(VIDEO) Junta ucraina, chi è chi: fascisti, mafiosi e sette di fanatici

Foto: www.a-revolt.org : digital anarchyda voitru.blogspot.it

Spesso utilizziamo questo termine: “junta”, ma è troppo generico. Proviamo ad analizzare che razza di persone siano coloro che si sono insediati a Kiev con la loro bramosia di reprimere le proteste popolari del sudest ucraino.

Ecco dunque la cricca in questione.

L’autoproclamato “facente funzioni del presidente” Turčinov è un pastore di una delle sette protestanti totalitarie “neopentecostali”, la sedicente “chiesa dell’ordine della vita”.

Il cosiddetto primo ministro Jacenjuk ha stretti legami con la setta statunitense di Scientology, una delle sette totalitarie più influenti al mondo, la sorella ne è una dirigente, e lui stesso era un assiduo frequentatore delle loro messe.

L’autoproclamato vice primo ministro Jarëma era legato agli ambienti criminali quando lavorava in polizia negli anni ‘90. Durante l’insurrezione armata del Majdan massacrò personalmente un poliziotto.

Il sedicente vice primo ministro Syč è membro del Partito ultranazionalista “Svoboda”, definito intoccabile dal Parlamento Europeo per il proprio radicalismo. Ha affermato innumerevoli volte la propria devozione al nazionalismo etnico ucraino ed il proprio sostegno a quei dirigenti del suo Partito che più si sono distinti per le loro dichiarazioni russofobe, antisemite e razziste.

Il cosiddetto vice primo ministro Vladimir Grojsman, quando era sindaco di Vinnica era noto per la persecuzione ai danni di ogni opposizione sfruttando l’esercito e la polizia con segnalazioni via sms.

L’autoproclamato ministro della politica agraria Igor’ Švajka è membro del Partito ultranazionalista “Svoboda”. Per prima cosa, dal palazzo del suo ministero ha cacciato tutti gli pseudorivoluzionari di cui a parole difende gli interessi. E’ noto per le sue dichiarazioni russofobe.

Arsen Avakov è il capo delle strutture militari della cricca. E’ famoso per essere stato accusato di abuso recidivo di potere dopo aver privatizzato illegalmente terreni dello Stato. Nella carica attuale si è già fatto notare per le spedizioni punitive contro il proprio popolo, per le quali sono morte decine di pacifici cittadini.

Il sedicente ministro dell’ecologia Andrej Mochnik è un seguace di Bandera di lungo corso che glorifica da vent’anni gli scagnozzi della Germania nazista. Non desta quindi stupore che incidentalmente sia membro del Partito “Svoboda”.

Il cosiddetto ministro dell’economia Pavel Šeremeta ha studiato negli USA, cosa che di per se non comporterebbe alcunché, se non avesse allora appoggiato la politica neoliberista, che in molti Paesi del mondo ha portato all’indigenza generalizzata della popolazione e alla disoccupazione. Possiamo stare tranquilli che seguirà diligentemente le indicazioni del FMI tese a distruggere l’economia ucraina.

Nel governo autoproclamato di questa cricca il responsabile per l’energia è Jurij Prodan, che fu pescato con le mani nel sacco in merito all’affare “Kievenergo”, di cui era uno dei dirigenti. E’ inoltre uno dei colpevoli del debito ucraino nei pagamenti per il gas ed è saltato alle cronache per aver sponsorizzato gli interessi degli oligarchi (nella fattispecie del gruppo “Privat”) nel settore del gas.

Andrej Deščica risponde per i rapporti con i protettori occidentali. Ha lavorato a lungo presso l’ambasciata ucraina in Polonia, i cui interessi in politica estera, come è noto, consistono nell’ampliamento della NATO a oriente e nella mortificazione totale della Russia nell’arena internazionale.

L’impostore che siede nel gabinetto ucraino come ministro delle infrastrutture è Maksim Burbak, compagno di Jacenjuk di lunga data, a proposito di ruffianeria e nepotismo. Conseguenzialmente, ai posti di comando del Partito “Bat’kivščina”, di cui era un importante dirigente, sono comparsi numerosi suoi amici e parenti. E’ inoltre noto per la sua “protezione” del mercato alimentare di Černovcy (in italiano, Cernovizza).

Per la “difesa”, ovvero per l’assalto e l’aggressione contro la popolazione pacifica dell’Ucraina orientale, è responsabile Michail Koval’, che ha sostituito a tale carica Tenjuch, del Partito “Svoboda”, rinomato per la sua retorica razzista e russofoba.

Il responsabile per la pubblica istruzione, cioè per la trasformazione dei bambini in energumeni fasciteggianti è Sergej Kvit, membro dell’organizzazione neonazista “Trizub” (“Tridente”), che fa parte del tristemente noto “Pravyj Sektor” (“Settore di Destra”). Amico da molto tempo di Jaroš, per aver introdotto la censura nelle scienze storiche è stato redarguito persino dalle autorità polacche e tedesche, che generalmente chiudono un occhio sulle infamie dei nazionalisti ucraini.

Oleg Musij, responsabile per la sanità, non è membro del Partito nazionalista e non è stato coinvolto in scandali di corruzione. Tuttavia, resta un mistero cosa abbia fatto nel periodo dal 1992 al 2008.

Un’altra beffa nei confronti del popolo è la nomina di Ljudmila Denisova a ministro delle politiche sociali: è balzata alle cronache per essere stata arrestata per corruzione in quantità particolarmente ingenti, per avere partecipato alle privatizzazioni da rapina e per la sua smodata ricchezza. La domanda su come curerà la sfera sociale è puramente retorica.

Alcuni oligarchi hanno deciso di non nascondersi alle spalle di varie marionette del governo golpista, e hanno assunto il potere direttamente nei ministeri più redditizi. Il riferimento è ad Aleksandr Šlapak, oligarca, appunto, la cui attività discreditante (corruzione, riciclaggio, manovre finanziarie) meriterebbero un articolo ad hoc.

Risponde per lo sport Dmitrij Bulatov, attivo dirigente del sedicente Automajdan, un gruppo meccanizzato armato che si dedicava all’assalto contro i tutori dell’ordine pubblico e gli abitanti pacifici delle città assediate dalla cosiddetta “rivoluzione del Majdan”.

Ministro particolare senza portafoglio è Ostap Semerak, noto sia lui che un suo omonimo per frode e corruzione degli elettori. Ha un’esperienza ventennale nella formazione della mentalità filostatunitense nella politica ucraina, in particolare grazie ad una pseudo “scuola del giovane politico”.

Ci siamo limitati all’autoproclamato governo, per non parlare del procuratore neonazista capo dell’SBU, i Servizi di Sicurezza Ucraini, guida della sanguinosa rivolta.

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(VIDEO) La Commissione Affari Esteri (M5S) incontra Rodríguez Díaz

Il 17 marzo 2014, la Commissione Affari Esteri del Movimento Cinque Stelle (M5S) ha incontrato alla Camera dei Deputati l’Ambasciatore venezuelano a Roma, Julián Isaías Rodríguez Díaz. Qui il video integrale.

(FOTO) Napoli con l’Ucraina Antifascista

di Francesco Guadagni

9mag2014, Giornata della Vittoria.- Profondamente sdegnati ed offesi per il massacro fascista avvenuto nella Casa dei Lavoratori di Odessa e per le menzogne diffuse dalla stampa italiana ed estera, che hanno addirittura accusato i “filorussi” della strage, gli antifascisti e gli antimperialisti di Napoli, in soli 3 giorni, hanno tempestivamente organizzato, ieri mattina, un presidio al Consolato ucraino, per protestare contro le ingerenze criminali della UE e della NATO in Ucraina.

Il Presidio, al quale hanno preso parte più di 50 persone, è stato organizzato dall’Associazione “ALBA – per l’amicizia e la solidarietà dei popoli”, al quale hanno preso parte aderenti al Partito Comunista (PC), il Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza – per il Comunismo (P-CARC), attivisti Pro-Palestina, come il BDS Campania, movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni ad Israele ed altri attivisti sensibili alle battaglie antimperialiste, antifasciste e per la pace.

I partecipanti si sono riuniti dietro lo striscione composto dalla bandiera della Marina Militare sovietica e la scritta: “Con l’Ucraina Antifascista! Contro l’Imperialismo Usa, Nato e UE. Per la Pace, La Fratellanza e la Autodeterminazione dei Popoli”.

Durante il presidio sono state esposte le foto del massacro di Odessa. Alla Manifestazione erano presenti le bandiere della Palestina, della Repubblica Araba di Siria e del Venezuela Bolivariano, per sottolineare l’attacco dell’Imperialismo contro i Paesi sovrani non allineati ai loro diktat.

Molto importante la presenza di cittadini ucraini al Presidio. Tatiana, una ragazza originaria di Odessa, ha dichiarato: «Ho apprezzato la manifestazione perché mi ha fatto capire che l’Ucraina antifascista non è sola! Che ci sono persone che lottano per la verità e non sono indifferenti come spesso accade in Europa!» Ed ha aggiunto: «Io ho partecipato in quanto di origine ucraine di Odessa e dopo la strage nella mia città non potevo stare zitta! Anzi questa manifestazione mi ha dato la forza di raccontare la verità su ciò che sta succedendo in Ucraina! Ho partecipato per me, per mio marito per i miei parenti, amici e per gli Ucraini del Sud e dell’Est che in questo momento stanno lottando per i propri diritti!».

Nonostante le autorità di Polizia Italiane non avessero gradito la manifestazione, anteponendo problemi di ordine pubblico per la presenza di cittadini “Pro Maidan” al consolato, quasi volendo vietare l’esposizione di bandiere o striscioni che potessero “offenderli”, il sit-in si è svolto in maniera pacifica, coinvolgendo italiani, ucraini e cittadini di altre nazionalità.

Il movimento napoletano antifascista e antimperialista continuerà la mobilitazione per l’Ucraina Antifascista anche in altre città italiane. Martedì prossimo sarà presente a Roma ad un presidio davanti alla sede dell’Unione Europea.

Gordiano Lupi: «A Yoani Sánchez interessano solo i soldi»

di Vincenzo Basile – desdeminsulacuba.com/Cubainformación

«Yoani Sánchez ha disdetto il contratto con La Stampa e ha fatto di me un uomo libero, ché fino a ieri non potevo dire quel che pensavo, visto che la traducevo. […] Ho avuto il torto di credere nella lotta di Yoani Sánchez ritenendola una lotta di David contro Golia, una lotta che partiva dal basso per colpire il potere, una lotta idealista per la libertà di Cuba. Mi sono dovuto rendere conto – a suon di cocenti delusioni – che l’opposizione di Yoani era lettera morta, per non dire di comodo […] mi sono reso conto di avere a che fare con una persona che mette al primo posto interessi per niente idealistici. Una blogger che conduce la sua vita tranquilla, che a Cuba nessuno conosce e che nessuno infastidisce, che non viene minacciata, imprigionata, zittita, che non ha problemi a entrare e uscire dal suo paese». 

Con queste parole ieri 9 maggio, il giornalista, scrittore e traduttore italiano Gordiano Lupi ha cominciato a scrivere una lettera aperta alla nota blogger cubana Yoani Sánchez.

Lupi, che negli ultimi sei anni ha tradotto – per il quotidiano italiano La Stampa – il blog della mediatica controrivoluzionaria cubana, si è lanciato in una sfogo veemente contro Yoani Sánchez e ha mostrato la sua frustrazione e la sua delusione nello scoprire il vero volto di una donna che un tempo aveva suscitato sogni, ideali ed ambizioni democratiche, giusti o sbagliati che si considerino.

La delusione di Lupi è stata chiara in altre parti della sua lettera aperta che sembra un mea culpa più o meno velato per aver considerato la blogger come una compagna di lotta in cui il giornalista italiano sembrava – e sembra – davvero credere.

(Yoani Sánchez y Gordiano Lupi en La Stampa / Foto tomada del blog de Gordiano Lupi)«Per la sua bella faccia mi sono preso offese e minacce di castristi e comunisti italiani, per aver condiviso una lotta inesistente, un sogno di libertà sperato da molti, ma non certo da lei, che pensava solo al denaro proveniente da premi e contratti. […] Ho creduto in una lotta ideale che non esisteva. […] Adesso Yoani Sánchez aprirà un periodico farlocco, come li chiamiamo qui in Italia, qualcuno dei servizi glielo traduca in cubano, io non lo so fare. Un periodico farlocco come L’Avanti di Lavitola, con tutto il rispetto per Lavitola. Aprirà un giornale, insieme ai suoi amichetti, che a Cuba non leggerà nessuno […] Ma a Yoani cosa importa? A lei basta che qualcuno lo finanzi, che si legga a Miami, tanto tanto in Spagna, che la comunità cubana continui a illudersi per una paladina inesistente. […] Fin qui abbiamo viaggiato insieme, cara Yoani. Adesso basta. Il mio viaggio prosegue da solo, lontano dalle tue mire. […] l’ha detto anche Fidel Castro che sarà la storia a decidere. Vediamo chi assolverà».

Certamente bisogna considerare un tale gesto degno di lode per l’onestà intellettuale da parte di una persona che veramente crede nella sua causa e dimostra anche l’umiltà di ammettere i propri errori. Tuttavia, questa onestà, per essere completamente autentica, richiederebbe almeno la necessità di essere accompagnata da altre due lettere aperte; una indirizzata a tutti i lettori italiani, a tutte quelle persone le cui opinioni, negli ultimi sei anni sono state forgiate – e manipolate – con notizie apodittiche e che ora risultano essere solo l’effetto di un errore di valutazione del giornalista, nonché imposte da vincoli contrattuali ed editoriali; e un’altra lettera dovrebbe essere rivolta a tutti coloro che negli anni hanno tentato, senza successo, di discutere con il signor Gordiano Lupi sulle contraddizioni della blogger e che hanno solo ricevuto – e a leggere le sue parole continuano a ricevere – l’etichetta anacronistica e riduttiva di essere ‘pro-Castro’.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Ciro Brescia]

 

 

 

(VIDEO) Ida Garberi: «I fascisti non regalano il potere, mai!»

La giornalista Ida Garberidi Davide Matrone – Quito latino

Vivi a Cuba da quasi 15 anni. Quando ci sei andata per la prima volta e quando hai deciso di restarci?

A Cuba, ci sono stata per la prima volta in vacanza nel ’98 e già da allora era maturata la consapevolezza di voler fare un’esperienza lì. Alla fine del 2000, stanca dell’Italia, ho deciso di andarci e studiare lo spagnolo. Da allora ci sono rimasta.

Ora svolgi l’attività di giornalista, sei responsabile italiana di Prensa Latina (1) e Cubadebate (2). Quando hai iniziato questo lavoro?

Lavoro con Prensa Latina dal 2002 e volontariamente con Cubadebate (fondata nel 2003) dalla fine del 2010, ossia quando è nata la pagina in italiano. La giornalista cubana Rosa Miriam Mirizialde (3), che è anche l’editrice di Cubadebate, mi chiese se io volessi aiutarla ed accettai. Lavoro anche per Cubainformación (4) come colonnista e fin qui ho pubblicato più di centocinquanta lavori nelle pagine di Rebelión (5) e non ricordo quanti per Cubadebate. Ci sono anche una quantità di articoli scritti dall’Honduras dove ci sono stata per quasi un anno.

Approfondiamo questa esperienza in Honduras. Tu sei stata lì durante il colpo di stato contro l’allora presidente Manuel Zelaya nel 2009.

Ho lavorato come giornalista e come difensore dei diritti umani con il Cofadeh (6) che è un’organizzazione non governativa riconosciuta dall’ONU, nonché il Comitato dei parenti dei 200 scomparsi degli anni’80. In Honduras ci sono ancora centinaia di desaparecidos di cui non se ne parla affatto e non si sa il numero preciso in quanto non si sono ritrovati ancora i corpi. La situazione dei diritti umani in questo paese continua ad essere abbastanza critica e la Direttrice [Bertha Oliva, NdR] del Codafeh riceve ancora minacce di morte per la sua continua esposizione.

Parliamo dell’Honduras e della figura di Zelaya.

Questo paese, a mio avviso, è tradizionalmente uno dei più fascisti dell’America Latina con un’incredibile penetrazione statunitense. Qui in passato, si installarono basi militari che servirono per l’addestramento dei Contras per sconfiggere la Revolución sandinista nel vicino Nicaragua. L’identità e la lingua di questo paese sono state praticamente violate. Zelaya si è dovuto confrontare con questa realtà cercando di proporre una visione marcatamente progressista con un programma di recupero dell’identità nazionale e con una decisa rottura con la tradizionale società borghese – fascista, di cui la sua stessa famiglia apparteneva. Manuel Zelaya, infatti, veniva da una delle dieci famiglie più importanti e influenti del paese e suo padre è stato uno dei responsabili del massacro de los horcones (7) nel quale persero la vita decine di contadini e anche due preti.

Qual è stato il fattore dirompente della politica di Zelaya?

Certamente quello di aver restituito un’identità nazionale al popolo honduregno risvegliando un’appartenenza territoriale che nessuno poteva sognarsi. Zelaya ha praticamente fatto un miracolo e il golpe di Honduras non ha funzionato secondo i piani prestabiliti. Già dal primo giorno in cui avevano portato via il presidente in Costarica, erano scesi in piazza in molti tra cui anche componenti del partito nazionalista. Un altro elemento interessante è stato quello di aver scardinato finalmente il bipartitismo politico liberale – nazionalista, grazie alla costituzione del Partido Libre (8) che oggi è la seconda forza politica del paese.

In America Latina negli ultimi anni si sono registrati una serie di colpi di stato nei confronti dei governi progressisti o rivoluzionari. Il primo si è verificato nel 2002 in Venezuela, poi in Bolivia nel 2008, in Honduras un anno dopo, ancora in Ecuador nel settembre del 2010, in Paraguay contro il presidente Lugo nel 2012 ed ora assistiamo nuovamente alla destabilizzazione del Venezuela. In Honduras e in Paraguay le forze reazionarie sono riuscite a riprendere il potere. Cosa pensi al riguardo?

In Paraguay purtroppo è vero, che la destra è tornata al potere, riuscendo a soffocare le proteste. Invece in Honduras credo che il golpe ha avuto un effetto molto positivo nel popolo, che si è svegliato, è sceso sulle strade ed ancora protesta. Certo il potere è nelle mani dei fascisti, però il popolo continua a lottare, per ottenere la sua assemblea costituente. Si sa, il potere ai fascisti bisogna rubarlo, non lo regalano, MAI! Inoltre, gli Stati Uniti hanno perso il loro cortile di casa e non sono disposti a perdere tutto quello che avevano. In Venezuela l’attuale ed ennesimo progetto di destabilizzazione è dovuto al fatto che lì c’è il petrolio e gli USA non possono gestirlo come prima. La Conferenza di Pace in Venezuela, che ha visto la direzione del cancelliere dell’Ecuador Ricardo Patiño, ha fermato parte della violenza nel paese. Comunque tutti dovranno sempre stare attenti perché gli Stati Uniti continueranno a destabilizzare la regione.

