Iran leader mondiale nella lotta al traffico di droga

da Al Manar.com

Una tonnellata di droga è stata sequestrata dalle autorità iraniane nel solo mese di marzo di quest’anno. Rafforzando il suo confine con l’Afghanistan e il Pakistan, l’Iran lotta sempre di più attivamente contro il traffico di droga che passa attraverso il suo territorio.

La Repubblica islamica dell’Iran è ora leader mondiale nella lotta contro il traffico di droga. E in questo campo, Teheran ha chiaro vantaggio rispetto ai suoi vicini. Date queste circostanze, la cooperazione regionale nella lotta contro il traffico di droga, è possibile?

Dall’Iran passa il traffico di droga dall’Afghanistan verso la Russia e l’Europa. Droghe a base di oppio, principalmente eroina, sono realizzate in Afghanistan, in transito attraverso il territorio iraniano, sono poi trasportati al nord, passando per il Caucaso, per arrivare nella parte meridionale della Russia europea. Un’altra strada, attraverso i porti iraniani, trasporta gli stupefacenti in Turchia e in Europa. Inoltre, una notevole quantità di eroina è consumata in Iran.

L’anno scorso, la zona di coltivazione del papavero in Afghanistan è aumentata a 209.000 ettari, l’equivalente di una stima di 5,5 tonnellate. Questo è il motivo per cui il traffico di droga è aumentata significativamente in Iran.

Secondo il recente rapporto delle Nazioni Unite, l’Iran è al primo posto nella lotta al traffico di droga nel suo territorio. Quindi, a differenza di molti altri paesi, dove tra il 3% e il 10% della droga è confiscata dalle autorità, questo tasso è aumentato al 33% nella Repubblica islamica. In l’Iran si sequestra l’80% di oppio e il 40% di morfina del mondo. Negli ultimi cinque anni, 600 tonnellate di droga sono state sequestrate in media ogni anno dalle autorità competenti in Iran, il 75% erano di eroina e oppio. La polizia iraniana conduce una guerra contro i trafficanti di droga che ha provocato la morte di 4.000 agenti di polizia e il ferimento di 12.00 negli ultimi 10 anni.

Le autorità iraniane sono inflessibili e disposte a prendere misure estreme. I trafficanti di droga possono anche essere condannati a morte per i loro crimini. Essi sono pubblicamente impiccati sotto i verdetti dei tribunali e appesi a delle gru di fronte ai confini afghani e pakistani. E ‘anche interessante notare che il 70% dei detenuti nelle carceri iraniane sono condannati per casi legati al traffico di droga.

Data l’importanza della lotta contro il traffico di droga nel paese, tutte le questioni che sono legati a questa attività, sono sotto la giurisdizione dei tribunali del Corpo dei Guardiani della rivoluzione islamica.

La lotta contro la droga è un programma nazionale di priorità, anche costoso per Teheran. Ogni anno il paese spende più di 800 milioni dollari su questo problema, mentre le organizzazioni internazionali sbloccano per l’Iran un aiuto di simbolico per 15 milioni di dollari.

Le autorità iraniane spendono ingenti risorse per l’equipaggiamento del confine tra Iran, Afghanistan e il Pakistan. Negli ultimi anni, più di 700 km di trincee sono state scavate, sono stati costruiti grandi impianti di confine, tra cui cancelli, recinzioni di filo spinato e cemento. Migliaia di dipendenti dei servizi di sicurezza iraniani sono stati trasferiti in questa zona, così come i dipendenti delle forze dell’ordine. Tutte queste misure hanno ridotto il traffico di eroina afgana attraverso il territorio iraniano.

Dei 300 chilometri di confine che la separa con il Pakistan, l’Iran ha iniziato la costruzione di 120 torri. Ciò è stato fatto al fine di “rafforzare la sicurezza nella parte orientale del confine”, minacciato da attivisti del gruppo radicale Jundallah. Quasi il 100% del finanziamento di questa organizzazione, responsabile per la morte di civili e funzionari statali, è fatto con il traffico di droga sul confine tra Afghanistan, Pakistan e Iran.

Non c’è dubbio che Teheran gioca un ruolo molto importante nella lotta contro il traffico di droga dall’Afghanistan e dal Pakistan.

«Teheran ha creato il più grande database della regione sul traffico di droga e volentieri condivide le informazioni contenute in questo database con quaranta paesi», ha affermato la politologa del Medio Oriente Irina Fedorova. «Il successo dell’Iran nella lotta contro il traffico di droga dovrebbe essere un esempio per gli altri paesi che sono vittime di questo tipo di piaga. Ovviamente, questo non la obbliga a mostrare i trafficanti di droga impiccati nei paesi limitrofi, dove il traffico ha origine. Ma i metodi iraniani di lotta contro il traffico di droga sono abbastanza esemplari».
L’attività dell’Iran nella lotta contro il traffico di droga potrebbe andare oltre questo particolare problema e diventare un fattore politico. Pertanto, la solidarietà internazionale con l’Iran su questo tema potrebbe aprire la strada per l’espansione della cooperazione con questo paese, anche in altri settori.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Faisal Miqdad: «Palestinesi e Siriani affrontano lo stesso complotto»

da Sana.Sy

Faisal Miqdad, Vice Ministro Siriano degli Affari Esteri, ha esaminato con una delegazione del Comitato Esecutivo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, le relazioni bilaterali e le misure adottate dal governo siriano per garantire l’accesso degli aiuti umanitari alla popolazione del campo di Yarmouk, per porre fine al blocco imposto dai terroristi nel campo e in altri campi palestinesi.

Durante l’incontro, Miqdad ha assicurato che i due popoli, palestinese e siriano, affrontano la stessa cospirazione per liquidare la causa palestinese e per distruggere la Siria che sostiene i diritti del popolo palestinese.

Inoltre, ha anche condannato le politiche di colonizzazione e di detenzione dei palestinesi, definendo la fermezza dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, come un esempio da seguire araba contro l’aggressione israeliana.

Miqdad ha espresso il suo apprezzamento per la solidarietà del popolo palestinese nei territori palestinesi occupati e altrove con il popolo siriano contro la cospirazione terroristica.

Da parte sua, il capo della delegazione palestinese, Zakaraya al- Agha , ha dato una panoramica completa degli sviluppi in ambito palestinese, tra cui la cessazione dei negoziati di pace a causa dell’insistenza di Israele sull’occupazione dei territori palestinesi.

Al Agha ha dichiarato che la leadership palestinese si impegna a difendere i diritti costanti del popolo palestinese, in particolare, il loro diritto al ritorno e a stabilire il loro stato indipendente con Al – Quds come sua capitale.

Agha, infine, ha affermato di essere soddisfatto per il coordinamento e la consultazione permanente tra le due direzioni, siriane e palestinesi, circa la difficile situazione che attraversano i campi profughi palestinesi in Siria, in particolare del campo di Yarmouk, sottolineando l’importanza dell’uscita dei terroristi dal campo, come un segno di rispetto per la causa palestinese e dei profughi palestinesi.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Il fascismo deve essere sconfitto prima che sia troppo tardi!

23/03/2014

di James Petras

Introduzione

Il capitano José Guillén Araque, della Guardia Nazionale Venezuelana, ha recentemente regalato al Presidente Maduro un libro sull’ascesa del Nazismo, avvertendo che “il fascismo deve essere sconfitto prima che sia troppo tardi!” In rappresaglia per il suo avvertimento profetico, il giovane e patriottico capitano è stato ucciso da un sicario sostenuto dagli U.S.A. per le strade di Maracay, stato di Aragua, il 16 marzo 2014.

