Intervista a Bernardo Borges Arnese, Console Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela

Riproponiamo qui di seguito una interessante intervista realizzata nel mese di ottobre 2012, al compagno Bernardo Borges, Console della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli realizzata dalla redazione di Resistenza – Organo del P-CARC

Le recenti elezioni in Venezuela hanno riconfermato Chávez alla guida del paese con il 54% dei voti contro il 44% dell’esponente della borghesia compradora Capriles. Che valutazione dai di questi risultati. Che cosa indicano?

Nonostante la spietata campagna mediatica, il presidente Hugo Chávez ha vinto con oltre un milione e mezzo di voti di differenza alle elezioni presidenziali del 7 ottobre, essendo queste ultime le elezioni che hanno avuto la maggiore partecipazione nella storia del Venezuela; l’80,9% degli elettori sono accorsi alle urne; il presidente Chávez ha ottenuto 8.062.056 preferenze, 55,14% dei voti; il suo contendente ha raggiunto 6.468.450 preferenze (44,24% di voti); il 7 de ottobre gli occhi del mondo si sono fissati sul Venezuela, hanno osservato un capitalismo stagnante e fallito.

A che punto è lo sviluppo della rivoluzione sul piano economico, politico e sociale? E che prospettive si aprono dopo l’esito delle elezioni di ottobre?

Il Venezuela chiuderà il 2012 con un Pil di 350 miliardi di dollari. Dieci anni fa il Pil era di 93 miliardi di dollari e una crescita vicina al 6%. Tra il 2004 e il 2011 la Statale Petróleos de Venezuela apporta 63.000 milioni di dollari direttamente allo sviluppo sociale. Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica, dei 547.000 milioni di dollari incamerati dallo Stato venezuelano negli ultimi anni, il 60% è stato impiegato nell’investimento sociale. Nel 1998, il 43,9% dei Venezuelani era in una situazione di povertà e il 17% di povertà critica. Per il 2011 la povertà è scesa al 23% e quella estrema al 6%: siamo il terzo paese con la minore povertà nella regione. Oggi diamo dignità alle famiglie e continuiamo nel proposito di raggiungere la meta della costruzione di 3.000.000 di case entro il 2019. Il tasso di disoccupazione dell’14,6 % nel 1998 è sceso al 7% nel 2012. Le missioni portano cure mediche gratuite nelle zone svantaggiate, abbiamo il salario minimo più alto dell’America Latina. Siamo immensamente felici perché sconfiggiamo l’analfabetismo, perché oggi studiano 9.329.703 persone, un Venezuelano su tre; perché le immatricolazioni universitarie sono passate da 894.418 studenti nel 2000 a 2.109.331 nel 2009, perché sono state create 15 nuove università, e perché tutti e tutte hanno accesso all’educazione pubblica integralmente gratuita, dalla materna all’univerisità.

Il Venezuela e la rivoluzione bolivariana contribuiscono (e possono contribuire) in vari modi alla causa dell’emancipazione delle classi sfruttate e dei popoli oppressi dal sistema imperialista mondiale. Il controllo statale sulla produzione del petrolio è una “misura di rottura”: va nella direzione di affrancare il Venezuela e il suo popolo dagli artigli degli imperialisti USA e della connessa borghesia compradora e permette allo Stato di utilizzare i proventi della vendita del petrolio per programmi sociali. Puoi dirci se ci sono (in atto o in programma) altre misure che vanno in questa direzione? 

In Venezuela la nazionalizzazione del petrolio viene realizzata nel 1976, sotto il primo mandato del presidente Carlos Andrés Pérez. A partire da questa data, le proprietà, gli impianti e le attrezzature, tra le altre cose, delle compagnie concessionarie straniere divennero beni dello Stato pagate interamente alle Multinazionali a prezzi molto alti; tuttavia, da questo momento e fino all’anno 1999, le risorse provenienti dalla rendita petrolifera non furono destinate opportunamente allo sviluppo integrale del paese, contribuendo a creare una situazione di miseria e generando un’insoddisfazione latente che diede luogo alla rivolta popolare del febbraio 1989. In questi tredici anni di governo bolivariano abbiamo ripreso la piena sovranità delle nostre risorse naturali, indirizzando le entrate prodotte dalla nostra esportazione di idrocarburi al buon vivere di tutto il popolo venezuelano attraverso l’investimento nel sociale, nella sanità, nelle abitazioni, nell’educazione e nella cultura in quanto settori fondamentali che conferiscono benessere. È ciò che si definisce “giustizia sociale”, quindi le ricchezze del nostro sottosuolo così come l’aria e l’acqua sono un bene comune, appartengono a tutti, venezuelane e venezuelani, coadiuvando per elevare il livello di vita di tanti indigenti la cui condizione è stata generata dai precedenti governi. In questo senso, e tenendo conto del grado massimo raggiunto dalla domanda di petrolio a livello mondiale, nell’anno 1960 – dunque anche prima della nazionalizzazione petrolifera del Paese – per iniziativa del Venezuela e dell’Arabia Saudita, fu creata l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC). I suoi primi membri furono Venezuela, Arabia Saudita, Iran e Kuwait. Successivamente vi si unirono altri Paesi come Algeria, Emirati Arabi Uniti, Gabon, Indonesia, Qatar, Nigeria, Libia, Ecuador. Grazie a questo organismo oggi si assegna un giusto prezzo a questo ramo di importanza geostrategica e al contempo si permette ai paesi membri di difendersi dallo sfruttamento delle compagnie transnazionali. Con la sua creazione, operatività ed efficacia, la OPEC è riuscita a regolare l’offerta mondiale di petrolio.

La nazionalizzazione del petrolio in Argentina promossa dalla Kirchner è un esempio di “reazioni a catena” generate dall’iniziativa del governo Chávez? Che valutazione ne dai? Come ritieni che possa essere un sostegno alla rivoluzione bolivariana? 

Nel caso dell’Argentina, la nazionalizzazione nasce a causa della mancanza di investimenti che la spagnola YPF smise di realizzare in territorio argentino. Così, il governo della presidentessa Kirchner mette in dubbio la politica della Repsol-YPF, argomentando che diminuiva anno dopo anno la sua produzione di gas e petrolio e l’Argentina si vide obbligata anche a importare combustibili per la somma di 9.300 milioni di dollari nel 2011, quasi il doppio di prima, secondo cifre ufficiali. Sarebbe a dire che il tasso di sfruttamento petrolifero non solo non generava più benefici, ma addirittura lo stato argentino dovette avvalersi di importazioni per soddisfare il fabbisogno interno di idrocarburi. Quindi la gestione non funzionava più e allora lo stato argentino prende le redini delle quote corrispondenti.

L’Alba e le politiche di cooperazione tra Venezuela e Cuba sono un embrione di quel sistema di relazioni internazionali basato sulla solidarietà , sulla collaborazione e sullo scambio tra paesi che dobbiamo sostituire all’attuale sistema di relazioni internazionali basato sulla concorrenza e la competizione tra paesi e gruppi industriali e finanziari (che inevitabilmente prima o poi sfocia nella guerra). Puoi farci esempi concreti del “mutuo soccorso” tra Cuba e Venezuela? In che modo le “eccellenze” medico sanitarie di Cuba sono messe a disposizione del vostro paese? In che modo la nazionalizzazione del petrolio in Venezuela è impiegata per sostenere Cuba e aggirare il bloqueo economico?

L’Alternativa Bolivariana para las Américas nasce nel 2004 dall’accordo di Venezuela e Cuba; poi la Bolivia si unì all’accordo. Nel 2007 furono incluse nell’al ALBA il Nicaragua e nel 2008 l’Honduras. Inoltre, l’Ecuador vi si unì nel giugno 2009. Nasce come un organismo di scambio basato sulla cooperazione e solidarietà tra i suoi membri dove l’interesse sociale prevale su quello economico. Così Cuba ha dato una collaborazione fondamentale al Venezuela inviando trenta mila medici cubani a integrazione della Missione Salute e offrendo formazione a medici comunitari per arrivare ai settori più popolari della popolazione a fornire medicina preventiva gratuitamente. Invece il Venezuela ricambia con il petrolio a prezzo preferenziale per andare nel senso della reciproca collaborazione tra i due Paesi. Sul piano educativo Cuba ci ha offerto la preparazione pedagogica per vincere l’analfabetismo. Oggi l’accordo di solidarietà Cuba-Venezuela compie 12 anni. Durante questi anni hanno viaggiato a Cuba più di 204mila venezuelani per ricevere cure specializzate. Noi riceviamo come popolo una prestazione ed è questo l’aiuto, la mano d’opera qualificata e solidale.

Oltre che con i paesi dell’Alba, il governo venezuelano ha rapporti di collaborazione anche paesi europei o con le istituzioni locali di alcuni di essi (ci risulta, ad esempio, che quando era amministrato da “ken il rosso” il Venezuela vendette petrolio a prezzi agevolati al comune di Londra)? Puoi farci degli esempi?

In relazione all’accordo che il Venezuela ha mantenuto con il sindaco della città di Londra nel 2007 affinché il nostro Paese sovvenzionasse combustibile in cambio di consulenza su trasporto pubblico e amministrazione urbana, lo stesso ebbe fine nel 2008 con il cambio di governo locale di Londra. In questo momento non c’è nulla di concreto in materia con altri Paesi, sebbene si stiano prospettando dinamiche in diverse località e municipi europei interessati a realizzare scambi e a cooperare con il nostro Paese in vari ambiti.

Un’ultima domanda. A novembre si terranno le elezioni negli USA: quali sono le previsioni (del PSUV o del governo venezuelano)? Come influisce il loro esito sulla rivoluzione bolivariana?

Come recentemente ha espresso il presidente Chávez, Obama sarebbe il candidato più adatto a vincere le prossime elezioni. Ovviamente questo devono deciderlo i nordamericani. Desideriamo le migliori relazioni nell’ambito del rispetto della sovranità di ogni popolo, indipendentemente da chi sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America.

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