Da Cuba all’Italia: chiarezza sui vaccini!

da Comitato Nazionale “Chiarezza sui Vaccini”Marxismo e metodo scientifico nella nuova fase pandemica

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il documento fondativo.

Riteniamo che Cuba socialista sia un punto di riferimento imprescindibile anche per quanto riguarda la ricerca scientifica e lo sviluppo delle biotecnologie, come nel caso dell’Istituto Finlay de La Habana e del CIGB all’avanguardia nel disegno e nella realizzazione dei nuovi vaccini contro la Covid-19.

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MARXISMO E METODO SCIENTIFICO: LOTTA IDEOLOGICA E POLITICA NELLA NUOVA FASE PANDEMICA

Riportare al centro gli interessi di classe e la difesa della salute collettiva per uscire dall’emergenza e aprire nuove prospettive

Un anno e mezzo di pandemia ha messo a nudo la crisi del sistema capitalistico.

L’evidente fallimento delle misure di contenimento – sempre parziali e tardive – attuate dai paesi capitalistici europei, nordamericani ed in generale dalla stragrande maggioranza dei paesi OCSE che seguono le dottrine neoliberiste e le crescenti conseguenze della tattica delle mezze misure prolungate sulle attività economico-sociali maggiormente colpite, hanno provocato disastrosi effetti in termini di salute pubblica, in un clima altalenante di sfiducia ed incertezza.

INFODEMIA

Nel quadro del lento massacro culturale del sistema di educazione pubblica e nel disorientamento ideologico di molti, si sono fatte strada le più fantasiose teorie. In tale clima – mentre infezioni, ricoveri e decessi crescevano – si è diffusa una infodemia incontrollata di “notizie” spesso esaltate, decontestualizzate nonché manipolate (e difficilmente verificabili dai più). Le pseudo-informazioni si sono moltiplicate attraverso un pullulare di blog acchiappa-click ed una informazione mainstream confusionaria e spesso calibrata sulle esigenze economiche immediate di alcuni gruppi dominanti. In questo contesto, hanno avuto gioco facile le attività di nuove sette e altri gruppi reazionari, spesso orientati da campagne abilmente costruite e veicolate trasversalmente in differenti ambiti culturali, sociali, economici e politici e si sono fatte strada le più svariate e fantasiose teorie cospiranoiche circa la reale esistenza o la genesi dell’epidemia da SARS-CoV-2 o in relazione alla natura e alla presunta pericolosità dei vaccini.

UNA GESTIONE FALLIMENTARE NEI PAESI CAPITALISTICI

Da un anno e mezzo denunciamo e condanniamo la gestione della pandemia, nel mondo capitalistico occidentale in generale ed in Italia in particolare, spesso contraddittoria e costellata da errori clamorosi, a partire dalla mancata zona rossa di Alzano e Nembro (Bergamo) e dall’imperdonabile ritardo nella strategia di tracciamento nel 2020, fino alle complicazioni della prima fase della vaccinazione di massa con le case farmaceutiche inadempienti, senza alcuna seria risposta a livello europeo, proseguita con la sclerotica e confusionaria gestione della vicenda Astrazeneca. Tale pessima e contraddittoria gestione, tuttavia, non è la prova di complotti e cospirazioni, come credono taluni, ma la risultante dell’incapacità delle istituzioni borghesi a garantire il “bene comune”. I governi dei paesi capitalistici, stretti dalle lobby industriali che hanno imposto di non fermare la produzione dopo il primo parziale lockdown del governo Conte e che hanno ritardato in modo irresponsabile ogni iniziativa di contenimento, proprio nelle fasi di crescita esponenziale dei contagi (si pensi alla seconda ondata dello scorso ottobre), hanno scelto la strada della cosiddetta “convivenza con il virus”, privilegiando la difesa di interessi particolari anziché la salute pubblica. Si tratta dell’incapacità a sostenere gli interessi generali che Marx stesso aveva compreso fin dagli scritti giovanili e che purtroppo non è chiara a molti militanti ed intere organizzazioni. In tutta evidenza, queste ultime, nonostante si definiscano comuniste, non sono ancora in grado di conquistare la sufficiente e necessaria autonomia ed indipendenza ideologica e politica dall’influenza delle classi dominanti, rendendo decisamente sterili e velleitari i loro stessi proclami rivoluzionari.

Le istituzioni politiche, sempre più screditate a causa della loro incapacità di gestione, incapacità propria di una classe politica di arruffoni e navigatori a vista, più che di una classe dirigente, non sono in grado di fornire una comunicazione efficace, alimentando scetticismo ed assenza di fiducia che pervadono una fascia di popolazione certamente più ampia rispetto a quella degli “anti-vaccinisti ideologici”: la pandemia sempre più colpisce questi ultimi, tra i quali troviamo molti pazienti delle terapie intensive nell’ultimo periodo, ma anche strati di popolazione non protetta, soprattutto a causa della disinformazione e dell’incapacità dei governi borghesi oltre che per la presa di una propaganda reazionaria che ha fatto breccia o disseminato dubbi anche in ambienti tradizionalmente distanti dalla destra più estrema.

IL DISEGNO REAZIONARIO DEI NEOCONS E LO SBANDAMENTO DELLA SINISTRA DI CLASSE

In differenti paesi, dall’America latina all’Europa dell’est, fino in Italia, con le cronache degli ultimi giorni, assistiamo al diffondersi di ideologie e posizioni anti-scientifiche ed irrazionali, alla base di mobilitazioni di matrice chiaramente reazionaria. Purtroppo queste tendenze sono diffuse non solo tra le organizzazioni di natura conservatrice, se non dichiaratamente neofascista, e nei settori di piccola-media borghesia (in molti casi le piccole attività) particolarmente colpiti dalle mezze misure prolungate, ma anche negli ambiti del “pensiero critico” e di un certo attivismo sociale; mentre tra le larghe masse della popolazione – nonostante l’inettitudine delle classi dominanti – ha prevalso in Italia una netta adesione alla campagna di vaccinazione che al momento tocca circa il 73% della popolazione (con l’impressionante numero di quasi 44 milioni di persone che ad oggi hanno aderito alla campagna di vaccinazione in Italia, pari ad oltre l’80% della popolazione vaccinabile). L’orientamento e le tendenze in vario modo anti scientifiche – sia pur minoritario ed apparentemente residuale – sta attraversando in forma trasversale ogni formazione politica ed ogni ambito sociale organizzato, interessando la maggior parte delle organizzazioni politiche e sindacali della sinistra di classe, sia nella base militante sia nei gruppi dirigenti. Questa situazione spiega l’ambiguità nelle posizioni e indicazioni politiche, mostrando un perverso meccanismo di ricerca del consenso, o una errata interpretazione della linea di massa, piuttosto che la costruzione di una direzione politica basata sulla chiarezza e su una visione scientifica della realtà: in questo senso la scarsa comprensione della realtà concreta è indice di una forte debolezza e subalternità ideologica. Non è un caso che dietro ad una certa propaganda si nascondano soggetti ambigui legati ai locali circuiti della setta nordamericana “QAnon” e dell’estrema destra. Si tratta di una dinamica operante non solo in Italia e nell’Unione Europea, ma anche in Russia, nel Brasile di Bolsonaro, in Argentina ed in altri paesi: una campagna che abbiamo osservato attentamente e visto crescere sin dall’inizio, e che ha preso avvio negli USA all’ombra della precedente amministrazione Trump. Chi condivide piazze e parole d’ordine con questi soggetti deve prendere consapevolezza che si sta assumendo la responsabilità di favorire il loro disegno apertamente reazionario.

Si sta diffondendo un approccio limaccioso, che mescola frammenti di pensiero (apparentemente) critico con atteggiamenti anti-scientifici e irrazionalistici, in un mix che alimenta in maniera indistinta la sfiducia nel potere costituito a prescindere dal suo carattere (borghese conservatore, riformista, o socialista), diffidenza e scetticismo nei riguardi di ogni dato ufficiale o informazione scientificamente fondata, arrivando persino alla aperta avversione verso i medici e gli stessi lavoratori della sanità. Questo fenomeno sta producendo una crescita del pensiero anti-progressista che, anziché dirigere le più ampie masse verso la prospettiva di un’alternativa di sistema in chiave anticapitalista e comunista, affonda nel ribellismo senza prospettive o nel ripiegamento familistico e comunitaristico, nell’individualismo soggettivista e antisociale, o nella polarizzazione esasperata da social network. 

Le forze che si dichiarano apertamente neofasciste stanno tentando di cavalcare e orientare queste inquietudini, finora con esiti piuttosto scarsi, ma con sempre maggiore visibilità e con l’obiettivo di alimentare confusione e diversione dalla lotta di classe, una dinamica favorita dai riflettori mediatici, deviando l’attenzione su una polarizzazione in realtà sterile ed utile alle classi oggi ancora dominanti ma sempre meno dirigenti.

LA NECESSITÀ DI FARE CHIAREZZA SUI VACCINI

È giunto il momento di fare chiarezza su alcuni aspetti, centrali per chi non ha abbandonato una visione del mondo dialettica e storico-materialistica, una visione scientifica della realtà, nonché della necessità e possibilità della sua trasformazione, e che non ha intenzione di sostituirla con un vuoto ribellismo velleitario.

Nelle prime fasi dello scorso anno, 2020, immediatamente a ridosso del primo lockdown, era già necessario rivendicare l’attuazione di misure nette di contenimento, test massivi e gratuiti e misure anticipate all’inizio della seconda ondata di ottobre, seguendo l’esperienza cinese “covid zero” (anziché quella “convivenza con il virus” dei paesi OCSE con poche eccezioni), iniziative tali da evitare il disastro sanitario e un periodo interminabile di mezze misure, invece che legittimare – come hanno fatto alcuni – mobilitazioni contrarie ad ogni pur tardiva ed insufficiente misura di contenimento. Allo stesso modo chi oggi insegue le mobilitazioni anti-vacciniste o variamente riduzioniste non fa che aggiungere confusione invece che fare chiarezza, diversione anziché direzione rispetto ai movimenti spontanei.

Basta con le ambiguità, le banalizzazioni e i luoghi comuni: sui vaccini occorre fare chiarezza!

In merito alla campagna vaccinale, ed alla pandemia in generale, occorre osservare con attenzione i dati, i numeri, i risultati di iniziative di contenimento e di diffusione della vaccinazione nei differenti paesi. Un dato ormai evidente è la protezione dalle forme più gravi di infezione della popolazione vaccinata, consolidato negli ultimi mesi ed in relazione all’uso di tutti i vaccini in circolazione, siano essi di produzione occidentale capitalistica o meno. Ottimi i dati in Uruguay, ad esempio, con una copertura altissima della popolazione, raggiunta in breve tempo con la vaccinazione di massa, in larga parte immunizzata con il vaccino cinese Sinovac (crollo verticale di casi positivi, casi gravi e decessi).

Se il dato sulla protezione a livello clinico in ogni paese deve essere osservato nel tempo, l’aspetto e la ricaduta della vaccinazione sul piano epidemiologico richiede una attenta valutazione là dove la vaccinazione ha raggiunto percentuali elevate della popolazione. Si tratta di considerare molte variabili, sapendo che i vaccini non sono bacchette magiche miracolose, ma potenti strumenti da affiancare ad una vigilanza sanitaria puntuale, con test massivi a disposizione di tutti e tracciamento, con lo sviluppo di un sistema sanitario pubblico e con la messa a punto di cure specifiche per questo tipo di patologie. Chi si illude di risolvere il problema con le sole cure precoci mostra di non comprendere cosa sia una epidemia di questo tipo e le sue conseguenze senza misure di contenimento e mitigazione degli effetti, altrimenti disastrosi e tali da travolgere qualsiasi sistema sanitario, anche il più evoluto.

Non dobbiamo mai stancarci di ripeterlo e sottolinearlo:

1. il vaccino, qui ed ora, è indispensabile ed imprescindibile ma non va contrapposto alle altre misure. Le altre misure di profilassi generale non sono in alternativa alla vaccinazione di massa ma sono complementari ad essa. Il “consenso informato” non è una liberatoria e consente comunque la richiesta di risarcimento per i rarissimi casi di conseguenze da reazioni avverse, come confermato da sentenza della Corte Costituzionale, che equipara i vaccini obbligatori a quelli consigliati dalle istituzioni statali e regionali.

2. la sanità pubblica e il suo rafforzamento, in prospettiva, non devono essere considerati “spesa” da tagliare, bensì pubblico investimento, anch’esso indispensabile ed imprescindibile, per il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione.

Riguardo all’adozione di questo o quel vaccino da parte dei differenti enti regolatori (EMA, FDA, ecc.) ogni paese opera proprie scelte, ma occorre denunciare la differenza tra la validazione di questo o quel vaccino da parte degli enti regolatori, dal riconoscimento di ogni vaccino sviluppato seguendo i protocolli codificati di sperimentazione clinica e quantomeno dal riconoscimento doveroso di ogni vaccino considerato valido dall’OMS (si pensi ai vaccini cinesi). Il mancato riconoscimento da parte di Italia e UE (ma non da parte di altri paesi membri) dei vaccini non di produzione occidentale non ha motivazioni sanitarie ma solo geopolitiche.

Il non riconoscimento di questi vaccini, usati in decine di paesi, ha conseguenze negative nelle relazioni economiche, sociali e culturali tra i popoli, oltre che conseguenze negative per le comunità italiane all’estero (ad esempio in America latina dove prevalente è l’uso dei vaccini di produzione cinese o russa) e per i lavoratori stranieri residenti in Italia. Lo stesso dicasi per il riconoscimento dei vaccini cubani attorno ai quali c’è grande attenzione da parte della comunità scientifica mondiale e di molti governi. In queste ore si registra grande interesse per il vaccino cubano Soberana II che assieme ai cinesi Sinovac e Sinopharm è sviluppato per la vaccinazione già in età pediatrica.

Assodato dunque che il vaccino non fa miracoli, non siamo certi che questa verità elementare che con un minimo di conoscenza storica dell’argomento dovrebbe essere evidente, sia chiara ai governi della borghesia. Soprattutto nei paesi capitalistici dell’area OCSE, infatti, i governi hanno prodotto una comunicazione esageratamente ottimistica sull’imminente uscita dalla pandemia una volta portata a termine la campagna vaccinale, che forse rientra nel libro dei sogni della borghesia e dei propri comitati d’affari per consentire un immediato ritorno alla situazione economica pre COVID-19.

LE CONTRADDIZIONI IN SENO AL GOVERNO DEL CAPITALE

Il capitalismo ogni giorno deve fare i conti con le contraddizioni che egli stesso ha creato ed anche in questo caso non riesce ad uscirne. I governi borghesi, stretti da un lato dalla difesa degli interessi privati come quelli delle case farmaceutiche, dall’altro lato dall’impossibilità di uscire dalla pandemia con questo quadro d’insieme, stanno iniziando a rendersi conto della necessità di permettere la vaccinazione anche agli abitanti dei paesi più poveri, naturalmente non per ragioni etiche ma nell’interesse degli stessi paesi imperialisti. Perfino Biden ha accennato mesi fa alla necessità di una temporanea sospensione dei brevetti, dimostrandoci ancora una volta come la realtà sia dialettica e il capitalismo sia costretto ad avventurarsi in terreni completamente al di fuori dal proprio recinto per cercare soluzioni a problemi altrimenti insormontabili. Ma, per ora, il capitalismo ha soltanto contribuito ad esasperare e rendere più evidente la differenza fra poveri e ricchi, tra oppressi ed oppressori, anche su questo aspetto vitale, e non possiamo dimenticare il criminale bloqueo e le sanzioni contro il popolo cubano, contro la Siria, l’Iran e troppi altri paesi ai quali in piena pandemia viene impedito perfino l’acquisto dei medicinali. Se i dati dei primi di settembre 2021 ci parlano di oltre il 40% della popolazione mondiale che ha ricevuto almeno una dose di vaccino, con oltre 5,5 miliardi di dosi somministrate, l’atrocità della sperequazione si riassume nel dato analogo per i paesi oppressi dall’imperialismo: meno del 2%. Contro il 65% dell’UE e il 54% del Nord America; prodighi di dichiarazioni di principio e avidi nei fatti ad accaparrarsi i vaccini sul “mercato”.

UNA STRATEGIA INTEGRATA CONTRO LA COVID-19

Misure come la sospensione delle licenze dei brevetti sarebbero dunque fondamentali per un’uscita quanto più veloce possibile dalla pandemia, così come lo diventano in prospettiva la ricerca ed il potenziamento della sanità pubblica, che consentirebbe agli stati di non dipendere dalle multinazionali del farmaco e che si profila come aspetto strategico necessario alla stessa infrastruttura economico-produttiva. Da questo punto di vista, Cuba, che è un paese piccolo ma socialista – differenza qualitativa non trascurabile – sotto embargo e continuamente boicottato dal blocco imperialista statunitense, ci dimostra come una soluzione del genere sia non solo possibile ma di gran lunga più efficace, data la capacità che ha avuto di brevettare, produrre e distribuire almeno sul proprio territorio vaccini integralmente pubblici e di promuovere la collaborazione per la produzione di vaccini in altri paesi. Anche questo a dimostrazione della superiorità strategica dei paesi con persistenti elementi di socialismo nell’affrontare le minacce pandemiche. Tutto ciò conferma e rafforza in noi la granitica certezza che l’umanità ha un futuro solo nell’organizzazione socialista della società.

I vaccini rappresentano dunque, sotto l’aspetto sanitario, l’architrave di una strategia integrata che coniuga medicina territoriale (che a differenza dell’ideologia anti-vaccinista, non contrappone ad essa la vaccinazione di massa), tracciamento, prevenzione e ricerca pubblica.