Questo episodio ha aumentato il numero di soldati venezuelani e poliziotti uccisi, da quando è iniziata la sollevazione fascista, a 6. Il numero totale degli uccisi è di 33. L’uccisione di una prominente figura di ufficiale-patriota su di una strada principale in un capoluogo di provincia è un’ulteriore indicazione che i fascisti venezuelani si danno da fare, sicuri del loro sostegno da parte di Washington e da una vasta fascia di classe superiore e media venezuelana. Essi costituiscono una minoranza dell’elettorato e non si fanno molte illusioni sul riuscire a prendere il potere attraverso mezzi costituzionali e democratici.

Il capitano Araque Guillén si era fatto avanti per ricordare al Presidente Maduro che la strada al potere per i gruppi totalitari nazisti e fascisti è stata disseminata nel corso della storia contemporanea dai cadaveri di democratici e social-democratici ben-intenzionati, a causa della loro incapacità di utilizzare i propri poteri costituzionali per schiacciare i nemici della democrazia.

La storia della nascita del fascismo sotto le democrazie

Il termine “fascista” in Venezuela viene adeguatamente applicato ai gruppi politici organizzati e violenti, attualmente impegnati nel terrore di massa, in una campagna per destabilizzare e rovesciare il governo bolivariano democraticamente eletto. Qualche accademico purista potrebbe argomentare che i fascisti venezuelani non hanno l’ideologia razzista e nazionalista dei loro predecessori tedeschi, italiani, spagnoli e portoghesi.

Ammesso che ciò sia vero, risulta anche irrilevante. Il marchio venezuelano del fascismo è fortemente dipendente, e funge da proxy per l’imperialismo degli Stati Uniti e dei loro alleati, i signori della guerra colombiani. In un certo senso, tuttavia, il razzismo del fascismo venezuelano è diretto contro le sue classi operaie e contadine multi-razziali, Afro – amerindie e venezuelane – come dimostrato dal loro razzismo al vetriolo contro il compianto Presidente Hugo Chávez.

Il collegamento essenziale con i precedenti movimenti fascisti va ricercato: (1) nella loro profonda ostilità di classe verso la maggioranza popolare; (2) nel loro odio viscerale per il Partito Socialista Chavista, vincitore di 18 delle ultime 19 elezioni; (3) nel loro ricorso alla presa armata del potere da parte di una minoranza, che agisce per conto delle classi dirigenti, nazionali e imperiali, legate agli Stati Uniti; (4) nella loro intenzione di distruggere le istituzioni e le procedure democratiche che pure sfruttano per guadagnare spazio politico; (5) nel loro prendere di mira le istituzioni della classe operaia- consigli comunali, associazioni di quartiere, strutture di salute pubblica e cliniche dentali, scuole pubbliche, trasporti, negozi di alimentari sovvenzionati, luoghi di incontro politico, cooperative di credito pubbliche, organizzazioni sindacali e cooperative contadine; (6) nella loro difesa delle banche capitaliste, degli enormi patrimoni immobiliari e commerciali e delle imprese manifatturiere.

In Germania, Italia, Spagna, Francia e Cile, i movimenti fascisti cominciarono anche come piccoli gruppi terroristici, che guadagnarono il sostegno finanziario delle élites capitaliste, a causa della loro violenza contro le organizzazioni della classe operaia e le istituzioni democratiche e che reclutavano soprattutto tra gli studenti universitari della classe media, tra i professionisti delle élites (soprattutto medici), gli ufficiali militari attivi e in pensione di più alto grado, uniti nella loro ostilità verso l’ordine democratico.

Tragicamente e troppo spesso, i leaders democratici che operavano all’interno di un governo costituzionale, hanno inclinato a considerare i fascisti come “solo un altro partito “, si sono rifiutati o non hanno voluto schiacciare i teppisti armati, che univano il terrore per le strade con le elezioni per conquistare il potere dello stato. I democratici costituzionalisti non sono riusciti o non hanno voluto vedere il braccio politico e civile dei Nazisti come parte integrante di un nemico totalitario organico; così, hanno negoziato e discusso all’infinito con le élites fasciste che, nel frattempo, distruggevano l’economia, mentre i terroristi abbattevano le fondamenta politiche e sociali dello Stato democratico.

I democratici rifiutarono di inviare i loro milioni di sostenitori di massa ad affrontare le orde fasciste. Peggio ancora, si sono anche vantati di mandare in carcere i propri sostenitori, poliziotti e soldati, che erano stati accusati di usare una ‘forza eccessiva ‘ nei confronti dei teppisti di strada fascisti. Così, i fascisti facilmente si spostarono dalle strade al potere statale. I democratici eletti erano così preoccupati per le critiche da parte dei media internazionali e capitalisti, dai critici d’élite e dalle organizzazioni sedicenti dei “diritti umani”, che facilitarono il decollo dei fascisti.

Il diritto popolare alla difesa armata della democrazia era stato subordinato al pretesto di sostenere le “norme democratiche” – norme che ogni stato borghese sotto attacco avrebbe rifiutato! I democratici costituzionali non erano riusciti a riconoscere come la politica fosse cambiata drasticamente. Non avevano più a che fare con un’opposizione parlamentare che si preparava per le prossime elezioni; avevano di fronte terroristi armati e sabotatori, impegnati nella lotta armata e nella presa del potere politico con qualsiasi mezzo – tra cui violenti colpi di stato.

Nel lessico del fascismo, la conciliazione democratica è una debolezza, una vulnerabilità e un invito aperto a fare aumentare la violenza; gli slogan “peace and love” e “diritti umani” devono essere sfruttati; i richiami ai “negoziati” sono i preamboli per la resa; e gli “accordi”, preludi alla capitolazione.

Per i terroristi, i politici democratici che mettono in guardia su di una “minaccia del fascismo “, mentre agiscono come se fossero impegnati in “schermaglie parlamentari”, diventano un obiettivo aperto per attacchi violenti.

Ecco come i fascisti arrivarono al potere, in Germania, Italia e Cile, mentre i democratici costituzionalisti, fino all’ultimo, si sono rifiutati di armare i milioni di lavoratori organizzati, che avrebbero potuto strozzare i fascisti e salvare la democrazia, salvando le loro stesse vite.

Il fascismo in Venezuela: una minaccia mortale di oggi

L’ammonimento del capitano ed eroe martirizzato Guillen Araque riguardo un imminente pericolo fascista in Venezuela ha un forte fondamento sostanziale. Mentre la palese violenza terroristica fluisce e rifluisce, la sottostante base strutturale del fascismo nell’economia e nella società rimane intatta. Le organizzazioni sotterranee, finanziando e organizzando il flusso di armi ai fascisti in attesa, restano in vigore.

I leaders politici dell’opposizione stanno giocando un gioco ambiguo, costantemente passando da forme legali di protesta a sub-rosa complicità con i terroristi armati. Non c’è alcun dubbio che in ogni putsch fascista, gli oligarchi politici emergeranno come i veri governanti – e condivideranno il potere con i leaders delle organizzazioni fasciste. Nel frattempo, la loro “ rispettabilità” fornisce copertura politica; le loro campagne per i “diritti umani”, volte a liberare teppisti di strada e piromani incarcerati guadagnano “il supporto dei media internazionali”, mentre essi prestano servizio come “intermediari” tra le riconosciute agenzie di finanziamento degli Stati Uniti , e il sottobosco terroristico clandestino.

Nel misurare la portata e la profondità del pericolo fascista, è un errore contare semplicemente il numero di attentatori, cecchini e incendiari, senza includere i gruppi di logistica, spalleggiamento e sostegno periferico, come anche i sostenitori istituzionali che coprono gli attori in prima fila. Per “sconfiggere il fascismo prima che sia troppo tardi”, il governo deve valutare realisticamente le risorse, l’organizzazione e il codice operativo del comando fascista e rifiutare le troppo sanguigne e “ottimiste” dichiarazioni provenienti da alcuni ministri, consiglieri e legislatori.

In primo luogo, i fascisti non sono semplicemente limitati ad un piccolo gruppo martellante su pentole e attaccante i lavoratori municipali nei quartieri della classe medio-alta di Caracas a beneficio dei media internazionali e delle corporations. I fascisti sono organizzati su base nazionale: i loro membri sono attivi in tutto il paese.

Prendono di mira istituzioni vitali e infrastrutture in numerose località strategiche. La loro strategia è controllata centralmente, ma decentralizzata nelle operazioni.

I fascisti sono una forza organizzata; il loro finanziamento, armamento e le loro azioni sono pianificate. Le loro dimostrazioni non sono azioni “spontanee”, organizzate a livello locale, rispondenti alla “repressione” del governo, come vengono rappresentate dai media borghesi e imperiali.

I fascisti riuniscono diverse correnti trasversali di gruppi violenti, frequentemente combinando professionisti di destra ideologicamente orientati, bande dedite al contrabbando e al traffico di droga (soprattutto nelle regioni di frontiera), gruppi paramilitari, mercenari e noti furfanti. Questi sono i “fascisti della prima linea”, finanziati da grandi speculatori valutari, protetti da rappresentanti politici eletti, forniti di salvacondotti da parte di investitori in beni immobili e da burocrati universitari di alto livello.

I fascisti sono sia “connazionali” che internazionali: essi comprendono teppisti pagati a livello locale e studenti provenienti da famiglie alto-borghesi; soldati paramilitari colombiani, mercenari professionisti di tutti i tipi, ” sicari a contratto” dai reparti “sicurezza” U.S.A. e clandestini delle Forze Operative Speciali U.S.A.; e fascisti “internazionalisti”, reclutati da Miami, dall’America Centrale, dall’America Latina e dall’Europa.

I terroristi organizzati hanno due santuari strategici da cui lanciare le loro operazioni violente – Bogotà e Miami, dove leaders politici di spicco, come l’ex Presidente Alvaro Uribe e i leaders del Congresso statunitense, forniscono loro sostegno politico.

La convergenza di attività economiche criminali altamente redditizie e del terrorismo politico rappresenta una tremenda doppia minaccia per la stabilità dell’economia venezuelana e la sicurezza dello Stato . Criminali e terroristi trovano una casa comune sotto la tenda della politica statunitense, progettata per rovesciare il governo democratico del Venezuela e schiacciare la rivoluzione bolivariana del popolo venezuelano.

Le interconnessioni in avanti e all’indietro tra criminali e terroristi dentro e fuori il paese, tra gli alti responsabili politici di Washington, gli spacciatori da strada e i “cammelli” del contrabbando, forniscono i portavoce dell’élite internazionale come anche la leva muscolare per i combattenti e i cecchini da strada.

Gli obiettivi terroristici non sono scelti “a caso”; essi non sono la risultante di una cittadinanza inferocita, che protesta contro le diseguaglianze sociali ed economiche. Gli obiettivi scelti con cura dal terrorismo sono i programmi strategici che sostengono l’amministrazione democratica; in primo luogo e per lo più, le istituzioni sociali di massa che costituiscono la base del governo. Questo spiega perché i terroristi attaccano con l’esplosivo le cliniche di salute per i poveri, le scuole pubbliche e i centri di educazione degli adulti nei quartieri popolari, i negozi di alimentari sovvenzionati dallo stato e il sistema di trasporto pubblico. Questi sono parte del vasto sistema di welfare popolare, istituito dal governo bolivariano.

Essi sono elementi fondamentali nel garantire il sostegno di massa degli elettori in 18 delle ultime 19 elezioni e il potere popolare nelle strade e nelle comunità. Distruggendo le infrastrutture del welfare sociale, i terroristi sperano di rompere i vincoli sociali tra il popolo e il governo.

I terroristi prendono a bersaglio il sistema di sicurezza nazionale legittimo: vale a dire la polizia, la Guardia Nazionale, i giudici, i pubblici ministeri e le altre autorità responsabili della tutela dei cittadini. Gli omicidi, gli attacchi violenti e le minacce nei confronti di funzionari pubblici, l’attacco con bombe degli edifici pubblici e dei mezzi di trasporto pubblico sono progettati per creare un clima di paura e per dimostrare che lo Stato è debole e incapace di proteggere la vita quotidiana dei suoi cittadini. I terroristi vogliono proiettare un’immagine di “doppio potere”, occupando gli spazi pubblici, bloccando il normale commercio e “governando le strade con le armi da fuoco”. Soprattutto, i terroristi vogliono smobilitare e ostacolare le contro-manifestazioni popolari, bloccando strade e sparando agli attivisti impegnati in attività politica nei quartieri oggetto di contesa.

I terroristi sanno di poter contare sui loro alleati politici dell’opposizione “legale” per fornire loro una base di massa nelle pubbliche dimostrazioni, il che può servire da scudo per gli assalti violenti e da pretesto per una maggiore azione di sabotaggio.

Conclusione

Il fascismo, vale a dire il terrorismo volto a rovesciare violentemente un governo democratico, è una reale e immediata minaccia in Venezuela. Il giorno per giorno, gli alti e bassi dei combattimenti di strada e degli incendi non danno un’idea adeguata della minaccia. Come abbiamo fatto notare, il profondo sostegno strutturale e organizzativo sottostante la nascita e la crescita del fascismo è di gran lunga più importante. La sfida in Venezuela è quella di recidere le basi economiche e politiche del fascismo. Purtroppo, fino a poco tempo fa, il governo è stato fin troppo sensibile alle critiche ostili dall’estero e dalle élites nazionali che sono pronte a difendere i fascisti – in nome della “libertà democratica”.

Il governo del Venezuela ha enormi risorse a sua disposizione per sradicare la minaccia fascista. Anche se una ferma azione provoca una levata di scudi da parte degli amici liberali d’oltremare, la maggior parte dei sostenitori della democrazia credono che spetti al governo di agire contro quei funzionari dell’opposizione, che continuano ad incitare la ribellione armata.

Più di recente, ci sono stati chiari segni che il governo venezuelano, con il suo potente mandato democratico e costituzionale, si muove con la consapevolezza del pericolo fascista e agirà con determinazione per estirparlo dalle strade e dalle suites.

L’Assemblea nazionale ha votato per spogliare la Rappresentante al Congresso Corina Machado della sua immunità come deputata all’Assemblea Nazionale, in modo che possa essere perseguita per incitamento alla violenza. Il Presidente dell’Assemblea Nazionale Diosdado Cabello ha presentato dettagliate prove documentarie del suo ruolo nell’organizzazione e nella promozione della ribellione armata. Diversi sindaci dell’opposizione, attivamente coinvolti nel promuovere e proteggere cecchini, teppisti di strada e incendiari, sono stati accusati e arrestati.

La maggioranza dei Venezuelani, di fronte alla crescente ondata di violenza fascista, sostiene la punizione di questi alti funzionari impegnati o fiancheggiatori delle pratiche di sabotaggio. Senza un’azione decisa, le agenzie di intelligence venezuelane, così come il cittadino medio, concordano sul fatto che questi politicanti dell’”opposizione” continueranno a promuovere la violenza e a offrire rifugio agli assassini paramilitari.

Il governo ha capito che sono impegnati in una guerra vera e propria, programmata da una leadership centralizzata ed eseguita da operativi decentrati. I leaders legislativi sono alle prese con la psicologia politica del fascismo, che interpreta le offerte presidenziali di conciliazione politica e di clemenza giudiziaria come debolezza da sfruttare per ulteriori violenze. Il progresso più significativo nel fermare la minaccia fascista sta nel riconoscimento da parte del governo dei legami tra le élites politiche ed economiche e i terroristi fascisti: gli speculatori finanziari, i contrabbandieri e gli accaparratori di cibo e altri beni essenziali a tempo pieno sono tutti parte integrante della stessa unità di potere fascista, insieme con i terroristi che fanno esplodere i mercati alimentari pubblici e i camion che trasportano derrate alimentari verso i quartieri poveri. Un operaio rivoluzionario mi disse dopo una scaramuccia di strada: “Con la ragione e la forza non passeranno!” (“Por la razón y la fuerza no pasaran”) …

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Risposta ufficiale del Venezuela alle diffamazioni del signor Onofrio Introna (SEL)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la nota ufficiale dell’Ambasciata venezuelana in risposta alle diffamazioni a mezzo stampa del rappresentante politico in Puglia del partito denominato SEL, Onofrio Introna, Presidente del Consiglio Regionale della Puglia.  

Ci risulta assolutamente irricevibile che un partito che si autodefinisce “di sinistra”, dopo quindici anni dal trionfo della Rivoluzione bolivariana, si faccia ancora abbindolare dalle infami menzogne di una certa opposizione che non ha nulla da invidiare al fascismo.

Ci auguriamo che tutti coloro che aderiscono al cartello elettorale europeo, della denominata Lista Tsipras, prendano con determinazione le distanze da simili inaccettabili posizioni.  

In riferimento alle affermazioni  diffamatorie del Presidente del  Consiglio Regionale della Puglia, Onofrio Introna  l’Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela presso la Repubblica italiana dichiara quanto segue:

PERCHÉ SI DIFFAMA IL VENEZUELA?

Il diritto di esprimere le nostre opinioni termina dove inizia quello degli altri. Quando si afferma che in Venezuela si mettono in galera le persone senza processo e ai cittadini vengono confiscati i loro beni, si tratta di diffamazione.

A diffamare sono gli italo venezuelani che hanno mentito al Consiglio Regionale della Puglia. Quando l’odio politico e sociale viene trasformato in opinione corrente per affermare che in Venezuela si assassina per ragioni di Stato, si tratta di diffamazione.

Irresponsabile, o per lo meno molto superficiale, è chi fa eco alle denunce false e diffamanti che espongo un Governo e un popolo all’odio.

Perché un funzionario pubblico si presta a divulgare simili falsità con il solo fine di fare opposizione a un Governo?

Perché si reca nocumento alla dignità e alla reputazione di alcuni governanti solo perché non sono quelli che rispondono agli interessi dei diffamatori in questione?

A tal proposito, bisogna chiarire alcune questioni che vengono toccate nell’articolo di cui sopra: Roberto Annese è morto a Maracaibo a causa dell’esplosione di un ordigno artigianale, che gli è scoppiato in mano. L’ordigno misurava 8.9 centimetri di diametro e il suo peso era di 300 grammi.

Sei persone che erano con Annese hanno spostato il suo cadavere alterando la scena dell’incidente con l’intento di depistare l’indagini e  l’informazione. Dopo aver abbandonato il corpo,  le persone implicati si sono dati alla fuga. Purtroppo una giovane vita non c’e’ più ma non è stata la pistola di un poliziotto a togliergliela. Solo questo dovrebbe bastare per togliere ogni credibilità ai diffamatori.

Nota: Si allega alla presente il documento ufficiale di denuncia che il governo venezuelano ha presentato a vari organismi internazionali, tra cui UNESCO, FAO ect., relativo alla campagna diffamatoria di un’ala dell’opposizione, oltre ad una raccolta di foto che non sono state divulgate dalla stampa, che dimostrano le azioni violente messe in atto negli ultimi tre mesi nel nostro paese. 
 

Attentamente, 

 

Embajada de la República Bolivariana de Venezuela
en la República Italiana
Via N. Tartaglia, 11
00197 – Roma
Tel: +39 06 807 9797
Fax: +39 06 808 4410

e-mail: embaveit@ambavene.org

Denuncia internazionale delle violazioni commesse dall’opposizione venezuelana

DENUNCIA INTERNAZIONALE DELLE VIOLAZIONI DEI DIRITTI ALL’ISTRUZIONE, ALLA SALUTE, DEI DIRITTI AMBIENTALI E DELLA VITA, COMMESSE DA GOVERNATORI, SINDACI, DEPUTATI E DIRIGENTI LOCALI DEI PARTITI DELL’OPPOSIZIONE VENEZUELANA

                                         
Le corporations internazionali della comunicazione hanno diffuso immagini del recente disordine pubblico e delle azioni violente avvenute nell’arco di oltre due mesi, in alcune città della Repubblica Bolivariana del Venezuela, presentandole come «manifestazioni pacifiche e di libero diritto alla protesta», in realtà si è trattato di azioni di gruppi molto violenti e armati che hanno ucciso diverse persone innocenti, provocato feriti, danni all’ambiente, danni a beni pubblici e privati​​, e in particolare ai centri di salute e dell’istruzione.

Il presente documento mostra il vero volto di queste manifestazioni violente e evidenzia le finalità di rovesciamento del Governo costituzionale e legittimamente costituito dal processo democratico ed elettorale, portando a conoscenza del mondo, le azioni del Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela, in quanto garante dei diritti umani dei suoi cittadini contro tali atti di violenza.


Nel 1999, il popolo del Venezuela, nell’esercizio dei propri poteri e invocando l’esempio storico di Simón Bolívar, è stato portato a ricostruire la Repubblica attraverso una nuova Costituzione per edificare una società fondata sul protagonismo partecipativo, una società multietnica, multiculturale e democratica, in uno Stato di giustizia, federale e decentralizzato, che consolida i valori della libertà, dell’indipendenza, della pace, della solidarietà, del bene comune, dell’integrità territoriale, della convivenza e dello Stato di diritto, per questa e per le generazioni future; che garantisca il diritto alla vita, al lavoro, alla cultura, all’istruzione, alla giustizia sociale e all’uguaglianza, senza discriminazioni o subordinazioni alcune.


Prodotto della fondazione della Repubblica, il popolo del Venezuela, approvò mediante referendum il 15 Dicembre 1999, la Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, ratificata nella sua forma emendata da un referendum costituzionale il 15 febbraio 2009. In tale Costituzione si stabiliscono i diritti fondamentali che riconoscono la nazione venezuelana in quanto tale e per tutte le persone che abitano nello spazio geografico venezuelano, che prevede espressamente l’obbligo per tutte le istanze delle istituzioni governative (nazionali, statali e municipali), di assicurare l’effettivo godimento ed il libero esercizio di tali diritti.

 

A questo proposito, vale la pena ricordare le disposizioni della Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, in relazione a quanto segue: Obbligo di garantire il godimento e l’esercizio dei diritti umani (art. 19); Diritto alla vita (art. 43); Diritto alla salute (art. 83); Diritto all’istruzione gratuita e obbligatoria (artt. 102 e 103); Diritto ad un ambiente sicuro, sano ed ecologicamente equilibrato (art.127); e l’obbligo dello Stato di garantire la sicurezza alimentare della popolazione, intesa come disponibilità di cibo sufficiente, stabile a livello nazionale nonché l’accesso opportuno e permanente per tutto il pubblico consumatore (art. 305).

 

Supportato dai mandati costituzionali di cui sopra, il Governo bolivariano si è dedicato a promuovere in modo completo lo sviluppo sociale ed economico del popolo venezuelano, l’inclusione di ampi settori precedentemente esclusi e l’approfondimento dei diritti e delle libertà politiche, economiche e civili, attraverso una serie di politiche pubbliche di successo che hanno consentito di raggiungere quasi tutti gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, invertendo la situazione di povertà in cui si trovava circa il 56% della popolazione quando il Presidente venezuelano Hugo Chávez assunse la leadership dello Stato, in quel periodo erano esclusi ampi strati della popolazione, resi invisibili ed oppressi per decenni ad opera delle élites tradizionali del potere economico e politico in Venezuela.

 

Secondo le Nazioni Unite e la Banca Mondiale, il Venezuela ha costantemente ridotto la disuguaglianza, il che lo rende il paese con il più basso tasso di disuguaglianza nel continente (coefficiente di Gini di 0,39). La povertà è stata ridotta dal 29% del 1998 al 19,6% nel 2013. Inoltre, la povertà estrema è diminuita, nello stesso periodo, dal 21,5% al 6,5%.

Il Venezuela è inoltre un pioniere nello sradicamento della malnutrizione infantile, riducendo la percentuale di denutrizione nella popolazione totale dal 13% (1990-1992) al 5% (2010-2011), raggiungendo, molto prima del previsto, le Mete del Millennio in materia di alimentazione. Tra il 1999 e il 2001, c’erano 4 milioni di persone che soffrivano la fame nel paese. Attualmente la FAO stima che la fame sia stata ridotta al minimo come riportato dalla relazione sullo “Stato dell’insicurezza alimentare nel mondo”, sostenuto dal Programma Alimentare Mondiale (PAM) e dal Fondo Internazionale di Sviluppo Agricolo (IFAD).


Il governo del Venezuela ha aumentato la percentuale del PIL destinata agli investimenti sociali, dal 8,2% nel 1998 al 21% nel 2008, ha incrementato la creazione di programmi generali di sostegno specifici per anziani, bambini, ragazze madri, persone con disabilità, tra gli altri settori vulnerabili.

 

Il Governo venezuelano è riuscito a garantire un sistema nazionale di salute pubblica con accesso universale e gratuito. Nel 1998 il Venezuela contava con 5.360 strutture sanitarie e ad oggi sono più di 13.700. Questa politica è riuscita a ridurre in modo significativo il tasso di mortalità dei bambini sotto i 5 anni, da 31 morti ogni 1.000 bambini nel 1990 a 14 per 1000 nel 2012. Inoltre, i Venezuelani hanno accesso libero e universale ai servizi di consulenza e di trattamento per gli ammalati di AIDS, malaria, dengue e tubercolosi. 42.000 dei 60.000 pazienti con diagnosi di AIDS in Venezuela, sono assistiti con farmaci antiretrovirali gratuiti in oltre 80 centri di salute pubblica. Inoltre, il tasso di mortalità della tubercolosi è sceso da 4,1 per ogni 100.000 abitanti nel 1990 a 2 per ogni 100.000 abitanti nel 2011.

 

Nell’ambito dell’istruzione, il Venezuela considera l’educazione in quanto diritto umano e un dovere sociale fondamentale, inerente al sistema democratico, libero, obbligatorio, di qualità e diversificato nei suoi principi culturali. L’aumento della percentuale del PIL destinata alla formazione al 5,43%, ha permesso l’inclusione di milioni di persone a tutti i livelli nel sistema educativo, attraverso numerosi programmi convenzionali e non convenzionali tra i quali:

 

  • Programma “Simoncito” di Educazione Iniziale;

 

  • “Misión Robinson I e II” (Alfabetizzazione e primaria);

 

  • “Misión Ribas” (Secondaria);

 

  • “Misión Che Guevara” (Formazione al Lavoro);

 

  • “Misión Sucre” (Educazione Universitaria);

 

  • Programma Nazionale di Formazione dei Medici Integrali Comunitari;

 

  • “Misión Alma Mater” (Creazione di nuove istituzioni ed espansione degli esistenti); 
  • “Misión Ciencia” (Massificazione degli studi di specializzazione).

 

Oggi il Venezuela è un paese libero dall’analfabetismo (dichiarata dall’UNESCO nel 2005), e conta con il secondo più alto tasso di scolarizzazione nella regione. Nel periodo 1998-2008, l’iscrizione alla scuola è passata dal 46,12% al 69,78% per l’educazione della prima infanzia; dal 89.98% al 95% per l’istruzione primaria e 15.34% al 21.91% per l’istruzione secondaria e universitaria, rispettivamente. Nello stesso periodo, il Venezuela ha creato 30 nuove Università di libero accesso.

 

Il Venezuela gode di ampie libertà civili e politiche e di un sistema elettorale solido, così come ha espresso a suo tempo lo stesso “Centro Carter”, affermando che il Venezuela può vantare «il miglior sistema elettorale del mondo».

 

Tutti i risultati riportati in precedenza, sono conquiste del popolo venezuelano che ha fortemente sostenuto negli ultimi quindici anni il modello inclusivo, promosso e sviluppato dal Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela, che ha dimostrato nel risultato di diciotto (18) elezioni, con il suo voto, il sostegno al Governo rivoluzionario, ora guidato dal presidente Nicolás Maduro Moros.

 

Corresponsabilità delle autorità regionali e municipali nella garanzia dei diritti umani

 

Gli accadimenti violenti che si sono verificati in alcuni municipi della Repubblica Bolivariana del Venezuela, mostrano come tali episodi avessero l’obiettivo di violare il mantenimento e la continuazione delle conquiste popolari attraverso azioni di violenza armata, promosse, realizzate e/o tollerate dalle autorità regionali e dai partiti politici locali attivi nelle fila dell’opposizione Primero Justicia e Voluntad Popular,che essendo responsabili di esercitare il Potere Pubblico per il beneficio del popolo, secondo la legge venezuelana, hanno apertamente violato i propri doveri, omettendo di eseguire correttamente i compiti che sono loro assegnati dalla legge.

Come detto inizialmente, la garanzia dei diritti umani, si applica a tutte le istituzioni statali, in diverse istanze e livelli, motivo per cui le autorità regionali e locali, in conformità con la legge venezuelana, devono rispondere ad una serie di obblighi stabiliti nella legge nazionale venezuelana, a cui non hanno ottemperato; ciò li rende responsabili di tali omissioni di fronte alla stessa legge. A questo proposito si evidenziano i seguenti aspetti:

 

– Alle autorità regionali è costituzionalmente affidato il servizio di polizia[1], in conformità alle disposizioni di diritto nazionale che, a loro volta, affermano che questo servizio è destinato a promuovere la prevenzione della criminalità[2], oltre a costituire nuclei di polizia comunale, per promuovere e perfezionare il lavoro congiunto e diretto tra le forze di polizia e la comunità[3].

 

– Attraverso il servizio di polizia di Stato[4] le autorità regionali hanno il compito di:

 

a – Rispettare e proteggere la dignità umana, difendere e promuovere i diritti umani di tutte le persone senza discriminazioni di origine etnica, sesso, religione, nazionalità, lingua, opinione politica, condizione economica o di qualsiasi altra natura.

 

b – Rispettare e proteggere l’integrità fisica di tutte le persone, in nessuna circostanza infliggere, istigare o tollerare un atto arbitrario, illegale, discriminatorio o di tortura o altre pene crudeli, inumani o degradanti, che rappresentino essi violenza fisica, psicologica e morale.

 

c – Servire la comunità e proteggere tutte le persone contro atti illegali.

 

d – Garantire il godimento del diritto di riunione e il diritto di manifestare pubblicamente e pacificamente.

 

e – Preservare la pace e la sicurezza con meccanismi di protezione individuali e collettivi e con mezzi appropriati e in accordo con la Costituzione della Repubblica.

f – Alle autorità municipali è costituzionalmente assegnato loro il compito di gestire gli interessi locali per la gestione e la promozione dello sviluppo economico e sociale, per la qual cosa compete loro offrire e fornire servizi pubblici (pulizia, raccolta dei rifiuti e delle acque reflue) e; promuovere il miglioramento delle condizioni di vita generali della comunità, attraverso la gestione del traffico veicolare, del trasporto pubblico di passeggeri, la conservazione di spazi di incontro pubblico e di ricreazione, la tutela ambientale, la fornitura dei servizi primari di assistenza sanitaria, del servizio di polizia municipale, in base al diritto nazionale[5].

 

Ne deriva che le autorità municipali hanno una responsabilità specifica nella partecipazione con il Governo Nazionale per il mantenimento e la continuazione dei successi e dei risultati che nelle politiche sanitarie, di istruzione, alimentari e ambienti, sono attuate dal Governo bolivariano.

 

Inoltre, compete ai municipi, insieme al Governo Nazionale, la protezione ed il ripristino del patrimonio forestale e la conservazione, la mitigazione e la compensazione dei danni causati a questo patrimonio da fattori naturali o umani.

Va notato che le azioni violente che hanno rappresentato una minaccia per il godimento e l’esercizio dei diritti umani, si sono verificate solo in quelle località dove le autorità comunali sono per lo più membri di partiti politici di opposizione, Primero Justicia e Voluntad Popular, appartenenti alla coalizione di destra definita Mesa de la Unidad Democrática (MUD), ciò mostra la connivenza e la complicità di queste autorità, con le azioni di tali gruppi violenti, inoltre dimostra la palese inadempienza ai loro obblighi e alle competenze previsti dalla legge, a scapito di tutta la popolazione del municipio.


I poteri di polizia di cui sopra delle autorità regionali, corrispondono anche alle autorità municipali, poiché gli eventi che si verificano nelle loro aree locali e, secondo i criteri di complessità, intensità e specificità di cui agli articoli 52, 53 e 54, rispettivamente, della legge Organica del Servizio di Polizia e della Polizia Nazionale, sono di competenza delle forze di polizia municipale, soprattutto nei casi in cui, inoltre, il sostegno di questi corpi deve essere atto a soddisfare le competenze che sono proprie delle autorità municipali[6], quali:

 

– Gestire la viabilità urbana, gestione della circolazione del traffico veicolare e delle persone, sulle strade municipali e dei servizi di trasporto pubblico urbano;

 

– Gestire e manutenere le strade, parchi e giardini; stazioni balneari e altri luoghi di ricreazione;

 

– Proteggere l’ambiente e cooperare in materia di risanamento ambientale;

 

– Fornire i servizi civili pubblici, di protezione antincendio e relativi ai rifiuti urbani e domestici, che comprendono servizi di pulizia, raccolta e trattamento dei rifiuti.

 

Allo stesso modo, nell’esercizio dei loro poteri e doveri, il sindaco o la sindaca devono curare i rapporti di collaborazione con i poteri pubblici nazionali e statali, nonché con altre autorità e organismi locali del Municipio, per svolgere adeguatamente il proprio ruolo[7], che implica il dovere di collaborazione e cooperazione tra gli organi del Potere Pubblico per il raggiungimento finale degli obiettivi dello Stato, di cui all’articolo 136 della Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela.

 

I fatti violenti, quindi, dimostrano chiaramente l’inottemperanza delle autorità regionali e locali dei municipi, nei quali si sono verificati gli atti di violenza, alle funzioni costituzionali e legali che sono state loro assegnate.

 

Fatti violenti promossi dai partiti politici di ideologia di estrema destra. Situazione mediatica.

 

Le violente aggressioni contro la democrazia venezuelana, lontano dall’essere azioni concertate da tutti i settori che legittimamente esercitano opposizione politica alla Rivoluzione Bolivariana, sono state azioni di settori dell’ultra-destra estrema e violenta, che hanno avuto come obiettivo lo scopo di minacciare seriamente la stabilità del sistema democratico, cercando di imporre la loro agenda sulla volontà del popolo venezuelano, che ha rifiutato il loro progetto politico in più occasioni elettorali negli ultimi 15 anni.

 

La maggior parte del paese ha categoricamente respinto il vandalismo e la violenza, esprimendo la sua volontà di vivere in pace e in democrazia. Ad oggi, i leaders dei partiti di opposizione non hanno condannato questi atti, mascherandoli pubblicamente come “manifestazioni pacifiche” e creando idee falsate attraverso la ripetizione costante di menzogne ​​amplificate da alcuni mezzi nazionali e internazionali di comunicazione.

Le azioni violente che hanno avuto inizio a metà febbraio 2014, consistevano, tra l’altro, in blocchi delle strade, dei viali e delle autostrade con metodi violenti, stendendo filo spinato, utilizzando materiali infiammabili ed appiccando il fuoco. I trasgressori che hanno realizzato e mantenuto blocchi violenti hanno ucciso diverse persone in queste strade, con la chiara intenzione di provocare incidenti colpendo i cittadini che viaggiano in motocicletta, atti che hanno causato la morte di diversi venezuelani.

Inoltre, sono stati tagliati più di mille (1000) alberi, alcuni dei quali secolari, utilizzati come barriere sulle strade pubbliche.

 

Allo stesso modo, sono state utilizzate armi da fuoco contro i civili, agenti di polizia e contro la Guardia Nazionale, sono stati distrutti e bruciati mezzi di trasporto pubblici e assaltate biblioteche, Università, scuole materne, ospedali, sedi ministeriali e altre infrastrutture di pubblica utilità.

 

Le conseguenze di queste azioni violente sono dettagliate nell’allegato n°1 di questa denuncia. Tuttavia, qui di seguito riferiamo le più gravi:

 

• La sciagurata perdita di quarantuno vite umane (41), tra il 12 febbraio ed il 21 aprile 2014, sette (7) le vittime di blocchi violenti e trappole collocate dall’opposizione; dodici (12) persone uccise nel tentativo di oltrepassare questi blocchi, rimuovere o cercare di ripulire la pubblica via; due (2) persone per essere state investite nei pressi dei blocchi; dodici (12) persone per violenza politica di differenti gruppi; quattro (4) persone per incidenti relazionati ai blocchi violenti; tre (3) persone per armi da fuoco attribuite alle forze di sicurezza, la quasi totalità sono conseguenza diretta o comunque legata ai blocchi violenti.

 

Una delle vittime uccise nel tentativo di oltrepassare un blocco, era una giovane di ventotto (28) anni, in stato interessante.

 

• abbattimento indiscriminato oltre 1.000 alberi e la pratica ignobile, nei blocchi violenti, di bruciare vivi animali randagi.

 

• La distruzione di infrastrutture e beni pubblici i cui danni e le cui perdite sono pari a circa dieci miliardi di dollari (USD 10,000,000,000.00).

 

Questi atti criminali si sono verificati con la connivenza e la partecipazione, anche diretta dei sindaci dei partiti di opposizione, che invece di garantire la sicurezza dei cittadini nei loro municipi come impongono la Costituzione e le leggi della Repubblica, hanno violato i loro obblighi costituzionali e giuridici e si sono irresponsabilmente dedicati alla promozione e alla protezione di assassinii, blocchi violenti e di persone che hanno compiuto atti di vandalismo contro il patrimonio dello Stato nelle località interessate.

 

Alcuni di questi leaders radicali hanno rivolto inviti ai loro seguaci generando la diffusione di una pericolosa corrente xenofoba contro il popolo cubano che presta il suo sostegno solidale con la sua opera medica in Centri sanitari, nonché atti molesti e di rabbia contro il popolo chavista per la sua ideologia politica.

Richiama l’attenzione che queste situazioni violente si siano verificate solo nei municipi dove i sindaci appartengono ad una diversa corrente politica rispetto al Governo Nazionale. Allo stesso modo, si tratta anche di municipi che presentano i redditi più alti di tutto il paese (zone A e B della popolazione).


Di fronte l’atto o l’omissione delle autorità municipali, una querela per la tutela degli interessi collettivi e diffusi è stata presentata dal cittadino Juan Garantón Hernández e dell’Associazione Civile del Fronte degli Avvocati Bolivariani, che avendo constato la violazione dei propri diritti costituzionali, ha denunciato un gruppo di sindaci per la violazione dei loro doveri legalmente stabiliti, facendo sì che il 17 marzo 2014, la Sezione della Suprema Corte Costituzionale ha ordinato a Rámon Muchacho, sindaco di Chacao, municipio dello Stato di Miranda; Daniel Ceballos, sindaco del municipio di San Cristobal, Tachira; Gustavo Marcano, sindaco del municipio Diego Bautista Urbaneja dello Stato Anzoategui; Eveling Trejo de Rosales, sindaco di Maracaibo, Stato di Zulia, che all’interno dei propri municipi nei quali essi esercitano i loro poteri devono:


1. Eseguire tutte le azioni utili e utilizzare le risorse materiali e umane, al fine di eliminare gli ostacoli posti nelle strada atti ad impedire la libera circolazione di persone e veicoli; procedere alla immediata rimozione di tali ostacoli e mantenere i percorsi e le aree adiacenti a questi liberi da immondizia, detriti e qualsiasi altro elemento che possa essere utilizzato per ostacolare il traffico urbano;

 

2 Attuare la gestione del traffico veicolare per garantire la fluida mobilità e la sicurezza sulle strade pubbliche dei loro municipi;

 

3. Garantire la tutela ambientale e il risanamento ambientale, la pulizia urbana e domiciliare;

 

4. Dare le istruzioni necessarie alle rispettive forze di polizia municipale, al fine di compiere effettivamente le disposizioni dell’articolo 44 della Legge Organica del Servizio di Polizia e del corpo della Polizia Nazionale Bolivariana; e, in questo senso;

 

5. Realizzare attività preventive di controllo della criminalità, nonché nell’ambito delle proprie competenze, promuovere strategie e procedimenti di prossimità con le comunità dei propri spazi territoriali, al fine di ottenere la comunicazione e l’interazione con i loro abitanti e le istituzioni locali per garantire e assicurare la pace sociale, la convivenza, l’esercizio dei diritti ed il rispetto della legge.

 

Nonostante la sentenza della più alta Corte della Repubblica, due sindaci hanno violato tale decisione e sono stati condannati al carcere per il mancato rispetto di una sentenza costituzionale, quindi sono stati rimossi dai loro incarichi.

Rispetto agli attuali episodi di violenza, come è avvenuto negli attacchi alla democrazia venezuelana verificatisi nel 2002 (colpo di stato contro il presidente Hugo Chávez), la manipolazione dei media rappresenta un elemento lesivo per la nostra democrazia, come la costante falsificazione di immagini e informazioni nelle imprese televisive e radiofoniche venezuelane, con il supporto dei media internazionali e delle reti sociali. Un esempio di quest’ultimo aspetto è rappresentato dal recente caso della ABC di Spagna che ha manipolato una foto dell’Egitto, pubblicandola e presentandola come prova della violazione dei diritti umani in Venezuela.


Allo stesso modo, tra febbraio e aprile 2014, centinaia di fotografie provenienti da altre latitudini sono state diffuse in maniera massiccia nelle reti sociali, simulando la commissione di abuso di autorità o trattamento degradante in Venezuela. Una famosa attrice venezuelana ha postato sul suo account Twitter una foto di una presunta violenza sessuale nei confronti di un giovane da parte dei corpi di sicurezza venezuelana. Successivamente, è stato dimostrato che la foto proveniva da un sito web dedicato alla pornografia. In questo senso, i social network sono stati utilizzati al fine di distorcere la realtà e far credere il paese fosse in preda ad una profonda crisi politica.

 

Azione del Governo Bolivariano per il mantenimento della pace e dell’ordine pubblico

 

Il presidente Nicolás Maduro, di fronte a queste esplosioni di violenza e per amore della giustizia e della verità, ha presentato una proposta all’Assemblea Nazionale per formare una Commissione della Verità con il fine di indagare le responsabilità di tutti gli eventi. Al contempo, ha istituito una Conferenza Nazionale per la Pace a cui sono stati invitati e convocati, tutti i settori della vita nazionale. La minoranza violenta non ha comunque aderito al dialogo e si è rifiutata di partecipare alla Conferenza Nazionale della Pace.

Mentre lo Stato venezuelano è obbligato ad assicurare la garanzia delle libertà individuali va rilevato che essi non possono nuocere o mettere in pericolo i diritti e le libertà collettive, tra cui il diritto alla vita. In nessun caso, l’esercizio delle manifestazioni di malcontento contro il governo può essere una giustificazione per la violenza e la violazione dei diritti fondamentali di tutti gli altri cittadini della Repubblica.

 

In questo senso, la Repubblica Bolivariana del Venezuela riconosce il diritto alla legittima e pacifica manifestazione di protesta, ovviamente nei limiti che le stesse leggi prevedono in questi casi. Tale riconoscimento non implica che sia possibile limitare il diritto alla libera circolazione dei cittadini, frapporre ostacoli nelle pubbliche vie, né dare fuoco alle scuole, ai centri sanitari, ai parchi, distruggendo gli spazi pubblici, o praticando l’omicidio a sangue freddo di persone che provano ad oltrepassare o ripulire l’immondizia prodotta da tali blocchi violenti.

Il Governo venezuelano ha dato una forte risposta agli attacchi dei gruppi violenti a favore dei leaders politici di estrema destra, e lo ha fatto con autorità ed il rispetto rigoroso delle disposizioni del sistema giuridico venezuelano, mediante l’uso proporzionale della forza per preservare e garantire il rispetto dei diritti umani, con l’obiettivo ultimo di garantire, come previsto dalla Costituzione, sempre la difesa della pace e della tranquillità pubblica, senza esaurire il dialogo che con molta fatica si è cercato di promuovere tra tutti i settori del paese, politici e sociali.

 

Le azioni delle forze dell’ordine sono state coerenti con la legge e sono state contenute manifestazioni violente con l’uso proporzionato della forza. Tuttavia, si sono verificati casi isolati di cui si hanno prove o segnalazioni di abusi da parte di agenti di polizia o forze dell’ordine. Tutti i funzionari coinvolti sono stati messi a disposizione dei tribunali e sono state aperte le indagini del caso[8]. Questi eccessi, che sono stati l’eccezione al comportamento coerente con il regolamento dei nostri corpi di ordine pubblico, sono stati duramente condannati dal presidente Nicolás Maduro in diversi discorsi pubblici, nei quali ha ribadito l’invito alla pace e alla cessazione della violenza.

Le azioni della Guardia Nazionale Bolivariana (GNB) e della Polizia Nazionale Bolivariana (PNB), per contenere la violenza sono state caratterizzate dalla attuazione di norme internazionali per l’uso della forza, stabiliti nei «Principi di base sul ricorso della forza e delle armi da fuoco da parte delle forze dell’ordine per far rispettare la legge» del 1990 (adottata in occasione dell’ottavo Congresso delle Nazioni Unite sulla prevenzione del crimine e sul trattamento dei trasgressori),  e dai loro stessi codici di condotta di cui ai regolamenti interni. Se si sono verificati eccessi da parte della Guardia Nazionale o di altri enti statali, questi sono stati sanzionati con il rigore della legge, con la garanzia di un giusto processo.

 

Il Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela, ha agito secondo il rigoroso rispetto del principio di diligenza e del principio ampiamente riconosciuto nel diritto internazionale del dovere di prevenzione e contenimento della violenza con l’uso proporzionale della forza, nell’interesse supremo della vita, della pace e dei diritti umani di tutti i cittadini.

La Repubblica Bolivariana del Venezuela ed il suo Governo bolivariano, fedele alla sua convinzione umanista, proseguirà verso la pace con il sostegno e la solidarietà della comunità internazionale delle nazioni civili, garanti della democrazia. A questo proposito, il Venezuela ha chiesto all’UNASUR di creare una commissione di ministri degli esteri per accompagnare e sostenere gli sforzi di dialogo da parte del Governo venezuelano, con riferimento alla Conferenza Nazionale della Pace, perché questo nuovo meccanismo strategico di integrazione regionale ha dimostrato la sua efficacia nella gestione di situazioni che possono essere considerate minacce alla stabilità democratica nella regione.

 

In questo senso, un comitato di ministri degli Esteri di Argentina, Brasile, Bolivia, Colombia, Ecuador, Guyana, Suriname, Uruguay, ha visitato Caracas il 25 e 26 marzo 2014, e ha tenuto un vasto programma di incontri con tutte le forze politiche e sociali del paese, organizzazioni per i diritti umani, rappresentanti di diverse fedi religiose, nonché le autorità pubbliche.

Come risultato di questa prima visita e di dialogo franco e aperto con il Presidente della Repubblica, il Governo venezuelano ha adottato una serie di misure quali la creazione del Consiglio Nazionale per i Diritti Umani (che riferirà e coordinerà le politiche pubbliche in materia di diritti umani, protezione e rifugio, nella ricerca della pace e della giustizia sociale) e ha accolto con favore la proposta di accordo, di comune intesa con i rappresentanti dell’opposizione, per l’accompagnamento al dialogo di un terzo in buona fede, e per i quali il governo ha invitato a partecipare Monsignor Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, che ha inviato il Nunzio Apostolico accreditato a Caracas, monsignor Aldo Giordani, per partecipare alle riunioni del dialogo a cui non ha potuto assistere in prima persona.

 

Visti i risultati positivi ottenuti da questa Commissione, è stata realizzata una II ed una III visita del comitato di ministri degli esteri di UNASUR per sviluppare ulteriormente queste e altre questioni importanti per il raggiungimento dell’inclusione di tutti i settori politici nel processo di dialogo nell’ambito della Conferenza Nazionale per la Pace. 

 

Infine, va notato che il Governo bolivariano guidato dal Presidente Nicolás Maduro ha fortemente sostenuto la dottrina della pace lasciata in eredità dal Comandante Eterno Hugo Rafael Chávez Frías e sintetizzata in questa frase: «Sconfiggiamo la cultura della guerra e continuiamo a rafforzare la cultura della pace».

 

Denuncia

 

Per tutti i fatti segnalati e che hanno rappresentato violazioni dei diritti umani fondamentali, il governo del Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro Moros, vuole rendere nota la responsabilità per omissione e complicità dei seguenti funzionari che sono attivi nei partiti politici dell’opposizione venezuelana:

 

  • Henrique Capriles Radonsky, Governatore dello Stato Bolivariano di Miranda.
  • Gerardo Blyde, Sindaco del Municipio Baruta (Stato Miranda)
  • Ramón Muchacho, Sindaco del Municipio Chacao (Stato Miranda)
  • Carlos Ocariz, Sindaco del Municipio Sucre (Stato Miranda)
  • José Fernández, Sindaco del Municipio Los Salias (Stato Miranda)

 

Inoltre, si segnalano in quanto responsabili per la promozione e l’attuazione delle azioni violente i seguenti funzionari che sono anche attivi nei partiti politici dell’opposizione venezuelana:

 

  • Antonio Ledezma, Sindaco Metropolitano del Distrito Cápital.
  • Daniel Ceballos, Sindaco del Municipio San Cristóbal (Stato Táchira).
  • Delson Guárate, Sindaco del Municipio Mario Briceño Iagorry (Stato Aragua).
  • Enzo Scarano, Sindaco del Municipio San Diego (Stato Carabobo).
  • David Smolansky, Sindaco del Municipio El Hatillo (Stato Miranda).
  • María Corina Machado, ex Deputada della Assemblea Nazionale.
  • Leopoldo López, dirigente del Partito Voluntad Popular.
    [Trad. dal castigliano di Ciro Brescia]

 —–

[1] Artículo 164.6 de la Constitución de la República Bolivariana de Venezuela.

[2] Artículo 28.1 de la Ley Orgánica del Servicio de Policía y del Cuerpo de Policía Nacional.

[3] Artículo 49 de la Ley Orgánica del Servicio de Policía y del Cuerpo de Policía Nacional.

[4]Artículo 65 de la Ley Orgánica del Servicio de Policía y del Cuerpo de Policía Nacional.

[5]Artículo 178 de la Constitución de la República Bolivariana de Venezuela.

[6] Artículo 56 de la Ley Orgánica del Poder Municipal.

[7] Artículo 90 de la Ley Orgánica del Poder Municipal.

[8]“…se adelantan 81 investigaciones por presuntas violaciones a los derechos humanos y de allí, 17 efectivos de los cuerpos de seguridad del Estado ya tienen medidas cautelares sustitutivas de libertad y hay 7 órdenes de captura”. Fuente: Fiscal General de la República, Luisa Ortega Díaz, 28.03.2014.

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