Napoli 2dic2015: incontro con Fulvio Grimaldi

In Bolivia il Centro di Ricerca nucleare più grande nel continente

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Il presidente della Bolivia, Evo Morales, chiederà al suo omologo russo Vladimir Putin, che il Centro di ricerca nucleare che sarà costruito nel paese sudamericano sia il più grande della Regione. Lo ha annunciato giovedì il presidente della Bolivia aggiungendo che la domanda sarà presentata nel corso della riunione bilaterale che si terrà nel quadro del Terzo Vertice dei Paesi Esportatori di Gas.

“La prossima settimana chiederò al Presidente Putin che sia il più grande centro del Sudamerica” ha dichiarato il Presidente Boliviano durante l’ispezione dell’opera che sarà costruita nel distretto de “El Alto”. Morales farà questa richiesta a Putin perché sarà la compagnia Russa Rosatom la incaricata per la realizzazione del progetto boliviano che sarà completato in quattro anni e per il quale saranno investiti 300 milioni di dollari.

Morales ha anche sottolineato che il centro non danneggerà l’ambiente e porterà benefici per i boliviani. Inoltre, il presidente della Bolivia ha evidenziato la popolarità del suo omologo russo descrivendolo come “il miglior presidente.” La costruzione di questo Centro di Investigazione Nucleare risponde al piano civile di energia atomica con fini pacifici appoggiato dall’Organismo Internazionale dell’Energia Atomica e dalle Nazioni Unite.

Questo progetto è stato annunciato nel 2014 dal Presidente della Bolivia, Evo Morales. Il 26 settembre di quest’anno, in uno studio preliminare a San Cruz (est), il Presidente della Mining Corporation di Bolivia, Marcelino Quispe, ha riferito la scoperta di un deposito di uranio, essenziale per sviluppare l’energia nucleare.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione  di Danilo Della Valle]

La Bielorussia guarda verso l’America Latina

di Danilo Della Valle

La Repubblica di Bielorussia continua a guardare verso gli orizzonti latinoamericani, sviluppando sempre di più sinergie ed alleanze strategiche con le democrazie popolari della Patria Grande; dopo i numerosi accordi che la “Russia bianca” ha raggiunto negli anni passati con il Venezuela migliorando bilateralmente l’economia dei due Paesi ma anche sviluppando progetti culturali e di amicizia tra i popoli, ora è il turno dell’Ecuador.

Già da tempo i due Paesi hanno avviato delle relazioni molto strette, il Presidente Rafael Correa Delgado, nella sua ultima visita a Minsk, si è detto molto interessato alla tecnologia Bielorussa nell’ambito dell’agricoltura e dell’informatica dichiarando che ben presto la Bielorussia potrebbe diventare uno dei maggiori partner commerciali dell’Ecuador.

Ora si aggiunge un nuovo settore strategico, quello della sanità pubblica; la Bielorussia e l’Ecuador consolideranno infatti la cooperazione nel settore della sanità pubblica. Ciò è previsto nel protocollo d’intesa firmato tra i Ministeri della Salute dei due paesi.

Il documento è stato firmato dal vice direttore del dipartimento farmaceutico del Ministero della Salute della Bielorussia Valery Shevchuk, e dall’ambasciatore straordinario e plenipotenziario dell’Ecuador in Bielorussia, Carlos Larrea Dávila.

Le direzioni principali della cooperazione sono la ricerca congiunta nel campo della salute, il trattamento delle malattie rare, visite bilaterali, scambio di esperienze tra esperti e scienziati, la partecipazione a simposi e conferenze, la realizzazione di progetti congiunti, il coordinamento di programmi e progetti scientifici. Particolare attenzione è rivolta alle forniture bielorusse di farmaci sul mercato ecuadoriano.

“In Ecuador c’è la necessita di alcuni nostri farmaci. I nostri colleghi stranieri hanno ispezionato le nostre aziende farmaceutiche, ora vanno avanti i negoziati per la promozione dei farmaci bielorussi sul mercato ecuadoriano”, ha affermato Anatoli Grushkovski.

Esercitazioni Nato in Ucraina, infranta la tregua

Treno cargo di carri armati ucraini alla stazione di Jerson

di Clara Statello

Markov: Abbiamo l’impressione che il cessate il fuoco non sia redditizio per Kiev. Intanto l’Unicef  denuncia: quasi 700.000 bambini residenti in Novorossya rischiano crisi umanitaria all’approssimarsi dell’inverno.

 

Il 19 novembre., mentre il paese sprofonda nel baratro, il primo ministro Yatseniuk presenta nel piano di bilancio statale per il 2016 un aumento delle spese per la difesa e la sicurezza nazionale.

Il ministro della difesa delle DPR ritiene che queste spese rivelino l’intenzione di continuare e intensificare la guerra in Donbass: “Il piano di Kiev di finanziamento delle Forze Armate Ucraine per il prossimo anno è volto solamente ad una escalation del conflitto in Donbass. La leadership di Kiev beneficia di questa guerra”.

Nonostante la tregua imposta da Minsk 2, la guerra difatto non si è mai fermata. “Ufficialmente c’è il cessate il fuoco” dichiara a Voxkomm Alexei “Dobry”Markov, comandante della Brigata comunista Prizrak, di stanza a Alchevsk “ma la guerra è soltanto entrata nella fase delle tattiche sovversive. L’esercito ucraino mina tutte le strade che portano alle nostre posizioni. I cecchini sparano. Non c’è una vera e propria guerra, non c’è una vera e propria pace, ma entrambe le parti si stanno preparando per una continuazione della guerra”.

Nelle ultime settimane, infatti la situazione sembra peggiorare, dando conferma all’ipotesi di escalation del conflitto. Solo nella zona di Donetsk, l’agenzia DNInews riporta di 12 violazioni del cessate il fuoco. 46 missili 122mm di calibro, e più di 40 mortai dello stesso calibro sono stati lanciati in un solo giorno. Bersagliati anche obiettivi civili. Riporta Sputnik Italia che la notte del 14 novembre carri armati bombardavano il villaggio di Spartak, nei dintorni di Yasinovatsk nella DPR. “La notte ci sparavano contro, la gente è stata costretta a trovare riparo nei rifugi delle proprie case” riferiscono gli abitanti del villaggio. Lunedì scorso invece sono ripresi i bombardamenti sull’aeroporto di Donetsk “l’esercito ucraino ha aperto il fuoco sull’aeroporto verso le 20.30” riporta l’agenzia russa Tass “durante la notte sono state sparate 42 mine di calibro 82 e 120mm”.

Le autorità della DPR denunciano inoltre la concentrazione di soldati e armi dell’esercito ucraino, attorno alla propria area: più di 60 carri armati e mezzi pesanti, con unità e munizioni, si sono approssimate nelle aree di Dyleyvka, Zamozhnoe, Novobahmutovka.

Dinnanzi a queste provocazioni il vice comandante delle milizie popolari della DPR Basurin ha chiesto l’intervento dell’Ocse e delle ONG per i diritti umani, per fermare gli atteggiamenti aggressivi e affrontare la crisi umanitaria dovuta alla carenza di acqua e all’approssimarsi del freddo, che potrebbe coinvolgere quasi 700mila bambini residenti nella zona del conflitto, come denuncia l’Unicef.

Anche la zona di Lugansk è esposta a provocazioni simili. Nelle scorse settimane i carri armati ucraini si sono appostati sulla linea del fronte. La città di Donetskiy, dove si trova il quartier generale della Prizrak, è stata bombardata, riferisce Markov aggiungendo “abbiamo l’impressione che il cessate il fuoco non sia redditizio per Kiev”.

La ripresa delle ostilità ha causato due vittime in una sola settimana: Talib, il comandante degli esploratori della Prizrak e Ruslan Shdrov, un giovane miliziano del Battaglione Vostok colpito da un cecchino. Fortunatamente non ci sarebbero vittime tra la popolazione civile.

Le speranze di pacificazione sono tenute a distanza anche dall’esercitazione NATO  che ha preso il via il 16 novembre e che risulta una ennesima provocazione, forse la più grave. Un’esercitazione militare degli eserciti dei paesi che sostengono Kiev e la tregua infranta. L’inverno è alle porte.  

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