(VIDEO) A La Habana il secondo dei 5 eroi cubani, Fernando González Llort!

Le parole di Fernando González Llort appena atterrato a La Habana. 

(VIDEO) Gli studenti venezuelani festeggiano il Carnevale

dal programma televisivo ZurdaKonducta

Caracas resiste ai gruppi golpisti

Cittadini portano cibo e acqua alla guardia bolivariana © Reuters

di Geraldina Colotti, il manifesto

Piazze bol­lenti, in Vene­zuela. E, dopo i segnali disten­sivi tra Obama e Maduro, due sena­tori Usa, un demo­cra­tico e un repub­bli­cano, hanno chie­sto al pre­si­dente di imporre a Cara­cas «san­zioni selet­tive», come vie­tare i visti o con­ge­lare i beni di chi abbia per­pe­trato «gravi vio­la­zioni dei diritti umani con­tro mani­fe­stanti paci­fici, gior­na­li­sti e altri mem­bri della società civile». Un pro­nun­cia­mento a senso unico, con­si­de­rando che i «gua­rim­be­ros» dell’opposizione, in azione da tre set­ti­mane, non sono certo mammolette.

A lan­ciare que­sta tat­tica di guer­ri­glia (pro­vo­care e attac­care per far rea­gire il governo e accu­sarlo di repres­sione) è stato il lea­der di Volun­tad Popu­lar, Leo­poldo Lopez, in car­cere con l’accusa di isti­ga­zione a delin­quere e deva­sta­zione. E ieri è par­tito un man­dato di cat­tura anche per un altro diri­gente di oppo­si­zione, Car­los Vec­chio, accu­sato per gli stessi reati. I morti sono già 17 e altre 50 le vit­time col­la­te­rali: donne incinte o malati che non hanno potuto rag­giun­gere l’ospedale a causa dei bloc­chi stra­dali, ancora attivi nei quartieri-bene. Secondo il gior­na­li­sta tele­vi­sivo, Miguel Angel Pérez Pirela, gruppi para­mi­li­tari ven­gono addestrati nella facoltà di Inge­gne­ria dell’Università Cara­bobo, finan­ziati dal sin­daco di San Diego, Enzo Sca­rano e dal segre­ga­rio della facoltà, Pablo Aure.

I danni eco­no­mici e ambien­tali sono ingenti. Cen­ti­naia di ettari di parco sono andati distrutti negli incendi che i pom­pieri non hanno potuto spe­gnere per­ché è stato impe­dito loro di pas­sare. Per via delle strade bloc­cate, non ci si può recare al lavoro. «Bru­ciano i camion della carne, dei pro­dotti ali­men­tari. A Mara­caibo hanno bru­ciato il Super Lider, e ora daranno la colpa a me se a San Cri­sto­bal man­cano la farina e il riso», ha detto il pre­si­dente Maduro, stretto fra chi gli chiede di ripor­tare l’ordine e chi aspetta solo un passo falso per accu­sarlo di «dit­ta­tura». E sono in molti a scor­gere il ten­ta­tivo di pro­vo­care una situa­zione «alla cilena» come fu con­tro il socia­li­smo demo­cra­tico di Sal­va­dor Allende. Una situa­zione ben com­presa dal movi­mento stu­den­te­sco in Cile, che ha espresso soli­da­rietà a Maduro. Rimuo­vere con la forza un governo legit­ti­mato da 18 vota­zioni rego­lari avrebbe con­se­guenze deva­stanti per tutto il con­ti­nente, e man­de­rebbe un segnale pre­ciso anche in Europa.

Il governo prova a disin­ne­scare le ten­sioni invi­tando al dia­logo stu­denti e lea­der dell’opposizione. Maduro ha rice­vuto a Mira­flo­res diri­genti d’azienda, media pri­vati, mem­bri della chiesa cat­to­lica, e stu­denti, lavo­ra­tori e gover­na­tori, sia del suo campo che di quello avverso. Una Con­fe­renza nazio­nale per la pace, «senza con­di­zioni e senza con­se­gne», ha detto il pre­si­dente. Pre­senti i ver­tici della Con­fin­du­stria locale (Fede­ca­ma­ras), rap­pre­sen­tati da Jorge Roig e quelli della grande impresa di ali­menti Polar, Lorenzo Men­doza, che ha sol­le­ci­tato la messa in campo di una «Com­mis­sione per la verità» in mate­ria eco­no­mica. Pro­po­sta accet­tata dal governo.

La natura della pro­te­sta l’ha sin­te­tiz­zata Roig: «Pre­si­dente, lei deve ascol­tare voci diverse da quelle che le stanno intorno, state cer­cando di imporre un modello eco­no­mico che è fal­lito nel mondo intero», ha detto rife­ren­dosi al socia­li­smo, e ha aggiunto: «Fede­ca­ma­ras ha com­messo errori, ma dob­biamo vol­tare pagina». Fede­ca­ma­ras fu in prima fila nel golpe con­tro Cha­vez del 2002 e il suo mas­simo rap­pre­sen­tante, Pedro Car­mona Estanga, durante la presidenza-lampo otte­nuta ille­gal­mente, sospese subito le garan­zie costi­tu­zio­nali e diede avvio alla repressione.

E gli avvo­cati di Men­doza, la cui impresa con­trolla una ven­tina di pro­dotti del paniere, hanno pre­sen­tato una valanga di ricorsi con­tro la legge del lavoro, che garan­ti­sce chi pro­duce ric­chezza da quelli che se ne appro­priano.

Gio­vedì, le cami­cie rosse hanno mar­ciato per ricor­dare la rivolta del Cara­cazo. Il 27 feb­braio del 1989, di fronte a un’impennata dei prezzi e dell’inflazione, la popo­la­zione dei quar­tieri poveri esplose con­tro il governo del social­de­mo­cra­tico Car­los Andrés Pérez (1989–1993). Cap – come veniva chia­mato il pre­si­dente – aveva deciso di appli­care i piani di aggiu­sta­mento strut­tu­rale impo­sti dal Fondo mone­ta­rio inter­na­zio­nale, strin­gendo ancor di più il cap­pio intorno al collo delle classi popo­lari. In quell’anno, l’inflazione — sto­rica piaga del paese — arri­vava all’84,5%, il 30% della popo­la­zione viveva in povertà estrema, e il 62% in povertà.

Al popolo che mani­fe­stava, Pérez rispose con le pal­lot­tole dei sol­dati e della poli­zia: 300 i morti accer­tati dal governo ma, secondo le orga­niz­za­zioni per i diritti umani, le vit­time potreb­bero essere tra le 3.000 e le 5.000. «Ancora oggi stiamo ritro­vando fosse comuni – ha detto ieri il vice­pre­si­dente Jorge Arreaza – mai più si veri­fi­cherà un Cara­cazo in Vene­zuela, per­ché adesso pos­siamo con­tare su una Forza armata più uma­ni­sta e patriot­tica, che sta col popolo». Gio­vedì, nel corso di una ceri­mo­nia, il governo ha risar­cito 112 fami­glie, vit­time della repres­sione durante il Cara­cazo. Da due anni, è infatti attiva una Com­mis­sione con­tro l’oblìo, che indaga sui cri­mini com­messi durante la IV repubblica.

In piazza, il socia­li­smo boli­va­riano ha gri­dato: No vol­ve­ran, non tor­ne­ranno. Un mes­sag­gio diretto alla destra e ai grandi media di oppo­si­zione (ancora oggi mag­gio­ri­tari) che hanno pro­vato a capo­vol­gere il senso del Cara­cazo, col­le­gan­dolo alle pro­te­ste in corso con­tro il governo. Anche se a soste­nere le «gua­rim­bas» sono i ceti impren­di­to­riali e non gli ope­rai.

Mani­fe­sta­zioni per «la salida», l’uscita dal governo del pre­si­dente Nico­las Maduro, chie­sta dalla parte più oltran­zi­sta della destra come Maria Corina Machado e Lopez. Il 27, anche la Mud ha nuo­va­mente sfi­lato a Cara­cas per chie­dere la libe­ra­zione di Lopez, men­tre i gruppi di destra bru­cia­vano coper­toni e libre­rie. Ad Alta­mira e Las Mer­ce­des la poli­zia è inter­ve­nuta coi lacri­mo­geni, In Apure, gruppi oltran­zi­sti hanno cer­cato di inter­rom­pere il car­ne­vale dei bambini.

In un arti­colo cor­re­dato di imma­gini, molto clic­cato su apor​rea​.org, il gior­na­li­sta Lui­gino Bracci, difen­sore del soft­ware libero e della libertà di espres­sione, ragiona sui morti di piazza e sul con­te­sto che li ha pro­vo­cati. Docu­menta le tat­ti­che dei «gua­rim­be­ros»: A Los Rui­ces – rac­conta — si met­tono a 3 o 4 metri di distanza dai plo­toni che pro­teg­gono Vtv, comin­ciano a gri­dare impro­peri che nes­sun sano di mente accet­te­rebbe: «cubani di merda, via dal nostro paese, male­detti cha­vi­sti vi ammaz­ze­remo».

Dalle fine­stre, intanto, pio­vono bot­ti­glie e sassi. Alcuni fil­mano col cel­lu­lare, pronti a cogliere qual­che rea­zione intem­pe­rante che farà subito il giro su You­tube al grido di «S.o.s. Vene­zuela». Per chie­dere l’intervento straniero.

«E quale rea­zione cre­dete che abbia la Guar­dia nacio­nal? Nes­suna. I sol­dati riman­gono lì, fin­gendo di non sen­tire». Durante il Cara­cazo, invece, mili­tari e poli­zia «entra­vano nelle case con la forza, tira­vano fuori le per­sone, le mas­sa­cra­vano e le face­vano scomparire».

Il Movi­mento dei paesi non alli­neati (120) — intanto — ha espresso soli­da­rietà al paese per i morti, riba­dendo la non inge­renza; in una riu­nione semi­de­serta (80% di euro­de­pu­tati assenti), invece il Par­la­mento Euro­peo ha discusso la situa­zione. Su invito del Ppe, i depu­tati, quasi tutti di destra, hanno attac­cato Maduro e chie­sto un inter­vento esterno per risol­vere la crisi, chie­dendo l’invio di una mis­sione «per chia­rire la situa­zione nel più breve tempo pos­si­bile». E Maduro ha scritto su Twit­ter: «Guar­date chi sono quelli che votano con­tro il Vene­zuela». Allu­deva a Pro­ta­siewicz, del Ppe che, secondo le infor­ma­zioni del Jeru­sa­lem Post, è stato fer­mato all’aeroporto di Fran­co­forte men­tre gri­dava, ubriaco, «viva Hitler».

Maduro ha chie­sto una riu­nione straor­di­na­ria del blocco regio­nale Una­sur, respin­gendo quella dell’Organizzazione degli stati ame­ri­cani (Osa), per­ché asser­vita a Washing­ton. E Mosca, con­tro le inge­renze stra­niere, ha chie­sto a Cara­cas di instal­lare basi mili­tari nel paese, ma il governo non ha consentito.

(VIDEO) Camila Vallejo denuncia la manipolazione internazionale contro il Venezuela

da telesurtv.net

(VIDEO).- La deputata eletta al Congresso cileno ritiene che sia doveroso difendere il progetto bolivariano avviato nel 1999 dal Comandante Hugo Chávez per garantire la crescita sociale egualitaria in tutti i paesi della regione.
La deputata cilena ed ex leader studentesco, Camila Vallejo, ha rilasciato un’intervista esclusiva a Telesur discutendo delle notizie sul Venezuela e la violenza dei gruppi di opposizione estremisti nella capitale di quel paese e in gli altri luoghi.
«Qui in Cile ogni studente, persona o lavoratore vuole essere informato attraverso i media e ciò che viene mostrato è una guerra civile, come se si stessero violando i diritti umani», ha detto la deputata eletta al Congresso, Camila Vallejo sulla distorsione delle informazioni dei media internazionali.
«C’è un’alleanza tra la destra latino-americana con il governo statunitense e i media mainstream per mostrare ciò che non è», ha detto Vallejo, la quale ritiene che la situazione dovrebbe essere studiata per identificare lo sfondo nascosto di ciascuno dei fattori degli interessi in gioco negli scenari violenti.
«Risulta necessario difendere il processo bolivariano, perché in America Latina ha dimostrato che è possibile che il popolo detenga le risorse naturali facendo crescere l’uguaglianza; è importante difenderlo in questo contesto di destabilizzazione politica che favorisce solo interessi ristretti e gruppi economici».
A proposito del suo ruolo come leader studentesco ha affermato che «ero anche parte di un movimento studentesco che ha sollevato una fiera recriminazione, recuperare il diritto universale che deve garantire lo Stato in quanto gratuito e con una educazione inclusiva».
A sua volta il movimento studentesco cileno contrasta con le richieste dei manifestanti venezuelani: «Sono stati mobilitati perché quello che considerano è la mancanza di sicurezza che suona in contraddizione con le azioni del movimento, come vanno nelle piazze in maniera violenta».
«Quello che sta accadendo in Venezuela è permeato da interessi stranieri per giocare su questo movimento a favore del tentativo di colpo di Stato degli Stati Uniti e della destra venezuelana», ha sottolineato il ruolo della comunità internazionale presente in quella nazione, che è stato influenzato con informazioni distorte dai media.
«L’opposizione è legittima e parte necessaria di qualsiasi democrazia, che le persone possano manifestare pacificamente, ma si deve rispettare il processo democratico che deriva da un processo elettorale» ha evidenziato Vallejo, che ha invitato a canalizzare l’eventuale malcontento popolare che sorge in risposta ai reazionari, attraverso i canali appropriati. 
La deputata sostiene la necessità del dialogo tra i diversi settori politici del Venezuela e appoggia l’appello del presidente Maduro per «proteggere il processo e chiudendo la strada a qualsiasi tentativo di colpo di Stato».
[Trad. dal catigliano per ALBAinformazione di Ciro Brescia] 

(VIDEO) 120 paesi del Movimento dei Non Allineati con il Venezuela bolivariano

I Paesi del MNOAL esprimono la loro piena solidarietà con il popolo venezuelano ed il governo bolivariano contro le violenze fasciste e la campagna dis-informativa di alcuni monopoli della comunicazione internazionale.

Arrestati terroristi internazionali a Plaza Altamira e guarimberos uccidono un GNB

Asesinado por bandas fascistas efectivo de la GNB en el estado Caraboboda aporrea.org

Mentre il popolo venezuelano si gode le feste di Carnevale sulle spiagge e al mare, i guarimberos “giocano” al tiro al bersaglio sulla GNB (Guardia Nazionale Bolivariana) uccidendo il soldato del popolo Giovanni Pantoja mentre era intento a ripulire le strade dall’immondizia bruciata lasciata dai signori e dalle signore bene de las guarimbas.

Gli hanno sparato un proiettile colpendolo all’occhio, sull’autostrada del settore El Tigral, nello stato Carabobo.

Intanto nella Piazza Altamira a Caracas, otto ricercati per terrorismo internazionale, venuti dall’estero, vengono arrestati nel pieno di una guarimba nel quartiere bene di Chacao.

Strano modo quello di protestare contro la mancanza di sicurezza nel paese invitando a partecipare mercenari internazionali ricercati per terrorismo. Costoro dicono di volere pace e sicurezza, ma in tutta evidenza quello che cercano è solo di seminare odio e violenza alla ricerca disperata di seminare la guerra civile. 

    

Violenza e terrorismo mediatico: l’ondata reazionaria investe il Venezuela

Immaginedi Fabrizio Verde – Marx 21

Una nuova ondata reazionaria, la più forte dopo il golpe del 2002, si è abbattuta in maniera violenta sul Venezuela. L’obiettivo è palese: costringere il legittimo presidente Maduro a capitolare. Evidentemente i settori reazionari e fascisti della destra venezuelana, con l’appoggio esterno dei loro padrini di Washington, hanno optato ancora una volta per la linea dura e golpista, avendo constatato che il processo rivoluzionario gode di ottima salute oltre che di un saldo sostegno popolare. Le 18 tornate elettorali su 19 vinte dal «chavismo» – senza alcuna ombra come certificato da organismi e osservatori internazionali – sono lì a confermarlo senza tema di smentita.

Lo schema è quello classico, da rivoluzione colorata: sulla base di una protesta studentesca, intrisa di classismo e senza alcuna chiara rivendicazione – circostanza confermata dal giornalista spagnolo Ignacio Ramonet – settori dell’opposizione della Mesa de la Unidad Democratica capeggiati da Leopoldo López , hanno dato vita a Caracas e in alcune regioni del paese ad atti di violenza, devastazione e saccheggio.

Con l’ausilio del lavorio mediatico, incessante, del circuito mainstream volto a far credere che in Venezuela siano in atto poderose proteste di massa, quando invece nella realtà si tratta di una minoranza. Ben addestrata, armata e finanziata.

Bisogna chiarire che le proteste non sono organizzate dal movimento studentesco, ma bensì dal partito fascista Voluntad Popular di Leopoldo López e sono concentrate solo su circa l’8% del territorio venezuelano. Principalmente in quei municipi e stati governati dall’opposizione:

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Lo stato di Miranda governato da Capriles, protagonista attivo insieme a Leopoldo López nel tentato golpe del 2002, dove secondo quanto ha denunciato Maduro, i comportamenti ambigui tenuti dal governatore hanno concesso enorme libertà di violenza agli estremisti.

Táchira stato di frontiera al confine con la Colombia, dove il governo ha dovuto inviare forze speciali per contrastare gli squadroni paramilitari penetrati dalla vicina Colombia. Stato dove si trova il municipio di San Cristóbal, il cui sindaco Daniel Ceballos è ritenuto il “coordinatore” delle azioni violente. «Abbiamo un militante dell’ala destra del gruppo estremista Voluntad Popular – ha rivelato Maduro a Telesur – che è già stato messo sotto inchiesta. Èun uomo di Álvaro Uribe Vélez (ex presidente colombiano), è un uomo coinvolto nel traffico d’armi, di droga e omicidio. Il suo nome è Daniel Ceballos, si tratta di un nazista».

«In Venezuela è in atto un tentativo di colpo di stato – ha spiegato ancora Maduro nell’intervista rilasciata domenica sera all’emittente Telesur – basato sull’azione di piccoli gruppi che hanno l’obiettivo di gettare nell’angoscia il popolo venezuelano».

L’azione di questi gruppi è necessaria per montare artatamente un clima da guerra civile e provare il colpo di mano. Così facendo l’opposizione, con l’apporto fondamentale dei media locali e internazionali, uniti all’utilizzo massiccio dei social network, ha potuto montare una «brutale campagna mediatica» facendo ricorso alle peggiori manipolazioni. L’obiettivo è palese: provocare, la salida, ossia l’uscita di scena di Maduro e se ciò non dovesse accadere, creare il clima necessario a giustificare un eventuale intervento armato esterno. Uno scenario, per intenderci, simile a quello libico, siriano o ucraino. Comprovato dalle palesi ingerenze dell’amministrazione Usa. A tal proposito il presidente ha invitato il popolo venezuelano a continuare la lotta e occupare le piazze del Venezuela nel caso dovesse avere luogo la sua eliminazione fisica per mano dei fascisti.

La «brutale campagna mediatica». Il presidente venezuelano ha efficacemente bollato quella in atto, come la «campagna di terrorismo mediatico più brutale dal 2002 ad oggi». Essa è parte fondamentale della strategia di delegittimazione del governo e di guerra economica che costituisce il cosiddetto «golpe suave» tentato dall’opposizione.

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Paradigmatica in tal senso la vicenda della modella venezuelana morta durante una delle manifestazioni di protesta: grande risalto sui media internazionali alla foto che ritraeva un uomo in moto trasportare il corpo della giovane donna ormai senza vita. Nessun risalto, invece, all’inchiesta che ha acclarato come il proiettile che ha spezzato prematuramente la vita di questa miss provenisse dalle fila dei manifestanti stessi. La donna è stata in realtà uccisa da fuoco amico.

Lo stesso schema è stato ripetuto nel caso delle gravi accuse mosse ad alcuni funzionari della Guardia Nacional Bolivariana (GNB): i funzionari, secondo l’opposizione, avrebbero dapprima torturato un cittadino tratto in arresto e, successivamente praticato violenza con un fucile. La notizia ha avuto ampio eco nei media a livello planetario, che ovviamente hanno fatto a gara nel dipingere il governo bolivariano come un crudele repressore dei propri cittadini, capace delle peggiori nefandezze. La perizia condotta dal medico legale Pedro Fósil – medico forense dell’unità contro la violazione dei diritti fondamentali – ha però accertato che il cittadino non ha subito alcun abuso. Anche in questo caso, l’esito dell’indagine è stato completamente ignorato.

Il Venezuela viene dipinto come un luogo dove il governo esercita un ferreo controllo sui mezzi d’informazione. Un luogo dove, sostanzialmente, è negata ogni minima libertà d’informazione. Risulta quindi particolarmente curioso che questo brutale regime permetta che le Tv di Stato raggiungano solo il 4% del pubblico totale, mentre il restante viene coperto da quei gruppi che rispondono ai nomi di CNN, Univisión, Telemundo, Fox News e NBC – per restare solo nell’ambito delle tv più importanti – che stanno montando la campagna di terrorismo mediatico producendo menzogna su menzogna. Addirittura la CNN da giorni cerca di giustificare in ogni modo, preventivamente, l’eventuale assassinio del presidente Maduro.

Stride inoltre il il totale silenzio, da parte di chi grida al Venezuela censore, sul criminale assedio con cui i fascisti hanno tentato per una settimana di bloccare le attività della Tv di Stato Venezolana de Televisión. Con tentativi d’incendio e aggressioni ripetute ai danni dei giornalisti impossibilitati a svolgere il proprio lavoro.

La «brutale campagna mediatica» posta in essere comprende la narrazione di un Venezuela segnato da un’economia fuori controllo e ormai destinata al disastro. Il dito viene puntato principalmente su inflazione e scarsa disponibilità di cibo e beni di prima necessità. Per quanto concerne l’inflazione, secondo gli ultimi dati disponibili sarebbe al 40%, dunque ben 16 punti percentuali in meno rispetto all’anno passato quando viaggiava al 56%. Dati da valutare tenendo presente che nel periodo precedente l’ascesa al potere di Hugo Chávez, l’inflazione superava anche il 100%.

Mentre la scarsità di cibo oltre che di alcuni beni di prima necessità è riconducibile, sostanzialmente, alla guerra economica che il governo bolivariano sta contrastando con ogni mezzo disponibile, e alla forte espansione dei consumi tra le fasce più povere della popolazione.

Nonostante una siffatta situazione, le conquiste del chavismo anche in questo campo sono innegabili: prima dell’entrata in scena di Chávez nel 1998, un venezuelano consumava in media 2000 calorie al giorno. A febbraio 2014, siamo intorno alle 3000 calorie assimilate quotidianamente. Insomma, chi afferma che il popolo venezuelano è ridotto alla fame, sta mentendo in maniera spudorata.

Leopoldo López e le ingerenze degli Usa. Già protagonista nel golpe cruento del 2002, l’attuale coordinatore del partito fascista Voluntad Popular si presenta come leader di un gruppo che promuove «un conciliante messaggio di pace, benessere e progresso, che s’impegna per la costruzione di un’alternativa per il paese dove i diritti sono per tutti i venezuelani».

In realtà abbiamo constatato con mano che López è una creatura degli Stati Uniti e il suo obiettivo è quello di destabilizzare attraverso la violenza il legittimo governo Maduro. Il suo nome viene citato per ben 77 volte nei vari dispacci diffusi dall’organizzazione Wikileaks. In uno di essi viene definito come «ambizioso e assetato di potere».

L’ex sindaco del municipio di Chacao è legato a doppio filo alla Central Intelligence Agency (CIA), a cui si è legato ai tempi della sua permanenza presso il Kenyon College, nello stato dell’Ohio, dove la CIA ha elementi tra gli insegnanti il cui compito è quello di individuare tra gli studenti, quelli che possono essere utili alla propria causa.

Tornato in patria, dal 2002, ha compiuto diversi viaggi negli Usa, presso la sede dell’International Republican Institute (IRI) del Partito Repubblicano, dove ha sostenuto svariati incontri con funzionari dell’allora governo Bush. Dall’Iri ha ottenuto supporto strategico e finanziario.

Una volta terminato il mandato come sindaco del municipio Chacao, è stato interdetto a causa della malversazione delle risorse pubbliche che erano a sua disposizione.

I finanziamenti nordamericani a quell’eterogenea galassia che forma l’opposizione venezuelana sono davvero ingenti: secondo quanto rivelato dall’avvocato e scrittrice Eva Golinger nel solo anno 2014 dagli Usa sono arrivati ben 5 milioni di dollari destinati ai vari gruppi d’opposizione. Mentre dal 2010 ad oggi la cifra sarebbe superiore ai 100 milioni di dollari. A veicolare il flusso di denaro verso i gruppi d’opposizione è la nota agenzia Usaid, il cui zampino è sempre presente nel mondo quando vi sono in atto tentativi di destabilizzazione di un qualsivoglia governo che non corrisponde alle esigenze del tracotante imperialismo nordamericano. 

In Venezuela ci risiamo: è un golpe mediatico

di Adolfo Pérez Esquivel*

Il Vene­zuela è minac­ciato da ten­ta­tivi gol­pi­sti della destra lati­noa­me­ri­cana e dal governo degli Stati uniti, su que­sto non ci sono dubbi e non c’è niente di nuovo.

Tutti i paesi lati­noa­me­ri­cani attra­verso la Celac, la Una­sur, il Mer­co­sur e l’Alba hanno emesso comu­ni­cati con­giunti rico­no­scendo il ten­ta­tivo di desta­bi­liz­za­zione della demo­cra­zia vene­zue­lana, espri­mendo la pro­pria soli­da­rietà e la neces­sità di dia­logo. La soli­da­rietà con il popolo vene­zue­lano e il suo governo è una grande sfida per tutta la Nostra America.

È pre­oc­cu­pante e dolo­rosa l’intensità della vio­lenza sca­te­nata, che ha pro­vo­cato morti, feriti e danni materiali.L’ex pre­si­dente Hugo Chá­vez ha vinto le ultime ele­zioni con oltre il 10%. Poi­ché non ha pur­troppo potuto assu­mere l’incarico, sono state indette nuove ele­zioni con osser­va­tori inter­na­zio­nali che non hanno lasciato dubbi sulla legit­ti­mità del nuovo pre­si­dente. Ha vinto Maduro e una volta di più ha vinto il pro­getto boli­va­riano ini­ziato da Chá­vez, per­ché la mag­gio­ranza dei vene­zue­lani capi­sce che il suo paese è miglio­rato ed è più ugua­li­ta­rio. Infatti, gra­zie a que­sto pro­ceso, il Vene­zuela per la prima volta nella sua sto­ria può essere padrone delle pro­prie risorse petro­li­fere e porle al ser­vi­zio del popolo e del con­ti­nente, com­presi gli Stati uniti quando furono deva­stati dall’uragano Katrina.

Durante l’ultima decade, il governo ha aumen­tato la spesa sociale di più del 60% e oggi è il paese della regione con il livello più basso di disu­gua­glianza, per averla ridotta del 54%, e per aver ridotto la povertà del 44%. In mate­ria di istru­zione, si situa al secondo posto in Ame­rica latina e al quinto nel mondo per la mag­gior pro­por­zione di stu­denti uni­ver­si­tari. Ha costruito oltre 13.721 cli­ni­che nel quar­tieri popo­lari in cui prima lo Stato non c’era e il suo sistema di sanità pub­blica ha pro­dotto circa 95.000 medici. Ha costruito oltre 500.000 case popo­lari [di cui il paese ha bisogno come il pane per garantire una degna abitazione a milioni di persone che vivono nei ranchitos, NdR], ha finan­ziato lo sport, per citare solo alcune delle conquiste.

Tut­ta­via, alcuni set­tori dell’opposizione (non tutta) mani­fe­stano inten­zioni gol­pi­ste, non si ras­se­gnano alla scon­fitta elet­to­rale e cer­cano di otte­nere con la vio­lenza quel che non hanno potuto otte­nere con libere ele­zioni. Il pre­si­dente Nico­lás Maduro in 10 mesi di governo ha affron­tato situa­zioni di costante desta­bi­liz­za­zione che mirano a desti­tuirlo. La vio­lenza e gli attac­chi al Vene­zuela sono un attacco a tutti i governi demo­cra­tici del con­ti­nente. Non è un fatto iso­lato, i ten­ta­tivi di colpo di stato avan­zano con nuovi metodi in Ame­rica latina. Ci han pro­vato e hanno fal­lito in Ecua­dor, Boli­via, Argen­tina e nello stesso Vene­zuela nell’anno 2002, però hanno trion­fato in Para­guay e Hon­du­ras dove gli Stati uniti hanno espanso le loro basi mili­tari. I mezzi di comu­ni­ca­zione cor­po­ra­tivi e mul­ti­na­zio­nali come Cnn, Fox e quelli euro­pei, mani­po­lano infor­ma­zioni e dif­fon­dono pro­pa­ganda di guerra in nome della pace, e odio in nome della libertà. Il loro inte­resse è quello di dimo­strare così di essere indi­spen­sa­bili per poter desti­tuire qua­lun­que pre­si­dente, e rice­vere così mag­giori finan­zia­menti dal Dipar­ti­mento di stato Usa. Però noi lati­noa­me­ri­cani già sap­piamo che sono solo un sog­getto poli­tico in più a difen­dere gli inte­ressi pri­vati e quelli delle grandi potenze con inganni e men­zo­gne che obnu­bi­lano le coscienze.

Dob­biamo impa­rare dalla sto­ria, per­ché nel golpe fal­lito del 2002 è acca­duto lo stesso e per que­sto viene con­si­de­rato il primo golpe media­tico della sto­ria. Lo ha messo in evi­denza il docu­men­ta­rio La rivo­lu­zione non sarà tele­tra­smessa, che vi rac­co­mando. La pace è una dina­mica di rela­zioni tra le per­sone e i popoli che non si regala, si con­qui­sta attra­verso la verità, la giu­sti­zia e il rispetto dei diritti umani nella costru­zione demo­cra­tica. Da un lato si deve inve­sti­gare la morte degli stu­denti per mano degli incap­puc­ciati per­ché vi sia giu­sti­zia per le vit­time. Dall’altro occorre appog­giare il Plan de Paz y Con­vi­ven­cia Nacio­nal che il Vene­zuela ha lan­ciato, con una gigan­te­sca mani­fe­sta­zione popo­lare, che cerca la costru­zione della pace cit­ta­dina e la lotta con­tro la cri­mi­na­lità, favo­rendo il disarmo della popo­la­zione e delle coscienze armate.

Nel suo discorso, Maduro si è espresso con molta chia­rezza: «Chiun­que si metta una cami­cia rossa con il ritratto di Chá­vez e prenda una pistola e aggre­di­sca un altro vene­zue­lano, quello non è cha­vi­sta né rivo­lu­zio­na­rio, andrà comun­que in car­cere». Non vediamo l’opposizione fare lo stesso.

Dav­vero risulta molto ver­go­gnosa la cam­pa­gna per defi­nire dit­ta­tura il Vene­zuela, tenendo conto che è il primo paese nella sto­ria degli Stati nazione a istau­rare e appli­care il sistema di refe­ren­dum revo­ca­to­rio a metà del man­dato pre­si­den­ziale per raf­for­zare la demo­cra­zia. Di fatto, quando ciò venne rea­liz­zato, nel 2004, tornò a vin­cere Chá­vez, così come in altre 13 ele­zioni dal 1998.

Se un giorno a que­sto governo toc­cherà di per­dere qual­che ele­zione, lo accet­terà come fece nel suo secondo ten­ta­tivo di rifor­mare la costi­tu­zione, però non dismet­terà nes­suna delle sue ban­diere per­ché i boli­va­riani con­ti­nue­ranno a lavo­rare per una Vene­zuela e una Patria Grande migliori. La Rivo­lu­zione boli­va­riana, rivo­lu­zione delle urne e della strada, ha sem­pre vinto con la Legge e la demo­cra­zia, e così con­ti­nuerà a fare. È que­sto che la rende così peri­co­losa per alcuni e così neces­sa­ria per altri.

Per que­sto inviamo la nostra soli­da­rietà al popolo vene­zue­lano per la difesa delle sue isti­tu­zioni demo­cra­ti­che, delle poli­ti­che sociali, eco­no­mi­che e cul­tu­rali otte­nute attra­verso la par­te­ci­pa­zione popolare.

* Pre­mio Nobel per la pace argen­tino (www​.alai​net​.org)

(FOTO) Guarimberos: «No al carnevale, sì alle pagliacciate!»

Il mese di Febbraio 2014 passerà alla storia come il mese della rivolta dei ricchi che già non sopportano più il ‘rrrrrégimen’ di inclusione politica, economica e sociale della Repubblica Bolivariana del Venezuela.

Costoro, quindi, di fronte alle loro lussuose case ed ostentate urbanizzazioni, i loro moderni yacht, alzano le barricate per non vedere più il “popolaccio” passare, ogni giorno più felice, per le loro strade.

“Stanno facendo la fame, non possono comprare il latte”, dicono i loro cartelli, “non hanno la libertà”, scrivono sui lunotti dei loro SUV da 100mila dollari. 

Fame di denaro facile, continuando ad accumulare ricchezza estorta e libertà di continuare a sfruttare, depredare, saccheggiare, rubare. 

Questi poveri ricchi, hanno dichiarato la sospensione del carnevale perché le feste non rovinino loro l’umore cronicamente amareggiato di un Carnevale 2014 in piena democrazia: gli uni a festeggiare in riva al mare e gli altri in riva all’immondizia bruciata. Venezuela: un paese da vivere e per tutti i gusti! 

il popolo intanto…

(FOTO): Milano solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana!

Qui di seguito le foto del presidio di Milano a sostegno della Rivoluzione Bolivariana

 

(FOTO) 27-F: le strade sono del popolo!

Di seguito alcune immagini della mobilitazione popolare del 27-F

Venezuela: la rivolta dei quartieri residenziali

di Tito Pulsinelli (Caracas) – cambiailmondo.org

Il romanziere colombiano William Ospina dice che il Venezuela è un Paese assai peculiare, dove si ribellano i giovani dei quartieri residenziali di 5 città, mentre tutti gli altri stanno a guardarli, preparandosi per i balli e le feste dell’imminente carnevale.

Risultano politicamente “incomprensibili” le precarie “barricate” con cui la minoranza radicale della gioventù dorata e delirante, cerca di impedire agli abitanti di quei quartieri le normali attività lavorative. Sbalordisce perché la destra arriva a raccogliere il 90% dei voti in quelle zone.

È un conflitto paralizzante tra gli ultras e i moderati che si oppongono al governo bolivariano di Maduro. È un vicolo cieco strategico, un non-senso politico questa auto-ghettizzazione della classe media sempre prona e disponibile a un intervento risolutore dall’esterno.

Sono la carne prediletta delle grandi catene mediatiche, disponibili a credere  -al pari del mercato informativo straniero- che è in corso un sovvertimento generale della società venezuelana. Sono, alla fine, stranieri nel loro stesso Paese, e confondono la vita del quartiere con la realtà nazionale.

Dopo 10 giorni dall’inizio della protesta, da subito sponsorizzata e spinta da tutti i multimedia del pianeta, essa ristagna e non guadagna spazio territoriale né consenso sociale.

Finora sono morte 80 persone, ma la maggior parte di esse sono persone della terza età a cui è stato impedito di raggiungere gli ospedali o per la proibizione alle ambulanze di circolare nei quartieri-bene.

Vi sono stati anche omicidi politici – pratica estranea alla società venezuelana – frutto dell’alleanza tra le “squadre colorate” e i narcos-paramilitares colombiani, molto attivi nella regione del Tachira, frontaliera con la Colombia. Sono famosi gli incontri tra l’ultras Leopoldo Lopez (oggi incarcerato), Capriles Radonsky e l’ex presidente colombiano Alvaro Uribe. Quest’ultimo, è meglio conosciuto come il “narco 82” quando occupava questo posto nella lista dei più ricercati dalle agenzie anti-droga degli USA.

I sicari di Uribe affiancano i giovani vandali e mettono a segno attacchi a mezzi e sedi delle aziende statali telefoniche, elettricità, ambulatori, camion che trasportano alimenti, linee urbane di bus e tram ecc.

Ieri hanno ucciso un atleta della squadra nazionale di boxe che era presidente del Movimento per la pace. L’intento è quello di trapiantare in Venezuela la pratica della vendetta interminabile, come preambolo alla disgregazione sociale.

Dai tempi di Curzio Malaparte, la tecnica del colpo di Stato è cambiata profondamente, e oggi la sua componente predominante è l’uso dei monopoli mediatici. In modo intensivo, estensivo al globo terracqueo, con le modalità che erano proprie alla propaganda militare nei tempi di guerra.

E’ fondamentale resistere alla prima ondata di tempesta mediatica. Oggi il mondo è convinto che in Venezuela ci sia un sovvertimento profondo dell’ordine sociale. In realtà è in atto una grottesca ribellione nei quartieri residenziali di alcune città, mal sopportata persino dagli abitanti che sono elettori antichavisti moderati. Però questo non importa molto se è il fine di una escalation per mettere a segno un golpe moderno.

La coesione della società venezuelana è finora esemplare, sembra vaccinata a queste manovre di guerra combattuta con mezzi non-militari. Non è la prima volta, né sarà l’ultima, però qui non ci sono separatismi storici o fratture profonde di tipo religioso, etnico.

La coesione, l’unione civico-militare e la difesa collettiva della nazione sono baluardi finora inespugnabili per gli USA e la NATO. Tutti sanno decifrare il codice segreto delle dichiarazioni insolenti di John Kerry. Costui apertamente soffia sul fuoco e fa proprie le ragioni dei vandali e dei più estremisti finanziati in incognito da altre istanze degli USA.

E’ una pratica già applicata altrove, dove foraggiano ogni radicalismo antigovernativo, persino fondamentalisti e alqaedisti in Medioriente e Nordafrica.

Kerry finge di  chiedere dialogo tra le parti in conflitto, in realtà mette sullo stesso piano governi legittimi e sediziosi e li copre con un riconoscimento diplomatico. Può esserci dialogo con chi ha proclamato che si fermerà solo quando il governo cadrà?

I diritti umani di Kerry? Sono un ipocrita sinonimo del petrolio, gas, uranio, oro ecc…

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