Forze produttive, sanità pubblica, contrasto all’epidemia

di Adriano Ascoli e Ciro Brescia

* A distanza di due settimane dalla pubblicazione, e dopo oltre un anno dai precedenti articoli “Il Covid dà i numeri!” e “Italia: riflessioni sulla pandemia e validità del distanziamento sociale“, oltre alla conferma del risultato cinese, del Vietnam e di altri Paesi, è interessante lo studio pubblicato sulla autorevole rivista scientifica The Lancet dove si evidenziano in forma comparativa gli effetti e le conseguenze, in termini di impatto sulla vita sociale, sulle conseguenze sanitarie, sulle conseguenze sul piano economico delle due vie: la via delle mezze misure seguita ad esempio dai paesi europei e la via di un contenimento stretto quanto delimitato nel tempo. Lo studio, sulla base di dati e raffronti tra i due differenti approcci, va nella direzione di confermare nella sostanza quanto qui affermato dal marzo 2020 nei suddetti precedenti articoli. *

___

Scriviamo queste note esprimendo la nostra piena solidarietà alla compagna Pia Panseri e al compagno Gianfranco Fornoni del Comitato Popolare Verità e Giustizia per le vittime della Covid-19 di Bergamo[1], colpiti dalla repressione per il loro impegno sociale e politico al fine di far emergere la verità sui responsabili della strage quotidiana che stiamo vivendo, a causa della mala gestione della pandemia da parte dello Stato, delle istituzioni centrali e regionali, delle politiche antipopolari da essi attuate nel nostro paese. Con queste righe vogliamo dare il nostro contributo alla riflessione collettiva su un tema oggi centrale: troppo spesso prevale una lettura della nuova fase pandemica confusa, quindi subalterna e funzionale alle narrazioni delle classi dominanti. Una polarizzazione controllata, spinta tanto nel mainstream quanto nel suo lato oscuro, tende a confondere e intossicare la percezione ed i pensieri di gran parte della popolazione. Riteniamo esiziale fare concessioni a questa polarizzazione nella ricerca di facile e spicciolo consenso, quando invece la situazione richiede un ragionamento rigoroso.

 

___

Come è possibile che alcuni paesi arretrati nel loro sviluppo infrastrutturale, come Cuba ed altri – nonostante siano colpiti dalle criminali sanzioni internazionali da parte dei paesi imperialisti – abbiano ottenuto apprezzabili risultati rispetto alla lotta contro la pandemia da Covid-19, al contrario di ciò che sta accadendo nel nostro paese in un contesto di maggiore sviluppo delle forze produttive e spesso con un sistema sanitario – dal punto di vista delle infrastrutture e delle risorse disponibili – assai più evoluto? Ciò è stato possibile perché questi paesi si sono dati gli strumenti adeguati per fare fronte all’emergenza grazie ad una differente organizzazione della società, e lo hanno dovuto praticare facendo di necessità virtù poiché sono paesi che non godono di forze produttive ed infrastrutture sviluppate, capillari ed articolate di cui invece sono dotati i paesi più ricchi, i paesi imperialisti come lo è l’Italia (nonostante i quarant’anni di tagli alla sanità pubblica e le concomitanti privatizzazioni, il sistema sanitario italiano continua ad essere tra i più avanzati). Nel caso dei paesi che hanno al loro attivo il compimento di un processo rivoluzionario – nelle differenti varianti di socialismo ed anti-imperialismo – abbiamo visto la mobilitazione di organizzazioni di massa strutturate nei diversi ambiti della vita sociale e lavorativa, politica e culturale; queste non hanno solo improvvisato ma in qualche misura hanno agito sulla base di decenni di esperienza e di lavoro teorico e pratico, combinandoli con i necessari livelli di mobilitazione e direzione determinanti per far fronte all’emergenza. Organizzazioni che rispondono ad un comando unitario, che fanno capo a una direzione politica tendenzialmente chiara e coerente, ad una linea politica non certo improvvisata ma che ha una continuità sviluppatasi in decenni di costruzione dopo il trionfo della Rivoluzione nel loro paese.

 

Una linea che nel caso cinese e di molti altri paesi che hanno seguito quell’esempio, ha posto al centro la tutela della salute collettiva e i criteri scientifici, quale pilastro per un contrasto immediato all’epidemia, minimizzando sia il danno sanitario sia quello socio-economico, con interventi precoci e limitati nel tempo. In questi paesi – è necessario sottolineare, ancora una volta, questo concetto – i loro dirigenti ed i loro popoli hanno dovuto fare di necessità virtù puntando principalmente sulla prevenzione, per evitare di dover agire poi con strumenti di cui in generale sono scarsamente dotati e per evitare di cadere in una crisi ingestibile. I paesi imperialisti dotati di strumenti in teoria più avanzati, in realtà hanno fallito sul terreno del contenimento dei contagi cacciandosi in un pantano. Non hanno attuato una strategia di contenimento del contagio, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Nella Repubblica Popolare Cinese, così come in altri paesi, non hanno aspettato che arrivassero medicine specifiche o vaccini (che ancora non sono pronti e sufficienti, visto che i paesi imperialisti se li sono accaparrati, a cominciare dagli USA, dalla GB e da Israele, e a ruota gli altri paesi della UE e che le capacità produttive su scala planetaria continuano ad essere limitate). In Cina si sono dati da fare confinando – attraverso una capillare mobilitazione ed organizzazione di massa – la popolazione dove, come, quanto e quando è stato necessario farlo; così ne è uscita la Cina, così ha fatto la Corea popolare, chiudendo ancora più ermeticamente i suoi confini, così ha fatto il Vietnam, così ha fatto Cuba, mantenendo viva l’esperienza accumulata in ambito epidemiologico dall’URSS nel secolo passato, investendo nella ricerca scientifica fino alla progettazione e realizzazione di vaccini e medicamenti specifici. Nei principali paesi imperialisti e diretti da governi neoliberisti, si è lasciato correre il virus più o meno liberamente e con misure ogni volta tardive, fino ad arrivare a perdere il controllo dei contagi e a registrare decine di migliaia, centinaia di migliaia di morti (come in USA o in Brasile, ma anche dalle nostre parti). Abbiamo visto i balletti delle zone colorate, con i dati occultati o addomesticati dagli amministratori al fine di evitare misure necessarie. Chi ha attuato un vero contenimento, invece che una relativa mitigazione cronica, ha fermato TUTTO quando necessario, ma per un periodo breve e poi ha riaperto quasi tutto, minimizzando tanto i danni umani quanto quelli economico-sociali. Bene ricordare come i paesi che hanno attuato questa strategia vincente hanno fermato quando necessario e per periodi molto limitati anche fabbriche e pendolarismo ed ogni attività non strettamente essenziale. In Italia al contrario le fabbriche nel cuore dei focolai padani non chiusero neppure nel marzo-aprile 2020 e l’epidemia dilagò così in mezzo mondo nel giro di pochi giorni, mentre tra i principali leaders politici andavano di moda aperitivi sui navigli e scaramantiche negazioni della tempesta che stava arrivando.

 

Per completezza va menzionato che persino alcuni paesi non certo socialisti, come Israele (da non tacere la negazione criminale dei vaccini alla Palestina, come i paesi occidentali con le sanzioni) o l’Australia, hanno ottenuto risultati positivi al proprio interno proprio contenendo la circolazione della popolazione per periodi limitati, al fine di garantirsi la possibilità di “ritornare alla normalità” o per affrontare in sicurezza la fase della vaccinazione massiva. Questo dimostra che non bisogna aspettare di diventare un paese socialista per attuare le necessarie misure di prevenzione basate su criteri scientifici confermati dall’esperienza; lo si può fare già da subito se c’è la necessaria volontà politica per farlo. Anzi, nella misura in cui i movimenti popolari riescono ad imporre l’applicazione delle necessarie misure di prevenzione, questi saranno utili trampolini di lancio per avanzare con più forza e determinazione verso l’instaurazione del Socialismo.  

Incrociando i dati sulla mortalità generale dei principali paesi si può con facilità evidenziare come i decessi conseguenti all’epidemia covid-19 sono stati ampiamente sottostimati, e lo sono ancora. I paesi come il nostro che non hanno optato per un rigido controllo dei contagi e con un distanziamento anticipato nel momento opportuno (all’inizio di ogni ondata epidemica, prima di ogni repentino balzo esponenziale dei contagi) hanno dovuto agire con successive misure ad ampio spettro e prolungate nel tempo, o con mezze misure che per non scontentare nessun settore politico o della popolazione hanno finito poi per scontentare praticamente tutti. Gli unici che non a caso ne hanno tratto invece grande giovamento sono stati i grandi speculatori finanziari e capitalisti loro affini, in particolare il settore dell’industria da Export, i quali in molti casi non hanno fermato la produzione neppure una settimana, ciò a scapito di ogni altro ambito sociale ed economico penalizzato da misure prolungate. Trasmissioni e talk-show hanno sezionato perfino le buone abitudini intime, ma fabbrica, call-center e pendolarismo non li hanno nominati neppure i vari decreti, eccetto nel primo ed unico lockdown della primavera 2020, dopodiché entrò in scena il dicktat del potere economico sintetizzato nello slogan “convivenza con il virus”. Per occultare la propria impreparazione non potevano fare altrimenti. Le misure prese in prossimità del picco epidemico attenuano solo gli esiti più catastrofici sul sistema sanitario, ma non evitano decine di migliaia di vittime ogni volta, quando invece sarebbe opportuno e necessario “fare come la Cina” per mettere sotto controllo la diffusione dei contagi: lockdown (con connessi test e tracciamento massivi) per un periodo limitato ma anticipato e coordinamento di tutti i settori e delle organizzazioni di massa – nel caso italiano si tratta di tutto il tessuto del terzo settore, associativo e del volontariato che esiste e stimolando la creazioni di reti di solidarietà popolare apposite, realtà queste che pure hanno cominciato a nascere per fare fronte all’emergenza. È mancata la volontà politica istituzionale, da una parte, tirata da ogni lato nella subalternità agli interessi dei grandi gruppi economici, e la capacità, autonomia e forza dei comunisti, dall’altra, di individuare e proporre a tempo le misure da mettere in campo, le decisioni tempestive da attuare, lasciandosi spesso influenzare da scelte opportunistiche e di comodo o dalla subalternità diffusa ed alimentata ad arte dai padroni tra le larghe masse (codismo). Le forze politiche o sindacali organizzate – con poche eccezioni – non hanno chiesto e rivendicato di prendere misure energiche di contenimento all’inizio e non a metà di ogni ondata di contagi. In questa fase – quella delle decisioni – hanno spesso prevalso mobilitazioni funzionali chiedendo aperture, quando era invece il momento di chiudere tutto anche per pochi giorni per ottenere risultati significativi e duraturi. Si è rimasti subalterni a chi non voleva misure di contenimento, col risultato che i danni sanitari in termini di morti e casi gravi, i contagi di lavoratori e delle loro famiglie, e i danni per l’economia diffusa e la vita sociale, sono stati ogni volta maggiori. Se da un lato la denuncia delle evidenti responsabilità di alcuni amministratori (vedi il caso dell’amministrazione Fontana della Lombardia palesemente subalterna alle linee dettate da Confindustria) nella diffusione del contagio fu oggetto di una positiva campagna alla fine della scorsa primavera, dall’altro non ne è seguita una politica ed una aggregazione conseguente nel periodo successivo, quando alcuni prezzolati parlavano di “virus scomparso”, o quando goffamente chi aveva responsabilità nel prendere decisioni negava l’inizio della seconda e della terza ondata, evitando così i necessari interventi tempestivi di contenimento.

In mancanza di una copertura vaccinale non c’è alternativa all’operare un contenimento basato sul controllo del contagio, con fermi rapidi e concentrati nel tempo, per evitare quella cronicità di mezze misure che tanto danno ha arrecato alla vita sociale senza risolvere gli aspetti sanitari. Tutto ciò non è conseguenza del caso, ma del calcolo di chi ha considerato quale aspetto centrale non la salute collettiva e la tutela delle condizioni materiali sociali ed economiche del popolo, ma piuttosto il PIL, il fatturato ed i profitti delle grandi imprese capitaliste che, a ben guardare, in molti casi non hanno perso neppure un giorno di attività, ma a chi ha perso la vita per questo cinico calcolo non hanno pagato neppure il funerale.

La magistratura dello Stato italiano, così solerte nell’indagare chi ha denunciato le conseguenze di questo massacro sociale e materiale (e qui di nuovo va reiterata tutta la nostra solidarietà alle compagne e ai compagni inquisiti)[2], con oltre centomila decessi in più nel 2020 ed una aspettativa di vita calata di almeno un anno, poco si è occupata della mancanza di sicurezza e controlli nei luoghi di lavoro, nelle fabbriche e nella rete della logistica; veri volani del contagio assieme ad un pendolarismo che ha visto scarsi interventi sulla rete del trasporto pubblico. I grandi luoghi di lavoro devono essere monitorati con test e tamponi a campione di tutto il personale e se necessario provvedere a chiusure per alcuni giorni. Necessario provvedere ai ristori e garantire il salario per i dipendenti nei luoghi di lavoro dove si verificano eventuali focolai che altrimenti si trasformano, come avvenuto, assieme al pendolarismo, in volano del contagio. Test su tutti i dipendenti e riapertura in sicurezza dovrebbero essere al centro delle rivendicazioni sindacali.

Su questo punto bisogna essere chiari ed espliciti: di fronte ad una epidemia il disciplinamento dei movimenti della popolazione in funzione degli interessi stessi delle larghe masse della popolazione, è imprescindibile e contro questa necessità cadono tutte le illusioni e le chiacchiere liberali fuori tempo massimo sulla presunta “libertà di movimento” come valore assoluto che non esiste in nessun paese socialista (e a ben vedere neppure nei paesi di tradizione liberale).

Su questi aspetti i comunisti non possono nicchiare, come sui vaccini che devono essere rivendicati come un diritto di ogni essere umano e non essere soggetti a mercificazione, benché attualmente i prezzi siano regolati non dalla “legge del libero mercato” ma da accordi tra stati (tra i quali è però in corso una partita geopolitica con evidenti venti di guerra). La priorità e l’accesso a questi strumenti bisogna che sia soggetta al più stretto controllo pubblico e popolare organizzato e cosciente, non perché altrimenti non siano attendibili i vaccini nel loro aspetto “merceologico” (quasi  tutti  gli strumenti che usiamo nella nostra vita, inclusi i medicinali, il computer di chi scrive e quello di chi legge, sono realizzati in regime capitalistico, il che non implica che non funzionino) ma perché, come vediamo, il meccanismo della competizione e del confronto geopolitico porta a rallentare ciò di cui ci sarebbe forte urgenza e necessità. I comunisti sono contro la globalizzazione capitalistica ed il “neoliberismo”, non sono contro la necessaria globalizzazione delle forze produttive, poiché questa è parte dello sviluppo del carattere collettivo di tali forze e della loro natura sociale. I comunisti non sono luddisti che si scagliano contro le macchine, contro la scienza e la tecnologia, contro la razionalità, ma lottano per sottrarre queste macchine, questa tecnologia e questa scienza al controllo delle attuali classi dominanti fino a metterle sotto la direzione di un governo che ne difenda autenticamente e coerentemente gli interessi popolari. Questi aspetti, proprio per non rimanere sospesi sulla nube dei massimi sistemi, è necessario che siano oggetto di un programma condiviso per un governo di emergenza popolare, raccogliendo le voci e le forze presenti non solo delle ristrette cerchie militanti, ma dei lavoratori organizzati sui proprio posti lavoro e della diffusa rete delle organizzazioni popolari e territoriali. Non bisogna alimentare letture irrazionalistiche e retrograde, come le psicosi contro i vaccini che razionalmente e scientificamente non hanno alcuna ragion d’essere, o altre tendenze reazionarie che pure si sono fortemente sviluppate in molti paesi, incluso il nostro.

Se tra le larghe masse della popolazione ci sono settori che in maniera del tutto legittima nutrono dubbi sui vaccini, o si mostrano subalterni ad alcune tendenze di tipo oggettivamente reazionario, bisogna trascinare loro con l’esempio non “a fare la guerra ai vaccini” ma indirizzare questo rifiuto verso le classi oggi dominanti (ma non più dirigenti), ossia verso chi è responsabile di speculazioni o giochi geopolitici per i quali la salute del popolo non vale nulla (non contro i centri vaccinali o le ambulanze o i lavoratori del sistema di salute pubblico!), ossia verso chi ogni volta ha compiuto la scelta calcolata di non agire tempestivamente nelle misure di contenimento per non toccare determinati interessi in tutta evidenza considerati – in questa società capitalistica – più importanti del bene supremo della tutela della salute collettiva e della vita di centinaia di migliaia di persone. Questo è il modo migliore per avere la certezza che cure e vaccini saranno utilizzati al meglio, nel pieno interesse nostro e non di chi specula su medicine e vaccini o su qualsiasi altra scoperta scientifica ed invenzione tecnologica, esattamente come avviene con ogni altra merce in regime capitalistico.

La situazione attuale in Italia ed in Europa è oggi coperta con una campagna di discredito della stessa strategia vaccinale, confondendo la normale prassi di sicurezza e farmacovigilanza con una propaganda terroristica circa l’uso dei vaccini, con le autorità europee che non sono in grado di garantire una vaccinazione in sicurezza lontano da continui picchi epidemici. Giochi di tipo geopolitico su aspetti che riguardano la tutela della salute collettiva – anche qui è bene rimarcarlo – frenano la possibilità di una più ampia disponibilità di dosi vaccinali (ad esempio ritardando la valutazione dei vaccini di produzione russa o cinese), limitano la massima disponibilità nel ricevere i necessari quantitativi di dosi dai differenti produttori, alzano barriere e campagne di discredito dettate dalla concorrenza tra differenti produttori, brevetti e stati, e frustrano ciò che dovrebbe essere al centro dell’interesse pubblico.

Sappiamo che i comunisti non sono riusciti sino ad oggi ad instaurare il socialismo in nessuno dei paesi compiutamente imperialisti, ossia in nessuno di quei paesi dove le forze produttive hanno raggiunto uno sviluppo più avanzato rispetto ai paesi (semi)feudali e/o (semi)coloniali. Assistiamo ad una innegabile marginalità politica e un sensibile ritardo nella comprensione della nuova fase pandemica. Il Movimento Comunista Cosciente ed Organizzato del secolo scorso è riuscito storicamente ad instaurare il socialismo solo in alcuni di questi paesi (semi)feudali e/o (semi)coloniali attraverso Rivoluzioni Antimperialiste, Guerre di Liberazione Nazionale e Rivoluzioni di Nuova Democrazia, trasformando la guerra imperialista in guerra civile contro la Borghesia Imperialista, durante la prima ondata della Rivoluzione Proletaria Mondiale (grossomodo dal 1917 al 1976), dalla Russia che fu zarista alla Cina che fu feudale, da Cuba al Vietnam, dalla Corea popolare al Laos, dai paesi dell’est Europa fino ad alcuni paesi africani, oltre alle esperienze rivoluzionarie latinoamericane, dove per lunghi periodi le forze antimperialiste e comuniste hanno affermato un controllo territoriale, pur non riuscendo a conquistare il potere. Sappiamo che i limiti ideologici e gli errori dei comunisti nei paesi imperialisti non hanno consentito loro di avere il successo necessario per evitare che il Movimento Comunista Internazionale rifluisse. Ossia, la Rivoluzione Proletaria ha trionfato solo in quei paesi in cui le forze produttive e le infrastrutture non erano ancora pienamente sviluppate, come invece lo sono nei paesi imperialisti. Lenin stesso mise in evidenza che nei paesi oppressi sarebbe stato più semplice far trionfare la Rivoluzione Proletaria, ma era più difficile costruire il Socialismo; viceversa nei paesi imperialisti più difficile sarebbe stato far trionfare la Rivoluzione (cosa poi ancor più vera alla luce del successivo sviluppo dei regimi di controrivoluzione preventiva negli stati borghesi) e più facile costruire poi il Socialismo visto il più avanzato sviluppo del carattere collettivo delle forze produttive. Anche nei paesi imperialisti si fecero largo a più riprese tendenze revisioniste, non scientifiche, non rivoluzionarie, fino a sfociare nelle tendenze principali del revisionismo moderno, ma giusto cento anni fa, proprio in un contesto di crisi irrisolta post-bellica e post-pandemica presero corpo mobilitazioni di massa di tipo reazionario che le classi dominanti seppero indirizzare nel movimento fascista. Non sono mancati in questi mesi episodi e mobilitazioni dalle caratteristiche ambigue, quando non apertamente reazionarie, affermando l’inesistenza di una emergenza che ha accorciato di un anno l’aspettativa di vita in Italia, determinando oltre centomila morti in più nel numero di decessi annuale. Sono in errore coloro che hanno individuato come nemico le necessarie forme di tutela e di prevenzione sanitaria, o la ricerca dei vaccini, e non ad esempio il fatto che queste misure, se sono state scarsamente efficaci e di durata interminabile, è proprio perché la scelta è stata ogni volta quella di negare l’emergenza e l’intervento tempestivo, in favore dell’attività economica e produttiva immediata. Vediamo dopo un anno i risultati di questo approccio reiterato, fatto di ritardi e mezze misure. Risultati tragici sia sul piano sanitario sia su quello socio-economico.

 

Come afferma il compagno Fabrizio Chiodo – che dell’argomento in tutta evidenza se ne intende essendo collaboratore del centro Finlay de la Habana per la produzione dei vaccini cubani – la concezione stessa della vaccinazione contraddice gli interessi del capitalismo perché si basa sulla prevenzione più che sulla cura. È ormai noto, infatti, che prevenire è meglio che curare, ma curare invece che prevenire risulta in genere più redditizio per le speculazioni ed il parassitismo dei capitalisti, delle loro farmaceutiche, dei sistemi di salute privati. La prevenzione (e quindi anche gli strumenti della vaccinazione che ne sono parte imprescindibile) è la più efficace arma che l’organizzazione socialista della società può valorizzare al meglio. Il fallimento dell’ideologia del “libero mercato” e della crisi del modo di produzione capitalistico di fronte all’emergenza è oggi innegabile. Tutto ciò pone all’ordine del giorno la necessità dell’instaurazione del Socialismo come risposta a questa e alle grandi emergenze che affliggono l’umanità, in quanto modello di sviluppo calibrato sulle necessità umane. La prevenzione e la salute collettive valorizzate al meglio saranno al centro delle battaglie dei prossimi anni. Una sfida per i paesi socialisti ed antimperialisti ma anche nei paesi in cui il Socialismo non è stato ancora instaurato. Il Socialismo è prevenzione prima ancora che essere cura!

___

 

[1]              Un Comitato Popolare non  addomesticato e che mette in evidenza pubblicamente le responsabilità di Confindustria e delle autorità istituzionali ad essa subalterne per la strage causata dalla male gestione della pandemia nella Bergamasca inevitabilmente finisce “attenzionato” e criminalizzato da chi ha tutto l’interesse a screditarlo (vedasi la omonima pagina fb del Comitato Popolare).

[2]              https://bgreport.org/procura-indaga-militanti-bergamaschi-lasciando-indisturbata-confindustria.html

___

* A distanza di due settimane dalla pubblicazione, e dopo oltre un anno dai precedenti articoli “Il Covid dà i numeri!” e “Italia: riflessioni sulla pandemia e validità del distanziamento sociale“, oltre alla conferma del risultato cinese, del Vietnam e di altri Paesi, è interessante lo studio pubblicato sulla autorevole rivista scientifica The Lancet dove si evidenziano in forma comparativa gli effetti e le conseguenze, in termini di impatto sulla vita sociale, sulle conseguenze sanitarie, sulle conseguenze sul piano economico delle due vie: la via delle mezze misure seguita ad esempio dai paesi europei e la via di un contenimento stretto quanto delimitato nel tempo. Lo studio, sulla base di dati e raffronti tra i due differenti approcci, va nella direzione di confermare nella sostanza quanto qui affermato dal marzo 2020 nei suddetti precedenti articoli. *

 

Su The Lancet un confronto tra i risultati della strategia di mezze misure di mitigazione (interventi graduali di mitigazione mirati a non sovraccaricare il sistema sanitario e senza impatto su quello produttivo) e quelli conseguiti tramite la strategia #zerocovid di eradicazione tramite contenimento stretto del contagio, test massivi, tracciamento, riaperture.

Dal confronto emerge tra l’altro:

– Sul piano sanitario, i decessi da COVID-19 per 1 milione di abitanti nei paesi OCSE che hanno optato per la strategia di contenimento e eradicazione (Australia, Islanda, Giappone, Nuova Zelanda e Corea del Sud) sono stati circa *25 volte inferiori* rispetto ai paesi OCSE che hanno preferito la mitigazione delle mezze misure e la “convivenza con il virus”, tra cui l’Italia del dopo lockdown dello scorso anno.

– Chi pensa che la tattica di mezze misure sia servita a “tutelare l’economia” in generale, può vedere come nei cinque paesi che hanno optato per la strategia di contenimento ed eradicazione territoriale, la crescita del PIL è tornata ai livelli pre-pandemia già all’inizio del 2021, viceversa da noi la crescita è ancora negativa e così negli altri paesi OCSE che hanno seguito la via tortuosa delle mezze misure. In particolare ciò è avvenuto per non fermare produzione e grandi attività, anche solo due settimane all’inizio di ogni ondata, prima di una forte crescita numerica esponenziale. Si è sommato al costo in vite umane quello economico sociale, con un impatto disastroso sull’economia diffusa e sulle attività culturali. In pratica sull’altare del profitto da export si è sacrificata la vita di decine di migliaia di persone, oltre alle condizioni materiali di esistenza di milioni di lavoratori, con le piccole attività sul lastrico e con i licenziamenti alle porte.

– Chi ha abbaiato che “ci chiudono in casa” ai tempi del primo ed unico lockdown, incoraggiando le mezze misure prolungate, potrà constatare che per quanto riguarda le restrizioni, le libertà sono state più gravemente colpite nei paesi OCSE che hanno scelto la mitigazione e le mezze misure. Infatti le misure energiche di blocco rapide, adottate dai paesi che puntano al rapido contenimento, al controllo dei contagi fino alla eradicazione di ogni focolaio, la veloce soluzione del problema ha portato rapidamente alla normalità la vita sociale e l’economia diffusa, come del resto già dimostrato dal successo storico nella Repubblica Popolare Cinese sotto la direzione del PCC e delle locali autorità scientifiche e sanitarie.

Alcuni pensano che il dibattito tra la mitigazione delle mezze misure e la strategia di contenimento sia una questione accademica, priva di interesse politico o oggetto di una inutile polarizzazione, perché presto il vaccino risolverà ogni problema, o perché l’arrivo dell’estate farà dire ancora di virus clinicamente scomparso (ma non usciamo quest’anno dal lockdown di Conte, bensì dalla linea Bolsonaro di Draghi). In realtà, decenni di esperienza dicono che i vaccini da soli non sono risolutivi e non in tempi brevi, i vaccini possono mitigare ma non risolvere magicamente.

L’eradicazione del vaiolo ha significato una lotta decennale e la vaccinazione è stata accompagnata da campagne di comunicazione e impegno pubblico, test sulla popolazione, tracciamento, lo stesso con la polio. Ciò che si fa’ con le epidemie, deve essere fatto pure col covid se vogliamo levarcelo di torno, se non vogliamo restare condizionati e succubi per lunghi anni di questa situazione, esposti a tutti i rischi che comporta.

Chi dopo un anno, in ambito politico, insiste nel ritardo, non assume una posizione, non ha una linea sul da farsi per uscire dall’emergenza, resta accondiscende con le varie tesi minimizzatrici utili al capitale, quando non degne del regno di Q o di ByoBlu o altri propagandisti dell’irrazionalità, mostra incapacità di analisi della realtà concreta e/o malafede. Nei due casi tremenda subalternità ad una classe politica ed industriale tra le peggiori al mondo, dalle quali dipende una tragedia senza precedenti recenti, sia umana che sanitaria ed economica sociale.

Link The Lancet 28 Aprile 2021: thelancet.com

Grazie ad Alessandro Ferretti per le considerazioni e la segnalazione dell’articolo

___

Potrebbe essere un meme raffigurante 1 persona e il seguente testo "IO ETERNAMENTE GRATO AI CUBANI CHE CI HANNO NEL MOMENTO DEL BISOGNO"

Italia: Reflexiones sobre la pandemia y la validez del distanciaminto social

L'immagine può contenere: una o più personepor Adriano Ascoli

Muchos creen que la cuarentena, el distanciamiento social y otras medidas de contención son el resultado de un engaño, como si el problema de una epidemia que está trastornando al mundo no fuera real. Sería una excusa, según otros, destinada a suprimir todos los derechos, los más imaginificos y conspiranoicos lo han considerado una conspiración para dañar a Italia y un invento sería el terrible número de muertes (tal vez el doble de lo declarado, con una mortalidad absoluta en algunas provincias más de cuatro veces el promedio estacional). Todo esto sería según ellos como cualquiera de las muchas “fake news”.

Intento explicar mi punto de vista y por qué todo esto no es una farsa o algo instrumental en absoluto.

Nessuna descrizione della foto disponibile.Por supuesto, la acusación contra los responsables de la masacre debe ser firme (principalmente por no haber cerrado la zona del entonces brodo de coltura de Europa en Lombardía, una de las zonas más industrializadas del país). Al horror de los ancianos que murieron en la RSA y al contagio culpable de miles de pacientes y trabajadores del sistema de salud, hay que añadir las otras víctimas -que ciertamente no son pocas- de un sistema de salud que se derrumbó y que, por lo tanto, no pudieron recibir una atención adecuada. Otra causa es la no aplicación de los protocolos de seguridad, la no búsqueda, chequeo y aislamiento de las personas infectadas y la no utilización de los dispositivos de protección, empezando por las máscaras que se suministran con casi dos meses de retraso. Un delito cometido, en particular en la región de Lombardía, en el altar de la máxima ganancia de los empresarios industrial y el entrelazamiento de los empresarios y administradores con la propiedad de instalaciones sanitarias privadas, algo que ha llevado a la propagación del virus en todo el país y más allá. Una terrible carga de dolor que todos estamos pagando sin saber cómo y cuándo terminará.

L'immagine può contenere: una o più personeLos científicos chinos que han estado advirtiendo sobre el peligro desde enero, y siguiendo a la OMS y a la comunidad científica mundial en su prevalencia, calculan un grado de contagio para este virus de aproximadamente uno a tres. Es un contagio rápido y, por lo tanto, alarmante (incluso si hay otros más altos como el sarampión, que es de uno a trece). Los expertos ahora dicen que un Coronavirus positivo infecta a un promedio de dos personas (2.5). Esto indica una tendencia numérica precisa, poniendo de uno a tres: 1, 3, 9, 27, 81, 243, 729, 2187, etc. Este crecimiento medio, confirmado por la tendencia tanto en China como en Italia, indica una progresión en sí misma que puede limitarse si interviene un espaciamiento, si se utilizan dispositivos de protección, si, en definitiva, se reducen drásticamente los contactos.

¿Funciona o no funciona el espaciamiento actual en Italia? Aunque es incompleto y parcial funciona, porque de lo contrario la progresión numérica, sobre todo en las regiones de contaminación reciente (donde no había habido anteriormente una mortalidad debida al virus en cuestión), ya sería visible con un aumento neto de enfermos y el consiguiente aumento del porcentaje de muertes, calculado en torno al 1,5% de letalidad (en China indicaba inicialmente un temible 3%). Parecen porcentajes bajos pero la influencia española en los años 1918-21 llevó una letalidad del 2% (2,04) sin embargo, golpeando a casi toda la población mundial, en tres años diezmó el planeta. También este virus podría infectar a miles de millones de personas en unos pocos meses. Este porcentaje, aparentemente pequeño, se traduciría entonces en una enorme cantidad de muertes, a las que habría que añadir millones de personas curadas, incluso en edad productiva, muchas de ellas con enfermedades pulmonares crónicas como la fibrosis pulmonar: un desastre para cualquier sistema sanitario y productivo que ha hecho correr a diferentes medidas, con retraso criminal, incluso a aquellos países que han jugado la propaganda de la “simple influencia” (la misma propaganda que llevan en Italia algunos grupos industriales del norte del país). De ahí la alarma generalizada. Es evidente que el capitalismo y, en particular, los regímenes neoliberales, que vemos en Lombardía, que vemos en Nueva York, empeoran las cosas al impedir un enfoque de contención, dada la ausencia de una vacuna y la prevalencia de intereses económicos estrechos e inmediatos, cuán miopes e inhumanos. Pero si, por ejemplo, viviéramos en condiciones similares a las de hace unos pocos siglos, el crecimiento numérico sería similar y en ausencia de medidas de aislamiento la humanidad se vería fuertemente afectada. Es decir que en ausencia de un tratamiento temprano adecuado o de una vacuna, en cualquier formación socioeconómica, la única respuesta adecuada a una epidemia de este tipo sería el distanciamiento, que es lo que hacían los antiguos. Otro ejemplo se refiere a algunos países como Viet Nam o Venezuela, donde las técnicas de aislamiento y contención inmediata han logrado resultados que han obstaculizado la propagación de la epidemia en su fase inicial, como lo ha reconocido la OMS (despertando la ira de la administracion de EE.UU.).L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi e testo Ni siquiera Hong Kong y las dos Coreas permitieron que la epidemia se extendiera.

Es decir, también se puede observar cómo en algunos países, de forma espontánea, este tipo de epidemia se ha propagado por el momento en zonas económicamente desarrolladas, donde hay un intenso intercambio económico y social y en los barrios de vida nocturna; por el contrario, este desarrollo del contagio no parece favorecerse en los barrios populares, donde el estilo de vida predominante está más retraído y reducida es la propia actividad económica. Por ejemplo, el contagio se ha extendido a Montevideo en la zona de Carrasco y Pocitos, zonas bastante exclusivas típicamente frecuentadas y habitadas por la burguesía local, mientras que en los barrios populares hasta ahora no ha habido casos. Noticias similares llegan de Buenos Aires, donde la propagación se registra actualmente en el Barrio Norte, pero no en las zonas más populares de la ciudad, así como de Bolivia, donde la región contaminada es también la más moderna de la zona de Santa Cruz. Por último, en Ecuador las consecuencias más desastrosas, también por la inacción del gobierno de Traidor Moreno, han sido en Guayaquil una de las ciudades más ricas y turísticas del país. Todo esto parece confirmar que cuando hay una forma de distanciamiento objetivo, la propagación de la epidemia se reduce decididamente.

Por supuesto, hoy en día existen respiradores y cilindros de oxígeno, el enorme potencial del servicio de salud en los países más avanzados y algunas terapias experimentales, pero ningún país podría tener millones de respiradores y decenas de millones de médicos y enfermeras para tratar el alto porcentaje de la población que se infectaría en poco tiempo. Luego volvemos a las técnicas de aislamiento/distanciamiento sea cual sea el tipo de sociedad, a menos que lo dejemos ir a ese virus como inicialmente asumió el Primer Ministro británico (que entonces lo pasó mal en cuidados intensivos), o el Presidente yanqui Trump (con los EE.UU. ya en una situación desastrosa, luchando con fosas comunes donde disponer miserablemente de decenas y pronto cientos de miles de cuerpos, en su mayoría indigentes y marginados). 

También es cierto que la experiencia se desarrolla rápidamente y que, aunque no exista una vacuna, se están probando diariamente varias nuevas terapias de drogas, además de la prevención en el cumplimiento de la distancia y algunas normas de higiene (manos, cara y vías respiratorias). Un antiguo medicamento antipalúdico -la cloroquina- asociado a los antivirales, si se toma en una etapa temprana (o en dosis de heparina), podría reducir en gran medida las complicaciones pulmonares, con lo que se reducirían significativamente tanto las hospitalizaciones como las muertes. Es probable que en unos pocos meses estos tratamientos se estandaricen siguiendo un protocolo y que la situación mejore, quizás antes del proximo octubre. Pero las cifras, como decíamos, van demasiado deprisa y sin esperar, por lo que habrá que mantener la distancia si no queremos encontrarnos ante un genocidio y cualquier apertura tendrá que ser argumentada por las cifras (que por lo tanto se vuelven importantes, deben ser creíbles y debemos descifrarlas muy cuidadosamente, porque las decisiones políticas dependerán de ellas y no tenemos dejar que nos tomen el pelo) y por la capacidad de los servicios territoriales, en nuestro país muy reducida por las políticas insensatas de recortes y privatizaciones.L'immagine può contenere: 2 persone

Mientras tanto, en la Universidad Politécnica de Pavia, han desarrollado un tipo de prueba de anticuerpos que ahora afirman que es fiable; hasta ahora, las pruebas disponibles no se consideraban como tales. Se discute la posibilidad de comenzar pronto con el objetivo de hacer pruebas a la población italiana por categorías: podrían procesar quinientos mil pruebas al día. El mapeo indicaría las categorías de mayor riesgo porque no tienen anticuerpos e indicaría cuántas personas ya han tenido contacto con este virus. En otras palabras, no es como si no estuvieran haciendo nada a nivel de salud e investigación como alguien está solapando.

Me detengo aquí porque, en conclusión, soy consciente de lo que dicen generalmente los conocedores, ciertamente no más. Probablemente, si esto es así, dentro de unos meses muchas precauciones serán menos necesarias y podremos mirar los colores después de este paréntesis en blanco y negro y disfrutar la idea que se pueda salir de esta pesadilla, pero la situación no se aflojará muy pronto; reabrirán algunas actividades con medidas de seguridad, que hay que verificar en su eficacia real, lo que no puede sino afectar el ritmo y la forma de trabajar. Sobre todo, cualquier aflojamiento significativo, para no generar tremendas oleadas en los números, debe comenzar en una condición de crecimiento cero de los contagios y con una red territorial de personal sanitario encargado de la vigilancia, son necesarios para este un reclutamiento urgente de personal sanitario y social.

L'immagine può contenere: una o più persone e testoLa propia crisis económica impondrá muchos cambios y se plantea la cuestión de la necesidad de cubrir las necesidades de la población, los trabajadores, los trabajadores precarios, los desempleados y los jubilados (más que los apetitos de los grandes empresarios no pocas veces con sede fiscal en el extranjero, tal vez en Holanda), porque de lo contrario será imposible cumplir con las reglas del distanciamiento. También hay que afrontar muchos aspectos psicológicos y sociales relativos al malestar de las personas solas y aisladas, ya que ya no es cuestión de unos pocos días y podría haber actividades de bienestar social dirigidas y basadas en el hogar, siguiendo el ejemplo de lo que ocurrió en la República Popular China, donde la población tenía obligaciones muy estrictas pero también un apoyo y una asistencia constantes. Sabemos que estas medidas no serán adoptadas de manera consecuente por un gobierno de compromiso como el actual en Italia, y menos aún en la nociva hipótesis de un gobierno de “amplio entendimiento”, entre todas las actuales fuerzas parlamentarias, que probablemente vería prevalecer en todo el país una nueva y no menos criminal línea lombarda, con consecuencias desastrosas. Otra cosa sería un Gobierno de Emergencia Popular capaz de poner en práctica todas las medidas de protección y emergencia, sanitarias y económicas, poniendo en primer lugar la política y el interés común, sin tener que someterse, por ejemplo, al chantaje criminal de los industriales.

Aquí, sin embargo, mi intención era tratar la cuestión de si el método de distanciamiento es válido o no, y si podríamos prescindir de él, dada la actual emergencia, o no en una sociedad diferente, en el mundo nuevo que queremos.

Italia: riflessioni sulla pandemia e validità del distanziamento sociale

L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi e testodi Adriano Ascoli

Molti ritengono la quarantena, il distanziamento e altre misure di contenimento essere il frutto di un inganno, come se il problema di un’epidemia che sta sconvolgendo il mondo non fosse reale. Sarebbe una scusa, secondo altri, finalizzata a sopprimere ogni diritto, i più fantasiosi e ‘cospiranoici’ lo hanno ritenuto un complotto volto a danneggiare l’Italia e una invenzione sarebbe il terribile numero di decessi (forse doppio di quanto dichiarato, con mortalità assoluta in alcune province oltre quattro volte la media stagionale). Tutto ciò sarebbe secondo costoro alla stregua di una qualsiasi delle tante “fake news”.

Provo a spiegare il mio punto di vista e il perché non si tratta affatto di una farsa o una cosa strumentale.

Nessuna descrizione della foto disponibile.Naturalmente ferma deve essere la denuncia verso i responsabili della procurata strage (principalmente proprio per non aver chiuso la zona dell’allora più grande focolaio d’Europa in Lombardia, una delle zone più industrializzate del paese). Oltre all’orrore degli anziani deceduti nelle RSA e al colposo contagio di migliaia di pazienti e di lavoratori del sistema sanitario, bisogna aggiungerci le altre vittime – che di certo non sono poche – di un sistema sanitario finito al collasso e che non hanno potuto quindi ricevere le cure adeguate. Altra causa la mancata applicazione dei protocolli di sicurezza, la mancata ricerca, tracciamento e isolamento dei contagiati e il mancato utilizzo dei dispositivi di protezione dpi, a partire dalle mascherine fornite con quasi due mesi di ritardo. Un crimine commesso, in particolare nella regione Lombardia, sull’altare del massimo profitto padronale ed industriale e degli intrecci tra imprenditori ed amministratori con la proprietà delle strutture sanitarie private, qualcosa che ha comportato la diffusione del virus in tutto il Paese e non solo. Un terribile carico di dolore che stiamo tutti pagando senza sapere come e quando potrà finire.

Gli scienziati cinesi che già da Gennaio avvisavano del pericolo, e a seguire l’OMS e la comunità scientifica mondiale nella sua prevalenza, calcolano un grado di contagiosità per questo virus circa di uno a tre. È una contagiosità rapida e per questo allarmante (anche se ce ne sono di più alte come ad esempio il morbillo che è di circa uno a tredici). Gli esperti dicono adesso che un positivo da Coronavirus contagia mediamente due persone (2.5). Questo indica un preciso andamento numerico, ponendo uno a tre: 1, 3, 9, 27, 81, 243, 729, 2187, ecc. Questa crescita media, confermata dall’andamento sia in Cina e poi in Italia, indica una progressione in sé che può essere limitata se interviene un distanziamento, se si utilizzano dispositivi di protezione, se insomma i contatti sono drasticamente ridotti.

L'immagine può contenere: una o più personeL’attuale distanziamento in Italia funziona o non funziona? Nonostante sia incompleto e parziale funziona, perché altrimenti la progressione numerica, specialmente nelle regioni di recente contaminazione (dove non si era registrata prima una mortalità dovuta al virus in questione), già sarebbe visibile con un aumento netto di malati ed il conseguente aumento percentuale di decessi, calcolato intorno a 1,5% di letalità (in Cina indicavano inizialmente un pauroso 3%). Paiono percentuali basse ma “la Spagnola” negli anni 1918-21 fece registrare una letalità del 2% (2,04) tuttavia, colpendo quasi tutta la popolazione mondiale, in tre anni decimò il pianeta. Anche questo virus in pochi mesi potrebbe contagiare miliardi di persone. Questa percentuale, apparentemente piccola, si tradurrebbe allora in una enorme quantità di morti, ai quali sommare milioni di guariti, anche in età produttiva, molti con patologie polmonari croniche come la fibrosi polmonare: un disastro per qualunque sistema sanitario e produttivo che ha fatto correre ai ripari, con criminale ritardo, pure quei paesi che hanno giocato la propaganda della “banale influenza” (la stessa propaganda veicolata in Italia da alcuni gruppi industriali del nord del paese). Di qui l’allarme generalizzato. Chiaramente il capitalismo ed in particolare i regimi neoliberisti, vediamo in Lombardia, vediamo a New York, peggiorano le cose impedendo un approccio di contenimento, vista l’assenza di un vaccino ed il prevalere di gretti ed immediati, quanto miopi e disumani, interessi economici. Ma se ad esempio vivessimo in condizioni simili a qualche secolo fa, la crescita numerica risulterebbe simile ed in assenza di misure di isolamento l’umanità ne sarebbe pesantemente colpita. Questo per dire che in assenza di adeguate cure precoci o di un vaccino, in qualunque formazione economico sociale, l’unica adeguata risposta di fronte ad una epidemia di questo tipo sarebbe il distanziamento, che è ciò che infatti facevano gli antichi. Un altro esempio riguarda alcuni paesi come il Vietnam o il Venezuela, dove le tecniche di isolamento e contenimento immediato hanno ottenuto risultati ostacolando sul nascere la diffusione dell’epidemia, come riconosciuto dall’OMS (suscitando l’ira dell’amministrazione nordamericana). Anche Hong Kong e le due Coree non hanno permesso la diffusione dell’epidemia.

In altri termini è anche possibile osservare come in alcuni paesi, spontaneamente, questo tipo di epidemia si sia diffusa per ora nelle aree sviluppate economicamente, dove sono presenti intensi scambi economici e sociali e nei quartieri della movida; viceversa questo sviluppo del contagio non pare sia favorito nei quartieri popolari, là dove lo stile di vita prevalente è più ritirato e ridotta è la stessa attività economica. Ad esempio il contagio si è diffuso a Montevideo nella zona Carrasco ed in Pocitos, zone piuttosto esclusive tipicamente frequentate e abitate dalla locale borghesia, mentre nei barrios popolari finora non si sono registrati casi. Simili notizie giungono da Buenos Aires dove la diffusione al momento viene segnalata nel barrio Norte ma non nelle zone più popolari, così anche in Bolivia dove la regione contaminata è anche quella più moderna, nella zona di Santa Cruz. Infine in Ecuador le conseguenze più disastrose, anche a causa della inazione del governo del traidor Moreno, sono state a Guayaquil in una delle città più ricche e turistiche del paese. Tutto questo parrebbe confermare che dove è presente una forma di distanziamento oggettivo la diffusione dell’epidemia è decisamente ridotta.

Naturalmente oggi esistono i respiratori e bombole di ossigeno, le enormi potenzialità del servizio sanitario nei paesi più avanzati e alcune terapie in sperimentazione, ma nessun paese potrebbe disporre di milioni di respiratori e decine di milioni di medici e infermieri per curare l’alta percentuale della popolazione che verrebbe contagiata in poco tempo. Si ritorna allora a tecniche di isolamento/distanziamento qualunque sia il tipo di società, a meno di lasciar correre come ipotizzava inizialmente il primo ministro inglese (che poi se l’è vista brutta in terapia intensiva), o il presidente yankee Trump (con gli USA già adesso in una situazione disastrosa, alle prese con fosse comuni dove smaltire miseramente decine e presto centinaia di migliaia di corpi, per lo più indigenti ed emarginati).

L'immagine può contenere: una o più persone e testoVero anche che l’esperienza corre veloce e anche se non c’è un vaccino diverse nuove terapie farmacologiche sono in sperimentazione ogni giorno, sommandosi alla prevenzione nel rispetto del distanziamento e di alcune norme igieniche (mani, volto e vie respiratorie). Un vecchio farmaco antimalarico – clorochina – associato ad antivirali, se preso in fase iniziale (o dosi di eparina), potrebbe diminuire di molto le complicazioni polmonari, con ciò riducendo significativamente sia i ricoveri sia i decessi. È probabile che in alcuni mesi queste cure saranno standardizzate seguendo un protocollo e la situazione potrebbe dunque migliorare, forse dopo l’estate. Ma i numeri come dicevamo corrono troppo rapidi, dunque un distanziamento dovrà proseguire se non vogliamo trovarci a gestire un genocidio e ogni apertura dovrà essere argomentata dai numeri (che dunque diventano importanti, devono essere credibili e dobbiamo decifrarli con molta attenzione, perché da essi dipenderanno decisioni politiche) e dalle capacità dei servizi territoriali, nel nostro paese assai ridotti dalle dissennate politiche di tagli e privatizzazioni.

Nel frattempo al politecnico di Pavia hanno messo a punto un tipo di test degli anticorpi che ora dicono essere affidabile; finora i test disponibili non erano considerati tali. Si discute della possibilità di iniziare a breve con l’obiettivo di testare a tappeto e per categorie la popolazione italiana: potrebbero processare cinquecentomila test al giorno. La mappatura indicherebbe le categorie più a rischio perché prive di anticorpi e indicherebbe quante persone hanno già avuto un contatto con questo virus. In altri termini, non è che a livello sanitario e di ricerca non stiano facendo niente come qualcuno mormora.

L'immagine può contenere: 2 personeMi fermo qui perché in conclusione sono a conoscenza di quel che dicono generalmente gli addetti ai lavori, di certo non di più. Probabilmente, se le cose stanno così, in alcuni mesi molte precauzioni potrebbero essere meno necessarie e potremo rivedere i colori dopo questa parentesi in bianco e nero, ma la situazione non si allenterà molto di qui a breve; riapriranno alcune attività con misure di sicurezza, da verificare nella loro effettiva efficacia che non potrà non incidere sui ritmi e le modalità di lavoro. Soprattutto ogni allentamento significativo, per non generare impennate nei numeri, dovrebbe iniziare in una condizione di crescita zero dei contagi e con una rete territoriale di personale sanitario addetto al monitoraggio, servono per questo urgenti assunzioni di personale socio sanitario. La crisi economica stessa imporrà molti cambiamenti e c’è la questione della necessità di coprire i bisogni della popolazione, dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati e dei pensionati (più che gli appetiti dei grandi imprenditori non di rado con sede fiscale all’estero, magari in Olanda), perché altrimenti sarà impossibile il rispetto delle norme di distanziamento.

Anche molti aspetti psicologici e sociali riguardo al disagio delle persone sole ed isolate devono essere affrontati, non trattandosi più di pochi giorni e potrebbero intervenire attività di tipo socio assistenziale mirate e domiciliari, sull’esempio di quanto avvenuto nella Repubblica Popolare Cinese, dove la popolazione ha avuto obblighi rigidissimi ma anche costante supporto e assistenza. Sappiamo che queste misure non le potrà prendere in modo coerente un governo di compromesso come l’attuale in Italia, ancora meno nell’ipotesi nefasta di un governo di larghe intese che probabilmente vedrebbe prevalere una nuova e non meno criminale linea lombarda in tutto il Paese, con conseguenze disastrose. Altro sarebbe un governo di emergenza popolare capace di attuare ogni misura di tutela e di emergenza, sanitaria ed economica, ponendo al primo posto la politica e l’interesse comune, senza dover sottostare ad esempio ai ricatti criminali degli industriali.

Qui però era mia intenzione trattare della questione se o meno sia valido il metodo del distanziamento, e se ne potremmo fare a meno, stante la attuale emergenza, oppure no in una società diversa, nel mondo che vogliamo.

Italia: el Covid-19 “da los números”

por Adriano Ascoli

[aquí en italiano]

Los números están todos equivocados. Especialmente ahora parecen estar orientados por Confindustria, los patrones ansiosos de no perder días de ganancias, y los noticieros ya anuncian un declive irreal en el crecimiento de las infecciones y muertes causadas por esta gravísima epidemia. Pero la anomalía de la región Lombardía continúa con su temible número de víctimas en sólo 20 días [Italia se constituye administrativamente por 20 regiones, y la Lombardía, la región de Mílan, es aquella donde se concentra la mayoria absoluta de todos los contagios y muertes oficiales con el nuevo coronavirus, NdT] mientras que los efectos de la contención deberían ser efectivos en la regi­ón Toscana, por ejemplo.

La curva del contagio es ahora baja en la región Véneto, lo que indica una situación bajo control, mientras que en Lombardía ni siquiera la miran, pero tal vez es vertical. Los examenés para detectar el virus SARS-CoV-2, de hecho, son escasos, por lo que el índice de letalidad es cuatro veces mayor que en el Véneto. Por lo tanto, cabe considerar que se disparó un aumento significativo de la mortalidad general, en particular en las provincias de Bérgamo y Brescia, como lo atestiguan los obituarios y la emergencia de los cementerios.

Con toda probabilidad en Lombardía hay más de 120 mil positivos y no 25 mil como se dice, también porque las muertes no pueden ser del 12% allí, como se puede ver en el número de muertes en relación con los positivos comprobados.

La región Véneto, que ha hecho muchos exámenes, tiene un índice de letalidad del 3% en línea con la tendencia china, por lo tanto más fiable. Además, algunos de ellos son emboscados en sus casas, como el alcalde de Bérgamo Giorgio Gori nos hace entender, y no mueren en el hospital, de lo contrario superarían el 15%, un porcentaje poco realista y algunos valientes ya están asumiendola idea de una repentina mutación del virus en toda Lombardía. Por lo tanto, es evidente que en Lombardía alguien está falsificando seriamente los datos o, en cualquier caso, que no mueren a causa del polvo fino o la niebla tóxica, según la hipótesis de algún profesor citado en la televisión, sino que sería un cálculo falso tanto en las pruebas positivas como en el número de muertes. Todo esto necesita ser aclarado.

Si esto escenario de la región Lombardía fuese confirmado, sería un delito muy grave, por ser la causa de la propagación de la epidémia en el mayor brote que ha alimentado la infección en toda Italia y probablemente en el mundo.

En la emergencia la gente se asombra, no pueden celebrar el funeral, se ven obligados a quedarse en casa y muchos se quejan de tantas muertes en casa (personas que murieron en su cama sin asistencia). Estas muertes no parecen estar incluidas en las estadísticas porque no se han hecho los exámenes necesarios. ¿Quién los escucha? El alcalde tal vez, que de hecho habló de ellos.

La ayuda solidaria de la República Popular China, la Federación Rusa, Cuba, Vietnam y otros países es importante, pero las autoridades italianas tienen que aprender de la experiencia de estos países, sin subordinarse a los intereses de la empresa Amazon en esta región o de los fabricantes de armas de Brescia, por ejemplo, para salir bien parados frente a esta emergencia.

[Trad. al castellano para ALBAinformazione por Ciro Brescia] 

Italia: il COVID-19 dà i numeri!

Risultato immagini per COVID numeridi Adriano Ascoli

I numeri sono tutti sballati. Specialmente ora paiono orientati da Confindustria, ansiosa di non perdere giornate di profitto, e i telegiornali già annunciano un irreale calo nella crescita dei contagi e nei decessi causati da questa gravissima epidemia. Intanto continua la anomalia lombarda con il suo pauroso numero di vittime in appena 20 giorni, mentre gli effetti del contenimento dovrebbero essere efficaci ad esempio in Toscana.

La curva di contagio è ora bassa in Veneto, il che indica una situazione sotto controllo, mentre in Lombardia nemmeno la guardano, ma è forse verticale. Tamponi, infatti, ne fanno pochi, per questo l’indice di letalità risulta il quadruplo rispetto al Veneto. A conferma di ciò a quanto pare va considerato un significativo aumento della mortalità generale, in particolare nelle province di Bergamo e Brescia, testimoniato dai necrologi e dalla emergenza nei cimiteri.

Con ogni probabilità in Lombardia sono più di 120mila i positivi e non 25mila come dicono, anche perché i decessi non possono essere il 12% lì, come si evince dal numero di decessi in relazione ai positivi testati con tampone.

Il Veneto che ha realizzato moltissimi tamponi registra un indice di letalità del 3% allineato con l’andamento cinese, dunque più attendibile. Inoltre una parte li imboscano nelle case, ci fa capire il sindaco bergamasco Giorgio Gori, e non muoiono in ospedale, altrimenti supererebbero il 15%, una percentuale improponibile e qualche ardito sta già ipotizzando una repentina mutazione del virus tutta lombarda. Dunque si evince che in Lombardia qualcuno falsa pesantemente i dati o comunque che non muoiono per le polveri sottili o lo smog, come ipotizzato in TV da qualche quotato professore, piuttosto si tratterebbe di un calcolo falsato sia sui test positivi sia sul numero dei decessi. Va fatta chiarezza.

Se ciò fosse confermato si tratterebbe di un crimine gravissimo, causa di diffusione della epidemia nel più grande focolaio che ha alimentato l’infezione in tutta Italia e probabilmente nel mondo.

Nell’emergenza la gente è attonita, non può celebrare il funerale, è obbligata a restare in casa e molti lamentano tanti decessi domiciliari (persone morte in casa senza assistenza). Questi decessi sembrano non rientrare nelle statistiche perché non è stata fatto loro la prova del tampone. Chi li ascolta? Il sindaco forse, che infatti ne ha parlato.

Sono importanti gli aiuti solidali della Repubblica Popolare Cinese, della Federazione Russa, di Cuba, del Vietnam e di altri paesi, ma finché le autorità italiane non saranno capaci di apprendere dall’esperienza di questi paesi, senza badare ad esempio agli interessi di Amazon o dei fabbricanti di armi di Brescia, non ne verremo fuori bene.

Vertice Antimperialista a Caracas: conversando con Adriano Ascoli

di Luis Matute

[Qui l’intervista in castigliano]

Conversazione con il compagno Adriano Ascoli, rappresentante italiano del Comitato per il Fronte Antimperialista (Pisa) al Vertice Antimperialista, Sovranità e Pace, tenutosi nella città di Caracas tra il 21 e il 24 gennaio 2020.

Adriano, quale organizzazione politica italiana rappresenti in questo Forum Antimperialista?

Appartengo al Comitato per il Fronte antimperialista che stiamo costruendo nella mia città, Pisa. Siamo in sintonia con il vostro piano di discussione, con i compagni qui a Caracas in questo incontro internazionale. L’idea e la proposta di costruire un Fronte da noi è nata localmente a partire da un’attività contro la base militare che si trova nel territorio tra Livorno e Pisa. Vicino alla mia città si trova la più grande base logistica militare degli USA, la base di Camp Darby.  Tale base – come quella di Aviano – non è sotto il controllo della Nato bensì direttamente sotto il controllo e le decisioni esclusive del governo e dell’esercito degli Stati Uniti d’America. Senza bisogno di autorizzazione, ad esempio, da parte del governo italiano, possono fare quello che vogliono indipendentemente dagli altri Paesi. Proprio da questa base militare provengono tutte le armi, le munizioni e le divise che l’esercito USA ha utilizzato e utilizza per ogni guerra che ha combattuto in Medio Oriente o in Siria, Iraq, Afghanistan, Jugoslavia, Libia. Per ogni guerra che hanno combattuto e per ogni aggressione ai Paesi limitrofi di questa parte del mondo, le armi e la parte logistica proviene da questa base militare. Allora un gruppo di compagni ha iniziato a lavorare anni fa denunciandone l’attività, ma la questione non è solo la base militare, o piuttosto, è ciò che sta dietro a tutto questo.

In cosa consiste la tua partecipazione qui a Caracas?

Qui ho trovato molti compagni, da tutto il mondo, che hanno la nostra stessa idea. In particolare abbiamo trovato compagni anche provenienti dallo Stato spagnolo, che hanno lo stesso nostro progetto e persino la medesima denominazione di fronte antimperialista; nasce così l’idea di arrivare a costruire un fronte mondiale che non sia caratterizzato in modo ideologico generale. Non è necessario che sia totalmente unito a livello politico-ideologico, ciò che è fondamentale è sostenere la lotta contro l’imperialismo. In questo modo si possono unire forze anche di diverso tipo. Stiamo parlando di forze chiaramente antimperialiste. E così, in pochi mesi, da una piccolissima idea, in un luogo altrettanto piccolo, stiamo ora discutendo quest’idea a livello internazionale.

Adriano, quante organizzazioni politiche sono presenti nel fronte antimperialista?

Nel comitato ci sono compagni che non appartengono a nessuna organizzazione ma si caratterizzano per essere comunisti marxisti-leninisti. Ci sono anche compagni della Gioventù del Partito Comunista, meglio conosciuto come Partito Comunista di Marco Rizzo, appartengono alla gioventù comunista e partecipano attivamente alla nostra comunità. Abbiamo compagni che provengono dall’esperienza del Partito della Rifondazione Comunista, che al momento si è perso come organizzazione nazionale. Abbiamo compagni che si avvicinano dal PCI, altri compagni iscritti ai CARC e all’Associazione di amicizia Italia-Cuba. Poi ci sono anche alcuni che non hanno una caratterizzazione ideologica ben definita e che si sono avvicinati a noi nell’attività di denuncia della presenza militare statunitense sul nostro territorio, qui nel cuore dell’impero. Non dobbiamo mai dimenticare che esiste un sistema imperialista all’interno del quale giocano un ruolo sia gli imperialisti statunitensi sia gli imperialisti UE. È così che abbiamo cominciato a parlare di imperialismo e a spiegare il problema generato dalla presenza yankee in Italia. Il problema non è solo una guerra o una base militare, ma un intero sistema di guerra e di oppressione ai danni dei popoli del mondo.

Questa è la tua prima volta in Venezuela, cosa pensi dell’incontro internazionalista che si è svolto (oggi è l’ultimo giorno) all’hotel Alba Caracas? Cosa pensi della marcia per celebrare il 62° anniversario della creazione dell’urbanizzazione del 23 de Enero, il quartiere più combattivo della città di Caracas?

Ebbene l’impressione, la sensazione di questo incontro, è molto intesa. È qualcosa che trasmette energia e forza. Ci sono movimenti, partiti, cittadini, forze diverse da luoghi diversi, posizioni politiche diverse e nonostante questo tutti si confrontano sulla lotta antimperialista e questo sta creando unità. Unità diversa da come poteva essere quella dell’Internazionale Comunista, dove c’era più strategia e coesione ideologica. Ma adesso dobbiamo unire le forze contro l’imperialismo fornendo ognuno il proprio contributo insieme agli altri. Si può affermare che l’elemento caratterizzante di questo incontro internazionale è che le forze antimperialiste non sono isolate, ma tutt’altro, sono pronte per sviluppare un movimento antimperialista a livello internazionale.

Esistono anche importanti organizzazioni sindacali antimperialiste. Per esempio, ascoltavo i delegati dall’Australia, non sapevo dell’esistenza di compagni marittimi australiani contro l’imperialismo (anche in Italia, a Genova, i lavoratori marittimi hanno bloccato navi che trasportavano armi in Arabia Saudita che sarebbero state impiegate contro la popolazione yemenita). Questo compito è molto importante per tutti i lavoratori del mondo. Se non conosci quello che succede intorno a te, non sai cosa accade e non ti muovi di conseguenza. La gente non si mobilita perché non conosce la situazione degli altri Paesi. Unirsi a livello globale è l’arma da impugnare contro la campagna mediatica che l’imperialismo scatena, una campagna che già comincia ad essere meno forte rispetto a prima. La gente ormai sempre meno crede a quello che i media mainstream propalano. Quando si ascolta una notizia, non si crede più tanto facilmente a tutto quello che viene detto.

Per quanto riguarda la marcia, l’incontro internazionale è una cosa e la marcia un’altra. Un piano è il vertice internazionale dove ci sono stati politici, sindacalisti, persone che occupano posizioni professionali o gente la cui occupazione principale è la politica e un altro è quello di incontrarsi nella marcia del popolo bolivariano. È stata un’iniezione di energia pura e voglio trasmetterla ai compagni del mio Paese, condividerla con loro. Si tratta di qualcosa di molto intenso: ascoltare e parlare alla gente e comprenderne i problemi (che non mancano mai). Un popolo che ti stringe la mano, gente che ringrazia noi internazionalisti di essere qui, in Venezuela. Esperienza indelebile per la solidarietà della gente, che è qualcosa di molto importante e rappresenta un valore per tutti, un valore molto sentito. La cosa principale che ho imparato in questi giorni su questa meravigliosa città che è Caracas, le sue case, la sua gente, camminando per le strade di un paese che vive normalmente e dove le persone si incontrano pacificamente, è che le cose sono all’opposto di tutto quello che i media internazionali raccontano di questo paese. Raccontano un sacco di bugie nel mio paese sul Venezuela. Poiché l’ho visto il Venezuela, posso dare la mia testimonianza. Ho conosciuto questa esperienza e questa realtà e posso condividerla con la gente del mio paese, in Italia.

Ringrazio i compagni che mi hanno accompagnato per farmi conoscere la realtà di un collettivo. Entrare in contatto con questo collettivo è stato come toccare con mano quello che è il Potere Popolare: come il popolo può organizzarsi, controllare il proprio territorio, organizzare l’attività economica e l’inclusione sociale, ma anche gestire la forza, esercitare il controllo. Esiste un potere del popolo organizzato secondo le proprie idee, la propria forza e pratica politica e sociale, ma anche politico-militare. Qui si può parlare con i compagni della base popolare che hanno le idee molto chiare sulla situazione generale del Venezuela. Questa è la forza di un popolo che nessuno può sconfiggere, perché non solo ha le Forze Armate a difenderlo, ma ha anche le forze armate popolari, e questo è qualcosa contro cui non si può vincere. Certo possono colpire il Paese con embarghi, con sanzioni criminali che arrivano fino al blocco delle medicine, con le difficoltà economiche che sta vivendo il Venezuela dovute all’aggressione imperialista. Nonostante questo non possono attaccare direttamente il Paese con facilità, perché il Venezuela è capace di resistere e ha la forza del popolo in armi e delle organizzazioni popolari. Questo è qualcosa che deve essere conosciuto, perché è un esempio per tutti, perché quando c’è bisogno di cambiare e di fare un cambiamento sociale, bisogna avere quella forza.

Qual è il tuo contributo al fronte antimperialista in Italia? Esiste una direzione? Avete dei capi del fronte?

No, in questo momento il fronte è più simile ad un collettivo di compagni che discutono, parlano e promuovono iniziative. Stanno parlando di un’attività iniziata meno di un anno fa, non prima. Proprio per questo non ha una struttura organizzata. Si tratta di qualcosa che si muove in un territorio limitato sebbene l’idea sia quella di lanciare il movimento in tutte le città d’Italia. Questo è l’obiettivo da centrare. La difficoltà, secondo me, è rappresentata dalla divisione tra partiti che, nonostante abbiano opinioni simili sulla questione dell’imperialismo, sono in competizione politica ed esiste anche una forte rivalità tra i gruppi dirigenti dei vari partiti. Ciò, a mio modo di vedere, impedisce l’unione. L’idea, il mio punto di vista, è quella di raggruppare i compagni della base, più che partire dai capi delle organizzazioni (che sono divisivi), ripeto, perché spesso sono in concorrenza elettorale tra loro. Questo ritengo essere oggi il principale nostro problema.

Il nostro obiettivo è quindi rendere chiara la lotta contro l’imperialismo, esprimere solidarietà ai popoli che ne sono vittima: come il popolo siriano o iraniano e in generale come tutti i popoli che sono sotto la minaccia dell’imperialismo e su questo che bisogna lanciare una battaglia politica. Nel mio paese la “sinistra” ufficiale quando non è direttamente filo imperialista, spesso si pone in maniera subalterna all’imperialismo medesimo, inoltre, sempre la “sinistra”, spesso si erge contro la Russia, la Cina, la Siria, l’Iran e sempre sostengono che in questi paesi non c’è democrazia. Alla fine spalleggiano le campagne mediatiche dell’imperialismo che poi sono quelle che preparano la guerra. Così è successo per la guerra in Libia, possibile perché l’Italia l’ha permessa, perché questa cosiddetta “sinistra” è stata complice di una campagna imperialista. Solo quando è iniziata la guerra alcuni hanno preso le distanze da quel disastro, però bisogna ricordare che sono gli stessi personaggi che appoggiarono tutta la campagna contro la Libia di Gheddafi fino a che non è successo quello che era evidente fin dall’inizio. Adesso stanno facendo lo stesso con l’Iran. Dicono: ”Siamo contro questa guerra, però lì c’è una dittatura che va sconfitta”. Oppure chiedono una missione militare in Iraq sotto l’egida dell’ONU (quando migliaia di cittadini iracheni marciano contro la presenza delle forze militari nel loro paese). Senza rendersene conto, alcuni sono complici dell’imperialismo. Ma se prima eravamo noi ad essere isolati, ora lo sono loro. Non hanno la forza per argomentare; negli ultimi 20 anni, dalla guerra criminale contro la Jugoslavia, la guerra del 1999, tutti hanno seguito questo schema sempre uguale: se lì non c’è democrazia, bisogna andare a bombardare e fare la guerra, colpirli e favorire con la forza un cambio di regime politico, salvo poi provocare un disastro per tutto il popolo. Dove vince l’imperialismo, quel posto si trasforma in un inferno. Questo discorso è diretto anche a tutti i venezuelani: potete vivere grandi problemi, così come ce ne sono in tutti i paesi, ma se si scatena una guerra e arrivano gli imperialisti statunitensi, sarà distrutto tutto quello che avete ottenuto fino ad ora e sarà una rovina per tutto il popolo.

Nel caso in cui si verificasse un’aggressione nordamericana contro il popolo venezuelano, cosa farebbe il Fronte Antimperialista Italiano?

Certamente i compagni sarebbero chiamati a fare tutto il possibile per mobilitarsi contro un’aggressione imperialista al Venezuela, per denunciarla. Se la domanda è diretta a me, allora ti dico che verrei a combattere con voi!

Parliamo della lettera di solidarietà che il Fronte ha inviato all’Ambasciata iraniana a Roma

È stato qualcosa di inusuale che ha aperto la porta a molti contatti, non solo locali ma anche nazionali e internazionali. Si è trattato di qualcosa molto d’impatto. Abbiamo fatto uscire un comunicato del Fronte Antimperialista e di altre piccole organizzazioni territoriali come la Rete Civica contro la Nuova Normalità della Guerra a Livorno e il Tavolo per la pace in Val di Cecina, circa 12 ore dopo l’attacco terroristico compiuto dagli imperialisti. Lo definisco così perché non c’è altro modo per definirlo: un attacco di terrorismo internazionale da parte degli yankee che ha provocato la morte del generale Soleimani: un generale di un Paese straniero in missione diplomatica… così, senza pensarci più di tanto, siamo usciti immediatamente con una lettera che condanna questo criminale atto terroristico e di solidarietà con il popolo iraniano. La lettera esprime il dolore, la nostra partecipazione al dolore del popolo iraniano e, naturalmente, la nostra solidarietà, oltre alla condanna dell’aggressione. Questa lettera ha girato molto in Italia, quasi in modo virale, credo per la sua vicinanza temporale all’attacco terroristico. È stata pubblicata in molti blog, su internet, su facebook, molte persone l’hanno letta e si sono trovate d’accordo con noi. È stata tradotta in spagnolo ed è circolata anche all’estero. Abbiamo saputo che la radio iraniana l’ha trasmessa e questo per noi rappresenta un canale che si apre e che vogliamo continuare a tenere aperto. Denunceremo sempre quello che gli imperialisti stanno facendo e aiuteremo la gente a riflettere su cosa accade ed a partecipare alle mobilitazioni.

Per concludere, dimmi, chi è Adriano Ascoli?

Sono un militante comunista dall’età di 16 anni e ho vissuto molte esperienze nella mia vita. Sono stato anche imprigionato a causa delle mie idee e dei miei contatti col movimento rivoluzionario degli anni passati. Continuo a lottare. Questa è la mia vita e niente mi farà cambiare.

Ringraziamo il nostro compagno Adriano Ascoli. Speriamo che questa sia solo la prima di molte occasioni per visitare il Venezuela. Ci auguriamo che la prossima volta conoscerà con ancora maggiore impegno e determinazione la realtà del popolo venezuelano. Grazie.

Salutiamo dunque il popolo venezuelano, il popolo bolivariano e i popoli del mondo, e continuiamo a lottare contro l’imperialismo.

Grazie, Adriano.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Alessio Decoro]

 

(FOTO) Cumbre Antiimperialista en Caracas: Conversando con Adriano Ascoli

0ddde419-d78a-488e-be9c-a48a6ee22aeepor Luis Matute

Conversación con el compañero Adriano Ascoli, representante italiano para el Comité por el Frente Antiimperialista (en la ciudad de Pisa) ante la Cumbre Antiimperialista, la Soberanía y la Paz, celebrada en la ciudad de Caracas entre los días 21 y 24 de enero del 2020. 

¿Adriano a que organización política italiana representas en este Foro Antiimperialista?

Pertenezco al Comité por el Frente Antiimperialista que estamos construyendo en mi país, nos encontramos en sintonía con el plan de discusión acá, con los compañeros aquí en Caracas en esta reunión internacional. La idea y la propuesta de construir un Frente, de nosotros nació localmente alrededor de una actividad contra la base militar que está en nuestro territorio entre Livorno y Pisa, cerca de mi ciudad está la base logística militar más grande de los norteamericanos, la base de Camp Darby  (y la de Aviano también), no está bajo control de la OTAN, es directamente bajo el control y las decisiones exclusivas del gobierno y del ejército norteamericano. Sin necesidad de autorización, por ejemplo, del gobierno italiano, ellos pueden hacer lo que quieran de manera independiente de los otros países, de acá se mueven todas las armas, municiones, uniformes del ejército norteamericano para todas las guerras que han hecho en el Medio Oriente, Siria, Irak, Afganistán, Yugoslavia, Libia: por todas las guerras que han pasado y las agresiones a todos los países vecinos de esta parte del mundo, las armas y la parte logística salió de esa base militar. Un grupo de compañeros comenzó a trabajar hace años haciendo las denuncias, pero el tema no es sólo la base militar sino es lo que está detrás de todo esto.

Esquina¿Cuál es la participación de ustedes en Caracas?

Acá encontré muchos compañeros del mundo que tienen la misma idea que nosotros, en particular encontramos compañeros también de España que tienen los mismos planes y también la misma denominación de frente antiimperialista; así es la idea de llegar a construir un frente de todo el mundo que no sea caracterizado de manera ideológica general, no tiene que ser una unidad total a nivel político ideológico, sino algo que sea claro en la lucha contra el imperialismo. De esta manera se pueden juntar fuerzas, se pueden juntar también fuerzas de diferente tipo, hablamos de fuerzas antiimperialistas claramente, y es así que, en pocos meses a partir de una idea muy chiquita, en un lugar muy chiquito, nos encontramos ahora discutiendo en un plano internacional.

psuv¿Adriano cuántas organizaciones políticas hay en el frente antiimperialista?

En este comité hay compañeros que no tienen organizaciones pero son caracterizados por una posición comunista marxista-leninista, hay también compañeros de la Juventud del Partido comunista, mejor conocido como el Partido comunista de Marco Rizzo, son de la juventud comunista y participan activamente en nuestra comunidad, hay compañeros que llegan de la experiencia del Partido de la refundación comunista, que al momento ya se perdió como organización nacional, hay compañeros que se están acercando del PCI, otros compañeros de los CARC y Asociación de Amistad Italia-Cuba, después hay también algunos que no tienen una caracterización ideológica bien definida y se acercaron en la actividad de denuncia por la presencia militar norteamericana en nuestro territorio, acá en el corazón del imperio porque nunca tenemos que olvidar que hay un sistema imperialista donde están los imperialistas norteamericanos como también los imperialistas de la UE. Así nos empezamos a hablar del imperialismo y a explicar el problema general de que genera la presencia yankee en nuestro país, que no es una sola guerra o una sola base militar sino, es todo un sistema de guerra y de opresión de los pueblos del mundo.

Es tu primera estancia acá en Venezuela, ¿qué te parece el encuentro internacionalista que se ha desarrollado (hoy es el último día) en el hotel Alba Caracas? ¿Qué te pareció la marcha por la celebración del 62 aniversario de la creación de la Urbanización 23 de enero, la cual es la Parroquia más combativa de la ciudad de Caracas?

Bueno la impresión, la sensación de esa reunión internacional es muy fuerte, es algo que te va filtrando energía y fuerza, hay movimientos, partidos, ciudadanos, fuerzas diferentes de lugares diferentes, diferente colocación, pero todos están haciendo frente a la lucha antiimperialista, eso está creando una unidad, diferente de cómo podía ser antes la unidad de la Internacional Comunista en donde hay más estrategia y una unidad ideológica general,  acá hay que juntar la fuerza contra el imperialismo dando su contribución con fuerzas diferentes y decimos la caracterización de esta reunión internacional es que no son fuerzas aisladas, son fuerzas también potentes para desarrollar un movimiento antimperialista a nivel internacional.

Hay también organizaciones sindicales importantes antiimperialistas; por ejemplo, escuchaba a los delegados de Australia, yo no sabía de compañeros marítimos de Australia que están en contra del imperialismo (también en Italia en Génova los trabajadores marítimos bloquearon naves que llevan armas a Arabia Saudí para matar al pueblo de Yemen), es muy importante esa tarea por todos los trabajadores del mundo, si uno no ve lo que pasa alrededor, no sabe y no se moviliza, no se mueve la gente, tampoco conoce la situación de los países, entonces conectarnos a nivel mundial, eso es un arma contra la campaña mediática qué tiene el imperialismo, que ya comienza  a ser menos fuerte, como era antes, ya la gente está pensando qué lo que están diciendo los medios de comunicación mainstream son mentiras, al escuchar noticias y bueno la gente ya no cree todo lo que se cuenta.

Con respecto a la marcha, una cosa es la reunión internacional y otra fue la marcha. Un plan es la cumbre internacional  donde hubo políticos, sindicalistas, personas que ocupan cargos profesionales y que su ocupación principal es la política y lo otro es encontrarse en la marcha del pueblo bolivariano; es como una inyección de energía pura, que yo quiero transmitirle a los compañeros de mi país, que quiero compartir con ellos, es algo muy fuerte, es algo que te transmite una energía escuchar al pueblo, hablar con la gente y entender también los problemas que nunca van a faltar, apretarte la mano, agradecerte por la presencia acá de los internacionalistas, por la solidaridad del pueblo y es algo muy importante, qué tiene un valor para todos y para nosotros muy fuerte; más lo que conocí en estos días de esta ciudad maravillosa que es Caracas, sus casas, su gente, caminando por las calles de un país que es normal y encontrando tranquilamente personas, qué es al revés de todo lo que los medios internacionales cuentan de este país, eso es muy particular, también porque cuentan mucha mentira de Venezuela, en mi país cuentan algo que es mentira, así, como yo lo vi, puedo dar mi testimonio, es conocer esta experiencia y esta realidad y compartirla con gente de mi país.

Sobre los colectivos puedo hablar, agradeciendo a los compañeros que me acompañaron a conocer la realidad de un colectivo y es como tocar con las manos lo que es el Poder Popular, como el pueblo se puede organizar, controlando su territorio, organizando actividad económica y de inclusión social para el pueblo y también manejando la fuerza, el control, acá hay un poder del pueblo organizado con sus ideas, su fuerza y su práctica política o social, y también político-militar. Acá se puede hablar con compañeros de la base popular que tienen ideas bien claritas sobre la situación general. Esa es la fuerza de un país que ninguno puede derrotar, porque no sólo tiene la Fuerza Armada sino tiene la Fuerza Armada del pueblo y eso es algo que no pueden ganar. Claro, pueden golpear al país con embargos, con sanciones criminales hasta el bloqueo en el sector de los medicamentos, con el problema económico qué está pasando, con el ataque del imperialismo, pero no pueden atacar directamente al país de manera tan fácil, porque el país es capaz de resistir, porque tiene fuerza del pueblo con sus armas y sus organizaciones populares y eso es algo que hay que conocer, porque es un ejemplo para todos, porque cuando hay que cambiar y hacer un cambio social, hay que tener esa fuerza.

marcha¿Cuál es tu aporte en el frente antiimperialista en Italia, hay una directiva, hay responsables del frente?

No, en este momento el frente es como un colectivo de compañeros que discuten, qué hablan y que toman iniciativas, están haciendo ahora una actividad que empezó hace menos de un año, no antes. En este sentido no tiene una estructura organizada a ese nivel, porque hablamos de algo que se mueve en un territorio limitado, ahora en estos momentos no es, pero la idea es de lanzar este movimiento en todas las ciudades de Italia, pero hay que lograr esto, porque el problema es la división entre partidos que tienen opiniones similares sobre el tema del imperialismo, pero hay competencia política y rivalidad entre los grupos dirigentes de estos partidos y no se van juntando, la idea es agrupar a todos estos compañeros a partir de la base y no de los jefes de las organizaciones que no se van uniendo, porque tienen competencia uno con el otro, ese es el problema.

Nuestro objetivo también es aclarar la lucha contra el imperialismo, la solidaridad con los pueblos que son víctimas del imperialismo, como el pueblo sirio, como el pueblo de Irán, como todos los pueblos que están amenazados por el imperialismo y  a eso también hay que hacerle una lucha política, porque en mi país la “izquierda” oficial cuando no es directamente filo imperialista, frecuente se pone subalterna al imperialismo mismo, entonces hablando de izquierda  después se ponen en contra de Rusia, en contra de China, contra Siria, contra Irán y siempre hablando de que no hay democracia, no hay perfección y todo eso y al final dando fuerza con la campaña mediática del imperialismo qué son los que preparan la guerra. Así pasó con Libia, la guerra en Libia fue posible porque Italia la permitió, porque la izquierda fue cómplice de la campaña imperialista, solo fue al final cuando comenzó la guerra que algunos tomaron distancia de este desastre, pero ellos apoyaron toda la campaña contra la Libia de Gadafi, hasta que pasó lo que era evidente, lo que iba a pasar era claro del comienzo, y ahora están intentando hacer igual con Irán diciendo “estamos en contra de la guerra, pero allá hay una dictadura que derrotar”, o pidiendo una misión militar bajo la ONU en Iraq (cuando miles de ciudadanos de Iraq marchan contra las presencia de las fuerzas militares en su país), son algunos, sin darse cuenta, cómplices del imperialismo. Antes nosotros estábamos aislados y ahora son ellos los aislados, no tienen la fuerza de argumentar, no tienen argumentos suficientes; en los últimos 20 años desde la guerra criminal contra Yugoslavia, la guerra de 1999, todos fueron con ese esquema siempre igual, si allá no hay democracia hay que ir a bombardear y hacer la guerra, golpearlos y hacer un cambio de régimen político a la fuerza y después lo que van a obtener es el desastre del pueblo y dónde van a ganar los imperialistas eso se va a convertir en un infierno.

Eso se lo digo a todos los venezolanos también: que pueden existir grandes problemas como en todos los países, pero si va a pasar una guerra y van a llegar los yankee, se va a destruir todo lo que hay acá bueno y va a ser una ruina para todo el pueblo.

En dado caso que haya una agresión norteamericana en contra del pueblo venezolano, ¿Qué haría el frente antiimperialista italiano?

Claramente los compañeros serían llamados a hacer todo lo posible para hacer una movilización contra una agresión imperialista a Venezuela, para denunciar esto, si la pregunta es personal: ¡yo voy a estar acá a vuestro lado combatiendo con vosotros!

Háblanos sobre la carta de condolencia que le enviaron al embajador de Irán en Roma

Esto fue una cosa muy original y que abrió la puerta a muchos contactos no solo a locales sino también nacionales y no solo nacionales, porque fue algo muy fuerte que nosotros salimos con un comunicado del frente antiimperialista y otras pequeñas organizaciones territoriales como la Red cívica contra la nueva normalidad de la guerra de Livorno y la Mesa por la paz de la Val di Cecina, de esta manera nosotros salimos como 12 horas después qué los imperialistas golpearon con este ataque terrorista, digo así porque no hay otra manera de definirlo, como un ataque de terrorismo internacional de los yankee matando al General Soleimani, un General de un país extranjero, además que era en misión diplomática y nosotros sin pensar salimos al toque con una carta de condena de esto acto criminal y de solidaridad con el pueblo de Irán, de dolor y participación al dolor de un pueblo por lo que pasó y solidaridad con ese pueblo y fue en contra de la agresión contra el pueblo de Irán, y esa carta círculo mucho en Italia de manera viral, porque salió al toque, al momento, un día después y qué fue publicada en un montón de blogs, por internet, por facebook, muchas personas las leyeron y se pusieron de acuerdo con nosotros, fue traducida al español, también circuló afuera del país hasta que tú me estás preguntando eso, tenemos información que la radio de Irán la transmitió y esto para nosotros es como que si se nos abriera una puerta y así queremos seguir, denunciando lo que hacen los imperialistas y hacer que mañana la gente piense lo que está pasando y que participe en estas movilizaciones.

Para terminar, dime ¿quien es Adriano Ascoli?

A esta pregunta me gustaría que contesten los otros, soy militante comunista de cuando tenía 16 años y pasé muchas experiencias en mi vida, estuve también preso por mis ideas y contactos en el movimiento revolucionario de los años atras, y sigo luchando, esa es mi vida y nadie me la va a cambiar.

Le damos las gracias a nuestro compañero Adriano Ascoli, esperamos que solo sea una primera oportunidad que venga a Venezuela en estas escasas horas que ha vivido aquí y en la próxima oportunidad ya conocerá con mayor esfuerzo y ahínco la realidad del pueblo venezolano. Gracias.

Bueno un saludo entonces al pueblo venezolano, al pueblo bolivariano, a los pueblos del mundo y siempre luchando contra el imperialismo.

Gracias Adriano.

___
plazaBol

b00c063b-de6a-433e-9c95-d0b5c5236057

esq

haas

"En Tiempos de Guarimba"

Conoce a quienes te quieren dirigir

La Covacha Roja

Donde encontramos ideas avanzadas

Pensamiento Nuestro Americano

Articulando Luchas, Cultivando Resistencias

RE-EVOLUCIÓN

Combatiendo al neofascismo internacional

Comitè Antiimperialista

Contra les agressions imperialistes i amb la lluita dels pobles per la seva sobirania

SLAVYANGRAD.es

Nuestra ira no tiene limites. (c) V. M. Molotov

Gli Appunti del Paz83

Internet non accende le rivoluzioni, ma aiuta a vincerle - Il Blog di Matteo Castellani Tarabini

Sociología crítica

Articulos y textos para debate y análisis de la realidad social

Hugo Chavez Front - Canada

Get to know what's really going on in Venezuela

Revista Nuestra América

Análisis, política y cultura

Avanzada Popular

Colectivo Avanzada Popular

Leonardo Boff

O site recolhe artigos e a obra do teólogo, filósofo, escritor e professor Leonardo Boff

Vientos del Este

Actualidad, cultura, historia y curiosidades sobre Europa del Este

My Blog

Just another WordPress.com site

Festival delle idee politiche

Rassegna annuale di teorie politiche e pratiche della partecipazione civile

Far di Conto

Piccoli numeri e liberi pensieri

Miradas desde Nuestra América

Otro Mundo es Posible, Necesario, Urgente. Desde la provincia chilena

Como te iba contando

Bla bla bla bla...

Coordinadora Simón Bolívar

¡Bolívar vive la lucha sigue!

LaDu

Laboratorio di Degustazione Urbana

il Blog di Daniele Barbieri & altr*

"Per conquistare un futuro bisogna prima sognarlo" (Marge Piercy)

KFA Italia - notizie e attività

notizie dalla Corea Popolare e dalla Korean Friendship Association

KFA Euskal Herria

Korearekiko Laguntasun Elkartea | Korean Friendship Association

ULTIMOTEATRO.PRODUZIONIINCIVILI

Nuova Drammaturgia del Contemporaneo

Sociales en PDF

Libro de sociales en formato digital.

matricola7047

Notes de lectura i altres informacions del seminari sobre el Quaderns de la Presó d'Antonio Gramsci ( Associació Cultural Espai Marx)

Centro Cultural Tina Modotti Caracas

Promoción de la cultura y arte Hispanoamericana e Italiana. Enseñanza y educaciòn.

Racconti di quasi amore

a costo di apparire ridicolo

Ex UAGDC

Documentazioni "Un altro genere di comunicazione"

JoséPulido

La página del escritor venezolano

Donne in rosso

foglio dell'ADoC (Assemblea delle donne comuniste)

Conferenza Mondiale delle Donne - Caracas 2011

Just another WordPress.com site

tarot Co_creador

donde las líneas de la vida y el alma convergen

NapoliNoWar

(sito momentaneamente inattivo)

Sonia Serravalli - Opere, biografia e altro

Se non vedi i miracoli, non significa che non esistano

rivoluzionando

La Rivoluzione del Popolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: