Augusto César Sandino è l’edificatore della nazionalità latinoamericana e caraibica

 da correodelorinoco.gob.ve

121 anni dalla nascita

Nato nel 1893, Sandino ha combattuto contro l’intervento statunitense in Nicaragua. A partire dal 1926 si è impegnato nella battaglia contro le forze occupanti che si erano istallate sul territorio nicaragüense dal 1916 per difendere gli interessi delle transnazionali degli USA.

Il 18 maggio si commemora l’anniversario della nascita del leader guerrigliero nicaragüense Augusto César Sandino, originario della città di Niquinohomo, nel dipartimento di Masaya, edificatore dell’idealità nuestroamericana ereditata da Simón Bolivar e dalla Revolución Mexicana.

Nato nel 1893, Sandino ha combattuto contro l’intervento USA in Nicaragua. A partire dal 1926, dopo essere stato in Honduras, Guatemala e Messico, dove ha lavorato presso gli zuccherifici e i pozzi petroliferi, si è distinto nella battaglia contro le forze occupanti che si erano istallate sul territorio nicaragüense dal 1916 per difendere gli interessi delle transnazionali degli USA.

Il Nicaragua era inoltre vittima dell’accordo Bryan-Chamorro, che concedeva agli USA i diritti di costruzione di un canale interoceanico e una base navale nel golfo di Fonseca; nonché del trattato Stimson-Moncada, firmato il 4 Maggio del 1927, tra l’inviato plenipotenziario di Washington Henry Stimpson ed il generale José María Moncada.

Anche conosciuto come Pacto del Espino Negro, attraverso questo accordo il governo di turno e la fanteria di marina degli USA imposero la resa ed il disarmo dell’Esercito Costituzionalista nonché la supervisione delle elezioni da parte dei marines statunitensi.

Tale patto segnò l’inizio della intesa lotta di Sandino, che si oppose all’accordo decidendo di espellere i marines, dovendo scontrarsi con traditori ed invasori, in una lunga lotta di liberazione nazionale.

SIMÓN BOLÍVAR NELLA LOTTA DI SANDINO

L’insieme delle idee che hanno costituito la lotta di Sandino è stato costruito sulla base del pensiero di Simón Bolívar. Ciò si riconosce nel manifesto del 20 marzo del 1929, che il capo guerrigliero nicaragüense definì Plan de realización del supremo sueño de Bolívar, inviato ai 21 governanti latinoamericani dell’epoca.

Tale Piano si presenta come uno degli antecedenti più importanti della Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América (ALBA) e della Unión de Naciones Suramericanas (Unasur).

Sandino indica la necessità della creazione della Nazionalità Latinoamericana essendo «profondamente convinti come siamo del fatto che il capitalismo nordamericano (USA) è arrivato alla fase suprema del suo sviluppo, trasformandosi di conseguenza, in imperialismo, e che ormai non rispetta più alcuna teoria di diritto né di giustizia passando, senza alcun rispetto, sopra gli inamovibili principi della Indipendenza degli stati dell’America Latina», si legge nel testo.

Il progetto, che invita alla creazione di una Alianza Latinoamericana, dichiara «abolita la dottrina Monroe e, di conseguenza, annulla la pretesa di tale dottrina di immischiarsi nella politica interna ed esterna degli Stati Latinoamericani».

Inoltre si dichiara «riconosciuto il diritto di alleanza ai ventuno Stati dell’America Latina Continentale ed Insulare, e quindi, si stabilisce una sola nazionalità, denominata Nazionalità Latinoamericana, riconoscendo a tutti gli effetti tale nazionalità».

Altresì si invita a creare una Corte di Giustizia ed un Esercito Latinoamericano, per la difesa della sovranità dell’America Latina.

La sede della Corte viene battezzata con il nome di Simón Bolívar, definito «egregio realizzatore della Indipendenza Latinoamericana» e «massimo forgiatore dei popoli liberi».

Si conviene sulla creazione di un organo finanziario comune, avente l’obiettivo di farsi carico della «costruzione di opere, materiali e strade di comunicazione e trasporto». Si invitano gli Stati Latinoamericani a stimolare «in maniera particolare il turismo latinoamericano al fine di promuovere il reciproco avvicinamento e la mutua conoscenza tra i cittadini delle nazioni del Continente».

Sandino ebbe come collaboratore importante il comunista salvadoreño José Farabundo Martí per consolidare il messaggio politico ed ideologico del suo movimento.

Nel 1934, dietro un invito che era in realtà una imboscata per eliminarlo, il líder nicaragüense cadde sotto il fuoco dell’allora capo della Guardia Nazionale, Anastasio Somoza.

Sandino è il riferimento ideologico dell’attuale Frente Sandinista de Liberación Nacional (FSLN), oggi al governo, e della rivoluzione promossa da questo movimento che sconfisse la dittatura somozista nel 1979.

[Trad. dal castigliano di Ciro Brescia – si ringrazia Emilia Saggiomo per la segnalazione]

 

Ernesto Cardenal: «Io, poeta ispirato dalla Teologia della Liberazione dico che questo Papa è rivoluzionario»

di Alver Metalli – terredamerica.com
La sua popolarità la deve alla rivoluzione sandinista vittoriosa nel 1979, di cui fu animatore e ministro di governo nella prima giunta, ma anche al dito alzato di Giovanni Paolo II nel marzo del 1983, con cui il pontefice polacco lo redarguisce assieme al fratello Fernando nell’aeroporto di Managua, da poco ribattezzato Augusto Cesar Sandino. La fotografia di Ernesto Cardenal inginocchiato davanti al Papa con l’indice alzato fece il giro del mondo. Ed anche quel che successe dopo alla presenza di Giovanni Paolo II, nella piazza della rivoluzione di Managua, con centinaia di migliaia di persone e il coro sandinista davanti all’altare, sapientemente amplificato dal sistema televisivo, che scandiva «entre cistianismo y revolución no hay contraddicion», il celebre slogan coniato da Cardenal.
Sono passati trent’anni da quel momento e a vederlo oggi, 88enne, camminare lentamente appoggiato al tripode, incurvato e con la folta chioma bianca cinta dall’immancabile basco nero alla Che Guevara, si direbbe che il tempo è passato anche per lui, e che l’isolamento nell’isola di Solentiname, nel Lago Nicaragua, non l’abbia preservato dalla corruzione degli anni. Ma è una impressione esteriore, perché dopo le prime parole si capisce che Ernesto Cardenal non è cambiato affatto. Tra cristianesimo e rivoluzione non c’è proprio contraddizione, ripete imperterrito. «Non sono la stessa cosa, ma sono perfettamente compatibili. Si può essere cristiani e marxisti o scientifici» ribadisce mentre non nasconde la sua sorpresa per l’elezione di un Papa del suo stesso emisfero, anche se di qualche meridiano più a sud rispetto al Nicaragua. «Ero appena arrivato a Mendoza, in Argentina, lo scorso aprile quando un giornalista mi ha chiesto cosa pensassi del Papa argentino. Non potevo crederlo e per tre volte gli ho chiesto di chi stesse parlando» ricorda. «Non mi aspettavo proprio un Papa di questo continente, un Papa rivoluzionario in questo momento e per di più eletto da un collegio di cardinali conservatore».
Perché Ernesto Cardenal non ha dubbi che con lui, Francesco, le cose cambieranno in profondità. Sono cambiate, dice, stanno cambiando. «All’inizio non pensavo che potesse fare quello che sta facendo… qualcosa di veramente incredibile perché sta mettendo le cose al rovescio. O meglio, al loro posto, dove devono stare… Gli ultimi saranno i primi, ecco quello che sta facendo Francesco».
Su Ernesto Cardenal grava ancora la sospensione a divinis che gli venne inflitta dal cardinal Ratzinger nella sua veste di Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede. Ma la cosa non gli pesa. «La proibizione è per amministrare i sacramenti e io non mi sono fatto sacerdote per amministrare sacramenti e passarmela celebrando battesimi e matrimoni, ma per essere contemplativo». Ernesto Cardenal vive nella comunità contemplativa di Solentiname, in Nicaragua, che fondò negli anni 70 con Thomas Merton.
E se il successore di Benedetto XVI quel Papa “rivoluzionario” che elogia, gliela togliesse? Il “poeta della Teologia della Liberazione” come viene chiamato, non fa affatto salti di gioia. «Mi complicherebbe la vita…».
[Si ringrazia Leonardo Landi per la segnalazione]
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