Il deputato francese Myard racconta il suo viaggio in Siria

da al manar

Ho effettuato con tre parlamentari dell’Assemblea Nazionale e con il Gruppo di amicizia Francia-Siria, un viaggio a Damasco dal 23 al 26 febbraio. Il viaggio è stato organizzato con la collaborazione di un certo numero di persone che hanno familiarità con il Vicino Oriente e con le società di consulenza per le imprese francesi in Libano e Siria.

Questo viaggio ha fatto infuriare le più alte autorità statali. Se non fossimo in una situazione grave, potrei ridere. In effetti, la diplomazia non è l’arte di parlare con i propri amici, ma è cercare di trovare soluzioni politiche ad una guerra civile che ha lasciato più di 200.000 morti.

Fermarsi sulle cosiddette posizioni morali, mettersi la mano sul cuore e rifiutare di agire, tenendo conto delle realtà è 100 volte peggio di un fallimento morale. Si tratta di un errore politico geo-strategico che può portare solo alla continuazione della guerra civile, con i suoi orrori.

 Abbiamo incontrato sul post delle autorità di governo, il presidente del Parlamento, Jihad Allaham, il ministro degli Esteri Walid Moallem, il Vice Ministro degli Affari Esteri, il dottor Ayman Soussan francofono e l’ambasciatore della Siria a Beirut e siamo stati invitati a cena dal Gran Mufti Ahmad Badr Al-Din Hassoun, attorniato dal Patriarca cattolico Gregorio III e dal Patriarca greco-ortodosso John X In Antiochia. Entrambi i patriarchi cristiani ci hanno raccontato del loro sostegno alla politica del governo.

Abbiamo anche incontrato suor Agnes Mariam della Croce, inaspettatamente, nella hall dell’hotel. Abbiamo visitato un ospedale in cui, purtroppo, abbiamo visto ragazzi tra la vita e la morte. Ci è stato riferito che c’è un embargo sulle medicine e sui pezzi di ricambio per le apparecchiature mediche. Questo non è accettabile.

Abbiamo visitato una vecchia scuola con 40 famiglie di rifugiati, il centro di salute della Croce Rossa dove abbiamo potuto ottenere alcune informazioni interessanti sulla situazione sanitaria, ho incontrato il capo della Croce Rossa, Mariam Gasser, ha visitato il Liceo Charles de Gaulle dove, nonostante le avversità, i bambini ,250 franco-siriani, continuano a imparare il francese in condizioni pericolose, due razzi sono caduti sulla scusa per senza fare morti. La scuola non riceve sussidi dal governo francese: è inaccettabile.

Inoltre, nell’hotel dove siamo stati, abbiamo incontrato una delegazione guidata dall’ex procuratore generale degli Stati Uniti, Ramzy Clark,  dimostrando che ci sono molti contatti, certamente indiretti, con gli statunitensi. Da tutti questi contatti e anche dagli incontri che abbiamo avuto con i funzionari libanesi a Beirut, molto preoccupati per la situazione in Siria, ritengo quanto segue, ad l’esclusione della nostra conversazione con Bashar Al Assad, renderò conto personalmente per iscritto al Presidente della Repubblica.

1) Non vi è alcuna possibilità in questa fase di una vittoria militare sul terreno di una parte o l’altra. Il governo detiene una gran parte del paese (60%?), Ma ci sono ancora aree insicure anche in prossimità di Damasco. I terroristi siriani sarebbero tra 50 e 80 000 secondo varie fonti.

2) Tutti i nostri partner hanno messo in chiaro che se la Francia continua a chiedere la partenza di Bashar sulla base del fatto che sia impresentabile, ma la Siria scoppierà perché è l’unico in grado di mantenere l’unità dell’esercito, Libano sarà frammentato, il caos sarà installato in tutto il Medio Oriente.

3) Solo una soluzione politica può portare la pace. Come tale, si deve rilevare:

Damasco ha accettato un cessate il fuoco cinque settimane all’inviato dell’ONU, Stéphane de Mistoura negoziare con cinque gruppi di insorti ad Aleppo.

Ha recentemente avuto negoziati diretti tra il governo e gli oppositori di Damasco a Mosca

Il governo ha istituito un comitato nazionale di conciliazione con i deputati curdi che «dichiarano la loro volontà di rimanere in patria siriana».

L’amnistia è stata concessa ai terroristi pentiti che hanno deposto le armi. È chiaro che al di là delle posizioni che non fanno nulla per promuovere la risoluzione del conflitto, sono le iniziative necessarie per avanzare lentamente. Il punto non è che ci piaccia o no Bashar, vi è un elemento di conflitto inevitabile. Esigere la sua partenza è certamente perseguire una guerra civile per anni.

4) Diritti umani: avevo con me un dispaccio dell’AFP che afferma che i difensori della libertà di espressione, i membri del Centro siriano per i media, sono stati imprigionati. Ho dato la lista al Vice-Ministro degli Affari Esteri dicendo che sarebbe stato bello fare una mossa. Su questo punto, ho personalmente parlato con Assad durante la nostra intervista.

Tornato a Beirut il mercoledì sera, nella notte, ho appreso che Ulaï Hussein era stato rilasciato su cauzione. Non pretendo di dire che questo sia il risultato della mia richiesta, ma lo costato.

La Francia deve urgentemente cambiare la sua politica in Siria. Alcuni esperti criticano l’inconsistenza della Francia nella lotta contro i terroristi. Lottiamo contro di loro nel Sahel, nel nord della Nigeria, Iraq, ma abbiamo una politica confusa e offuscata in Siria. Ricordo che all’Assemblea nazionale, Alain Marsaud ha mostrato ai deputati dei fucili Famas consegnati al cosiddetta opposizione moderata che sono finiti nelle mani di Al Nosra.

Tutti i nostri contatti oltre il cerchio di governo, hanno denunciato la doppia morale e la complicità dell’Arabia Saudita, del Qatar e della Turchia, quest’ultimo paese commercia con l’Isis e gli permette di avere notevoli agevolazioni finanziarie.

5) Un ultimo punto: abbiamo appreso che un governo arabo musulmano per antonomasia presto stabilirà relazioni diplomatiche con Damasco…

Continua!

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Biden: «I nostri alleati hanno finanziato e armato i terroristi di al Qaeda»

da al manar 

È una vera bomba quella che ha lanciato il vicepresidente Usa Joe Biden al forum John Kennedy Jr della Harvard University nel Massachusetts, durante una sua conferenza sulla politica degli Stati Uniti in Medio Oriente.

Nel suo discorso, Biden non ha usato mezzi termini quando ha indicato i suoi alleati arabi e musulmani per il loro diretto coinvolgimento con i terroristi in Siria, tra i quali i terroristi di al-Qaeda.

Secondo il sito russo di informazioni in lingua inglese, Vestnik Kavkaza, citato dal canale satellitare iraniano Alalam, Biden ha dichiarato che i terroristi di al-Qaeda hanno ricevuto fondi e armi da parte degli alleati di Washington nella regione, sottolineando che «i loro alleati erano impegnati in una guerra per procura tra sunniti e sciiti».

Biden ha spiegato: « Il nostro problema più grosso era nei nostri alleati nella regione, i turchi sono grandi amici, così come i sauditi, gli Emirati Arabi Uniti e gli altri. Ma il loro unico interesse era quello di rovesciare il presidente siriano Bashar Assad e per questo motivo hanno condotto una guerra per procura tra sunniti e sciiti e hanno fornito centinaia di milioni di dollari e decine di migliaia di tonnellate di armi a tutti coloro che fossero disposti a combattere contro al-Assad».

Biden ha precisato «ma le persone che hanno ricevuto questo denaro e le armi erano militanti del Fronte al Nosra di Al Qaeda oltre ad altri elementi estremisti provenienti da altre parti del mondo. Pensate che esagero? Guardate il risultato».

«I nostri alleati hanno preso coscienza del loro errore e hanno deciso di unirsi alla coalizione contro il terrorismo guidata da Washington», ha affermato.

«Contro ogni previsione, ognuno di loro capito quello che stava accadendo», ha concluso.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Il Presidente Bashar Al Assad esprime il sostegno della Siria a Maduro

da Sana.Sy 

Il presidente Bashar al- Assad ha inviato un telegramma al presidente del Venezuela Nicolas Maduro, in cui ha espresso il suo sostegno e quello del popolo siriano per il metodo da lui adottato nella gestione del suo paese, che rimanda ai principi del Patrimonio mondiale e dell’azione storica dei grandi leader dell’America Latina.

Il presidente al-Assad ha espresso la solidarietà sua, del popolo siriano alla Resistenza del Presidente Maduro e al popolo venezuelano contro l’attacco barbaro che si ripete in questi giorni in un paese sicuro e stabile, nel tentativo di seminare il caos, per stabilire l’egemonia estera e di sfruttare la ricchezza di questi paesi e le loro importanti posizioni geopolitiche.

Il presidente al- Assad ha affermato che la Siria sostiene il processo di pace elaborato dal presidente Maduro per il suo paese, augurandogli successo nella sua missione in questa fase critica che attraversa tutto il mondo.

[Trad. dall’arabo per ALBAinformazione di Laila Mousa]

Siria: le armi chimiche usate dai mercenari non dall’esercito

da actualidad.rt.com

In un’intervista rilasciata dagli insorgenti siriani confermano, a un’inviata dell’AP che ha svolto delle indagini sull’uso delle armi chimiche, la loro responsabilità nell’attacco con armi chimiche avvenuto nella periferia di Damasco lo scorso 21 agosto, il quale giudicano come un “incidente”.

Ribelli siriani di Guta, nei sobborghi di Damasco, hanno dichiarato alla giornalista dell’Associated Press, Dale Gavlak, che sono stati loro gli autori dell’incidente con armi chimiche del 21 agosto scorso e che i paesi occidentali attribuiscono al Governo di Basahr Al-Assad. I ribelli hanno assicurato che l’incidente con le armi chimiche è stato causato da un impiego errato delle stesse e che l’Arabia Saudita è stata a somministrarle.

“In svariate interviste effettuate ai medici, ai residenti di Guta, ai ribelli e alle loro famiglie (…) molti sono del parere che alcuni ribelli hanno ricevuto armi chimiche dal capo d’intelligenza saudita, il principe Bandar bin Sultan, e che sono stati i ribelli i diretti responsabili di portare a termine l’attacco con gas (mortale), scrive la Gavlak.

I ribelli hanno dichiarato alla Gavlak che non sono sufficientemente allenati sul maneggio delle armi chimiche e che addirittura non sapevano nemmeno di avere tra le mani armi di quel genere. Secondo quanto affermano i ribelli, le armi erano destinate al Fronte Al Nursa, gruppo associato ad Al Qaeda.

Nel frattempo decine di ribelli hanno confermato alla Gavlak che li finanzia il governo saudita.

L’informazione raccolta da Dale Gavlak contraddice in toto le giustificazioni spiattellate dagli USA quando, lo scorso venerdì, hanno rivelato “l’estrema attendibilità” che meritano le prove di cui affermano avere in possesso e che –aggiunge- coinvolgono ad Al Assad nell’attacco con armi chimiche.

Dale Gavlak è stata corrispondente in Medio Oriente per l’Associated Press durante due decenni. Ha anche lavorato per la Radio Pubblica Nazionale (NPR) e ha scritto articoli per la BBC.

[Trad. dal castigliano per ALBAinFormazione di Vincenzo Paglione]

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