Si distendono le relazioni tra Fatah e la Siria

da al-monitor

Il movimento di Fatah e la Siria hanno aperto un nuovo capitolo nelle loro relazioni ed hanno concordato la riapertura degli uffici del movimento di Fatah a Damasco, sebbene debbano ancora essere risolti alcuni particolari. Nel 1983, alcuni membri di Fatah, guidati dal segretario generale del Comitato centrale di Fatah al-Intifada, Said Musa Maragha (per lo più conosciuto con il suo nome di battaglia, Abu Musa), disertato il movimento, presero il controllo degli uffici di Fatah in Siria e fondarono Fatah al-Intifada a Damasco. Degno di nota è che le relazioni tra il movimento e la Siria prima del dissidio del 1983 erano state caratterizzate da un lungo tira e molla con periodi di riavvicinamento ed altrettanti di allontanamento. La rottura di 32 anni tra Fatah e la Siria ebbe inizio nel 1983, quando i membri del movimento Fatah disertarono il movimento e presero il controllo degli uffici del movimento con l’aiuto del governo siriano. La rottura è proseguita con la firma, da parte dell’OLP degli Accordi di Oslo con Israele il 13 settembre 1993, accordi che la Siria rifiutò e condannò.

Le relazioni tra Fatah e la Siria si stanno adesso distendendo, di fronte all’intensificarsi dei combattimenti nelle città siriane che hanno raggiunto i campi profughi palestinesi, nei quali sono ospitati circa 650.000 rifugiati – nel tentativo, da parte di Fatah, di risparmiare ai rifugiati la pena dei combattimenti ed aiutarli a tornare a casa dopo la loro espulsione. Tutto ciò sta avvenendo attraverso il coordinamento tra il governo e l’esercito siriano. Abbas Zaki, membro del comitato centrale di Fatah, è stato a capo di una delegazione che ha visitato la Siria il 28 maggio scorso, che comprendeva il segretario generale del Consiglio Rivoluzionario di Fatah, Amin Maqboul, ed il presidente del Comitato per il Controllo Finanziario, Omar al-Hroub. Zaki ha dichiarato ad Al-Monitor che sono state discusse diverse questioni con la parte siriana, in particolare, il modo in cui poter ridurre la sofferenza dei profughi palestinesi nei campi siriani, molti dei quali sono stati attaccati dai militanti. Zaki ha segnalato che una parte del campo di Yarmouk è ancora occupata e la maggior parte dei suoi 650.000 rifugiati sono stati sfollati dopo aver perso le loro case. «Basandoci sul nostro impegno per alleviare le sofferenze dei profughi, abbiamo concentrato la nostra discussione sul modo di riportarli nei campi occupati da Jabhat al-Nusra e dallo Stato islamico, come i campi di al-Sabina e di Hosseinieh», ha spiegato Zaki. Al-Monitor ha appreso da una fonte della delegazione di Fatah in Siria, che ha parlato a condizione di anonimato, che la delegazione ha incontrato il capo dell’Ufficio di Sicurezza Nazionale Siriana, Ali Mamlouk, il Ministro degli Interni Siriano, Mohammed al-Shaar, ed il Vice Ministro degli Esteri Siriano, Faisal Mekdad. Secondo la stessa fonte, sono state discusse un certo numero di questioni, in particolare le relazioni tra Fatah e la Siria, il campo profughi di Yarmouk, la riapertura degli uffici del movimento a Damasco e la restituzione dei beni e del patrimonio immobiliare del movimento in Siria.

La delegazione ha anche incontrato i funzionari delle 14 fazioni palestinesi a Damasco. Zaki ha affermato che anche se il rapporto di Fatah con la Siria era stato teso in passato, non si era mai interrotto perché il movimento era presente in Siria, in un modo o in un altro, anche se non in maniera ufficiale. Ed ha aggiunto: «I nostri fratelli siriani erano convinti che Fatah non può essere subordinata ad una fazione o ad un’organizzazione specifica, e, quindi, a Fatah è stato dato il diritto di esercitare il proprio ruolo proprio come alle altre fazioni palestinesi» Da parte sua, Maqboulad ha precisato ad Al Monitor: «Il ripristino delle relazioni tra Fatah e la Siria è arrivato in seguito alla posizione politica presa dal presidente [Mahmoud] Abbas, che ha sottolineato la necessità di risolvere la questione siriana attraverso il dialogo piuttosto che con un intervento militare, la qual cosa è stata ritenuta positiva dai siriani che li hanno esortati a comunicare la loro soddisfazione all’Autorità Palestinese». Abbas ha annunciato in più di un’occasione che la soluzione alla crisi siriana è politica e va ricercata nel dialogo, ed era trapelata l’informazione sul ruolo positivo di Abbas nella II conferenza di Ginevra, tenutasi per trovare il modo per risolvere la crisi siriana. Inoltre, Abbas aveva inviato delegazioni in Siria in più di una occasione per tenere colloqui con alcuni dei partiti di opposizione siriana e per studiare la possibilità di avviare un dialogo politico.

