Luís Sepulveda vecchio cuore guerrigliero!

L'immagine può contenere: 1 personadi Roberto Vallepiano

Conobbi Luís Sepulveda a Sanremo, dove arrivò invitato dalla CGIL, e lo rividi anni dopo in incognito alla Fiera Internazionale del Libro dell’Avana.

In entrambi i casi mi avvicinai, con una certa cautela, per stringergli la mano e scambiarci due parole.
Avevo letto tutti i suoi libri e lo stimavo moltissimo come scrittore e come uomo, ma dava l’impressione di essere un tipo burbero e non volevo che mi vedesse come un cacciatore di selfie o di autografi.

Con mia estrema sorpresa mi squadrò attentamente e disse: “Andiamo a berci un caffè!”.
Passarono credo una ventina di minuti ma mi sembrò di averci passato assieme una settimana. Mi abbeveravo avidamente delle sue parole – pronunciate con quella inconfondibile voce cavernosa da tabagista – parlammo di Hugo Chavez e del Venezuela, dei suoi libri, della sua vita avventurosa…
E comunque la copia de “Il Vecchio che leggeva romanzi d’amore” che avevo sottomano alla fine me la sono fatta firmare eccome!

Sepulveda veniva da una famiglia di anarchici spagnoli.
Suo nonno fu condannato a morte come sovversivo e costretto a cercare rifugio in America Latina.

Crebbe tra idee libertarie di rivoluzione, gatti e romanzi d’avventura di Cervantes, Conrad e Salgari.
A 15 anni si iscrisse alla Gioventù Comunista.

Nel 1969 a Cuba vinse l’ambito premio letterario “Casa de las Americas” che gli spalancò la possibilità di viaggiare in Unione Sovietica e studiare alla prestigiosa Università Lomonosov di Mosca.
Da cui tuttavia fu espulso dopo pochi mesi per aver sedotto la propria Professoressa, che tra parentesi era pure la moglie del temutissimo Direttore dell’Istituto di Ricerche Marxiste.

Tornò in Cile con una pesante nota disciplinare, accusato di “Atteggiamenti contrari alla morale proletaria”.
A causa di ciò venne espulso dalla Gioventù Comunista, litigò pesantemente col padre e decise di raggiungere la Bolivia per unirsi alla guerriglia dell’Esercito di Liberazione Nazionale.

In seguito ai cambiamenti sociali scatenati dalla vittoria elettorale di Salvador Allende, decide di tornare in Cile.
Si iscrive al Partito Socialista e in breve, grazie alla preziosa esperienza accumulata in Bolivia negli anni della Guerriglia, diventerà la Guardia del Corpo personale del Presidente Allende.

Dopo il Golpe della CIA che spalancherà le porte alla sanguinaria dittatura di Pinochet, sarà arrestato, torturato e condannato all’ergastolo.
Riuscirà a fuggire dal Cile grazie alle pressioni internazionali e girerà diversi paesi del Latinoamerica vivendo a contatto con gli indios.

Nel 1978 raggiungerà il Nicaragua per combattere al fianco del Frente Sandinista di Liberacion Nacional.
Dopo la vittoria della Rivoluzione entrerà nell’equipaggio di Greenpeace solcando gli oceani a bordo della loro nave.

Trascorrerà il resto della sua vita tra Spagna e America Latina – con frequenti incursioni in Italia, paese che amava visceralmente – componendo poesie, scrivendo alcuni dei libri più amati al mondo e cantando insieme ai Modena City Ramblers.

Oggi Luis Sepulveda, l’uomo che era sopravvissuto ai torturatori di Pinochet, alla CIA, agli squadroni della morte e ai Contras; ci è stato portato via da un maledetto Virus chiamato Covid.

Ogni volta che cercheremo il suo sguardo determinato, colto e ribelle lo ritroveremo nelle pagine tumultuose dei suoi libri.

Ciao Luis,
Ciao vecchio cuore guerrigliero!

Cile: intervista al portavoce del Collettivo antifascista del Colo Colo

da resumenlatinoamericano.org

Si chiama Alfredo Vielma, è il giovane portavoce del Collettivo Antifascista La Garra Blanca (valorosi sostenitori del Colo Colo, iconica squadra di calcio cilena) e soprattutto è un combattente dal basso e di sinistra. Un partecipante attivo, come molti della sua età (Alfredo ha 25 anni), a questa grande rivolta contro il capitalismo, che richiede le dimissioni di

Sebastian Piñera e qualcosa di più: la caduta del sistema oppressivo e repressivo.

Abbiamo parlato con Vielma in Plaza de la Dignidad, mentre i carabinieri si preparavano, come sempre, a reprimere, e il Gruppo Illapu accordava le chitarre per cantare e chiamare tutti a raccolta dai balconi di Radio de la Plaza, con migliaia di manifestanti che ridevano, cantavano e si preparavano  alla lotta.

Come è nata quest’ idea che le persone del collettivo… si unissero alla rivolta iniziata il 18 ottobre?

Abbiamo sempre auspicando che potesse verificarsi una situazione di ingovernabilità. Da quando ci siamo formati circa cinque anni fa, la nostra missione è sempre stata quella di partecipare attivamente al movimento popolare e in un certo senso di poter costruire situazioni di ingovernabilità che aprissero uno spazio di trasformazione per la società cilena.

Ecco perché, più che partecipare, ci consideriamo parte delle organizzazioni sociali e popolari che hanno dato vita a questa rivolta. Circa un mese prima del 18 ottobre, stavamo già sostenendo gli studenti delle scuole superiori quando chiedevano di saltare i tornelli della metropolitana, invitando alla disubbidienza di massa. Anche noi facevamo parte di quel movimento. Così, quando è successo, quello che abbiamo fatto è stato mettere tutta la nostra capacità pratica al servizio del movimento, il che significa che fondamentalmente ci siamo mobilitati e abbiamo partecipato a tutte le istanze collettive che hanno avuto luogo fin dall’inizio.

Come giudicate l’evoluzione di questo movimento? Lo vedete crescere o stabilizzarsi su quello che fa in quanto non è riuscito a rovesciare Piñera?

Penso che sia molto difficile poter stimare lo stato della mobilitazione perché, per prima cosa, è una mobilitazione super inorganica, e secondariamente bisogna considerare le componenti territoriali. Parlando con un compagno francese, mi ha detto che la lotta di classe in Francia si ferma durante le vacanze. Qui non è successo esattamente  la stessa cosa. Tuttavia, la lotta popolare è calata un po’, in un certo senso, nel periodo delle vacanze, ma ora si sta intensificando di nuovo. Quello che posso dire è che effettivamente a livello di coscienza, la mobilitazione ha portato un importante cambiamento qualitativo che non si vedeva da molto tempo in Cile. Oggi la mobilitazione è più piccola di prima, ma c’è molta organizzazione popolare, è diventata più compatta.

Pensi che questa inorganicità di cui parli, questa orizzontalità nel movimento, questa mancanza di leader, complichi o aiuti?
Credo che bisogna distinguere gli elementi di cui stiamo parlando. Prima di tutto, l’inorganicità. Il fatto che ci sia poca organicità è un problema, il basso livello di coordinamento tra tutte le persone che stiamo mobilitando è ovviamente un problema.

Ma, per esempio, la mancanza di leadership è una diagnosi politica della mobilitazione, che ha a che fare con una sinistra che per molto tempo non ha dato abbastanza spazio per formare una leadership di classe e popolare, quindi ora la gente non è disposta ad accettare una qualsiasi leadership che emerga da una linea politica che in realtà non ha senso o radicamento.

Penso che l’orizzontalità sia più che altro una virtù. Gli ultimi processi latinoamericani mostrano che i movimenti di sinistra e popolari hanno ripetutamente bisogno di un cambiamento di leadership o, meglio, di formare figure di leadership collettiva. Quindi, riconosco quella presunta mancanza di leadership e di orizzontalità come una virtù.

 

title=Questi giovani di Prima Linea che combatto per le strade, sono stanchi dei partiti e della politica borghese?

Non solo della politica borghese. Io sono una persona squisitamente di sinistra, ma sono critico nei confronti della mia parte politica. Anche noi, anche quelli di noi che hanno cercato di fare organizzazione di classe, abbiamo fallito. Penso che la gente, infatti, non sia stanca di stare a sinistra, sa di essere di sinistra, sa che c’è questa classica, storica, dialettica dicotomia tra destra e sinistra. Sono però stanchi di un’organicità che non porta cambiamenti e che non è efficace nel momento della trasformazione. Lo stesso vale per la demagogia, i discorsi vuoti, le dichiarazioni in venti punti che non vanno da nessuna parte. Siamo a favore di una nuova politica, di un nuovo modo di essere a sinistra.

Cosa rappresenta per voi la Prima Linea?

E’ un’espressione politica nata proprio qui in Cile, che non ha più alcun riferimento da molto tempo, praticamente dalle lotte contro la dittatura. Dal 2011 esperienze simili si rispecchiano in questo senso. Prima Linea ha a che fare con i giovani del popolo che non hanno nulla da perdere perché si trovano in una situazione di emarginazione neoliberale. Sono tutti i giovani che il neoliberismo alla fine esclude dalla vita pubblica e che dà loro peggiori condizioni di vita privata. Sono questi che stanno dando il petto ai proiettili, sono i Mauricio Fredes (morto perchè braccato dai carabinieri), sono le persone che sono cadute nelle città e che rimangono anonime, sono le persone che sono state bruciate a morte dai militari nei supermercati. Questa è la Prima Linea, un’espressione politica molto ricca, un fenomeno degno di partecipazione e di studio perché rappresenta l’unico modo in cui i giovani che non sono rappresentati rappresentano se stessi.

Ed è interclassista, infatti vediamo persone molto umili ma anche persone della classe media coinvolte in questo movimento.

E’ interclassista come tutto questo movimento, ma penso che la grande virtù che va riconosciuta al movimento sia proprio quella di essere espressione delle classi popolari. Abbiamo accenni di multiclassismo in diverse esperienze: le assemblee territoriali e le manifestazioni in Plaza de la Dignidad, ne danno un resoconto. Ma, infine, direi che l’80% dei giovani che vi si trovano sono appartenenti alle classi popolari, tra questi abbiamo incontrato anche i giovani migranti boliviani, peruviani e haitiani. Quindi credo che sia una delle espressioni più popolari di questo movimento.

In Prima Linea, ci sono tanto ragazzi che ragazze, o per dirla con il gergo cileno: “cabras y capros”.

Ci sono molte ragazze perché penso che questo movimento abbia a che fare anche con i movimenti che stanno simultaneamente avvenendo in Cile. Prima del 18 ottobre, il movimento principale in politica era il femminismo. Ecco perché vediamo che le donne oggi sono assolutamente integrate: ci sono i compagni della Prima Linea, quelli delle assemblee territoriali e in tutte le espressioni di lotta, semplicemente perché sono protagoniste della politica. Di fatto, l’8M è stata una sfida per il movimento delle donne anche in virtù del movimento popolare. Nei giorni precedenti si è innescata una situazione che con l’8M è esplosa e sono state le compagne a farla esplodere.

Questo processo è sufficiente a far cadere Piñera?

Penso che questo movimento stia finalmente sottolineando che le riforme nel quadro neoliberale, il ricambio di leader, non siano sufficienti, non siano all’altezza. Se c’è una virtù e un difetto che possiamo riconoscere in parallelo a questo movimento, è che nessuno sa veramente quando finirà. Tutti sappiamo che stiamo chiedendo concretamente la fine della precarizzazione della vita, vogliamo una vita più dignitosa, ma evidentemente questo non si risolve con la cacciata di Piñera, la sua caduta non è sufficiente e tanto meno sappiamo fino a che punto si spingerà. Forse questo movimento apre un enorme breccia per la trasformazione di questo paese, come non accadeva dai tempi dell’Unità Popolare negli anni ’70.

C’è la possibilità che questo nuovo movimento abbia un legame con il precedente, con quello che viene dalla lotta contro la Dittatura, che ha morti, scomparsi, prigionieri ed ex-prigionieri? Vedi un filo conduttore che potrebbe unire queste due storie?

C’è un filo conduttore nel fatto che questi leader politici assumono criticamente che non possono più tentare di guidare ciò che non hanno mai guidato. Siamo colpevoli oggi dello stato di disgregazione della politica della sinistra rivoluzionaria, dei movimenti popolari, purtroppo a causa di quella generazione, lo dico con immenso dolore perché sono stato formato politicamente da quella generazione, sono diventato un rivoluzionario di sinistra con quelle persone. Ma questo movimento è anche un segno di stanchezza verso il loro modo di fare politica, perché se qui siamo stanchi della politica neoliberale, siamo anche stanchi di una verbosità e di una demagogia vuota che, purtroppo, ci è stata trasmessa dai compagni. Sono compagni che sono qui oggi, e credo che ci sia una buona disposizione da parte loro ad essere integrati in questi movimenti. Alcuni lo fanno con l’umiltà di accettare il rinnovamento, sapendo che noi riconosciamo la loro esperienza come positiva, che le lotte antidittatoriali sono state la lotta di liberazione nazionale del popolo cileno, ma anche sapendo che ci hanno lasciato costumi che ci sono stati dannosi, e questo movimento porta con sé anche questa trasformazione.

Che ne pensi del prossimo referendum? Sono in molti, da sinistra e dalla strada, a dire che il processo è stato cooptato da coloro che facevano parte del governo a quel tavolo per lanciare quell’appello, e ce ne sono altri che dicono che al di là del referendum la lotta deve continuare in strada.

Parlerò da sostenitore del Colo Colo, anche perché noi de La Colo siamo un movimento composto da vari ambienti: ci sono i collettivi politici, il mio collettivo antifascista de La Garra Blanca, c’è il Club Social y Deportivo La Garra Blanca, i tifosi in generale. In questo momento tutte queste componenti sono per APPROVO per il referendum. Da antifascisti de La Garra Blanca abbiamo cercato di caratterizzarlo come un APPROVO combattivo, che sappiamo anche che nel quadro delle riforme neoliberali non sono possibili tutte le trasformazioni della vita di cui abbiamo bisogno, ma siamo consapevoli che comunque apre un’importante finestra di sovranità popolare.

