Napoli 24ott2021: Presentazione del libro “I medici cubani a Torino”

Torino 18 ott2021: Presentazione del libro “I medici cubani a Torino”

Contro il golpismo non si può rimandare il confronto

di Pedro Carrano

5sett2021, da Brasil de fato

Il 7 settembre scorso, in occasione delle celebrazioni dell’Indipendenza del Brasile, il Presidente Jair Bolsonaro ha convocato i suoi sostenitori sul piazzale del Planalto, a Brasilia, minacciando di attuare un colpo di stato contro il Tribunale Supremo, che lo sta investigando per gravi omissioni nella gestione della pandemia da sars-covid-19, le quali sono già costate alla popolazione brasiliana circa 580.000 decessi. Bolsonaro istiga i suoi sostenitori, molti dei quali “comprati” con miserevoli elemosine di stato o anche, direttamente, con bonus-presenza di 100 reais (circa 30 euro), ad armarsi e a resistere al grande complotto pluto-massonico-maoista, alimentato anche dal giornalismo “catastrofista” e da governatori locali poco inclini alle sue tirate no-vax e negazioniste. Vedendosi in caduta libera e sempre più impopolare e prevedendo un’inevitabile disfatta elettorale nel 2022 ad opera di Ignacio Lula da Silva, tenta la disperata carta della contro-offensiva, volta a una mobilitazione reazionaria delle masse disperate, come unica via di uscita dall’impasse attuale.

In contemporanea, nelle principali città brasiliane, le masse popolari sfilavano per le strade rispondendo alle parole d’ordine dell’empeachement e della condanna del Presidente per genocidio e corruzione. Nuove massicce manifestazioni sono annunciate per domenica prossima: la sfida oggi è costruire una solida piattaforma di resistenza (secondo la strategia della linea di massa) tra l’ala moderata, “social-democratica” e quella dei vari partiti e movimenti rivoluzionari presenti a sinistra, traendo preziosi insegnamenti dal precedente storico della resistenza armata (e non) alla dittatura militare del ’64-’82. 

Una delle lezioni in Brasile e in America Latina è che i colpi di stato non si combattono dopo che si sono consolidati.

È un grave errore considerare che le battaglie decisive della politica brasiliana si svolgeranno solo nelle elezioni del 2022, come se fosse possibile congelare l’attuale lotta di classe e i progressi che il governo Bolsonaro ha realizzato verso un golpe.

La maggior parte degli analisti sottolinea che il 7 settembre non è il “D-Day”, ma probabilmente rappresenta una radicalizzazione, nel discorso e nella pratica, del Bolsonarismo e della sua base neofascista. Tuttavia, i combattimenti e la resistenza dovrebbero svolgersi in questo giorno e continuare per tutto il 2021.

In questo senso, è corretto il mantenimento degli “Atti e del Grido degli Esclusi”, attività che ha la capacità di riunire settori delle comunità di base progressiste della Chiesa, sollevando le principali rivendicazioni e agende popolari.

Una delle principali lezioni della sinistra in Brasile e in America Latina è che i colpi di stato non si combattono solo dopo che si sono consolidati.

In effetti, questo consolidamento limita notevolmente la capacità di resistenza.

Il libro “Lotta nelle tenebre”, dello storico marxista Jacob Gorender, pur operando valutazioni esagerate dei leader del PCB, sia relativamente alla figura di Luís Carlos Prestes che a quella di Carlos Marighella, contiene comunque una nota essenziale: l’impianto principale di resistenza contro il colpo di stato economico e militare del 1964 avrebbe dovuto essere organizzato prima del colpo di stato.

Per quanto concerne le organizzazioni politico-militari, a cui Gorender partecipò come leader del PCBR, una frangia dissidente del PCB, lo storico ritiene che il risultato della resistenza armata dopo il 1968 sia stato un atto di eroismo. Questo perché la chiusura del regime rendeva già difficili le condizioni della resistenza e allontanava ulteriormente l’avanguardia dal livello di disposizione delle masse alla lotta. Il punto, allora, è che la sinistra avrebbe dovuto puntare su di un paziente lavoro di massa.

Analizzando un po’ la situazione attuale nella nostra America Latina, il recente esempio del colpo di stato in Bolivia contiene due lezioni essenziali per riflettere sulla nostra posizione di fronte alle minacce di Bolsonaro in Brasile:

  1. Il colpo di stato contro il governo di Evo Morales/Garcia Linera è stato guidato dal governo degli Stati Uniti, da settori religiosi reazionari, dalla polizia locale, da governi neoliberisti come quello di Macri in Argentina, da mercenari trasferiti dal precedente tentativo di destabilizzazione in Venezuela, un insieme di fattori che ha portato JeanineAñez al governo nel novembre 2019. Quest’azione, a breve termine, ha incontrato un’immediata e massiccia resistenza da parte del movimento popolare boliviano (che ha componenti particolari rispetto al movimento popolare di altri paesi), il che ha permesso una rapida erosione del governo golpista.
  2. I golpisti non avevano la maggioranza nella società, tanto che Evo Morales sarebbe ritornato vincitore nelle elezioni. Tuttavia, avevano un nucleo capace di eseguire il golpe, reprimere settori popolari e garantire momentaneamente il governo di transizione golpista.

La lezione per l’esperienza brasiliana è che, anche se Bolsonaro non ha di fatto una maggioranza nella società brasiliana, ha un nucleo dinamico, un livello di sostegno, che si è mantenuto dal 2020 ad oggi, intorno al 25 per cento, e che coinvolge proprio i settori evangelici, la polizia militare, oltre a fazioni criminali capaci di garantire il terrore di un golpe. Bolsonaro è stremato, ma comunque pericoloso.

Va mantenuta la sequenza di azioni della campagna di Fora Bolsonaro, nonostante gli atti abbiano raggiunto un limite per quanto riguarda la convocazione dei lavoratori, che si trovano in una fase difensiva, stretti trala disoccupazione, la precarietà e l’erosione del potere d’acquisto dei salari.

Dal 2020, con l’inizio della pandemia, è un dato di fatto che la sinistra brasiliana non ha approfittato delle linee guida concrete emerse dalla lotta dei lavoratori per espandere l’influenza e indirizzare il Fora Bolsonaro. La mancanza di sostegno ai dipendenti pubblici in sciopero, agli impiegati delle poste e contro i licenziamenti nei vari settori sono sintomi tangibili di questo ritardo.

La prospettiva di uno sciopero generale non è a breve termine, ma anche la sua mancanza di costruzione rende tutto più difficile.

La politica di solidarietà, invece, va ampliata e pensata con la creazione di cooperative di lavoro, che rafforzino la fiducia tra avanguardia, lavoratori e residenti delle aree occupate. Una tale politica permetterebbe di ampliare la comprensione dell’agenda di Fora Bolsonaro e la partecipazione delle comunità periferiche alle manifestazioni.

Bolsonaro è riuscito a superare il 2020, mantenendo una posizione dentro segmenti delle istituzioni combattivi, molti dei quali logori agli occhi della popolazione – come nel caso della Magistratura, del Congresso e di alcuni governatori della cosiddetta destra tradizionale. Il governo ha mantenuto un livello di sostegno del 30%, raggiungendo il 40% in agosto, grazie agli aiuti di emergenza. È un dato di fatto che, nel 2021, si è logorato e ha perso sostegno a causa della corruzione, del numero di morti per negligenza nella pandemia e del peggioramento delle condizioni di vita.

A ogni modo, il suo metodo per mantenere il potere fino al 2022 sarà questo, avanzare e ritirarsi. L’essenziale è che la sinistra non cada affatto nell’incantesimo della sirena sulla “stabilità delle istituzioni” in un contesto brasiliano e mondiale come quello attuale.

L’organizzazione e la resistenza popolare devono essere la regola per il mantenimento della democrazia e dei diritti sociali. Ciò che è essenziale in questo momento è la denuncia del golpe e l’appello all’organizzazione popolare deve essere un mantra permanente, soprattutto nei principali canali e tra i principali leader della sinistra. Relativizzare questo momento storico è molto pericoloso.

[Trad. dal portoghese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Da Cuba all’Italia: chiarezza sui vaccini!

da Comitato Nazionale “Chiarezza sui Vaccini”Marxismo e metodo scientifico nella nuova fase pandemica

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il documento fondativo.

Riteniamo che Cuba socialista sia un punto di riferimento imprescindibile anche per quanto riguarda la ricerca scientifica e lo sviluppo delle biotecnologie, come nel caso dell’Istituto Finlay de La Habana e del CIGB all’avanguardia nel disegno e nella realizzazione dei nuovi vaccini contro la Covid-19.

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MARXISMO E METODO SCIENTIFICO: LOTTA IDEOLOGICA E POLITICA NELLA NUOVA FASE PANDEMICA

Riportare al centro gli interessi di classe e la difesa della salute collettiva per uscire dall’emergenza e aprire nuove prospettive

Un anno e mezzo di pandemia ha messo a nudo la crisi del sistema capitalistico.

L’evidente fallimento delle misure di contenimento – sempre parziali e tardive – attuate dai paesi capitalistici europei, nordamericani ed in generale dalla stragrande maggioranza dei paesi OCSE che seguono le dottrine neoliberiste e le crescenti conseguenze della tattica delle mezze misure prolungate sulle attività economico-sociali maggiormente colpite, hanno provocato disastrosi effetti in termini di salute pubblica, in un clima altalenante di sfiducia ed incertezza.

INFODEMIA

Nel quadro del lento massacro culturale del sistema di educazione pubblica e nel disorientamento ideologico di molti, si sono fatte strada le più fantasiose teorie. In tale clima – mentre infezioni, ricoveri e decessi crescevano – si è diffusa una infodemia incontrollata di “notizie” spesso esaltate, decontestualizzate nonché manipolate (e difficilmente verificabili dai più). Le pseudo-informazioni si sono moltiplicate attraverso un pullulare di blog acchiappa-click ed una informazione mainstream confusionaria e spesso calibrata sulle esigenze economiche immediate di alcuni gruppi dominanti. In questo contesto, hanno avuto gioco facile le attività di nuove sette e altri gruppi reazionari, spesso orientati da campagne abilmente costruite e veicolate trasversalmente in differenti ambiti culturali, sociali, economici e politici e si sono fatte strada le più svariate e fantasiose teorie cospiranoiche circa la reale esistenza o la genesi dell’epidemia da SARS-CoV-2 o in relazione alla natura e alla presunta pericolosità dei vaccini.

UNA GESTIONE FALLIMENTARE NEI PAESI CAPITALISTICI

Da un anno e mezzo denunciamo e condanniamo la gestione della pandemia, nel mondo capitalistico occidentale in generale ed in Italia in particolare, spesso contraddittoria e costellata da errori clamorosi, a partire dalla mancata zona rossa di Alzano e Nembro (Bergamo) e dall’imperdonabile ritardo nella strategia di tracciamento nel 2020, fino alle complicazioni della prima fase della vaccinazione di massa con le case farmaceutiche inadempienti, senza alcuna seria risposta a livello europeo, proseguita con la sclerotica e confusionaria gestione della vicenda Astrazeneca. Tale pessima e contraddittoria gestione, tuttavia, non è la prova di complotti e cospirazioni, come credono taluni, ma la risultante dell’incapacità delle istituzioni borghesi a garantire il “bene comune”. I governi dei paesi capitalistici, stretti dalle lobby industriali che hanno imposto di non fermare la produzione dopo il primo parziale lockdown del governo Conte e che hanno ritardato in modo irresponsabile ogni iniziativa di contenimento, proprio nelle fasi di crescita esponenziale dei contagi (si pensi alla seconda ondata dello scorso ottobre), hanno scelto la strada della cosiddetta “convivenza con il virus”, privilegiando la difesa di interessi particolari anziché la salute pubblica. Si tratta dell’incapacità a sostenere gli interessi generali che Marx stesso aveva compreso fin dagli scritti giovanili e che purtroppo non è chiara a molti militanti ed intere organizzazioni. In tutta evidenza, queste ultime, nonostante si definiscano comuniste, non sono ancora in grado di conquistare la sufficiente e necessaria autonomia ed indipendenza ideologica e politica dall’influenza delle classi dominanti, rendendo decisamente sterili e velleitari i loro stessi proclami rivoluzionari.

Le istituzioni politiche, sempre più screditate a causa della loro incapacità di gestione, incapacità propria di una classe politica di arruffoni e navigatori a vista, più che di una classe dirigente, non sono in grado di fornire una comunicazione efficace, alimentando scetticismo ed assenza di fiducia che pervadono una fascia di popolazione certamente più ampia rispetto a quella degli “anti-vaccinisti ideologici”: la pandemia sempre più colpisce questi ultimi, tra i quali troviamo molti pazienti delle terapie intensive nell’ultimo periodo, ma anche strati di popolazione non protetta, soprattutto a causa della disinformazione e dell’incapacità dei governi borghesi oltre che per la presa di una propaganda reazionaria che ha fatto breccia o disseminato dubbi anche in ambienti tradizionalmente distanti dalla destra più estrema.

IL DISEGNO REAZIONARIO DEI NEOCONS E LO SBANDAMENTO DELLA SINISTRA DI CLASSE

In differenti paesi, dall’America latina all’Europa dell’est, fino in Italia, con le cronache degli ultimi giorni, assistiamo al diffondersi di ideologie e posizioni anti-scientifiche ed irrazionali, alla base di mobilitazioni di matrice chiaramente reazionaria. Purtroppo queste tendenze sono diffuse non solo tra le organizzazioni di natura conservatrice, se non dichiaratamente neofascista, e nei settori di piccola-media borghesia (in molti casi le piccole attività) particolarmente colpiti dalle mezze misure prolungate, ma anche negli ambiti del “pensiero critico” e di un certo attivismo sociale; mentre tra le larghe masse della popolazione – nonostante l’inettitudine delle classi dominanti – ha prevalso in Italia una netta adesione alla campagna di vaccinazione che al momento tocca circa il 73% della popolazione (con l’impressionante numero di quasi 44 milioni di persone che ad oggi hanno aderito alla campagna di vaccinazione in Italia, pari ad oltre l’80% della popolazione vaccinabile). L’orientamento e le tendenze in vario modo anti scientifiche – sia pur minoritario ed apparentemente residuale – sta attraversando in forma trasversale ogni formazione politica ed ogni ambito sociale organizzato, interessando la maggior parte delle organizzazioni politiche e sindacali della sinistra di classe, sia nella base militante sia nei gruppi dirigenti. Questa situazione spiega l’ambiguità nelle posizioni e indicazioni politiche, mostrando un perverso meccanismo di ricerca del consenso, o una errata interpretazione della linea di massa, piuttosto che la costruzione di una direzione politica basata sulla chiarezza e su una visione scientifica della realtà: in questo senso la scarsa comprensione della realtà concreta è indice di una forte debolezza e subalternità ideologica. Non è un caso che dietro ad una certa propaganda si nascondano soggetti ambigui legati ai locali circuiti della setta nordamericana “QAnon” e dell’estrema destra. Si tratta di una dinamica operante non solo in Italia e nell’Unione Europea, ma anche in Russia, nel Brasile di Bolsonaro, in Argentina ed in altri paesi: una campagna che abbiamo osservato attentamente e visto crescere sin dall’inizio, e che ha preso avvio negli USA all’ombra della precedente amministrazione Trump. Chi condivide piazze e parole d’ordine con questi soggetti deve prendere consapevolezza che si sta assumendo la responsabilità di favorire il loro disegno apertamente reazionario.

Si sta diffondendo un approccio limaccioso, che mescola frammenti di pensiero (apparentemente) critico con atteggiamenti anti-scientifici e irrazionalistici, in un mix che alimenta in maniera indistinta la sfiducia nel potere costituito a prescindere dal suo carattere (borghese conservatore, riformista, o socialista), diffidenza e scetticismo nei riguardi di ogni dato ufficiale o informazione scientificamente fondata, arrivando persino alla aperta avversione verso i medici e gli stessi lavoratori della sanità. Questo fenomeno sta producendo una crescita del pensiero anti-progressista che, anziché dirigere le più ampie masse verso la prospettiva di un’alternativa di sistema in chiave anticapitalista e comunista, affonda nel ribellismo senza prospettive o nel ripiegamento familistico e comunitaristico, nell’individualismo soggettivista e antisociale, o nella polarizzazione esasperata da social network. 

Le forze che si dichiarano apertamente neofasciste stanno tentando di cavalcare e orientare queste inquietudini, finora con esiti piuttosto scarsi, ma con sempre maggiore visibilità e con l’obiettivo di alimentare confusione e diversione dalla lotta di classe, una dinamica favorita dai riflettori mediatici, deviando l’attenzione su una polarizzazione in realtà sterile ed utile alle classi oggi ancora dominanti ma sempre meno dirigenti.

LA NECESSITÀ DI FARE CHIAREZZA SUI VACCINI

È giunto il momento di fare chiarezza su alcuni aspetti, centrali per chi non ha abbandonato una visione del mondo dialettica e storico-materialistica, una visione scientifica della realtà, nonché della necessità e possibilità della sua trasformazione, e che non ha intenzione di sostituirla con un vuoto ribellismo velleitario.

Nelle prime fasi dello scorso anno, 2020, immediatamente a ridosso del primo lockdown, era già necessario rivendicare l’attuazione di misure nette di contenimento, test massivi e gratuiti e misure anticipate all’inizio della seconda ondata di ottobre, seguendo l’esperienza cinese “covid zero” (anziché quella “convivenza con il virus” dei paesi OCSE con poche eccezioni), iniziative tali da evitare il disastro sanitario e un periodo interminabile di mezze misure, invece che legittimare – come hanno fatto alcuni – mobilitazioni contrarie ad ogni pur tardiva ed insufficiente misura di contenimento. Allo stesso modo chi oggi insegue le mobilitazioni anti-vacciniste o variamente riduzioniste non fa che aggiungere confusione invece che fare chiarezza, diversione anziché direzione rispetto ai movimenti spontanei.

Basta con le ambiguità, le banalizzazioni e i luoghi comuni: sui vaccini occorre fare chiarezza!

In merito alla campagna vaccinale, ed alla pandemia in generale, occorre osservare con attenzione i dati, i numeri, i risultati di iniziative di contenimento e di diffusione della vaccinazione nei differenti paesi. Un dato ormai evidente è la protezione dalle forme più gravi di infezione della popolazione vaccinata, consolidato negli ultimi mesi ed in relazione all’uso di tutti i vaccini in circolazione, siano essi di produzione occidentale capitalistica o meno. Ottimi i dati in Uruguay, ad esempio, con una copertura altissima della popolazione, raggiunta in breve tempo con la vaccinazione di massa, in larga parte immunizzata con il vaccino cinese Sinovac (crollo verticale di casi positivi, casi gravi e decessi).

Se il dato sulla protezione a livello clinico in ogni paese deve essere osservato nel tempo, l’aspetto e la ricaduta della vaccinazione sul piano epidemiologico richiede una attenta valutazione là dove la vaccinazione ha raggiunto percentuali elevate della popolazione. Si tratta di considerare molte variabili, sapendo che i vaccini non sono bacchette magiche miracolose, ma potenti strumenti da affiancare ad una vigilanza sanitaria puntuale, con test massivi a disposizione di tutti e tracciamento, con lo sviluppo di un sistema sanitario pubblico e con la messa a punto di cure specifiche per questo tipo di patologie. Chi si illude di risolvere il problema con le sole cure precoci mostra di non comprendere cosa sia una epidemia di questo tipo e le sue conseguenze senza misure di contenimento e mitigazione degli effetti, altrimenti disastrosi e tali da travolgere qualsiasi sistema sanitario, anche il più evoluto.

Non dobbiamo mai stancarci di ripeterlo e sottolinearlo:

1. il vaccino, qui ed ora, è indispensabile ed imprescindibile ma non va contrapposto alle altre misure. Le altre misure di profilassi generale non sono in alternativa alla vaccinazione di massa ma sono complementari ad essa. Il “consenso informato” non è una liberatoria e consente comunque la richiesta di risarcimento per i rarissimi casi di conseguenze da reazioni avverse, come confermato da sentenza della Corte Costituzionale, che equipara i vaccini obbligatori a quelli consigliati dalle istituzioni statali e regionali.

2. la sanità pubblica e il suo rafforzamento, in prospettiva, non devono essere considerati “spesa” da tagliare, bensì pubblico investimento, anch’esso indispensabile ed imprescindibile, per il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione.

Riguardo all’adozione di questo o quel vaccino da parte dei differenti enti regolatori (EMA, FDA, ecc.) ogni paese opera proprie scelte, ma occorre denunciare la differenza tra la validazione di questo o quel vaccino da parte degli enti regolatori, dal riconoscimento di ogni vaccino sviluppato seguendo i protocolli codificati di sperimentazione clinica e quantomeno dal riconoscimento doveroso di ogni vaccino considerato valido dall’OMS (si pensi ai vaccini cinesi). Il mancato riconoscimento da parte di Italia e UE (ma non da parte di altri paesi membri) dei vaccini non di produzione occidentale non ha motivazioni sanitarie ma solo geopolitiche.

Il non riconoscimento di questi vaccini, usati in decine di paesi, ha conseguenze negative nelle relazioni economiche, sociali e culturali tra i popoli, oltre che conseguenze negative per le comunità italiane all’estero (ad esempio in America latina dove prevalente è l’uso dei vaccini di produzione cinese o russa) e per i lavoratori stranieri residenti in Italia. Lo stesso dicasi per il riconoscimento dei vaccini cubani attorno ai quali c’è grande attenzione da parte della comunità scientifica mondiale e di molti governi. In queste ore si registra grande interesse per il vaccino cubano Soberana II che assieme ai cinesi Sinovac e Sinopharm è sviluppato per la vaccinazione già in età pediatrica.

Assodato dunque che il vaccino non fa miracoli, non siamo certi che questa verità elementare che con un minimo di conoscenza storica dell’argomento dovrebbe essere evidente, sia chiara ai governi della borghesia. Soprattutto nei paesi capitalistici dell’area OCSE, infatti, i governi hanno prodotto una comunicazione esageratamente ottimistica sull’imminente uscita dalla pandemia una volta portata a termine la campagna vaccinale, che forse rientra nel libro dei sogni della borghesia e dei propri comitati d’affari per consentire un immediato ritorno alla situazione economica pre COVID-19.

LE CONTRADDIZIONI IN SENO AL GOVERNO DEL CAPITALE

Il capitalismo ogni giorno deve fare i conti con le contraddizioni che egli stesso ha creato ed anche in questo caso non riesce ad uscirne. I governi borghesi, stretti da un lato dalla difesa degli interessi privati come quelli delle case farmaceutiche, dall’altro lato dall’impossibilità di uscire dalla pandemia con questo quadro d’insieme, stanno iniziando a rendersi conto della necessità di permettere la vaccinazione anche agli abitanti dei paesi più poveri, naturalmente non per ragioni etiche ma nell’interesse degli stessi paesi imperialisti. Perfino Biden ha accennato mesi fa alla necessità di una temporanea sospensione dei brevetti, dimostrandoci ancora una volta come la realtà sia dialettica e il capitalismo sia costretto ad avventurarsi in terreni completamente al di fuori dal proprio recinto per cercare soluzioni a problemi altrimenti insormontabili. Ma, per ora, il capitalismo ha soltanto contribuito ad esasperare e rendere più evidente la differenza fra poveri e ricchi, tra oppressi ed oppressori, anche su questo aspetto vitale, e non possiamo dimenticare il criminale bloqueo e le sanzioni contro il popolo cubano, contro la Siria, l’Iran e troppi altri paesi ai quali in piena pandemia viene impedito perfino l’acquisto dei medicinali. Se i dati dei primi di settembre 2021 ci parlano di oltre il 40% della popolazione mondiale che ha ricevuto almeno una dose di vaccino, con oltre 5,5 miliardi di dosi somministrate, l’atrocità della sperequazione si riassume nel dato analogo per i paesi oppressi dall’imperialismo: meno del 2%. Contro il 65% dell’UE e il 54% del Nord America; prodighi di dichiarazioni di principio e avidi nei fatti ad accaparrarsi i vaccini sul “mercato”.

UNA STRATEGIA INTEGRATA CONTRO LA COVID-19

Misure come la sospensione delle licenze dei brevetti sarebbero dunque fondamentali per un’uscita quanto più veloce possibile dalla pandemia, così come lo diventano in prospettiva la ricerca ed il potenziamento della sanità pubblica, che consentirebbe agli stati di non dipendere dalle multinazionali del farmaco e che si profila come aspetto strategico necessario alla stessa infrastruttura economico-produttiva. Da questo punto di vista, Cuba, che è un paese piccolo ma socialista – differenza qualitativa non trascurabile – sotto embargo e continuamente boicottato dal blocco imperialista statunitense, ci dimostra come una soluzione del genere sia non solo possibile ma di gran lunga più efficace, data la capacità che ha avuto di brevettare, produrre e distribuire almeno sul proprio territorio vaccini integralmente pubblici e di promuovere la collaborazione per la produzione di vaccini in altri paesi. Anche questo a dimostrazione della superiorità strategica dei paesi con persistenti elementi di socialismo nell’affrontare le minacce pandemiche. Tutto ciò conferma e rafforza in noi la granitica certezza che l’umanità ha un futuro solo nell’organizzazione socialista della società.

I vaccini rappresentano dunque, sotto l’aspetto sanitario, l’architrave di una strategia integrata che coniuga medicina territoriale (che a differenza dell’ideologia anti-vaccinista, non contrappone ad essa la vaccinazione di massa), tracciamento, prevenzione e ricerca pubblica.

Sul fronte del tracciamento, diventa indispensabile la gratuità dei tamponi, degli esami degli anticorpi e di tutte le analisi finalizzate al contrasto della COVID-19.

IL “GREEN PASS” E L’OBBLIGO DI LEGGE

In una situazione di isteria collettiva, una misura contingente e temporanea come il “Green Pass” diventa l’immaginaria linea gotica che divide due schieramenti contrapposti. La polarizzazione che ne consegue configura nella sostanza un’ennesima arma di distrazione di massa.

Si tratta di un provvedimento contraddittorio che rientra perfettamente nel quadro delle mezze misure, dove le forze politiche non hanno il coraggio di imporre l’obbligo vaccinale. Dunque, ci troviamo davanti ad una politica che non decide ma scarica le proprie responsabilità sulla popolazione aprendo una frattura tra i lavoratori. Benché la vaccinazione stia riscuotendo una larghissima adesione, vi sono settori con un numero significativo di lavoratori ancora scettici, che rischiano di pagare il prezzo più alto in termini sia di salute sia di provvedimenti conseguenti alla mancata vaccinazione.

Le conseguenze pratiche di questa (non) scelta sono ambivalenti: se da un lato questo strumento incentiva la vaccinazione di massa, dall’altro crea la pericolosissima illusione di isole “Covid-free”, che purtroppo nella realtà ancora non possono esistere.

La soluzione più avanzata sarebbe quella di convincere la parte ancora disorientata della popolazione a vaccinarsi attraverso una comunicazione seria ed efficace: al momento riscontriamo come questa prospettiva sia molto lontana e che la scelta del governo sia orientata ad una estensione di un obbligo di fatto ma non giuridico.

SCIOPERO GENERALE DELL’11 OTTOBRE 2021

Riteniamo fondamentale questo appuntamento, che deve mantenere come aspetto centrale la lotta contro i licenziamenti e non quella contro il “Green Pass”, che certamente Confindustria sta cercando di utilizzare a proprio vantaggio, esattamente come la borghesia ed i suoi governi hanno sempre fatto per ogni evento della storia umana e per ogni suo provvedimento consequenziale. Tuttavia, ribadiamo come il tema centrale dello scontro tra capitale e lavoro in questa fase sia quello dei licenziamenti, che dopo il pesantissimo assaggio di questi mesi (come mostrano i casi della Whirlpool e della GKN su tutti), verrà fuori in tutta la sua drammaticità una volta concluso il periodo di cassa integrazione.

Oltre alla lotta contro lo sblocco dei licenziamenti, è fondamentale un impegno massiccio delle organizzazioni sindacali per garantire le condizioni di sicurezza sul posto di lavoro, con il rispetto rigoroso dei protocolli anti-Covid-19 e nei trasporti pubblici, fondamentali per il raggiungimento del posto di lavoro e di studio e che necessariamente devono essere potenziati, oltre all’investimento nella sicurezza e sulle condizioni di lavoro nel settore pubblico (in particolare sanità, scuola e università) e nella ricerca. Non possiamo dimenticare i 621 lavoratori contagiati sul posto di lavoro, morti causa Covid nei primi mesi del 2021, ovvero morti per infortunio sul lavoro, come da relativa richiesta agli enti previdenziali.

IN CONCLUSIONE

Consideriamo che la pandemia da Covid-19 ha messo definitivamente a nudo la crisi del capitalismo e l’incapacità della borghesia di governare il mondo; evidenza che emerge con forza ancora maggiore in presenza di eventi avversi come la pandemia (che alcuni preferiscono definire come ‘sindemia’, sottolineando la sovrapposizione di aspetti naturali ad altri di tipo sistemico).

– Denunciamo gli effetti tossici di un’informazione interessata solo ai click e non alla salute pubblica.

– Condanniamo la gestione disastrosa della pandemia da parte di una classe politica per niente autorevole ed incapace di indirizzare una comunicazione chiara ed efficace.

– Esprimiamo tutta la nostra preoccupazione per il disegno reazionario della componente maggioritaria degli anti-vaccinisti per principio ideologico ed il nostro disappunto e disaccordo con quelle componenti progressiste e comuniste che aderiscono e si accodano alle loro campagne, condividendo piazze e parole d’ordine con neocons e neofascisti dichiarati.

– Rivendichiamo a gran voce la necessità della vaccinazione di massa in tempi rapidi nei paesi oppressi dall’imperialismo, il riconoscimento di tutti i vaccini smarcandosi dai giochi geopolitici, la sospensione delle licenze brevettuali, la gratuità dei tamponi e di tutti gli esami utili per il contrasto alla Covid-19, nonché il massiccio finanziamento alla ricerca pubblica valutando le possibilità della produzione di vaccini pubblici seguendo l’esempio di Cuba.

– Riteniamo che il “Green Pass” sia una mezza misura che scarica le responsabilità sui cittadini, incentiva la vaccinazione ma crea la pericolosissima illusione di luoghi “Covid-free”. Ogni cosa sotto il cielo ha la sua ora ed è giunto il momento del superamento delle fin troppo spesso ipocrite “mezze misure”.

– Chiamiamo le lavoratrici e i lavoratori allo sciopero generale dell’11 Ottobre 2021, contro lo sblocco dei licenziamenti, per adeguate misure di contrasto alla Covid-19 nei luoghi di lavoro, nelle scuole e sui mezzi di trasporto pubblici.

– Facciamo appello alle compagne ed ai compagni, oggi presenti come noi in differenti ambiti o gruppi organizzati, a sostenere apertamente una battaglia di chiarezza oggi necessaria al fine di uscire dall’emergenza e dalle nebbie della polarizzazione controllata, ricostruire una autonomia politica ed ideologica e aprire nuove prospettive di trasformazione rivoluzionaria.