Ritorniamo a parlare di Cuba. Quali sono le principali difficoltà di un giornalista in questo paese?

Uno dei difetti principali del socialismo cubano è quello di tendere a controllare o censurare quello che si scrive. A mio avviso, in questo momento l’unica stampa cubana credibile all’estero è quella fatta dai giornalisti di Juventud Rebelde (9) o del Granma (10) però sui loro blog. Si è creata una blogosfera cubana, nella quale anch’io scrivo, costituita da giovani giornalisti che trattano i problemi reali della quotidianità. Qualche tempo fa, il New York Times, ha interpellato alcuni bloghisti cubani di Matanzas per avere delle opinioni sulla gioventù cubana. Questo episodio ci fa intendere che, ci piaccia o non ci piaccia, risulta più credibile la blogosfera cubana che gli organi di stampa ufficiali. Durante l’ultimo congresso nazionale dei giornalisti realizzatosi alla fine del 2013, abbiamo discusso di queste cose e già si vedono dei cambiamenti anche se ancora troppo lentamente. Sembra che dalla prossima estate internet sarà libero in tutte le case di coloro che potranno pagarlo visto i prezzi esorbitanti. Però ritengo che questo sia molto importante così molti cubani potranno comunicare con più facilità coi loro parenti all’estero.

Quanto è cambiata Cuba negli ultimi 14 anni?

Tantissimo.

Un paese sempre in movimento.

Io dico sempre che a Cuba uno non ci si può annoiare perché i cubani sono imprevedibili. In una giornata ti possono rivoltare il paese com’è successo con l’ultima legge dell’emigrazione (11) nel gennaio dell’anno scorso. Nessuno se l’aspettava.

Quali sono gli aspetti della stampa occidentale e italiana che ti danno fastidio quando descrivono Cuba?

Principalmente quella di raccontare un sacco di balle. Invece di fare delle critiche costruttive, se ne fanno di stupide e legate ancora ai cliché degli anni ’80 o al periodo especial degli anni ’90 per cui non vogliono riconoscere che a Cuba ci sono stati dei cambiamenti.

Per esempio?

Quella della possibilità di avere un’attività privata, esiste un progetto per l’eliminazione della doppia moneta che non ha più alcun senso, un progetto per l’aumento dei salari e un progetto per l’eliminazione della libreta de abstecimiento che è servita, a suo tempo, ma oggi non ha nessuna utilità ed è oltretutto insostenibile.

Come vedi il futuro di Cuba?

Nel 2016 Raúl Castro ha già annunciato di voler lasciare la presidenza e io sogno che il Vice Primo Ministro, Miguel Diaz Canel, sia il nuovo presidente di Cuba. Una persona giovane di 53 anni con una visione molto aperta, molto di sinistra. Lui è il principale sponsor di una nuova legge di stampa e questo sarà importante in quanto i giornalisti dovranno avere non solo doveri ma anche diritti. Ci sono però delle correnti all’interno del gruppo dirigente che non sono d’accordo con la nomina a Presidente di Miguel Diaz Canel. Questo gruppo resta ancorato su determinate posizioni obsolete e con la caduta del muro di Berlino si sono dimostrate anche pericolose.

BLOCCO-ECONOMICO4

E il futuro dell’America Latina che è in crescita rispetto all’Europa?

Io spero che continui così. L’America Latina ha dimostrato e sta dimostrando all’Europa qual è la via da seguire per progredire ed uscire dalla crisi e noi europei continuano ad essere stupidi e non la vogliamo ascoltare. Uno degli elementi interessanti in atto qui in America Latina è l’integrazione regionale che si concretizza attraverso una serie di organismi come il Celac (12). Grazie a questo organismo, a Cuba si sta terminando di costruire la zona speciale del Mariel (13) che è fondamentale per i cubani, in quanto potranno scrollarsi da dosso molti effetti negativi del bloqueo. Oltretutto con la nuova legge sugli investimenti stranieri molti paesi potranno usufruirne.

