Il PD di Renzi disprezza i sindacati e promuove soluzioni neo-liberiste

landinidi Achille Lollo*

da Roma, per il Correio da Cidadania.- Dopo la paura che il referendum separatista scozzese ha provocato nel governo conservatore della Gran Bretagna, la relativa “pace sociale” è stata interrotta dagli scioperi dei funzionari pubblici – soprattutto il personale dell’educazione e della salute –, che, in maniera unitaria, ha manifestato nella capitale Londra e in tutto il paese, per esigere la fine delle misure di austerità. Misure che, dal 2008, hanno congelato i loro salari, oltre a imporre individualmente una riduzione di circa 2.500 euro per anni (circa 7.500 reais). In pratica, nonostante il buon andamento dell’economia, il livello di vita delle famiglie britanniche, dove solamente il padre o la madre sono impiegati, si è abbassato considerevolmente negli ultimi sei anni. Un fattore che spiega il crescente abbandono, da parte dei giovani, delle scuole secondarie, per cercare un lavoro e la disoccupazione, che colpisce sempre più le fasce sociali giovanili.

Le manifestazioni che hanno paralizzato tutte le grandi città della Gran Bretagna, da Belfast fino a Glasgow, passando per Manchester e Londra, in realtà hanno scosso il governo conservatore di Nick Cameron, tuttavia non al punto di determinare cambiamenti concreti nell’agenda istituzionale dei ministri di Down Street.

Gli impegni assunti con la Triade (FMI, Banco Mondiale e BCE) e a livello di Unione Europea con Angela Merkel, come anche la dipendenza dalla costante valorizzazione del dollaro statunitense, devono mantenere la Gran Bretagna, la Francia e gli altri paesi dell’Unione Europea fedeli alle regole dettate dal mercato.

Un contesto, dove la crisi economica e sociale – escludendo, ovviamente, la Germania, che, oltre a essere padrona dei debiti sovrani degli altri stati, è anche chi definisce la politica economica dell’Unione Europea -, in realtà, ha raggiunto livelli allarmanti, tanto che, nei 28 paesi dell’Unione Europea, si contano 126 milioni di poveri e 43 milioni di indigenti (dati elaborati nel corso della campagna “Miseria Ladra”). Anche così, i governi europei rimangono impassibili e perfino disinteressati ad ascoltare le rivendicazioni degli strati popolari colpiti dalle misure recessive del cosiddetto Fiscal  Compact.

Anche nella prospera Germania ci sono stati molti scioperi, che non hanno modificato in nulla la politica del governo. Praticamente, le regioni di Lipsia, Halle, Hamburgo, Hannover, Berlino, Monaco e Frankfurt sono rimaste paralizzate durante una settimana, a partire dal giorno 20, a causa dello sciopero dei conduttori di treni, il cui leader, Claus Weselsky, oltre a rivendicare l’aumento salariale del 4,5%, aspirava a riaprire il dibattito sulle negoziazioni che i governi di Angela Merkel e la potente HDE (la Fiesp tedesca) hanno realizzato nel passato, ingabbiando i sindacati e tutti i movimenti di lotta.

Il sindacato dei conduttori di treni (GdL) è riuscito a ottenere un aumento salariale dello 0,25%, come risultato dell’intermediazione della direzione del partito social-democratico (SPD), che adesso in Germania è considerato il “pompiere sociale” della coalizione capeggiata da Angela Merkel. Praticamente, prima che il sindacato GdL iniziasse le negoziazioni con la dirigenza dello HDE, i pezzi grossi della SPD contattavano le TV e i principali giornali, per vantarsi di essere riusciti a ristabilire la “pace sociale”. In questo clima di perfetta manipolazione dell’opinione pubblica tedesca, non poteva mancare la potente confederazione sindacale DGB (Deutscher Gewerkschaftsbund), che, dopo aver irretito il leader della GdL, Claus Weselsky, con promesse formali (che, in realtà, non saranno mai realizzate), tornava ad appoggiare la politica economica del governo.

