Il putsch di Kiev: i lavoratori insorti prendono il potere all’est

di James Petras

07/05/2014- Analisi

Introduzione

Mai prima d’ora, da quando gli USA e l’UE hanno preso in consegna l’Europa orientale, compresi i paesi baltici, la Germania orientale, la Polonia e i Balcani e li hanno convertiti in avamposti militari della NATO e in vassalli economici, le potenze occidentali si erano mosse in modo così aggressivo per impadronirsi di un paese strategico come l’Ucraina, che costituisce una minaccia esistenziale per la Russia.

Fino al 2013, l’Ucraina è stata uno “stato cuscinetto”, fondamentalmente un paese non allineato, con legami economici sia con l’UE che con la Russia. Governata da un regime strettamente legato alle oligarchie europee, israeliane e russe, l’élite politica era il prodotto dello sconvolgimento politico del 2004 (la cosiddetta “Rivoluzione Arancione”), finanziata dagli Stati Uniti. Successivamente, per la maggior parte del decennio, l’Ucraina ha subito un fallimentare esperimento nelle politiche economiche “neo-liberali” sostenute dall’Occidente. Dopo quasi due decenni di penetrazione politica, gli Stati Uniti e l’UE risultavano profondamente radicati nel sistema politico, attraverso i finanziamenti di lunga data delle cosiddette organizzazioni non governative (ONG), dei partiti politici e dei gruppi paramilitari.

La strategia degli Stati Uniti e dell’UE è stata quella di installare un regime flessibile, che avrebbe portato l’Ucraina nel Mercato Comune Europeo e nella NATO come uno stato cliente subordinato. I negoziati tra l’UE e il governo dell’Ucraina procedevano lentamente. Alla fine hanno vacillato a causa delle condizioni onerose richieste dalla UE e delle concessioni economiche più favorevoli, unite ai sussidi, offerti dalla Russia. Non essendo riuscite a negoziare l’annessione dell’Ucraina da parte dell’UE, e non essendo disposte ad attendere le elezioni costituzionali programmate, le potenze della NATO hanno attivato le ​​loro ben finanziate e organizzate ONG, alcuni leaders di clientele politiche e gruppi paramilitari armati, per rovesciare violentemente il governo eletto. Il putsch violento è riuscito e una giunta civile-militare nominata dagli USA ha preso il potere.

La giunta è stata formata con compiacenti “ministri” neo-liberisti e sciovinisti neo-fascisti. I primi sono stati raccolti uno per uno dagli Stati Uniti, per amministrare e rafforzare un nuovo ordine politico ed economico, che prevede la privatizzazione delle imprese e delle risorse pubbliche, la rottura dei legami commerciali e di investimento con la Russia, la cancellazione di un trattato che concede la base navale russa in Crimea e la fine delle esportazioni militari-industriali verso la Russia. I neo-fascisti e i settori della polizia e dell’esercito sono stati nominati in posizioni ministeriali, al fine di reprimere violentemente ogni opposizione pro-democrazia in Occidente e in Oriente. Hanno guidato la repressione dell’opinione pubblica, delle istituzioni e delle pratiche bilingui (russo-ucraino), – trasformando l’opposizione al regime golpista imposto dagli USA e dalla NATO in un’opposizione etnica. Hanno eliminato tutti i titolari di cariche eletti in Occidente e Oriente e legati all’opposizione e nominato governatori locali con un fiat – essenzialmente creando un regime da legge marziale.

 

Gli obiettivi strategici della Giunta NATO

La violenta e altamente pericolosa conquista dell’Ucraina da parte della NATO è stata mossa da diversi obiettivi militari strategici. Tra questi:

1) L’estromissione della Russia dalle sue basi militari in Crimea – con l’obiettivo di trasformarle in basi NATO di fronte alla Russia.

2) La conversione dell’Ucraina in un trampolino di lancio per penetrare la Russia meridionale e il Caucaso; una posizione avanzata per gestire politicamente e supportare i partiti e le ONG liberali pro-NATO dentro la Russia.

3) La disarticolazione di settori chiave dell’industria russa della difesa militare, legata alle fabbriche ucraine, con la fine dell’esportazione di motori e componenti strategiche in Russia.

L’Ucraina era stata a lungo una parte importante del complesso militare-industriale dell’Unione Sovietica. I pianificatori del putsch NATO erano ben consapevoli che un terzo dell’industria della difesa sovietica era rimasto in Ucraina dopo la disgregazione dell’URSS e che il quaranta per cento delle esportazioni dell’Ucraina verso la Russia, fino a poco tempo fa, consisteva di armamenti e dei relativi dispositivi. Più in particolare, l’impianto di motori Sikh nell’Ucraina orientale costruiva la maggior parte dei motori per gli elicotteri militari russi, con ancora un contratto in corso per la fornitura di motori per mille elicotteri d’attacco. Gli strateghi della NATO hanno subito indirizzato i loro tirapiedi politici a Kiev a sospendere tutte le consegne militari alla Russia, tra cui i missili a medio raggio aria-aria, i missili balistici intercontinentali, gli aerei da trasporto e i razzi spaziali (Financial Times, 4/21/14, p3). Gli strateghi militari USA e UE hanno visto nel putsch di Kiev un modo per minare le difese aeree, marittime e di frontiera russe. Il presidente Putin ha avvertito il colpo, ma insiste sul fatto che la Russia sarà in grado di mettere in piedi la produzione interna delle componenti strategiche entro due anni. Ciò significa la perdita di migliaia di posti di lavoro qualificati nelle fabbriche dell’Ucraina orientale.

4) L’accerchiamento militare della Russia con le basi NATO avanzate in Ucraina, che si aggiungono a quelle dal Baltico ai Balcani, dalla Turchia al Caucaso e anche oltre, dalla Georgia verso la Federazione autonoma russa.

L’accerchiamento USA-UE della Russia è designato a bloccare l’accesso russo al Mare del Nord, al Mar Nero e al Mediterraneo. Circondando e confinando la Russia ad una massa terrestre isolata senza “sbocchi al mare”, i costruttori dell’impero USA-UE cercano di limitare il ruolo della Russia come un centro di potere rivale e un possibile contrappeso alle loro ambizioni imperiali in Medio Oriente, in Nord Africa, nel Sud-Ovest dell’Asia e nel Nord Atlantico.

Il putsch ucraino: dall’espansione integrale a quella imperiale

Gli USA e l’UE sono impegnati a distruggere i governi indipendenti, nazionalisti e non allineati in tutto il mondo e a trasformarli in satelliti imperiali con qualsiasi mezzo risulti efficace. Ad esempio, l’attuale invasione mercenaria della Siria, armata dalla NATO, è diretta a rovesciare il governo laico e nazionalista di Assad e a stabilire uno stato vassallo pro-NATO, a prescindere dalle conseguenze sanguinose per le diverse componenti del popolo siriano. L’attacco alla Siria ha molteplici scopi: eliminare un alleato russo e la sua base navale mediterranea; minare un sostenitore della Palestina e un avversario di Israele; circondare la Repubblica Islamica dell’Iran e il potente partito militante libanese Hezbollah e installare nuove basi militari sul suolo siriano.

La conquista dell’Ucraina da parte della NATO ha un effetto moltiplicatore, che mira “verso l’alto”, in direzione della Russia e “verso il basso”, in direzione del Medio Oriente, sulla cui vasta ricchezza petrolifera intende consolidare il controllo.

Le recenti guerre NATO contro alleati russi o partners commerciali confermano questa lettura. In Libia, le politiche non-allineate, indipendenti del regime di Gheddafi si sono distinte per il netto contrasto con i servili satelliti occidentali come Marocco, Egitto e Tunisia. Gheddafi è stato rovesciato e la Libia distrutta tramite un massiccio attacco aereo da parte della NATO. In Egitto, la rivolta popolare di massa anti-Mubarak e l’emergente democrazia sono state sovvertite da un colpo di stato militare e hanno, infine, restituito il paese all’orbita USA-Israele-NATO- sotto un dittatore brutale. Le incursioni armate, affidate dalla NATO all’agente delegato Israele, contro Hamas a Gaza e Hezbollah in Libano, così come le sanzioni USA-UE contro l’Iran sono tutte dirette contro i potenziali alleati o partners commerciali della Russia.

Gli Stati Uniti si sono mossi a tappe forzate dall’accerchiamento della Russia attraverso “elezioni e liberi mercati” nell’Europa orientale al ruolo crescente della forza militare, degli squadroni della morte, del terrore e delle sanzioni economiche in Ucraina, nel Caucaso, in Medio Oriente e in Asia.

Cambio di regime in Russia: da potere globale a stato vassallo

L’obiettivo strategico di Washington è quello di isolare la Russia dall’esterno, minare la sua capacità militare ed erodere la sua economia, allo scopo di rafforzare quei collaboratori politici ed economici della NATO in Russia – che possano portare alla sua ulteriore frammentazione e farla regredire allo stato di semi-vassallo.

L’obiettivo strategico imperiale è quello di insediare delegati politici neo-liberali nel potere a Mosca, proprio come quelli che sovra-intesero il saccheggio e la distruzione della Russia durante il famigerato decennio di Eltsin. La presa di potere USA-UE in Ucraina è un grande passo in quella direzione.

Valutare l’accerchiamento e la strategia di conquista

Finora, la conquista dell’Ucraina da parte della NATO non ha proceduto come previsto. Prima di tutto, la presa violenta del potere da parte delle élites apertamente pro-NATO e portate a rinnegare i trattati militari stipulati con la Russia sulle basi in Crimea, aveva costretto la Russia a intervenire a sostegno della locale popolazione russa, etnicamente preponderante. A seguito di un referendum libero e aperto, la regione ha aderito alla Federazione Russa e ha assicurato la sua presenza militare strategica.

Mentre la Russia ha mantenuto la sua presenza navale sul Mar Nero, la giunta NATO a Kiev ha scatenato un’offensiva militare su larga scala contro la maggioranza russofona pro-democrazia e anti-golpista nella metà orientale dell’Ucraina, che ha richiesto una forma federale di governo, che rispecchiasse la diversità culturale dell’Ucraina. Gli USA e l’UE hanno promosso una “risposta militare” al dissenso popolare di massa e hanno incoraggiato il regime golpista a eliminare i diritti civili della maggioranza di lingua russa attraverso il terrore neo-nazista e a costringere la popolazione ad accettare governanti regionali nominati dalla giunta, al posto dei leaders da loro eletti. In risposta a questa repressione, sono sorti rapidamente comitati popolari di autodifesa e milizie locali e l’esercito ucraino è stato inizialmente ricacciato indietro, con migliaia di soldati che rifiutavano di sparare sui propri compatrioti in nome del regime filo-occidentale installato a Kiev. Per qualche tempo, la giunta di coalizione neo-liberale-fascista appoggiata dalla NATO ha dovuto fare i conti con la disintegrazione della sua “base di potere”. Allo stesso tempo, gli “aiuti” da parte dell’Unione Europea, del Fondo Monetario Internazionale e degli Stati Uniti non sono riusciti a compensare il taglio dei sussidi commerciali ed energetici russi. Su consiglio del direttore della statunitense CIA, Brenner, la Giunta di Kiev ha quindi inviato la sua élite di “forze speciali” addestrate dalla CIA e dall’FBI a realizzare massacri contro i civili pro-democrazia e le milizie popolari. Esse hanno portato in giro teppisti armati per le diverse zone di Odessa, i quali hanno messo in scena un massacro “esemplare”: l’incendio di un’importante sede sindacale della città e la carneficina di 41 persone, per lo più civili disarmati, che erano rimaste intrappolate in un edificio con le uscite bloccate dai neo-nazisti. Tra i morti, molte donne e adolescenti che avevano cercato riparo dai neo-nazisti scatenati. I sopravvissuti sono stati brutalmente picchiati e imprigionati dalla “polizia”, che era stata a guardare passivamente, mentre l’edificio bruciava.

 

Il prossimo crollo della giunta nata col Putsch

La presa del potere di Obama in Ucraina e i suoi sforzi per isolare la Russia hanno provocato una certa opposizione nella UE. Chiaramente, le sanzioni degli Stati Uniti danneggiano le grandi multinazionali europee con profondi legami in Russia. La crescita militare degli Stati Uniti nell’Europa Orientale, nei Balcani e nel Mar Nero aumenta le tensioni e minaccia una conflagrazione militare su vasta scala, mandando a monte importanti contratti economici. Le minacce USA-UE alla frontiera della Russia hanno aumentato il sostegno popolare al Presidente Putin e rafforzato la leadership russa. La presa del potere strategica in Ucraina ha radicalizzato e approfondito la polarizzazione della politica ucraina – tra le forze neo-fasciste e quelle pro-democrazia.

Mentre gli strateghi imperiali stanno estendendo e aumentando il loro rafforzamento militare in Estonia e Polonia e inondando di armi l’Ucraina, tutta la presa del potere poggia su fondamenta politiche ed economiche molto precarie, che potrebbero crollare entro l’anno – in mezzo a una sanguinosa guerra civile/carneficina inter-etnica.

La giunta ucraina ha già perso il controllo politico di oltre un terzo del paese a favore di movimenti pro-democrazia e anti-colpo di stato e a favore delle milizie di auto-difesa. Tagliando le esportazioni strategiche verso la Russia, per servire gli interessi militari statunitensi, l’Ucraina ha perso uno dei suoi mercati più importanti, che non può essere sostituito. Sotto il controllo della NATO, l’Ucraina dovrà acquistare hardware specialistico militare della NATO, il che porterà alla chiusura dei suoi stabilimenti orientati al mercato russo. La perdita del commercio russo sta già portando alla disoccupazione di massa, soprattutto tra i lavoratori industriali specializzati dell’est, che potrebbero essere costretti a emigrare in Russia. Il deficit commerciale in impennata e l’erosione delle entrate statali porterà a un collasso economico totale. In terzo luogo, a seguito della subordinazione della Giunta di Kiev alla NATO, l’Ucraina ha perso miliardi di dollari in energia sovvenzionata dalla Russia. Gli alti costi energetici rendono le industrie ucraine non competitive sui mercati globali. In quarto luogo, allo scopo di garantire i prestiti dell’FMI e dell’UE, la Giunta ha deciso di eliminare i sussidi ai prezzi alimentari ed energetici, colpendo gravemente il reddito delle famiglie e sprofondando i pensionati nella miseria. I fallimenti sono in aumento, mentre le importazioni dall’UE e da altri luoghi de-localizzano le industrie locali precedentemente protette.

Non stanno entrando nuovi investimenti a causa della violenza, dell’instabilità e dei conflitti tra neo-fascisti e neo-liberali all’interno della stessa giunta. Proprio per stabilizzare le operazioni di governo del giorno per giorno, la giunta avrebbe bisogno di un’elargizione di 30 miliardi dollari senza interessi dai suoi padroni della NATO, un importo che non arriverà adesso o nel futuro immediato.

È chiaro che gli “strateghi” della NATO che hanno progettato il putsch stavano pensando solo a indebolire la Russia militarmente e non hanno rivolto nessun pensiero ai costi politici, economici e sociali per sostenere un regime fantoccio a Kiev, quando l’Ucraina era così dipendente dai mercati russi, dai prestiti e dall’energia sovvenzionata. Inoltre, essi sembrano aver trascurato le dinamiche politiche, industriali e agricole delle regioni orientali del paese, prevedibilmente a loro ostili. In alternativa, gli strateghi di Washington potrebbero aver basato i loro calcoli sull’innesco di una deflagrazione stile Jugoslavia, accompagnata da una massiccia pulizia etnica, tra deportazioni di popolazione e massacri. Indifferente ai milioni di vittime civili, Washington considera la sua politica di smantellamento della Jugoslavia, dell’Iraq e della Libia come grandi successi politico-militari.

L’Ucraina quasi sicuramente entrerà in una depressione prolungata e profonda, comportante un precipitoso declino delle sue esportazioni, dell’occupazione e della produzione. Probabilmente, il collasso economico porterà a proteste a livello nazionale e a disordini sociali che si estenderanno da Est a Ovest, da Sud a Nord. Gli sconvolgimenti sociali e la miseria di massa potrebbero compromettere ulteriormente il morale delle forze armate ucraine. Anche ora, Kiev può a malapena permettersi di nutrire i suoi soldati e deve contare su milizie volontarie neo-fasciste, che possono difficilmente essere controllate. Gli USA e l’UE non sono in grado di intervenire direttamente con una campagna di bombardamenti in stile Libia, dal momento che dovrebbero affrontare una guerra prolungata al confine con la Russia, in un momento in cui l’opinione pubblica negli Stati Uniti è affetta da sfinimento da guerra imperiale, e gli interessi delle imprese europee con collegamenti con società di materie prime russe stanno resistendo contro la rigidità delle sanzioni.

Il putsch USA-UE ha prodotto un regime in crisi e una società lacerata da conflitti violenti – degeneranti in violenza etnica aperta. Ciò che, infatti, ne è scaturito è un sistema di doppio potere, con rivali che si sono tagliati a vicenda i confini regionali. La giunta di Kiev manca della coerenza e della stabilità per servire da collegamento militare affidabile alla NATO nell’accerchiamento della Russia. Al contrario, le sanzioni USA-UE, le minacce militari e la retorica bellicosa stanno costringendo i Russi a ripensare rapidamente la loro “apertura” verso l’Occidente. Le minacce strategiche alla sua sicurezza nazionale stanno portando la Russia a rivedere i suoi legami con le banche e le multinazionali occidentali. Alla Russia potrebbe risultare necessario ricorrere a una politica di industrializzazione estesa tramite investimenti pubblici e di sostituzione delle importazioni. Gli oligarchi russi, che hanno perso le loro quote aziendali all’estero, possono diventare meno centrali nella politica economica russa.

Ciò che è chiaro è che la presa di potere a Kiev non si tradurrà in un “coltello puntato verso il cuore della Russia”. La sconfitta definitiva e il rovesciamento della giunta di Kiev può portare a una radicalizzazione dell’auto-governo in Ucraina, sulla base dei fiorenti movimenti democratici e della crescente coscienza della classe operaia. Questo potrebbe essere il risultato della loro lotta contro i programmi di austerità dell’FMI e del sistema occidentale di spoliazione delle risorse e delle imprese dell’Ucraina. I lavoratori industriali dell’Ucraina, che stanno riuscendo a rigettare il giogo dei vassalli occidentali di Kiev, non hanno alcuna intenzione di sottomettersi al giogo degli oligarchi russi. La loro lotta è per uno Stato democratico, in grado di sviluppare una politica economica indipendente, libera da alleanze militari imperiali.

Epilogo: Primo Maggio 2014: doppio potere popolare all’est, fascismo in crescita all’ovest

La prevedibile crisi tra i neo-fascisti e i partners neo-liberali nella giunta di Kiev è testimoniata dagli scontri su larga scala, tra bande di strada rivali e la polizia il primo maggio. La strategia degli USA e dell’UE prevedeva di utilizzare i neo-fascisti come “truppe d’assalto” e come combattenti di strada per rovesciare il regime eletto di Yankovich, per poi scartarli. Come esemplificato dalla conversazione registrata tra l’Assistente del Segretario di Stato, Victoria Nuland e l’ambasciatore americano a Kiev, gli strateghi UE-USA sostengono i propri tirapiedi neo-liberali, selezionati con cura a rappresentare il capitale straniero, imporre politiche di austerità e firmare trattati per le basi militari straniere. Al contrario, le milizie e i partiti neo-fascisti sarebbero per politiche economiche nazionaliste, conservando le imprese statali e sembrano essere ostili agli oligarchi, in particolare a quelli con doppia cittadinanza “israelo-ucraina”.

L’incapacità da parte della giunta di Kiev di sviluppare una strategia economica, la sua violenta presa del potere e la repressione dei dissidenti pro-democrazia all’est ha portato ad una situazione di “doppio potere”. In molti casi, le truppe inviate per reprimere i movimenti pro-democrazia hanno abbandonato le armi, hanno abbandonato la giunta di Kiev e si sono uniti ai movimenti autonomi dell’est.

Oltre ai suoi sostenitori esterni -la Casa Bianca, Bruxelles e l’FMI – la giunta di Kiev è stata abbandonata dai suoi alleati di destra a Kiev per essere troppo asservita alla NATO ed è stata combattuta dal movimento pro-democrazia nell’est, per essere autoritaria e centralista. La giunta di Kiev è caduta in una doppia trappola: manca di legittimità per la maggior parte degli Ucraini e ha perso il controllo di tutto, tranne che di un pezzettino di terra occupata dagli uffici governativi a Kiev e anche quelli sono sotto assedio da parte della destra neo-fascista e sempre più dai propri ex-sostenitori disincantati.

Cerchiamo di essere assolutamente chiari: la lotta in Ucraina non è tra gli Stati Uniti e la Russia, è tra una giunta imposta dalla NATO e composta da oligarchi neo-liberali e fascisti da una parte e gli operai industriali con le loro milizie locali e i loro consigli democratici dall’altra. La prima difende e obbedisce all’FMI e a Washington; i secondi si basano sulla capacità produttiva dell’industria locale e governano rispondendo alla maggioranza.

 

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marco Nieli]

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