Un reportage dalla terra Yanomami: “Intere famiglie con covid a causa del garimpo fuori controllo”

di Mariana Castro, Brasil de Fato

11 febbraio 2021

Sette bambini Yanomami sono morti a causa di covid dall’inizio della pandemia: lo scenario peggiore degli ultimi 30 anni, afferma l’antropologa Ana M. Machado.

(Didascalia della foto) Bambini yanomami e neonati sotto i due anni sono tra le vittime del Covid-19: la malaria è tra le comorbilità legate al coronavirus e colpisce direttamente le popolazioni indigene – Joedson Alves – EFE

“Questo è uno dei momenti cruciali per la difesa delle popolazioni indigene, perché da 30 anni a questa parte non abbiamo visto la situazione degli Yanomami e degli Yekweana raggiungere i livelli di rovina attuale”. L’avvertimento, lanciato in un’intervista al programma Bem Viver, è dell’antropologa Ana Maria Machado, membro della rete Pro-Yanomami e Yekweana e tra gli organizzatori del rapporto “Xawara: tracce di Covid-19 nella terra indigena Yanomami e l’omissione dello Stato”, uscito alla fine dello scorso anno.

Secondo lei, l’abbandono e il progresso dell’attività mineraria illegale sono i principali vettori di malattie come il covid-19, nella terra indigena degli Yanomami, la più grande del paese, situata negli stati di Amazonas e Roraima, al confine del Brasile con il Venezuela, un corridoio di oltre 9,6 milioni di ettari. Sede di circa 30.000 indigeni, è tra le aree più colpite dalla deforestazione illegale nell’Amazzonia brasiliana.

Xawara è il termine con cui, sin dalle epoche ancestrali del loro passato, gli Yanomami definiscono quello che oggi noi chiamiamo pandemia. Il concetto è posto in relazione con ciò che chiamano booshikë, quello che noi definiamo attività mineraria. Secondo le tradizioni della loro cultura, il booshikë deve essere lasciato tranquillo, dentro la terra, altrimenti causa molte malattie e morti, diffondendosi sotto forma di fumo.

La corsa incessante per l’oro, insieme alla collusione e all’omissione delle autorità, sono precisamente ciò che ha causato innumerevoli malattie e portato alla morte di bambini e neonati yanomami, come spiegato nel rapporto di 105 pagine pubblicato dall’Instituto Socio ambiental (ISA) e prodotto dal Leadership Forum Yanomami e Ye’kwana e dalla Rete Pro-Yanomami e Ye’kwana, sulla base dei dati raccolti da marzo a ottobre 2020.

Qui di seguito, l’intervista completa:

Brasil de Fato: Allora, Ana, cosa ha motivato la produzione del rapporto?

Ana Maria Machado – Il rapporto è stato prodotto dal Pro-Yanomami and Yekweana Network e dal Yanomami and Yekweana Leadership Forum. La Rete Pro-Yanomami e Yekwean è composta da più di 50 sostenitori della causa Yanomami, inclusi antropologi, linguisti, indigeni, avvocati, artisti ed è in dialogo diretto con le associazioni indigene. La Rete è nata proprio all’inizio della pandemia, ad aprile, quando è avvenuta la prima morte di uno Yanomami a causa del Covid.

Lo Yanomami and Yekweana Leadership Forum, che è anche uno degli organizzatori del rapporto, si è formato nel 2018 e riunisce le sette associazioni indigene presenti nella terra degli Yanomami: oggicostituisce il principale organo decisionale nelle terre degli Yanomami.

Poi, a giugno, il Forum ha lanciato la campagna #ForaGarimpo e #ForaCovid per sensibilizzare il mondo sui progressi del Covid nel territorio Yanomami. Quindi, sulla base di un’articolazione tra il Forum e la Rete, abbiamo redatto questo rapporto, in modo da poter documentare l’impatto della pandemia tra gli Yanomami.

Durante la produzione del rapporto, siamo andati più a fondo nei dati: le analisi (dei dati raccolti) ci dicono che la situazione degli Yanomami e degli Yekweana è molto critica. E lo è soprattutto a causa dell’avanzata incontrollata del Covid, della malaria, in un contesto di totale mancanza di controllo, situazioni che sono anche legate all’avanzata dell’estrazione dell’oro, la quale è notevolmente aumentata e allo smantellamento della sanità pubblica per le popolazioni indigene, come accade in tutto il paese.

Quindi, questo rapporto serve anche come base per la denuncia, a uso delle commissioni per i diritti umani e di altri organismi a difesa delle popolazioni indigene.

Il rapporto è stato consegnato al Congresso Nazionale e ai singoli deputati, insieme alla petizione della campagna #ForaGarimpo e #ForaCovid, che ha raccolto quasi 440mila firme.

Brasil de Fato: Il documento indica l’estrazione illegale come uno dei principali vettori di contaminazione per le popolazioni indigene, ma l’attività continua a minacciare le persone. Esiste il permesso o la collusione del governo Bolsonaro su queste attività nella regione?

Ana Maria Machado: L’estrazione illegale è un problema molto antico. Anche prima della demarcazione della terra indigena yanomami, avvenuta nel 1992, gli Yanomami hanno vissuto un periodo storico drammatico. Negli ultimi anni ’80, il territorio in cui vivevano fu invaso da oltre 40mila garimpeiros (minatori e/o raccoglitori di oro). Quindi, una totale mancanza di controllo. Secondo le statistiche, più di mille Yanomami morirono in quel periodo a causa di malattie e violenze legate all’attività mineraria.

Dopo quel periodo, con la delimitazione delle terre indigene nel ‘92, l’attività mineraria iniziò a diminuire notevolmente e divenne un’attività illegale, svolta molto marginalmente con poche centinaia di garimpeiros. Quello cui assistiamo oggi è una nuova congiuntura data dall’incrocio dell’impennata del prezzo dell’oro sul mercato – dal 2008 in poi – insieme allo smantellamento delle politiche pubbliche, soprattutto dopo l’elezione di Bolsonaro, il che ha fatto assumere proporzioni assurde all’estrazione illegale.

Oggi si stima che ci siano più di 20.000 cercatori d’oro che invadono la terra indigena degli Yanomami. E nonostante figuri ancora come un’attività ufficialmente illegale, sembra che l’elezione di Bolsonaro sia servita come autorizzazione per i garimpeiros a ignorare l’illegalità ed entrare nella terra indigena Yanomami in cerca di oro, senza quella paura che avevano prima, poiché sanno che possono contare sul sostegno del presidente.

Anche lo stesso Bolsonaro ha una storia di garimpeiro, suo padre ha lavorato all’estrazione mineraria nella Serra Pelada. Durante la campagna elettorale, (il presidente) ha promesso di autorizzare l’attività mineraria sulle terre indigene. Pertanto, in ossequio alla sua promessa elettorale, Bolsonaro ha firmato la legge 191/2020, che mira a regolamentare lo sfruttamento delle risorse minerarie, definendo condizioni specifiche per la ricerca e l’estrazione mineraria di varie risorse, tra cui il petrolio, il gas e l’energia idroelettrica sulle terre indigene.

E questo disegno di legge, complice la nuova configurazione del Congresso con l’elezione di Arthur Lira, Bolsonaro lo ha inserito come uno dei progetti prioritari su cui votare, il che mette gli Yanomami in una situazione di grande vulnerabilità, poiché gli indigeni non avrebbero diritto di veto, verrebbero solo consultati, quindi non ci sarebbe modo di impedire alle imprese minerarie di entrare nel territorio indigeno, il che è del tutto assurdo.

E c’è anche un fatto importante (da tenere in conto): secondo i dati dell’Imazon, il Sistema di Vigilanza sulla Deforestazione, tra l’agosto 2019 e il luglio 2020, periodo di inizio del governo Bolsonaro, la Terra indigena Yanomami era tra le dieci aree protette più colpite dalla deforestazione nell’Amazzonia Legale.

E questo è stato proprio causato dal dilagante aumento delle miniere d’oro. È stato anche tra l’agosto e il settembre 2020 che la terra indigena è risultata una delle più disboscate del Paese. Mentre il Brasile e il resto del mondo si sono fermati, mantenendo solo le attività essenziali, i garimpeiros non sono stati messi in quarantena. Il flusso dei cercatori e della deforestazione sulla terra indigena Yanomami è notevolmente aumentato.

Abbiamo diverse segnalazioni di popolazioni indigene, di intere famiglie colpite in regioni dove la presenza dell’estrazione dell’oro è completamente fuori controllo.

Brasil de Fato: Nel 2020 il rapporto già identificava i bambini come uno dei gruppi più colpiti dal Covid-19 nella regione, e ora il Paese sta seguendo la cronaca della morte di dieci bambini Yanomami in un mese. Queste vite avrebbero potuto essere salvate?

Ana Maria Machado: Certamente.Quello cui abbiamo assistito negli ultimi anni è un completo smantellamento delle politiche di sanità pubblica volte alla salute indigena. Secondo il monitoraggio che facciamo noi della Rete Pro-Yanomami e Yekwean, finora abbiamo contato le morti di 32 Yanomami, tra confermate e sospette, che è un numero che sopravanza di molto il monitoraggio del SESAI, l’agenzia sanitaria, che indica solo 12 morti.

Secondo il nostro monitoraggio, i numeri sono impressionanti, perché in questi mesi di pandemia, sette bambini di età inferiore ai due anni sono morti di Covid-19, testato e confermato. Si tratta di una statistica che richiama molta attenzione, perché differisce molto dal resto del mondo, dove le principali vittime sono state gli anziani o le persone con comorbilità. A questo punto è importante notare che una delle principali comorbidità del Covid-19 tra gli Yanomami è la malaria. E con la malaria completamente fuori controllo, il Covid finisce per fare più vittime, oltre a diversi bambini anche loro affetti da malnutrizione, già indeboliti.

Quindi, certamente, se ci fosse stata un’azione efficace da parte del governo federale, se ci fosse stato un piano, almeno, per contenere il Covid, questi bambini non avrebbero perso la vita e il loro futuro a causa di questo virus. È responsabilità del governo federale elaborare un piano di contenimento efficiente, cosa che non è avvenuta.

Brasil de Fato: La denuncia centrale del rapporto è proprio l’assoluta mancanza di assistenza medica alle popolazioni indigene in Brasile, sia per prevenire il Covid-19 che per curare altre malattie. Negli ultimi anni, poi, abbiamo assistito all’aumento della criminalizzazione delle ONG e alla demolizione di varie agenzie di protezione, culminata nel disastro della pandemia… possiamo dire che questo è un momento cruciale di difesa per i popoli indigeni?

Ana Maria Machado: Certamente. Questo è uno dei momenti cruciali per la difesa dei popoli indigeni, perché in 30 anni non abbiamo visto la situazione degli Yanomami e degli Yekweana raggiungere i livelli di devastazione cui assistiamo oggi. Anche con la terra delimitata, con i diritti garantiti dalla Costituzione, abbiamo assistito a queste morti silenziose, dovute all’incuria causata dalla mancanza di azione e all’incuria della salute indigena.

[Trad. dal portoghese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

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