Papa Francesco scomunica i mafiosi e i torturatori

con il bracciale del VenezuelaEntrambe le questioni vanno nella direzione di rendere il progetto di rinnovamento della Chiesa Cattolica sempre più incisivo – con lo scopo di guadagnarsi un maggiore sostegno e non soccombere sotto gli attacchi dei “lupi della Curia”.

di Achille Lollo*

Roma (Italia)- Quest’anno, papa Francesco ha dovuto affrontare, per due volte, la reazione dei “lupi della Curia”, cioè, di quei cardinali e vescovi che lo giudicano “troppo frate francescano, eccessivamente influenzato dalle tematiche della Teologia della Liberazione”. Di fatto, i vaticanisti (cioè, gli analisti specializzati nella storia del Vaticano) suppongono che, in questo momento, sia in corso un poderoso confronto di idee nel Vaticano, tra quello che potremmo definire, da un lato, il partito del mantenimento dello status quo e, dall’altro, le istanze di un rinnovamento universale – il che per gli ecclesiastici moderati odora a rivoluzione.
Di fatto, ancora è presto per parlare di rivoluzione nella Chiesa Cattolica. Tuttavia, è un fatto che, dopo i cambiamenti radicali promossi da Giovanni 23mo, nel decennio del 1970, soltanto adesso con Francesco la Chiesa comincia a essere più comunitaria e conseguentemente, passa a ridiscutere il ruolo e le funzioni dello Stato del Vaticano. Dibattito questo che ha provocato una messa in discussione più aperta sulla necessità della Chiesa di condannare chiaramente la pratica della pedofilia e, dall’altro lato, riformulare il modus vivendi delle strutture finanziarie del Vaticano, per evitare che diventino filiali del “dio Denaro”

Un nuovo IOR?

La riformulazione dello IOR (Istituto per le Opere Religiose), che Francesco ha insistito a imporre alla Curia Vaticana, per dare una nuova prospettiva “cristiana” alle potenzialità finanziarie della banca del Vaticano è stata la prima grande battaglia che il papa ha affrontato per affermare il suo potere decisionale. Di fatto, in Italia, lo IOR è conosciuto non soltanto per essere la banca del Vaticano, ma anche per essersi fatto coinvolgere in torbide transazioni con le banche legate al sistema di speculazione/corruzione e al lavaggio dei profitti del narco-traffico. Tanto che, negli anni novanta, il suo presidente, l’arcivescovo Paul Casimir Marcinkus, si è salvato dalla prigione grazie al passaporto diplomatico e per essersi rifugiato nel ristretto territorio del Vaticano dove vige il principio dell’ inviolabilità da parte delle autorità italiane.

Una storia sporca e negativa per la Chiesa Cattolica, che è cominciata il 21 agosto del 1967, quando Marcinkus ha aderito alla loggia massonica P2 di Licio Gelli – lo stesso che negli anni settanta realizzò molte operazioni politiche e finanziarie con il governo golpista dell’Argentina, attraverso l’intermediazione del generale Massera.

Bisogna dire che la scoperta del processo di degrado delle strutture dello IOR ha avuto luogo quasi per caso. Mentre i giudici italiani conducevano indagini sul mondo della corruzione politica, dovettero indagare, anche, sull’assassinio del presidente del Banco Ambrosiano Roberto Calvi, del consulente finanziario del Vaticano Michele Sindona (intimamente legato alla mafia siciliana e alla Cosa Nostra statunitense) e del giornalista Mino Pecorelli; nel corso di queste indagini, furono scoperti documenti che collegavano 121 dignitari ecclesiastici alla loggia massonica P2.

Tra di loro, Jean-Marie Villot (cardinale Segretario di Stato), Agostino Casaroli (responsabile del ministero delle Relazioni Esteriori del Vaticano), Pasquale Macchi (segretario del papa Paolo VI), Ugo Poletti (vicario generale di Roma), Virgilio Levi (direttore associato del giornale del Vaticano L’Osservatore Romano), Roberto Tucci (direttore di Radio Vaticana) e Donato De Bonis (massimo dirigente dello IOR).

Secondo la rivista L’Espresso, l’arcivescovo Marcinkus, nel 1971 – grazie all’intermediazione di David Matthew Kennedy, allora banchiere della Continental Illinois National Bank e, in seguito, ministro del Tesoro durante il governo Nixon – fondò con Roberto Calvi nella capitale delle Bahamas la Cisalpina Overseas Nassau Bank – che dopo divenne Banco Ambrosiano Overseas. Una banca offshore che, con la guida di Michele Sindona, si specializzò nel riciclaggio dei profitti del narco-traffico e di altre attività della mafia.

È chiaro che questa colata di fango provocata da Marcinkus rischiava di mettere in crisi la legittimità dello Stato del Vaticano, così il nuovo papa Giovanni Paolo II ha protetto Marcinkus, mentre i servizi segreti italiani e la CIA manipolavano e dirottavano ogni tipo di responsabilità sui tre “defunti” (Calvi, Sindona e Pecorelli), finché il Tribunale di Roma ha “assolto” Marcinkus – che è morto “in silenzio” nel 2006.

Secondo i “vaticanisti”, la soluzione adottata da Giovanni Paolo II e anche da Benedetto XVI di passare sotto silenzio le attività occulte dello IOR ha moltiplicato nella Chiesa Cattolica la necessità di ripulire “davvero” lo Stato del Vaticano. Ed è stato per questo che Jorge Mario Bergoglio è stato eletto 266º papa della Chiesa Cattolica e capo dello Stato del Vaticano.

Scomunicare i mafiosi

I critici del papato sottolineano che la maggior parte dei dignitari ecclesiastici ha sempre difeso i potenti e, poche volte, hanno avuto il coraggio di condannare pubblicamente fatti e comportamenti che andavano contro lo spirito e la dottrina cristiana. Per esempio, Pio XII, pur avendo informazioni dettagliate sui campi di concentramento dove i nazisti sistematizzarono il massacro degli Ebrei, degli zingari, degli omosessuali e dei prigionieri politici, praticamente, non denunciò mai Hitler e lo Stato nazista e rimase in silenzio anche quando il dittatore fascista italiano, Mussolini, introdusse le leggi razziali.

Di fatto, Pio XII è stato il papa che, durante la Guerra Civile spagnola scomunicò gli anarchici e i comunisti, e che in seguito, il 16 aprile 1939, celebrò alla Radio Vaticana il golpista Francisco Franco per la “vittoria contro i nemici di Gesù Cristo”.

In Italia, la Chiesa Cattolica è stata accusata di chiudere gli occhi di fronte ai crimini della mafia e di tacere quando i mafiosi si impossessavano delle istituzioni. Uomini che, dopo aver commesso assassinii, sequestri, aggressioni ed estorsioni, entravano tranquillamente nelle chiese, partecipavano ai riti e alle omelie, trasformandosi in padrini di santi e, persino benefattori di chiese.
Un contesto che soltanto alla fine dei novanta ha cominciato a venire a galla, quando, con la fine del potere politico della Democrazia Cristiana, divenne chiaro che, nel Sud dell’Italia, la mafia indirizzava fisicamente le competizioni elettorali a favore dei candidati locali della DC, mentre i vicari e i vescovi legittimavano questa operazione allo scopo di “combattere i comunisti, agenti di Lucifero”.

Questo cordone ombelicale è stato tagliato definitivamente da Francesco, il giorno 21 giugno, quando, in occasione della visita all’istituto penitenziario della città di Cassano, in Calabria, davanti a 200 mila persone si è indignato contro le mafie, pronunciando la seguente condanna: “Questo male deve essere combattuto ed eliminato. Coloro che nelle loro vite seguono questo cammino del male, come i mafiosi, non sono in comunione con Dio, sono scomunicati” – riaffermando durante la messa che “la ‘Ndrangheta, la mafia calabrese, non è nulla più che il culto del male e il disprezzo del bene comune.”

Non c’è dubbio che, adesso, papa Francesco ha un altro nemico, oltre ai “lupi della Curia”. Un nemico che contestualmente – secondo alcune indiscrezioni dei carabinieri – può attentare contro la vita di questo papa, dal momento che la scomunica permette alle popolazioni di rifiutare “il rispetto” che le mafie ancora esigono, soprattutto dagli strati più poveri e umili. Di fatto, in termini politici, la scomunica della Mafia è di un’ importanza estrema, perché permette, soprattutto ai vicari e ai vescovi di mantenere un comportamento di tipo nuovo, liberando la Chiesa Cattolica degli innumerevoli compromessi con i candidati dei partiti dell’area del potere, con i gruppi oligarchici, nella loro grande maggioranza legati ai clan mafiosi.

Contro la tortura

Il giorno 26 giugno, le Nazioni Unite ricordano e celebrano le vittime della tortura. Per questo, Francesco, che sa che cosa significa vivere in un regime dittatoriale che usa la tortura per liquidare l’opposizione, ha deciso di aprire il dibattito senza dover aspettare il giorno 26.

Così, il giorno 22, durante la cerimonia dell’Angelus, davanti a 100 mila persone che riempivano la piazza della cattedrale di San Pietro, a Roma, il papa ha affermato: “Torturare le persone è un peccato mortale, è un peccato molto grave. Il giorno delle Nazioni Unite a favore delle vittime della tortura che cade il prossimo 26 non rimane limitato alla denuncia. La Chiesa deve agire, invece di rimanere in cima al muro a guardare. I cristiani devono impegnarsi a collaborare per abolire la tortura e appoggiare le vittime e i loro familiari”.

Una dichiarazione che colpisce il vergognoso comportamento di settori della Chiesa Cattolica che, soprattutto in Argentina, in Cile, in Uruguay, in Bolivia e in Brasile appoggiarono i regimi dittatoriali, sebbene fossero a conoscenza del fatto che gli agenti della repressione praticavano la tortura, uccidendo e facendo poi sparire i corpi delle loro vittime.

Una tale omelia da parte di Francesco non intende mettere in discussione soltanto il passato. Essa interessa anche i civilizzati centri penitenziari e le polizie europee, degli Stati Uniti, di Israele, della Russia, del Brasile, del Messico, dell’Africa del Sud e di tanti altri paesi, dove molti giovani muoiono al momento della cattura o durante gli interrogatori, vittime di una indiscriminata pratica della tortura.

In questo contesto, non possiamo dimenticare che anche i regimi penitenziari ossessivi per “terroristi come quelli di Guantánamo, di Imrali, in Turquia o di Karameh, in Israele, sono uno strumento di tortura che in molti casi provocano la spersonalizzazione dei prigionieri e addirittura la disarticolazione delle funzioni cerebrali, alimentando così la sindrome del suicidio o della follia”.
Praticamente, Jorge Mario Bergoglio, più conosciuto come papa Francesco, nell’Angelus del giorno 22, ha chiesto a tutti i cristiani di puntare il dito non solo contro i “Videla” e i “Pinochet” di ieri. Ha chiesto anche di non rimanere in silenzio quando nei comizi elettorali qualcuno dovesse dire che la tortura è un crimine contro l’umanità e, dopo, nel ritornare al proprio ministero, dovesse giustificare l’uso della tortura per far ottenere ai poliziotti una confessione facile.

* giornalista italiano, corrispondente di Brasil de Fato in Italia e curatore del programma TV “Quadrante Informativo”

[Trad. dal portoghese per ALBAinformazione a cura di Marco Nieli e Iane de Abreu]

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