Maqboul ha aggiunto che la visita della delegazione di Fatah ha avuto successo poiché la parte siriana ha promesso di esaminare la questione dei detenuti palestinesi e di rilasciare tutti coloro che non hanno alcun rapporto con i combattimenti; di consentire ai profughi sfollati di tornare alle loro case dopo il ritorno della calma; di fornire loro assistenza, di accettare di riaprire gli uffici del movimento e di formare un comitato di follow-up sugli immobili e le proprietà del movimento, oltre alla nomina del rappresentante di Hamas in Siria, Samir Rifai, per cooperare con il governo siriano su tali questioni. Lo scrittore palestinese ed analista politico Jihad Harb ha affermato ad Al-Monitor: «La recente visita della delegazione di Fatah in Siria ha rivelato che il movimento spera che il governo siriano si prenda cura dei palestinesi e dei loro accampamenti in Siria per proteggerli dalle aggressioni o attacchi, soprattutto nel campo di Yarmouk». Per quanto riguarda l’impatto di questa relazione sulla causa palestinese o sul rapporto di Fatah con Hamas – che era considerato un alleato chiave della Siria prima del deterioramento del rapporto tra le parti a seguito della posizione del movimento sulla crisi siriana – Maqboul ha precisato: «Non vi è alcun collegamento tra il nostro rapporto con la Siria e il deterioramento dei suoi rapporti con Hamas; la posizione dell’AP in merito alla crisi siriana ha prodotto questo riavvicinamento». L’AP ha sempre sottolineato la sua convinzione che l’unica soluzione alla crisi siriana è il dialogo ed il raggiungimento di una soluzione politica. La posizione di Hamas, d’altra parte, è sempre rimasta poco chiara. Tuttavia, sia l’AP che Hamas sono contro l’intervento militare straniero a Damasco.

Maqboul ha evidenziato: «I siriani hanno espresso il loro shock e il loro sgomento per l’atteggiamento di Hamas verso la crisi in Siria. Ci hanno dato informazioni circa il coinvolgimento di alcuni membri di Hamas nei combattimenti in Siria» ha confermato Zaki. «La Siria è un paese molto importante per la Palestina e per tutta la regione. Lo dimostrano le minacce cui è esposta. Siamo consapevoli che il crollo della Siria significa il crollo della Palestina, ed è per questo che siamo desiderosi di preservare la Siria e la sua unità». Ed ha sottolineato: «A seguito della situazione in Siria e nello Yemen, la nostra causa non era più una priorità per le comunità arabe e internazionali. Questo è ciò che Israele sta cercando di ottenere creando il caos nella regione».

Harb ritiene che il rapporto di Fatah con la Siria non avrà un impatto sulle relazioni tra Palestinesi. Ha spiegato che questa convergenza non ha alcun impatto concreto alla luce della perdita dell’influenza regionale della Siria data la sua situazione attuale. «L’influenza di cui la Siria ha goduto durante la sua alleanza con Hamas sui legami interni palestinesi è stata notevolmente indebolita. L’unico risultato per il movimento di Fatah in questo rapporto [con la Siria] consiste nel salvaguardare i profughi palestinesi in Siria e proteggerli il più possibile da potenziali attacchi». Harb ha escluso la possibilità che la Palestina possa trarre beneficio da migliori legami con la Siria a livello regionale. Ed ha proseguito: «Non credo che la Siria nella sua situazione attuale e nel prossimo periodo avrà un ruolo attivo a livello regionale, perché le occorreranno anni per rimettersi in piedi». Nonostante l’importanza di questo rapporto con Fatah e la sua presenza a Damasco, il test più importante rimane la capacità di sfruttare questo rapporto per salvare la parte restante dei campi profughi palestinesi e dei profughi sfollati a causa dei combattimenti.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Paola Di Lullo]

Análisis de Entorno Situacional Político (23jun2015)

por Néstor Francia

Martes 23 de junio de 2015

– ¡Esto es el acabose! – 6D: un hecho tan natural como la lluvia – El mecanismo enloquecedor
– Preparando a su montón de orates
– Un calculado “petitorio” dentro del show de “huelga de hambre”
– Cerrar la “huelga” con “honor”
– Salida por la puerta de atrás con fuegos fatuos por delante
– La performance del papi de Leopoldo
– Papi anuncia el fin de la “huelga”
– Con el CNE en la mira
– Si ganan, ganan, y si pierden… ¡también!
– Los técnicos electorales y las 12 condiciones
– Complicándole la vida al CNE
– 6D: 17 años de la primera victoria electoral de Chávez
– Un gran homenaje al líder histórico de la Revolución

¡Esto es el acabose! La primera reacción de la oposición en las redes sociales es de euforia, tras el anuncio hecho por Tibisay Lucena de que las elecciones parlamentarias serán el 6 de diciembre próximo. Atribuirse una victoria por un hecho tan natural como la lluvia (la convocatoria a unas elecciones constitucionalmente previstas para este año), no hace sino revelar el nivel de de la patética base social del fascismo, tan ignorante, tan inclinada a la maldad. El símil no es aventurado: es como si a estas alturas una persona ensayara una danza para provocar un aguacero en un día nublado, y después de llover atribuyera el hecho a su conjuro.

El mecanismo utilizado para enloquecer de esa manera a un sector de la sociedad es singular. Primero han pasado años tratando de demostrar que el chavismo no es democrático y que por lo tanto en todo lo que tiene que ver con cualquier elección, es inevitable que haga trampas. Para ello han inventado todo tipo de argumentos, que después desechan, en la seguridad de que los que ha formado la canalla mediática se creerán cualquier cuento, por descabellado que sea, mientras implique, de alguna manera, un ataque contra el chavismo.

Alguna vez criticaron de las máquinas de Smartmatic, supuestamente susceptibles de ser manipuladas por el chavismo para aumentar su cantidad de votos. Una vez caída esa patraña, la agarraron con el registro electoral “abultado” con chavistas, incluso con los muertos. Después les tocaría a las captahuellas, satanizadas igualmente. En algún momento el tema fue la tinta indeleble, que según ellos podía ser borrada, ignoramos con qué sustancia. Que todo esto fuera científicamente refutado no tiene para ellos importancia, nunca han sido dados a reconocer sus barrabasadas o a dar ningún tipo de explicación por sus desaguisados. Pero con estas falacias han ido preparando para todo a su montón de fascistas.

En esta oportunidad se dedicaron a establecer que el chavismo (Maduro, señaladamente) pensaba suspender las elecciones parlamentarias, y sus huestes fanatizadas se lo creyeron, por supuesto. Dentro del plan del show de la “huelga de hambre” introdujeron el petitorio de que se fijara la fecha de las elecciones, con toda la intención de que ese anuncio eminente les fuera útil para cantar victoria, que es lo que ahora hacen, aunque como dijo Tibisay Lucena ayer, “Nunca se dio señales de que no hubiese un proceso electoral este año”.

La “huelga de hambre”, ya derrotada, puede ahora cerrarse con “honor”. Es este el efecto deseado que encierra la frase de Tomás Guanipa: “¡Venezuela lo logramos! Después de más de un año de presión y de sostener la ruta electoral como vía para el cambio tenemos fecha ya”. Es decir, este infeliz usurpa un nuevo éxito de la democracia bolivariana y revolucionaria, que le cumple al pueblo una vez más a pesar de los malos augurios interesados de la derecha, y trata de engañar a la gente como si fuera un triunfo de esa caterva de incapaces que conforman la dirigencia opositora. Por supuesto que lo logra, si se trata del conjunto de tontos útiles especialmente formados para estas circunstancias.

Otro ejemplo de la insania lo da el secretario general de la MUD, Chuo Torrealba, cuando asegura que “La mejor prueba de que no estamos en una democracia es lo que acaba de ocurrir con el tema de la fecha de las elecciones. En un país como éste, que está en un proceso totalitario, el pueblo tuvo que arrancarle la fecha de las elecciones al Gobierno a través de múltiples presiones” (¡!).

Esta otra “Salida”, la salida de la “huelga de hambre” por la puerta de atrás, mientras se encienden fuegos fatuos por la puerta delantera, se viene preparando desde hace días, con “peticiones” de voceros políticos, religiosos y mediáticos a Leopoldo López y compañía para que suspendan la huelga. Hace un par de días se sumo a la performance el propio padre de Leopoldo López en persona, pidiendo a su “sufrido” hijito que deje ya la “huelga”. En ensayado tono melodramático espetó que “Tu sacrificio dio suficientes frutos, otro centenar de jóvenes se manifestaron en similar sacrificio. El mundo volteó la mirada a Venezuela y se conmovió con nuestra realidad”. Ayer Leopoldo López Gil, el padre anuncia el fin de la “huelga” de su hijo en un plazo de 24 a 48 horas ¿será que preparan el escenario para que este burgués acabe su comedia de mal gusto el 24 de junio, como para competir con el Negro Primero, que ese día llega al Panteón Nacional de la mano de la Revolución? ¡Misterios de la ciencia!

De todas maneras, la derecha no se va a quitar al CNE de la mira, y preparan ya nuevas artimañas para desacreditar al árbitro y proyectarse para una derrota que no pueden descartar a pesar del triunfalismo que le inspiran algunas encuestas. Como siempre, si ganan, ganan, y si pierden… ¡también, solo que el Gobierno y el CNE siempre hacen trampas, como quedó dicho!

No otra cosa puede inferirse de unas declaraciones de unos supuestos “técnicos electorales” de la oposición donde señalan hasta 12 asuntos concernientes a las actividades del CNE, que la oposición debe plantear al organismo, a saber: la observación internacional debe ser “calificada”; prohibición de uso de recursos del estado para la campaña; que se suba el “umbral de exigencia” de las captahuellas; definir el papel del testigo opositor ante el voto asistido; solicitar las incidencias del sistema de captahuellas; que se discutan los protocolos de actuación en cada auditoría; definir los parámetros para la contratación de las firmas externas que participan en las auditorías al sistema electoral; que el CNE defina si regulará el porcentaje de postulación de candidaturas por género; que haya celeridad a la hora de anunciar los resultados electorales; perfeccionar la elaboración, el uso y la auditoría de la tinta indeleble; que luego de auditar las aplicaciones de las máquinas de votación se informe a cada estado del país qué máquinas le corresponden; que se realice una auditoría al archivo de venezolanos cedulados. En fin, se trata de complicarle la vida al CNE al máximo e incrementar las razones útiles para cuestionar el evento electoral y el sistema electoral todo. Todo esto es parte del plan conspirador que tiene múltiples tentáculos.

El 6 de diciembre de 2015 se cumplen 17 años de la primera gran victoria electoral de Hugo Chávez, que transformó a Venezuela ¡Qué gran homenaje para nuestro líder histórico sería asestarle una nueva derrota a las fuerzas de la oscuridad!

Lettera da Aleppo. Le stesse paure, le stesse minacce

da al manar 

La testimonianza del frate marista Georges Sabe da Aleppo, la seconda città della Siria, fino al 2011 motore economico del paese arabo. Oggi, Aleppo è ridotta in macerie, la popolazione soffre l’assedio delle bande terroriste. Frate George, con la sua congregazione, affrontando molti rischi, come la caduta dei razzi e i colpi di mortaio lanciati dalle bande armate, ha organizzato diverse attività per portare aiuto alla popolazione di Aleppo, senza distinzione di credo religioso, nello spirito di solidarietà e accoglienza che ha sempre caratterizzato il popolo siriano.

Ecco la sua testimonianza, il primo giorno di Ramdan ad Aleppo:

Oggi, 19 giugno 2015 è il primo Venerdì di Ramadan … Questa mattina, le strade erano quasi deserte. Tutti che ancora dormivano. I musulmani che digiunano sono rimasti svegli fino a tarda notte per poter fare colazione prima della preghiera dell’alba che annuncia l’inizio del digiuno.

Abbiamo distribuito oggi, il paniere alimentare mensile alle famiglie sfollate, nell’ambito del “Paniere marista Blu”.

La madre di Duha non è venuta. Infatti, la piccola Duha 5 anno è all’ospedale San Luigi da Domenica, ordinata come parte del progetto “Civili feriti dalla guerra.” È stata duramente colpita alla testa e alla mano dalle schegge. La sua famiglia vive in una delle zone più calde della città. Sono poveri. Non hanno quasi nulla. Questo quartiere è il più economico. L’ultima casa in cui hanno vissuto fino a domenica mattina è la casa della zia.

Negli ultimi 3 mesi, si erano trasferiti 2 volte, sempre nello stesso quartiere, ad alto rischio … Ogni colpo di mortaio che è caduto ha distrutto parte della casa, hanno dovuto cercare rifugio altrove. Douha tornerà a vivere in questo quartiere nelle stesse condizioni di insicurezza!

Per lei e molte come lei, abbiamo lanciato il progetto didattico “Io voglio imparare.” Come lei, molti ragazzi dei nostri progetti sono minacciati ogni giorno, così come i loro genitori, con armi da fuoco.

Penso a Hiba che finirà con tutta la sua famiglia di 8 persone per strada. Con tutte queste famiglie, troviamo le stesse paure, le stesse minacce, le stesse preoccupazioni, soprattutto, quando sono alimentate da alcune voci:  «So no qui hanno conquistato un tale quartiere,  una via. Li abbiamo visti, abbiamo visto la loro bandiera, abbiamo sentito il loro grido. Li abbiamo visti passare». Ma queste sono solo voci annunciate dai profeti di sventura.

Sì, è Aleppo, una città ricca di voci di una possibile invasione da parte dei gruppi armati. Come se non fosse già sufficiente per le persone vivere sotto la minaccia di bombardamenti e colpi di mortaio, devono vivere con ansia per il loro futuro

Dovremmo cercare una risposta? Non dovremmo creare il panico? Dovremmo preoccuparci e allarmare la gente? Cosa fare, come comportarsi, quale parola usare? Quale atto si può tradurre in fiducia? Quale gesto?

Molte le domande che ci impongono di noi maristi Blu, per essere portatori di speranza.

Quando, amici da tutto il mondo, ci contattate per avere notizie o per mostrare la vostra solidarietà e il vostro sostegno, noi respiriamo, prendiamo forza, siamo incoraggiati a continuare il percorso così difficile.

Stasera credo che tutti i nostri amici musulmani, per i quali il digiuno è il periodo di ritorno a Dio e agli uomini, qualsiasi uomo, in particolare, i più svantaggiati, i più poveri. Questo è il tempo di elemosina “Zakat”. Questo è il momento in cui ognuno ha il diritto all’”iftar”, il pasto che chiude il digiuno.

Penso ai miei amici ai musulmani che pregano e convertono i loro cuori. Durante il Ramadan, mentre il ritmo della vita cambia. Tutti i negozi, le attività culturali e ricreative ruotano per circa 29 giorni intorno a Ramadan, quando la vita si trasforma in culto e di fede.

In Siria, il Ramadan è un’occasione per condividere, ad aprirsi gli uni agli altri, vicini, parenti, amici Sono sempre stato colpito da qualsiasi persona che digiuna. La mamma di Kosai 5 anni, è venuta a pregarmi di convincerlo a non digiunare. Un accordo si è concluso, a giorni alterni

Nella tradizione dell’Oriente, nell’augurare musulmani un buon Ramadan, diciamo loro: “Mabrouk Ta3itkon”.  “Dio benedica la vostra obbedienza.” È il tempo di adeguare il loro stile di vita al ritmo della loro fede. Un esempio, un modello in questo terzo millennio.

I nostri amici musulmani hanno sempre rispettato i loro fratelli cristiani che non digiunano. Nulla viene imposto ai cristiani. Essi sono liberi di vivere la loro vita e la loro fede nella tradizione cristiana pura, senza alcuna minaccia o imposizione.

Eravamo lontani dal fanatismo che vuole imporre un punto di vista, uno visione. Quanto siamo lontani da quel estremisti mondo estraneo alla nostra storia e dalla nostra tradizione culturale. Noi abbiamo sempre rispettato la fede, la cultura e le tradizioni degli altri.

Oggi, vogliono convincerci che l’altro è un nemico. Vogliono convincerci che per vivere bisogna escludere l’altro. Vogliono convincerci che la diversità non dovrebbe esistere. Solo una dottrina, una visione, una legge e chiunque non aderisce è minacciati, perseguitato, emarginato e ucciso.

In questo grande mondo alla ricerca di un modo per offrire a Dio, vivere la propria fede e l’impegno per l’uomo sono un’eloquente testimonianza dei valori che danno significato.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

L’obiettivo degli Stati Uniti è soggiogare l’Europa

usa_eu_bandierada marx21.it

Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Il ritorno del G8 al suo formato originale di G7 non rappresenta solo un restringimento dello spazio di dialogo tra l’Occidente e la Russia, ma anche una manifestazione del nuovo clima presente nel rapporto tra i partner euro-atlantici. Il 7-8 giugno al Vertice del G7 in Baviera, tutte le questioni affrontate – la globalizzazione, la zona transatlantica di libero scambio, il cambiamento climatico, la situazione in Ucraina oppure le sanzioni contro la Russia – hanno assunto una forma tale da consentire la promozione, in un modo o nell’altro, degli interessi americani in Europa.

I problemi della globalizzazione sono legati, in primo luogo, con l’architettura finanziaria internazionale. In particolare, con la moneta dei regolamenti internazionali, che è il dollaro americano, non protetto da nulla se non dalla paura dei creditori e dei partner commerciali dell’America di perdere tutto . E persino le lamentele di Barack Obama in merito al dollaro costoso, che non consentirebbe di inondare il mondo di prodotti americani, rappresentano una velata richiesta agli europei di contribuire al sostegno dei produttori di oltre oceano a scapito dei propri interessi.
Anche la creazione di una zona di libero scambio tra gli USA e l’Unione Europea dopo la stipula del relativo accordo non è funzionale prima di tutto agli europei. Proprio l’errore di valutazione sulle conseguenze per l’UE della comparsa di tale accordo è stata la causa della riduzione degli intensi negoziati in materia e, di conseguenza, dell’aumento della pressione sull’Europa da parte di Washington.

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Wikileaks rivela il piano saudita per rovesciare Assad

da hispantv

Wikileaks rivela il disegno dell’Arabia Saudita del 2012 per formare un comitato militare congiunto con la Turchia e il Qatar per rovesciare il governo siriano.

Secondo quanto ha rivelato l’Agenzia di stampa libanese Al-Akhbar, che ha citato un documento di Wikileaks, nel 2012, il piano del regime di Al Saud proponeva la formazione di una commissione militare congiunta con la Turchia e ilQatar per armare 30000 terroristi e per aiutare gli sponsor dell’opposizione siriana in Libano, Iraq e Giordania.

Nell’articolo si sottolinea che, a quel tempo, la Siria ha subito gli attacchi più brutali da parte dei terroristi e il cosiddetto Esercito siriano libero(ESL).  Questi eventi sono coincisi quando Bandar bin Sultan (2012-2014) era a capo dei servizi segreti sauditi e monitorava in prima persona il dossier siriano.

Dall’inizio della crisi siriana nel marzo 2011, si legge dai documenti rivelati da Wikileaks, che i sauditi hanno evidenziato la necessità di fornire aiuti militari agli oppositori del governo di Damasco.

In un documento del 29 aprile 2012 e firmato dall’allora direttore generale del Intelligence saudita Muqrin bin Abdulaziz Al Saud (2005-2012), e poi dal ministro degli Esteri saudita Saud al-Faisal (1975-2015), si esalta l’enfasi di Riad sull’importanza di inviare aiuti all’opposizione siriana e all’ESL.

Inoltre, il carteggio parla di un accordo raggiunto tra l’Arabia Saudita, Turchia e Qatar per formare un comitato o una delegazione di alto livello militare in questi paesi, al fine di lavorare per rafforzare i legami tra ESL e opposizione.

Tra l’altro, la relazione cita un altro scritto l’8 aprile 2012 da Saud al-Faisal in cui c’è il supporto del defunto re saudita Abdollah bin Abdulaziz Al Saud dovuta alla delicatezza della situazione e per aumentare la pressione sul governo Damasco.

«Dobbiamo aumentare i nostri contatti con i rivoluzionari siriani e fare pressioni su loro per coordinare le loro fila e posizioni, in quanto ciò contribuirà ad accelerare la caduta del governo siriano», scrive Al-Faisal in quella lettera.

Allo stesso modo, la relazione cita le lettere che chiedono l’invio di grandi quantità di armi attraverso la Turchia per l’ESL: «Se l’esercito ha abbastanza armi possono addestrare circa 30.000 uomini, in questo modo possiamo abbattere il governo siriano, senza la necessità di attendere che la Russia cambi posizioni».

Nel frattempo, aggiunge il rapporto, l’ambasciata saudita a Damasco ha mostrato preoccupazione per l’avanzata dell’esercito siriano nella sua lotta contro il terrorismo e chiede un aumento degli aiuti all’opposizione in Siria e a quella presente in Libano e Iraq.

Secondo il rapporto, mentre il coordinamento tra Arabia Saudita e Turchia per sostenere l’opposizione siriana aveva avuto inizio anni prima, a questa misura, dopo, ha fatto eco il viaggio del principe ereditario saudita Mohammad bin Nayef bin Abdulaziz Al Saud, ad Ankara, lo scorso mese di aprile.

[Trad dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

 

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