Maradona: un campione intimamente legato a Fidel, a Cuba e al suo popolo

di Fabrizio Verde

it.cubadebate.cu – In Italia per partecipare al lancio di una collana di video dedicata alla sua vita: «Maradona, non sarò mai un uomo comune» – curata dal giornalista Gianni Minà a cui ha rilasciato un’intervista inedita di oltre cento minuti – l’asso argentino Diego Armando Maradona, rinnova ancora una volta il suo totale appoggio e sostegno alla causa cubana.

Ospite del popolare quotidiano sportivo «La Gazzetta dello Sport», che nella redazione centrale in quel di Milano ha organizzato un vero e proprio Maradona day, il campione argentino ancora molto popolare in Italia – soprattutto a Napoli dove è venerato come una divinità – ha risposto alle domande dei giornalisti Paolo Condò e Gianni Minà. Proprio una domanda di quest’ultimo ha dato modo a Maradona di ribadire ancora una volta il forte legame verso Fidel Castro, «Che» Guevara, Cuba e il suo popolo.

«Fidel e il Che sono i miei eroi – ha dichiarato Maradona – perché non hanno vinto comprando i voti, ma mettendo in gioco le loro vite a Cuba». Inoltre l’asso del calcio si è detto ancora riconoscente verso Cuba che lo accolse e gli permise di curarsi, in uno dei momenti più difficili della sua esistenza quando nessuno neanche nella sua Argentina fu disposto ad accoglierlo. Ma non è stata di certo quella di ieri la prima occasione dove Maradona ha sostenuto apertamente la causa di Cuba e della sua Rivoluzione.

Lo fece dopo aver vinto il premio Fifa come calciatore del secolo, allorquando in una diretta televisiva internazionale dedicò  il riconoscimento appena ricevuto a Fidel Castro, «Che» Guevara, e all’indomito popolo cubano. Appoggio poi ribadito nel 2002, quando ospite in Giappone, in relazione al terrorismo si espresse così: «Io sono contro il terrorismo e condanno l’attentato alle torri gemelle, ma gli Usa fanno terrorismo contro Cuba da sempre: c’è l’embargo e muoiono bambini e adulti, non arrivano medicine. Questo non è terrorismo? Castro avrà mille difetti, come tutti noi. A Cuba non si sguazza nel lusso, ma meglio mille volte la Cuba di Fidel Castro che l’America di Bush. Anche in Argentina la gente non può mangiare: vi pare giusto?».

Insomma, Maradona non perde occasione per rimarcare di essere intimamente legato a Cuba e al suo popolo, così come di essere a disposizione della «nuova» America Latina, socialista e integrazionista, che faticosamente giorno dopo giorno cerca di costruire un futuro migliore per quelle popolazioni martoriate da oltre un ventennio di scellerate e criminali politiche neoliberiste. Un aspetto che ha portato il giornalista Condò a definire Diego come una sorta di moderno Bolívar. «Se parlano loro – ha spiegato Maradona riferendosi a i vari presidenti dell’America Latina, Maduro, Correa, Morales, Ortega – i media li ignorano. A me invece danno ascolto. Faccio loro da portavoce».

Non sono mancate nel corso dell’intervista, grazie anche alla sensibilità sul tema del giornalista Gianni Minà  autore di memorabili servizi televisivi su Cuba, altre bordate lanciate dall’ex calciatore argentino dirette all’imperialismo statunitense. Parafrasando il titolo della collana di video dedicata alla carriera di Maradona, possiamo affermare che sì, l’argentino non sarà  mai un uomo comune. Mai farà propria la visione del mondo propinata dal mainstream, anche perché intimamente e sinceramente legato a Cuba, Fidel e alla Rivoluzione.

Maduro: «Le comuni sono la base della nuova democrazia»

da aporrea

23ott2013.- Il presidente della Repubblica, Nicolás Maduro, ha affermato martedì scorso che le comuni sono la forza sociale per la costruzione della nuova democrazia e del nuovo Potere Popolare.

