Il Brasile della pandemia: minaccia globale contro l’umanità

Fosse comuni in Amazzonia, a Manaus è una stragedi Marco Nieli

Una lettera aperta all’”umanità”, che richiede il ricorso al Tribunale Internazionale dell’Aja contro il “mostruoso governo genocida di Bolsonaro”, firmata, tra gli altri, da intellettuali e artisti di spessore come Leonardo Boff, Julio Lancellotti, Zelia Duncan e Chico Buarque de Hollanda e altri, è stata indirizzata al Congresso Nazionale, al Supremo Tribunale Federale e all’ONU in forma aperta lo scorso 6 marzo. Il Brasile di Jair Bolsonaro, denunciano i firmatari, si è trasformato in una “camera a gas”, ovvero in una vera e propria bomba epidemiologica, che minaccia l’intera umanità con lo sviluppo incontrollato di varianti sempre più letali del virus su scala planetaria.

“Brasiliane e Brasiliani legati alla vita sono ostaggio del genocida Jair Bolsonaro, che occupa la Presidenza del Brasile insieme a una banda di fanatici unicamente spinti dall’irrazionalità fascista”, riporta la lettera.

La politica di non-intervento messa in atto dal governo, unita a un sistematico discredito dei tentativi di mettere in piedi misure minime di riduzione/contenimento della diffusione della pandemia, per non parlare degli ostacoli frapposti a ogni iniziativa locale allo sviluppo di una risposta vaccinale (come quello del Governatore di São Paulo che sta producendo il Coronavac all’Istituto Butantan della capitale dello stato) ha già prodotto un record assoluto, a livello mondiale, di circa 260.000 morti evitabili (soprattutto nelle fasce sociali meno protette, quilombolas, indios, poveri delle favelas metropolitane), con una punta di 1.760 decessi registrati il 5 marzo.

Proprio giovedì scorso, il presidente, in visita per l’inaugurazione di un tratto di ferrovia nello Stato di Goias, si appellava al coraggio della bancada ruralista, ovvero i latifondisti con investimenti nel business della soia o in quello della carne bovina, che costituiscono la sua maggiore riserva di consenso elettorale, il che si spiega facilmente in base alla constatazione che il programma genocida è riconducibile a ben precisi interessi economici. Una lucida follia, insomma, in cui il capitalismo sta utilizzando l’occasione della pandemia per risolvere una parte delle “questioni storiche” che considera ancora oggi insolute, nella maniera più facile e sbrigativa.

Per rendere disponibile allo sfruttamento economico le ingenti estensioni del fertile terreno brasiliano, bisogna, infatti, prima di tutto sbarazzarsi dell’ingombro rappresentato dalle comunità indigene e quilombolas, come anche dagli insediamenti dei Sem Terra e movimenti affini. Analogo discorso può essere fatto per le grandi concentrazioni metropolitane dell’industria alimentare, petrolchimica ed estrattiva, dove si verificano i più alti tassi di contagio tra gli stati meridionali, per la più assoluta (e criminalmente deliberata) mancanza di misure di distanziamento e contenimento dell’infezione.

Una costante della politica non-interventista del presidente è, inoltre, l’assoluta contrarietà a ogni misura di lock-down, totale o anche parziale, intrapresa dai più seri governatori statali in giro per il paese (tra cui il PTista Wellington Dias del Piauì e il conservatore E. Wilson dell’Amazonas), prontamente affondata dalle mobilitazioni di fanatici “bolsoniti” che fanno il lavaggio del cervello alla popolazione, ripetendo che “si tratta solo di una gripezinha”, che “per fine anno sarà tutto passato”, che comunque “è meglio morire di virus che di fame” e che “bisogna leggere la Bibbia ed essere forti di fronte all’avversità”.

Di fronte a questa organizzata manipolazione delle masse popolari in senso reazionario, l’appello di scienziati ed esperti resta lettera morta, non riuscendo a tradursi nell’adozione di efficaci misure di distanziamento fisico nelle relazioni sociali, di contenimento del contagio attraverso l’uso delle mascarinhas (la cricca al governo riceve precise disposizioni dalla presidenza per non mostrarsi in pubblico indossandola, lo stesso presidente ha detto in un’occasione che quest’aggeggio sul volto umano “nasconde l’allegria e il sorriso naturali della persona”) e di adozione di una solida politica di tracciamento del virus, nonché di campagne vaccinali mirate.

Di fronte a questo esorbitante potere di influenzare il comportamento delle masse da parte del capitalismo agro-pecuario brasiliano, va registrata in questa fase un’evidente difficoltà delle organizzazioni popolari, partitiche e movimentiste, nell’articolare un’efficace risposta in termini di mobilitazione allargata dei settori proletari, contadini e sottoproletari urbani, per imporre l’agenda dell’impeachment, seguito dalla formazione di un governo di blocco popolare. Il quale, insieme alla politica vaccinale, dovrebbe mettere all’ordine del giorno la questione dei sussidi alle fasce sociali meno protette, da finanziare attraverso la nazionalizzazione della rendita petrolifera e mineraria e almeno delle industrie di base. I pronunciamenti di intellettuali e personalità di spicco del mondo artistico, religioso e giornalistico sono senz’altro importanti, ma non possono in alcun modo sostituirsi all’iniziativa dal basso, coordinata e organizzata, delle masse popolari.

Il discorso del “Bolsa ou a vida” nell’ultima uscita nel Goias, come spesso accade, ha superato, in quanto a cinismo delirante e tendenzioso, ogni precedente della sua inquietante biografia di fantoccio nelle mani del potere capitalistico brasiliano. “Noi dobbiamo affrontare i nostri propri problemi, basta con i capricci e i piagnistei, fino a quando volete restare a piangere?” sono le parole che, pronunciate nel giorno in cui, per la decima volta, si toccava un numero di vittime superiori al migliaio, hanno scosso e indignato l’opinione pubblica brasiliana e mondiale. Fino a provocare l’ennesima lettera firmata o appello da parte delle poche coscienze lucide e critiche rimaste in giro nei tempi oscuri di questa barbarie epocale.

