(VIDEO) Comuner@s manifestano a Caracas in difesa della pace

Persone appartenenti a distinte Comunas Socialistas del paese, hanno partecipato questa domenica ad una grande manifestazione nel centro di Caracas, in appoggio alla Revolución Bolivariana ed al processo di pace promosso dal presidente Nicolás Maduro, di fronte alla violenza scatenata da piccoli settori dell’ultra-destra che ricercano la destabilizzazione del paese e del governo.

I comuneros e le comuneras provenienti da tutti gli Stati del paese hanno realizzato sin dalle prime ore della giornata di questa domenica una concentrazione in Piazza Morelos nella zona di Bellas Artes, che successivamente ha dato inizio ad una partecipata manifestazione che si è portata fino alla Casa del Pueblo, il Palazzo Miraflores, dove sarà ricevuta dal Presidente.

Altre informazioni: http://bit.ly/1gjmFfD

(FOTO) GAlleЯi@rt con il Comandante!

7 mar2014.- Alla presenza dell’Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela Julián Isaías Rodríguez Díaz è stato presentato il murale dedicato al Comandante Eterno in occasione della chiusara a Napoli della campagna internazionale “Por Aquí Pasó Chávez”.

Il murale è stato ideato e realizzato da Leticia Cascone Ruz e Jorit Agoch. Le donne del progetto EVA della Consulta Giovani di Quarto hanno animato un reading di poesie e di scritti tratti da Cuentos del Arañero. Si sono avvicendati sul palco in omaggio a Chávez, musicisti e cantanti come Massimo Ferrante, Daniele Sepe, Alessandro de Carolis, Ciro Imperato ed altri giovani musicisti.

Rielaborazione di Vesuvius di Andy Wharol con Chávez e Gramsci

Decisione storica: no alla missione Osa a Caracas

di Geraldina Colotti – Il Manifesto

Una deci­sione «sto­rica». Così Roy Cha­der­ton, amba­scia­tore del Vene­zuela all’Organizzazione degli stati ame­ri­cani (Osa) ha defi­nito la deci­sione espressa dall’organismo sulla situa­zione che vive il suo paese. La riu­nione a porte chiuse, sol­le­ci­tata dal Panama per appog­giare, di fatto, la posi­zione della destra vene­zue­lana, non ha sor­tito l’effetto spe­rato dal campo neo­li­be­ri­sta: non vi sarà una riu­nione dei mini­stri degli Esteri, né una mis­sione Osa in Vene­zuela, 29 paesi hanno appog­giato la demo­cra­zia boli­va­riana e solo tre,USA, Canada e Panama si sono espressi contro.

L’iniziativa del pre­si­dente pana­mense Ric­cardo Mar­ti­nelli ha por­tato alla rot­tura delle rela­zioni poli­ti­che e com­mer­ciali con il Vene­zuela e all’espulsione dei diplo­ma­tici da Cara­cas. «Non mi ergo a giu­dice di Panama – ha detto Cha­der­ton – a que­sto pen­serà il suo popolo» (che va al voto per le pre­si­den­ziali a mag­gio). Poi ha rac­con­tato che, durante la riu­nione, due depu­tati dell’opposizione vene­zue­lana erano in costante con­tatto con «sena­tori dell’estrema destra Usa», a loro volta all’opposizione del governo Obama negli Stati uniti.
«Ora il mondo sa che non ci stiamo scon­trando con mani­fe­stanti paci­fici, ma con una cor­rente vio­lenta che tenta di rove­sciare il governo legit­timo e costi­tu­zio­nale», ha dichia­rato il mini­stro degli Esteri, Elias Jaua. E domani la Una­sur si riu­ni­sce in Cile per discu­tere la situa­zione in Venezuela.

In que­sti giorni il governo «di strada» di Maduro sta pre­sen­tando il nuovo passo del suo pro­getto di paese: mas­sic­cia distri­bu­zione di case popo­lari, finite a tempo di record e ammo­bi­liate, con­trollo nella distri­bu­zione di ali­menti, riu­nioni nei quar­tieri per opporre il disarmo alla vio­lenza. Venerdì, Rafael Ramí­rez, mini­stro del Petro­lio, ha affer­mato che la Con­fe­renza per l’economia con gli impren­di­tori (da loro pro­po­sta e accet­tata dal governo) sarà per­ma­nente e che il set­tore pri­vato par­te­ci­perà agli incon­tri della Vice­pre­si­denza eco­no­mica ogni lunedì.
In sei mesi di lavoro – ha detto – sono stati appro­vati 56 accordi su 59 proposte.

Rami­rez ha anche pre­sen­tato la nutrita lista delle grandi imprese che hanno preso dol­lari a tasso age­vo­lato e non hanno ottem­pe­rato agli obbli­ghi di impor­ta­zione e pro­du­zione. «Noi abbiamo le nostre prio­rità, gli impren­di­tori hanno alcune cono­scenze spe­ci­fi­che set­to­riali, sta­bi­liamo un tavolo per orga­niz­zare le due cose», ha detto il mini­stro, spie­gando anche il lavoro per atti­vare i mec­ca­ni­smi di distri­bu­zione degli ali­menti. Oltre 4 miliardi e 720 milioni di boli­va­res sono stati stan­ziati dalla Gran Mision Agro Vene­zuela per la sovra­nità ali­men­tare, in un paese ancora dipen­dente dal petro­lio. Le mani­fe­sta­zioni di pro­te­sta intanto, pro­se­guono: ieri, si è svolta una mani­fe­sta­zione davanti al mini­stero dell’Alimentazione.

Venerdì, a Cara­cas, è morto un altro moto­ta­xi­sta per via delle pro­te­ste dei gruppi oltran­zi­sti (le «gua­rim­bas»). E men­tre a San Cri­sto­bal, nello stato Tachira, con­ti­nuano gli scon­tri vio­lenti, i cit­ta­dini si orga­niz­zano per rac­co­gliere le denunce, disin­ne­scare le pro­vo­ca­zioni con atti­vità cul­tu­rali nei quar­tieri di oppo­si­zione: nono­stante l’alto rischio che que­sto com­porta, e di cui il mani­fe­sto è testi­mone diretto.

Venezuela: è l’opposizione a essere anti-democratica

Pacifici manifestanti?

di Jerome Roos

Venezuela, marzo 2014 – Non vi fate ingannare dalle manifestazioni in Venezuela; questa volta i cattivi anti-democratici non sono nel governo, ma nell’opposizione filo-statunitense (nella foto, le “pacifiche” manifestazioni in Venezuela)

Le Grand Soir, 24 febbraio 2014 (trad. ossin)

Non vi fate ingannare dalle manifestazioni in Venezuela; questa volta i cattivi anti-democratici non sono nel governo, ma nell’opposizione filo-statunitense (…). Mi sento sempre più frustrato per l’assenza totale di una informazione equilibrata nei media internazionali sul Venezuela, ivi comprese le pubblicazioni di centro-sinistra come The Guardian; la trascuratezza con la quale i compagni della sinistra libertaria affrontano gli avvenimenti in Venezuela come se fossero in qualche modo “estranei” alla nostra causa, soltanto perché non siamo tenuti ad una stretta affinità con lo chavismo, e la modestia delle informazioni in base alle quali numerosi militanti, e perfino movimenti importanti, hanno preso posizione in favore dei manifestanti contro il governo, condividendo acriticamente la propaganda dell’opposizione di destra e riprendendone le interpretazioni superficiali e pericolosamente limitate alle sole manifestazioni. Intendo scrivere in modo più ampio su questo argomento, ma ecco già qualche riflessione:

