Italia: riflessioni sulla pandemia e validità del distanziamento sociale

L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi e testodi Adriano Ascoli

Molti ritengono la quarantena, il distanziamento e altre misure di contenimento essere il frutto di un inganno, come se il problema di un’epidemia che sta sconvolgendo il mondo non fosse reale. Sarebbe una scusa, secondo altri, finalizzata a sopprimere ogni diritto, i più fantasiosi e ‘cospiranoici’ lo hanno ritenuto un complotto volto a danneggiare l’Italia e una invenzione sarebbe il terribile numero di decessi (forse doppio di quanto dichiarato, con mortalità assoluta in alcune province oltre quattro volte la media stagionale). Tutto ciò sarebbe secondo costoro alla stregua di una qualsiasi delle tante “fake news”.

Provo a spiegare il mio punto di vista e il perché non si tratta affatto di una farsa o una cosa strumentale.

Nessuna descrizione della foto disponibile.Naturalmente ferma deve essere la denuncia verso i responsabili della procurata strage (principalmente proprio per non aver chiuso la zona dell’allora più grande focolaio d’Europa in Lombardia, una delle zone più industrializzate del paese). Oltre all’orrore degli anziani deceduti nelle RSA e al colposo contagio di migliaia di pazienti e di lavoratori del sistema sanitario, bisogna aggiungerci le altre vittime – che di certo non sono poche – di un sistema sanitario finito al collasso e che non hanno potuto quindi ricevere le cure adeguate. Altra causa la mancata applicazione dei protocolli di sicurezza, la mancata ricerca, tracciamento e isolamento dei contagiati e il mancato utilizzo dei dispositivi di protezione dpi, a partire dalle mascherine fornite con quasi due mesi di ritardo. Un crimine commesso, in particolare nella regione Lombardia, sull’altare del massimo profitto padronale ed industriale e degli intrecci tra imprenditori ed amministratori con la proprietà delle strutture sanitarie private, qualcosa che ha comportato la diffusione del virus in tutto il Paese e non solo. Un terribile carico di dolore che stiamo tutti pagando senza sapere come e quando potrà finire.

Gli scienziati cinesi che già da Gennaio avvisavano del pericolo, e a seguire l’OMS e la comunità scientifica mondiale nella sua prevalenza, calcolano un grado di contagiosità per questo virus circa di uno a tre. È una contagiosità rapida e per questo allarmante (anche se ce ne sono di più alte come ad esempio il morbillo che è di circa uno a tredici). Gli esperti dicono adesso che un positivo da Coronavirus contagia mediamente due persone (2.5). Questo indica un preciso andamento numerico, ponendo uno a tre: 1, 3, 9, 27, 81, 243, 729, 2187, ecc. Questa crescita media, confermata dall’andamento sia in Cina e poi in Italia, indica una progressione in sé che può essere limitata se interviene un distanziamento, se si utilizzano dispositivi di protezione, se insomma i contatti sono drasticamente ridotti.

L'immagine può contenere: una o più personeL’attuale distanziamento in Italia funziona o non funziona? Nonostante sia incompleto e parziale funziona, perché altrimenti la progressione numerica, specialmente nelle regioni di recente contaminazione (dove non si era registrata prima una mortalità dovuta al virus in questione), già sarebbe visibile con un aumento netto di malati ed il conseguente aumento percentuale di decessi, calcolato intorno a 1,5% di letalità (in Cina indicavano inizialmente un pauroso 3%). Paiono percentuali basse ma “la Spagnola” negli anni 1918-21 fece registrare una letalità del 2% (2,04) tuttavia, colpendo quasi tutta la popolazione mondiale, in tre anni decimò il pianeta. Anche questo virus in pochi mesi potrebbe contagiare miliardi di persone. Questa percentuale, apparentemente piccola, si tradurrebbe allora in una enorme quantità di morti, ai quali sommare milioni di guariti, anche in età produttiva, molti con patologie polmonari croniche come la fibrosi polmonare: un disastro per qualunque sistema sanitario e produttivo che ha fatto correre ai ripari, con criminale ritardo, pure quei paesi che hanno giocato la propaganda della “banale influenza” (la stessa propaganda veicolata in Italia da alcuni gruppi industriali del nord del paese). Di qui l’allarme generalizzato. Chiaramente il capitalismo ed in particolare i regimi neoliberisti, vediamo in Lombardia, vediamo a New York, peggiorano le cose impedendo un approccio di contenimento, vista l’assenza di un vaccino ed il prevalere di gretti ed immediati, quanto miopi e disumani, interessi economici. Ma se ad esempio vivessimo in condizioni simili a qualche secolo fa, la crescita numerica risulterebbe simile ed in assenza di misure di isolamento l’umanità ne sarebbe pesantemente colpita. Questo per dire che in assenza di adeguate cure precoci o di un vaccino, in qualunque formazione economico sociale, l’unica adeguata risposta di fronte ad una epidemia di questo tipo sarebbe il distanziamento, che è ciò che infatti facevano gli antichi. Un altro esempio riguarda alcuni paesi come il Vietnam o il Venezuela, dove le tecniche di isolamento e contenimento immediato hanno ottenuto risultati ostacolando sul nascere la diffusione dell’epidemia, come riconosciuto dall’OMS (suscitando l’ira dell’amministrazione nordamericana). Anche Hong Kong e le due Coree non hanno permesso la diffusione dell’epidemia.

In altri termini è anche possibile osservare come in alcuni paesi, spontaneamente, questo tipo di epidemia si sia diffusa per ora nelle aree sviluppate economicamente, dove sono presenti intensi scambi economici e sociali e nei quartieri della movida; viceversa questo sviluppo del contagio non pare sia favorito nei quartieri popolari, là dove lo stile di vita prevalente è più ritirato e ridotta è la stessa attività economica. Ad esempio il contagio si è diffuso a Montevideo nella zona Carrasco ed in Pocitos, zone piuttosto esclusive tipicamente frequentate e abitate dalla locale borghesia, mentre nei barrios popolari finora non si sono registrati casi. Simili notizie giungono da Buenos Aires dove la diffusione al momento viene segnalata nel barrio Norte ma non nelle zone più popolari, così anche in Bolivia dove la regione contaminata è anche quella più moderna, nella zona di Santa Cruz. Infine in Ecuador le conseguenze più disastrose, anche a causa della inazione del governo del traidor Moreno, sono state a Guayaquil in una delle città più ricche e turistiche del paese. Tutto questo parrebbe confermare che dove è presente una forma di distanziamento oggettivo la diffusione dell’epidemia è decisamente ridotta.

Naturalmente oggi esistono i respiratori e bombole di ossigeno, le enormi potenzialità del servizio sanitario nei paesi più avanzati e alcune terapie in sperimentazione, ma nessun paese potrebbe disporre di milioni di respiratori e decine di milioni di medici e infermieri per curare l’alta percentuale della popolazione che verrebbe contagiata in poco tempo. Si ritorna allora a tecniche di isolamento/distanziamento qualunque sia il tipo di società, a meno di lasciar correre come ipotizzava inizialmente il primo ministro inglese (che poi se l’è vista brutta in terapia intensiva), o il presidente yankee Trump (con gli USA già adesso in una situazione disastrosa, alle prese con fosse comuni dove smaltire miseramente decine e presto centinaia di migliaia di corpi, per lo più indigenti ed emarginati).

L'immagine può contenere: una o più persone e testoVero anche che l’esperienza corre veloce e anche se non c’è un vaccino diverse nuove terapie farmacologiche sono in sperimentazione ogni giorno, sommandosi alla prevenzione nel rispetto del distanziamento e di alcune norme igieniche (mani, volto e vie respiratorie). Un vecchio farmaco antimalarico – clorochina – associato ad antivirali, se preso in fase iniziale (o dosi di eparina), potrebbe diminuire di molto le complicazioni polmonari, con ciò riducendo significativamente sia i ricoveri sia i decessi. È probabile che in alcuni mesi queste cure saranno standardizzate seguendo un protocollo e la situazione potrebbe dunque migliorare, forse dopo l’estate. Ma i numeri come dicevamo corrono troppo rapidi, dunque un distanziamento dovrà proseguire se non vogliamo trovarci a gestire un genocidio e ogni apertura dovrà essere argomentata dai numeri (che dunque diventano importanti, devono essere credibili e dobbiamo decifrarli con molta attenzione, perché da essi dipenderanno decisioni politiche) e dalle capacità dei servizi territoriali, nel nostro paese assai ridotti dalle dissennate politiche di tagli e privatizzazioni.

Nel frattempo al politecnico di Pavia hanno messo a punto un tipo di test degli anticorpi che ora dicono essere affidabile; finora i test disponibili non erano considerati tali. Si discute della possibilità di iniziare a breve con l’obiettivo di testare a tappeto e per categorie la popolazione italiana: potrebbero processare cinquecentomila test al giorno. La mappatura indicherebbe le categorie più a rischio perché prive di anticorpi e indicherebbe quante persone hanno già avuto un contatto con questo virus. In altri termini, non è che a livello sanitario e di ricerca non stiano facendo niente come qualcuno mormora.

L'immagine può contenere: 2 personeMi fermo qui perché in conclusione sono a conoscenza di quel che dicono generalmente gli addetti ai lavori, di certo non di più. Probabilmente, se le cose stanno così, in alcuni mesi molte precauzioni potrebbero essere meno necessarie e potremo rivedere i colori dopo questa parentesi in bianco e nero, ma la situazione non si allenterà molto di qui a breve; riapriranno alcune attività con misure di sicurezza, da verificare nella loro effettiva efficacia che non potrà non incidere sui ritmi e le modalità di lavoro. Soprattutto ogni allentamento significativo, per non generare impennate nei numeri, dovrebbe iniziare in una condizione di crescita zero dei contagi e con una rete territoriale di personale sanitario addetto al monitoraggio, servono per questo urgenti assunzioni di personale socio sanitario. La crisi economica stessa imporrà molti cambiamenti e c’è la questione della necessità di coprire i bisogni della popolazione, dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati e dei pensionati (più che gli appetiti dei grandi imprenditori non di rado con sede fiscale all’estero, magari in Olanda), perché altrimenti sarà impossibile il rispetto delle norme di distanziamento.

Anche molti aspetti psicologici e sociali riguardo al disagio delle persone sole ed isolate devono essere affrontati, non trattandosi più di pochi giorni e potrebbero intervenire attività di tipo socio assistenziale mirate e domiciliari, sull’esempio di quanto avvenuto nella Repubblica Popolare Cinese, dove la popolazione ha avuto obblighi rigidissimi ma anche costante supporto e assistenza. Sappiamo che queste misure non le potrà prendere in modo coerente un governo di compromesso come l’attuale in Italia, ancora meno nell’ipotesi nefasta di un governo di larghe intese che probabilmente vedrebbe prevalere una nuova e non meno criminale linea lombarda in tutto il Paese, con conseguenze disastrose. Altro sarebbe un governo di emergenza popolare capace di attuare ogni misura di tutela e di emergenza, sanitaria ed economica, ponendo al primo posto la politica e l’interesse comune, senza dover sottostare ad esempio ai ricatti criminali degli industriali.

Qui però era mia intenzione trattare della questione se o meno sia valido il metodo del distanziamento, e se ne potremmo fare a meno, stante la attuale emergenza, oppure no in una società diversa, nel mondo che vogliamo.

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