Machado destituita e agli arresti tre generali

di Geraldina Colotti, Il Manifesto

Caracas, 25mar2014.- Destituita la parlamentare di estrema destra Maria Corina Machado.

Tre gene­rali dell’aviazione, legati all’opposizione, sono stati arre­stati in Vene­zuela per sospetto gol­pi­smo. Lo ha annun­ciato il pre­si­dente Nico­las Maduro durante la riu­nione di Una­sur, nel paese per age­vo­lare il pro­cesso di pace. E Dio­sdado Cabello, a capo dell’Assemblea nazio­nale, ha comu­ni­cato che Maria Corina Machado “non è più par­la­men­tare”. La depu­tata dell’ultradestra ha vio­lato gli arti­coli 191 e 149 della Costi­tu­zione che vie­tano ai fun­zio­nari pub­blici di accet­tare inca­ri­chi da un governo stra­niero senza l’autorizzazione del parlamento.

Il 20 marzo ha par­te­ci­pato a una riu­nione dell’Organizzazione degli stati ame­ri­cani (Osa), invi­tata dal Panama come suo “rap­pre­sen­tante alter­na­tivo”. La mag­gio­ranza degli stati mem­bri le ha impe­dito di par­lare con­tro “il regime dit­ta­to­riale di Nico­las Maduro”. Ha otte­nuto solo alcuni minuti in udienza pri­vata. Si è lagnata del cam­bio di indi­rizzo dell’Osa, di solito subal­terna a Washing­ton, per­ché ha respinto la richie­sta di san­zioni al Vene­zuela. E men­tre i grandi media pre­sen­tano “la rivolta dei ric­chi” (così ha giu­sta­mente tito­lato il Guar­dian) come ribel­lione di pie­tre con­tro “la dit­ta­tura” (vedi il bacio dei due “gua­rim­be­ros” dif­fuso da Reu­ters), Machado aizza l’estrema destra latinoamericana.

In Sal­va­dor, dove il cen­tro­si­ni­stra ha vinto le pre­si­den­ziali per pochi voti, ha inci­tato il par­tito Arena a disco­no­scere i risul­tati. La stessa stra­te­gia adot­tata in Vene­zuela dopo la vit­to­ria risi­cata di Maduro sul can­di­dato di oppo­si­zione, Hen­ri­que Capri­les. La Mesa de la uni­dad demo­cra­tica (Mud) avrebbe voluto tra­sfor­mare le comu­nali dell’8 dicem­bre in un refe­ren­dum con­tro il governo, ma il cha­vi­smo ha vinto il 67% dei muni­cipi. Nell’opposizione, si è aperta una lotta per il potere. L’ala oltran­zi­sta, capi­ta­nata da Machado e Leo­poldo Lopez (lea­der di Volun­tad popu­lar) ha preso l’iniziativa. Ha pro­vato a spin­gere con vio­lenza il pedale del disa­gio, in un paese pro­vato dal sabo­tag­gio eco­no­mico e dalla per­dita di un pre­si­dente cari­sma­tico com’era Hugo Cha­vez. E’ par­tita la cam­pa­gna per “la rinun­cia” di Maduro come con­se­gna per le pro­te­ste stu­den­te­sche, in corso dal 12 febbraio.

Gli scon­tri, le bar­ri­cate dei gruppi oltran­zi­sti e l’intervento di cec­chini e para­mi­li­tari hanno pro­vo­cato 36 morti. L’ultima vit­tima è una ven­tot­tenne, inter­prete dei segni per non udenti in una tele­vi­sione di oppo­si­zione, Vene­vi­sion. Era incinta di 5 mesi, è stata uccisa da uomini armati men­tre cer­cava di rimuo­vere una “gua­rimba” — bar­ri­cata di chiodi, cemento e spaz­za­tura data alle fiamme – per tor­nare a casa. E’ acca­duto nello stato di Miranda, gover­nato da Capri­les. Il governo ha indetto tre giorni di lutto nella zona e ha accu­sato la poli­zia locale di com­pli­cità e ina­dem­pienza. L’opposizione ha denun­ciato invece i “col­let­tivi” cha­vi­sti che cer­cano di impe­dire le bar­ri­cate e ne ha chie­sto la messa fuori legge.

Senza l’immunità par­la­men­tare, Machado potrebbe essere pro­ces­sata per vio­lenze e atti­vità desta­bi­liz­zanti, in base a una denun­cia pen­dente alla magi­stra­tura. Il suo posto sarà occu­pato da un depu­tato sup­plente, con­si­de­rato meno ostile al governo per aver riti­rato il suo appog­gio elet­to­rale a Capri­les. Si attende anche la deci­sione dei giu­dici in merito alla richie­sta di scar­ce­ra­zione pre­sen­tata dagli avvo­cati di Lopez, dete­nuto con l’accusa di isti­ga­zione alle violenze.

Secondo le inchie­ste, la mag­gio­ranza della popo­la­zione rifiuta la vio­lenza, e Maduro ha un gra­di­mento del 57%. L’azione desta­bi­liz­zante, però, con­ti­nua: con­te­nuta ma mici­diale, soprat­tutto nelle zone di fron­tiera. E si dif­fonde il timore del ter­ro­ri­smo. Un sospetto emerso dopo un gua­sto a un bina­rio del metro di Cara­cas (il primo del genere nella sto­ria della metro­po­li­tana, secondo il Mini­stero dei tra­sporti), e dopo la denun­cia del Mini­stero dell’ambiente circa la con­ta­mi­na­zione delle acque con sostanze tos­si­che, nello stato Merida.

Tre incendi rite­nuti dolosi hanno pro­vo­cato inter­ru­zioni di cor­rente, ripor­tando ai cit­ta­dini l’incubo dei black out (che in paese di gran caldo, signi­fi­cano anche danni ingenti). I mili­tari pre­si­diano i porti da cui arri­vano gli ali­menti impor­tati, per evi­tare il con­trab­bando e l’attacco ai camion. A Bar­qui­si­meto è stata attac­cata la sede del Psuv.

Ieri, si è svolta anche la prima gior­nata del Sistema Com­ple­men­ta­rio de Admi­ni­stra­cion de Divi­sas (Sicad 2), un terzo mec­ca­ni­smo per dif­fe­ren­ziare il con­trollo del cam­bio, che va incon­tro all’inesauribile sete di dol­lari di pri­vati e impren­di­tori. Il pre­si­dente di Data­na­li­sis, l’economista Luis Vicente Leon (di oppo­si­zione), ha com­men­tato con un esem­pio il Sicad 2, che alcuni leg­gono come una libe­ra­liz­za­zione dei prezzi e una sva­lu­ta­zione masche­rata: “il Sicad 2 non libera il pri­gio­niero – ha detto – gli per­mette solo di gio­care a pal­lone e di rice­vere una visita coniu­gale nel fine settimana”.

 

Porte sempre più chiuse alla Osa per Machado

di Geraldina Colotti – Il Manifesto

L’Organizzazione degli stati americani (Osa) impedisce a maggioranza l’intervento della parlamentare venezuelana contro il governo Maduro.

Caracas, 23 mar2014.- Nel metro di Cara­cas, un uomo com­menta i titoli di un quo­ti­diano pri­vato che tuona con­tro “la dit­ta­tura”. La ragazza di fronte ha la maglietta con la scritta “Cha­vez vive” e legge un libro sui “piani dell’imperialismo in Ame­rica latina”. Poco distante, si scor­gono ber­retti tri­co­lori e ban­diere: il giallo (sim­bolo dell’oro e delle terre fer­tili), l’azzurro (del mar dei Caraibi che bagna le coste) e il rosso (che ricorda il san­gue ver­sato nelle lotte indi­pen­den­ti­ste).  Sem­brano uguali, ma non lo sono, e stanno por­tando in piazza due mani­fe­sta­zioni diverse: gli Stu­denti per la pace, che appog­giano il governo con­tro “l’aggressione fasci­sta”; e la mar­cia nazio­nale “con­tro la dit­ta­tura e per la libertà” indetta dall’opposizione.

Otto stelle nella fascia azzurra distin­guono la ban­diera boli­va­riana, l’allora governo Cha­vez le ha adot­tate nel 2006 per inclu­dere la Gua­yana nel numero delle sue pro­vince. La Mesa de la uni­dad nacio­nal (Mud), con­ti­nua invece a esporre le sette stelle, sia sulla ban­diera che sul ber­retto tri­co­lore, che ha deciso di con­ten­dere al campo cha­vi­sta. Per distin­guersi, i mili­tanti socia­li­sti hanno aggiunto la scritta “4F”: 4 feb­braio, giorno della ribel­lione civico-militare gui­data dall’allora tenente colon­nello Hugo Cha­vez nel 1992. E’ dalle pre­si­den­ziali del 2012, vinte da Cha­vez con­tro Hen­ri­que Capri­les, che la Mud cerca di vol­gere a pro­prio van­tag­gio la pro­pa­ganda del campo avverso: fino ad assu­mere alcuni temi della sini­stra, per strap­pare con­sensi negli strati popo­lari nono­stante il suo pro­getto di paese sia tarato sul modello del Fondo mone­ta­rio internazionale.

Il lea­der di Volun­tad popu­lar, Leo­poldo Lopez — in car­cere con l’accusa di aver isti­gato le vio­lenze di piazza che hanno finora pro­vo­cato 36 morti – si è con­se­gnato alla poli­zia sotto la sta­tua di José Marti, eroe dell’indipendenza cubana. Intanto i gruppi oltran­zi­sti, fomen­tati dalla sua con­se­gna e da quella della depu­tata Maria Corina Machado (la caduta del governo di Nico­las Maduro) bru­ciano i Cen­tri dia­gno­stici inte­grati gestiti dai medici cubani. E chie­dono agli Stati uniti di inter­ve­nire “con­tro la dit­ta­tura castri­sta in Vene­zuela”. Il pro­filo e il per­corso di Machado parla da sé. Figlia di una ric­chis­sima fami­glia di impren­di­tori, ha fir­mato il decreto Car­mona, nel 2002: il primo atto del breve governo gol­pi­sta dell’imprenditore Pedro Car­mona Estanga, con il quale veni­vano sospese tutte le garan­zie costi­tu­zio­nali. Con la Ong Sumate – ema­na­zione della Cia – ha orga­niz­zato il refe­ren­dum revo­ca­to­rio poi perso con­tro Cha­vez e ha riven­di­cato con orgo­glio l’amicizia con il suo grande padrino George W. Bush. Da allora, com­pare nelle infor­ma­tive di intel­li­gence per i ten­ta­tivi desta­bi­liz­zanti con cui vor­rebbe coro­nare i suoi sogni pre­si­den­ziali men­tre dai ban­chi del par­la­mento tuona con­tro “la dit­ta­tura”. Con il fat­tivo appog­gio del Panama, è volata negli Usa per par­lare all’Organizzazione degli stati ame­ri­cani (Osa). Ha otte­nuto solo pochi minuti di inter­vento pri­vato a porte chiuse, durante il quale si è rivolta al Bra­sile e al Cile: “In Vene­zuela ci sono tante Dilma e tante Michelle”, ha detto, allu­dendo alle tor­ture subite dalla pre­si­dente bra­si­liana Dilma Rous­seff e dalla sua omo­loga cilena Michelle Bache­let durante le dit­ta­ture subite nei loro paesi.

Cosa rara nella sua sto­ria di subal­ter­nità a Washing­ton, l’Osa ha recen­te­mente rifiu­tato di inviare emis­sari in Vene­zuela, come aveva invece pro­po­sto il pre­si­dente pana­mense Ricardo Mar­ti­nelli. Maduro ha rotto le rela­zioni diplo­ma­ti­che e com­mer­ciali col Panama, ma Mar­ti­nelli – in vista delle pros­sime pre­si­den­ziali pana­mensi – ha deciso di spin­gere a fondo sul pedale di Washing­ton: per far cadere il governo socia­li­sta del Vene­zuela, fon­da­men­tale tas­sello dell’America latina pro­gres­si­sta, custode delle più grandi riserve petro­li­fere del mondo. Gli Usa hanno pronta una riso­lu­zione bipar­ti­san per disporre san­zioni dirette al Vene­zuela, e hanno pro­te­stato per­ché l’ultima riso­lu­zione dell’Osa “non parla la lin­gua che gli Stati uniti spe­ra­vano”. Hanno anche espresso “pre­oc­cu­pa­zione” per il duplice inter­vento della magi­stra­tura ordi­na­ria e del Tri­bu­nal supremo de justi­cia (Tsj) con­tro alcuni sin­daci di oppo­si­zione, denun­ciati per la par­te­ci­pa­zione attiva nelle bar­ri­cate vio­lente e per non aver rispet­tato le dispo­si­zioni costi­tu­zio­nali riba­dite dal Tsj. Intanto, in alcuni stati e muni­cipi della capi­tale, con­ti­nuano i bloc­chi stra­dali e le “gua­rim­bas” – bar­ri­cate di cemento, chiodi e spaz­za­tura data alle fiamme. Ieri vi sono stati altri 3 morti negli stati di fron­tiera dove agi­scono gruppi armati. Con­ti­nuano anche le Con­fe­renze di pace indette da Maduro e la mas­sic­cia ero­ga­zione di risorse decise nel “governo di strada”, che ha con­cluso alcuni accordi con gli indu­striali per evi­tare il con­trab­bando e l’accaparramento di ali­menti. Secondo i dati uffi­ciali, i danni pro­vo­cati dalle pro­te­ste vio­lente dal 12 feb­braio a oggi ammon­tano a 10 milioni di dollari.

 

Venezuela: si alza il grido antimperialista

Cabo San Román, 21mar2014.- Migliaia di Venezuelane e Venezuelani si sono riuniti venerdì scorso, al nord del sud, sul punto più settentrionale del Venezuela per lanciare il grido antimperialista contro le ingerenze degli USA e a sostegno della Rivoluzione Bolivariana e del legittimo presidente Maduro.

cabo

En Fotos: Venezuela lanza desde el Cabo San Román un grito antiimperalista al mundo

[Si ringranzia Osvaldo Justo Martinez per la segnalazione]

Venezuela e Cinque Stelle: un incontro importante

Fabio Marcellidi Fabio Marcelli – ilfattoquotidiano.it

Roma, 23mar014.- Ho avuto più volte occasione di di occuparmi, su questo mio blog, della situazione in Venezuela. Interesse nato dai contatti diretti che ho avuto occasione di stabilire con questo Paese latinoamericano, che ho potuto visitare più volte. Del processo rivoluzionario in corso laggiù ho avuto modo di apprezzare lo sforzo di includere ampi settori della popolazione, storicamente emarginati, e che hanno finalmente accesso a diritti sociali essenziali fino a poco tempo fa assolutamente negati. Come pure la costruzione di spazi di partecipazione democratica di tipo nuovo e il protagonismo nelle relazioni internazionali che hanno fatto della patria di Simon Bolivar uno dei principali alfieri dell’integrazione su scala regionale e del superamento dei vecchi schemi neocoloniali contrassegnati dalla soggezione agli Stati Uniti.

L’azione di disinformazione assolutamente caricaturale e faziosa svolta dai media occidentali ed europei in particolare, con il ricorso anche a falsi clamorosi, mi indigna pertanto molto. Come in ogni processo rivoluzionario si aprono contraddizioni, a volte dolorose, e possono esserci errori e ritardi, che vanno superati stabilendo nuovi livelli di unità all’interno del popolo e mediante il dialogo democratico. Ci sono, nelle proteste, anche motivazioni reali ed aspirazioni giuste di cui occorre tenere conto. Non è invece ammissibile la linea di condotta che alcuni settori della destra hanno scelto, dando vita a una protesta estrema che non rispetta il quadro costituzionale stabilito. In particolare mediante l’uso delle armi che hanno provocato numerose vittime fra le file delle forze dell’ordine e dei cittadini. Tutte vittime tendenziosamente ascritte, da parte dei suddetti media, a una presunta azione repressiva indiscriminata del governo.

Nulla consente invece di dipingere la situazione nel Paese nel modo in cui i principali media, anche nel nostro Paese, hanno fatto,  facendo credere al cittadino spesso disinformato che si tratta di un governo che reprime la sua popolazione. L’appoggio della maggioranza del popolo alle scelte del governo Maduro è del resto emersa da tutti gli appuntamenti elettorali, più o meno recenti. E’ ad ogni modo interesse comune, ed in primo luogo di tutti i cittadini venezuelani, quale che ne sia la posizione sociale o l’orientamento politico, che la situazione non degeneri nella violenza. A tale fine occorre auspicare un’azione decisa delle istituzioni pubbliche volta a stroncare ogni violenza e a punire ogni abuso, da qualunque parte esso provenga. Questa convinzione si sta facendo strada in ampi settori della popolazione venezuelana, ivi compresi settori di opposizione. Tranne che in quei piccoli gruppi, molto ristretti, che sperano in tale degenerazione per poter invocare l’intervento straniero già auspicato ad esempio da un esponente della destra statunitense come McCain.

E’ quindi di fondamentale importanza che l’informazione sul Venezuela sia corretta e non unilaterale. Io, nel mio piccolo, mi sono dato da fare in questo senso, raccogliendo, oltre che molti consensi, anche incomprensioni, insulti, e in qualche caso perfino minacce, che ovviamente lasciano il tempo che trovano.

E’ altresì importante che ampi settori della società italiana non si facciano ingannare dalle menzogne e dalle montature dei media. Per questo motivo ho appreso oggi con soddisfazione di un incontro che si è svolto lunedì scorso tra l’Ambasciata della Repubblica Bolivariana in Italia e la Commissione di politica estera del Movimento Cinque Stelle composta dai parlamentari Manlio Di Stefano, Maria Edera Spadoni, Carlo Sibilia e Emanuele Scagliusi. Il Movimento Cinque Stelle che si appresta a confermare il suo ruolo politico fondamentale nel quadro politico italiano ed europeo, ha espresso in tale occasione la sua contrarietà al processo di demonizzazione tentato dai media contro il governo venezuelano e in particolare contro il dialogo nazionale che punta a porre fine alle violenze creando le condizioni per una soluzione pacifica e democratica dei problemi politici, economici e sociali. Lo stesso Movimento ha del resto potuto constatare più volte sulla propria pelle gli effetti della faziosità dei media, elaborando peraltro efficaci strategie di controffensiva mediatica. L’ambasciatore del Venezuela, Isaias Rodriguez, ha a sua volta sottolineato le caratteristiche inaccettabili assunte dalle attività di quei  settori dell’opposizione che praticano la devastazione delle strutture pubbliche, la chiusura delle vie di comunicazione e minacce di stampo fascista nei confronti della popolazione.

Si è trattato di un incontro importante per la profondità dei legami storici, culturali ed economici fra Italia e Venezuela, che occorre conservare e sviluppare, senza lasciare a pochi esagitati, incapaci strutturalmente di dialogo democratico e inviperiti per la perdita di qualche privilegio, la rappresentanza dell’importante comunità italo-venezuelana.

[Si ringrazia Adriano Spadaro per la segnazione]

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