«Guarimberos»: l’opposizione divisa

Manifestazione dell’unione civica e militare bolivariana a Caracas del 15 marzo 2014

di Geraldina Colotti – Il Manifesto

«Hanno distrutto strut­ture pub­bli­che, spa­rato. Non è una pro­te­sta paci­fica». A par­lare è un sin­daco di oppo­si­zione, Michele Coc­chiola. Nello stato Cara­bobo, il primo cit­ta­dino di Valen­cia (terza città del paese) ha par­te­ci­pato alla Con­fe­renza di pace indetta dal governo vene­zue­lano a livello nazio­nale, smar­can­dosi dai gua­rim­be­ros oltran­zi­sti. Lo scon­tro in corso in Vene­zuela attra­versa tutti gli ambiti della società, evi­den­ziando due oppo­sti pro­getti: quello socia­li­sta, che scom­mette sull’inclusione sociale, e quello delle classi domi­nanti, che chie­dono più soldi e potere e arti­co­lano la pres­sione fuori e den­tro le isti­tu­zioni. Messo sotto attacco, l’esperimento boli­va­riano cerca di tute­lare le pro­prie con­qui­ste disin­ne­scando le pul­sioni gol­pi­ste: «Esa­mi­niamo tutte le pro­po­ste, senza con­di­zioni», ha detto il pre­si­dente Nico­las Maduro.

Nel fra­sta­gliato e liti­gioso campo dell’opposizione, indu­striali e poli­tici si sono fatti sen­tire. La parte più oltran­zi­sta della Mesa de la uni­dad demo­cra­tica (Mud) con­ti­nua a chie­dere «la salida», l’uscita di Maduro dal governo. Maria Corina Machado, una delle prin­ci­pali emis­sa­rie delle poli­ti­che più retrive di Washing­ton, fomenta le piazze. Gli stu­denti di estrema destra annun­ciano che non tor­ne­ranno in aula. Il sin­daco della Gran Cara­cas, Anto­nio Lede­zma si erge a loro pala­dino, dimen­tico del ruolo di repres­sore eser­ci­tato nelle pro­te­ste stu­den­te­sche durante la IV repubblica.

Dal car­cere, dov’è accu­sato di isti­ga­zione alla vio­lenza, il lea­der di Volun­tad popu­lar, Leo­poldo Lopez, rila­scia inter­vi­ste. Il suo antico sodale Capri­les, per­dente alle due ultime pre­si­den­ziali, è un anta­go­ni­sta diretto nella lotta per il potere in corso nella Mud. I due par­titi che si sono alter­nati al potere nella IV Repub­blica (il cen­tro­de­stra Copei e il cen­tro­si­ni­stra Ad), ora cer­cano di orien­tare la discus­sione. Pedro Pablo Fer­nan­dez, depu­tato ed eco­no­mi­sta della Mud, accetta il dia­logo, ma dà lezione di mode­ra­ti­smo modello Fmi. Ammette che «imprese fan­ta­sma» hanno incas­sato «25.000 milioni di dol­lari ma non hanno impor­tato niente» e che ora rischiano di appro­fit­tare nello stesso modo delle nuove aper­ture eco­no­mi­che pro­po­ste dal governo. E accusa «il buro­cra­ti­smo». Non parla dei miliardi por­tati fuori dal paese in modo frau­do­lento, né dei 40.200 milioni di dol­lari inta­scati dalle grandi imprese senza pro­durre, ma dice che il pro­blema, restano «gli espro­pri delle imprese e il con­trollo dei prezzi». Secondo il depu­tato Mud, il «modello socia­li­sta» è per­dente. Come se quello neo­li­be­ri­sta, che ha impe­rato senza argini nel sud del mondo dopo la caduta dell’Unione sovie­tica, non avesse pro­dotto nel suo paese il Cara­cazo, la rivolta popo­lare con­tro i piani di aggiu­sta­mento strut­tu­rali e repressa con migliaia di morti dal social­de­mo­cra­tico Car­los Andrés Pérez nell’89. I par­titi minori della Mud – che un tempo erano di sini­stra, ma poi sono stati sca­val­cati dall’irruzione del socia­li­smo boli­va­riano – si bar­ca­me­nano. Felipe Mujica, del Movi­mento al socia­li­smo (Mas) sostiene il dia­logo, per­ché non vuole stare «in quel sacco di gatti furiosi che sta diven­tando il paese». E dia­loga anche Patria para todos (Ppt). Capri­les cerca di farsi vedere: dice che vuole incon­trare Maduro, ma guida il coro dei con­trari alle ultime pro­po­ste eco­no­mi­che del governo. Maduro ha pro­po­sto una tes­sera infor­ma­tiz­zata che impe­di­sca l’accaparramento sel­vag­gio di pro­dotti nei super­mer­cati popo­lari a basso prezzo, e che ven­dono riven­duti in Colom­bia: «Un traf­fico che rende come la cocaina». Gli impren­di­tori vogliono la «fles­si­bi­lità del lavoro». Le grandi com­pa­gnie aeree, che hanno spe­cu­lato con il mer­cato del dol­laro paral­lelo, ora fanno ostru­zio­ni­smo, minac­ciano di andar­sene e bloc­cano il cam­bio dei biglietti agli utenti. Il sin­daco Coc­chiola ha invi­tato la chiesa cat­to­lica a farsi «media­trice». La con­fe­renza epi­sco­pale — i cui ver­tici sono sem­pre stati parte in causa nella poli­tica vene­zue­lana, aper­ta­mente schie­rati con­tro il cha­vi­smo – ha però espresso il suo parere: ha deplo­rato «i tre morti» (in tutto sono 29) e «la repres­sione degli stu­denti», get­tando nuo­va­mente la croce addosso al governo. Diversi cit­ta­dini hanno denun­ciato di essere stati cac­ciati dalle chiese «per­ché comu­ni­sti». E sacer­doti che cam­mi­nano a fianco del socia­li­smo boli­va­riano lamen­tano dan­neg­gia­menti alle par­roc­chie e inti­mi­da­zioni da parte dei gruppi di estrema destra.

Lunedì, dopo l’uccisione di un capi­tano della Guar­dia nacio­nal che ope­rava, disar­mato, con­tro le gua­rim­bas, nello stato Ara­gua è stato arre­stato un sospetto: un uomo di ori­gine asia­tica che custo­diva un arse­nale di armi da guerra. Per il governo, si tratta di un mer­ce­na­rio inter­na­zio­nale. «È un falso, le armi sono di pla­stica«, hanno invece ribat­tuto su twit­ter i canali di oppo­si­zione, fidando sulla poca cono­scenza degli osser­va­tori. Le reti sociali, e i twit­ter in par­ti­co­lare, pre­sen­tano in tempo reale fatti veri e bufale cosmi­che in base agli inte­ressi del pro­prio campo. Ieri si è svolto un grande incon­tro sul tema.

Dopo l’intervento bipar­ti­san per libe­rare dalle gua­rim­bas il muni­ci­pio Cha­cao, i mani­fe­stanti sono tor­nati in piazza Alta­mira, ma que­sta volta con cani e lumini. Fami­glie cha­vi­ste hanno cer­cato il dia­logo e tutto si è svolto senza inci­denti. In altre zone del paese, con­ti­nuano però le azioni violente.

Colombia: dichiarazione della ‘cumbre’ contadina e popolare

Seminando dignità, coltivando speranza e raccogliendo il paeseBogotà, 16 Marzo del 2014

Con la convocazione del Tavolo di dialogo Agrario- MIA, della Marcia Patriottica, della Coordinadora Nacional Agraria- CNA, del Congreso de los Pueblos, del Proceso de Comunidades Negras- PCN, del Tavolo di Unità Agraria- MUA, della Coalizione dei Movimienti e delle Organizazioni Sociali della Colombia- COMOSOC, della Organizazione Nazionale Indigena della Colombia- ONIC, del Movimiento por la Constituyente Popular- MCP, della Federazione Nazionale Sindacale Unitaria Agropecuaria, FENSUAGRO, della Asociazione nazionale de Zonas de Reservas Campesinas- ANZORC e della Assocciazione Contadina Popolare – si è realizzata nella città di Bogotà, dal 15 al 17 Marzo, la Cumbre Agraria, Campesina, Etnica y Popular.

La Cumbre ha riunito 30 mila persone provenienti da tutte le regioni del paese.

La Cumbre è un processo che è andato costruendosi a partire dai blocchi contadini e indigeni del 2013, mobilitazioni nelle quali sono morti 6 compagni, 600 sono stati feriti e decine arrestati. Il governo nazionale si sedette a concertare una serie di accordi durante le negoziazioni. La Cumbre nasce perché successivamente alla ‘ribellione de las aruanas, los ponchos e i bastoni’ con la quale ci fu una grande solidarietà nazionale ed internazionale, il presidente Santos convocò un Patto Agrario con le élites agroindustriali delle campagne, escludendo in questo modo il movimento agrario dalle misure adottate nelle politiche agrarie nazionali.


La Cumbre ha realizzato un bilancio delle promesse incompiute dal governo nazionale, è avanzata nel processo d’unità del movimento agrario colombiano definendo una rotta unificata della mobilitazione e della negoziazione articolata e unitaria. Ha definito i cammini necessari per affrontare insieme le politiche nefaste neoliberali applicate dai governi di turno per così seminare dignità, coltivare la speranza e raccogliere un nuovo paese dalle iniziative delle organizzazioni contadine, indigene e afro-discendenti.


La Cumbre considera che attraverso un esercizio di sovranità, devono essere i popoli e le comunità ad ordinare il territorio, a definire il suo uso e le differenti maniere di abitarlo. Quest’ordinamento territoriale popolare dev’essere armonico con la tutela del medio-ambiente.


Le nostre proposte territoriali esigono il rispetto delle figure collettive di governo proprio e della difesa dei territori delle comunità indigene, contadine e afro.


La riforma agraria integrale continua ad essere per noi la soluzione strutturale per affrontare i problemi di accesso alla terra, per la formalizzazione della proprietà di sviluppo rurale, con inversione sociale e politiche pubbliche.


Con questo proposito è necessario fermare il modello estrattivo che concentra la proprietà della terra nelle mani delle multinazionali mettendo in pericolo l’economia contadina e la vita.


La Cumbre propone un modello economico che garantisca la sopravvivenza dei popoli attraverso l’impulso dell’economia contadina, indigena, afro e dei settori popolari. L’autonomia territoriale è un fattore determinante per la costruzione di una politica economica e di produzione di alimenti sovrana. Con questa finalità è necessario abrogare le norme che permettono il monopolio transnazionale sulle sementi e la conoscenza ancestrale.


L’accesso alla ricchezza minerale-energetica dev’essere rispettosa dei beni della madre terra, delle sue comunità e sviluppata come un esercizio della sovranità nazionale.

Proponiamo un’alternativa alle coltivazioni di coca, papavero e marijuana e il rifiuto del proibizionismo che comporta trattamenti repressivi, fumigazioni indiscriminate, l’eradicazione forzata e l’arresto dei coltivatori come soluzione. Rivendichiamo l’uso tradizionale, ancestrale ed alternativo di queste piante e proponiamo programmi di sostituzione autonoma, graduale e concertata oltre che l’impulso a coltivazioni alternative con garanzia di commercializzazione.

Dunque è imprescindibile che il popolo colombiano conosca la verità, definendola con meccanismi di giustizia e riparazione; la memoria storica è fondamentale affinché certi fatti non si ripetano.


Le garanzie politiche includono la non criminalizzazione della protesta sociale e lo smantellamento del foro penale militare. Si deve permettere la partecipazione amplia, effettiva con carattere decisionale nelle istanze di programmazione e definizione delle politiche di produzione agraria e di sviluppo rurale, tenendo in conto le proposte costruite autonomamente dalle comunità.


I popoli hanno diritto ad una vita dignitosa. Dev’essere erogato un presupposto speciale per garantire il finanziamento delle iniziative territoriali, con meccanismi autonomi d’esecuzione.


Lo Stato deve riconoscere che molte delle problematiche che vivono le città sono una conseguenza dell’applicazione di modelli economici di sfruttamento del settore rurale.

L’impulso alle economie agrarie popolari ha un supporto importante nell’appoggio che riceve dai grandi ventri popolati; è necessario costruire dei patti tra le grandi capitali e i municipi che fanno loro da riserva alimentare.

