(VIDEO) Donbass: Sara Reginella racconta “Start Up a War”

start updi Romina Capone

Nella regione del Donbass, in Ucraina, si sta perpetrando una guerra invisibile agli occhi del mondo. Era il 2014 quando un Colpo di Stato, mosso dagli Stati Uniti d’America e da parte dell’Europa, portò al potere l’estrema destra. «L’Ucraina non è nata come la conosciamo oggi – spiega Svietlana Mazur del gruppo volontariato Nika – la parte Est è russofona, filo russa, la parte Ovest è polacca e rumena. Era il 2013 e l’allora presidente Viktor Janukovyč, eletto democraticamente nel 2010, analizzando il documento che avrebbe portato l’Ucraina all’interno del Mercato Europeo, si rifiutò di firmare perché insoddisfatto su alcuni punti presenti nel trattato. Di lì a poco la disinformazione portò la popolazione ad aizzarsi contro il presidente. Nel gennaio del 2014 nella capitale, all’insaputa del presidente Janukovyč, giunsero gruppi di cecchini paramilitari addestrati con l’obiettivo di generare il caos.

A febbraio dello stesso anno il Colpo di Stato. Immediatamente vennero apportati dei cambiamenti drastici: divieto della lingua russa (in un paese russofono al 40%); la messa al bando di tutti i Partiti Comunisti;  la demolizione di tutti i monumenti storici raffiguranti i caduti in guerra contro il nazifascismo del 1945. Il Sud-Est reagisce: chiede l’indipendenza da Kiev. Ad Odessa l’insurrezione popolare prosegue;  il nuovo governo invia paramilitari a placare con forza le manifestazioni. Gli attivisti arrestati con l’accusa di tradimento della patria. A maggio del 2014 scoppia la guerra. Il nuovo presidente dell’Ucraina è Petro Porošenko e la popolazione dal 2014 resiste contro la dittatura nazifascista».

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Questa l’introduzione necessaria prima della proiezione del documentario “Start Up a War. Psicologia di un conflitto” di Sara Reginella avvenuta lo scorso 14 dicembre presso gli spazi recuperati di GAlleЯi@rt in Galleria Principe di Napoli. Sara Reginella è una psicologa che ha deciso di uscire dal suo studio per recarsi su un fronte bellico nella regione del Donbass. Attraverso la comprensione di quei meccanismi che si celano dietro allo scoppio di una guerra con immagini e documenti inediti è messo in luce un modello psicologico che applica ai conflitti geo-politici strumenti di lettura propri dei conflitti relazionali tra individui. Nella prima parte del documentario sono illustrate alcune tecniche mediatiche e di manipolazione di massa utilizzate durante la rivolta di Maidan, nella capitale ucraina di Kiev. Nella seconda parte si entra nel vivo della guerra del Donbass  attraverso la descrizione psicologica di un conflitto bellico narrato come un conflitto tra individui. Sono integrate opinioni di professionisti della psicologia, combattenti di battaglioni, rifugiati e superstiti, passando dai drammatici eventi di Kiev alla vita dei miliziani al fronte, dalla testimonianza di chi è sopravvissuto al massacro del 2 maggio a Odessa alla speranza nei momenti di festa nelle auto-proclamate Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk, in Donbass. Molteplici punti di vista accompagnano nella conoscenza di quei meccanismi che innescano e alimentano conflitti bellici, così simili a quei meccanismi che innescano e alimentano conflitti relazionali.

«La formazione necessaria che ho fatto per arrivare a creare questo documentario è stata molto faticosa – racconta la regista autrice Sara Reginella – mi autoproduco, lavoro di notte e nutro nel pubblico uno stimolo costante  a continuare. Non avevo mai pensato di viaggiare per tutti questi chilometri ma il modo migliore di raccontare è quello di andare sul fronte e catturare i fatti tramite video, strumenti di narrazione reale e pura. Un lavoro di divulgazione capillare che nonostante l’era di Netflix e Youtube io preferisco ancora il confronto con le persone, per lo scambio di emozioni in un’atmosfera catartica, restando in una dimensione sociale reale.»

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Macchina alla mano in uno stile immediato e veloce, l’idea del documentario nasce dall’esigenza di fornire un modello di riferimento che dia al pubblico la possibilità di approcciarsi in modo più consapevole e critico alle notizie dei media mainstream, unendo l’analisi geopolitica degli eventi con quella psicologico-relazionale. Generalizzabile ad altre guerre basate su sistemi di manipolazione e destabilizzazione fondati su processi d’ingerenza esterna, “Start Up a War” racchiude in sé un originale modello di lettura sintetizzato, di ritorno dal fronte, da Sara Reginella, psicologa, psicoterapeuta e regista del documentario.