Sul fronte del tracciamento, diventa indispensabile la gratuità dei tamponi, degli esami degli anticorpi e di tutte le analisi finalizzate al contrasto della COVID-19.

IL “GREEN PASS” E L’OBBLIGO DI LEGGE

In una situazione di isteria collettiva, una misura contingente e temporanea come il “Green Pass” diventa l’immaginaria linea gotica che divide due schieramenti contrapposti. La polarizzazione che ne consegue configura nella sostanza un’ennesima arma di distrazione di massa.

Si tratta di un provvedimento contraddittorio che rientra perfettamente nel quadro delle mezze misure, dove le forze politiche non hanno il coraggio di imporre l’obbligo vaccinale. Dunque, ci troviamo davanti ad una politica che non decide ma scarica le proprie responsabilità sulla popolazione aprendo una frattura tra i lavoratori. Benché la vaccinazione stia riscuotendo una larghissima adesione, vi sono settori con un numero significativo di lavoratori ancora scettici, che rischiano di pagare il prezzo più alto in termini sia di salute sia di provvedimenti conseguenti alla mancata vaccinazione.

Le conseguenze pratiche di questa (non) scelta sono ambivalenti: se da un lato questo strumento incentiva la vaccinazione di massa, dall’altro crea la pericolosissima illusione di isole “Covid-free”, che purtroppo nella realtà ancora non possono esistere.

La soluzione più avanzata sarebbe quella di convincere la parte ancora disorientata della popolazione a vaccinarsi attraverso una comunicazione seria ed efficace: al momento riscontriamo come questa prospettiva sia molto lontana e che la scelta del governo sia orientata ad una estensione di un obbligo di fatto ma non giuridico.

SCIOPERO GENERALE DELL’11 OTTOBRE 2021

Riteniamo fondamentale questo appuntamento, che deve mantenere come aspetto centrale la lotta contro i licenziamenti e non quella contro il “Green Pass”, che certamente Confindustria sta cercando di utilizzare a proprio vantaggio, esattamente come la borghesia ed i suoi governi hanno sempre fatto per ogni evento della storia umana e per ogni suo provvedimento consequenziale. Tuttavia, ribadiamo come il tema centrale dello scontro tra capitale e lavoro in questa fase sia quello dei licenziamenti, che dopo il pesantissimo assaggio di questi mesi (come mostrano i casi della Whirlpool e della GKN su tutti), verrà fuori in tutta la sua drammaticità una volta concluso il periodo di cassa integrazione.

Oltre alla lotta contro lo sblocco dei licenziamenti, è fondamentale un impegno massiccio delle organizzazioni sindacali per garantire le condizioni di sicurezza sul posto di lavoro, con il rispetto rigoroso dei protocolli anti-Covid-19 e nei trasporti pubblici, fondamentali per il raggiungimento del posto di lavoro e di studio e che necessariamente devono essere potenziati, oltre all’investimento nella sicurezza e sulle condizioni di lavoro nel settore pubblico (in particolare sanità, scuola e università) e nella ricerca. Non possiamo dimenticare i 621 lavoratori contagiati sul posto di lavoro, morti causa Covid nei primi mesi del 2021, ovvero morti per infortunio sul lavoro, come da relativa richiesta agli enti previdenziali.

IN CONCLUSIONE

Consideriamo che la pandemia da Covid-19 ha messo definitivamente a nudo la crisi del capitalismo e l’incapacità della borghesia di governare il mondo; evidenza che emerge con forza ancora maggiore in presenza di eventi avversi come la pandemia (che alcuni preferiscono definire come ‘sindemia’, sottolineando la sovrapposizione di aspetti naturali ad altri di tipo sistemico).

– Denunciamo gli effetti tossici di un’informazione interessata solo ai click e non alla salute pubblica.

– Condanniamo la gestione disastrosa della pandemia da parte di una classe politica per niente autorevole ed incapace di indirizzare una comunicazione chiara ed efficace.

– Esprimiamo tutta la nostra preoccupazione per il disegno reazionario della componente maggioritaria degli anti-vaccinisti per principio ideologico ed il nostro disappunto e disaccordo con quelle componenti progressiste e comuniste che aderiscono e si accodano alle loro campagne, condividendo piazze e parole d’ordine con neocons e neofascisti dichiarati.

– Rivendichiamo a gran voce la necessità della vaccinazione di massa in tempi rapidi nei paesi oppressi dall’imperialismo, il riconoscimento di tutti i vaccini smarcandosi dai giochi geopolitici, la sospensione delle licenze brevettuali, la gratuità dei tamponi e di tutti gli esami utili per il contrasto alla Covid-19, nonché il massiccio finanziamento alla ricerca pubblica valutando le possibilità della produzione di vaccini pubblici seguendo l’esempio di Cuba.

– Riteniamo che il “Green Pass” sia una mezza misura che scarica le responsabilità sui cittadini, incentiva la vaccinazione ma crea la pericolosissima illusione di luoghi “Covid-free”. Ogni cosa sotto il cielo ha la sua ora ed è giunto il momento del superamento delle fin troppo spesso ipocrite “mezze misure”.

– Chiamiamo le lavoratrici e i lavoratori allo sciopero generale dell’11 Ottobre 2021, contro lo sblocco dei licenziamenti, per adeguate misure di contrasto alla Covid-19 nei luoghi di lavoro, nelle scuole e sui mezzi di trasporto pubblici.

– Facciamo appello alle compagne ed ai compagni, oggi presenti come noi in differenti ambiti o gruppi organizzati, a sostenere apertamente una battaglia di chiarezza oggi necessaria al fine di uscire dall’emergenza e dalle nebbie della polarizzazione controllata, ricostruire una autonomia politica ed ideologica e aprire nuove prospettive di trasformazione rivoluzionaria.

Comitato Nazionale “Chiarezza sui Vaccini”
Marxismo e metodo scientifico nella nuova fase pandemica

8 settembre 2021

https://chiarezzasuivaccini.wordpress.com/
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Prime adesioni individuali: 

Anika Persiani
Massimo Zucchetti
Adriano Ascoli
Gianfranco Fornoni
Francesco Piccioni
Giorgio Cremaschi

Dario Parisi
Domenico Di Dato
Clara Statello
Ciro Brescia

Francesco Fumagalli
Vito Maiorano
Massimiliano Romanello
Tommaso Pola
Nicolò Santerini
Rosa Maura La Tella
Silvia Benedetti
Duilio Romanello
Marco Nieli
Marco Riformetti

Samuel Fabbri
Eugenio Leozappa
Susanna Angeleri
Daisy Rapanelli
Aldo Romaro
Franco Specchio
Omar Minniti
Giovanni Di Maio
Maria Vittoria Tirinato
Mariagrazia Giannuzzi

Giovanni Bruno
Fabio Rocca
Nicola Beltrano
Antonella Montaruli
Dario Caputo
Svetlana Mazur
Carmen Malaika
Antonio Currò
Mariagrazia Pippia
Vincenzo Leone

Giada Galletta
Roberto Lesignoli
Daria Furlan
Alessio Decoro
Luciano Pomona
Francesco Artosi
Giovanna Antico
Renzo Amenta
Sebastiano Caspanella
Ada Romito

Simone Bruni
Massimo Cerullo
Paolo Maria Emiliani
Dussan Crevatin
Mario De Luca
Marcello Piantadosi
Elena Masera Arigoni
Patrizia Donadello
Giovanni Li Vigni
Felicia Violi

Rossella Giordano
Edoardo Carusillo
Stefano Ruggieri
Daniele Romeo
Barbara Lattanzi
Maddalena Celano
Alfonso Gentile
Onofrio Castriotta
Angelo Iacobbi
Massimo Pin

Giuseppina Ficarra
Vincenzo Bellantoni
Ettore Scamarcia
Arianna Organo
Walter Menicocci
Kaiiri Harir
Francesco Ballerini
Stefano Nincheri
Cristina Sordi
Giovanni De Caprio

Antonio Simonetti
Enzo Pellegrin
Michele Cirinesi
Giuseppe D’Angelo
Eugenio Gurreri
Lavinia Parisi
Giorgio Luppi
Mirco Mazzotti
Davide Agostinelli
Riccardo Agostinelli

Domenico Cortese
Stefano Mussuto
Pietro Guiducci
Renzo Carlini
Asdrubal Cruz
Gennaro Esposito
Chiara Monaco
Giuseppe Lauri
Andrea Martocchia
Massimo Campus

Katia Albini
Flavio Crotti
Barbara Maffione
Antonio Campisi
Silvana Sale
Enzo Cadei
Pia Panseri
Thomas Moro
Giuseppina Cataldi
Ivan Bach

Simone Ratti
Massimo Betti
Alessio Niccolai
Peppe Graziano
Luca De Crescenzo
Stefano Macri
Ugo Maisto
Riccardo Izzum
Denis Valenti
Antonio Giongo

Fabio Matteo
Franco Ollando
Alberto Tarozzi
Domenico Martelli
Carmen Berta
Mario Ronchi
Barbara Mangiapane
Roberto Barbieri
Maria Rita Burgio
Diana De Carlo

Enrico Morza
Daniela Agostini
Leonardo Nicoli
Salvatore Giordano
Anna Carmela Buble
Tiziano Cardosi
Domenico Caruso
Fiorenza Arisio
Giuseppe Nastro
Lucia Biondi

Enrico Vair
Denis Serravalle
Paolo Utzeri
Teresa Prinsi
Marco Bagozzi
Moez Chamkhi
Francesca Torre
Cristiana Boscarelli
Sergio Orazi
Omar Núñez

Brunello Arborio
Pietro Maffione
Alessandro Tosolini
Antonio Bove
Umberto Oreste

Silvia Di Fonzo 
Mattia Cavatorti 
Donatella Iacobelli
Danilo Consalvo
Stefano Mori

Fabrizio Burattini
Alberto Caffi
Walter Iannuzzi

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Brasile: movimento no-vax una seria minaccia per la salute globale

a cura di Marco Nieli

Con gravi ritardi nella stipula dei contratti con la Pfizer (risalenti allo scorso 19 marzo) ma con all’attivo un’interessante precoce sperimentazione/produzione locale a San Paolo (Ist. Butantan) del Coronavac, su brevetto Sinovac (cinese), nel Brasile la campagna vaccinale stenta a decollare con circa un quarto della popolazione di 214 milioni di abitanti che ha completato il ciclo vaccinale e circa 125 milioni che hanno ricevuto la prima dose.

Il ritardo, dovuto a vari fattori, tra cui l’atteggiamento criminalmente riduzionista (in realtà, secondo alcuni, cinicamente lucido nella volontà di perseguire obiettivi di pulizia etnica) da parte della Presidenza Bolsonaro e dei suoi accoliti, pervicaci sostenitori dell’inutilità/dannosità dei vaccini (specie quelli a matrice virale come il Coronavac) e dalla visione fatalista di vari culti/sette riconducibili alla cosiddetta “teologia della prosperità”, continua a ricadere quotidianamente sui tassi di contagio/ricoveri di base o per terapia intensiva e letalità/mortalità rilevati tra la popolazione brasiliana.

Qui di seguito, alcuni dati utili, al 24/08/2021, desunti dall’OpenDATASUS (sistema di rilevazione/archiviazione/comunicazione dati ufficiali del governo brasiliano):

-Casi accertati di positività: 20.614.866

-Decessi dovuti al Covid-19: 575.742

-Letalità media: 2,8%

-Persone vaccinate con la prima dose: 125.339.734 (59,19%)

-Persone vaccinate con la seconda dose: 56.820.544 (26, 83%)

-Totale dosi inoculate: 182.160.278

 

Il Movimento no-vax: una seria minaccia alla salute globale

21 SET 2020

di LUIZ CARLOS DIAS | ISTITUTO DI CHIMICA dell’Unicamp di San Paolo (Brasile) [https://www.unicamp.br/unicamp/ju/artigos/luiz-carlos-dias/movimento-antivacinas-uma-seria-ameaca-saude-global]

 

Il movimento no-vax è criminale e rappresenta una minaccia seria e crescente per la salute globale. C’è, a tutti gli effetti, un movimento no-vax in crescita in Brasile, quindi non possiamo ignorarlo.

Un articolo pubblicato il 10/09/2020 sulla rivista Lancet, che coinvolge 284.381 persone in 149 paesi, mostra che il movimento no-vax, l’estremismo religioso, l’instabilità politica, il populismo, le notizie false e questioni come la sicurezza possono danneggiare le campagne di vaccinazione di massa e la dipendenza dai vaccini nei paesi con questi problemi. Vaccini, servizi igienico-sanitari di base, acque reflue trattate e acqua pulita sono i nostri migliori strumenti di salute pubblica.

I vaccini sono responsabili dell’aumento della nostra aspettativa di vita, sono stati i principali responsabili della diminuzione della mortalità infantile e sono una pietra miliare nella storia della salute umana. I vaccini salvano circa 3 milioni di persone all’anno, ovvero 5 persone ogni minuto. In Brasile, negli anni ’50, circa il 10% dei bambini moriva prima dei primi cinque anni di vita. Malattie come il morbillo, la poliomielite, la varicella, la parotite, la rosolia, il tetano, la difterite, il rotavirus, la pertosse sono state messe sotto controllo. Il vaiolo è stato debellato nel 1980.

 

Secondo i dati del Programma Nazionale di Immunizzazione (P.N.I.) del 2019, dopo 20 anni, il Brasile osserva un calo delle coperture vaccinali per i bambini e non raggiunge l’obiettivo dei principali vaccini indicati per i bambini fino a 2 anni. I dati del Sistema Nazionale Immunizzazione (archivio Datasus) mostrano che il tasso di abbandono di nove vaccini in Brasile, come il meningococco C (due dosi), l’MMR (in due dosi contro morbillo, rosolia, parotite) e la poliomielite (tre dosi), è cresciuto di circa il 48% negli ultimi cinque anni. La copertura vaccinale contro la polio nel paese era del 96,5% nel 2012 e dell’86,3% nel 2018, con il peggior tasso di vaccinazione nel 2019 dall’anno 2000.

Il vaccino ha eliminato il morbillo dalla popolazione brasiliana, ma questo è ritornato nel paese e nel 2019 abbiamo avuto circa 18mila casi in 526 comuni e 23 stati della Federazione, con 15 decessi. Le statistiche sull’abbandono includono anche i bambini che hanno assunto una dose iniziale di un determinato vaccino, ma non tornano per le dosi successive. Questi dati sono preoccupanti ed evidenziano la necessità di un’intensa mobilitazione per espandere la copertura vaccinale contro il Covid-19 in Brasile.

Il calo della copertura può avere una serie di ragioni, che vanno dal sottofinanziamento delle priorità di salute pubblica a questioni logistiche come l’approvvigionamento e la distribuzione, fino alla mancanza di campagne di sensibilizzazione pubblica. Questa riduzione della copertura vaccinale potrebbe anche essere stata influenzata dal successo del Programma Nazionale di Immunizzazione nel paese, poiché abbiamo eliminato alcune delle principali malattie e la difficoltà di accesso delle famiglie ai servizi sanitari essenziali.

Abbiamo bisogno di informazioni scientifiche di qualità, didatticamente accessibili, esposte con un linguaggio chiaro, per combattere il crescente movimento no-vax e negazionista nel paese, soprattutto in questo momento di polarizzazione politica. Abbiamo bisogno di persone che moltiplichino messaggi e informazioni corrette sull’importanza della vaccinazione contro il Covid-19. Tra le ragioni che sono state sollevate sui social network da gruppi no-vax ci sono teorie del complotto, alterazioni del DNA, Bill Gates, chip nei vaccini, che causerebbero autismo, conterrebbero mercurio, feti abortiti, rappresenterebbero un pericolo o al massimo, sarebbero inefficaci e molte persone stanno leggendo queste notizie false.

Dobbiamo avviare una campagna per coinvolgere e preparare la popolazione brasiliana e l’infrastruttura del SUS (=Sistema Universale di Salute) a combattere questo movimento no-vax e a non lasciarlo crescere. È necessario incoraggiare e portare un messaggio chiaro alla popolazione brasiliana sulla necessità e l’importanza della vaccinazione di massa contro il Covid-19. Dobbiamo agire su più fronti, il compito sarà complesso, complicato e non ci vorrà molto per agire se vogliamo evitare che i gruppi no-vax inizino a diffondere menzogne e fake news sui social riguardo ai vaccini contro il nuovo coronavirus. L’espansione delle teorie del complotto sulla vaccinazione è anche correlata ai problemi di comunicazione tra ricercatori, scienziati, medici e altri professionisti della salute con la società.

 

La buona notizia: nove vaccini candidati nell’ultima fase della sperimentazione

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), abbiamo 192 candidati vaccinali registrati, di cui 146 in studi preclinici, 37 nelle fasi 1 e 2 e 9 nella fase 3. Quasi tutti hanno avuto bisogno di due dosi negli studi di fase 2, per indurre una risposta anticorpale, alcuni inducendo anche una risposta delle cellule T.

• Università di Oxford/AstraZeneca (UK) – AZD1222 – Vettore virale non replicante, adenovirus di scimpanzé attenuato, due dosi, intervallo di 28 giorni

• Janssen Pharmaceutical Companies (USA) – AD26CoV-S1 – Vettore virale non replicante, adenovirus umano, due dosi con intervallo di 56 giorni

• CanSino Biologics Inc./Beijing Institute of Biotechnology (Cina) – AD5-nCoV – Vettore virale non replicante, adenovirus umano Ad5, attenuato, 1 dose

• Istituto di ricerca Gamaleya (Russia) – Sputnik V – Vettore virale non replicante, adenovirus umano, due vettori, una dose di rAd26-S e una dose di rAd5-S dopo un intervallo di 21 giorni.

