Contro il golpismo non si può rimandare il confronto

di Pedro Carrano

5sett2021, da Brasil de fato

Il 7 settembre scorso, in occasione delle celebrazioni dell’Indipendenza del Brasile, il Presidente Jair Bolsonaro ha convocato i suoi sostenitori sul piazzale del Planalto, a Brasilia, minacciando di attuare un colpo di stato contro il Tribunale Supremo, che lo sta investigando per gravi omissioni nella gestione della pandemia da sars-covid-19, le quali sono già costate alla popolazione brasiliana circa 580.000 decessi. Bolsonaro istiga i suoi sostenitori, molti dei quali “comprati” con miserevoli elemosine di stato o anche, direttamente, con bonus-presenza di 100 reais (circa 30 euro), ad armarsi e a resistere al grande complotto pluto-massonico-maoista, alimentato anche dal giornalismo “catastrofista” e da governatori locali poco inclini alle sue tirate no-vax e negazioniste. Vedendosi in caduta libera e sempre più impopolare e prevedendo un’inevitabile disfatta elettorale nel 2022 ad opera di Ignacio Lula da Silva, tenta la disperata carta della contro-offensiva, volta a una mobilitazione reazionaria delle masse disperate, come unica via di uscita dall’impasse attuale.

In contemporanea, nelle principali città brasiliane, le masse popolari sfilavano per le strade rispondendo alle parole d’ordine dell’empeachement e della condanna del Presidente per genocidio e corruzione. Nuove massicce manifestazioni sono annunciate per domenica prossima: la sfida oggi è costruire una solida piattaforma di resistenza (secondo la strategia della linea di massa) tra l’ala moderata, “social-democratica” e quella dei vari partiti e movimenti rivoluzionari presenti a sinistra, traendo preziosi insegnamenti dal precedente storico della resistenza armata (e non) alla dittatura militare del ’64-’82. 

Una delle lezioni in Brasile e in America Latina è che i colpi di stato non si combattono dopo che si sono consolidati.

È un grave errore considerare che le battaglie decisive della politica brasiliana si svolgeranno solo nelle elezioni del 2022, come se fosse possibile congelare l’attuale lotta di classe e i progressi che il governo Bolsonaro ha realizzato verso un golpe.

La maggior parte degli analisti sottolinea che il 7 settembre non è il “D-Day”, ma probabilmente rappresenta una radicalizzazione, nel discorso e nella pratica, del Bolsonarismo e della sua base neofascista. Tuttavia, i combattimenti e la resistenza dovrebbero svolgersi in questo giorno e continuare per tutto il 2021.

In questo senso, è corretto il mantenimento degli “Atti e del Grido degli Esclusi”, attività che ha la capacità di riunire settori delle comunità di base progressiste della Chiesa, sollevando le principali rivendicazioni e agende popolari.

Una delle principali lezioni della sinistra in Brasile e in America Latina è che i colpi di stato non si combattono solo dopo che si sono consolidati.

In effetti, questo consolidamento limita notevolmente la capacità di resistenza.

Il libro “Lotta nelle tenebre”, dello storico marxista Jacob Gorender, pur operando valutazioni esagerate dei leader del PCB, sia relativamente alla figura di Luís Carlos Prestes che a quella di Carlos Marighella, contiene comunque una nota essenziale: l’impianto principale di resistenza contro il colpo di stato economico e militare del 1964 avrebbe dovuto essere organizzato prima del colpo di stato.

Per quanto concerne le organizzazioni politico-militari, a cui Gorender partecipò come leader del PCBR, una frangia dissidente del PCB, lo storico ritiene che il risultato della resistenza armata dopo il 1968 sia stato un atto di eroismo. Questo perché la chiusura del regime rendeva già difficili le condizioni della resistenza e allontanava ulteriormente l’avanguardia dal livello di disposizione delle masse alla lotta. Il punto, allora, è che la sinistra avrebbe dovuto puntare su di un paziente lavoro di massa.

Analizzando un po’ la situazione attuale nella nostra America Latina, il recente esempio del colpo di stato in Bolivia contiene due lezioni essenziali per riflettere sulla nostra posizione di fronte alle minacce di Bolsonaro in Brasile:

  1. Il colpo di stato contro il governo di Evo Morales/Garcia Linera è stato guidato dal governo degli Stati Uniti, da settori religiosi reazionari, dalla polizia locale, da governi neoliberisti come quello di Macri in Argentina, da mercenari trasferiti dal precedente tentativo di destabilizzazione in Venezuela, un insieme di fattori che ha portato JeanineAñez al governo nel novembre 2019. Quest’azione, a breve termine, ha incontrato un’immediata e massiccia resistenza da parte del movimento popolare boliviano (che ha componenti particolari rispetto al movimento popolare di altri paesi), il che ha permesso una rapida erosione del governo golpista.
  2. I golpisti non avevano la maggioranza nella società, tanto che Evo Morales sarebbe ritornato vincitore nelle elezioni. Tuttavia, avevano un nucleo capace di eseguire il golpe, reprimere settori popolari e garantire momentaneamente il governo di transizione golpista.

La lezione per l’esperienza brasiliana è che, anche se Bolsonaro non ha di fatto una maggioranza nella società brasiliana, ha un nucleo dinamico, un livello di sostegno, che si è mantenuto dal 2020 ad oggi, intorno al 25 per cento, e che coinvolge proprio i settori evangelici, la polizia militare, oltre a fazioni criminali capaci di garantire il terrore di un golpe. Bolsonaro è stremato, ma comunque pericoloso.

Va mantenuta la sequenza di azioni della campagna di Fora Bolsonaro, nonostante gli atti abbiano raggiunto un limite per quanto riguarda la convocazione dei lavoratori, che si trovano in una fase difensiva, stretti trala disoccupazione, la precarietà e l’erosione del potere d’acquisto dei salari.

Dal 2020, con l’inizio della pandemia, è un dato di fatto che la sinistra brasiliana non ha approfittato delle linee guida concrete emerse dalla lotta dei lavoratori per espandere l’influenza e indirizzare il Fora Bolsonaro. La mancanza di sostegno ai dipendenti pubblici in sciopero, agli impiegati delle poste e contro i licenziamenti nei vari settori sono sintomi tangibili di questo ritardo.

La prospettiva di uno sciopero generale non è a breve termine, ma anche la sua mancanza di costruzione rende tutto più difficile.

La politica di solidarietà, invece, va ampliata e pensata con la creazione di cooperative di lavoro, che rafforzino la fiducia tra avanguardia, lavoratori e residenti delle aree occupate. Una tale politica permetterebbe di ampliare la comprensione dell’agenda di Fora Bolsonaro e la partecipazione delle comunità periferiche alle manifestazioni.

Bolsonaro è riuscito a superare il 2020, mantenendo una posizione dentro segmenti delle istituzioni combattivi, molti dei quali logori agli occhi della popolazione – come nel caso della Magistratura, del Congresso e di alcuni governatori della cosiddetta destra tradizionale. Il governo ha mantenuto un livello di sostegno del 30%, raggiungendo il 40% in agosto, grazie agli aiuti di emergenza. È un dato di fatto che, nel 2021, si è logorato e ha perso sostegno a causa della corruzione, del numero di morti per negligenza nella pandemia e del peggioramento delle condizioni di vita.

A ogni modo, il suo metodo per mantenere il potere fino al 2022 sarà questo, avanzare e ritirarsi. L’essenziale è che la sinistra non cada affatto nell’incantesimo della sirena sulla “stabilità delle istituzioni” in un contesto brasiliano e mondiale come quello attuale.

L’organizzazione e la resistenza popolare devono essere la regola per il mantenimento della democrazia e dei diritti sociali. Ciò che è essenziale in questo momento è la denuncia del golpe e l’appello all’organizzazione popolare deve essere un mantra permanente, soprattutto nei principali canali e tra i principali leader della sinistra. Relativizzare questo momento storico è molto pericoloso.

[Trad. dal portoghese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Maradona il Rivoluzionario

di Eugenio Lorenzano

La dipartita di Maradona ha generato un’incredibile serie di servizi speciali su tutte le tv italiane, argentine e mondiali. I servizi, talvolta ben fatti e montati ci hanno però propinato un’idea un po’ retorica del pibe de oro e spesso hanno raccontato di un Maradona, che quasi per riconoscenza verso Cuba e Fidel Castro si sarebbe schierato apertamente a fianco del socialismo del XXI secolo. O peggio, che quasi per ripicca contro la squalifica subita per assunzione di efedrina (si badi bene efedrina per dimagrire e non cocaina) ai mondiali statunitensi del 1994, l’asso argentino avrebbe voluto vendicarsi contro il sistema capitalista schierandosi al lato di Fidel, Chávez, Morales, Correa e soci. Non è stato così! Maradona ha acquisito una coscienza politica forte e determinata soprattutto alla fine della sua carriera sportiva.


Già si espresse chiaramente dopo l’epica partita dei mondiali del 1986 dove marcò un goal irregolare di mano contro la detestata Inghilterra, affermando che fosse in qualche modo una compensazione per la perdita delle isole Malvine (Falklands); o meglio una vittoria platonica della sfruttata America Latina contro l’imperialismo anglo-statunitense. Inoltre Maradona amava molto la canzone napoletana e quando venne a sapere che “Carmela” di Sergio Bruni fosse politicamente e poeticamente dedicata alla città di Napoli e non ad una donna, volle immediatamente recarsi a Villa Bruni per conoscere il grande Sergio Bruni e ne rimase ammaliato del suo passato di partigiano delle quattro giornate di Napoli.

Il pibe de oro rafforzò le sue convinzioni dopo il periodo di disintossicazione a Cuba. Voci autorevoli ed attendibili dissero che Maradona in quel periodo a Cuba si dedicò anche alla lettura di testi di Che Guevara. E per chi non lo sapesse Maradona aveva un vistoso tatuaggio sulla spalla rappresentante l’epica effige di Che Guevara. Per meglio stigmatizzare tutto ciò, il noto regista Paolo Sorrentino utilizzò un attore-controfigura nella parte di Maradona con un tatuaggio enorme di Karl Marx sulla schiena. Orgogliosamente Maradona intesse delle amicizie con i capi di stato del socialismo del XXI secolo dal venezuelano Chávez al boliviano Morales; dall’ecuadoriano Correa a Fidel Castro. Il lider maximo era addirittura considerato una sorta di secondo padre da Diego e vi era un filo diretto tra i due che spesso si sentivano per telefono. Nel frattempo ad inizio secolo Maradona conobbe anche il grande regista jugoslavo-bosniaco-serbo Emir Kusturica che influenzò ulteriormente il suo pensiero socio-politico.

Maradona produsse il meglio di sé in campo politico nel 2005 quando per tutta risposta all’allora presidente USA Bush jr., fu tra i maggiori promotori di una marcia di protesta. Bush jr. attraverso la OSA (Organizzazione degli stati americani) aveva indetto una riunione di tutti gli stati del continente, ad eccezione di Cuba (espulsa dall’organizzazione su pressione degli USA dopo la rivoluzione del 1959), al fine di creare un’area di libero commercio continentale, ovviamente a favore dell’egemonia commerciale ed economica degli USA. Tale area di libero commercio avrebbe dovuto chiamarsi ALCA come acronimo di Asociaciòn de Libre Comercio Americana, ed in inglese FTAA. L’entourage di Bush scelse come sede dell’incontro la località balneare Argentina di Mar del Plata. Coordinandosi con i capi di stato contrari all’iniziativa ed invitati a Mar del Plata, Maradona organizzò un treno di protesta da Buenos Aires a Mar del Plata e con la partecipazione di intellettuali del calibro del premio Nobel Adolfo Pérez Esquivél e di personaggi della vera vita politica argentina come la presidentessa delle madri de la Plaza de Mayo Hebe de Bonafini si recò a Mar del Plata. Insomma un treno anti-Bush, ed il campione argentino indossava una maglia con la scritta STOP BUSH. Una numerosa marcia di protesta arrivò sino alla sede del IV vertice OSA delle Americhe protestando energicamente contro la politica di sfruttamento degli USA verso i paesi latinoamericani. Si organizzò anche al contempo un controvertice con la presenza di Chávez, Morales, Correa, Lula, Kirchner e Ortega e si diedero le basi per la costituzione dell’ALBA, ovvero un mercato comune alternativo per i paesi latinoamericani e caraibici. Insomma un vero e proprio smacco diplomatico per gli Stati Uniti ed i suoi paesi vassalli del continente.

In quei frangenti si vide la vera anima politica ed antropica del fuoriclasse argentino, di quell’uomo che proveniva dai quartieri umili e poveri della vasta conurbazione bonairense. Il tutto fu magistralmente filmato e documentato dal regista Kusturica, che ne inserì anche alcune scene nel famoso film-documentario sulla vita del campione argentino. Credo che fu questa l’azione extracalcistica di maggior spessore del pibe del oro. Tanto grande, che come al solito, i proni mass media occidentali quasi non ne hanno proferito parola nei tanti servizi dedicati a Maradona.

Hasta siempre Diego!


Consideraciones sobre el caso Alfredo-Aryenis y la Revolución Bolivariana

Risultato immagini per Aryenis Alfredopor Juan Ramón Guzmán

1) El chavismo es un movimiento policlasista, y por lo tanto las contradicciones que existen en la sociedad en general también se manifiestan y expresan en su seno interno.

2) Quienes luchamos por la libertad de Alfredo y Aryenis no somos enemigos de la Revolución Bolivariana. Al contrario, damos la vida por ella de ser necesario, y queremos que supere todos los obstáculos que el imperialismo estadounidense y sus lacayos colocan en su camino y en su destino histórico de redención social, para la suprema felicidad de nuestro pueblo.

3) El caso Alfredo-Aryenis tumba la tesis escuálida de que los chavistas somos una cuerda de focas que aplaudimos todo y le decimos amén a todo.

4) Exigimos que se cumpla la Constitución nacional, el debido proceso, el derecho a la defensa, la presunción de inocencia, y todos los postulados impulsados por el Comandante Chávez el libro rojo, el Plan de la Patria, la Constitución nacional y los Cuentos del Arañero, como la magnífica joya testimonial que describió su comportamiento ante la vida. Que actuemos en este caso partiendo de su ética.

5) Queremos la depuración de PDVSA y de todo el cuerpo orgánico de la nación, pero sobre la base de investigaciones ajenas a intereses grupales o de tribus de poder.

6) Quien no intérprete el caso Alfredo-Aryenis desde la perspectiva de la lucha de clases no encontrará un razonamiento lógico ni en la comprensión del problema ni en la justeza de nuestras demandas.

7) El chavismo superará esta dura encrucijada, y saldrá más fortalecido que nunca, dado que es crucial el fortalecimiento, expansión y consolidación de nuestra unidad como movimiento histórico frente al ataque inclemente del imperialismo estadounidense y de sus lacayos.

8) Ésta es una culebra entre chavistas, así que el parecer y el punto de vista de los escuálidos están de más. Váyanse a joder a otra parte, escualidines, y a sacar réditos de sus propios pedos, que bastantes que tienen.

9) No temamos como chavistas a debatir en público nuestras contradicciones ni nos acostumbremos a mostrar siempre la cara del hogar feliz. Somos un cuerpo social con divergencias y acuerdos, grandezas y debilidades. Somos un cuerpo social diálectico y dinámico, no somos una estantería inanimada sólo para mostrar “cosas bonitas y agradables, y exclusivas para ojos acríticos”.

10) En fin, no sé si alguien quiere agregar más consideraciones en los comentarios y notas, porque yo no me las sé todas…

Acarigua, 24 de marzo de 2020

Aryenis y Alfredo: Comunicado de la Clase Trabajadora de PDVSA

L'immagine può contenere: 1 personaCaracas, 08 de Marzo de 2020

COMUNICADO

La Clase trabajadora de Petróleos de Venezuela S.A, consiente de su rol histórico frente a la Industria Petrolera Nacional en resguardo de los intereses de la república, manifiesta su más absoluta solidaridad y respaldo por los camaradas Ing. Aryenis Torrealba e Ing. Alfredo Chirinos, detenidos por los cuerpos de seguridad del Estado Venezolano el pasado 01 de Marzo de 2020, ambos trabajadores de la más reconocida moral y ética revolucionaria así como de su entrega y calidad profesional para el desempeño de sus labores frente a la corporación.

Estos trabajadores están siendo acusados presuntamente por suministrar información estratégica de PDVSA al gobierno de los EEUU para el fomento de las sanciones contra la misma, una acusación totalmente absurda y alejada de la realidad en contra de estos dos compañeros, en vista de la notoria y proba entrega, humildad, patriotismo y profesionalismo, esbozados por más de 10 años en PDVSA por los mismos. A continuación, y como forma de facilitar el camino a la verdad y contextualizar a los órganos de seguridad y justicia del Estado Venezolano, que bajo información falsa y llena de interés apátrida, ha sometido al escarnio público y socavado sin el debido procedimiento judicial, el derecho más alto de todo ser humano, su libertad; se procederá a detallar el aporte de estos camaradas en la lucha dentro de PDVSA contra las criminales sanciones petroleras impulsadas por el Gobierno de Donald Trump.

En primer lugar, es necesario aclarar, las posiciones desempeñadas dentro de la corporación tanto de la Ing. Aryenis Torrealba (Gerente de Operaciones de Crudos y Residuales de Comercio y Suministros) como por el Ing. Alfredo Chirinos (Gerente de Operaciones de Especialidades de Comercio y Suministro) tienen como alcance la coordinación, planificación y operación de las actividades de exportación, vía buques de productos hidrocarburos tanto a clientes internacionales como al Sistema de Refinación Nacional.

Además de su labor cotidiana, estos camaradas han tenido aportes extraordinarios en la lucha contra las sanciones criminales hacia PDVSA, impulsadas en mayor medida a partir de Enero 2019 (EO.13850), acciones que no son del conocimiento público, pero que poseen el rango para ser considerados y condecorados como héroes de la República. Entre ellas:

1.) Una vez bloqueados los envíos de nafta diluente desde los EEUU por las sanciones en enero 2019, fue la Ing. Aryenis mediante sus gestiones, una de las que obligó a la descarga de la nafta por el Terminal de Jose, por parte del Buque Tanque SCF Prime, quien pretendía retirarse del terminal sin descargar la totalidad de la carga, salvando a la patria de una afectación de 40 MBD (Miles de Barriles por Día) de crudo extrapesado en la FPO, que al precio cesta del momento (42 USD/Bl), representan unos 50 MMUSD/Mes (Millones de Dólares Estadounidenses por mes).

2.) Fue bajo la coordinación del Ing. Alfredo Chirinos que se lograron gestionar la carga de tres cargamentos de Nafta Liviana/Gasolina Natural (GAN/LVN) por 300 MBls cada uno, durante los meses de febrero, marzo y abril de 2019 desde el Criogénico de Jose, con el Buque Tanque Petion, para el suministro como diluente para el crudo extrapesado de la FPO de la División Junín, salvaguardando a la patria de una caída de producción de más de 80 MBD, un impacto de más de 100 MMUSD/Mes.

3.) Una vez, bloqueados nuestros terminales de Bullembay en Curazao y BOPEC en Bonaire, desde donde se hacían los trasegados de crudos pesados y residuales (Fuel Oil) para el cumplimiento de las exportaciones con el Fondo Chino, fue la Ing. Aryenis quien coordinó y estableció las pautas para las operaciones Ship To Ship (Trasegado Buque a Buque) en la Bahía de Amuay, para la carga de estos productos en buques de gran calado (VLCC y Suezmax), logrando el desalojo de esto productos y evitando la paralización de la operación de la refinería de CRP por altos inventarios de Fuel Oil, principal centro refinador del país y quien aporta el 80% de los combustibles que se consumen en el país, además de seguir garantizando el cumplimiento volumétrico con los clientes Chinos, y garantizando la continuidad del respaldo político a la revolución bolivariana.

4.) Fueron los Ing. Aryenis e Ing. Alfredo quienes, en conjunto con los equipos de trabajo organizados de diferentes organizaciones de PDVSA, planificaron con éxito el cambio de filosofía de los Mejoradores de Crudo Extrapesado en mayo de 2019, pasándolos a operar como Plantas de Mezcla, ante la negativa del mercado por comprar crudos mejorados, evitando con esto el sacrificio de más de 180 MBD de crudo extrapesado de la FPO, un impacto de más de 230 MMUSD/Mes.

5.) En Agosto-Octubre 2019, fue la Ing. Aryenis, quien bajo largas horas de trabajo, que trascendieron los días y las noches, coordinó de manera eficiente y eficaz el desalojo de crudo del terminal de Jose (Por donde se maneja el 90% de las exportaciones de Crudo del país) con la flota propia, ante el retiro inesperado de los buques del cliente CNPC (7 MMBls), permitiendo minimizar el impacto en más del 200 MBD de crudo tanto en la FPO como el Norte de Monagas, unos 300 MMUSD/Mes.

6.) Fue la Ing. Aryenis Torrealba quien coordino de manera efectiva el desalojo de crudos de Lago de Maracaibo vía buque de la flota propia, cuando la refinería del CRP en Paraguaná quedo fuera de servicios, evitando que los inventarios sobrepasaron los niveles límites en los Patios de Tanques de Occidente y salvaguardando para la patria unos 130 MBD de crudo, unos 200 MMUSD/Mes.

7.) Para los meses de Noviembre-Diciembre 2019 fue la Ing. Aryenis quien tuvo la brillante idea, de utilizar crudos livianos del occidente del país, tanto para el cumplimiento de los compromisos de exportación como para suplir el déficit de crudo diluente en la FPO; planificando toda la actividad y ejecutándola eficientemente, permitiendo con esto evitar un colapso inminentemente de todo el sistema de producción nacional y logrando evitar una caída de más de 80 MBD de crudo extrapesado en los negocios de las empresas mixtas de la FPO, principalmente los relacionados con Rosneft (Petromonagas y Petrovictoria) y CNPC (Petrolera Sinovensa), unos 110 MMUSD/Mes.

Como es que dos presuntos traidores a la patria, utilizando toda su creatividad, capacidad técnica, honradez, entrega y trabajo en equipo, fueron parte de la creación, coordinación y ejecución a la perfección de estrategias que salvaguardaron los intereses de la patria, reduciendo impactos multimillonarios, y evitando caídas más pronunciadas en la producción nacional, producto del ataque y la nueva dinámica que impusieron las sanciones de la OFAC contra PDVSA. No se entiende esto, los trabajadores honestos y comprometidos de toda la corporación no entendemos esto.

Cabe aclarar que los documentos mostrados en cadena nacional por el Ministro del Interior M/G Nestor Reverol, no constituyen para nada pruebas contundentes de culpabilidad de estos compañeros, ya que representan documentos comunes, que son manejados por una veintena de organizaciones dentro de PDVSA, a saber Exploración y Producción, Coordinación Operacional, Refinación, Terminales de Exportación y Comercio y Suministros; para la coordinación y seguimiento de las actividades operacionales que realizan estos compañeros, como parte de su trabajo habitual, si es porque estaban en sus computadoras o impresos en sus hogares, tendrían que apresar a más de 50.000 trabajadores que hacen lo mismo, como forma cotidiana de trabajo en las operaciones petroleras. Estos dos compatriotas no manejan contratos, no firman ni autorizan pagos, solo operan los activos disponibles para realizar el trabajo que su posición les designa, por razones como esta es que la ignorancia es libre. Como decía Ali Primera, “…la ignorancia no mata al pueblo, pero tampoco lo salva…”

La información presentada como prueba “contundente” de Traición a la Patria, de estos compañeros, puede ser encontrada fácilmente en portales privados por suscripción como refinitiv.com o rystadenergy.com, los cuales se alimentan de información comunicada directamente por los Armadores de los buques internacionales, que vienen a cargar hidrocarburos venezolanos, informando nombres de clientes, destinos, tipo de crudo, volúmenes y calidad, o por portales oficiales como el de la OPEP, donde se publica la información de producción de crudos mes a mes de Venezuela. Otro aspecto a resaltar, es que más del 60% de la flota controlada por PDVSA, es fletada a terceros (Privados), es con esta que se realizan las operaciones nacionales de cabotaje entre refinerías y operaciones Ship To Ship, cuyos Armadores (Dueños de buques) pueden comunicar libremente sus operaciones a entes extranjeros, sin que PDVSA pueda hacer mucho para evitar esto. Es de acotar igualmente, que son muchas las Salas Situacionales instaladas en PDVSA, que informan al Presidente, Directores, Presidentes de Filiales y Gerentes de la empresa, sobre las operaciones de producción, transporte, refinación y comercialización de hidrocarburos de la corporación vía la aplicación Whatsapp (Grupos de chat), donde se conoce que toda la información rebota en servidores norteamericanos y está a la orden de sus organismos de inteligencia. Los trabajadores nos preguntamos ¿Cuál es la fuga de información que se le pretende endosar a estos dos compañeros? hay muchos medios para elegir.

Otra cuestión que nos causa mucha suspicacia, es la declaración oficial de que ambos compañeros estaban catalogados como “Colaboradores de alto Nivel” por los EEUU, ¬¿esto según quién?, ¿por los gringos?, es decir, estos últimos delatan a sus espías y lo comunican al gobierno Bolivariano, ¡no!, esto no se lo cree nadie. Creemos que tanto el Ministro Reverol, como la Comisión Presidencial Ali Rodríguez Araque se basaron en información errónea, manipulada y sesgada, para emitir juicios incriminatorios a estos dos profesionales.

Nuestro llamado a las autoridades se orienta al respeto del debido proceso y a la investigación imparcial y sin influencias, en el caso de estos dos camaradas, de los cuales estamos de su inocencia, y así mismo a tomar todas las medidas respectivas, una vez se alcance su libertad por verdadera justicia, para limpiar su imagen ante el público y resarcir el linchamiento moral, que de manera indiscriminada, se ha hecho de los mismos. Como decía el Libertador Simón Bolívar: “…la justicia es la reina de las virtudes republicanas, y con ella se sostienen la igualdad y la libertad…” Discurso en Bogota, 13 de enero de 1815.

Nuestro llamado a los camaradas Aryenis y Alfredo, es a resistir, a que sean fuertes, los necesitamos de vuelta en PDVSA, para seguir construyendo patria con honestidad, trabajo profesional y entereza moral; no permitan que este capítulo oscuro y pasajero en sus vidas los quiebre en espíritu y mente, estamos con ustedes. El país los necesita libres, los venezolanos los necesitamos libres, PDVSA los necesita libres, los trabajadores los necesitamos libres, las operaciones los necesitan de vuelta y libres, sus familiares y amigos los necesitan libres.

Por último, instamos responsablemente a las autoridades, a realizar investigaciones más técnicas, con mayor profundidad criminalística y científica, para la búsqueda de la causa raíz de la problemática de corrupción que hoy vive PDVSA. Preguntas como: ¿Quién o quienes promovieron una mayor dependencia de las importaciones y exportaciones, desde y hacia los EEUU al momento de las sanciones de enero 2019, desacatando las líneas del comandante Chávez?; ¿Quién o quienes se beneficiaron con el relacionamiento spot con Traders de poca monta, en contraprestación de contratos a término de PDVSA?; ¿Quién o quienes promovieron el descalabro de nuestro Sistema de Refinación Nacional y Complejos de Mejoramiento, haciéndonos más dependientes de las importaciones de nafta diluente y productos combustibles desde los EEUU?. Estas y otras preguntas más, serán obligatorias para adelantar una investigación seria del tema, allí tal vez si consigan a los verdaderos Traidores a la Patria.

“Que se haga justicia en Venezuela, para que haya paz y se respete el Estado Democrático de derecho y de justicia. Si hay justicia, habrá Republica y Paz; en nuestras manos no se perderá la Republica.”

Acto de apertura del año judicial 2019 en el TSJ
Nicolás Maduro Moros
Presidente de la República Bolivariana de Venezuela

Clase Trabajadora de PDVSA

¡LEALES A CHAVEZ SIEMPRE, TRAIDORES COMO LA BURGUESIA NUNCA!

Thaís Rodríguez Gómez: aquí mi testimonio sobre Alfredo y Aryenis

Risultato immagini per Aryenis Torrealba Alfredo Chirinospor Thaís Rodríguez Gómez

Aquí les dejo mi testimonio sobre Alfredo y Aryenis:

Mensaje de texto de Alfredo Chirinos el viernes a las 7:00 am:

¡¡¡Thaís!!! Felicitaciones!!! Un nuevo miembro de la familia entre nosotros.

Este fue el último mensaje que recibí de Alfredo el viernes 28 de febrero por la mañana, celebrando la llegada del amor de mi vida, mi hijo, nacido justo un día antes. Ninguno de los dos se imaginaba lo que ocurriría unas horas después. ¡Qué complicado se pone todo de repente!

Alfredo, un hermano de la vida preso junto a su compañera, acusados de traición a la Patria ¡Ironías de la vida!

En estos días difíciles, de emociones irrepetibles e inolvidables, de insomnio, de recuperación de una cesárea, pañales, dar teta, consentidera para mi primer hijo.

También hay llamadas, informaciones cada vez más insólitas y preocupantes, tristezas, anuncios de prensa, más llamadas para resolver cosas, llantos de hermanas y hermanos.Y yo no he podido dejar de tener recuerdos chavistas, como solo pueden ser los recuerdos con Alfredo.

Con él y otros cuantos: Luis Alirio (otro hermano de la vida), Caribay, Rock, aprendí a militar cuando teníamos unos 14 años. Estudiábamos en el liceo Mario Briceño en Barquisimeto, y logramos impulsar elecciones de Centro de Estudiantes a pesar de que hacía más de 25 años que se habían dejado de hacer. Fuimos como Plancha 7 con Alfredo como presidente, yo como vicepresidenta y Luis Alirio, tesorero.

En esos meses hicimos un periódiquito y todo el mundo colaboraba para imprimirlo.

Con ellos me fui las primeras veces a Caracas sin mis papás, a marchar ese año 2003 porque el TSJ había declarado que no hubo golpe de Estado, a participar en movilizaciones y actividades antiimperialistas propias de aquella etapa revolucionaria.

También aguanté mis regaños por ser descubiertos en la madrugada haciendo pintas y tumbando pancartas de Acción Democrática y Primero Justicia.

Me metí a tira piedras, no contra la policía, como en la 4ta, sino contra los escuálidos cuando venían con grupos de Bandera Roja en la vanguardia a tomar la gobernación de Lara.

Con Alfredo y con Luis tuve mis primeras conversas sobre lo que representa el Che para la juventud y nos intercambiamos las primeras lecturas.

Esos fueron nuestros inicios de militancia, y pasaron los años, cada quien escogió su carrera y sus espacios de lucha, aunque siempre estábamos en contacto.

Ya viviendo Caracas fui varias veces al teatro Principal porque Alfredo venía con el Kalalo a presentar sus obras.

Después que Alfredo terminó la universidad, también se vino a Caracas a trabajar en Pdvsa y llegó a una casita que alquilé en Manicomio, donde paraban por un tiempo todos los guaros sin casa, es importante decir que pasaron los años y el muchacho llegó a ser gerente de Pdvsa pero nunca se salió del grupo de los que pasamos roncha sin casa en la capital.

Una de las cosas más admirables de Alfredo es que siempre ha mantenido empeño y disciplina en su labor en la industria, aunque han pasado tantos años de crecimiento, pero también de dificultades y contradicciones, nunca lo vi desanimado, teniendo de sobra preocupaciones, pero nunca una queja, y siempre una esperanza, porque mi amigo es optimista hasta la necedad.

En la casita de Manicomio escuchamos el discurso del Comandante aquel 8 de diciembre de 2012: “No faltarán los que traten de aprovecharse de coyunturas difíciles para mantener ese empeño de la restauración del capitalismo, del neoliberalismo, para acabar con la Patria”. Yo miraba y a cada rato me salía de la sala a llorar, Alfredo siempre sentado escuchando con atención.

Al poco tiempo conocí a Aryenis, primero por los cuentos de Alfredo enamorado y después en persona ya concretado ese amor. Aryenis es una ingeniera obsesionada con su trabajo, disciplinada, entregada a todo lo que se necesite en la industria. En los últimos años cada vez estaban más y más ocupados, para verse con ellos había que caerles tarde y conversar un rato hasta la madrugada sobre las preocupaciones por la situación del país, sobre las posibilidades de que la industria pudiera superar el bloqueo, en fin, todo lo que hablamos los militantes.

En esta hora difícil, yo les aseguro que Alfredo y Aryenis son de los muchachos que se comprometieron hasta el alma con las ideas del Comandante, por la justicia y la igualdad, por la causa del socialismo, y esas convicciones han sido demostradas con hechos durante sus jóvenes pero intensos años de vida.

Y sigo pensando: Traición a la Patria! Son 30 años de privación de libertad sin beneficio alguno… Me angustio, me desespero y me vuelvo a calmar… Me calmo porque sé que Alfredo y Aryenis están incólume, dignos, indoblegables, aguantando todo. Me calmo porque veo a sus mamás, a sus papás y hermanas resistiendo y esperando el apoyo de nosotros.


Pues aquí estamos, en pie de lucha, y moveremos cielo y tierra, contamos con la solidaridad de los justos y las justas que nos harán triunfar porque Chávez está de nuestro lado.

(VIDEO) ¡Chavez vive! ¡En la lucha por la liberdad de Aryelis y Alfredo!

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Caracas, 5mar2020.- Aquí Sandino hijo del Cantor del Pueblo Alí Primera, y la Agrupación de Combatientes por el Canto Revolucionario, se solidarizan con Aryelis Torrealba y Alfredo Chirinos. Delante del Presidente Nicolás Maduro Moros, no podíamos esperar menos de Sandino.

Alfredo Antonio Chirinos (Padre): “Aquí no se rinde nadie”

Risultato immagini per Alfredo Chirinos InocentesAlfredo:
¡Querido hijo!
Allí estás en esa oscuridad, pero se qué tus sueños andan brindando esperanza en las calles de tu Pueblo. Naciste con tu esperanza de luchador, tomando el ejemplo de muchos luchadores viejos, por sé quién eres: un soñador con la esperanza de cambiar el mundo, como lo tienes escrito en las paredes de tú cuarto, ¡aguanta hijo! Que tús sueños traspasan esas oscuras paredes para decir al mundo quién eres! En la calle te espera tú vieja bicicleta para tus ejercicios diarios junto a tú Dulcinea (Aryenis)!

En tu alma llevas las enseñanzas de viejos combatientes revolucinarios de conducta y moral intachable como la tuya, porque de allí vienes formado con la ética socialista.

En tú espalda llevas el morral de muchos combatientes y jóvenes asesinados por los enemigos de nuestro pueblo, el morral de Bolívar y de Chávez y ahora recuerdo que cuándo apenas eras un niño de 15 años no dudaste en ponerte ese morral, para pedir el rescate del Comandante Chávez, en aquellos momentos oscuros cuándo la garra del imperio Yankee pretendió quitarnos al Comandante, secuestrándolo para asesinarlo!

Haz tenido la responsabilidad histórica de no dejarlo en el camino, por eso estoy seguro que no eres un traidor a la Patria y mucho menos aún, un terrorista.

Te formaste con las lecturas de aquel heróico libro “Así se templo el acero”, “Reportaje al pie del Patíbulo” y muchos otros escritos y documentos históricos que condensan las luchas de los pueblos por su liberación y el Socialismo.

Tu sabes que Chávez nos dijo: “Aquí no se rinde nadie” y sabemos que tú no te rendirías jamás y estarás siempre al lado de las luchas de nuestra Patria, tu mente no se quedará en esas cuatro paredes en dónde estás, por ahora.

Yo pasé en varias ocasiones lo que ahora estás viviendo, por la persecución política de los gobiernos de aquellos tiempos de la Cuarta República y siempre salí triunfante así como lo harás tú junto a tu compañera Aryenis.

Éste dolor que cargamos encima, sé que pasará cuándo veamos tu rostro nuevamente recorriendo las calles de la Patria Bolivariana, para que nos sigas dando tú valioso aporte en la construcción del Socialismo Bolivariano.

Mis fuerzas y las de tú mamá a pesar de nuestra avanzada edad y las muchas lágrimas que han salido de nuestros ojos que te vieron nacer y crecer siguen firmes con la esperanza de verte libre! Aún sigo resistiendo con mis viejos sueños y con los tuyos.

El Ché Guevara nos dijo: “Que culpa tengo yo de tener el corazón a la izquierda y la sangre roja”

Alfredo Antonio Chirinos (Padre)

05/03/2020
3:00 AM

¡LEALES SIEMPRE TRAIDORES NUNCA!

¡LA LÍNEA JUSTA ES LUCHAR HASTA VENCER!

¡¡ALFREDO Y ARYENIS INOCENTES!!

¡¡¡LIBERTAD YA!!!

¡El Colectivo de la Radio Comunitaria Sanareña con Aryenis y Alfredo!

Risultato immagini per Alfredo Chirinos InocentesEl Colectivo de la Radio Comunitaria Sanareña denuncia la mentira y el montaje que pretenden hacer con nuestros hermanos de lucha Aryenis Torrealba y Alfredo Chirinos

Si quieren que se adecente PDVSA no busquen en quienes por años han denunciado la corrupción sino en quienes han mermado la capacidad operativa de la empresa al punto de importar gasolina y hacer largas colas para abastecer combustible en el país con mayores reservas petroleras del mundo.

Si necesitan declarar a algunas personas traidores a la patria vayan a la embajada de Chile, de España y busquen a esos “venezolanos” quienes conspiran desde esas sedes diplomáticas.

Si quieren esposar, humillar, apresar, incomunicar y montar expedientes contra alguien que venda información a nuestros enemigos imperialistas, les tenemos una lista larga: Guaidó, Tintori, Machado, Zambrano, Florido, Ramos Allup, Velásquez, Guanipa por sólo nombrar algunos que caminan impunemente por las calles de nuestro país.

Si pretenden cerrar sus infames y falsos comunicados con la consigna leales siempre, traidores nunca háganse merecedores de la dignidad de este Pueblo que tanto ayer como hoy seguirá luchando por la Patria Bonita, ésa que soñó el panita Alí y ustedes destruyen sistemáticamente con acciones de este tipo.

Hagan su trabajo pero no se equivoquen, apunten donde deben apuntar porque el Pueblo no les perdonará más injusticias

Sanare, 3 de marzo de 2020

A los 7 años del asesinato del Cacique Sabino

A los 5 años de la desaparición del camarada Alcedo Mora

¡No, en nombre de Alí, No!

Risultato immagini per Alfredo Chirinos Inocentespor Juan Ramón Guzmán

“Los gobiernos pasan, pero la policía es eterna” (Julio Escalona)

Acarigua, 2 de marzo de 2020.- Alfredo Chirinos y Aryenis Torrealba han sido apresadxs por la Comisión Interventora de PDVSA. Dos jóvenes profesionales sin poder alguno de decisión como para haber realizado los delitos que se le imputan. Dos jóvenes que si se les da el oportuno y debido derecho a la defensa, podrán desmontar ese adefesio hecho a la medida de “mostrar resultados”. Esperemos que los órganos de justicia actúen responsablemente.

Yo, en lo personal, conozco a Alfredo Chirinos. Un joven motorizado y soñador, de origen pobre y campesino, que tuvo la oportunidad de profesionalizarse y entrar a trabajar como ingeniero en lo que otrora fuese la principal empresa del país. Además de tener el orgullo de provenir de padres revolucionarios, quienes le inculcaron la formación política que él tiene, la honestidad y su amor irrefrenable por Venezuela. A Aryenis no la conozco, pero sí es su compañera de vida, no tengo ninguna duda en que se rige por sus mismos valores. Sus vidas están allí, sus comportamientos están allí, plenos sobre la luz del mediodía, y lo desmentirán todo. Repito, si reciben justicia.

PDVSA está podrida. Y urge su regeneración para el bien del país, tal como lo ha exigido el Presidente Nicolás Maduro. Pero no sobre la base de fabricar “chinos de Recadi” en el afán de demostrar un logro rápido y… fácil. No, el país quiere grandes cabezas presas, y no dos funcionarios de tercera línea de mando sin poder de decisión, y en medio de un enrevesado entramado de procedimientos y jefaturas, que convierten a las acusaciones que se les hacen, sino fuese por lo peligroso y sucio, en un grotesco chiste de mal gusto. No, el país quiere ver altos directivos presos, quienes manejan lo que Rockefeller llamó “el mejor negocio del mundo” a sus anchas, y convirtieron PDVSA en su coto particular. ¡Queremos peces gordos presos, no trabajadores inocentes, señor El Aissami!

Por otro lado, vuelvo a rechazar que esa Comisión Interventora de PDVSA malutilice, manosee, mal use el nombre de un hombre tan limpio, como lo fue Alí Rodríguez Araque. Eso equivale a reducir su legado histórico y su trayectoria política en una compactadora de basura. El padre de ese joven hoy preso, fue amigo personal del doctor Alí por más de 55 años. ¿Qué sentirá “El Treco” Chirinos, al ver que a su hijo lo enlodan hoy, bajo el nombre de su querido Comandante Fausto, a quien sirvió con lealtad camarada en el Frente Guerrillero “José Leonardo Chirino”, y amó como a un hermano? “Alí Rodríguez Araque” debe llamarse un Instituto de Altos Estudios Energéticos del país, o una Escuela de Formación Política de Juventudes Revolucionarias Venezolanas, ¡pero no una comisión interventora que supuestamente “limpia” la mugre en PDVSA, cometiendo injusticias!

¡LIBERTAD PARA ALFREDO CHIRINOS Y ARYENIS TORREALBA!

¡CÁRCEL PERPETUA PARA LOS CORRUPTOS Y LAS CORRUPTAS QUE DESTRUYEN PDVSA!

 

¡Ni capitalistas, ni burócratas, ni corruptos, todo el poder para los trabajadores!

L'immagine può contenere: il seguente testo "#Libertad Aryenis Torrealba y Alfredo Chirinos ¡INOCENTES! PDVSA"por Osvaldo León (El Rojo)*

Sobre el caso de Aryelis Torrealba y Alfredo Chirino

Hoy, dentro de la corta historia del proceso bolivariano, se presenta una discusión pública sobre acciones que se dan; en este momento es, sobre el caso de dos trabajadores con responsabilidad de gerentes dentro de la empresa más importante del país PDVSA.

Estos dos compañeros, Alfredo y Aryelis han venido denunciando hechos de corrupción dentro de los diversos departamentos de dicha empresa, denuncia que tiene varios meses y hasta ahora a los denunciados no se les ha investigado.


Ahora bien, no negamos que se investiguen tanto a Alfredo como a Aryelis.


Exigimos:


Que se de el debido proceso, cumpliendo los plazos legales.


Que el juicio, por la importancia que tiene sea público y televisado, que permita al mismo tiempo generar la discusión política sobre la corrupción y un combate a esta tanto en PDVSA como en todas las empresas e instituciones del Estado.


Exigimos también que los compañeros Aryelis y Alfredo estén en libertad mientras se demuestre su inocencia.


Que se respeten sus derechos humanos, en toda su magnitud.


Pero nos llama la atención, que un juez firme dicha detención, cuando la comisión nombrada para investigar este caso, esta formada por parte de los que los compañeros han denunciado por corrupción.


Hoy vemos con mucha preocupación, que se ha criminalizado la denuncia, la protesta, que la “ley” es asumida por grupos de poder para amedrentar a los sectores revolucionarios que plantean profundizar el proceso y luchar contra la corrupción.


Es sumamente preocupante, que los argumentos acusatorios contra los compañeros Aryelis y Alfredo sea la vieja política de acusarlos falsamente de que están dando información a países enemigos de Venezuela, hecho con la intención de convertirlos en traidores, sin serlo, lo que hace difícil su defensa, creando una culpabilidad mediática directa.


Está maniobra política, ha sido utilizada muchas veces en otros países para acabar con la denuncia de corrupción y aniquilar políticamente a los sectores que denuncian y para amedrentar a los revolucionarios que se plantean profundizar la revolución y acallar la denuncia de los trabajadores, es por eso que los sacan esposados de su sitio de trabajo, creando un ambiente de terror; mientras los denunciados siguen en cargos de dirección.


Si bien el cerco económico y el bloqueo imperialista nos obliga a una confrontación directa contra el imperialismo, y para esto necesitamos la más amplia unidad entre revolucionarios y patriotas, lo que no nos debe llevar a descuidar la lucha contra la corrupción y el burocratismo. No es menos cierto, que la corrupción, el burocratismo y la ineficiencia hacen en algunos momentos igual daño que el enemigo imperialista.


No podemos permitirnos que la derrota de este proceso se de por los factores internos, que la lucha contra el imperialismo y por el socialismo, pasa necesariamente por combatir a la burocracia y la corrupción.

• Libertad inmediata para Alfredo Chirinos y Aryelis Torrealba.

•Por el rearme político revolucionario.

•Ni capitalistas, ni burócratas, ni corruptos, todo el poder para los trabajadores.

 

* Colectivo control obrero de Guayana

¡Leales a Chávez siempre!: Libertad para Alfredo y Aryenis

L'immagine può contenere: 2 persone, persone che sorridono, il seguente testo "#LIBERTAD ¡LIBERTAD PARA ALFREDO Y ARYENIS! LIMPIEZA EN PDVSA CARCEL PARA LOS VERDADEROS CORRUPTOS"por Carlos Vargas

2mar2020.- Tendría unos 14 años, cuando conocí Alfredo Chirinos, estudia en el liceo Mario Briceño Iragorri de Barquisimeto. Allí organizamos un grupo de estudiantes muy combativos, entre ellos mi hermano Luis Vargas, Thaís Rodríguez Gómez, Rock Abreu. Lograron arrebatarle el centro de estudiante a la derecha, construyeron periódico estudiantil, realizaron diversas luchas por las reivindicaciones, incluida la del pasaje estudiantil donde cayeron detenidos, pero gracias a la solidaridad del pueblo chavista fueron liberados. Ese encuentro con estos chamos no fue casual, todos provenían de familias con trayectoria revolucionaria incluso mucho antes del gobierno del Comandante Chávez. La familia de Alfredo, su padre y madre combatieron la 4ta república incluso con las armas, vivieron en carne propia la persecución, la represión, la tortura. Por ellos no podemos creer en ese cuento de la burocracia que ha traicionado el proyecto del Socialismo y al mismo Comandante Chávez, que este joven, formado en los más altos valores revolucionarios, con una trayectoria intachable, forjado al calor de la lucha del chavismo, hoy sea acusado de traición a la patria. Hay que verle la cara a los verdaderos traidores que han jugado con el hambre del pueblo, que hacen grandes fortunas con los reales de pdvsa, que no le importa la Patria y mucho menos la Revolución. Pero nosotros, quienes conocemos Alfredo no descansaremos hasta verlo liberado, y hasta que los verdaderos responsables de este desastre en el que está la industria nacional, paguen con cárcel.

¡Alfredo somos todos y todas!
¡Leales a Chávez siempre!
¡Patria Socialista o Muerte!

Cubanidades

por Atilio A. Boron 

¿Qué es Cuba? ¿Cuál es el misterio de la isla rebelde? Trataré de decirlo en pocas palabras, como lo hacía el gran Eduardo Galeano aunque no tengo sus dones.

Cuba es música y más música. Música por doquier: al comienzo de una ceremonia, cuando se termina, en el intervalo. Con músicos viejos o jóvenes, o inclusive niños. En un teatro, en la calle o puertas adentro en una casa o una institución. Música popular, música clásica, Mozart y Bethoven mezclados con Ernesto Lecuona y el Buena Vista Social Club. Es Chucho Valdés y Daniel Barenboim. Es Omara Portuondo, Polo Montañéz y Benny Moré junto a Pavarotti, Plácido Domingo o John Lennon y Los Beatles. Es Alicia Alonso bailando con Nureyev; es la “Colmenita” y los “Van Van”.  Cuba es son, es salsa, es Compay Segundo, la Nueva Trova; es Silvio, es reguetón, es cumbia, es jazz, es guaguancó, es rumba, es bolero. Todo, absolutamente todo, en Cuba se vuelve música, se hace con música, se celebra con música, se conmemora con música. Con pianos de cola, saxos, violines, guitarras, oboes y flautas traversas hasta el güiro, el chequeré, el bongó y las tumbadoras. Y a toda hora: a la mañana, a la tarde, a la noche. Cuba es música y es parejas bailando en la calle, en el malecón, en los jardines del excelso Hotel Nacional, en las casas, donde y a la hora que sea. Su gente lleva la música en la sangre y no se cansa de demostrarlo. Y la Revolución se encargó de potenciar como nadie ese gen magnífico de cubanas y cubanos multiplicando a lo largo de la isla infinidad de escuelas y conservatorios en donde, de forma gratuita, el pueblo aprende a tocar los más variados instrumentos y a cantar profesionalmente.

Pero  Cuba también es literatura, poesía, novelas, cuentos, historias, revistas, libros, tertulias, mesas redondas. Cuba es ciencia y conciencia, es humanismo y pensamiento crítico. Es Carpentier, Guillén, Lezama Lima, Vitier y también Cortázar, Walsh y el Gabo; y Retamar que hace poco nos abandonó para reunirse con ellos. Es sus dos excepcionales e imprescindibles contribuciones a la cultura y la identidad latinocaribeñas: Casa de las Américas y el ICAIC. También su  multitudinaria Feria del Libro, no por casualidad escenificada en el primer territorio libre de analfabetismo en las Américas. Y es La Habana,  uno de los principales centros culturales del mundo, y no sólo de Latinoamérica y el Caribe. Su oferta en materia de teatro y espectáculos de todo tipo es increíble, comparable a la de las más grandes ciudades del continente como Buenos Aires, México o San Pablo.  

Cuba es resistencia heroica a un criminal bloqueo sin perder el finísimo y mordaz sentido del humor, la capacidad de reírse de sí mismos y de burlarse de la tosquedad de sus descerebrados verdugos. Y también solidaridad militante, práctica, concreta. El país más solidario del mundo, sin duda. Reparte lo que tiene y lo que no tiene también, sin esperar nada a cambio. Mientras el imperio y sus vasallos saquean al resto de los países y mandan al exterior tropas, espías, torturadores y sicarios Cuba envía médicos, alfabetizadores, profesores de música y danza y entrenadores deportivos. La diferencia moral es aplastante.

Cuba es Martí, Mella, Guiteras, el Che, Camilo, Vilma; es Frank País, Armando Hart,  Abel y Haydée Santamaría. Y por supuesto Fidel, que está en todas partes aunque no haya una sola plaza, calle, avenida, estadio, hospital, edificio público, puente, puerto o camino que lleve su nombre, cosa que el Comandante prohibió expresamente y se cumple a rajatabla. No hace falta nombrarlo porque su espíritu y su legado impregnan toda la isla. Murió y se convirtió en millones. Hoy todas y todos son Fidel.

Cuba es La Habana y Santiago; Guanabacoa y Trinidad; es Cienfuegos y Holguín; es Birán y Sancti Spiritus; es el Moncada y la Sierra Maestra; Girón y el Segundo Frente; es Santa Clara y el Granma. Es, por increíble que parezca, los siete fusiles con los que Fidel empuñándolos con firmeza le dijo a un atónito Raúl “ya ganamos la guerra”,  pocos días después del caótico desembarco del Granma y con la mayoría de los expedicionarios dispersos por el monte procurando no ser ametrallados desde el aire por la aviación de Batista. La voluntad revolucionaria en su máxima expresión se combinó, en Fidel, con un formidable realismo a la hora de realizar una correcta lectura de la coyuntura político-militar.

Cuba es una buena mesa con moros y cristianos, frijoles y tostones,  cerdo en lonjas, cordero asado, langostas y pescados rellenos de camarones. También tamales en cazuela y la yuca con mojo de ajo, chicharrón y limón. Además, sopas que te vuelven a la vida, helados riquísimos, postres a cual más dulce y un elixir llamado café. Cuba es mojitos, piñas coladas y para rematar el banquete y deleitarse hasta el infinito rones exquisitos y tabacos incomparables, únicos en el mundo.

Cuba es también sus innumerables cayos, sus cientos de kilómetros de playas de blancas arenas y aguas turquesas. Y el mar estrellándose contra ese extenso y magnífico malecón habanero, con sus olas elevándose a los cielos y dibujando por un instante figuras bellísimas y de un blanco inmaculado que hipnotizan al paseante.

Cuba es los hermosos edificios de la Habana Vieja, que un gobierno acosado y bloqueado por décadas se empeña en restaurar y devolverles su esplendor y belleza originales de la mano del historiador de la ciudad, un genial humanista del Renacimiento llamado Eusebio que los rezos de la santería cubana hicieron que renaciera en La Habana con la misión de reconstruirla. Y lo está haciendo. A pesar del bloqueo.  

Es el país donde no ves niños de la calle, mendigando descalzos y en harapos, revolviendo en la basura para encontrar algo que comer. Sus niños todos, absolutamente todos, están en la escuela y bien vestidos y calzados. Un país donde no hay hombres y mujeres, o familias enteras, durmiendo en las calles como en tantas ciudades de Nuestra América e inclusive de Estados Unidos. Donde la alimentación está garantizada, como la salud pública para todas y todos. Cuba es educación universal, gratuita y de calidad desde el jardín de infantes hasta el posgrado. Cuba es la seguridad ciudadana, el transitar por sus ciudades sin los temores que atribulan a los citadinos de tantísimos países en todo el mundo.

Estos logros hubieran sido imposibles sin la clarividencia y coraje de Fidel y el liderazgo revolucionario y la asombrosa ingeniosidad del pueblo cubano, uno de cuyos verbos idiosincráticos es “resolver”.  Resuelven todo, lo que sea; caso contrario el bloqueo los hubiera puesto de rodillas. Son capaces de hacer funcionar eficientemente un Ford, Buick o Chevrolet de los años cincuenta, una verdadera proeza mecánica que provoca la admiración (y la envidia a veces) de los turistas estadounidenses. O transformar un decrépito sedan de aquellas marcas en un resplandeciente convertible,  eliminando su techo original y haciendo los arreglos del caso. Carros lustrosos y relucientes que provocan la envidia de Hollywood, que pagaría fortunas por llevárselos a sus estudios. Pero son patrimonio de Cuba y no se irán. ¿Sólo con los automóviles estadounidenses? ¡No! Lo mismo hacen, en una operación ya de ribetes francamente  milagrosos, con un Lada soviético del año 1985 capaz de ir de La Habana hasta Santiago sin ningún inconveniente a pesar de sus precarias comodidades. Cuba tiene una sola conexión física por donde transitan los impulsos de la Internet: el cable submarino de fibra óptica que llegó desde Venezuela en enero de 2011 gracias a la ayuda de Chávez para romper el bloqueo informático al que estaba la isla. Pese a la insuficiencia que dicho cable tiene para enfrentar los requerimientos del elevado y creciente número de internautas de la isla cubanas y cubanos “resuelven” las enormes dificultades que erige el acceso vía satelital a la Internet con gran ingenio, lo que les permite acceder a través de programas “made in Cuba” (que no ví en ninguna otro país) a casi todo lo que se encuentra en la red. Me consta que Bill Gates y las empresas de Silicon Valley no saben que más hacer para atraer a los avispados informáticos cubanos.

¿Hay un problema? “Tu vé y resuelve” es la seña de identidad del cubano. ¿Hay que apoyar al gobierno del MPLA en Angola para impedir que la CIA y los racistas sudafricanos arrasaran con ese país? Bien, allí está la ingeniosidad cubana que logró otro milagro: transportar en innumerables viajes de un viejo cuatrimotor a hélice, el Bristol Britannia, a una gran cantidad de personal militar y pertrechos cubanos cubriendo, con una preparación muy especial de esa aeronave (precarios tanques suplementarios de combustible, reduciendo la carga no militar a un mínimo, regulando la velocidad y altura, etcétera)  los 10.952 kilómetros que separaban a La Habana de Luanda, lugar al cual esos aviones llegaban casi sin un litro de combustible en sus tanques. Fidel personalmente se involucró en la logística de la operación, supervisando todo, desde las toneladas de carga posibles hasta la velocidad y altura crucero necesarias para garantizar la feliz culminación del vuelo.  Ni Washington ni Moscú podían creer que ese puente aéreo funcionara con aquellos armatostes. Pero sucedió, los cubanos “resolvieron” el desafío y Cuba y el MPLA ganaron la guerra.

Por eso la sociedad y la cultura cubanas han resistido sesenta años de bloqueos de todo tipo. Pese a tamaña agresión, que por su escala y duración no tiene precedentes en la historia universal, Cuba logra en materias sensibles como alimentación, salud, educación y seguridad ciudadana lo que casi nadie ha logrado ¡y el bárbaro de la Casa  Blanca dice que el socialismo es un fracaso! Imaginemos por un momento lo que sería Cuba si no hubiese tenido que padecer el bloqueo impuesto por Estados Unidos, con toda su secuela de agresiones, sabotajes, atentados y hostigamientos de todo tipo. Un paraíso tropical. De ahí que la isla sea un pésimo ejemplo que Washington combatió y combatirá sin tregua, apelando a los peores métodos y violando todas las normas de la legalidad internacional. Tenía razón Oscar Wilde cuando sentenció que “Estados Unidos  es el único país que pasó de la barbarie a la decadencia sin pasar por la civilización”.

Cuba es el David de nuestro tiempo que puso fin al apartheid en Sudáfrica; el país que curó a centenares de miles de enfermos en más de cien países y que creó la célebre ELAM, la Escuela Latinoamericana de Medicina preparando médicos para atender a quienes jamás vieron uno en sus vidas. Cuba es haberse hecho cargo de los niños de Chernobil cuando Europa y Estados Unidos, y Ucrania y la propia Unión Soviética, le daban la espalda. Sin pedir nada a cambio.

Es haber colaborado con todas las luchas de liberación nacional libradas en el Tercer Mundo, sin apoderarse de las riquezas de ningún país y traer de regreso a casa otra cosa que no fueran los restos de los cubanos caídos en combate.  Sus detractores, con Mario Vargas Llosa en primera fila, acusan a Cuba de estar “aislada del mundo”. Los datos contradicen esa mentira no sólo por los millones de visitantes que año a año desafían las prohibiciones y chantajes de Washington y llegan a recorrer la isla y disfrutar de sus bellezas, de su gente, sus sabores, su música, su alegría, su cultura, su gastronomía. También porque como expresión de la extraordinaria gravitación internacional de la Revolución Cubana y de su muy activa integración en el mundo hay radicadas en La Habana nada menos que 114 embajadas contra 86 que están en Buenos Aires, 66 en Santiago, 60 en Bogotá, y 43 en Montevideo. ¿Quién está más aislado?

Cuba es la voluntad férrea de construir el socialismo aún bajo las peores condiciones posibles, de resistirse a arriar las banderas del más noble anhelo de la humanidad. La deuda de nuestros países con Cuba es inmensa por sus décadas  de ayuda y por no haber permitido que se extinguiera el faro que nos orientaba en la búsqueda del socialismo. Imaginemos lo que hubiera ocurrido en Latinoamérica y el Caribe si la isla rebelde se rendía ante el acoso de quienes, a comienzos de los noventas, le aconsejaban a Fidel que se olvidara del socialismo, que el capitalismo había triunfado, que se había llegado al fin de la historia. El “ciclo político” progresista y de izquierda iniciado en 1999 con la presidencia de Chávez no habría existido y el ALCA, como gran proyecto anexionista del imperio, se habría concretado en Mar del Plata en el 2005. Si tal cosa no ocurrió se la debemos, antes que a nadie, a Cuba y a Fidel. Por supuesto también al mariscal de campo del genial estratega cubano: Hugo Chávez Frías. Y a Néstor Kirchner y Lula da Silva que se embarcaron en esa homérica batalla. Claro está que sin el virtuoso empecinamiento del Comandante por construir el socialismo no habrían tampoco existido ni Chávez, ni Lula, ni Néstor, ni Evo, Correa, ni Tabaré, ni Lugo, ni Cristina, ni Dilma, ni el Pepe, ni Maduro, ni Daniel. Sin duda, habrían sido políticos importantes, difícilmente gobernantes de sus países, pero habrían carecido del trasfondo histórico que le otorgó la insolente permanencia de la Revolución Cubana y que les habilitó para jugar un papel tan digno y sobresaliente en estos últimos veinte años. Porque, los hombres y las mujeres son hacedores de la historia, sí, pero sólo bajo determinadas circunstancias. Y éstas las creó aquella revolución en la mayor de las Antillas al mantenerse a pie firme mientras se derrumbaba la Unión Soviética, desaparecía el COMECON, se desintegraba el Pacto de Varsovia, las “democracias populares” del Este europeo retornaban en tropel a su reaccionario pasado y se postraban a los pies del emperador allende el Atlántico y los escribas del imperio celebraban el advenimiento del “nuevo siglo americano”,  que –como lo anticipara Fidel- ni siquiera llegó a ser una década.

En una palabra, Cuba es lo que es porque para millones de personas en todo el mundo encarna en el aquí y ahora de la historia los bellos sueños del Quijote cuando decía que su misión era “soñar el sueño imposible, luchar contra el enemigo imposible, correr donde los valientes no se atrevieron, alcanzar la estrella inalcanzable. Ese es mi destino.” Por todo esto, ¡con Cuba siempre!

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