(FOTO+VIDEO) “Colectivo La Piedrita” intervista a Valentín Santana

Spesso si parla dei “Colectivos” del Venezuela bolivariano, che gli imperialisti e i loro lacché e i cosiddetti “chavisti light”, vedono come il fumo negli occhi, e che alcuni tacciano di essere “organizzazioni criminali al soldo del governo di Maduro”. Siamo andati a toccare con mano per provare a capire come stanno davvero le cose, abbiamo voluto per una volta dare la parola direttamente a loro. Qui la traduzione in italiano dell’intervista realizzata dal compagno Luis Matute, a uno dei protagonisti più discussi e criminalizzati dai controrivoluzionari: Valentín Santana, leader del Collettivo “La Piedrita” del barrio 23 de enero.

[Qui l’intervista in castigliano di Luis Matute]

Parroquia 23 de Enero, Sector El Observatorio, Caracas, República Bolivariana de Venezuela.

24 gennaio 2020.- In una mattina bella e soleggiata, con una meravigliosa vista di fronte alla maestosa vetta del Waraira Repano, conosciuto come cerro El Avila, nella popolosa parroquia 23 de enero, nel settore dell’osservatorio, intervistiamo Valentín Santana, fondatore del “Colectivo La Piedrita”.

 

Buon giorno Valentín, si dice che venire a La Piedrita è come entrare in un luogo impenetrabile, vogliamo che con le tue parole tu ci dica quale è la realtà del Colectivo La Piedrita e chi è Valentín Santana.

 

Un saluto ai rivoluzionari del mondo, siamo qui, in questo umile territorio de La Piedrita, di cui sono il fondatore e do il benvenuto ai compagni che si trovano qui, benvenuti nella Repubblica Bolivariana del Venezuela.

 

Valentín parliamo di come hai creato e fondato la famosa Piedrita, già che diverse persone hanno timore e dicono che è impossibile venire qui.

 

Che gli faccia paura all’imperialismo, ai nemici della Patria, per questo fondammo La Piedrita, affinché incutesse timore ai nemici della Patria, che se la facciano pure addosso.

 

Come nasce la Piedrita?

La Piedrita nasce un 26 di Dicembre, 35 anni fa. Provengo da una esperienza di lotta armata urbana, ebbi un incidente un 8 di ottobre e nella convalescenza mi dicevo: “io non ho fatto niente per il mio territorio, per il mio barrio”; mi richiamò l’attenzione che una volta una compagna mi disse: “Valentín, andiamo, facciamo qualcosa per il nostro barrio” e siamo nati con un piccolo periodico di una pagina, si chiamava ‘Periodico popular La Piedrita’, e da lì incominciammo a fare assemblee popolari, giacché le assemblee popolari sono più vecchie di Matusalemme e nel barrio la gente come me era conosciuta; è qui che sono nato, la gente cominciò a partecipare a queste assemblee popolari e giorno dopo giorno questo territorio si è volto nettamente rivoluzionario: qui non accettiamo che si parli male del nostro Comandante Hugo Chávez.

 

Quando hai pensato al tuo barrio, che hai pensato di poter fare per la tua comunità?   

 

Tu sai che noi nella quarta Repubblica eravamo giovani, anche se in verità non abbiamo avuto una gioventù, perché per niente più di un libro di Che Guevara arrivava la DISIP [Polizia politica NdR] irrompendo in casa e torturando, potevi scomparire come desaparecido e questo mi portò a dover fare qualcosa nel mio barrio affinché la nostra gioventù in questa epoca potesse avere una speranza di vita e di lotta. Io oggi sto in un territorio con 25 anni di lotta alle spalle; oggi sto vedendo il risultato e non mi sono mai fermato, sfidando la destra come non potete immaginare, perché ho applicato la linea di Fidel Castro, mi sono preparato, mi sono preparato a livello ideologico, a livello politico e finanche al livello militare. In questa zona veniva la quarta repubblica con la repressione, con la banda chiamata “la banda del quemado” e “el hombre de la chaqueta negra” che erano poliziotti qualificati per cacciare i rivoluzionari, erano della polizia metropolitana e ci dovemmo organizzare qui in questo settore, a La Piedrita nel barrio 23 de enero, per dare una risposta a questo tipo di bande armate, questo negli anni 1974-1975, erano dei mercenari.

 

pied1Tu sei nato e cresciuto in questo barrio?

Si, io sono nato e cresciuto qui nel 23 de enero.

 

Qui a La Piedrita?

Si qui.

 

Hanno demonizzato molto già solo il nome “La Piedrita”, perché?

Perché noi, non accettiamo, non accetteremo mai di sederci a parlare con la destra controrivoluzionaria. Noi qui l’abbiamo combattuta nelle strade, mai ci andremo ad accordare con questa destra che vuole portare via il nostro sogno della Rivoluzione Bolivariana, questo sogno socialista, umanista; non abbiamo mai accettato che qui, in questo territorio entri un candidato della destra: qui NO! Per questo a livello mediatico ci vanno duro e specialmente contro di me per la mia posizione radicale, non accettiamo che loro mettano piede qui!

 

Raccontano sempre che sei radicale, io credo che sei diretto, pensi come dovrebbe pensare il popolo umile, e dici le cose come il popolo le sente, parli al popolo. È per questo che sei stato tanto demonizzato, però la verità è che rappresenti un simbolo per tanti compagni che hanno costruito nuovi “colectivos” e per questo vedono in Valentín Santana un catalizzatore, come un compagno che gli ha insegnato molte cose affinché lavorino solo in favore del popolo venezuelano e delle classi più umili. Come consideri che ti vedano, in questo attuale momento, come un personaggio sempre più coinvolto nella popolazione venezuelana?

 

Per il nemico sarò sempre un uomo con talento, sempre lo sarò, perché loro non hanno mai creduto né mai crederanno nella Rivoluzione Bolivariana. Sono orgoglioso che altri Colectivos mi vedano come un bastione di dignità, però il mio cammino è nella Rivoluzione, io vado con il Comandate Chávez spingendo in avanti, così mi vedo io, sono stato e sarò sempre così tutta la vita.

 

Come ti vedono i compagni della tua zona?

 

Alcuni mi chiamano comandante, altri mi chiamano il leader, altri mi chiamano camarada, a me piace che mi dicano Compagno, mi sento parte del popolo, mi sento come loro, perché io vengo da una famiglia molto umile e mi piace che mi dicano Compagno.

 

Nella zona del 23 de enero esistono molti Colectivos, che relazione esiste tra i differenti Colectivos e che comunicazione hanno con voi?

 

Stiamo lavorando in funzione dell’unità, sappiamo che l’unità non si costruisce da un giorno all’altro, né si può decretare, stiamo camminando da 10 anni, pagando il cammino dell’unità. Di fatto noi non siamo solo nella zona del 23 de enero, abbiamo compagni in San Juan, abbiamo compagni nella regione di Miranda, in La Guaira e Yaracuy, Barquisimeto e Lara. Siamo qui, cercando di fare come ha detto il Comandante Hugo Chávez, un “gran colectivo” e tutti siamo agli ordini della Rivoluzione Bolivariana e del presidente Nicolás Maduro.

Noi siamo leali con la Rivoluzione Bolivariana, quel che succede è che a livello mediatico la Rivoluzione Bolivariana sta toppando, tu mi dirai: dove, Valentín? Ora, quando termina l’intervista ti vado a mostrare cosa è “La Piedrita” e potete fare le foto e vedere, lo dico con molta umiltà, qui c’è una parte del sogno del nostro comandante Hugo Chávez.

 

Come si sente la gente con tutto l’apporto che gli hai dato in questo settore? Ci stavi dicendo che ci mostrerai qualcosa sul lavoro sociale che si è sviluppato qui.

C’è una panetteria, una radio, una mensa, un ricovero per bambini provenienti da altre regioni e che sono malati, li riceviamo qui gratis, gli diamo da mangiare, prendiamo gli appuntamenti negli ospedali mentre stanno qui, c’è una casa della cultura. Tutto ciò che esiste qui lo ha fatto la comunità, abbiamo un giardino zoologico, una scuola, abbiamo una palestra per tenerci in forma.

 

pied2Cosa sente la comunità per Valentín Santana?

 

Solidarietà totale, Patria o muerte insieme a me, perché da quando è apparso il Comandante Hugo Chávez, anche uno che veniva da esperienze più chiuse o che si credeva super potente – io non parlavo quasi neppure con le persone comuni, così come ci aveva inculcato il Partito comunista – poteva capire che pure il vicino di casa può essere parte di questo processo, ho cominciato a fare assemblee popolari, e tutto quello che si fa qui si fa apertamente con la gente, in strada, e tutto ciò che si può ottenere si comunica a la comunidad Hugo Chávez. Io accetto che la gente mi critichi nel bene e nel male, ho capito questo grazie al Comandante Hugo Chávez.

Perché il mio cammino e quello dei nostri Colectivos avanza formando quadri qui nella comunità, li chiamo per una assemblea e vengono, quasi tutti vengono e hanno diritto di parola, non è che io sia l’unico a parlare, no, qui chi vuole dire qualcosa può parlare. Qui ciò che non accettiamo è che qualcuno parli male della Rivoluzione Bolivariana.

Qui c’è sicurezza, qui c’è il Clap, qui c’è tutto. Altrettanto non accettiamo che qui vengano los escualidos a parlare male, non li accettiamo, perché ti dico che noi sì abbiamo alcuni escualidos e rispettiamo le loro idee senza permettere però che qui parlino male della Rivoluzione.

Perché sennò poi vanno ad avere problemi con noi, potremmo dire loro: “voi contate con il Clap, con i benefici della Missione ‘Barrio Tricolor’, con i benefici della Missione ‘Madres del Barrio’, tutti questi benefici di cui godete, i buoni, l’ultimo beneficio è stato il Petro e lo avete avuto e noi no, e nonostante tu sia escuálido, via da qui”, e invece no, perché la linea del Comandante è stata l’integrazione, non ci amareggiamo nemmeno per questo, siamo noi che abbiamo il dominio totale di questa zona.

 

Quanti abitanti ci sono in questa zona?

 

Qui abbiamo 1800 famiglie, solo nel settore de La Piedrita; ti posso dire che 20 sono escualidas. Lo sappiamo perché facciamo un lavoro… toc toc… Si conversa, si parla; adesso per lo meno c’è il Consiglio Comunale, il Clap, ci sono i Milicianos, noi abbiamo Milicianos, adesso stanno facendo un lavoro casa per casa, con la necessità di conoscere ogni famiglia, adesso in questo momento, ciò che succede, noi introduciamo la questione politica, non è che solo arriviamo lì e chiediamo: “Come ti chiami?” e ce ne andiamo, no, noi parliamo loro del blocco economico, del sabotaggio che ci fanno i gringos, si genera una discussione, con la famiglia; in questo modo abbiamo avanzato abbastanza ed in questo modo otteniamo l’appoggio di questa comunità.

 

É appena terminato l’evento “Encuentro Mundial contra el imperialismo por la vida, la soberanía y la paz”, il quale ha coinciso con una epoca molto rappresentativa per il Venezuela, quella dei 62 anni dalla creazione della urbanizzazione del 23 de enero, giusto il giorno dell’anniversario del 23 de enero. Come è stata la vostra partecipazione?

 

Siamo stati nelle strade con una grande Carovana, una grande rappresentanza della nostra parroquia. Ricordando  i nostri martiri, ricordando i martiri di questa parroquia, che si è conclusa con un omaggio floreale alla statua di Fabricio Ojeda. Lì siamo stati accompagnati dai Colectivos di Caracas, Colectivos de Miranda, Colectivos de La Guaira, sono venuti alcuni compagni di Yaracuy e noi quelli del 23 de enero; una buona rappresentanza ricordando i nostri martiri come deve essere, con lo spirito di ribellione, non con i lussi posiamo ricordarli, qui dove il piombo è piovuto a grandinate.

 

Che messaggio vuoi dare tu a questi compagni che hanno partecipato a questo Incontro Internazionale Antimperialista? Perché molti rappresentanti stranieri si sono chiesti: Che facciamo dopo questo incontro? Ossia, che faranno i Venezuelani dopo questo incontro?

 

Credo che questo incontro sapesse di borghesia, non si sono riempiti di popolo, perché la verità del Venezuela, come diceva Alí Primera, non si vede nel Teatro Teresa Carreño, non sta lì la verità del Venezuela, non sta lì la verità della Rivoluzione Bolivariana, perciò, quando voi camminate qui con me per le strade de La Piedrita, vedrete un pezzo delle conquiste della Rivoluzione.

 

Par me questi compagni non si sono portati nulla dei progressi della Rivoluzione Bolivariana, questo è un po’ come se io me ne andassi adesso a Cuba e mi vanno a mostrare il bello di Cuba, i progressi stanno nelle campagne, imparando dai compagni cubani, qui i compagni che vengono, i compagni internazionalisti, li mettono lì dentro nel Teatro Teresa Carreño e lì quello che si sente è l’odore dei profumi cari. Il Comandante diceva: “fatevi voi l’agenda dei vostri impegni, non lasciate che siano altri a farla per voi, mettetevi nei quartieri popolari, è proprio lì dove sta il Potere Popolare, perché la Rivoluzione Bolivariana è nata per i poveri, non per i ricchi”.

 

Quindi con che cosa se ne vanno loro? Con nulla, siamo stati in Venezuela, pero poi? Qui c’è il Cuartel de la Montaña, qui è dove abbiamo seminato il nostro Comandante, io faccio parte dei servizio di sicurezza del Comandante, questo è il luogo dove avrebbero dovuto tenere questo Forum, proprio lì, per far sentire allegro il Comandante Chávez, anche noi del 23 de enero ci saremmo sentiti super allegri, avremmo ricevuto i compagni con lo spirito dei ribelli, con allegria, come dev’essere, per me questo ha avuto l’odore dei profumi cari, ve lo dico con tutto il rispetto ed assumo la responsabilità di ciò che dico.

 

Il Comandante teneva i suoi “Aló presidente” nei quartieri popolari, nelle campagne, nelle sábanas, tutti gli “Alo presidente”, o la maggioranza si sono tenuti nei quartieri popolari, nei paesi, nelle campagne, questo era il messaggio.

 

pied3Come vedi tu l’unità dei Colectivos qui nella parroquia del 23 de enero?

 

Su cento, siamo ad una settantina. Una dimostrazione è stata il giorno del 23 de enero, mancavano all’appello due organizzazioni e basta, la “Coordinadora Simón Bolívar” e “Alexis vive”, ah! e i compagni di Óscar, del resto qui hanno partecipato il partito PSUV, le UBCh (Unidades de Batalla Hugo Chávez) il Clap, Consejo Comunal, los Colectivos del 23, la Milicia Bolivariana, i compagni di fuori hanno partecipato, ossia abbiamo avanzato, in verità possiamo dirci orgogliosi che in meno di un canto di gallo possiamo mobilitare tutto l’ovest di Caracas, dobbiamo solo avvisare i compagni, contiamo su una rete di radio, per esempio, io posso chiamare adesso un compagno e dirgli di bloccare l’autostrada, bloccare San Martín, tutta questa parte qui; è da circa un anno che abbiamo questa rete di trasmissioni. Noi siamo ne La Guaira – Vargas, il centro di Caracas praticamente è dei Colectivos e abbiamo fatto progressi in questo ambito.

 

Quanti Colectivos all’incirca ci sono?

 

Siamo oltre quaranta, siamo Colectivos, ma siamo anche Milicia, Clap, Comuna, siamo nel Partito, stiamo assumendo i compiti della Rivoluzione Bolivariana. Abbiamo un gravissimo problema e lo dico, lo analizzo, la Rivoluzione Bolivariana sotto il profilo mediatico ha toppato, il Canal 8 parla solo attraverso i ministri, non ci sono i Colectivos e tutti i Colectivos sono parte importante del lavoro comunitario che si sta portando avanti, nei Colectivos dove tu ti metti sempre puoi vedere qualcosa, tutto è relazionato con il lavoro culturale, il lavoro politico e non soltanto per la parte che tu conosci, no no no, questo sta qui, aspettando che loro decidano entrare, per il resto stiamo sempre facendo il lavoro culturale, rivoluzionario, assemblee, questo è il nostro cammino; ma il nostro ministro della comunicazione e tutti quelli che sono passati di lì si occupano solo per i ministri, per questo ti dico, la verità del Venezuela non si vede nel Teresa Carreño, quello che c’è lì sono sedie comode, belle luci.

 

I progressi della Rivoluzione Bolivariana si vedono nelle montagne, dei quartieri popolari, nelle campagne, è qui dove c’è la Rivoluzione; questa Rivoluzione non può cadere, perché questa Rivoluzione è piena di popolo, sa di popolo, dei più umili. Che si dimentichi la controrivoluzione o che si dimentichino quelli che pensano di negoziare, noi non ci consegneremo mai, perché, guarda, si sta negoziando adesso nel CNE, ma non metteranno piede ne La Piedrita, perché noi siamo Chavisti, antimperialisti e qui non entrano.

 

Avete negoziato con altra gente, non con La Piedrita, noi non dimentichiamo che loro hanno solo fatto danni per questo popolo, adesso stanno all’estero per vedere come entrano i gringos, come una forza mercenaria entra qui nel nostro paese, per ammazzarci e per ammazzarmi, per ammazzarti, per ammazzare i miei compagni e i miei figli, mia moglie, la mia famiglia, io non mi siedo con questa gente, io no.

 

Sul piano mediatico abbiamo toppato perché fuori dicono che siamo dei mercenari, perché fuori dicono che siamo dei comemierda, perché la nostra gente che ha a che fare con i mezzi di comunicazione non risponde, il Comandante Hugo Chávez parlava della “comunicazione della guerriglia, la guerrilla comunicacional”, dei quartieri popolari, della montagna, delle campagne.

 

Fidel Castro diceva “contro la menzogna controrivoluzionaria, la verità rivoluzionaria” e noi siamo obbligati quando loro parlano di noi a dire la verità, come organizzare un’assemblea, aiutando un’anziana, organizzando una coda per il Clap, questa è la risposta.

 

Tra poco ci saranno le elezioni per i Deputati, noi siamo obbligati, compagno, a vincere nella Asamblea Nacional, quindi dobbiamo partecipare tutti, questo deve essere il colore “rojo rojito” ma per poter ottenere la vittoria dobbiamo essere uniti, non c’è altro cammino.

 

Prima hai detto che la celebrazione del 62esimo anniversario del 23 de enero tre colectivos non hanno partecipato all’evento.

 

Prima di tutto, loro non sono Colectivos, la “Coordinadora Simón Bolívar” è una fondazione, “Alexis vive” è una fondazione ed il compagno Oscar è anche lui una fondazione e quindi non hanno partecipato perché non hanno voluto e ugualmente noi dobbiamo rispettarli e rispettarli perché sono nostri compagni, c’è rispetto, io particolarmente rispetto molto Juan Contreras, è amico mio di tutta la vita, il compagno Robert lo stesso ed il compagno Óscar, va bene, con Óscar ci frequentavamo, gente che rispetto, a tutti loro va il mio rispetto, ma va bene, loro decidono per loro cosa è meglio.

 

Qual è la differenza tra Colectivo e Fondazione?

 

Il Colectivo non riceve risorse, invece come Fondazione sì è possibile ricevere risorse dallo Stato, come Colectivo no, quasi impossibile, richiedono una serie di documenti. Per me, un Colectivo non può essere legalizzato, perché un Colectivo nasce dalla necessità di dare una risposta come al “cobra nero” alla “banda del quemado ” questa è la funzione di un Colectivo, è stato così e deve continuare così.

 

Ah! Da quanto è nata la Rivoluzione Bolivariana, c’è quello che si chiama Clap, Comunas e attraverso quelle figure otteniamo risorse per la comunità, questa è la differenza.

 

67c2c61e-fe6e-41a0-8d4d-a4b12bf2b758Valentín, tu che sei a capo di una grande comunità di questa grandiosa parroquia il 23 de enero. Qual è il messaggio che dai ai compagni ed ai giovani degli altri paesi?

 

Che quando vengono qui, in Venezuela, non si facciano rapire dalla burocrazia, che cerchino i loro pari. Credo che chi viene dall’estero non sia un milionario, un milionario, cerca un milionario, i proletari, cercano i proletari, cercano i loro pari, perché sfortunatamente ci sono quelli che qui in Venezuela con alcuni leaders chiudono gli internazionalisti nel Teresa Carreño, invece di far conoscere loro Las Lomas, dove è nato uno dei grandi guerriglieri riconosciuti, che si chiama Tito González Heredia di Bandiera Rossa, con una faccia di popolo e il ragazzo era uno tosto, uno serio, molti rivoluzionari sono nati a Catia, accompagniamoli a Catia così che loro possano conoscerla.

A Catia non ci sono solo venditori ambulanti e cibo, a Catia ci sono grandi rivoluzionari, il 23 de enero, El Valle.

Queste sono le due cose che raccomando, che sono piene di gente, di popolo.

Sono stato a Cuba per 10 giorni e sono arrivato tranquillamente, mi ha mandato un settore del Partito [PSUV, NdR] e sono arrivato come chiunque altro, nessuno sapeva chi fossi e non hanno mai saputo chi fossi.

 

Sono sicuro che se quel Forum fosse stato organizzato nei quartieri popolari, qui nella Caserma della Montagna, avrebbero sentito l’odore del popolo, tu vai lì e vedi il Comandante e sembra che il Comandante lì ti dica: “calmati!”. E sì, esci con coraggio, con la determinazione di continuare a combattere, quel sito è impressionante. Sono parte della sicurezza del posto, della parte esterna ed è un luogo che è stato il più odiato e ora è il più amato, perché il nostro Comandante è lì; ma aha, sì, credo che i rivoluzionari debbano essere umili, c’è l’essenza lì e c’è un grande potere.

 

Perché il Comandante a livello militare non ha potuto, è che non ha fatto molto, si è riempito di popolo. Alle elezioni, il Comandante votava qui, nella zona centrale del 23 de enero, al liceo Manuel Palacio Fajardo, arrivava con una sola auto, alla guida di una Volkswagen rossa e noi aspettavamo il presidente; ovviamente, dopo aver riconosciuto la Volkswagen rossa, sapevamo già che era lui.

 

Per me, la cosa grandiosa del Comandante Chávez è stata la sua umiltà, penetrava nei più umili, ecco perché questa Rivoluzione non verrà abbattuta da nessuno, perché sa di popolo, che incasseremo come un pugile, beh, io ti do e tu mi dai, e noi tireremo i nostri pugni, perché questa Rivoluzione è vera, compagno.

 

Quello che stiamo vivendo qui, ad Haiti per esempio avremmo avuto già la guerra, piombo, è un altro contesto e non sarebbe stato sopportato.

 

E noi oggi… vedi, il venerdì, negozi di liquori, gente che beve, vai in strada e vedi quella folla, questo è uno strano blocco, volevano che ci piegassimo, non ci sono riusciti, né ci riusciranno, con nessun compagno non potranno mai, Chávez è penetrato nelle vene del più umile, se Chávez fosse arrivato, come arrivarono Azione Democratica e COPEI, Chávez sarebbe stato ancora vivo, vivo, avrebbe governato solo per cinque anni; ma Chávez è venuto per fare una Rivoluzione, ecco perché siamo qui, in questa Rivoluzione, e ci resteremo a lungo.

 

Non vedremo il trionfo della Rivoluzione Bolivariana, il consolidamento non lo vedrò, ma siamo qui per rendere fertile il terreno in modo che i nostri figli godano dello sforzo che ognuno di noi sta facendo, la vedo così e quindi è in questa direzione che mi muovo.

 

Sono cosciente che il consolidamento non lo vedrò, non ne godrò, ma i miei figli sì, ho avuto l’onore di conoscere il comandante Hugo Chávez, sono nato al tempo di Chávez, o siamo nati al tempo di Chávez. Penso che sia abbastanza per me. Altri, mio ​​figlio minore ha 7 anni, quello che gli è rimasto è ciò che gli ho insegnato, ma non ha conosciuto Chávez in carne e ossa, ma insegno a mio figlio ad essere un rivoluzionario, gli parlo di Sucre, Fidel, del Che, del Comandante, di Bolívar, l’ho messo ad ascoltare musica rivoluzionaria e gli dico: “Figlio, ¡Chávez vive, la lucha sigue!” Non avete visto la ragazza che è venuta fuori in questo momento, qui i bambini de La Piedrita hanno una consegna: “Pionieri al servizio del Socialismo, saremo come Chávez”, quei bambini che hanno demonizzato, sono di qui, li educhiamo sotto il manto rivoluzionario, perché i gringos educano i loro figli sotto il manto del capitalismo e lì nessuno gli dice nulla, ma noi li educhiamo sotto il manto bolivariano, il pensiero del nostro Comandante e si scandalizzano per questo, parliamo loro del nostro Libertador Simón Bolívar.

 

Nella quarta repubblica, a noi studenti era proibito parlare di Bolívar, qui alla scuola José Gregorio il 23 gennaio, era vietato, beh, sapevo di più su Che Guevara e Fidel, che sul Libertador.

 

Sono venuto per conoscere i compagni e non mi dispiace dire che il mio Libertador si chiamava Simón Bolívar grazie al comandante Hugo Chávez, perché era proibito parlare di Bolívar, non si conoscevano le date storiche, il 24 giugno, 17 dicembre, non ne sapevamo nulla, niente di più di quando andavano al Pantheon per mettere fiori e per assicurarsi che il Libertador  fosse davvero morto, ma oltre questo nulla. Qui si tributavano onori a Cristoforo Colombo, gli onori militari a Cristoforo Colombo.

Ora voglio che conosciate il quartiere de La Piedrita.

 

Grazie, Compagno Valentín Santana, verremo con te per esplorare gli spazi de La Piedrita per conoscere i tuoi successi, grazie per il tuo tempo dedicato alla nostra visita e speriamo in futuro di poter tornare e condividere un po’ di più con l’intera comunità de La Piedrita nella parroquia del 23 de enero, nella città di Caracas, Repubblica Bolivariana del Venezuela. Grazie Valentín.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Adriano Ascoli e Ciro Brescia]
[Foto di Adriano Ascoli]

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Incontro Mondiale contro l’Imperialismo: Conclusioni tavolo 1. Settore Lavoratori

INCONTRO MONDIALE CONTRO L’IMPERIALISMO
Per la vita, la sovranità e la pace
Venezuela, dal 22 al 24 Gennaio 2020

TAVOLO 1. SETTORE LAVORATORI.
NUMERO PARTECIPANTI: 87.
NUMERO PAESI PARTECIPANTI: 22.
PAESI PARTECIPANTI: BELGIO, IRLANDA, PALESTINA, COSTA RICA, PORTO RICO, MESSICO, RUSSIA, NICARAGUA, PERU, CUBA, GIORDANIA, COLOMBIA, REPUBBLICA DOMINICANA, ARGENTINA, BRASILE, AUSTRALIA, NIGERIA, ITALIA, CILE, USA, CATALOGNA, INGHILTERRA.
RELATRICI: ANDERSON. J. SÁNCHEZ S, C.I. 18.752.308 TELEFONO: 0414-466-19-19

CONCLUSIONI:
Noi, lavoratori partecipanti all’Incontro Anti-imperialista Mondiale, che si realizza nella Repubblica Bolivariana del Venezuela, esponenti di diversi settori e provenienti da diversi paesi, riconoscendo le particolarità e diversità organizzative della classe operaia, abbiamo convenuto di mettere in piedi una Grande Piattaforma Mondiale Unitaria dei Lavoratori e Lavoratrici contro l’Imperialismo, con lo scopo di consolidare l’unità della classe lavoratrice sindacalizzata e non; delle cappe professionali e tecniche; dei piccoli e medi produttori rurali, urbani e peschieri, come anche di altre organizzazioni della classe operaia, nella misura in cui questa sia disposta a trasformarsi in uno spazio di lotta anti-imperialista, che promuova il superamento delle forme di sfruttamento capitalista.
Di conseguenza, noi, organizzazioni e delegati partecipanti, proponiamo quanto segue:
• 1.-Costituzione
• Le delegazioni presenti al Tavolo Settoriale dei Lavoratori e Lavoratrici convengono di costituire le basi di una Grande Piattaforma Mondiale Unitaria contro l’Imperialismo.
• 2.-Gli obiettivi della Grande Piattaforma Mondiale Unitaria contro l’Imperialismo sono:
• 2.1.Consolidare l’unità della classe lavoratrice; delle cappe professionali e tecniche; dei piccoli e medi produttori rurali, urbani e peschieri, come anche dei movimenti e organizzazioni della classe operaia, disposti a costruire un rinnovato percorso di lotta contro l’imperialismo, utilizzando le nuove tecnologie e combattendo le nuove forme di sfruttamento.
• 2.2.Superare le diverse forme di sfruttamento capitalista, come anche garantire la produzione di beni e servizi, che assicurino nuove alternative economiche e soddisfino le necessità umane mediante la giusta distribuzione della ricchezza. Si tratta di creare le condizioni materiali, sociali e spirituali, che permettano la conformazione di spazi fondamentali per lo sviluppo integrale delle persone e realizzare una società giusta e amante della pace, basata sulla valorizzazione etica del lavoro e sulla partecipazione attiva, cosciente e solidaria dei lavoratori e lavoratrici nei processi di trasformazione sociale, alimentati dall’ideologia bolivariana.
• 2.3.-Promuovere politiche e azioni destinate alla Pace, l’indipendenza e la sovranità di ogni paese, rifiutando e denunciando tutte le minacce e aggressioni di diversa natura verso tutti i Governi Sovrani che non intendono servire le potenze egemoniche imperialiste.

• 2.4-Accompagnare in maniera solidale il popolo dei lavoratori e dei pensionati perché si sollevi contro le misure opprimenti del capitalismo contro il diritto a una vita degna.
• 2.5.-Unire tutti gli uomini e donne senza alcuna distinzione di professione, impiego o sindacaliazzazione, mediante interscambi formativi.
• 2.6.-Coordinarsi coi centri di studi costituiti per la liberazione e coscientizzazione della classe operaia, allo scopo di consolidare una rete di formazione.
• 2.7.-Incentivare le politiche orientate a garantire la sovranità economica dei nostri popoli, creando attraverso collegamenti tra i lavoratori e le lavoratrici nuove alternative basate sulle innovazioni tecniche, tecnologiche e dando vita a conoscenze scientifiche e umanistiche.
• 2.8.-Promuovere la lotta contro la precarizzazione del lavoro, per garantire lo sviluppo umano integrale e un’esistenza degna e accettabile per i lavoratori.
• 2.8-I restanti punti riguardano il tavolo settoriale e la sua struttura.
• 3.-Esponenti
• Sono esponenti della Piattaforma tutti quegli uomini o donne – Lavoratori e Lavoratrici, formali e informali, senza discriminazioni di impiego che formino parte delle cappe operaie, contadine, pescatrici, tecniche; dei piccoli e medi produttori rurali, urbani e peschieri; dei movimenti, sindacati, federazioni, confederazioni, centrali, fronti, brigate, consigli, partiti, tra le altre organizzazioni della classe operaia in lotta contro l’imperialismo.
• 4.-Articolazione strutturale
• La Piattaforma si avvarrà di una struttura di coordinamento di tutte le forze lavoratrici del mondo e si distribuirà a livello continentale, regionale e nazionale attraverso commissioni e delegazioni di collegamento con la classe operaia, convenendo sui seguenti punti:
• 4.1.-La Commissione Mondiale di Collegamento delle Forze del Lavoro sarà composta inizialmente dai partecipanti a quest’incontro. Avrà sede a Caracas, Venezuela, appena si approvi la creazione della Piattaforma Mondiale Unitaria dei Lavoratori e Lavoratrici contro l’Imperialismo. Questa commissione sarà responsabile di attivare le connessioni organizzative e di interscambio, allo scopo di intraprendere azioni da parte della classe operaia contro l’imperialismo. La menzionata commissione attuerà da Caracas, Venezuela, e promuoverà la creazione di sedi regionali nei distinti continenti delle organizzazioni che compongono la Piattaforma.
• 4.2- Delegazioni continentali, regionali e nazionali delle Forze del Lavoro promuoveranno il coordinamento e riconosceranno le specificità di ogni cultura, come anche delle diverse forme di organizzazione. Allo stesso modo, si dibatteranno i metodi di produzione, in una prossima riunione da convocarsi per l’anno in corso del 2020 a Caracas, Venezuela.
• 5.- Piano di lotta
• La Commissione Mondiale di Collegamento delle Forze del Lavoro dovrà presentare, considerando gli obiettivi qui esposti, un piano di lotta e di azioni concrete. A tal scopo, la Commissione convocherà, per il presente anno 2020, nella capitale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, la prima Assemblea della Piattaforma Mondiale Unitaria dei Lavoratori e Lavoratrici contro l’Imperialismo.
• 6.- Interscambio
• Le delegazioni presenti si impegnano a formare un nucleo promotore, con l’obiettivo di coordinare gruppi di lavoratori, contadini, pescatori, operai qualificati e tecnici, come anche loro organizzazioni sindacali, federate, confederate rappresentative, disposte a incentivare gli interscambi e gli obiettivi alla base della costituzione di questa Grande Piattaforma.
• ACCORDI:
• Convengono nel dare vita a una Grande Piattaforma Mondiale Unitaria dei Lavoratori e Lavoratrici contro l’Imperialismo, che promuova l’unità della classe lavoratrice, delle cappe professionali e tecniche; dei piccoli e medi produttori rurali, urbani e peschieri, come anche dei movimenti e delle organizzazioni della classe operaia, disposti a costruire un rinnovato percorso di lotta contro l’imperialismo, utilizzando le nuove tecnologie e combattendo le nuove forme di sfruttamento. Le delegazioni presenti si impegnano a formare un nucleo promotore, con l’obiettivo di coordinare gruppi di lavoratori, contadini, pescatori, operai qualificati, tecnici, come anche di alcune loro organizzazioni sindacali, federate, confederate rappresentative, disposte a incentivare gli interscambi e gli obiettivi alla base della costituzione di questa Grande Piattaforma.
• RELATORE INTERNAZIONALE:
• Paese: Australia

• Indirizzo posta elettronica: paulkeating@mua.org.au

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Livorno 7feb2020: Il Venezuela tra approfondimento rivoluzionario e minacce USA

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Encuentro Mundial Contra el Imperialismo: Resolución Especial Sobre la “Cumbre Terrorista”

por Encuentro Mundial Contra el Imperialismo

El “Encuentro Mundial Contra el Imperialismo”, reunido en la Ciudad de Caracas, República Bolivariana de Venezuela, entre los días 22 y 24 de enero de 2020, aprueba la siguiente Resolución Especial Sobre la “Cumbre Terrorista y los Ejercicios Militares de EE.UU. en el Caribe”, con bases en las siguientes consideraciones:

La política guerrerista del gobierno estadounidense se inscribe en una apuesta geopolítica global que pretende mantener su supremacía por la vía de la fuerza militar.

Esto se acompaña de acciones terroristas, paramilitarismo, medidas coercitivas unilaterales, leyes extraterritoriales, invasiones, instalación de bases militares, entre otras agresiones.


En el caso de América Latina y el Caribe, la Casa Blanca mediante el Comando Sur, ha desplegado un dispositivo militar en la región para cercar a los pueblos que enarbolan las banderas de la soberanía y la autodeterminación de los pueblos. A tono con estas iniciativas el imperialismo asume la Doctrina de Guerra No Convencional, lo cual se ha constituido en una peligrosa amenaza para la paz del continente.


Consideramos que la realización de una “Cumbre Terrorista” convocada por el imperialismo estadounidense se erige como una amenaza criminal que proviene de una potencia genocida con un largo historial de ataques militares contra los pueblos del mundo. Se hace necesario denunciar que dicha Cumbre pretende legitimar acciones contra dirigentes antiimperialistas, gobiernos revolucionarios y pueblos soberanos.

Específicamente, en este momento el gobierno de Estados Unidos junto con las élites del continente, pretenden utilizar el argumento de la lucha contra el terrorismo para perpetrar nuevas agresiones tales como asesinatos selectivos contra dirigentes antiimperialistas de Nuestra América.

Por las razones expuestas, exhortamos a los partidos políticos y movimientos sociales a aunar esfuerzos en función de conjurar el peligro que representa la utilización del tema del terrorismo como excusa para subyugar a los pueblos e imponer una política neocolonial orientada controlar los recursos naturales de la región.

En este sentido, los asistentes a este “Encuentro Mundial Contra el Imperialismo”, CONDENAMOS el ataque contra la paz de Nuestra América, convocamos a defender la soberanía de las naciones de la región y por último, exigimos a la Casa Blanca respeto al derecho internacional público.

Dado en Caracas, Venezuela a los 22 días del mes de enero de 2020.

Encuentro Mundial Contra el Imperialismo: Resolución Especial Sobre Colombia

por Encuentro Mundial Contra el Imperialismo

El “Encuentro Mundial Contra el Imperialismo”, reunido en la Ciudad de Caracas, República Bolivariana de Venezuela, entre los días 22 y 24 de enero de 2020, aprueba la siguiente Resolución Especial Sobre Colombia, con bases en las siguientes consideraciones: La paz de Colombia continúa siendo una utopía para todos los Pueblos de Nuestra América. Más de dos siglos de guerra continuada han convertido a Colombia en un país donde los DD.HH., los acuerdos de la Convención de Ginebra y hasta el derecho internacional público, son constantemente violados por la oligarquía más violenta de la región que ha convertido a Colombia en el primer socio global de la OTAN en la región latinoamericana y caribeña, el principal productor de cocaína del mundo, la zona de reclutamiento predilecta de mercenarios para las corporaciones privadas que contribuyen
a la desestabilización del medio oriente y en el escenario de un genocidio contra líderes y lideresas sociales que implica un etnocidio contra las comunidades indígenas y afros, y el asesinato de quienes en general, defienden el derecho a la vida y el territorio.

Como si esto fuera poco, el actual gobierno uribista ha convertido al país en la punta de lanza de una guerra de aproximación indirecta contra la Revolución Bolivariana dirigida por los EE.UU. y procura implicar a ambas naciones bolivarianas en una guerra fratricida que podría ser la primera guerra del siglo XXI en esta región que hace casi seis años se declaró zona de Paz.

Por todo esto nosotros y nosotras participantes de este Encuentro Mundial contra el imperialismo, por la vida, la soberanía y la paz, queremos exigir al estado colombiano que ponga freno de una vez por todas al genocidio de líderes y lideresas sociales, defensores y defensoras de derechos humanos y ex combatientes de las FARC. Que cese de entregar la soberanía colombiana en la más indignante subordinación a los intereses imperialistas.

Reiteramos que no hay paz posible, sin soberanía, sin respeto de los derechos humanos ni sin justicia social, por eso manifestamos nuestro apoyo a quienes desde los campos, los barrios y las cárceles resisten y que en las recientes jornadas del gran paro nacional han expresado el dolor, la rabia y también el amor contenido en las gargantas de ese pueblo bolivariano que no quiere una guerra con Venezuela, que no quiere continuar desenterrando fosas comunes ni contando día a día los asesinatos sino que exige una salida política negociada al conflicto social y armado que vive hace más de cinco décadas. En este sentido es fundamental el cumplimiento de los acuerdos firmados en la Habana con las FARC-EP y la retoma de diálogos con el ELN, pero sobretodo que el
asesinato selectivo, la represión y la judicialización dejen de ser la única respuesta que el pueblo organizado recibe ante sus justos reclamos.

En este sentido, los asistentes a este “Encuentro Mundial Contra el Imperialismo”, EXIGIMOS al gobierno colombiano que deje de subordinar el Estado a los intereses estadounidenses y se aboque a la construcción de la Paz con Justicia Social, recuperando su soberanía y fortaleciendo la unidad de Nuestra América a la luz de los sueños que unieron a Bolívar y Nariño.

Dado en Caracas, Venezuela a los 24 días del mes de enero de 2020.

Por la Paz y la Amistad entre los Pueblos: Ni bloqueos, ni sanciones, ni amenazas

por Encuentro Mundial Contra el Imperialismo

Las organizaciones firmantes, participantes del Encuentro Mundial Contra el Imperialismo, Por la Vida, la Soberanía y la Paz. Celebrado en Caracas, Venezuela, patria de El Libertador Simón Bolívar, los días 22, 23 y 24 de enero de 2020. Ante la intensificación de los bloqueos y las sanciones económicas, comerciales, políticas y hasta culturales y deportivas contra aquellos pueblos que, libremente y ejerciendo su derecho a la autodeterminación, han decidido un modelo social y económico distinto al que imponen las potencias imperialistas a los pueblos del mundo, hacemos un llamado a la movilización y a la solidaridad activa contra cualquier agresión, amenaza e injerencia del imperialismo estadounidense y europeo.

Y por ello, manifestamos:

1. Nuestra solidaridad con la República de Cuba, la República Bolivariana de Venezuela, la República de Nicaragua, la República Popular Democrática de Corea, la República Árabe Siria, Palestina y la República Islámica de Irán; quienes sufren criminales bloqueos y sanciones con la única intención de doblegar la resistencia de sus pueblos para forzar la instauración de regímenes dóciles y sumisos a los intereses de las potencias imperialistas y de los grandes monopolios.

2. Que el régimen de sanciones impuesto tiene un carácter criminal, afectando fundamentalmente a la alimentación y la salud de los pueblos, causando miles de muertes. Estas sanciones afectan con especial crueldad a la infancia, a las personas mayores y a los enfermos.

3. Que los bloqueos y sanciones, las injerencias políticas son actos de agresión, y, por lo tanto, cualquier respuesta defensiva es legítima y merece nuestro apoyo. Las sanciones y bloqueos son el preludio de agresiones de carácter violento, ya sean revueltas y golpes de Estado a través de agentes mercenarios como en Venezuela o Nicaragua, o agresiones militares como en Siria, Libia o recientemente en Irán con el infame asesinato del general Soleimani.

4. Que tanto las sanciones y bloqueos se ejercen como arma de guerra por los “matones” imperialistas sin amparo de ninguna reglamentación internacional, a la que desconsideran y menosprecian en toda su normativa jurídica.

5. Que las sanciones y bloqueos del imperialismo, al imponerse con carácter extraterritorial, obligan a sus estados aliados a desarrollar las mismas, convirtiéndolos en cómplices de estas formas de violencia.

6. Que, por su naturaleza intervencionista y bélica, las sanciones y bloqueos atentan contra la Paz y la soberanía e independencia de los pueblos.

7. Que las sanciones son una forma de expoliación y robo contra estados y personas, a las que se les incauta los bienes materiales y financieros que se encuentran, legalmente, en otros territorios.

Por todo ello nos comprometemos a movilizarnos y luchar contra cualquier tipo de injerencia y agresión contra las naciones libres del mundo, a trabajar por fortalecer el Consejo Mundial por la Paz y a exigir a nuestros respectivos gobiernos y a las instituciones internacionales el fin de las sanciones, bloqueos e injerencias.

Llamamos a participar en la jornada mundial antiimperialista del 25 al 30 de mayo de 2020, y nos comprometemos a intensificar la lucha y la coordinación internacional contra el imperialismo.

Caracas 24 de noviembre de 2020

(FOTO+VIDEO) Entrevista a Valentín Santana del “Colectivo La Piedrita”

por Luis Matute

Parroquia 23 de Enero, Sector El Observatorio, Caracas, República Bolivariana de Venezuela.

24ene2020.- En una soleada y hermosa mañana, con una maravillosa vista frente al majestuoso Waraira Repano, conocido como el cerro El Ávila, en la populosa parroquia 23 de enero, del sector El Observatorio, entrevistamos a Valentín Santana, fundador del “Colectivo La Piedrita”.

Buenos días Valentín, dicen que venir a La Piedrita es como impenetrable, queremos que con tus propias palabras nos digas cual es la realidad del Colectivo La Piedrita y quién es Valentín Santana.

Saludos a los revolucionarios del mundo, estamos aquí, en este humilde territorio La Piedrita, un territorio que tiene 35 años de lucha, yo soy el fundador y le doy la bienvenida a los compañeros que se encuentran aquí. Bienvenidos a la República Bolivariana de Venezuela.

Valentín háblanos cómo creaste o como fundaste la famosa Piedrita, ya que mucha gente le tiene temor y dicen que es imposible llegar acá.

Que le tengan miedo, tiene que tenerle miedo el imperialismo, los enemigos de la Patria, para eso nació La Piedrita, para que los enemigos de la Patria le tengan miedo, le tengan culillo.

¿Cómo nace La Piedrita?

Bueno, un 26 de diciembre hace 35 años. Vengo de una experiencia armada en lo urbano, tuve un accidente un 8 de octubre y dentro del reposo yo decía, yo nunca he hecho nada en mi territorio, en mi barrio y bueno me llamó la atención una vez que una compañera me dijo, Valentín vamos a hacer algo por nuestro barrio y nacimos con un periodiquito, una hojita, se llamaba “periódico popular La Piedrita” y de ahí empezamos a hacer asambleas populares; que las asambleas populares son más viejas que “Matusalén” y en el barrio la gente como me conocía, ya que soy nacido y criado aquí, la gente se incorporó a esas asambleas populares y hoy por hoy este territorio netamente revolucionario aquí NO aceptamos que nadie hable mal de nuestro Comandante Hugo Chávez.

Cuando pensaste sobre tu barrio, ¿qué creíste que podías hacer por la comunidad?

Tú sabes que nosotros en la cuarta República éramos jóvenes, aunque en realidad no tuvimos juventud, porque nada más con el hecho de tener un libro del Che Guevara, llegaba la DISIP (Policía Política) y te allanaban la casa y te torturaban, te desaparecían y eso fue lo que me llevó a  que en mi barrio había que hacer algo para que nuestra juventud en esa época tuviera una esperanza de vida y de lucha y hoy lo estoy logrando y nunca he parado y he aguantado a la derecha como ustedes no se lo imaginan, porque apliqué la de Fidel Castro: me preparé, me preparé en lo ideológico, en lo político y hasta en lo militar. Por qué la cuarta República andaba aquí. En esta parroquia nació una banda llamada “La banda del quemado” y “el hombre de la chaqueta negra” que eran policías entrenados para buscar revolucionarios, eran de la Policía Metropolitana y bueno tuvimos que organizarnos aquí en este sector, en La Piedrita, en el 23 de enero, para darle respuesta a ese tipo de bandas armadas, eso fue en los años ’74-’75 por ahí y eran unos mercenarios.

¿Tú eres nacido y criado aquí en el barrio?

Si yo soy nacido y criado aquí en el 23 de enero.

¿En La Piedrita?

Sí aquí.

Han satanizado mucho sólo esa palabra, “La Piedrita” ¿porqué?

Porque nosotros, no aceptamos, ni aceptaremos nunca sentarnos a hablar con la contrarrevolución, aquí nosotros los hemos combatido en la calle, nosotros nunca nos vamos a sentar con esa derecha que nos ha quitado o nos quiere quitar nuestros sueños de la Revolución bolivariana, ese sueño socialista, humanista; nosotros nunca hemos aceptado que aquí, en este territorio entre un candidato de la derecha, aquí, ¡NO! Por eso es que a nivel mediático nos dan duro y especialmente a mí por mi posición radical, no vamos a aceptar que ellos entren aquí.

Siempre han dicho que eres radical, yo creo que eres directo y piensas como debería de pensar el pueblo humilde y los que dicen que tú eres radical, es simple y llanamente porque dices las cosas como la siente, como gente del pueblo. Es por ello, que a lo mejor te han satanizado tanto, pero veo que eres una imagen para otros compañeros que han realizado nuevos colectivos y para ello ven en Valentín Santana como un inductor, como un compañero que les ha enseñado muchas cosas sólo para que trabajen en función del pueblo venezolano y de la clase humilde.  ¿Cómo consideras tú en los actuales momentos que vean a Valentín Santana como un personaje que se ha involucrado un poco más hacia la población venezolana?

Para el enemigo siempre seré un hombre talentoso, siempre lo seré, porque ellos nunca han creído, ni van a creer en la Revolución bolivariana. Es un orgullo para mí que otros colectivos me vean como un bastión de la dignidad, pero mi camino es la Revolución, yo ando como el Comandante Hugo Chávez, echándole bolas, pa´lante, así me veo yo, he sido y así toda mi vida.

¿Cómo te ven tus compañeros en la zona?

Algunos me llaman comandante, otros me llaman el líder, otros me llaman camarada, a mí me gusta que me llamen Compañero, me siento más lleno de pueblo, me siento igual que ellos, porque yo vengo de una familia muy humilde y me gusta que me digan compañero.

En el 23 de enero, existen muchos colectivos. ¿Cuál es la relación que hay entre los diferentes colectivos y la comunicación entre ustedes?

Bueno bien, nosotros estamos trabajando en función de la unidad, sabemos que la unidad no se construye de hoy para hoy, ni se decreta, tenemos 10 años caminando, pero ya lo que estamos es abonando el camino de la unidad, de hecho ya nosotros no estamos solamente en el 23 de enero, tenemos compañeros en la parroquia San Juan, tenemos compañeros en el estado Miranda, en el estado La Guaira, en el estado Yaracuy, Barquisimeto, estado Lara; ahí estamos tratando de hacer como dijo el Comandante Hugo Chávez, “un gran colectivo” y todos estamos a la orden de la Revolución bolivariana y del presidente Nicolás Maduro.

Nosotros somos leales a la Revolución bolivariana, lo que pasa es que, a nivel mediático, la Revolución bolivariana está fallando; tú me dirás ¿en dónde Valentín? Ahorita cuando termine esta entrevista te voy a enseñar “La Piedrita” y pueden tomar las fotos y van a ver, lo digo con mucha humildad, aquí está parte del sueño de nuestro Comandante Hugo Chávez.

¿Cómo se siente la gente con todo el aporte que tú le has dado a este sector? Nos has comentado qué nos vas a mostrar algo del trabajo social que han desarrollado aquí.

Hay una panadería, una emisora de radio, un comedor, dos casas de abrigo para niños que vienen de otros estados que están enfermos, los recibimos aquí gratis, les damos su comida, les pedimos la cita en los hospitales y aquí los tenemos, aquí hay dos casas, hay una casa de la cultura.

Todo lo que está aquí lo ha hecho la misma comunidad, tenemos un zoológico, tenemos un gimnasio para ponernos en forma.

¿El sentir de la comunidad hacia Valentín Santana?

Solidaridad total, Patria o muerte conmigo, porque es que yo desde que apareció el Comandante Chávez, uno viene a una experiencia cerrada, uno se creía súperpoderoso, yo no hablaba casi con el común porque eso era lo que nos habían inculcado la gente del Partido comunista, con el Comandante Hugo Chávez uno entendió que el vecino era parte de este proceso y yo empecé a hacer asambleas populares y todo lo que se hace aquí se hace abierto con la gente en la calle y lo que se consigue se le informa a la comunidad Hugo Chávez; yo acepto que la gente me critique sea malo o sea bueno, yo aprendí gracias al Comandante Hugo Chávez.

Porque el camino mío y el de mis colectivos es formar cuadros y aquí a la comunidad, yo los llamo a una asamblea y bajan, casi todos bajan y tienen derecho de palabra, no es que yo soy el único que habla, no, aquí se les dice a las comunidades qué el que quiere hablar, el que quiere decir algo. Aquí lo que no aceptamos es que nadie hable mal de la Revolución bolivariana.

Porque aquí tienen Clap, tienen seguridad, aquí tienen todo. Tampoco vamos a aceptar que venga una persona escuálida le demos derecho de palabra para que venga hablar mal, Chávez esta allá; porque te digo, nosotros sí tenemos nuestros escuálidos aquí, pero todos como son fundadores de este barrio y uno los oye, respetamos sus ideas, pero no queremos que estén hablando mal de la Revolución.

Porque si no van a tener pedos con nosotros, y le decimos usted está montado en el Clap con el beneficio del Tricolor, con los beneficios de las Madres del Barrio, todo eso les cae a ellos, los bonos, todo le cae, lo último que les cayó fue el Petro y les cayó y nosotros no estamos que tú eres escuálido, fuera de aquí, no andamos con eso, porque la línea del Comandante era integridad, integrar, tampoco nos damos mala vida con ellos, aquí nosotros tenemos el dominio total de nuestra zona.

¿Qué cantidad de habitantes hay en la zona?

Aquí hay 1800 familias, sólo en La Piedrita; te puedo decir que 20 son escualidas. Porque uno hace el trabajo… tun tun… Se conversa, se habla; ahorita por lo menos está el Consejo Comunal, el Clap, están los Milicianos, porque nosotros tenemos Milicianos, ahorita haciendo una labor de casa por casa, con la necesidad de saber lo de cada familia, ahorita en este momento, lo que pasa, es que nosotros introducimos el peo político, nosotros no solamente llegamos y preguntamos mira cómo te llamas tú y nos vamos, no, nosotros les hablamos del bloqueo económico, del sabotaje que nos tienen los gringos, se genera una conversa con la familia y así es como nosotros hemos avanzado bastante y el apoyo de esta comunidad hacia nosotros.

Acaba de terminar el “Encuentro Mundial contra el imperialismo” por la vida, la soberanía y la paz, el cual coincidió con una época muy representativa para Venezuela, que fue el 62 aniversario de la creación de la urbanización 23 de enero, justo el día del aniversario del 23 de enero. ¿Cómo fue la participación de ustedes?

Estuvimos en la calle con una gran caravana, una gran representación en nuestra parroquia. Recordando a nuestros mártires, recordando la lucha de esta parroquia, terminamos con una ofrenda floral en la estatua de Fabricio Ojeda. Ahí estuvimos acompañados por los colectivos de Caracas, colectivos de Miranda, colectivos de La Guaira, vinieron unos compañeros de Yaracuy y nosotros los del 23 de enero; una buena representación y recordamos a nuestros mártires como es, con rebeldía, no con lujo podemos recordar a nuestros mártires, porque aquí echaron el plomo que jode.

¿Qué mensaje le das tú a estos compañeros que asistieron a este encuentro internacional antiimperialista? porque muchos representantes extranjeros han dicho: ¿Qué hacemos después de este encuentro, es decir, que van hacer los venezolanos?

Para mí ese encuentro antiimperialista, olió a burguesía, no se llenaron de pueblo, porque la verdad de Venezuela, como decía Alí Primera, no se ve en el Teresa Carreño, ahí no está la verdad de Venezuela, ahí no está la verdad de la Revolución bolivariana, por eso, es que cuando ustedes caminen conmigo por aquí por La Piedrita, van a ver un pedacito del avance de la Revolución.

Para mí esos compañeros no se llevaron nada de los avances de la Revolución bolivariana, eso es como que, si yo fuera para Cuba y me van a enseñar lo más bonito de Cuba, los avances están es en el campo, aprendiendo por los compañeros cubanos, aquí los compañeros que vienen, los compañeros internacionalistas, los meten ahí en el Teresa Carreño y ahí lo que se huele y lo que hiede es a perfume caro. Porque el Comandante decía, hagan su propia agenda, no deje que otro haga su agenda, métanse a los barrios, ahí es donde está el verdadero poder, porque la Revolución bolivariana nació para los pobres, no para los ricos.

Entonces que se llevan ellos, nada, estuvimos en Venezuela, pero más nada; ahora aquí está el Cuartel de la Montaña, aquí está sembrado nuestro Comandante, yo soy parte de la seguridad del Comandante, en ese sitio es donde debieron haber hecho ese foro, ahí, porque el Comandante Chávez se hubiese sentido alegre, nosotros los del 23 de enero nos hubiésemos sentido también súper alegres, hubiésemos recibido a los compañeros con rebeldía, con alegría, como tiene que ser, para mí eso olió fue a perfumes caros, con todo respeto se los digo y asumo las palabras que estoy diciendo.

El Comandante hacía los “Aló presidente” en los barrios, en los campos, en las sábanas, todos los “Alo presidente” la mayoría fue en los barrios en los pueblos en las sábanas en los campos, ese era el mensaje.

¿Cómo ves tú la unidad de los colectivos aquí en la parroquia 23 de enero?

De cien, estamos un setenta por ciento. Una muestra fue el Día del 23 de enero, faltaron dos organizaciones nada más, que fue la “Coordinadora Simón Bolívar” y “Alexis vive” ah! y los compañeros de Óscar, del resto aquí participó el partido PSUV, las UBCh (Unidades de Batalla Hugo Chávez) el Clap, Consejo Comunal, los Colectivos del 23, la Milicia Bolivariana, los compañeros de afuera participaron, o sea que hemos avanzado, verdad que nosotros podemos darnos el tupé qué en menos de lo que canta un gallo podemos tomar todo el oeste de Caracas, lo que hay es que avisar a los compañeros, porque nosotros tenemos una red de radio, por ejemplo, yo puedo llamar ahorita a un compañero y decirle tranca la autopista, tranca San Martín, toda esa vaina; con eso tenemos ya un año con la red de transmisiones. Nosotros estamos en La Guaira – Vargas, el centro de Caracas prácticamente es de los colectivos y hemos avanzado bastante.

¿Cuántos colectivos hay más o menos?

Mira pasamos de 40 colectivos, somos Colectivos, pero también somos Milicia, somos Clap, somos Comuna, estamos en el Partido, estamos asumiendo tareas de la Revolución bolivariana. Cuál es el gravísimo problema y lo digo, lo monitoreo, la Revolución bolivariana está caída por lo mediático, el Canal 8 habla nada más para los ministros, pero no está para los Colectivos y todos los Colectivos hacen arde del trabajo comunitario que están haciendo y en los Colectivos que tú te metas siempre vas a ver algo, todo está relacionado con el trabajo cultural, el trabajo político y no solamente la parte que tú conoces, no no no, eso está ahí, a la espera de que bueno, ellos decidan entrar, de resto siempre estamos haciendo el trabajo cultural, revolucionario, asambleas, es el camino nuestro; pero nuestro ministro de comunicación y todos los que han estado ahí es nada más para los ministros, por eso es que te digo, la verdad de Venezuela no se ve en el Teresa Carreño, que ahí lo que hay son asientos bonitos, luces bonitas.

El avance de la Revolución bolivariana se ve en la montaña, en los barrios, en el campo, ahí es donde está; la Revolución no va a caer nunca, porque esta Revolución está llena y huele a pobre, a los más humildes. Que se olvide la contrarrevolución o que se olviden aquellos que piensan negociar, que nosotros no nos vamos a entregar, porque mira, se está negociando ahorita con el CNE, pero ustedes no van a entrar a La Piedrita, porque nosotros somos chavistas, antiimperialistas y no van a entrar aquí.

Ustedes negociaron con otra gente, pero no con La Piedrita, porque a nosotros no se nos olvida que ellos le han hecho un daño a este pueblo, ellos están ahorita fuera del país para ver cómo entran los gringos, cómo entra una fuerza mercenaria a nuestro país para que nos maten y me maten a mí, para que te maten a ti y a mis compañeros y maten a mi hijo, a mi esposa y los hijos, yo no me voy a sentar con ellos, yo no.

A nivel mediático estamos caídos porque por fuera dicen que somos unos Mercenarios, porque por fuera dicen que somos unos comemierdas, porque nuestra gente que tiene que ver con la comunicación no le da respuesta, el Comandante Hugo Chávez dijo “la comunicación de la guerrilla, la guerrilla comunicacional”, los barrios, el campo, la montaña.

Fidel Castro decía, “contra la mentira contrarrevolucionaria, la verdad revolucionaria” y nosotros estamos obligados cuando ellos hablen mal de nosotros, tenemos que decir la verdad, como realizar una asamblea, ayudando a una viejita, organizando una cola del Clap, esa es la respuesta.

Ahorita vienen las elecciones para Diputados, nosotros estamos obligados camarada, a ganar la Asamblea Nacional, pero hay que meter no joda, a toditos, eso tiene que ser el color “rojo rojito” pero para poder lograrlo tenemos que estar Unidos, no hay otro camino.

Hace un momento expresaste que en la celebración del 62 aniversario del 23 de enero tres colectivos no participaron en el evento.

Primero, ellos no son Colectivo, la “Coordinadora Simón Bolívar” es una fundación, “Alexis vive” es una fundación y el compañero Oscar también es una fundación y bueno no participaron porque no les dio la gana y nosotros igualito tenemos que respetarlos porque son nuestros compañeros, nuestros camaradas, hay un respeto, yo particularmente respeto mucho a Juan Contreras es mi amigo de toda la vida, el compañero Robert igualito y el compañero Óscar, bueno Óscar anduvo conmigo, gente que respeto, a todos los respeto, pero bueno, allá ellos.

¿Qué diferencia hay entre Colectivo y Fundación?

El Colectivo no recibe recursos y como Fundación si puedes recibir recursos del estado, como Colectivo no, casi imposible, te exigen una serie de papeles; para mí un colectivo no se puede legalizar, porque un colectivo nace por la necesidad de darle una respuesta como por ejemplo a la “cobra negra” a “la banda del quemado” esa es la función de un colectivo y eso ha sido así y tiene que mantenerse así.

¡Ah! nació la Revolución bolivariana, hay algo que se llama Clap, Comunas y a través de esa figura conseguimos recursos para la comunidad, esa es la diferencia.

Valentín, tú como responsable de una gran colectividad de esta grandiosa parroquia 23 de enero. ¿Cuál es el mensaje que tú le das a los compañeros y jóvenes de otros países?

Que cuando vengan para acá, para Venezuela, no se dejen secuestrar por la burocracia, que busquen a sus iguales. Yo creo, que la gente que viene de afuera no es millonaria, millonario, busca millonario, los proletarios, buscan a los proletarios, que busquen a sus iguales, por qué, que, mala maña se tiene aquí en Venezuela con algunos dirigentes que meten a los internacionalistas para el Teresa Carreño, porque no los meten para Las Lomas, que en Las Lomas nació uno de los grandes guerrilleros reconocido, que se llamó Tito González Heredia de Bandera Roja, con una cara de paisa y el tipo era un trinca la bola, arrecho, ahí en Catia nacieron muchos revolucionarios, vámonos para Catia para que conozcan Catia.

En Catia no solamente hay buhoneros y comida, en Catia hay revolucionarios de envergadura, el 23 de enero, El Valle.

Esas son las dos cositas que yo la recomiendo, que se llenen de pueblo y que sean humildes.

Yo estuve en Cuba 10 días y llegué callado, me mandó un sector del partido y llegué como cualquiera, nadie sabía quién era yo y llegué a Cuba y me vine y nunca supieron quién era yo.

Yo estoy seguro que sí ese Foro lo hubiesen metido para los barrios, para acá para el Cuartel de la Montaña, hubiese olido a pueblo, tú entras ahí y ves al Comandante y parece que el Comandante allá te dijera, ¡ya cálmate! y si, sales con ánimo, con ganas de seguir luchando, ese sitio es impresionante. Yo que soy seguridad de ahí, de la parte de afuera y es un sitio que fue el más odiado y ahora es el más querido, porque está ahí nuestro Comandante; pero ajá, sí yo creo que los revolucionarios tenemos que ser humildes, ahí está la esencia y está un gran poder.

Porque El Comandante a nivel militar no podía, es que no hizo gran cosa, se llenó de pueblo. En las elecciones el Comandante votaba aquí, en la zona Central del 23 de enero, en el Liceo Manuel Palacio Fajardo y llegaba con una sola camioneta y el manejando un Volkswagen rojo y uno esperando al presidente; a veces llegaba con una sola camioneta, claro, después que conocimos el Volkswagen rojo, ya sabíamos que era él.

Para mí lo grande del Comandante Chávez, fue su humildad, penetró en los más humilde, por eso es que esta Revolución no la va a tumbar nadie, porque es que todo él hiede a pueblo, que vamos a llevar coñazo como un boxeador, bueno, yo te doy y tú me das, y vamos a dar coñazos, porque esta Revolución es verdadera compañero.

Esto que estamos viviendo nosotros, en Haití tuviéramos Candela, plomo, es otro país y no fuera aguantado.

Y nosotros hoy… tú ves los viernes, las licorerías, la gente tomando caña, tú vas para la calle y ves ese gentío, esto es un bloqueo extraño, han querido que nos arrodillemos, no han podido, ni van a poder, no compañero nunca van a poder, Chávez penetró en las venas de los más humildes, si Chávez hubiera llegado, como llego Acción Democrática y COPEI, Chávez estuviera vivo, vivo, fuera gobernado cinco años; pero es que Chávez vino hacer una Revolución, por eso es que estamos aquí, en esta Revolución, pa´rato.

No vamos a ver el triunfo de la Revolución bolivariana, el fortalecimiento no lo vamos a ver, pero nos queda es abonar para que nuestros hijos disfruten el esfuerzo que cada uno de nosotros está haciendo, así lo veo yo, y así es que yo camino.

Yo estoy clarito, que el fortalecimiento no lo voy a hacer, no lo voy a disfrutar, pero mis hijos sí, es más tuve el honor de conocer el Comandante Hugo Chávez, nací en tiempo de Chávez, o nacimos en tiempos de Chávez; yo creo que eso para mí es bastante. Otros, mi hijo el más pequeño tiene 7 años lo que le queda es lo que yo le enseñé, pero no conoció a Chávez vivo, pero a mi hijo yo lo digo para que sea revolucionario, le hablo de Sucre, de Fidel, del Che, del Comandante, de Bolívar, lo pongo a escuchar música revolucionaria y yo le digo, hijo ¡Chávez vive, la lucha sigue! Ustedes no vieron la niña que salió ahorita, aquí los niños de La Piedrita tienen una consigna “pioneros por el socialismo, seremos como Chávezesos niños que satanizaron, son de aquí, nosotros los educamos bajo el manto revolucionario, porque los gringos educan a sus hijos bajo el manto del capitalismo y ahí nadie le dice un coño, pero nosotros los educados bajo el manto bolivariano, el pensamiento de nuestro Comandante y pegan el grito al cielo, le hablamos de nuestro Libertador Simón Bolívar.

En la cuarta república a nosotros los estudiantes le era prohibido hablar de Bolívar, aquí en la escuela José Gregorio del 23 de enero, prohibido, bueno yo conocí más del Che Guevara y de Fidel, qué del Libertador.

Yo vine a conocer compañeros y no me da pena decirlo, qué mi Libertador se llamaba Simón Bolívar gracias al Comandante Hugo Chávez, porque era negado hablar de Bolívar, era raro que uno los 24 de junio, 17 de diciembre, de eso no sabíamos nada, nada más cuando iban al Panteón a ponerle flores para ver al Libertador bien muerto, pero era negado. Aquí se le brindaba, se le hacía honores a Cristóbal Colon y honores militares a Cristóbal Colon.

Ahora quiero que vayamos a conocer el barrio La Piedrita.

Gracias compañero Valentín Santana vamos contigo a recorrer los espacios de La Piedrita a conocer sus logros, gracias por su tiempo dedicado a nuestra visita y esperemos que a futuro podamos volver y compartir un poco más con toda la comunidad de La Piedrita en la parroquia 23 de enero en la ciudad de Caracas, República bolivariana de Venezuela.

Gracias Valentín.
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San Giuliano Terme (PI) 31gen2020: Presentazione del Libro “Liberare i popoli”

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Lamporecchio (PT) 1feb2020: Guerra! Medio Oriente e Mediterraneo

L'immagine può contenere: una o più persone e testo

Monteroni D’Arbia (SI) 2feb2020: Un nuovo Plan Condor?

L'immagine può contenere: una o più persone e testo

Fucecchio (FI) 4feb2020: Simón Bolívar, il Vangelo e Gramsci

L'immagine può contenere: il seguente testo "BOLIVAR, VANGELO E GRAMSCI Marxismo la Teologia della Liberazione nel processo rivoluzionario venezuelano nelle lotte contro liberismo in America Latina. MARTEDÌ 4 FEBBRAIO, ALLE ORE 21. 15 PRESSO IL CIRCOLO VIA ROMA N°66 FUCECCHIO INCONTRO DIBATTITO Introducono: Sandro Scardigli (Resp. Esteri Comitato Regionale Toscana) Livia Acosta (Teologa. Ex diplomatica venezuelana espulsa dagli USA) Conclude coordina: Fabrizio Pedone (Comitato Centrale PCI) DALLE 19:30 RICCA CENA A CON CUCINA CASALINGA AL PREZZO DI 10 € Gradita la prenotazione n. 3927812361 PCITOSCANA ilpci.it"

Dichiarazione finale dell’Incontro Mondiale contro l’Imperialismo

DICHIARAZIONE FINALE DELL’INCONTRO MONDIALE CONTRO L’IMPERIALISMO

Noi, le delegazioni dei partiti politici e dei movimenti sociali, riunite nella città di Caracas, capitale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, in occasione del “Incontro mondiale contro l’imperialismo”, dopo le deliberazioni realizzate abbiamo raggiunto le seguenti conclusioni:

Il futuro dell’umanità è in grave pericolo. La pace sul pianeta è gravemente minacciata a causa della politica di aggressione militare degli Stati Uniti e dei suoi alleati, così come della micidiale corsa agli armamenti che riporta solo dividendi alle grandi società dell’industria militare. La guerra è il meccanismo preferito dall’espansionismo imperiale, in particolare quello degli Stati Uniti, e che osserviamo drammaticamente nei più recenti conflitti regionali che hanno gravemente colpito i popoli della Siria, Yemen, Iraq, Libia, Afghanistan e l’intera regione.

Allo stesso modo, la specie umana subisce le devastazioni causate dalla voracità di un modello economico che nel suo sviluppo suicida distrugge la natura a causa dell’insaziabile ossessione di massimizzare i profitti. Questa è precisamente la logica del sistema capitalista, che non solo compromette il suo funzionamento ma mette in pericolo anche l’esistenza dell’umanità.

Il modello neoliberista che amplifica la globalizzazione delle grandi società sotto il dominio degli stati imperialisti ha reso l’economia mondiale molto fragile. Le crisi sono più ricorrenti e grandi speculatori finanziari dominano il pianeta. Nella distribuzione della ricchezza generata, è stato imposta la disuguaglianza, l’ingiustizia e l’esclusione che colpisce una parte crescente della popolazione mondiale. I flagelli della povertà e della miseria colpiscono miliardi di persone come mai prima nella storia dell’umanità. Indubbiamente, lo sviluppo del capitalismo genera fenomeni insostenibili, dal punto di vista sociale, politico ed etico.

A ciò si aggiunge una crisi etica derivata dal modo di vivere prevalente nelle economie di mercato, dove si cancellano le culture nazionali e i valori umani, in termini di imposizione della società dei consumi. Il culto degli antivalori del capitalismo contribuisce a potenziare la crisi della condizione umana generata nell’attuale modello di coesistenza.

L’imperialismo è in crisi e questo lo rende molto più aggressivo, pericoloso e distruttivo. Prima del crepuscolo del mondo unipolare, l’imperialismo USA attua una strategia di dominio globale. L’impegno geopolitico della Casa Bianca di fronte alla resistenza dei popoli e l’emergere di potenze emergenti è quello di difendere la loro egemonia, attraverso una politica neocoloniale volta ad appropriarsi delle risorse naturali, in particolare le risorse energetiche, il controllo dei mercati e dominare politicamente le nazioni.

Per preservare l’attuale ingiusto ordine mondiale, l’imperialismo viola il diritto internazionale pubblico, ha trasformato il mondo in un grande teatro di operazioni militari, sviluppa misure coercitive unilaterali, impone leggi extraterritoriali, attacca il multilateralismo, viola la sovranità delle nazioni e sopprimere l’autodeterminazione dei popoli. Nella sua concezione arrogante, i suoi confini arrivano fino a dove i suoi interessi espansionistici si estendono.

In linea con questa politica, l’imperialismo ricorre all’intervento militare, alla destabilizzazione politica dei governi, alle guerre e al blocco economico. La sua pianificazione strategica concepisce la NATO come il braccio militare globale del neoliberismo. Inoltre, nell’ambito della sua dottrina della guerra non convenzionale, le azioni terroristiche, l’uso dei paramilitari, la giudicizzazione delle leadership antimperialiste e l’omicidio selettivo, sono alcune delle azioni più emblematiche di una politica genocida, che pone in pericolo l’umanità.

Tali pratiche sono state “legittimate” attraverso l’industria culturale del capitalismo, le grandi transnazionali della comunicazione e l’uso dei social network. Allo stesso modo, l’uso dei “Big Data” è diventato un’arma formidabile per modificare il comportamento della popolazione e influenzare le loro decisioni politiche.

Nel tentativo di imporre il “pensiero unico”, i potenti del mondo manipolano le credenze religiose, cercano di giustificare le attuali relazioni di potere a scapito della democrazia, l’imposizione del libero mercato, il razzismo di stirpe euro-centrica, la segregazione delle minoranze, l’oppressione di genere, il carattere eugenico del modello educativo globale, tra molti altri fattori, che si adattano perfettamente ai requisiti della dittatura del capitale.

Il capitalismo neoliberista rafforza lo sfruttamento della classe operaia, opprime ulteriormente le donne in termini di massimizzazione dei profitti delle grandi transnazionali, strappa il futuro dai giovani e offusca l’identità dei popoli originari. Ciò dimostra che la soluzione ai grandi problemi del mondo di oggi richiede un nuovo modello di convivenza umana.

In quel contesto, il mondo multicentrico e pluri-polare emerge con maggiore forza. Il rafforzamento politico ed economico di potenze come la Russia e la Cina, insieme a quello di altre nazioni, fa da contrappeso sempre più grande al potere dell’imperialismo USA. Ovviamente, l’eroica resistenza in Medio Oriente, le lotte dei popoli dell’America Latina e dei Caraibi, hanno contenuto e respinto i piani dell’imperialismo.

Inoltre, le esperienze dei governi progressisti nel mondo stanno già emergendo come alternativa al neoliberismo. Ne è un esempio la Rivoluzione bolivariana, che viene proiettata come referente antimperialista con enorme forza popolare nel quadro della potente unione civile-militare e sulla base dell’ideologia del Libertador Simón Bolívar e del comandante Hugo Chávez.

Ciò ha provocato il brutale attacco dell’imperialismo americano contro il popolo venezuelano, che ha dimostrato dignità e amore per il paese, ratificando il suo corso verso il socialismo in numerosi processi elettorali che sostengono la vigorosa democrazia partecipativa esistente in questo paese. I giorni difficili della lotta popolare hanno sconfitto le minacce di intervento militare USA, tentato colpo di stato e fonti di violenza terroristica.

Questo esempio di lotta a fianco di quello del Nicaragua e di Cuba, nonché i recenti progressi in Argentina e Messico, ha consentito il rafforzamento delle forze antimperialiste e porterà al rafforzamento di nuovi meccanismi di integrazione regionale (CELAC, ALBA-TPC, PETROCARIBE, ecc.). Sebbene in Honduras, Paraguay, Brasile, Ecuador, El Salvador e Bolivia, il neo-colonialismo sia stato riposizionato nel quadro della nuova edizione della Dottrina Monroe, le lotte popolari continuano.

Nel resto del mondo i popoli continuano a resistere, si ribellano e i governi popolari esercitano la loro sovranità. L’unità antimperialista è un obiettivo strategico che non può essere rinviato.

In questo contesto, questo “Incontro mondiale contro l’imperialismo” dichiara:

Esortiamo i popoli del mondo a lottare per la vita, la conservazione della natura e contro le condizioni strutturali che generano i cambiamenti climatici. Allo stesso modo, chiediamo alle nazioni sviluppate di lavorare in modo deciso per evitare la distruzione del pianeta e in particolare agli Stati Uniti per superare la sua posizione primitiva che cerca di ignorare il terribile danno che è causato alla natura con l’attuale modello produttivo basato sull’accumulo di capitale.

Accompagniamo la richiesta di costruire un ordine internazionale più giusto, che metta in primo piano gli interessi dei popoli e consenta lo sviluppo delle politiche di inclusione sociale e giustizia per superare le gigantesche disuguaglianze sociali ed economiche che prevalgono tra le nazioni del mondo.

Chiediamo ai cittadini del mondo di difendere la pace, la sovranità dei popoli e accompagnare le legittime lotte per il progresso socio-economico sulla base di un’ampia piattaforma di lotta unitaria contro il nemico comune, l’imperialismo statunitense.

Ripudiamo l’attuazione di misure coercitive unilaterali illegali da parte delle potenze imperialiste, poiché si tratta di politiche criminali che colpiscono il popolo. In particolare, condanniamo la politica di genocidio del blocco economico che si applica contro le nazioni del mondo che esercitano la loro sovranità.

Respingiamo la militarizzazione della nostra America e in particolare la presenza delle basi militari degli Stati Uniti in America Latina e nei Caraibi.

Condanniamo fermamente l’invasione militare e altre aggressioni commesse dall’imperialismo contro i popoli del Medio Oriente. In particolare, ripudiamo la violazione della sovranità di Siria e Iraq, le aggressioni contro la Repubblica islamica dell’Iran, nonché il vile omicidio del comandante Qasem Soleimani, martire dei popoli del mondo in lotta per la libertà.

Chiediamo rispetto per la sovranità del Venezuela, Cuba e Nicaragua e sosteniamo gli sforzi di Nicolás Maduro Moros, Presidente costituzionale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, per mantenere la pace.

Denunciamo il tentativo orchestrato dalla Casa Bianca di censurare le multi-statali TeleSur e HispanTV. Ciò costituisce un affronto alla libertà di espressione dei popoli.

Condanniamo il colpo di stato, orchestrato da Washington, contro il presidente Evo Morales Ayma. Ripudiamo la sanguinosa repressione e il razzismo contro il popolo dello stato plurinazionale della Bolivia.

Allo stesso modo, questo ‘”Incontro mondiale contro l’imperialismo” decide di:

Costruire una piattaforma unitaria mondiale organizzata da continenti, regioni, sotto-regioni e paesi per affrontare l’imperialismo. Tale struttura organizzativa sarà modellata in base alle peculiarità di ciascun territorio.

Effettuare durante l’anno “Incontri continentali contro l’imperialismo” al fine di formare le piattaforme unitarie continentali, regionali e sub-regionali articolate attorno a un piano comune di lotta contro l’imperialismo.

Convocare il “II incontro mondiale contro l’imperialismo” che si terrà a Caracas, capitale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, al fine di definire il nome della Piattaforma unitaria mondiale, nonché l’articolazione delle diverse piattaforme continentali e regionali in un piano mondo comune che gemella le lotte dei popoli.

Infine, questo “Incontro mondiale contro l’imperialismo” accetta di approvare l’Agenda di lotta adottata nel “I Incontro internazionale dei lavoratori in solidarietà con la rivoluzione bolivariana”, approvato dal “I Congresso internazionale delle donne”, dal “Congresso internazionale delle comuni, movimenti sociali e potere popolare”, per il ‘”I incontro internazionale dei popoli indigeni”, per il “Congresso internazionale dei popoli di origine africana” e il “Congresso internazionale della comunicazione”, tenutosi nella Repubblica Bolivariana del Venezuela durante l’anno 2019, agenda che include quanto segue:

Organizzare una giornata di mobilitazione internazionale a sostegno della rivoluzione bolivariana e contro il neoliberismo il 27 febbraio 2020. (Commemorazione dei 31 anni della prima insurrezione a Caracas contro il neoliberismo).

Convocare una mobilitazione mondiale per la pace in Venezuela, nella nostra America e contro i piani di guerra del governo degli Stati Uniti per il mese di aprile 2020.

Sviluppare una giornata internazionale di ripudio della dottrina Monroe, contro il blocco e altre misure unilaterali coercitive entro il 28 giugno 2020.

Creare fino al prossimo incontro una Commissione di coordinamento delle delegazioni presenti al “Primo incontro mondiale contro l’imperialismo” al fine di realizzare questo piano.

Approvato nella città di Caracas, culla del liberatore Simón Bolívar e capitale della Repubblica Bolivariana del Venezuela il 24 gennaio 2020.

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