Venezuela: Comunicado CONATEL

84dfb9fb-4550-40e6-8666-fb82a7e02d6fpor Conatel

Se hace del conocimiento de la opinión pública que en la presente fecha esta Comisión Nacional de Telecomunicaciones (CONATEL), a fin de garantizar a los ciudadanos la existencia de las condiciones para desarrollar sus actividades dentro de un ambiente de seguridad, paz y confianza, en el que impere el orden y los valores fundamentales de un estado social, de derecho y de justicia, tal y como lo prevé la Constitución de la República Bolivariana de Venezuela en relación a la Ley de Responsabilidad Social en Radio, Televisión y Medios Electrónicos y otras leyes aplicables, inició procedimiento administrativo sancionatorio y las consecuenciales medidas cautelares, en virtud de la transmisión de la señal de CNN EN ESPAÑOL.

Tal procedimiento obedece al contenido que viene difundiendo la citada cadena internacional de noticias de forma sistemática y reiterada en el desarrollo de su programación diaria, de la cual se desprende de forma clara y perceptible contenidos que presuntamente constituyen agresiones directas que atentan contra la paz y la estabilidad democrática de nuestro pueblo venezolano, ya que los mismos generan un clima de intolerancia.

Puesto que sin argumento probatorio y de manera inadecuada difaman y distorsionan la verdad, dirigiendo las mismas a probables incitaciones de agresiones externas en contra de la soberanía de la República Bolivariana de Venezuela y el estamento de sus instituciones; lo cual es atentatorio al ordenamiento jurídico que rige la nación.

Tales hechos constituyen presuntas violaciones flagrantes a la garantía constitucional prevista por el Constituyente Patrio en el artículo 58, el cual es del siguiente tenor: “La comunicación es libre y plural y comporta los deberes y responsabilidades que indique la ley.

Toda persona tiene derecho a la información oportuna, veraz e imparcial, sin censura, de acuerdo con los principios de esta Constitución, así como a la réplica y rectificación cuando se vea afectada directamente por informaciones inexactas o agraviantes. Los niños, niñas y adolescentes tienen derecho a recibir información adecuada para su desarrollo integral”.

Es por todo lo antes expuesto que esta Comisión Nacional de Telecomunicaciones (CONATEL) ordenó como medida preventiva la suspensión y salida inmediata de las transmisiones del Canal de Noticias CNN en español en el territorio nacional.

Así mismo, resulta propicio instar a los medios de difusión, dueños de medios, concesionarios de frecuencias radioeléctricas, operadores de medios electrónicos, periodistas, corresponsales y en general, a todos aquellos que tienen acceso a medios de difusión, a ofrecer a nuestro pueblo información veraz y oportuna, ajustada a los valores propios de la sociedad venezolana, cuyos mensajes obedezcan fielmente a los hechos suscitados.

En la ciudad de Caracas, a los 15 días del mes de febrero de 2017.

Andrés Eloy Méndez González
Director General de la Comisión Nacional de Telecomunicaciones
Según Decreto Nº 2.494
GO Nº 41.014 de fecha 21 de Octubre de 2016
Av. Veracruz con Calle Cali, Edificio CONATEL, Urbanización Las Mercedes. Caracas, 1060 – Venezuela
Teléfonos: (58-212) 90-90-493 (Master) / Fax: (58-212) 993-53-78 / http://www.conatel.gob.ve

Impossibile torcere il braccio della rivoluzione bolivariana

da RT

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha perso la battaglia in Venezuela e non è riuscito a torcere il braccio della rivoluzione bolivariana, ha argomentato la giornalista venezuelana, Erika Ortega Sanoja, in questo articolo scritto in esclusiva per RT.

In America Latina c’è un detto popolare che è diventata una barzelletta: «Gli Stati Uniti sono l’unico paese del continente in cui non ci sono colpi di stato perché non c’è un’ambasciata yankee».

In Venezuela, la culla della rivoluzione bolivariana che promuove il socialismo del XXI secolo, c’è un’ambasciata USA e, in 16 anni, i suoi cittadini sono stati vittima di numerosi tentativi di sovvertire l’ordine costituzionale stabilito attraverso il suffragio universale.

Giovedi 12 febbraio si è compiuto un anno dal processo di destabilizzazione in Venezuela organizzata dai settori dell’estrema destra, che ha provocato l’uccisione di 43 persone, la maggior parte dei quali vittime di bande neofasciste.

Sotto lo stesso schema e sostenuta da esponenti dei golpes morbidi contro l’Europa dell’Est, due leader della minoranza dell’opposizione, Leopoldo López e Maria Corina Machado, hanno incitato i manifestanti in piazza “fino a che il governo non se ne va”.

Un anno dopo, gli stessi personaggi coinvolti nei piani di assassinio, si coalizzano con un altro oppositore, Antonio Ledezma, con un documento chiamato “l’accordo nazionale per la transizione”. Si redigono così le linee di un presunto nuovo governo, prima “dell’inevitabile collasso del regime”, che sarebbe stato sviluppato all’interno di un determinato tempo definito.

L’approccio del documento non è una novità: scioglimento delle autorità pubbliche, la ripresa del  controllo del PDVSA con una nuova politica, la richiesta di stanziamenti al Fondo Monetario Internazionale, nuovo processo di privatizzazione, cioè, tornare al neoliberismo. Più di quanto pianificato nel colpo di stato che 12 anni prima promosse il dittatore e uomo d’affari Pedro Carmona.

I promotori

La prima è Maria Corina Machado, agente del governo del presidente George Bush contro Chávez e destinataria dei fondi USAID, secondo la ricerca dall’avvocato e giornalista Eva Golinger. Ha cercato senza successo di essere l’alfiere dell’opposizione a Chávez come un concorrente nelle elezioni presidenziali di ottobre 2012. Ha perso il suo seggio in seno all’Assemblea nazionale nel 2014 per aver violato la legge quando ha cercato di andare contro la Repubblica nell’Organizzazione degli Stati Americani sostenendo il presidente di Panama, Ricardo Martinelli.

Nel frattempo, Antonio Ledezma, attuale sindaco di Caracas, partecipa alla stesura del documento, pur essendo accusato di aver cercato finanziamenti per le guarimbas  e anche di fornire supporto ai terroristi come Lorent Gómez Saleh, che è stato espulso dalla Colombia quando in alcuni video confessava di aver pianificato attacchi contro funzionari pubblici, dirigenti popolari di organizzazioni di base e punti di strategici del paese.

Infine, Leopoldo Lopez, direttore nazionale del partito “Volontà Popolare”, collegato con il presidente colombiano Alvaro Uribe Vélez, firma il documento dietro le sbarre, mentre attende di essere processato dalla giustizia venezuelana per aver promosso con la sua presenza e i suoi discorsi le violenze del 2014. Convertito dalla destra transnazionale in una specie di martire, ha il sostegno della CNN in lingua spagnola e il suo caso è usato per dire che in Venezuela i diritti umani sarebbero violati.

Tentativi di colpo di Stato

Secondo le informazioni fornite, giovedì scorso, dal presidente Maduro, la pubblicazione sulla stampa dell’accordo nazionale per la transizione sarebbe stato il segnale per l’attivazione di un colpo di stato militare. Estremamente difficile, perché il rispetto della costituzionalità nell’ambito delle Forze armate nazionali bolivariane è quasi totale, la destra cercava un gruppo di militari venali per i loro scopi.

Sono riusciti a formare un gruppo di circa 17 agenti attivi, ai quali il Dipartimento di Stato ha concesso i visti per il solo fatto di essere disposti a rovesciare Maduro.

Il piano «consisteva nell’attaccare con gli aerei Tucano i punti strategici di alcune istituzioni statali, come il Ministero della Difesa, il Ministero degli Esteri, Giustizia e Pace, Palazzo Miraflores, sede del governo nazionale, e il canale Tv Telesur », ha spiegato in un discorso pubblico, il presidente Maduro.

L’attacco sarebbe stato realizzato durante la trasmissione di un video di 8 minuti e 30 secondi di lunghezza, registrati dal gruppo di militari attivi, oltre a un civile, indossando uniformi e passamontagna, che assumevano l’esecuzione del piano del colpo di stato.

Uno sarebbe stato corrotto, secondo il presidente dell’Assemblea Nazionale, Diosdado Cabello Rondon, il primo tenente, José Antich Ricardo Zapata, già arrestato, pilota dell’aereo Tucano e «incaricato con chi aveva contatti negli USA per chiedere asilo e i visti».

In ricerche condotte in questi giorni, Cabello ha dichiarato, che «fucili AR15 sono stati trovati con i loro rispettivi caricatori, riviste, granate, una pistola HK, computer e uniformi militari».

Nella pianificazione, finanziamento e  collaborazione per la cosiddetta “Operazione Gerico”, Cabello ha menzionato varie personalità della borghesia venezuelana come Julio Borges, fondatore del partito Primero Justicia; Parsifal D’Sola, uomo d’affari e attivista politico; María Corina Machado e Pedro Mario Burelli, che hanno messo in contatto a Washington due soldati con il discepolo di Gene Sharp, Peter Ackerman; tra gli altri.

Da dove provengono gli aerei?

Un dettaglio importante della ricerca è legata alla provenienza degli aerei per bombardare i siti, che comprendeva anche l’ufficio del Procuratore generale, la Corte Suprema, tra gli altri.

E, secondo le autorità, gli aerei Tucano venezuelani sono a terra per riparazioni importanti, «hanno un difetto nel telaio, in un pezzo della ruota anteriore. É una falla strutturale», ha spiegato Diosdado Cabello.

Si segnala, inoltre, che a Panama era  latitante il tenente Eduardo Figueroa Marchena, uno dei possibili piloti di questi velivoli che aveva partecipato al complotto.

In precedenza, il presidente Maduro aveva manifestato alcuni sospetti: «Ho chiesto alla cancelliere Delcy Rodriguez, che era a Mosca, di comunicare con i rappresentanti diplomatici dei Paesi Bassi che sono in attesa per questo tipo di velivolo nei loro aeroporti. Ho provato a fare lo stesso con il presidente Santos, al quale ho chiesto di parlare diverse volte, ma non c’è stata possibilità perché era in volo».

L’intenzione di Maduro è stato quella di richiamare la più alta gerarchia colombiana sul pericolo che avrebbe corso nel far decollare un velivolo di questo tipo dal suo territorio. Già anni fa, l’ex ministro della difesa e il giornalista venezuelano José Vicente Rangel, aveva denunciato l’acquisto di aerei da parte dei banchieri latitanti venezuelani, come Eligio Cedeño e Nelson Mezerhane, coinvolti in appropriazione indebita nelle istituzioni finanziarie e altri reati. Questi velivoli sarebbero, secondo le informazioni di Rangel, in Colombia.

Gli USA concedono più visti

L’imbarazzo del presidente Obama nel riconoscere con sicurezza di torcere il braccio a paesi che non ascoltano le sue richieste, è stato dimostrato nel documento di strategia di sicurezza nazionale del 2015.

Pubblicato, venerdì scorso, dalla Casa Bianca, il poliziotto del mondo ha chiarito che quest’anno avrebbe sostenuto «i cittadini dei paesi in cui il pieno esercizio della democrazia è a rischio, come il Venezuela».

Il giorno prima del tentativo di colpo di stato contro Maduro, il vicepresidente Joe Biden ha incontrato la moglie di Leopoldo López. L’incontro è stato annunciato attraverso i social network, attraverso l’account di Biden: «Ho incontrato i venezuelani colpiti dalla oppressione del loro governo, per sottolineare il nostro impegno a promuovere i diritti umani nel mondo». In questo scenario, non ci sono coincidenze.

Le sanzioni del Senato degli Stati Uniti, proposte contro coloro che indagano o arrestano le azioni sediziose, sono un chiaro esempio del sostegno che hanno settori della borghesia venezuelana.

Ma per mettere mano alla prima riserva di petrolio al mondo con più di 300.000 milioni di barili di riserve accertate; così come l’oro, i minerali e l’acqua nella terra di Simon Bolivar, dovrà fare di più.

Non sarà sufficiente far scomparire i prodotti del paniere di base, come hanno fatto per rovesciare Allende nel 1973 o assoldare mercenari per unire i fuochi di gruppi neo-nazisti, nello stile dello rivoluzioni colorate.

Per battere la rivoluzione bolivariana, devono fare i conti con la coscienza di un popolo, che si è risollevato con Hugo Chávez, dopo 500 anni di lotta. Questo non accadrà.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

(VIDEO) Se la CNN avesse perso l’intervista completa…

… l’abbiamo qui a disposizione

Attenzione, il video non dura un’ora e quaranta, per qualche motivo contiene due volte la stessa intervista.

Repetita juvant, vedi mai che la CNN se ne dimenticasse. Uno gliela posta due volte, così se la ricorda.

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