¿Se desplegará la Tercera Guerra Mundial en el espacio?

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por The Duran

La tecnología militar moderna y la carrera armamentista en desarrollo hacen que la militarización del espacio sea cuestión de tiempo. Sin embargo, este proceso no debe confundirse con lo que estamos acostumbrados a ver en la ciencia ficción. Nadie tiene la intención de construir buques de guerra. Todo es mucho más prosaico y peligroso.

En diciembre del año pasado, el Congreso aprobó la creación de la Fuerza Espacial, el sexto ejército de EE.UU., junto con la guardia terrestre, aérea, naval, así como la guardia costera y la marina. Este movimiento dejó en claro los objetivos de Washington. ¿Cómo se justifica esta ambición? La respuesta no es tan obvia como parece.

“Estados Unidos no solo debe estar presente en el espacio, debe dominarlo”, dijo Donald Trump, y eso podría ser suficiente para cerrar el tema.

Parece bastante lógico tratar de difundir su influencia en un nuevo entorno, especialmente cuando se trata de un estado tan poderoso. Sin embargo, es importante entender que Estados Unidos es ahora el líder indiscutible en la conquista del espacio. Se están gastando enormes sumas de dinero en programas espaciales allí. Por supuesto, cuando Trump habla de dominación, se refiere a la dominación militar. Por ejemplo, la lista de misiones de la Fuerza Espacial de los Estados Unidos establece claramente la necesidad de contener la agresión en o desde el espacio. ¿Pero quién es el enemigo capaz de representar una amenaza espacial para los Estados Unidos?

Recientemente, hubo un caso notable fuera de la Tierra: cerca del satélite de inteligencia estadounidense “USA 245” se vio la nave espacial rusa “Cosmos 2542”. Los estadounidenses no ocultaron sus preocupaciones. Además, en Washington comenzaron a hablar abiertamente sobre el espionaje por parte de Rusia.

Todd Harrison, jefe del Proyecto de Seguridad de Sistemas Aeroespaciales en el Centro de Estudios Estratégicos e Internacionales, argumenta que los satélites espías rusos están monitoreando a propósito las naves espaciales estadounidenses. “El Cosmos 2542, según Harrison, puede detectar la apertura y la resolución de las cámaras montadas en el satélite USA 245. No tiene sentido probar o refutar esta posibilidad. Lo que no se puede dudar es que la tecnología de EE.UU. también permite realizar espionaje espacial.

“Hasta ahora, el espacio exterior ha sido considerado un refugio seguro. Ya no lo es”, dijo el general Andre Lanata, jefe del Comando de Transformación Estratégica de la OTAN, refiriéndose a la amenaza rusa.

John Raymond, quien era solo un candidato para Comandante de la Fuerza Espacial de los Estados Unidos, también habló de la increíble amenaza espacial de Rusia, instando al Congreso a actuar para mantener su dominio en el espacio.

Cuando las autoridades comienzan a hablar activamente sobre lo mismo, parece que se está imponiendo una sola posición al público. La gente necesita estar convencida de que es la posición correcta. No es difícil hacerlo considerando el recurso político, y el objetivo está muy justificado. La militarización del espacio no es la aventura más pacífica. Pero es mucho más importante para Washington eliminar un obstáculo: el Tratado del Espacio Exterior.

El tratado de 1967 entre los EE.UU., el Reino Unido y la URSS es ahora una especie de tratado para eliminar los misiles de mediano y corto alcance. En particular, el Tratado del Espacio Exterior prohíbe la colocación en la órbita de la Tierra de cualquier arma de destrucción masiva, incluidas las armas nucleares.

El destino del tratado INF es bien conocido por todos. El acuerdo se derrumbó después de que se hicieron acusaciones contra Rusia de que había violado las condiciones al crear el misil 9M729. Desafortunadamente, nadie se molestó en averiguar si este era el caso. Incluso cuando Moscú acordó presentar el misil a los observadores extranjeros, nadie en la OTAN respondió a este llamado. Cuando se terminó el tratado, Estados Unidos ya estaba construyendo un complejo para producir misiles previamente prohibidos. Por lo tanto, Washington no solo desató sus manos sobre el tema de expandir su arsenal. Proporcionó a las compañías militares nuevas órdenes importantes y, por lo tanto, financiamiento del gobierno.

 

Pandemia: La Casa Bianca e FMI i primi infetti

Pandemia: la Casa Blanca y el FMI los primeros infectados

di Atilio A. Boron

Guerre, crisi economiche, disastri naturali e pandemie sono eventi catastrofici che fanno emergere il peggio e il meglio nelle persone – sia nei leader che nella gente comune – e anche negli attori sociali e nelle istituzioni. È in circostanze così avverse che le belle parole svaniscono nel nulla e danno luogo ad azioni e comportamenti concreti. Giorni fa e trattenendo a malapena le lacrime, il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, ha denunciato davanti alle telecamere il grande inganno della “solidarietà europea”. Non esiste una cosa del genere, ha detto Vucic, è una favola per bambini, carta straccia. Ha poi ringraziato la Repubblica Popolare Cinese per la sua collaborazione. E aveva ragione nella sua denuncia. Dall’America Latina abbiamo a lungo avvertito che l’Unione Europea era un sottile raggiro, pensato per avvantaggiare la Germania più di ogni altra cosa attraverso il controllo della Banca Centrale Europea (BCE) e con l’Euro per assoggettare i paesi dell’Eurozona ai capricci – o agli interessi – di Berlino. L’esitante reazione iniziale della BCE all’eccezionale richiesta di aiuto dell’Italia per affrontare la pandemia che sta devastando la penisola ha mostrato per alcune ore ciò che il leader serbo aveva denunciato. Un scandaloso “ognuno per sé”, che smonta la retorica sdolcinata de “l’Europa dei cittadini” e “Europa una e multipla” e altre simili balle. Una favola per bambini, come diceva Vucic.

Lo stesso e ancora di più vale per la banda di delinquenti che si è insediata alla Casa Bianca per mano di Donald Trump che, di fronte a un Iran pesantemente colpito dalla pandemia, ha pensato solo ad un’escalation delle sanzioni economiche contro Teheran. Né ha mostrato alcun segno di riconsiderare la sua politica di genocidio che opera per mezzo del blocco economico su Cuba e Venezuela. Mentre Cuba, la solidarietà internazionale fatta nazione, aiuta i viaggiatori britannici della nave da crociera Braemar che si trova a largo dei Caraibi, Washington invia 30.000 soldati in Europa e i cittadini statunitensi, incoraggiati dal “capo”, si preparano ad affrontare l’epidemia comprando armi da fuoco! Non c’è più niente di cui discutere.

Fedele ai suoi padroni, il Fondo monetario internazionale ha dimostrato per l’ennesima volta di essere uno dei punti nevralgici della putrefazione morale del pianeta e, una volta che questa pandemia sarà passata, i suoi giorni saranno sicuramente contati. Con una decisione che lo fa sprofondare nelle fogne della storia, ha respinto una richiesta di 5 miliardi di dollari presentata dal governo di Nicolás Maduro, richiesta che trovava ragione nel Rapid Financing Facility (RFF) creato appositamente per aiutare i paesi colpiti dal COVID19. La motivazione addotta per il rifiuto della richiesta è al di là della legalità, perché afferma che “l’impegno del FMI nei confronti dei paesi membri si basa sul riconoscimento ufficiale del governo da parte della comunità internazionale, come si evince dall’appartenenza al FMI e non c’è chiarezza sul riconoscimento in questo momento”. Due commenti su questo miserabile episodio: in primo luogo, la Repubblica Bolivariana del Venezuela è ancora oggi elencata come paese membro sul sito web del FMI. Quindi la chiarezza “sul riconoscimento” è assoluta, lampante. Ovviamente non basta a nascondere il fatto che gli aiuti vengono negati a Caracas per motivi meschinamente politici. In secondo luogo, da quando il riconoscimento di un governo dipende dall’opinione amorfa della comunità internazionale e non dagli organismi che lo istituzionalizzano, come il sistema delle Nazioni Unite? Il Venezuela è membro dell’ONU, uno dei 51 paesi che hanno fondato l’organizzazione nel 1945, e membro di diverse commissioni dedicate. La famosa “comunità internazionale”, menzionata da persone come Trump, Piñera, Duque, Lenín Moreno e altri della loro cricca per prendersela col Venezuela, è una volgare finzione, come Juan Guaidó, che non arriva a contare nemmeno 50 dei 193 Paesi che compongono le Nazioni Unite.

Le ragioni profonde di questo rifiuto non hanno quindi nulla a che vedere con quanto ha detto il portavoce del FMI e sono le stesse che spiegano l’assurdo prestito di 56 miliardi di dollari concesso al governo corrotto di Mauricio Macri e che è stato utilizzato soprattutto per facilitare la fuga di capitali verso paradisi fiscali che gli Stati Uniti e i loro partner europei hanno disseminato nel mondo. Spero vivamente che la pandemia (che è anche economica) e il disastro del prestito Macri diventino due bare per un’istituzione come il FMI che, dalla sua creazione nel 1944, ha fatto sprofondare centinaia di milioni di persone nella fame, nella povertà, nelle malattie e nella morte con le sue raccomandazioni e condizioni. Ragioni profonde, abbiamo detto, che alla fine si riferiscono a qualcosa di molto semplice: il FMI non è altro che un docile strumento della Casa Bianca e fa quello che l’inquilino del momento gli dice di fare. La Casa Bianca vuole soffocare il Venezuela e il Fondo fa il suo dovere.

Non mancheranno coloro che mi accuseranno di essere il prodotto di un antimperialismo allucinato. Per questo ho preso l’abitudine di appellarmi sempre più a ciò che dicono i miei avversari per difendere le mie opinioni e disarmare la destra semianalfabeta e reazionaria che prospera a queste latitudini. Leggiamo quello che Zbigniew Brzezinski scrisse poco più di vent’anni fa in un testo classico, uno dei miei libri da comodino: “La grande scacchiera. La Supremazia Americana e i suoi Imperativi Geostrategici” in relazione al FMI e alla Banca Mondiale. Parlando delle alleanze internazionali e delle istituzioni emerse dopo la seconda guerra mondiale, ha detto: “Inoltre, la rete globale di organizzazioni specializzate [specializzate nel senso che seguono Il principio di specialità, ossia: le organizzazioni internazionali sono soggetti internazionali derivati e quindi creati per raggiungere obiettivi specifici, fissati dagli Stati membri, il cui raggiungimento delimita l’ambito di competenza dell’Organizzazione. NdT] in particolare le istituzioni finanziarie internazionali, deve essere considerata come parte del sistema statunitense. Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale sono considerati rappresentanti degli interessi “globali” e divisioni amministrative globali. In realtà, però, sono istituzioni fortemente dominate dagli Stati Uniti e le loro origini risalgono a delle iniziative americane, in particolare alla Conferenza di Bretton Woods del 1944″. (pp. 36-37)

C’è qualcos’altro da dire?  Brzezinski era un furioso anticomunista e anti-marxista. Ma, come grande stratega dell’impero, doveva riconoscere i fatti reali, altrimenti le sue indicazioni sarebbero state delle vere e proprie sciocchezze. E quello che ha detto e scritto è ineccepibile. Concludo testimoniando la mia fiducia che Cuba e Venezuela, i loro rispettivi popoli e governi, usciranno da questa durissima prova a cui sono sottoposti dall’immoralità e dall’arroganza del tiranno mondiale, che crede di avere il diritto di dire a tutti cosa fare, pensare e dire, in questo caso attraverso il FMI. Non passerà molto tempo prima che la storia gli insegni una lezione memorabile, al tiranno e ai suoi lacchè.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Alessio Decoro]  

 

 

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