Dichiarazione finale dell’Incontro Mondiale contro l’Imperialismo

DICHIARAZIONE FINALE DELL’INCONTRO MONDIALE CONTRO L’IMPERIALISMO

Noi, le delegazioni dei partiti politici e dei movimenti sociali, riunite nella città di Caracas, capitale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, in occasione del “Incontro mondiale contro l’imperialismo”, dopo le deliberazioni realizzate abbiamo raggiunto le seguenti conclusioni:

Il futuro dell’umanità è in grave pericolo. La pace sul pianeta è gravemente minacciata a causa della politica di aggressione militare degli Stati Uniti e dei suoi alleati, così come della micidiale corsa agli armamenti che riporta solo dividendi alle grandi società dell’industria militare. La guerra è il meccanismo preferito dall’espansionismo imperiale, in particolare quello degli Stati Uniti, e che osserviamo drammaticamente nei più recenti conflitti regionali che hanno gravemente colpito i popoli della Siria, Yemen, Iraq, Libia, Afghanistan e l’intera regione.

Allo stesso modo, la specie umana subisce le devastazioni causate dalla voracità di un modello economico che nel suo sviluppo suicida distrugge la natura a causa dell’insaziabile ossessione di massimizzare i profitti. Questa è precisamente la logica del sistema capitalista, che non solo compromette il suo funzionamento ma mette in pericolo anche l’esistenza dell’umanità.

Il modello neoliberista che amplifica la globalizzazione delle grandi società sotto il dominio degli stati imperialisti ha reso l’economia mondiale molto fragile. Le crisi sono più ricorrenti e grandi speculatori finanziari dominano il pianeta. Nella distribuzione della ricchezza generata, è stato imposta la disuguaglianza, l’ingiustizia e l’esclusione che colpisce una parte crescente della popolazione mondiale. I flagelli della povertà e della miseria colpiscono miliardi di persone come mai prima nella storia dell’umanità. Indubbiamente, lo sviluppo del capitalismo genera fenomeni insostenibili, dal punto di vista sociale, politico ed etico.

A ciò si aggiunge una crisi etica derivata dal modo di vivere prevalente nelle economie di mercato, dove si cancellano le culture nazionali e i valori umani, in termini di imposizione della società dei consumi. Il culto degli antivalori del capitalismo contribuisce a potenziare la crisi della condizione umana generata nell’attuale modello di coesistenza.

L’imperialismo è in crisi e questo lo rende molto più aggressivo, pericoloso e distruttivo. Prima del crepuscolo del mondo unipolare, l’imperialismo USA attua una strategia di dominio globale. L’impegno geopolitico della Casa Bianca di fronte alla resistenza dei popoli e l’emergere di potenze emergenti è quello di difendere la loro egemonia, attraverso una politica neocoloniale volta ad appropriarsi delle risorse naturali, in particolare le risorse energetiche, il controllo dei mercati e dominare politicamente le nazioni.

Per preservare l’attuale ingiusto ordine mondiale, l’imperialismo viola il diritto internazionale pubblico, ha trasformato il mondo in un grande teatro di operazioni militari, sviluppa misure coercitive unilaterali, impone leggi extraterritoriali, attacca il multilateralismo, viola la sovranità delle nazioni e sopprimere l’autodeterminazione dei popoli. Nella sua concezione arrogante, i suoi confini arrivano fino a dove i suoi interessi espansionistici si estendono.

In linea con questa politica, l’imperialismo ricorre all’intervento militare, alla destabilizzazione politica dei governi, alle guerre e al blocco economico. La sua pianificazione strategica concepisce la NATO come il braccio militare globale del neoliberismo. Inoltre, nell’ambito della sua dottrina della guerra non convenzionale, le azioni terroristiche, l’uso dei paramilitari, la giudicizzazione delle leadership antimperialiste e l’omicidio selettivo, sono alcune delle azioni più emblematiche di una politica genocida, che pone in pericolo l’umanità.

Tali pratiche sono state “legittimate” attraverso l’industria culturale del capitalismo, le grandi transnazionali della comunicazione e l’uso dei social network. Allo stesso modo, l’uso dei “Big Data” è diventato un’arma formidabile per modificare il comportamento della popolazione e influenzare le loro decisioni politiche.

Nel tentativo di imporre il “pensiero unico”, i potenti del mondo manipolano le credenze religiose, cercano di giustificare le attuali relazioni di potere a scapito della democrazia, l’imposizione del libero mercato, il razzismo di stirpe euro-centrica, la segregazione delle minoranze, l’oppressione di genere, il carattere eugenico del modello educativo globale, tra molti altri fattori, che si adattano perfettamente ai requisiti della dittatura del capitale.

Il capitalismo neoliberista rafforza lo sfruttamento della classe operaia, opprime ulteriormente le donne in termini di massimizzazione dei profitti delle grandi transnazionali, strappa il futuro dai giovani e offusca l’identità dei popoli originari. Ciò dimostra che la soluzione ai grandi problemi del mondo di oggi richiede un nuovo modello di convivenza umana.

In quel contesto, il mondo multicentrico e pluri-polare emerge con maggiore forza. Il rafforzamento politico ed economico di potenze come la Russia e la Cina, insieme a quello di altre nazioni, fa da contrappeso sempre più grande al potere dell’imperialismo USA. Ovviamente, l’eroica resistenza in Medio Oriente, le lotte dei popoli dell’America Latina e dei Caraibi, hanno contenuto e respinto i piani dell’imperialismo.

Inoltre, le esperienze dei governi progressisti nel mondo stanno già emergendo come alternativa al neoliberismo. Ne è un esempio la Rivoluzione bolivariana, che viene proiettata come referente antimperialista con enorme forza popolare nel quadro della potente unione civile-militare e sulla base dell’ideologia del Libertador Simón Bolívar e del comandante Hugo Chávez.

Ciò ha provocato il brutale attacco dell’imperialismo americano contro il popolo venezuelano, che ha dimostrato dignità e amore per il paese, ratificando il suo corso verso il socialismo in numerosi processi elettorali che sostengono la vigorosa democrazia partecipativa esistente in questo paese. I giorni difficili della lotta popolare hanno sconfitto le minacce di intervento militare USA, tentato colpo di stato e fonti di violenza terroristica.

Questo esempio di lotta a fianco di quello del Nicaragua e di Cuba, nonché i recenti progressi in Argentina e Messico, ha consentito il rafforzamento delle forze antimperialiste e porterà al rafforzamento di nuovi meccanismi di integrazione regionale (CELAC, ALBA-TPC, PETROCARIBE, ecc.). Sebbene in Honduras, Paraguay, Brasile, Ecuador, El Salvador e Bolivia, il neo-colonialismo sia stato riposizionato nel quadro della nuova edizione della Dottrina Monroe, le lotte popolari continuano.

Nel resto del mondo i popoli continuano a resistere, si ribellano e i governi popolari esercitano la loro sovranità. L’unità antimperialista è un obiettivo strategico che non può essere rinviato.

In questo contesto, questo “Incontro mondiale contro l’imperialismo” dichiara:

Esortiamo i popoli del mondo a lottare per la vita, la conservazione della natura e contro le condizioni strutturali che generano i cambiamenti climatici. Allo stesso modo, chiediamo alle nazioni sviluppate di lavorare in modo deciso per evitare la distruzione del pianeta e in particolare agli Stati Uniti per superare la sua posizione primitiva che cerca di ignorare il terribile danno che è causato alla natura con l’attuale modello produttivo basato sull’accumulo di capitale.

Accompagniamo la richiesta di costruire un ordine internazionale più giusto, che metta in primo piano gli interessi dei popoli e consenta lo sviluppo delle politiche di inclusione sociale e giustizia per superare le gigantesche disuguaglianze sociali ed economiche che prevalgono tra le nazioni del mondo.

Chiediamo ai cittadini del mondo di difendere la pace, la sovranità dei popoli e accompagnare le legittime lotte per il progresso socio-economico sulla base di un’ampia piattaforma di lotta unitaria contro il nemico comune, l’imperialismo statunitense.

Ripudiamo l’attuazione di misure coercitive unilaterali illegali da parte delle potenze imperialiste, poiché si tratta di politiche criminali che colpiscono il popolo. In particolare, condanniamo la politica di genocidio del blocco economico che si applica contro le nazioni del mondo che esercitano la loro sovranità.

Respingiamo la militarizzazione della nostra America e in particolare la presenza delle basi militari degli Stati Uniti in America Latina e nei Caraibi.

Condanniamo fermamente l’invasione militare e altre aggressioni commesse dall’imperialismo contro i popoli del Medio Oriente. In particolare, ripudiamo la violazione della sovranità di Siria e Iraq, le aggressioni contro la Repubblica islamica dell’Iran, nonché il vile omicidio del comandante Qasem Soleimani, martire dei popoli del mondo in lotta per la libertà.

Chiediamo rispetto per la sovranità del Venezuela, Cuba e Nicaragua e sosteniamo gli sforzi di Nicolás Maduro Moros, Presidente costituzionale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, per mantenere la pace.

Denunciamo il tentativo orchestrato dalla Casa Bianca di censurare le multi-statali TeleSur e HispanTV. Ciò costituisce un affronto alla libertà di espressione dei popoli.

Condanniamo il colpo di stato, orchestrato da Washington, contro il presidente Evo Morales Ayma. Ripudiamo la sanguinosa repressione e il razzismo contro il popolo dello stato plurinazionale della Bolivia.

Allo stesso modo, questo ‘”Incontro mondiale contro l’imperialismo” decide di:

Costruire una piattaforma unitaria mondiale organizzata da continenti, regioni, sotto-regioni e paesi per affrontare l’imperialismo. Tale struttura organizzativa sarà modellata in base alle peculiarità di ciascun territorio.

Effettuare durante l’anno “Incontri continentali contro l’imperialismo” al fine di formare le piattaforme unitarie continentali, regionali e sub-regionali articolate attorno a un piano comune di lotta contro l’imperialismo.

Convocare il “II incontro mondiale contro l’imperialismo” che si terrà a Caracas, capitale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, al fine di definire il nome della Piattaforma unitaria mondiale, nonché l’articolazione delle diverse piattaforme continentali e regionali in un piano mondo comune che gemella le lotte dei popoli.

Infine, questo “Incontro mondiale contro l’imperialismo” accetta di approvare l’Agenda di lotta adottata nel “I Incontro internazionale dei lavoratori in solidarietà con la rivoluzione bolivariana”, approvato dal “I Congresso internazionale delle donne”, dal “Congresso internazionale delle comuni, movimenti sociali e potere popolare”, per il ‘”I incontro internazionale dei popoli indigeni”, per il “Congresso internazionale dei popoli di origine africana” e il “Congresso internazionale della comunicazione”, tenutosi nella Repubblica Bolivariana del Venezuela durante l’anno 2019, agenda che include quanto segue:

Organizzare una giornata di mobilitazione internazionale a sostegno della rivoluzione bolivariana e contro il neoliberismo il 27 febbraio 2020. (Commemorazione dei 31 anni della prima insurrezione a Caracas contro il neoliberismo).

Convocare una mobilitazione mondiale per la pace in Venezuela, nella nostra America e contro i piani di guerra del governo degli Stati Uniti per il mese di aprile 2020.

Sviluppare una giornata internazionale di ripudio della dottrina Monroe, contro il blocco e altre misure unilaterali coercitive entro il 28 giugno 2020.

Creare fino al prossimo incontro una Commissione di coordinamento delle delegazioni presenti al “Primo incontro mondiale contro l’imperialismo” al fine di realizzare questo piano.

Approvato nella città di Caracas, culla del liberatore Simón Bolívar e capitale della Repubblica Bolivariana del Venezuela il 24 gennaio 2020.

Declaración Final Encuentro Mundial contra el Imperialismo 

por Encuentro Mundial contra el Imperialismo

Las delegaciones de los Partidos Políticos y Movimientos Sociales, reunidos en la ciudad de Caracas, capital de la República Bolivariana de Venezuela, con motivo del “Encuentro Mundial Contra el Imperialismo”, luego de las deliberaciones efectuadas hemos llegado a las siguientes conclusiones:

            El futuro de la humanidad está en grave peligro. La paz en el planeta se encuentra seriamente amenazada como resultado de la política de agresiones militares de los EE.UU y sus aliados, así como de la mortal carrera armamentista que sólo le reporta dividendos a las grandes corporaciones de la industria militar. La guerra es el mecanismo predilecto del expansionismo imperial, en especial, del estadounidense y eso lo observamos dramáticamente en los más recientes conflictos regionales que han afectado gravemente a los pueblos de Siria, Yemen, Irak, Libia, Afganistán y a toda la región. 

Asimismo, la especie humana sufre los estragos ocasionados por la voracidad de un modelo económico que en su despliegue suicida destruye la naturaleza por la insaciable obsesión de maximizar ganancias. Esa es precisamente la lógica del sistema capitalista, la cual ya no sólo compromete su funcionamiento sino que también pone en peligro de extinción de la humanidad.

            El modelo neoliberal que instrumenta la globalización de las grandes corporaciones bajo la dominación de los Estados imperialistas, le ha impreso a la economía mundial una gran fragilidad. Las crisis son más recurrentes y los grandes especuladores financieros dominan el planeta. En la distribución de la riqueza generada se ha impuesto un parámetro de desigualdades, injusticias y exclusión que afecta a una creciente parte de la población mundial. Los flagelos de la pobreza y la miseria afectan a millardos de personas como nunca antes en la historia de la humanidad. Sin dudas, el desarrollo del capitalismo engendra fenómenos insostenibles, desde el punto de vista social, político y ético.

A esto se le agrega una crisis ética derivada del modo de vida imperante de las economías de mercado, donde se sepultan las culturas nacionales y los valores humanos, en función de imponer la sociedad de consumo. El culto a los antivalores del capitalismo contribuye potenciar la crisis de la condición humana generada en el actual modelo de convivencia.

            El imperialismo está en crisis y esto lo hace mucho más agresivo, peligroso y destructivo. Ante el ocaso del mundo unipolar, el imperialismo estadounidense implementa una estrategia de dominación global. La apuesta geopolítica de la Casa Blanca frente a la resistencia de los pueblos y la irrupción de potencias emergentes, ha sido defender su hegemonía, mediante una política neocolonial orientada a apropiarse de los recursos naturales, en especial de los recursos energéticos, controlar los mercados y dominar políticamente a las naciones.

            Para preservar el injusto orden mundial actual, el imperialismo violenta el derecho internacional público, ha convertido al mundo en un gran teatro de operaciones militares, desarrolla medidas coercitivas unilaterales, impone leyes de carácter extraterritorial, ataca el multilateralismo, vulnera la soberanía de las naciones y suprime la autodeterminación de los pueblos. En su arrogante concepción, sus fronteras llegan hasta donde se extienden sus intereses expansionistas.

            En consonancia con esta política, el imperialismo recurre a la intervención militar, a la desestabilización política de los gobiernos, a las guerras y al bloqueo económico. Su planeación estratégica concibe a la OTAN como el brazo militar global del neoliberalismo. Adicionalmente, en el marco de su Doctrina de la Guerra No Convencional, acciones terroristas, el uso de paramilitares, la judicialización de liderazgos antiimperialistas y el asesinato selectivo, son algunas de las acciones más emblemáticas de una política genocida, que coloca en peligro a la humanidad.

            Tales prácticas han sido “legitimadas” a través de la industria cultural del capitalismo, las grandes trasnacionales de la comunicación y el uso de las redes sociales. Igualmente, el uso de la “Big Data” se ha constituido en una formidable arma para modificar el comportamiento de la población e incidir en sus decisiones políticas.

            En el intento de imponer el “pensamiento único”, los poderosos del mundo manipulan las creencias religiosas, tratan de justificar las actuales relaciones de poder en detrimento de la democracia, la imposición del libre mercado, el racismo de estirpe eurocéntrica, la segregación de las minorías, la opresión de género, el carácter eugenésico del modelo educativo global, entre muchos otros factores, que se ajustan perfectamente a los requerimientos de la dictadura del capital.

El capitalismo neoliberal afianza la explotación de la clase trabajadora, oprime aún más a la mujer en función de maximizar la ganancia de las grandes trasnacionales, arrebata el futuro a la juventud y  desdibuja la identidad de los pueblos originarios. Esto evidencia que la solución a los grandes problemas del mundo actual demanda un nuevo modelo de convivencia humana.

En ese contexto, el mundo multicéntrico y pluripolar emerge con mayor fuerza. El fortalecimiento político y económico de potencias como Rusia y China, junto al de otras naciones, le hacen un contrapeso cada vez más serio al poder del imperialismo estadounidense. Evidentemente, la heroica resistencia en el Medio Oriente, las luchas de los pueblos de América Latina y el Caribe, han contenido y hecho retroceder los planes del imperialismo.

            Más aún, las experiencias de los gobiernos progresistas en el mundo ya se perfila como una alternativa frente al neoliberalismo. Ejemplo de ello es la Revolución Bolivariana, que se proyecta como un referente antiimperialista con una enorme fortaleza popular en el marco de la poderosa unión cívico-militar y sobre la base del ideario del Libertador Simón Bolívar y del Comandante Hugo Chávez.

            Esto ha provocado el brutal ataque del imperialismo estadounidense contra el pueblo venezolano, que ha derrochado dignidad y amor por la  patria, ratificando su rumbo hacia el socialismo en numerosos procesos electorales que refrendan la vigorosa democracia participativa existente en este país. Duras jornadas de lucha popular han derrotado las amenazas de intervención militar estadounidense, intentos de golpe de Estado y focos de violencia terrorista.

            Este ejemplo de lucha junto al de Nicaragua y Cuba, así como los recientes avances en Argentina y México, ha permitido el fortalecimiento de fuerzas antiimperialistas y conllevará a reforzar los nuevos mecanismos de integración regional (CELAC, ALBA-TPC, PETROCARIBE, etc.,). Aunque en Honduras, Paraguay, Brasil, Ecuador, El Salvador y Bolivia se ha reposicionado el neocolonialismo en el marco de la nueva edición de la Doctrina Monroe, las luchas populares continúan.

            En el resto del mundo tambíen los pueblos resisten, se sublevan y los gobiernos populares ejercen su soberanía. La unidad antiimperialista es un objetivo estratégico impostergable.

           

En este contexto, el “Encuentro Mundial contra el Imperialismo”, declara:

 

Exhortamos a los pueblos del mundo a luchar por la vida, la preservación de la naturaleza y contra condiciones estructurales que generan el cambio climático. Igualmente, exigimos a las naciones desarrolladas a trabajar decididamente para evitar la destrucción del planeta y especialmente a los EE.UU a superar su postura primitiva que pretende desconocer el terrible daño que se ocasiona a la naturaleza con el actual modelo productivo basado en la acumulación del capital.

Acompañamos la demanda de construir un orden internacional más justo, que coloque en primer plano los intereses de los pueblos y permita desarrollar políticas de inclusión y de justicia social para superar las gigantescas desigualdades sociales y económicas que imperan entre las naciones del mundo.

Convocamos  a los ciudadanos del mundo a defender la paz, la soberanía de los pueblos y acompañar las legítimas luchas por el progreso socioeconómico sobre la base de una amplia plataforma de lucha unitaria en contra del enemigo común, el imperialismo estadounidense.

Repudiamos la implementación de las ilegales medidas coercitivas unilaterales por parte de las potencias imperialistas, ya que son políticas criminales que afectan a los pueblos. Especialmente, condenamos la política genocida de bloqueo económico que se aplica contra las naciones del mundo que ejercen su soberanía.

Rechazamos la militarización de Nuestra América y especialmente, la presencia de las bases militares de Estados Unidos en América Latina y el Caribe.

Condenamos de la forma más enérgica la invasión militar y demás agresiones cometidas por el imperialismo contra los pueblos del Medio Oriente. Especialmente, repudiamos la violación de la soberanía de Siria e Irak, las agresiones a la República Islámica de Irán, así como el vil asesinato del Comandante Qasem Soleimani, mártir de los pueblos del mundo que luchan por la libertad.

Exigimos respeto a la soberanía de Venezuela, Cuba y Nicaragua así como apoyamos los esfuerzos de Nicolás Maduro Moros, Presidente Constitucional de la República Bolivariana de Venezuela, por mantener la paz.

Denunciamos el intento orquestado por la Casa Blanca de censurar a las empresas multiestatales TeleSur e HispanTV. Esto se constituye en una afrenta a la libertad de expresión de los pueblos.

Condenamos el golpe de Estado, orquestado desde Washington,  en contra del  presidente Evo Morales Ayma. Repudiamos la cruenta represión y el racismo contra el pueblo del Estado Plurinacional de Bolivia.

 

Igualmente,el “Encuentro Mundial contra el Imperialismo”, acuerda:

 

Construir una Plataforma Unitaria Mundial organizada por continentes, regiones, sub-regiones y países en función de enfrentar al imperialismo. Dicha estructura organizativa será conformada en atención a las peculiaridades de cada territorio.

 

Realizar durante el año 2020 “Encuentros Continentales Contra el Imperialismo” a los fines de conformar las plataformas unitarias continentales, regionales y sub-regionales articuladas entorno a un plan de lucha común contra el imperialismo.

 

Convocar al “II Encuentro Mundial Contra el Imperialismo” a realizarse en Caracas, capital de la República Bolivariana de Venezuela, a los fines de definir el nombre de la Plataforma Unitaria Mundial, así como la articulación de las diferentes plataformas continentales y regionales en un plan común mundial que hermane las luchas de los pueblos.

 

Por último, el “Encuentro Mundial Contra el Imperialismo” acuerda hacer suya la Agenda de Lucha adoptada en el “I Encuentro Internacional de Trabajadores y Trabajadoras en Solidaridad con la Revolución Bolivariana”, refrendada por el “I Congreso Internacional de Mujeres”, por el “Congreso Internacional de Comunas, Movimientos Sociales y del Poder Popular”, por el “I Encuentro Internacional de Pueblos Indígenas”, por el “Congreso Internacional de Afrodescendientes” y el “Congreso Internacional de Comunicación”, celebrados en la República Bolivariana de Venezuela durante el año 2019, agenda que incluye lo siguiente:

 

  1. Realizar una jornada internacional de movilización en apoyo a la Revolución Bolivariana y contra el neoliberalismo el 27 de febrero del año 2020. (Conmemoración de los 31 años de la primera insurrección en Carcas contra el neoliberalismo)
  2. Convocar una movilización mundial por la paz en Venezuela, en Nuestra América y contra los planes de guerra del gobierno de Estados Unidos para el mes de abril de 2020.
  3. Desarrollar una jornada internacional de repudio a la Doctrina Monroe, contra el Bloqueo y demás Medidas Coercitivas Unilaterales para el día 28 de junio de 2020.
  4. Crear hasta el próximo Encuentro una Comisión Coordinadora de las delegaciones presentes en el “I Encuentro Mundial Contra el Imperialismo” a los fines de cumplir el presente plan.

 

Aprobado en la Ciudad de Caracas, Cuna del Libertador Simón Bolívar y Capital de la República Bolivariana de Venezuela a los 24 días del mes de Enero de 2020.

Caracas 25ene2020: No a la guerra de EEUU contra Irán

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Arce-Choquehuanca: «Sólo la Unidad rescatará la soberanía del Pueblo Boliviano»

Risultati immagini per Arce-Choquehuancapor Rosalba Lo Bue Antico

A tan sólo 73 días del fatídico Golpe de Estado, cívico-policial, con la complicidad de las fuerzas armadas, contra los 14 años de Revolución Democrática y Cultural del Estado Plurinacional de Bolivia, liderada por Evo Morales; se alistan para rescatar la Soberanía del Pueblo, en la contienda electoral a efectuarse en Bolivia el próximo 3 de mayo de 2020, con la fórmula de Luis Arce y David Choquehuanca, elegida por los por Dirigentes del MAS de nueve departamentos bolivianos y del Pacto de Unidad, en la capital argentina, el pasado 19 de enero.

Durante la histórica reunión de Alto Nivel del Movimiento al Socialismo – Instrumento Político por la Soberanía de los Pueblos (MAS-IPSP) y el Pacto de la Unidad, convocada por el líder Evo Morales en Buenos Aires, ratificando con ello el Acuerdo por la Unidad y el fortalecimiento de dicha organización política, en donde los candidatos electos defenderán las luchas de los movimientos sociales por los recursos naturales y las grandes transformaciones políticas y económicas alcanzadas estos 14 años de revolución democrática y cultural, en defensa de los más altos intereses de la Patria, y que hoy están gravemente amenazadas por los intereses neoliberales y extranjeros, que han causado la crisis política del país, producto del golpe de estado del 10 de noviembre de 2019, y cuyo impacto no solo ha sido en Bolivia, sino que se ha convertido en un asunto geopolítico para la región Latinoamericana y Caribeña.

Este Pacto de Unidad, agrupa a sindicatos y organizaciones campesinas, indígenas y vecinales que constituyen la base del Mas-IPSP y está conformado por la Confederación Sindical Única de Trabajadores Campesinos de Bolivia (CSUTCB), la Confederación Nacional de Mujeres Campesinas Indígenas Originarias de Bolivia “Bartolina Sisa” (CNMCIOB-BS), la Confederación Sindical de Comunidades Interculturales Originarios de Bolivia (CSCIOB), la Confederación de Pueblos Indígenas del Bolivia (CIDOB) y el Consejo Nacional de Ayllus y Markas del Qullasuyu (CONAMAQ).
Es por ello que, este 22 de Enero, en el marco de la celebración del Día del Estado Plurinacional de Bolivia, establecido mediante el Decreto Supremo 405 de 2010, El MAS ha decidido presentar a sus candidatos y enviar un mensaje de reflexión y espíritu fraterno al país, finalizando simbólicamente el tercer mandato presidencial de Evo Morales.

Así se inicia, de forma pacífica y con dignidad, un recorrido cargado que de mucho sacrificio y venciendo dificultades extremas, que permitirá recobrar la continuidad de la Patria libre y soberana, con el venidero triunfo del próximo 3 de mayo, para con ello dar una lección de democracia al mundo y frenar al neoliberalismo, al fascismo y el terrorismo de la derecha boliviana, racista y reaccionaria, dirigida desde la Casa Blanca y sus mecanismos de dominación como la Organización de Estados Americanos (OEA).

El gobierno interino de Jeannine Añez, debía cumplir solo dos funciones: pacificar el país manteniendo el estado de paz, y convocar a elecciones; sin embargo, como un ejemplo de la política injerencista y monroísta, el Gobierno de facto ha representado un retroceso para el país en los aspectos político, económico, social, militar e internacional. En dos de estos aspectos, podemos citar que puso en riesgo la situación económica de Bolivia con aumento del gasto público y el déficit fiscal, además de postergar el pago de impuestos de empresarios y desmantelar el modelo económico comunitario de Morales.

En cuanto a la política exterior de Añez, entre los hechos, se cuentan el rompimiento de las relaciones con Venezuela, enfrentamiento con México y España así como la UE; abandono de la ALBA y su posible retiro de Unasur; además del ingresó de Bolivia al Grupo de Lima y retomar relaciones con EE.UU., y muy recientemente, su ausencia en la Celac.

En tal sentido, estas elecciones, pactadas para restablecer el orden constitucional, será prioritario lograr la reconciliación nacional y el reencuentro entre todos los bolivianos, para ello será necesario mantener una férrea unidad del movimiento político, para impulsar una propuesta electoral unitaria, de manera colectiva, que responda a los intereses del pueblo y proyecte a Bolivia hacia el futuro.

El binomio conformado por el ex ministro de Economía y Finanzas, Luis Arce Catacora como candidato a Presidente, considerado como el principal artífice del resurgimiento económico de Bolivia durante el Gobierno de Evo Morales (2006-2019), y el ex ministro de Relaciones Exteriores (2006-2017) ex secretario general de la ALBA (2017-2019), David Choquehuanca como candidato a Vicepresidente; su selección obedece a la necesidad de restablecer la estabilidad económica, la pacificación nacional y el reconocimiento internacional del país suramericano.

No alla guerra imperialista!

imagesper il Fronte Antimperialista – Pisa  

È davanti ai nostri  occhi il rapido precipitare della situazione in Medio Oriente ed nel Latinoamerica: dopo 8 anni di aggressione alla Siria, ecco il tentativo di aggredire l’Iran e scatenare una nuova grande guerra in Medio Oriente, si tratta anche di un confronto sempre più ravvicinato con Russia e Cina. La repressione contro le manifestazioni popolari in Cile, il golpe reazionario in Bolivia, le minacce e l’embargo al Venezuela e a Cuba hanno segnato gli ultimi mesi dello scorso anno.  

L’attacco terroristico delle forze USA che ha portato all’assassinio del generale Soleimani non ha visto condanne da parte delle istituzioni italiane. Tacciono pure i nostri parlamentari e amministratori locali, anche quelli che a parole si definiscono democratici, quasi interamente schierati al fianco dei golpisti razzisti in Bolivia, dei nazisti in Ucraina, dei militari in Cile e sempre supini alle violazioni USA del diritto internazionale. La nostra classe politica nel migliore dei casi balbetta di fronte alle aggressioni imperialiste, quando non dà concreto sostegno alla destabilizzazione di paesi sovrani come accaduto nella sanguinosa aggressione alla Siria. Né può essere considerato un buon argomento la richiesta di una “difesa comune” europea a segnare la formazione di un nuovo polo a difesa degli interessi imperialisti ad esempio di Francia e Germania.

La situazione è in rapidissima evoluzione, accompagnata da una crescente pressione sul versante Est in Europa e alla aggressione imperialista in Medio Oriente. Di fronte a questa realtà assistiamo ad un prevalente disorientamento anche ideologico, una sottovalutazione da parte di realtà e forze politiche incapaci di prendere una posizione chiara sulle questioni dell’imperialismo. Sempre più l’orientamento, anche nelle aree critiche, pare in balia dell’agenda e delle falsità dettate dal sistema mediatico dominante. Eppure non mancano i nessi che legano quanto avviene nel mondo con precisi interessi non lontani dai nostri territori. In Cile ENEL e altri gruppi capitalisti italiani hanno importanti investimenti, nella regione mediorientale l’Italia, con la sua politica subalterna, si sta giocando gli interessi legati alla estrazione di idrocarburi, con l’Eni in una posizione sempre più marginalizzata. Proprio a due passi da Pisa e Livorno è presente la più grande base logistica delle forze armate statunitensi che opera al di fuori di ogni controllo da parte delle autorità italiane, esattamente come farebbe qualunque forza di occupazione: le basi USA in Italia, il loro bagaglio logistico e di armamenti, risultano estranee perfino all’ambito del trattato NATO, risultando per questo illegali nelle azioni di guerra mosse dal nostro territorio. A Camp Darby, con pesanti ricadute sulla sicurezza della popolazione e sulla locale situazione economica (vedi il porto di Livorno sempre più militarizzato), sono presenti depositi di armamenti e munizioni, incluse probabilmente bombe nucleari. Da qui partono i materiali necessari per seminare morte e distruzione in mezzo mondo, da qui si muove la logistica sulla quale cammina la tendenza alla guerra, ma si tratta di una realtà che sembra non interessare la locale classe politica intenta più che altro a preparare le prossime scadenze elettorali.

La proposta della costruzione del Fronte Antimperialista nasce dall’esigenza di ricollocare al centro della analisi politica e dell’iniziativa la lotta all’imperialismo. Il nostro obiettivo è quello di costituire una linea condivisa da più forze politiche, organizzate e non, che apra un confronto nell’immediato sugli scenari della tendenza alla guerra e sulle aggressioni a governi legittimi che sono avvenute in questi anni in Nord Africa, Medio Oriente ed in America Latina.

Costruire insieme la mobilitazione contro la guerra e contro l’uso delle basi presenti nel nostro paese! Ritiro dei contingenti militari di occupazione all’estero! Non un uomo né una base per la guerra! Solidarietà con i popoli aggrediti e minacciati dall’imperialismo!

fronteantimperialista.pisa@gmail.com

 

I COMITATI POPOLARI DELLA TOSCANA PARTECIPANO

SABATO 25 GENNAIO ALLA GIORNATA GLOBALE DI PROTESTA

NO GUERRA ALL’IRAN

Ore 11 ricognizione a Camp Darby – ore 15 Assemblea al Circolo Arci La Vettola (Pi)

La Rete civica livornese Contro la Nuova Normalità della Guerra –  le Associazioni del Tavolo per la Pace della Val di Cecina – il Comitato pisano per un Fronte Antimperialista – l’Ass. Italia-Cuba di Livorno – il circolo Italia-Cuba di Poggibonsi (SI) – l’Ass. Italia-Nicaragua di Livorno – l’Ass. Per un Mondo senza Guerre – l’Ass. WILPF Italia (Women’s International League for Peace and Freedom – Lega Internazionale Donne per la Pace e la Libertà) – il circolo di Poggibonsi (SI) e la Federazione senese del Partito della Rifondazione Comunista (RC) – la Federazione livornese e il Comitato Regionale Toscano del Partito Comunista Italiano (PCI) – la Federazione Toscana del Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza – per il Comunismo (P-CARC) – il Partito Comunista di Pisa e Regionale Toscano (PC)

INVITANO A PARTECIPARE A

  • ricognizione dei lavori in corso per il potenziamento della base di Camp Darby, con appuntamento alle ore 11 al parcheggio della Gas and Heat spa di Via Livornese, 796
  • assemblea regionale al circolo Arci La Vettola con inizio alle ore 15

 

N.B. per prenotare il pranzo (costo euro 10) telefonare direttamente al Circolo La Vettola, al n° 338 425 1882 o n° 331 132 7944

VOGLIAMO

  • ritiro immediato dei soldati italiani dall’Iraq
  • via le basi USA dall’Italia, da subito non sia in alcun modo consentito un loro uso per fini diversi da quelli stabiliti dal Trattato per il quale sono qui da noi.

pace, solidarietà coi popoli fratelli, antimperialismo

Sia l’Italia neutrale, sovrana, ponte di pace sia verso Est sia verso Sud

(FOTO) Sesto Incontro: Dichiarazione di Napoli della Rete “CaracasChiAma”

L'immagine può contenere: 6 persone, spazio all'aperto30 giugno del 2019, Napoli (Italia)

Si è svolto a Napoli il VI Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana organizzato dalla Rete “CaracasChiAma”, il 28, 29 e 30 giugno del 2019, presso la “Galleria del Popolo”, che ha visto il protagonismo degli attivisti sociali, dei militanti politici, nonché degli artisti che vivono il territorio, delle forze sociali del popolo lavoratore autoctono e di altri paesi del mondo di chi ha scelto Napoli come città in cui vivere e lavorare. Un incontro che ha avuto come suo motivo conduttore il Potere Popolare Costituente in Azione; un Incontro che ha visto il protagonismo popolare e verace farsi strada, nell’ottica dell’amicizia, la fraternità e la solidarietà tra i popoli, un passaggio ulteriore di grande importanza per il coordinamento delle attività di diversi collettivi, gruppi, associazioni, nazionali ed internazionali che instancabilmente tessono la propria rete di relazioni e collaborazioni.

Valutiamo molto positivamente il momento di connessione che questo VI Incontro ha rappresentato con una realtà storica di militanza rivoluzionaria venezuelana come è la Coordinadora Simón Bolívar del Barrio 23 de Enero di Caracas, cuore vivo e pulsante della Rivoluzione proletaria in Venezuela, centro operaio e popolare imprescindibile per la Rivoluzione Bolivariana, dove vive la memoria storica delle lotte popolari venezuelane ed internazionaliste. Valutiamo positivamente l’adesione alla campagna internazionale per il rimpatrio di Ilich Ramirez Sánchez, il Comandante Carlos, storico militante e combattente internazionalista per la causa del popolo palestinese e dei popoli arabi in lotta contro l’imperialismo e la propria autodeterminazione, sovranità popolare e nazionale, così come ebbe modo di riconoscere lo stesso Comandate Chávez che si impegnò per sostenerlo e liberarlo dalle carceri imperialiste francesi. La Rivoluzione Bolivariana dimostra in questo modo il suo carattere internazionalista che noi tutte e tutti dobbiamo sottolineare ed alimentare.
 

Alla luce di quanto fin qui descritto, noi, partecipanti al VI Incontro, abbiamo elaborato la presente Dichiarazione di Napoli

Visto che:

–  la posizione del governo italiano per quanto riguarda la situazione politica, economica e sociale del Venezuela si è solo timidamente, parzialmente e in maniera contraddittoria distanziata dai vertici dell’Unione Europea che appoggiano le sanzioni economiche e il blocco finanziario verso il Venezuela voluto dagli imperialisti USA e sionisti

Abbiamo deciso di:

  1. elaborare e diffondere un documento da inoltrare alle istituzioni italiane per evidenziare gli effetti negativi e disumani provocati alla popolazione venezuelana a causa delle sanzioni imperialiste
    _
  2. alimentare ed organizzare la più ampia mobilitazione per imporre al governo italiano di prendere le distanze dalle ingerenze della linea politica estera europea nelle questioni interne del Venezuela Bolivariano

Visto che:

 – la stampa e tutti i mass-media dell’informazione italiana diffondono informazioni parziali, confuse, ingannevoli e per lo più false

Abbiamo deciso di:

  1. Continuare a diffondere le informazioni e i dati verificabili volutamente nascosti o comunque negati e mai trasmessi dai media italiani ed internazionali.

Visto che:

-il percorso del Venezuela verso la costruzione della società socialista è ferocemente ed inevitabilmente ostacolato dalle politiche dell’imperialismo

Abbiamo deciso di:

  1. impegnare tutte le nostre energie per contrastare le ingerenze dell’imperialismo nel nostro paese, in Italia. Avanzare nella costruzione del socialismo a casa nostra è il miglior contributo che possiamo dare alla causa della Rivoluzione Bolivariana per l’autoderminazione del popolo venezuelano, latinoamericano e la causa della liberazione dei popoli in generale.

Visto che:

– Il cammino socialista della Repubblica Bolivariana del Venezuela è costantemente oscurato e il Presidente Nicolás Maduro è sistematicamente diffamato

Abbiamo deciso di:

  1. organizzare periodicamente presidi nelle varie piazze delle città con la distribuzione dei volantini chiarificatori con il dovuto approfondimento delle questioni politiche ed economiche socialiste.

I risultati dell’attività per la realizzazione degli impegni assunti con la presente “Dichiarazione di Napoli” verranno evidenziati durante il prossimo VII Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana che si terrà a Mantova come da proposta precedentemente avanzata dal nodo della Lombardia nel mese di Aprile del 2020.

¡Chávez vive!

¡Maduro sigue!

Viva la solidarietà internazionalista!

Viva la diplomazia popolare per l’amicizia e la solidarietà tra i popoli!

Viva il socialismo!

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Comunas: sembrando futuro

Risultati immagini per comuna el maizal estado larapor Julio Escalona 

No tengo duda alguna del acierto de Chávez cuando llamó a convertir las comunas en la base para transformar nuestra sociedad. Por eso su frase: comuna o nada. Las comunas han ido echando raíces por los cuatro puntos cardinales. El entusiasmo y la fe son sentimientos que brotan con la fuerza del destino. Recientemente he visitado la comuna Palito Blanco, en Maracaibo, El Maizal, entre Lara y Portuguesa y Pio Tamayo, en Barquisimeto. En artículo anterior, relaté como esta comuna resolvió un problema de financiamiento apoyándose en la comunidad y ello le permitió echarse a andar.

Especial mención merece el encuentro nacional comunero realizado el fin de semana pasado en El Maizal, superando 200 delegados de todo el país. Debo resaltar la madurez y profundidad de los debates, reflexiones y conclusiones. Con conciencia de que son poder popular. Una gran familia que fortalece una ética de la solidaridad, de protección a los más vulnerables: niños y ancianos que forman parte activa de la comunidad y de las prácticas productivas sin explotación. Van derrotando la guerra de precios. No especulan. Es un precio justo de carácter colectivo.

La derecha trata de desacreditarlas o ignorarlas. En Palito Blanco han pasado a la acción y a través de bandas criminales, ya han asesinado 11 comuneros y mantienen asediado al principal líder, Junior Mujica. En el Maizal hay una amenaza colectiva: sobre los fértiles y umbríos campos y la población dedicada a proteger la tierra mediante prácticas ecológicamente sustentables, pende la intimidación de convertirla en una zona minera. En la montaña llamada La Vieja, se han descubierto minerales estratégicos, lo que ha despertado el apetito de las oligarquías aliadas del capital transnacional, que pesan sobre funcionarios gubernamentales. Invocan al demonio para que les permita llenar estos campos de vías férreas, talar árboles y sustituir los frutos de la vida, por la vocinglería y las drogas del campo minero, hermano del campo petrolero, y destruir el ¡Tenemos patria! de Chávez, por el prostíbulo transnacional administrado por los capataces que dirigieron la economía de puerto que no hemos dejado de ser y retrotraernos a la esclavitud y la servidumbre con la que Bolívar y Zamora trataron de romper y Chávez, recogiendo ese legado, nos demostró, entregando su vida, que un mundo nuevo es posible. Y el pueblo venezolano echose a andar y Maduro, marcha en la vanguardia, siempre amenazado por una burocracia antipueblo.

“Equitativo” informe Bachelet

Immagine correlatapor Julio Escalona

La visita de la Sra Bachelet es un éxito político del presidente Maduro y un acto de valentía: sin miedo a mostrar lo que somos. Nuestros aciertos y errores. Hay resultados que ya podemos recoger. Ella ha reconocido, como ya lo hizo la ONU, que el presidente de Venezuela es Nicolás Maduro. El reconocimiento a Guaidó del Cártel de Lima y la Unión Europea, es un acto de servidumbre ante la política que EEUU impone. Es presidente de la Asamblea Nacional. Adiós al sueño de presidente interino. Ella también reconoció a la Asamblea Nacional Constituyente y a su presidente, Diosdado Cabello.

Maduro, que fue canciller, sabe que los informes de Naciones Unidas suelen no ser objetivos y están sometidos a las presiones de EEUU.

Habrá verdades cubiertas por la mentira. En el resumen que ella presentó habla de distribuir equitativamente las responsabilidades, como si entre un imperio agresor y un pueblo agredido puede haber relaciones de equidad, como en ciertos informes “equilibrados” de la ONU.

¿Será justo el informe sobre los derechos humanos? No. Será “equitativo”. La violación de los derechos humanos no es política de Estado en Venezuela, como sí lo es en EEUU y en el cártel de Lima, donde esta Chile, lo que ella no reconocerá pues está involucrada.

Como presidenta, no fue capaz de luchar por derogar la constitución pinochetista.

No es política de Estado en Venezuela, pero parece que ha habido lenidades. Ante eso hay que tomar medidas estrictas. ¿Hasta cuándo van a permanecer en los cuerpos de seguridad los que torturaron y asesinaron durante la IV república? Ya David Nieves, torturado, denunció al espaldero de Henry Ramos. Y nada. Se detiene a gente que luego no es presentada ante los tribunales ¿No es esa una violación del derecho a la defensa? Hay que tomar nota de lo que diga Bachelet. ¿Para darle credibilidad plena? No. El presidente Maduro puede aprovechar el informe Bachelet para erradicar violaciones a los derechos humanos y cerrar el paso a las mentiras y tergiversaciones.

Además, puede aprovechar para expulsar a esa larga fila de quintacolumnistas, enemigos de las comunas y de las políticas que generan poder popular. Generalmente asociados a la corrupción, ese flagelo que puede liquidar la patria.

PDVSA y la mafia de “Los Químicos”

Risultati immagini per PDVSApor Renzo Amenta

En Venezuela todo el mundo conoce a “dolartoday”, como arma de la guerra económica de los enemigos internos y externos de la Revolución Bolivariana. Nunca pensé que, entre todas las mentiras que aparecen en este sitio, pudiera aparecer una ¡verdad verdadera!

El día 20/07/2017, publicaron un breve  artículo sobre un personaje bastante discutible (para leer la versión original aquí el enlace) denunciando una situación de predominio mafioso en PDVSA. El titulo del articulo es: “¡MISERABLE EXTORSIONADOR! Conozcan a Juan Carrillo y su banda criminal de PDVSA“.

La primera parte hace la denuncia:

  • En la Venezuela de Maduro la realidad criminal supera cualquier ficción, es así como ahora la Costa Oriental del Lago de Maracaibo escontrolada por la mafia de los “Químicos”, la cual es dirigida por Juan Carrillo (Subdirector  Adjunto Dirección Ejecutiva Producción Occidente), Cesar Valera (Gerente de la División Lago) y por  Héctor Roque (Gerente de la Gerencia de Operaciones de Plantas en el Costa Oriental del Lago).Los “Químicos” tienen destruida la producción petrolera de toda la zona,  azotados a los contratistas, y obligan a PDVSA a pagar sobreprecio por productos de sus contratistas.  Una zona que hizo famosa a Venezuela en el mundo por su potencial petrolero desde los años 50, hoy está siendo acabada por los “Químicos”, quienes son altos directivos de PDVSA y quienes en conjunto deciden que se hace o que no se hace y quien trabaja y quien no en la zona dependiendo de sus intereses.

La segunda parte contiene una amenaza nunca cumplida:

  • Venimos con una serie de entregas para destapar al monopolio local de los “Químicos” toda su red de trabajo, los contratistas involucrados y que autoridades protegen a estos personajes, los cuales están entre los mejores y más frecuentes clientes de los restaurantes más caros de Maracaibo.   Los Químicos tienen un sofisticado sistema de trabajo que va a ser destapado por este portal con detalles personales de cada quien.Desde aquí le mandamos un saludo a los Químicos para que estén preparados para nuestra próxima entrega.

Para evitar comentarios por adelantado, aclaro que el Sr. Juan Carrillo Martínez, C.I 8.703.707, Subdirector Ejecutivo de Producción Occidente el día 04/09/2017 fue arrestado y según lo que se sabe, está bajo investigaciones. Es importante no dar juicios apresurados, esperando que la justicia haga su curso, pero quiero atestiguar aquí el daño enorme que esta persona hice a mi personalmente y a los muchos obreros y técnicos que dependían de mí. Quiero contar con todos los detalles una historia personal, que estoy seguro no es la única en su género y estoy obligado en reconocer que el autor del articulo de Dolartoday, dice la verdad.

En el año 2002, yo tenia en Venezuela una planta de tratamiento de crudo emulsionado, instalada en el patio de Tasajeras. Ver la imagen a la izquierda.

Con mí método, alcanzamos un resultado que nadie, hasta hoy, pudo alcanzar, es decir que entregábamos crudo limpio en un 100%. Dicho en una forma más técnica, con un BS&W (Basic Sediment end Water) = 0,00%.

Además de la alta calidad del crudo entregado, la cosa más impactante fue que NO SE UTILIZÓ NINGUN PRODUCTO QUÍMICO. Y esta fue nuestra mayor culpa.

Luego del golpe del 11 abril 2002, convertí la empresa en una cooperativa y regresé a Italia porque el paro petrolero había bloqueado cualquier posibilidad de trabajo para nosotros.

En el mes de abril del 2003, PDVSA Occidente nos llamó para participar a una prueba de campo auditada, que tenia como fin la recuperación de crudo emulsionado. A esta prueba participaron seis empresas.

También en esta prueba, alcanzamos un resultado inmejorable, es decir que entregamos crudo limpio con un BS&W = 0,00%. Supimos también que las demás empresas no llegaron ni a un BS&W del 3,00%.

A la izquierda, está el acta de arranque de la prueba y se lee claramente el nombre del Sr. Juan Carrillo M., como representante de PDVSA.

Nuestra cooperativa fue la única en entregar crudo en especificación y todavía en PDVSA no quisieron darnos trabajo.

La Dra. Ayeza Rodríguez, en su calidad de representante legal de la Cooperativa presentó esta solicitud a PDVSA, que se quedó sin respuesta.

Luego de cuatros años de absoluto silencio, en que nos hicieron perder todos los equipos, un amigo de Ciudad Ojeda fue contactado por algunos gerentes de PDVSA Occidente, que le pidieron de reactivar mí planta y presentar una oferta para recuperar los casi seis millones de barriles de crudo emulsionado (año 2006).

Este amigo me contactó en Italia y concordamos mí viaje a Venezuela en el mes de agosto de aquel año 2006. Mientras tanto, él registró una empresa de producción social denominada SERPACA y La Dra. Ayeza intentó recuperar en PDVSA la copia original de la certificación de la prueba. PDVSA nunca la entregó.

En el mes de agosto del 2006 llegué a Ciudad Ojeda y la primera cosa sorprendente fue cuando nos enteramos que, desde mucho tiempo, en Tasajeras estaba instalada una de las empresas que participaron en la pruba de campo del 2003, todavía realizando pruebas con un sistema que llamaban “de salsichon”, sin ningún resultado. Con la empresa SERPACA, entonces, empezamos a hacer las presentaciones del método.

La primera reunión se realizó en el patio de tanques de ULÉ, presentes varios gerentes y entre ellos se encontraba también el Sr. Juan Carrillo. Se hice mucha enfasis sobre el dato más importante, es decir que nosotros no utilizabamo ningun producto químico. Finalizada la presentación, el Sr. Carrillo, con tono de voz sarcástico, me pidió: “¿donde está esa maravilla?”

Mí amigo contestó con el mismo tono: “Exactamente en su casa, en el patio de Tasajeras, desde el 2003.”

En aquel preciso momento el Sr. Carrillo se levanta, con el celular pegado a la oreja y sale de la reunion, pidiendo disculpa, para contestar a una muy oportuna llamada. Nunca regresó a la reunion y nunca tuvo la oportunidad de hablar con él. Simplemente desapareció. Aquella presentación y decenas de otras que hicimos en todas las instancias de PDVSA en el Zulia, hasta el mes de noviembre de aquel año, despertaron muchos intereses “esteriles”. Nadie se atrevió a desobedecer a la mafia de los quimicos.

Tengo que señalar también que, en los primeros dias de noviembre el Comandate, en una trasmision en vivo, firmaba un acuerdo con una empresa Ruso-Venezolana para la recuperación del crudo de todas las fosas, empezando por OROCUAL. Me hicieron rouletear por tres meses, mientras que los “criminales asesores” convincieron al Presidente hacer el convenio con los Rusos.

Otra cosa sorprendente fue que esta empresa nunca recuperó nada, solo hice una estafa más y fue embarcada, con los equipos secuestrados que todavía se encuentran en la orilla de la fosa MURO 4 Morichal.

Pero, la cosa que resalta a los ojos es constatar que en todo este tiempo, en más de dieciseis años, nadie se dio cuenta de lo que pasaba, y cuando, estúpidos testarudos como yo, creen que la Revolución puede intervenir, todavía hoy en dia estan silenciados y amenazados y no hemos podido encontrar la forma que saliera a la luz este atropello que llevo años denunciando al viento del desierto.

Hoy en Venezuela existen más ded 4.000 fosas con crudo recuperabe y decenas de tanques full de crudo emulsionado con un total de centenares de millones de barriles que se quedan como basura y nadie, REPITO NADIE, en todos los niveles quiere escuchar la manera de convertirlos en algo valioso.

¿Se quedará solo Dolartoday denunciando “LA MAFIA DE LOS QUÍMICOS” sin que nadie se atreve a intervenir?

Hsta este momento esta es la situación. Recuerdo que Chávez repetia a menudo: “No existe peor ciego de lo que no quiere ver ni peor sordo de lo que no quiere oír”.

(VIDEO) Campagna Internazionale per il rimpatrio del C.nte Carlos

 

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di Ciro Brescia

Ilich Ramírez Sánchez, meglio conosciuto come Comandante Carlos (Michelena, 12 ottobre 1949), è un combattente internazionalista venezuelano con cittadinanza palestinese, militante antimperialista, marxista-leninista e filo-islamico, condannato all’ergastolo e detenuto in Francia. Carlos è militante del Partito Comunista del Venezuela (Partito aderente al Grande Polo Patriottico che sostiene il PSUV al governo del paese e alla Rivoluzione Bolivariana) nonché membro onorario della Gioventù Comunista Venezuelana (JCV) dello stesso PCV. 

Il Comandante Chávez si espresse a suo favore definendolo “combattente rivoluzionario”. Nella Repubblica Bolivariana del Venezuela è attiva la Campagna per il Rimpatrio del Comandante Carlos sostenuta da diverse organizzazioni rivoluzionarie come la Coordinadora Simón Bolívar del barrio del 23 de enero a Caracas.

Mentre la borghesia imperialista organizza e sostiene le compagne per la liberazione dei veri terroristi e criminali come Leopoldo Lopez in Venezuela, loro servi, pretendendo l’invasione del paese latinoamericano, è nostro dovere morale seguire l’esempio del Comandante Chávez per alimentare la sua difesa e la solidarietà internazionalista.

“El Negro Cheo”, nostro compagno venezuelano della Coordinadora Simón Bolívar e della Rete RESOLVER – Rete di Solidarietà con il Venezuela Rivoluzionario in Svezia, José “Cheo” Sánchez ha intervistato il Comandante Carlos a Parigi; l’intervista e stata pubblicata dal quotidiano comunista venezuelano “Diario VEA” e successivamente da noi tradotta in italiano e qui pubblicata. Incontreremo Cheo in occasione del Sesto Incontro di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana a Napoli la mattina del 29 giugno.

Carlos, ¡yo te quiero libre ahora! 

Bachelet y los golpistas del “Opus dei”

por psuv.org.ve

Mensaje a Bachelet: los golpistas del Opus Dei que atentaron contra Allende son los mismos de Voluntad Popular que asedian al pueblo de Venezuela

El periodista Manuel Pérez Iturbe, del Movimiento Psicoperiodismo Necesario, que trabaja en Venezuela en la conformación de un Tribunal de Conciencia para lograr la condena moral contra los países que asedian al pueblo venezolano, en especial Estados Unidos, pudo entregar a la Alta Comisionada de Derechos Humanos de la ONU, Michel Bachelet, el siguiente mensaje:

Excelentísima Señora Michelle Bachelet
Jefa de la Oficina del Alto Comisionado de las Naciones Unidas para los Derechos Humanos.

Debemos empezar por un recuento histórico.
En el año 1969 El gobierno del presidente Rafael Caldera, miembro del Opus Dei, allanó la Universidad Central de Venezuela (UCV). Dicha Universidad fue cerrada, el Rector electo democráticamente fue destituido y remplazado por un opusdeísta quien clausuró, entre otras, la escuela de Periodismo donde yo estudiaba.

Allanaron la inmunidad parlamentaria a senadores y diputados, entre ellos al periodista senador Miguel Angel Capriles, editor de la cadena de medios mas importantes para esa época.

Allanaron la famosa Torre de la Prensa. Allí editábamos la Revista Reventón, medio humorista de esa época. Todos, jóvenes, fuimos acusados y enjuiciados por tribunales militares por vilipendio al Comandante en Jefe Presidente de la República Rafael Caldera.

De mi parte fui a Chile donde obtuve refugio político y tuve el honor de trabajar con el Presidente Salvador Allende, desde Chile Films como productor asociado hasta el 11 de septiembre del 1973 cuando fui capturado y ocultado en un cuartel de carabineros, luego torturado por un comisario enviado de Venezuela llamado Luis Posada Carriles, acompañado por el también comisario de la Disip Hermes Rojas Peralta y el preguntón, todo torturador tiene un preguntón. Milos Alcalay quien hoy funge como ministro de relaciones exteriores, en la sombra, de Juan Guaidó.

Así se llevó a cabo la operación Kissinger – Calvani (*) para derrocar al Doctor Allende.

A mis 70 años de vida le digo con toda responsabilidad que los mismos golpistas del Opus Dei, que atentaron contra el presidente mártir Doctor Salvador Allende, llamados “Patria y Libertad” que acompañaron al dictador Augusto Pinochet. Los mismos que asesinaron al general René Shneider y torturaron hasta causarle un paro cardíaco a su padre, General Alberto Arturo Miguel Bachelet Martínez el 13 de marzo de 1974, al General Carlos Prats y Sra, Eduardo “Coco” Paredes, Víctor Jara, José Toá, Bernardo Leighton y Sra. En Washington al canciller Orlando Letelier y miles de chilenos y chilenas que soñaban con una patria buena.

Ahora, esos mismos, aquí en Venezuela, cambiaron de nombre, “Voluntad Popular”, son los mismos golpistas del Opus Dei que prometen públicamente, cobrar, exterminar y asesinar al pueblo venezolano chavista, en nombre de Dios para restablecer la supuesta democracia representativa que el pueblo de la República Bolivariana de Venezuela abolió en elecciones libres, el mes de diciembre de1999 cuando se aprobó la Constitución que estableció la Democracia Participativa en la República Bolivariana de Venezuela.

Pretendieron dar un golpe el 11 de abril del año 2002 contra el Presidente Chávez, el 4 de agosto del 2018 atentaron contra el Presidente Nicolás Maduro con un ataque con drones y mas recientemente, el 30 de abril 2019, intentaron un nuevo golpe de Estado el cual fracasaron.

Exelentísima Señora Bachelet, estamos convocando al Tribunal Russell y a cantidad de organizaciones nacionales e internacionales de defensa de los Derechos Humanos, a Tribunales de Conciencia alertando que, lo que ocurre en Venezuela es una gran conspiración, financiada por grandes corporaciones internacionales dirigidas desde el gobierno de los Estados Unidos, por empresarios petroleros, numerarios del Opus Dei, el sionismo internacional que pretende adueñarse de las grandes riquezas que posee nuestro país, la República Bolivariana de Venezuela. Esas personas deben ser juzgadas por “crímenes de lesa humanidad” contra el pueblo de Venezuela, por bloquear financieramente al país para impedir la adquisición de medicinas y alimentos, así como productos de primera necesidad, el ciber-ataque al sistema eléctrico que colapsó todos los demás sistemas de comunicaciones, de agua. Aplicando la Doctrina Monroe, América para los americanos y declarar que Venezuela es una amenaza para los Estados Unidos.

Manuel Pérez Iturbe
Un venezolano capturado el 11 de septiembre de 1973 en Santiago de Chile, ocultado y torturado por las mismas fuerzas fascistas que hoy pretenden derrocar al legítimo gobierno de la República Bolivariana de Venezuela.

(*) Aristides Calvani, Canciller del gobierno del Presidente Rafael Caldera, numerario fundador del Opus Dei en Venezuela, autor de la doctrina Calvani que gue generó la guerra civil en Centro América para exterminar el “Comunismo” en nombre de la libertad.

“Revolucionarios modernos”: conceptos brumosos con contornos indefinidos

Risultati immagini per bachaqueo en venezuelapor Renzo Amenta 

¿Quienes son los revolucionarios hoy en día?

En Venezuela, desde el 1992, cuando el día 4 de febrero, Hugo Rafael Chávez Frías se alzó en armas contra el gobierno de Carlos André Pérez, en sur América se empezó a hablar de una nueva revolución. Luego, desde el año 1998, Chávez fue el alférez del movimiento revolucionario bautizado Revolución Bolivariana, que, además de derrocar definitivamente el neocolonialismo imperante en todo el centro y sur América, habría debido llevar a cumplimiento los ideales del Libertador, actualizados en la sociedad moderna, hasta la construcción del “Socialismo del Siglo XXI”. Nació también una nueva palabra: CHAVISTA, para definir los que están pegados al legado de Chávez.

Todo esto se puede resumir en las palabras del Libertador, expresadas en el “Discurso de Angostura” y que Chávez adoptó como suyas, para identificar las finalidades de su revolución.

Entre otros, cito:

– “Dichoso el ciudadano que, bajo el escudo de las armas de su mando, ha convocado a la Soberanía Nacional para que ejerza su voluntad absoluta”.

– “Moral y luces son nuestras primeras necesidades… Las naciones marchan hacia el término de su grandeza, con el mismo paso que camina la educación”.

– “El Sistema de Gobierno más perfecto, es aquel que produce la mayor suma de felicidad posible, la mayor suma de seguridad social y la mayor suma de estabilidad política”.

La palabra “revolucionario”, en el diccionario de la lengua española así se define:

“De la revolución o relativo a este, cambio violento en las instituciones políticas de una nación, que produce cambios profundos”.

Hugo Chávez conyugó, en su vida política pública, los cambios profundos en las instituciones, con la búsqueda, en sus realizaciones, de métodos pacíficos, sin violencia, utilizando el dialogo y las leyes expresadas en la Constitución.

Daba también una advertencia, cuando decía que la revolución bolivariana sería pacifica, pero también armada. Pareciera una contradicción, pero expresaba la voluntad de evitar conflictos violentos, que dejan solamente odios, divisiones y sufrimientos. Decía también que, al final de todas las guerras, hay que sentarse a dialogar. Su gran preocupación siempre fue no repetir los errores hechos en Colombia.

Esta visión de la historia y del desarrollo de SU REVOLUCIÓN, filtrados por sus principios éticos y sobre todo morales, a la luz de su fe en Cristo, hace de Hugo Chávez una figura única en la historia moderna y no solamente del sur América, sino mundial.

Esta unicidad es todavía más fuerte, sin sombras, sin manchas, porque El nunca traicionó a su pueblo y aplicó sus principios hasta el último aliento de su vida.  

En los primeros años de su presidencia, con la emanación de las nuevas leyes, necesarias para adecuar el Estado a la nueva realidad política y social, consecuencia de la aprobación de la Constitución del 1999, en Venezuela se produjeron cambios profundos y estos cambios fueron traumáticos para muchos gobiernos de medio mundo, como también para la vieja clase política y la oligarquía venezolana. Pero, a la luz de los acontecimientos hasta hoy, junio del 2019, estos cambios fueron también traumáticos para el pueblo venezolano que no supo elaborarlos en la manera correcta.   

¿Chávez fue un verdadero revolucionario?  

Entonces sí, Chávez fue un verdadero revolucionario, porque, con todos los errores que son intrínsecos a los seres humanos, actuó siempre para realizar sus ideas, confiando en “el pueblo heroico, hecho del barro de los libertadores”.  

¿Cuáles fueron los cambios profundos que su gestión aportó en las vidas de los venezolanos?

La lista sería muy larga, pero es suficiente señalar los más impactantes.   

Hasta hoy, los gobiernos chavistas han entregado más de 2.600.000 viviendas a la gente de bajos recursos y también a una parte de la así llamada clase media.

Mientras que en nuestros países “civilizados” los bancos quitan viviendas y se desalojan a familias con niños y enfermos, sin importar que va a pasar a esas personas, bajo la mirada distraídas e indiferente de nuestras comunidades, en Venezuela, un gobierno clasificado como dictatorial por esta comunidad internacional inhumana, cumple con el derecho de los pueblos a vivir en una habitación digna.

Chávez decía que esto se puede hacer solo en revolución.

Chávez realizó un sistema sanitario gratuito para todos, incluidos los extranjeros, cosa que pude comprobar directamente. Se construyeron hospitales, unidades de atención médica integral, se potenciaron muchos hospitales con equipos modernos, nacieron decenas de farmacias en las misiones Barrio Adentro, para distribuir fármacos gratuitamente.

Chávez decía que esto se puede hacer solo en revolución.

Lo mismo ocurrió con la escuela pública, totalmente gratuita, desde las guarderías infantiles hasta las universidades, incluidos uniformes, libros y presidios escolares. Se entregaron miles de computadoras desde las escuelas secundarias.

Chávez decía que esto se puede hacer solo en revolución.

¿Entonces, Chávez fue un verdadero revolucionario?  

SI

Ahora vamos a poner la pregunta más importante:

¿Cuántos verdaderos chavistas existen hoy en día?

Es importante analizar y también criticar las acciones de los gobernantes o de aquellos que tienen responsabilidad en las instituciones, pero, en esto análisis es mucho más importante entender las actitudes del pueblo, es decir del verdadero dueño de un país, sobre todo en el caso de Venezuela, donde la Constitución dio a este pueblo tantos poderes, enmarcados en los conceptos de democracia participativa y protagónica.

En el marco de las leyes y de la Constitución del 1999, yo escucho siempre con asombro un lema muy importante, que muy a menudo no se entiende en su significado profundo: “el pueblo salva al pueblo”.

En este último año pude ver mucha solidaridad, sobre todo ente la gente humilde, para superar los apagones y la consiguiente falla de agua y gas. Esto es muy positivo.

Pero, lo que se vino disparando, desde la enfermedad del Hugo Chávez, fue algo ignoble.

El pueblo que recibió gratis casas, atención médica, escuelas, ¿cómo consideró estos beneficios?

Una parte estuvo muy agradecida, considerando estos beneficios en su justa luz, es decir como logro de la revolución, y aquellos que todavía no recibieron sus cuotas, se quedaron tranquilos esperando su turno. Otros, por el contrario, entendieron que los beneficios eran derechos absolutos, que el gobierno no hacía nada de excepcional y aquellos que todavía no habían recibido sus beneficios empezaron a protestar por la supuesta ineficiencia gubernamental, primero con Chávez y luego con mucha más fuerza con Maduro, seguramente presionados por una oposición irresponsable.

En el año 2014 pude ver en Vargas protestas de gente que bloqueaba las calles porque, en las casas recibidas gratis, completamente equipadas, se habían dañados algunos electrodomésticos o quemados algunos bombillos y “¡el gobierno no quería arreglarlos o sustituir los bombillos!”.  No quiero hacer comentario.

Otra cosa que vi, en las entradas de los edificios populares entregados por el gobierno, entre Tanaguarena y Caraballeda, estaban metidas algunas mesitas llenas de Harinapan, mantequilla, café, azúcar entre otros. Estos productos ya no se encontraban en los automercados.

Un día pedí al muchacho que cuidaba uno de estos “puntos de venta”, el precio de la Harinapan. Me disparó una cifra 10 veces más alta del precio “justo” fijado por el gobierno.  Un amigo, que vive en un condominio cerca de Tanaguarena, me dijo que un vecino suyo se alardeaba de tener en su casa más de cincuenta empaques de Harinapan y de azúcar. Un día me dijo que había visto en la basura muchos empaques de Harinapan ya vencidos.

Bachaqueo, una forma asquerosa de acaparamiento.

Los bachacos son hormigas que destruyen todo.

Es decir, estos “comerciantes improvisados”, en su mayoría mujeres, compran todos los productos vendidos a precios controlados, sean víveres, sean fármacos, sean productos para la limpieza y las higienes personales, para luego venderlos a un precio altísimo o lo destinan al contrabando, sobre todo en Colombia a través del Zulia y Táchira.

Muchas veces, estos bachaqueros, son alistados por los dueños de tiendas, que lo utilizan como “proveedores”. Estuvo presente mientras un grupo de seis mujeres entregaban bolsas llenas al dueño de una tienda y se llevaban su recompensa. La esposa del dueño, viendo mi mirada de desconcierto, me explicó que ella “pagaba” a más de veinte muchachas por este “trabajo”, sino no habría podido ganar lo suficiente. El resultado inmediato de “su trabajo” fue que me vendió un kilo de jabón para la lavadora cobrando mil doscientos bolívares (año 2015), siendo el precio normal de 80 bolívares. Este ocurrió en Ciudad Ojeda.

Si en Vargas el bachaqueo no era tan evidente, en Zulia se había convertido en un sistema consolidado, junto a un masivo contrabando de extracción hacia Colombia, principalmente hacia Cúcuta.

Una primera consideración es que esta gran cantidad de gente tenia mucho dinero y con el bachaqueo multiplicó sus capitales. A nadie importaron las consecuencias, y la oposición, sobre todo con Fedecamara, afirmaba que era una forma licita de comercio.

Muchos de los bachaqueros tienen casas entregadas por el gobierno, tienen hijos que estudian disfrutando de los subsidios gubernamentales y seguramente disfrutan plenamente de las ventajas ofrecidas por las misiones. Pero traicionaron y continúan a traicionar la revolución y con sus actitudes, complican la vida de todos.

Y ahora hablamos del contrabando de la gasolina.

Al llegar en Venezuela, en el febrero del 2014, como dije antes, viví primero en Vargas y luego en Zulia.  En Vargas pude ver que, diferentemente de mí estadia anterior del año 2006, casi todos los carros circulantes estaban bastantes nuevos y que los carros-chatarras habían desaparecidos. La misma situación pude averiguarla en el oriente. En el año 2015 me mudé en Zulia. Allá el bachaqueo había alcanzado niveles increíbles, con miles de personas que hacían colas organizadas, en su mayoría a las órdenes de la mafia local.  Muy a menudo en grupos familiares, todos con celulares, se mudaban de un automercado a otros como una ola mortífera, cuando recibían la información que estaban para llegar a otros ejercicios comerciales, algunas cargas de azúcar o de Harinapan o de algunos productos de limpieza. Muchos bachaqueros tenían decenas de cedulas falsas, para entrar varías veces a la misma tienda y hacer compras ilegales. Con este sistema, todos los productos se vendían de inmediato y no quedaba nada. Estas colas estaban también delante a los ingresos de las farmacias más grandes.

Otra cosa escalofriante fue cuando me di cuenta de que todos los carros-chatarras de Venezuela se encontraban en Zulia. Todos ellos, en las horas diurnas, actuaban como taxi de puesto. En las horas nocturnas, algunos de ellos llevaban toneladas de mercancías a Cúcuta, con la complacencia de algunos elementos de la Guardia Nacional, pero en su mayoría, tienen un tanque auxiliar y pueden llevar más de trescientos litros de gasolina. Por estas razones, en horas de la noche, se crean largas colas en las bombas de gasolina en Maracaibo, donde llenan estos tanques y viajan a Colombia.

Al ingresar en este país, que todavía Maduro, como antes hacía Chávez, se obstina en llamar “hermano”, a efecto de una ley colombiana muy oportuna, la gasolina vuelve legal, se puede sin problema vender a cualquier bomba directamente, y el carro-chatarra se queda con el mínimo de gasolina para volver a Venezuela. Por cada noche, un dueño de carro-chatarra gana entre 60.000 y 100.000 bolívares (año 2015), al neto de una pequeña comisión que tiene que pagar a los policías de ambas partes.

Además de los carros-chatarras, existen otros dos métodos para llevar gasolina a Colombia. El primero es el más “industrial”, porque utilizan directamente ¡una gandola! El otro sistema es el más interesante: se trata de una bicicleta. La inventiva de los venezolanos de verdad es asombrosa. Una bicicleta, oportunamente modificada, puede cargar hasta 300 litros de gasolina.

Todas estas gentes, que ya destruyeron el Estado, se pueden llamar “¿revolucionarias?”.

Seguro que muchos de los que leen estas páginas dirán: estos son escuálidos; así no actúan los chavistas. Lamentablemente no es así.

Voy a hacer otra señalación más.

En Ciudad Ojeda, un martes desperté con un dolor a la barriga. Los síntomas eran de una infección y por eso intenté ir a una clínica cercana a mi habitación. Allá me dijeron que el médico, en aquel día no se encontraba y que pudiera ser al final de la semana. Dije que yo lo necesitaba ya, que por favor me señalara donde pudiera ir. La respuesta fue: “si quiere, puede ir a… donde se encuentran los cubanos”. El tono de voz fue de total desprecio.

Los amigos me llevaron a este centro de atención y me atendieron dos médicos, una mujer y un joven, cubanos. Muy amables, confirmaron mi diagnosis y me dieron una receta con los fármacos que habría debido tomar. Me indicaron una farmacia de la misión Barrio Adentro, para recibirla gratis. Entrando a esta misión, vi un pequeño lugar, con pocas medicinas en las estanterías y tres personas, dos mujeres y un hombre, sentados a discutir tranquilamente, mientras tanto yo esperaba que uno de ellos me atendiera. Quando le dio la gana, el varón me pidió que pudiera hacer por mí. Yo entregué la receta que el miró como si fuera una hoja de papel igienico usado. Continuando a voltearla, será para ver cuanto estaba sucia, me la restituye pidiendome, molesto, porque yo estaba allá, quien fue que me envió justo en aquella farmacia. Expliqué otra vez mi recorido y el señor, bastante fastidiado, me dijo que él no tenian nada. Una de las mujeres tomó la receta y me la restituye repitiendo que no, que no tenian nada de eso, que la última cajita la habia regalada a la “Doctora”.

Mis amigos zulianos, escuchando el cuento, se pusieron a reir diciendome que las medicinas que llegaban allá desparecían el mismo día y que seguramente habria podido encontrarla en Colombia.

Entones, en la misión Barrio Adentro, se encontraba algun ¿revolucionario chavista?

En Zulia, todo el mundo sabe lo que pasa y nadie hace nada. Empezando por el Gobernador.

Las cosas empeoran cada día más, en un silencio total de las istituciones.

 

Existe una revolución palabrera, muy apasionante en su manera de expresar sentimientos revolucionarios, pero sin acciones que demuestran los efectos revolucionarios.

Las palabras están desconectadas de las acciones.

Para aclarar este concepto, voy a citar una página de mí libro: “Hugo Chávez y la guerra al Colonialismo”. Los acontecimientos descriptos ocurrieron luego del aluvión de Vargas en el año 1999.

 

“… Todas las redes TV estaban en el sitio, listas a registrar no sólo los acontecimientos, mas especialmente errores y extravíos imputables al gobierno, especulando hasta sobre las desgracias de aquella pobre gente tan duramente probada. Vanessa Davies es una periodista que trabaja en una de las redes privadas de la oposición, creo RCTV.

Esta joven se vuelve testigo de un delito cometido entre las ruinas cenagosas de Vargas. Militares disparan a algunos chicos, matando un par de ellos, bajo los ojos de los parientes y otras personas amigas. Estos testigos denuncian el hecho delante de las cámaras y su testimonio es recogido por Vanessa que, de regreso en los estudios en Caracas manda en el aire un servicio furibundo contra los asesinos y responsabiliza en general al gobierno y Chávez en particular, como de costumbre.

Durante la transmisión Vanessa recibe la llamada de Chávez que la regaña diciendo que no puede lanzar parecidas acusaciones sin pruebas. Vanessa, cada vez más enfurecida, contesta arrechamente y lo informa que tiene pruebas en abundancia. Chávez la invita enseguida a presentarle estas pruebas y Vanessa, indudablemente con cierto temor, va a Miraflores donde es recibida de inmediato por el Presidente.

Cuando la periodista acaba de hablar, el Presidente ordena que preparen el helicóptero para ir a Vargas e invita Vanessa a acompañarlo. Imaginad os si la periodista se iba a perder aquella ocasión. Así el Presidente, la periodista y algunos funcionarios abordan el velívolo, llegan a Vargas y se trasladan en jeep cerca del barrio, teatro del delito, con un cierto número de soldados como escolta. Chávez se entrevista con los parientes y los amigos de las víctimas, los responsables son identificados y arrestados…”.   

 

Más claro…

 

La revolución debería regresar a ser “REVOLUCIÓN” y separarse de los falsos revolucionarios, que minan desde adentro este hermoso proceso.

En Venezuela, todos los días, a las seis de la mañana, todavía hoy en día, escuchamos la música y las letras del Himno Nacional, cantado por El Comandante.

Muy a menudo, cuando escuchamos algo que conocimos de memoria, no hacemos caso al significado de lo que escuchamos.

El Himno empieza así:

“Gloria al bravo pueblo
  que el yugo lanzó,
  la ley respetando,
  la virtud y honor.”

 

Luego de casi veinte años, cuantos son los revolucionarios que viven ¿“… la ley respetando,  la virtud y honor”?

Todos los venezolanos, sin importar sus ideas políticas, sus creencias religiosas o sus colores de piel, deberían respetar a las leyes, mientras que las virtudes y el honor deberían ser incrustados en las conciencias de los hombres, siendo elementos indispensables a una convivencia civil.

 

“Moral y luces son nuestras primeras necesidades…”

 

Donde está la moral, cuando se bachaquea, cuando no se cumple con el propio deber, cuando se aprovecha esclavizando a los más débiles, cuando yo no cumplo porque todo el mundo hace lo mismo. Los delitos de los demás no justifican mis delitos.

Parece que Chávez pasó y ahora ¿qué hacemos?

¿Como se puede ayudar a Venezuela, si una parte significativa de su pueblo está destruyendo sistemáticamente todos los esfuerzos dignificantes de Chávez, con total impunidad?

Creo que es simplista decir que es solamente culpa de los escuálidos.

Deberíamos primero limpiar nuestras casas bolivarianas y luego impedir que la contrarrevolución la ensucie de nuevo o peor aún la destruyan.

Actuando como el avestruz, enterrando nuestra cabeza para no ver y no sentir, estamos haciendo el juego de la oposición, que en este momento no es simplemente agarrar el poder, sino destruir primero al chavismo. En aporrea.org se reporta un discurso de Elliot Abrams, antes el Comité de Relaciones Exteriores de la Cámara de Representantes de los Estados Unidos. Pueden leer todo el texto completo aquíMr. Abrams recalcó: “Nosotros, que somos los campeones de la democracia en el mundo, siempre hemos probado que el socialismo ha sido un fracaso en todos los lugares en donde ha tratado de imponerse, y por lo tanto no podemos permitir que en Venezuela eso sea la excepción. ¿Entonces vamos acaso a permitir que en Venezuela sea exitoso el socialismo, señores Representantes? ¿Pueden ustedes creer lo que eso provocaría en toda la región de América Latina?”.

 

Esta es la verdadera razón que empuja los gobiernos de los Estados Unidos a destruir a Venezuela.

Siendo la economía venezolana dependiente casi por completo del petróleo, los enemigos de la revolución bolivariana empezaron desde el comienzo de la Presidencia de Chávez, el boicot, el saboteo y la compra de conciencias de políticos y de los ejecutivos de PDVSA.

Controlar a PDVSA debería ser la tarea más importante, más importante aún de la defensa militar de la Nación.

¿Cuántos son los ejecutivos de PDVSA arrestados en estos últimos dos años?

En realidad, deberíamos hacer otras preguntas: ¿Por qué tantos ejecutivos de PDVSA acabaron en las cárceles? ¿Cómo pudieron delinquir por tanto tiempo, arrasando la Corporación, sin que nadie se dio cuenta del desastre? ¿Quién son los asesores del Sr. Presidente Nicolás Maduro? ¿Quién son los que controlan el mantenimiento mayor en PDVSA?

Para concluir, hago de nuevo esta pregunta:

¿Cuántos verdaderos revolucionarios existen hoy en día en PDVSA?

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