• Sinovac (Cina) – CoronaVac – Virus inattivato, due dosi a distanza di 14 giorni

• Sinopharm/Wuhan Institute of Biological Products (Cina) – Virus inattivato, due dosi a intervalli di 14 o 21 giorni

• Sinopharm/Beijing Biological Products Institute (Cina) – Virus inattivato, due dosi a distanza di 14 o 21 giorni

• Moderna/National Institute of Allergy and Infectious Diseases (USA) – mRNA-1273 – RNA messaggero, due dosi con intervallo di 28 giorni

• Pfizer/BioNTech/Fosun Pharma (USA e Germania) – BNT162 – Messenger RNA, due dosi, intervallo di 28 giorni

Sebbene non sia ancora chiaro quale sia il principale marker di protezione contro il Covid-19, lo studio clinico di fase 3 mira a valutare l’efficacia della prevenzione dell’infezione e della prevenzione dei casi di Covid-19 nella popolazione vaccinata o di rendere più lieve la malattia. Un vaccino ideale sarebbe efficace in una sola dose, inducendo (da subito) l’immunità sterilizzante, immunizzando la maggior parte degli inoculati, producendo un’immunità di lunga durata, con poca reatto-genicità e pochi effetti collaterali immediati o tardivi, facilità di conservazione, distribuzione e applicazione. Che non abbia bisogno di una catena del freddo con temperature molto basse e che sia accessibile, disponibile ed economico.

 

Terminate tutte le fasi della sperimentazione, quali i passi successivi?

Avremo sicuramente più di un vaccino approvato contro il Covid-19. L’ANVISA (l’Ente regolatorio brasiliano per l’approvazione di farmaci e vaccini, n.d.T.) dovrà inoltre lavorare in maniera accelerata per registrare i vaccini approvati nella fase 3, mantenendo il necessario rigore scientifico. Ma c’è una reale possibilità che avremo bisogno di almeno due dosi di vaccino. Siamo 212 milioni di brasiliani, se avremo l’80% di adesione, vaccineremo circa 170 milioni di persone. Se il vaccino offre protezione in una singola dose, avremo bisogno di 170 milioni di dosi, ma se ha bisogno di due dosi, avremo bisogno di 340 milioni di dosi. E poiché questo sarà il più grande programma di vaccinazione nella storia umana, possiamo aspettarci alcune sfide logistiche, oltre a sperare che le persone che prendono la prima dose, tornino per la seconda dose e tornino per un’eventuale terza dose – in particolare, i gruppi di anziani e delle persone con comorbilità o con un sistema immunitario più carente e meno robusto in termini di risposta vaccinale. Le persone dovranno prendersi un congedo dal lavoro, perdere tempo in lunghe file e tutto ciò due volte. E probabilmente, sperimenteranno effetti collaterali spiacevoli come febbre, dolore e gonfiore nel sito di applicazione, tutte e due le volte in un breve periodo di tempo.

Bisogna produrre milioni di dosi e avremo bisogno di acquisire componenti e coadiuvanti dai mercati esteri, poiché il Brasile non li produce qui. Dall’acquisizione dell’Ingrediente Farmaceutico Attivo (IFA) e dei coadiuvanti, iniziano le fasi di formulazione, controllo qualità, riempimento ed etichettatura. Segue la fase di stoccaggio, la catena del freddo, il trasporto e la movimentazione, la distribuzione e l’amministrazione.

Sono necessari anche dispositivi di protezione individuale per la manipolazione dei vaccini nelle celle frigorifere, in modo che i lotti di dosi possano essere adeguatamente imballati e spediti. E dopo, avremo bisogno di siringhe, aghi, fiale di vetro, tappi per le fiale, imballaggi per conservare le fiale del vaccino, guanti, tutti materiali monouso. Verranno generati molti rifiuti sanitari e sarà necessaria una grande cura per lo smaltimento. Le sfide sono molteplici, oltre a sperare in una buona efficacia, sostenibilità e durata della protezione vaccinale.

La stabilità dei vaccini dipende dalla temperatura di conservazione. I vaccini possono perdere efficacia a causa delle variazioni di temperatura nella produzione in serie, nello stoccaggio e nel trasporto. I vaccini sono prodotti molto sensibili e il calore, il freddo e la luce ambientale possono indebolire un vaccino, a seconda della formulazione. Alcuni di essi possono essere conservati a temperature comprese tra lo 0° e i 10°C, ma è necessario pensare a strategie di catena del freddo, in modo che venga mantenuto un corretto stoccaggio in tutte le fasi di produzione, immagazzinamento, trasporto e distribuzione fino all’arrivo, nel centro di salute o sito di applicazione.

Poiché le molecole di mRNA sono molto sensibili, i candidati vaccini della società americana Moderna e Pfizer/BioNTech possono comportare sfide logistiche, poiché avranno sicuramente bisogno di congelatori con temperature da -20 gradi Celsius a -70 gradi Celsius, che sono comuni nei laboratori delle università e istituti di ricerca, ma non presso le postazioni sanitarie del SUS.

I vaccini a virus inattivati, come il cinese Sinovac, possono forse essere conservati nei comuni frigoriferi, ma è necessario aver cura della loro stabilità e mantenere una temperatura bassa, soprattutto nei luoghi con instabilità nella fornitura di energia elettrica.

Il Brasile è un paese gigantesco, con persone sparse in luoghi molto remoti, quindi i vaccini devono arrivare via terra, acqua e aria. Alcuni vettori come l’UPS e la DHL si stanno attrezzando e gli aeroporti devono fare lo stesso. Avremo bisogno di buone scorte di ghiaccio secco per mantenere la temperatura bassa, allo scopo di garantire che le dosi non vengano compromesse durante il trasporto in luoghi senza elettricità.

Non ci possono essere errori in questo percorso, poiché qualsiasi esposizione a troppa luce o temperatura inadeguata può danneggiare la qualità dei vaccini, portando alla perdita di potenza, il che sarebbe un enorme disservizio.

E, naturalmente, i professionisti responsabili delle applicazioni devono ricevere formazione, istruzioni per il confezionamento, l’apertura e la manipolazione delle fiale con i vaccini.

Il Brasile ha molta esperienza nelle campagne di vaccinazione di massa, il Programma Nazionale di Immunizzazione (PNI) funziona molto bene e grande articolazione dei vari segmenti della società civile. I candidati al vaccino sono nelle mani degli scienziati, ma per quanto riguarda la vaccinazione? In Brasile, chi deciderà chi la prenderà per primo? Quali sono i meccanismi decisionali? È una decisione politica? Quale sarà il ruolo della scienza in questo momento di decisione? Siamo pronti per la vaccinazione di massa, pensando di applicare due dosi in periodi che vanno dai 14 ai 60 giorni? E come sarà attuato il monitoraggio dei possibili effetti avversi nella fase di farmacovigilanza dopo le applicazioni? Spero che la pianificazione logistica sia già iniziata.

[Trad. di Marco Nieli per ALBAinformazione]

 

Rusia: los comunistas y la pandemia

por Svetlana Mazur y Marco Nieli*

[en idioma italiano]

Hemos leído con mucho interés el artículo que proponemos traducido para los lectores de idioma castellano también, y nos dirijimos al autor algunas preguntas, el camarada Vladimir Andreev (que lo redactó en nombre del PCOR – PCUS) para que nos haga algunas aclaraciones.

Muchas gracias por su apreciación del artículo “Una vez más sobre Covid-19 y la vacunación”. Sin embargo, debo subrayar que el artículo es una expresión de la posición de nuestro partido -el Partido Comunista Obrero Ruso- y que sólo se me encargó escribirlo.

Es un artículo singular, que expresa una división de tipo ideológico y político. ¿Se siente aislado en esta polémica?

En realidad, no estamos tan solos. Al fin y al cabo, decenas de partidos comunistas y obreros de todo el mundo firmaron el pasado febrero una declaración conjunta sobre la situación mundial provocada por la nueva pandemia de coronavirus. ¿No es esta declaración un elemento de fuerza, a pesar que algunos de los firmantes, como es el caso del PCFR (el partido de Ziuganov) tienen opiniones muy ambiguas sobre las medidas necesarias en la lucha contra la infección por coronavirus?

Diré algo sobre la cuestión del revisionismo en el movimiento comunista de la Rusia actual. Habitualmente, cuando se habla de este tema, se hace referencia al “revisionismo de derechas”, cuyo principal representante es el Partido Comunista de la Federación Rusa (PCFR). El principal problema no es que el líder de este partido haya declarado que “Rusia ha sobrepasado el límite de las revoluciones” y que el PCFR, en opinión de muchos, vea en las elecciones parlamentarias y presidenciales la única vía de acceso al poder. De hecho, ¡el PCFR ni siquiera pretende ganar elecciones! Para ellos, basta con tener representación en la Duma Estatal (parlamento ruso), lo que les garantiza la financiación estatal. Y, además, durante el empeoramiento de la situación política y social en Rusia, el PCFR ha tratado de obstaculizar el desarrollo de la situación revolucionaria, haciendo todo lo posible por eludir las contradicciones formadas en la sociedad, en lugar de aprovecharlas como deberían hacer los comunistas revolucionarios. Lo hemos denunciado repetidamente durante mucho tiempo. Es interesante que algunos de los antiguos miembros de la dirección del PCFR hoy en día simpaticen con nuestra posición. Por ejemplo, puede leer el artículo de Y. M. Voronin, antiguo miembro del Comité Central del PCFR en rusrand.ru.

¿Seria este el revisionismo histórico en Rusia al que se refiere, más institucional y vinculado a los círculos oficiales?

Por supuesto, hay diferentes estados de ánimo en las organizaciones de base del PCRF. Pero cualquier intento de volver a la estrategia y la táctica marxista-leninista “desde abajo” es reprimido con éxito por la dirección del PCRF.
Sin embargo, además del revisionismo de “derecha”, también existe el revisionismo de “ultraizquierda”.

Los representantes de esta corriente -criticada en el artículo- están dispuestos a rechazar inequívocamente cualquier acción de las autoridades burguesas. Hay que señalar que si fueran tan radicales no sólo en las palabras sino también en los hechos, tendrían que ir sin pantalones, porque tanto el presidente ruso Vladimir Putin como el primer ministro M. V. Mishustin llevan pantalones…

Creemos que la reacción de la oposición comunista a las acciones de las autoridades debe ser dialéctica. Algunas medidas deberían rechazarse por completo proponiendo su propio plan de acción. Algunas decisiones deben tratarse con neutralidad. Y algunos otros deben ser apoyados, total o parcialmente. Como ejemplo de esta política dialéctica, podemos recordar las acciones de los bolcheviques que apoyaron a Kerensky durante el motín de Kornilov.

En el marco de la lucha contra la infección por coronavirus, hay que denunciar a las autoridades rusas por el colapso de la medicina en el país, por los recortes drásticos e injustificados del personal médico, por el cierre de hospitales, etc.

¿Qué más identifica esencialmente esta forma de oportunismo que usted llama “revisionismo de izquierdas”? Aparte de la típica ilusión “velleitaria” y poco realista ¿qué actitud prevalece en estos ámbitos?

Una característica del revisionismo de “ultraizquierda” es, sin duda, su disposición a formar todo tipo de alianzas políticas sin principios tambien con las fuerzas de extrema derecha. Como ejemplo podemos citar el indigno “frente transversal”. Está claro que de esta manera “la ultraizquierda” busca ampliar su base social. Sin embargo, en realidad, al aliarse con las fuerzas reaccionarias, están comprimiendo esta base al cambiar significativamente su composición cualitativa. A través de esta alianza ganarían un número de partidarios entre los elementos más obscuros y atrasados, pero harían imposible ganar el apoyo de los progresistas, los partidarios de una visión científica.

Por último, es característico que los numerosos “ultraizquierdistas” apoyen a cualquiera que sea “perseguido” en la sociedad burguesa. Al hacerlo, este apoyo suele acabar protegiendo los derechos de la minoría, al tiempo que se pisotean los derechos de la mayoría de la población. En el caso de la infección por coronavirus, esta actitud se reduce en apoyar a los “antivacunas” con propaganda de ultraizquierda. Pero el aumento del número de ciudadanos no vacunados conduce inevitablemente a un aumento del número de enfermos, no sólo entre los opositores ideológicos a la vacunación, sino también en el resto de la sociedad, empeorando la situación epidemiológica en su conjunto y prolongando en última instancia las medidas de cuarentena.

Saludos al camarada Vladimir Andreev y a los camaradas de la Federación Rusa.

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Una vez más sobre Covid-19 y las vacunas

12 de agosto de 2021

El 13 de agosto se actualizó el récord diario de muertes por coronavirus en Rusia: 815 pacientes con coronavirus murieron en un día, lo que supone un nuevo máximo desde el inicio de la pandemia. Esto supone un 0,87% más que el día anterior (808), cuando se estableció el anterior récord. El número total de muertos ascendió a 168.864, según la central federal COVID-19.

La humanidad ha sufrido enfermedades infecciosas a lo largo de su historia. Se han utilizado diferentes métodos para tratar a los enfermos y también para prevenir la propagación de infecciones. Al principio, la gente recurría a las oraciones a las deidades según la religión predominante de un pueblo determinado. ¡Ay! Ayudó muy poco. Las epidemias siguieron cobrándose la vida de millones de personas. La situación sólo empezó a cambiar tras la introducción de medidas de cuarentena y la llegada de la vacunación.

El año 1796 marcó un punto de inflexión en el uso de la vacunación, cuando el médico inglés E. Jenner, durante su trabajo en el Reino Unido, introdujo una nueva vacuna. Jenner, mientras trabajaba en un pueblo, observó que las lecheras que trabajaban con vacas infectadas con el virus de la vacas no contraían la viruela. Jenner supuso que el virus de las vacas fuese la base de la protección contra la viruela humana y decidió hacer un experimento revolucionario para la época: inoculó a un niño el virus de la vaca y demostró que se volvía inmune a la viruela; todos los intentos posteriores de infectar al niño con viruela humana fueron infructuosos. Así nació la vacunación, del latín ‘vacca’ – vaca, aunque el propio término empezó a utilizarse más tarde.


Parecería que el júbilo por el descubrimiento de una forma eficaz de prevenir el contagio de una infección tan peligrosa debería haber sido universal. También parecía que habían llegado tiempos bastante ilustrados y que se había acabado la caza de brujas medieval, ¡pero no! Al mismo tiempo que las vacunas, aparecieron los antivacunas. Según ellos, a los vacunados con la vacuna bovina les podrían crecer cuernos y ubres.

Han pasado más de dos siglos. A ninguno de los vacunados contra la viruela de las vacas les han salido cuernos y ubres, pero los antivacunación no han desaparecido. Los oscurantistas y los ignorantes abundan en todas las épocas y en todos los países. Aunque en menor medida, lamentablemente también estaban presentes en la URSS. Precisamente a ellos estaba dedicado el cartel soviético de los años 60.

Es significativo que una familia que se niega a ser vacunada esté representada en negro en el cartel. ¿Qué otro color puede utilizarse para representar a los oscurantistas que, por culpa de ridículas supersticiones, condenan a una posible muerte no sólo a ellos mismos, sino también a quienes les rodean, incluido su propio hijo?

En cambio, los ciudadanos conscientes comprendieron los beneficios de las vacunas, como, por ejemplo, el personaje del siguiente cartel.

Por cierto, los diversos carteles sanitarios y educativos sobre el tema de la lucha contra las infecciones estaban muy extendidos. Y no sólo carteles. Incluso en las cajas de cerillas se imprimían imágenes que invitaban a la gente a llevar mascarilla durante las epidemias de gripe.

Para los más pequeños, había maravillosos dibujos animados como “El hipopótamo que tenía miedo a las vacunas”. La propaganda soviética había logrado su objetivo: la mayoría de los ciudadanos de nuestro país recibieron todas las vacunas necesarias. Sin embargo, también habría sido difícil rechazarlos. Sin ser una serie de vacunas obligatorias, un niño de toda manera no podía asistir ni al jardín de infancia ni a la escuela. Así, la vacunación contra diversas enfermedades en la URSS era, de hecho, obligatoria. Los ciudadanos soviéticos fueron vacunados casi sin excepción contra el sarampión, la tos ferina, la poliomielitis, la rubeola, el tétanos y la tuberculosis. De 1929 a 1980 también se les vacunó contra la viruela.

En la década de 1980 se eliminó la vacunación contra la viruela, pero se añadió la vacunación obligatoria contra las paperas.

La caída del poder soviético vino acompañada de la sustitución en la sociedad de la visión materialista del mundo imperante por la fe en lo sobrenatural. Las masas se volvieron hacia la religión. La ortodoxia reforzó enormemente su posición en Rusia. Además, se han extendido muchos tipos de sectas de todos los colores. La llegada de Internet ha permitido a los partidarios de ciertas opiniones anticientíficas y místicas comunicarse entre sí directamente en línea, incluso sin ninguna sede formal. Por eso no es de extrañar que, en cuanto comenzó la vacunación masiva contra la infección por coronavirus en Rusia, aparecieran con no menos fuerza los antivacunas.

Entre ellos también se encuentran los fanáticos religiosos que afirman que ninguna vacuna puede ayudarnos y que la única vía de salvación es postrarse ante Dios. Y también hay, al parecer, patriotas “prosoviéticos” que alaban la vida en la URSS y reprochan el capitalismo. De ellos se puede escuchar: “Confiamos en las medidas soviéticas contra las infecciones peligrosas, porque fueron utilizadas por nuestro querido gobierno soviético. Pero ahora no podemos confiar en las mismas medidas médicas porque ahora son utilizadas por el régimen antipopular de la RF capitalista”.

Si nos atenemos a esta lógica y consideramos que las medidas soviéticas para luchar contra la enfermedad se vuelven automáticamente inservibles porque ahora los capitalistas están en el poder, ya no deberíamos utilizar termómetros, hacer ecografías y fluorografías, medir la presión arterial, poner inyecciones, utilizar los mismos medicamentos que tomábamos en la URSS y que se utilizan hasta hoy. Se acabaron los partos en maternidades y los tratamientos en residencias y hospitales. ¿Tonterías, tonterías? Exactamente. Es más o menos como decir: “En la URSS respetábamos las normas de tráfico porque vivíamos en nuestro país, pero ahora ya no respetamos las mismas normas porque vivimos en un país burgués”. Cualquier persona que tenga sentido de la razón entiende a qué conduce este enfoque.

Entre los antivacunas “prosoviéticos” de la Rusia actual también hay quienes se autodenominan comunistas. Se trata de una sección de antiguos miembros del partido que se escindió del PCUS PCOR y que ahora se autodenomina PCUS PCOR(b) y que acaba de emitir otra declaración con un título largo e ilegible, al igual que el texto de la propia declaración, a saber: “Declaración del Comité Central del CPUS PCOR(b) sobre las declaraciones de los 50 y 70 partidos comunistas y obreros sobre la situación del coronavirus, firmada también por el Comité Central del CPUS PCOR(m). [1] Esta “declaración sobre las declaraciones”, en particular, dice: “Pedimos a las autoridades de la Rusia burguesa que adopten la experiencia soviética en la lucha contra las infecciones…”. ¡Muy bien! Yo, por mi parte, estoy totalmente de acuerdo. Pero el siguiente párrafo dice “Pedimos a las autoridades de la Rusia burguesa que supriman las absurdas medidas restrictivas y la vacunación obligatoria…”.

 

Acabamos de analizar cómo iba la vacunación contra enfermedades peligrosas en la URSS. De hecho, la vacunación en la URSS contra una serie de enfermedades era obligatoria. Así que, queridos “declarantes sobre declaraciones”, finalmente ¿qué queréis, que “las autoridades de la Rusia burguesa adopten la experiencia soviética para luchar contra las infecciones” o que “las autoridades de la Rusia burguesa supriman las absurdas medidas restrictivas y la vacunación obligatoria…”? Sólo hay que elegir uno de los dos. ¿O acaso no es necesario en tales declaraciones presentar el texto con sentido y sin contradicciones? Lo más importante es hacer ruido, demostrar que estás vivo. Pues bien, han hecho ruido. Hagamos un favor a nuestros antiguos compañeros: seguiremos analizando el texto de su declaración.

 

Pasemos a las “absurdas medidas restrictivas”. En qué consisten… ya sabes. Principalmente el uso de mascarillas en el transporte público y en las tiendas y también el código QR para visitar los establecimientos de restauración. No conozco los datos de toda Rusia, pero en Moscú a veces se ha introducido este código y a veces se ha eliminado. No puedo decir cuándo hace falta este código ahora en la capital – no frecuento los establecimientos de restauración pública, como en casa. Sin embargo, si el código QR es estrictamente necesario en la ciudad de “Thumen” y por ello uno de los firmantes de la “declaración” no ha podido entrar en su bar o restaurante favorito, expreso mi más sentido pésame.

 

Pero, ¿cómo fueron las cosas con las “medidas restrictivas” en la URSS? Como ejemplo podemos recordar la epidemia de viruela en Moscú a finales de los años 1959-1960. La lucha contra la peligrosa infección importada de la India siempre estuvo acompañada de medidas restrictivas. No sólo las estructuras del Ministerio de Sanidad, sino también las del Ministerio del Interior, junto con el KGB, fueron utilizadas para localizar el brote. Cientos de personas que estuvieron en contacto con la fuente de la enfermedad fueron identificadas por su nombre. Los probables portadores de viruela fueron llevados a la fuerza a los hospitales de enfermedades infecciosas. Incluso los aviones dieron la vuelta después de comprobar que había un pasajero potencialmente infectado a bordo del vuelo. El gobierno soviético ordenó la administración urgente de la vacuna contra la viruela para la vacunación general de la población de Moscú y su provincia. Gracias a las medidas adoptadas se impidió la propagación de la epidemia de viruela, deteniendo la propagación de la peligrosa enfermedad por el territorio de la URSS. Por cierto, en 1966 se hizo la película “Trouble Comes to Town” sobre estos hechos.

 

Aquí hay una imagen de la película.

 

Se trata de la imagen de un episodio en el que una persona sana, que quizás entró en contacto con un portador de la infección, fue ingresada a la fuerza.

Testigos presenciales de aquellos hechos afirman que todo está reflejado en la película de forma bastante correcta con una pequeña excepción: los equipos de médicos que se dedicaban al ingreso obligatorio, para que los internos opusieran la menor resistencia, iban acompañados de funcionarios del Ministerio del Interior.

 

Sí, casi me olvido de otra importante demanda de los peticionarios: “devolver a los hospitales rediseñados para la covid-histeria su trabajo habitual de tratamiento de enfermedades reales”. Pero los peticionarios no mencionan qué hacer con los pacientes de los hospitales “reformados”, en particular las unidades de cuidados intensivos.

 

“Los peticionarios, en comparación con la declaración de los 50 partidos comunistas, están muy indignados porque los comunistas exigen pruebas, análisis, mascarillas, vacunaciones y otros servicios médicos gratuitos. En su fervor ultrarrevolucionario explican que “las llamadas vacunas gratuitas, mascarillas, etc. etc. serán sin embargo pagadas indirectamente del bolsillo de los trabajadores, a través de un astuto esquema presupuestario: del bolsillo del trabajador – impuestos – presupuesto – pago de “vacunas gratuitas, mascarillas, etc.” a la burguesía que las produce. Con todo esto, los firmantes de la declaración de los 50 partidos ayudan a la burguesía a saquear a los trabajadores”.

 

Entonces, ¿nuestros declarantes también harán pasar otros derechos de los trabajadores, como la educación (presupuestaria) gratuita, los seguros médicos, etc., por ayudas al capital? De hecho, la facilitación (y el analfabetismo) es a veces peor que el robo.

 

Sería largo y tedioso analizar toda la “declaración sobre la declaración”. Los autores se adhieren a las teorías de la conspiración. Animan sus frases con “es absolutamente evidente”. Por cierto, en opinión de los firmantes, ¡no es necesario argumentar ni probar ninguna tesis gratuita!

 

“Absolutamente evidente” es todo lo que hay. La pandemia es una conspiración mundial de los capitalistas que aparentemente lograron superar las contradicciones al lanzar el proyecto “Covid-19” y al mismo tiempo no les importó la subsiguiente caída de la producción industrial y la consiguiente disminución de sus ganancias.

 

Por cierto, ¿qué pasa, por ejemplo, con Corea del Norte, que no puede considerarse de ninguna manera entre los Estados capitalistas? Pero en Corea del Norte el Covid-19 se considera una enfermedad peligrosa…

 

La declaración contiene las siguientes conclusiones, y cito, conservando tanto el estilo de presentación como las faltas de ortografía:

 

“Los resultados de la vacunación y también las investigaciones de científicos médicos independientes nos permiten llegar a las siguientes conclusiones: Número uno: la mortalidad por la vacuna y también por otras enfermedades, que aparecieron como resultado del mal funcionamiento del sistema inmunitario tras la inoculación de la vacuna (a la que el sistema inmunitario podía hacer frente mucho antes de la vacunación) superó la mortalidad por complicaciones causadas por el propio virus”. – ¿Dónde se han publicado estos resultados? La respuesta no está ahí. Personalmente, entre docenas y docenas de mis conocidos y sus familiares que se vacunaron con “Sputnik”, no murió nadie. Incluso yo mismo, participante voluntario en los ensayos postclínicos de la vacuna “Sputnik-V”, estoy vivo y sano.

 

El efecto secundario más típico entre mis conocidos vacunados -una pequeña fiebre y dolor en las articulaciones después de la segunda dosis- mientras que entre los no vacunados unas cuantas personas murieron y muchas más enfermaron gravemente.

 

Las “conclusiones” posteriores también son muy bonitas y contienen, por ejemplo, frases maravillosas como “modificación genética del genoma humano” (a echar un vistazo, por ejemplo, en Wikipedia para comprobar el significado de la palabra “genoma” a los firmantes, quizá, les falte tiempo). Para abreviar, las conclusiones recuerdan al texto humorístico sacado de Internet: “¿Por qué no hay que llevar sombreros cuando hace frío?”.

Cita: 

1. El sombrero no proporciona el 100% de defensa contra el frío.

2. No me fío de los sombreros rusos.

3. Los sombreros están mal probados.

4. Los sabañones no existen, es todo propaganda.

5. Nos obligan a llevar sombreros para entrenarnos en la sumisión.

6. Todos los que usan sombreros morirán en dos años.

7. Los sombreros tienen muchos efectos secundarios, incluida la esterilidad.

8. Aunque el sombrero te haya ayudado una vez, tendrás que volver a usarlo en el siguiente invierno, por lo que no tiene ningún efecto.

9. El cuerpo se acostumbra al frío por sí mismo, no debemos impedirlo llevando un sombrero.

10. El sombrero es la fase de transición por la que el gobierno se prepara para irradiarnos con rayos 5G.

11. Los fabricantes de sombreros inventaron los sombreros para ganar dinero con nosotros.

12. El organismo produce por sí solo el sombrero en forma de cuero cabelludo, pero al portador del sombrero se le produce la sustitución, el pelo deja de crecer y se le hace imposible vivir sin sombrero. Este es el comienzo del “sombrerismo”.

Fuente: https://vsac.mirtesen.ru/blog/43166685274/Pochemu-v-moroz-ne-nuzhno-nosit-shapku-Antiprivivochnikam-ne-smo

Algunas diferencias, ciertamente, están ahí. El texto sobre los sombreros es más correcto, más corto y más inteligente en todos los casos. Así que, firmantes de la “declaración sobre las declaraciones”, ¡tenéis algo que tomar como ejemplo para vuestra futura actividad literaria!

Vladimir Andreev

PCOR- PCUS

* Queremos agradecer la colaboración: a los compañeros del FC Italia, del PCOR – PCUS de la Federación Rusa, Adriano Ascoli, Ciro Brescia y especialmente al compañero Vladimir Andreev por la disponibilidad mostrada.

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[1] De hecho, incluso para nosotros los lectores no rusos, más que para los lectores rusos, la “declaración sobre la declaración” en cuestión tiene un “título largo e ilegible”, exactamente como señala el camarada Andreev.

Así que aquí lo explicamos: los partidos que firmaron la declaración original fueron 50, y luego pasaron a ser 70 y más. El PCOR(b) del Partido Comunista de la URSS se autodenomina “bolchevique” (b)… y a su vez llama “menchevique” (m) al PCOR del Partido Comunista de la URSS (del que se escindió)… con torpes y evidentes intenciones de burla, jugando con el hecho de que el apellido del líder del PCOR empieza por la letra “m”, Malentsov.

 

Fuerzas productivas, salud pública, lucha contra la epidemia

por Adriano Ascoli y Ciro Brescia

[en italiano]

