(VIDEO) Julian Assange intervista Rafael Correa

Il socialismo avanzerà. Il popolo ecuadoriano ha votato per il socialismo. Reiteriamo la nostra battaglia per la giustizia sociale, per la giustizia nel nostro continente. Continuiamo la battaglia per lottare contro ogni forma di sfruttamento dei lavoratori in accordo con le nostre idee socialiste: la prevalenza del lavoro umano sul capitale. Nessuno dubiti della nostra scelta a favore dei poveri: siamo qui per questo. Hasta La Victoria Siempre! (Rafael Correa)

Julian Assange intervista Rafael Correa, 28 Maggio 2012.

Julian Assange:
“Qual è l’opinione dell’Ecuador rispetto agli USA? Cosa ne pensa la popolazione? Non le chiedo una caricatura, ma un visione complessiva da parte sua, del suo popolo e dell’America latina nei confronti degli USA come Stato”

Rafael Correa: “Come diceva Evo Morales [il Presidente della Bolivia, NdT]: l’unico Stato che non potrà mai subire un colpo di stato sono gli Stati Uniti d’America, perché non hanno sul loro territorio un’ambasciata Statunitense… Vorrei precisare che nel tentativo di colpo di stato una delle cause del malessere della polizia fu dovuta ai tagli che imposi ai privilegi di cui godevano prima le forze dell’ordine, soprattutto da parte dell’Ambasciata USA, che finanziava Unità intere, spesso unità chiave, della Polizia per controllarne tutti gli aspetti. I direttori della Polizia erano pagati direttamente dall’Ambasciata USA che decideva chi doveva ricoprire quali cariche. Quando noi abbiamo tagliato alcuni privilegi ed equiparato gli stipendi delle forze dell’ordine con gli altri statali, molti di questi prezzolati poliziotti non si preoccuparono perché erano stipendiati dagli USA, ciò ci permise di capire e tagliare definitivamente i legami di questa parte delle forze dell’ordine. I nostri rapporti con gli Stati Uniti sono sempre stati ottimi, di amicizia e mutuo rispetto della nostra sovranità. Io stesso ho studiato in USA, ho moltissimo rispetto e amore per il popolo nordamericano e sicuramente non sono anti-americano, al contrario, però chiamerò sempre le cose col loro nome: una minaccia alla sovranità della mia nazione va denunciata frontalmente senza incertezze da qualunque parte arrivi.”

J.A.: “Il suo Governo ha fatto chiudere la base Americana (NATO) di Manta, mi può dire perché?”

R.C.: “…Lei accetterebbe una base militare straniera nel suo Paese, Julian? Se la domanda è tanto semplice, così come dissi allora: se deve essere un problema, a me può star bene tenere una base USA in territorio Ecuadoregno, se ci danno il permesso per istallare una base Militare Ecuadoregna a Miami, non c’è problema.”

J.A.: “Divertente. Perché lei è a favore della pubblicazione di documenti segreti da parte di Wikileaks?”

R.C.: “Molto semplice: non ho niente da nascondere. Ad esempio i documenti riservati dell’ambasciata Americana pubblicati da wikileaks ci hanno rafforzato. Le accuse che ci hanno gli ambasciatori erano di “eccessivo nazionalismo” e difesa della sovranità dello Stato dell’Ecuador da parte del nostro Governo. Molto bene, certo che siamo per la liberazione nazionale e certo che vogliamo difendere la nostra sovranità, non c’è niente di male in tutto ciò, anzi, e come ha dimostrato Wikileaks ci sono grandi interessi economici che influenzano i mezzi di comunicazione attraverso grandi Gruppi di potere. Noi non abbiamo nessun timore, pubblicate tutto quello che avete sul nostro Governo.”

J.A.: “Succesivamente alla pubblicazione di informazioni da parte di Wikileaks, lei espulse l’ambasciatrice degli Stati uniti in Ecuador? Perché? Non sarebbe stato più semplice mantenerla e cercare di dialogare con l’ambasciatrice?”

R.C.: “Ho fatto esattamente quello che lei Assange ha detto ma con che arroganza l’ambasciatrice disse di non sapere nulla di tutto ciò. Era una donna totalmente avversa al nostro nuovo Governo, una donna di estrema destra, rimasta ferma agli anni 60, ai tempi della guerra fredda con l’Unione Sovietica. La goccia che fece traboccare il vaso fu quando ci accusò di aver messo a capo della polizia un completo corrotto solo per poterlo controllare, noi la contattammo per avere spiegazioni in merito, ma la signora con la sua consueta arroganza, superbia e prepotenza imperialista ci disse che lei non doveva rendere spiegazioni in merito a nessuno, così, visto che qui si rispetta il paese l’abbiamo espulsa immediatamente dall’Ecuador e per dovere di cronaca il capo della polizia accusato dalla signora, dopo un anno di indagini fu totalmente prosciolto dalle accuse, giudicate totalmente infondate.”

J.A.: “Adesso che i suoi rapporti con gli USA sono cambiati e avete aperto le porte ai Cinesi non è solo passare da un Demonio ad altro?”

R.C.: “Prima di tutto noi non trattiamo con demoni, se si presentano così saremo lieti di dagli il ben servito. Secondo, questa osservazione è in gran parte una reazione dei mezzi di comunicazione neocolonialisti che non vedono di buon occhio le nostre politiche estere, avere investimenti da parte dei Cinesi è buono, anche se non sono alti, bianchi e con gli occhi azzurri, la Cina sta anche sostenendo l’economia USA e nessuno dice nulla, noi non abbiamo solo finanziamenti cinesi, c’è anche la Russia, il Brasile; cerchiamo di diversificare il più possibile i mercati.”

J.A.: “Come lei sa difendo una battaglia per la libertà di pubblicare informazioni riservate, lei come pensa di difendere la libertà di informazione in Ecuador?”

R.C.: “Direi che sono stati pubblicati molti suoi libri in Sud America, anche se ci furono censure da parte degli editori per non danneggiare i propri finanziatori. Per noi è sufficiente rispettare le convenzioni internazionali già esistenti per la difesa dei diritti umani, tutto il resto è superfluo. In America Latina il potere dei Media supera il potere politico, purtroppo molte persone credono che esistano poveri giornalisti che subiscono censura, è vero in piccola parte, per il resto è vero il contrario, cioè che molti giornalisti, molte TV hanno sottomesso alla loro Agenda, Governi, Presidenti ed istituzioni Giuridiche, come nel caso dell’Ecuador, anche molti Governi Sud Americani che intraprendono una nuova strada economica ricevono attacchi dai mezzi di informazione legati ai vecchi padroni che prendono sempre le difese delle organizzazioni private che li finanziano. Dobbiamo capirlo tutto questo. Quando sono arrivato in parlamento c’erano 7 canali di informazione Pubblica, 5 dei quali erano in mano ai banchieri. Si immagini lei quanta opposizione ebbero le mie manovre finanziarie di prevenzione della crisi del debito, che sta affliggendo l’Europa oggi, questi canali televisivi fecero una feroce campagna contro di me per difendere gli interessi dei loro padroni, le banche. Bisogna uscire da questi stereotipi, mi accusarono di attaccare i poveri giornalisti, di essere un tiranno, ma questi non sono giornalisti, sono travestiti da giornalisti, ma fanno politica nel chiaro intento di destabilizzare il nostro Governo e tutti quei Governi che provano ad imprimere un cambiamento di direzione rispetto al passato.”

J.A.: “Sono d’accordo con la sua lettura dei mezzi di comunicazione di massa, lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle più di una volta: The Guardian, El Pais, Der Spiegel hanno censurato il nostro materiale violando gli accordi presi con noi in precedenza e lo hanno fatto per ragioni politiche o semplicemente per protegger gli oligarchi, ad esempio non pubblicarono informazioni su Timoschenko in Ucraina per proteggere i suoi grandi investimenti a Londra, o come le imprese petrolifere italiane corrotte e corruttrici per operare in Kazakistan, abbiamo molte prove di questa censura, perché abbiamo i documenti originali forniti ai giornali e possiamo vedere che ne hanno pubblicato solo una parte, omettendo le informazioni scomode per i loro interessi. Io credo che la forma corretta di affrontare i Monopoli, i Duopoli e i Cartelli di mercato è bloccandoli e creando condizioni per una maggior diversificazione degli investitori. Non crede anche lei che bisogna proteggere i piccoli editori e non regolamentare troppo l’editoria per creare le condizioni di sviluppo da parte dei piccoli limitando però l’accesso da parte dei grandi gruppi?”

R.C.: “Ciò è quello che stiamo tentando di fare, sono già due anni che abbiamo creato una nuova legge per distribuire le frequenze televisive e radio, ad esempio, vorremmo che solo un terzo sia privato con fini di lucro, un’altro terzo sia proprietà senza fine di lucro, quindi comunitaria e sociale e l’ultimo terzo sia pubblica, ma non solo del governo centrale, bensì equamente distribuita tra gli enti Regionali e provinciali, questa legge è già stata varata e pubblicata, ma sistematicamente viene bloccata e attaccata dai mezzi di comunicazione e dalle parti del parlamento che ne difendono gli interessi, dobbiamo perciò democratizzare l’informazione proprio per questi motivi.”