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Tra le testimonianze di quanto sta accadendo in Donbass quella di Clara Statello, giornalista di Sputnik Italia: «Sono stata in Donbass e non ho visto nessun terrorista. Ho visto un popolo che si rialza, impugna le armi e si reca sul fronte a combattere contro il nemico di sempre; il nazifascismo liberale. Perché uccidono i civili? Perché quella è una regione fortemente antifascista. È in corso una guerra psicologica (Psyop) come in America Latina;  questa guerra vede una fase di pressione mediatica che in Ucraina vede la Russia come nazione che reprime i diritti civili. Stesso procedimento sta accadendo in America Latina; il Venezuela è vista agli occhi del mondo, grazie alla guerra mediatica, come una tiranna».

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Il Fascismo è pronto all’uso – chiude Renzo Carlini professore di Istituzioni Politiche dell’Europa Orientale – quando lottiamo per l’indipendenza del Donbass lottiamo per noi stessi, per l’internazionalismo. Il nostro fronte è uno solo, non possiamo dividerci.

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“Start Up a War” Psicologia di un conflitto (trailer italiano)

(VIDEO) Documental investigativo “MH-17 en busca de la verdad”

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En el verano de 2014, el avión Boeing 777 se estrelló en el Donbass, 298 personas murieron en la tragedia con el Boeing de Malasia.

El Boeing de Malaysian Airlines fue derribado por un misil ucraniano del complejo Buk, que estaba en servicio con el 156o Regimiento de Misiles Antiaéreos de las Fuerzas Armadas de Ucrania, dice el informe de investigación, que fue publicada por el ex teniente coronel del Servicio de Seguridad de Ucrania, Vasily Prozorov, quien se marchó a Rusia.

El documental investigativo “MH-17: En busca de la verdad” revela nuevos detalles, previamente desconocidos del accidente aéreo y se centra en las inconsistencias en la investigación oficial. La película se basa en documentos genuinos de servicios especiales ucranianos no publicados anteriormente, así como entrevistas exclusivas con testigos oculares.

La evidencia reunida durante la investigación periodística nos permite concluir sobre una provocación planificada previamente, que fue implementada sistemáticamente por los servicios especiales de varios estados.

Enumerando a los que aún son culpables del accidente del “Boeing” de Malasia, directa o indirectamente, Prozorov señaló al ex presidente de Ucrania, Petro Poroshenko, el ex jefe del Consejo de Seguridad Nacional y Defensa, Alexander Turchinov, el ex jefe del Estado Mayor General Viktor Muzhenko, el ex jefe del Servicio de Seguridad de Ucrania-SBU Valentin Nalyvaichenko.

“Los servicios de inteligencia británicos estuvieron a cargo de toda la operación”, resumió el experto en su lista de personas involucradas en el desastre del MH17.

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(VIDEO) Cile: la denuncia di Alejandro Navarro contro Piñera

Risultati immagini per Alejandro Navarro Denuncia Pineradi Virginia Pérez

Santiago, martedì 17 dicembre 2019

La denuncia penale contro il presidente Sebastian Piñera per violazione dei diritti umani è stata ammessa dal 7° Tribunale di garanzia.

Il 7° Tribunale di garanzia di Santiago, ha ammesso la denuncia per crimini contro l’umanità che il senatore Alejandro Navarro ha presentato contro il Presidente della Repubblica, per le dozzine di persone che dal 18 ottobre hanno perso uno o entrambi gli occhi a causa della repressione degli agenti statali.

“Sarà punito con la reclusione, il massimo grado è una pena che va da 15 anni e un giorno a 20 anni”, ha detto il senatore Alejandro Navarro in relazione alla denuncia di crimini per lesa umanità che ha intentato contro Sebastián Piñera, che è stata ammessa dalla corte di Santiago.
Secondo il presidente della Commissione per i diritti umani del Senato, “l’articolo 5 della Legge 20357, definisce CRIMINI DI Lesa UMANITÀ, GENOCIDIO E CRIMINI DI GUERRA: atti di violenza della polizia che hanno causato la perdita della vista a molte persone in Cile. Il presidente rischia la sanzione sopra descritta se sarà accertato di essere responsabile per: 1- mutilazione grave o 2- ferire persone, menomarle psicologicamente e/o fisicamente, renderle inabili al lavoro, disabili o gravemente deformate. “Il crimine contro l’umanità è confermato quando, è continuato, se 1- l’atto è stato commesso come parte di un attacco generalizzato o sistematico contro una popolazione civile o 2- l’attacco risponde a una politica statale o dei suoi agenti”.

Ha affermato Navarro: “Tutto ciò che è accaduto in Cile dal 18 ottobre, in cui decine di cittadini sono stati mutilati, feriti a vita, dopo essere stati repressi e attaccati sistematicamente da agenti statali, è ciò che caratterizza la legge sulla quale abbiamo basato questa denuncia per i crimini commessi e per i quali Piñera rischia fino a 20 anni di carcere”. 

Per il senatore della regione del Biobío, “l’abbiamo già ribadito, non permetteremo l’impunità, non lasceremo che accada come con Pinochet, che è morto senza aver pagato un giorno di prigione per le migliaia di morti, feriti, detenuti e scomparsi durante la dittatura”.

Continua il senatore cileno: “Gli ex presidenti del Perù, Egitto e Serbia, Alberto Fujimori, Hosni Mubarak e Slobodan Milosevic, hanno pagato con la prigione per la loro responsabilità nella violazione dei diritti umani della loro gente, e oggi in Cile continuano a essere violati i diritti umani dei cittadini, con l’utilizzo di soda caustica, proiettili, gas lacrimogeni, prodotti chimici e forza bruta.”

Questa è una denuncia che chiede giustizia, e la giustizia in questo caso per la violazione dei diritti umani è la prigione per Piñera.

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Napoli 21dic2019: Cosa sta succedendo in America latina?

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Cosa sta succedendo in America Latina? – L’intervista

Sabato 21 dicembre alle ore 15:00 presso la Galleria Principe di Napoli (ingresso lato via Pessina) l’Agenzia Stampa del Partito dei CARC “la Staffetta Rossa” e ALBAinformazione presentano
un momento importante per confrontarsi sulla situazione internazionale e alimentare la costruzione della rivoluzione socialista nel nostro paese, che resta ed è la più alta forma di solidarietà che i comunisti italiani possono dare a tutti i paesi del mondo oppressi dall’imperialismo:

Intervista pubblica al compagno messicano Isaac Montoya Márquez della Segreteria Nazionale dei Giovani di MORENA (Movimento di Rigenerazione Nazionale).

Venezuela: Pueblo y ANC

Risultati immagini per marcha chavista comunapor Julio Escalona

17dic2019.- La elección de la ANC fue una iniciativa del presidente Maduro en función de derrotar la violencia y unir al pueblo de Venezuela contra la agresión imperial. La guarimba fue derrotada, agudizándose la guerra imperial a través del bloqueo comercial, financiero, económico y las diversas sanciones que se han impuesto a nuestra patria. El pueblo de Venezuela no se rinde. La inversión social ha sido lo dominante en el presupuesto público de la nación centrado en la justicia social basada en la defensa de las familias agredidas cotidianamente por el imperio. La política social ha estado sustentada además por una permanente defensa del socialismo y de la sociedad comunal. La ANC surge, pues, como un proceso social y creo que eso es lo que hay que fortalecer durante este año 2020, implementando procesos que permitan al pueblo ser un actor clave en las deliberaciones de la ANC.

Creo que los grandes temas del debate venezolano son: los geopolíticos; de la producción y el consumo; estado, sociedad y mercado; la sociedad comunal y el socialismo; la energía; la sustentabilidad ecológica, que subsumen una gran variedad de asuntos, que no desglosaré, que constituyen una totalidad interdependiente, compleja y diversa, por tanto, no se pueden discutir de manera fragmentada. Son locales y universales al mismo tiempo. Cómo desde la comunapuedo ver el mundo y viceversa.

Una ANC que delibere con profundidad, pero como un espacio permanentemente abierto a la comunicación y al debate donde el pueblo esté presente con sus esperanzas transformándolas en letra viva de los párrafos de la nueva constitución. Es necesario que el temario de los diferentes debates sea conocido públicamente y que la población tenga el derecho de intervenir en ellos, bien por escrito o por derechos de palabra solicitados previamente. Recordemos las posibilidades que ofrece el Art. 70, constitucional.

La ANC debe buscar los medios para sesionar en barrios y pueblos, ajustándose a las condiciones logísticas y de seguridad. Puede ser mediante comisiones, grupos de trabajo, la existencia de problemas locales que obliguen a un conocimiento directo, etc.

La guerra y la paz son los caminos dilemáticos que atraviesan el presente y futuro de la humanidad. El presidente Maduro lo tiene muy claro. De ahí la diplomacia de la paz.

(VIDEO) America del sur en convulsión: ¿Regresión o Progreso?

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Extractos conferencia “America del sur en convulsión. ¿Regresión o Progreso?”
Granada – Centro social la Ribera – Zaidin
Organizado por
alba granada north africa
plataforma simon bolivar
plataforma civica por la república

“Mas Vale una pizca de lealtad que cien años de Gloria”

“Este Pueblo de America sabe que su fuerza interna esta en la union y su fuerza continental esta tambien en la union”

Fidel Castro 2004


Alba Granada North Africa Coordination


Write us at : gnientalgherf@gmail.com
Red europea de solidaridad con la Republicana Bolivariana de Venezuela

La OTAN pudo conseguir Serbia, pero confió en Kosovo

karta-balkan

por Evelyn Matberg
ALTERNATIVE JOURNALISM

Veinte años después, el bombardeo de Yugoslavia sigue siendo uno de los momentos más controvertidos en la historia de la OTAN. Los países que participan en la operación prefieren llamar a la decisión justificada y necesaria. Pero la muerte de más de dos mil civiles, incluidos 78 niños, difícilmente puede justificarse. Ese momento fue un punto de inflexión para la región de los Balcanes, que se convirtió en el centro de la inestabilidad en Europa. Pero todo podría ser completamente diferente.

Este año, las fuerzas de la OTAN en Kosovo, conocidas como KFOR, celebraron su vigésimo aniversario. La presencia de la alianza se remonta al lejano verano de 1999, cuando se firmó el acuerdo de Kumanov con las autoridades de la entonces Yugoslavia. Se celebró un grandioso aniversario con la participación de Bill Clinton y Madeleine Albright venerados en Pristina. Un reciente almirante estadounidense, James Fogo, dijo que KFOR “hizo un buen trabajo”. Y aquí surgen las primeras contradicciones. ¿Qué se puede llamar una misión exitosa, que duró 20 años? Además, Kosovo siempre se ha asociado con crímenes desenfrenados, confrontaciones interétnicas y, en los últimos años, incluso con el terrorismo islámico internacional. A nivel familiar, aquí también, todo es disfuncional: treinta por ciento de desempleo, salida de la población, problemas de comunicación, energía y transporte.

¿Quizás en los Estados Unidos hay criterios ligeramente diferentes para el éxito? Tal suposición es bastante apropiada, porque KFOR, cuyo propósito declarado es garantizar la estabilidad en Kosovo, en la práctica, sirve como un indicador de la presencia de la alianza en la región. Como resultado, la OTAN puede reclamar superioridad en los Balcanes, y KFOR se está convirtiendo en un instrumento de naturaleza puramente geopolítica.

En realidad, esto no está oculto. El Representante Especial de los Estados Unidos para los Balcanes Occidentales, Matthew Palmer, dijo en la víspera de su visita a Pristina en noviembre que Washington estaba listo para trabajar en el reconocimiento de la independencia de Kosovo e incluso preparó mecanismos para presionar a Serbia, en particular, una resolución sobre el asesinato de 1999 de los Hermanos Bitichi en 1999. Sin embargo, la tarea principal de los Estados Unidos en los Balcanes, Palmer llamó a la lucha contra Rusia.

Las preocupaciones de Washington sobre la creciente influencia del Kremlin en la región no son infundadas. Según el informe del Pentágono, es en Serbia donde el factor ruso es más pronunciado. La situación se complica por el hecho de que la cooperación de Belgrado con Moscú, según las encuestas de opinión, cumple con la solicitud de los ciudadanos. Y esto sin contar el hecho de que las autoridades serbias se adhieren a la neutralidad militar en principio. Del informe del ejército estadounidense, queda claro que Serbia es vital para que Washington fortalezca su posición. Pero el mismo bombardeo se está convirtiendo en un obstáculo invencible en este camino. Cada año, los serbios honran la memoria de las víctimas de la Operación Fuerza Aliada. Incluso la oposición lo hace. Tan fuertes son los recuerdos del bombardeo y sus consecuencias.

Además, en Serbia a lo largo de los años ha habido un fuerte entendimiento de que la mayoría de los países de la UE, y la OTAN y los Estados Unidos están destinados a socavar la integridad territorial del país, porque reconocen la independencia de Kosovo. Pristina recibe regularmente apoyo, y cuando las operaciones de poder resonante tienen lugar en el norte de la región en disputa donde viven los serbios, Europa y Washington prefieren no darse cuenta.

Si no fuera por todos estos errores, Serbia podría haberse convertido en un poderoso aliado de la OTAN en la región. Pero la alianza eligió apoyar a Kosovo con todas sus contradicciones. Por supuesto, esto causa emociones severamente negativas entre la población serbia, lo que puede restringir a las autoridades del país de cualquier decisión que pueda tomarse bajo la influencia del exterior. E incluso la oposición, que regularmente celebra protestas masivas contra el gobierno, ni siquiera se arriesga a la alienación de Kosovo por el acercamiento con la UE y la OTAN, por temor a obtener el estigma de un traidor.

Napoli 19dic2019: Cosa sta accadendo in sud America?

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Fanno sempre più notizia gli ampi sommovimenti popolari che stanno scuotendo l’America latina negli ultimi mesi, tanti sono i fronti di questo sommovimento: le ampie mobilitazioni in Ecuador e in Cile, la rielezione di Evo Morales in Bolivia e i recenti sviluppi della resistenza antimperialista venezuelana, un paese che sempre più si pone alla testa dei popoli non allineati a Washington in sud America.

Ma cosa sta accadendo davvero in sud America? Qual è il contributo che noi possiamo dare a quei popoli per sostenerli nella lotta che stanno conducendo?

Ne parliamo con Antonio Sparano e il Partito dei CARC – Campania il 19 dicembre in Galleria Principe di Napoli a partire dalle ore 18:00.A seguire aperitivo di autofinanziamento.

(VIDEO) Declaración final de la XVII Cumbre del ALBA-TCP

 Declaración de la XVII Cumbre de Jefes de Estado y de Gobierno del ALBA-TCPpor ALBA-TCP

Declaración de la XVII Cumbre de Jefes de Estado y de Gobierno del ALBA-TCP

1-Los Jefes de Estado y de Gobierno y los Jefes de Delegaciones de los países miembros e invitados de la Alianza Bolivariana para los pueblos de Nuestra América – Tratado de Comercio de los Pueblos (ALBA-TCP), nos reunimos en La Habana, el 14 de diciembre de 2019, para conmemorar el XV Aniversario de la Alianza, fundada por los Comandantes Fidel Castro Ruz y Hugo Rafael Chávez Frías, con el firme compromiso de profundizarla, como expresión de las aspiraciones de independencia regional y baluarte de la integración genuinamente latinoamericana y caribeña frente a las crecientes amenazas a la autodeterminación, la soberanía, la paz y la estabilidad regionales.

2-Reivindicamos el ideario de Bolívar, Martí, San Martín, Sucre, O´ Higgins, Petión, Morazán, Sandino, Maurice Bishop, Garvey, Túpac Katari, Bartolina Sisa, Chatoyer y otros próceres de la independencia latinoamericana y caribeña.

3-Enfatizamos que la unidad e integración regional es la única vía para enfrentar la dominación que ejercen las estructuras hegemónicas de poder mundial, y que han dejado a nuestros pueblos en una condición histórica de subordinación y vulnerabilidad política, económica y cultural.

4-Expresamos que el ALBA-TCP es el primer frente de integración genuinamente latinoamericano y caribeño, está sustentado en principios de solidaridad, justicia social, defensa de la independencia y soberanía, autodeterminación de los pueblos, cooperación y complementariedad económica, fruto de la profunda vocación integracionista de sus miembros y de su voluntad política de avanzar todos juntos hacia el desarrollo sostenible, para satisfacer las necesidades de nuestros países y pueblos.

5-Resaltamos los logros sociales del ALBA-TCP, que han estado dirigidos al ser humano, sin importar su raza, estrato social, credo o posición política alguna, lo cual ha permitido que sean millones los latinoamericanos y caribeños que han sido beneficiados con las políticas sociales impulsadas por la Alianza.

6-Resaltamos especialmente el Programa de alfabetización; la Misión Milagro; el Programa de atención a las personas con discapacidad; el Cardiológico Infantil Latinoamericano, la formación de médicos integrales en la Escuela Latinoamericana de Medicina-ELAM en Cuba y en Venezuela y PetroCaribe; así como también, las Casas del ALBA, los Juegos deportivos ALBA, Telesur y la Radio del sur.

7-Destacamos los avances alcanzados por el ALBA-TCP en el ámbito económico y financiero, especialmente al cumplirse 11 años del establecimiento del Banco del ALBA, período en el cual se han desarrollado diversos proyectos de infraestructura, de producción y de servicios, en los distintos países de la región.

8-Ratificamos nuestro compromiso con la construcción de un modelo alternativo de soberanía económica, expresado en una Nueva Arquitectura Financiera, para consolidar un sistema de intercambio y cooperación recíproca, solidaria, participativa y complementaria, que fortalezca nuestra libertad económica y comercial.

9-Reiteramos nuestra voluntad de continuar trabajando y cooperando en el enfrentamiento al cambio climático, fenómeno que es producto del sistema capitalista, con sus patrones irracionales de producción y consumo, que agreden a nuestra Madre Tierra y que incrementan la frecuencia e intensidad de fenómenos naturales que ocasionan lamentables pérdidas humanas y materiales.

10-Resaltamos la participación y presencia plena de los movimientos sociales, de solidaridad y sectores populares en nuestro proceso integracionista, para avanzar en la construcción de sociedades incluyentes, culturalmente diversas y ambientalmente responsables, que excluya la explotación del ser humano.

11-Condenamos la política agresiva e intervencionista del Gobierno de Estados Unidos, que con la complicidad de las oligarquías nacionales y de los medios corporativos de la información, unida a las consecuencias de la férrea aplicación de inhumanos modelos neoliberales, son las causas fundamentales de la peligrosa inestabilidad regional.

12-Reiteramos que la política actual del gobierno de los Estados Unidos hacia Nuestra América plantea desafíos que generan claras violaciones a los principios consagrados en la Carta de las Naciones Unidas y el Derecho Internacional, así como a los postulados de la Proclama de América Latina y el Caribe como Zona de Paz.

13-Repudiamos las amenazas de uso de la fuerza por el gobierno de Estados Unidos contra la República Bolivariana de Venezuela y el sostenimiento y ampliación de criminales medidas coercitivas unilaterales contra su pueblo, que continúan siendo la principal amenaza a la paz en América Latina y el Caribe. Respaldamos a la Revolución bolivariana, a la unidad cívico-militar de su pueblo y al Presidente Constitucional de la República Bolivariana de Venezuela.

14-Rechazamos la activación del Tratado Interamericano de Asistencia Recíproca (TIAR) contra la República Bolivariana de Venezuela, lo cual representa un peligro para la paz, que podría facilitar la fabricación de un pretexto y establecer las bases para una eventual intervención militar contra el pueblo bolivariano.

15-Condenamos el golpe de Estado contra el gobierno constitucional del compañero Evo Morales Ayma en Bolivia, el cual constituye una expresión clara de la estrategia imperialista de Estados Unidos en el hemisferio occidental y su intención permanente de vulnerar la libre determinación de nuestros pueblos en función de sus pretensiones hegemónicas. La complicidad de la oligarquía boliviana en la violenta interrupción de la institucionalidad democrática en el país y el apoyo complaciente de otras oligarquías de la región a esta flagrante violación del Estado de Derecho y de los derechos humanos, no admiten dudas.

16-Destacamos que con el propósito de recuperar los espacios conquistados por los pueblos con gobiernos progresistas, el gobierno de los Estados Unidos, en contubernio con las oligarquías de la región, revive métodos que parecían superados en la historia de América Latina y aplica nuevas fórmulas de la llamada guerra no convencional.

17-Denunciamos que en Bolivia se han multiplicado la intolerancia, el racismo, la represión brutal contra los movimientos sociales y los pueblos originarios, con la clara determinación de revertir los logros alcanzados por su pueblo durante la presidencia del compañero Evo Morales Ayma.

18-Denunciamos que las amenazas y los reiterados intentos desestabilizadores contra el gobierno legítimo de la hermana República de Nicaragua son una violación del Derecho Internacional. El Gobierno sandinista de Nicaragua y su Presidente, Daniel Ortega Saavedra, cuentan con nuestra solidaridad y apoyo.

19-Expresamos nuestra solidaridad con el pueblo de la hermana Mancomunidad de Dominica, y felicitamos al Primer Ministro Roosevelt Skerrit por su reelección el pasado 6 de diciembre con un amplio respaldo popular.

20-Rechazamos las acciones injerencistas contra el proceso político en Surinam y los intentos de desestabilizar dicho país. El Gobierno Constitucional de Surinam y su Presidente, Desiré Bouterse, cuentan con nuestra solidaridad y apoyo.

21-Repudiamos firmemente la aplicación de la Doctrina Monroe. Demandamos el respeto a la libre determinación de nuestros pueblos, a la soberanía, la integridad territorial y la no injerencia en los asuntos internos de cada Estado, la solución pacífica de controversias internacionales, el rechazo al uso o a la amenaza del uso de la fuerza en las relaciones internacionales, al tiempo que denunciamos el uso de métodos de guerra no convencional para derrocar gobiernos legítimos y la imposición de medidas coercitivas unilaterales contra países latinoamericanos y caribeños.

22-Manifestamos que el ascenso de los gobiernos neoliberales al poder político en la región ha generado un evidente retroceso de las políticas de beneficio social en varios países, incrementando los índices de pobreza, las profundas desigualdades sociales y la marginación de amplios sectores populares.

23-Declaramos que la creciente corrupción de gobiernos neoliberales, su ejercicio del poder para maximizar los beneficios de las corporaciones transnacionales y de exiguas élites privilegiadas; la violencia y la brutalidad policial, han provocado el estallido de multitudinarias manifestaciones en Nuestra América.

24-Denunciamos la falsedad estadounidense de atribuir a miembros de esta Alianza, la responsabilidad en la organización de las masivas protestas populares que se han extendido por la región, lo que persigue ocultar el fracaso de las gestiones de gobiernos neoliberales que se pliegan a los requerimientos impuestos por Washington.

25-Rechazamos la tergiversación vergonzosa de la realidad latinoamericana por Estados Unidos y las élites oligárquicas de la región que buscan ocultar la verdadera génesis de las manifestaciones populares.

26-Repudiamos los autoproclamados paladines de los derechos humanos y la democracia, que acuden cada vez más a la militarización y a la represión para sostener el modelo neoliberal en crisis. Las cifras de muertos, heridos y mutilados ilustran por sí mismas el uso desproporcionado de la fuerza por los cuerpos represivos. El apoyo de varios gobiernos a la brutal represión en diversos países y el silencio cómplice de otros, es inaceptable.

27-Condenamos las sistemáticas acciones del Gobierno de Estados Unidos para desacreditar y sabotear la cooperación internacional que presta Cuba en la esfera de la salud en decenas de países, la cual ha beneficiado a millones de personas, así como las groseras presiones ejercidas contra varios gobiernos para que interrumpan la acogida de la solidaria cooperación cubana, en detrimento del derecho a la vida y del acceso a servicios médicos de sus ciudadanos.

28-Destacamos la reciente adopción por la Asamblea General de las Naciones Unidas de la resolución titulada “Necesidad de poner fin al bloqueo económico, comercial y financiero impuesto por los Estados Unidos de América contra Cuba” por 187 votos a favor, que patentizó una vez más el aislamiento abrumador del gobierno estadounidense, en el contexto de una comunidad internacional comprometida con la verdad, la justicia y el respeto al Derecho Internacional. La lamentable decisión del gobierno de Brasil de votar en contra y del gobierno de Colombia de abstenerse, confirman el secuestro de sus políticas por sectores abiertamente plegados a los intereses de la Casa Blanca.

29-Expresamos nuestra solidaridad con los hermanos países caribeños, que padecieron el genocidio contra la población nativa, los horrores de la esclavitud, la trata transatlántica y el saqueo colonial y neocolonial, enfrentan hoy los retos resultantes del cambio climático, los desastres naturales y el injusto sistema financiero que pone en peligro sus pequeñas economías. Ratificamos el derecho de los países del Caribe a recibir un tratamiento justo, especial y diferenciado. El Caribe encontrará siempre en el ALBA-TCP una plataforma de articulación, cooperación y complementariedad para la defensa de sus justos reclamos y reparaciones.

30-Manifestamos nuestro anhelo de unidad e integración que confirma la importancia de preservar la Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños (CELAC), mecanismo genuino para promover los intereses comunes de nuestras naciones mediante la concertación política con respeto a la diversidad. En ese sentido, nos comprometemos a apoyar a México en su ejercicio de la Presidencia Pro Témpore de la Comunidad.

31-Saludamos la adhesión de Antigua y Barbuda como miembro pleno del Banco del ALBA, el 04 de noviembre de 2019.

32-Los desafíos que enfrentamos reafirman la necesidad de cerrar filas frente a las amenazas, injerencias y agresiones externas, con plena confianza en la victoria. Unidos enfrentaremos el intervencionismo y el golpismo. Nos ampara la convicción profunda de que la construcción del futuro mejor que deseamos y por el que trabajamos para Nuestra América, está y estará cada vez más en las manos fuertes y firmes de los pueblos libres.

33-Garanticemos la realización de los derechos a la vida, a la paz, a la libre determinación y al desarrollo a los que nuestros pueblos son acreedores. ¡Unámonos! De la unidad depende la victoria de las causas justas que reivindicamos.

Buscamos la solidaridad no como un fin sino como
un medio encaminado a lograr que Nuestra
América cumpla su misión universal.

José Martí, Nuestra América

La Habana, 14 de diciembre de 2019

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Geopolítica de la liberación

Risultati immagini per marcha chavistapor Julio Escalona 

10dic19.- En nuestros lares, nace con Francisco de Miranda, sigue con Bolívar y la consolidó el presidente Chávez con firme aporte de Fidel Castro. Surgen el Alba, Unasur, Petrocaribe y la Celac, base para procesos de integración con África, Asia, China, Rusia, Irán, India, Turquía, Cuba, países árabes… La guerra contemporánea es mundial, perpetua, con formas y contenidos que se alimentan de las ciencias y tecnologías contemporáneas y condiciona la geopolítica de hoy. Su campo de batalla no tiene límites: tanto en extensión (hasta el último rincón del espacio exterior, hasta la luna y otros planetas…), como en profundidad pues desde el cerebro humano hasta la última célula planetaria pueden ser convertidos en instrumentos de guerra.

En tiempos de Clausewitz la guerra era continuación de la política por otros medios. Hoy la política es continuación de la guerra por otros medios. La decisión de ir a la guerra está tomada, la política la hace posible. Hay una interrelación permanente entre guerra y política, conectadas por la diplomacia para la guerra, que desarrolla Trump y la diplomacia para la paz, de Chávez y continuada por Maduro.

El principio: si quieres la paz prepárate para la guerra, lo he cuestionado. La guerra es diaria, perpetua para derrotar la solidaridad y los imaginarios solidarios y convertirlos en predominio de lo individual.

Destruir los beneficios materiales y espirituales de la vida cotidiana y llevarnos a estado de schok pues según Friedman en ese estado lo políticamente imposible se hace políticamente inevitable. Una población privada de servicios básicos, inflación desenfrenada… Más guerra mediática y psicológica, puede irse refugiando en el egoísmo y el rechazo al otro.

El presidente Bush, organizó un golpe de Estado mundial, mediante el derrumbe de las torres gemelas de Nueva York, y creó un nuevo enemigo, el terrorismo. Colocando en schok a la gente para aprobar como un “homenaje” a Milton Friedman, a quien considero un criminal de guerra: la “legalización” de la tortura, cárceles clandestinas, “desaparición” de presos políticos, detención de cualquier “sospechoso” sin presentarlo ante un juez… Se va anulando la Declaración Universal de Derechos Humanos, la Carta de las Naciones Unidas y todo el orden jurídico y espiritual que se vino construyendo desde la derrota del fascismo en la II Guerra Mundial.

El unilateralismo de Trump es una máscara para ocultar un multilateralismo centrado en la OTAN, que por supuesto, el Pentágono puede controlar para subordinar y dejar fuera la ONU para cualquier tema relevante e imponer las estrategias de un entramado de poder mundial fundado en la fuerza militar, la dominación del poder financiero de los grandes bancos hacia donde confluye el capital del narcotráfico, que parece ser el denominador común de todos los poderes. Este súper poder es el ejecutor de la estrategia imperial del caos global, en Hong Kong, en medio oriente, en Caracas… que podría conducirnos a guerras locales que eventualmente podrían generalizarse caotizando al planeta por los cuatro costados. ¿Es posible un curso de esta naturaleza? ¿Hacia dónde nos conduciría? La humanidad debe derrotar esta estrategia e ir estableciendo un mundo de paz.

Granada 12dic2019: America del sur en convulsión


A L B A  GRANADA   N O R T E  DE  A F R ICA

TE INVITA A UNIRTE A NOSOTROS A ESTE ENCUENTRO

 

AMERICA DEL SUR EN CONVULSION

Regresión o Progreso?

Chile, Bolivia, Venezuela, Haití

Brasil, Colombia, Ecuador

 

 Jueves 12 de  Diciembre 2019 a las 19:30h

Participa a este encuentro único  en Granada con el

Embajador de Chile en Argelia durante la Unidad Popular

EDUARDO S. YAZIGI

Proyectaremos el corto documental “ CAIMANES, LOS SIN AGUA “

Vivió la experiencia de la Unidad Popular de Salvador Allende, de quien fue diplomático en África del Norte.

Es un profundo conocedor de la historia y cultura latinoamericana.

Nos hablará  sobre  las convulsiones socio-políticas en America del sur  en Chile, Bolivia, Venezuela, Haiti, Brasil, Colombia, Ecuador y los futuros escenarios.

¡No te lo pierdas!

A partir de  las 19:30 h

Dirección: Calle Sta. Rosalía, 18

Zaidin – Granada

Información: Gnientalba@gmail.com

Como llegar : · Autobús SN4SN5U3  o Metro.

La admisión es gratis. Si no puedes participar, por favor reenvíalo a tus amigos, gracias!

 

COMPARTELO: https://www.facebook.com/events/737141310138577/

  ” Mas Vale una pizca de lealtad que cien años de Gloria”

” Este Pueblo de America sabe que su fuerza interna esta en la union y su fuerza continental esta tambien en la union ” Fidel Castro 2004


Alba Granada North Africa Coordination

Write us at : gnientalgherf@gmail.com
Red europea de solidaridad con la Republicana Bolivariana de Venezuela

Lula libre Evo derrocado

Risultati immagini per Bolivia Marcha indigenapor Julio Escalona

10dic19.- Los tiempos indican que un proceso revolucionario avanza. La victoria de Cuba en la ONU contra el bloqueo impuesto por EEUU; Argentina, derrotando electoralmente las políticas neoliberales impuestas por el FMI. En julio de 2018, López Obrador también derrotó al neoliberalismo. El presidente Evo Morales, reelecto presidente de Bolivia ha sido derrocado, con la participación de la OEA, manejada por EEUU.

Hay rebeliones populares en Chile, Ecuador, Honduras, Haití… Durante dos décadas ha estado presente la insurgencia del pueblo venezolano que resiste sanciones, bloqueos y otras agresiones. Hay una dimensión espiritual que va trascendiendo las divisiones religiosas. La libertad de Lula impulsará este proceso y la participación de Brasil.

Avanza la defensa de la soberanía, el uso de las riquezas naturales protegiendo la madre tierra, defendiendo la libertad de tomar un camino propio para la construcción de una nueva sociedad. En Venezuela se desarrolla el debate sobre el socialismo y la sociedad comunal.

Trump tenía que cortar este proceso buscando el eslabón más débil: Bolivia.

Encontró un movimiento social fascista ocupando regiones y poblaciones claramente contrarias al presidente Evo y unas fuerzas militares y policiales débiles políticamente. Además, ¿la mayoritaria población partidaria de Evo, aparentemente sin preparación para la resistencia y ante los llamados de Evo para evitar la violencia, no pudo reaccionar y rechazar la violencia fascista?

¿Podrá reorganizarse y enfrentar a los fascistas? Sobre todo los mineros que trabajan con tacos de dinamita en las manos.

El capital transnacional, está dispuesto a destruir este proceso a sangre y fuego, pues comprende su carácter expansivo hacia el resto del mundo. Para EEUU hay una particular relación entre el dólar y el narcotráfico. EEUU tiene el monopolio de la distribución de cocaína y opio lo que determina que los capitales que se generan por esa actividad, fluyan hacia bancos estadounidenses, lo que sirve de soporte al dólar.

Es inevitable que la economía de los países soberanos, se vaya independizando de los capitales del narcotráfico lo que reducirá el poder de estos, su impacto sobre la economía mundial y como soporte del dólar. Un duro golpe para EEUU ¿Lo tolerará o irá a la guerra?

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