Comitato Nazionale “Chiarezza sui Vaccini”
Marxismo e metodo scientifico nella nuova fase pandemica

8 settembre 2021

https://chiarezzasuivaccini.wordpress.com/
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Prime adesioni individuali: 

Anika Persiani
Massimo Zucchetti
Adriano Ascoli
Gianfranco Fornoni
Francesco Piccioni
Giorgio Cremaschi

Dario Parisi
Domenico Di Dato
Clara Statello
Ciro Brescia

Francesco Fumagalli
Vito Maiorano
Massimiliano Romanello
Tommaso Pola
Nicolò Santerini
Rosa Maura La Tella
Silvia Benedetti
Duilio Romanello
Marco Nieli
Marco Riformetti

Samuel Fabbri
Eugenio Leozappa
Susanna Angeleri
Daisy Rapanelli
Aldo Romaro
Franco Specchio
Omar Minniti
Giovanni Di Maio
Maria Vittoria Tirinato
Mariagrazia Giannuzzi

Giovanni Bruno
Fabio Rocca
Nicola Beltrano
Antonella Montaruli
Dario Caputo
Svetlana Mazur
Carmen Malaika
Antonio Currò
Mariagrazia Pippia
Vincenzo Leone

Giada Galletta
Roberto Lesignoli
Daria Furlan
Alessio Decoro
Luciano Pomona
Francesco Artosi
Giovanna Antico
Renzo Amenta
Sebastiano Caspanella
Ada Romito

Simone Bruni
Massimo Cerullo
Paolo Maria Emiliani
Dussan Crevatin
Mario De Luca
Marcello Piantadosi
Elena Masera Arigoni
Patrizia Donadello
Giovanni Li Vigni
Felicia Violi

Rossella Giordano
Edoardo Carusillo
Stefano Ruggieri
Daniele Romeo
Barbara Lattanzi
Maddalena Celano
Alfonso Gentile
Onofrio Castriotta
Angelo Iacobbi
Massimo Pin

Giuseppina Ficarra
Vincenzo Bellantoni
Ettore Scamarcia
Arianna Organo
Walter Menicocci
Kaiiri Harir
Francesco Ballerini
Stefano Nincheri
Cristina Sordi
Giovanni De Caprio

Antonio Simonetti
Enzo Pellegrin
Michele Cirinesi
Giuseppe D’Angelo
Eugenio Gurreri
Lavinia Parisi
Giorgio Luppi
Mirco Mazzotti
Davide Agostinelli
Riccardo Agostinelli

Domenico Cortese
Stefano Mussuto
Pietro Guiducci
Renzo Carlini
Asdrubal Cruz
Gennaro Esposito
Chiara Monaco
Giuseppe Lauri
Andrea Martocchia
Massimo Campus

Katia Albini
Flavio Crotti
Barbara Maffione
Antonio Campisi
Silvana Sale
Enzo Cadei
Pia Panseri
Thomas Moro
Giuseppina Cataldi
Ivan Bach

Simone Ratti
Massimo Betti
Alessio Niccolai
Peppe Graziano
Luca De Crescenzo
Stefano Macri
Ugo Maisto
Riccardo Izzum
Denis Valenti
Antonio Giongo

Fabio Matteo
Franco Ollando
Alberto Tarozzi
Domenico Martelli
Carmen Berta
Mario Ronchi
Barbara Mangiapane
Roberto Barbieri
Maria Rita Burgio
Diana De Carlo

Enrico Morza
Daniela Agostini
Leonardo Nicoli
Salvatore Giordano
Anna Carmela Buble
Tiziano Cardosi
Domenico Caruso
Fiorenza Arisio
Giuseppe Nastro
Lucia Biondi

Enrico Vair
Denis Serravalle
Paolo Utzeri
Teresa Prinsi
Marco Bagozzi
Moez Chamkhi
Francesca Torre
Cristiana Boscarelli
Sergio Orazi
Omar Núñez

Brunello Arborio
Pietro Maffione
Alessandro Tosolini
Antonio Bove
Umberto Oreste

Silvia Di Fonzo 
Mattia Cavatorti 
Donatella Iacobelli
Danilo Consalvo
Stefano Mori

Fabrizio Burattini
Alberto Caffi
Walter Iannuzzi
Ada Josefina Martínez

Gianni Fasciotto

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Brasile: movimento no-vax una seria minaccia per la salute globale

a cura di Marco Nieli

Con gravi ritardi nella stipula dei contratti con la Pfizer (risalenti allo scorso 19 marzo) ma con all’attivo un’interessante precoce sperimentazione/produzione locale a San Paolo (Ist. Butantan) del Coronavac, su brevetto Sinovac (cinese), nel Brasile la campagna vaccinale stenta a decollare con circa un quarto della popolazione di 214 milioni di abitanti che ha completato il ciclo vaccinale e circa 125 milioni che hanno ricevuto la prima dose.

Il ritardo, dovuto a vari fattori, tra cui l’atteggiamento criminalmente riduzionista (in realtà, secondo alcuni, cinicamente lucido nella volontà di perseguire obiettivi di pulizia etnica) da parte della Presidenza Bolsonaro e dei suoi accoliti, pervicaci sostenitori dell’inutilità/dannosità dei vaccini (specie quelli a matrice virale come il Coronavac) e dalla visione fatalista di vari culti/sette riconducibili alla cosiddetta “teologia della prosperità”, continua a ricadere quotidianamente sui tassi di contagio/ricoveri di base o per terapia intensiva e letalità/mortalità rilevati tra la popolazione brasiliana.

Qui di seguito, alcuni dati utili, al 24/08/2021, desunti dall’OpenDATASUS (sistema di rilevazione/archiviazione/comunicazione dati ufficiali del governo brasiliano):

-Casi accertati di positività: 20.614.866

-Decessi dovuti al Covid-19: 575.742

-Letalità media: 2,8%

-Persone vaccinate con la prima dose: 125.339.734 (59,19%)

-Persone vaccinate con la seconda dose: 56.820.544 (26, 83%)

-Totale dosi inoculate: 182.160.278

 

Il Movimento no-vax: una seria minaccia alla salute globale

21 SET 2020

di LUIZ CARLOS DIAS | ISTITUTO DI CHIMICA dell’Unicamp di San Paolo (Brasile) [https://www.unicamp.br/unicamp/ju/artigos/luiz-carlos-dias/movimento-antivacinas-uma-seria-ameaca-saude-global]

 

Il movimento no-vax è criminale e rappresenta una minaccia seria e crescente per la salute globale. C’è, a tutti gli effetti, un movimento no-vax in crescita in Brasile, quindi non possiamo ignorarlo.

Un articolo pubblicato il 10/09/2020 sulla rivista Lancet, che coinvolge 284.381 persone in 149 paesi, mostra che il movimento no-vax, l’estremismo religioso, l’instabilità politica, il populismo, le notizie false e questioni come la sicurezza possono danneggiare le campagne di vaccinazione di massa e la dipendenza dai vaccini nei paesi con questi problemi. Vaccini, servizi igienico-sanitari di base, acque reflue trattate e acqua pulita sono i nostri migliori strumenti di salute pubblica.

I vaccini sono responsabili dell’aumento della nostra aspettativa di vita, sono stati i principali responsabili della diminuzione della mortalità infantile e sono una pietra miliare nella storia della salute umana. I vaccini salvano circa 3 milioni di persone all’anno, ovvero 5 persone ogni minuto. In Brasile, negli anni ’50, circa il 10% dei bambini moriva prima dei primi cinque anni di vita. Malattie come il morbillo, la poliomielite, la varicella, la parotite, la rosolia, il tetano, la difterite, il rotavirus, la pertosse sono state messe sotto controllo. Il vaiolo è stato debellato nel 1980.

 

Secondo i dati del Programma Nazionale di Immunizzazione (P.N.I.) del 2019, dopo 20 anni, il Brasile osserva un calo delle coperture vaccinali per i bambini e non raggiunge l’obiettivo dei principali vaccini indicati per i bambini fino a 2 anni. I dati del Sistema Nazionale Immunizzazione (archivio Datasus) mostrano che il tasso di abbandono di nove vaccini in Brasile, come il meningococco C (due dosi), l’MMR (in due dosi contro morbillo, rosolia, parotite) e la poliomielite (tre dosi), è cresciuto di circa il 48% negli ultimi cinque anni. La copertura vaccinale contro la polio nel paese era del 96,5% nel 2012 e dell’86,3% nel 2018, con il peggior tasso di vaccinazione nel 2019 dall’anno 2000.

Il vaccino ha eliminato il morbillo dalla popolazione brasiliana, ma questo è ritornato nel paese e nel 2019 abbiamo avuto circa 18mila casi in 526 comuni e 23 stati della Federazione, con 15 decessi. Le statistiche sull’abbandono includono anche i bambini che hanno assunto una dose iniziale di un determinato vaccino, ma non tornano per le dosi successive. Questi dati sono preoccupanti ed evidenziano la necessità di un’intensa mobilitazione per espandere la copertura vaccinale contro il Covid-19 in Brasile.

Il calo della copertura può avere una serie di ragioni, che vanno dal sottofinanziamento delle priorità di salute pubblica a questioni logistiche come l’approvvigionamento e la distribuzione, fino alla mancanza di campagne di sensibilizzazione pubblica. Questa riduzione della copertura vaccinale potrebbe anche essere stata influenzata dal successo del Programma Nazionale di Immunizzazione nel paese, poiché abbiamo eliminato alcune delle principali malattie e la difficoltà di accesso delle famiglie ai servizi sanitari essenziali.

Abbiamo bisogno di informazioni scientifiche di qualità, didatticamente accessibili, esposte con un linguaggio chiaro, per combattere il crescente movimento no-vax e negazionista nel paese, soprattutto in questo momento di polarizzazione politica. Abbiamo bisogno di persone che moltiplichino messaggi e informazioni corrette sull’importanza della vaccinazione contro il Covid-19. Tra le ragioni che sono state sollevate sui social network da gruppi no-vax ci sono teorie del complotto, alterazioni del DNA, Bill Gates, chip nei vaccini, che causerebbero autismo, conterrebbero mercurio, feti abortiti, rappresenterebbero un pericolo o al massimo, sarebbero inefficaci e molte persone stanno leggendo queste notizie false.

Dobbiamo avviare una campagna per coinvolgere e preparare la popolazione brasiliana e l’infrastruttura del SUS (=Sistema Universale di Salute) a combattere questo movimento no-vax e a non lasciarlo crescere. È necessario incoraggiare e portare un messaggio chiaro alla popolazione brasiliana sulla necessità e l’importanza della vaccinazione di massa contro il Covid-19. Dobbiamo agire su più fronti, il compito sarà complesso, complicato e non ci vorrà molto per agire se vogliamo evitare che i gruppi no-vax inizino a diffondere menzogne e fake news sui social riguardo ai vaccini contro il nuovo coronavirus. L’espansione delle teorie del complotto sulla vaccinazione è anche correlata ai problemi di comunicazione tra ricercatori, scienziati, medici e altri professionisti della salute con la società.

 

La buona notizia: nove vaccini candidati nell’ultima fase della sperimentazione

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), abbiamo 192 candidati vaccinali registrati, di cui 146 in studi preclinici, 37 nelle fasi 1 e 2 e 9 nella fase 3. Quasi tutti hanno avuto bisogno di due dosi negli studi di fase 2, per indurre una risposta anticorpale, alcuni inducendo anche una risposta delle cellule T.

• Università di Oxford/AstraZeneca (UK) – AZD1222 – Vettore virale non replicante, adenovirus di scimpanzé attenuato, due dosi, intervallo di 28 giorni

• Janssen Pharmaceutical Companies (USA) – AD26CoV-S1 – Vettore virale non replicante, adenovirus umano, due dosi con intervallo di 56 giorni

• CanSino Biologics Inc./Beijing Institute of Biotechnology (Cina) – AD5-nCoV – Vettore virale non replicante, adenovirus umano Ad5, attenuato, 1 dose

• Istituto di ricerca Gamaleya (Russia) – Sputnik V – Vettore virale non replicante, adenovirus umano, due vettori, una dose di rAd26-S e una dose di rAd5-S dopo un intervallo di 21 giorni.

• Sinovac (Cina) – CoronaVac – Virus inattivato, due dosi a distanza di 14 giorni

• Sinopharm/Wuhan Institute of Biological Products (Cina) – Virus inattivato, due dosi a intervalli di 14 o 21 giorni

• Sinopharm/Beijing Biological Products Institute (Cina) – Virus inattivato, due dosi a distanza di 14 o 21 giorni

• Moderna/National Institute of Allergy and Infectious Diseases (USA) – mRNA-1273 – RNA messaggero, due dosi con intervallo di 28 giorni

• Pfizer/BioNTech/Fosun Pharma (USA e Germania) – BNT162 – Messenger RNA, due dosi, intervallo di 28 giorni

Sebbene non sia ancora chiaro quale sia il principale marker di protezione contro il Covid-19, lo studio clinico di fase 3 mira a valutare l’efficacia della prevenzione dell’infezione e della prevenzione dei casi di Covid-19 nella popolazione vaccinata o di rendere più lieve la malattia. Un vaccino ideale sarebbe efficace in una sola dose, inducendo (da subito) l’immunità sterilizzante, immunizzando la maggior parte degli inoculati, producendo un’immunità di lunga durata, con poca reatto-genicità e pochi effetti collaterali immediati o tardivi, facilità di conservazione, distribuzione e applicazione. Che non abbia bisogno di una catena del freddo con temperature molto basse e che sia accessibile, disponibile ed economico.

 

Terminate tutte le fasi della sperimentazione, quali i passi successivi?

Avremo sicuramente più di un vaccino approvato contro il Covid-19. L’ANVISA (l’Ente regolatorio brasiliano per l’approvazione di farmaci e vaccini, n.d.T.) dovrà inoltre lavorare in maniera accelerata per registrare i vaccini approvati nella fase 3, mantenendo il necessario rigore scientifico. Ma c’è una reale possibilità che avremo bisogno di almeno due dosi di vaccino. Siamo 212 milioni di brasiliani, se avremo l’80% di adesione, vaccineremo circa 170 milioni di persone. Se il vaccino offre protezione in una singola dose, avremo bisogno di 170 milioni di dosi, ma se ha bisogno di due dosi, avremo bisogno di 340 milioni di dosi. E poiché questo sarà il più grande programma di vaccinazione nella storia umana, possiamo aspettarci alcune sfide logistiche, oltre a sperare che le persone che prendono la prima dose, tornino per la seconda dose e tornino per un’eventuale terza dose – in particolare, i gruppi di anziani e delle persone con comorbilità o con un sistema immunitario più carente e meno robusto in termini di risposta vaccinale. Le persone dovranno prendersi un congedo dal lavoro, perdere tempo in lunghe file e tutto ciò due volte. E probabilmente, sperimenteranno effetti collaterali spiacevoli come febbre, dolore e gonfiore nel sito di applicazione, tutte e due le volte in un breve periodo di tempo.

Bisogna produrre milioni di dosi e avremo bisogno di acquisire componenti e coadiuvanti dai mercati esteri, poiché il Brasile non li produce qui. Dall’acquisizione dell’Ingrediente Farmaceutico Attivo (IFA) e dei coadiuvanti, iniziano le fasi di formulazione, controllo qualità, riempimento ed etichettatura. Segue la fase di stoccaggio, la catena del freddo, il trasporto e la movimentazione, la distribuzione e l’amministrazione.

Sono necessari anche dispositivi di protezione individuale per la manipolazione dei vaccini nelle celle frigorifere, in modo che i lotti di dosi possano essere adeguatamente imballati e spediti. E dopo, avremo bisogno di siringhe, aghi, fiale di vetro, tappi per le fiale, imballaggi per conservare le fiale del vaccino, guanti, tutti materiali monouso. Verranno generati molti rifiuti sanitari e sarà necessaria una grande cura per lo smaltimento. Le sfide sono molteplici, oltre a sperare in una buona efficacia, sostenibilità e durata della protezione vaccinale.

La stabilità dei vaccini dipende dalla temperatura di conservazione. I vaccini possono perdere efficacia a causa delle variazioni di temperatura nella produzione in serie, nello stoccaggio e nel trasporto. I vaccini sono prodotti molto sensibili e il calore, il freddo e la luce ambientale possono indebolire un vaccino, a seconda della formulazione. Alcuni di essi possono essere conservati a temperature comprese tra lo 0° e i 10°C, ma è necessario pensare a strategie di catena del freddo, in modo che venga mantenuto un corretto stoccaggio in tutte le fasi di produzione, immagazzinamento, trasporto e distribuzione fino all’arrivo, nel centro di salute o sito di applicazione.

Poiché le molecole di mRNA sono molto sensibili, i candidati vaccini della società americana Moderna e Pfizer/BioNTech possono comportare sfide logistiche, poiché avranno sicuramente bisogno di congelatori con temperature da -20 gradi Celsius a -70 gradi Celsius, che sono comuni nei laboratori delle università e istituti di ricerca, ma non presso le postazioni sanitarie del SUS.

I vaccini a virus inattivati, come il cinese Sinovac, possono forse essere conservati nei comuni frigoriferi, ma è necessario aver cura della loro stabilità e mantenere una temperatura bassa, soprattutto nei luoghi con instabilità nella fornitura di energia elettrica.

Il Brasile è un paese gigantesco, con persone sparse in luoghi molto remoti, quindi i vaccini devono arrivare via terra, acqua e aria. Alcuni vettori come l’UPS e la DHL si stanno attrezzando e gli aeroporti devono fare lo stesso. Avremo bisogno di buone scorte di ghiaccio secco per mantenere la temperatura bassa, allo scopo di garantire che le dosi non vengano compromesse durante il trasporto in luoghi senza elettricità.

Non ci possono essere errori in questo percorso, poiché qualsiasi esposizione a troppa luce o temperatura inadeguata può danneggiare la qualità dei vaccini, portando alla perdita di potenza, il che sarebbe un enorme disservizio.

E, naturalmente, i professionisti responsabili delle applicazioni devono ricevere formazione, istruzioni per il confezionamento, l’apertura e la manipolazione delle fiale con i vaccini.

Il Brasile ha molta esperienza nelle campagne di vaccinazione di massa, il Programma Nazionale di Immunizzazione (PNI) funziona molto bene e grande articolazione dei vari segmenti della società civile. I candidati al vaccino sono nelle mani degli scienziati, ma per quanto riguarda la vaccinazione? In Brasile, chi deciderà chi la prenderà per primo? Quali sono i meccanismi decisionali? È una decisione politica? Quale sarà il ruolo della scienza in questo momento di decisione? Siamo pronti per la vaccinazione di massa, pensando di applicare due dosi in periodi che vanno dai 14 ai 60 giorni? E come sarà attuato il monitoraggio dei possibili effetti avversi nella fase di farmacovigilanza dopo le applicazioni? Spero che la pianificazione logistica sia già iniziata.

