(FOTO) Le Brigate Abū ʿAlī Muṣṭafā in piazza a Gaza

da Syria-Press وكالة الا نباء السوريه II

Gaza, 2set2014.- Altre foto, ancor più significative, della manifestazione organizzata, questa mattina dal Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina con la sfilata delle Brigate Abū ʿAlī Muṣṭafā.

La manifestazione, oltre a celebrare la resistenza eroica dei palestinesi di Gaza dopo aver subito per più di un mese gli attacchi criminali di israele che hanno provocato più di 2000 morti, donne bambini sopratutto, è stata anche un momento per ringraziare popoli e governo che hanno supportato il popolo palestinese.

Bandiere e poster mostrati dai manifestanti parlano da soli.

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Ecuador: tablets per gli studenti come libri di testo

da elciudadano.gob.ec

Quito (Pichincha).-Il presidente Rafael Correa ha annunciato questo lunedì che nel 2015 il Governo consegnerà un milione di tablets agli studenti dell’Educazione Generale di Base, in modo che fin dalla tenera età i bambini acquisiscano familiarità con la tecnologia e, soprattutto, evitando lo spreco di carta.

Il Mandatario ha dato a conoscere questo progetto durante l’inaugurazione dell’anno scolastico del periodo 2014 nella la Sierra della Amazonía durante l’apertura ufficiale di un Colegio nel nordovest di Quito, che con un investimento di circa 5 milioni di dollari beneficerà 1140 studenti al giorno.

Il governante ha informato che la consegna dei tablets, che saranno prodotti nel paese, sarà finanziata con il 12% degli utili che ricevono i lavoratori delle imprese telefoniche mobili che usano un bene naturale appartenente a tutti gli Ecuatoriani.

Il Capo di Stato ha reiterato che non considera giusto che 4 500 famiglie facciano profitti con un bene pubblico: lo spettro radioelettrico che utilizzano le società telefoniche.

Correa ha ratificato la decisione che, se sarà approvata nella Assemblea il progetto di riforma di legge delle telecomunicazioni, gli operatori telefonici mobili dovranno redistribuire il 15% degli utili, 3% a favore dei lavoratori e il 12% per lo Stato, per un totale di 100 milioni di dollari che possono essere investiti in progetti sociali.

«Il mio dovere è quello di prendermi cura del bene di tutti gli Ecuatoriani», ha affermato il Mandatario sostenendo che lo spettro radioelettrico è una risorsa naturale sulla quale lo Stato esercita la propria sovranità.

Inoltre ha ribadito che quest’anno circa 10 000 docenti riceveranno l’abilitazione affinché possano optare per la riclassificazione e in base ai corsi di aggiornamento delle conoscenze e venga loro riconosciuto l’incremento salariale, che potrà essere finanziato con il 12% degli utili che ricevono i lavoratori delle società di telefonia mobile.

Ha precisato che il processo della Rivoluzione Ciudadana pensa alla educazione di qualità e all’accesso massivo, «nell’uguaglianza delle condizioni, credo nella solidarietà». Ha riferito che non c’è migliore investimento di quello che si realizza nell’educazione poiché la base della democrazia sta nella qualità dell’educazione. MNC/El Ciudadano

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Ciro Brescia]

L’ESL è ora gestito dagli americani

da al manar.com

L’Esl è ora gestito dagli americani

Il mese scorso, il presidente Barack Obama ha riconosciuto che l’intera strategia per sostenere i cosiddetti “moderati” in Siria era una fantasia. Una dichiarazione, di sicuro, senza precedenti dal momento che il supporto al cosiddetto “esercito siriano libero” era alla base della politica americana per rovesciare il governo di Bashar al Assad.

Oggi, tuttavia, gli Usa hanno cominciato a bypassare la ESL, che non è stato invitato a partecipare a incontri finalizzati a stabilire una nuova strategia di lotta contro lo Stato Islamico in Siria. Secondo i leader ESL, essi vengono emarginati nello sviluppo di questo programma ed hanno fatto notare che l’aiuto degli Stati Uniti arriva direttamente alla opposizione armata scavalcando la catena di comando dell’ ESL.