E l’Italia? Come la vedi?

Un totale disastro senza futuro. A parte poche eccezioni, è guidata da una classe politica completamente corrotta. Vedo la soluzione nei movimenti sociali, non credo molto nei partiti a struttura verticale. Vedi, siamo qui a Quito e se osserviamo il processo che si è costituito qui in Ecuador ci conferma proprio questo. La Revolución Ciudadana nasce all’indomani di un lungo periodo di corruzione in Ecuador. Il Movimento Alianza Pais, con a capo Rafael Correa, vince e convince perché si afferma come movimento nuovo, pulito contro la vecchia partitocrazia. L’idea di Correa è stata quella di coinvolgere gente che non fosse mai stata eletta in nessun governo. Alla fine il progetto è risultato, e risulta, ancora vincente e convincente.

Quindi tu non ritorneresti in Italia?

No, assolutamente!

Parliamo dell’esperienza ecuadoriana e della partecipazione alla Escuela de Formación del Buen Vivir organizzato dal Ministero degli Esteri dell’Ecuador.

Sì, è stata molto interessante. Dell’Ecuador ho seguito da sempre il Movimento Alianza Pais e cosi venendo qui ho voluto conoscere e conversare con alcuni dei suoi protagonisti. Purtroppo per mancanza di tempo non ho potuto realizzare l’intervista a Correa e nemmeno al Cancelliere Patiño, però sono riuscita ad intervistare una donna molto in gamba che è Gabriela Rivadeneira che con solo 30 anni è la Presidente dell’Assemblea Nazionale.

Sembra impensabile oggi in Italia.

Ricardo Patiño Ministro degli Esteri dell'EcuadorSì, assolutamente. Impensabile oltretutto che un cancelliere (Ricardo Patiño Ministro degli Esteri dell’Ecuador) si sieda con te a terra e canta “Venceremos” (14) degli Intillimani.

Trattiamo ora il caso dei 5 cubani. Tu da anni fai parte del Comitato di Liberazione (15). Qual è l’attualità del caso?

Attualmente tre cubani restano ancora in carcere negli Stati Uniti mentre gli altri due sono stati liberati in quanto hanno scontato totalmente la pena. René Gonzalez (16) ha ridotto la sua condanna per aver rinunciato alla cittadinanza statunitense, mentre Fernando Gonzalez come cittadino cubano ha dovuto scontare l’intera pena. Per me l’unica possibilità è uno scambio con i nord americano Alan Gross.

Alan GrossChi è Alan Gross?

Gross è un cittadino nord americano che è stato arrestato a Cuba nel 2009 e poi condannato definitivamente nel 2011 perché accusato di sovversione contro la Rivoluzione cubana attraverso l’uso di strumenti di propaganda anti – cubana (parabole, pc, server, telecamere). Data l’età avanzata del detenuto, il Governo Cubano è disposto a trattare la sua scarcerazione sempre quando gli Stati Uniti sono disposti a rilasciare gli altri tre cubani, ma il Presidente U.S.A. finora non ha accettato. La moglie di Alan Gross ha chiamato in tribunale Obama e sembra che voglia dimostrare che il presidente non sia riuscito a fare tutto il possibile per la realizzazione di tale scambio. Ha chiesto al governo 600 milioni di dollari di indennizzo. Vediamo come risponde Obama al richiamo del portafoglio, visto che è sordo alla solidarietà internazionale.

Il caso dei 5 è ritornato all’attualità in Italia con l’arrivo a Roma di Mariela Castro (17). Un gruppo di parlamentari e senatori hanno rivolto un appello al Presidente USA Obama chiedendone la scarcerazione.

Questa iniziativa è stata abbastanza positiva, perché nonostante il disastro politico la senatrice Valentini del PD ha dimostrato che non tutti sono uguali.

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