L’ALBA analizzerà il complotto degli USA contro il Venezuela

ALBA1da TeleSUR

2ott2013.- Il presidente del Venezuela, Maduro, ha annunciato che giovedi 3 ottobre ci sarà una riunione straordinaria dei capi di Stato e di governo dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA), per analizzare le azioni degli Stati Uniti contro Caracas.

Il Presidente ha riferito che la decisione è arrivata dopo aver parlato con molti dei suoi omologhi della regione, che hanno espresso la loro solidarietà e il sostegno contro le azioni di destabilizzazione del governo degli Stati Uniti.

A questo proposito, ha detto che l’incontro al vertice avrà luogo nella città di Cochabamba e ad oggi hanno confermato la loro presenza il presidente ecuadoriano Rafael Correa, e l’ospite, Evo Morales.

Ha anche assicurato che utilizzerà la riunione per «continuare la revisione della strategia di consolidamento Alba in Sud America e nei Caraibi».

Da parte sua, Morales ha detto ai giornalisti che l’incontro servirà al suo paese anche per «discutere le politiche economiche e le questioni dell’integrazione regionale».

«Abbiamo bisogno di incontrarci per discutere di politiche economiche, di politiche di produzione, dell’integrazione del Sud America, come velocizzare il lavoro dei vari consigli in Sud America, come espandere il mercato per i nostri prodotti», ha dichiarato il governante boliviano.

Ha spiegato che era originariamente prevista solo la visita di Correa a La Paz (capitale), ma alla fine ha deciso di spostare la riunione di Cochabamba per avere anche la presenza di Maduro.

Incontro a Caracas la settimana scorsa, Morales e Maduro hanno discusso la necessità di scegliere presto il nuovo segretario generale dell’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR), e di altre questioni bilaterali.

Lunedi, il presidente venezuelano ha annunciato l’espulsione di tre diplomatici cittadini degli Stati Uniti, dopo che dossier dell’intelligence avevano riportato un avvicinamento a gruppi di opposizione, con l’obiettivo di creare scene di violenza nel paese e promuovere il sabotaggio economico e la destabilizzazione politica.

[Trad. dal castigliano per ALBAinFormazione di Pier Paolo Palermo – si ringrazia Alfredo Viloria per la segnalazione]

Ecuador: dieci domande e dieci risposte sul 30S

di RARC – Red de Amigos de la Revolución Ciudadana 

1.       Fu un tentativo di Colpo di Stato quello che successe il 30S?

La Real Accademia Spagnola, definisce Colpo di Stato come l’azione violenta e rapida, generalmente da forze militari o ribelli, con la quale un gruppo determinato prende possesso o tenta di prendere possesso delle risorse del governo di uno Stato, togliendo spazio alle autorità esistenti.

Il 30 Settembre 2010, in Ecuador, ci furono una serie di azioni pianificate e coordinate, da parte di gruppi di polizia e militari, che andavano al di là di una mera protesta per questioni salariali: qualche giorno prima, il colonnello Lucio Gutiérrez aveva affermato in un forum a Miami che se metteva fine con Correa, si metteva fine alla “Rivoluzione Cittadina”, dopo essersi riunito con un banchiere profugo della giustizia ecuadoriana; fu preso l’aeroporto di Quito da parte della FAE (Forza Aerea Ecuadoriana); l’impedimento agli assembleisti di entrare all’Assemblea Nazionale mentre gli oppositori si trovavano già dentro e la presa di questi da parte della Scorta Legislativa, messa agli ordini d Gilmar Gutierrez (fratello dell’ex presidente Lucio Gutierrez e assembleista del PSP); la sospensione dei processi migratori dell’aeroporto di Quito dalle 5 del mattina o la situazione generale di saccheggi e furti nella città di Guayaquil per l’assenza di polizia in strada.

Alcuni ribelli e leader politici utilizzarono questo contesto di caos, preventivamente provocato, per rompere l’ordine costituzionale, chiedendo la rinuncia del presidente della Repubblica, o il suo magnicidio.  Qualsiasi dei due scenari deve interpretarsi come un intento di spostare le autorità esistenti, è dire, significano da soli un intento di Colpo di Stato.

2.       E se fu un tentativo di Colpo di Stato, perché non c’era un attore di rimpiazzo preparato da parte dei golpisti?

Ci sono vari fattori che hanno propiziato che i tentativi di Colpo di Stato si effettuino in modo distinto ai classici Golpe eseguiti durante le epoche dei dittatori militari nella regione. Dovuto all’attuale congiuntura internazionale, è molto sfavorevole per l’accettazione di  Colpi di Stato e che i Governi progressisti che si è tentato di spodestare godono di un’ampia popolarità e base elettorale, i golpisti rischierebbero un immediato rifiuto interno ed esterno. Per questo, le nuove forme di Colpo di Stato, consistono nel travestirsi con carattere legalista (come nel caso dell’Honduras) o, come sostengono Alexei Paez e Mario Ramos, nel promuovere caos tramite operazioni psicosociali per mettere fine all’ordine costituzionale, senza necessità di avere un sostituto visibile e così poter distribuire le responsabilità in caso di fracasso.

 3.       Non è stato per caso lo stesso Presidente che provocò i fatti violenti del 30S presentandosi personalmente nel Reggimento Quito nr 1?

Come già detto nella prima domanda, ci furono una serie di azioni coordinate che ebbero luogo prima che il Presidente si presentasse nel Reggimento Quito nr1. La forte leadership del Presidente, che è il Comandante in Capo delle Forze Armate del paese, nel contesto di una cultura politica corporativa come quella ecuadoriana, fa sì che molti degli attori sociali vogliano risolvere i propri problemi con lui, piuttosto che attraverso interlocutori o altri canali istituzionali. L’ambiente di violenza che già stava generandosi prima del suo arrivo, come dimostra il fatto che i ribelli ricevettero l’arrivo del Primo Mandatario con pietre e gas lacrimogeni. Cercare di renderlo responsabile dei lamentabili fatti accaduti è una fallacia simile all’accusare una donna violentata  di essere la responsabile dell’atto di violenza per aver provocato il suo aggressore.

 4.       Il sequestro del Presidente nell’ospedale della Polizia, fu un’invenzione come assicurano alcuni oppositori?

Il Presidente si vide minacciato dai ribelli, che affermarono, in più occasioni, che non l’avrebbero lasciato uscire fino a che non accettava le loro richieste; usarono i pazienti e il personale medico come scudi umani, ed incluso controllarono le ambulanze che uscivano dall’ospedale per aggredire nel caso in cui il Presidente viaggiasse in una di esse. Inoltre, c’è da ricordare la presenza di franchi tiratori intorno all’edificio, per cui il Presidente dovette restare all’interno dell’ospedale contro la sua volontà. Nel caso in cui fosse uscito, non solamente avrebbe messo in pericolo la propria vita, se non la stabilità del paese nell’incarnare la figura del Potere Esecutivo dello Stato. Non è per caso un sequestro questo?

 5.       Che ruolo ebbe l’opposizione durante il Colpo di Stato?

Alcuni partecipanti politici promossero la sedizione dei poliziotti ed incluso fecero appello alla rottura dell’ordine costituzionale. Membri del Partito Società Patriottica approfittarono dei propri nessi con gli alti mandi della polizia affinché questi disinformino i mandi inferiori sulla Legge Organica del Servizio Pubblico, ed ebbero una partecipazione distaccata nei fatti:come ad esempio Fidel Arajuo nel Reggimento Quito o Pablo Guerrero nell’attacco alla televisione pubblica; il capo del Blocco Movimento Pachakutik, Clever Jimenez, accusò il Presidente di provocare violenze e convocò i diversi movimenti alla destituzione; ed integranti del MPD, come il direttore nazionale Luis Villacis, salirono sulle camionette dei ribelli per fomentare i cittadini alla ribellione.