J.A.: “Recentemente ho intervistato il presidente tunisino ed ho chiesto in merito alle difficoltà che si incontrano quando si è al potere e di quanto effettivamente si ha la possibilità di cambiare le cose, lei che ne pensa in merito?”

R.C.: “Guardi, una delle cause della crisi sud americana per l’attacco neoliberale è stata la mancanza di una vera leadership,una lidership al servizio delle politiche neoliberali è stata la costante in America latina per anni. Cos’è la leadership, è la capacità di comunicare con il popolo, ci possono essere buoni dirigenti politici o cattivi dirigenti. Buono significa essere leader al servizio del popolo e averne cura. Purtroppo in America Latina ci sono stati molti più cattivi leaders,che hanno utilizzato il loro potere per servirsi dei popoli, i dirigenti certamentente sono importanti; lo sono stati per gli USA per uscire dal colonialismo, lo sono stati per l’Europa per la ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale, oggi invece si vuol dipingere tutti i dirigenti come cattivi populisti, oggi noi non stiamo amministrando un sistema, ma stiamo cercando di cambiarlo semplicemente perché il sistema così come è stato concepito per secoli, è un fallimento assoluto. Siamo stati ridotti ad essere la regione più diseguale del mondo, con una povertà diffusa. Quando abbiamo tutto per essere una delle regioni più ricche del pianeta, non come negli Stati Uniti, dove non vedo nessuna differenza sostanziale tra Repubblicani e Democratici. Io credo che c’è più differenza in quello che penso la mattina da quello che penso la sera; loro stanno amministrando un Sistema, noi stiamo cercando di cambiarlo e per cambiarlo serve potere legittimo e democratico da parte dei dirigenti in funzione della grande maggioranza del popolo.”

J.A.: “Mi sembra che il presidente Obama non sia capace di controllare come lei questo potere che la circonda, forse non è un buon leader. Qual è la forza che le permette di fare questi cambiamenti? E’ la sua ideologia, il suo partito politico? Perché Obama non riesce in tutto ciò?”

R.C.: “Mi permetta di dire che il consenso, l’impegno non deve mai essere un fine, ma un mezzo, se lei pone come fine il consenso, da solo non cambia assolutamente nulla, a volte è necessario intraprendere la strada del compromesso anche senza un consenso, come per la corruzione bisogna affrontarla direttamente, correndo anche alcuni rischi, senza fare compromessi ne concessioni, quello che sta succedendo in Ecuador non è per mio merito, un leader al massimo può coordinare, quello che mi ha dato potere è stata l’indignazione del popolo dell’Ecuador e questo forse manca ancora negli Stati Uniti, perciò credo che Obama non abbia la forza di apportare un cambiamento radicale, perché non ha l’appoggio incondizionato del popolo con la sua indignazione. I movimenti come Occupy Wall Street e molti altri, dovranno rafforzarsi e organizzarsi per dare forza ai politici come Obama per cambiare le cose.”

J.A.: “Vorrei sapere secondo lei dove sta andando l’Ecuador e l’America latina, parlando di tempi lunghi. Quale sarà il futuro che vi aspetta sul lungo tempo, appunto? Il miglioramento delle condizioni di vita e il distaccamento dalle politiche neo-liberali Nord americane dove vi porteranno nei prossimi 10 o 20 anni?”

R.C.: “Come detto si sta riducendo l’influenza degli Stati Uniti in America latina e questo è qualcosa di buono, perciò abbiamo manifestato che si sta passando dall’epoca del ‘consenso di Washington’ al ‘consenso senza Washington’ ed è ottimo, perché questa politica non era in funzione della crescita dell’America latina, era imperialista fine a se stessa, la politica estera è ed è stata sempre in funzione dei capitali finanziari, oggi le cose stanno cambiando, io ho molta speranza, so che ci sono ancora dei rischi e che c’è ancora molto da fare per uscire dal passato, ma se ce la faremo il cambio sarà irreversibile, la società deve prevalere sul mercato e non può essere il mercato a prevalere sulla società. Ho molta fiducia e speranza perché l’America latina può essere il futuro e se fino ad adesso non ci siamo riusciti è per colpa della politica e dei dirigenti del passato e questo è ciò che sta cambiando.”

J.A.: Grazie.

R.C.: “Davvero è stato un piacere e benvenuto nel club dei perseguitati!”

J.A.: “Si grazie,stia attento anche lei, non lasci che la uccidano.”

R.C.: “Certo, è quello che cerchiamo di fare tutti i giorni…”

[traduzione a cura di Ciro Brescia]

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  1. Julian Assange intervista Rafael Correa - ¡Venceremos!

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