(VIDEO) Correa condanna il ruolo della stampa nel caso Assange

La polizia britannica sorveglia l'ambasciata ecuadoriana a Londra

La polizia britannica sorveglia l’ambasciata ecuadoriana a Londra

da Telesur

Secondo il presidente ecuadoriano i principali media internazionali mantengono un silenzio complice rispetto alla situazione dell’attivista e giornalista australiano; che da due anni si trova da richiedente asilo nell’ambasciata ecuadoriana a Londra senza la possibilità di lasciarla

Il presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, ha condannato la censura imposta dalla stampa internazionale sul caso di Julian Assange, il fondatore di Wikileaks perseguitato dagli Stati Uniti a causa delle sue rivelazioni.

Attraverso il proprio account Twitter il presidente della nazione andina ha sottolineato: «Da due anni Assange è bloccato nell’ambasciata ecuadoriana a Londra. Dov’è la stampa ‘libera e indipendente’? Cosa sarebbe successo se fosse accaduto in Ecuador?».

Assange è oggetto di persecuzione da parte del governo degli Stati Uniti a causa delle numerose informazioni rivelate circa irregolarità e violazioni commesse durante le guerre in Iraq e Afghanistan.

Ed è anche messo sotto accusa dalla giustizia svedese per reati che ha più volte negato di aver commesso.

Malgrado il governo ecuadoriano abbia offerto asilo politico al giornalista nel proprio territorio nazionale, ciò non è potuto avvenire perché gli agenti di polizia del Regno Unito sorvegliano l’ambasciata a Londra per arrestare Assange se tentasse di lasciare l’edificio per raggiungere l’Ecuador.

Da parte sua, il ministro degli Esteri dell’Ecuador, Ricardo Patiño ha incontrato domenica Assange ribadendogli il suo impegno oltre al pieno sostegno e la necessaria protezione.

«La nostra decisione è assolutamente ferma, è una decisione che si basa sul riconoscimento del suo coraggio, una decisione che può contare non solo sul sostegno dell’Ecuador, ma sul sostegno di milioni di persone» recita un comunicato ufficiale diffuso dal Ministero degli Esteri.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

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Assange: Internet è stata occupata militarmente dagli USA

julian-assange-wikileaksda cubadebate.cu

«Internet è stata occupata militarmete dagli USA e dai suoi alleati anglosassoni», con l’obiettivo di dominare le società «minacciando la sovranità nazionale e la libertà», ha avverito Julian Assange, fondatore dell’organizzazione Wikileaks.

Assange è intervenuto in una video conferenza nell’ambito del 3º Incontro di Comunicazione Audiovisiva, a Mar del Plata, dall’ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove si trova dal giugno del 2012. Assange si è messo in comunicazione con una equipe guidata dal giornalista Pedro Brieger e altri comunicatori.

Assange ha manifestato che «la lotta contro i monopoli dei media è la lotta di una nazione poiché un paese si misura sulla bontà dei mezzi di comunicazione che ha».

«Una organizzazione di media può essere peggiore più di qualsiasi altra cosa», ha affermato il giornalista australiano, il quale ha reiterato che «molte cose si decidono in termini economici e molte volte ci sono giocatori importanti che acquisiscono posizioni dominanti sul mercato».

Inoltre, ha messo in discussione «la centralizzazione ed il controllo da parte delle stesse persone che si occupano della diffusione dei quotidiani», cosa che permette loro di realizzare disastri a livello mondiale.

«Una organizzazione di media spesso è quella che domina le conoscenze del pubblico, quindi questo può implicare un grave problema», afferma Assange.

Dopo il suo arrivo presso l’ambasciata dell’Ecuador a Londra, il 19 guigno del 2012, il fondatore di Wikileaks ha sollecitato l’asilo politico al governo di Rafael Correa, che glielo ha concesso, ma non ha potuto abbandonare la sede diplomatica poiché il Regno Unito ha negato il salvacondotto.

[Con informazione di Patria Grande]

Dall’Islanda un chiaro messaggio: «Il capitalismo non si riforma, va abbattuto»

Birgitta Jónsdóttii è una deputata islandese che al centro della sua gestione colloca la libertà d’informazione degli abitanti del suo paese.
L’attuale deputata è stata consulente di Wikileaks ed è presidente dell’International Modern Media Institute, che pretende trasformare l’Islanda in un rifugio per informatori, come Edward Snowden o lo stesso Julian Assange, leader di Wikileaks.
Jónsdóttii, è membro de Il Movimento, un partito politico che è nato a partire dalle proteste che hanno scosso l’Islanda nell’anno 2009. Inoltre alla fine del 2012 ha fondato il  Partito Pirata islandese, con il quale ha ottenuto tre seggi nelle elezioni di aprile.
«Il capitalismo non si può riformare, si deve distruggere, abbattere. Non voglio però imporre nessun –ismo, non c’è un solo sistema che possa essere la soluzione. L’unica cosa certa che si deve fare è essere più sostenibili nelle nostre comunità. Dobbiamo essere coscienti del costo che presuppone ciò che consumiamo; del problema delle pensioni, con tanta gente giovane disoccupata, chi pagherà le pensioni nei prossimi 20 anni? Risulta ovvio che i nostri sistemi non funzionano, così che forse dobbiamo girarci indietro e cercare cosa non ha funzionato…», afferma la deputata islandese a El País.
«Non hanno capito che ci troviamo nel XXI secolo e che il nostro modo di comunicare e di condividere le informazioni è stato radicalmente trasformato. Non capiscono che è in atto una rivoluzione dell’informazione che si muove molto rapidamente. Ma certamente hanno capito come abusare di queste nuove forme di comunicazione che utilizziamo, invadendo la nostra privacy, attaccando ciò che tiene insieme le nostre democrazie. Viviamo in un mondo nel quale il giornalista non può più proteggere le sue fonti, dove i medici non possono più garantire il diritto alla privacy dei loro pazienti… I leaders mondiali non capiscono il danno che stanno causando. Non capiscono nemmeno il senso delle parole sostenibilità o trasparenza».
[Si ringrazia Alfredo Viloria per la cortese segnalazione – Trad. dal castigliano per ALBAinFormazione di Ciro Brescia]

(VIDEO) Di Battista: Solidali con Morales, Snowden e Assange

di Alessandro Di Battista*

Qualche anno fa, assieme a tanti altri ragazzi universitari, stavo fuori alla residenza dell’ambasciatore USA a protestare contro Bush, un meschino oligarca guerrafondaio, che era in visita a Roma. Venti auto blindate, polizia, esercito e noi tutti dietro le transenne a 400 mt dall’ingresso della villa.

Il mese scorso, assieme ai Presidenti delle Commissioni Affari Esteri Camera e Senato sono stato invitato nella stessa villa dall’Ambasciatore Thorne (il quale, umanamente, mi ha fatto una bella impressione). Gli ho parlato del 5 stelle, della democrazia diretta che stiamo provando a costruire, gli ho parlato delle popolazioni latinoamericane che si organizzano e lottano contro l’imperialismo, gli ho detto una frase: “caro Ambasciatore, essere alleati non significa essere sudditi e noi, da 60 anni siamo vostri sudditi”. La stessa frase l’ho detta ieri in aula rispetto al caso datagate, Snowden e Morales, l’Evo Nacional, il Presidente dello Stato Plurinazionale di Bolivia, un “campesino cocalero indigeno” tanto temuto dal Governo USA (forse perché è in grado di dire di NO!). Due giorni fa Evo è stato costretto ad atterrare a Vienna perché gli è stato impedito di sorvolare gli spazi aerei francesi, portoghesi e (forse) italiani perché qualcuno (gli USA) temevano che sul suo volo viaggiasse Snowden, un esempio di attivismo e coraggio.

Lo so che tanti si aspettano moltissimo da noi e che il cambiamento che sogniamo ancora non lo abbiamo costruito (i partiti si sono arroccati per impedirlo) ma vi invito a guardare i miracoli dentro alle nostre pratiche… ripeto miracoli.

Ero un “pischello” e avevo degli ideali e li urlavo fuori dall’Ambasciata USA, ora sono un deputato, Vice-Presidente della Commissione Esteri (Vice-Presidente portavoce grazie ai miei colleghi) e ho gli stessi ideali e uso le stesse parole che urlavo in strada nelle stanze lussuose della residenza dell’Ambasciatore Thorne e nell’Aula di Montecitorio per richiamare l’attenzione del Governo e della Bonino sull’ennesimo caso di sudditanza psicologica, economica e militare nei confronti degli USA.

Occorre svegliarsi ragazzi, informarci in modo alternativo (w i bloggers, la stampa ha passato il caso Morales-Snowden in sordina, come tutte le notizie importanti, meglio che il popolo non sappia). Faccio mie le parole del Vicepresidente della Bolivia Alvaro Garcia Linera (se vi capita leggetevi la sua storia): “non è più il tempo delle colonie e degli imperi”.

A riveder le stelle!

*Deputato M5S – Vice-Presidente Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati

Hace algunos años, junto con muchos otros pibes de la universidad, estaba fuera de la residencia del embajador de EE.UU. para protestar contra Bush, un pobre oligarca belicista, que estaba de visita en Roma. Veinte vehículos blindados, policía, ejército y todos nosotros detrás de las barricadas a 400 metros de la entrada de la villa.

El mes pasado, junto con los presidentes del las Comisiones de Asuntos Exteriores de la Cámara y el Senado he sido invitados (como vicepresidente) en la misma villa por el embajador Thorne (que, humanamente me ha dado una buena impresión). Le hablé del MoVimiento 5 Estrellas, de la democracia directa que estamos tratando de construir, hablé de las poblaciones de América Latina que se estan organizando y luchan contra el imperialismo, al final le dije una frase: “Señor Embajador, ser aliados no significa ser súbditos y nosotros, desde hace 60 años, somos súbditos”.

La misma frase que dije ayer en la Camara alrededor del caso datagate, Snowden y Morales, el Evo Nacional, el Presidente del Estado Plurinacional de Bolivia, un campesino cocalero indígena tan temido por el gobierno de EE.UU. tal vez porque es capaz de decir NO! Hace dos días se vio obligado a aterrizar en Viena porque no le han permitido sobrevolar el espacio aéreo francés, portugués y (tal vez) italiano porque alguien (los EE.UU.) temían que en su vuelo estaba viajando Snowden, un ejemplo de activismo y coraje.

Sé que muchos están esperando mucho por nosotros y que el cambio que soñamos aún no lo hemos construido (los partidos vergonzosos se han atrincherado para evitarlo), pero los invito a ver los milagros en nuestra práctica…

Repito: milagros.

Yo era un “chamaco jovencito” relleno de ideales cuando gritaba afuera de la Embajada de EE.UU., ahora soy un diputado, Vice-Presidente de la Comisión de Asuntos Exteriores (Vicepresidente portavoz gracias a mis colegas) y tengo los mismos ideales y utilizo las mismas palabras de cara al embajador Thorne y en la Cámara para llamar la atención del gobierno y del Ministro Bonino sobre este nuevo caso de sometimiento psicológico, económico y militares respecto a los EE.UU.

Debemos despertar chicos, buscamos las informaciones de una manera alternativa (Que Vivan los blogueros, la prensa europea casi no ha hablado del caso Morales-Snowden, mejor que las personas no sepan).

Hago mías las palabras del vicepresidente de Bolivia, Álvaro García Linera: “ya no es la época de las colonias y imperios”.

Para ver las estrellas!

(VIDEO) Londra: Calle13 e Assange cantano per la libertà di espressione

Fonte: Aporrea

13giu2013.-  René Pérez, cantante del gruppo portoricano Calle13 ha fatto visita al fondatore di Wikileaks, Julian Assange, per invitarlo a comporre e a cantare a favore della libertà di espressione. 

“René si è incontrato con Assange in una riunione durata circa 4 ore” recita un comunicato emesso dai rappresentanti di Pérez, meglio conosciuto con il nome di El Residente del duo portoricano di musica urbana Calle13.

 “Durante la riunione, Residente gli ha illustrato l’idea di realizzare una canzone nella quale si parli di come i media di comunicazione manipolino l’informazione; includendo stampa, radio, televisione, media sociali e le reti informatiche”, si aggiunge nella missiva.

Il comunicato di riferisce anche alle conversazioni su come i media sociali hanno aiutato la gente affinché sia più vicina alla verità e come possono essere utilizzati per questo fine, nonché come alcuni media distorcono la verità.

La voce di Assange sarà parte di questa canzone ed il tema includerà i due, Julián e René, cantando ognuno nella propria lingua. La registrazione sarà parte del quinto album dei Calle13 che sarà disponibile quest’autunno.

Pérez come Assange si sono entrambi fatti conoscere per le loro denunce pubbliche contro la censura e l’occultamento delle informazioni.

Julian Assange è un perseguitato politico inviso all’imperialismo USA; fino ad oggi è riuscito ad evitare la longa manus di chi lo vuole morto grazie all’asilo diplomatico concesso dal ministro degli esteri dell’Ecuador Ricardo Patiño. 

Comunicato n 43 del Ministero degli Esteri dell’Ecuador sul caso Assange

Il Ministro degli esteri dell’Ecuador Ricardo Patiño

Il Ministro degli esteri dell’Ecuador Ricardo Patiño

Vogliamo ratificare, con tutta fermezza, la posizione dell’Ecuador rispetto alla minaccia che ieri mercoledí 15 agosto, il Governo del Regno Unito ha ipotizzato contro il nostro paese.

Non possiamo permettere che il percorso di studio e conversazione amichevole fin qui realizzato con il Regno Unito, venga intorpidito da una comunicazione ufficiale pubblicamente aggressiva contro l’Ecuador, in merito alla richiesta d’asilo politico di J. Assange.

Non possiamo, inoltre, permettere che la reazione di voci ufficiali del Regno Unito, rispetto alla nostra lamentela pubblica per il comportamento improprio, si riduca ad una allegra dichiarazione nella quale si dica :”loro sono stati onesti con la loro posizione”.

L’Ambasciata Britannica ha consegnato ufficialmente alla nostra Cancelleria un comunicato che si esprime in questi termini:

– “Dovete essere coscienti che c’è una base legale del Regno Unito – la legge sulle sedi Diplomatiche e Consolari del 1987 (Diplomatic and Consular Premise Act 1987) – che ci permetterebbe di intraprendere azioni per arrestare il Signor Assange nei luoghi in cui attualmente si ritrova”.

– “Sinceramente speriamo di non arrivare a questo punto, se voi però non potete risolvere la vicenda della presenza del Signor J. Assange nei luoghi in cui si ritrova, questa vicenda resterà per noi un caso aperto”.

Quello che appare al Governo, manifesta l’aperta intenzione di utilizzare in modo discrezionale diversi strumenti normativi in ambito statale, con l’uso della forza come metodo di risoluzione di una situazione che fino ad ora, si era articolata attraverso lacci amichevoli e strettamenti diplomatici.

Durante le conversazioni mantenute in merito al caso di J. Assange, il Regno Unito non ha ceduto di un passo nel trovare una soluzione soddisfacente per tutte le parti. In questo contesto, la nota consegnata ieri sera è un chiaro e offensivo attacco al diritto che ha l’Ecuador, come paese sovrano, di decidere su una richiesta di protezione diplomatica al cittadino che l’ha formulata; liberi da coazioni, da pressioni o manipolazioni di qualsiasi tipo.

È il caso di ricordare che tra vari precedenti denunciati davanti al Consiglio di Sicurezza dell’ONU – di cui il Regno Unito è membro permanente – per azioni intrusive in sedi diplomatiche, si trova la recente nota della stampa SC/10463, emessa il 29 novembre del 2011. In questo caso, il paese interessato fu precisamente il Regno Unito e come apporto legale si è applicato, questa volta sì, la Convenzione di Vienna sulle Relazioni Diplomatiche del 1961 e che il suddetto trattato stipula rispetto dell’inviolabilità del personale e dei locali diplomatici e che deve essere rispettata e protetta in tutti i casi dagli Stati firmanti.

È anche il caso di menzionare la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU n 457 del 4 dicembre del 1979 e la n 461 del 31 dicembre del 1979, alla radice della crisi nell’Ambasciata Usa a Teheran. Nuovamente la Convenzione di Vienna fu lo strumento legale per pronunciare una condanna contundente all’attuazione di uno Stato rispetto alla situazione del personale e dei locali diplomatici di un terzo paese.

Pertanto non possiamo accettare il doppio peso utilizzato dalle autorità britanniche nel caso specifico. Nessuna legge in ambito nazionale può essere utilizzata per giustificare, in nessun caso, un’azione intrusiva nei locali diplomatici di nessun paese del mondo. E meno ancora, può servire per emettere minacce esplicite e ricatti che cercano di piegare la volontà di un paese sovrano.Questo mai!

Davanti a questa azione, che suppone un pericolosissimo precedente per qualsiasi paese del nostro continente e del mondo, l’Ecuador ha richiesto immediatamente agli organismi regionali, OEA, ALBA e UNASUR, la convocazione di riunioni di alto livello per trattare questa minaccia e coordinare una risposta a livello regionale che non lasci nell’impunità un simile atto. Domenica prossima avremo una riunione dell’UNASUR a Guayaquil.

In questo senso, nel conseguire una forma chiara e comune davanti a questo tipo di azioni, l’Ecuador vuole ringraziare pubblicamente le manifestazioni d’appoggio e solidarietà che molti paesi, leader politici, attivisti sociali hanno espresso, attraverso vari canali, dal pomeriggio di ieri. Malgrado le risposte non soddisfacenti da parte del Governo Britannico fino a questo momento, questa Cancelleria non ha ricevuto nessuna scusa, smentita o rettificazione. Pensiamo che il clamore d’appoggio rafforzi la nostra indole di ferma risposta legata ai principi elementari del diritto e del rispetto tra paesi uguali.

L’Ecuador è uno stato libero e democratico, non soggetto a tutele esterne di nessun tipo, indipendente da interessi estranei al suo popolo, sovrano nelle sue decisioni politiche ed economiche. Nello stesso tempo corrobora la sua posizione di rispetto al diritto internazionale e il dialogo tra stati sovrani per la risoluzione del conflitto.

Comunicato n 0043

del 16 agosto 2012

traduzione dal castigliano di Davide Matrone

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