Passato mezzogiorno del 30 Settembre, un gruppo di assembleisti dell’opposizione di partiti come Società Patriottica e Madera de Guerrero, si riunirono in forma privata nell’hotel “Le Parc” di Quito mentre il Presidente era detenuto nell’ospedale della Polizia. Gli assembleisti oppositori, si accordarono per chiedere l’amnistia per tutti i membri delle forze della polizia e trattarono di modificare l’ordine del giorno dell’Assemblea, con l’obiettivo di raggiungere una maggioranza legislativa che avrebbe tradotto il vuoto di potere che lasciava il sequestro del Presidente nella definitiva deposizione di questi, così da poter culminare il tentativo di Colpo di Stato.

6.       Ci fu tentativo di magnicidio del Presidente della Repubblica?

Si. Il Capo Froilán Jiménes morì dopo esser stato colpito da una pallottola che era diretta al veicolo che trasportava il Presidente della Repubblica. C’erano vari franchi tiratori della polizia situati sui tetti che caricarono le loro armi contro l’Esercito e la popolazione civile. La stanza dell’ospedale della Polizia nella quale era rinchiuso il Presidente ricevette colpi di pistola. E, se questo fosse poco, si sentivano frasi dei poliziotti ribelli come “ammazzate velocemente questo figlio di puttana di Correa” o “ammazzate Correa per fermare tutto questo, ammazzate Correa e finiranno le proteste”. Fortunatamente, il GOE (Gruppo di Operazioni Speciali) impedì che i ribelli arrivassero al piano dell’ospedale dove si trovava il Presidente.

 7.       Quindi, ha spazio la tesi sostenuta da alcuni leader dell’opposizione che i fatti del 30S furono un “autogolpe”, portato avanti dallo stesso Governo?

Questa tesi non può essere assolutamente sostenuta ed incluso è al limite della ridicolezza. L’aggressione che soffrì il Presidente al suo arrivo al Reggimento Quito, che dovette uscire con una maschera antigas e con la gamba recentemente operata ferita, o la morte del Capo Froilán Jimenez, che venne raggiunto da una pallottola di un franco tiratore mentre scortava l’auto con la quale si accingeva a far evacuare il Presidente Correa dall’ospedale della Polizia, sono prove che la vita del Presidente corse un grave pericolo quel giorno. Troppi rischi per portare avanti un “autocolpo di stato”.

 8.       Solo il Governo condivide la tesi del tentativo di Colpo di Stato?

No. Il fatto suscitò una ferma ed immediata condanna a livello internazionale, tanto da parte dei paesi latinoamericani e Stati Uniti, come da parte degli organismi come UNASUR, OEA, ONU ed ALBA. L’invito alla riunione dei Presidenti dell’UNASUR a Buenos Aires, a poche ore dagli avvenimenti  e per iniziativa dei Presidenti Pepe Mujica, dell’Uruguay e Cristina Fernández de Kirchner dell’Argentina, fu l’elemento chiave per dimostrare da subito l’appoggio al Governo dell’Ecuador e così isolare, a livello regionale, le pretese dei golpisti.

Tanto gli organismi internazionali, come le distinte personalità politiche che si pronunciarono quel giorno sui fatti del 30 Settembre, si riferirono esplicitamente agli avvenimenti come un tentativo di Colpo di Stato.

9.       Fu un fatto strano ed isolato nel contesto internazionale e nazionale?

No, nel corso della storia, i paesi ricchi di risorse naturali che hanno seguito politiche contro gli interessi egemonici imperialisti, come nel caso dell’Ecuador, hanno sofferto Colpi di Stato e guerre cruente. John Perkins, che fu impiegato al servizio dell’Intelligence del governo degli Stati Uniti relazionati con la CIA, aveva già pronosticato da anni che la vita del Presidente Rafael Correa era in pericolo, e come antecedente aveva citato ciò che secondo lui fu l’assassinio di Jaime Roldós da parte della CIA nel 1981.

In America Latina, i governi progressisti che hanno mosso un modello redistributivo contro gli interessi egemonici nazionali ed internazionali hanno sofferto di episodi di destabilizzazione politica e colpi di Stato; dai classici Colpi contro Jacobo Arbenz in Guatemala , nel 1954 o Salvador Allende in Chile, nel 1973; Hugo Chávez in Venezuela, nel 2002; Jean Bertrand Aristide ad Haiti, nel 2004; Manuel Zelaya in Honduras, nel 2009 e Fernando Lugo in Paraguay, nel 2012.

A livello interno, il paese era coinvolto in gravi crisi di instabilità ed ingovernabilità dopo aver sofferto varie brusche interruzioni dei mandati presidenziali negli ultimi anni, come i casi di Abdalà Bucaram, nel 1997; Jamil Mahuad, nel 2000 o Lucio Gutiérrez, nel 2005.

 10.   Quale fu la percezione della cittadinanza riguardo quanto successo il 30S?

Le inchieste rivelarono un alto rifiuto all’attuazione degli ammutinati e della crescita dell’appoggio e credibilità del Governo della Repubblica: secondo la Consulente dei Profili di Opinione, solo il 10% degli intervistati considerò “adeguati” i canali di protesta della Polizia; l’approvazione alla gestione del Presidente passò dal 71% al 76% tra il 13 settembre e l’8 ottobre 2010, e la credibilità aumentò dal 53% al quasi 62%.

Il rifiuto ai fatti violenti del 30S si tradusse, anche nel sorgere spontaneo di mobilizzazioni popolari, le quali si riunirono nelle distinte organizzazioni sociali e militanti di Alianza País per salvare il Presidente Rafael Correa dall’ospedale della Polizia, con il Ministro Ricardo Patiño ed altri ministri del Governo in testa. Queste mobilizzazioni furono fondamentali per fare pressione sulle forze di polizia sollevate e così mettere in chiaro ai golpisti che la popolazione non avrebbe accettato nessuna rottura dell’ordine costituzionale. 

[Trad. dal castigliano di Martina Tabacchini]

Sabotatori yankees, go home!

Presidente Maduro en MirafloresVENEZUELA · Maduro espelle tre alti funzionari dell’ambasciata Usa: tramavano con la destra

di Geraldina Colotti

Il Manifesto, 2ott2013.- Il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha espulso tre alti funzionari dell’ambasciata Usa, di stanza a Caracas: «Hanno 48 ore per andarsene. Non mi importa quali misure potrà prendere il governo di Barack Obama. Yankees go home, fuori dal Venezuela», ha detto durante una cerimonia militare nello stato di Falcon. I tre sono Kelly Keiderling, incaricata d’affari e massima autorità dell’ambasciata, David Mutt, funzionario consolare, e Elizabeth Hoffman, che lavorava nella sezione politica della delegazione diplomatica. L’accusa è quella di essersi incontrati con l’estrema destra venezuelana «per finanziarla e organizzare azioni di sabotaggio del sistema elettrico e dell’economia del paese».

Le prove sono in un video mostrato da Vtv, girato il 27 settembre. Si vedono i tre uscire dalla sede della ong Sumate, nello stato di Bolivar, salire in macchina diretti all’aeroporto di Puerto Ordaz e prendere l’aereo per Caracas.

Riunioni per destabilizzare le elezioni municipali dell’8 dicembre, sostiene il governo. Incontri analoghi – ha precisato il ministro degli Esteri, Elias Jaua – sono avvenuti anche nello stato Amazonas, con il governatore Liborio Guaruya, «elemento cardine della cospirazione», per organizzare «ribellioni indigene e destabilizzare la democrazia». Nel municipio di Ciudad Bolivar – ha aggiunto – i funzionari si sono riuniti con leader sindacali della destra «per incentivare e alimentare la paralisi della siderurgica Sidor e di altre imprese importanti della regione». Informazioni, ha aggiunto il ministro, che saranno inviate al Segretario di stato Usa, John Kerry.

Il Dipartimento di stato nordamericano ha smentito categoricamente qualunque coinvolgimento. E con ogni probabilità rispedirà a Caracas anche l’incaricato d’affari della Repubblica bolivariana negli Stati Uniti, Calixto Ortega, nominato quattro mesi fa. Per l’opposizione venezuelana, si tratta dei soliti allarmi per nascondere i problemi del paese. Lo ha ribadito anche la settimana scorsa, quando Maduro ha disertato l’Assemblea Onu affermando di essere venuto a conoscenza di «gravi provocazioni» organizzate ai suoi danni.

Fatto è che Sumate, gestita dalla deputata di opposizione Maria Corina Machado, è finanziata dalla Fondazione nazionale per la democrazia (Ned). Nel 2005, la Corte suprema di giustizia ha messo sotto inchiesta l’organizzazione, che conta circa 30.000 aderenti, per i fondi ricevuti dal Pentagono. Sumate è stata fondata nel 2002 per raccogliere le firme e organizzare il referendum revocatorio contro l’allora presidente Hugo Chávez, scomparso il 5 marzo del 2013. Nel 2004, Chávez ha vinto il
referendum con oltre il 60% dei voti, ma Sumate non ha riconosciuto il risultato. Da allora, Machado e la destra continuano ad applicare le direttive di Washington per far tornare l’orologio del paese indietro di 14 anni: ai governi «modello Fmi».

Ed è un fatto anche che Kelly Keiderling abbia un pedigree diplomatico di tipo particolare. Nel numero di agosto diLe Monde diplomatique/ilmanifesto ce ne ha parlato lo scrittore cubano Raul Antonio Capote, che l’ha conosciuta bene quand’era prima Segretaria di stampa e cultura della Sina, la Sezione d’Interesse degli Usa all’Avana: «Un ruolo quasi sempre ricoperto da agenti di intelligence. Kelly Proveniva da una famiglia della Cia. Ha creduto di manipolarmi facendo regali ai miei figli. Ci siamo frequentati molto», ci ha raccontato Capote, agente cubano infiltrato per anni nella Cia.

Dopo l’ennesimo piano destabilizzante, il governo cubano decise di “bruciare” alcuni suoi agenti, fra cui Capote, e mostr prove inoppugnabili delle nuove strategie destabilizzanti usate dalle agenzie Usa in Sudamerica.

Ingerenze messe in luce anche dal Datagate, lo scandalo delle intercettazioni illegali targato Nsa e rivelato dall’ex consulente Cia Edward Snowden. Il Venezuela e il suo petrolio, di cui gli Usa sono il primo cliente, non hanno mai smesso di essere oggetto d’attenzione da parte del Pentagono, che ogni anno rinnova lauti finanziamenti a certe «ong per i diritti umani». Per questo, i paesi socialisti che si ritrovano nell’Alleanza bolivariana per i popoli della nostra America (Alba) – i cui presidenti si riuniscono oggi in Bolivia per discutere anche di questo nuovo episodio -, hanno cercato di adottare un atteggiamento comune.

Il 1 maggio scorso, il presidente boliviano, Evo Morales, ha annunciato l’espulsione dell’Agenzia Usa per lo sviluppo internazionale (Usaid), che ora ha chiuso i battenti. Il suo omologo ecuadoriano, Rafael Correa, intervenuto nell’ultima giornata dell’Assemblea Onu per denunciare «le mani sporche della Chevron», ha ricordato con i giornalisti il golpe tentato contro di lui il 30 settembre di 3 anni fa: «La regione – ha detto – non tollera più i colpi di stato tradizionali, e allora si usa qualunque pretesto per destabilizzare, dal separatismo alla ribellione, al massacro».

Italia: il ricatto di un “ricco delinquente” e la pantomima politica del PD

2ott2013.– Con il timore di essere arrestato a causa dell’inchiesta del Tribunale di Napoli per corruzione di parlamentari e la recente condanna (per l’evasione di € 7.000.000,oo), il 27 settembre Berlusconi ha ordinato ai legislatori del Pdl di lasciare il parlamento ed il governo. Il 29 il primo ministro Enrico Letta (Pd), pensava di poter tenere in vita il governo con i dissidenti del Pdl. Il 30 Berlusconi ha invitato i suoi ministri del Pdl a lasciare il governo. E così la farsa politica continua come la crisi economica continua a tormentare gli italiani.

di Achille Lollo*

(ROMA) – Negli ultimi dieci giorni gli italiani hanno scoperto che il futuro del paese non dipende dalla Costituzione o dalla legittimità dei mandati parlamentari. Inoltre, era evidente che il concetto di responsabilità politica e di solidarietà umana sono elementi retorici che appaiono solo nei discorsi dei politici durante le campagne elettorali. «... Beh – come ha detto Dario Fo nella sua famosa piece teatrale Mistero Buffo – il re è nudo, e il potere e i meccanismi del suo sostegno sono finalmente visibili con tutti i suoi orpelli…».

Il dramma di tutto ciò è che il teatrino della politica ha sempre un bel finale e la maggior parte della gente non capisce chi è il vero colpevole della crisi. Infatti, dopo aver causato il rapido declino dei titoli del debito italiano in tutte le borse del mondo, dopo che giornali e TV di tutto il mondo hanno fatto cadere a picco l’immagine dell’Italia, e infine, dopo aver intrapreso la fulminante privatizzazione della Telecom, Silvio Berlusconi ha ordinato ai deputati del Pdl di togliere la fiducia al governo fino a nuove elezioni. Pertanto il primo ministro, Enrico Letta ha recitato la parte della vittima, mentre chiede ai legislatori del Pdl un nuovo voto di fiducia.

In realtà è stato il massimo del sado-maso politico!

La maggior parte degli italiani ha ricevuto questi messaggi dai gestori di Mediaset – il gruppo TV Berlusconi – che imputa tutte le responsabilità della crisi al PD, per difendere il concetto di retroattività della legge Severino. Infatti, con questa legge, Silvio Berlusconi resterebbe senza la tutela giuridica del Senato e, pertanto, sarebbe soggetto ad arresto sulla base della condanna ricevuta. D’altra parte, nei programmi delle cinque televisioni pubbliche della RAI, la cosiddetta “decadenza di Berlusconi dalla carica di senatore”, è stata presentata ricevendo soddisfazione diffusa, dimenticando che alla base di tutto questo c’è l’accordo che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha fatto con lo stesso Berlusconi per dare il governo al PD che aveva bisogno di ossigeno in Parlamento e quindi evitare nuove elezioni che sicuramente favorirebbero il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.

Marco Travaglio, nel suo editoriale su “Il Fatto Quotidiano”, ha giustamente sottolineato come la lotta di Berlusconi con il governo di Enrico Letta sembra la storiella dei ladri di Pisa che di giorno litigano tra di loro che poi vanno a rubare la notte insieme!

Giudici Vs Berlusconi

Come tutte le pieces teatrali la pantomima della crisi politica italiana conta su tre atti in cui sono rappresentati gli scenari peggiori della storia italiana. Nel primo, abbiamo una parte della magistratura, che dopo la fine degli anni di piombo (1990), si propone di consolidare l’indipendenza del potere giudiziario tornando a proporsi nel ruolo di “Salvatore dello Stato”. In realtà, molti giudici e pubblici ministeri, in particolare hanno assunto questo ruolo estrapolandolo dalle leggi speciali anti-terrorismo, dal momento che i partiti di destra, di centro-destra e centro-sinistra, esigevano da loro che ricoprissero questo ruolo per impedire che in Italia si consolidasse il concetto di disgregazione politica.

Tuttavia, dopo che gli “estremisti comunisti”, siano essi brigatisti, anarchici, autonomi, ecc.ecc… sono stati condannati, imprigionati, esiliati e, in alcuni uccisi dai carabinieri, i cosiddetti “Salvatori dello Stato” hanno continuato a svolgere questo ruolo attaccando il multiforme mondo della corruzione. Era dunque in questa seconda fase che il PDS (Partito Democratico della Sinistra, l’ex PCI), completamente rinnovato in favore dell’inter-classismo e sostenendo la “Terza Via” del social-neoliberismo, ha impiegato i giudici progressisti di “Magistratura Democratica” in una operazione di pulizia nel sistema politico e tentando in questo modo di raggiungere il potere.

A questo punto entra in scena l’imprenditore Silvio Berlusconi che ha cominciato ad essere “attenzionato” dai giudici di Milano, infatti, quando il segretario del partito socialista (riformista) Bettino Craxi, accusato di corruzione, fuggì in Tunisia, i giudici hanno scoperto che Berlusconi in cambio di milionarie mazzette nel 1988, aveva ottenuto dal governo Craxi  una legge che impediva alla TV Globo di trasmettere i suoi programmi da Montecarlo. Quindi, senza TV Globo tra i piedi, tutta la pubblicità delle imprese pubbliche italiane erano facilmente dirottate verso le casse di Mediaset, il nascente gruppo multimediale creata da Berlusconi.

Il terzo atto presenta i 24 casi che i giudici hanno aperto contro Berlusconi, fino a riuscire a metterlo in un angolo con il processo della Prostituzione ad Arcore, la denuncia per l’evasione fiscale da parte della finanza italiana per sette milioni di euro; la condanna a quasi 400 milioni di euro per il caso editoriale della Mondadori e infine la denuncia per aver comprato il voto del sig. De Gregorio, € 3.000.000,oo nel 2007 per ottenere la caduta del governo Prodi (centro-sinistra).

Si scopre che la Corte di Cassazione (Corte di Cassazione italiana) nel mese di agosto di quest’anno, ha confermato la condanna di Silvio Berlusconi per evasione fiscale e l’esclusione dalle funzioni pubbliche. Inoltre è bene ricordare che nel 2012 il governo Monti ha approvato con il voto dei propri parlamentari del Pdl di Berlusconi la legge Severino sulla base della quale i detenuti non possono essere eletti e nemmeno continuare a stare in Parlamento.

Considerato che il Pdl (Partito della libertà), è in realtà di proprietà di Silvio Berlusconi, che gestisce questo partito come una sua società, negli ultimi sei mesi, l’unica questione da dibattere in Parlamento è stata “la salvezza di Berlusconi come leader storico del Pdl,… un’amnistia per Berlusconi per essere stato eletto per alcuni milioni di italiani… una revisione costituzionale per di dichiarare che la legge Severino non è retroattiva, ma semplicemente valida per i legislatori futuri, risparmiando così la decadenza parlamentare di Berlusconi”!

Napolitano e Letta

Quando il Pdl di Berlusconi ha causato la caduta del governo tecnico di Mario Monti nel 2012 e il risultato elettorale ha dimostrato che il Movimento 5 Stelle è il nuovo soggetto politico, contrario a mantenere in vita il sistema partitico attuale, Piergiorgio Bersani – allora segretario PD ha fatto di tutto per isolare il Movimento 5 Stelle e far deragliare un’alleanza con loro che avrebbe significato troppi sacrifici politici per il PD. Come ad esempio la riduzione del ricco stipendio da 12.000,oo € a 3.500,oo oltre a votare a favore della ineleggibilità degli evasori fiscali, dei corrotti e dei sospetti di legami mafiosi!

Così il PD sacrificando il suo candidato alla presidenza, Romano Prodi ha scelto di rieleggere il vecchio Giorgio Napolitano, nel cuore della notte, tessendo un accordo con Silvio Berlusconi per sostenere un governo di “grande coalizione” formato con il centro-destra del CC di Mario Monti, il Pdl di Berlusconi e il PD di centro-sinistra con Enrico Letta, il leader dei moderati di questo partito nonché “imparentato” con Berlusconi!

Quindi Napolitano e PD sapevano benissimo che prima o poi il processo Berlusconi sarebbe finito con la punizione pesante per costringere il proprietario del Pdl fuori dalla politica o alla fine fuggire all’estero per evitare l’arresto. 

Oggi, qualcuno inizia a dire che Napolitano e la direzione del PD non sono riusciti a “moderare” l’enfasi dei giudici e neanche a ritardare la pubblicazione delle due condanne. Conseguentemente Berlusconi soffia sul fuoco della crisi in Parlamento.

Il ricatto politico

Berlusconi non ha mai accettato di essere giudicato e condannato di conseguenza dai tribunali. Quindi ha sempre esercitato un pesante ricatto politico al governo di Enrico Letta, sperando di fare pressione sui giudici per sfuggire a una condanna. In caso contrario l’Italia sarebbe condannata al caos completo. Un ricatto che non è stato raccolto nei tribunali, ma che ha colpito soprattutto il governo di Enrico Letta e parte del PD, che hanno accettato tutte le richieste di Berlusconi. Di fatto il Pdl è riuscito a far passare leggi che in realtà favoriscono solo la sua immagine politica e non gli interessi degli italiani.

Secondo alcuni analisti, Silvio Berlusconi ha voluto sostenere questo governo fino alla fine del 2014, per poi staccarsi e andare a elezioni ritornando al vecchio partito “anticomunista” Forza Italia e tornare a governare senza PD.

In questo scenario deludente la direzione del Pd, piuttosto che affossare definitivamente Berlusconi e il gruppo dei “falchi Pdl”, come la sua base da mesi chiede, ancora una volta accetta il ricatto di Berlusconi che dopo aver ordinato ai suoi parlamentari di dimettersi dal Parlamento e richiedendo ai ministri del Pdl di lasciare il governo è ritornato a chiedere di votare Letta, la legge di stabilità e la riduzione dell’IVA. In risposta Enrico Letta, ha affermato: «… Mercoledì, 2 ottobre sarò in Parlamento per chiedere la conferma al programma di governo responsabile e quindi prevenire la crisi e andare avanti… bla, bla, bla…».

E mentre la pantomima continua in Parlamento il paese sta cadendo sempre più in profondità nel buco della crisi economica, con la disoccupazione che ha già superato il 13,%, mentre 800 negozi ogni mese dichiarano fallimento e 45 piccole industrie, in media, licenziano gran parte dei loro lavoratori.

[Trad. dal portoghese per ALBAinFormazione di Ciro Brescia]

*giornalista italiano, corrispondente di “Brasil de Fato” in Italia, editore del programma TV  “Quadrante Informativo” e editorialista del periodico brasiliano “Correio da Cidadania”

Esercito siriano e combattenti palestinesi del FPLP-CG resistono ai mercenari a Yarmouk

da @HispanTV

Le Forze dell’esercito siriano proseguono la lotta contro i gruppi terroristici vicino al campo profughi di Al-Yarmuk, a sud di Damasco.

Le Truppe siriane, sostenute dai combattenti volontari palestinesi armati si sono scontrate nel campo profughi ed hanno inflitto pesanti perdite ai terroristi.

Truppe siriane e i combattenti palestinesi hanno proseguito la loro avanzata verso una piazza centrale del campo.

«Se Dio vuole, ci sono una quindicina di metri da Place Al-Regie e ci stiamo spostando in avanti. Presto ci sarà il controllo del campo. Siamo in una zona molto stretta per la vicinanza degli edifici. Avanzando, la strada sarà più ampia, e possiamo guadagnare più terreno», ha affermato un combattente palestinese.

Il campo profughi di Al-Yarmuk ospita circa 150.000 palestinesi, per un totale di 500.000 accolti in Siria, ed è diventato un punto strategico dei gruppi armati per penetrare nel territorio siriano.

[Trad. dal castigliano per ALBAInFormazione di Francesco Guadagni]

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