1. Non è perché la gente scende in piazza che può considerarsi dalla nostra parte. Noi viviamo nell’era del manifestante, e le proteste violente sono diventate lo spettacolo mediatico per eccellenza. Sulla scia dell’occupazione di piazza Tahir, siamo stati condizionati a provare automaticamente simpatia per tutti gli uomini e le donne che scendono in pazza e fronteggiano i cordoni di poliziotti anti-sommossa. C’è un video su Youtube che circola nel web, dove una Venezuelana con un odioso accento della classe superiore statunitense racconta l’eroica sollevazione studentesca contro un “governo illegittimo”. A prima vista il video – che ha totalizzato a oggi più di 2 milioni di visitatori – sembra corrispondere perfettamente alla narrazione delle sollevazioni mondiali. Ma chiunque abbia lo scrupolo di fare qualche verifica o di approfondimento, potrà rapidamente scoprire che le manifestazioni in Venezuela non hanno molto a che vedere con Occupy o il movimento studentesco cileno.

2. Le manifestazioni in Venezuela sono (almeno in parte) orchestrate dall’oligarchia di destra. Ristabiliamo la verità: molti Venezuelani scendono in piazza per legittime doglianze contro la criminalità, una forte inflazione e la penuria di prodotti alimentari – e non v’è alcun dubbio che la polizia anti-sommossa venezuelana sia violenta contro un gran numero di manifestanti. Ogni brutalità poliziesca deve essere fermamente condannata. I Venezuelani devono avere il diritto di esprimere liberamente la loro indignazione in pubblico senza timore di repressione. Ma a questo proposito, deve anche sottolinearsi che almeno due delle principali doglianze dei manifestanti sono state deliberatamente aggravate dalla stessa élite oligarchica: grazie ad una ampia accumulazione e al traffico di prodotti di consumo (che hanno provocato penuria e inflazione dei prezzi) e la speculazione massiccia sul mercato monetario (che ha provocato una caduta del valore del Bolivar e alimentato ancor più l’inflazione). E’ esattamente il tipo di guerra economica cui l’opposizione cilena filo-statunitense fece ricorso prima del rovesciamento di Salvador Allende nel 1973.

Inoltre, anche se le manifestazioni sono cominciate in un primo tempo come una mobilitazione studentesca durante la Giornata nazionale studentesca (12 febbraio), la settimana scorsa erano già effettivamente guidate dall’ala più di destra dell’alleanza dell’opposizione, Mesa de la Unidad democratica (MUD), i cui leader sono Maria Corina Machado e Leopoldo Lopez. Nel loro ruolo di dirigenti della fazione più anti-democratica dell’élite oligarchica, Lopez e Machado hanno fatto attivamente appello al rovesciamento del governo democraticamente eletto di Nicolas Maduro e hanno invitato a proseguire le manifestazioni violente fino alle sue dimissioni. Nel corso degli ultimi 15 anni, queste persone hanno dimostrato la volontà di riconquistare ad ogni costo i loro privilegio di classe, anche a costo di provocare vittime tra la popolazione. Essi alimentano deliberatamente la violenza e i torbidi sociali con l’intento di delegittimare e cacciare il governo.

3. L’opposizione venezuelana ha il sostegno attivo degli Stati Uniti. Benché non vi sia alcuna prova che le attuali proteste siano state direttamente orchestrate dalla casa Bianca o dalla CIA, è notorio che i principali gruppi dell’opposizione venezuelana ricevano milioni di dollari di aiuto finanziario da parte del governo USA e di ONG e gruppi di riflessione statunitensi. Nel 2008, un leader del movimento studentesco del Venezuela – che aveva organizzato una protesta anti-Chavez simile nel 2007 – è stato insignito del premio Milton Friedman e ha ricevuto la somma di 500.000 dollari USA, assegnatigli dalla destra liberista del CATO Institute, finanziato dai principali sponsor di imprese come i fratelli Koch e la Ford Fondation, e guidato da un “fervente devoto” di Ayn Rand, preso dalla zelante missione di difendere “i principi di libertà individuali, di meno governo e più mercato”.

Nell’insieme, si stima che i diversi programmi di “sensibilizzazione dei giovani” in Venezuela abbiano ricevuto almeno 45 milioni di dollari da parte dei loro patrocinatori statunitensi. Inoltre l’amministrazione Obama ha assegnato almeno 5 milioni di dollari per sostenere direttamente i partiti di opposizione del Venezuela fino a tutto il 2014 – senza menzionare i legami segreti che senza dubbio esistono tra l’opposizione e i servizi di informazione degli Stati Uniti. Tutto questo si aggiunge alle decine di milioni di dollari che sono stati dati all’opposizione nel corso degli ultimi anni. Cosa che non deve veramente sorprendere dal momento che il Venezuela riposa sulla più grande riserva di petrolio del mondo, non lontana dagli Stati uniti.

4. Non è contestabile il carattere democratico del governo di Maduro. L’opposizione filo-statunitense lavora oramai apertamente per la “salida” (uscita) di Maduro, considerando che il suo governo sarebbe “illegittimo”. Cosa assurda perché, anche secondo gli strettissimi criteri del costituzionalismo liberale, la legittimità democratica dell’amministrazione Maduro è ineguagliabile. In 15 anni, il Partito Socialista Unito ha vinto 18 elezioni e ne ha perso una sola. Il sistema elettorale del Venezuela è stato definito dall’ex presidente statunitense Jimmy Carter – che ha fatto da osservatore delle elezioni in 92 diversi paesi in tutti i continenti – come “il miglior sistema al mondo”. Solo due mesi fa, nel dicembre 2013, il governo ha vinto nel 76% delle municipalità, alle elezioni di metà mandato, e ha inflitto una sconfitta decisiva alla opposizione, guidata dal “moderato” Henrique Capriles, con uno scarto di voti di più del 10%. Inoltre il governo ha attivamente lavorato coi movimenti di base per creare una delle esperienze più dinamiche al mondo in materia di democrazia diretta e partecipativa, costituendo migliaia di consigli comunali, centinaia di comuni e decine di migliaia di cooperative guidate dai lavoratori. Non vi è altro paese al mondo in cui la partecipazione dei cittadini alla vita politica e all’economia sia stimolata dallo Stato allo stesso modo che in Venezuela.

5. L’opposizione di destra è invece totalmente anti-democratica. Le forze realmente pericolose in Venezuela non si trovano attualmente all’interno del “governo illegittimo”, ma nei settori del tutto anti-democratici dell’opposizione di destra. Anche solo una rapida disamina del profilo dei due leader dell’opposizione – Maria Corina Machado e Leopoldo Lopez – è sufficientemente rivelatore. Entrambi sono tra i firmatari dell’infame decreto Carmona del 2002, che sciolse il governo Chavez dopo un tentativo di colpo di Stato guidato dall’élite oligarchica ed elementi di destra dell’esercito. Lopez, quanto a lui, ha orchestrato gli scontri violenti davanti al palazzo presidenziale, provocando decine di morti serviti da pretesto per il colpo di Stato. Durante il quale, Lopez ha anche personalmente partecipato all’arresto incostituzionale (vale a dire il sequestro) del ministro dell’interno Ramon Rodriguez Chacin.

Quando i movimenti e gli elementi lealisti dell’esercito hanno reinvestito il presidente, Chavez ha deciso di non abbandonarsi alla vendetta e ha lasciato i cospiratori liberi. Machahdo ha poi fondato Sumate, una “ONG” che ha ottenuto un finanziamento della National Endowment for Democracy a Washington (dove è stato ricevuto dal presidente George W. Bush in persona), che ha giocato un ruolo centrale nel referendum revocatorio che mirava a cacciare Chavez due anni dopo il colpo di Stato mancato. Lopez è stato autorizzato a restare sindaco di Chacao, il quartiere più ricco di Caracas, prima di essere incriminato per corruzione nel 2006. Nel 2007, Lopez è stato filmato mentre pianificava una nuova crisi politica per creare instabilità sociale. Risulta veramente assurdo sospettare che sia attualmente coinvolto in un nuovo tentativo di destabilizzazione del governo con mezzi violenti e antidemocratici?

6. Le manifestazioni del 2014 assomigliano a una riedizione del periodo che ha preceduto il colpo di Stato del 2002. Tutto quanto detto rivela parallelismi storici preoccupanti tra il colpo si Stato fallito del 2002 e la persistenza dei sommovimenti attuali in Venezuela: personalità dell’opposizione, finanziati dagli Stati Uniti, provocano deliberatamente turbamenti sociali nella speranza che la violenza che ne seguirà delegittimi il governo, in modo che la destra possa prendere il potere. Una volta di più, l’élite oligarchica cerca di ottenere con mezzi autoritari ciò che non è riuscita a ottenere con mezzi pacifici: la cacciata del governo socialista e la repressione della rivoluzione bolivariana e della sua esperienza radicale di democrazia diretta, di solidarietà sociale e di controllo da parte dei lavoratori.

Tutto questo dimostra il livello di disperazione dell’opposizione: prima hanno tentato un colpo di Stato militare poi, quando è fallito, hanno tentato di rovesciare il governo con uno sciopero del settore petrolifero ; quando anche questo è fallito, hanno invano tentato un referendum revocatorio e poi, a corto di idee, hanno semplicemente boicottato le elezioni dell’Assemblea nazionale senza alcuna ragione legittima; nel 2007, hanno tentato una ribellione studentesca e poi, dopo la vittoria di Maduro nelle elezioni dell’anno scorso, Capriles ha cercato in continuazione di ottenere il riconteggio dei voti, rifiutando di riconoscere i risultati delle elezioni, anche se tutti avevano – ivi compresi gli osservatori indipendenti – riconosciuto che era stato sconfitto. Infine, dopo la disfatta di Capriles nelle elezioni municipali di dicembre, l’ala destra dell’opposizione ha deciso di abbandonare la strada delle elezioni e tornare alle vecchie tattiche dei preparativi del colpo di Stato del 2002. Come in precedenza, queste manovre anti-democratiche possono finire per ritorcersi contro la destra, ricompattando i movimenti di base al fianco del governo e rafforzando in più la posizione interna di Maduro nel Partito Socialista Unito.

7. Il problema sono i media. Un punto cruciale. La ragione per cui così poca gente è informata su quanto accade sta nel fatto che non vi è praticamente alcuna informazione equilibrata sul Venezuela, e perché tanta gente è così ingenua da bersi tutto quello che legge su Twitter o Facebook, senza effettuare la minima verifica o ricerca. Quando si tratta del Venezuela, in particolare, i media internazionali – ivi compresi i tanto amati media “progressisti” alla The Guardian – sono tanto pieni di merda da diventare fonte di imbarazzo per la professione di giornalista in quanto tale, mentre i social network sono talmente inondati di menzogne e di propaganda che qualche specialista dei media dovrà rivedere seriamente le teorie “post-2011” sugli effetti “democratici” di facebook e Twitter.

I media internazionali adorano parlare della repressione di Chavez e Maduro contro i media venezuelani e le loro censure, ma la verità è che, come all’ovest, i media venezuelani sono in maggioranza privati e di proprietà delle élite più ricche del paese. Nel 2012, la BBC ha rilevato che solo il 4,58% delle radio e televisioni erano di proprietà dello Stato. I tre giornali nazionali – El Universal, El Nacional e Ultimas Noticias, che coprono il 90% dei lettori del paese – sono tutti anti-governativi. Tra le quattro principali catene televisive nazionali, tre – Venevision, Globovision e Televen, che anch’esse rappresentano il 90% di ascolto – sono allineate con l’opposizione. I media internazionali (oltre agli amministratori delle pagine Facebook e Twitter di importanti movimenti sociali) trasmettono il discorso della destra che viene fuori dall’uniforme paesaggio mediatico venezuelano senza porsi alcuna questione critica.

Il Venezuela costituisce una sfida per gli Stati Uniti e la sue egemonia neoliberale. L’intima inaffidabilità dei media è una delle principali ragioni per cui non avete mai letto che le diseguaglianze dei redditi in Venezuela – che erano tra le più scandalose dell’America latina – sono diventate tra le più modeste del continente, mentre la equa spartizione della crescita e i programmi sociali di redistribuzione hanno ridotto la povertà della metà e ridotto l’estrema povertà del 70% dal 2002. L’analfabetismo è stato sradicato e grandi miglioramenti vi sono stati in materia di sanità, alloggi e formazione scolastica. Ecco qualche indicatore del progresso sociale: la mortalità infantile è diminuita di più di 1/3, i beneficiari dei progetti di assistenza sociale più che raddoppiati, il numero di medici nel settore pubblico moltiplicato per 12 tra il 1999 e il 2007, milioni di Venezuelani che prima non vi avevano accesso, sono stati curati, e il tasso di scolarizzazione è più che raddoppiato tra il 1999 e il 2008.

Ecco il “regime malefico” che l’opposizione di destra filo-statunitense spera di rovesciare. In realtà si tratta di un’esperienza di socialismo democratico che cerca di costruire un potere popolare attraverso delle istituzioni di democrazia diretta come i consigli, i comuni e le cooperative. Ovviamente questo processo è dilaniato da contraddizioni interne e segnato da importanti lacune. Io non sono chavista e non mi illudo che un apparato burocratico, una violenza urbana e un’economia in disordine riusciranno a costruire in qualche modo una utopia socialista. Ma siamo chiaramente in presenza di qualcosa che rende folli gli Stati uniti e l’élite venezuelana: un regime popolare che contesta l’egemonia del neoliberalismo e che costruisce le proprie istituzioni di organizzazione comunitaria che potranno un giorno completare e forse anche rimpiazzare lo Stato borghese. Ciò significa che, se anche la destra riprendesse un giorno il potere, sarebbe comunque affiancata da un contro-potere popolare formidabile nei quartieri e nei luoghi di lavoro. I socialisti libertari e i movimenti autonomi peraltro non devono negare queste conquiste importanti, ma schierarsi al fianco dei movimenti di base del Venezuela che cercano di difendersi contro l’attacco anti-democratico dell’élite sostenuta dagli Stati uniti, pur restando ferocemente critici nei confronti di ogni forma di brutalità poliziesca o repressione di Stato operata contro i manifestanti in nome di un governo socialista.

Anche se la sinistra venezuelana ha realizzato importanti progressi sociali, ciò non significa che noi dobbiamo fare ciecamente l’elogio del governo Maduro o del chavismo in generale (…). ma significa certamente che noi – in quanto militanti, giornalisti, organizzatori – dovremo cominciare a fare qualche verifica prima di rigurgitare stupidamente la propaganda superficiale che i media vomitano ogni giorno.

[Si ringrazia Roberto Antonucci per la segnalazione]

Oliver Stone risponde “all’opposizione venezuelana”

 

di Oliver Stone

A quelli che mi hanno scritto questi vili ed orribili commenti, specialmente in Twitter, sulle mie opinioni e e gli sforzi per filmare in Venezuela, devo dire che in tuti i media sociali nei quali sono stato coinvolto durante gli anni in tema di cinema, storia, e nelle discussioni su altri paesi – come il Giappone, Cina, Russia, Afganistan, NATO, Iraq, etc. – non ho mai ricevuto questo tipo di violenza verbale. Sembrano più dei bulli che delle persone che stanno partecipando ad una discussione.

Non riescono ad immaginarsi il governo degli USA coinvolto nella organizzazione delle proteste violente contro il governo del Venezuela? Non si rendono conto che Maduro ha vinto le elezioni municipali in dicembre con un vantaggio superiore al 10% dei voti? (avete affermato che le elezioni sono state truccate già dal 2000, ma fino ad ora non è mai stata presentata alcuna prova).

La maggior parte governa in paesi con interessi strategici. Stanno agendo come un gruppo di repubblicani impazziti del Tea Party con i loro commenti. Ricordate il  “Brooke Brothers Riot” a Miami durante la sconfitta elettorale del 2000? Voi non leggete nulla che dica qualcosa di differente da ciò che pensate. Mi scrivete solo per insultarmi, ma l’offesa non è un argomento.  

(VIDEO) Difendendo la Patria Comunera!

Conmemorando al comandante

CONMEMORANDO AL COMANDANTE

Credito: aporrea tvi

niños pintando y compartiendo

NIÑOS PINTANDO Y COMPARTIENDO

Credito: aporrea tvi

pacíficos pero alertas

PACÍFICOS PERO ALERTAS

Credito: aporrea tvi

El poder popular conmemora a Chávez

EL PODER POPULAR CONMEMORA A CHÁVEZ

Credito: aporrea tvi

COHETAZOS JUEGOS Y CINE FORO

COHETAZOS JUEGOS Y CINE FORO

Credito: aporrea tvi

Giovedì, 6 marzo 2014.- Un anno, 12 mesi, 356 giorni sono passati dalla sparizione fisica di Hugo Chávez, venerato da una maggioranza rivoluzionaria  e poco apprezzato da una destra che non vuole accettare le sue costanti sconfitte. Nel suo breve passaggio in questa vita, però non ha mai lasciato indifferente nessuno e in migliaia di luoghi, in Venezuela e nel mondo, si è ricordato questo notevole figlio di Sabaneta, Stato Barinas, che ha diviso al storia del Venezuela in un prima e un dopo.

Uno di questi luoghi, è stato il Complejo Habitacional Juan Vives Suriá, a Montalbán, La Vega, che forma parte, insieme ad altri complessi abitativi della zona, della Gran Misión Vivienda Venezuela (GMVV) e che ha trasformato l’habitat di questa zona.

Montalbán si è sempre caratterizzata per essere una zona della cosiddetta “classe media”, ma a partire dalla costruzione dei grandi complessi abitativi costruiti dal governo rivoluzionario per dare soluzione al problema ad una grande quantità di persone senza casa, è stato posto in essere un importante cambiamento sociale e politico in questa parte della città. Ciò ha generato un certa avversione da parte degli abitanti degli edifici vicini, Montalbán I, II III e Juan Pablo II, che si sono mostrati molto reticenti ad accettare i nuovi vicini che li attaccano con una quantità di stereotipi, tipici della visione borghese e razzista di quelli che salgono un po’ la scala sociale, verso quelli che considerano inferiori. Epiteti come, pigri, bruti,mantenuti, tierrúos, delinquenti e ogni valorizzazione negativa di coloro che abitano in questi settori. Non immaginano che in queste nuove urbanizzazioni, vivono una grande quantità di persone diverse, persino gli oppositori, anche se in proporzione minima.

Due di queste urbanizzazioni, portano il nome di Oscar Arnulfo Romero e Juán Vives Suriá, che sono stati sacerdoti, insigni combattenti per i diritti umani, si incontrano insieme a quello di  Giovanni Paolo II, un altro rappresentante della Chiesa, quella convenzionale.

Tali comunità: Oscar Arnulfo Romero e Juan Vives Suriá, si sono organizzate per commemorare ad un anno della sua sparizione fisica, il Comandante. Nella Juan Vives, si sono tenuti discorsi, lancio di razzi, giochi di bambini ed una partecipazione che si va consolidando, è stata parte di ciò che abbiamo potuto apprezzare in questo atto in omaggio a Hugo Rafael Chávez Frías, il quale certamente, è stato il motore del cambiamento che registriamo in questa zona della Capitale del paese e ci spingiamo a dire, in gran parte della geopolitica dell’America latina e del mondo.

[Trad. dal castigliano a cura di ALBAinformazione]

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