 

Contro il lavoro con il Job Act

Se in Germania e in Gran Bretagna l’argomento centrale delle lotte dei lavoratori è il recupero delle perdite salariali sofferte, in Italia ciò che è in gioco è la stessa occupazione, dal momento che la disoccupazione, attualmente, interessa il 12,3%  della forza di lavoro attiva. In pratica, secondo l’ ISTAT (Sistema Statistico Nazionale), dal 2008 al 2014 la disoccupazione degli Under-35 (i giovani tra i 25 e i 34 anni) è passata da 5.129.000 a 7.236.000. Il che, praticamente, significa che, negli ultimi sei anni, la disoccupazione degli Under-35 italiani è aumentata dal 39,2% al 51,2%, con più di 2.107.000 giovani che sono rimasti in strada e senza nessuna prospettiva di lavoro.

Per questo, nelle principali città industriali d’Italia, gli operai, i lavoratori precari, i disoccupati e gli studenti (che saranno i disoccupati del prossimo futuro) hanno cominciato ad esigere dalle addormentate confederazioni sindacali (CGIL, UIL e CISL) una risposta ferma. Come sempre, la CISL ha preso le distanze dai lavoratori, assumendo una posizione opportunisticamente associata al progetto neo-liberista del governo di Matteo Renzi, che, il giorno 15 ottobre, ha lanciato la nuova Legge del Lavoro Job Act.

La direzione della UIL, in conseguenza della sua tradizione progressista, per la paura di rimanere seriamente contestata dalla base, ha deciso di appoggiare la protesta della CGIL del giorno 25 ottobre contro le misure recessive del governo, mantenendo, tuttavia, una porta aperta per “rinegoziare con il governo un eventuale miglioramento del Job Act”.

Da parte sua, la dirigenza della CGIL e la propria segretaria generale della Confederazione, Susanna Camusso, hanno deciso di giocarsi tutto il proprio peso politico nella manifestazione del giorno 25 ottobre, a Roma, nella speranza di convincere il primo ministro, Matteo Renzi, e, soprattutto, la maggioranza dei deputati del PD, che appoggiano il governo, a ritirare il decreto-legge sull’abolizione dell’Art. 18 dello Statuto dei Lavoratori.

Un decreto-legge che – nel permettere alle imprese italiane di licenziare con la massima libertà – finalmente accontenta i commissari della Commissione dell’Unione Europea e della Confindustria (la FIESP italiana), che dal 1996 pretendevano dai governi italiani la modifica della legislazione del lavoro.

Giova ricordare che Silvio Berlusconi, durante i 15 anni nei quali ha guidato governi di destra e di centro-destra, ha sempre inteso imporre l’abolizione dell’Art. 18, ma non ci è mai riuscito. L’ultima volta che ci ha provato, il 23 marzo 2002, la CGIL ha risposto con uno sciopero generale nazionale, occupando il centro della città di Roma con circa tre milioni di lavoratori. Una manifestazione che ha obbligato Berlusconi non solo a ritirare la proposta di legge, ma a rassegnare le proprie dimissioni.

In pratica, quando Berlusconi adesso tenta di spiegare per quale motivo appoggia e sostiene il governo di Matteo Renzi, non esita a dire “… il nostro appoggio al governo Renzi è perché lui possa fare quelle riforme che i sindacati e la sinistra comunista non ci hanno mai permesso di fare. Inoltre, questa è una forma per evitare che la CGIL realizzi lo stesso colpo di Stato che i comunisti hanno realizzato nel 2002 contro il nostro governo!

La verità è che, dietro l’apparente gioco di parole del primo ministro Matteo Renzi, della vice-segretaria del PD, Debora Serracchiani, e del ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, c’è un formidabile e ben concentrato attacco politico e mediatico contro il mondo del lavoro e contro tutti quelli che difendono i lavoratori.

La Leopolda e il nuovo PD

Il confronto tra governo e mondo del lavoro è cominciato il giorno 24 ottobre, quando l’USB (Confederazione dei funzionari pubblici), a causa della storica relazione litigiosa che mantiene con la CGIL, ha proclamato una manifestazione nel centro di Roma che è stata un successo, oltre a realizzare uno sciopero di 4 ore dei trasporti pubblici (treni regionali, metro e bus di Roma). Da parte sua, i movimenti sociali sceglievano di realizzare a Roma, Milano, Torino, Bologna e Napoli manifestazioni nei quartieri di periferia per protestare contro la politica  economica del governo.

Poi, il giorno 25, la potente Confederazione Generale Italiana dei Lavoratori (CGIL) ha realizzato una manifestazione nazionale a Roma, dove la leader Susanna Camusso, di fronte a più di un milione di lavoratori, dava l’avviso al governo, promettendo uno sciopero nazionale generale nel caso in cui lo stesso continuasse a mantenere il pacchetto di leggi che praticamente smonta lo storico Statuto dei Lavoratori.

A questa manifestazione, hanno partecipato tutti i parlamentari del PD “contrari a Renzi” che, per la prima volta, hanno osato affrontare direttamente la nuova maggioranza del PD costruita da Matteo Renzi e logicamente omaggiata dai media e da vari settori dell’imprenditoria.

Per legittimare l’esistenza di due PD e, forse, per promuovere una scissione partitica, Matteo Renzi ha chiesto l’appoggio degli imprenditori, che hanno “offerto” due milioni di euro per realizzare, a Firenze, un incontro “interclassista” nel tradizionale locale denominato “Leopolda”, negli stessi giorni (24, 25 e 26) in cui la USB, la CGIL e i movimenti manifestavano contro l’austerità e la politica recessiva del governo.

È inutile dire che i media hanno acclamato e lodato l’incontro della Leopolda, che è stato realizzato con la presuntuosa etichetta di volere  “…dibattere le ragioni della crisi e individuare le possibili soluzioni affinché l’industria torni a crescere...”. Non bisogna essere uno scienziato politico per capire che la turma di Matteo Renzi ha organizzato l’incontro “Leopolda 2014”, in primo luogo, per squalificare la minoranza di sinistra del PD e, in secondo, per ridurre al silenzio tutti i difensori del mondo del lavoro, fossero parlamentari, giuristi, sindacalisti, intellettuali, giornalisti. Un’operazione politica molto rischiosa, dal momento che il 65% dei voti del PD sono di provenienza della classe lavoratrice.

In pratica, alla Leopolda il “guru” di turno non è stato un intellettuale di sinistra, bensì il banchiere Daniele Serra che, insieme ai rappresentanti dei piccoli e medi imprenditori, ha rappresentato il “nuovo amore” tra Matteo Renzi e il mercato, tanto che la Confindustria (la FIESP italiana), dopo la presentazione del pacchetto della legge “anti-lavoro” (Job Act), ha salutato il PD di Renzi come il nuovo Partito Nazionale. E come se si trattasse di una trama romanzesca, il primo ministro nonché segretario generale del PD, Matteo Renzi, nel suo ultimo intervento alla Leopolda, ha dichiarato: “…Praticamente, il futuro del PD va sempre più nella direzione di diventare il Partito della Nazione...”.

Un futuro difficile, dal momento che la manipolazione della storia del PD e delle sue radici politiche in mezzo alla classe operaia e ai lavoratori in generale sta per essere destrutturata da parte di questo nuovo PD di Matteo Renzi, che fa di tutto per seppellire una tradizione politica che rappresenta la storia della sinistra italiana. Infatti, dopo la manifestazione della CGIL, che ha portato a Roma un milione di lavoratori, la posizione di Renzi e del suo PD-Partito della Nazione è diventata ancora più dura con i sindacati, al punto di dichiarare pubblicamente “…Una manifestazione di piazza della CGIL non può, in nessuna maniera, modificare quello che noi, che siamo il governo, abbiamo deciso e che il Parlamento ha approvato. Pertanto, noi andiamo avanti...”.

A questo punto, Susanna Camusso, segretaria generale della CGIL, di fronte all’arroganza di Renzi e della maggioranza dei suoi ministri (che dovrebbero essere compagni dello stesso partito!), nell’intervista rilasciata al giornale La Repubblica – che è il principale supporto del governo – ha dichiarato: “…Renzi sta in Parlamento perché sono stati i poteri occulti che lo hanno deciso e chi ha confermato ciò è stato lo stesso Marchionne, l’amministratore generale della FIAT che non ha mai smentito di aver detto che Renzi stava al governo perché loro lo hanno messo là, per sbloccare le leggi del lavoro...”.

La risposta del governo è venuta subito, il giorno 29, ma con i manganelli della polizia, che nella stazione dei treni di Roma ha massacrato i metallurgici dell’AST di Terni, che pretendevano di protestare di fronte al Parlamento per denunciare la chiusura di un’altra fabbrica metallurgica da parte della multinazionale tedesca, la ThyssenKrupp. L’ordine del Ministro degli Interni, Angelino Alfano, è stato talmente energico, che nemmeno il segretario generale della Federazione dei Metalmeccanici (FIOM), Maurizio Landini, è sfuggito ai colpi polizieschi.  In risposta, la FIOM ha annunciato uno sciopero generale del settore metallurgico per il giorno 11, convocando allo sciopero i movimenti sociali, le altre federazioni e in particolare la stessa CGIL.

Un nuovo autunno caldo?

Quando, il giorno 29, le unità della polizia anti-sommossa hanno attaccato gli operai che stavano uscendo dalla stazione dei treni di Roma con le bandiere rosse della FIOM, molti si sono ricordati dell’“autunno caldo” del 1969, circostanza nella quale i governi della Democrazia Cristiana hanno tentato di ridurre al silenzio con la violenza della polizia la voce degli operai e degli studenti.

Purtroppo, la verosimiglianza si limita, appena, alla dinamica aggressiva e selvaggia dei manganelli polizieschi del momento che, in termini politici, tutto è cambiato: la classe operaia ormai non è più la stessa, la crisi economica dipende da fattori mondiali, il capitalismo nazionale è stato soppiantato dalle transnazionali, la classe politica è mera espressione di potenti lobbies, mentre la sovranità dello Stato è ogni volta più dipendente dagli interessi del mercato.

Oggi, nell’Unione Europea e, in particolare, in Italia, stiamo assistendo all’ultimo combattimento tra le due principali dottrine economiche che hanno simbolizzato il successo del capitalismo nel mondo intero: il keynesismo e il neo-liberismo. Quest’ultimo, in realtà, ha cominciato a guadagnare terreno quando, dall’intransigenza di Ronald Reagan e di Margareth Thatcher, si è passati alle sofisticate tematiche del social-neo-liberismo con la Terza Via di Tony Blair, alla quale si deve collegare la famosa “Lettera ai Brasiliani” di Inácio Lula da Silva (che ha aperto le porte del Planalto al PT lulista) e la “Grande Coalizione” della potente social-democrazia tedesca (SPD). Manovre politiche che hanno permesso, soprattutto nei paesi dell’Unione Europea, la realizzazione di una autentica contro-rivoluzione neo-liberista che, prima di tutto, ha rovesciato la sovranità degli Stati, per permettere che, in ogni nazione, fossero privilegiate, in termini istituzionali, le leggi del mercato.

L’Italia è stato il paese dell’Unione Europea che, più degli altri, ha resistito al forcing del social-neo-liberismo. Tuttavia, nel luglio del 2012, il governo, guidato da Mario Monti, grazie all’appoggio del PD, è riuscito nell’approvazione della nuova legge costituzionale, che obbliga il governo a realizzare la parità del bilancio, secondo quanto deciso dalla Triade (FMI, Banco Mondiale e BCE). Una legge che annulla l’articolo 81 della Costituzione italiana, sulla base della quale lo Stato giocava un ruolo determinante nello sviluppo del paese e che, a partire da adesso, è definito sulla base di regole e interessi del mercato.

È per questo che Matteo Renzi, in poco meno di sei mesi, è diventato segretario generale del PD, per poi fare cadere il primo ministro, Letta (un keynesiano del PD), ed esigere dal presidente Napolitano la carica di primo ministro. Fatto ciò, ha cominciato a promuovere: 1) la totale dipendenza strategica dagli USA; 2) l’attacco al mondo del lavoro, invalidando l’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori; 3) l’appropriazione del PD per trasformarlo in un partito simile al partito Democratico di Bill Clinton; 4) la squalificazione delle tradizioni politiche e ideologiche della sinistra e della classe operaia, considerate qualcosa di “antico”; 5) l’affermazione di un modello economico orientato e monitorato dalle lobbies delle transnazionali e dei gruppi finanziari.

Una vera contro-rivoluzione che ha spaventato perfino il Premio Nobel dell’economia 2008, Paul Krugman, e il filosofo moderato Jürgen Habermas. Infatti, per Krugman: “…La decisione di realizzare prima l’unione monetaria dei paesi europei, in luogo di rendere effettiva l’unione politica, economica e sociale, è stata una conseguenza della mentalità mercantilista del settore finanziario”. Da parte sua, il filosofo Habermas è andato più a fondo, allertando: “…le lobbies industriali e soprattutto le finanziarie aspirano a squalificare il potere decisionale dei popoli, per imporre democrazie di facciata nel continente europeo…”.

Il grande problema è che l’affermazione di questo nuovo modello economico determinerà il conseguente consolidamento di un tipo di società perfettamente strutturata per servire gli interessi dei mercati e senza strumenti di difesa. In conseguenza di tutto ciò, lo sciopero generale proclamato dalla FIOM per il giorno 11 novembre, in termini politici, è di estrema importanza, potendo determinare la nascita di una nuova sinistra o il definitivo successo della contro-rivoluzione neo-liberista in Italia.

 

* Achille Lollo è un giornalista italiano, corrispondente di Brasil de Fato in Italia, curatore del programma TV “Quadrante Informativo” e colonnista del Correio da Cidadania.

[Trad. dal portoghese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Lascia un commento

Spam e commenti che non apportano alcuna informazione utile non sono ammessi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

"En Tiempos de Guarimba"

Conoce a quienes te quieren dirigir

La Covacha Roja

Donde encontramos ideas avanzadas

Pensamiento Nuestro Americano

Articulando Luchas, Cultivando Resistencias

RE-EVOLUCIÓN

Combatiendo al neofascismo internacional

Comitè Antiimperialista

Contra les agressions imperialistes i amb la lluita dels pobles per la seva sobirania

SLAVYANGRAD.es

Nuestra ira no tiene limites. (c) V. M. Molotov

Gli Appunti del Paz83

Internet non accende le rivoluzioni, ma aiuta a vincerle - Il Blog di Matteo Castellani Tarabini

Sociología crítica

Articulos y textos para debate y análisis de la realidad social

Hugo Chavez Front - Canada

Get to know what's really going on in Venezuela

Revista Nuestra América

Análisis, política y cultura

Avanzada Popular

Colectivo Avanzada Popular

Leonardo Boff

O site recolhe os artigos que escrevo semanalmente e de alguns outros que considero notáveis.Os temas são ética,ecologia,política e espiritualidade.

Vientos del Este

Actualidad, cultura, historia y curiosidades sobre Europa del Este

My Blog

Just another WordPress.com site

Festival delle idee politiche

Rassegna annuale di teorie politiche e pratiche della partecipazione civile

Far di Conto

Piccoli numeri e liberi pensieri

Miradas desde Nuestra América

Otro Mundo es Posible, Necesario, Urgente. Desde la provincia chilena

Como te iba contando

Bla bla bla bla...

Coordinadora Simón Bolívar

¡Bolívar vive la lucha sigue!

LaDu

Laboratorio di Degustazione Urbana

il Blog di Daniele Barbieri & altr*

"Per conquistare un futuro bisogna prima sognarlo" (Marge Piercy)

KFA Italia - notizie e attività

notizie dalla Corea Popolare e dalla Korean Friendship Association

KFA Euskal Herria

Korearekiko Laguntasun Elkartea | Korean Friendship Association

ULTIMOTEATRO.PRODUZIONIINCIVILI

Nuova Drammaturgia del Contemporaneo

Sociales en PDF

Libro de sociales en formato digital.

matricola7047

Notes de lectura i altres informacions del seminari sobre el Quaderns de la Presó d'Antonio Gramsci ( Associació Cultural Espai Marx)

Centro Cultural Tina Modotti Caracas

Promoción de la cultura y arte Hispanoamericana e Italiana. Enseñanza y educaciòn.

Racconti di quasi amore

a costo di apparire ridicolo

Ex UAGDC

Documentazioni "Un altro genere di comunicazione"

Esercizi spirituali per signorine

per un'educazione di sani principi e insane fini

JoséPulido

La página del escritor venezolano

Donne in rosso

foglio dell'ADoC (Assemblea delle donne comuniste)

Conferenza Mondiale delle Donne - Caracas 2011

Just another WordPress.com site

críticaypunto

expresamos la verdad

NapoliNoWar

(sito momentaneamente inattivo)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: