo Angrisano; Nino Cavaliere; Francesca Giolivo, operatrice sociale; Aida di Paola; Rosalba Tortorelli; Ilenia Galluccio; Patrizia Vitagliano; Giuseppina Rossetti; Dania Avallone; Nicola Vetrano, avvocato dei Giuristi Democratici Napoli; Gino Crispino; Daniela Fanari; Mirta Elena Maestre; Fabrizio Verde; Vincenzo Orefice, studente; Giorgia Grado; Gianluca Belaeff; Luigi Di Costanzo, essere umano; Anna Maria Savoia; Lanfranco Genito, insegnante; Ugo Angelillo, DEVCO Unità F2- Commissione Europea- Coordinamento Geografico Palestina-Israele, Maghreb, Mashrek; Salvatore De Luca, tifoso del Napoli e di Maradona, libero cittadino e lavoratore; Marion Napoli; Tullio Florio, impiegato; Silvia Musco; Daniele Drago; Fabio Orabona; Maria Saquella; Francesco Specchio; Noemi Del Vecchio; Rosanna Tartaglia; Marisa Conte, Roma; Maria Luisa Orengo, Genova; Paolo Picca, Cinisello Balsamo (Mi); Fabio Michelangeli, Milano; Loredana Radessich, Trieste; Giorgio Catalan, Trieste; M. Giulia Torelli, Torino; Loretta Mussi, Roma; Marco Benvenuti, Roma; Dora Rizzardo, Padova;

per ulteriori adesioni scrivere a: comitatoboicottaggio@libero.it


(1) : http://www.bdsmovement.net/2011/red-card-israeli-apartheid-7381
[1]
http://www.mezan.org/en/details.php?id=8960&ddname=detention&id_dept=9&p=center
http://en.rian.ru/world/20090114/119490704.html
(2) http://bdsitalia.org/index.php/altre-campagne/sportivo/504-sarsak-uefa?highlight=YToxOntpOjA7czo2OiJzYXJzYWsiO30
(3) https://www.change.org/petitions/uefa-president-michel-platini-remove-uefa-2013-european-under-21-championship-from-israel in italiano: No alla Coppa Uefa Under 21 in Israele
(4) http://vimeo.com/m/51322268
https://maps.google.fr/maps/ms?msid=208937354144714395461.000498e39496f9fae468b&msa=0&ll=47.15984%2C1.757813&spn=8.232149%2C25.026855
http://www.youtube.com/watch?v=OTcFEezHPrw&feature=youtu.be
http://www.eitb.com/es/videos/detalle/956444/video-banderas-palestinas-san-mames-si-no–euskadi-directo/

(VIDEO) Julian Assange intervista Rafael Correa

Il socialismo avanzerà. Il popolo ecuadoriano ha votato per il socialismo. Reiteriamo la nostra battaglia per la giustizia sociale, per la giustizia nel nostro continente. Continuiamo la battaglia per lottare contro ogni forma di sfruttamento dei lavoratori in accordo con le nostre idee socialiste: la prevalenza del lavoro umano sul capitale. Nessuno dubiti della nostra scelta a favore dei poveri: siamo qui per questo. Hasta La Victoria Siempre! (Rafael Correa)

Julian Assange intervista Rafael Correa, 28 Maggio 2012.

Julian Assange:
“Qual è l’opinione dell’Ecuador rispetto agli USA? Cosa ne pensa la popolazione? Non le chiedo una caricatura, ma un visione complessiva da parte sua, del suo popolo e dell’America latina nei confronti degli USA come Stato”

Rafael Correa: “Come diceva Evo Morales [il Presidente della Bolivia, NdT]: l’unico Stato che non potrà mai subire un colpo di stato sono gli Stati Uniti d’America, perché non hanno sul loro territorio un’ambasciata Statunitense… Vorrei precisare che nel tentativo di colpo di stato una delle cause del malessere della polizia fu dovuta ai tagli che imposi ai privilegi di cui godevano prima le forze dell’ordine, soprattutto da parte dell’Ambasciata USA, che finanziava Unità intere, spesso unità chiave, della Polizia per controllarne tutti gli aspetti. I direttori della Polizia erano pagati direttamente dall’Ambasciata USA che decideva chi doveva ricoprire quali cariche. Quando noi abbiamo tagliato alcuni privilegi ed equiparato gli stipendi delle forze dell’ordine con gli altri statali, molti di questi prezzolati poliziotti non si preoccuparono perché erano stipendiati dagli USA, ciò ci permise di capire e tagliare definitivamente i legami di questa parte delle forze dell’ordine. I nostri rapporti con gli Stati Uniti sono sempre stati ottimi, di amicizia e mutuo rispetto della nostra sovranità. Io stesso ho studiato in USA, ho moltissimo rispetto e amore per il popolo nordamericano e sicuramente non sono anti-americano, al contrario, però chiamerò sempre le cose col loro nome: una minaccia alla sovranità della mia nazione va denunciata frontalmente senza incertezze da qualunque parte arrivi.”

J.A.: “Il suo Governo ha fatto chiudere la base Americana (NATO) di Manta, mi può dire perché?”

R.C.: “…Lei accetterebbe una base militare straniera nel suo Paese, Julian? Se la domanda è tanto semplice, così come dissi allora: se deve essere un problema, a me può star bene tenere una base USA in territorio Ecuadoregno, se ci danno il permesso per istallare una base Militare Ecuadoregna a Miami, non c’è problema.”

J.A.: “Divertente. Perché lei è a favore della pubblicazione di documenti segreti da parte di Wikileaks?”

R.C.: “Molto semplice: non ho niente da nascondere. Ad esempio i documenti riservati dell’ambasciata Americana pubblicati da wikileaks ci hanno rafforzato. Le accuse che ci hanno gli ambasciatori erano di “eccessivo nazionalismo” e difesa della sovranità dello Stato dell’Ecuador da parte del nostro Governo. Molto bene, certo che siamo per la liberazione nazionale e certo che vogliamo difendere la nostra sovranità, non c’è niente di male in tutto ciò, anzi, e come ha dimostrato Wikileaks ci sono grandi interessi economici che influenzano i mezzi di comunicazione attraverso grandi Gruppi di potere. Noi non abbiamo nessun timore, pubblicate tutto quello che avete sul nostro Governo.”

J.A.: “Succesivamente alla pubblicazione di informazioni da parte di Wikileaks, lei espulse l’ambasciatrice degli Stati uniti in Ecuador? Perché? Non sarebbe stato più semplice mantenerla e cercare di dialogare con l’ambasciatrice?”

R.C.: “Ho fatto esattamente quello che lei Assange ha detto ma con che arroganza l’ambasciatrice disse di non sapere nulla di tutto ciò. Era una donna totalmente avversa al nostro nuovo Governo, una donna di estrema destra, rimasta ferma agli anni 60, ai tempi della guerra fredda con l’Unione Sovietica. La goccia che fece traboccare il vaso fu quando ci accusò di aver messo a capo della polizia un completo corrotto solo per poterlo controllare, noi la contattammo per avere spiegazioni in merito, ma la signora con la sua consueta arroganza, superbia e prepotenza imperialista ci disse che lei non doveva rendere spiegazioni in merito a nessuno, così, visto che qui si rispetta il paese l’abbiamo espulsa immediatamente dall’Ecuador e per dovere di cronaca il capo della polizia accusato dalla signora, dopo un anno di indagini fu totalmente prosciolto dalle accuse, giudicate totalmente infondate.”

J.A.: “Adesso che i suoi rapporti con gli USA sono cambiati e avete aperto le porte ai Cinesi non è solo passare da un Demonio ad altro?”

R.C.: “Prima di tutto noi non trattiamo con demoni, se si presentano così saremo lieti di dagli il ben servito. Secondo, questa osservazione è in gran parte una reazione dei mezzi di comunicazione neocolonialisti che non vedono di buon occhio le nostre politiche estere, avere investimenti da parte dei Cinesi è buono, anche se non sono alti, bianchi e con gli occhi azzurri, la Cina sta anche sostenendo l’economia USA e nessuno dice nulla, noi non abbiamo solo finanziamenti cinesi, c’è anche la Russia, il Brasile; cerchiamo di diversificare il più possibile i mercati.”

J.A.: “Come lei sa difendo una battaglia per la libertà di pubblicare informazioni riservate, lei come pensa di difendere la libertà di informazione in Ecuador?”

R.C.: “Direi che sono stati pubblicati molti suoi libri in Sud America, anche se ci furono censure da parte degli editori per non danneggiare i propri finanziatori. Per noi è sufficiente rispettare le convenzioni internazionali già esistenti per la difesa dei diritti umani, tutto il resto è superfluo. In America Latina il potere dei Media supera il potere politico, purtroppo molte persone credono che esistano poveri giornalisti che subiscono censura, è vero in piccola parte, per il resto è vero il contrario, cioè che molti giornalisti, molte TV hanno sottomesso alla loro Agenda, Governi, Presidenti ed istituzioni Giuridiche, come nel caso dell’Ecuador, anche molti Governi Sud Americani che intraprendono una nuova strada economica ricevono attacchi dai mezzi di informazione legati ai vecchi padroni che prendono sempre le difese delle organizzazioni private che li finanziano. Dobbiamo capirlo tutto questo. Quando sono arrivato in parlamento c’erano 7 canali di informazione Pubblica, 5 dei quali erano in mano ai banchieri. Si immagini lei quanta opposizione ebbero le mie manovre finanziarie di prevenzione della crisi del debito, che sta affliggendo l’Europa oggi, questi canali televisivi fecero una feroce campagna contro di me per difendere gli interessi dei loro padroni, le banche. Bisogna uscire da questi stereotipi, mi accusarono di attaccare i poveri giornalisti, di essere un tiranno, ma questi non sono giornalisti, sono travestiti da giornalisti, ma fanno politica nel chiaro intento di destabilizzare il nostro Governo e tutti quei Governi che provano ad imprimere un cambiamento di direzione rispetto al passato.”

J.A.: “Sono d’accordo con la sua lettura dei mezzi di comunicazione di massa, lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle più di una volta: The Guardian, El Pais, Der Spiegel hanno censurato il nostro materiale violando gli accordi presi con noi in precedenza e lo hanno fatto per ragioni politiche o semplicemente per protegger gli oligarchi, ad esempio non pubblicarono informazioni su Timoschenko in Ucraina per proteggere i suoi grandi investimenti a Londra, o come le imprese petrolifere italiane corrotte e corruttrici per operare in Kazakistan, abbiamo molte prove di questa censura, perché abbiamo i documenti originali forniti ai giornali e possiamo vedere che ne hanno pubblicato solo una parte, omettendo le informazioni scomode per i loro interessi. Io credo che la forma corretta di affrontare i Monopoli, i Duopoli e i Cartelli di mercato è bloccandoli e creando condizioni per una maggior diversificazione degli investitori. Non crede anche lei che bisogna proteggere i piccoli editori e non regolamentare troppo l’editoria per creare le condizioni di sviluppo da parte dei piccoli limitando però l’accesso da parte dei grandi gruppi?”

R.C.: “Ciò è quello che stiamo tentando di fare, sono già due anni che abbiamo creato una nuova legge per distribuire le frequenze televisive e radio, ad esempio, vorremmo che solo un terzo sia privato con fini di lucro, un’altro terzo sia proprietà senza fine di lucro, quindi comunitaria e sociale e l’ultimo terzo sia pubblica, ma non solo del governo centrale, bensì equamente distribuita tra gli enti Regionali e provinciali, questa legge è già stata varata e pubblicata, ma sistematicamente viene bloccata e attaccata dai mezzi di comunicazione e dalle parti del parlamento che ne difendono gli interessi, dobbiamo perciò democratizzare l’informazione proprio per questi motivi.”

J.A.: “Recentemente ho intervistato il presidente tunisino ed ho chiesto in merito alle difficoltà che si incontrano quando si è al potere e di quanto effettivamente si ha la possibilità di cambiare le cose, lei che ne pensa in merito?”

R.C.: “Guardi, una delle cause della crisi sud americana per l’attacco neoliberale è stata la mancanza di una vera leadership,una lidership al servizio delle politiche neoliberali è stata la costante in America latina per anni. Cos’è la leadership, è la capacità di comunicare con il popolo, ci possono essere buoni dirigenti politici o cattivi dirigenti. Buono significa essere leader al servizio del popolo e averne cura. Purtroppo in America Latina ci sono stati molti più cattivi leaders,che hanno utilizzato il loro potere per servirsi dei popoli, i dirigenti certamentente sono importanti; lo sono stati per gli USA per uscire dal colonialismo, lo sono stati per l’Europa per la ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale, oggi invece si vuol dipingere tutti i dirigenti come cattivi populisti, oggi noi non stiamo amministrando un sistema, ma stiamo cercando di cambiarlo semplicemente perché il sistema così come è stato concepito per secoli, è un fallimento assoluto. Siamo stati ridotti ad essere la regione più diseguale del mondo, con una povertà diffusa. Quando abbiamo tutto per essere una delle regioni più ricche del pianeta, non come negli Stati Uniti, dove non vedo nessuna differenza sostanziale tra Repubblicani e Democratici. Io credo che c’è più differenza in quello che penso la mattina da quello che penso la sera; loro stanno amministrando un Sistema, noi stiamo cercando di cambiarlo e per cambiarlo serve potere legittimo e democratico da parte dei dirigenti in funzione della grande maggioranza del popolo.”

J.A.: “Mi sembra che il presidente Obama non sia capace di controllare come lei questo potere che la circonda, forse non è un buon leader. Qual è la forza che le permette di fare questi cambiamenti? E’ la sua ideologia, il suo partito politico? Perché Obama non riesce in tutto ciò?”

R.C.: “Mi permetta di dire che il consenso, l’impegno non deve mai essere un fine, ma un mezzo, se lei pone come fine il consenso, da solo non cambia assolutamente nulla, a volte è necessario intraprendere la strada del compromesso anche senza un consenso, come per la corruzione bisogna affrontarla direttamente, correndo anche alcuni rischi, senza fare compromessi ne concessioni, quello che sta succedendo in Ecuador non è per mio merito, un leader al massimo può coordinare, quello che mi ha dato potere è stata l’indignazione del popolo dell’Ecuador e questo forse manca ancora negli Stati Uniti, perciò credo che Obama non abbia la forza di apportare un cambiamento radicale, perché non ha l’appoggio incondizionato del popolo con la sua indignazione. I movimenti come Occupy Wall Street e molti altri, dovranno rafforzarsi e organizzarsi per dare forza ai politici come Obama per cambiare le cose.”

J.A.: “Vorrei sapere secondo lei dove sta andando l’Ecuador e l’America latina, parlando di tempi lunghi. Quale sarà il futuro che vi aspetta sul lungo tempo, appunto? Il miglioramento delle condizioni di vita e il distaccamento dalle politiche neo-liberali Nord americane dove vi porteranno nei prossimi 10 o 20 anni?”

R.C.: “Come detto si sta riducendo l’influenza degli Stati Uniti in America latina e questo è qualcosa di buono, perciò abbiamo manifestato che si sta passando dall’epoca del ‘consenso di Washington’ al ‘consenso senza Washington’ ed è ottimo, perché questa politica non era in funzione della crescita dell’America latina, era imperialista fine a se stessa, la politica estera è ed è stata sempre in funzione dei capitali finanziari, oggi le cose stanno cambiando, io ho molta speranza, so che ci sono ancora dei rischi e che c’è ancora molto da fare per uscire dal passato, ma se ce la faremo il cambio sarà irreversibile, la società deve prevalere sul mercato e non può essere il mercato a prevalere sulla società. Ho molta fiducia e speranza perché l’America latina può essere il futuro e se fino ad adesso non ci siamo riusciti è per colpa della politica e dei dirigenti del passato e questo è ciò che sta cambiando.”

J.A.: Grazie.

R.C.: “Davvero è stato un piacere e benvenuto nel club dei perseguitati!”

J.A.: “Si grazie,stia attento anche lei, non lasci che la uccidano.”

R.C.: “Certo, è quello che cerchiamo di fare tutti i giorni…”

[traduzione a cura di Ciro Brescia]

—-

(VIDEO) L’Uruguay del Frente Amplio

di Fabrizio Lorusso

Fonte: carmillaonline

Presento questa intervista del 10 novembre scorso con Monica Xavier, dottoressa uruguaiana e senatrice del Partito Socialista che fa parte della coalizione delle sinistre Frente Amplio (Fronte Ampio). L’ho incontrata durante il convegno “Unità nella diversità” che ha riunito diverse realtà politiche dell’area progressista euro-latino-americana. L’incontro è stato organizzato dalla seconda forza politica messicana, il PRD (Partido Revolución Democrática), che aveva candidato per le elezioni presidenziali del primo luglio Andrés Manuel López Obrador. Obrador ha perso e ha denunciato, insieme al PRD, gli scandali della compravendita del voto e delle spese folli del principale rivale, cioè il “partito dinosauro” PRI (Partido Revolucionario Institucional), già al potere per 71 anni nel novecento. Il PRI tornerà a governare il Messico il primo dicembre prossimo con il “presidente delle TV” Enrique Peña Nieto. Ma torniamo al Cono Sud. Monica Xavier è stata eletta quattro mesi e mezzo fa dai militanti del Fronte dell’Uruguay come quarta presidentessa nella storia della coalizione che governa il paese sudamericano dal 2005. Dopo la presidenza di Tabaré Vázquez, dal 2010 governa il paese l’ex guerrigliero José (Pepe) Mújica. Ultimamente in Italia si parla, con un pizzico mediatico di tenerezza e folclore compiacente, solo della figura di Pepe Mújica perché è il “presidente più povero del mondo”, vista l’austerità e la semplicità della vita che conduce. Restano però in secondo piano i grossi progressi sociali ed economici che hanno portato l’Uruguay a riprendersi dalla peggiore crisi della sua storia e a rilanciare i temi sociali come il diritto di decisione delle donne sul proprio corpo, la legalizzazione delle droghe e il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Che significa oggi per te “unità nella diversità” parlando delle sinistre in Uruguay e America Latina?

Oggi e da quasi 42 anni significa Fronte Ampio in Uruguay. Questa è la nostra identità, l’unità nella diversità, e crediamo che sia un’esperienza che senza emettere ricette è buona per lo sviluppo di blocchi alternativi, popolari, con vocazione trasformatrice. Le destre hanno governato sempre nel nostro continente e, da alcuni anni a questa parte, ci sono opzioni progressiste di tipi diversi che sono arrivate al governo e hanno fatto governi di successo con percentuali molto importanti dei presidenti e delle presidentesse che li conducono, ma le strutture politiche non sono state all’altezza di queste sfide. Sono arrivate tardi e in certe occasioni s’è verificato il paradosso per cui con numeri straordinari di approvazione popolare ci sono presidenti che non finiscono il loro mandato o partiti che non hanno la capacità di essere riconfermati al governo.

Qual è il minimo comun denominatore tra le tante componenti del Fronte Amplio? I partiti e le anime politiche sono tante ed è difficile pensare a come mettersi d’accordo e questo è un problema in tutta l’America Latina.

L’unità è un principio, un principio così caro come lo è quello di essere coerenti con i valori della giustizia sociale, della libertà e dell’equità. Noi abbiamo un disegno organico in base a determinati compromessi fondazionali che hanno a che vedere con il rispetto delle singole componenti e una struttura comune normata da un regolamento che fu creata già nel 1971, quando il Fronte era in una fase di fondazione. Questo fa sì che l’unità d’azione sia la regola e per mantenere la libertà di azione esiste un meccanismo per consacrarla e non un’attitudine individuale che è considerata una indisciplina.

Qual è la chiave di questo? Non la pressione della disciplina partitista, ma la democrazia nel dibattito e nel processo decisionale ed è solo in questo modo che, a mio giudizio, chi è in minoranza sente che è stato parte di un dibattito e se forse alcuni dei suoi argomenti sono stati considerati nella decisione finale, può sentirsi parte della stessa in modo simile alle forze che congiunturalmente sono maggioritarie.

Quindi uno dei fondatori, il generale Liber Seregni che venne incarcerato durante la dittatura (1973-1984), era un uomo che fece della regola del consenso la regola fondamentale per prendere le decisioni. Poi nei periodi dei governi nazionali o regionali è successo che privilegiassimo un processo decisionale democratico d’accordo con le maggioranze qualificate che si formavano. Ma ora, anche se siamo al potere nel governo nazionale e in quattro regioni, stiamo tornando alla ricerca del consenso come formula quotidiana di funzionamento e, quando questo non si ottiene, si ricorre solo in quel caso alla maggioranza qualificata.

Ci sono frizioni con i settori cattolici? Come conciliate certe ispirazioni religiose con la filosofia del Fronte?

In primo luogo, dobbiamo chiarire nettamente che dal 1917 ad oggi lo stato uruguaiano è separato dalla religione, è uno stato laico. Senza dubbio la laicità di questi tempi acquisisce un significato maggiore rispetto all’allontanamento di ciò che è “religioso”. La laicità in questo momento credo che prenda il valore del riconoscimento della diversità delle società e dell’importanza di preservarla per avere società attive e feconde.

Allora abbiamo alcune tematiche che implicano questioni di coscienza. Per esempio, recentemente abbiamo fatto una legge sulla depenalizzazione dell’aborto che ha fatto sì che non sia punibile, che non si applichi il codice penale nelle prime 12 settimane di gestazione e si verificano determinate circostanze. E per esempio i settori che nel Fronte mantengono l’obiezione di coscienza su certi temi e sono magari vicini alla democrazia cristiana oppure un individuo che a livello personale dichiara un’obiezione di coscienza non vengono obbligati a votare, però sì a lasciare il loro spazio decisionale per rendere percorribile la scelta presa dall’insieme dell’organizzazione.

Possiamo dire che in qualche modo non s’è prevista una protezione attiva dello stato rispetto alla libertà di decisione delle donne, però almeno c’è stato un accordo per non continuare a penalizzare le donne che esercitano questa libertà.

Esattamente. Io avevo posto la questione, ho scritto il progetto originale che in realtà consacrava il diritto all’autonomia della donna sul proprio corpo, ma questo non è stato un criterio che suscitasse una maggioranza necessaria per far approvare la legge e, invece, s’è approvata una legge che dice che non si applicherà il codice penale. E’ un progresso, ma io senza dubbio preferisco l’altro aspetto, più in un’ottica di diritti, però ho difeso e votato questo progetto e continuerò a farlo affinché venga applicato perché è già comunque un progresso importante nella vita delle donne che affrontano una situazione difficile come questa.

E sulla liberalizzazione o, diciamo, la regolazione delle droghe leggere, in particolare della marijuana, come state procedendo?

Ne stiamo parlando, c’è un dibattito importante nella società. In origine si è posta la questione del riconoscimento del diritto della persona che consuma a non venire spinta verso il mercato della clandestinità. Quindi originariamente a livello parlamentare si è cominciato a discutere della separazione tra il denaro e la droga e, pertanto, della possibilità di possedere un numero determinato dalla legge di piante per la coltivazione e il consumo personale e dell’intorno. Bisogna precisare anche l’Uruguay ha depenalizzato il consumo molti anni fa, però non la vendita né altri procedimenti che rendono accessibile la droga e quindi è una situazione un po’ paradossale.

Parliamo solo della marijuana?

Sì, esattamente. Solo quella. Il governo ha sentito la preoccupazione per il tema della sicurezza e per la diffusione della “pasta base”. Questa è un residuo della cocaina mischiato con molte sostanze che sono molto nocive per l’organismo umano, hanno una rapidissimo effetto eccitante e causano una depressione molto brusca. Crea un’altissima dipendenza, quindi va consumato compulsivamente. E’ stato dunque proposto un progetto che, al posto di separare il denaro dalla marijuana, separa i mercati delle droghe e separa la marijuana dal resto delle droghe.

L’obiettivo qui è anche quello di far finire il circuito della clandestinità, ma è una logica differente e queste due logiche si stanno cercando di combinare per generare un’alternativa che in qualche modo riesca ad ottenere entrambi gli obiettivi. Indubbiamente io sono madre e sono medico e sono d’accordo sul fatto che la penalizzazione ristretta non ha dato risultati né in Uruguay né nel mondo. Perciò bisogna trovare un’alternativa e queste due logiche sono percorsi da fare per trovare una norma legale. Però la mia prima espressione su questo pubblicamente è sempre che non c’è nulla di meglio della vita sana, con sport, con opzioni culturali e lavori, se si è in età di lavorare, e una vita con un’alimentazione salutare.

Beh, son d’accordo anch’io, però siccome la marijuana c’è e le droghe ci sono e si usano, meglio vedere che facciamo… Ma questo tema è già legge o ancora no?

Sì, certo. Il provvedimento è in fase di discussione parlamentare e quindi stiamo pensando seriamente a questa legge.

Invece, sul tema del riconoscimento delle coppie di fatto? Qui a Città del Messico esiste anche il matrimonio tra persone dello stesso sesso mentre nel resto del paese non si sono fatti passi avanti in questo senso.

Abbiamo una legge sulla convivenza, una “ley concubinaria” che riconosce diritti per le unioni di più di 5 anni con coppie dello stesso sesso o eterosessuali. Sono sicura che prima della fine di questa legislatura, il 15 febbraio 2015, faremo una legge sul matrimonio perché sia ugualitario. Mi pare che dei tre temi questo è quello che ha più accettazione nel sistema politico perché c’è una grande differenza tra il sistema politico e la società. Infatti, questa pratica e pertanto riconosce la necessità della legalizzazione dell’aborto in certe circostanze secondo percentuali maggioritarie sempre. Però il sistema politico ha più resistenze che derivano sicuramente da pressioni di una chiesa cattolica che pesa. E pesa molto nonostante siamo in uno stato laico. Inoltre la chiesa fa delle minacce nei confronti di quelli che, come me, hanno una posizione libertaria in tutte le tematiche.

Torniamo all’America Latina e al mondo. Unità nella diversità. Tra Latinoamerica e Europa come stabilire relazioni e di che tipo?

Mi pare interessante la proposta riguardante il lancio di un’agenda euro-latino-americana soprattutto nei paesi che hanno una forte influenza in Latinoamerica come l’Italia e la Spagna. Infatti nel mio paese diciamo che noi discendiamo dalle navi dei vostri migranti, ma siamo anche in una fase di riconoscimento delle nostre ascendenze africane e indigene anche se queste ultime sono più in ritardo in questo riconoscimento. Credo che ci sia una serie di punti in comune su cui riflettere senza l’ossessione di trovare formule magiche ma di trasportare esperienze che ci possano aiutare a comprendere alcune chiavi su come uscire da queste situazioni. Credo che, per esempio, se l’Uruguay ha sofferto la crisi più violenta della sua storia nel 2002 e oggi a tutti i livelli possiede valori superiori a quelli che aveva prima della crisi, è perché ne siamo usciti in chiave politica, con un approfondimento democratica, rappresentativa e partecipativa, e con inclusione sociale.

E’ un suggerimento per la crisi europea?

Beh, ci sono differenze. Infatti in Europa avete un sistema di protezione sociale che non è mai stato raggiunto in America Latina e, pertanto, dobbiamo vedere che senza dubbio in molte cose partiamo da livelli differenti. Poi ecco mi pare che queste chiavi che sembrano astratte e universali, ma che poi nella realtà operano in modo molto concreto, possono essere leve gestibili a livello internazionale.

"En Tiempos de Guarimba"

Conoce a quienes te quieren dirigir

La Covacha Roja

Donde encontramos ideas avanzadas

Pensamiento Nuestro Americano

Articulando Luchas, Cultivando Resistencias

RE-EVOLUCIÓN

Combatiendo al neofascismo internacional

Comitè Antiimperialista

Contra les agressions imperialistes i amb la lluita dels pobles per la seva sobirania

SLAVYANGRAD.es

Nuestra ira no tiene limites. (c) V. M. Molotov

Gli Appunti del Paz83

Internet non accende le rivoluzioni, ma aiuta a vincerle - Il Blog di Matteo Castellani Tarabini

Sociología crítica

Articulos y textos para debate y análisis de la realidad social

Hugo Chavez Front - Canada

Get to know what's really going on in Venezuela

Revista Nuestra América

Análisis, política y cultura

Avanzada Popular

Colectivo Avanzada Popular

Leonardo Boff

O site recolhe artigos e a obra do teólogo, filósofo, escritor e professor Leonardo Boff

Vientos del Este

Actualidad, cultura, historia y curiosidades sobre Europa del Este

My Blog

Just another WordPress.com site

Festival delle idee politiche

Rassegna annuale di teorie politiche e pratiche della partecipazione civile

Far di Conto

Piccoli numeri e liberi pensieri

Miradas desde Nuestra América

Otro Mundo es Posible, Necesario, Urgente. Desde la provincia chilena

Como te iba contando

Bla bla bla bla...

Coordinadora Simón Bolívar

¡Bolívar vive la lucha sigue!

LaDu

Laboratorio di Degustazione Urbana

il Blog di Daniele Barbieri & altr*

"Per conquistare un futuro bisogna prima sognarlo" (Marge Piercy)

KFA Italia - notizie e attività

notizie dalla Corea Popolare e dalla Korean Friendship Association

KFA Euskal Herria

Korearekiko Laguntasun Elkartea | Korean Friendship Association

ULTIMOTEATRO.PRODUZIONIINCIVILI

Nuova Drammaturgia del Contemporaneo

Sociales en PDF

Libro de sociales en formato digital.

matricola7047

Notes de lectura i altres informacions del seminari sobre el Quaderns de la Presó d'Antonio Gramsci ( Associació Cultural Espai Marx)

Centro Cultural Tina Modotti Caracas

Promoción de la cultura y arte Hispanoamericana e Italiana. Enseñanza y educaciòn.

Racconti di quasi amore

a costo di apparire ridicolo

Ex UAGDC

Documentazioni "Un altro genere di comunicazione"

JoséPulido

La página del escritor venezolano

Donne in rosso

foglio dell'ADoC (Assemblea delle donne comuniste)

Conferenza Mondiale delle Donne - Caracas 2011

Just another WordPress.com site

tarot Co_creador

donde las líneas de la vida y el alma convergen

NapoliNoWar

(sito momentaneamente inattivo)

Sonia Serravalli - Opere, biografia e altro

Se non vedi i miracoli, non significa che non esistano

rivoluzionando

La Rivoluzione del Popolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: