(VIDEO) “El Maizal”, la Comuna

por Julio Escalona

Tengo la convicción de que las comunas son el proceso que nos conducirá al socialismo, que lo fue creando Chávez en su diario y creador hacer, más leyes, documentos y propuestas, discursos, “Aló, Presidente”, etc. Maduro ha continuado elaborando. Él recibió orientaciones de Chávez y ha hecho un gran esfuerzo de reflexión y comunicación con el pueblo, incluso, con el movimiento comunero. Me ha sido de mucha utilidad el trabajo, “Comuna El Maizal. Diez años de construcción comunal,” elaborado por Saúl Curto, María Eugenia Freitez y Mikel Moreno.

Está ubicada en los estados Lara y Portuguesa, en los municipios Simón Planas y Araure. Surgió en 2009 y va para 12 años. El Maizal se basa en “la autogestión, corresponsabilidad, cooperación, sustentabilidad, libertad, justicia social, solidaridad, equidad, transparencia, honestidad, igualdad, eficiencia y eficacia, contraloría social, rendición de cuentas, asociación abierta y voluntaria, gestión y participación democrática, formación y educación”. Su principal dirigente es Ángel Prado. El feminismo es parte esencial de la visión y las prácticas de la comuna y la relevancia que han ido adquiriendo las mujeres.

Además, El Maizal va definiendo su carácter agropecuario y la incorporación de las familias, que no se disuelven sino que se fortalecen y ratifican, fomentando “la agroecología, promoción de la visión sistémica de la producción agrícola, el desarrollo rural sostenible y la soberanía alimentaria”.

Cuando he visitado la comuna y he compartido con ellos, he sentido una sensación de futuro, de la posibilidad de una nueva sociedad que está ahí como una promesa. Que los citadinos no sabemos de lo que nos perdemos tan absorbidos por la gran ciudad, tan insensibilizados por el ruido, tan indiferenciado e impersonal, que diluye las presencias de tal manera que los rostros se disuelven y los espíritus se vuelven una confusión de voces, que más que perturbar se diluyen como creando un silencio sepulcral. El Maizal es como una reunión de flores y de verdes, que es como una reivindicación de una naturaleza plena de vida y de encantos, que es como un renacimiento permanente de la vida y un sentir profano y sagrado. Es como un renacimiento de la esperanza cubierta de maíz y frutos que anuncian el porvenir, que plena las manos campesinas.

____

tatuytv.org

Chávez: comunas y la Comuna de París

Nessuna descrizione della foto disponibile.por Julio Escalona

Discernir la importancia y el papel que le asigna Chávez a las comunas y a comuneras y comuneros, hace posible comprender el carácter de vanguardia que él les dio, como nuevo sujeto político: comuneras y comuneros y nuevo espacio para las luchas políticas: las comunas. Durante el asedio prusiano de París, la Comuna asumió la representación de todo el pueblo y enfrenta el cerco reaccionario. “Son parte del largo camino de lucha de los oprimidos para tomar el cielo por asalto” (Carlos Durich).

La Comuna de París va siendo parte del proceso para construir una nueva sociedad, el socialismo. A 150 años, la primera lucha cruenta por el socialismo es en Europa. Los comuneros comprenden “que es su deber imperioso y su derecho indiscutible hacerse dueños de sus propios destinos, tomando el Poder… ¡Paso al pueblo! ¡Paso a la Comuna!” (Carlos Durich). Marx escribió: “Sea cual sea el final, se ha obtenido un nuevo punto de partida, cuya importancia histórica es universal”. La Comuna de París fue derrotada y masacrada. Pero está viva.

El programa de la comuna fue sencillo: “dar la tierra a los campesinos, los instrumentos de trabajo a los obreros, y el derecho al trabajo para todos”.

Así como la Revolución Cubana marcó la segunda mitad del siglo XX, la Revolución Bolivariana es hoy hacia donde miran los pueblos del mundo y Chávez afirmó:

“La Revolución Bolivariana… es la última revolución del siglo XX y sobre todo, la primera gran revolución del siglo XXI, la Revolución Socialista”.

La maduración del pueblo venezolano ha sido acelerada, como se pudo observar en el golpe de Estado-paro petrolero de 2002-2003. Sobre esto David Paravisini me hizo la siguiente recomendación: “Los trabajadores y trabajadoras unidos al pueblo y a la Fuerza Armada Venezolana le infligieron una derrota sin precedentes en nuestra historia a las corporaciones petroleras globales. Ese fue el alerta para el imperialismo estadounidense y del mundo con respecto a lo que estaba sucediendo en el país. La burguesía no tolera ni tolerará otra comuna de París ni nada que se le parezca.” Pero el frente mundial de fuerzas que hoy podemos reunir, no puede ser aplastado con las groserías de Biden. La pelea es peleando. El imperio lo sabe bien. ¿Van a la guerra nuclear? No creo. No podrán.

Vaccini COVID-19: storie di monopolio, ricatti e disuguaglianze

Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "CUBADEBATE NT Diseño: Edilberto Carmona Tamayo"di Randy Alonso Falcón*

Le apprensioni sollevate in alcuni paesi dal vaccino AstraZeneca/Oxford, la sporca campagna degli Stati Uniti contro lo Sputnik V russo e il rifiuto ratificato delle nazioni più potenti di consentire alle loro case farmaceutiche di rilasciare temporaneamente i brevetti dei loro antidoti contro COVID-19, hanno ulteriormente messo a dura prova la disponibilità di vaccini e hanno approfondito le profonde differenze nel diritto alla vita tra potenti e poveri in questo mondo. Mai prima d’ora un’emergenza sanitaria ha colpito così tanti in così tanti luoghi e in così poco tempo.

 

COVID-19 ha già colpito più di 120 milioni di persone nel mondo e ha causato la morte di oltre 2,6 milioni di esseri umani.

Una sfida così universale meritava una risposta globale e coordinata.

Ma ancora una volta, oltre alle richieste dell’ONU e dell’Organizzazione mondiale della sanità, hanno prevalso il nazionalismo, la meschinità, il potere travolgente delle multinazionali, chiunque fosse per se stesso.

I vaccini sembrano essere le uniche barriere efficaci alla pandemia.
Solo un’immunizzazione maggioritaria della popolazione mondiale potrebbe fermare la crescente trasmissione del virus SARS-CoV-2.

Ma né le multinazionali farmaceutiche né i governi del mondo ricco hanno quella vocazione di risposta collettiva e solidarietà globale.

Chi può sviluppare e produrre vaccini?

L’industria farmaceutica e biotecnologica soffre di alta concentrazione e transnazionalizzazione.
Le grandi aziende dei paesi sviluppati e delle economie emergenti monopolizzano la ricerca, la produzione e la distribuzione dei farmaci.

Nove di loro sono tra le 100 aziende che generano il maggior reddito a livello mondiale
Secondo Euromonitor Global, l’industria farmaceutica è responsabile di quasi il 4% dell’attività di produzione globale.

Se fosse un paese, sarebbe tra le 15 economie più ricche del pianeta.
Quasi la metà delle vendite totali del settore proviene da Cina e Stati Uniti, seguite da Svizzera, Giappone, Germania e Francia.

La produzione di vaccini, in particolare, concentra oltre l’80% del mercato in 4 grandi aziende, secondo i dati del 2019: la britannica GlaxoSmithKline, le americane Merck Sharp & Dohme e Pfizer, e la francese Sanofi.

Questo mercato globale ha generato circa 37 miliardi di dollari nel 2018 e si stima che entro il 2027 supererà i 64,5 miliardi.

Come è noto, le nazioni sottosviluppate – che sono la stragrande maggioranza – difficilmente hanno la capacità di sviluppare i propri vaccini (Cuba è una delle poche eccezioni onorevoli) e nemmeno hanno le proprie capacità produttive.