Di queste parole, come anche degli inenarrabili crimini contro il popolo brasiliano e l’umanità tutta, il “Bolsa ou a vida” sarà chiamato a rispondere, speriamo quanto prima, di fronte a un Tribunale del Popolo.

Nápoles 5mar2021: “Chávez Corazón del Pueblo”

Desde Nápoles invitamos al encuentro online: “Chávez Corazón del Pueblo” – Homenaje al Comandante Eterno en el 8vo Aniversario de su Siembra, el 5 de marzo de 2021. Hora 11.00 am.
Enviar confirmación de participación a: redportiamerica.cu@gmail.com

Venezuela, Aryenis y Alfredo: el reto de la verdad, la justicia y la reparación

por Comunicado de Surgentes

La noche del 04.02.21 fueron condenados, sin pruebas, por el Tribunal 8vo de Juicio de Caracas, Aryenis Torrealba y Alfredo Chirinos a 5 años de prisión por el delito de “divulgación, reserva o suministro de información” previsto en el artículo 55 de la Ley Orgánica de Seguridad de la Nación. Seis días después, el 10.02.21, el tribunal decidió una medida de prisión domiciliaria. Frente a estos hechos, Surgentes, Colectivo de DDHH, se pronuncia en los siguientes términos:

*1.* Surgentes tuvo acceso a la acusación de la Fiscalía y no encontró ahí ni el más mínimo indicio de responsabilidad penal de Aryenis y Alfredo. Durante el juicio tampoco surgieron documentos, testimonios, videos, correos electrónicos, llamadas, cuentas bancarias u otras pruebas que evidenciaran que Aryenis o Alfredo eran culpables de algún delito. Todo el juicio fue una continua demostración de su inocencia. Las acusaciones que a través de los medios de difusión masiva emitieron el ministro Néstor Reverol, la Comisión Alí Rodríguez Araque (presidida por el ministro El Aissami) y el Fiscal General contra Aryenis y Alfredo (“traición a la patria”, “terrorismo”, “espías” “colaboradores del alto nivel de EEUU”), fueron haciendo aguas durante el juicio.  Ante la falta de pruebas fueron sobreseídos los delitos de Terrorismo y Asociación para delinquir (en la audiencia preliminar, el 22.09.20) y los delitos de Corrupción y Agavillamiento (en la audiencia del 04.02.21). Aun sin pruebas, el juez a cargo del Tribunal 8vo decidió condenarlos por uno de los 5 delitos que les fueron imputados: “divulgación, reserva o suministro de información”. Dada la ausencia de una racionalidad basada en el derecho; así como la intervención pública de actores institucionales de la alta dirección del Estado, cabe suponer que la sentencia condenatoria se explica por intereses y razones políticas, ajenos a la justicia.

*2.* Esta sentencia condenatoria se suma a larga lista de vicios e irregularidades que caracterizaron el proceso desde la detención, el 28.02.20: a) Fueron incomunicados; b) Alfredo fue torturado y Aryenis fue víctima de malos tratos; c) Se les impidió nombrar a un abogado privado hasta 82 días después de su detención; d) No fue sino hasta 115 días después de la detención que la defensa logró obtener las copias del expediente, pero sin la totalidad de los elementos probatorios y; e) Fueron difamados por varias de las más altas autoridades del Estados y se les vulneró reiteradamente sus derechos a la presunción de inocencia, a su honra y reputación.

*3.* La movilización popular por la justicia en el caso de Aryenis y Alfredo, tuvo logros relevantes a lo largo de casi un año de lucha. Permitió develar las inconsistencias de la acusación, denunciar la violación a sus derechos y sumar solidaridades, particularmente en sectores del chavismo popular y de izquierda, que es el espacio de militancia de Aryenis y Alfredo y de sus familias. Un balance de este año de lucha demuestra la importancia de mantenerse movilizadas/os en torno a la defensa de los derechos del pueblo. No es con el silencio o renunciando al protagonismo popular que el pueblo ha logrado sus mejores conquistas en el marco de la Revolución Bolivariana. La medida de prisión domiciliaria es consecuencia de esa movilización y constituye, sin duda, una mejora de las condiciones de vida de ambos jóvenes. Es un logro de la lucha colectiva, que celebramos. Pero se trata de un logro parcial e insuficiente.

*4.* A la lucha por la justicia en el caso de Aryenis y Alfredo aún le queda un largo trecho. No debe terminar hasta que no se logre que se imponga la *Verdad* (y que sea ampliamente difundida), la *Justicia* (mediante sentencia definitivamente firme) y la *Reparación* integral de todos los daños que han sufrido ambos jóvenes y sus familias.

*5.* La violación a los derechos humanos de Aryenis y Alfredo se inscribe en un proceso creciente de represión a sectores populares en lucha: trabajadores presos o judicializados por luchar o por denunciar irregularidades; campesinos presos o judicializados por defender sus tierras; sectores de izquierda difamados como aliados del imperialismo por denunciar políticas contrarias a los derechos laborales y la mutación programática de la clase dirigente. Detener la represión y garantizar los derechos humanos del pueblo pobre pasa, a juicio de Surgentes, por recuperar el protagonismo popular en el marco de las coordenadas nacionales, populares y postcapitalistas que forman parte del programa de la Revolución Bolivariana.

*#SoloElPuebloSalvaAlPueblo*

*Surgentes, Colectivo de DDHH*

Caracas, 24.02.21

El caos político se apodera de Armenia: ¿por qué el mundo democrático está en silencio?

Fuente

Las protestas callejeras han permitido que Nikol Pashinyan se convierta en primer ministro de Armenia. Irónicamente, las protestas también pueden privarlo del cargo.

Años de política incompetente, hostigamiento de oponentes, cambios constantes de personal y órdenes muy cuestionables no han contribuido mucho a la popularidad de Nikol Pashinyan. Cada vez más armenios piden su dimisión, pero el primer ministro se aferra al poder, empujando al país a un abismo de caos.

El conflicto en el desconocido Nagorno-Karabaj, o más precisamente sus consecuencias, está en la raíz de la crisis. Hace mucho que se esperaba una nueva ronda de enfrentamientos armados entre Azerbaiyán y Armenia, pero las autoridades armenias no estaban preparadas para ello. Además, Azerbaiyán ha contado con el apoyo de Turquía. En esta situación, Armenia puso sus esperanzas en Rusia, pero el Kremlin prefirió resolver el problema a su manera. Como resultado, Armenia y Azerbaiyán firmaron un acuerdo de alto el fuego a través de la mediación de Putin. El documento obligaba a Armenia a ceder algunos de sus territorios en la región.

No sin razón, muchos vieron el acuerdo como un acto de rendición, pero incluso la derrota puede usarse para bien. Pashinyan tuvo la oportunidad de presentar la idea de la unificación nacional. En cambio, optó por afianzar la división, respondiendo a los llamados de la oposición con represión.

La declaración de Pashinyan sobre la ineficacia de los sistemas de misiles Iskander es digna de mención. Estos sistemas rusos están en servicio con el ejército armenio y, según Pashinyan, no han funcionado o han funcionado en el 10 por ciento de los casos. Pero estas armas no se utilizaron en absoluto en el conflicto. El primer ministro armenio no ha hecho más que provocar el descontento de Moscú. Es poco probable que las recientes disculpas de su portavoz Mane Gevorgyan solucionen la situación. Peor aún, Pashinyan ha puesto a los líderes militares del país en su contra. Ha intentado antes trasladar la responsabilidad del fracaso en Karabaj a los militares, y ahora finalmente ha cruzado la línea. La crisis se intensificó cuando Pashinyan despidió a Tiran Khachatrian, subjefe de gabinete de Armenia, que se había opuesto al primer ministro. Después de esto, fue el Estado Mayor el que comenzó a exigir la renuncia de Pashinyan. Fue acusado de miopía y decisiones políticas irrazonables. ¿Qué hizo Pashinyan? Acusó al ejército de un intento de golpe militar.

Hoy podemos decir que la situación en Armenia está fuera de control. Pashinyan no tiene ningún plan para salir de la crisis. Lanza amenazas en un intento desesperado por aferrarse artificialmente al poder. Curiosamente, Pashinyan también llegó al poder a través de la llamada revolución de terciopelo. Rápidamente consiguió el apoyo de Europa y Estados Unidos. Tanto más hipócrita es el comportamiento actual del mundo occidental.

“Hacemos un llamado a todas las partes para que vengan a la calma, la moderación y aliviar las tensiones de manera pacífica y sin violencia”, dijo la embajada de Estados Unidos en un comunicado.

Veamos ahora la declaración de la embajada de Estados Unidos en Georgia, donde la situación es muy similar. La activista de la oposición Nika Melia fue detenida allí recientemente, y los diplomáticos estadounidenses no se avergonzaron de criticar al gobierno extranjero en un comunicado de prensa mordaz.

“Estamos consternados por la retórica divisiva utilizada por los líderes de Georgia durante la crisis. Los métodos violentos y la agresión no son la forma de resolver las diferencias políticas de Georgia. Georgia ha dado hoy un paso atrás hacia una democracia más fuerte dentro de la familia de naciones euro atlánticas”, dijo la Embajada de Estados Unidos.

Ambos países están poniendo a prueba la fuerza de sus instituciones democráticas, pero las élites georgianas a menudo se ven amenazadas en términos muy concretos, mientras que Pashinyan ha hecho llamamientos con tacto. ¿En qué se diferencia la situación en Armenia de la de Georgia? En primer lugar, Pashinyan siempre ha contado con el apoyo de sus socios occidentales. Bidzina Ivanishvili, jefa del partido gobernante de Georgia, no puede presumir de lo mismo. Pero la condescendencia de Occidente hacia el primer ministro armenio tiene otra razón más preocupante.

Independientemente de lo que uno pueda pensar del gobierno de Vladimir Putin, la paz en Nagorno-Karabaj es mérito del Kremlin. Francia y Estados Unidos, aunque son los garantes de la resolución del conflicto, se han limitado a declaraciones formales. Además, no presionaron a Turquía, su socio de la OTAN, que solía suministrar equipos y mercenarios a Azerbaiyán. En un mundo de confrontación geopolítica sin fin, el éxito de los rusos es una derrota para los países occidentales. Pashinyan todavía puede corregir esta “injusticia”.

Ya intentó sabotear los acuerdos cuando se negó a retirar las fuerzas paramilitares de la zona de conflicto. Como resultado, Azerbaiyán ha capturado a varios cientos de armenios. El caos que reina en Armenia es bastante propicio para que se cancele el acuerdo.

Una nueva ronda de enfrentamientos cerca de las fronteras de Rusia seguramente complacerá a quienes buscan debilitar a este adversario estratégico. Pero, ¿podrán Estados Unidos o la UE ganarse la confianza de los armenios después de lo ocurrido? ¿Serán capaces de estabilizar la situación en la república para que realmente se convierta en un socio confiable para ellos en lugar de recibir un apoyo financiero incesante?

Ucrania, por ejemplo, eligió la segunda opción, porque los países occidentales, que una vez apoyaron la revolución en Kiev, no lograron llevarla a cabo. No pudieron ejercer la influencia necesaria sobre Moscú para poner fin al conflicto que resultó de la propia revolución. No lograron garantizar reformas adecuadas en la propia Ucrania. También se ha perdido la lucha contra la corrupción y los oligarcas. Ahora, la economía de Ucrania no puede existir sin tramos del FMI. Si Estados Unidos y Europa no quieren tal resultado para Armenia, deberían reconsiderar su enfoque.

Italia 28feb2021: Solidarietà militante artistica con Pablo Hasél!

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona

La gran hipocresía estadounidense: por qué Biden hizo un trato con Putin sobre el Start

Fuente

El deseo de salvaguardar a la humanidad de un Armagedón que las dos superpotencias nucleares, Estados Unidos y Rusia, podrían lograr no es lo que enmascara la decisión de Joe Biden de extender el Tratado de Reducción de Armas.

El acuerdo fue firmado en el 2010 por Barack Obama en el lado estadounidense y Dimitri Medvedev en el lado ruso. El acuerdo de diez años, como su nombre indica, significó reducir las ojivas nucleares a 1.550, los misiles balísticos intercontinentales, los misiles balísticos lanzados desde submarinos y los bombarderos pesados ​​a 700.

El tratado debía expirar en febrero del 2021 y Donald Trump, en su forma destructiva habitual, no tenía prisa por renovar uno de los pocos documentos restantes para frenar la carrera armamentista total. El Tratado Start bien podría enfrentar su destino. Dejó de existir bajo la administración Trump, dejando a Estados Unidos y Rusia libres para desarrollar nuevos tipos de municiones.

El Tratado Start fue salvado por Joe Biden. Se hizo cargo de la Casa Blanca justo a tiempo e inmediatamente demostró su capacidad para negociar y ser pacífico. Seguro que muchos lo compraron. Difícilmente se les puede culpar. La prórroga del Tratado Start fue una victoria para el sentido común y en el último minuto. Pero detrás de la decisión de Biden hay muchos factores que son mucho más importantes en Washington que un acuerdo con Moscú.

Ciertamente, al corregir los errores de Trump, Biden está tratando de restaurar una imagen positiva de Estados Unidos a los ojos del mundo. Esto es importante para los demócratas, que están ansiosos por enmendar las relaciones con Europa. Pero también es importante para la economía estadounidense, que está luchando por mantenerse al día con los colosales gastos de defensa. El Pentágono recibirá $ 740 mil millones en el 2021, claramente no lo suficiente para alimentar la maquinaria militar más poderosa del mundo.

Rusia ha estado demostrando activamente sus nuevos desarrollos militares en los últimos años. Se está armando con misiles hipersónicos y drones submarinos de propulsión nuclear que podrían evadir fácilmente las defensas de misiles estadounidenses. Rusia ha probado un misil de intercepción directa antisatélite que puede destruir satélites en órbita terrestre baja.

Estados Unidos no está en condiciones de responder proporcionalmente a un desarrollo tan rápido de la industria militar rusa. Por ejemplo, se comprarán 93 aviones F-35 en el 2021 a un costo de $ 9.1 mil millones; Se gastarán 7.500 millones de dólares en el dron MQ-9 Reaper. La Marina de los Estados Unidos recibirá nueve buques de guerra, incluido un submarino adicional de clase Virginia. Por supuesto, se han destinado 29.000 millones de dólares para fuerzas nucleares estratégicas. Al mismo tiempo, muchos proyectos de ojivas hipersónicas han fracasado y se han congelado. La industria de defensa de Estados Unidos parece haberse relajado frente a un lobby interminable y no tiene prisa por innovar. ¿La enorme inyección de presupuesto lo ha hecho lento? El Pentágono no va a gastar el presupuesto para comprar nuevas armas en el extranjero.

Para agravar la situación está la economía estancada. Los demócratas llegaron al poder cuando el país atravesaba una escala increíble de crisis. Los recursos que podrían invertirse en nuevos desarrollos simplemente no están disponibles. Por supuesto, EE.UU. está asignando fondos para inteligencia artificial y otras tecnologías revolucionarias, pero no se habla de un gran avance en el corto plazo. Esto significa que se vuelve más difícil competir con los sistemas más flexibles de Rusia y China.

Con eso en mente, extender el Tratado Start para los Estados Unidos es un paso atrás forzado que los demócratas han encubierto hipócritamente con un aparente deseo de estabilidad global. Por supuesto, nadie aquí está pidiendo romper el tratado para mostrar a los rusos de lo que Estados Unidos es capaz. Pero los términos en los que Estados Unidos y Rusia extendieron el acuerdo Start no conducen a que el acuerdo dure. En lugar de ampliar el acuerdo, se firmó tal cual, a pesar de que la tecnología militar ha evolucionado seriamente. China tampoco se ha involucrado en el acuerdo. Todas estas son posibles razones para dar por terminado el tratado. Quizás Washington crea que tiene algunas cartas de triunfo bajo la manga para cuando el tratado no tenga sentido para los EE.UU. Pero esos juegos con fuego están cargados de consecuencias irreversibles.

Napoli 26feb2021: Febbraio Ribelle!

Biden no se queda atrás de Trump cuando se trata de Gran Bretaña

 

por theduran.com

El Reino Unido se encuentra entre las primeras naciones que Joe Biden tiene la intención de visitar ahora siendo presidente de Estados Unidos. En esto podemos ver señales positivas para una mayor cooperación entre los dos países. Pero, ¿cómo será esta cooperación en el entorno actual?

Tenemos que entender que los demócratas estadounidenses y Joe Biden en particular no son tan radicales como Donald Trump y su equipo. Esto significa que el gobierno de Boris Johnson no debe esperar venganza por su amistad con un republicano cuyo gobierno en Estados Unidos terminó en un desesperado intento de golpe. Por otro lado, esto no significa que las relaciones entre Gran Bretaña y Estados Unidos den un giro positivo.

El Reino Unido está ahora debilitado por la pandemia de COVID-19 y las consecuencias del Brexit. Al contrario de los ambiciosos planes de los conservadores, la vida fuera de la Unión Europea es una lucha. Es posible que todo esto fortalezca a Gran Bretaña en el futuro, pero por ahora apenas se parece a un poderoso imperio. El costo de salir de su zona de confort es demasiado alto. Sigue una serie de desventajas.

Londres solía ser una especie de punto de relevo para la posición de Washington en Bruselas y, además, muy influyente. Por razones obvias, este punto está siendo abolido ahora que una administración estadounidense democrática busca normalizar las relaciones con la Unión Europea.

“Hoy estamos en la llamada era post-estadounidense, con nuevas rondas de confrontación por delante. Estamos viendo la actividad de actores de peso medio, como Arabia Saudita, Turquía, Rusia”, dice Nigel Bowles de la Universidad de Oxford. – “China plantea problemas serios y profundos para el nuevo equipo de la Casa Blanca. Aunque el riesgo de guerra es bastante bajo, el problema no se puede descuidar por completo”.

Sobre esta base, es concebible que Gran Bretaña se convierta en un aliado militar de Estados Unidos. Sin embargo, aquí también hay un problema: el ejército británico está en una grave crisis.

Según la Oficina Nacional de Auditoría del Reino Unido, los $ 251 mil millones asignados para equipar al ejército entre 2019 y 2029 simplemente no son suficientes para cumplir con todos los requisitos militares. Como consecuencia, es posible que la Royal Navy no pueda detectar y destruir minas para el 2030 porque el presupuesto no incluye fondos para actualizar el equipo relevante. La Fuerza Aérea podría quedarse sin aviones de reconocimiento ya que el avión E-3 Centry será desguazado a fines del próximo año, nueve meses antes de que se entreguen los reemplazos. La situación es tan crítica que el ejército ni siquiera tiene dinero para deshacerse de los reactores nucleares de los 20 submarinos que ya han sido desmantelados.

Naturalmente, la crisis económica y la depreciación de la moneda nacional no conducen a una rápida resolución de los problemas de defensa. Como consecuencia, el valor de Gran Bretaña como socio está disminuyendo.

Al mismo tiempo, para Gran Bretaña, especialmente para Boris Johnson, la cooperación con Estados Unidos es esencial. Por supuesto, ante todo, se trata de cooperación económica. Y aquí no se puede dejar de mencionar el muy dudoso acuerdo comercial que los países pueden firmar en un futuro previsible. Naturalmente, el acuerdo se promociona como una historia de éxito en Downing Street, pero hay muchas críticas de que esto es dudoso.

La preocupación es que los productos estadounidenses de mala calidad inundarán el mercado británico. Por ejemplo, el jamón y el tocino de EE.UU. Se tratan con nitritos extraídos de verduras, lo que está prohibido en Europa debido al mayor riesgo de cáncer de intestino.

“La industria estadounidense de la carne procesada está actuando como las grandes compañías tabacaleras”, dice Guillaume Coudre, autor de Who Poisoned Your Bacon Sandwich? – “Esto oscurece la verdad sobre la carne nitro y oculta los hechos para su propio beneficio comercial. Han estado operando así durante décadas. Lo han hecho a pesar de la evidencia clara e incontrovertible de que la carne nitro causa cáncer de intestino”.

Por supuesto, Londres podría haber restringido la importación de tales productos manteniendo los altos estándares anteriores, pero no lo hará. Gran Bretaña no está en condiciones de negociar con la primera economía del mundo. Ya no tiene sentido aquí quién ocupa la Casa Blanca. Estados Unidos explotará a Gran Bretaña porque puede. Gran Bretaña no tiene nada para contrarrestarlo, por lo que los líderes del país harán concesiones con una mirada importante de victoria. Por triste que parezca, el acuerdo comercial podría convertirse en un símbolo de la cooperación entre Estados Unidos y Gran Bretaña durante mucho tiempo. Al menos hasta que el Reino Unido cuadre los hombros.

Un reportage dalla terra Yanomami: “Intere famiglie con covid a causa del garimpo fuori controllo”

di Mariana Castro, Brasil de Fato

11 febbraio 2021

Sette bambini Yanomami sono morti a causa di covid dall’inizio della pandemia: lo scenario peggiore degli ultimi 30 anni, afferma l’antropologa Ana M. Machado.

(Didascalia della foto) Bambini yanomami e neonati sotto i due anni sono tra le vittime del Covid-19: la malaria è tra le comorbilità legate al coronavirus e colpisce direttamente le popolazioni indigene – Joedson Alves – EFE

“Questo è uno dei momenti cruciali per la difesa delle popolazioni indigene, perché da 30 anni a questa parte non abbiamo visto la situazione degli Yanomami e degli Yekweana raggiungere i livelli di rovina attuale”. L’avvertimento, lanciato in un’intervista al programma Bem Viver, è dell’antropologa Ana Maria Machado, membro della rete Pro-Yanomami e Yekweana e tra gli organizzatori del rapporto “Xawara: tracce di Covid-19 nella terra indigena Yanomami e l’omissione dello Stato”, uscito alla fine dello scorso anno.

Secondo lei, l’abbandono e il progresso dell’attività mineraria illegale sono i principali vettori di malattie come il covid-19, nella terra indigena degli Yanomami, la più grande del paese, situata negli stati di Amazonas e Roraima, al confine del Brasile con il Venezuela, un corridoio di oltre 9,6 milioni di ettari. Sede di circa 30.000 indigeni, è tra le aree più colpite dalla deforestazione illegale nell’Amazzonia brasiliana.

Xawara è il termine con cui, sin dalle epoche ancestrali del loro passato, gli Yanomami definiscono quello che oggi noi chiamiamo pandemia. Il concetto è posto in relazione con ciò che chiamano booshikë, quello che noi definiamo attività mineraria. Secondo le tradizioni della loro cultura, il booshikë deve essere lasciato tranquillo, dentro la terra, altrimenti causa molte malattie e morti, diffondendosi sotto forma di fumo.

La corsa incessante per l’oro, insieme alla collusione e all’omissione delle autorità, sono precisamente ciò che ha causato innumerevoli malattie e portato alla morte di bambini e neonati yanomami, come spiegato nel rapporto di 105 pagine pubblicato dall’Instituto Socio ambiental (ISA) e prodotto dal Leadership Forum Yanomami e Ye’kwana e dalla Rete Pro-Yanomami e Ye’kwana, sulla base dei dati raccolti da marzo a ottobre 2020.

Qui di seguito, l’intervista completa:

Brasil de Fato: Allora, Ana, cosa ha motivato la produzione del rapporto?

Ana Maria Machado – Il rapporto è stato prodotto dal Pro-Yanomami and Yekweana Network e dal Yanomami and Yekweana Leadership Forum. La Rete Pro-Yanomami e Yekwean è composta da più di 50 sostenitori della causa Yanomami, inclusi antropologi, linguisti, indigeni, avvocati, artisti ed è in dialogo diretto con le associazioni indigene. La Rete è nata proprio all’inizio della pandemia, ad aprile, quando è avvenuta la prima morte di uno Yanomami a causa del Covid.

Lo Yanomami and Yekweana Leadership Forum, che è anche uno degli organizzatori del rapporto, si è formato nel 2018 e riunisce le sette associazioni indigene presenti nella terra degli Yanomami: oggicostituisce il principale organo decisionale nelle terre degli Yanomami.

Poi, a giugno, il Forum ha lanciato la campagna #ForaGarimpo e #ForaCovid per sensibilizzare il mondo sui progressi del Covid nel territorio Yanomami. Quindi, sulla base di un’articolazione tra il Forum e la Rete, abbiamo redatto questo rapporto, in modo da poter documentare l’impatto della pandemia tra gli Yanomami.

Durante la produzione del rapporto, siamo andati più a fondo nei dati: le analisi (dei dati raccolti) ci dicono che la situazione degli Yanomami e degli Yekweana è molto critica. E lo è soprattutto a causa dell’avanzata incontrollata del Covid, della malaria, in un contesto di totale mancanza di controllo, situazioni che sono anche legate all’avanzata dell’estrazione dell’oro, la quale è notevolmente aumentata e allo smantellamento della sanità pubblica per le popolazioni indigene, come accade in tutto il paese.

Quindi, questo rapporto serve anche come base per la denuncia, a uso delle commissioni per i diritti umani e di altri organismi a difesa delle popolazioni indigene.

Il rapporto è stato consegnato al Congresso Nazionale e ai singoli deputati, insieme alla petizione della campagna #ForaGarimpo e #ForaCovid, che ha raccolto quasi 440mila firme.

Brasil de Fato: Il documento indica l’estrazione illegale come uno dei principali vettori di contaminazione per le popolazioni indigene, ma l’attività continua a minacciare le persone. Esiste il permesso o la collusione del governo Bolsonaro su queste attività nella regione?

Ana Maria Machado: L’estrazione illegale è un problema molto antico. Anche prima della demarcazione della terra indigena yanomami, avvenuta nel 1992, gli Yanomami hanno vissuto un periodo storico drammatico. Negli ultimi anni ’80, il territorio in cui vivevano fu invaso da oltre 40mila garimpeiros (minatori e/o raccoglitori di oro). Quindi, una totale mancanza di controllo. Secondo le statistiche, più di mille Yanomami morirono in quel periodo a causa di malattie e violenze legate all’attività mineraria.

Dopo quel periodo, con la delimitazione delle terre indigene nel ‘92, l’attività mineraria iniziò a diminuire notevolmente e divenne un’attività illegale, svolta molto marginalmente con poche centinaia di garimpeiros. Quello cui assistiamo oggi è una nuova congiuntura data dall’incrocio dell’impennata del prezzo dell’oro sul mercato – dal 2008 in poi – insieme allo smantellamento delle politiche pubbliche, soprattutto dopo l’elezione di Bolsonaro, il che ha fatto assumere proporzioni assurde all’estrazione illegale.

Oggi si stima che ci siano più di 20.000 cercatori d’oro che invadono la terra indigena degli Yanomami. E nonostante figuri ancora come un’attività ufficialmente illegale, sembra che l’elezione di Bolsonaro sia servita come autorizzazione per i garimpeiros a ignorare l’illegalità ed entrare nella terra indigena Yanomami in cerca di oro, senza quella paura che avevano prima, poiché sanno che possono contare sul sostegno del presidente.

Anche lo stesso Bolsonaro ha una storia di garimpeiro, suo padre ha lavorato all’estrazione mineraria nella Serra Pelada. Durante la campagna elettorale, (il presidente) ha promesso di autorizzare l’attività mineraria sulle terre indigene. Pertanto, in ossequio alla sua promessa elettorale, Bolsonaro ha firmato la legge 191/2020, che mira a regolamentare lo sfruttamento delle risorse minerarie, definendo condizioni specifiche per la ricerca e l’estrazione mineraria di varie risorse, tra cui il petrolio, il gas e l’energia idroelettrica sulle terre indigene.

E questo disegno di legge, complice la nuova configurazione del Congresso con l’elezione di Arthur Lira, Bolsonaro lo ha inserito come uno dei progetti prioritari su cui votare, il che mette gli Yanomami in una situazione di grande vulnerabilità, poiché gli indigeni non avrebbero diritto di veto, verrebbero solo consultati, quindi non ci sarebbe modo di impedire alle imprese minerarie di entrare nel territorio indigeno, il che è del tutto assurdo.

E c’è anche un fatto importante (da tenere in conto): secondo i dati dell’Imazon, il Sistema di Vigilanza sulla Deforestazione, tra l’agosto 2019 e il luglio 2020, periodo di inizio del governo Bolsonaro, la Terra indigena Yanomami era tra le dieci aree protette più colpite dalla deforestazione nell’Amazzonia Legale.

E questo è stato proprio causato dal dilagante aumento delle miniere d’oro. È stato anche tra l’agosto e il settembre 2020 che la terra indigena è risultata una delle più disboscate del Paese. Mentre il Brasile e il resto del mondo si sono fermati, mantenendo solo le attività essenziali, i garimpeiros non sono stati messi in quarantena. Il flusso dei cercatori e della deforestazione sulla terra indigena Yanomami è notevolmente aumentato.

Abbiamo diverse segnalazioni di popolazioni indigene, di intere famiglie colpite in regioni dove la presenza dell’estrazione dell’oro è completamente fuori controllo.

Brasil de Fato: Nel 2020 il rapporto già identificava i bambini come uno dei gruppi più colpiti dal Covid-19 nella regione, e ora il Paese sta seguendo la cronaca della morte di dieci bambini Yanomami in un mese. Queste vite avrebbero potuto essere salvate?

Ana Maria Machado: Certamente.Quello cui abbiamo assistito negli ultimi anni è un completo smantellamento delle politiche di sanità pubblica volte alla salute indigena. Secondo il monitoraggio che facciamo noi della Rete Pro-Yanomami e Yekwean, finora abbiamo contato le morti di 32 Yanomami, tra confermate e sospette, che è un numero che sopravanza di molto il monitoraggio del SESAI, l’agenzia sanitaria, che indica solo 12 morti.

Secondo il nostro monitoraggio, i numeri sono impressionanti, perché in questi mesi di pandemia, sette bambini di età inferiore ai due anni sono morti di Covid-19, testato e confermato. Si tratta di una statistica che richiama molta attenzione, perché differisce molto dal resto del mondo, dove le principali vittime sono state gli anziani o le persone con comorbilità. A questo punto è importante notare che una delle principali comorbidità del Covid-19 tra gli Yanomami è la malaria. E con la malaria completamente fuori controllo, il Covid finisce per fare più vittime, oltre a diversi bambini anche loro affetti da malnutrizione, già indeboliti.

Quindi, certamente, se ci fosse stata un’azione efficace da parte del governo federale, se ci fosse stato un piano, almeno, per contenere il Covid, questi bambini non avrebbero perso la vita e il loro futuro a causa di questo virus. È responsabilità del governo federale elaborare un piano di contenimento efficiente, cosa che non è avvenuta.

Brasil de Fato: La denuncia centrale del rapporto è proprio l’assoluta mancanza di assistenza medica alle popolazioni indigene in Brasile, sia per prevenire il Covid-19 che per curare altre malattie. Negli ultimi anni, poi, abbiamo assistito all’aumento della criminalizzazione delle ONG e alla demolizione di varie agenzie di protezione, culminata nel disastro della pandemia… possiamo dire che questo è un momento cruciale di difesa per i popoli indigeni?

Ana Maria Machado: Certamente. Questo è uno dei momenti cruciali per la difesa dei popoli indigeni, perché in 30 anni non abbiamo visto la situazione degli Yanomami e degli Yekweana raggiungere i livelli di devastazione cui assistiamo oggi. Anche con la terra delimitata, con i diritti garantiti dalla Costituzione, abbiamo assistito a queste morti silenziose, dovute all’incuria causata dalla mancanza di azione e all’incuria della salute indigena.

[Trad. dal portoghese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

La Campaña “Febrero Rebelde” 2021 en Nápoles

La Campaña “Febrero Rebelde” desde la ciudad de Nápoles continúa su ciclo de iniciativas, con el objetivo de apoyar la instalación del Congreso Bicentenario de los Pueblos el 4F, y apoyar la iniciativa del Plan “Carabobo 200” promovido por el Presidente obrero Nicolás Maduro: “Plan 200 Carabobo”.

Desde la Solidaridad Internacional reafirmamos que Venezuela es ejemplo de rebeldía y resistencia. Sirvan nuestros encuentros para romper el cerco mediático. Enviamos un saludo Revolucionario a la muchachada venezolana, a los Jóvenes de la Tierra de Bolívar que constituyen la Cantera del Futuro en la construcción del Mundo Mejor a travès de los ideales de El Libertador y del Comandante Chávez.

Saludamos a los Jóvenes del Psuv, a los que conforman el Sistema de Orquestas,  al Movimiento “Somos Venezuela” a las jóvenes glorias del deporte venezolano, a todos los que constituyen  futuro del país.

Se suman a la Campaña:

Partido Refundación – Sinistra Europea

ExOPG

Potere al Popolo

Albainformazione

GalleryArt

Cìrculo Italia Cuba “Granma”

Asociaión Italia – Cuba Salerno

SuraméricaAlba

FEBRERO REBELDE VENEZUELA:

UNA REVOLUCION EN REVOLUCION

SALUDAMOS EL CONGRESO BICENTENARIO DE LOS PUEBLOS

Y LAS INICIATIVAS ADOPTADAS EN EL “PLAN CARABOBO 200”

PARA RECUPERAR EL ESTADO DE BIENESTAR DEL PUEBLO

Para acompañar a la República Bolivariana de Venezuela en la conmemoración del mes “FEBRERO REBELDE”, desde Nápoles, Asociaciones de Solidaridad, Representantes de Redes Sociales, Colectivos Autorganizados, Movimientos de base, Partidos políticos, activistas e intelectuales hacemos un llamado a expresar nuestra solidaridad con la patria de Bolívar y Chávez, acompañando y generando actividades en las fechas patrias del mes:

4 de Febrero de 1992  – Día de la Dignidad Nacional

12 de Febrero –  Día de la Juventud

En conmemoración a los jóvenes que acompañaron a José Félix Ribas y Vicente Campo Elías durante la Batalla de la Victoria en 1814.

16 de Febrero de 1985 – Siembra de Alí Primera

El Cantor del Pueblo Venezolano

27 de Febrero de 1989 – “El Caracazo”

Sirva nuestro acompañamiento para apoyar la iniciativa del Plan “Carabobo 200” promovido por el Presidente obrero Nicolás Maduro: “Plan 200 Carabobo” establece una agenda articulada para recuperar el estado de bienestar del pueblo. En el Bicentenario de la Batalla y victoria de Carabobo, el liderazgo bolivariano y chavista que tiene responsabilidades de mando se agrupa en una agenda articulada para recuperar al país de los efectos negativos del bloqueo imperial y las mal llamadas sanciones.

Desde la solidaridad internacional saludamos la instalación del Congreso Bicentenario de los Pueblos  el 4F, instancia para la consolidación de la unidad monolítica de las fuerzas sociales y políticas de Venezuela, que tiene como objetivo central, reconfigurar y reunificar la fuerza popular de Venezuela, desde los distintos frentes de batalla, sumado a la ejecución de la gran tarea pendiente: instalación y funcionamiento de los Consejos Populares.

Vacunas cubanas contra el Covid y contra el Bloqueo

Cuba, Covid-19, vacunapor Red Continental de Solidaridad con Cuba (Latinoamerica) 

Siendo la salud el principal derecho humano de su población, Cuba prioriza la atención del Covid-19 y sus consecuencias, a través de la implementación de medidas y mecanismos preventivos de rápida acción, la creación de nuevas facilidades hospitalarias, a la vez que intensifica el trabajo científico en la fabricación de una vacuna.

Cuba no solamente tiene la experiencia produciendo vacunas, sino que cuenta con el compromiso, el capital humano altamente calificado y las condiciones para desarrollar cualquier candidato vacunal, a pesar de las restricciones que impone a la isla el criminal y genocida bloqueo por el gobierno de Estados Unidos, por ya más de seis décadas.

Es una gran victoria cientifica y política de Cuba el desarrollar y fabricar vacunas para salvar vidas, al tiempo que desenmascara y rompe el control de las transnacionales que trabajan la salud como una mercancía más.

Al día de hoy Cuba tiene 4 vacunas en proceso contra la Covid-19: Soberana 01, Soberana 02, Mambisa y Abdala.Fue el primer país de América Latina y el Caribe, y el número 30 a nivel mundial, en recibir la autorización para comenzar los ensayos clínicos de un candidato vacunal contra la Covid-19: Soberana 01 (agosto 2020). Así también, en noviembre la Organización Mundial de la Salud (OMS) incluyó un segundo candidato de vacuna cubana (Soberana 02) en el sitio oficial de proyectos en fases de ensayos clínicos contra la enfermedad del Covid-19.

La medicina cubana avanza de manera simultánea con 4 proyectos de vacunas. Estos resultados no solamente hablan ante el mundo de la calidad de sus científicos, ofrecen también la esperanza de que los pueblos más necesitados contemos con una vacuna que nos inmunice contra tan letal enfermedad porque #CubaSalva, #CubaEsSolidaridad y con esta dimensión de pensamiento su comunidad científica se consagra hoy en la batalla contra la pandemia global de la Covid 19, desde una perspectiva de humanidad y de solidaridad, en total armonía y emulación de la máxima martiana que “Patria es Humanidad”.

Ante todo este cuadro de buenas noticias, no podía faltar la agenda de los enemigos del pueblo cubano, inspirados por el bloqueo y el gobierno de los Estados Unidos. En lugar de festejar el triunfo de la ciencia cubana y sus consecuencias favorables para los vecinos del sur y otros países del mundo, han comenzado a desarrollar una campaña de confusión y de medias-verdades con el propósito de desprestigiar la política relativa a la salud de la Revolución Cubana.

Promover y alentar que las personas viajen a Cuba para que puedan ser vacunados, es una sucia treta dirigida a crear confusión y desaliento en las personas. De manera descarada escriben: “¿Te imaginas viajar a otro país, disfrutar del sol, de la playa y, al mismo tiempo, ser inmunizado contra el Covid-19?”. Esta promoción no solamente es incorrecta, sino que no es la clase de promoción que el gobierno cubano hace o haría en la atención de este escenario.

Cuba logrará las cuatro vacunas, inmunizará toda su población, y a la vez, ayudará a todos los países del mundo que no hayan podido superar esas etapas. Entendiendo que solo Cuba podrá determinar a quién y cómo se canalizaría esa ayuda.

Alertamos sobre las falsas noticias que fabrican los enemigos de Cuba. Ante esta y otras posibles campañas para desacreditar a la medicina y sistema de salud en la isla, la solidaridad continental en América Latina y el Caribe hace un llamado a denunciar estas injuriosas calumnias y a difindir en nuestras redes y otros medios dispongamos los sitios oficiales de Cuba con información actualizada sobre el tema.

15 de febrero de 2021

El PC3 sobre Joe Biden “el demócrata”

"En Tiempos de Guarimba"

Conoce a quienes te quieren dirigir

La Covacha Roja

Donde encontramos ideas avanzadas

Pensamiento Nuestro Americano

Articulando Luchas, Cultivando Resistencias

RE-EVOLUCIÓN

Combatiendo al neofascismo internacional

Comitè Antiimperialista

Contra les agressions imperialistes i amb la lluita dels pobles per la seva sobirania

SLAVYANGRAD.es

Nuestra ira no tiene limites. (c) V. M. Molotov

Gli Appunti del Paz83

Internet non accende le rivoluzioni, ma aiuta a vincerle - Il Blog di Matteo Castellani Tarabini

Sociología crítica

Articulos y textos para debate y análisis de la realidad social

Hugo Chavez Front - Canada

Get to know what's really going on in Venezuela

Revista Nuestra América

Análisis, política y cultura

Avanzada Popular

Colectivo Avanzada Popular

Leonardo Boff

O site recolhe artigos e a obra do teólogo, filósofo, escritor e professor Leonardo Boff

Vientos del Este

Actualidad, cultura, historia y curiosidades sobre Europa del Este

My Blog

Just another WordPress.com site

Festival delle idee politiche

Rassegna annuale di teorie politiche e pratiche della partecipazione civile

Far di Conto

Piccoli numeri e liberi pensieri

Miradas desde Nuestra América

Otro Mundo es Posible, Necesario, Urgente. Desde la provincia chilena

Como te iba contando

Bla bla bla bla...

Coordinadora Simón Bolívar

¡Bolívar vive la lucha sigue!

LaDu

Laboratorio di Degustazione Urbana

il Blog di Daniele Barbieri & altr*

"Per conquistare un futuro bisogna prima sognarlo" (Marge Piercy)

KFA Italia - notizie e attività

notizie dalla Corea Popolare e dalla Korean Friendship Association

KFA Euskal Herria

Korearekiko Laguntasun Elkartea | Korean Friendship Association

ULTIMOTEATRO.PRODUZIONIINCIVILI

Nuova Drammaturgia del Contemporaneo

Sociales en PDF

Libro de sociales en formato digital.

matricola7047

Notes de lectura i altres informacions del seminari sobre el Quaderns de la Presó d'Antonio Gramsci ( Associació Cultural Espai Marx)

Centro Cultural Tina Modotti Caracas

Promoción de la cultura y arte Hispanoamericana e Italiana. Enseñanza y educaciòn.

Racconti di quasi amore

a costo di apparire ridicolo

Ex UAGDC

Documentazioni "Un altro genere di comunicazione"

JoséPulido

La página del escritor venezolano

Donne in rosso

foglio dell'ADoC (Assemblea delle donne comuniste)

Conferenza Mondiale delle Donne - Caracas 2011

Just another WordPress.com site

tarot Co_creador

donde las líneas de la vida y el alma convergen

NapoliNoWar

(sito momentaneamente inattivo)

Sonia Serravalli - Opere, biografia e altro

Se non vedi i miracoli, non significa che non esistano

rivoluzionando

La Rivoluzione del Popolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: