Donetsk: «Provocazione le accuse di Kiev sull’attacco a Mariùpol»

1422102887-1422102871-ansa-20150124131529-11216233da mundo.sputniknews.com

Il vicepresidente del Parlamento della Repubblica Popolare di Donetsk, Denís Pushilin, ha definito una provocazione le accuse lanciate da Kiev contro i miliziani sull’attacco a Mariùpol

«Si tratta di una provocazione, l’Ucraina intende indirizzare gli eventi verso l’escalation militare», ha segnalato Pushilin.

L’esponente della Repubblica Popolare ha poi sottolineato che tenendo conto della distanza da dove è stato portato l’attacco contro Mariùpol, risulta impossibile imputare responsabilità ai miliziani che non dispongono di sistemi d’artiglieria di tale portata.

Il primo ministro ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha dichiarato che il bombardamento su Mariùpol ha provocato 16 morti e 86 feriti.

Nel frattempo, il capo della polizia della provincia di Donetsk, Viacheslav Abroskin, ha annunciato che «in un obitorio vi sono all’incirca 20 corpi».

L’Ucraina orientale soffre un conflitto armato che, secondo i dati ONU ha già causato più di 5.000 morti e quasi 11.000 feriti dallo scorso aprile, quando Kiev ha lanciato un’operazione militare contro le milizie indipendentiste del Donbass.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

En Nápoles exigen respeto hacia el Gobierno Bolivariano

Caracas-chiAmapor Correo del Orinoco

Los miembros de la red destacaron la importancia de “la Ofensiva Habilitante desarrollada por el Gobierno del presidente (Nicolás) Maduro, una serie de medidas destinadas a enfrentar el contrabando, la corrupción, la especulación y el acaparamiento”

La Red Italiana de Solidaridad con Venezuela Caracas ChiAma convocó a un acto de apoyo ante la sede oficial del Consulado General en Nápoles, tras conocer las recientes declaraciones de Diosdado Cabello, presidente del parlamento venezolano, en las que anunció las nuevas acciones violentas que pretende impulsar la extrema derecha venezolana para acabar con el Gobierno Bolivariano y el proceso de transición al socialismo.

La organización entregó el Comunicado ¡Nunca Volverán! a la cónsul general de Venezuela, Amarilis Gutiérrez Graffe. En el mismo señalan su “máxima solidaridad con el Gobierno legítimo de la República Bolivariana de Venezuela y a su pueblo, nuevamente en la mira del imperialismo, que a través de sus agentes infiltrados en el país, pretenden cancelar la Revolución y sus conquistas a través de una estrategia golpista”, refiere una nota de prensa del Ministerio de Relaciones Exteriores venezolano.

Igualmente, la red italiana reafirmó su apoyó al Comité de Familiares de las Víctimas de las Guarimbas y del Golpe Continuado, “cuyo objetivo es obtener justicia para los venezolanos asesinados durante las violentas manifestaciones (en el primer semestre de 2014), y sacar a la luz la verdad que esconden los grandes medios de comunicación”.

“El Gobierno Bolivariano actualmente se encuentra enfrentando una dura guerra económica interna y externa. Por una parte el acaparamiento de materias primas y bienes de primera necesidad, con el objetivo de crear un estado de escasez y desesperación en la población”, y por otra, “enfrenta la caída del precio del petróleo, manipulada por quienes pretenden ver la economía venezolana de rodillas”, señala el comunicado.

Además, los miembros de la red destacaron la importancia de “la Ofensiva Habilitante desarrollada por el Gobierno del presidente (Nicolás) Maduro, una serie de medidas destinadas a enfrentar el contrabando, la corrupción, la especulación y el acaparamiento”.

Texto/AVN

 

Grecia: NATO, troika, mercato e Syriza

di Achille Lollo, per il Correio da Cidadania, 23gen2015

A metà dicembre, l’influente giornale tedesco Handelsblatt ha pubblicato un’editoriale sottoscrivendo le dichiarazioni del carismatico leader di Syriza (Partito della Sinistra Radicale), Alexis Tsipras, che hanno deluso molti settori della società greca. Infatti molti di questi credevano che votando per il nuovo partito, la Grecia avrebbe riconquistato la sovranità, oltre a poter ricostruire l’economia che la Troika (Unione Europea, FMI e BCE) ha praticamente distrutto.

In quell’editoriale, Alexis Tsipras diceva in modo molto chiaro che si era conclusa la fase delle proteste e delle parole d’ordine contro l’Unione Europea. Adesso, con la trasformazione del movimento in partito la priorità è dotare Syriza del necessario pragmatismo politico per gestire il futuro governo di coalizione, che Alexis Tsipras dovrà costituire dopo le elezioni del 25 gennaio.

Per tranquillizzare il mercato e, soprattutto, i tecnocrati dell’Unione Europea, Alexis Tsipras dichiarava al Handelsblatt: “… Il governo diretto da Syriza rispetterà tutti gli obblighi che la Grecia ha preso in quanto stato membro effettivo dell’Euro zona, cercando di raggiungere l’equilibrio del bilancio e di attingere gli obbiettivi fissati nell’ambito dell’Unione Europea...”. Poi, il 20 gennaio, alla chiusura della campagna elettorale per guadagnare i voti dei moderati e degli indecisi e raggiungere la quota della maggioranza con il 35%, Alexis Tsipras ha concesso un’intervista al “Financial Times” promettendo che il governo di Syriza: “… manterrà tutti gli impegni che la Grecia ha preso nel periodo precedente con l’Unione Europea in termini di bilancio per azzerare il deficit. Però, nello stesso tempo, vogliamo introdurre nella Grecia un nuovo contratto sociale per chiudere il ciclo dell’austerità e, di conseguenza, attingere la stabilità politica e la sicurezza economica...”.

Questa dichiarazione ha soddisfatto i “brokers” del mercato, come pure il poliglotta presidente della BCE, Mario Draghi, che, in modo rallegrato, commentava: “…Enfin, Alexis c’est pás un enfant terrible…” (alla fine, questo Alexis non è poi così cattivo!). Di conseguenza, la Borsa valori di Atene usciva dal rosso, dopo la ricaduta di fine novembre, quando la rivista tedesca “Der Spigel,” – facendo sua la posizione dei falchi del Parlamento Europeo – pubblicava un reportage sulla possibile uscita della Grecia dall’Euro zona. Per questo, “Der Spigel”, speculando sulla vecchia militanza comunista di Alexis Tsipras e quella maoista e trotzkista di altri dirigenti, pronosticava non solo l’uscita della Grecia dall’Unione Europea, ma anche il ritorno all’inflazionata moneta greca, la dracma.

Il provocatorio reportage di “Der Spigel” non ha ottenuto alcun effetto ed è stato smentito dalla stessa Angela Merkel, dato che gli emissari della BCE e, soprattutto, della Commissione Europea stavano negoziando “in off” con Alexis Tsipras il futuro programmatico della Grecia, visto che il governo di destra di Antonis Samaras aveva i giorni contati. Non è casuale che, in seguito, il presidente della BCE, Mario Draghi, è stato citato da tutti i telegiornali europei dichiarando che: “…Ci sarà una flessibilizzazione del bilancio per alzare la liquidità in ogni paese dell’Unione Europea. Ciò permetterà all’economia di respirare con nuove finanziamenti….”. Da parte sua, Alexis Tsipras si allineava alle posizioni di Mario Draghi, spiegando che la Grecia non trasgredirà le regole fissate dalla Commissione Europea, visto che “… il governo guidato da Syriza rinegozierà il debito e allungherà i tempi per pagarlo, in modo da permettere all’economia di uscire dall’austerità e sviluppare una nuova fase di crescita...”.

La crisi economica e l’evoluzione di Syriza

Nel 2008, la crisi economica globale attaccò profondamente l’economia greca, che non era minimamente preparata a reagire come fecero gli altri paesi dell’Unione Europea. Al contrario, la crisi si ampliò diventando sistemica e le nefaste conseguenze di questo processo si moltiplicarono, vale a dire: la speculazione, la recessione, la corruzione e l’evasione fiscale si sommarono alla perdita della sovranità, allo sviluppo dell’economia illegale (lavoro in nero, contrabbando e narcotraffico) e, soprattutto, alla disoccupazione, che nel 2009 arrivò al 9,65% della popolazione attiva.

Gli effetti della crisi furono così profondi che con l’introduzione delle rigide misure di austerità imposte dalla “Troika” tutto il sistema economico greco è rimasto paralizzato. Per questo, il 26,4% della popolazione attiva greca, oggi, è disoccupata. A questi si devono aggiungere il 6% di lavoratori greci disoccupati che hanno rinunciato a cercare lavoro e che lavorano senza contratto. Più della metà di questo “esercito di riserva” non riceve il sussidio-disoccupazione sopravvivendo con gli aiuti offerti dalle chiese (cibo) e dai gruppi solidali di “mutuo soccorso”, che sono sorti soprattutto ad Atene, Salonicco, Patrasso, Peristeri e Larissa.

Attualmente la popolazione della Grecia è di quasi 11 milioni, dei quali 4 vivono in regime di povertà relativa. Però, altri 2 milioni sopravvivono nella povertà assoluta e un milione e mezzo ha già raggiunto il livello zero, cioè, vivono in condizioni al disotto della povertà assoluta. Per questo, l’evoluzione politica e economica della Grecia è diventata un incubo per i tecnocrati di Bruxelles, visto che il Partito Comunista Greco (KKE) e la poderosa confederazione sindacale PAME (Fronte Militante di Tutti i Lavoratori), alimenta la rivolta popolare per promuovere la rottura politica con l’Unione Europea e con la NATO.

Per assurdo che sembri, tutte le volte che il PAME chiamò le forze di sinistra a manifestare insieme negli scioperi generali, c’e stato sempre un netto dissenso tra il KKE e la nuova sinistra (Synaspismos, Akoa, DEA e KEDA). Un dissenso che, dal 2004, con la formazione di Syriza (Coalizione della Sinistra Radicale) ha manifestato apertamente segnali di ostilità politica, contribuendo ad ampliare la pregiudiziale ideologica anticomunista nella società greca.

Una situazione che la stampa ellenica e quella europea hanno esplorato “ad hoc”, rafforzando il mito della Coalizione di Sinistra (Syriza), presentata dai media come la formazione politica più radicale della sinistra greca, con dei dirigenti che avevano rotto con il marxismo-leninismo del KKE e che si erano uniti a gruppi maoisti, trotzkisti, ecologisti e socialdemocratici per criticare la politica finanziaria dell’Unione Europea senza arrivare alla rottura politica.

Per questo, nel 2006, Alexis Tsipras, candidato della lista civica “Anohiti Poli” (Città Aperta) nelle elezioni comunali di Atene, presentò un programma di misure assistenziali per combattere la povertà, diventando così il nuovo leader della Coalizione della Sinistra Radicale (Syriza).

Sinistra o Socialdemocrazia?

La complessa evoluzione della crisi economica che attaccò l’Unione Europea negli ultimi due anni e la sottomissione della Grecia alla Germania, furono gli elementi politici del cosiddetto “pragmatismo levantino”, con il quale Alexis Tsipras guidò la trasformazione di Syriza in un nuovo partito socialdemocratico. Motivo per il quale, nelle elezioni anticipate del 25 gennaio, Syriza dovrà prosciugare ancora di più l’antico partito socialista riformista (PASOK), oltre a conquistare il voto dei moderati, rimasti scontenti con il partito di destra di Samaras, assieme agli indecisi della classe media che vogliono ricomporre i loro privilegi economici.

Per questo, Alexis Tsipras, nell’ultimo comizio elettorale in piazza Omionia, ad Atene, ha dichiarato: ” La paura è finita, la Grecia e l’Europa cambieranno… Domenica scriveremo una nuova storia senza voltare la pagina. Ci sarà un nuovo contesto in cui Syriza assumerà la responsabilità storica di aprire la strada a una politica alternativa in Europa… La Grecia lascerà l’esperienza neoliberista per seguire un modello di protezione sociale e di crescita, realizzando la rinegoziazione del debito senza azioni unilaterali… Il nostro partito troverà il modo per porre fine alla catastrofe dell’austerità“.

Analizzando le parole di Tsiras, risulta evidente che Syriza – pur raggiungendo la maggioranza assoluta in Parlamento con il 35% -, farà un governo di coalizione con il nuovo partito di centro­sinistra “To Potami” (Il Fiume), creato dal giornalista Stavros Theodorakis. É opportuno ricordare che Stavros fu nominato da Samiris presidente del Banco della Grecia e che, secondo alcune fonti, va molto d’accordo con il presidente della BCE, Mario Draghi.

Dall’altra parte, il nuovo governo guidato da Alexis Tsipras, per diluire nel tempo la promessa di realizzare, di immediato, riforme strutturali radicali, dovrà ricorrere ai programmi emergenziali per poter controllare e ammortizzare la pressione della base elettorale. Infatti, la maggior parte degli elettori di Syriza esigono decisioni radicali per bloccare i programmi di austerità dell’Unione Europea e l’agenda finanziaria imposta dalla “Troika”.

Però, se consideriamo che, nel dicembre del 2012, il Comitato Centrale di Syriza ha approvato una mozione che riafferma il mantenimento della Grecia nell’Unione Europea e, quindi la partecipazione nella struttura strategica della NATO, è praticamente impensabile che il nuovo governo andrà in direzione di una rottura politica con Bruxelles.

Inoltre l’ipotesi che il governo di Syriza cancellerà le norme dell’agenda dell’austerità imposta dalla Commissione Europea, è fuori discussione perché la Banca della Grecia ha tempo fino al 25 febbraio per pagare una parte del suo debito, e per farlo deve utilizzare l’ultima quota di 1,8 miliardi di euro del pacchetto finanziario fissato dalla “Troika” nel 2013. Quindi, se il nuovo governo ordina alla Banca della Grecia di non pagare, le agenzie di rating e gli istituti finanziari decreteranno il “default”, ufficializzando il fallimento della Grecia. Per questo motivo, il ministro tedesco delle finanze, Wolfgang Schaeuble, il 18 gennaio, e cioè nel giorno in cui tutti i sondaggi elettorali, greci e europei, assicuravano la vittoria di Syriza, dichiarò con la massima tranquillità: “…Le nuove elezioni non cambieranno assolutamente nulla nel debito pubblico della Grecia. Qualsiasi governo eletto dovrà rispettare e assumere gli impegni dei suoi predecessori...”.

Infatti, Alexis Tsipras ha assicurato che il nuovo governo realizzerà di immediato numerosi programmi emergenziali per togliere dall’indigenza e dalla povertà estrema uno o due milioni di greci per rivitalizzare con il consumo l’economia della Grecia. Una soluzione che, da lontano, fa ricordare l’assistenzialismo della “Borsa Famiglia” del presidente brasiliano Lula. Programmi, assolutamente necessari, che però non modificano lo “status quo” dei titoli del debito, dei quali l’80% rimangono nelle mani della “Troika”, in quanto appena il 10% fu finanziato dalle banche greche.

Inoltre, Syriza non ha mai messo in discussione la metodologia del pacchetto di aiuto finanziario della “Troika” (254,4 miliardi di euro), di cui 81,3 miliardi servirono per pagare i debiti contratti con le banche tedesche, francesi e inglesi; 48,2 miliardi per ricapitalizzare le banche greche e le filiali delle banche straniere operanti nel territorio greco; 40,6 miliardi per pagare gli interessi agli istituti finanziari; 34,6 miliardi per rimborsare i debiti privati. Praticamente 81% dell’aiuto economico (204,7 miliardi di euro) fu destinato al settore finanziario e soltanto il 4% (11,7 miliardi) servì per coprire le “necessità di cassa” del governo diretto da Antonis Samaras che, poi la corruzione e le frodi hanno notevolmente ridotto.

In realtà per uscire dall’esperienza neoliberista ed imporre un modello di protezione sociale, ridefinire la crescita economica e allo stesso tempo realizzare la rinegoziazione del debito, il governo di Syriza dovrebbe approvare subito una triplice riforma: fiscale, tributaria e patrimoniale. Una riforma necessaria per far pagare il costo del debito a tutti coloro che si sono arricchiti con la crisi, vale a dire: le banche, le multinazionali e gli speculatori e gran parte della classe media. Oltre a ciò, Alexis Tsipras dovrebbe proporre una legge straordinaria per riformulare il bilancio delle Forze Armate, che in questi anni di crisi è sempre stato altissimo.

Purtroppo Syriza non è più la Coalizione della Sinistra Radicale del 2004. Oggi, Syriza è diventato un partito socialdemocratico che vuole rimanere al potere. Per questo, dovrà garantire il controllo sociale con l’implementazione di efficaci misure emergenziali capaci di ammortizzare il peso delle misure di austerità. Dall’altro lato, dovrà assumere la responsabilità di rafforzare il profitto dei finanziamenti effettuati dalla BCE, legittimare le nuove norme di competitività che saranno introdotte nell’economia (privatizzazione e flessibilità), imporre la sistematizzazione dei servizi pubblici e, “dulcis in fondo”, regolamentare sulle spalle dei greci ed in modo definitivo il pagamento dei 254,4 miliardi di euro che la “Troika” prestò nel 2013.

Achille Lollo è giornalista italiano, corrispondente del Brasil de Fato in Italia, editore del programma di TV “Quadrante Informativo” e colonnista del “Correio da Cidadania”

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