Dos semanas después de su publicación, y tras más de un año desde los anteriores artículos “El Covid da los numeros” e “Italia: reflexiones sobre la pandemia y la validez del distanciamiento social“, además de la confirmación de los resultados chinos, vietnamitas y de otros países, es interesante el estudio publicado en la destacada revista científica The Lancet donde se ponen de manifiesto los efectos y las consecuencias de forma comparativa, en términos de impacto en la vida social, en las consecuencias sanitarias, en las consecuencias a nivel económico de las dos vías: la vía de las medias medidas seguidas, por ejemplo, por los países europeos y la vía de una contención férrea y delimitada en el tiempo. El estudio, basado en datos y comparaciones entre los dos enfoques diferentes, va en la dirección de confirmar en esencia lo que se ha afirmado aquí desde marzo de 2020 en los artículos mencionados.
Escribimos estas notas expresando nuestra plena solidaridad con la compañera Pia Panseri y el compañero Gianfranco Fornoni del Comité Popular Verdad y Justicia para las víctimas de Covid-19 en Bérgamo[1], afectados por la represión por su compromiso social y político de sacar a la luz la verdad sobre los responsables de la masacre diaria que estamos viviendo, debido a la mala gestión de la pandemia por parte de las instituciones estatales, centrales y regionales, y a las políticas antipopulares que aplicaron en nuestro país. Con estas líneas queremos dar nuestra contribución a la reflexión colectiva sobre un tema central en la actualidad: con demasiada frecuencia prevalece una lectura de la nueva fase pandémica confusa, entonces subordinada y funcional a las narrativas de las clases dominantes. Una polarización controlada, impulsada tanto en la corriente principal como en su lado oscuro, tiende a confundir e intoxicar la percepción y el pensamiento de una gran parte de la población. Consideramos que no es oportuno hacer concesiones a esta polarización en busca de un consenso fácil y rápido, cuando en cambio la situación requiere un razonamiento riguroso. 
¿Cómo es posible que algunos países atrasados en su desarrollo infraestructural, como Cuba y otros, a pesar de ser golpeados por las criminales sanciones internacionales de los países imperialistas, hayan logrado resultados apreciables en la lucha contra la pandemia del Covid-19, en contraste con lo que ocurre en nuestro país en un contexto de mayor desarrollo de las fuerzas productivas y a menudo con un sistema de salud mucho más evolucionado, en términos de infraestructura y recursos disponibles? Esto ha sido posible porque estos países se han dotado de las herramientas adecuadas para hacer frente a la emergencia gracias a una organización diferente de la sociedad, y han tenido que practicar haciendo de necesidad virtud, ya que son países que no cuentan con las fuerzas productivas y las infraestructuras desarrolladas, capilares y articuladas que tienen los países más ricos, los países imperialistas como Italia (a pesar de cuarenta años de recortes en la sanidad pública y las privatizaciones concomitantes, el sistema sanitario italiano sigue siendo de los más avanzados). En el caso de los países que tienen en su haber la culminación de un proceso revolucionario -en las distintas variantes del socialismo y el antiimperialismo- hemos visto la movilización de organizaciones de masas estructuradas en las distintas esferas de la vida social y laboral, política y cultural; éstas no han improvisado, sino que en cierta medida han actuado sobre la base de décadas de experiencia y trabajo teórico y práctico, combinándolas con los necesarios niveles de movilización y liderazgo que son cruciales para enfrentar la emergencia. Organizaciones que responden a un mando unitario, que se refieren a una dirección política que tiende a ser clara y coherente, a una línea política que ciertamente no es improvisada sino que tiene una continuidad desarrollada durante décadas de construcción tras el triunfo de la Revolución en su país.
Una línea que en el caso de China y muchos otros países que han seguido ese ejemplo, ha puesto en el centro la protección de la salud colectiva y el criterio científico, como pilar para un contraste inmediato a la epidemia, minimizando tanto el daño sanitario como el socioeconómico, con intervenciones tempranas y limitadas en el tiempo. En estos países -es necesario subrayar, una vez más, este concepto- sus dirigentes y sus pueblos han tenido que hacer de necesidad virtud, centrándose principalmente en la prevención, para evitar tener que actuar después con instrumentos con los que generalmente están mal equipados y para evitar caer en una crisis inmanejable. Los países imperialistas, que disponen de instrumentos más avanzados en teoría, han fracasado de hecho en el campo de la contención de los contagios metiéndose en un atolladero. No han aplicado una estrategia para contener el contagio, con los resultados que están a la vista. En la República Popular China, al igual que en otros países, no han esperado a que lleguen medicamentos o vacunas específicas (que aún no están listos ni son suficientes, dado que los países imperialistas los han acaparado, empezando por Estados Unidos, Reino Unido e Israel, seguidos por los demás países de la UE, y que la capacidad de producción a escala mundial sigue siendo limitada). En China se ocuparon de confinar -mediante la movilización capilar y la organización de masas- a la población dónde, cómo, cuánto y cuándo era necesario hacerlo; así lo hizo China, así lo hizo la Corea Popular, cerrando aún más herméticamente sus fronteras, así lo hizo Vietnam, así lo hizo Cuba, manteniendo viva la experiencia acumulada en el campo de la epidemiología por la URSS en el siglo pasado, invirtiendo en investigación científica hasta el diseño e implementación de vacunas y medicamentos específicos. En los principales países imperialistas dirigidos por gobiernos neoliberales, se ha dejado correr el virus con mayor o menor libertad y con medidas cada vez más tardías, hasta el punto de perder el control de los contagios y registrar decenas de miles, cientos de miles de muertos (como en Estados Unidos o Brasil, pero también en nuestras partes). Hemos visto el ballet de las zonas de color, con datos ocultos o domesticados por los administradores para evitar las medidas necesarias. Los que han aplicado una verdadera contención, en lugar de una mitigación crónica, han parado TODO cuando ha sido necesario, pero durante un corto periodo y luego han reabierto casi todo, minimizando los daños humanos y económico-sociales. Es bueno recordar cómo los países que han aplicado esta estrategia ganadora han parado cuando ha sido necesario y durante periodos muy limitados incluso las fábricas y los desplazamientos y cualquier actividad no estrictamente imprescindible. En Italia, por el contrario, las fábricas en el corazón del valle del Po no cerraron ni siquiera en marzo-abril de 2020 y la epidemia se extendió a medio mundo en pocos días, mientras entre los principales líderes políticos estaban de moda los aperitivos en los canales y las negaciones supersticiosas de la tormenta que se avecinaba.
Para completar, hay que mencionar que incluso algunos países ciertamente no socialistas, como Israel (por no hablar de la criminal negación de las vacunas a Palestina, como los países occidentales con sanciones) o Australia, han obtenido resultados positivos en casa sólo conteniendo la circulación de la población durante períodos limitados, con el fin de garantizar la posibilidad de “volver a la normalidad” o para abordar con seguridad la fase de vacunación masiva. Esto demuestra que no tenemos que esperar a convertirnos en un país socialista para aplicar las medidas preventivas necesarias basadas en criterios científicos confirmados por la experiencia; puede hacerse inmediatamente si existe la voluntad política necesaria para ello. Por el contrario, en la medida en que los movimientos populares logren imponer la aplicación de las medidas preventivas necesarias, éstas serán peldaños útiles para avanzar con más fuerza y determinación hacia la instauración del socialismo.
Al cruzar los datos sobre la mortalidad general en los principales países, es fácil ver que las muertes resultantes de la epidemia de covid-19 han sido subestimadas en gran medida, y aún lo son. Los países como el nuestro que no han optado por un control estricto de los contagios y con un distanciamiento precoz en el momento adecuado (al principio de cada ola epidémica, antes de cualquier salto exponencial repentino de los contagios) han tenido que actuar con medidas posteriores amplias y prolongadas, o con medias tintas que, para no disgustar a ningún sector político ni a la población, han terminado por disgustar a prácticamente todos. Los únicos que, como es lógico, se han beneficiado enormemente son los grandes especuladores financieros y los capitalistas relacionados con ellos, en particular la industria de la exportación, que en muchos casos no han parado la producción ni siquiera una semana, en detrimento de todos los demás ámbitos sociales y económicos penalizados por las medidas prolongadas. Emisiones tv y tertulias han llegado a diseccionar los buenos hábitos íntimos, pero las fábricas, los call-centers y los desplazamientos ni siquiera los han mencionado en los distintos decretos, salvo el primer y único cierre de la primavera de 2020, tras el cual entró en escena el dicktat del poder económico sintetizado en el eslogan “vivir con el virus”. Para ocultar su falta de preparación no podían hacer otra cosa. Las medidas adoptadas cerca del pico epidémico sólo mitigan los resultados más catastróficos sobre el sistema sanitario, pero no evitan decenas de miles de víctimas cada vez, cuando en cambio sería conveniente y necesario “hacer como China” para controlar la propagación de los contagios: bloqueo (con las correspondientes pruebas y rastreos masivos) durante un periodo limitado pero anticipado y la coordinación de todos los sectores y organizaciones de masas -en el caso italiano se trata de todo el tejido del tercer sector, las asociaciones y el voluntariado que existe y se estimula la creación de redes de solidaridad popular adecuadas, estas realidades que también han empezado a surgir para hacer frente a la emergencia. Lo que ha faltado es la voluntad política institucional, por un lado, arrastrada por todas partes a la sumisión a los intereses de los grandes grupos económicos, y la capacidad, la autonomía y la fuerza de los comunistas, por otro lado, para identificar y proponer a tiempo las medidas que hay que poner en marcha, las decisiones oportunas que hay que aplicar, dejándose a menudo influenciar por las opciones oportunistas y convenientes o por la sumisión generalizada alimentada arteramente por la patronal entre las amplias masas (“colismo”). Las fuerzas políticas o sindicales organizadas -salvo contadas excepciones- no han pedido ni reclamado que se tomen medidas enérgicas de contención al principio y no en medio de cada ola de contagio. En esta fase, la de la toma de decisiones, a menudo prevalecen las movilizaciones funcionales, que piden aperturas, cuando más bien hay que cerrar todo, aunque sea por unos días, para obtener resultados significativos y duraderos. Se mantuvieron subordinados a los que no querían medidas de contención, con el resultado de que los daños sanitarios en términos de muertes y casos graves, el contagio de los trabajadores y sus familias, y los daños a la economía generalizada y a la vida social, fueron cada vez mayores. Si por un lado la denuncia de las evidentes responsabilidades de algunos administradores (véase el caso de la administración Fontana en Lombardía, claramente subordinada a las líneas dictadas por Confindustria) en la propagación del contagio fue objeto de una campaña positiva a finales de la pasada primavera, por otro lado no fue seguida de una política consecuente y agregada en el periodo posterior, cuando algunos ‘expertos’ hablaron del “virus desaparecido”, o cuando torpemente los responsables de la toma de decisiones negaron el inicio de la segunda y tercera oleada, evitando así las necesarias medidas de contención oportunas.
Al cruzar los datos sobre la mortalidad general en los principales países, es fácil ver que las muertes resultantes de la epidemia de covid-19 han sido subestimadas en gran medida, y aún lo son. Los países como el nuestro que no han optado por un control estricto de los contagios y con un distanciamiento precoz en el momento adecuado (al principio de cada ola epidémica, antes de cualquier salto exponencial repentino de los contagios) han tenido que actuar con medidas posteriores amplias y prolongadas, o con medias tintas que, para no disgustar a ningún sector político ni a la población, han terminado por disgustar a prácticamente todos. Los únicos que, como es lógico, se han beneficiado enormemente son los grandes especuladores financieros y los capitalistas relacionados con ellos, en particular la industria de la exportación, que en muchos casos no han parado la producción ni siquiera una semana, en detrimento de todos los demás ámbitos sociales y económicos penalizados por las medidas prolongadas. Emisioras tv y tertulias han llegado a diseccionar los buenos hábitos íntimos, pero las fábricas, los call-centers y los desplazamientos ni siquiera los han mencionado en los distintos decretos, salvo el primer y único cierre de la primavera de 2020, tras el cual entró en escena el dicktat del poder económico sintetizado en el eslogan “vivir con el virus”. Para ocultar su falta de preparación no podían hacer otra cosa. Las medidas adoptadas cerca del pico epidémico sólo mitigan los resultados más catastróficos sobre el sistema sanitario, pero no evitan decenas de miles de víctimas cada vez, cuando en cambio sería conveniente y necesario “hacer como China” para controlar la propagación de los contagios: bloqueo (con las correspondientes pruebas y rastreos masivos) durante un periodo limitado pero anticipado y la coordinación de todos los sectores y organizaciones de masas -en el caso italiano se trata de todo el tejido del tercer sector, las asociaciones y el voluntariado que existe y se estimula la creación de redes de solidaridad popular adecuadas, estas realidades que también han empezado a surgir para hacer frente a la emergencia. Lo que ha faltado es la voluntad política institucional, por un lado, arrastrada por todas partes a la sumisión a los intereses de los grandes grupos económicos, y la capacidad, la autonomía y la fuerza de los comunistas, por otro lado, para identificar y proponer a tiempo las medidas que hay que poner en marcha, las decisiones oportunas que hay que aplicar, dejándose a menudo influenciar por las opciones oportunistas y convenientes o por la sumisión generalizada alimentada arteramente por la patronal entre las amplias masas (colismo). Las fuerzas políticas o sindicales organizadas -salvo contadas excepciones- no han pedido ni reclamado que se tomen medidas enérgicas de contención al principio y no en medio de cada ola de contagio. En esta fase, la de la toma de decisiones, a menudo prevalecen las movilizaciones funcionales, que piden aperturas, cuando más bien hay que cerrar todo, aunque sea por unos días, para obtener resultados significativos y duraderos. Se mantuvieron subordinados a los que no querían medidas de contención, con el resultado de que los daños sanitarios en términos de muertes y casos graves, el contagio de los trabajadores y sus familias, y los daños a la economía generalizada y a la vida social, fueron cada vez mayores. Si por un lado la denuncia de las evidentes responsabilidades de algunos administradores (véase el caso de la administración Fontana en Lombardía, claramente subordinada a las líneas dictadas por Confindustria) en la propagación del contagio fue objeto de una campaña positiva a finales de la pasada primavera, por otro lado no fue seguida de una política consecuente y agregada en el periodo posterior, cuando algunos “expertos” hablaron del “virus desaparecido”, o cuando torpemente los responsables de la toma de decisiones negaron el inicio de la segunda y tercera oleada, evitando así las necesarias medidas de contención oportunas.
Ante la ausencia de cobertura vacunal no queda más remedio que operar una contención basada en el control del contagio, con paradas rápidas y concentradas en el tiempo, para evitar esa cronicidad de medias tintas que tanto daño ha causado a la vida social sin resolver los aspectos sanitarios. Todo esto no es fruto de la casualidad, sino de los cálculos de quienes han considerado como aspecto central no la salud colectiva y la protección de las condiciones materiales, sociales y económicas de las personas, sino el PIB, la facturación y los beneficios de las grandes empresas capitalistas que, si nos fijamos bien, en muchos casos no han perdido un solo día de negocio, sino que ni siquiera han pagado el funeral de quienes han perdido la vida como consecuencia de este cínico cálculo.
La judicatura del Estado italiano, tan diligente en la investigación de quienes han denunciado las consecuencias de esta masacre social y material (y aquí de nuevo reiteramos toda nuestra solidaridad con las compañeras y compañeros investigados)[2], con más de cien mil muertos más en 2020 y una esperanza de vida disminuida en al menos un año, poco se ha preocupado por la falta de seguridad y controles en los centros de trabajo, en las fábricas y en la red logística; verdaderos motores de contagio junto con un desplazamiento que ha visto poca acción en la red de transporte público. Los grandes centros de trabajo deben ser controlados con pruebas aleatorias e hisopos de todo el personal y, si es necesario, cerrados durante unos días. Es necesario proporcionar apoyos economicos y garantizar los salarios de los empleados en los lugares de trabajo en los que se produzcan brotes, ya que de lo contrario se convertirán, como ha ocurrido, junto con los desplazamientos, en una fuente de contagio. Las pruebas de todos los empleados y la reapertura segura deben ser el centro de las reivindicaciones sindicales.
En este punto hay que ser claros y explícitos: ante una epidemia, el disciplinamiento de los movimientos de la población en función de los propios intereses de las grandes masas de la población, es inevitable y frente a esta necesidad caen todas las ilusiones y la cháchara liberal fuera de tiempo sobre la presunta “libertad de movimientos” como un valor absoluto que no existe en ningún país socialista (y para ser claros ni siquiera en los países de tradición liberal).
En estos temas los comunistas no pueden hacer nicho, como en las vacunas que deben ser reivindicadas como un derecho de todo ser humano y no ser objeto de mercantilización, aunque actualmente los precios estén regulados no por la “ley del libre mercado” sino por acuerdos entre estados (entre los que, sin embargo, está en marcha un juego geopolítico con evidentes vientos de guerra). La prioridad y el acceso a estos instrumentos debe ser objeto del más estricto control público y popular, organizado y consciente, no porque de otra manera las vacunas en su aspecto de “mercancía” no sean fiables (casi todos los instrumentos que utilizamos en nuestra vida, incluidos los medicamentos, el ordenador, están fabricados en régimen capitalista, lo que no implica que no funcionen) sino porque, como vemos, el mecanismo de competencia y confrontación geopolítica lleva a ralentizar lo que sería muy urgente y necesario. Los comunistas están en contra de la globalización capitalista y del “neoliberalismo”, no están en contra de la necesaria globalización de las fuerzas productivas, porque esto forma parte del desarrollo del carácter colectivo de estas fuerzas y de su naturaleza social. Los comunistas no son ludistas que despotrican contra las máquinas, contra la ciencia y la tecnología, contra la racionalidad, sino que luchan por sustraer esas máquinas, esa tecnología y esa ciencia al control de las actuales clases dominantes hasta ponerlas bajo la dirección de un gobierno que defienda auténtica y coherentemente los intereses populares. Estos aspectos, precisamente para no quedar suspendidos en la nube de los máximos sistemas, deben ser objeto de un programa compartido para un gobierno popular de emergencia, que recoja las voces y fuerzas presentes no sólo de los estrechos círculos militantes, sino de los trabajadores organizados en sus centros de trabajo y de la amplia red de organizaciones populares y territoriales. No debemos alimentar lecturas irracionalistas y retrógradas, como la psicosis contra vacunas que racional y científicamente no tienen razón de ser, u otras tendencias reaccionarias que se han desarrollado con fuerza en muchos países, incluido el nuestro.
Si entre las amplias masas de la población hay sectores que de forma totalmente legítima alimentan dudas sobre las vacunas, o se muestran subalternos a algunas tendencias de tipo objetivamente reaccionario, hay que arrastrarlos con el ejemplo de no “hacer la guerra a las vacunas” sino dirigir este rechazo a las clases dominantes de hoy (pero ya no dirigentes), es decir, a los responsables de la especulación o de los juegos geopolíticos para los que la salud de la gente no vale nada (¡no contra los centros de vacunación o las ambulancias o los trabajadores del sistema público de salud! ), es decir, hacia quienes han hecho la calculada elección de no actuar con prontitud en las medidas de contención para no tocar ciertos intereses claramente considerados -en esta sociedad capitalista- más importantes que el bien supremo de la protección de la salud y la vida colectivas de cientos de miles de personas. Esta es la mejor manera de tener la certeza de que los tratamientos y las vacunas se utilizarán, en el mejor de los casos, en nuestro propio interés y no en el de quienes especulan con los medicamentos y las vacunas o con cualquier otro descubrimiento científico e invención tecnológica, al igual que ocurre con cualquier otra mercancía en régimen capitalista.
La situación actual en Italia y en Europa se cubre ahora con una campaña de descrédito de la misma estrategia vacunal, confundiendo la práctica normal de seguridad y farmacovigilancia con una propaganda terrorista sobre el uso de las vacunas, con las autoridades europeas que son incapaces de garantizar una vacunación segura lejos de los continuos picos epidémicos. Los juegos geopolíticos sobre aspectos que conciernen a la protección de la salud colectiva -también aquí es bueno subrayarlo- frenan la posibilidad de una mayor disponibilidad de dosis de vacunas (por ejemplo, retrasando la evaluación de las vacunas de producción rusa o china), limitan la máxima disponibilidad en la recepción de las cantidades necesarias de dosis de los diferentes productores, levantan barreras y desprestigian las campañas dictadas por la competencia entre los diferentes productores, patentes y estados, y frustran lo que debería estar en el centro del interés público.
Sabemos que los comunistas no han logrado hasta ahora establecer el socialismo en ninguno de los países plenamente imperialistas, es decir, en ninguno de los países donde las fuerzas productivas han alcanzado un desarrollo más avanzado que en los países (semi)feudales y/o (semi)coloniales. Asistimos a una innegable marginalidad política y a un notable retraso en la comprensión de la nueva fase pandémica. El Movimiento Comunista Consciente y Organizado del último siglo ha logrado históricamente establecer el socialismo sólo en algunos de estos países (semi)feudales y/o (semi)coloniales a través de Revoluciones Antiimperialistas, Guerras de Liberación Nacional y Revoluciones de Nueva Democracia, transformando la guerra imperialista en una guerra civil contra la Burguesía Imperialista, durante la primera oleada de la Revolución Proletaria Mundial (aproximadamente desde 1917 hasta 1976), desde la Rusia zarista hasta la China feudal, desde Cuba hasta Vietnam, desde la República Popular de Corea hasta Laos, desde los países de Europa del Este hasta algunos países africanos, así como las experiencias revolucionarias en América Latina, donde durante largos períodos las fuerzas antiimperialistas y comunistas han afirmado el control territorial, aunque no han podido conquistar el poder. Sabemos que las limitaciones ideológicas y los errores de los comunistas de los países imperialistas no les han permitido tener el éxito necesario para evitar el reflujo del Movimiento Comunista Internacional. Es decir, la Revolución Proletaria sólo triunfó en aquellos países en los que las fuerzas productivas y las infraestructuras no estaban aún plenamente desarrolladas, como ocurre en los países imperialistas. El propio Lenin señaló que en los países oprimidos habría sido más fácil hacer triunfar la Revolución Proletaria, pero habría sido más difícil construir el Socialismo; por el contrario, en los países imperialistas habría sido más difícil hacer triunfar la Revolución (lo que es aún más cierto a la luz del desarrollo posterior de los regímenes de contrarrevolución preventiva en los Estados burgueses) y más fácil construir el Socialismo, dado el desarrollo más avanzado del carácter colectivo de las fuerzas productivas. Incluso en los países imperialistas, las tendencias revisionistas, no científicas y no revolucionarias se abrieron paso en varias ocasiones, hasta desembocar en las principales tendencias del revisionismo moderno, pero hace apenas cien años, precisamente en el contexto de una crisis de posguerra y pospandémica no resuelta, tomaron forma las movilizaciones reaccionarias de masas, que las clases dominantes supieron dirigir hacia el movimiento fascista. No han faltado en los últimos meses episodios y movilizaciones con características ambiguas, cuando no abiertamente reaccionarias, reivindicando la inexistencia de una emergencia que ha acortado en un año la esperanza de vida en Italia, con el resultado de más de cien mil muertos más al año. Están en un error quienes han identificado como enemigo las formas necesarias de protección y prevención sanitaria, o la búsqueda de vacunas, y no el hecho de que estas medidas, si han sido poco efectivas y de duración interminable, es precisamente porque se ha optado cada vez por negar la emergencia y la intervención oportuna, en favor de la actividad económica y productiva inmediata. Al cabo de un año vemos los resultados de este enfoque repetido, hecho de retrasos y medias tintas. Resultados trágicos tanto a nivel sanitario como socioeconómico.
Como afirma el camarada Fabrizio Chiodo -que obviamente conoce el tema, al ser colaborador del centro Finlay de la Habana para la producción de vacunas cubanas-, el propio concepto de vacunación contradice los intereses del capitalismo porque se basa en la prevención y no en la curación. Ahora se sabe, de hecho, que es mejor prevenir que curar, pero curar en lugar de prevenir suele ser más rentable para la especulación y el parasitismo de los capitalistas, sus farmacéuticas, los sistemas privados de salud. La prevención (y por lo tanto también los instrumentos de vacunación que son parte indispensable de ella) es el arma más eficaz que la organización socialista de la sociedad puede aprovechar. El fracaso de la ideología del “libre mercado” y la crisis del modo de producción capitalista ante la emergencia es hoy innegable. Todo ello pone a la orden del día la necesidad de la instauración del socialismo como respuesta a ésta y a las grandes urgencias que afligen a la humanidad, como modelo de desarrollo calibrado a las necesidades humanas. La prevención y la salud colectiva valorada al máximo estarán en el centro de las batallas de los próximos años. Un reto para los países socialistas y antiimperialistas, pero también en los países donde el socialismo aún no se ha establecido. El socialismo es la prevención antes que la cura.

[1] Un Comité Popular no domesticado y que pone de manifiesto públicamente las responsabilidades de Confindustria y de las autoridades institucionales subordinadas a ella por la masacre provocada por la mala gestión de la pandemia en Bérgamo, acaba inevitablemente “atenuado” y criminalizado por quienes tienen todo el interés en desacreditarlo (véase la página homónima del Comité Popular fb).
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Dos semanas después de su publicación, y tras más de un año desde los anteriores artículos “Il Covid dà i numeri! ” e “Italia: reflexiones sobre la pandemia y la validez del distanciamiento social”, además de la confirmación de los resultados chinos, vietnamitas y de otros países, es interesante el estudio publicado en la destacada revista científica The Lancet donde se ponen de manifiesto los efectos y las consecuencias de forma comparativa, en términos de impacto en la vida social, en las consecuencias sanitarias, en las consecuencias a nivel económico de las dos vías: la vía de las medias tintas seguida, por ejemplo, por los países europeos y la vía de una contención férrea y limitada en el tiempo. El estudio, basado en datos y comparaciones entre los dos enfoques diferentes, va en la dirección de confirmar en esencia lo que se ha afirmado aquí desde marzo de 2020 en los artículos mencionados. 
En The Lancet, una comparación entre los resultados de la estrategia de medidas de mitigación a medias (intervenciones graduales de mitigación orientadas a no sobrecargar el sistema sanitario y sin impacto en el sistema productivo) y los conseguidos mediante la estrategia de erradicación de #zerocovid a través de la contención estricta de la infección, las pruebas masivas, el seguimiento, la reapertura.
La comparación muestra, entre otras cosas:
– Desde el punto de vista sanitario, las muertes por COVID-19 por cada millón de habitantes en los países de la OCDE que optaron por la estrategia de contención y erradicación (Australia, Islandia, Japón, Nueva Zelanda y Corea del Sur) fueron unas *25 veces menores* que en los países de la OCDE que prefirieron la mitigación a medias y “vivir con el virus”, incluida la Italia posterior al bloqueo del año pasado.
– Quienes piensen que la táctica de las medias tintas ha servido para “proteger la economía” en general, pueden ver cómo en los cinco países que optaron por la estrategia de contención y erradicación territorial, el crecimiento del PIB volvió a los niveles previos a la pandemia ya a principios de 2021, viceversa por nosotros el crecimiento sigue siendo negativo y así en el resto de países de la OCDE que han seguido el tortuoso camino de las medias tintas. En particular, esto se hizo para no detener la producción y las actividades principales, incluso sólo dos semanas al comienzo de cada ola, antes de un fuerte crecimiento numérico exponencial. Al coste en vidas humanas se suma el coste económico y social, con un impacto desastroso en la economía y las actividades culturales generalizadas. En la práctica, en el altar del beneficio de las exportaciones, se sacrificaron las vidas de decenas de miles de personas, así como las condiciones materiales de existencia de millones de trabajadores, con las pequeñas empresas al borde del abismo y los despidos a las puertas.
– Los que ladraron que “nos están encerrando” en el momento del primer y único encierro, alentando las medias tintas prolongadas, verán que en lo que respecta a las restricciones, las libertades se han visto más afectadas en los países de la OCDE que han optado por la mitigación y las medias tintas. De hecho, las enérgicas medidas adoptadas por los países para la rápida contención, el control de los contagios hasta la erradicación de cualquier brote, la rápida resolución del problema ha devuelto rápidamente la vida social y la economía generalizada a la normalidad, como ya ha demostrado el éxito histórico en la República Popular China bajo el liderazgo del PCC y las autoridades científicas y sanitarias locales.
Hay quien piensa que el debate entre la mitigación de las medidas a medias y la estrategia de contención es una cuestión académica, carente de interés político u objeto de una polarización inútil, porque pronto la vacuna resolverá todos los problemas, o porque la llegada del verano hará que se vuelva a decir que el virus ha desaparecido clínicamente (pero este año no salimos del encierro de Conte, sino de la línea Bolsonaro de Draghi). De hecho, décadas de experiencia dicen que las vacunas por sí solas no son decisivas y no en poco tiempo, las vacunas pueden mitigar pero no resolver mágicamente.
La erradicación de la viruela supuso una lucha de décadas y la vacunación fue acompañada de campañas de comunicación y compromiso público, pruebas de población, seguimiento, lo mismo que con la polio. Lo que se hace con las epidemias, debe hacerse también con el covid si queremos librarnos de él, si no queremos seguir condicionados y subyugados durante largos años a esta situación, expuestos a todos los riesgos que conlleva.
Los que después de un año, en el ámbito político, insisten en la demora, no se posicionan, no tienen una línea sobre qué hacer para salir de la emergencia, siguen estando de acuerdo con las diversas tesis minimizadoras útiles para el capital, cuando no son dignos del reino de Q o ByoBlu u otros propagandistas de la irracionalidad, muestran incapacidad para analizar la realidad concreta y/o mala fe. En ambos casos tremenda subalternidad a una clase política e industrial entre las peores del mundo, de la que depende una tragedia sin precedentes recientes, tanto humana como sanitaria y económica social.
Enlace The Lancet 28 abril 2021: thelancet.com
Gracias a Alessandro Ferretti por las consideraciones y el informe del artículo.

Un reportage dalla terra Yanomami: “Intere famiglie con covid a causa del garimpo fuori controllo”

di Mariana Castro, Brasil de Fato

11 febbraio 2021

Sette bambini Yanomami sono morti a causa di covid dall’inizio della pandemia: lo scenario peggiore degli ultimi 30 anni, afferma l’antropologa Ana M. Machado.

(Didascalia della foto) Bambini yanomami e neonati sotto i due anni sono tra le vittime del Covid-19: la malaria è tra le comorbilità legate al coronavirus e colpisce direttamente le popolazioni indigene – Joedson Alves – EFE

“Questo è uno dei momenti cruciali per la difesa delle popolazioni indigene, perché da 30 anni a questa parte non abbiamo visto la situazione degli Yanomami e degli Yekweana raggiungere i livelli di rovina attuale”. L’avvertimento, lanciato in un’intervista al programma Bem Viver, è dell’antropologa Ana Maria Machado, membro della rete Pro-Yanomami e Yekweana e tra gli organizzatori del rapporto “Xawara: tracce di Covid-19 nella terra indigena Yanomami e l’omissione dello Stato”, uscito alla fine dello scorso anno.

Secondo lei, l’abbandono e il progresso dell’attività mineraria illegale sono i principali vettori di malattie come il covid-19, nella terra indigena degli Yanomami, la più grande del paese, situata negli stati di Amazonas e Roraima, al confine del Brasile con il Venezuela, un corridoio di oltre 9,6 milioni di ettari. Sede di circa 30.000 indigeni, è tra le aree più colpite dalla deforestazione illegale nell’Amazzonia brasiliana.

Xawara è il termine con cui, sin dalle epoche ancestrali del loro passato, gli Yanomami definiscono quello che oggi noi chiamiamo pandemia. Il concetto è posto in relazione con ciò che chiamano booshikë, quello che noi definiamo attività mineraria. Secondo le tradizioni della loro cultura, il booshikë deve essere lasciato tranquillo, dentro la terra, altrimenti causa molte malattie e morti, diffondendosi sotto forma di fumo.

La corsa incessante per l’oro, insieme alla collusione e all’omissione delle autorità, sono precisamente ciò che ha causato innumerevoli malattie e portato alla morte di bambini e neonati yanomami, come spiegato nel rapporto di 105 pagine pubblicato dall’Instituto Socio ambiental (ISA) e prodotto dal Leadership Forum Yanomami e Ye’kwana e dalla Rete Pro-Yanomami e Ye’kwana, sulla base dei dati raccolti da marzo a ottobre 2020.

Qui di seguito, l’intervista completa:

Brasil de Fato: Allora, Ana, cosa ha motivato la produzione del rapporto?

Ana Maria Machado – Il rapporto è stato prodotto dal Pro-Yanomami and Yekweana Network e dal Yanomami and Yekweana Leadership Forum. La Rete Pro-Yanomami e Yekwean è composta da più di 50 sostenitori della causa Yanomami, inclusi antropologi, linguisti, indigeni, avvocati, artisti ed è in dialogo diretto con le associazioni indigene. La Rete è nata proprio all’inizio della pandemia, ad aprile, quando è avvenuta la prima morte di uno Yanomami a causa del Covid.

Lo Yanomami and Yekweana Leadership Forum, che è anche uno degli organizzatori del rapporto, si è formato nel 2018 e riunisce le sette associazioni indigene presenti nella terra degli Yanomami: oggicostituisce il principale organo decisionale nelle terre degli Yanomami.

Poi, a giugno, il Forum ha lanciato la campagna #ForaGarimpo e #ForaCovid per sensibilizzare il mondo sui progressi del Covid nel territorio Yanomami. Quindi, sulla base di un’articolazione tra il Forum e la Rete, abbiamo redatto questo rapporto, in modo da poter documentare l’impatto della pandemia tra gli Yanomami.

Durante la produzione del rapporto, siamo andati più a fondo nei dati: le analisi (dei dati raccolti) ci dicono che la situazione degli Yanomami e degli Yekweana è molto critica. E lo è soprattutto a causa dell’avanzata incontrollata del Covid, della malaria, in un contesto di totale mancanza di controllo, situazioni che sono anche legate all’avanzata dell’estrazione dell’oro, la quale è notevolmente aumentata e allo smantellamento della sanità pubblica per le popolazioni indigene, come accade in tutto il paese.

Quindi, questo rapporto serve anche come base per la denuncia, a uso delle commissioni per i diritti umani e di altri organismi a difesa delle popolazioni indigene.

Il rapporto è stato consegnato al Congresso Nazionale e ai singoli deputati, insieme alla petizione della campagna #ForaGarimpo e #ForaCovid, che ha raccolto quasi 440mila firme.

Brasil de Fato: Il documento indica l’estrazione illegale come uno dei principali vettori di contaminazione per le popolazioni indigene, ma l’attività continua a minacciare le persone. Esiste il permesso o la collusione del governo Bolsonaro su queste attività nella regione?

Ana Maria Machado: L’estrazione illegale è un problema molto antico. Anche prima della demarcazione della terra indigena yanomami, avvenuta nel 1992, gli Yanomami hanno vissuto un periodo storico drammatico. Negli ultimi anni ’80, il territorio in cui vivevano fu invaso da oltre 40mila garimpeiros (minatori e/o raccoglitori di oro). Quindi, una totale mancanza di controllo. Secondo le statistiche, più di mille Yanomami morirono in quel periodo a causa di malattie e violenze legate all’attività mineraria.

Dopo quel periodo, con la delimitazione delle terre indigene nel ‘92, l’attività mineraria iniziò a diminuire notevolmente e divenne un’attività illegale, svolta molto marginalmente con poche centinaia di garimpeiros. Quello cui assistiamo oggi è una nuova congiuntura data dall’incrocio dell’impennata del prezzo dell’oro sul mercato – dal 2008 in poi – insieme allo smantellamento delle politiche pubbliche, soprattutto dopo l’elezione di Bolsonaro, il che ha fatto assumere proporzioni assurde all’estrazione illegale.

Oggi si stima che ci siano più di 20.000 cercatori d’oro che invadono la terra indigena degli Yanomami. E nonostante figuri ancora come un’attività ufficialmente illegale, sembra che l’elezione di Bolsonaro sia servita come autorizzazione per i garimpeiros a ignorare l’illegalità ed entrare nella terra indigena Yanomami in cerca di oro, senza quella paura che avevano prima, poiché sanno che possono contare sul sostegno del presidente.

Anche lo stesso Bolsonaro ha una storia di garimpeiro, suo padre ha lavorato all’estrazione mineraria nella Serra Pelada. Durante la campagna elettorale, (il presidente) ha promesso di autorizzare l’attività mineraria sulle terre indigene. Pertanto, in ossequio alla sua promessa elettorale, Bolsonaro ha firmato la legge 191/2020, che mira a regolamentare lo sfruttamento delle risorse minerarie, definendo condizioni specifiche per la ricerca e l’estrazione mineraria di varie risorse, tra cui il petrolio, il gas e l’energia idroelettrica sulle terre indigene.

E questo disegno di legge, complice la nuova configurazione del Congresso con l’elezione di Arthur Lira, Bolsonaro lo ha inserito come uno dei progetti prioritari su cui votare, il che mette gli Yanomami in una situazione di grande vulnerabilità, poiché gli indigeni non avrebbero diritto di veto, verrebbero solo consultati, quindi non ci sarebbe modo di impedire alle imprese minerarie di entrare nel territorio indigeno, il che è del tutto assurdo.

E c’è anche un fatto importante (da tenere in conto): secondo i dati dell’Imazon, il Sistema di Vigilanza sulla Deforestazione, tra l’agosto 2019 e il luglio 2020, periodo di inizio del governo Bolsonaro, la Terra indigena Yanomami era tra le dieci aree protette più colpite dalla deforestazione nell’Amazzonia Legale.

E questo è stato proprio causato dal dilagante aumento delle miniere d’oro. È stato anche tra l’agosto e il settembre 2020 che la terra indigena è risultata una delle più disboscate del Paese. Mentre il Brasile e il resto del mondo si sono fermati, mantenendo solo le attività essenziali, i garimpeiros non sono stati messi in quarantena. Il flusso dei cercatori e della deforestazione sulla terra indigena Yanomami è notevolmente aumentato.

Abbiamo diverse segnalazioni di popolazioni indigene, di intere famiglie colpite in regioni dove la presenza dell’estrazione dell’oro è completamente fuori controllo.

Brasil de Fato: Nel 2020 il rapporto già identificava i bambini come uno dei gruppi più colpiti dal Covid-19 nella regione, e ora il Paese sta seguendo la cronaca della morte di dieci bambini Yanomami in un mese. Queste vite avrebbero potuto essere salvate?

Ana Maria Machado: Certamente.Quello cui abbiamo assistito negli ultimi anni è un completo smantellamento delle politiche di sanità pubblica volte alla salute indigena. Secondo il monitoraggio che facciamo noi della Rete Pro-Yanomami e Yekwean, finora abbiamo contato le morti di 32 Yanomami, tra confermate e sospette, che è un numero che sopravanza di molto il monitoraggio del SESAI, l’agenzia sanitaria, che indica solo 12 morti.

Secondo il nostro monitoraggio, i numeri sono impressionanti, perché in questi mesi di pandemia, sette bambini di età inferiore ai due anni sono morti di Covid-19, testato e confermato. Si tratta di una statistica che richiama molta attenzione, perché differisce molto dal resto del mondo, dove le principali vittime sono state gli anziani o le persone con comorbilità. A questo punto è importante notare che una delle principali comorbidità del Covid-19 tra gli Yanomami è la malaria. E con la malaria completamente fuori controllo, il Covid finisce per fare più vittime, oltre a diversi bambini anche loro affetti da malnutrizione, già indeboliti.

Quindi, certamente, se ci fosse stata un’azione efficace da parte del governo federale, se ci fosse stato un piano, almeno, per contenere il Covid, questi bambini non avrebbero perso la vita e il loro futuro a causa di questo virus. È responsabilità del governo federale elaborare un piano di contenimento efficiente, cosa che non è avvenuta.

Brasil de Fato: La denuncia centrale del rapporto è proprio l’assoluta mancanza di assistenza medica alle popolazioni indigene in Brasile, sia per prevenire il Covid-19 che per curare altre malattie. Negli ultimi anni, poi, abbiamo assistito all’aumento della criminalizzazione delle ONG e alla demolizione di varie agenzie di protezione, culminata nel disastro della pandemia… possiamo dire che questo è un momento cruciale di difesa per i popoli indigeni?

Ana Maria Machado: Certamente. Questo è uno dei momenti cruciali per la difesa dei popoli indigeni, perché in 30 anni non abbiamo visto la situazione degli Yanomami e degli Yekweana raggiungere i livelli di devastazione cui assistiamo oggi. Anche con la terra delimitata, con i diritti garantiti dalla Costituzione, abbiamo assistito a queste morti silenziose, dovute all’incuria causata dalla mancanza di azione e all’incuria della salute indigena.

[Trad. dal portoghese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

(VIDEO) Internazionalismo e lotta di classe ai tempi del Covid-19: L’attualità del socialismo

Il Partito dei CARC - Federazione... - Partito dei CARC ...Oggi giovedi 14 maggio, in diretta sulla pagina Partito dei CARC – Federazione Campania, Fabiola D’Aliesio conduce ResistenzaOnAir, ore 19.00.

Internazionalismo e lotta di classe ai tempi del Covid-19: L’attualità del socialismo.

In collegamento:

Indira Pineda Daudinot, Consolato Generale della Repubblica Boliviana del Venezuela a Napoli. Sull’esperienza sanitaria di Cuba e del Venezuela.

– (dalla Cina) Francesco Barchi, sinologo. Sulla Sanità della Repubblica Popolare Cinese.

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¿Cuál es la diferencia entre el bien y el dinero?

china-gty-aa-200407_hpMain_16x9_992por theduran.com

Europa no ha aprendido las lecciones de la crisis del coronavirus

A veces parece que una suma con una larga cola de ceros puede resolver todos los problemas o hacer que cualquiera sea su amigo. Es una pena que los políticos europeos piensen lo mismo. Estaban equivocados y ahora están pagando. Veamos un buen ejemplo.

Ahora, en medio de la pandemia del coronavirus, hay mucho trabajo de desinfección en las ciudades de Serbia. Sin embargo, no son los especialistas europeos los que realizan un trabajo tan minucioso e importante. Pronto pasará un mes mientras los rusos trabajan allí: militares, expertos en protección biológica y médicos. Han sido trasladados a Serbia en 11 aviones, junto con equipos especiales, medicamentos y equipos. Los militares desinfectaron 19 ciudades en Serbia, y los médicos ayudaron a tratar a 500 pacientes infectados con el COVID-19.

La profesora asociada Ksenia Božović, especialista en enfermedades infecciosas del Centro Clínico de Enfermedades Infecciosas de Serbia, señala que, desde el punto de vista médico, fue extremadamente útil intercambiar experiencias con los colegas rusos.

“Nos enfrentamos a numerosos dilemas clínicos todos los días, ya que hasta ahora no se ha confirmado ningún protocolo clínico como el único correcto y absolutamente confiable. Para los médicos, todos los días surge un dilema: si estamos haciendo lo correcto o incorrecto, y tal vez alguien más sepa más que nosotros. La oportunidad de compartir experiencias ha ayudado a combatir esta infección con éxito”, dijo la profesora asociada Ksenia Božović.

“Ayudar en el sentido epidemiológico, así como ayudar a desinfectar numerosos sitios, es muy importante para nosotros. Los equipos de expertos rusos han desinfectado medio millón de metros cuadrados en nuestro país en los 18 días desde que están en Serbia”, dijo el general Dragan Dincic.

¿Cuán extensa es esta asistencia? ¿Cuánto dinero se ha gastado en ello? Apenas cientos de millones de euros. ¿Pero por qué los serbios están tan agradecidos con Moscú ahora? ¿Por qué el presidente Aleksandar Vucic admira su amistad con su colega ruso una y otra vez?

“La decisión del presidente Putin es un signo de solidaridad, así como una confirmación de la relación estratégica excepcional entre los dos países”, dijo Vucic el sábado pasado.

Recordemos lo que dijo sobre la Unión Europea: “No existe una gran solidaridad internacional. No hay solidaridad europea. Todo esto resultó ser un libro de cuento de hadas”, – dijo el presidente. -Cuando estas personas necesitaban dinero serbio, se veían obligadas a comerciar en sus términos para que las empresas europeas obtuvieran nuestro dinero. Cuando llegaron los tiempos difíciles, no se necesitaba el dinero serbio. ¿Por qué se dijo eso? Porque la Unión Europea literalmente estaba invirtiendo dinero en Serbia en el proceso de integración europea. Estamos hablando de 2 mil millones de euros en total. En particular, en los últimos años, se han asignado 450 millones de fondos de crédito para la atención médica de Serbia. Solo todo ese dinero ha sido absolutamente inútil frente a un virus mortal. ¿Cuál es el punto en millones si Serbia ni siquiera pudiera comprar medicamentos de países europeos? Es irónico que los propios países de la UE mostraron el precio real de su dinero cuando prohibieron la exportación de productos médicos. Resulta que era más importante que incluso las conexiones políticas, por no mencionar las finanzas, y fueron sus socios europeos a los que Belgrado se dirigió en primer lugar, no Rusia o China. Lo mejor que Vucic escuchó entonces fueron las palabras “apoyo moral” de Emmanuel Macron. Este resultado no es sorprendente después del precedente italiano. Pero ahora Europa se ve obligada a ver otro triunfo para Putin en una región tan importante como los Balcanes. “Nuestros amigos no nos traicionaron en el momento más importante para nosotros, y también trataremos de agradecerles por eso“, dijo el sociólogo serbio Ilya Kaitez, hablando sobre la ayuda del Kremlin. Estas palabras tienen mucho sentido. Como sabes, los amigos se conocen en problemas. Y ahora las relaciones ruso-serbias solo se fortalecerán, y los serbios mirarán a la UE con decepción. Según diversas encuestas, el año pasado el número de serbios que estaban a favor de la membresía en la UE fue del 35 al 53%. Incluso la tasa más alta es una mayoría muy débil, que puede no existir en el 2020.

Muchos ahora intentan presentar el apoyo de Rusia como un movimiento político. Si es o no, ya no es importante. Nadie ha impedido que Alemania haga lo mismo. Pero no sucedió. Por eso tenemos que corregir la situación. ¿Cómo? Con dinero de nuevo! Todos insisten en ignorar el hecho de que la pandemia no es una crisis financiera. Las consecuencias económicas son masivas, pero siguen siendo un efecto secundario. Va a llevar mucho tiempo llenar todo esto con dinero. Hasta que el virus mismo gane. Solo el presupuesto puede bajar antes. Desafortunadamente, los líderes europeos nunca se dieron cuenta de que un grupo de profesionales fue enviado a ayudar a otro país, tal vez más útil que las trincheras en dólares. Es por eso que en Italia, las banderas de la Unión Europea fueron derribadas. Por eso los serbios están agradecidos con los rusos.

Venezuela e COVID-19

L'immagine può contenere: fiore e spazio all'aperto, il seguente testo "Se lo cojo prestado a otro perfil (pq no pude compartir) pero es que La imagen es brutal... el texto era: "Saldrías de casa si pudieras verlo...? ?)"di Luis Matute

La Repubblica Bolivariana del Venezuela continua la sua lotta contro il coronavirus, la pandemia mortale.

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro, in un suo intervento televisivo ha criticato quei paesi che non distribuiscono alla popolazione i necessari strumenti di difesa come le mascherine. In Venezuela l’uso della mascherina è obbligatorio, per uscire per le strade e usare i mezzi pubblici; il dibattito sull’uso della mascherina in altri paesi è spesso legato ai costi economici, qui abbiamo messo tutti a fare mascherine, compresi i generali della FANB (Forze Armate Bolivariane), per darle alla popolazione.

Perché se i governanti di altri paesi si battono per la salute dei loro cittadini, preferiscono l’economia alla salute della loro popolazione?

Nel suo discorso ha detto che oggi, il 15 aprile 2020, si celebra nel Paese il 31° giorno della quarantena. Oggi abbiamo 197 casi, ci sono 4 nuovi casi, 2 nelle pianure del Venezuela, una donna che è arrivata dalla Colombia e ha contaminato il marito, un altro ragazzo di 16 anni, figlio della coppia citata, il terzo caso un uomo di 51 anni nello Stato di Vargas, appartenente ad una compagnia di sicurezza dove lavora come scorta di una compagnia privata, una donna di 46 anni che viaggia frequentemente nella città di Cúcuta-Colombia, lavora come mercante nelle Ande venezuelane.

Lo Stato con il maggior numero di persone infette è lo Stato bolivariano di Miranda doveil 56%, sono guariti, Maduro ha anche accennato a come negli Stati Uniti sia critico lo stato della popolazione che vive in quel Paese; il presidente ha anche ringraziato le cliniche private venezuelane.

Il vicepresidente Delcy Rodriguez ha detto che nello stato di Táchira hanno ricevuto più di 6.000 venezuelani in fuga dalla xenofobia colombiana verso i nostri connazionali, così come stanno tornando dal Brasile.

Intanto, nei diversi stati del Paese, gli “Astronauti” bianchi e gialli vanno di casa in casa distribuendo il piano alimentare, abbellendo gli spazi e disinfettando con ipoclorito di calcio i mezzi pubblici, le aziende, i magazzini e le strade. Nella parte occidentale della parrocchia di Sucre, con quasi 600.000 abitanti, la più grande della capitale, Caracas ha ricevuto anche la disinfezione delle aree comuni, in particolare il mercato comunale dove c’è la più grande concentrazione di negozi della zona, dove i cittadini di diversi stati vicini vengono ad acquistare prodotti alimentari all’ingrosso e al dettaglio. Sempre a Miranda, il Governatore si è recato a Petare, la seconda città dello stato dove si trova la più grande favela dell’America Latina, e ha organizzato la giornata di disinfezione, che si terrà ogni mercoledì dalle 06:00 alle 18:00. Dobbiamo menzionare lo stato di Táchira al confine con la Colombia, dove si tiene la giornata di disinfezione per i cittadini che entrano dalla Repubblica sorella della Colombia attraverso il ponte internazionale Simon Bolivar.

Il presidente ha approvato le Brigate di produzione e lavoro, una forza del potere popolare nelle sue comunità, 500 brigate di lavoro e produzione e guidate da donne, che saranno integrate da 10 persone, in questo modo si attivano ancora di più le comunas socialiste.

A partire dal 15 aprile, si va verso un milione di test contro COVID-19 e da qui poter proteggere la cittadinanza venezuelana. Vale la pena di notare la solidarietà e l’attaccamento alla quarantena che la popolazione ha avuto.

Nel frattempo, il governo degli Stati Uniti, nella voce del vice segretario di Stato Carrie Filipetti, continua ad attaccare il Venezuela e Cuba, parlando in un discorso “di un piano per una transizione democratica in Venezuela” ha detto che uno dei punti più importanti è l’esigenza di essere trasparenti verso il popolo all’interno di possibili negoziati, e tutte le forze straniere devono essere rimosse dal Paese sudamericano, comprese quelle di Cuba”.

¡CUIDATE… NO SALGAS DE TU CASA! EL COVID-19 ES MORTAL

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Adriano Ascoli]

Colombia: 22 millones de personas sin condiciones para asumir la cuarentena

por Jhosy Coronado para Alba Ciudad

Alba 

Entrevista a Mónica Delgado del partido Farc de Colombia

La rápida expansión del Covid – 19 a escala mundial tras su definición y tratamiento como pandemia por la Organización Mundial de la Salud (OMS), ha permitido observar cuáles son las respuestas que dan los gobiernos de distintas naciones, frente a una amenaza común.

Dos lecturas de cómo abordar la situación se han posicionado en el debate entre especialistas y gobernantes, ofreciendo insumos que justifican la toma de decisiones para enfrentar la presencia del Covid – 19 en sus territorios:

Una corriente la representan gobiernos que decidieron aplicar medidas drásticas para reducir al máximo la movilización de la población, implementaron el distanciamiento social junto a jornadas de despistaje masivo cuando apenas se registran los primeros casos de Covid – 19 (1), como es el caso de la República Bolivariana de Venezuela donde su gobierno decretó estado alarma el mismo 13 de marzo, día que se confirman los dos primeros casos (2).

Mientras otra corriente decide no tomar medidas (o retrasarlas lo más posible) que alteren drásticamente las dinámicas económicas y cotidianas de la población, planteando que son más graves las consecuencias por parar la economía que por la aparición del Covid – 19 en sus territorios, caso de Brasil , cuyo presidente Jair Bolsonaro declaró el 2 abril que todos los y las trabajadoras menores de 40 años deberían retornar a sus labores (3), ese mismo día se registraban 8.229 contagios y 343 muertes en Brasil, lo números más altos en toda América Latina (4).

Entre quienes se plantearon renuentes en aplicar las medidas de distanciamiento y cuarentena social, está el gobierno de Colombia dirigido por Iván Duque, quien decretó la cuarentena nacional a partir del 25 de marzo (5), cuando ya se registraban 378 casos de contagio y tres muertes por Covid – 19 en Colombia (6).

A fin de hacer un balance sobre cuáles han sido las repercusiones en los sectores más vulnerables de la población latinoamericana tras la llegada del Covid – 19 y cuál es el panorama y retos del Poder Popular durante y una vez superada esta coyuntura, realicé una serie de entrevista a voceros y voceras de diferentes movimientos sociales del AbyaYala.

En esta primera entrega voy a compartir las reflexiones que nos socializó Mónica Delgado, Consejera Política en Venezuela del partido colombiano Fuerza Alternativa Revolucionaria del Común (Farc), a continuación, sus valoraciones:

¿Cuáles van a ser los sectores más afectados en Colombia con la llegada de esta pandemia?

M.D.: Hablamos de 3millones de personas desempleadas; 9.538 personas en condición de indigencia sólo en Bogotáy más de 40 mil personas en todo el país, que era lo que calculaba el departamento de estadística para 2016;5 millones de personas en condiciones de trabajo informal (conocidos en otros países como buhoneros o trabajadores de la economía popular); hablamos de que 6 de cada 10 adultos mayores de 60 años en Colombia son responsables por al menos un familiar y ninguno de ellos tiene pensión; hablamos de centenares de desplazados que han engrosado la lista de personas en condición de indigencia ytercerizados que no están viendo renovados sus contratos; mejor dicho, una población de más de 22 millones de personas, va tener que salir a la calle para reproducir su vida, buscar el alimento; no hay confinamiento posible con deudas y sin alimentos. Es decir, que, más o menos medio país, no tiene condiciones para resguardarse que es la medidamás efectiva para hacer frente al coronavirus. Y allí no estamos incluyendo a migrantes venezolanos y venezolanas pobres, a los que prometieron el cielo y la tierra y por los cuales este gobierno ha recibido varios millardos.

Continua Mónica: a eso hay que sumarle: el abandono del campo colombiano, la guerra que no cesa, el asesinato sistemático y permanente de dirigentes y dirigentas sociales que son los que empujan los cambios estructurales que necesita el país; líderesque en estas condiciones de confinamiento se encuentran expuestos en sus casas y siguen siendo asesinados; los bajos salarios de los trabajadores, más las privatizaciones de los servicios básicos que se vienen haciendo desde finales de los años 80.

Realidad con la que contrastan los groseros privilegios económicos a las grandes empresas y el sistema financiero.

¿Cómo evalúa las medidas asumidas por el gobierno de Iván Duque?

M.D.: Hay que decir que la respuesta del gobierno fue tardía; se impuso una cuarentena del 25 de marzo hasta el 13 de abril (ni siquiera un mes) luego, de una fuerte presión de diversos sectores y de algunos análisis que exponían cuál podría ser el panorama en el país sino se imponía una cuarentena. Se presionó de todas las formas para cerrarel aeropuerto El Dorado uno de los de mayor flujo en América Latina, y Duque directamente se negó a hacerlo; afirman que su hermana está relacionada con la empresa Avianca; lo cierto es que aún hoy el aeropuerto no se encuentra clausurado, si bien no ofrece vuelos comerciales.

El 21 de marzo el gobierno emitió un decreto para hacer frente a la situación: el 444 en el que se crea un fondo (El Fome) y se establece de dónde va a salir esa platica y en qué se va a usar. ¿De dónde sale el dinero?: del fondo de ahorro y estabilización (que son las regalías del país) y del fondo nacional de pensiones de las entidades territoriales que son fondos de los municipios y departamentos del país.

En qué se va a usar: Dar recursos a entidades del Estado que lo necesiten para sortear la emergencia; Pagar logística y funcionamiento del mismo fondo; hacer transferencias temporales para apoyar al sector financiero; compra acciones, títulos y bonos emitidos por empresas de interés nacional; financiar empresas de interés nacional; hacer transferencias al gobierno nacional. Los estoy diciendo como está escrito.

Es decir, que el gobierno de Duque deja sin recursos a los territorios para sortear la crisis y de otro lado, crea un decreto cuyo centro de gravedades el apoyo al sistema financiero y grandes empresas, que, dicho sea de paso, no son las que generan empleo en Colombia; según el Dane, el 80% del empleo generado en Colombia es por empresas pequeñas y medianas. Duque le está otorgando beneficios al sector que más utilidades generó en el 2019, el sector financiero que obtuvo ganancias de 10,2 billones de pesos, en tanto el sector salud está en crisis, pues lleva años de desfinanciamiento, pues no sólo no le meten platica, sino que cierran cuanto hospital se les atraviesa en el camino.

El plan del subpresidente puede terminar en una terrible catástrofe. Desde diversas fuerzas se vienen haciendo propuestas, que ellos van a tener que asumir porque con el 444 que busca es salvaguardar el gran capital, el problema real no podrá abordarse. El partido Farc ha diseñado un plan de choque de 9 puntos que apunta a proteger a la gente del común y que aborda desde el fortalecimiento de la infraestructura hospitalaria, un ingreso básico, gratuidad de los servicios incluyendo internet, aplazamiento de créditos, hasta la regulación de precios de alimentos y estímulos a sectores estratégicos (producción, trasportes y comercialización alimentaria); entre otros, los recursos deben salir de la condonación de la deuda externa, de reservas internacionales, gravamen a movimientos financieros y retroceso de la política de exenciones tributarias entre otros.

Luego del diagnóstico de los primeros casos de Covid – 19, se registró una situación en las cárceles de Colombia con un saldo de 23 personas asesinadas. ¿Cuáles fueron los hechos y las motivaciones?

M.D.: El sábado 21 de marzo en las cárceles La Modelo, el Buen Pastor (de mujeres), La Picota, Picaleña, El Pedregal, Cómbita, Jamundí, La Tramacua, entre otras del territorio nacional, tuvo lugar una serie de protestas por un trato digno y la superación de precarias condiciones. Ya en el 1998 la Corte Constitucional había declarado las cárcelesenemergencia sanitaria; esta es la hora que no se ha hecho nada. Esta serie de protestas exigían en lo concreto implementar un plan eficiente de contingencia para enfrentar un eventual brote de coronavirus en los centros penitenciarios, proponían descongestionar los centros penitenciarios mediante la excarcelación intramural, medidas de arrestos domiciliarios, liberación humanitaria de personas privadas de libertad – incluyendo personas mayores de 55 años -, proponían medidas para evitar gran número de personas concentradas en los patios y áreas comunes. Para ese momento ya se habían confirmado 4 casos de coronavirus en las cárceles.