[Trad. di Marco Nieli per ALBAinformazione]

 

(VIDEO) Venezuela y sus Pasivos Ambientales

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El proyecto de recuperación de crudo de Renzo Amenta 

Rusia: los comunistas y la pandemia

por Svetlana Mazur y Marco Nieli*

[en idioma italiano]

Hemos leído con mucho interés el artículo que proponemos traducido para los lectores de idioma castellano también, y nos dirijimos al autor algunas preguntas, el camarada Vladimir Andreev (que lo redactó en nombre del PCOR – PCUS) para que nos haga algunas aclaraciones.

Muchas gracias por su apreciación del artículo “Una vez más sobre Covid-19 y la vacunación”. Sin embargo, debo subrayar que el artículo es una expresión de la posición de nuestro partido -el Partido Comunista Obrero Ruso- y que sólo se me encargó escribirlo.

Es un artículo singular, que expresa una división de tipo ideológico y político. ¿Se siente aislado en esta polémica?

En realidad, no estamos tan solos. Al fin y al cabo, decenas de partidos comunistas y obreros de todo el mundo firmaron el pasado febrero una declaración conjunta sobre la situación mundial provocada por la nueva pandemia de coronavirus. ¿No es esta declaración un elemento de fuerza, a pesar que algunos de los firmantes, como es el caso del PCFR (el partido de Ziuganov) tienen opiniones muy ambiguas sobre las medidas necesarias en la lucha contra la infección por coronavirus?

Diré algo sobre la cuestión del revisionismo en el movimiento comunista de la Rusia actual. Habitualmente, cuando se habla de este tema, se hace referencia al “revisionismo de derechas”, cuyo principal representante es el Partido Comunista de la Federación Rusa (PCFR). El principal problema no es que el líder de este partido haya declarado que “Rusia ha sobrepasado el límite de las revoluciones” y que el PCFR, en opinión de muchos, vea en las elecciones parlamentarias y presidenciales la única vía de acceso al poder. De hecho, ¡el PCFR ni siquiera pretende ganar elecciones! Para ellos, basta con tener representación en la Duma Estatal (parlamento ruso), lo que les garantiza la financiación estatal. Y, además, durante el empeoramiento de la situación política y social en Rusia, el PCFR ha tratado de obstaculizar el desarrollo de la situación revolucionaria, haciendo todo lo posible por eludir las contradicciones formadas en la sociedad, en lugar de aprovecharlas como deberían hacer los comunistas revolucionarios. Lo hemos denunciado repetidamente durante mucho tiempo. Es interesante que algunos de los antiguos miembros de la dirección del PCFR hoy en día simpaticen con nuestra posición. Por ejemplo, puede leer el artículo de Y. M. Voronin, antiguo miembro del Comité Central del PCFR en rusrand.ru.

¿Seria este el revisionismo histórico en Rusia al que se refiere, más institucional y vinculado a los círculos oficiales?

Por supuesto, hay diferentes estados de ánimo en las organizaciones de base del PCRF. Pero cualquier intento de volver a la estrategia y la táctica marxista-leninista “desde abajo” es reprimido con éxito por la dirección del PCRF.
Sin embargo, además del revisionismo de “derecha”, también existe el revisionismo de “ultraizquierda”.

Los representantes de esta corriente -criticada en el artículo- están dispuestos a rechazar inequívocamente cualquier acción de las autoridades burguesas. Hay que señalar que si fueran tan radicales no sólo en las palabras sino también en los hechos, tendrían que ir sin pantalones, porque tanto el presidente ruso Vladimir Putin como el primer ministro M. V. Mishustin llevan pantalones…

Creemos que la reacción de la oposición comunista a las acciones de las autoridades debe ser dialéctica. Algunas medidas deberían rechazarse por completo proponiendo su propio plan de acción. Algunas decisiones deben tratarse con neutralidad. Y algunos otros deben ser apoyados, total o parcialmente. Como ejemplo de esta política dialéctica, podemos recordar las acciones de los bolcheviques que apoyaron a Kerensky durante el motín de Kornilov.

En el marco de la lucha contra la infección por coronavirus, hay que denunciar a las autoridades rusas por el colapso de la medicina en el país, por los recortes drásticos e injustificados del personal médico, por el cierre de hospitales, etc.

¿Qué más identifica esencialmente esta forma de oportunismo que usted llama “revisionismo de izquierdas”? Aparte de la típica ilusión “velleitaria” y poco realista ¿qué actitud prevalece en estos ámbitos?

Una característica del revisionismo de “ultraizquierda” es, sin duda, su disposición a formar todo tipo de alianzas políticas sin principios tambien con las fuerzas de extrema derecha. Como ejemplo podemos citar el indigno “frente transversal”. Está claro que de esta manera “la ultraizquierda” busca ampliar su base social. Sin embargo, en realidad, al aliarse con las fuerzas reaccionarias, están comprimiendo esta base al cambiar significativamente su composición cualitativa. A través de esta alianza ganarían un número de partidarios entre los elementos más obscuros y atrasados, pero harían imposible ganar el apoyo de los progresistas, los partidarios de una visión científica.

Por último, es característico que los numerosos “ultraizquierdistas” apoyen a cualquiera que sea “perseguido” en la sociedad burguesa. Al hacerlo, este apoyo suele acabar protegiendo los derechos de la minoría, al tiempo que se pisotean los derechos de la mayoría de la población. En el caso de la infección por coronavirus, esta actitud se reduce en apoyar a los “antivacunas” con propaganda de ultraizquierda. Pero el aumento del número de ciudadanos no vacunados conduce inevitablemente a un aumento del número de enfermos, no sólo entre los opositores ideológicos a la vacunación, sino también en el resto de la sociedad, empeorando la situación epidemiológica en su conjunto y prolongando en última instancia las medidas de cuarentena.

Saludos al camarada Vladimir Andreev y a los camaradas de la Federación Rusa.

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Una vez más sobre Covid-19 y las vacunas

12 de agosto de 2021

El 13 de agosto se actualizó el récord diario de muertes por coronavirus en Rusia: 815 pacientes con coronavirus murieron en un día, lo que supone un nuevo máximo desde el inicio de la pandemia. Esto supone un 0,87% más que el día anterior (808), cuando se estableció el anterior récord. El número total de muertos ascendió a 168.864, según la central federal COVID-19.

La humanidad ha sufrido enfermedades infecciosas a lo largo de su historia. Se han utilizado diferentes métodos para tratar a los enfermos y también para prevenir la propagación de infecciones. Al principio, la gente recurría a las oraciones a las deidades según la religión predominante de un pueblo determinado. ¡Ay! Ayudó muy poco. Las epidemias siguieron cobrándose la vida de millones de personas. La situación sólo empezó a cambiar tras la introducción de medidas de cuarentena y la llegada de la vacunación.

El año 1796 marcó un punto de inflexión en el uso de la vacunación, cuando el médico inglés E. Jenner, durante su trabajo en el Reino Unido, introdujo una nueva vacuna. Jenner, mientras trabajaba en un pueblo, observó que las lecheras que trabajaban con vacas infectadas con el virus de la vacas no contraían la viruela. Jenner supuso que el virus de las vacas fuese la base de la protección contra la viruela humana y decidió hacer un experimento revolucionario para la época: inoculó a un niño el virus de la vaca y demostró que se volvía inmune a la viruela; todos los intentos posteriores de infectar al niño con viruela humana fueron infructuosos. Así nació la vacunación, del latín ‘vacca’ – vaca, aunque el propio término empezó a utilizarse más tarde.


Parecería que el júbilo por el descubrimiento de una forma eficaz de prevenir el contagio de una infección tan peligrosa debería haber sido universal. También parecía que habían llegado tiempos bastante ilustrados y que se había acabado la caza de brujas medieval, ¡pero no! Al mismo tiempo que las vacunas, aparecieron los antivacunas. Según ellos, a los vacunados con la vacuna bovina les podrían crecer cuernos y ubres.

Han pasado más de dos siglos. A ninguno de los vacunados contra la viruela de las vacas les han salido cuernos y ubres, pero los antivacunación no han desaparecido. Los oscurantistas y los ignorantes abundan en todas las épocas y en todos los países. Aunque en menor medida, lamentablemente también estaban presentes en la URSS. Precisamente a ellos estaba dedicado el cartel soviético de los años 60.

Es significativo que una familia que se niega a ser vacunada esté representada en negro en el cartel. ¿Qué otro color puede utilizarse para representar a los oscurantistas que, por culpa de ridículas supersticiones, condenan a una posible muerte no sólo a ellos mismos, sino también a quienes les rodean, incluido su propio hijo?

En cambio, los ciudadanos conscientes comprendieron los beneficios de las vacunas, como, por ejemplo, el personaje del siguiente cartel.

Por cierto, los diversos carteles sanitarios y educativos sobre el tema de la lucha contra las infecciones estaban muy extendidos. Y no sólo carteles. Incluso en las cajas de cerillas se imprimían imágenes que invitaban a la gente a llevar mascarilla durante las epidemias de gripe.

Para los más pequeños, había maravillosos dibujos animados como “El hipopótamo que tenía miedo a las vacunas”. La propaganda soviética había logrado su objetivo: la mayoría de los ciudadanos de nuestro país recibieron todas las vacunas necesarias. Sin embargo, también habría sido difícil rechazarlos. Sin ser una serie de vacunas obligatorias, un niño de toda manera no podía asistir ni al jardín de infancia ni a la escuela. Así, la vacunación contra diversas enfermedades en la URSS era, de hecho, obligatoria. Los ciudadanos soviéticos fueron vacunados casi sin excepción contra el sarampión, la tos ferina, la poliomielitis, la rubeola, el tétanos y la tuberculosis. De 1929 a 1980 también se les vacunó contra la viruela.

En la década de 1980 se eliminó la vacunación contra la viruela, pero se añadió la vacunación obligatoria contra las paperas.

La caída del poder soviético vino acompañada de la sustitución en la sociedad de la visión materialista del mundo imperante por la fe en lo sobrenatural. Las masas se volvieron hacia la religión. La ortodoxia reforzó enormemente su posición en Rusia. Además, se han extendido muchos tipos de sectas de todos los colores. La llegada de Internet ha permitido a los partidarios de ciertas opiniones anticientíficas y místicas comunicarse entre sí directamente en línea, incluso sin ninguna sede formal. Por eso no es de extrañar que, en cuanto comenzó la vacunación masiva contra la infección por coronavirus en Rusia, aparecieran con no menos fuerza los antivacunas.

Entre ellos también se encuentran los fanáticos religiosos que afirman que ninguna vacuna puede ayudarnos y que la única vía de salvación es postrarse ante Dios. Y también hay, al parecer, patriotas “prosoviéticos” que alaban la vida en la URSS y reprochan el capitalismo. De ellos se puede escuchar: “Confiamos en las medidas soviéticas contra las infecciones peligrosas, porque fueron utilizadas por nuestro querido gobierno soviético. Pero ahora no podemos confiar en las mismas medidas médicas porque ahora son utilizadas por el régimen antipopular de la RF capitalista”.

Si nos atenemos a esta lógica y consideramos que las medidas soviéticas para luchar contra la enfermedad se vuelven automáticamente inservibles porque ahora los capitalistas están en el poder, ya no deberíamos utilizar termómetros, hacer ecografías y fluorografías, medir la presión arterial, poner inyecciones, utilizar los mismos medicamentos que tomábamos en la URSS y que se utilizan hasta hoy. Se acabaron los partos en maternidades y los tratamientos en residencias y hospitales. ¿Tonterías, tonterías? Exactamente. Es más o menos como decir: “En la URSS respetábamos las normas de tráfico porque vivíamos en nuestro país, pero ahora ya no respetamos las mismas normas porque vivimos en un país burgués”. Cualquier persona que tenga sentido de la razón entiende a qué conduce este enfoque.

Entre los antivacunas “prosoviéticos” de la Rusia actual también hay quienes se autodenominan comunistas. Se trata de una sección de antiguos miembros del partido que se escindió del PCUS PCOR y que ahora se autodenomina PCUS PCOR(b) y que acaba de emitir otra declaración con un título largo e ilegible, al igual que el texto de la propia declaración, a saber: “Declaración del Comité Central del CPUS PCOR(b) sobre las declaraciones de los 50 y 70 partidos comunistas y obreros sobre la situación del coronavirus, firmada también por el Comité Central del CPUS PCOR(m). [1] Esta “declaración sobre las declaraciones”, en particular, dice: “Pedimos a las autoridades de la Rusia burguesa que adopten la experiencia soviética en la lucha contra las infecciones…”. ¡Muy bien! Yo, por mi parte, estoy totalmente de acuerdo. Pero el siguiente párrafo dice “Pedimos a las autoridades de la Rusia burguesa que supriman las absurdas medidas restrictivas y la vacunación obligatoria…”.

 

Acabamos de analizar cómo iba la vacunación contra enfermedades peligrosas en la URSS. De hecho, la vacunación en la URSS contra una serie de enfermedades era obligatoria. Así que, queridos “declarantes sobre declaraciones”, finalmente ¿qué queréis, que “las autoridades de la Rusia burguesa adopten la experiencia soviética para luchar contra las infecciones” o que “las autoridades de la Rusia burguesa supriman las absurdas medidas restrictivas y la vacunación obligatoria…”? Sólo hay que elegir uno de los dos. ¿O acaso no es necesario en tales declaraciones presentar el texto con sentido y sin contradicciones? Lo más importante es hacer ruido, demostrar que estás vivo. Pues bien, han hecho ruido. Hagamos un favor a nuestros antiguos compañeros: seguiremos analizando el texto de su declaración.

 

Pasemos a las “absurdas medidas restrictivas”. En qué consisten… ya sabes. Principalmente el uso de mascarillas en el transporte público y en las tiendas y también el código QR para visitar los establecimientos de restauración. No conozco los datos de toda Rusia, pero en Moscú a veces se ha introducido este código y a veces se ha eliminado. No puedo decir cuándo hace falta este código ahora en la capital – no frecuento los establecimientos de restauración pública, como en casa. Sin embargo, si el código QR es estrictamente necesario en la ciudad de “Thumen” y por ello uno de los firmantes de la “declaración” no ha podido entrar en su bar o restaurante favorito, expreso mi más sentido pésame.

 

Pero, ¿cómo fueron las cosas con las “medidas restrictivas” en la URSS? Como ejemplo podemos recordar la epidemia de viruela en Moscú a finales de los años 1959-1960. La lucha contra la peligrosa infección importada de la India siempre estuvo acompañada de medidas restrictivas. No sólo las estructuras del Ministerio de Sanidad, sino también las del Ministerio del Interior, junto con el KGB, fueron utilizadas para localizar el brote. Cientos de personas que estuvieron en contacto con la fuente de la enfermedad fueron identificadas por su nombre. Los probables portadores de viruela fueron llevados a la fuerza a los hospitales de enfermedades infecciosas. Incluso los aviones dieron la vuelta después de comprobar que había un pasajero potencialmente infectado a bordo del vuelo. El gobierno soviético ordenó la administración urgente de la vacuna contra la viruela para la vacunación general de la población de Moscú y su provincia. Gracias a las medidas adoptadas se impidió la propagación de la epidemia de viruela, deteniendo la propagación de la peligrosa enfermedad por el territorio de la URSS. Por cierto, en 1966 se hizo la película “Trouble Comes to Town” sobre estos hechos.

 

Aquí hay una imagen de la película.

 

Se trata de la imagen de un episodio en el que una persona sana, que quizás entró en contacto con un portador de la infección, fue ingresada a la fuerza.

Testigos presenciales de aquellos hechos afirman que todo está reflejado en la película de forma bastante correcta con una pequeña excepción: los equipos de médicos que se dedicaban al ingreso obligatorio, para que los internos opusieran la menor resistencia, iban acompañados de funcionarios del Ministerio del Interior.

 

Sí, casi me olvido de otra importante demanda de los peticionarios: “devolver a los hospitales rediseñados para la covid-histeria su trabajo habitual de tratamiento de enfermedades reales”. Pero los peticionarios no mencionan qué hacer con los pacientes de los hospitales “reformados”, en particular las unidades de cuidados intensivos.

 

“Los peticionarios, en comparación con la declaración de los 50 partidos comunistas, están muy indignados porque los comunistas exigen pruebas, análisis, mascarillas, vacunaciones y otros servicios médicos gratuitos. En su fervor ultrarrevolucionario explican que “las llamadas vacunas gratuitas, mascarillas, etc. etc. serán sin embargo pagadas indirectamente del bolsillo de los trabajadores, a través de un astuto esquema presupuestario: del bolsillo del trabajador – impuestos – presupuesto – pago de “vacunas gratuitas, mascarillas, etc.” a la burguesía que las produce. Con todo esto, los firmantes de la declaración de los 50 partidos ayudan a la burguesía a saquear a los trabajadores”.

 

Entonces, ¿nuestros declarantes también harán pasar otros derechos de los trabajadores, como la educación (presupuestaria) gratuita, los seguros médicos, etc., por ayudas al capital? De hecho, la facilitación (y el analfabetismo) es a veces peor que el robo.

 

Sería largo y tedioso analizar toda la “declaración sobre la declaración”. Los autores se adhieren a las teorías de la conspiración. Animan sus frases con “es absolutamente evidente”. Por cierto, en opinión de los firmantes, ¡no es necesario argumentar ni probar ninguna tesis gratuita!

 

“Absolutamente evidente” es todo lo que hay. La pandemia es una conspiración mundial de los capitalistas que aparentemente lograron superar las contradicciones al lanzar el proyecto “Covid-19” y al mismo tiempo no les importó la subsiguiente caída de la producción industrial y la consiguiente disminución de sus ganancias.

 

Por cierto, ¿qué pasa, por ejemplo, con Corea del Norte, que no puede considerarse de ninguna manera entre los Estados capitalistas? Pero en Corea del Norte el Covid-19 se considera una enfermedad peligrosa…

 

La declaración contiene las siguientes conclusiones, y cito, conservando tanto el estilo de presentación como las faltas de ortografía:

 

“Los resultados de la vacunación y también las investigaciones de científicos médicos independientes nos permiten llegar a las siguientes conclusiones: Número uno: la mortalidad por la vacuna y también por otras enfermedades, que aparecieron como resultado del mal funcionamiento del sistema inmunitario tras la inoculación de la vacuna (a la que el sistema inmunitario podía hacer frente mucho antes de la vacunación) superó la mortalidad por complicaciones causadas por el propio virus”. – ¿Dónde se han publicado estos resultados? La respuesta no está ahí. Personalmente, entre docenas y docenas de mis conocidos y sus familiares que se vacunaron con “Sputnik”, no murió nadie. Incluso yo mismo, participante voluntario en los ensayos postclínicos de la vacuna “Sputnik-V”, estoy vivo y sano.

 

El efecto secundario más típico entre mis conocidos vacunados -una pequeña fiebre y dolor en las articulaciones después de la segunda dosis- mientras que entre los no vacunados unas cuantas personas murieron y muchas más enfermaron gravemente.

 

Las “conclusiones” posteriores también son muy bonitas y contienen, por ejemplo, frases maravillosas como “modificación genética del genoma humano” (a echar un vistazo, por ejemplo, en Wikipedia para comprobar el significado de la palabra “genoma” a los firmantes, quizá, les falte tiempo). Para abreviar, las conclusiones recuerdan al texto humorístico sacado de Internet: “¿Por qué no hay que llevar sombreros cuando hace frío?”.

Cita: 

1. El sombrero no proporciona el 100% de defensa contra el frío.

2. No me fío de los sombreros rusos.

3. Los sombreros están mal probados.

4. Los sabañones no existen, es todo propaganda.

5. Nos obligan a llevar sombreros para entrenarnos en la sumisión.

6. Todos los que usan sombreros morirán en dos años.

7. Los sombreros tienen muchos efectos secundarios, incluida la esterilidad.

8. Aunque el sombrero te haya ayudado una vez, tendrás que volver a usarlo en el siguiente invierno, por lo que no tiene ningún efecto.

9. El cuerpo se acostumbra al frío por sí mismo, no debemos impedirlo llevando un sombrero.

10. El sombrero es la fase de transición por la que el gobierno se prepara para irradiarnos con rayos 5G.

11. Los fabricantes de sombreros inventaron los sombreros para ganar dinero con nosotros.

12. El organismo produce por sí solo el sombrero en forma de cuero cabelludo, pero al portador del sombrero se le produce la sustitución, el pelo deja de crecer y se le hace imposible vivir sin sombrero. Este es el comienzo del “sombrerismo”.

Fuente: https://vsac.mirtesen.ru/blog/43166685274/Pochemu-v-moroz-ne-nuzhno-nosit-shapku-Antiprivivochnikam-ne-smo

Algunas diferencias, ciertamente, están ahí. El texto sobre los sombreros es más correcto, más corto y más inteligente en todos los casos. Así que, firmantes de la “declaración sobre las declaraciones”, ¡tenéis algo que tomar como ejemplo para vuestra futura actividad literaria!

Vladimir Andreev

PCOR- PCUS

* Queremos agradecer la colaboración: a los compañeros del FC Italia, del PCOR – PCUS de la Federación Rusa, Adriano Ascoli, Ciro Brescia y especialmente al compañero Vladimir Andreev por la disponibilidad mostrada.

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[1] De hecho, incluso para nosotros los lectores no rusos, más que para los lectores rusos, la “declaración sobre la declaración” en cuestión tiene un “título largo e ilegible”, exactamente como señala el camarada Andreev.

Así que aquí lo explicamos: los partidos que firmaron la declaración original fueron 50, y luego pasaron a ser 70 y más. El PCOR(b) del Partido Comunista de la URSS se autodenomina “bolchevique” (b)… y a su vez llama “menchevique” (m) al PCOR del Partido Comunista de la URSS (del que se escindió)… con torpes y evidentes intenciones de burla, jugando con el hecho de que el apellido del líder del PCOR empieza por la letra “m”, Malentsov.

 

Russia: i comunisti e la pandemia

a cura di Svetlana Mazur e Marco Nieli*

Abbiamo letto con molto interesse l’articolo che proponiamo tradotto per i lettori italiani, e ci siamo rivolti all’autore, il compagno Vladimir Andreev (che lo ha stilato su mandato del PCOR – PCUS) per alcuni chiarimenti.

Grazie mille per il vostro apprezzamento all’articolo “Ancora una volta sul Covid-19 e sulla vaccinazione”. Devo sottolineare, tuttavia, che l’articolo è espressione della posizione del nostro partito – il Partito Comunista Operaio Russo – e sono stato solo incaricato di curarne la stesura.

È un articolo singolare, esprime una divisione di tipo ideologico oltre che politico. In questa polemica vi sentite isolati?

In realtà non siamo così soli. Dopotutto decine di partiti comunisti ed operai di ogni parte del mondo hanno firmato lo scorso febbraio una dichiarazione condivisa sulla situazione mondiale causata dalla pandemia da nuovo coronavirus. Non è forse questa dichiarazione un elemento di forza, nonostante il fatto che alcuni firmatari, come nel caso del PCFR (il partito di Ziuganov) sostengano delle opinioni molto ambigue in merito alle misure necessarie nella lotta contro l’infezione del coronavirus?

Dirò qualcosa sulla questione del revisionismo nel movimento comunista della Russia attuale. Di solito parlando di questo argomento, si intende il “revisionismo di destra” di cui il principale rappresentante è il Partito Comunista della Federazione Russa (PCFR). Il problema principale non è che il leader di questo partito abbia dichiarato che “La Russia è andato oltre il limite delle rivoluzioni” e il PCFR, a parere di molti, considera le elezioni parlamentari e presidenziali come l’unica via per arrivare al potere. In realtà il PCFR non ha intenzione neanche di vincerle le elezioni! Per loro considera sufficiente avere una rappresentanza nella Duma di Stato (parlamento russo) che garantisca loro i finanziamenti statali. E, oltretutto, durante l’aggravarsi della situazione politica e sociale in Russia, il PCFR ha provato ad ostacolare lo sviluppo della situazione rivoluzionaria, facendo del suo meglio per eludere le contraddizioni formatesi nella società, invece di approfittare delle stesse come dovrebbero fare i rivoluzionari-comunisti. Questo abbiamo denunciato ripetutamente durante molto tempo. È interessante che alcuni degli ex-membri della direzione del PCFR oggi di fatto siano solidali con la nostra posizione. Per esempio, potete leggere l’articolo di Y. M. Voronin, ex membro del Comitato Centrale del PCFR in rusrand.ru.

Questo a cui ti riferisci sarebbe il revisionismo storico in Russia, più istituzionale e legato agli ambienti ufficiali?

Naturalmente, ci sono diversi stati d’animo nelle organizzazioni di base del CPRF. Ma ogni tentativo di ritorno alla strategia e alla tattica marxista-leninista “dal basso” è soppresso con successo dai vertici del partito del CPRF.
Tuttavia, oltre al revisionismo di “destra”, c’è anche un revisionismo di “ultrasinistra”.

I rappresentanti di questa corrente – criticati nell’articolo – sono pronti a respingere inequivocabilmente qualsiasi azione delle autorità borghesi. Va notato che se fossero così radicali non solo a parole ma anche nei fatti, avrebbero dovuto andare in giro senza pantaloni, perché sia il presidente russo Vladimir Putin che il primo ministro M. V. Mishustin indossano i pantaloni…

Crediamo che la reazione dell’opposizione comunista alle azioni delle autorità debba essere dialettica. Alcune misure devono essere rifiutate del tutto proponendo il proprio piano d’azione. Alcune decisioni dovrebbero essere trattate in modo neutrale. Ed alcune altre devono essere sostenute, completamente o parzialmente. Come esempio di questa politica dialettica, possiamo ricordare le azioni dei bolscevichi che appoggiarono Kerensky durante l’ammutinamento di Kornilov.

Nel contesto della lotta contro l’infezione da coronavirus, le autorità russe dovrebbero essere denunciate per il collasso della medicina nel paese, per i tagli drastici ed ingiustificati al personale medico, per la chiusura degli ospedali, ecc.

Cos’altro identifica in sostanza questa forma di opportunismo che definisci come “revisionismo di sinistra”? Oltre ad un tipico velleitarismo che atteggiamento prevale in questi settori?

Una caratteristica del revisionismo di “ultra-sinistra” è senz’altro la sua disponibilità a formare tutti i tipi di alleanze politiche senza principi con le forze di estrema destra. Come esempio possiamo citare il famigerato “fronte trasversale”. È chiaro che in questo modo “l’ultrasinistra” cerca di espandere la sua base sociale. In realtà, però, alleandosi con le forze reazionarie, essi stanno comprimendo questa base cambiando significativamente la loro composizione qualitativa. Attraverso questa alleanza guadagnerebbero un certo numero di sostenitori tra gli elementi più oscuri e arretrati, ma renderebbero impossibile avere il sostegno dei progressisti, dei sostenitori di una visione scientifica.

Infine, per i molti “ultrasinistri” è caratteristico sostenere chiunque sia “perseguitato” nella società borghese. Così facendo, tale sostegno finisce spesso per proteggere i diritti della minoranza, calpestando contemporaneamente i diritti della maggioranza della popolazione. Nel caso dell’infezione da coronavirus, questo atteggiamento si riduce al sostegno agli “anti-vaccinisti” con una propaganda ultrasinistra. Ma un aumento del numero di cittadini non vaccinati porta inevitabilmente alla crescita di ammalati, non solo tra gli oppositori ideologici della vaccinazione, ma anche nel resto della società, peggiorando la situazione epidemiologica nel suo complesso e, in definitiva, prolungando le misure di quarantena.

Un saluto al compagno Vladimir Andreev e alle compagne e compagni della federazione Russa.

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Ancora una volta su Covid-19 e sulle vaccinazioni

12 agosto 2021

Il 13 agosto in Russia è stato aggiornato il record quotidiano di decessi a causa del coronavirus: sono morti 815 pazienti affetti da coronavirus in un giorno, ciò segna il nuovo massimo dall’inizio della pandemia. Si tratta dello 0,87% in più rispetto al giorno prima (808): quando si era stabilito il record precedente. Il bilancio delle vittime totali ha raggiunto i 168.864 decessi, secondo la sede operativa federale COVID-19.

L’umanità ha sofferto di malattie infettive nel corso di tutta la sua storia. Diversi sono stati i metodi per curare i malati e anche per prevenire la diffusione delle infezioni. All’inizio ci si affidava alle preghiere rivolte alle divinità in base alla religione prevalente di un dato popolo. Ahimè! Aiutava ben poco. Le epidemie continuavano a portarsi via le vite di milioni di persone. La situazione iniziò a cambiare solo dopo l’introduzione di misure di quarantena e l’avvento della vaccinazione.

Il 1796 segnò un punto di svolta nell’uso delle vaccinazioni, quando il medico inglese E. Jenner, durante il suo lavoro in un villaggio notò che le mungitrici che lavoravano con mucche infette dal virus vaccino, non si ammalavano di vaiolo. Jenner suppose che il virus vaccino fosse alla base della protezione dal vaiolo umano e decise di fare un esperimento rivoluzionario per quei tempi: inoculò il virus delle mucche ad un ragazzo e dimostrò che era diventato immune al vaiolo – tutti i successivi tentativi di infettare il ragazzo con il vaiolo umano furono senza esito. Nasce così la vaccinazione dal latino “vacca” – mucca, anche se il termite stesso iniziò ad essere usato più tardi.

Sembrerebbe che il giubilo per la scoperta di un modo efficace per prevenire il contagio di una così pericolosa infezione avrebbe dovuto essere universale. Sembrava anche che fossero ormai arrivati tempi abbastanza illuminati e la caccia medievale alle streghe fosse ormai finita, ma no! Contemporaneamente con i vaccini sono comparsi gli anti-vaccinisti. Così, secondo loro, ai vaccinati con il vaccino bovino sarebbero potute crescere corna e mammelle.

 

Sono passati più di due secoli. A nessuno dei vaccinati con il vaiolo bovino sono cresciute le corna e le mammelle, ma gli anti-vaccinisti non sono spariti. Gli oscurantisti e gli ignoranti abbondano in tutti i tempi e in ogni paese. Anche se in misura minore, sfortunatamente erano presenti anche nell’URSS. Proprio a loro fu dedicato il poster sovietico degli anni ’60 del secolo scorso.

È significativo che una famiglia che rifiuta di essere vaccinata sia raffigurata in nero nel poster. Quale altro colore può essere usato per rappresentare gli oscurantisti che, a causa di ridicole superstizioni, condannano alla possibile morte non solo se stessi ma anche coloro che li circondano compreso il proprio figlio?

Invece, i cittadini coscienziosi comprendevano i benefici dei vaccini, come, ad esempio, il personaggio del poster successivo.

A proposito, i diversi manifesti sanitari ed educativi sul tema della lotta contro le infezioni erano molto diffusi. E non solo i manifesti. Persino sulle scatole di fiammiferi stampavano le immagini che invitavano le persone a indossare le mascherine durante le epidemie di influenza.

 

Per i più piccoli c’erano cartoni animati meravigliosi come “L’ippopotamo che aveva paura dei vaccini”. La propaganda sovietica aveva raggiunto il suo obbiettivo: la maggior parte dei cittadini del nostro paese riceveva tutti i vaccini necessari. Tuttavia, sarebbe stato anche difficile rifiutarli. Senza una serie di vaccinazioni obbligatorie un bambino non poteva frequentare né l’asilo né la scuola. Quindi la vaccinazione contro diverse malattie in URSS aveva, di fatto, carattere obbligatorio. I cittadini sovietici erano quasi senza eccezione vaccinati contro il morbillo, la pertosse, la poliomielite, la rosolia, il tetano e la tubercolosi. Dal 1929 al 1980 furono vaccinati anche contro il vaiolo.

Negli anni ’80 la vaccinazione contro il vaiolo è stata eliminata ma è stata aggiunta la vaccinazione obbligatoria contro la parotite.

La caduta del potere sovietico fu accompagnata dalla sostituzione nella società della prevalente visione materialista del mondo, con la fede nel soprannaturale. Le masse si sono rivolte alla religione. L’Ortodossia ha notevolmente rafforzato la sua posizione in Russia. Inoltre, si sono diffusi tanti tipi di sette di ogni colore. L’avvento di internet ha permesso ai sostenitori di certe visioni antiscientifiche e mistiche di comunicare tra di loro direttamente online, anche senza alcuna sede formale. Perciò non è affatto sorprendente che appena è iniziata la vaccinazione di massa contro l’infezione da coronavirus in Russia sono comparsi con non meno forza gli anti-vaccinisti.

Tra di loro ci sono anche fanatici religiosi che affermano che nessun vaccino ci può aiutare e l’unica via di salvezza è prostrarsi davanti a Dio. E ci sono, a quanto pare, anche i patrioti “filo-sovietici” che lodano la vita in URSS e rimproverano il capitalismo. Da loro puoi sentire: “Ci siamo fidati delle misure sovietiche contro le infezioni pericolose, perché sono state utilizzate proprio dal nostro caro governo Sovietico. Ma ora non possiamo fidarci delle stesse misure mediche perché ora vengono utilizzate dal regime antipopolare della RF capitalista”.

Se ci atteniamo a questa logica e consideriamo che le misure sovietiche per combattere le malattie diventano automaticamente inutilizzabili perché ora ci sono i capitalisti al potere, non dovremmo più usare i termometri, fare le ecografie e fluorografie, misurare la pressione sanguigna, fare le iniezioni, utilizzare le stesse medicine che abbiamo preso in URSS e che sono in uso tutt’ora. Non partorire più negli ospedali per la maternità e non curarsi più nelle case di cura e negli ospedali. Assurdo, sciocchezze? Esattamente così. È più o meno come se dicessero: “Abbiamo rispettato il codice della strada in URSS perché vivevamo nel nostro paese, ma ora non rispettiamo più le stesse regole perché viviamo in un paese borghese”. Qualsiasi persona ragionevole capisce dove porterebbe questo approccio.

Tra gli anti-vaccinisti “filo-sovietici” nella Russia di oggi ci sono anche quelli che si autodefiniscono comunisti. Si tratta di una parte degli ex-membri del partito che si erano staccati con una scissione dal PCOR del PCUS e adesso si autodefiniscono PCOR(b) del PCUS, hanno appena rilasciato l’ennesima dichiarazione dal lungo e poco leggibile titolo, esattamente come il testo della dichiarazione stessa, e cioè: «Dichiarazione del Comitato Centrale del PCOR(b) del PCUS sulle dichiarazioni dei 50 e 70 partiti comunisti ed operai sulla situazione del coronavirus, firmato anche dal Comitato Centrale PCOR(m) del PCUS». [1] Questa “dichiarazione sulle dichiarazioni”, in particolare, dice: «Chiediamo alle autorità della Russia borghese di adottare l’esperienza sovietica nella lotta contro le infezioni…». Molto bene! Io, per esempio, sono completamente d’accordo. Ma il paragrafo seguente recita «Chiediamo alle autorità della Russia borghese di abolire le assurde misure restrittive e la vaccinazione obbligatoria…».

Abbiamo appena analizzato come andavano le cose con la vaccinazione contro le malattie pericolose in URSS. In effetti, la vaccinazione in URSS contro una serie di malattie era obbligatoria. Allora, cari “dichiaranti sulle dichiarazioni”, infine cose volete, che “le autorità della Russia borghese adottino l’esperienza sovietica per combattere le infezioni” oppure che “le autorità della Russia borghese aboliscano le assurde misure restrittive e la vaccinazione obbligatoria…”? Una solo delle due dovete scegliere. O forse nelle tali dichiarazioni non è affatto necessario presentare il testo sensato e senza contraddizioni? La cosa più importante è fare rumore, far vedere che si è vivi. Ebbene, hanno rumoreggiato. Facciamo ai nostri ex compagni un favore – continueremo ad analizzare ulteriormente il testo della loro dichiarazione.

Passiamo alle “assurde misure restrittive”. In cosa consistono – si sa. Principalmente nel portare mascherine nel trasporto pubblico e nei negozi e anche il codice QR per visitare gli esercizi di ristorazione. Non conosco i dati su tutta la Russia ma a Mosca questo codice a volte è stato introdotto, a volte è stato cancellato. Non posso dire quando sia necessario questo codice ora nella capitale – non frequento locali di ristorazione pubblica, mangio a casa. Tuttavia, se il codice QR è strettamente richiesto nella città di Tjumen’ ed a causa di ciò uno dei firmatari della “dichiarazione” non ha potuto entrare nel suo bar o ristorante preferito, esprimo le mie più sentite condoglianze.

Ma come andavano le cose con le “misure restrittive” in URSS? Come esempio possiamo ricordare l’epidemia di vaiolo a Mosca a cavallo degli anni 1959 -1960. La lotta alla pericolosa infezione importata dall’India è stata sempre accompagnata da misure restrittive. Per la localizzazione del focolaio venivano utilizzate non solo le strutture del Ministero della Salute ma anche il Ministero degli Interni, insieme al KGB. Sono state identificate per nome centinaia di persone che erano in contatto con la fonte della malattia. I probabili portatori del vaiolo venivano portati con la forza negli ospedali per le malattie infettive. Persino gli aerei facevano tornare indietro dopo aver accertato che a bordo del volo c’era un passeggero potenzialmente infetto. Il governo sovietico ordinò la somministrazione urgente del vaccino contro il vaiolo per la vaccinazione generale della popolazione di Mosca e provincia. Grazie alle misure adottate la diffusione dell’epidemia di vaiolo è stata evitata, arrestando la diffusione della pericolosa malattia nel territorio dell’URSS. A proposito, su questi eventi nel 1966 è stato girato il film “ Un guaio arriva in città”.

Ecco una immagine del film.

È l’immagine di un episodio di quando una persona sana che, forse, entra in contatto con un portatore dell’infezione viene ricoverata con la forza. I testimoni oculari di quegli eventi affermano che tutto si riflette nel film in modo abbastanza corretto tranne una piccola eccezione: le squadre dei medici che venivano impegnate nel ricovero obbligatorio, per far si che i ricoverati opponessero la resistenza minore, erano accompagnate dai funzionari del Ministero degli Interni.

Sì, quasi dimenticavo un’altra importante richiesta dei firmatari – “riportare gli ospedali ridisegnati per la covid-isteria al loro consueto lavoro per la cura delle malattie reali”. Ma cosa fare con i pazienti degli ospedali “riprofilati”, in particolare delle unità di terapia intensiva, i firmatari, ahimè, non ne fanno cenno.

“I dichiaranti, rispetto alla dichiarazione dei 50 partiti comunisti, si indignano molto del fatto che i comunisti esigono che siano gratuiti i test, le analisi, le mascherine, la vaccinazione e altri servizi medici. Nel loro fervore ultra-rivoluzionario spiegano che “i cosiddetti vaccini, mascherine, ecc. ecc. gratuiti saranno comunque pagati indirettamente dalle tasche dei lavoratori, tramite un furbo schema di bilancio: dalle tasche del lavoratore – tasse – bilancio – pagamento per “i vaccini, maschere ecc. gratuite” alla borghesia che li produce. Con tutto questo i firmatari della dichiarazione di 50 partiti aiutano la borghesia a saccheggiare i lavoratori”.

Così i nostri dichiaranti anche gli altri diritti dei lavoratori come l’istruzione gratuita (di bilancio), la medicina assicurativa ecc. faranno passare per aiuto al capitale? In effetti, la faciloneria (e l’analfabetismo) a volte è peggio del furto.

Sarebbe lungo e noioso analizzare l’intera “dichiarazione sulla dichiarazione”. Gli autori aderiscono alle teorie del complotto. Fanno gioire le loro frasi con “è assolutamente evidente”. Perbacco, a parere dei firmatari non è necessaria alcuna argomentazione o prova di ogni tesi gratuita!

“Assolutamente evidente” e tutto qui! La pandemia è una cospirazione mondiale dei capitalisti che apparentemente sono riusciti a superare le contraddizioni lanciando il progetto “Covid-19” e fregarsene, allo stesso tempo, del successivo calo della produzione industriale e della relativa diminuzione dei propri profitti.

A proposito, che dire, per esempio, della Corea del Nord che non può essere considerata in nessun modo tra gli stati capitalisti? Ma in Corea del Nord il Covid-19 è considerata alla stregua di malattia pericolosa…

La dichiarazione contiene le seguenti conclusioni, cito testualmente, preservando sia lo stile di presentazione che gli errori di ortografia:

“I risultati delle vaccinazioni e anche le ricerche dei medici scienziati indipendenti permettono arrivare a seguenti conclusioni: Numero uno: la mortalità a causa del vaccino e anche delle altre malattie, comparse in seguito al malfunzionamento del sistema immunitario dopo l’inoculazione del vaccino (che il sistema immunitario riusciva a reggere bene prima della vaccinazione) ha superato la mortalità dalle complicazioni provocate dal virus stesso”. – Dove sono stati pubblicati questi risultati? La risposta non c’è. Personalmente, tra decine e decine dei miei conoscenti e loro parenti vaccinati con “Sputnik” non è morto nessuno. Anche io stesso, partecipante volontario alle prove post-cliniche del vaccino “Sputnik-V” sono vivo e sano.

L’effetto collaterale più tipico tra i miei conoscenti vaccinati – una piccola febbricola e dolori articolari dopo la seconda dose – mentre tra i non vaccinati alcune persone sono morte e molti di più si sono ammalati in forma grave.

Le successive “conclusioni” pure molto belle contengono, per esempio, meravigliose frasi come “modifica genetica del genoma umano” (per dare uno sguardo, per esempio, in Wikipedia per verificare il significato della parola “genoma” ai firmatari, forse, è mancato tempo). Per farla breve, le conclusioni ricordano il testo umoristico preso da internet “Perché non dovresti indossare un cappello quando fa freddo?”

Cito:

1. Il cappello non garantisce una difesa al 100% dal freddo gelido.

2. Non mi fido dei cappelli russi.

3. I cappelli sono testati male.

4. Non esistono i geloni, è tutta una propaganda.

5. Ci obbligano a portare i cappelli per addestrarci alla sottomissione.

6. Tutti quelli che mettono i cappelli moriranno tra due anni.

7. Il cappello ha molti effetti collaterali, tra cui la sterilità.

8. Anche se una volta il cappello vi ha aiutato, lo dovrete mettere di nuovo nel prossimo inverno, quindi il cappello non fa effetto.

9. L’organismo da solo si abitua al freddo gelido, non dobbiamo impedirlo mettendo il cappello.

10. Il cappello è la fase di transizione tramite la quale il governo si sta preparando per irradiarci con i raggi 5G.

11. I produttori dei cappelli hanno inventato i cappelli per guadagnare su di noi.

12. L’organismo da solo produce il cappello nella forma del cuoio capelluto ma a chi mette il cappello avviene la sostituzione, i capelli smettono di crescere e diventa impossibile vivere senza cappello. Questo è l’inizio del ‘cappellismo’.

Fonte: https://vsac.mirtesen.ru/blog/43166685274/Pochemu-v-moroz-ne-nuzhno-nosit-shapku-Antiprivivochnikam-ne-smo

Alcune differenze, certamente, ci sono. Il testo sui cappelli è più corretto, più breve e più intelligente in qualsiasi caso. Ecco, firmatari della “dichiarazione sulle dichiarazioni”, avete cosa prendere ad esempio per la vostra futura attività letteraria!

Vladimir Andreev
PCOR- PCUS

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* Si ringraziano per la collaborazione: i compagni del FC Italia, del PCOR – PCUS della federazione Russa, Adriano Ascoli, Ciro Brescia e in special modo il compagno Vladimir Andreev per la disponibilità dimostrata.

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[1] Effettivamente anche per noi lettori italiani, ancor di più che per i lettori russi, la “dichiarazione sulla dichiarazione” in oggetto risulta “dal lungo e poco leggibile titolo”, esattamente come il compagno Andreev evidenzia.
Quindi qui la spieghiamo: i partiti che hanno firmato la dichiarazione originale erano 50, poi sono diventati 70. Il PCOR(b) del PCUS, si autodefinisce “bolscevico” (b)… e a sua volta definisce il PCOR del PCUS (da cui si è scisso) “menscevico” (m)… con maldestro ed evidente intento canzonatorio giocando sul fatto che il cognome del leader del PCOR comincia con la lettera “m”, Malentsov. 

(FOTO+VIDEO) Napoli, 19giu2021: La sanità pubblica al servizio del popolo e l’esempio di Cuba

LA SANITÀ PUBBLICA AL SERVIZIO DEL POPOLO: L’ESEMPIO DI CUBA

Arte, scienza e protagonismo popolare sono l’esempio che in questa pandemia paesi come Cuba ci hanno dato.

 

L’avanzato sistema sanitario territoriale cubano e le brigate mediche internazionaliste “Henry Reeve” sono un esempio chiaro e inequivocabile di quanto un modello sanitario e sociale che mette al centro il popolo, la sua salute e i suoi bisogni non è solo più giusto ma è anche più efficace.

La pandemia da Covid-19 ci mostra in negativo che il mondo oggettivamente è sempre più interconnesso ed interdipendente. Ci dimostra che l’individualismo è sempre più dannoso. Ci dimostra che nessuno si salva da solo e che per salvarsi occorre organizzarsi, lottare e partecipare. Occorre costruire un’alternativa politica, culturale e sociale che vada in controtendenza rispetto alla morte e alla devastazione causate dalla logica del profitto e dagli interessi di quei pochi che governano il mondo.

Oggi più che mai appare chiaro che abbiamo bisogno di una nuova concezione del mondo, una concezione che rivoluzioni la Scienza con la Scienza della Rivoluzione, del cambiamento. Tutti gli organismi promotori dell’iniziativa hanno a cuore l’apertura di un dibattito serio e di un’azione comune conseguente a tali principi.

In occasione del 75° compleanno del compianto Francesco Ruotolo, Galleri@rt,
Consulta Popolare Salute e Sanità del Comune di Napoli, l’Associazione Resistenza, il Comitato San Gennaro, Medicina Democratica, con la Reti e le Brigate di solidarietà attive sul nostro territorio, con coloro che sono impegnati sul fronte artistico e dello sviluppo generale della creatività invitano tutte le altre realtà politiche, sindacali e popolari della città a connettere le migliori esperienze e fare fronte contro chi della vita e della salute della maggioranza della popolazione non solo non si cura ma ne è il principale nemico.

La cura e la prevenzione siamo noi!

Uniti si vince!

Interverranno:
– Fabrizio Chiodo, Ricercatore
– Indira Pineda, Sociologa cubana
– Jorit, Artista muralista
– Davide Secone, Brigate Mediche Quarto
– Daniele Maffione, Rete di solidarietà Cuba-Napoli
– Vincenzo Caporale, Consulta Popolare Salute e Sanità di Napoli
– Luca Mandara, Brigate “Francesco Ruotolo”
– Danilo Della Valle, ALBAinformazione
– Francesca Menna, Assessore alle politiche sociali Napoli

Moderano:
– Ciro Brescia, GAlleЯi@rt
– Marco Coppola, Associazione Resistenza

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A seguire aperitivo musicale con: Il Sole e la Luna

A GRANDE RICHIESTA DIRETTA FACEBOOK DELL’EVENTO!

https://fb.me/e/2pF7ieoju

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Potrebbe essere un'immagine raffigurante 5 persone, tra cui Marco Coppola, persone in piedi, persone sedute e spazio al chiuso

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(FOTO+VIDEO) Nápoles, 19jun2020: el ejemplo que países como Cuba nos han dado en esta pandemia

 

EL SISTEMA DE SALUD PÚBLICA AL SERVICIO DEL PUEBLO: EL EJEMPLO DE CUBA

El arte, la ciencia y el protagonismo popular son el ejemplo que países como Cuba nos han dado en esta pandemia.

 

El avanzado sistema de salud territorial cubano y las brigadas médicas internacionalistas “Henry Reeve” son un ejemplo claro e inequívoco de que un modelo sanitario y social que pone en el centro a las personas, su salud y sus necesidades no sólo es más justo sino también más eficaz.

La pandemia de Covid-19 nos muestra de forma negativa que el mundo está objetivamente cada vez más interconectado e interdependiente. Nos muestra que el individualismo es cada vez más perjudicial. Nos muestra que nadie puede salvarse a sí mismo y que para salvarse hay que organizarse, luchar y participar.
Necesitamos construir una alternativa política, cultural y social que vaya en contra de la muerte y la devastación causadas por la lógica del beneficio y los intereses de unos pocos que gobiernan el mundo.

Hoy, más que nunca, está claro que necesitamos una nueva concepción del mundo, una concepción que revolucione la Ciencia con la Ciencia de la Revolución, del cambio. Todos los organismos que promueven la iniciativa tienen como objetivo abrir un debate serio y una acción común consecuente con estos principios.

Con motivo del 75º cumpleaños del que se fue a otro plan Francesco Ruotolo, Galleri@rt, la Consulta Popolare Salute e Sanità de la Ciudad de Nápoles, la Associazione Resistenza, el Comitato San Gennaro, Medicina Democratica, con las Redes y Brigadas de solidaridad activas en nuestro territorio, con los que están comprometidos en el frente artístico y en el desarrollo general de la creatividad invitan a todas las demás realidades políticas, sindicales y populares de la ciudad a conectar las mejores experiencias y a hacer frente contra los que no sólo no cuidan la vida y la salud de la mayoría de la población sino que son su principal enemigo.

¡Somos la cura y la prevención!

¡Unidos ganamos!

Los ponentes serán:

– Fabrizio Chiodo, investigador
– Indira Pineda, socióloga cubana
– Jorit, artista muralista
– Davide Secone, Brigate Mediche Quarto
– Daniele Maffione, Red de Solidaridad Cuba-Nápoles
– Vincenzo Caporale, Consejo Popular – Salud y Sanidad de Nápoles
– Luca Mandara, Brigadas “Francesco Ruotolo
– Danilo Della Valle, ALBAinformación
– Francesca Menna, Consejera de Políticas Sociales Nápoles

Moderadores:

Ciro Brescia, GAlleЯi@rt
Marco Coppola, Asociación Resistencia
Seguido de un aperitivo musical con:

El Sol y la Luna

Fuerzas productivas, salud pública, lucha contra la epidemia

por Adriano Ascoli y Ciro Brescia

[en italiano]

Dos semanas después de su publicación, y tras más de un año desde los anteriores artículos “El Covid da los numeros” e “Italia: reflexiones sobre la pandemia y la validez del distanciamiento social“, además de la confirmación de los resultados chinos, vietnamitas y de otros países, es interesante el estudio publicado en la destacada revista científica The Lancet donde se ponen de manifiesto los efectos y las consecuencias de forma comparativa, en términos de impacto en la vida social, en las consecuencias sanitarias, en las consecuencias a nivel económico de las dos vías: la vía de las medias medidas seguidas, por ejemplo, por los países europeos y la vía de una contención férrea y delimitada en el tiempo. El estudio, basado en datos y comparaciones entre los dos enfoques diferentes, va en la dirección de confirmar en esencia lo que se ha afirmado aquí desde marzo de 2020 en los artículos mencionados.
Escribimos estas notas expresando nuestra plena solidaridad con la compañera Pia Panseri y el compañero Gianfranco Fornoni del Comité Popular Verdad y Justicia para las víctimas de Covid-19 en Bérgamo[1], afectados por la represión por su compromiso social y político de sacar a la luz la verdad sobre los responsables de la masacre diaria que estamos viviendo, debido a la mala gestión de la pandemia por parte de las instituciones estatales, centrales y regionales, y a las políticas antipopulares que aplicaron en nuestro país. Con estas líneas queremos dar nuestra contribución a la reflexión colectiva sobre un tema central en la actualidad: con demasiada frecuencia prevalece una lectura de la nueva fase pandémica confusa, entonces subordinada y funcional a las narrativas de las clases dominantes. Una polarización controlada, impulsada tanto en la corriente principal como en su lado oscuro, tiende a confundir e intoxicar la percepción y el pensamiento de una gran parte de la población. Consideramos que no es oportuno hacer concesiones a esta polarización en busca de un consenso fácil y rápido, cuando en cambio la situación requiere un razonamiento riguroso. 
¿Cómo es posible que algunos países atrasados en su desarrollo infraestructural, como Cuba y otros, a pesar de ser golpeados por las criminales sanciones internacionales de los países imperialistas, hayan logrado resultados apreciables en la lucha contra la pandemia del Covid-19, en contraste con lo que ocurre en nuestro país en un contexto de mayor desarrollo de las fuerzas productivas y a menudo con un sistema de salud mucho más evolucionado, en términos de infraestructura y recursos disponibles? Esto ha sido posible porque estos países se han dotado de las herramientas adecuadas para hacer frente a la emergencia gracias a una organización diferente de la sociedad, y han tenido que practicar haciendo de necesidad virtud, ya que son países que no cuentan con las fuerzas productivas y las infraestructuras desarrolladas, capilares y articuladas que tienen los países más ricos, los países imperialistas como Italia (a pesar de cuarenta años de recortes en la sanidad pública y las privatizaciones concomitantes, el sistema sanitario italiano sigue siendo de los más avanzados). En el caso de los países que tienen en su haber la culminación de un proceso revolucionario -en las distintas variantes del socialismo y el antiimperialismo- hemos visto la movilización de organizaciones de masas estructuradas en las distintas esferas de la vida social y laboral, política y cultural; éstas no han improvisado, sino que en cierta medida han actuado sobre la base de décadas de experiencia y trabajo teórico y práctico, combinándolas con los necesarios niveles de movilización y liderazgo que son cruciales para enfrentar la emergencia. Organizaciones que responden a un mando unitario, que se refieren a una dirección política que tiende a ser clara y coherente, a una línea política que ciertamente no es improvisada sino que tiene una continuidad desarrollada durante décadas de construcción tras el triunfo de la Revolución en su país.
Una línea que en el caso de China y muchos otros países que han seguido ese ejemplo, ha puesto en el centro la protección de la salud colectiva y el criterio científico, como pilar para un contraste inmediato a la epidemia, minimizando tanto el daño sanitario como el socioeconómico, con intervenciones tempranas y limitadas en el tiempo. En estos países -es necesario subrayar, una vez más, este concepto- sus dirigentes y sus pueblos han tenido que hacer de necesidad virtud, centrándose principalmente en la prevención, para evitar tener que actuar después con instrumentos con los que generalmente están mal equipados y para evitar caer en una crisis inmanejable. Los países imperialistas, que disponen de instrumentos más avanzados en teoría, han fracasado de hecho en el campo de la contención de los contagios metiéndose en un atolladero. No han aplicado una estrategia para contener el contagio, con los resultados que están a la vista. En la República Popular China, al igual que en otros países, no han esperado a que lleguen medicamentos o vacunas específicas (que aún no están listos ni son suficientes, dado que los países imperialistas los han acaparado, empezando por Estados Unidos, Reino Unido e Israel, seguidos por los demás países de la UE, y que la capacidad de producción a escala mundial sigue siendo limitada). En China se ocuparon de confinar -mediante la movilización capilar y la organización de masas- a la población dónde, cómo, cuánto y cuándo era necesario hacerlo; así lo hizo China, así lo hizo la Corea Popular, cerrando aún más herméticamente sus fronteras, así lo hizo Vietnam, así lo hizo Cuba, manteniendo viva la experiencia acumulada en el campo de la epidemiología por la URSS en el siglo pasado, invirtiendo en investigación científica hasta el diseño e implementación de vacunas y medicamentos específicos. En los principales países imperialistas dirigidos por gobiernos neoliberales, se ha dejado correr el virus con mayor o menor libertad y con medidas cada vez más tardías, hasta el punto de perder el control de los contagios y registrar decenas de miles, cientos de miles de muertos (como en Estados Unidos o Brasil, pero también en nuestras partes). Hemos visto el ballet de las zonas de color, con datos ocultos o domesticados por los administradores para evitar las medidas necesarias. Los que han aplicado una verdadera contención, en lugar de una mitigación crónica, han parado TODO cuando ha sido necesario, pero durante un corto periodo y luego han reabierto casi todo, minimizando los daños humanos y económico-sociales. Es bueno recordar cómo los países que han aplicado esta estrategia ganadora han parado cuando ha sido necesario y durante periodos muy limitados incluso las fábricas y los desplazamientos y cualquier actividad no estrictamente imprescindible. En Italia, por el contrario, las fábricas en el corazón del valle del Po no cerraron ni siquiera en marzo-abril de 2020 y la epidemia se extendió a medio mundo en pocos días, mientras entre los principales líderes políticos estaban de moda los aperitivos en los canales y las negaciones supersticiosas de la tormenta que se avecinaba.
Para completar, hay que mencionar que incluso algunos países ciertamente no socialistas, como Israel (por no hablar de la criminal negación de las vacunas a Palestina, como los países occidentales con sanciones) o Australia, han obtenido resultados positivos en casa sólo conteniendo la circulación de la población durante períodos limitados, con el fin de garantizar la posibilidad de “volver a la normalidad” o para abordar con seguridad la fase de vacunación masiva. Esto demuestra que no tenemos que esperar a convertirnos en un país socialista para aplicar las medidas preventivas necesarias basadas en criterios científicos confirmados por la experiencia; puede hacerse inmediatamente si existe la voluntad política necesaria para ello. Por el contrario, en la medida en que los movimientos populares logren imponer la aplicación de las medidas preventivas necesarias, éstas serán peldaños útiles para avanzar con más fuerza y determinación hacia la instauración del socialismo.
Al cruzar los datos sobre la mortalidad general en los principales países, es fácil ver que las muertes resultantes de la epidemia de covid-19 han sido subestimadas en gran medida, y aún lo son. Los países como el nuestro que no han optado por un control estricto de los contagios y con un distanciamiento precoz en el momento adecuado (al principio de cada ola epidémica, antes de cualquier salto exponencial repentino de los contagios) han tenido que actuar con medidas posteriores amplias y prolongadas, o con medias tintas que, para no disgustar a ningún sector político ni a la población, han terminado por disgustar a prácticamente todos. Los únicos que, como es lógico, se han beneficiado enormemente son los grandes especuladores financieros y los capitalistas relacionados con ellos, en particular la industria de la exportación, que en muchos casos no han parado la producción ni siquiera una semana, en detrimento de todos los demás ámbitos sociales y económicos penalizados por las medidas prolongadas. Emisiones tv y tertulias han llegado a diseccionar los buenos hábitos íntimos, pero las fábricas, los call-centers y los desplazamientos ni siquiera los han mencionado en los distintos decretos, salvo el primer y único cierre de la primavera de 2020, tras el cual entró en escena el dicktat del poder económico sintetizado en el eslogan “vivir con el virus”. Para ocultar su falta de preparación no podían hacer otra cosa. Las medidas adoptadas cerca del pico epidémico sólo mitigan los resultados más catastróficos sobre el sistema sanitario, pero no evitan decenas de miles de víctimas cada vez, cuando en cambio sería conveniente y necesario “hacer como China” para controlar la propagación de los contagios: bloqueo (con las correspondientes pruebas y rastreos masivos) durante un periodo limitado pero anticipado y la coordinación de todos los sectores y organizaciones de masas -en el caso italiano se trata de todo el tejido del tercer sector, las asociaciones y el voluntariado que existe y se estimula la creación de redes de solidaridad popular adecuadas, estas realidades que también han empezado a surgir para hacer frente a la emergencia. Lo que ha faltado es la voluntad política institucional, por un lado, arrastrada por todas partes a la sumisión a los intereses de los grandes grupos económicos, y la capacidad, la autonomía y la fuerza de los comunistas, por otro lado, para identificar y proponer a tiempo las medidas que hay que poner en marcha, las decisiones oportunas que hay que aplicar, dejándose a menudo influenciar por las opciones oportunistas y convenientes o por la sumisión generalizada alimentada arteramente por la patronal entre las amplias masas (“colismo”). Las fuerzas políticas o sindicales organizadas -salvo contadas excepciones- no han pedido ni reclamado que se tomen medidas enérgicas de contención al principio y no en medio de cada ola de contagio. En esta fase, la de la toma de decisiones, a menudo prevalecen las movilizaciones funcionales, que piden aperturas, cuando más bien hay que cerrar todo, aunque sea por unos días, para obtener resultados significativos y duraderos. Se mantuvieron subordinados a los que no querían medidas de contención, con el resultado de que los daños sanitarios en términos de muertes y casos graves, el contagio de los trabajadores y sus familias, y los daños a la economía generalizada y a la vida social, fueron cada vez mayores. Si por un lado la denuncia de las evidentes responsabilidades de algunos administradores (véase el caso de la administración Fontana en Lombardía, claramente subordinada a las líneas dictadas por Confindustria) en la propagación del contagio fue objeto de una campaña positiva a finales de la pasada primavera, por otro lado no fue seguida de una política consecuente y agregada en el periodo posterior, cuando algunos ‘expertos’ hablaron del “virus desaparecido”, o cuando torpemente los responsables de la toma de decisiones negaron el inicio de la segunda y tercera oleada, evitando así las necesarias medidas de contención oportunas.
Al cruzar los datos sobre la mortalidad general en los principales países, es fácil ver que las muertes resultantes de la epidemia de covid-19 han sido subestimadas en gran medida, y aún lo son. Los países como el nuestro que no han optado por un control estricto de los contagios y con un distanciamiento precoz en el momento adecuado (al principio de cada ola epidémica, antes de cualquier salto exponencial repentino de los contagios) han tenido que actuar con medidas posteriores amplias y prolongadas, o con medias tintas que, para no disgustar a ningún sector político ni a la población, han terminado por disgustar a prácticamente todos. Los únicos que, como es lógico, se han beneficiado enormemente son los grandes especuladores financieros y los capitalistas relacionados con ellos, en particular la industria de la exportación, que en muchos casos no han parado la producción ni siquiera una semana, en detrimento de todos los demás ámbitos sociales y económicos penalizados por las medidas prolongadas. Emisioras tv y tertulias han llegado a diseccionar los buenos hábitos íntimos, pero las fábricas, los call-centers y los desplazamientos ni siquiera los han mencionado en los distintos decretos, salvo el primer y único cierre de la primavera de 2020, tras el cual entró en escena el dicktat del poder económico sintetizado en el eslogan “vivir con el virus”. Para ocultar su falta de preparación no podían hacer otra cosa. Las medidas adoptadas cerca del pico epidémico sólo mitigan los resultados más catastróficos sobre el sistema sanitario, pero no evitan decenas de miles de víctimas cada vez, cuando en cambio sería conveniente y necesario “hacer como China” para controlar la propagación de los contagios: bloqueo (con las correspondientes pruebas y rastreos masivos) durante un periodo limitado pero anticipado y la coordinación de todos los sectores y organizaciones de masas -en el caso italiano se trata de todo el tejido del tercer sector, las asociaciones y el voluntariado que existe y se estimula la creación de redes de solidaridad popular adecuadas, estas realidades que también han empezado a surgir para hacer frente a la emergencia. Lo que ha faltado es la voluntad política institucional, por un lado, arrastrada por todas partes a la sumisión a los intereses de los grandes grupos económicos, y la capacidad, la autonomía y la fuerza de los comunistas, por otro lado, para identificar y proponer a tiempo las medidas que hay que poner en marcha, las decisiones oportunas que hay que aplicar, dejándose a menudo influenciar por las opciones oportunistas y convenientes o por la sumisión generalizada alimentada arteramente por la patronal entre las amplias masas (colismo). Las fuerzas políticas o sindicales organizadas -salvo contadas excepciones- no han pedido ni reclamado que se tomen medidas enérgicas de contención al principio y no en medio de cada ola de contagio. En esta fase, la de la toma de decisiones, a menudo prevalecen las movilizaciones funcionales, que piden aperturas, cuando más bien hay que cerrar todo, aunque sea por unos días, para obtener resultados significativos y duraderos. Se mantuvieron subordinados a los que no querían medidas de contención, con el resultado de que los daños sanitarios en términos de muertes y casos graves, el contagio de los trabajadores y sus familias, y los daños a la economía generalizada y a la vida social, fueron cada vez mayores. Si por un lado la denuncia de las evidentes responsabilidades de algunos administradores (véase el caso de la administración Fontana en Lombardía, claramente subordinada a las líneas dictadas por Confindustria) en la propagación del contagio fue objeto de una campaña positiva a finales de la pasada primavera, por otro lado no fue seguida de una política consecuente y agregada en el periodo posterior, cuando algunos “expertos” hablaron del “virus desaparecido”, o cuando torpemente los responsables de la toma de decisiones negaron el inicio de la segunda y tercera oleada, evitando así las necesarias medidas de contención oportunas.
Ante la ausencia de cobertura vacunal no queda más remedio que operar una contención basada en el control del contagio, con paradas rápidas y concentradas en el tiempo, para evitar esa cronicidad de medias tintas que tanto daño ha causado a la vida social sin resolver los aspectos sanitarios. Todo esto no es fruto de la casualidad, sino de los cálculos de quienes han considerado como aspecto central no la salud colectiva y la protección de las condiciones materiales, sociales y económicas de las personas, sino el PIB, la facturación y los beneficios de las grandes empresas capitalistas que, si nos fijamos bien, en muchos casos no han perdido un solo día de negocio, sino que ni siquiera han pagado el funeral de quienes han perdido la vida como consecuencia de este cínico cálculo.
La judicatura del Estado italiano, tan diligente en la investigación de quienes han denunciado las consecuencias de esta masacre social y material (y aquí de nuevo reiteramos toda nuestra solidaridad con las compañeras y compañeros investigados)[2], con más de cien mil muertos más en 2020 y una esperanza de vida disminuida en al menos un año, poco se ha preocupado por la falta de seguridad y controles en los centros de trabajo, en las fábricas y en la red logística; verdaderos motores de contagio junto con un desplazamiento que ha visto poca acción en la red de transporte público. Los grandes centros de trabajo deben ser controlados con pruebas aleatorias e hisopos de todo el personal y, si es necesario, cerrados durante unos días. Es necesario proporcionar apoyos economicos y garantizar los salarios de los empleados en los lugares de trabajo en los que se produzcan brotes, ya que de lo contrario se convertirán, como ha ocurrido, junto con los desplazamientos, en una fuente de contagio. Las pruebas de todos los empleados y la reapertura segura deben ser el centro de las reivindicaciones sindicales.
En este punto hay que ser claros y explícitos: ante una epidemia, el disciplinamiento de los movimientos de la población en función de los propios intereses de las grandes masas de la población, es inevitable y frente a esta necesidad caen todas las ilusiones y la cháchara liberal fuera de tiempo sobre la presunta “libertad de movimientos” como un valor absoluto que no existe en ningún país socialista (y para ser claros ni siquiera en los países de tradición liberal).
En estos temas los comunistas no pueden hacer nicho, como en las vacunas que deben ser reivindicadas como un derecho de todo ser humano y no ser objeto de mercantilización, aunque actualmente los precios estén regulados no por la “ley del libre mercado” sino por acuerdos entre estados (entre los que, sin embargo, está en marcha un juego geopolítico con evidentes vientos de guerra). La prioridad y el acceso a estos instrumentos debe ser objeto del más estricto control público y popular, organizado y consciente, no porque de otra manera las vacunas en su aspecto de “mercancía” no sean fiables (casi todos los instrumentos que utilizamos en nuestra vida, incluidos los medicamentos, el ordenador, están fabricados en régimen capitalista, lo que no implica que no funcionen) sino porque, como vemos, el mecanismo de competencia y confrontación geopolítica lleva a ralentizar lo que sería muy urgente y necesario. Los comunistas están en contra de la globalización capitalista y del “neoliberalismo”, no están en contra de la necesaria globalización de las fuerzas productivas, porque esto forma parte del desarrollo del carácter colectivo de estas fuerzas y de su naturaleza social. Los comunistas no son ludistas que despotrican contra las máquinas, contra la ciencia y la tecnología, contra la racionalidad, sino que luchan por sustraer esas máquinas, esa tecnología y esa ciencia al control de las actuales clases dominantes hasta ponerlas bajo la dirección de un gobierno que defienda auténtica y coherentemente los intereses populares. Estos aspectos, precisamente para no quedar suspendidos en la nube de los máximos sistemas, deben ser objeto de un programa compartido para un gobierno popular de emergencia, que recoja las voces y fuerzas presentes no sólo de los estrechos círculos militantes, sino de los trabajadores organizados en sus centros de trabajo y de la amplia red de organizaciones populares y territoriales. No debemos alimentar lecturas irracionalistas y retrógradas, como la psicosis contra vacunas que racional y científicamente no tienen razón de ser, u otras tendencias reaccionarias que se han desarrollado con fuerza en muchos países, incluido el nuestro.
Si entre las amplias masas de la población hay sectores que de forma totalmente legítima alimentan dudas sobre las vacunas, o se muestran subalternos a algunas tendencias de tipo objetivamente reaccionario, hay que arrastrarlos con el ejemplo de no “hacer la guerra a las vacunas” sino dirigir este rechazo a las clases dominantes de hoy (pero ya no dirigentes), es decir, a los responsables de la especulación o de los juegos geopolíticos para los que la salud de la gente no vale nada (¡no contra los centros de vacunación o las ambulancias o los trabajadores del sistema público de salud! ), es decir, hacia quienes han hecho la calculada elección de no actuar con prontitud en las medidas de contención para no tocar ciertos intereses claramente considerados -en esta sociedad capitalista- más importantes que el bien supremo de la protección de la salud y la vida colectivas de cientos de miles de personas. Esta es la mejor manera de tener la certeza de que los tratamientos y las vacunas se utilizarán, en el mejor de los casos, en nuestro propio interés y no en el de quienes especulan con los medicamentos y las vacunas o con cualquier otro descubrimiento científico e invención tecnológica, al igual que ocurre con cualquier otra mercancía en régimen capitalista.
La situación actual en Italia y en Europa se cubre ahora con una campaña de descrédito de la misma estrategia vacunal, confundiendo la práctica normal de seguridad y farmacovigilancia con una propaganda terrorista sobre el uso de las vacunas, con las autoridades europeas que son incapaces de garantizar una vacunación segura lejos de los continuos picos epidémicos. Los juegos geopolíticos sobre aspectos que conciernen a la protección de la salud colectiva -también aquí es bueno subrayarlo- frenan la posibilidad de una mayor disponibilidad de dosis de vacunas (por ejemplo, retrasando la evaluación de las vacunas de producción rusa o china), limitan la máxima disponibilidad en la recepción de las cantidades necesarias de dosis de los diferentes productores, levantan barreras y desprestigian las campañas dictadas por la competencia entre los diferentes productores, patentes y estados, y frustran lo que debería estar en el centro del interés público.
Sabemos que los comunistas no han logrado hasta ahora establecer el socialismo en ninguno de los países plenamente imperialistas, es decir, en ninguno de los países donde las fuerzas productivas han alcanzado un desarrollo más avanzado que en los países (semi)feudales y/o (semi)coloniales. Asistimos a una innegable marginalidad política y a un notable retraso en la comprensión de la nueva fase pandémica. El Movimiento Comunista Consciente y Organizado del último siglo ha logrado históricamente establecer el socialismo sólo en algunos de estos países (semi)feudales y/o (semi)coloniales a través de Revoluciones Antiimperialistas, Guerras de Liberación Nacional y Revoluciones de Nueva Democracia, transformando la guerra imperialista en una guerra civil contra la Burguesía Imperialista, durante la primera oleada de la Revolución Proletaria Mundial (aproximadamente desde 1917 hasta 1976), desde la Rusia zarista hasta la China feudal, desde Cuba hasta Vietnam, desde la República Popular de Corea hasta Laos, desde los países de Europa del Este hasta algunos países africanos, así como las experiencias revolucionarias en América Latina, donde durante largos períodos las fuerzas antiimperialistas y comunistas han afirmado el control territorial, aunque no han podido conquistar el poder. Sabemos que las limitaciones ideológicas y los errores de los comunistas de los países imperialistas no les han permitido tener el éxito necesario para evitar el reflujo del Movimiento Comunista Internacional. Es decir, la Revolución Proletaria sólo triunfó en aquellos países en los que las fuerzas productivas y las infraestructuras no estaban aún plenamente desarrolladas, como ocurre en los países imperialistas. El propio Lenin señaló que en los países oprimidos habría sido más fácil hacer triunfar la Revolución Proletaria, pero habría sido más difícil construir el Socialismo; por el contrario, en los países imperialistas habría sido más difícil hacer triunfar la Revolución (lo que es aún más cierto a la luz del desarrollo posterior de los regímenes de contrarrevolución preventiva en los Estados burgueses) y más fácil construir el Socialismo, dado el desarrollo más avanzado del carácter colectivo de las fuerzas productivas. Incluso en los países imperialistas, las tendencias revisionistas, no científicas y no revolucionarias se abrieron paso en varias ocasiones, hasta desembocar en las principales tendencias del revisionismo moderno, pero hace apenas cien años, precisamente en el contexto de una crisis de posguerra y pospandémica no resuelta, tomaron forma las movilizaciones reaccionarias de masas, que las clases dominantes supieron dirigir hacia el movimiento fascista. No han faltado en los últimos meses episodios y movilizaciones con características ambiguas, cuando no abiertamente reaccionarias, reivindicando la inexistencia de una emergencia que ha acortado en un año la esperanza de vida en Italia, con el resultado de más de cien mil muertos más al año. Están en un error quienes han identificado como enemigo las formas necesarias de protección y prevención sanitaria, o la búsqueda de vacunas, y no el hecho de que estas medidas, si han sido poco efectivas y de duración interminable, es precisamente porque se ha optado cada vez por negar la emergencia y la intervención oportuna, en favor de la actividad económica y productiva inmediata. Al cabo de un año vemos los resultados de este enfoque repetido, hecho de retrasos y medias tintas. Resultados trágicos tanto a nivel sanitario como socioeconómico.
Como afirma el camarada Fabrizio Chiodo -que obviamente conoce el tema, al ser colaborador del centro Finlay de la Habana para la producción de vacunas cubanas-, el propio concepto de vacunación contradice los intereses del capitalismo porque se basa en la prevención y no en la curación. Ahora se sabe, de hecho, que es mejor prevenir que curar, pero curar en lugar de prevenir suele ser más rentable para la especulación y el parasitismo de los capitalistas, sus farmacéuticas, los sistemas privados de salud. La prevención (y por lo tanto también los instrumentos de vacunación que son parte indispensable de ella) es el arma más eficaz que la organización socialista de la sociedad puede aprovechar. El fracaso de la ideología del “libre mercado” y la crisis del modo de producción capitalista ante la emergencia es hoy innegable. Todo ello pone a la orden del día la necesidad de la instauración del socialismo como respuesta a ésta y a las grandes urgencias que afligen a la humanidad, como modelo de desarrollo calibrado a las necesidades humanas. La prevención y la salud colectiva valorada al máximo estarán en el centro de las batallas de los próximos años. Un reto para los países socialistas y antiimperialistas, pero también en los países donde el socialismo aún no se ha establecido. El socialismo es la prevención antes que la cura.

[1] Un Comité Popular no domesticado y que pone de manifiesto públicamente las responsabilidades de Confindustria y de las autoridades institucionales subordinadas a ella por la masacre provocada por la mala gestión de la pandemia en Bérgamo, acaba inevitablemente “atenuado” y criminalizado por quienes tienen todo el interés en desacreditarlo (véase la página homónima del Comité Popular fb).
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Dos semanas después de su publicación, y tras más de un año desde los anteriores artículos “Il Covid dà i numeri! ” e “Italia: reflexiones sobre la pandemia y la validez del distanciamiento social”, además de la confirmación de los resultados chinos, vietnamitas y de otros países, es interesante el estudio publicado en la destacada revista científica The Lancet donde se ponen de manifiesto los efectos y las consecuencias de forma comparativa, en términos de impacto en la vida social, en las consecuencias sanitarias, en las consecuencias a nivel económico de las dos vías: la vía de las medias tintas seguida, por ejemplo, por los países europeos y la vía de una contención férrea y limitada en el tiempo. El estudio, basado en datos y comparaciones entre los dos enfoques diferentes, va en la dirección de confirmar en esencia lo que se ha afirmado aquí desde marzo de 2020 en los artículos mencionados. 
En The Lancet, una comparación entre los resultados de la estrategia de medidas de mitigación a medias (intervenciones graduales de mitigación orientadas a no sobrecargar el sistema sanitario y sin impacto en el sistema productivo) y los conseguidos mediante la estrategia de erradicación de #zerocovid a través de la contención estricta de la infección, las pruebas masivas, el seguimiento, la reapertura.
La comparación muestra, entre otras cosas:
– Desde el punto de vista sanitario, las muertes por COVID-19 por cada millón de habitantes en los países de la OCDE que optaron por la estrategia de contención y erradicación (Australia, Islandia, Japón, Nueva Zelanda y Corea del Sur) fueron unas *25 veces menores* que en los países de la OCDE que prefirieron la mitigación a medias y “vivir con el virus”, incluida la Italia posterior al bloqueo del año pasado.
– Quienes piensen que la táctica de las medias tintas ha servido para “proteger la economía” en general, pueden ver cómo en los cinco países que optaron por la estrategia de contención y erradicación territorial, el crecimiento del PIB volvió a los niveles previos a la pandemia ya a principios de 2021, viceversa por nosotros el crecimiento sigue siendo negativo y así en el resto de países de la OCDE que han seguido el tortuoso camino de las medias tintas. En particular, esto se hizo para no detener la producción y las actividades principales, incluso sólo dos semanas al comienzo de cada ola, antes de un fuerte crecimiento numérico exponencial. Al coste en vidas humanas se suma el coste económico y social, con un impacto desastroso en la economía y las actividades culturales generalizadas. En la práctica, en el altar del beneficio de las exportaciones, se sacrificaron las vidas de decenas de miles de personas, así como las condiciones materiales de existencia de millones de trabajadores, con las pequeñas empresas al borde del abismo y los despidos a las puertas.
– Los que ladraron que “nos están encerrando” en el momento del primer y único encierro, alentando las medias tintas prolongadas, verán que en lo que respecta a las restricciones, las libertades se han visto más afectadas en los países de la OCDE que han optado por la mitigación y las medias tintas. De hecho, las enérgicas medidas adoptadas por los países para la rápida contención, el control de los contagios hasta la erradicación de cualquier brote, la rápida resolución del problema ha devuelto rápidamente la vida social y la economía generalizada a la normalidad, como ya ha demostrado el éxito histórico en la República Popular China bajo el liderazgo del PCC y las autoridades científicas y sanitarias locales.
Hay quien piensa que el debate entre la mitigación de las medidas a medias y la estrategia de contención es una cuestión académica, carente de interés político u objeto de una polarización inútil, porque pronto la vacuna resolverá todos los problemas, o porque la llegada del verano hará que se vuelva a decir que el virus ha desaparecido clínicamente (pero este año no salimos del encierro de Conte, sino de la línea Bolsonaro de Draghi). De hecho, décadas de experiencia dicen que las vacunas por sí solas no son decisivas y no en poco tiempo, las vacunas pueden mitigar pero no resolver mágicamente.
La erradicación de la viruela supuso una lucha de décadas y la vacunación fue acompañada de campañas de comunicación y compromiso público, pruebas de población, seguimiento, lo mismo que con la polio. Lo que se hace con las epidemias, debe hacerse también con el covid si queremos librarnos de él, si no queremos seguir condicionados y subyugados durante largos años a esta situación, expuestos a todos los riesgos que conlleva.
Los que después de un año, en el ámbito político, insisten en la demora, no se posicionan, no tienen una línea sobre qué hacer para salir de la emergencia, siguen estando de acuerdo con las diversas tesis minimizadoras útiles para el capital, cuando no son dignos del reino de Q o ByoBlu u otros propagandistas de la irracionalidad, muestran incapacidad para analizar la realidad concreta y/o mala fe. En ambos casos tremenda subalternidad a una clase política e industrial entre las peores del mundo, de la que depende una tragedia sin precedentes recientes, tanto humana como sanitaria y económica social.
Enlace The Lancet 28 abril 2021: thelancet.com
Gracias a Alessandro Ferretti por las consideraciones y el informe del artículo.

Jhon Montesinos: “Legitimamos el compromiso de las universidades en la formación de la Criptoactividad”

La ideas es legitimar el conocimiento de la Criptoactivdidad y el Ecosistema Petro en el país.

La ideas es legitimar el conocimiento de la Criptoactivdidad y el Ecosistema Petro en el país.

por Yahvé Álvarez
Yahvealvarez1@gmail.com

En gira nacional desde el estado Zulia

En la cede la Universidad Unasur en el occidente del país, se promueve el conocimiento en la economías digitales como alternativa financiera positiva para el pueblo venezolano.

En gira nacional, de formación y divulgación instruccional la dinámica de la “Criptoactividad en Venezuela se legitima desde el pódium que ofrece la educación superior del país”, puntualizo en experto en Criptomonedas Jhon Montesinos.

El especialista en economía digital, Jhon Montesino, Secretario General de la Criptoactivo del Federación venezolana de Estudiantes Universitario (FVEU), y presidente de la Red de Entusiasta en Criptoeconomía (REC), desde el Centro De Investigación Administrativos, Contables y Económicos, del Municipio Colon Santa bárbara Estado Zulia, aseveró que “En esta nueva esta económica del país, producto de la agudización del bloque y las sanciones económicas del exterior, las universidades públicas de la nación, proponen legitimar el conocimiento de la zona Critopactivo, como mecanismo alternativo para oxigenar las finanzas del país”.

Contenido de la actividad

No obstante sobre la base de esta realidad, el especialista en economía digital, Montesinos, el Criptoentusiasta presentó una ponencia, titulada, “Criptomonedas y Ecosistemas Petro”, como parte de una agenda de gira nacional, orientada en informar en términos pedagógicos “la importancia que juega, en las universidades y centros de investigación especializados en la materia, la generación del conocimiento necesaria y practico, en la población general, todo esto para hacer posible una nueva cultura positiva en el país, en el uso productivo y óptimo de la dinámica que juega la Criptoactividad, para la sana finanzas de la nación, y su relación comercial con sus socios estratégicos fuera del país”.

Esta actividad académica y de divulgación pedagógica, estuvo acompañado con los especialistas en el área de la economía digital como Carlos Oñates Vicepresidente de la REC y Francisco Bueno, como coordinador REC para el área centro occidental del país; todo esto con el apoyo de las autoridades regionales del estado Zulia, y los miembros del Consejo Universitario de las instituciones de formación superior visitadas en la zona.

Es importante subrayar, que todo esto este esfuerzo de gira nacional, es para hacer posible, los preparativos del “II Congreso Nacional de Criptoactivos” Aragua 2021, actividad a realizarse entre los días 22 al 24 de abril del presente años. “EL PETRO EXISTE Y ES REAL EN LA ECONOMÍA DEL PAÍS”.

 

"En Tiempos de Guarimba"

Conoce a quienes te quieren dirigir

La Covacha Roja

Donde encontramos ideas avanzadas

Pensamiento Nuestro Americano

Articulando Luchas, Cultivando Resistencias

RE-EVOLUCIÓN

Combatiendo al neofascismo internacional

Comitè Antiimperialista

Contra les agressions imperialistes i amb la lluita dels pobles per la seva sobirania

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Nuestra ira no tiene limites. (c) V. M. Molotov

Gli Appunti del Paz83

Internet non accende le rivoluzioni, ma aiuta a vincerle - Il Blog di Matteo Castellani Tarabini

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