Il Brasile della pandemia: minaccia globale contro l’umanità

Fosse comuni in Amazzonia, a Manaus è una stragedi Marco Nieli

Una lettera aperta all’”umanità”, che richiede il ricorso al Tribunale Internazionale dell’Aja contro il “mostruoso governo genocida di Bolsonaro”, firmata, tra gli altri, da intellettuali e artisti di spessore come Leonardo Boff, Julio Lancellotti, Zelia Duncan e Chico Buarque de Hollanda e altri, è stata indirizzata al Congresso Nazionale, al Supremo Tribunale Federale e all’ONU in forma aperta lo scorso 6 marzo. Il Brasile di Jair Bolsonaro, denunciano i firmatari, si è trasformato in una “camera a gas”, ovvero in una vera e propria bomba epidemiologica, che minaccia l’intera umanità con lo sviluppo incontrollato di varianti sempre più letali del virus su scala planetaria.

“Brasiliane e Brasiliani legati alla vita sono ostaggio del genocida Jair Bolsonaro, che occupa la Presidenza del Brasile insieme a una banda di fanatici unicamente spinti dall’irrazionalità fascista”, riporta la lettera.

La politica di non-intervento messa in atto dal governo, unita a un sistematico discredito dei tentativi di mettere in piedi misure minime di riduzione/contenimento della diffusione della pandemia, per non parlare degli ostacoli frapposti a ogni iniziativa locale allo sviluppo di una risposta vaccinale (come quello del Governatore di São Paulo che sta producendo il Coronavac all’Istituto Butantan della capitale dello stato) ha già prodotto un record assoluto, a livello mondiale, di circa 260.000 morti evitabili (soprattutto nelle fasce sociali meno protette, quilombolas, indios, poveri delle favelas metropolitane), con una punta di 1.760 decessi registrati il 5 marzo.

Proprio giovedì scorso, il presidente, in visita per l’inaugurazione di un tratto di ferrovia nello Stato di Goias, si appellava al coraggio della bancada ruralista, ovvero i latifondisti con investimenti nel business della soia o in quello della carne bovina, che costituiscono la sua maggiore riserva di consenso elettorale, il che si spiega facilmente in base alla constatazione che il programma genocida è riconducibile a ben precisi interessi economici. Una lucida follia, insomma, in cui il capitalismo sta utilizzando l’occasione della pandemia per risolvere una parte delle “questioni storiche” che considera ancora oggi insolute, nella maniera più facile e sbrigativa.

Per rendere disponibile allo sfruttamento economico le ingenti estensioni del fertile terreno brasiliano, bisogna, infatti, prima di tutto sbarazzarsi dell’ingombro rappresentato dalle comunità indigene e quilombolas, come anche dagli insediamenti dei Sem Terra e movimenti affini. Analogo discorso può essere fatto per le grandi concentrazioni metropolitane dell’industria alimentare, petrolchimica ed estrattiva, dove si verificano i più alti tassi di contagio tra gli stati meridionali, per la più assoluta (e criminalmente deliberata) mancanza di misure di distanziamento e contenimento dell’infezione.

Una costante della politica non-interventista del presidente è, inoltre, l’assoluta contrarietà a ogni misura di lock-down, totale o anche parziale, intrapresa dai più seri governatori statali in giro per il paese (tra cui il PTista Wellington Dias del Piauì e il conservatore E. Wilson dell’Amazonas), prontamente affondata dalle mobilitazioni di fanatici “bolsoniti” che fanno il lavaggio del cervello alla popolazione, ripetendo che “si tratta solo di una gripezinha”, che “per fine anno sarà tutto passato”, che comunque “è meglio morire di virus che di fame” e che “bisogna leggere la Bibbia ed essere forti di fronte all’avversità”.

Di fronte a questa organizzata manipolazione delle masse popolari in senso reazionario, l’appello di scienziati ed esperti resta lettera morta, non riuscendo a tradursi nell’adozione di efficaci misure di distanziamento fisico nelle relazioni sociali, di contenimento del contagio attraverso l’uso delle mascarinhas (la cricca al governo riceve precise disposizioni dalla presidenza per non mostrarsi in pubblico indossandola, lo stesso presidente ha detto in un’occasione che quest’aggeggio sul volto umano “nasconde l’allegria e il sorriso naturali della persona”) e di adozione di una solida politica di tracciamento del virus, nonché di campagne vaccinali mirate.

Di fronte a questo esorbitante potere di influenzare il comportamento delle masse da parte del capitalismo agro-pecuario brasiliano, va registrata in questa fase un’evidente difficoltà delle organizzazioni popolari, partitiche e movimentiste, nell’articolare un’efficace risposta in termini di mobilitazione allargata dei settori proletari, contadini e sottoproletari urbani, per imporre l’agenda dell’impeachment, seguito dalla formazione di un governo di blocco popolare. Il quale, insieme alla politica vaccinale, dovrebbe mettere all’ordine del giorno la questione dei sussidi alle fasce sociali meno protette, da finanziare attraverso la nazionalizzazione della rendita petrolifera e mineraria e almeno delle industrie di base. I pronunciamenti di intellettuali e personalità di spicco del mondo artistico, religioso e giornalistico sono senz’altro importanti, ma non possono in alcun modo sostituirsi all’iniziativa dal basso, coordinata e organizzata, delle masse popolari.

Il discorso del “Bolsa ou a vida” nell’ultima uscita nel Goias, come spesso accade, ha superato, in quanto a cinismo delirante e tendenzioso, ogni precedente della sua inquietante biografia di fantoccio nelle mani del potere capitalistico brasiliano. “Noi dobbiamo affrontare i nostri propri problemi, basta con i capricci e i piagnistei, fino a quando volete restare a piangere?” sono le parole che, pronunciate nel giorno in cui, per la decima volta, si toccava un numero di vittime superiori al migliaio, hanno scosso e indignato l’opinione pubblica brasiliana e mondiale. Fino a provocare l’ennesima lettera firmata o appello da parte delle poche coscienze lucide e critiche rimaste in giro nei tempi oscuri di questa barbarie epocale.

Di queste parole, come anche degli inenarrabili crimini contro il popolo brasiliano e l’umanità tutta, il “Bolsa ou a vida” sarà chiamato a rispondere, speriamo quanto prima, di fronte a un Tribunale del Popolo.

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