«La leadership dell’ESL è ora in mano americane» ha affermato un alto ufficiale dell’ESL al giornale McClatchy. «Gli americani stanno emarginando completamente la catena di comando. Anche gli aiuti non letali passano attraverso questa procedura».

La delusione degli USA con ESL risale allo scorso dicembre, quando il Fronte islamico ha spodestato Esl da una città al confine con la Turchia e sequestrato i magazzini pieni di armi e materiali di consumo forniti dagli Stati Uniti d’America.

Da allora, e nonostante i legami del Fronte Islamico con Al Qaida, gli Stati Uniti d’America hanno cercato di far passare questo gruppo wahhabita come “moderato” ed hanno fornito grandi quantità di armi. Il FI era colpevole, tra le altre cose, del massacro della popolazione di Adra pochi mesi fatto pochi mesi prima.

In totale, si stima che 40.000 terroristi in Siria hanno ricevuto il sostegno degli Stati Uniti e di altri paesi nella campagna terroristica per disarticolare lo stato siriano.

L’ESL, nel frattempo, non è mai stato un avversario valido per l’esercito siriano ed è praticamente scomparso dal campo di battaglia. L’ultima battuta d’arresto per il gruppo è giunta quando il Fronte Al Nusra, legato ad al-Qaeda, ha iniziato a diffondersi nel sud, dove l’ESL aveva una presenza dominante fino a poco prima, arrestando un alto ufficiale, il colonnello Ahmed Nehmeh, affermando che sarebbe stato processato per “tradimento alla causa dei ribelli.”

Tuttavia, questo significa che gli USA si alleano con gruppi legato ad Al Qaida pur di mantenere la loro strategia anti-siriana. Questo conferma che Washington non è un vero e proprio partner nella lotta contro il terrorismo, in quanto, utilizza questo fenomeno continuo, al fine di raggiungere i suoi obiettivi politici.

[Traduzione dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

The Guardian: L’Occidente dovrebbe smettere di sostenere l’Arabia Saudita e Qatar

 da al manar.com

Per combattere il terrorismo, il Regno Unito deve terminare il suo sostegno ai regimi in Arabia Saudita e Qatar.

Questo è ciò che il giornalista britannico, Owen Jones, ha scritto in un articolo pubblicato su The Guardian. In esso, l’autore osserva che la guerra al terrorismo iniziata 13 anni fa, non ha visto nessun successo in questo periodo. Al contrario, questa guerra ha portato ad attacchi contro i diritti e le libertà civili di tutto il mondo.

Jones si interroga circa i risultati che sono stati raggiunti in questo periodo e stima che «molti britannici ora credono che il loro paese sia meno sicuro di quanto non lo fosse prima. Ha aggiunto che i terroristi stanno combattendo in Siria e in Iraq, per non parlare di Libia, che ora è occupata da loro».

L’autore dell’articolo ha spiegato che «i risultati della guerra al terrore sono stati fallimentari e hanno portato numerose calamità».

«Dopo la decisione del governo britannico di aumentare il livello di allerta contro il terrorismo in un momento in cui le nuove leggi vengono proposte per combattere questo fenomeno,  dovrebbe riflettere sui 13 anni che sono passati e i disastri scoprire che un anello della catena è saltato, cioè, il rapporto tra l’Occidente e le dittature del Medio Oriente», ha aggiunto. Secondo Jones «l’Occidente ha svolto un ruolo malvagio in relazione alla crescita del terrorismo fondamentalista».

L’autore dell’articolo sottolinea che «l’Occidente ha collaborato con questi sistemi militarmente, economicamente e diplomaticamente anche se alcuni di loro sono barbari»

Egli ha aggiunto che «anche se non vi è alcuna prova che il fondo del Qatar finanzi direttamente l’Isis, alcune persone all’interno del sistema lo fa in modo sicuro». Secondo il protocollo di riservatezza firmato dal Segretario di Stato Hillary Clinton, e pubblicato da Wikileaks, «Il Qatar ha il peggior record della cooperazione nella lotta contro il terrorismo».

Jones spiega che «nel momento in cui l’Occidente richiede al Qatar di smettere di sostenere il terrorismo internazionale, il governo britannico vende armi ai paesi e attrezzature del valore di milioni di sterline».

Ha concluso dicendo che «l’Arabia Saudita ha donato 100 milioni di dollari per sostenere programmi contro il terrorismo, ma, secondo le memorie della Clinton, il paese è uno dei principali fornitori di fondi ai gruppi terroristici di tutto il mondo».

[Traduzione dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

La Carovana antifascista al CPA Fi-sud

Israele e Fronte al-Nosra: Il nemico del mio nemico è mio amico

da al manar.com

Le affinità tra l’entità sionista e il ramo di Al-Qaeda in Siria sono confermate ogni giorno. Diversi media israeliani lo dimostrano apertamente.

Sul decimo canale della televisione israeliana, l’editorialista militare Alon Ben David non poteva essere più chiaro: «la presenza di al-Nosra alla frontiera e di altri gruppi insorgenti non è nulla di pericoloso» ha dichiarato.

«Per quanto riguarda il livello delle relazioni tra Israele e Nosra, così come con altre parti insorte nel Golan, sembra che non vi sia alcuna animosità», ha ribadito.

Secondo lui, il principio che governa questo rapporto è il vecchio adagio che ha sempre caratterizzato i rapporti tra le diverse comunità e gruppi etnici in Medio Oriente: “il nemico del mio nemico è mio amico”, sapendo che gli sforzi di entrambe le parti sono focalizzati sulla lotta contro Bashar al-Assad.

Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, questa posizione riflette, infatti, quella delle autorità di sicurezza israeliane.

Attraverso la voce di una fonte che ha chiesto l’anonimato, coloro che minimizzano la presenza di al-Nosra al confine dicono che ha preso le sue forze altrove, dopo aver contribuito alla conquista del valico di frontiera di Quneitra.


«Nel corso degli ultimi due anni, Tel Aviv ha rafforzato le sue relazioni con “i villaggi siriani” dietro la barriera di sicurezza. Inoltre, ha messo a disposizione dei feriti un ospedale improvvisato per offrire cure a centinaia di loro», afferma questa fonte, che ha commentato i cambiamenti che avvengono lungo tutto il confine con la Siria.

Dal 2013, diversi media, tra cui la tv araba al-Mayadeen, hanno segnalato che 106 terroristi di Al-Nosra sono stati ricoverati presso l’ospedale israeliano a Nahariya.

«La presenza del Nosra del Golan e dietro ancora quella del Daesh in un luogo non lontano dai territori libanesi, non significa che sia la fine del mondo, anche se il dovere di Israele è quello di rimanere vigile e cauto», si legge sul quotidiano israeliano.

E prosegue: «Nessun gruppo scissionista jihadista che combatte il presidente siriano Bashar al-Assad ha mai lanciato un attacco contro Israele. Eventi isolati che si sono verificati in passato, come ordigni esplosivi collocati qua e là, così come il lancio di missili contro obiettivi israeliani, si è scoperto essere stati causati da gruppi sostenuti dal regime siriano».

Israele sembra di vedere di buon occhio le atrocità commesse dai ribelli contro le forze dell’Onu UNDOF, la cui partenza è prevista da un momento all’altro.

«Gli osservatori delle Nazioni Unite non hanno più alcun senso», asseriscono queste fonti della sicurezza israeliana, rivelando che il governo filippino ha già annunciato la sua decisione di ritirare la sua unità e altri paesi dovrebbero seguire l’esempio.

Ulteriore segno di soddisfazione per Israele, quando le bande terroriste, tra cui al Nosra, si stavano impossessando di questa regione di confine, l’esercito sionista le ha supportate. Con il pretesto delle manovre militari, ha usato i suoi carri, la sua artiglieria pesante e armi di piccolo calibro nella regione di Wadi al-Acal, che si estende dalle fattorie di Shebaa occupate fino ai villaggi del Golan occupato, per bombardare le posizioni dell’ esercito siriano.

[Traduzione dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

(VIDEO) RT intervista il Comandante Ilich ‘Carlos’ Ramírez Sánchez

da Rt

Sullo sfondo dell’offensiva israeliana a Gaza, RT è riuscita a parlare con Ilich Ramírez, membro del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), detenuto in una prigione francese.

Parlare con Ilich Ramírez non è stato un compito facile se si considera che sta scontando una pena in una prigione in Francia e che non ha alcun permesso di rilasciare interviste ai media. L’anno scorso, la Corte Suprema francese ha confermato la condanna all’ergastolo per Ilich Ramírez per quattro attentati mortali sul territorio francese negli anni ’80.

Ramírez, che è stato membro del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, ha riflettuto sulla situazione nella Striscia di Gaza dopo l’ultima operazione militare israeliana che, in meno di due mesi, ha ucciso più di 2.000 palestinesi.

«Quello che sta accadendo in Palestina, in effetti, è la prova del tradimento delle élite politiche arabe. Tutti coloro che hanno resistito sono stati uccisi. Restano solo l’Algeria e la Siria. L’Algeria perché c’è Bouteflika come presidente e la Siria, perché c’è Bashar al-Asad. Tutti gli altri Paesi sono controllati dal nemico, in sostanza», ha detto Ilich nell’intervista telefonica.

Quello che sta accadendo in Palestina dimostra che la nostra posizione, il nostro percorso politico ha sempre avuto successo. Cioè, il denaro è dalla parte del nemico. Eppure con tutto quello che hanno, con le loro armi nucleari, non rispettano il diritto internazionale e vivono nella paura. E tutta la Palestina, che non combatte se non per il suo sangue, e il sangue dei suoi figli, delle mogli e dei combattenti che sono in prima linea, sta vincendo perché non possono uccidere milioni di Palestinesi. No, non li possono uccidere», ha ribadito Illich, che ha anche raccontato la sua vita in prigione, che ha definito “isolamento totale”.

«Alle guardie è fatto divieto di parlare con me. Vedo solo il mio avvocato, Isabelle Coutant-Peyre. Nel giro di pochi anni il mio avvocato mi ha sposato. Ci siamo sposati», ha raccontato.

Il fratello di Ilich Ramírez, Vladimir Ramírez che RT è anche riuscito a intervistare, ha riferito ulteriori dettagli sulla detenzione del fratello in carcere, la storia del suo arresto, la formazione della sua filosofia, come si arruolò nel Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e gli obiettivi perseguiti nelle sue azioni.

«Non c’è dubbio che Ilich per la destra pro-imperialista, pro-sionista,  è considerato come un terrorista, un criminale, come un mercenario e, per questo motivo, è chiaro che, allo stesso tempo, coloro che sono rivoluzionari, che sostengono le cause dei popoli oppressi dall’imperialismo e dal sionismo non possono vedere in Ilich Ramírez che un internazionalista, anti-imperialista, combattente anti-sionista», ha spiegato Vladimir Ramírez.

«Le azioni genocide, sfacciate, frontali e brutali di Israele contro il popolo palestinese rifugiato nel territorio di Gaza mostra il suo status criminale e, ovviamente, tutti coloro che hanno combattuto contro il regime genocida e dei suoi sostenitori, come gli Stati Uniti e la NATO, possono essere definiti oltre che combattenti per la libertà, combattenti per la giustizia», ha sottolineato Vladimir Ramírez, il quale evidenzia che dal momento dell’arresto del fratello, in Sudan nel 1994, definendolo semplicemente rapimento, «tutto ciò che è stato fatto contro Ilich in Francia non è legale».

«Prima di tutto noi solleviamo la questione che è stato rapito ed è detenuto illegalmente in Francia. […] Egli è imprigionato lì, è stato sottoposto a torture, come privazione del sonno per un anno intero. Hanno acceso e spento la luce nella cella ogni ora dalle nove di sera e fino all’alba.

Questa che è stata applicata è una tecnica di tortura britannica, a seguito della quale, per inciso, ha generato in Ilich il diabete, di tipo 2, ed è dimostrato che i processi di privazione del sonno possono portare a tali disturbi. Inoltre, ha subito aggressioni fisiche da parte di altri detenuti», ha affermato il fratello del Comandante Carlos.

«Devo chiarire che nessuna delle azioni attribuite a Ilich sono state provate in modo affidabile e insindacabile da parte delle autorità francesi. Quello che c’è stato contro Ilich è una mistificazione mediatica e anche nel processo del 2011, così come quando è stato giudicato per quattro attentati che ipotizzano egli avesse ordinato», dice Vladimir Ramírez, ricordando che «da quello che ho capito due degli attacchi apparsi nella serie che ha realizzato il regista Olivier Assayas, con finanziamenti franco-tedesco. Ovviamente, il sionismo è dietro tutto questo, hanno realizzato una miniserie in 3 parti, che dovrebbe essere la vera versione della vita di Ilich», ha aggiunto.

Rispondendo alla domanda su chi sono i principali nemici di Ilich Ramírez, suo fratello ha ricordato l’imperialismo e il sionismo, e «i complici che li sostengono in Europa, negli Stati Uniti, e, purtroppo, anche in Venezuela».

«Non è necessario essere scaltri per capire che il sionismo ha i suoi tentacoli in Venezuela. L’imperialismo li ha, e sono stati lì ferocemente ad attaccare il governo rivoluzionario attualmente guidato dal presidente Nicolás Maduro, come ha fatto nel corso degli anni contro il comandante Chávez. Questi sono i nemici, nel monotono e nel costante attacco contro Ilich. Ed hanno una duplice strategia. Quando non lo attaccano, cercano di mettere a tacere e rendere invisibile l’intera situazione di Ilich».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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Maduro esige rispetto per la Russia

rian_02213165.hr.en.sidi Rosmaira Flores – minci.gob.ve

Il Presidente della Repubblica, Nicolas Maduro, si è schierato a favore della Federazione russa in relazione ai recenti avvenimenti in cui è stata coinvolta, cercando di provocare una guerra nel paese.

«Esigiamo da coloro che oggi attaccano la Russia, che cessino gli attacchi, che cessi la ricerca di una guerra contro la Russia», ha dichiarato il capo di stato durante la cerimonia di chiusura del primo Taller de Diseño del Sistema de Formación del Partido Socialista Unido de Venezuela (PSUV), a cui ha preso parte.

Maduro ha fatto riferimento alla questione dopo aver dato risalto all’importante analisi pubblicata dal leader della Rivoluzione cubana, Fidel Castro, che nel suo testo intitolato «Trionferanno le idee giuste o trionferà il disastro», ha sottolineato come la politica anti-russa promossa per anni dalle forze imperialiste oggi abbia guadagnato maggior forza.

In questo senso, il presidente ha lanciato l’allarme circa gli attacchi di cui il paese è stato vittima e ha invitato tutti i dirigenti ed i leader rivoluzionari a prestare la massima vigilanza contro tali attacchi.

«Il monito (di Fidel Castro) riguarda i pericoli insiti nella politica anti-russa, che ancora una volta comincia a prendere piede tra i paesi della NATO o degli Stati Uniti d’Europa attraverso le minacce alla Russia, e quando la Russia si difende viene accusata di adottare una politica aggressiva nei confronti dell’Occidente», ha sottolineato il presidente venezuelano.

Maduro ha denunciato il tentativo di accerchiamento che stanno cercando d’operare nei confronti del paese più grande del mondo, indicando al contempo che, nel tentativo di arrestare la Russia vi è anche l’intenzione di frenare lo spirito rivoluzionario che sta emergendo nei popoli.

«Stanno cercando di fermare l’aumento della forza del gruppo BRICS (…) Cerchiamo di essere attenti compagni dirigenti, leaders, a questi eventi nel mondo che stanno accelerando con l’emergere di nuove minacce terroristiche», ha spiegato il leader venezuelano.

Il presidente esige pace per la Federazione russa e per quei popoli nel mondo dove sono in atto episodi di guerra, di fronte ai quali ha espresso con forza il proprio ripudio e la propria condanna.

«La pace è ciò che vogliamo per il mondo, pace e rispetto per la Russia, la pace in Siria, il rispetto per i popoli» ha dichiarato in chiusura Maduro.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

(VIDEO) Venezuela: nasce l’Istituto di Amicizia e Solidarietà con i Popoli

di Ciro Brescia 

Il 25 agosto2014 il Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela ha comunicato la decisione di creare l’Istituto di Amicizia e Solidarietà con i Popoli del Mondo, la cui direzione sarà sotto la responsabilità del deputato Freddy Alirio Bernal Rosales. 
 
La finalità di questo organismo sarà centrata nella coordinazione della solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana che si esprime nel mondo, con il processo di integrazione e indipendenza latinoamericana, nonché con la solidarietà del Venezuela con il mondo e le sue grandi cause, a partire dalla solidarietà con il Popolo della Palestina, per il riconoscimento del suo diritto di popolo sovrano sulla propria terra.

Non possiamo che salutare con piacere e soddisfazione questa scelta del Presidente Maduro e del Governo bolivariano del Venezuela, essendo l’Amicizia e la Solidarietà dei Popoli la ragione fondante di questo blog, ALBAinformazione – per l’amicizia e la solidarietà tra i popoli.    

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Il socialismo non si è spostato nel limbo

di Leonardo Boff

da servicioskoinonia.org

La nostra generazione ha visto crollare i muri apparentemente indistruttibili: il muro di Berlino nel 1989 e il muro di Wall Street nel 2008. Con il muro di Berlino è crollato il socialismo reale, all’insegna dello statalismo, l’autoritarismo e la violazione dei diritti umani. Con il muro di Wall Street è stato delegittimato il neoliberismo come ideologia politica e il capitalismo come modo di produzione, con la sua arroganza, la sua accumulazione illimitata (greed is good = l’avarizia è buona), pagando il caro prezzo della devastazione della natura e dello sfruttamento delle persone.

Questi modelli si presentavano come due visioni del futuro e due forme per abitare il pianeta, in questo momento incapaci di offrirci speranza e di riorganizzare una convivenza planetaria nella quale possano starci tutti e che assicuri le basi naturali che conservano la vita, ormai in avanzato stato di erosione.

In questo contesto risorgono, sia le proposte sconfitte in passato ma che ora possono avere la possibilità di realizzazione (Boaventura de Souza Santos), tali come la democrazia comunitaria e il “buon vivere” delle popolazioni delle Ande, sia quelle del socialismo delle origini, pensato come una forma avanzata di democrazia.

Personalmente sento un profondo rifiuto per il capitalismo realmente esistente (la società di mercato), perché esso è così nefasto che se si continua con i ritmi della sua logica devastatrice può distruggere la vita umana sul nostro pianeta. Attualmente esso funziona per una piccola minoranza: 737 gruppi economico-finanziari controllano l’80% delle corporazioni transnazionali e, al loro interno, 147 gruppi controllano il 40% dell’economia mondiale (secondo le statistiche del famoso Istituto Tecnologico Svizzero), o gli 85 più ricchi del mondo accumulano l’equivalente di quello che ricavano 3.057 milioni di poveri del mondo (Rapporto di Oxfam Intermón, 2014). Una siffatta perversione non può dare nulla all’umanità se non crescente depauperazione, fame cronica, atroci sofferenze, morti premature e, in ultima ipotesi, l’armagedon della specie umana.

Il socialismo che è stato adottato in Brasile da alcuni partiti, in particolare il PSB del compianto Eduardo Campos, possiede alcune opportunità. Sappiamo che la sua origine è tra gli attivisti cristiani, critici degli eccessi del capitalismo selvaggio, come Saint-Simon, Proudhon e Fourier, i quali si sono ispirati ai valori del Vangelo e in ciò che fu definita come «La Grande Esperienza», ovvero i 150 anni della repubblica comunista cristiana dei guaranì (1610-1768). L’economia era di tipo collettivistico e aveva come priorità le necessità presenti e future della comunità, invece le eccedenze si commercializzavano.

Un gesuita svizzero, Clovis Lugon (1907-1991) espose in modo appassionato questa esperienza nel suo famoso libro: La repubblica guaranì: i gesuiti al potere (Ed. Paz e Terra, 1968). Un procuratore della repubblica, il brasiliano Luiz Francisco Fernandez de Souza (1962) scrisse un libro di mille pagine: Il socialismo, un’utopia cristiana. Personalmente egli segue gli ideali di cui si fa portavoce: ha fatto voto di povertà, si veste in modo semplice e si sposta al lavoro con un vecchio “maggiolino” Volkswagen”.

I fondatori del socialismo (Marx pretese dare al socialismo un valore scientifico contro quello degli altri teorici che definì utopisti) non hanno mai voluto capire il socialismo come semplice contrapposizione al capitalismo, bensì come la realizzazione degli ideali dichiarati dalla rivoluzione borghese: quello di libertà, dignità del cittadino, il diritto al libero sviluppo e alla partecipazione nell’edificazione della vita collettiva e democratica. Gramsci e Rosa Luxemburg vedevano il socialismo come la piena realizzazione della democrazia.

La domanda fondamentale di Marx (prescindendo dalla discutibile costruzione teorico-ideologica che aveva elaborato intorno all’argomento) era la seguente: perché la società borghese non riesce a raggiungere tutti gli ideali che proclama? Produce il contrario di quello che vuole. L’economia politica dovrebbe soddisfare i bisogni umani (mangiare, vestire, vivere, istruirsi, comunicare, ecc.), ma in realtà segue le necessità del mercato in gran parte indotte artificialmente con l’obiettivo del raggiungimento del massimo profitto.

Per Marx il mancato raggiungimento degli ideali della rivoluzione borghese non è frutto della cattiva volontà degli individui o dei gruppi sociali. Invece è l’inevitabile conseguenza del modo di produzione capitalista. Questo si basa sull’appropriazione privata dei mezzi di produzione (capitale, terre, tecnologia, ecc.) e nella subordinazione del lavoro agli interessi del capitale. Questa logica spezza la società in classi, con interessi antagonisti tra di loro, i quali si ripercuotono su tutto il resto: nella politica, nel diritto, nell’educazione, ecc.

Nel sistema capitalista gli individui tendono facilmente, lo vogliano o no, a diventare inumani e strutturalmente «egoisti», poiché ciascuno di loro sente l’impellente bisogno di badare ai propri interessi e solo in un secondo momento a quelli collettivi.

Quale è la via d’uscita pensata da Marx e dai suoi seguaci? Cambieremo modo di produzione. Al posto della proprietà privata, introdurremo la proprietà sociale. Ma attenti, avverte Marx, cambiare modo di produzione non è ancora la soluzione. Non garantisce la nascita della nuova società, può solo offrire agli individui possibilità di sviluppo, i quali non si porrebbero più come mezzi e oggetti ma obiettivi e soggetti solidari nella costruzione di un mondo con un vero volto umano. Perfino con queste condizioni preliminari la gente deve sentire il bisogno di vivere secondo i nuovi rapporti, perché altrimenti la nuova società non sorgerà. E aggiunge: «la storia non fa nulla; è l’essere umano vivo e concreto quello che fa tutto…; la storia non è altro che l’attività degli esseri umani alla ricerca dei propri obiettivi».

La mia valutazione è la seguente: ci stiamo avviando verso una crisi ecologico-sociale di una tale magnitudine che, o accogliamo il socialismo o non sopravvivremo.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Vincenzo Paglione]

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