La soluzione politica al conflitto sociale e armato continua ad essere un desiderio della società in cerca della pace con giustizia sociale, per questa ragione è fondamentale ed urgente che s’inizi un processo di dialogo con i gruppi insurrezionali dell’ELN e del EPL. Appoggiamo i dialoghi de L’Avana tra il governo e le FARC. Risaltiamo il ruolo che dobbiamo giocare come organizzazioni e processi sociali con voce propria. I dialoghi regionali sono un mezzo importante per avanzare nella costruzione di una agenda politica e sociale per la pace. La Cumbre Agraria dà impulso ad un gran movimento sociale che lavori per la pace come condizione di vita e che esiga garanzie per la partecipazione della società civile.


La Cumbre Agraria è riuscita, per la prima volta nella storia dei movimenti sociali del paese a costruire una dichiarazione unitaria delle organizzazioni contadine, indigene ed afro. La dichiarazione unitaria rappresenta le esigenze politiche, economiche, sociali, ambientali, culturali e territoriali delle comunità storicamente marginalizzate ed escluse, è un appello d’attenzione al governo nazionale riguardante l’urgenza di accogliere strutturalmente un mondo agricolo che vuole essere soggetto di diritti. La Cumbre propone anche un tavolo unico di negoziazione che permetta qualificare il livello di interlocuzione, evitare la dispersione governativa nelle trattative e raggiungere accordi eseguibili nel corto e medio termine. L’unità raggiunta oggi è anche l’unità di azione, contiamo adesso con un percorso di mobilitazione sociale che renda eseguibili e raggiungibili i diritti negati. La Cumbre e le sue proposte sono una scommessa definitiva per raggiungere la pace. Una pace che, per essere stabile e durevole, deve essere costruita dal basso, una pace socialmente includente, basata sulla verità, la giustizia, l’effettiva partecipazione politica e l’attuazione piena dei diritti umani nelle periferie colombiane.


La Cumbre è parte transitoria di un processo costituente che cammina mano nella mano con l’unità indigena, i congressi dei popoli, i consigli territoriali dei villaggi, i processi costituenti per la pace con giustizia sociale, i meccanismi di partecipazione diretta e l’autonomia che quotidianamente esercitano le comunità agricole e urbane che reclamano d’essere riconosciute. L’accordo politico e sociale che costruisca la pace dovrà essere la parte culminante di questo processo costituente. La possibilità di costruire un’assemblea nazionale costituente è all’orizzonte. Stiamo organizzando un percorso proprio partendo dai movimenti popolari per arrivarci. Il cammino verso la pace richiede la costruzione di un forte e deciso movimento sociale per la pace, al quale convochiamo tutti i settori politici e sociali del paese. La pace includente non si costruisce con ‘accordi tra élite in cravatta’ che ignorano le proposte di quelli del poncho, in ruana, col machete e i soggetti politici e sociali delle campagne.


Dinanzi alla reiterata non attuazione del governo nazionale degli accordi instaurati per sospendere il paro agrario dell’anno passato, è decisione della Cumbre Agraria, Etnica, Campesina e Popular di tornare al paro agrario, il cui inizio dipenderà dalla risposta governativa. La Cumbre concede al governo tempo fino alla prima settimana di maggio. A partire da questo momento la Cumbre scenderà dalle riserve indigene, dai territori afro e contadini, dai quartieri popolari e dalle città, dalle sedi sindacali alle strade, per organizzare i comitati del paro e per convocare tutti i settori sociali e popolari in conflitto per coordinare una dinamica in prospettiva del blocco popolare indefinito.


Le proposte del governo non sono soluzioni. Il Patto Agrario è una distribuzione di risorse pubbliche con finalità clientelari ed elettorali. Il governo nazionale ha l’opportunità storica di risolvere la crisi strutturale delle campagne partendo dalle nostre proposte raccolte nella dichiarazione unitaria. Crediamo nel dialogo sociale come rotta per raggiungere la giustizia sociale e una pace stabile e duratura per la Colombia.


Le nostre proposte sono sul tavolo, al governo resta la responsabilità storica di accoglierle.

[Si ringrazia Jorge Riva per la segnalazione]
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