SEL: quando il demonio si nasconde nei particolari

10323110_10203682082989779_800240754_ndi Ciro Brescia

Dopo la plateale ‘gaffe’ – volendo usare un generosissimo eufemismo – del signor Onofrio Introna, Presidente del Consiglio Regionale della Puglia, eletto in quota del partito denominato SEL, la stessa dirigenza decide, dopo giorni di attesa, di prendere una posizione ufficiale sul caso Venezuela, se così dobbiamo interpretarla, senza però fare alcun riferimento al triste caso Introna, senza nemmeno sentire il bisogno di nominarlo. 

Purtroppo è il caso di dire, che il tentativo di goffo smarcamento, che doveva curare l’errore commesso, è riuscito subdolamente ad essere, almeno per certi accenti, persino peggio del male.

Grossa è la confusione sotto il cielo e la situazione sembra essere diventata delirante.

Il documento, che gronda di ipocrita cerchio-bottismo, porta la firma di Arturo Scotto e Francesco Martone. Prima domanda: siamo proprio sicuri che costoro sappiano di cosa stanno parlando? O le leggono su La Repubblica certe “informazioni”? Forse danno fede ai racconti degli italo(-venezuelani) che, è noto, sono in maniera viscerale su posizioni ferocemente oligarchiche?

A giudicare da quello che si legge sembra proprio di no, costoro parlano di ciò di cui hanno solo sentito parlare da altri. Il documento vorrebbe essere di sostegno al processo bolivariano, ma… se si legge “la matrice di opinione” (come dicono i Venezuelani) che ne esce fuori, non si fa altro che confermare tutti i luoghi comuni che i media attualmente dominanti tentano di seminare a piene mani nel senso comune della cosiddetta opinione pubblica mondiale. Il presidente ecuatoriano Correa, direbbe che più di parlare di “opinione pubblica”, si dovrebbe parlare di “opinione pubblicata”, i cubani dicono anche che “la cosiddetta opinione pubblica non è altro che l’opinione che si pubblica”.    

I due dirigenti ‘sellini’ non possono fare a meno di utilizzare alcune paroline magiche: “polarizzazione”, “movimento studentesco”, “proteste che mettono a ferro e fuoco intere città”, “diritti umani e civili violati” che non fanno altro che contribuire alla disinformazione sistematica tesa a minare la Rivoluzione bolivariana.

Alcune annotazioni imprescindibili:

1. Non esistono “intere città messe a ferro e fuoco”, magari da masse di dimostranti, come surrettiziamente i due vogliono evidentemente far credere, ma piccoli gruppi, finanziati dall’estrema destra, che hanno sì creato non pochi danni, morte e distruzione di ogni genere;

2. Non esiste alcuna “onda di mobilitazioni studentesche” che sia davvero definibile tale, che voglia la caduta del presidente Maduro, ma semmai gruppi di oppositori, come JAVU, erede di Otpor, e movimenti “giovanili” di siffatta natura, che sono organicamente reazionari, di estrema destra, fascisti;

3. Ci risulta piuttosto strano che una organizzazione politica come SEL, che non ha avuto alcun problema ad allearsi con il PD (dobbiamo considerare il PD “di sinistra”?), parli di non meglio identificati “altri settori di sinistra” da cui “provengono critiche riguardo il rispetto dei diritti umani e civili”. Chi le avanza? A chi le avanza? In che occasione? In quale contesto? Tutto ciò non è dato sapersi. 
 
Il diavolo fa le pentole e SEL ci mette il coperchio. 

Torna il fascismo e la minaccia della guerra nel cuore dell’Europa


di Gianmarco Pisa

In Ucraina è in atto un colpo di Stato ad opera di gruppi estremisti, dichiaratamente fascisti e neonazisti.

All’indomani della Giornata dei Lavoratori, lo scorso 2 Maggio, a Odessa, 112 vittime innocenti, in gran parte lavoratori, sindacalisti, comunisti, sono morti per mano di gruppi di estrema destra, che hanno messo a ferro e fuoco il Palazzo dei Sindacati.

Da una settimana, la giunta golpista amica degli Stati Uniti e dell’Unione Europea ha messo sotto assedio Slaviansk, nel Donetsk, inviando i carri armati contro il proprio popolo, che da settimane reclama diritti e autodeterminazione in un Paese sconvolto dalle violenze fasciste delle organizzazioni Pravj Sektor e Svoboda.

Come era già avvenuto nei casi della Libia e della Siria, anche nel caso della crisi ucraina, USA, UE e NATO usano il pretesto delle proteste popolari per rovesciare governi legittimi ed esercitare una diretta ingerenza negli affari di un Paese sovrano.

Violando palesemente il diritto e la giustizia internazionale, le cancellerie europee si sono affrettate a riconoscere e finanziare un governo imposto da rivoltosi, paramilitari di piazza Maidan, e composto da ministri che si richiamano apertamente all’ideologia nazista, sostenuti da settori reazionari ed oligarchi corrotti.

In nome della “sovranità ed integrità territoriale dell’Ucraina”, l’UE, in primis la Germania, gli USA e la NATO mirano a inglobare il Paese nella propria sfera di affari e stringere d’assedio la Russia, minacciata nel suo confine occidentale dall’espansionismo della NATO e provocata con i pogrom contro la popolazione russofona.

Il voto in Crimea e le manifestazioni nella regione orientale del Paese a maggioranza russofona hanno dimostrato che la popolazione ha paura di un ritorno alla passata occupazione nazista, la cui memoria è ben viva nel ricordo di tanti cittadini democratici.

Esprimiamo la nostra solidarietà ai popoli della Crimea, del Donetsk, di Slaviansk, di Lugansk, di Odessa e a tutti gli antifascisti ucraini, alle donne e ai giovani che resistono alle violenze dei golpisti e alle minacce dell’imperialismo!

Condanniamo le violenze in atto in Ucraina, denunciamo i crimini contro l’umanità della giunta di Kiev e invitiamo tutti i cittadini democratici e le istituzioni a non prestare il fianco alla campagna di sostegno a questo golpe, che rischia di far divampare ancora il fascismo e la guerra nel cuore dell’Europa!

Chiediamo al Parlamento Italiano di sottrarsi alla campagna in atto a sostegno della giunta di Kiev e contro la Russia e di lavorare ad un progetto politico di pace e cooperazione con i popoli dell’Est europeo!

Napoli 9 maggio 2014

ore 12,00 – 14,30 Centro Direzionale Napoli 

Via G. Porzio Isola B3

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