Credo che dobbiamo capire che, come agli intellettuali piace dire molto, con una cittadinanza vigile, come quella che abbiamo oggi in Cile, è possibile aprire nuovi spazi di trasformazione. Più che un cittadino, abbiamo un popolo vigile che osserva ciò che accade in politica. In Cile, tanto tempo fa, oserei dire che 40 anni fa, non avevamo un popolo interessato alla politica e oggi la politica è tornata al centro della vita.

Se mi chiedeste cosa vorrei che lasciasse un segno in questa Costituzione, in questa possibilità costituente, sarebbe ovviamente la sovranità nazionale popolare e, d’altra parte, il centro della vita nella politica, la politica come strumento per risolvere i problemi, dialogo, in modo da poter mettere in luce anche le posizioni popolari, perché oggi non ce l’abbiamo, abbiamo una chiusura costituzionale molto forte, e quello che cerchiamo è proprio di rompere questo muro. Forse non avremo la società che vogliamo, non conquisteremo l’uguaglianza, la solidarietà, le espressioni di sovranità popolare che vogliamo, ma riusciremo a ripristinare i dibattiti che sono molto importanti.

Ecco perché il referendum e la Costituzione stessa non devono essere visti come fine a se stessi, ma come strumenti politici, come ciò che sono. Le Costituzioni sono strumenti politici soggetti a interpretazione, e oggi ne abbiamo una che favorisce le interpretazioni borghesi e oligarchiche. Dobbiamo rompere con questo paradigma per avere un nuovo strumento costituzionale che ci favorisca nella costruzione popolare.

Chi era Neko Mora, uccisa dai moschettoni giorni fa?

Era un sostenitore molto importante del Colocolo, non faceva parte del nostro collettivo, ma era un antifascista. Lo conoscevo e posso dire che era una individuo e compagno molto unitario, un militante comunista e un “colocolino” che si dedicava sempre alla costruzione di un movimento Colocolino organizzato e cosciente, almeno così lo ricordiamo. Inoltre, dobbiamo ricordare che Neko è un giovane morto durante una mobilitazione, non è morto fuori dallo stadio, è morto perché quel giorno aveva organizzato una mobilitazione fuori dallo stadio, è morto su una barricata. Un enorme camion, di molte tonnellate, lo ha schiacciato perché ha travolto la barricata che Neko stava difendendo.

L’unità dei tifosi cileni è ancora forte. Ne siamo rimasti molto colpiti perché non è facile unire persone che sono separate dal calcio.

Penso che ci sia qualcosa da dire sul movimento delle tifoserie cilene. Voglio dire, i gruppi cileni hanno un’unità che oggi si costituisce come unità di classe, le differenze che si sono aperte sulla base del calcio sono molto forti perché sono differenze che si basano sull’ideologia neoliberale. Il neoliberismo ha creato divisione nel popolo e lo ha fatto, purtroppo, anche attraverso il calcio.

Oggi dobbiamo riconoscere che ricostruire questo processo organico per ridiventare un popolo è qualcosa di importante su cui stiamo lavorando. Ma, almeno per la strada abbiamo una neutralità, siamo uniti come popolo e siamo anche favorevoli a questo movimento di rivolta di cui il barrismo( fenomeno dei gruppi delle tifoserie) è stato indubbiamente protagonista.

Grazie mille.

Grazie mille per aver reso visibile quello che vogliamo dire, pochissime persone ascoltano quello che sta succedendo con il calcio e vorrei confermare che questo movimento sfida oggi il modello culturale neoliberista dell’America Latina. Ci hanno sempre rimproverato, a noi garristi(tifosi di calcio), dei bassi fondi, poveracci, ladruncoli, ci hanno attaccato la croce addosso, di essere tutto ciò che c’è di male nella società, ma questo movimento ha appena ribaltato la situazione e minaccia l’egemonia culturale della destra latinoamericana su l’emarginazione, di costruirci in modo negativo.

Un’altra cosa che credo che questo movimento abbia appena invertito è vedere tante bandiere mapuche a Santiago del Cile, non solo il 12 ottobre, ma ogni giorno.

Ha a che fare con la sconfitta di un’egemonia su ciò che è negativo, perché il negativo in Cile è sempre stato essere un indio, essere un tifoso di calcio, ascoltare il reggaeton, essere un cumbiero, questa è sempre stata indicata come una cosa negativa. Noi gli abbiamo ridato un significato politico, il nostro movimento dice che essere Cuma(dei bassi fondi), essere poveri, essere neri, essere mapuche, è qualcosa di politico ed è dovuto all’emarginazione. Ci siamo uniti in questa emarginazione. Ecco perché penso che oggi si radichi la paura culturale che la borghesia ha nei nostri confronti, ecco perché la paura della bandiera mapuche, ecco perché l’assassinio di Camilo Catrillanca, come se fosse stata una profezia che tutto questo stesse arrivando, come se fosse stata una vendetta in anticipo.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Alessio Decoro]

 

(VIDEO) Cile: la denuncia di Alejandro Navarro contro Piñera

Risultati immagini per Alejandro Navarro Denuncia Pineradi Virginia Pérez

Santiago, martedì 17 dicembre 2019

La denuncia penale contro il presidente Sebastian Piñera per violazione dei diritti umani è stata ammessa dal 7° Tribunale di garanzia.

Il 7° Tribunale di garanzia di Santiago, ha ammesso la denuncia per crimini contro l’umanità che il senatore Alejandro Navarro ha presentato contro il Presidente della Repubblica, per le dozzine di persone che dal 18 ottobre hanno perso uno o entrambi gli occhi a causa della repressione degli agenti statali.

“Sarà punito con la reclusione, il massimo grado è una pena che va da 15 anni e un giorno a 20 anni”, ha detto il senatore Alejandro Navarro in relazione alla denuncia di crimini per lesa umanità che ha intentato contro Sebastián Piñera, che è stata ammessa dalla corte di Santiago.
Secondo il presidente della Commissione per i diritti umani del Senato, “l’articolo 5 della Legge 20357, definisce CRIMINI DI Lesa UMANITÀ, GENOCIDIO E CRIMINI DI GUERRA: atti di violenza della polizia che hanno causato la perdita della vista a molte persone in Cile. Il presidente rischia la sanzione sopra descritta se sarà accertato di essere responsabile per: 1- mutilazione grave o 2- ferire persone, menomarle psicologicamente e/o fisicamente, renderle inabili al lavoro, disabili o gravemente deformate. “Il crimine contro l’umanità è confermato quando, è continuato, se 1- l’atto è stato commesso come parte di un attacco generalizzato o sistematico contro una popolazione civile o 2- l’attacco risponde a una politica statale o dei suoi agenti”.

Ha affermato Navarro: “Tutto ciò che è accaduto in Cile dal 18 ottobre, in cui decine di cittadini sono stati mutilati, feriti a vita, dopo essere stati repressi e attaccati sistematicamente da agenti statali, è ciò che caratterizza la legge sulla quale abbiamo basato questa denuncia per i crimini commessi e per i quali Piñera rischia fino a 20 anni di carcere”. 

Per il senatore della regione del Biobío, “l’abbiamo già ribadito, non permetteremo l’impunità, non lasceremo che accada come con Pinochet, che è morto senza aver pagato un giorno di prigione per le migliaia di morti, feriti, detenuti e scomparsi durante la dittatura”.

Continua il senatore cileno: “Gli ex presidenti del Perù, Egitto e Serbia, Alberto Fujimori, Hosni Mubarak e Slobodan Milosevic, hanno pagato con la prigione per la loro responsabilità nella violazione dei diritti umani della loro gente, e oggi in Cile continuano a essere violati i diritti umani dei cittadini, con l’utilizzo di soda caustica, proiettili, gas lacrimogeni, prodotti chimici e forza bruta.”

Questa è una denuncia che chiede giustizia, e la giustizia in questo caso per la violazione dei diritti umani è la prigione per Piñera.

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Chile: Observaciones al Acuerdo por la Paz Social y la Nueva Constitución

Risultati immagini per Chile Marchapor Virginia Pérez

Producto de la lectura del Acuerdo por la Paz Social y la Nueva Constitución he sentido una especie de ahogo intelectual que no podré superar sin antes dejar sentadas mis más sencillas observaciones en relación con la super estructura del mismo. Me desconcierta que el enunciado  no haga referencia a la justicia y equidad social que es el clamor de la sociedad al igual que una salida alejad de la institucionalidad, de allí el segundo desacierto del documento pues se acuerda una “salida institucional” para restablecer el orden público y el respeto a la institucionalidad que es en definitiva la que están rechazando los sectores populares.

Me asombra que se espere hasta abril del 2020 para impulsar el plebiscito, es decir la clase política necesita vacaciones de verano y pensar calmadamente en sus retiros mientras el Pueblo sigue sufriendo las calamidades económicas y sociales.

La segunda pregunta llama a la reflexión pues el episteme central que es la Asamblea Constituyente originaria, quedo como segunda opción en la segunda pregunta, dejando en el primer lugar una “comisión mixta integrada 50/50” entre miembros electos  y parlamentarios, estos últimos repudiados públicamente por ser sostenedores del actual sistema.

Es un hecho que el acuerdo permite que el Presidente a quien la mayoría ha solicitado la renuncia, termine cómodamente el periodo Presidencial, pues los integrantes de la comisión será en octubre del 2020 junto con las elecciones regionales para politizar las primeras hacer de una constituyente un vil instrumento partidista atado de manos toda vez que no podrá alterar el quorum ni los procedimientos de funcionamiento y adopción de acuerdos. Ni siquiera me voy a referir al reglamento de votación de 2/3 pues el populacho entiende mejor todos sus externalidades negativas.

Me complace que al menos se haya considerado  el sufragio universal obligatorios para la aprobación de la Carta Fundamental, sólo me queda la duda de porque no se estableció lo mismo para el plebiscito citado en el literal segundo del acuerdo.

Hubiese visto con buenos ojos que se integrara en la Comisión Técnica a personas de la sociedad civil y no conformarse con miembros de la oposición y el oficialismo que en definitiva no cuentan con el respaldo popular.

Calculando los plazos sería a mediados del 2022 que se estaría presentando un texto constitucional nuevo, no se comentan ni siquiera que se deben profundizar políticas sociales para apaciguar las aguas turbulentas que llevaron a tomar esta decisión; es decir la sociedad deberá seguir adelante con un régimen económico que les flagela  aún más desparpajo; ¿cuántos adultos mayores perderán la vida esperando que mejoren sus pensiones?.

Mi desconcierto llega a su máximo límite cuando con gran asombro observo que el poder originario de la constituyente debe ser aprobado por el poder constituido, el cual no sólo ha sido señalado como parte del problema, sino también rechazado socialmente; esto no es más que un verdadero exabrupto.

Cile: il senato e l’orchestra

Risultati immagini per marcha chiledi Alejandro Navarro*

2nov2019-. Cile è come il Titanic, i poveri muoiono con molti debiti; i ricchi bevono whisky; gli ufficiali guidati dal presidente cercano di salvare i privilegi dei ricchi; e il Senato suona il violino, discutendo progetti inutili. Mentre il paese sta affondando, i poveri muoiono e i ricchi vengono salvati.

Quando il Titanic, quella nave che che nemmeno Dio poteva affondare – come disse James Cameron – colpì un iceberg, l’acqua cominciò a filtrare dal basso verso l’alto. La prima classe subì lo shock dell’impatto, ma continuò a bere whisky e champagne, mentre i lavoratori e i passeggeri di terza classe nella parte inferiore iniziarono ad annegare.

L’acqua saliva gradualmente, molte persone muoiono annegate, fino a quando il caos raggiunse la prima classe. La reazione degli ufficiale della nave fu di salvare prima i più ricchi e lasciarono morire i più poveri. Che importanza ha un povero di più o un povero di meno?

Senza dubbio, una delle scene più indimenticabili del film è stata la reazione dei musicisti. Nel mezzo del caos assoluto, alla vigilia della loro morte, l’orchestra non ha fatto altro che continuare a suonare come se nulla fosse successo.

L’analogia è inevitabile, perché prima della profonda crisi sociale, il presidente Piñera ha deciso di promuovere un’agenda che non ha nulla di sociale, sono solo pannicelli caldi, in modo che possano continuare a fare affari a spese delle esigenze sociali dai cittadini. Per dare solo due esempi devo menzionare il progetto Universal Cuna Room, che commercializza l’istruzione iniziale; e il sussidio per lo stipendio minimo, che sarà pagato con lo stesso denaro dei lavoratori.

La reazione del Senato, quando accede alla discussione di questa ridicola agenda, di una disconnessione assoluta con la realtà, è una presa in giro e una buffonata, come quella dell’orchestra del Titanic: continua a fare lo stesso di sempre anche se è insignificante e poco sensato.

Ecco perché non smettiamo di urlare che il Congresso sta annegando. Smettiamo di suonare il violino per uscire dal pantano! L’unica soluzione che garantirà una via d’uscita da questa crisi sarà un’assemblea costituente. La situazione è chiara, il governo e il suo presidente hanno le  mani macchiate dal sangue dei proiettili, torture, stupri, ecc… La dirigenza politica non è in posizione di gestire la crisi perché non può o non vuole capire le richieste dei cittadini.
 
Le istituzioni politiche sono entrate nella fase terminale per la loro inefficacia. Se il Presidente non si fa da parte e il Senato non approva un’assemblea costituente, ci aspetta solo la violenza, che non è altro che la rabbia dei poveri di fronte alla miseria e all’assenza dei minimi diritti sociali.

Si richiedono le dimissioni di tutti noi, anche dei senatori, affinché il popolo decida del futuro del Cile che deve nascere, quando questo finisca di morire.

* Senatore cileno

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Virginia Pérez]

Milano 26ott2019: Presidio per il Cile

Carta abierta al presidente de Chile, Sebastián Piñera

L'immagine può contenere: una o più persone, folla e spazio all'apertopor Baltasar Garzón
infolibre.es

@fibgar_

¿Qué está pasando en Chile?

Señor Presidente:

Soy Baltasar Garzón, el juez español que ordenó la detención de Augusto Pinochet en Londres el 16 de octubre de 1998. No le conozco, ni he mostrado interés en hacerlo. Sí lo he hecho con todos los demás presidentes democráticos de su país, al que tanto quiero. Quizás por el cariño hacia el pueblo chileno y por la defensa que siempre he hecho de las víctimas, mi defensa de los pueblos originarios y de los más vulnerables, he decidido dirigirle esta misiva con profundo dolor e indignación por lo que está ocurriendo en Chile.

Señor Presidente, tal parece que chilenas y chilenos han dicho basta. Y lo están diciendo fuerte y claro. Se trata de un estallido social espontáneo que no está dirigido por partido político alguno. Una simple protesta estudiantil por el alza en el billete de metro, severamente reprimida por la policía, Carabineros de Chile, fue la mecha que encendió la rabia y la ira acumulada durante casi treinta años. Ellos han sido los ejecutores de una medida política ordenada por su gobierno.

Señor Presidente, convendrá conmigo que, debajo del pretendido milagro económico que muchos atribuyen a Pinochet, un modelo de desarrollo mantenido por la transición chilena y la posterior democracia, se esconde el triste récord de ser uno de los diez países más desiguales del mundo, al mismo nivel de Ruanda, según el índice Gini aplicado por el Banco Mundial. Es cierto que en el país existe desarrollo y mucha riqueza, pero sólo para una reducida élite política y empresarial. Así mismo, Chile posee también unas cifras macroeconómicas inmejorables, con un sostenido crecimiento durante décadas, pero con un paulatino y constante empobrecimiento y endeudamiento de la inmensa mayoría de la ciudadanía, que este año alcanzó su máximo histórico, según la prensa y el propio Banco Central. Su país, señor Presidente, también ingresó hace años en el selecto club de las naciones ricas, la Organización para la Cooperación y el Desarrollo Económico (OCDE), como flamante país desarrollado, con altos niveles de productividad y competitividad, pero, nuevamente, a costa de bajos salarios de los trabajadores y de una casi total desprotección social.

Como la máxima autoridad política, usted debe saber que la Constitución que rige actualmente en Chile fue adoptada en plena dictadura militar, mediante la celebración de un referéndum que tuvo lugar mientras los testaferros de Pinochet torturaban, asesinaban y desaparecían a los opositores políticos. Esa Constitución experimentó varias modificaciones para hacer posible la transición y luego la entrada en democracia, y ha sido reformada después en innumerables ocasiones, pero su espíritu y su orientación sigue siendo la misma. No hay un Estado “social” y democrático de Derecho, sino un Estado “liberal” o “neoliberal” o “subsidiario” de Derecho. Ello implica que, salvo excepciones, los servicios públicos del Estado son de mala calidad, pensados para personas de muy escasos recursos o indigentes, por lo que quien quiera acceder a ellos en condiciones adecuadas, debe contratarlos en el mercado. Así ocurre con la educación, con la sanidad, con las pensiones, con el transporte y con un largo etcétera. Realmente, pese a los esfuerzos de algunos gobiernos progresistas, no existe Estado de Bienestar. En la lógica neoliberal el Estado debe ser pequeño, lo más pequeño posible, por lo que si alguien quiere acceder a servicios de calidad, debe pagarlos con sus propios recursos, convirtiendo así a ciudadanas y ciudadanos en meros consumidores de servicios privados.

Es por ello, señor Presidente, que en los últimos años se han dejado ver las protestas de estudiantes secundarios y universitarios, de pensionistas, de trabajadores que reclaman un sueldo digno, sin que sus demandas hayan sido debidamente atendidas. Se ha hecho patente el descontento, la falta de expectativas, la indiferencia de las autoridades y sus promesas incumplidas, sumado a millonarios escándalos de corrupción de grandes empresas, de políticos, incluso del Ejército, del propio cuerpo de Carabineros de Chile y, cómo no, de usted mismo. Usted está acusado de enriquecerse presuntamente en forma ilícita en la dictadura y de evadir impuestos de bienes inmuebles durante treinta años. Todo ello hizo que una leve alza en el precio del metro fuera la gota que rebosó el vaso, unida a una descontrolada y brutal represión policial sobre estudiantes secundarios.

La violencia engendra violencia

Quizás no le guste oír esto, pero usted, como presidente, frente a una protesta social sin precedentes en democracia, y con los neoliberales herederos de Pinochet que gobiernan actualmente el país, no han encontrado mejor salida que implementar una estrategia que conocen muy bien: acudir al Ejército para que los militares nuevamente salgan a la calle a reprimir a la gente.

De más está decir que la violencia engendra más violencia, que no se puede combatir el fuego con gasolina, que con los militares en la calle tarde o temprano habrá heridos graves y más muertos. El ejército no está preparado para controlar el orden público, sino para hacer la guerra, para doblegar al enemigo o destruirlo. Siempre que los militares salen a la calle, incluso si es para “combatir” o “luchar” en una supuesta guerra a la delincuencia, las cosas no han hecho más que empeorar. La delincuencia, los saqueos y desmanes no cesan, sino que a ellos se suma la violencia estatal, que se ejerce de manera indiscriminada y que luego se oculta de la peor manera para garantizar su impunidad. Pero, señor Presidente, usted y el gobierno que dirige se equivocan de objetivo: El pueblo no es el enemigo sino la víctima, y al pueblo hay que protegerlo y no castigarlo con medidas de excepción.

“¡Hemos perdido el miedo!”, dicen chilenas y chilenos en redes sociales, “¡Chile despertó!”, es uno de los lemas de este movimiento social espontáneo que ya comienza a organizarse. “¡Esto no ha hecho más que empezar!”, aseguran otros. “¡Tenemos que seguir!”, afirma un campesino al ver cómo ante las protestas, aquel río seco ayer fluye hoy a caudales después de que una importante empresa liberase el agua injustamente arrebatada a quienes subsisten de la agricultura.

Por nuestra parte, seguimos y seguiremos muy atentos a lo que ocurre en Chile. Sepan que las violaciones de los derechos humanos que se están cometiendo y los crímenes perpetrados en contra de la población civil, esta vez no quedarán en la impunidad porque, además de la Fiscalía de Chile y del Instituto Nacional de Derechos Humanos, existe la Jurisdicción Universal, existe la Corte Penal Internacional, el Sistema Interamericano de Derechos Humanos y una comunidad internacional atenta y vigilante, que no permitirá que en Chile se vuelvan a repetir los horrores del pasado.

No le quepa duda, señor Presidente, que no somos de la opinión del secretario general de la OEA, que echa la culpa de todo lo que ocurre en Latinoamérica a Cuba, Venezuela, Rafael Correa, Lula da Silva, Cristina Fernández de Kirchner o Alberto Fernández y de quienes discrepan de la ola neoliberal que nuevamente con el patrocinio del norte, como aconteciera en los años 70, asola el continente. Esta vez no nos vamos a dejar engañar ni humillar por aquellos que de nuevo quieren avasallar y acabar con la resistencia y expresión democráticas del pueblo.

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Baltasar Garzón es jurista y miembro del Consejo latinoamericano de Justicia y Democracia.

Chile: Corte de Apelaciones suspende remate de Río Queuco en el Biobío

por Prensa Senador Alejandro Navarro

“Este es un triunfo no solo para los miles de Pehuenches del Alto Biobío cuya vida se iba a ver afectada por la venta de las aguas del Queuco, sino que para todo Chile, para los 17 millones, pues es claro que el agua debe volver a ser un bien de uso público y dejar de pertenecer a las empresas”, manifestó el senador Alejandro Navarro, tras acogerse el recurso de protección que presentó junto a Carmen Paine, Werkén de la Comunidad Indígena Butalelbun a fin de paralizar el remate del estero.

De acuerdo al senador progresista, “estamos muy contentos pues es un hito histórico; la corte acogió nuestro recurso judicial, la orden de no innovar, por lo que el polémico remate del Río Queuco en Alto Biobío se suspende”.

“El remate de estas aguas no va. Y es tremendamente importante lo que ha resuelto la Corte de Apelaciones de Concepción, pues nuestro principal argumento en el recurso fue que el remate no estaba tomando en consideración los derechos de los pueblos originarios y los tratados internacionales que Chile ha suscrito al respecto, como el Convenio 169 de la OIT y la consulta indígena”, señaló.

 

Navarro agregó que, “asimismo, argumentamos que se vulneraba el Artículo 19 de la Constitución respecto al principio de igualdad ante la ley, y el Derecho Humano al Agua, establecido en la Resolución 64/292 de las Naciones Unidas, todo lo cual fue entendido con alta sensibilidad por el pleno de la Corte”.

“Este remate fue un tremendo error por parte del Ministerio de Obras Públicas y de la Dirección General de Aguas. Ellos no pueden rematar agua, menos un río que es claramente público, de uso de comunidades indígenas, fundamental para la vida de los Pehuenches de Alto Biobío”, añadió.

Debate por el Código de Aguas y Carretera Hídrica

Navarro recordó que “la agricultura y la ganadería se han visto tremendamente afectadas por la sequía. No solo en el norte, en nuestra región también hay sectores que la requieren con urgencia, por lo que nos opondremos a cualquier proyecto de Carretera Hídrica que con el argumento de llevar ayuda, pretenda limitar los recursos hídricos del Biobío”.

“Asimismo, esperamos que el Código de Aguas que se debate en el Parlamento, sea la Ley que Chile necesita, con el regreso de la propiedad del agua a la gente, con el agua como Bien de Uso Público, y no como un elemento de consumo con el cual se puede presionar, transar, o especular en remates, como hoy estuvo a punto de ocurrir. El agua debe volver a ser para y de los chilenos y chilenas”, finalizó el senador por la Región del Biobío.

 

(VIDEO) Pablo Sepúlveda Allende responde al informe fake de Bachelet

Lo más importante de la visita Michelle Bachelet a Venezuela

Immagine correlatapor Gian Carlo Di Martino 

Por si al mundo no le han bastado las imágenes de Orlando Figuera prendido en fuego por la oposición, ni los terroristas llamando a que los gringos estrangulen económicamente al pueblo venezolano, ni los golpes de estado, ni los intentos de magnicidios, ni el robo que hace “Juanito Alimaña” Guaidó del dinero de hacerle el trasplantes de médula ósea a los niños enfermos en el exterior, entre otras tantas aberraciones y crímenes de lesa humanidad, ahí tienen las salvajes arremetidas en contra de Michelle Bachelet, Alta Comisionada para los Derechos Humanos de las Naciones Unidas.

¿Van a ignorar los representantes de la OEA, de la misma ONU, los presidentes de los países cuyos gobiernos se le arrodillan a Donald Trump, la manera inapropiada, indecente, descortés, como trataron a la señora Bachelet? Fue increíble como un grupo de usuarios de Twitter y demás redes sociales, actuando a imagen y semejantes de sus líderes desestabilizadores, emprendieron una brutal agresión en contra de la Alta Comisionada.

A Bachelet todos esos presidentes y representantes de organizaciones mundiales a las cuales hago referencia, le deben una disculpa pública, primero fueron los cabecillas de los grupos terroristas en Venezuela que, al no verse totalmente complacidos, emprendieron unas severas y destempladas críticas en su contra, luego en esa misma línea de violencia los adeptos de esa oposición golpista se desbordaron en insultos hacia ella, y la agredieron no solo como funcionaria de un organismo multilateral, sino en lo personal, en lo familiar.

No es mi intención absolver de esas acciones vandálicas a ninguna persona, pero si debo aclarar, que mucha gente actuó de esa forma porque es la enseñanza recibida, porque es lo que siempre ha tenido como marco de referencia de los cabecillas de la oposición venezolana, que desde que el presidente Hugo Chávez asumió el poder, lo único que han hecho es llamar a la insurrección, al desorden, a la anarquía, a cometer los crímenes más atroces, incluso, contra niños que son algo sagrado en la vida.

Michelle Bachelet debe saber, ya por experiencia propia, que el problema más grave que tiene Venezuela es que no cuenta con una oposición de verdad. Mejor dicho, en Venezuela no existe oposición, lo que hay es un grupo de terroristas, de criminales agitando a la población, para que participe en un golpe de estado, dar al traste con la revolución bolivariana, y poder concretar ese viejo anhelo de entregar el país al imperio gringo, sin embargo, aun así, el Gobierno revolucionario en su característica condición tolerante y condescendiente, la reconoce y le otorga esa honrosa y digna categoría de “oposición”.

Por eso han fracasado las decenas de diálogos que ha pedido públicamente el presidente Nicolás Maduro Moros. Ojalá y sigan adelante las conversaciones que por su iniciativa se llevan a cabo en Oslo, Noruega, en función de la paz, de la convivencia, eso es lo que quiere la mayoría de mis connacionales. Y cuando digo la mayoría, aunque no tengo cifras al respecto, lo digo basado en que, a pesar de toda la avanzada en contra de la revolución en Venezuela y el mundo, Maduro sigue en el poder, tiene un pueblo que lo apoya, que evidentemente rechaza la violencia y el terrorismo. Eso se puede percibir hasta en las colas para echar gasolina o comprar comida. La gente espera paciente, no quiere escándalos, disturbios; Venezuela, señora Bachelet, desea vivir tranquila, salir todas las mañanas a trabajar y a estudiar con esa normalidad y pacifismo que, lamentablemente, nos arrebata constantemente esa mal llamada oposición venezolana con sus aventuras sediciosas.

Usted, señora Michelle Bachelet vivió, en unos pocos días, el rigor de esa agresión mediática que minuto a minuto, segundo a segundo, ejecuta en contra nuestra, el terrorismo que pretende tomar el poder por asalto, con el apoyo de los medios de comunicación y del gobierno norteamericano. Hablamos de un grupo de delincuentes intolerante –aunque en realidad desconozco si se puede hablar de delincuentes tolerantes-, con los que es imposible hablar, llegar a acuerdos, para que sea posible una vida en sana paz, la vida que, repito, queremos y merece la mayoría de mis compatriotas.

Y me disculpa si le resulta de mal gusto lo que voy a concluir, pero creo que lo más importante – aparte de sus gestiones para que se sigan garantizando los derechos humanos en Venezuela, obviamente-, es que conoció in situ la injusta arremetida de esos bandoleros.

Ningún chavista se la contó, no la leyó en ningún medio de comunicación revolucionario, ni la vio por la televisión del estado, usted misma, lamentablemente, la vivió. Y no creo que le haya quedado alguna duda, de la condición belicosa y delincuencial de los cabecillas de esas organizaciones terroristas que hacen en Venezuela de partidos políticos, como Voluntad Popular, Primero Justicia, Un Nuevo Tiempo, Acción Democrática y otros grupúsculos que no vale la pena ni mencionar.

Sepa, y se lo digo muy respetuosamente señora Michelle Bachelet, que nosotros siempre hemos dicho la verdad sobre las acciones hamponiles de esos revoltosos, pero desafortunadamente, ha sido, sino silenciada, distorsionada por la canalla mediática nacional e internacional. Y, en el peor de los casos, llega con toda veracidad luego que logramos burlar el bloqueo comunicacional de la derecha y la ultraderecha mundial, pero entonces las debidas instancias internacionales se hacen los mudos, los ciegos y los sordos, cuando ven que detrás de todo el entramado golpista venezolano está el imperio gringo con sus países satélites.

Por eso me complace tanto, que usted haya venido a Venezuela atendiendo una invitación de nuestro presidente Nicolás Maduro Moros, quien siempre ha hecho una gestión tendente a fortalecer los derechos humanos de los venezolanos sin distingos de ideologías políticas ni colores partidistas.

Que usted se dé cuenta señora Bachelet, como en Venezuela hay oponentes que delinquen –y hablo de organizar golpes de estado, cometer o provocar repudiables asesinatos, crímenes de lesa humanidad, incluso, intentos de magnicidio-, y después pretenden evadir la justicia amparándose en la inmunidad parlamentaria, o haciéndose llamar descaradamente presos políticos con el apoyo de Donald Trump, como si Trump fuera el presidente de Venezuela y el dueño de los derechos humanos del resto de los seres vivos que habitamos este planeta.

Bachelet y los golpistas del “Opus dei”

por psuv.org.ve

Mensaje a Bachelet: los golpistas del Opus Dei que atentaron contra Allende son los mismos de Voluntad Popular que asedian al pueblo de Venezuela

El periodista Manuel Pérez Iturbe, del Movimiento Psicoperiodismo Necesario, que trabaja en Venezuela en la conformación de un Tribunal de Conciencia para lograr la condena moral contra los países que asedian al pueblo venezolano, en especial Estados Unidos, pudo entregar a la Alta Comisionada de Derechos Humanos de la ONU, Michel Bachelet, el siguiente mensaje:

Excelentísima Señora Michelle Bachelet
Jefa de la Oficina del Alto Comisionado de las Naciones Unidas para los Derechos Humanos.

Debemos empezar por un recuento histórico.
En el año 1969 El gobierno del presidente Rafael Caldera, miembro del Opus Dei, allanó la Universidad Central de Venezuela (UCV). Dicha Universidad fue cerrada, el Rector electo democráticamente fue destituido y remplazado por un opusdeísta quien clausuró, entre otras, la escuela de Periodismo donde yo estudiaba.

Allanaron la inmunidad parlamentaria a senadores y diputados, entre ellos al periodista senador Miguel Angel Capriles, editor de la cadena de medios mas importantes para esa época.

Allanaron la famosa Torre de la Prensa. Allí editábamos la Revista Reventón, medio humorista de esa época. Todos, jóvenes, fuimos acusados y enjuiciados por tribunales militares por vilipendio al Comandante en Jefe Presidente de la República Rafael Caldera.

De mi parte fui a Chile donde obtuve refugio político y tuve el honor de trabajar con el Presidente Salvador Allende, desde Chile Films como productor asociado hasta el 11 de septiembre del 1973 cuando fui capturado y ocultado en un cuartel de carabineros, luego torturado por un comisario enviado de Venezuela llamado Luis Posada Carriles, acompañado por el también comisario de la Disip Hermes Rojas Peralta y el preguntón, todo torturador tiene un preguntón. Milos Alcalay quien hoy funge como ministro de relaciones exteriores, en la sombra, de Juan Guaidó.

Así se llevó a cabo la operación Kissinger – Calvani (*) para derrocar al Doctor Allende.

A mis 70 años de vida le digo con toda responsabilidad que los mismos golpistas del Opus Dei, que atentaron contra el presidente mártir Doctor Salvador Allende, llamados “Patria y Libertad” que acompañaron al dictador Augusto Pinochet. Los mismos que asesinaron al general René Shneider y torturaron hasta causarle un paro cardíaco a su padre, General Alberto Arturo Miguel Bachelet Martínez el 13 de marzo de 1974, al General Carlos Prats y Sra, Eduardo “Coco” Paredes, Víctor Jara, José Toá, Bernardo Leighton y Sra. En Washington al canciller Orlando Letelier y miles de chilenos y chilenas que soñaban con una patria buena.

Ahora, esos mismos, aquí en Venezuela, cambiaron de nombre, “Voluntad Popular”, son los mismos golpistas del Opus Dei que prometen públicamente, cobrar, exterminar y asesinar al pueblo venezolano chavista, en nombre de Dios para restablecer la supuesta democracia representativa que el pueblo de la República Bolivariana de Venezuela abolió en elecciones libres, el mes de diciembre de1999 cuando se aprobó la Constitución que estableció la Democracia Participativa en la República Bolivariana de Venezuela.

Pretendieron dar un golpe el 11 de abril del año 2002 contra el Presidente Chávez, el 4 de agosto del 2018 atentaron contra el Presidente Nicolás Maduro con un ataque con drones y mas recientemente, el 30 de abril 2019, intentaron un nuevo golpe de Estado el cual fracasaron.

Exelentísima Señora Bachelet, estamos convocando al Tribunal Russell y a cantidad de organizaciones nacionales e internacionales de defensa de los Derechos Humanos, a Tribunales de Conciencia alertando que, lo que ocurre en Venezuela es una gran conspiración, financiada por grandes corporaciones internacionales dirigidas desde el gobierno de los Estados Unidos, por empresarios petroleros, numerarios del Opus Dei, el sionismo internacional que pretende adueñarse de las grandes riquezas que posee nuestro país, la República Bolivariana de Venezuela. Esas personas deben ser juzgadas por “crímenes de lesa humanidad” contra el pueblo de Venezuela, por bloquear financieramente al país para impedir la adquisición de medicinas y alimentos, así como productos de primera necesidad, el ciber-ataque al sistema eléctrico que colapsó todos los demás sistemas de comunicaciones, de agua. Aplicando la Doctrina Monroe, América para los americanos y declarar que Venezuela es una amenaza para los Estados Unidos.

Manuel Pérez Iturbe
Un venezolano capturado el 11 de septiembre de 1973 en Santiago de Chile, ocultado y torturado por las mismas fuerzas fascistas que hoy pretenden derrocar al legítimo gobierno de la República Bolivariana de Venezuela.

(*) Aristides Calvani, Canciller del gobierno del Presidente Rafael Caldera, numerario fundador del Opus Dei en Venezuela, autor de la doctrina Calvani que gue generó la guerra civil en Centro América para exterminar el “Comunismo” en nombre de la libertad.

(VIDEO) Il senatore cileno Navarro: «L’Enel avvelena la comunità di Coronel»

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è img_2543.jpgdi Romina Capone

Napoli, 12apr2019.- Mercurio, arsenico, piombo, nichel e altri metalli pesanti contaminano la comunità di Coronel. La centrale termoelettirica Endesa Bocamina di proprietà del gruppo Enel, alimentata a carbone, intossica gli abitanti inquinando l’aria, la terra e le acque del sud del Cile. A denunciare quanto sta accadendo è il senatore cileno Alejandro Navarro Brain il quale è accompagnato in Italia da Juana Hernandez (rappresentante delle famiglie vittime dell’inquinamento) e dal dottor Fredy Jelvez per incontrare l’amministratore delegato della multinazionale. La centrale termoelettrica è situata a soli dieci metri dal centro abitato e a cento metri da un edificio scolastico. Le analisi cliniche di sangue e urine hanno riscontrato che 17 alunni, 5 docenti e 2 genitori sono stati contaminati da metalli pesanti. Risulta elevato il numero di tumori e malattie neurologiche geneticamente trasmissibili. La popolazione è affetta da allergie croniche a seguito dell’inalazione dei fumi di scarico. Inquinata è anche l’acqua apportando ingenti danni alla loro economia che si basa in parte sulla pesca. I terreni sono incoltivabili.

 

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è img_2537.jpg«La centrale di proprietà italiana emette quotidianamente tonnellate di materiale tossico. Quando sono arrivato a Napoli mi hanno raccontato la triste realtà della Terra dei Fuochi. Capisco bene cosa vuol dire vivere in un territorio inquinato e contaminato. Stiamo sostenendo una dura lotta affinché vengano rispettati i diritti dell’ambiente e della salute. La causa contro in gigante Enel, portata in tribunale, l’abbiamo vinta una volta. Il giudice ha emanato, a 13 dirigenti dell’Enel, il divieto di lasciare il Paese» afferma Navarro e continua «Il nostro unico aiuto giunge dalle famiglie vittime dell’avvelenamento. Sono le mamme dei 17 alunni che lottano per avere giustizia. Solo grazie a loro abbiamo raccolto innumerevoli denunce. La mobilitazione popolare ci è di grande sostegno. Sarà una dura lotta contro la grande multinazionale capitalista che inizialmente chiedeva 138 dollari americani ogni megawatt/h ma siamo riusciti a far abbassare la cifra fino a 38 dollari MW/h. Inoltre l’azienda, dietro ricatto, non permette ai propri dipendenti di poter fare causa alcuna fino all’anno 2052. Ci ritroviamo in Cile a dover affrontare e risolvere un grave problema causato da una multinazionale italiana. Dopo aver appreso l’emergenza di Bagnoli, Acerra e tutta l’area della terra dei fuochi, ci siamo resi conto che la situazione ambientale è decisamente molto peggio della nostra. La politica deve responsabilizzarsi di fronte a questi disastri ambientali. Così come deve farlo il governo, i comuni e i cittadini. Se i politici non mettono in agenda il tema della salute ambientale e dell’uomo allora bisogna togliere di mezzo questi politici. Mi sento in colpa nei confronti delle nuove generazioni. La lotta per la vita è la prima lotta da vincere». Inoltre, il Senatore Navarro ha anche fatto riferimento allo scandaloso caso di Assange, un chiaro esempio oggi di prigioniero politico, per spiegare come funzione il sistema odierno di oppressione: «Vedete che chi come Assange mette a disposizione dei cittadini, gratuitamente, le informazioni delle grandi imprese multinazionali e di chi le comanda politicamente, viene perseguito ed arrestato, mentre chi invece consegna, dietro pagamento, le informazioni dei cittadini a quelle stesse grandi multinazionali, viene indicato ad esempio come uomo dell’anno», un lampante esempio di come funziona il mondo alla rovescia, per dirla con Eduardo Galeano.  

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è img_2539.jpgJuana Hernandez è la testimonianza diretta di quello che sta accadendo a Coronel: «Il servizio medico statale ci ha comunicato che un quarto dei bambini della scuola di cui io sono la preside sono malati. Sono affetti da allergie croniche permanenti. Da leucemia. Da cancro e da tumori mai visti prima. Hanno un elevato deficit di apprendimento» continua il suo racconto «il tema energetico ossia la corrente elettrica è senza dubbio indispensabile per poter vivere. Ma gli effetti collaterali nessuno li ha considerati. Lo stato cileno, il quale non si sente responsabile di quanto sta accadendo, ha deciso che il nostro vicino di casa doveva essere un mostro gigante che sbuffa cenere e carbone in una discarica a cielo aperto nel centro storico del paese. Noi ora ne stiamo pagando le conseguenze. Vogliamo che l’Enel ci dia ascolto. Il loro denaro non è quello che ci interessa. La comunità di Coronel ha bisogno di salute, di poter vivere in un ambiente libero dall’inquinamento. Vogliamo ricominciare a sognare insieme ai nostri figli su ciò che sarà il loro futuro ad oggi incerto».

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è img_2533.jpgDenunciare il danno ambientale è l’unica strada da intraprendere per il diritto alla salute dei popoli. Tramandare alle nuove generazioni l’importanza della qualità dell’ambiente, dei beni culturali per la salvaguardia dell’intero pianeta Terra spiega Maria Teresa Iervolino attivista politica, docente del liceo scientifico Labriola i cui studenti erano presenti all’incontro tenutosi a Palazzo San Giacomo.

«Ci siamo sentiti in dovere di ospitare a Napoli il senatore Navarro perché sono troppe le assonanze tra l’Italia e il Cile» sostiene Elena Coccia consigliera della città Metropolitana di Napoli e presidente della commissione cultura del Comune di Napoli affiancata da Laura Marmorale Assessore ai Diritti di cittadinanza ed alla Coesione sociale – relazioni internazionali, solidarietà popolare e cooperazione decentrata, da Ciro Borriello Assessore al verde urbano e allo sport, da Raffaele Del Giudice Assessore all’ambiente, da Amarilis Gutiérrez Graffe politologa ed esperta delle Relazioni internazionali, da Tommaso Sodano politico, agronomo e attivista per i diritti ambientali e da Gianmarco Pisa dei Corpi Civili di Pace.

“Se volete il lavoro dovete tenervi l’inquinamento” rimbomba in tutto l’universo questo slogan dai caratteri imperialisti. Rimbomba nella testa delle vittime dell’Italsider, nella testa delle vittime del termovalorizzatore di Acerra, rimbomba nella testa delle vittime all’Isochimica di Avellino, sul Formicoso dell’Irpinia. Rimbomba fino al sud del Cile, dove la centrale dell’Enel eroga energia per il Cile del Nord, dove di tutto lo stabilimento solamente quaranta operai sono cileni; il resto proviene dall’Italia. Sembra un film già visto con i sottotitoli in lingua italiana. L’Ilva di Taranto in Puglia, o l’Isochimica in Calabria, giusto per fare un esempio, tutte funzionali all’economia del nord Italia a dimostrazione che il liberismo non solo distrugge se stesso ma distrugge anche la Terra.


                                                                   ___

 

 

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