Ciò ha lasciato loro poco spazio di manovra per influenzare l’evoluzione disomogenea dei vaccini nel mezzo della pandemia.

Come sono stati finanziati i vaccini COVID-19?

Poiché l’11 marzo l’OMS ha dichiarato COVID-19 una pandemia, ha chiesto una soluzione concertata e congiunta alla minaccia.

Ma la logica furiosa del mercato detta le direzioni nel nostro mondo e quella che è stata da allora è una corsa frenetica per fare un obiettivo (immunitario e finanziario), in cui non sono mancati inciampi, pressioni e persino ricatti.

Le grandi potenze si sono alleate fin dall’inizio con le più grandi multinazionali farmaceutiche per gestire convenientemente la ricerca di una soluzione che permettesse loro di trarre vantaggio dalla crisi sanitaria ed economica che sta devastando il mondo.

Secondo la società di ricerca Airfinity, i governi hanno fornito almeno 8,6 miliardi di dollari per lo sviluppo di vaccini.

Gli Stati Uniti, l’UE e il Regno Unito hanno investito miliardi nel vaccino AstraZeneca, sviluppato dall’Università di Oxford.

La Germania ha investito 445 milioni di dollari nel vaccino sviluppato da Pfizer e dal suo partner tedesco, BioNTech.

Il vaccino di Moderna è stato interamente finanziato e co-prodotto dal governo degli Stati Uniti.
Mentre le organizzazioni filantropiche hanno contribuito con 1,9 miliardi.

Personalità individuali come Bill Gates, il fondatore di Alibaba Jack Ma e la star della musica country Dolly Parton hanno contribuito appena hanno sentito profumo di profitto.

Solo 3,4 miliardi di dollari provengono dagli investimenti delle società farmaceutiche, parte dei quali sono stati ottenuti anche da finanziamenti esterni.

Nonostante Big Pharma abbia fornito solo un terzo del finanziamento, chi ne ottiene i benefici economici?

Chi ha stabilito le regole del gioco nella distribuzione dei vaccini?

Gioco sporco

Il raggiungimento del vaccino contro COVID è diventato, al di là dell’interesse sanitario, un obiettivo geopolitico.

Chiunque fosse riuscito a ottenere il vaccino avrebbe capitalizzato sulla sua commercializzazione e chiunque avesse più risorse finanziarie potrebbe monopolizzare più immunizzazioni.
Scandalosa è stata la notizia della manovra dell’amministrazione Trump, già nel marzo 2020, per la società tedesca CureVac – che aveva iniziato a indagare su un possibile vaccino – di lasciare la sua sede nel Paese europeo e trasferirsi negli Stati Uniti.
In cambio di “big”. somme di denaro.

“Proprio come ha accumulato test PCR, ventilatori polmonari, maschere e accessori per la biosicurezza, Washington fin dall’inizio ha deciso di accumulare anche la produzione e la distribuzione di vaccini.
A loro si sono aggiunte campagne di discredito, a volte subdole e altre volte palesi, contro i candidati vaccini provenienti da Russia e Cina, in un tentativo concertato di sbarrarsi la strada verso altri mercati.
Molti dubbi sono stati seminati sulla velocità degli sviluppi, sulla qualità delle sperimentazioni cliniche e sull’efficacia dei candidati di entrambe le nazioni; soprattutto contro lo Sputnik V dei Laboratori Gamaleya.

Dopo che il vaccino principale della Russia è stato certificato dalle sue autorità e ha suscitato interesse in diverse nazioni, gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno fatto inciampare ovunque. Il rapporto annuale 2020 del Dipartimento della salute e dei servizi umani (HHS) degli Stati Uniti ha recentemente rivelato che l’Ufficio per gli affari globali (OGA) ha utilizzato l’Ufficio dell’addetto sanitario in Brasile per persuadere il governo di quel paese sudamericano che “respinge Vaccino contro il covid19”.

Di fronte alla divulgazione, il portavoce presidenziale russo Dimity Peskov ha dichiarato: “In molti paesi l’entità della pressione è senza precedenti … Tali tentativi egoistici di costringere i paesi ad abbandonare alcuni vaccini sono senza prospettiva.

Numero possibile di dosi di vaccino in modo che tutti i paesi, compresi i più poveri, hanno la possibilità di fermare la pandemia”.
L’Unione Europea, da parte sua, non ha ancora concesso il via libera al vaccino russo da applicare nei suoi paesi membri, nonostante quella regione sia rimasta indietro nella disponibilità di vaccini rispetto a USA, Canada e Regno Unito, Stati Uniti e Israele, e sebbene la prestigiosa rivista sanitaria The Lancet abbia riconosciuto in una pubblicazione l’elevata efficacia di Sputnik V.

Al di là di tali barriere, i vaccini russi e cinesi si sono fatti strada in diverse regioni, a causa dell’efficacia dimostrata e della carenza globale di immunizzatori.

La Slovacchia ha addirittura lasciato l’ovile dell’Unione Europea per acquisire 2 milioni di dosi di Sputnik V e l’Ungheria, che ha approvato anche l’uso del vaccino russo, è stata fatta di dosi del Sinopharm cinese, che non ha ricevuto neanche il via libera dall’Agenzia europea per i medicinali.
Ricatto senza anestesia

Gli Stati hanno fatto l’investimento più grande, ma BigPharma ha stabilito le condizioni e mantiene le entrate.

Il monopolio di alcune multinazionali nell’approvvigionamento e nella produzione di vaccini COVID-19 conferisce a tali società un potere schiacciante.

Rapporti recenti mostrano come il gigante farmaceutico Pfizer abbia cercato di imporre condizioni onerose alle nazioni latinoamericane per fornire loro determinate quantità del suo iniettabile.
Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha mostrato in questi giorni il suo disagio per le richieste della Pfizer al suo governo, rilevando che tra le condizioni poste dal consorzio c’è quella di una clausola nel contratto di acquisto che lo esonera da “ogni responsabilità” prima di possibili effetti collaterali del tuo immunizzatore.

“Siamo stati molto duri e loro sono stati molto duri con noi.
Non cambiano una sola virgola.
Il governo se ne occupa insieme al Congresso e se ne discute in termini di rendere la legge più flessibile”, ha recentemente respinto testimoniato Ministro della Salute brasiliano, Generale dell’Esercito Eduardo Pazuello.

Anche l’Argentina, il Perù e la Repubblica Dominicana hanno subito forti pressioni da parte della Pfizer, come dimostrato da un’indagine del The Bureau Investigative Journalism.

I rappresentanti della Pfizer hanno chiesto a Buenos Aires un risarcimento per qualsiasi pretesa civile che i cittadini potrebbero presentare se avessero sperimentato effetti negativi dopo essere stati vaccinati.

“Ci siamo offerti di pagare milioni di dosi in anticipo, abbiamo accettato questa assicurazione internazionale, ma l’ultima richiesta è stata straordinaria: Pfizer ha chiesto che anche i beni sovrani dell’Argentina facessero parte del supporto legale”, ha confessato un funzionario argentino. “Era una richiesta estrema che avevo sentito solo quando si doveva negoziare il debito estero, ma in questo caso come in questo l’abbiamo respinta immediatamente”.

Ci sono diverse voci che avvertono che l’urgenza di avere vaccini per una malattia che ha causato così tanti decessi nel mondo potrebbe aver portato alcuni governi ad accettare limitazioni di responsabilità significative e richiedere trasparenza sugli accordi con le aziende farmaceutiche.

Il professor Lawrence Gostin, direttore del Centro di collaborazione dell’Organizzazione mondiale della sanità in diritto sanitario nazionale e globale, ha apprezzato a questo proposito che “le aziende farmaceutiche non dovrebbero usare il loro potere per limitare i vaccini che salvano vite nei paesi a basso e medio reddito”. e ha osservato che la protezione contro la responsabilità non dovrebbe essere usata come “la spada di Damocle che pende dalle teste di paesi disperati con popolazioni disperate”.

Anche la potente Europa sembra aver sentito le pressioni.

Sebbene gli accordi dell’UE con i produttori di vaccini siano tenuti segreti con le loro clausole principali, la Strategia per l’acquisizione di vaccini pubblicata dalla Commissione europea afferma che “la responsabilità per lo sviluppo e l’uso del vaccino, inclusa qualsiasi compensazione specifica richiesta, ricadrà su Stati membri che lo acquisiscono”.

Chi potrà vaccinarsi nel 2021?
Le capacità di produzione di vaccini nel mondo sono insufficienti per avere quest’anno le dosi necessarie per immunizzare la popolazione mondiale.

La Federazione internazionale dei produttori e delle associazioni di prodotti farmaceutici (IFPMA) afferma che la domanda globale stimata di vaccini nel 2021 è compresa tra 10 e 14 miliardi di dosi. Secondo le statistiche citate dalla società di dati Statista, gli Stati Uniti possono produrre quasi 4,7 miliardi di dosi di vaccino COVID-19 e l’India più di 3 miliardi di possibili dosi.

La Cina, in precedenza non uno dei principali attori nel mercato delle esportazioni di vaccini, si è impegnata a produrre più di 1 miliardo di dosi. Anche Gran Bretagna, Russia, Germania e Corea del Sud sono tra i centri di produzione consolidati, ma con una capacità di produzione inferiore.

Di fronte a questa realtà, l’ingiustizia del mondo attuale è ancora una volta evidente:
i paesi più ricchi hanno acquistato la maggior quantità di vaccini che verranno prodotti nel 2021 (anche per riserva), mentre le nazioni povere non avranno dosi nemmeno per somministrarlo ai segmenti di popolazione più vulnerabili.

Più di 100 nazioni stanno aspettando l’arrivo del primo lotto.
Si stima che il 90% degli abitanti dei quasi 70 paesi a più basso reddito non avrà l’opportunità di vaccinarsi contro il COVID-19 quest’anno.
Le nazioni più potenti hanno usato il loro potere d’acquisto e gli investimenti nello sviluppo di vaccini per assicurarsi le forniture dell’antidoto tanto atteso.

Finora sono state acquistate in anticipo circa 12,7 miliardi di dosi di vari vaccini contro il coronavirus, sufficienti per vaccinare circa 6,6 miliardi di persone.
(Ad eccezione di Johnson & Johnson, tutti i vaccini approvati finora richiedono due dosi.)

Più della metà di quelle dosi, 4,2 miliardi di assicurati, con la possibilità di acquistarne altri 2,5 miliardi, sono state acquistate da paesi ricchi che ospitano appena 1,2 miliardi di persone.

Il Canada ha acquistato dosi sufficienti per inoculare ogni canadese cinque volte, mentre Stati Uniti, Regno Unito, UE, Australia, Nuova Zelanda e Cile hanno acquistato abbastanza per vaccinare i propri cittadini almeno due volte, sebbene alcuni dei vaccini non siano ancora stati approvati.
Israele ha raggiunto un accordo per ottenere 10 milioni di dosi e la promessa di un rifornimento costante da Pfizer in cambio di dati sui destinatari del vaccino.

Secondo quanto riferito, il paese ha anche pagato $ 30 per dose, il doppio del prezzo pagato dall’UE.
Come ha valutato il quotidiano El País lo scorso dicembre Irene Bernal, ricercatrice sull’accesso ai medicinali della ONG Salud por Derecho, “stiamo vedendo che chi ha i soldi sono quelli che hanno accesso. Abbiamo mantenuto il 53% dei vaccini 14% della popolazione, i ricchi. E le aziende hanno una capacità produttiva limitata.
“Quando arriveranno le dosi ai paesi più poveri, allora?”

I paesi a basso e medio reddito, con l’84% della popolazione mondiale, hanno trattato direttamente con le aziende farmaceutiche, ma finora si sono assicurati solo il 32% della fornitura.
“Siamo in una crisi così massiccia”, ha detto Fatima Hassan, fondatrice della South African Health Justice Initiative.

“Se anche in Sud Africa non possiamo vaccinare presto metà della nostra popolazione, non riesco nemmeno a immaginare come faranno Zimbabwe, Lesotho, Namibia e il resto dell’Africa.
Se questo deve continuare per altri tre anni, non otterremo alcun tipo di immunità continentale o globale”.

Il presidente del Messico, Andrés Manuel López Obrador e il suo ministro degli Esteri Marcelo Ebrard hanno chiesto alle autorità statunitensi di consentire loro di acquistare parte delle decine di milioni di vaccini AstraZeneca prodotti negli Stati Uniti, che Washington ha accumulato senza aver approvato l’uso di questo farmaco.
Altri paesi che hanno già autorizzato questo vaccino chiedono di averli.

Il Messico, uno dei paesi con la più grande presenza di COVID-19, ha finora applicato circa 4,4 milioni di dosi utilizzando i vaccini Pfizer, AstraZeneca, Sinovac e Sputnik V, su una popolazione di oltre 128 milioni di abitanti, il che significa una bassa vaccinazione tasso, secondo il sito web www.ourworldindata.org governato dall’Università di Oxford.

Le statistiche più recenti di questo osservatorio mostrano la bassa proporzione e la distribuzione ineguale del numero di persone completamente vaccinate (con tutte le dosi necessarie) nel mondo:
Secondo i dati raccolti da Bloomberg, a partire da questo giovedì, più di 410 milioni di dosi di vaccini anti-COVID sono state somministrate in tutto il mondo in circa 132 paesi. Ciò rappresenta solo il 2,7% della popolazione mondiale.
Apartheid vaccino
Scienziati e attivisti avvertono che siamo sulla buona strada per un “vaccino apartheid” in cui gli abitanti del Sud del mondo verranno vaccinati anni dopo quelli dell’Occidente.
Non solo i paesi più poveri saranno costretti ad aspettare, ma molti stanno già facendo pagare prezzi molto più alti per ogni dose.
L’Uganda, ad esempio, ha annunciato un accordo per milioni di vaccini AstraZeneca, al prezzo di 7 dollari a dose, più del triplo di quanto pagato dall’Unione Europea.
Comprese le spese di trasporto, costerà 17 dollari per vaccinare completamente un ugandese.
Gli effetti di questa iniquità sarebbero gravi.
Un modello sviluppato dalla Northeastern University indica che se i primi 2 miliardi di dosi di vaccini Covid-19 fossero distribuiti proporzionalmente dalla popolazione nazionale, i decessi in tutto il mondo sarebbero ridotti del 61%.
Ma se le dosi fossero monopolizzate da 47 dei paesi più ricchi del mondo, si salverebbe solo il 33% in meno di persone.
Gli scienziati temono anche che, poiché ci sono paesi che non saranno in grado di immunizzare gran parte della popolazione, ci saranno maggiori opportunità per il virus di continuare a mutare e aumentare le morti in quei paesi sottovaccinati e rendere disponibili i vaccini meno efficaci nel tempo.

Come ha osservato all’inizio di quest’anno il direttore generale dell’OMS, il dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus: “… affrontiamo il vero pericolo che mentre i vaccini portano speranza ad alcuni, diventano un altro mattone nel muro della disuguaglianza tra coloro che hanno risorse e coloro che le hanno”.

Un’alternativa sobria

La difficoltà nell’assicurarsi la fornitura di vaccini renderà molti paesi più poveri dipendenti da Covax, un’organizzazione creata nell’aprile 2020, coordinata dall’OMS, la Coalition for Innovations in Epidemic Preparedness e GAVI, l’alleanza internazionale per i vaccini.

Covax mira a fornire 2 miliardi di dosi a livello globale, di cui almeno 1,3 miliardi per 92 paesi a basso e medio reddito, entro la fine del 2021.
Ciò sarebbe sufficiente per inoculare il 20% della popolazione in ciascun paese, dando priorità agli operatori sanitari, gli anziani e persone con condizioni mediche di base, sebbene tale obiettivo sia stato criticato come inadeguato per affrontare la pandemia.
Invece, gli analisti stimano che Covax fornirà al massimo tra 650 e 950 milioni di dosi, divise tra 145 nazioni, comprese alcune di quelle che hanno abbastanza accordi confermati per i vaccini per vaccinare i loro cittadini più volte come il Canada e la Nuova Zelanda.
Le aziende farmaceutiche non hanno rispettato le consegne promesse a COVAX e AstraZeneca, che era il principale fornitore, deve anche affrontare la sua particolare situazione di milioni di dosi trattenute negli Stati Uniti e in Europa.
Nemmeno l’Europa si salva dalla stagnazione
La Germania ha sospeso la vaccinazione con AstraZeneca da lunedì 15.

Anche l’Unione Europea è frustrata dagli ostacoli che ha incontrato nel vaccinare la sua popolazione. L’unico vaccino europeo finora, il vaccino AstraZeneca/Oxford è in gravi difficoltà dopo la segnalazione di circa 30 casi di problemi di coagulazione in persone immunizzate con quell’iniezione.
Ci sono già 13 paesi dell’UE che hanno sospeso la vaccinazione con AstaZeneca, nonostante il fatto che l’OMS e l’agenzia di regolamentazione europea ne difendano l’uso come avente più benefici che impatti dannosi.
Per i mali maggiori, in mezzo alla ricrescita nella regione, AstraZeneca aveva consegnato all’UE solo il 25% delle dosi concordate per il primo trimestre e anche Pfizer ha avuto ritardi nelle consegne. All’inizio del 2021 l’Italia ha minacciato di citare in giudizio la Pfizer per aver ridotto del 29% la distribuzione delle dosi in quel paese.
Ora la Commissione Europea annuncia di aver raggiunto un accordo con Pfizer / BioNTech per anticipare 10 milioni di dosi per il secondo trimestre dell’anno.
Sebbene BioNtech e CureVac siano tedeschi, quel paese europeo ha avuto problemi con la vaccinazione.
Il quotidiano Der Spiegel ha sottolineato poche settimane fa che “l’Unione Europea e la Germania potrebbero mancare di forniture di vaccini.
Il ritardo nella firma dei contratti con le aziende farmaceutiche potrebbe significare che i vaccini sono in ritardo, oltre a non essere sufficienti.
L’UE ha finora somministrato 11 dosi per 100 persone, rispetto a 33 dosi negli Stati Uniti e 39 dosi nel Regno Unito, secondo l’indice Bloomberg Vaccine Tracker.
La scarsa disponibilità e la distribuzione disomogenea all’interno dell’Unione ha portato paesi come Austria, Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia e Lettonia a esprimere pubblicamente il proprio disagio e a chiedere una “correzione” nella distribuzione.
Di fronte al dilemma, la Commissione europea ha stabilito che le aziende farmaceutiche che hanno fabbriche di vaccini nei territori dell’UE non saranno in grado di esportare la produzione che generano in altre regioni se non ricevono il permesso di rimuoverle dal paese dalle autorità di quelle nazioni.
Già il 4 marzo, l’Italia, uno dei paesi più colpiti dalla pandemia, si è basata su questa decisione della comunità di vietare l’esportazione in Australia di 250.000 dosi del vaccino Astrazeneca, che l’azienda farmaceutica anglo-svedese ha prodotto nello stabilimento di cui dispone nel comune di Agnani, vicino Roma.
Con l’intensificarsi delle frustrazioni, alcuni funzionari europei incolpano gli Stati Uniti e il Regno Unito.
Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha affermato che gli Stati Uniti, insieme alla Gran Bretagna, “hanno imposto un divieto totale all’esportazione di vaccini o componenti di vaccini prodotti sul loro territorio”.
Alla domanda, Jen Psaki, addetto stampa della Casa Bianca, ha detto ai giornalisti che i produttori di vaccini erano liberi di esportare i loro prodotti fabbricati negli Stati Uniti purché rispettassero i termini dei loro contratti con il governo.
Ma poiché il vaccino di AstraZeneca è stato prodotto con l’aiuto del Defence Production Act, per il quale ha ricevuto più di $ 1 miliardo di finanziamenti, Biden deve approvare le spedizioni di dosi all’estero.
Nessun ostacolo per un giro d’affari
I paesi più potenti hanno messo i profitti delle aziende farmaceutiche al di sopra dell’immunità globale, nonostante il discorso politico secondo cui non ci sarà soluzione alla pandemia se non sarà messa alle strette in tutto il mondo.
La scorsa settimana, lo stesso giorno che ha segnato l’anno in cui l’OMS ha dichiarato il COVID-19 una pandemia, gli Stati Uniti, l’UE, il Regno Unito e il Canada (tutti con un numero sufficiente di vaccini assicurati) hanno bloccato il tentativo più recente di reddito medio o basso nazioni per accelerare l’accesso ai vaccini e ai trattamenti per COVID-19, revocando temporaneamente le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio che proteggono la proprietà intellettuale.
Una risoluzione sponsorizzata da Sud Africa e India e sostenuta da 57 paesi, che chiedeva di sospendere durante le parti pandemiche dell’Accordo TRIPS (Protezione relativa ai diritti di proprietà intellettuale) che protegge i brevetti medici, è stata respinta dal blocco delle nazioni ricche.
Aveva già avuto la stessa sorte nelle discussioni tenutesi all’OMC nell’ottobre e nel dicembre 2020. Un accordo avrebbe consentito alle nazioni sottosviluppate o emergenti di produrre farmaci e vaccini COVID senza attendere o aderire ad accordi di licenza con le aziende farmaceutiche che possiedono la proprietà intellettuale di quei prodotti medici.
Ciò avrebbe ampliato la produzione di antidoti contro la malattia mortale e avrebbe abbassato i costi delle cure.
I governi delle nazioni ricche, principali finanziatori dei vaccini COVID, hanno basato la loro negazione sulla preoccupazione che il rilascio di proprietà intellettuale, anche temporanea, potesse ridurre gli incentivi per la ricerca aziendale e si sono anche chiesti se le “nazioni in via di sviluppo” potessero iniziare la produzione dei farmaci in anticipo abbastanza per impedire la diffusione del virus.
La verità è che le multinazionali Big Pharma erano inizialmente riluttanti a finanziare la ricerca sui vaccini contro COVID a causa dell’incertezza di una corsa contro il tempo per ottenere risultati e per la scarsa redditività in passato della creazione di vaccini per le emergenze sanitarie.

I farmaci che queste aziende cercano sono fondamentalmente quelli che offrono ai cittadini dei paesi ricchi, e soprattutto quelli necessari per le malattie croniche che richiedono dosi sistematiche, che le rendono molto redditizie.
Ma dopo aver visto la redditività che la durabilità del COVID-19 può lasciare loro, ora non vogliono alcun limite al “partito” di reddito di cui stanno godendo di fronte alla domanda urgente di vaccini.
Moderna ha riferito di aver firmato accordi di acquisto anticipato per oltre $ 18 miliardi di forniture da consegnare quest’anno, mentre Pfizer ha previsto circa $ 15 miliardi di entrate quest’anno dal suo vaccino con BioNTech.
I principali sviluppatori di vaccini hanno beneficiato di miliardi di dollari in sussidi pubblici, ma alle aziende farmaceutiche è stato concesso il monopolio sulla loro produzione, così come sui profitti che generano.
I prezzi di vendita dei vaccini ai diversi paesi (sono variabili) sono tenuti sotto il velo della segretezza degli accordi siglati tra le case farmaceutiche ed i governi, sebbene il sito specializzato Statista abbia calcolato i prezzi medi per dose negli importi che trovate sotto (cerca grafico statista).
Moltiplichiamo quei numeri per i miliardi di dosi che sono richieste ogni x anni (dipende dal tempo di immunità che raggiungono questi vaccini) e calcoleremo già quanto ammonterà la danza dei milioni.
Ma, mentre le aziende farmaceutiche beneficiano e controllano il tasso e la portata delle vaccinazioni, i costi della distribuzione ineguale dei vaccini nell’economia mondiale potrebbero raggiungere i 9 miliardi di dollari, secondo Katie Gallogly-Swan, una ricercatrice che lavora con la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e sviluppo (UNCTAD).
“È inconcepibile che nel mezzo di una crisi sanitaria globale, enormi aziende farmaceutiche multimiliardarie continuino a dare la priorità ai profitti, proteggere i loro monopoli e aumentare i prezzi, piuttosto che dare la priorità alla vita delle persone in tutto il mondo, compreso il Sud del mondo, gli Stati Uniti. Il senatore Bernie Sanders ha giustamente twittato pochi giorni fa: “Il mondo è sull’orlo di un catastrofico fallimento morale”, ha condannato il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità.
Nel frattempo, qui, incrociamo le dita perché Soberana e Abdala ci immunizzino tutti, indistintamente, prima della scadenza di quest’anno.


* Giornalista cubano, direttore del portale web Cubadebate, del sito web Fidel Soldado de las Ideas e del programma televisivo cubano “Mesa Redonda”.

Ha diretto altre pubblicazioni cubane come Somos Jóvenes, Alma Mater e Juventud Técnica.
Premio nazionale di giornalismo Juan Gualberto Gómez in TV nel 2018.

Ha vinto diversi premi al Concorso nazionale di giornalismo il 26 luglio.~Articolo di Edilberto Carmona Tamayo Responsabile del Dipartimento di Produzione Multimediale, Monitoraggio e Innovazione di Cubadebate e Mesa Redonda. Laureato in giornalismo nel 2016 presso l’Università di Holguín.~

~Cubadebate Contra el Terrorismo mediático ~

Traduzione: Silvana Sale

(VIDEO) Napoli 20mar2021: Violenza Ostetrica, dall’Italia a Cuba esperienze a confronto

Consulta Popolare Salute e Sanità della Città di Napoli: Violenza Ostetrica e possibili soluzioni.
Dall’Italia a Cuba passando per la Francia, esperienze a confronto.

___

Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone e il seguente testo "SABATO 20 MARZO- ORE 10.30 PRESSO G@LLERYART interno della Galleria Principe Napoli Diritti delle Donne& Sanità PutGlica Violenza possibio soluzioni Ostetrica e Intervengono: TERESA DE PASCALE Ostetrica fondatrice di Terra Prena LUIGI DI PAOLA Presidente Associazione Incurabili CONSULTA POPOLARE SALUTE SANITA Comune di Napoli INDIRA PINEDA Sociologa Cubana AMBULATORIO POPOLARE Ex OPG di Napoli terraprena Consulta Popolare Salute Sanità"

¿Por qué la hipocresía occidental puede ser fatal para las personas?

por agoravox.fr

¿Cuántas veces la comunidad internacional estará dispuesta a admitir el error del gobierno de Estados Unidos después del hecho, cuando ese error ha tenido consecuencias extremadamente trágicas? Al menos una vez más.

Todos recordamos cómo las autoridades estadounidenses iniciaron una guerra en Irak con el pretexto de tener allí armas de destrucción masiva. Y también recordamos que no se encontró ningún arma cuando el conflicto se cobró la vida de miles de personas inocentes. Recordamos la “Operación Fuerza Aliada”, cuando, en nombre de la democracia, aviones de la OTAN bombardearon Yugoslavia durante 78 días. Al acusar a los serbios de limpieza étnica, la propia alianza ha lanzado lo que se podría llamar un intento de genocidio. Además, la OTAN utilizó municiones de uranio empobrecido en estos bombardeos.

Volviendo a estas historias, nos queda observar con especial preocupación lo que está sucediendo en Ucrania. Lamentablemente, los líderes tanto de Estados Unidos como de Europa están mirando hacia otro lado con indiferencia ante un inminente acto de agresión militar ucraniana. En la actualidad, el gobierno de Vladimir Zelensky se está preparando para un escenario basado en la fuerza para “resolver” el conflicto.

La guerra en el este del país entre el ejército revolucionario de Ucrania y los contrarrevolucionarios del Donbass durante 7 años. Según la ONU, del 14 de abril del 2014 al 31 de enero del 2021, al menos 5.000 civiles murieron aquí y alrededor de 10.000 resultaron heridos.

Zelensky llegó al poder en Ucrania con la promesa jurada de poner fin a esta guerra. En esto incluso logró cierto éxito. Por ejemplo, Ucrania estuvo de acuerdo con la gente de Donbass e implementó con éxito el proceso de desmilitarización en algunas áreas de la línea del frente. El verano pasado, se concluyó una tregua bastante confiable, basada en la idea más simple expresada por Zelensky. El presidente dijo que teníamos que dejar de disparar y funcionó. Cuando a los soldados ucranianos se les prohibió oficialmente abrir fuego bajo pena de castigo, prevaleció una pausa en las líneas del frente. Pero no duró mucho.

Cuando se celebraron elecciones locales en Ucrania y el partido de Zelensky logró los resultados deseados, las tensiones en el este comenzaron a aumentar. A finales del año pasado, especialmente en el contexto del conflicto de Nagorno-Karabaj, los nacionalistas y veteranos ucranianos comenzaron a promover activamente la idea de un escenario militar para el Donbass. Al principio, la situación empeoró exclusivamente en el espacio mediático, pero luego los observadores de la OSCE empezaron a registrar bombardeos desde las posiciones ucranianas. Como resultó más tarde, el Consejo de Seguridad Nacional de Ucrania levantó todas las restricciones a los disparos.

Los expertos ucranianos creen que las autoridades del país están utilizando el conflicto para distraerse de los fracasos de las reformas. El FMI ha exigido durante mucho tiempo que Zelensky comience una lucha contra los oligarcas y la corrupción que azota al país. Pero, ¿cómo lidiar con quienes controlan el país de facto? No queriendo buscar una respuesta a esta pregunta, el presidente optó por utilizar un gesto que Petro Poroshenko ya había utilizado por motivos similares, la guerra.

En respuesta, las formaciones armadas de las milicias populares de Donbass también anunciaron su disposición a llevar a cabo un “fuego de respuesta”.

“Debido a la falta de reacción de los observadores internacionales al bombardeo continuo de los pueblos de la república, con el fin de proteger a la población, se autorizó a las milicias populares a disparar para eliminar las baterías de armas enemigas”, dice el comunicado de prensa del 3 de marzo.

Y de hecho, ¿dónde está la reacción de la comunidad internacional? Se sabe que Alemania y Francia son los garantes del arreglo pacífico del conflicto. En cada ocasión, hablan de la necesidad de implementar los Acuerdos de Minsk, que contienen instrucciones claras para ambas partes en el conflicto. En todas las ocasiones en Europa, Rusia ha sido acusada de violarlos. Hoy, la parte ucraniana está preparando un acto de agresión en toda regla. Se hace públicamente. Esto resultará en más víctimas civiles. Finalmente, esto es fundamentalmente contrario a los términos del acuerdo. Pero Francia y Alemania prefieren guardar silencio.

Estados Unidos ocupa una posición especial. Joe Biden, aunque todavía era vicepresidente, apoyó activamente a Ucrania. Probablemente, su victoria en Kiev fue vista como una especie de señal, y no sin razón. La administración Biden ha dejado en claro que está del lado de Ucrania sobre su industria militar. Finalmente, Washington no ha trazado una línea clara. Y eso significa que los demócratas están dispuestos a sacrificar a varios miles de personas más en el sureste de Ucrania.

Ahora estamos presenciando la batalla final por el “Nord Stream 2”. El gasoducto ruso, que Alemania insiste en terminar, podría estar terminado en junio. Los medios de comunicación alemanes han informado con regularidad que Berlín y Washington están preparados para compromisos mutuamente beneficiosos sobre este tema. Por supuesto, Biden se beneficia de la normalización de las relaciones con Alemania y no puede permitirse la dureza de su predecesor. Por otro lado, no puede darle a Rusia esta victoria geopolítica. Una victoria de Ucrania y una masacre de la población de habla rusa podrían resolver el problema.

La última vez se impusieron duras sanciones a Rusia debido a su apoyo a los ruso parlantes en Ucrania. Es obvio que ahora es el “Nord Stream 2” el que estará sujeto a sanciones. En esta situación, Berlín fue el primero en condenar los preparativos de Ucrania para una operación ofensiva. Pero tal crítica arrojaría dudas sobre la posición de Alemania desde el 2014. Las preguntas girarán en torno a la idoneidad de las sanciones pasadas contra Rusia, cuyos asuntos alemanes también se vieron gravemente afectados. También se criticará la objetividad de la élite gobernante en política exterior, y esto en un año de elecciones parlamentarias.

Como resultado, tenemos un círculo vicioso de intereses políticos y económicos de personas influyentes de todo el mundo, que se cierne en un lazo alrededor del cuello de la gente del Donbass.

En 2008, Mikhail Saakashvili inició un conflicto en Georgia que provocó la pérdida de territorios. Ahora, Estados Unidos no niega este hecho, aunque Saakashvili alguna vez disfrutó del patrocinio de Washington.

En algún momento de Estados Unidos o Europa, un político retirado dará una entrevista a una publicación importante. Admitirá que las autoridades ucranianas han lanzado una sangrienta operación militar contra su propio pueblo. Dirá que los gobiernos occidentales entendieron lo que estaba pasando en Ucrania desde el principio y que el genocidio fue organizado para castigar a Rusia. Esta entrevista causará revuelo, pero no devolverá la vida a las familias. Nadie será castigado esta vez.

Il Brasile della pandemia: minaccia globale contro l’umanità

Fosse comuni in Amazzonia, a Manaus è una stragedi Marco Nieli

Una lettera aperta all’”umanità”, che richiede il ricorso al Tribunale Internazionale dell’Aja contro il “mostruoso governo genocida di Bolsonaro”, firmata, tra gli altri, da intellettuali e artisti di spessore come Leonardo Boff, Julio Lancellotti, Zelia Duncan e Chico Buarque de Hollanda e altri, è stata indirizzata al Congresso Nazionale, al Supremo Tribunale Federale e all’ONU in forma aperta lo scorso 6 marzo. Il Brasile di Jair Bolsonaro, denunciano i firmatari, si è trasformato in una “camera a gas”, ovvero in una vera e propria bomba epidemiologica, che minaccia l’intera umanità con lo sviluppo incontrollato di varianti sempre più letali del virus su scala planetaria.

“Brasiliane e Brasiliani legati alla vita sono ostaggio del genocida Jair Bolsonaro, che occupa la Presidenza del Brasile insieme a una banda di fanatici unicamente spinti dall’irrazionalità fascista”, riporta la lettera.

La politica di non-intervento messa in atto dal governo, unita a un sistematico discredito dei tentativi di mettere in piedi misure minime di riduzione/contenimento della diffusione della pandemia, per non parlare degli ostacoli frapposti a ogni iniziativa locale allo sviluppo di una risposta vaccinale (come quello del Governatore di São Paulo che sta producendo il Coronavac all’Istituto Butantan della capitale dello stato) ha già prodotto un record assoluto, a livello mondiale, di circa 260.000 morti evitabili (soprattutto nelle fasce sociali meno protette, quilombolas, indios, poveri delle favelas metropolitane), con una punta di 1.760 decessi registrati il 5 marzo.

Proprio giovedì scorso, il presidente, in visita per l’inaugurazione di un tratto di ferrovia nello Stato di Goias, si appellava al coraggio della bancada ruralista, ovvero i latifondisti con investimenti nel business della soia o in quello della carne bovina, che costituiscono la sua maggiore riserva di consenso elettorale, il che si spiega facilmente in base alla constatazione che il programma genocida è riconducibile a ben precisi interessi economici. Una lucida follia, insomma, in cui il capitalismo sta utilizzando l’occasione della pandemia per risolvere una parte delle “questioni storiche” che considera ancora oggi insolute, nella maniera più facile e sbrigativa.

Per rendere disponibile allo sfruttamento economico le ingenti estensioni del fertile terreno brasiliano, bisogna, infatti, prima di tutto sbarazzarsi dell’ingombro rappresentato dalle comunità indigene e quilombolas, come anche dagli insediamenti dei Sem Terra e movimenti affini. Analogo discorso può essere fatto per le grandi concentrazioni metropolitane dell’industria alimentare, petrolchimica ed estrattiva, dove si verificano i più alti tassi di contagio tra gli stati meridionali, per la più assoluta (e criminalmente deliberata) mancanza di misure di distanziamento e contenimento dell’infezione.

Una costante della politica non-interventista del presidente è, inoltre, l’assoluta contrarietà a ogni misura di lock-down, totale o anche parziale, intrapresa dai più seri governatori statali in giro per il paese (tra cui il PTista Wellington Dias del Piauì e il conservatore E. Wilson dell’Amazonas), prontamente affondata dalle mobilitazioni di fanatici “bolsoniti” che fanno il lavaggio del cervello alla popolazione, ripetendo che “si tratta solo di una gripezinha”, che “per fine anno sarà tutto passato”, che comunque “è meglio morire di virus che di fame” e che “bisogna leggere la Bibbia ed essere forti di fronte all’avversità”.

Di fronte a questa organizzata manipolazione delle masse popolari in senso reazionario, l’appello di scienziati ed esperti resta lettera morta, non riuscendo a tradursi nell’adozione di efficaci misure di distanziamento fisico nelle relazioni sociali, di contenimento del contagio attraverso l’uso delle mascarinhas (la cricca al governo riceve precise disposizioni dalla presidenza per non mostrarsi in pubblico indossandola, lo stesso presidente ha detto in un’occasione che quest’aggeggio sul volto umano “nasconde l’allegria e il sorriso naturali della persona”) e di adozione di una solida politica di tracciamento del virus, nonché di campagne vaccinali mirate.

Di fronte a questo esorbitante potere di influenzare il comportamento delle masse da parte del capitalismo agro-pecuario brasiliano, va registrata in questa fase un’evidente difficoltà delle organizzazioni popolari, partitiche e movimentiste, nell’articolare un’efficace risposta in termini di mobilitazione allargata dei settori proletari, contadini e sottoproletari urbani, per imporre l’agenda dell’impeachment, seguito dalla formazione di un governo di blocco popolare. Il quale, insieme alla politica vaccinale, dovrebbe mettere all’ordine del giorno la questione dei sussidi alle fasce sociali meno protette, da finanziare attraverso la nazionalizzazione della rendita petrolifera e mineraria e almeno delle industrie di base. I pronunciamenti di intellettuali e personalità di spicco del mondo artistico, religioso e giornalistico sono senz’altro importanti, ma non possono in alcun modo sostituirsi all’iniziativa dal basso, coordinata e organizzata, delle masse popolari.

Il discorso del “Bolsa ou a vida” nell’ultima uscita nel Goias, come spesso accade, ha superato, in quanto a cinismo delirante e tendenzioso, ogni precedente della sua inquietante biografia di fantoccio nelle mani del potere capitalistico brasiliano. “Noi dobbiamo affrontare i nostri propri problemi, basta con i capricci e i piagnistei, fino a quando volete restare a piangere?” sono le parole che, pronunciate nel giorno in cui, per la decima volta, si toccava un numero di vittime superiori al migliaio, hanno scosso e indignato l’opinione pubblica brasiliana e mondiale. Fino a provocare l’ennesima lettera firmata o appello da parte delle poche coscienze lucide e critiche rimaste in giro nei tempi oscuri di questa barbarie epocale.

Di queste parole, come anche degli inenarrabili crimini contro il popolo brasiliano e l’umanità tutta, il “Bolsa ou a vida” sarà chiamato a rispondere, speriamo quanto prima, di fronte a un Tribunale del Popolo.

Nápoles 5mar2021: “Chávez Corazón del Pueblo”

Desde Nápoles invitamos al encuentro online: “Chávez Corazón del Pueblo” – Homenaje al Comandante Eterno en el 8vo Aniversario de su Siembra, el 5 de marzo de 2021. Hora 11.00 am.
Enviar confirmación de participación a: redportiamerica.cu@gmail.com

Venezuela, Aryenis y Alfredo: el reto de la verdad, la justicia y la reparación

por Comunicado de Surgentes

La noche del 04.02.21 fueron condenados, sin pruebas, por el Tribunal 8vo de Juicio de Caracas, Aryenis Torrealba y Alfredo Chirinos a 5 años de prisión por el delito de “divulgación, reserva o suministro de información” previsto en el artículo 55 de la Ley Orgánica de Seguridad de la Nación. Seis días después, el 10.02.21, el tribunal decidió una medida de prisión domiciliaria. Frente a estos hechos, Surgentes, Colectivo de DDHH, se pronuncia en los siguientes términos:

*1.* Surgentes tuvo acceso a la acusación de la Fiscalía y no encontró ahí ni el más mínimo indicio de responsabilidad penal de Aryenis y Alfredo. Durante el juicio tampoco surgieron documentos, testimonios, videos, correos electrónicos, llamadas, cuentas bancarias u otras pruebas que evidenciaran que Aryenis o Alfredo eran culpables de algún delito. Todo el juicio fue una continua demostración de su inocencia. Las acusaciones que a través de los medios de difusión masiva emitieron el ministro Néstor Reverol, la Comisión Alí Rodríguez Araque (presidida por el ministro El Aissami) y el Fiscal General contra Aryenis y Alfredo (“traición a la patria”, “terrorismo”, “espías” “colaboradores del alto nivel de EEUU”), fueron haciendo aguas durante el juicio.  Ante la falta de pruebas fueron sobreseídos los delitos de Terrorismo y Asociación para delinquir (en la audiencia preliminar, el 22.09.20) y los delitos de Corrupción y Agavillamiento (en la audiencia del 04.02.21). Aun sin pruebas, el juez a cargo del Tribunal 8vo decidió condenarlos por uno de los 5 delitos que les fueron imputados: “divulgación, reserva o suministro de información”. Dada la ausencia de una racionalidad basada en el derecho; así como la intervención pública de actores institucionales de la alta dirección del Estado, cabe suponer que la sentencia condenatoria se explica por intereses y razones políticas, ajenos a la justicia.

*2.* Esta sentencia condenatoria se suma a larga lista de vicios e irregularidades que caracterizaron el proceso desde la detención, el 28.02.20: a) Fueron incomunicados; b) Alfredo fue torturado y Aryenis fue víctima de malos tratos; c) Se les impidió nombrar a un abogado privado hasta 82 días después de su detención; d) No fue sino hasta 115 días después de la detención que la defensa logró obtener las copias del expediente, pero sin la totalidad de los elementos probatorios y; e) Fueron difamados por varias de las más altas autoridades del Estados y se les vulneró reiteradamente sus derechos a la presunción de inocencia, a su honra y reputación.

*3.* La movilización popular por la justicia en el caso de Aryenis y Alfredo, tuvo logros relevantes a lo largo de casi un año de lucha. Permitió develar las inconsistencias de la acusación, denunciar la violación a sus derechos y sumar solidaridades, particularmente en sectores del chavismo popular y de izquierda, que es el espacio de militancia de Aryenis y Alfredo y de sus familias. Un balance de este año de lucha demuestra la importancia de mantenerse movilizadas/os en torno a la defensa de los derechos del pueblo. No es con el silencio o renunciando al protagonismo popular que el pueblo ha logrado sus mejores conquistas en el marco de la Revolución Bolivariana. La medida de prisión domiciliaria es consecuencia de esa movilización y constituye, sin duda, una mejora de las condiciones de vida de ambos jóvenes. Es un logro de la lucha colectiva, que celebramos. Pero se trata de un logro parcial e insuficiente.

*4.* A la lucha por la justicia en el caso de Aryenis y Alfredo aún le queda un largo trecho. No debe terminar hasta que no se logre que se imponga la *Verdad* (y que sea ampliamente difundida), la *Justicia* (mediante sentencia definitivamente firme) y la *Reparación* integral de todos los daños que han sufrido ambos jóvenes y sus familias.

*5.* La violación a los derechos humanos de Aryenis y Alfredo se inscribe en un proceso creciente de represión a sectores populares en lucha: trabajadores presos o judicializados por luchar o por denunciar irregularidades; campesinos presos o judicializados por defender sus tierras; sectores de izquierda difamados como aliados del imperialismo por denunciar políticas contrarias a los derechos laborales y la mutación programática de la clase dirigente. Detener la represión y garantizar los derechos humanos del pueblo pobre pasa, a juicio de Surgentes, por recuperar el protagonismo popular en el marco de las coordenadas nacionales, populares y postcapitalistas que forman parte del programa de la Revolución Bolivariana.

*#SoloElPuebloSalvaAlPueblo*

*Surgentes, Colectivo de DDHH*

Caracas, 24.02.21

El caos político se apodera de Armenia: ¿por qué el mundo democrático está en silencio?

Fuente

Las protestas callejeras han permitido que Nikol Pashinyan se convierta en primer ministro de Armenia. Irónicamente, las protestas también pueden privarlo del cargo.

Años de política incompetente, hostigamiento de oponentes, cambios constantes de personal y órdenes muy cuestionables no han contribuido mucho a la popularidad de Nikol Pashinyan. Cada vez más armenios piden su dimisión, pero el primer ministro se aferra al poder, empujando al país a un abismo de caos.

El conflicto en el desconocido Nagorno-Karabaj, o más precisamente sus consecuencias, está en la raíz de la crisis. Hace mucho que se esperaba una nueva ronda de enfrentamientos armados entre Azerbaiyán y Armenia, pero las autoridades armenias no estaban preparadas para ello. Además, Azerbaiyán ha contado con el apoyo de Turquía. En esta situación, Armenia puso sus esperanzas en Rusia, pero el Kremlin prefirió resolver el problema a su manera. Como resultado, Armenia y Azerbaiyán firmaron un acuerdo de alto el fuego a través de la mediación de Putin. El documento obligaba a Armenia a ceder algunos de sus territorios en la región.

No sin razón, muchos vieron el acuerdo como un acto de rendición, pero incluso la derrota puede usarse para bien. Pashinyan tuvo la oportunidad de presentar la idea de la unificación nacional. En cambio, optó por afianzar la división, respondiendo a los llamados de la oposición con represión.

La declaración de Pashinyan sobre la ineficacia de los sistemas de misiles Iskander es digna de mención. Estos sistemas rusos están en servicio con el ejército armenio y, según Pashinyan, no han funcionado o han funcionado en el 10 por ciento de los casos. Pero estas armas no se utilizaron en absoluto en el conflicto. El primer ministro armenio no ha hecho más que provocar el descontento de Moscú. Es poco probable que las recientes disculpas de su portavoz Mane Gevorgyan solucionen la situación. Peor aún, Pashinyan ha puesto a los líderes militares del país en su contra. Ha intentado antes trasladar la responsabilidad del fracaso en Karabaj a los militares, y ahora finalmente ha cruzado la línea. La crisis se intensificó cuando Pashinyan despidió a Tiran Khachatrian, subjefe de gabinete de Armenia, que se había opuesto al primer ministro. Después de esto, fue el Estado Mayor el que comenzó a exigir la renuncia de Pashinyan. Fue acusado de miopía y decisiones políticas irrazonables. ¿Qué hizo Pashinyan? Acusó al ejército de un intento de golpe militar.

Hoy podemos decir que la situación en Armenia está fuera de control. Pashinyan no tiene ningún plan para salir de la crisis. Lanza amenazas en un intento desesperado por aferrarse artificialmente al poder. Curiosamente, Pashinyan también llegó al poder a través de la llamada revolución de terciopelo. Rápidamente consiguió el apoyo de Europa y Estados Unidos. Tanto más hipócrita es el comportamiento actual del mundo occidental.

“Hacemos un llamado a todas las partes para que vengan a la calma, la moderación y aliviar las tensiones de manera pacífica y sin violencia”, dijo la embajada de Estados Unidos en un comunicado.

Veamos ahora la declaración de la embajada de Estados Unidos en Georgia, donde la situación es muy similar. La activista de la oposición Nika Melia fue detenida allí recientemente, y los diplomáticos estadounidenses no se avergonzaron de criticar al gobierno extranjero en un comunicado de prensa mordaz.

“Estamos consternados por la retórica divisiva utilizada por los líderes de Georgia durante la crisis. Los métodos violentos y la agresión no son la forma de resolver las diferencias políticas de Georgia. Georgia ha dado hoy un paso atrás hacia una democracia más fuerte dentro de la familia de naciones euro atlánticas”, dijo la Embajada de Estados Unidos.

Ambos países están poniendo a prueba la fuerza de sus instituciones democráticas, pero las élites georgianas a menudo se ven amenazadas en términos muy concretos, mientras que Pashinyan ha hecho llamamientos con tacto. ¿En qué se diferencia la situación en Armenia de la de Georgia? En primer lugar, Pashinyan siempre ha contado con el apoyo de sus socios occidentales. Bidzina Ivanishvili, jefa del partido gobernante de Georgia, no puede presumir de lo mismo. Pero la condescendencia de Occidente hacia el primer ministro armenio tiene otra razón más preocupante.

Independientemente de lo que uno pueda pensar del gobierno de Vladimir Putin, la paz en Nagorno-Karabaj es mérito del Kremlin. Francia y Estados Unidos, aunque son los garantes de la resolución del conflicto, se han limitado a declaraciones formales. Además, no presionaron a Turquía, su socio de la OTAN, que solía suministrar equipos y mercenarios a Azerbaiyán. En un mundo de confrontación geopolítica sin fin, el éxito de los rusos es una derrota para los países occidentales. Pashinyan todavía puede corregir esta “injusticia”.

Ya intentó sabotear los acuerdos cuando se negó a retirar las fuerzas paramilitares de la zona de conflicto. Como resultado, Azerbaiyán ha capturado a varios cientos de armenios. El caos que reina en Armenia es bastante propicio para que se cancele el acuerdo.

Una nueva ronda de enfrentamientos cerca de las fronteras de Rusia seguramente complacerá a quienes buscan debilitar a este adversario estratégico. Pero, ¿podrán Estados Unidos o la UE ganarse la confianza de los armenios después de lo ocurrido? ¿Serán capaces de estabilizar la situación en la república para que realmente se convierta en un socio confiable para ellos en lugar de recibir un apoyo financiero incesante?

Ucrania, por ejemplo, eligió la segunda opción, porque los países occidentales, que una vez apoyaron la revolución en Kiev, no lograron llevarla a cabo. No pudieron ejercer la influencia necesaria sobre Moscú para poner fin al conflicto que resultó de la propia revolución. No lograron garantizar reformas adecuadas en la propia Ucrania. También se ha perdido la lucha contra la corrupción y los oligarcas. Ahora, la economía de Ucrania no puede existir sin tramos del FMI. Si Estados Unidos y Europa no quieren tal resultado para Armenia, deberían reconsiderar su enfoque.

"En Tiempos de Guarimba"

Conoce a quienes te quieren dirigir

La Covacha Roja

Donde encontramos ideas avanzadas

Pensamiento Nuestro Americano

Articulando Luchas, Cultivando Resistencias

RE-EVOLUCIÓN

Combatiendo al neofascismo internacional

Comitè Antiimperialista

Contra les agressions imperialistes i amb la lluita dels pobles per la seva sobirania

SLAVYANGRAD.es

Nuestra ira no tiene limites. (c) V. M. Molotov

Gli Appunti del Paz83

Internet non accende le rivoluzioni, ma aiuta a vincerle - Il Blog di Matteo Castellani Tarabini

Sociología crítica

Articulos y textos para debate y análisis de la realidad social

Hugo Chavez Front - Canada

Get to know what's really going on in Venezuela

Revista Nuestra América

Análisis, política y cultura

Avanzada Popular

Colectivo Avanzada Popular

Leonardo Boff

O site recolhe artigos e a obra do teólogo, filósofo, escritor e professor Leonardo Boff

Vientos del Este

Actualidad, cultura, historia y curiosidades sobre Europa del Este

My Blog

Just another WordPress.com site

Festival delle idee politiche

Rassegna annuale di teorie politiche e pratiche della partecipazione civile

Far di Conto

Piccoli numeri e liberi pensieri

Miradas desde Nuestra América

Otro Mundo es Posible, Necesario, Urgente. Desde la provincia chilena

Como te iba contando

Bla bla bla bla...

Coordinadora Simón Bolívar

¡Bolívar vive la lucha sigue!

LaDu

Laboratorio di Degustazione Urbana

il Blog di Daniele Barbieri & altr*

"Per conquistare un futuro bisogna prima sognarlo" (Marge Piercy)

KFA Italia - notizie e attività

notizie dalla Corea Popolare e dalla Korean Friendship Association

KFA Euskal Herria

Korearekiko Laguntasun Elkartea | Korean Friendship Association

ULTIMOTEATRO.PRODUZIONIINCIVILI

Nuova Drammaturgia del Contemporaneo

Sociales en PDF

Libro de sociales en formato digital.

matricola7047

Notes de lectura i altres informacions del seminari sobre el Quaderns de la Presó d'Antonio Gramsci ( Associació Cultural Espai Marx)

Centro Cultural Tina Modotti Caracas

Promoción de la cultura y arte Hispanoamericana e Italiana. Enseñanza y educaciòn.

Racconti di quasi amore

a costo di apparire ridicolo

Ex UAGDC

Documentazioni "Un altro genere di comunicazione"

JoséPulido

La página del escritor venezolano

Donne in rosso

foglio dell'ADoC (Assemblea delle donne comuniste)

Conferenza Mondiale delle Donne - Caracas 2011

Just another WordPress.com site

tarot Co_creador

donde las líneas de la vida y el alma convergen

NapoliNoWar

(sito momentaneamente inattivo)

Sonia Serravalli - Opere, biografia e altro

Se non vedi i miracoli, non significa che non esistano

rivoluzionando

La Rivoluzione del Popolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: