A Caracas tornano le “barricate bene”

‘Guarimberos’ a Caracas con i classici copricapi del Ku Klux Klan

Venezuela, 13set2014.- Tornano le proteste nei quartieri benestanti del paese, dopo l’appello dei leader politici di destra

di Geraldina Colotti

Ripren­dono le pro­te­ste in Vene­zuela. Nel fine set­ti­mana, gruppi di oppo­si­zione (pochi, secondo le imma­gini dif­fuse dalla stampa) hanno mani­fe­stato a Cara­cas, nel quar­tiere resi­den­ziale di Bello Monte, a Bar­qui­si­meto (nello stato Lara) e a San Cri­sto­bal, nel Tachira, alla fron­tiera con la Colom­bia. Secondo le Ong di oppo­si­zione, 20 per­sone sareb­bero in stato di fermo nella capi­tale e 21 a Barquisimeto.

“Nei pros­simi giorni, gruppi di oppo­si­tori, appro­fit­tando della ria­per­tura delle scuole, lunedì, cer­cano di riat­ti­vare le gua­rim­bas”, aveva avver­tito gio­vedì scorso il pre­si­dente dell’Assemblea, Dio­sdado Cabello, durante la sua tra­smis­sione tele­vi­siva set­ti­ma­nale. Le gua­rim­bas: ovvero le bar­ri­cate e i bloc­chi stra­dali, ini­ziate pro­prio nel Tachira e pro­se­guite in tutto il paese per oltre due mesi. “I gruppi fasci­sti ora cer­cano di orga­niz­zare azioni per la seces­sione”, ha detto ancora Cabello. Il 12 feb­braio, gli scon­tri davanti al Mini­ste­rio Publico hanno pro­vo­cato tre morti, che diven­te­ranno 43 col tra­scor­rere dei giorni (e oltre 800 i feriti). Le pro­te­ste, orga­niz­zate dai gruppi oltran­zi­sti nei quar­tieri bene­stanti della capi­tale e del paese, hanno rispo­sto a una cam­pa­gna lan­ciata da alcuni lea­der di estrema destra, decisi a far cadere con la forza il governo di Nico­las Maduro.

Anche oggi, gli obiet­tivi delle pro­te­ste indi­cano il campo che le guida: nel Tachira i mani­fe­stanti rifiu­tano la chiu­sura not­turna della fron­tiera con la Colom­bia, pro­lun­gata per altri tre mesi. Una misura per fer­mare il con­trab­bando di ali­menti e di com­bu­sti­bile, raz­ziato nei negozi a prezzo cal­mie­rato e riven­duto con ricavi stra­to­sfe­rici oltre­fron­tiera o al mer­cato nero vene­zue­lano. Un salasso che pro­voca la cro­nica carenza di pro­dotti nei super­mer­cati. E dà fuoco alle trombe della destra sull’inefficienza del “socia­li­smo boli­va­riano”, un’economia mista con­trol­lata dallo stato in cui si è deciso di desti­nare buona parte dei pro­venti del petro­lio per garan­tire il benes­sere anche alle classi popolari.

Per capire l’entità del danno, val­gono le cifre: dall’11 ago­sto a oggi, sono state seque­strate 1.168,29 ton­nel­late di ali­menti, 460.930 litri di com­bu­sti­bile, 434,17 ton­nel­late di mate­riale stra­te­gico e 205.519,28 litri di lubri­fi­canti indu­striali. A Cara­cas, gli oppo­si­tori pro­te­stano anche con­tro la tes­sera e i con­trolli bio­me­trici isti­tuiti dal governo per ridurre il feno­meno dell’accaparramento di pro­dotti desti­nati poi al mer­cato nero.

I mani­fe­stanti chie­dono anche la libertà del lea­der di Volun­tad Popu­lar, Leo­poldo Lopez, un uomo poli­tico dai tra­scorsi gol­pi­sti, in prima fila nei fatti vio­lenti pro­vo­cati dalle gua­rim­bas. Il suo pro­cesso è stato nuo­va­mente rin­viato al 22 set­tem­bre. Dal Cile alla Colom­bia, i depu­tati di estrema destra hanno chie­sto ai rispet­tivi par­la­menti la sua libe­ra­zione. E gli Stati uniti sono tor­nati ad accu­sare Maduro per le deten­zioni “ille­git­time”. Il governo vene­zue­lano ha rispo­sto rispe­dendo al mit­tente “le inge­renze inac­cet­ta­bili di un comu­ni­cato pieno di men­zo­gne”. Intanto, sono andati in car­cere Lorent Saleh e Gabriel Val­les, due noti lea­der di un gruppo nazi­sta, Javu, non­ché diri­genti della Ong Ope­ra­cion Liber­tad (Ol). Javu, finan­ziata dall’ex can­di­dato pre­si­den­ziale Hen­ri­que Salas Romer, insieme a Ol e al Movi­miento 13 ha diretto la parte più vio­lenta delle pro­te­ste di feb­braio e com­pare in tutte le inchie­ste con­tro l’eversione di estrema destra in Venezuela.

