(FOTO+VIDEO) “Colectivo La Piedrita” intervista a Valentín Santana

Spesso si parla dei “Colectivos” del Venezuela bolivariano, che gli imperialisti e i loro lacché e i cosiddetti “chavisti light”, vedono come il fumo negli occhi, e che alcuni tacciano di essere “organizzazioni criminali al soldo del governo di Maduro”. Siamo andati a toccare con mano per provare a capire come stanno davvero le cose, abbiamo voluto per una volta dare la parola direttamente a loro. Qui la traduzione in italiano dell’intervista realizzata dal compagno Luis Matute, a uno dei protagonisti più discussi e criminalizzati dai controrivoluzionari: Valentín Santana, leader del Collettivo “La Piedrita” del barrio 23 de enero.

[Qui l’intervista in castigliano di Luis Matute]

Parroquia 23 de Enero, Sector El Observatorio, Caracas, República Bolivariana de Venezuela.

24 gennaio 2020.- In una mattina bella e soleggiata, con una meravigliosa vista di fronte alla maestosa vetta del Waraira Repano, conosciuto come cerro El Avila, nella popolosa parroquia 23 de enero, nel settore dell’osservatorio, intervistiamo Valentín Santana, fondatore del “Colectivo La Piedrita”.

 

Buon giorno Valentín, si dice che venire a La Piedrita è come entrare in un luogo impenetrabile, vogliamo che con le tue parole tu ci dica quale è la realtà del Colectivo La Piedrita e chi è Valentín Santana.

 

Un saluto ai rivoluzionari del mondo, siamo qui, in questo umile territorio de La Piedrita, di cui sono il fondatore e do il benvenuto ai compagni che si trovano qui, benvenuti nella Repubblica Bolivariana del Venezuela.

 

Valentín parliamo di come hai creato e fondato la famosa Piedrita, già che diverse persone hanno timore e dicono che è impossibile venire qui.

 

Che gli faccia paura all’imperialismo, ai nemici della Patria, per questo fondammo La Piedrita, affinché incutesse timore ai nemici della Patria, che se la facciano pure addosso.

 

Come nasce la Piedrita?

La Piedrita nasce un 26 di Dicembre, 35 anni fa. Provengo da una esperienza di lotta armata urbana, ebbi un incidente un 8 di ottobre e nella convalescenza mi dicevo: “io non ho fatto niente per il mio territorio, per il mio barrio”; mi richiamò l’attenzione che una volta una compagna mi disse: “Valentín, andiamo, facciamo qualcosa per il nostro barrio” e siamo nati con un piccolo periodico di una pagina, si chiamava ‘Periodico popular La Piedrita’, e da lì incominciammo a fare assemblee popolari, giacché le assemblee popolari sono più vecchie di Matusalemme e nel barrio la gente come me era conosciuta; è qui che sono nato, la gente cominciò a partecipare a queste assemblee popolari e giorno dopo giorno questo territorio si è volto nettamente rivoluzionario: qui non accettiamo che si parli male del nostro Comandante Hugo Chávez.

 

Quando hai pensato al tuo barrio, che hai pensato di poter fare per la tua comunità?   

 

Tu sai che noi nella quarta Repubblica eravamo giovani, anche se in verità non abbiamo avuto una gioventù, perché per niente più di un libro di Che Guevara arrivava la DISIP [Polizia politica NdR] irrompendo in casa e torturando, potevi scomparire come desaparecido e questo mi portò a dover fare qualcosa nel mio barrio affinché la nostra gioventù in questa epoca potesse avere una speranza di vita e di lotta. Io oggi sto in un territorio con 25 anni di lotta alle spalle; oggi sto vedendo il risultato e non mi sono mai fermato, sfidando la destra come non potete immaginare, perché ho applicato la linea di Fidel Castro, mi sono preparato, mi sono preparato a livello ideologico, a livello politico e finanche al livello militare. In questa zona veniva la quarta repubblica con la repressione, con la banda chiamata “la banda del quemado” e “el hombre de la chaqueta negra” che erano poliziotti qualificati per cacciare i rivoluzionari, erano della polizia metropolitana e ci dovemmo organizzare qui in questo settore, a La Piedrita nel barrio 23 de enero, per dare una risposta a questo tipo di bande armate, questo negli anni 1974-1975, erano dei mercenari.

 

pied1Tu sei nato e cresciuto in questo barrio?

Si, io sono nato e cresciuto qui nel 23 de enero.

 

Qui a La Piedrita?

Si qui.

 

Hanno demonizzato molto già solo il nome “La Piedrita”, perché?

Perché noi, non accettiamo, non accetteremo mai di sederci a parlare con la destra controrivoluzionaria. Noi qui l’abbiamo combattuta nelle strade, mai ci andremo ad accordare con questa destra che vuole portare via il nostro sogno della Rivoluzione Bolivariana, questo sogno socialista, umanista; non abbiamo mai accettato che qui, in questo territorio entri un candidato della destra: qui NO! Per questo a livello mediatico ci vanno duro e specialmente contro di me per la mia posizione radicale, non accettiamo che loro mettano piede qui!

 

Raccontano sempre che sei radicale, io credo che sei diretto, pensi come dovrebbe pensare il popolo umile, e dici le cose come il popolo le sente, parli al popolo. È per questo che sei stato tanto demonizzato, però la verità è che rappresenti un simbolo per tanti compagni che hanno costruito nuovi “colectivos” e per questo vedono in Valentín Santana un catalizzatore, come un compagno che gli ha insegnato molte cose affinché lavorino solo in favore del popolo venezuelano e delle classi più umili. Come consideri che ti vedano, in questo attuale momento, come un personaggio sempre più coinvolto nella popolazione venezuelana?

 

Per il nemico sarò sempre un uomo con talento, sempre lo sarò, perché loro non hanno mai creduto né mai crederanno nella Rivoluzione Bolivariana. Sono orgoglioso che altri Colectivos mi vedano come un bastione di dignità, però il mio cammino è nella Rivoluzione, io vado con il Comandate Chávez spingendo in avanti, così mi vedo io, sono stato e sarò sempre così tutta la vita.

 

Come ti vedono i compagni della tua zona?

 

Alcuni mi chiamano comandante, altri mi chiamano il leader, altri mi chiamano camarada, a me piace che mi dicano Compagno, mi sento parte del popolo, mi sento come loro, perché io vengo da una famiglia molto umile e mi piace che mi dicano Compagno.

 

Nella zona del 23 de enero esistono molti Colectivos, che relazione esiste tra i differenti Colectivos e che comunicazione hanno con voi?

 

Stiamo lavorando in funzione dell’unità, sappiamo che l’unità non si costruisce da un giorno all’altro, né si può decretare, stiamo camminando da 10 anni, pagando il cammino dell’unità. Di fatto noi non siamo solo nella zona del 23 de enero, abbiamo compagni in San Juan, abbiamo compagni nella regione di Miranda, in La Guaira e Yaracuy, Barquisimeto e Lara. Siamo qui, cercando di fare come ha detto il Comandante Hugo Chávez, un “gran colectivo” e tutti siamo agli ordini della Rivoluzione Bolivariana e del presidente Nicolás Maduro.

Noi siamo leali con la Rivoluzione Bolivariana, quel che succede è che a livello mediatico la Rivoluzione Bolivariana sta toppando, tu mi dirai: dove, Valentín? Ora, quando termina l’intervista ti vado a mostrare cosa è “La Piedrita” e potete fare le foto e vedere, lo dico con molta umiltà, qui c’è una parte del sogno del nostro comandante Hugo Chávez.

 

Come si sente la gente con tutto l’apporto che gli hai dato in questo settore? Ci stavi dicendo che ci mostrerai qualcosa sul lavoro sociale che si è sviluppato qui.

C’è una panetteria, una radio, una mensa, un ricovero per bambini provenienti da altre regioni e che sono malati, li riceviamo qui gratis, gli diamo da mangiare, prendiamo gli appuntamenti negli ospedali mentre stanno qui, c’è una casa della cultura. Tutto ciò che esiste qui lo ha fatto la comunità, abbiamo un giardino zoologico, una scuola, abbiamo una palestra per tenerci in forma.

 

pied2Cosa sente la comunità per Valentín Santana?

 

Solidarietà totale, Patria o muerte insieme a me, perché da quando è apparso il Comandante Hugo Chávez, anche uno che veniva da esperienze più chiuse o che si credeva super potente – io non parlavo quasi neppure con le persone comuni, così come ci aveva inculcato il Partito comunista – poteva capire che pure il vicino di casa può essere parte di questo processo, ho cominciato a fare assemblee popolari, e tutto quello che si fa qui si fa apertamente con la gente, in strada, e tutto ciò che si può ottenere si comunica a la comunidad Hugo Chávez. Io accetto che la gente mi critichi nel bene e nel male, ho capito questo grazie al Comandante Hugo Chávez.

Perché il mio cammino e quello dei nostri Colectivos avanza formando quadri qui nella comunità, li chiamo per una assemblea e vengono, quasi tutti vengono e hanno diritto di parola, non è che io sia l’unico a parlare, no, qui chi vuole dire qualcosa può parlare. Qui ciò che non accettiamo è che qualcuno parli male della Rivoluzione Bolivariana.

Qui c’è sicurezza, qui c’è il Clap, qui c’è tutto. Altrettanto non accettiamo che qui vengano los escualidos a parlare male, non li accettiamo, perché ti dico che noi sì abbiamo alcuni escualidos e rispettiamo le loro idee senza permettere però che qui parlino male della Rivoluzione.

Perché sennò poi vanno ad avere problemi con noi, potremmo dire loro: “voi contate con il Clap, con i benefici della Missione ‘Barrio Tricolor’, con i benefici della Missione ‘Madres del Barrio’, tutti questi benefici di cui godete, i buoni, l’ultimo beneficio è stato il Petro e lo avete avuto e noi no, e nonostante tu sia escuálido, via da qui”, e invece no, perché la linea del Comandante è stata l’integrazione, non ci amareggiamo nemmeno per questo, siamo noi che abbiamo il dominio totale di questa zona.

 

Quanti abitanti ci sono in questa zona?

 

Qui abbiamo 1800 famiglie, solo nel settore de La Piedrita; ti posso dire che 20 sono escualidas. Lo sappiamo perché facciamo un lavoro… toc toc… Si conversa, si parla; adesso per lo meno c’è il Consiglio Comunale, il Clap, ci sono i Milicianos, noi abbiamo Milicianos, adesso stanno facendo un lavoro casa per casa, con la necessità di conoscere ogni famiglia, adesso in questo momento, ciò che succede, noi introduciamo la questione politica, non è che solo arriviamo lì e chiediamo: “Come ti chiami?” e ce ne andiamo, no, noi parliamo loro del blocco economico, del sabotaggio che ci fanno i gringos, si genera una discussione, con la famiglia; in questo modo abbiamo avanzato abbastanza ed in questo modo otteniamo l’appoggio di questa comunità.

 

É appena terminato l’evento “Encuentro Mundial contra el imperialismo por la vida, la soberanía y la paz”, il quale ha coinciso con una epoca molto rappresentativa per il Venezuela, quella dei 62 anni dalla creazione della urbanizzazione del 23 de enero, giusto il giorno dell’anniversario del 23 de enero. Come è stata la vostra partecipazione?

 

Siamo stati nelle strade con una grande Carovana, una grande rappresentanza della nostra parroquia. Ricordando  i nostri martiri, ricordando i martiri di questa parroquia, che si è conclusa con un omaggio floreale alla statua di Fabricio Ojeda. Lì siamo stati accompagnati dai Colectivos di Caracas, Colectivos de Miranda, Colectivos de La Guaira, sono venuti alcuni compagni di Yaracuy e noi quelli del 23 de enero; una buona rappresentanza ricordando i nostri martiri come deve essere, con lo spirito di ribellione, non con i lussi posiamo ricordarli, qui dove il piombo è piovuto a grandinate.

 

Che messaggio vuoi dare tu a questi compagni che hanno partecipato a questo Incontro Internazionale Antimperialista? Perché molti rappresentanti stranieri si sono chiesti: Che facciamo dopo questo incontro? Ossia, che faranno i Venezuelani dopo questo incontro?

 

Credo che questo incontro sapesse di borghesia, non si sono riempiti di popolo, perché la verità del Venezuela, come diceva Alí Primera, non si vede nel Teatro Teresa Carreño, non sta lì la verità del Venezuela, non sta lì la verità della Rivoluzione Bolivariana, perciò, quando voi camminate qui con me per le strade de La Piedrita, vedrete un pezzo delle conquiste della Rivoluzione.

 

Par me questi compagni non si sono portati nulla dei progressi della Rivoluzione Bolivariana, questo è un po’ come se io me ne andassi adesso a Cuba e mi vanno a mostrare il bello di Cuba, i progressi stanno nelle campagne, imparando dai compagni cubani, qui i compagni che vengono, i compagni internazionalisti, li mettono lì dentro nel Teatro Teresa Carreño e lì quello che si sente è l’odore dei profumi cari. Il Comandante diceva: “fatevi voi l’agenda dei vostri impegni, non lasciate che siano altri a farla per voi, mettetevi nei quartieri popolari, è proprio lì dove sta il Potere Popolare, perché la Rivoluzione Bolivariana è nata per i poveri, non per i ricchi”.

 

Quindi con che cosa se ne vanno loro? Con nulla, siamo stati in Venezuela, pero poi? Qui c’è il Cuartel de la Montaña, qui è dove abbiamo seminato il nostro Comandante, io faccio parte dei servizio di sicurezza del Comandante, questo è il luogo dove avrebbero dovuto tenere questo Forum, proprio lì, per far sentire allegro il Comandante Chávez, anche noi del 23 de enero ci saremmo sentiti super allegri, avremmo ricevuto i compagni con lo spirito dei ribelli, con allegria, come dev’essere, per me questo ha avuto l’odore dei profumi cari, ve lo dico con tutto il rispetto ed assumo la responsabilità di ciò che dico.

 

Il Comandante teneva i suoi “Aló presidente” nei quartieri popolari, nelle campagne, nelle sábanas, tutti gli “Alo presidente”, o la maggioranza si sono tenuti nei quartieri popolari, nei paesi, nelle campagne, questo era il messaggio.

 

pied3Come vedi tu l’unità dei Colectivos qui nella parroquia del 23 de enero?

 

Su cento, siamo ad una settantina. Una dimostrazione è stata il giorno del 23 de enero, mancavano all’appello due organizzazioni e basta, la “Coordinadora Simón Bolívar” e “Alexis vive”, ah! e i compagni di Óscar, del resto qui hanno partecipato il partito PSUV, le UBCh (Unidades de Batalla Hugo Chávez) il Clap, Consejo Comunal, los Colectivos del 23, la Milicia Bolivariana, i compagni di fuori hanno partecipato, ossia abbiamo avanzato, in verità possiamo dirci orgogliosi che in meno di un canto di gallo possiamo mobilitare tutto l’ovest di Caracas, dobbiamo solo avvisare i compagni, contiamo su una rete di radio, per esempio, io posso chiamare adesso un compagno e dirgli di bloccare l’autostrada, bloccare San Martín, tutta questa parte qui; è da circa un anno che abbiamo questa rete di trasmissioni. Noi siamo ne La Guaira – Vargas, il centro di Caracas praticamente è dei Colectivos e abbiamo fatto progressi in questo ambito.

 

Quanti Colectivos all’incirca ci sono?

 

Siamo oltre quaranta, siamo Colectivos, ma siamo anche Milicia, Clap, Comuna, siamo nel Partito, stiamo assumendo i compiti della Rivoluzione Bolivariana. Abbiamo un gravissimo problema e lo dico, lo analizzo, la Rivoluzione Bolivariana sotto il profilo mediatico ha toppato, il Canal 8 parla solo attraverso i ministri, non ci sono i Colectivos e tutti i Colectivos sono parte importante del lavoro comunitario che si sta portando avanti, nei Colectivos dove tu ti metti sempre puoi vedere qualcosa, tutto è relazionato con il lavoro culturale, il lavoro politico e non soltanto per la parte che tu conosci, no no no, questo sta qui, aspettando che loro decidano entrare, per il resto stiamo sempre facendo il lavoro culturale, rivoluzionario, assemblee, questo è il nostro cammino; ma il nostro ministro della comunicazione e tutti quelli che sono passati di lì si occupano solo per i ministri, per questo ti dico, la verità del Venezuela non si vede nel Teresa Carreño, quello che c’è lì sono sedie comode, belle luci.

 

I progressi della Rivoluzione Bolivariana si vedono nelle montagne, dei quartieri popolari, nelle campagne, è qui dove c’è la Rivoluzione; questa Rivoluzione non può cadere, perché questa Rivoluzione è piena di popolo, sa di popolo, dei più umili. Che si dimentichi la controrivoluzione o che si dimentichino quelli che pensano di negoziare, noi non ci consegneremo mai, perché, guarda, si sta negoziando adesso nel CNE, ma non metteranno piede ne La Piedrita, perché noi siamo Chavisti, antimperialisti e qui non entrano.

 

Avete negoziato con altra gente, non con La Piedrita, noi non dimentichiamo che loro hanno solo fatto danni per questo popolo, adesso stanno all’estero per vedere come entrano i gringos, come una forza mercenaria entra qui nel nostro paese, per ammazzarci e per ammazzarmi, per ammazzarti, per ammazzare i miei compagni e i miei figli, mia moglie, la mia famiglia, io non mi siedo con questa gente, io no.

 

Sul piano mediatico abbiamo toppato perché fuori dicono che siamo dei mercenari, perché fuori dicono che siamo dei comemierda, perché la nostra gente che ha a che fare con i mezzi di comunicazione non risponde, il Comandante Hugo Chávez parlava della “comunicazione della guerriglia, la guerrilla comunicacional”, dei quartieri popolari, della montagna, delle campagne.

 

Fidel Castro diceva “contro la menzogna controrivoluzionaria, la verità rivoluzionaria” e noi siamo obbligati quando loro parlano di noi a dire la verità, come organizzare un’assemblea, aiutando un’anziana, organizzando una coda per il Clap, questa è la risposta.

 

Tra poco ci saranno le elezioni per i Deputati, noi siamo obbligati, compagno, a vincere nella Asamblea Nacional, quindi dobbiamo partecipare tutti, questo deve essere il colore “rojo rojito” ma per poter ottenere la vittoria dobbiamo essere uniti, non c’è altro cammino.

 

Prima hai detto che la celebrazione del 62esimo anniversario del 23 de enero tre colectivos non hanno partecipato all’evento.

 

Prima di tutto, loro non sono Colectivos, la “Coordinadora Simón Bolívar” è una fondazione, “Alexis vive” è una fondazione ed il compagno Oscar è anche lui una fondazione e quindi non hanno partecipato perché non hanno voluto e ugualmente noi dobbiamo rispettarli e rispettarli perché sono nostri compagni, c’è rispetto, io particolarmente rispetto molto Juan Contreras, è amico mio di tutta la vita, il compagno Robert lo stesso ed il compagno Óscar, va bene, con Óscar ci frequentavamo, gente che rispetto, a tutti loro va il mio rispetto, ma va bene, loro decidono per loro cosa è meglio.

 

Qual è la differenza tra Colectivo e Fondazione?

 

Il Colectivo non riceve risorse, invece come Fondazione sì è possibile ricevere risorse dallo Stato, come Colectivo no, quasi impossibile, richiedono una serie di documenti. Per me, un Colectivo non può essere legalizzato, perché un Colectivo nasce dalla necessità di dare una risposta come al “cobra nero” alla “banda del quemado ” questa è la funzione di un Colectivo, è stato così e deve continuare così.

 

Ah! Da quanto è nata la Rivoluzione Bolivariana, c’è quello che si chiama Clap, Comunas e attraverso quelle figure otteniamo risorse per la comunità, questa è la differenza.

 

67c2c61e-fe6e-41a0-8d4d-a4b12bf2b758Valentín, tu che sei a capo di una grande comunità di questa grandiosa parroquia il 23 de enero. Qual è il messaggio che dai ai compagni ed ai giovani degli altri paesi?

 

Che quando vengono qui, in Venezuela, non si facciano rapire dalla burocrazia, che cerchino i loro pari. Credo che chi viene dall’estero non sia un milionario, un milionario, cerca un milionario, i proletari, cercano i proletari, cercano i loro pari, perché sfortunatamente ci sono quelli che qui in Venezuela con alcuni leaders chiudono gli internazionalisti nel Teresa Carreño, invece di far conoscere loro Las Lomas, dove è nato uno dei grandi guerriglieri riconosciuti, che si chiama Tito González Heredia di Bandiera Rossa, con una faccia di popolo e il ragazzo era uno tosto, uno serio, molti rivoluzionari sono nati a Catia, accompagniamoli a Catia così che loro possano conoscerla.

A Catia non ci sono solo venditori ambulanti e cibo, a Catia ci sono grandi rivoluzionari, il 23 de enero, El Valle.

Queste sono le due cose che raccomando, che sono piene di gente, di popolo.

Sono stato a Cuba per 10 giorni e sono arrivato tranquillamente, mi ha mandato un settore del Partito [PSUV, NdR] e sono arrivato come chiunque altro, nessuno sapeva chi fossi e non hanno mai saputo chi fossi.

 

Sono sicuro che se quel Forum fosse stato organizzato nei quartieri popolari, qui nella Caserma della Montagna, avrebbero sentito l’odore del popolo, tu vai lì e vedi il Comandante e sembra che il Comandante lì ti dica: “calmati!”. E sì, esci con coraggio, con la determinazione di continuare a combattere, quel sito è impressionante. Sono parte della sicurezza del posto, della parte esterna ed è un luogo che è stato il più odiato e ora è il più amato, perché il nostro Comandante è lì; ma aha, sì, credo che i rivoluzionari debbano essere umili, c’è l’essenza lì e c’è un grande potere.

 

Perché il Comandante a livello militare non ha potuto, è che non ha fatto molto, si è riempito di popolo. Alle elezioni, il Comandante votava qui, nella zona centrale del 23 de enero, al liceo Manuel Palacio Fajardo, arrivava con una sola auto, alla guida di una Volkswagen rossa e noi aspettavamo il presidente; ovviamente, dopo aver riconosciuto la Volkswagen rossa, sapevamo già che era lui.

 

Per me, la cosa grandiosa del Comandante Chávez è stata la sua umiltà, penetrava nei più umili, ecco perché questa Rivoluzione non verrà abbattuta da nessuno, perché sa di popolo, che incasseremo come un pugile, beh, io ti do e tu mi dai, e noi tireremo i nostri pugni, perché questa Rivoluzione è vera, compagno.

 

Quello che stiamo vivendo qui, ad Haiti per esempio avremmo avuto già la guerra, piombo, è un altro contesto e non sarebbe stato sopportato.

 

E noi oggi… vedi, il venerdì, negozi di liquori, gente che beve, vai in strada e vedi quella folla, questo è uno strano blocco, volevano che ci piegassimo, non ci sono riusciti, né ci riusciranno, con nessun compagno non potranno mai, Chávez è penetrato nelle vene del più umile, se Chávez fosse arrivato, come arrivarono Azione Democratica e COPEI, Chávez sarebbe stato ancora vivo, vivo, avrebbe governato solo per cinque anni; ma Chávez è venuto per fare una Rivoluzione, ecco perché siamo qui, in questa Rivoluzione, e ci resteremo a lungo.

 

Non vedremo il trionfo della Rivoluzione Bolivariana, il consolidamento non lo vedrò, ma siamo qui per rendere fertile il terreno in modo che i nostri figli godano dello sforzo che ognuno di noi sta facendo, la vedo così e quindi è in questa direzione che mi muovo.

 

Sono cosciente che il consolidamento non lo vedrò, non ne godrò, ma i miei figli sì, ho avuto l’onore di conoscere il comandante Hugo Chávez, sono nato al tempo di Chávez, o siamo nati al tempo di Chávez. Penso che sia abbastanza per me. Altri, mio ​​figlio minore ha 7 anni, quello che gli è rimasto è ciò che gli ho insegnato, ma non ha conosciuto Chávez in carne e ossa, ma insegno a mio figlio ad essere un rivoluzionario, gli parlo di Sucre, Fidel, del Che, del Comandante, di Bolívar, l’ho messo ad ascoltare musica rivoluzionaria e gli dico: “Figlio, ¡Chávez vive, la lucha sigue!” Non avete visto la ragazza che è venuta fuori in questo momento, qui i bambini de La Piedrita hanno una consegna: “Pionieri al servizio del Socialismo, saremo come Chávez”, quei bambini che hanno demonizzato, sono di qui, li educhiamo sotto il manto rivoluzionario, perché i gringos educano i loro figli sotto il manto del capitalismo e lì nessuno gli dice nulla, ma noi li educhiamo sotto il manto bolivariano, il pensiero del nostro Comandante e si scandalizzano per questo, parliamo loro del nostro Libertador Simón Bolívar.

 

Nella quarta repubblica, a noi studenti era proibito parlare di Bolívar, qui alla scuola José Gregorio il 23 gennaio, era vietato, beh, sapevo di più su Che Guevara e Fidel, che sul Libertador.

 

Sono venuto per conoscere i compagni e non mi dispiace dire che il mio Libertador si chiamava Simón Bolívar grazie al comandante Hugo Chávez, perché era proibito parlare di Bolívar, non si conoscevano le date storiche, il 24 giugno, 17 dicembre, non ne sapevamo nulla, niente di più di quando andavano al Pantheon per mettere fiori e per assicurarsi che il Libertador  fosse davvero morto, ma oltre questo nulla. Qui si tributavano onori a Cristoforo Colombo, gli onori militari a Cristoforo Colombo.

Ora voglio che conosciate il quartiere de La Piedrita.

 

Grazie, Compagno Valentín Santana, verremo con te per esplorare gli spazi de La Piedrita per conoscere i tuoi successi, grazie per il tuo tempo dedicato alla nostra visita e speriamo in futuro di poter tornare e condividere un po’ di più con l’intera comunità de La Piedrita nella parroquia del 23 de enero, nella città di Caracas, Repubblica Bolivariana del Venezuela. Grazie Valentín.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Adriano Ascoli e Ciro Brescia]
[Foto di Adriano Ascoli]

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Incontro Mondiale contro l’Imperialismo: Conclusioni tavolo 1. Settore Lavoratori

INCONTRO MONDIALE CONTRO L’IMPERIALISMO
Per la vita, la sovranità e la pace
Venezuela, dal 22 al 24 Gennaio 2020

TAVOLO 1. SETTORE LAVORATORI.
NUMERO PARTECIPANTI: 87.
NUMERO PAESI PARTECIPANTI: 22.
PAESI PARTECIPANTI: BELGIO, IRLANDA, PALESTINA, COSTA RICA, PORTO RICO, MESSICO, RUSSIA, NICARAGUA, PERU, CUBA, GIORDANIA, COLOMBIA, REPUBBLICA DOMINICANA, ARGENTINA, BRASILE, AUSTRALIA, NIGERIA, ITALIA, CILE, USA, CATALOGNA, INGHILTERRA.
RELATRICI: ANDERSON. J. SÁNCHEZ S, C.I. 18.752.308 TELEFONO: 0414-466-19-19

CONCLUSIONI:
Noi, lavoratori partecipanti all’Incontro Anti-imperialista Mondiale, che si realizza nella Repubblica Bolivariana del Venezuela, esponenti di diversi settori e provenienti da diversi paesi, riconoscendo le particolarità e diversità organizzative della classe operaia, abbiamo convenuto di mettere in piedi una Grande Piattaforma Mondiale Unitaria dei Lavoratori e Lavoratrici contro l’Imperialismo, con lo scopo di consolidare l’unità della classe lavoratrice sindacalizzata e non; delle cappe professionali e tecniche; dei piccoli e medi produttori rurali, urbani e peschieri, come anche di altre organizzazioni della classe operaia, nella misura in cui questa sia disposta a trasformarsi in uno spazio di lotta anti-imperialista, che promuova il superamento delle forme di sfruttamento capitalista.
Di conseguenza, noi, organizzazioni e delegati partecipanti, proponiamo quanto segue:
• 1.-Costituzione
• Le delegazioni presenti al Tavolo Settoriale dei Lavoratori e Lavoratrici convengono di costituire le basi di una Grande Piattaforma Mondiale Unitaria contro l’Imperialismo.
• 2.-Gli obiettivi della Grande Piattaforma Mondiale Unitaria contro l’Imperialismo sono:
• 2.1.Consolidare l’unità della classe lavoratrice; delle cappe professionali e tecniche; dei piccoli e medi produttori rurali, urbani e peschieri, come anche dei movimenti e organizzazioni della classe operaia, disposti a costruire un rinnovato percorso di lotta contro l’imperialismo, utilizzando le nuove tecnologie e combattendo le nuove forme di sfruttamento.
• 2.2.Superare le diverse forme di sfruttamento capitalista, come anche garantire la produzione di beni e servizi, che assicurino nuove alternative economiche e soddisfino le necessità umane mediante la giusta distribuzione della ricchezza. Si tratta di creare le condizioni materiali, sociali e spirituali, che permettano la conformazione di spazi fondamentali per lo sviluppo integrale delle persone e realizzare una società giusta e amante della pace, basata sulla valorizzazione etica del lavoro e sulla partecipazione attiva, cosciente e solidaria dei lavoratori e lavoratrici nei processi di trasformazione sociale, alimentati dall’ideologia bolivariana.
• 2.3.-Promuovere politiche e azioni destinate alla Pace, l’indipendenza e la sovranità di ogni paese, rifiutando e denunciando tutte le minacce e aggressioni di diversa natura verso tutti i Governi Sovrani che non intendono servire le potenze egemoniche imperialiste.

• 2.4-Accompagnare in maniera solidale il popolo dei lavoratori e dei pensionati perché si sollevi contro le misure opprimenti del capitalismo contro il diritto a una vita degna.
• 2.5.-Unire tutti gli uomini e donne senza alcuna distinzione di professione, impiego o sindacaliazzazione, mediante interscambi formativi.
• 2.6.-Coordinarsi coi centri di studi costituiti per la liberazione e coscientizzazione della classe operaia, allo scopo di consolidare una rete di formazione.
• 2.7.-Incentivare le politiche orientate a garantire la sovranità economica dei nostri popoli, creando attraverso collegamenti tra i lavoratori e le lavoratrici nuove alternative basate sulle innovazioni tecniche, tecnologiche e dando vita a conoscenze scientifiche e umanistiche.
• 2.8.-Promuovere la lotta contro la precarizzazione del lavoro, per garantire lo sviluppo umano integrale e un’esistenza degna e accettabile per i lavoratori.
• 2.8-I restanti punti riguardano il tavolo settoriale e la sua struttura.
• 3.-Esponenti
• Sono esponenti della Piattaforma tutti quegli uomini o donne – Lavoratori e Lavoratrici, formali e informali, senza discriminazioni di impiego che formino parte delle cappe operaie, contadine, pescatrici, tecniche; dei piccoli e medi produttori rurali, urbani e peschieri; dei movimenti, sindacati, federazioni, confederazioni, centrali, fronti, brigate, consigli, partiti, tra le altre organizzazioni della classe operaia in lotta contro l’imperialismo.
• 4.-Articolazione strutturale
• La Piattaforma si avvarrà di una struttura di coordinamento di tutte le forze lavoratrici del mondo e si distribuirà a livello continentale, regionale e nazionale attraverso commissioni e delegazioni di collegamento con la classe operaia, convenendo sui seguenti punti:
• 4.1.-La Commissione Mondiale di Collegamento delle Forze del Lavoro sarà composta inizialmente dai partecipanti a quest’incontro. Avrà sede a Caracas, Venezuela, appena si approvi la creazione della Piattaforma Mondiale Unitaria dei Lavoratori e Lavoratrici contro l’Imperialismo. Questa commissione sarà responsabile di attivare le connessioni organizzative e di interscambio, allo scopo di intraprendere azioni da parte della classe operaia contro l’imperialismo. La menzionata commissione attuerà da Caracas, Venezuela, e promuoverà la creazione di sedi regionali nei distinti continenti delle organizzazioni che compongono la Piattaforma.
• 4.2- Delegazioni continentali, regionali e nazionali delle Forze del Lavoro promuoveranno il coordinamento e riconosceranno le specificità di ogni cultura, come anche delle diverse forme di organizzazione. Allo stesso modo, si dibatteranno i metodi di produzione, in una prossima riunione da convocarsi per l’anno in corso del 2020 a Caracas, Venezuela.
• 5.- Piano di lotta
• La Commissione Mondiale di Collegamento delle Forze del Lavoro dovrà presentare, considerando gli obiettivi qui esposti, un piano di lotta e di azioni concrete. A tal scopo, la Commissione convocherà, per il presente anno 2020, nella capitale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, la prima Assemblea della Piattaforma Mondiale Unitaria dei Lavoratori e Lavoratrici contro l’Imperialismo.
• 6.- Interscambio
• Le delegazioni presenti si impegnano a formare un nucleo promotore, con l’obiettivo di coordinare gruppi di lavoratori, contadini, pescatori, operai qualificati e tecnici, come anche loro organizzazioni sindacali, federate, confederate rappresentative, disposte a incentivare gli interscambi e gli obiettivi alla base della costituzione di questa Grande Piattaforma.
• ACCORDI:
• Convengono nel dare vita a una Grande Piattaforma Mondiale Unitaria dei Lavoratori e Lavoratrici contro l’Imperialismo, che promuova l’unità della classe lavoratrice, delle cappe professionali e tecniche; dei piccoli e medi produttori rurali, urbani e peschieri, come anche dei movimenti e delle organizzazioni della classe operaia, disposti a costruire un rinnovato percorso di lotta contro l’imperialismo, utilizzando le nuove tecnologie e combattendo le nuove forme di sfruttamento. Le delegazioni presenti si impegnano a formare un nucleo promotore, con l’obiettivo di coordinare gruppi di lavoratori, contadini, pescatori, operai qualificati, tecnici, come anche di alcune loro organizzazioni sindacali, federate, confederate rappresentative, disposte a incentivare gli interscambi e gli obiettivi alla base della costituzione di questa Grande Piattaforma.
• RELATORE INTERNAZIONALE:
• Paese: Australia

• Indirizzo posta elettronica: paulkeating@mua.org.au

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Dichiarazione finale dell’Incontro Mondiale contro l’Imperialismo

DICHIARAZIONE FINALE DELL’INCONTRO MONDIALE CONTRO L’IMPERIALISMO

Noi, le delegazioni dei partiti politici e dei movimenti sociali, riunite nella città di Caracas, capitale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, in occasione del “Incontro mondiale contro l’imperialismo”, dopo le deliberazioni realizzate abbiamo raggiunto le seguenti conclusioni:

Il futuro dell’umanità è in grave pericolo. La pace sul pianeta è gravemente minacciata a causa della politica di aggressione militare degli Stati Uniti e dei suoi alleati, così come della micidiale corsa agli armamenti che riporta solo dividendi alle grandi società dell’industria militare. La guerra è il meccanismo preferito dall’espansionismo imperiale, in particolare quello degli Stati Uniti, e che osserviamo drammaticamente nei più recenti conflitti regionali che hanno gravemente colpito i popoli della Siria, Yemen, Iraq, Libia, Afghanistan e l’intera regione.

Allo stesso modo, la specie umana subisce le devastazioni causate dalla voracità di un modello economico che nel suo sviluppo suicida distrugge la natura a causa dell’insaziabile ossessione di massimizzare i profitti. Questa è precisamente la logica del sistema capitalista, che non solo compromette il suo funzionamento ma mette in pericolo anche l’esistenza dell’umanità.

Il modello neoliberista che amplifica la globalizzazione delle grandi società sotto il dominio degli stati imperialisti ha reso l’economia mondiale molto fragile. Le crisi sono più ricorrenti e grandi speculatori finanziari dominano il pianeta. Nella distribuzione della ricchezza generata, è stato imposta la disuguaglianza, l’ingiustizia e l’esclusione che colpisce una parte crescente della popolazione mondiale. I flagelli della povertà e della miseria colpiscono miliardi di persone come mai prima nella storia dell’umanità. Indubbiamente, lo sviluppo del capitalismo genera fenomeni insostenibili, dal punto di vista sociale, politico ed etico.

A ciò si aggiunge una crisi etica derivata dal modo di vivere prevalente nelle economie di mercato, dove si cancellano le culture nazionali e i valori umani, in termini di imposizione della società dei consumi. Il culto degli antivalori del capitalismo contribuisce a potenziare la crisi della condizione umana generata nell’attuale modello di coesistenza.

L’imperialismo è in crisi e questo lo rende molto più aggressivo, pericoloso e distruttivo. Prima del crepuscolo del mondo unipolare, l’imperialismo USA attua una strategia di dominio globale. L’impegno geopolitico della Casa Bianca di fronte alla resistenza dei popoli e l’emergere di potenze emergenti è quello di difendere la loro egemonia, attraverso una politica neocoloniale volta ad appropriarsi delle risorse naturali, in particolare le risorse energetiche, il controllo dei mercati e dominare politicamente le nazioni.

Per preservare l’attuale ingiusto ordine mondiale, l’imperialismo viola il diritto internazionale pubblico, ha trasformato il mondo in un grande teatro di operazioni militari, sviluppa misure coercitive unilaterali, impone leggi extraterritoriali, attacca il multilateralismo, viola la sovranità delle nazioni e sopprimere l’autodeterminazione dei popoli. Nella sua concezione arrogante, i suoi confini arrivano fino a dove i suoi interessi espansionistici si estendono.

In linea con questa politica, l’imperialismo ricorre all’intervento militare, alla destabilizzazione politica dei governi, alle guerre e al blocco economico. La sua pianificazione strategica concepisce la NATO come il braccio militare globale del neoliberismo. Inoltre, nell’ambito della sua dottrina della guerra non convenzionale, le azioni terroristiche, l’uso dei paramilitari, la giudicizzazione delle leadership antimperialiste e l’omicidio selettivo, sono alcune delle azioni più emblematiche di una politica genocida, che pone in pericolo l’umanità.

Tali pratiche sono state “legittimate” attraverso l’industria culturale del capitalismo, le grandi transnazionali della comunicazione e l’uso dei social network. Allo stesso modo, l’uso dei “Big Data” è diventato un’arma formidabile per modificare il comportamento della popolazione e influenzare le loro decisioni politiche.

Nel tentativo di imporre il “pensiero unico”, i potenti del mondo manipolano le credenze religiose, cercano di giustificare le attuali relazioni di potere a scapito della democrazia, l’imposizione del libero mercato, il razzismo di stirpe euro-centrica, la segregazione delle minoranze, l’oppressione di genere, il carattere eugenico del modello educativo globale, tra molti altri fattori, che si adattano perfettamente ai requisiti della dittatura del capitale.

Il capitalismo neoliberista rafforza lo sfruttamento della classe operaia, opprime ulteriormente le donne in termini di massimizzazione dei profitti delle grandi transnazionali, strappa il futuro dai giovani e offusca l’identità dei popoli originari. Ciò dimostra che la soluzione ai grandi problemi del mondo di oggi richiede un nuovo modello di convivenza umana.

In quel contesto, il mondo multicentrico e pluri-polare emerge con maggiore forza. Il rafforzamento politico ed economico di potenze come la Russia e la Cina, insieme a quello di altre nazioni, fa da contrappeso sempre più grande al potere dell’imperialismo USA. Ovviamente, l’eroica resistenza in Medio Oriente, le lotte dei popoli dell’America Latina e dei Caraibi, hanno contenuto e respinto i piani dell’imperialismo.

Inoltre, le esperienze dei governi progressisti nel mondo stanno già emergendo come alternativa al neoliberismo. Ne è un esempio la Rivoluzione bolivariana, che viene proiettata come referente antimperialista con enorme forza popolare nel quadro della potente unione civile-militare e sulla base dell’ideologia del Libertador Simón Bolívar e del comandante Hugo Chávez.

Ciò ha provocato il brutale attacco dell’imperialismo americano contro il popolo venezuelano, che ha dimostrato dignità e amore per il paese, ratificando il suo corso verso il socialismo in numerosi processi elettorali che sostengono la vigorosa democrazia partecipativa esistente in questo paese. I giorni difficili della lotta popolare hanno sconfitto le minacce di intervento militare USA, tentato colpo di stato e fonti di violenza terroristica.

Questo esempio di lotta a fianco di quello del Nicaragua e di Cuba, nonché i recenti progressi in Argentina e Messico, ha consentito il rafforzamento delle forze antimperialiste e porterà al rafforzamento di nuovi meccanismi di integrazione regionale (CELAC, ALBA-TPC, PETROCARIBE, ecc.). Sebbene in Honduras, Paraguay, Brasile, Ecuador, El Salvador e Bolivia, il neo-colonialismo sia stato riposizionato nel quadro della nuova edizione della Dottrina Monroe, le lotte popolari continuano.

Nel resto del mondo i popoli continuano a resistere, si ribellano e i governi popolari esercitano la loro sovranità. L’unità antimperialista è un obiettivo strategico che non può essere rinviato.

In questo contesto, questo “Incontro mondiale contro l’imperialismo” dichiara:

Esortiamo i popoli del mondo a lottare per la vita, la conservazione della natura e contro le condizioni strutturali che generano i cambiamenti climatici. Allo stesso modo, chiediamo alle nazioni sviluppate di lavorare in modo deciso per evitare la distruzione del pianeta e in particolare agli Stati Uniti per superare la sua posizione primitiva che cerca di ignorare il terribile danno che è causato alla natura con l’attuale modello produttivo basato sull’accumulo di capitale.

Accompagniamo la richiesta di costruire un ordine internazionale più giusto, che metta in primo piano gli interessi dei popoli e consenta lo sviluppo delle politiche di inclusione sociale e giustizia per superare le gigantesche disuguaglianze sociali ed economiche che prevalgono tra le nazioni del mondo.

Chiediamo ai cittadini del mondo di difendere la pace, la sovranità dei popoli e accompagnare le legittime lotte per il progresso socio-economico sulla base di un’ampia piattaforma di lotta unitaria contro il nemico comune, l’imperialismo statunitense.

Ripudiamo l’attuazione di misure coercitive unilaterali illegali da parte delle potenze imperialiste, poiché si tratta di politiche criminali che colpiscono il popolo. In particolare, condanniamo la politica di genocidio del blocco economico che si applica contro le nazioni del mondo che esercitano la loro sovranità.

Respingiamo la militarizzazione della nostra America e in particolare la presenza delle basi militari degli Stati Uniti in America Latina e nei Caraibi.

Condanniamo fermamente l’invasione militare e altre aggressioni commesse dall’imperialismo contro i popoli del Medio Oriente. In particolare, ripudiamo la violazione della sovranità di Siria e Iraq, le aggressioni contro la Repubblica islamica dell’Iran, nonché il vile omicidio del comandante Qasem Soleimani, martire dei popoli del mondo in lotta per la libertà.

Chiediamo rispetto per la sovranità del Venezuela, Cuba e Nicaragua e sosteniamo gli sforzi di Nicolás Maduro Moros, Presidente costituzionale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, per mantenere la pace.

Denunciamo il tentativo orchestrato dalla Casa Bianca di censurare le multi-statali TeleSur e HispanTV. Ciò costituisce un affronto alla libertà di espressione dei popoli.

Condanniamo il colpo di stato, orchestrato da Washington, contro il presidente Evo Morales Ayma. Ripudiamo la sanguinosa repressione e il razzismo contro il popolo dello stato plurinazionale della Bolivia.

Allo stesso modo, questo ‘”Incontro mondiale contro l’imperialismo” decide di:

Costruire una piattaforma unitaria mondiale organizzata da continenti, regioni, sotto-regioni e paesi per affrontare l’imperialismo. Tale struttura organizzativa sarà modellata in base alle peculiarità di ciascun territorio.

Effettuare durante l’anno “Incontri continentali contro l’imperialismo” al fine di formare le piattaforme unitarie continentali, regionali e sub-regionali articolate attorno a un piano comune di lotta contro l’imperialismo.

Convocare il “II incontro mondiale contro l’imperialismo” che si terrà a Caracas, capitale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, al fine di definire il nome della Piattaforma unitaria mondiale, nonché l’articolazione delle diverse piattaforme continentali e regionali in un piano mondo comune che gemella le lotte dei popoli.

Infine, questo “Incontro mondiale contro l’imperialismo” accetta di approvare l’Agenda di lotta adottata nel “I Incontro internazionale dei lavoratori in solidarietà con la rivoluzione bolivariana”, approvato dal “I Congresso internazionale delle donne”, dal “Congresso internazionale delle comuni, movimenti sociali e potere popolare”, per il ‘”I incontro internazionale dei popoli indigeni”, per il “Congresso internazionale dei popoli di origine africana” e il “Congresso internazionale della comunicazione”, tenutosi nella Repubblica Bolivariana del Venezuela durante l’anno 2019, agenda che include quanto segue:

Organizzare una giornata di mobilitazione internazionale a sostegno della rivoluzione bolivariana e contro il neoliberismo il 27 febbraio 2020. (Commemorazione dei 31 anni della prima insurrezione a Caracas contro il neoliberismo).

Convocare una mobilitazione mondiale per la pace in Venezuela, nella nostra America e contro i piani di guerra del governo degli Stati Uniti per il mese di aprile 2020.

Sviluppare una giornata internazionale di ripudio della dottrina Monroe, contro il blocco e altre misure unilaterali coercitive entro il 28 giugno 2020.

Creare fino al prossimo incontro una Commissione di coordinamento delle delegazioni presenti al “Primo incontro mondiale contro l’imperialismo” al fine di realizzare questo piano.

Approvato nella città di Caracas, culla del liberatore Simón Bolívar e capitale della Repubblica Bolivariana del Venezuela il 24 gennaio 2020.

Declaración Final Encuentro Mundial contra el Imperialismo 

por Encuentro Mundial contra el Imperialismo

Las delegaciones de los Partidos Políticos y Movimientos Sociales, reunidos en la ciudad de Caracas, capital de la República Bolivariana de Venezuela, con motivo del “Encuentro Mundial Contra el Imperialismo”, luego de las deliberaciones efectuadas hemos llegado a las siguientes conclusiones:

            El futuro de la humanidad está en grave peligro. La paz en el planeta se encuentra seriamente amenazada como resultado de la política de agresiones militares de los EE.UU y sus aliados, así como de la mortal carrera armamentista que sólo le reporta dividendos a las grandes corporaciones de la industria militar. La guerra es el mecanismo predilecto del expansionismo imperial, en especial, del estadounidense y eso lo observamos dramáticamente en los más recientes conflictos regionales que han afectado gravemente a los pueblos de Siria, Yemen, Irak, Libia, Afganistán y a toda la región. 

Asimismo, la especie humana sufre los estragos ocasionados por la voracidad de un modelo económico que en su despliegue suicida destruye la naturaleza por la insaciable obsesión de maximizar ganancias. Esa es precisamente la lógica del sistema capitalista, la cual ya no sólo compromete su funcionamiento sino que también pone en peligro de extinción de la humanidad.

            El modelo neoliberal que instrumenta la globalización de las grandes corporaciones bajo la dominación de los Estados imperialistas, le ha impreso a la economía mundial una gran fragilidad. Las crisis son más recurrentes y los grandes especuladores financieros dominan el planeta. En la distribución de la riqueza generada se ha impuesto un parámetro de desigualdades, injusticias y exclusión que afecta a una creciente parte de la población mundial. Los flagelos de la pobreza y la miseria afectan a millardos de personas como nunca antes en la historia de la humanidad. Sin dudas, el desarrollo del capitalismo engendra fenómenos insostenibles, desde el punto de vista social, político y ético.

A esto se le agrega una crisis ética derivada del modo de vida imperante de las economías de mercado, donde se sepultan las culturas nacionales y los valores humanos, en función de imponer la sociedad de consumo. El culto a los antivalores del capitalismo contribuye potenciar la crisis de la condición humana generada en el actual modelo de convivencia.

            El imperialismo está en crisis y esto lo hace mucho más agresivo, peligroso y destructivo. Ante el ocaso del mundo unipolar, el imperialismo estadounidense implementa una estrategia de dominación global. La apuesta geopolítica de la Casa Blanca frente a la resistencia de los pueblos y la irrupción de potencias emergentes, ha sido defender su hegemonía, mediante una política neocolonial orientada a apropiarse de los recursos naturales, en especial de los recursos energéticos, controlar los mercados y dominar políticamente a las naciones.

            Para preservar el injusto orden mundial actual, el imperialismo violenta el derecho internacional público, ha convertido al mundo en un gran teatro de operaciones militares, desarrolla medidas coercitivas unilaterales, impone leyes de carácter extraterritorial, ataca el multilateralismo, vulnera la soberanía de las naciones y suprime la autodeterminación de los pueblos. En su arrogante concepción, sus fronteras llegan hasta donde se extienden sus intereses expansionistas.

            En consonancia con esta política, el imperialismo recurre a la intervención militar, a la desestabilización política de los gobiernos, a las guerras y al bloqueo económico. Su planeación estratégica concibe a la OTAN como el brazo militar global del neoliberalismo. Adicionalmente, en el marco de su Doctrina de la Guerra No Convencional, acciones terroristas, el uso de paramilitares, la judicialización de liderazgos antiimperialistas y el asesinato selectivo, son algunas de las acciones más emblemáticas de una política genocida, que coloca en peligro a la humanidad.

            Tales prácticas han sido “legitimadas” a través de la industria cultural del capitalismo, las grandes trasnacionales de la comunicación y el uso de las redes sociales. Igualmente, el uso de la “Big Data” se ha constituido en una formidable arma para modificar el comportamiento de la población e incidir en sus decisiones políticas.

            En el intento de imponer el “pensamiento único”, los poderosos del mundo manipulan las creencias religiosas, tratan de justificar las actuales relaciones de poder en detrimento de la democracia, la imposición del libre mercado, el racismo de estirpe eurocéntrica, la segregación de las minorías, la opresión de género, el carácter eugenésico del modelo educativo global, entre muchos otros factores, que se ajustan perfectamente a los requerimientos de la dictadura del capital.

El capitalismo neoliberal afianza la explotación de la clase trabajadora, oprime aún más a la mujer en función de maximizar la ganancia de las grandes trasnacionales, arrebata el futuro a la juventud y  desdibuja la identidad de los pueblos originarios. Esto evidencia que la solución a los grandes problemas del mundo actual demanda un nuevo modelo de convivencia humana.

En ese contexto, el mundo multicéntrico y pluripolar emerge con mayor fuerza. El fortalecimiento político y económico de potencias como Rusia y China, junto al de otras naciones, le hacen un contrapeso cada vez más serio al poder del imperialismo estadounidense. Evidentemente, la heroica resistencia en el Medio Oriente, las luchas de los pueblos de América Latina y el Caribe, han contenido y hecho retroceder los planes del imperialismo.

            Más aún, las experiencias de los gobiernos progresistas en el mundo ya se perfila como una alternativa frente al neoliberalismo. Ejemplo de ello es la Revolución Bolivariana, que se proyecta como un referente antiimperialista con una enorme fortaleza popular en el marco de la poderosa unión cívico-militar y sobre la base del ideario del Libertador Simón Bolívar y del Comandante Hugo Chávez.

            Esto ha provocado el brutal ataque del imperialismo estadounidense contra el pueblo venezolano, que ha derrochado dignidad y amor por la  patria, ratificando su rumbo hacia el socialismo en numerosos procesos electorales que refrendan la vigorosa democracia participativa existente en este país. Duras jornadas de lucha popular han derrotado las amenazas de intervención militar estadounidense, intentos de golpe de Estado y focos de violencia terrorista.

            Este ejemplo de lucha junto al de Nicaragua y Cuba, así como los recientes avances en Argentina y México, ha permitido el fortalecimiento de fuerzas antiimperialistas y conllevará a reforzar los nuevos mecanismos de integración regional (CELAC, ALBA-TPC, PETROCARIBE, etc.,). Aunque en Honduras, Paraguay, Brasil, Ecuador, El Salvador y Bolivia se ha reposicionado el neocolonialismo en el marco de la nueva edición de la Doctrina Monroe, las luchas populares continúan.

            En el resto del mundo tambíen los pueblos resisten, se sublevan y los gobiernos populares ejercen su soberanía. La unidad antiimperialista es un objetivo estratégico impostergable.

           

En este contexto, el “Encuentro Mundial contra el Imperialismo”, declara:

 

Exhortamos a los pueblos del mundo a luchar por la vida, la preservación de la naturaleza y contra condiciones estructurales que generan el cambio climático. Igualmente, exigimos a las naciones desarrolladas a trabajar decididamente para evitar la destrucción del planeta y especialmente a los EE.UU a superar su postura primitiva que pretende desconocer el terrible daño que se ocasiona a la naturaleza con el actual modelo productivo basado en la acumulación del capital.

Acompañamos la demanda de construir un orden internacional más justo, que coloque en primer plano los intereses de los pueblos y permita desarrollar políticas de inclusión y de justicia social para superar las gigantescas desigualdades sociales y económicas que imperan entre las naciones del mundo.

Convocamos  a los ciudadanos del mundo a defender la paz, la soberanía de los pueblos y acompañar las legítimas luchas por el progreso socioeconómico sobre la base de una amplia plataforma de lucha unitaria en contra del enemigo común, el imperialismo estadounidense.

Repudiamos la implementación de las ilegales medidas coercitivas unilaterales por parte de las potencias imperialistas, ya que son políticas criminales que afectan a los pueblos. Especialmente, condenamos la política genocida de bloqueo económico que se aplica contra las naciones del mundo que ejercen su soberanía.

Rechazamos la militarización de Nuestra América y especialmente, la presencia de las bases militares de Estados Unidos en América Latina y el Caribe.

Condenamos de la forma más enérgica la invasión militar y demás agresiones cometidas por el imperialismo contra los pueblos del Medio Oriente. Especialmente, repudiamos la violación de la soberanía de Siria e Irak, las agresiones a la República Islámica de Irán, así como el vil asesinato del Comandante Qasem Soleimani, mártir de los pueblos del mundo que luchan por la libertad.

Exigimos respeto a la soberanía de Venezuela, Cuba y Nicaragua así como apoyamos los esfuerzos de Nicolás Maduro Moros, Presidente Constitucional de la República Bolivariana de Venezuela, por mantener la paz.

Denunciamos el intento orquestado por la Casa Blanca de censurar a las empresas multiestatales TeleSur e HispanTV. Esto se constituye en una afrenta a la libertad de expresión de los pueblos.

Condenamos el golpe de Estado, orquestado desde Washington,  en contra del  presidente Evo Morales Ayma. Repudiamos la cruenta represión y el racismo contra el pueblo del Estado Plurinacional de Bolivia.

 

Igualmente,el “Encuentro Mundial contra el Imperialismo”, acuerda:

 

Construir una Plataforma Unitaria Mundial organizada por continentes, regiones, sub-regiones y países en función de enfrentar al imperialismo. Dicha estructura organizativa será conformada en atención a las peculiaridades de cada territorio.

 

Realizar durante el año 2020 “Encuentros Continentales Contra el Imperialismo” a los fines de conformar las plataformas unitarias continentales, regionales y sub-regionales articuladas entorno a un plan de lucha común contra el imperialismo.

 

Convocar al “II Encuentro Mundial Contra el Imperialismo” a realizarse en Caracas, capital de la República Bolivariana de Venezuela, a los fines de definir el nombre de la Plataforma Unitaria Mundial, así como la articulación de las diferentes plataformas continentales y regionales en un plan común mundial que hermane las luchas de los pueblos.

 

Por último, el “Encuentro Mundial Contra el Imperialismo” acuerda hacer suya la Agenda de Lucha adoptada en el “I Encuentro Internacional de Trabajadores y Trabajadoras en Solidaridad con la Revolución Bolivariana”, refrendada por el “I Congreso Internacional de Mujeres”, por el “Congreso Internacional de Comunas, Movimientos Sociales y del Poder Popular”, por el “I Encuentro Internacional de Pueblos Indígenas”, por el “Congreso Internacional de Afrodescendientes” y el “Congreso Internacional de Comunicación”, celebrados en la República Bolivariana de Venezuela durante el año 2019, agenda que incluye lo siguiente:

 

  1. Realizar una jornada internacional de movilización en apoyo a la Revolución Bolivariana y contra el neoliberalismo el 27 de febrero del año 2020. (Conmemoración de los 31 años de la primera insurrección en Carcas contra el neoliberalismo)
  2. Convocar una movilización mundial por la paz en Venezuela, en Nuestra América y contra los planes de guerra del gobierno de Estados Unidos para el mes de abril de 2020.
  3. Desarrollar una jornada internacional de repudio a la Doctrina Monroe, contra el Bloqueo y demás Medidas Coercitivas Unilaterales para el día 28 de junio de 2020.
  4. Crear hasta el próximo Encuentro una Comisión Coordinadora de las delegaciones presentes en el “I Encuentro Mundial Contra el Imperialismo” a los fines de cumplir el presente plan.

 

Aprobado en la Ciudad de Caracas, Cuna del Libertador Simón Bolívar y Capital de la República Bolivariana de Venezuela a los 24 días del mes de Enero de 2020.

Caracas 13nov2019: Conversatorio con Giulio Palermo

Caracas: Fuerzas Bolivarianas marchan en rechazo al sesgado “Informe Bachelet”

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Las fuerzas políticas que apoyan a la Revolución Bolivariana y al Presidente Nicolás Maduro saldrán hoy a marchar en la capital de la República Bolivariana de Venezuela en rechazo al “informe de derechos humanos” presentando por la comisionada de DD.HH. de la ONU, la ex presidenta de Chile, Michelle Bachelet. Cabe recordar que este informe, que fue rechazado por el Consejo de Seguridad de la ONU, tenía un sesgo contra el actual gobierno venezolano y un guiño a las fuerzas pro estadounidenses ya que contenía una parcialidad a estas y no tomando en cuenta detalles y factores del actual estado de cosas en el país caribeño y culpando de todos los males a las autoridades Bolivarianas, cosa que en ojos más agudos es falso.

El punto de reunión será en el frontis de la sede de la CANTV para marchar hasta la esquina de las Carmelitas donde se efectuará un acto político y cultural donde intervendrán los dirigentes políticos de la Revolución Bolivariana.

Eventos similares tendrán lugar en todo el territorio del país sudamericano en las llamadas tribunas anti-imperialistas.

El evento será transmitido por el canal estatal Venezolana de Televisión.

Haga clic para ver la transmisión AQUÍ:

 

La Coordinadora Simón Bolívar con Lula libre

L'immagine può contenere: 1 persona, testoAl Pueblo De Venezuela,

Al Gobierno Bolivariano de Venezuela,

A los Pueblos y Gobiernos del Mundo,

A los Medios de Comunicación Nacionales e Internacionales,

A la Opinión Pública Nacional e Internacional,

Al Mundo entero,

Hermanos y Hermanas:

La Coordinadora Simón Bolívar, se solidariza con el camarada, amigo y ex presidente Luis Ignacio Lula da Silva, ante el arbitrario e injusto fallo del Tribunal Supremo de Justicia de Brasil el cual tiene como fin último impedir la voluntad del pueblo, en su lucha por la retoma del poder de las fuerzas populares y revolucionarias de ese país.

Rechazamos contundentemente la orden de prisión contra el ex presidente Lula, es un atropello jurídico porque la Constitución brasileña y las convenciones internacionales vigentes en Brasil, rechazan que una persona sea detenida sin que sean agotados todos los recursos ante las instancias competentes del sistema judicial, este es un ejemplo de como el sistema democrático esta en decadencia, generando desde el golpe parlamentario un estado de facto no democrático, violador de los derechos humanos.

Todos estos elementos enmarcados en la estrategia imperial de retomar el continente latinoamericano y debilitar la propuesta social y política de la izquierda en América Latina, hoy más que nunca los pueblos en lucha rechazamos cualquier intento de militarización, criminalización y desaparición de las y los dirigentes revolucionarias en Brasil como manera de someter la voluntad de su pueblo.

Junto a los movimientos del mundo desde la tierra de Bolívar y Chávez pedimos reiteradamente el respeto a la participación y la sindéresis; el cumplimiento de los derechos humanos y políticos que en el actual momento se ven vulnerados.

Nuestra solidaridad al pueblo brasileño, a las organizaciones y movimientos sociales, y con todo el vigor y la ternura revolucionaria al compañero Lula.

Desde la Coordinadora Simón Bolívar manifestamos en carta abierta que “La solidaridad es la ternura de los pueblos”.

Con Bolívar y Chávez, decimos ¡a la carga!

Desde Venezuela, Tierra de Libertadores, a 525 años del inicio de la Resistencia Antiimperialista en América, y a 207 años del inicio de Nuestra Independencia,

Suscribe:

La Coordinadora Simón Bolívar, una Organización de Base, Revolucionaria, Solidaria, Internacionalista, Indigenista, Popular y Socialista.

(VIDEO+FOTO) Primo Maggio 2019 a Caracas

L'immagine può contenere: una o più persone, folla, testo e spazio all'apertodi Ciro Brescia 

Ovviamente i media mainstream imperialisti non hanno alcun interesse a mostrare le immagini del Primo Maggio a Caracas e, nella misura che vi riescono e possono farlo, le occultano.

Dare credito alle schiere di politicanti nei penosi programmi televisivi, ormai format internazionali del capitale che hanno come unico obiettivo l’idiotizzazione teledipendente, significa assorbire il veleno della disinformazione, che semina confusione, diversione e intossicazione delle coscienze e dei sentimenti. 

Programmi in cui si sciorinano discorsi confusi e privi di qualsiasi razionalità, dove le relazioni di causa/effetto sono cancellate ed annientate. Ma ciò che superficialmente può apparire un segno di forza, ad analizzarlo con lucidità, non è altro che la dimostrazione della debolezza della borghesia e della crisi del suo sistema imperialista.

Le larghe masse in Venezuela stanno dimostrando che le minacce di Trump e dei sui fans fascisti, si possono affrontare con dignità e a testa alta. Dimostrano che la condizione previa per instaurare il socialismo si basa sulla rivendicazione della propria sovranità di Patria Indipendente, che è ciò che ci hanno insegnato i partigiani italiani con la vittoriosa guerra di Liberazione dal nazifascismo il 25 aprile del 1945.

La cosiddetta “sinistra” che non riesce a vedere oltre l’orizzonte della società borghese, fondata sui miti del “libero mercato”, della “libera concorrenza”, del “diritto” fondato sulla “proprietà privata”, inevitabilmente finisce al carro dei reazionari. L’ipocrisia della falsa alternanza tra “centro-destra” e “centro-sinistra” è sotto gli occhi di tutti: fanno finta di litigare di giorno mentre si spartiscono il bottino che hanno razziato la notte; lo hanno fatto in Yugoslavia, in Libia, in Afghanistan, in Iraq, ci hanno provato in Siria, in Ucraina, ed adesso ci vorrebbero provare in Venezuela. Ma il gioco da bari, di cui pure sono esperti collaudati, gli riesce sempre più difficile, e quindi devono necessariamente diventare sempre più subdoli, violenti e perversi.       

I reazionari sono tigri di carta, oggi più di ieri, e la loro relativa forza si basa solo sulla relativa debolezza delle larghe masse e dei rivoluzionari che sono alla loro testa. Relative appunto, perché la prima è destinata ad esaurirsi e la forza delle larghe masse a prevalere mettendo alla prova e rafforzando i rivoluzionari che sono e saranno sempre più decisamente alla loro testa. 

Il Primo Maggio è la giornata internazionale della classe operaia, del popolo lavoratore, che più si organizza in senso rivoluzionario e più dimostra la propria forza autonoma ed indipendente, non solo socialmente, economicamente e politicamente, ma soprattutto ideologicamente dalla borghesia e dai suoi banalizzanti e superficiali luoghi comuni. 

Il popolo venezuelano è un esempio per tutti i popoli del mondo che lottano, con la coscienza e gli strumenti che hanno a loro disposizione e nella misura in cui sono capaci di procurarseli e costruirseli, per la propria emancipazione, liberazione ed umanizzazione. 

Il popolo venezuelano è un esempio anche per noi in Italia, perché il socialismo è ancora di più qui ed oggi in un paese imperialista piuttosto che in Venezuela, immediatamente una necessità storica ed è possibile instaurarlo concretamente, nonostante il palese tradimento di quelle forze che pur dicendosi appartenenti alla “famiglia socialista” in Italia come in Europa, hanno consumato alle spalle dei popoli che avevano con generosità dato loro fiducia.

La Rivoluzione Bolivariana vive in Venezuela ed è un esempio per i popoli del mondo!
Renderemo l’Italia un nuovo paese socialista!
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Venezuela: togliere subito le sanzioni!

di Monica Perugini

Non è uno scatto venuto male, questa è Caracas adesso, dal balcone di S. Antonio.

Lo scatto è l’emblema di ciò che sta vivendo il popolo venezuelano ostaggio dei continui sabotaggi al sistema informatico delle centrali elettriche del paese operato da agenti esterni, come la stessa amministrazione nordamericana ammette sistematicamente e come il fantoccio Guaidó annuncia con perfetta previsione. Gli attuali black-out sono la conseguenza dei sabotaggi, mancando i pezzi di ricambio a causa dell’impossibilità di comprarli visto il criminale blocco economico finanziario.

Eppure in Europa si continua a parlare di regime! Quale regime permetterebbe ad un simile sciacallo di muoversi impunemente dentro e fuori il paese con mezzi infiniti di dubbia provenienza, indice 25 elezioni in 20 anni sistematicamente controllate da ispettori stranieri che ne certificano la regolarità? L’aggressione è evidente contro un popolo che, in ogni angolo del paese, non smette di ripetere che Maduro è il suo legittimo presidente e che la Rivoluzione socialista vuole e deve vivere.

L'immagine può contenere: 1 personaLe così dette democrazie occidentali dovrebbero finalmente prendere atto della situazione, anche se a loro non piace, visto che tanto cianciano di libere scelte. Togliere le sanzioni e far cessare l’isolamento del paese, ribellarsi al diktat degli Usa, riprendere le relazioni commerciali e l’import dal Venezuela. Non farlo significa essere complici di assassini, di coloro che spezzarono la democrazia cilena con il tragico golpe di Pinochet, ripetere la politica dimostrata in Libia, anzi, vista l’attuale condizione di quel paese, fare peggio: dare la riprova di una politica estera fatta di prevaricazione, guerra, aggressione a chi non si china all’imperialismo yankee ed europeo.

(VIDEO) 9mar2019: El Presidente Maduro en la marcha antiimperialista

Caracas 21feb2019: La “Estafeta Cultural” con Marinella Correggia

Guaidó, la fine di tutti i tuoi sogni

Nessuna descrizione della foto disponibile.di Carola Chávez

Ho visto le tue foto su Facebook, felicissima, lì nella strada di Las Mercedes, dove facevamo festa quando eravamo bambine, ricordi? Ti ho visto con il tuo nuovo berretto tricolore, con il tuo bel taglio di capelli, con i tuoi orecchini e le tue collane, con i tuoi bei vestiti. Sei sempre così civettuola, così ben curata, con il tuo buon gusto. Non ho visto i tuoi figli, suppongo che siano rimasti a casa della nonna.

Immagino che sia stato meglio: i bambini, silenziosi, sicuri e ben curati. Perché facciamo tutto per i bambini, vero? È per questo che sei uscita quel sabato, “per lottare per il loro futuro. E ti sei fermata lì per ascoltare il tuo nuovo leader, con attenzione, e quando ha chiesto – perché il mondo sappia – se vi spaventasse una guerra civile, tu, per il futuro dei tuoi figli, hai gridato con determinazione che “Nooooo!” che non avevi paura, come non hai paura di un’invasione dei Marines; tutto ciò che è necessario per liberarsi da quei chavisti, anche se tra quei chavisti ci sono i tuoi cugini e tuo padre.

Una guerra civile, che emozione! Voi credete che questa guerra, che dite di non temere, inizierà lontano dalla Caracas orientale, nel quartiere “23 de Enero”, mai nella zona Est della città, perché ci sono strade chiuse con posti di blocco e i loro vigilanti sottopagati impediranno alla violenza, che la guerra comporta, di raggiungere le vostre strade tranquille.

Voi credete che la scuola dei vostri figli continuerà a seguire felicemente i bambini, i quali, lontano dal terrore e dalla morte, continueranno le loro lezioni di inglese.

Che la tua vita rimarrà immutata e ancora meglio, libera.

Che la vostra attività crescerà perché non c’è niente di meglio per l’economia familiare di una guerra a meno che il vostro negozio non sia di pompe funebri. Niente è più bello di un massacro tra vicini, familiari e amici, io ti uccido, tu mi uccidi, e quelle profonde ferite che non guariscono mai più. La cosa importante è liberarsi del chavismo.

Vi conosco, conosco le vostre aspirazioni, il valore che date a quelle cose che chiamate “qualità della vita”, la vostra carriera, la vostra preziosa casa, la vostra sicurezza, il vostro futuro e quello dei vostri figli. Conosco anche la follia che ti cattura ogni volta che i tuoi capi organizzano una guarimba.

E perché ti amo, perché amo i tuoi figli, devo dirti, anche se invano, quella guerra civile che Guaidó vuole, che tu dici di non temere, sarebbe la fine di tutti i tuoi sogni, il futuro dei tuoi figli, la tua casa perduta, la tua vita persa nella fuga. Perché ti amo, voglio che tu capisca che nella guerra civile che vuoi non ci sono weekend, neanche per i bambini, nella tranquillità di Puerto Azul.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Romina Capone]

 

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