Dalla centrale termoelettrica Furrial, nello stato Monagas, dove ha svolto una giornata della seconda fase del Governo di Strada, ha reso noto che durante il Censimento delle Comuni del 2013, realizzato nel settembre di quest’anno, si sono iscritti 986 consigli comunali, 9 comuni, 34 sale di battaglia sociale e 633 organizzazioni, collettivi e movimenti sociali dello stato orientale.

«È di vitale importanza costruire la nuova democrazia comunale», ha sottolineato il Capo di Stato, che l’ha indicato come uno dei compiti principali del Governo di Strada. «È la rivoluzione nella rivoluzione», ha affermato.

«Dobbiamo impegnarci per rafforzare i consigli comunali, le comuni, i movimenti sociali e le sale di battaglia, e costruire il Potere Popolare e il Governo Popolare, il Governo di Strada del popolo» ha aggiunto il titolare della leadership nazionale.

Ha inoltre sostenuto che il Governo Nazionale continuerà a seguire il cammino del Libertador Simón Bolívar e del Comandante Hugo Chávez nel consolidamento dell’indipendenza, della pace e della stabilità del popolo.

Il suddetto censimento si è concluso a livello nazionale con la registrazione di 33.223 consigli comunali, 1.234 comuni, 1.075 sale di battaglia e 17.322 movimenti sociali.

Lo scopo di questa iniziativa era consolidare il Potere Popolare, giacché ha implicato un aggiornamento della conformazione di tutte le organizzazioni che nascono in seno alla comunità.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Pier Paolo Palermo]

Bolivia: il governo autorizza i lavoratori a prendere il controllo delle aziende che chiudono

54181_gddi Alfredo Rada* e Richard Fidler

da znetitaly.altervista.org 16 ottobre 2013

Il 7 ottobre, il Presidente Evo Morales ha emesso un decreto governativo che permette ai lavoratori di costituire «imprese sociali» in aziende che sono in bancarotta, che stanno per chiudere o che sono chiuse o abbandonate senza giustificazione. Queste aziende, nonostante siano private, saranno gestite dai lavoratori e abilitate per avere assistenza governativa.

Morales ha emesso il Decreto Supremo 1754 durante una cerimonia nel palazzo presidenziale, che segnava il 62° anniversario della Confederazione Generale dei Lavoratori dell’Industria della Bolivia. Il ministro del Lavoro, Daniel Santalla, ha detto che il decreto è stato emesso sulla base dell’articolo 54 della nuova Costituzione della Bolivia la quale afferma che i lavoratori:

«in difesa dei loro posti di lavoro e  a protezione dell’interesse sociale, possono, in conformità con la legge, riattivare e riorganizzare aziende che sono in bancarotta, che stanno subendo azioni giudiziarie da parte dei creditori o la liquidazione, o che sono chiuse o abbandonate senza giustificazione, e che possono costituire imprese comunitarie o sociali. Lo stato contribuirà all’azione dei lavoratori».

Nelle sue osservazioni al pubblico di parecchie centinaia di membri e di dirigenti dei sindacati, il Presidente Morales ha fatto notare che spesso i datori di lavoro cercano di ricattare i lavoratori con le minacce di chiudere, quando devono affrontare le richieste di stipendi più alti. «Adesso, se vi minacciano in questo modo, l’azienda può anche fallire o chiudere, perché voi diventerete i proprietari, saranno nuove imprese sociali».

Il ministro del lavoro Santalla, ha osservato che l’articolo costituzionale era stato già usato per alcune aziende come la Enatex, la Instrabol e la Trabotex, e che altre aziende di quel genere potevano ora  essere fondate  in base al nuovo decreto.

I portavoce delle aziende hanno, prevedibilmente, avvertito che i nuovi piani sarebbero un disincentivo per gli investimenti privati e un rischio per la sopravvivenza delle aziende.

Santalla ha anche detto che le aziende che non si attengono agli obblighi verso i loro dipendenti in base alla legge, perderanno meccanismi preferenziali  per esportare i loro prodotto a mercati gestiti dallo stato. E ha citato alcuni casi recenti nei quali il governo era intervenuto in difesa dei lavoratori vittime dei loro tentativi di formare i sindacati. In uno di questi casi il mese scorso, la compagnia Burger king è stata multata di 30.000 bolivianos (4.300 dollari), le è stato ordinato di riassumere i lavoratori licenziati e di riconoscere il sindacato.

Nell’articolo che segue, Alfredo Rada, Vice ministro della Bolivia per il Coordinamento dei Movimenti Sociali pone all’attenzione verso alcuni importanti sviluppi all’interno del movimento dei lavoratori della nazione, e suggerisce dei mezzi con i quali i sindacati possono essere più efficacemente inseriti nel “processo di cambiamento» che è ora caldeggiato dal governo del MAS-IPSP, il Movimento verso il Socialismo – Strumento Politico perla Sovranità dei Popoli. (Il movimento guidato  di Evo Morales, fondato nel 1998, n.d.t.) 

La classe lavoratrice e il processo politico in Bolivia

di Alfredo Rada, Rebelión, 8 ottobre  2013

Cinque mesi fa, ero a Tarija per partecipare a un forum dove si discuteva il processo della politica in Bolivia, un processo che chiamiamo Rivoluzione Democratica e Culturale. Uno dei presenti mi ha domandato se era possibile intensificare questa rivoluzione, renderla una rivoluzione economica e sociale, senza la partecipazione della classe dei lavoratori. La mia risposta immediata è stata; no, e ho aggiunto che per consolidare un periodo di transizione verso la costruzione di una nuova forma di  socialismo comunitario è assolutamente necessario che i lavoratori partecipino all’interno del blocco rivoluzionario che ha gestito questo processo di trasformazione iniziato nel 2000 con la cosiddetta «guerra dell’acqua» quando è iniziato il rovesciamento del neoliberalismo.

Una domanda molto rilevante, dato che fino a quel momento, nel maggio 2013, le mobilitazioni per la Legge sulle Pensioni, richiesta dalla Centrale Operaia Boliviana (COB – Central Obrera Boliviana) in opposizione al governo di Evo Morales erano al culmine [1]. Influenzata fortemente dalle tendenze politiche di estrema sinistra organizzate intorno al Partito dei Lavoratori (“Partido de los Trabajadores” – PT), la COB ha commesso un errore monumentale mobilitando i suoi ranghi con discorsi febbrili che chiedevano di sostituire Evo con un «altro governo», come si era espresso a Santa Cruz un leader degli insegnanti di città.

L’orientamento massimalista ha portato inesorabilmente la COB  alla sconfitta, dato che lo sciopero e le manifestazioni non hanno mai incontrato l’appoggio popolare e alla fine i dirigenti del sindacato hanno fatto marcia indietro con totale scompiglio. La svolta che ha portato alla sconfitta si è originata nella caratterizzazione che fa l’ultrasinistra dell’attuale governo definendolo «borghese e filo-imperialista», un inganno semplicistico tipico delle correnti politiche di stampo ideologico eccessivamente classista e «operaista» che impedisce loro di comprendere la natura variegata della formazione sociale boliviana, che può essere analizzata soltanto in termini che mettono insieme la nazione e la classe.

L’attuale processo di cambiamento è fatto di uno schieramento dinamico di lotte sociali di classe all’interno del capitalismo che sono unite, talvolta in modo contraddittorio, alla lotta storica delle nazioni indigene contro il capitalismo interno. Quella è la natura dialettica di questo processo in cui le tendenze strutturali anticolonialiste espresse nell’azione politica di classi sfruttate e di nazioni oppresse, rendono possibile la trasformazione rivoluzionaria delle relazioni economiche di sfruttamento, le relazioni politiche di esclusione e le relazioni culturali di oppressione. C’è, tuttavia, sempre il rischio che questo corso di trasformazioni, come risultato di pressioni esterne, di frammentazione interna o di concessioni programmatiche, si esaurisca o si inverta.

Passando al conflitto con la COB, in seguito al suo scioglimento, il governo si è imposto il compito di sistemare i suoi rapporti con i settori della classe lavoratrice mentre allo stesso tempo i ranghi e le fila dei lavoratori iniziavano a saldare i conti  con le dirigenze di ultrasinistra all’interno dei sindacati. Questo è ciò che appena successo nel Sindacato Congiunto dei Lavoratori delle miniere di Huanuni, un’organizzazione emblematica, perché quel distretto, situato nella dipartimento occidentale di Oruro, ha la più grossa concentrazione di proletari dell’intera nazione. I suoi 4.500 minatori, più di un anno fa, hanno eletto una dirigenza sindacale radicalmente contraria al governo.  Questi dirigenti hanno guidato, durante lo sciopero di maggio, il blocco delle strade a Caihuasi e l’esplosione di un ponte situato in quella località. Oggi, indebolita e isolata, quella ultrasinistra per un certo periodo era   nel sindacato di Huanuni, ha finito con l’essere rimossa da un in incontro generale di massa dei lavoratori, che hanno deciso anche di approvare la costruzione di un nuovo patto di unità politico con il  governo di Evo Morales.

Non c’è dubbio  che questo riposizionamento all’interno del movimento dei lavoratori, avrà un importante impatto sul futuro del Partito dei lavoratori dal momento che quello strumento politico ha ora perduto la sua spina dorsale; gli effetti si faranno sentire anche sull’orientamento della Federazione Sindacale dei Lavoratori minerari della Bolivia.

Guardiamo un altro settore industriale, quello degli operai edili. Questo è una delle fonti di impiego in più rapida crescita grazie all’espansione degli investimenti pubblici e privati nella costruzione di nuovi edifici. Dovunque nelle città della Bolivia si possono vedere complessi di edifici e di abitazioni in via di costruzione e con questo l’assunzione di molta manodopera  come occasionali o a cottimo. Però i sindacati di questo settore sono deboli e sparpagliati, in parte perché la loro leadership tende a essere controllata dalle grandi imprese di costruzione, ma anche a causa della scarsa regolamentazione esercitata dallo stato.

L’arrendevolezza dei sindacati è cominciata a cambiare al più recente Congresso Nazionale della Confederazione Sindacale dei Lavoratori Edili della Bolivia, che si è tenuto nella città di Santa Cruz. Gli operai edili hanno eletto i nuovi dirigenti del sindacato e hanno deciso l’organizzazione obbligatoria di tutti i lavoratori insegnanti assistenti, nel campo dell’edilizia, sostituendo gli accordi a voce con i capi con contratti collettivi di lavoro in tutti i progetti di costruzione. Questo sarà anche un mezzo per risolvere la situazione dei «lavoratori non ufficiali» che è una delle peggiori eredità del neoliberalismo in un paese in cui meno del  20% dei lavoratori sono organizzati in un sindacato.

I lavoratori delle industrie sono stati uno dei settori più duramente colpiti, decimati dai massicci licenziamenti eufemisticamente definiti «trasferimenti» dal Decreto Supremo dell’agosto 1985. Il settore manufatturiero è stato successivamente soggetto per quasi due decenni alle politiche di flessibilità  del lavoro tipiche del neoliberalismo per ridurre i carichi di spesa e aumentare i profitti del capitale.

Oggi il settore manifatturiero sta subendo una rapida riorganizzazione dei sindacati che ha aiutato a rafforzare La Confederazione Generale dei Lavoratori dell’Industria della Bolivia. Deve essere ancora consolidata l’organizzazione di nuovi sindacati, particolarmente nelle città di El Alto e di Santa Cruz, le due maggiori concentrazioni di fabbriche industriali in Bolivia.

L’importanza data a inserire di nuovo i lavoratori nel processo di trasformazione intorno a un’agenda programmatica comune con il governo Morales, non sta soltanto nel fatto che  aiuterà a mettere insieme una forte base lavorativa, ma anche che rafforzerà le tendenze anti-imperialistiche e rivoluzionarie del processo in corso. L’agenda programmatica a cui ci riferiamo potrebbe trattare i seguenti aspetti: (1) una nuova legge generale del lavoro che, mentre conserva i progressi già presenti nella legge attuale, garantirà nuovi diritti ai lavoratori; (2) una campagna nazionale di massiccia organizzazione dei sindacati in tutte le industrie che non sono organizzate; e (3) il rafforzamento del settore sociale e comunitario dell’economia, in unione con il settore statale nazionalizzato.

 

*Alfredo Rada è il vice ministro della Bolivia del Coordinamento dei Movimenti Sociali

 

[1] La COB ha chiesto un aumento per le pensioni statali di 8,000 bolivianos (1.140 dollari) annuali per i minatori e di 5.000 bolivianos (715 dollari) per altri settori. Il governo ne ha offerti 4.000 e 3.200 boliviani, rispettivamente (600$  470$), dicendo che non  avrebbe più rischiato la sostenibilità del suo schema pensionistico.

Il conflitto ha visto minatori, insegnanti, lavoratori della sanità uscire nelle strade di La Paz, mentre blocchi stradali e scioperi hanno avuto luogo in tutto il paese. La polizia è stata dislocata per interrompere i blocchi a Cochabamba  e a La Paz, e  ci sono stati parecchi arresti e feriti, mentre i lavoratori della miniera di Huanuni gestita dallo stato, si sono uniti alle proteste di La Paz, paralizzando la produzione dello stagno costata diversi milioni di dollari.

Altri settori sociali in Bolivia hanno organizzato contro-proteste in favore del governo. Rappresentanti della Confederazione Sindacale Unica dei Lavoratori Contadini della Bolivia (CSTUCB) e la Confederazione “Bartolina Sisa” delle donne Contadine e Originarie, hanno dimostrato a La Paz per respingere  i blocchi e le mobilitazioni organizzate dalla COB, mentre anche  i lavoratori che coltivano la coca hanno protestato a Cochabamba a favore del governo. A una dimostrazione a La Paz, Morales ha criticato aspramente i capi della COB, accusandoli di essere al servizio dell’imperialismo, del capitalismo e del neoliberalismo.

Dopo 15 giorni di protesta i leader della COB hanno accettato di interrompere lo sciopero per 30 giorni per avere il tempo di analizzare un’offerta del governo di riformare l’attuale sistema delle pensioni. I leader del sindacato hanno trattato per vari giorni a La Paz con funzionari dei ministeri del lavoro e delle finanze, durante i quali il sindacato ha abbassato le sue richieste per le pensioni a 4.900 bolivianos per i minatori e a 3.700 bolivianos per altri settori (rispettivamente 700 $ e 530 $). Resta da vedere se si può raggiungere un accordo permanente.

(Fonte: Scioperi e blocchi organizzati dai sindacati per la protesta sulle pensioni, Bolivia Information  Forum, News Briefing Maggio-Giugno 2013).

[Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo http://www.znetitaly.org – Fonte: zcommunications.org/bolivian-government-authorizes-workers-to-take-over-closed-or-abandoned-firms-by-alfredo-rada – Originale: Life on the Left – Traduzione di Maria Chiara Starace Traduzione © 2013  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0 – La traduzione dallo spagnolo è di Richard Fidler  Si ringrazia Fabrizio Greco per la segnalazione]

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