Fino a venerdì i due nazi­sti si tro­va­vano in Colom­bia, da cui sono stati espulsi per vio­la­zione alla legge sull’immigrazione. Eppure Val­les era iscritto alla Scuola supe­riore di guerra di Bogotà. Saleh era stato fer­mato in Colom­bia anche durante le ele­zioni pre­si­den­ziali, men­tre cer­cava di pro­vo­care scon­tri durante il comi­zio dell’attuale sena­tore di Alianza Verde, Anto­nio Navarro Wolf, ex guer­ri­gliero dell’M19. Un “viag­gio di stu­dio” con tanto di armi e divise in dota­zione all’esercito colom­biano, come dimo­strano le foto pub­bli­cate dal gior­nale colom­biano El Tiempo.

Intanto, con­ti­nua la pole­mica tra Maduro e Ricardo Hau­smann, mini­stro della Pia­ni­fi­ca­zione negli anni ’90, ora a Miami. Un suo arti­colo che pre­an­nun­ciava il default del Vene­zuela, ha pro­vo­cato un pic­colo ter­re­moto finan­zia­rio ai danni di Cara­cas. “Paghe­remo il debito estero fino all’ultimo cen­te­simo”, ha ribat­tuto Maduro denun­ciando un altro capi­tolo della guerra eco­no­mica con­tro il suo governo.

“Dob­biamo svi­lup­pare le forze pro­dut­tive”, ha dichia­rato il pre­si­dente dopo l’ultimo rim­pa­sto mini­ste­riale, desti­nando 76,19 milioni di dol­lari alle imprese “che deci­dano di aggre­garsi alla nuova offen­siva eco­no­mica”. E ieri, dopo aver annun­ciato nuove misure in favore del primo impiego, ha detto che il 50% dei depu­tati in par­la­mento dovrebbe essere for­mato da gio­vani al di sotto dei trent’anni. Intanto, un secondo carico con 50 ton­nel­late di aiuti uma­ni­tari è par­tito per l’Egitto, diretto a Gaza.

Lettera del MST alle candidate e candidati alla Presidenza e ai governi statali

Sem terra

Lottiamo ed esigiamo una politica efficace, strutturale e di massa di Riforma Agraria Popolare, indispensabile per la permanenza delle famiglie nel campo, con produzione e distribuzione delle ricchezze.

02set2014

dalla Direzione Nazionale del MST

I periodi elettorali devono essere momenti di dibattito sulle grandi questioni strutturali della società brasiliana, in cui si analizzino la natura dei nostri problemi e le soluzioni necessarie. Purtroppo, a ogni nuova occasione, il potere del capitale sequestra la politica e le istituzioni pubbliche, impedendo le trasformazioni politiche ed economiche, che interessano al popolo brasiliano.

Da 30 anni, l’MST contribuisce alla democratizzazione della terra, attraverso la lotta per la Riforma Agraria. Nel febbraio 2014, abbiamo realizzato il nostro VI Congresso, con l’approvazione del nostro Programma Agrario in difesa della Riforma Agraria Popolare. Lottiamo per i cambiamenti nella relazione con i beni della natura, nella produzione di alimenti e nelle relazioni sociali nel cam­po. Vogliamo contribuire in maniera permanente alla costruzione di una società giusta, egualitaria e democratica.

La terra ha bisogno di essere democratizzata e compiere la sua funzione sociale. Il campo deve essere uno spazio di buona qualità di vita, dove le persone vedano i loro diritti rispettati, con la garanzia di condizioni degne di vita. Lottiamo ed esigiamo una politica, efficace, strutturale e di massa, di Riforma Agraria Popolare, indispensabile per la permanenza delle famiglie nel campo, con la produzione e distribuzione delle ricchezze.

 

Riforma agraria

Esigiamo l’attualizzazione immediata degli indici di produttività previsti dalla legislazione brasiliana, rendendo possibile l’accesso alla terra a migliaia di famiglie. Abbiamo bisogno dell’elaborazione e dell’esecuzione di un nuovo Piano Nazionale di Riforma Agraria – PNRA, con mete di insediamento di famiglie, in base all’individuazione di priorità per regioni. È necessaria la messa a disposizione delle terre confiscate dall’Unione e l’espropriazione dei latifondi in tutti gli stati. Inoltre, le terre recuperate invase dai fazendeiros e principalmente, dal capitale bancario e dalle imprese transnazionali dell’agro-negozio, devono essere espropriate per gli obiettivi della Riforma Agraria. Lo stesso deve accadere con le fazendas indebitate con le banche pubbliche e gli organi del governo, con le aree dove viene individuato lo sfruttamento del lavoro schiavo e con quelle che non compiono la loro funzione sociale.

Chiediamo l’insediamento immediato delle più di 120 mila famiglie che stanno vivendo in condizioni precarie in centinaia di accampamenti in tutto il paese. È necessario destinare alla Riforma Agraria le terre dei progetti di irrigazione e quelle intorno ai canali di trasporto delle acque. Per questo, si rende necessario il rafforzamento, la riorganizzazione e la qualificazione dell’INCRA, come organo responsabile della Riforma Agraria e che garantisca le condizioni per implementarla.

Ci uniamo alle lotte e alle rivendicazioni, insieme alle altre forze sociali del campo, per l’immediata demarcazione e legalizzazione di tutte le aree indigene, dei quilombos e quelle in possesso dei fiumaroli, pescatori e comunità tradizionali, come stabilisce la Costituzione Federale del 1988.

La non realizzazione della Riforma Agraria aggrava i conflitti sociali nel campo. Invochiamo la giustizia e la punizione dei mandanti e assassini dei lavoratori e lavoratrici del campo.

 

MSTAgro-ecologia

L’agricoltura brasiliana deve priorizzare la produzione di alimenti sani, come un diritto umano e come principio di Sovranità Alimentare. Gli alimenti non possono essere merce, fonte di sfruttamento, lucro e speculazione. Per questo, esigiamo politiche pubbliche che garantiscano le condizioni per la produzione agro-ecologica, senza agro-tossici, con qualità, diversità e prezzo economico per tutta la popolazione brasiliana. I governi, federale e statali, devono incentivare e garantire la produzione, la selezione e l’immagazzinamento di semi da parte degli stessi contadini, combattendo così i semi transgenici e la dipendenza politica ed economica dalle imprese transnazionali che monopolizzano la loro produzione e commercializzazione. Siamo contro le leggi dei brevetti e la privatizzazione dei nostri semi.

È indispensabile, per lo sviluppo sociale ed economico del campo, riprendere, ampliare e garantire gli strumenti di compra-vendita di tutti gli alimenti prodotti dall’agricoltura contadina, per finanziare  scuole, sistema di salute, sicurezza e università, sull’esempio del Programma di Acquisizione di Alimenti – il PAA e Programma Nazionale di Alimentazione Scolastica – il PNAE.

L’educazione è un diritto fondamentale di tutte le persone e deve essere soddisfatto nello stesso luogo dove vivono, rispettando l’insieme delle loro necessità umane, culturali e sociali. Abbiamo bisogno che tutte le aree di insediamento e accampamenti abbiano la loro propria scuola, con condizioni necessarie al loro funzionamento. Non accettiamo la chiusura di nessuna scuola del campo ed esigiamo l’implementazione di un programma di sradicamento di massa dell’analfabetismo. Lottiamo per la difesa, l’universalizzazione, l’ampliamento delle risorse e l’accesso effettivo al Programma Nazionale di Educazione nella Riforma Agraria – il PRONERA, garantendo che giovani e adulti, che vivono nel campo, possano avanzare nella scolarizzazione.

 

Campo

L’insediamento è il nostro territorio di lotta, di produzione e di riproduzione e la garanzia della nostra vita, il luogo di difesa e costruzione di un modello di agricoltura, con la produzione di alimenti sani e l’accesso ai beni sociali e culturali. Per questo, è necessario assicurare condizioni degne di vita alle popolazioni contadine e urbane, producendo una nuova socialità.

Esigiamo politiche di protezione dei beni naturali, delle acque e delle sorgenti, assicurando che tutte le famiglie contadine abbiano accesso all’acqua potabile e di qualità, con requisiti basilari. Ripudiamo il processo di privatizzazione dell’acqua.

Lottiamo per l’implementazione di un programma di stanziamento popolare nel campo, che ne garantisca l’accesso in maniera rapida e sburocratizzata, eliminando il deficit attuale di più di 1 milione di case per la popolazione contadina.

Rivendichiamo l’ampliamento e l’esecuzione di un programma di agro-industrie nelle aree della Riforma Agraria, a partire dalle cooperative di lavoratori e lavoratrici, in maniera  sburocratizzata.  Bisogna assicurare lo sviluppo di tecnologie appropriate alla realtà delle comunità contadine, con lo sviluppo di programmi di macchine e attrezzature agricole.

È urgente la riorganizzazione e rafforzamento del sistema pubblico di Assistenza Tecnica ed Estensione Rurale, convertito e subordinato alle necessità e agli obiettivi dei contadini e delle contadine. A ciò deve essere aggiunto un programma di credito rurale che contribuisca alla strutturazione dell’insieme di tutte le unità e i sistemi produttivi, stimolando e rafforzando il cooperativismo, la commercializzazione e l’industrializzazione della produzione. Esigiamo la garanzia e l’ampliamento dei diritti lavorativi e previdenziali per i lavoratori e lavoratrici del campo e i salariati rurali.

È necessario l’impegno di tutti e di tutte per la realizzazione di un’ampia riforma politica, che democratizzi le istituzioni e renda possibile per il popolo il diritto di scegliere i propri rappresentanti.  E per questo esigiamo la convocazione di un’Assemblea Costituente sovrana ed esclusiva, nel 2015.

Sono queste alcune delle trasformazioni urgenti e necessarie, volte a migliorare le condizioni di vita e di reddito nel campo, che tutti i governanti eletti dovrebbero implementare. Riaffermiamo la nostra disposizione a lottare, in maniera permanente, a difesa e per la costruzione della Riforma Agraria Popolare e di una società socialista.

 

[Trad. dal portoghese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

 

Marina Silva: la candidata della Monarchia Britannica a Presidente del Brasile

da movisol.org

12 settembre 2014 (MoviSol) – I recenti sondaggi elettorali in Brasile indicano che Marina Silva, candidata presidenziale del Partito Socialista, potrebbe arrivare prima o seconda nella corsa a tre per la Presidenza il 5 ottobre, e che potrebbe vincere al ballottaggio, mandando a casa l’attuale Presidente Dilma Rousseff. Silva era la candidata alla vicepresidenza di Eduardo Campos, ucciso in un tragico ed inspiegabile incidente aereo il mese scorso.

Se vincesse la Silva, sarebbe la fine della partecipazione del Brasile al gruppo dei BRICS. Fanatica ambientalista ed ex ministro dell’Ambiente, Silva fu scelta anni fa dalla Monarchia britannica come la propria candidata. Nell’ottobre 2008 il principe Filippo d’Edimburgo in persona le conferì un’onorificenza per aver regalato enormi parti del territorio dell’Amazzonia brasiliana al WWF ed altri interessi privati. Quando il governo britannico ha invitato Silva ad essere uno dei portatori della torcia olimpica alle Olimpiadi di Londra del 2012, il ministro brasiliano dello Sport Aldo Rebelo si è limitato a rispondere: “Marina ha sempre avuto ottimi rapporti con i reali e con l’aristocrazia europea”.

La base di appoggio della Silva, a parte i protestanti evangelici conservatori come lei, sono i miliardari brasiliani. Alle elezioni presidenziali del 2010, quando si candidò col Partito Verde, ottenne il 19% dei voti in un ticket con il miliardario Guilherme Leal. Dopo di che, fu passata alla miliardaria Maria Alice (“Neca”) Setubal, che contribuì alla creazione del partito “Rete di sostenibilità” la cui piattaforma l’ha lanciata per le elezioni del 2014. In qualità di erede della famiglia che possiede il Banco Itau, la principale banca privata in Brasile, “Neca” ora coordina la campagna della Silva. Gli investitori non devono aver paura, ha dichiarato alla stampa Neca, in quanto la Silva “si sta circondando di persone che comprendono i mercati ed è decisa ad ottenere la fiducia dell’establishment finanziario”.

La piattaforma elettorale della Silva promette di:

  • Far uscire il Brasile dalla dinamica dei BRICS e stipulare accordi di libero scambio con gli Stati Uniti e l’Unione Europea.
  • Tornare all’economia dei mercati finanziari – anche se fallita – all’insegna di disciplina fiscale, lotta all’inflazione, tassi di cambio fluttuanti ed una stretta autonomia della Banca Centrale; mettendo fine alla protezione dell’industria nazionale ed affidandosi a partnership private per costruire le infrastrutture.
  • Promuovere l’agricoltura a bassa emissione di carbonio, la riduzione del consumo di combustibili fossili, le energie rinnovabili, e niente energia nucleare.

La Russia fornirà armi a Iraq e Siria nella lotta all’Isis

da al manar

La Russia annuncia di voler offrire il suo “contributo” all’impegno militare internazionale contro l’Isis-Daesh. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov.

«Abbiamo qualcosa per contribuire allo sforzo comune, ma lo faremo con un obiettivo più ampio: La preparazione di un’ analisi approfondita di questa situazione», ha spiegato Lavrov, venerdì scorso, all’agenzia di stampa russa Itar-Tass, a margine di una conferenza internazionale sulla lotta contro l’Isis a Parigi.

«Questo “contributo” si basa sul sostegno al governo iracheno per garantire che sia in grado di combattere i terroristi e per la sicurezza dello Stato», ha sottolineato il capo della diplomazia russa.

Mosca aveva già annunciato, nel mese di luglio, l’inizio della consegna di elicotteri d’attacco e aerei da combattimento in Iraq.

«Allo stesso modo, forniamo aiuti militari, tra gli altri, alla Siria, che affronta in misura minore, una grave minaccia terroristica», ha ricordato Lavrov.

La Russia, quindi, ha ribadito il ministro russo, «è pronta a partecipare allo sviluppo di misure più generali per la lotta contro il terrorismo».

Inoltre, ha avvertito che gli attacchi americani contro le postazioni dell’Isis in Siria, decise senza l’approvazione delle Nazioni Unite, sarebbero una “grave violazione del diritto internazionale”.

La Siria, intanto, continuerà ad avere tutte le armi di cui ha bisogno dalla Russia.

Questa affermazione è stata riportata da una delegazione del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, nel corso di una recente visita a Mosca.

La delegazione del FPLP era rappresentata da un membro del suo ufficio politico, Maher al-Taher, che ha incontrato il vice-ministro degli Esteri russo Mikhail Bogdanov.

«I russi forniscono all’esercito siriano tutto quello di cui ha bisogno in  attrezzature e equipaggiamento militare e continuerà a farlo», ha assicurato Bogdanov.

Il funzionario russo ha espresso dubbi sulle reali intenzioni della coalizione internazionale contro il  Daesh, che potrebbero superare la lotta alla milizia takfirista per un’ulteriore ingerenza in Iraq e Siria.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

(VIDEO) Verso il 10° Anniversario dell’ALBA-TCP

di Ciro Brescia

Il 4 dicembre 2004 sotto la direzione dei Comandanti Fidel Castro e Hugo Chávez, nasceva a La Habana – Cuba, la proposta di una alternativa all’ALCA (l’Alleanza per il libero commercio delle Americhe proposta dagli USA). 

Fanno oggi parte a pieno titolo dell’ALBA-TCP (Alleanza Bolivariana delle Americhe – Trattato di Commercio dei Popoli) Antigua y Barbuda, Bolivia, Cuba, Dominica, Ecuador, Nicaragua, Santa Lucia, San Vicente y Las Granadinas e la Repubblica Bolivariana del Venezuela. 

L’obiettivo strategico dichiarato dell’ALBA è avanzare verso un sistema geopolitico multi-polare e pluri-centrico attraverso la costruzione dell’integrazione latinoamericana adottando decisioni consensuali, la lotta contro le ingerenze e la guerra, la difesa della sovranità nuestramericana, condanna delle azioni coercitive e difesa dei diritti della Madre Terra.

L’ALBA-TCP sostiene il sistema delle missioni sociali umanitarie, come la Missione “Milagro”, che ha curato in maniera totalmente gratuita, fino ad oggi, le malattie degli occhi di circa 3 milioni e mezzo di latinoamericani.

I programmi dell’ALBA si occupano di seguire i diversamente abili prestando servizio ad oltre 1 milione e 200mila uomini e donne, e censendo 3 milioni e 800mila abitazioni. Sono state consegnate 864mila protesi realizzando oltre due milioni di visite.

L’ospedale cardiologico infantile latinoamericano dr. Gilberto Rodriguez Ochoa, si occpua di pazienti tra 0 e 18 anni con problemi cardiaci e ha realizzato circa 8mila interventi chirurgici. l’ALBA-TCP, ha istituito l’ALBAMED, con l’obiettivo di realizzare un sistema unico di registro, regolazione e permesso di distribuzione dei medicamenti nei paesi dell’Alleanza.    

I programmi di alfabetizzazione e post-alfabetizzazione, puntano allo sradicamento dell’analfabetismo e a favorire l’inclusione e sociale e lo sviluppo umano integrale. Oltre 3 milioni e 800 mila persone hanno superato il programma di alfabetizzazione. 1 milione e 174mila hanno completato gli studi di educazione di base. Ad oggi, Antigua y Barbuda, Bolivia, Cuba, Nicaragua e Venezuela solo stati dichiarati dagli organismi dell’ONU territori liberi dall’analfabetismo.

La scuola latinoamericana di medicina “Salvador Allende” (ELAM) di Cuba e Venezuela, si occupa di formare medici comunitari con alta formazione scientifica, tecnica etica ed umanistica, con profonda vocazione sociale. 

Il programma ALBA Culturale lavora per la promozione di diversi beni e servizi a favore della cultura latinoamericana e caraibica.

Per il premio di narrativa ALBA hanno partecipato oltre 100 opere di 18 paesi durante 5 edizioni. 

Al premio ALBA Cine hanno partecipato 20 film in 6 edizioni.

Il premio ALBA per le arti e la letteratura è stato conferito, tra gli altri, ad artisti e letterati del calibro di Mario Benedetti, Eduardo Galeano, Frei Betto, Luis Britto García, Silvio Rodríguez, Oscar Niemeyer ed Alicia Alonso.

Nel Museo virtuale dell’Americalatina e dei Caraibi sono registrate più di 85mila opere.

La pratica dello sport ha coinvolto nei giochi dell’ALBA circa 10mila e 500 atleti durante 4 edizioni.

La Soberania Comunicacional coinvolge progetti come TeleSUR, la Radio del SUR e ALBATV con l’obiettivo di riflettere le realtà dei paesi e le caratteristiche dei popoli.

Il Banco dell’ALBA, fondato nel 2008 a Caracas si pone l’obiettivo di finanziare l’integrazione produttiva dei popoli nuestramericani, senza condizionamenti. Per sostituire il dollaro come moneta di scambio internazionale, è stato istituito il SUCRE, come moneta virtuale.

Moltissimi altri sono i programmi sociali istituiti e seguiti dall’ALBA, come quelli agricoli, di aiuto ad Haiti, per spingere alla organizzazione dei movimenti sociali dell’Americalatina, e non solo, così come nell’ambito energetico.

Anche per noi, popoli europei, guardare all’ALBA, conoscerla, solidarizzare con quest’alleanza, con questa esperienza, così come emularne gli aspetti più interessanti per i nostri bisogni e necessità, deve essere un dovere, ogni giorno sempre più improcrastinabile.  

___

 

Il Venezuela e la sovranità alimentare

da granma.cu

9set2014 – Il vice presidente alla Sicurezza e la Sovranità Alimentare, Yvan Gil, ha sottolineato che circa il 50% dei prodotti alimentari in commercio in Venezuela sono produzioni nazionali e coprono gran parte della domanda.

Negli ultimi anni, è cresciuto il consumo alimentare pro capite nel paese e fino al 2019, il Governo opererà per sconfiggere la povertà estrema. Questo provocherà una aumento della domanda e dobbiamo essere preparati ad affrontarla, ha precisato alla Venezolana de Television.

«Anche se lo Stato ha ottenuto una maggior partecipazione, la produzione e la distribuzione dei prodotti alimentari è soprattutto nelle mani dei privati che devono garantire il rifornimento dei prodotti. Uno dei compiti principali è il coordinamento per far sì che l’alimentazione divenga un motore di produzione, perché tutto quello che viene raccolto e prodotto nel paese, sia venduto senza problemi nel mercato», ha considerato Gil.

«Il Venezuela ha raggiunto un livello d’alimentazione simile a quello dei paesi sviluppati ed ha macchine, tecnologia e crediti, ma affronta aggressioni economiche che attentano alla sua sovranità nel settore. Circa il 30% – 40% di ciò che viene prodotto va al di là del confine, contrabbandato: a causa di questa situazione, l’esecutivo ha stabilito la chiusura del transito tra il Venezuela e la Colombia durante la notte, e valuterà la continuità di questa misura. L’impatto di azioni come queste si percepisce nella ripresa dei livelli d’alimentazione», ha sottolineato il vice presidente alla Sicurezza e la Sovranità Alimentare.

[Radio Reloj/Traduzione GM – Granma Int.]

Tredici ragioni per rieleggere Dilma

no-planato-o-presidente-luiz-inacio-lula-da-silva-pt-emplacou-em-2010-o-nome-de-sua-ex-ministra-de-minas-e-energia-e-da-casa-civil-dilma-rousseff-para-ocupar-o-mais-alto-cargo-executico-do-1347567856804_615x300di Frei Betto* – Telesur

Voterò a favore dell’integrazione latinoamericana e caraibica; del supporto solidale ai governi di Cuba, Venezuela, Bolivia, Ecuador e Uruguay; per l’autonomia della Celac e del Mercosur

1 – Nonostante i mali e le contraddizioni che affliggono il PT e l’attuale governo, voterò Dilma per dare seguito alle politiche sociali che durante gli ultimi 12 anni, hanno ridotto la povertà di 36 milioni di brasiliani.

2 – Voterò perché il Brasile continui a essere indipendente e sovrano, libero dalle interferenze di Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, nonché dai dettami dell’Unione Europea e dalle azioni ostili degli Stati Uniti imperialisti.

3 – Voterò a favore dell’integrazione latinoamericana e caraibica; del supporto solidale ai governi di Cuba, Venezuela, Bolivia, Ecuador e Uruguay; per l’autonomia della Celac e del Mercosur.

4 – Voterò per l’adesione al diritto costituzionale in materia di sciopero e manifestazioni pubbliche, senza la criminalizzazione dei movimenti sociali e dei loro leader.

5 – Voterò a favore della Politica Nazionale di Partecipazione Sociale; per il mantenimento delle aliquote nelle università; per Enem, Pronatec e ProUni; e per l’aumento della percentuale di PIL investita nell’educazione.

6 – Voterò per il ‘Programa Más médicos’ che, grazie alla sua azione preventiva, ha reso possibile diminuire il tasso di mortalità infantile al 15,7 per 1000 nati vivi.

7 – Voterò per la concessione del credito e per l’aumento del salario minimo annuale, al fine di incrementare il potere d’acquisto delle famiglie brasiliane.

8 – Voterò affinché il lavoro in schiavitù nelle aziende agricole sia severamente punito e tali proprietà confiscate, voterò a favore della riforma agraria.

9 – Voterò affinché la Policía Federal continui a essere partigiana, a effettuare arresti anche di membri del governo, continui a lottare contro il traffico di droga, il contrabbando e la nefasta attività dei cambiavalute.

10 – Voterò a favore del mantenimento sotto controllo dell’inflazione e perché, in Brasile, l’Indice di Sviluppo Umano (HDI) sia considerato più importante del PIL (prodotto interno lordo). Anche se il nostro PIL cresce poco, il nostro HDI è il secondo al mondo dopo quello degli Stati Uniti, tenendo conto della dimensione della popolazione.

11 – Voterò perché la nostra diplomaziona continui a essere indipendente, alleata delle buone cause senza alcuna riverenza verso gli Stati Uniti, e perché continui a non avallare il terrorismo bellico degli Stati Uniti che diffonde lacrime e sofferenze in molte regioni del pianeta.

12 – Voterò per il mantenimento della ‘Zona Cero’ in internet, senza l’interferenza dei giganti delle telecomunicazioni, interessati a mercificare le reti sociali e mantenere il controllo della comunicazione digitale.

13 – Voterò, infine, per un Brasile migliore, anche se il governo attuale è contraddittorio e incapace di promuovere le riforme strutturali e punire i responsabili dei crimini della dittatura militare. Tuttavia, temo il riflusso e, in questo frangente, non cambio il noto per l’ignoto.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

* al secolo Carlos Alberto Libânio Christo è un teologo, scrittore e politico brasiliano

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