Entre las propuestas estaba también la exigencia de que el personal custodio y administrativo no entra ni saliera del recinto sin las debidasmedidas de prevención, un mínimo protocolo sanitario; dotar a la población carcelaria de tapabocas, jabones, antibacteriales y demás implementos necesarios para garantizar la limpieza en los diferentes espacios.

Se proponía también agilizar las amnistías y libertades condicionales para las personas que firmaron el acuerdo de paz de La Habana – excombatientes de las Farc -, pero ¿Cuál fue la respuesta del Estado? El asesinato de 23 personas bajo la escenificación de un intento de fuga; la ministra de Justicia de Colombia, (Margarita Cabello) dijo que se vieron obligados a reprimir, soslayando que se habían hecho varias solicitudes desdediversas organizaciones, incluyendo el partido Farc, para que se le diera una salida humanitaria al conflicto, y se implementaran medidas adecuadas para sortear la pandemia.

Mientras asesinaban a esas personas fueron trasladados y trasladadas clandestinamente de La Picota y el Buen Pastor, a varios privados y privadas de libertad, entre ellos cuatro militantes del partido Farc, incluyendo a José Ángel Parra, quien tiene una enfermedad que lo hace depender de medicamentos. La familia de estos cuatro compañeros, logró comunicación varios días después y establecieron que los compañeros se encuentran en la cárcel de Picaleña, en el departamento del Tolima, una cárcel donde no tienen luz, no tienen baño, duermen al lado de sus propias heces, no tienen como limpiarlas, sólo de vez en cuando los custodios suben un baldecito de agua para que ellos mismos las quiten, es un lugar muy húmedo y están hacinados.

En este momento en La Picota hay 170 militantes del partido Farc, prisioneros del Estado, ya que son cobijados por la ley de amnistía e indulto que surge del Acuerdo de Paz firmado en La Habana, pero que este gobierno de Iván Duque ha decidido no reconocer, allí siguen, los camaradas recluidos. Nuestro partido está solicitando una audiencia con la directiva del Instituto Nacional Penitenciario de Colombia (Inpec), para solucionar esta situación y lograr mejores condiciones no sólo para los compañeros, sino para evaluar cuáles son las medidas que en esta condición de pandemia se deben tener en el sector carcelario.

¿Cuál es el horizonte del Poder Popular luego de la pandemia?

M.D.: Esperemos que luego de la pandemia el mundo no vuelva a ser el mismo, no sólo por los estragos que va a dejar el sistema sobre los más pobres, sino por lo que va quedando en evidencia frente a las masas populares y empobrecidas; creemos que se puede dar un salto de la conciencia, donde la gente haya confirmado por esta experiencia inédita, para quién gobiernan los ricos y los denominados empresarios; habremos descubierto tras mucho dolor, esperemos que no tanto, el valor de la solidaridad, la importancia de que los derechos humanos no sean convertidos en servicios, el impacto de nuestras acciones en la vida del planeta, la fuerza de la acción en unidad de millones; el sistema económico y social no creemos que sea cambiado por el coronavirus sino por las fuerzas sociales organizadas y que esta situación va a permitir un salto de la conciencia.

Mónica Delgado señala con mucha certeza que esta situación de pandemia mundial ha dejado en evidencia los intereses que defienden quienes presiden los gobiernos alrededor del mundo y esta vez no será fácil disimularlo. En la siguiente publicación estaremos compartiendo el balance que nos entregó la compañera Paola Estrada del capítulo brasileño de Alba Movimientos, sobre la situación en el gigante del Sur y quienes son los y las principales afectadas.

1.- https://www.prensa-latina.cu/index.php?o=rn&id=349472&SEO=venezuela-reporta-los-dos-primeros-casos-de-covid-19

2.- http://vicepresidencia.gob.ve/presidente-nicolas-maduro-decreta-estado-de-alarma-en-el-pais-para-enfrentar-pandemia-de-covid-19/

3.-https://www.dw.com/es/bolsonaro-critica-a-su-ministro-de-salud-y-pide-a-la-poblaci%C3%B3n-romper-cuarentenas/a-53001387

4.- https://www.arcgis.com/apps/opsdashboard/index.html#/bda7594740fd40299423467b48e9ecf6

5.- https://www.latercera.com/mundo/noticia/presidente-de-colombia-decreta-cuarentena-para-todo-el-pais/NLANX6TQ5BFWRGLAFZVJSDKGO4/

6.- https://colombia.as.com/colombia/2020/03/24/tikitakas/1585048890_033664.html

Italia: Reflexiones sobre la pandemia y la validez del distanciaminto social

L'immagine può contenere: una o più personepor Adriano Ascoli

Muchos creen que la cuarentena, el distanciamiento social y otras medidas de contención son el resultado de un engaño, como si el problema de una epidemia que está trastornando al mundo no fuera real. Sería una excusa, según otros, destinada a suprimir todos los derechos, los más imaginificos y conspiranoicos lo han considerado una conspiración para dañar a Italia y un invento sería el terrible número de muertes (tal vez el doble de lo declarado, con una mortalidad absoluta en algunas provincias más de cuatro veces el promedio estacional). Todo esto sería según ellos como cualquiera de las muchas “fake news”.

Intento explicar mi punto de vista y por qué todo esto no es una farsa o algo instrumental en absoluto.

Nessuna descrizione della foto disponibile.Por supuesto, la acusación contra los responsables de la masacre debe ser firme (principalmente por no haber cerrado la zona del entonces brodo de coltura de Europa en Lombardía, una de las zonas más industrializadas del país). Al horror de los ancianos que murieron en la RSA y al contagio culpable de miles de pacientes y trabajadores del sistema de salud, hay que añadir las otras víctimas -que ciertamente no son pocas- de un sistema de salud que se derrumbó y que, por lo tanto, no pudieron recibir una atención adecuada. Otra causa es la no aplicación de los protocolos de seguridad, la no búsqueda, chequeo y aislamiento de las personas infectadas y la no utilización de los dispositivos de protección, empezando por las máscaras que se suministran con casi dos meses de retraso. Un delito cometido, en particular en la región de Lombardía, en el altar de la máxima ganancia de los empresarios industrial y el entrelazamiento de los empresarios y administradores con la propiedad de instalaciones sanitarias privadas, algo que ha llevado a la propagación del virus en todo el país y más allá. Una terrible carga de dolor que todos estamos pagando sin saber cómo y cuándo terminará.

L'immagine può contenere: una o più personeLos científicos chinos que han estado advirtiendo sobre el peligro desde enero, y siguiendo a la OMS y a la comunidad científica mundial en su prevalencia, calculan un grado de contagio para este virus de aproximadamente uno a tres. Es un contagio rápido y, por lo tanto, alarmante (incluso si hay otros más altos como el sarampión, que es de uno a trece). Los expertos ahora dicen que un Coronavirus positivo infecta a un promedio de dos personas (2.5). Esto indica una tendencia numérica precisa, poniendo de uno a tres: 1, 3, 9, 27, 81, 243, 729, 2187, etc. Este crecimiento medio, confirmado por la tendencia tanto en China como en Italia, indica una progresión en sí misma que puede limitarse si interviene un espaciamiento, si se utilizan dispositivos de protección, si, en definitiva, se reducen drásticamente los contactos.

¿Funciona o no funciona el espaciamiento actual en Italia? Aunque es incompleto y parcial funciona, porque de lo contrario la progresión numérica, sobre todo en las regiones de contaminación reciente (donde no había habido anteriormente una mortalidad debida al virus en cuestión), ya sería visible con un aumento neto de enfermos y el consiguiente aumento del porcentaje de muertes, calculado en torno al 1,5% de letalidad (en China indicaba inicialmente un temible 3%). Parecen porcentajes bajos pero la influencia española en los años 1918-21 llevó una letalidad del 2% (2,04) sin embargo, golpeando a casi toda la población mundial, en tres años diezmó el planeta. También este virus podría infectar a miles de millones de personas en unos pocos meses. Este porcentaje, aparentemente pequeño, se traduciría entonces en una enorme cantidad de muertes, a las que habría que añadir millones de personas curadas, incluso en edad productiva, muchas de ellas con enfermedades pulmonares crónicas como la fibrosis pulmonar: un desastre para cualquier sistema sanitario y productivo que ha hecho correr a diferentes medidas, con retraso criminal, incluso a aquellos países que han jugado la propaganda de la “simple influencia” (la misma propaganda que llevan en Italia algunos grupos industriales del norte del país). De ahí la alarma generalizada. Es evidente que el capitalismo y, en particular, los regímenes neoliberales, que vemos en Lombardía, que vemos en Nueva York, empeoran las cosas al impedir un enfoque de contención, dada la ausencia de una vacuna y la prevalencia de intereses económicos estrechos e inmediatos, cuán miopes e inhumanos. Pero si, por ejemplo, viviéramos en condiciones similares a las de hace unos pocos siglos, el crecimiento numérico sería similar y en ausencia de medidas de aislamiento la humanidad se vería fuertemente afectada. Es decir que en ausencia de un tratamiento temprano adecuado o de una vacuna, en cualquier formación socioeconómica, la única respuesta adecuada a una epidemia de este tipo sería el distanciamiento, que es lo que hacían los antiguos. Otro ejemplo se refiere a algunos países como Viet Nam o Venezuela, donde las técnicas de aislamiento y contención inmediata han logrado resultados que han obstaculizado la propagación de la epidemia en su fase inicial, como lo ha reconocido la OMS (despertando la ira de la administracion de EE.UU.).L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi e testo Ni siquiera Hong Kong y las dos Coreas permitieron que la epidemia se extendiera.

Es decir, también se puede observar cómo en algunos países, de forma espontánea, este tipo de epidemia se ha propagado por el momento en zonas económicamente desarrolladas, donde hay un intenso intercambio económico y social y en los barrios de vida nocturna; por el contrario, este desarrollo del contagio no parece favorecerse en los barrios populares, donde el estilo de vida predominante está más retraído y reducida es la propia actividad económica. Por ejemplo, el contagio se ha extendido a Montevideo en la zona de Carrasco y Pocitos, zonas bastante exclusivas típicamente frecuentadas y habitadas por la burguesía local, mientras que en los barrios populares hasta ahora no ha habido casos. Noticias similares llegan de Buenos Aires, donde la propagación se registra actualmente en el Barrio Norte, pero no en las zonas más populares de la ciudad, así como de Bolivia, donde la región contaminada es también la más moderna de la zona de Santa Cruz. Por último, en Ecuador las consecuencias más desastrosas, también por la inacción del gobierno de Traidor Moreno, han sido en Guayaquil una de las ciudades más ricas y turísticas del país. Todo esto parece confirmar que cuando hay una forma de distanciamiento objetivo, la propagación de la epidemia se reduce decididamente.

Por supuesto, hoy en día existen respiradores y cilindros de oxígeno, el enorme potencial del servicio de salud en los países más avanzados y algunas terapias experimentales, pero ningún país podría tener millones de respiradores y decenas de millones de médicos y enfermeras para tratar el alto porcentaje de la población que se infectaría en poco tiempo. Luego volvemos a las técnicas de aislamiento/distanciamiento sea cual sea el tipo de sociedad, a menos que lo dejemos ir a ese virus como inicialmente asumió el Primer Ministro británico (que entonces lo pasó mal en cuidados intensivos), o el Presidente yanqui Trump (con los EE.UU. ya en una situación desastrosa, luchando con fosas comunes donde disponer miserablemente de decenas y pronto cientos de miles de cuerpos, en su mayoría indigentes y marginados). 

También es cierto que la experiencia se desarrolla rápidamente y que, aunque no exista una vacuna, se están probando diariamente varias nuevas terapias de drogas, además de la prevención en el cumplimiento de la distancia y algunas normas de higiene (manos, cara y vías respiratorias). Un antiguo medicamento antipalúdico -la cloroquina- asociado a los antivirales, si se toma en una etapa temprana (o en dosis de heparina), podría reducir en gran medida las complicaciones pulmonares, con lo que se reducirían significativamente tanto las hospitalizaciones como las muertes. Es probable que en unos pocos meses estos tratamientos se estandaricen siguiendo un protocolo y que la situación mejore, quizás antes del proximo octubre. Pero las cifras, como decíamos, van demasiado deprisa y sin esperar, por lo que habrá que mantener la distancia si no queremos encontrarnos ante un genocidio y cualquier apertura tendrá que ser argumentada por las cifras (que por lo tanto se vuelven importantes, deben ser creíbles y debemos descifrarlas muy cuidadosamente, porque las decisiones políticas dependerán de ellas y no tenemos dejar que nos tomen el pelo) y por la capacidad de los servicios territoriales, en nuestro país muy reducida por las políticas insensatas de recortes y privatizaciones.L'immagine può contenere: 2 persone

Mientras tanto, en la Universidad Politécnica de Pavia, han desarrollado un tipo de prueba de anticuerpos que ahora afirman que es fiable; hasta ahora, las pruebas disponibles no se consideraban como tales. Se discute la posibilidad de comenzar pronto con el objetivo de hacer pruebas a la población italiana por categorías: podrían procesar quinientos mil pruebas al día. El mapeo indicaría las categorías de mayor riesgo porque no tienen anticuerpos e indicaría cuántas personas ya han tenido contacto con este virus. En otras palabras, no es como si no estuvieran haciendo nada a nivel de salud e investigación como alguien está solapando.

Me detengo aquí porque, en conclusión, soy consciente de lo que dicen generalmente los conocedores, ciertamente no más. Probablemente, si esto es así, dentro de unos meses muchas precauciones serán menos necesarias y podremos mirar los colores después de este paréntesis en blanco y negro y disfrutar la idea que se pueda salir de esta pesadilla, pero la situación no se aflojará muy pronto; reabrirán algunas actividades con medidas de seguridad, que hay que verificar en su eficacia real, lo que no puede sino afectar el ritmo y la forma de trabajar. Sobre todo, cualquier aflojamiento significativo, para no generar tremendas oleadas en los números, debe comenzar en una condición de crecimiento cero de los contagios y con una red territorial de personal sanitario encargado de la vigilancia, son necesarios para este un reclutamiento urgente de personal sanitario y social.

L'immagine può contenere: una o più persone e testoLa propia crisis económica impondrá muchos cambios y se plantea la cuestión de la necesidad de cubrir las necesidades de la población, los trabajadores, los trabajadores precarios, los desempleados y los jubilados (más que los apetitos de los grandes empresarios no pocas veces con sede fiscal en el extranjero, tal vez en Holanda), porque de lo contrario será imposible cumplir con las reglas del distanciamiento. También hay que afrontar muchos aspectos psicológicos y sociales relativos al malestar de las personas solas y aisladas, ya que ya no es cuestión de unos pocos días y podría haber actividades de bienestar social dirigidas y basadas en el hogar, siguiendo el ejemplo de lo que ocurrió en la República Popular China, donde la población tenía obligaciones muy estrictas pero también un apoyo y una asistencia constantes. Sabemos que estas medidas no serán adoptadas de manera consecuente por un gobierno de compromiso como el actual en Italia, y menos aún en la nociva hipótesis de un gobierno de “amplio entendimiento”, entre todas las actuales fuerzas parlamentarias, que probablemente vería prevalecer en todo el país una nueva y no menos criminal línea lombarda, con consecuencias desastrosas. Otra cosa sería un Gobierno de Emergencia Popular capaz de poner en práctica todas las medidas de protección y emergencia, sanitarias y económicas, poniendo en primer lugar la política y el interés común, sin tener que someterse, por ejemplo, al chantaje criminal de los industriales.

Aquí, sin embargo, mi intención era tratar la cuestión de si el método de distanciamiento es válido o no, y si podríamos prescindir de él, dada la actual emergencia, o no en una sociedad diferente, en el mundo nuevo que queremos.

Italia: riflessioni sulla pandemia e validità del distanziamento sociale

L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi e testodi Adriano Ascoli

Molti ritengono la quarantena, il distanziamento e altre misure di contenimento essere il frutto di un inganno, come se il problema di un’epidemia che sta sconvolgendo il mondo non fosse reale. Sarebbe una scusa, secondo altri, finalizzata a sopprimere ogni diritto, i più fantasiosi e ‘cospiranoici’ lo hanno ritenuto un complotto volto a danneggiare l’Italia e una invenzione sarebbe il terribile numero di decessi (forse doppio di quanto dichiarato, con mortalità assoluta in alcune province oltre quattro volte la media stagionale). Tutto ciò sarebbe secondo costoro alla stregua di una qualsiasi delle tante “fake news”.

Provo a spiegare il mio punto di vista e il perché non si tratta affatto di una farsa o una cosa strumentale.

Nessuna descrizione della foto disponibile.Naturalmente ferma deve essere la denuncia verso i responsabili della procurata strage (principalmente proprio per non aver chiuso la zona dell’allora più grande focolaio d’Europa in Lombardia, una delle zone più industrializzate del paese). Oltre all’orrore degli anziani deceduti nelle RSA e al colposo contagio di migliaia di pazienti e di lavoratori del sistema sanitario, bisogna aggiungerci le altre vittime – che di certo non sono poche – di un sistema sanitario finito al collasso e che non hanno potuto quindi ricevere le cure adeguate. Altra causa la mancata applicazione dei protocolli di sicurezza, la mancata ricerca, tracciamento e isolamento dei contagiati e il mancato utilizzo dei dispositivi di protezione dpi, a partire dalle mascherine fornite con quasi due mesi di ritardo. Un crimine commesso, in particolare nella regione Lombardia, sull’altare del massimo profitto padronale ed industriale e degli intrecci tra imprenditori ed amministratori con la proprietà delle strutture sanitarie private, qualcosa che ha comportato la diffusione del virus in tutto il Paese e non solo. Un terribile carico di dolore che stiamo tutti pagando senza sapere come e quando potrà finire.

Gli scienziati cinesi che già da Gennaio avvisavano del pericolo, e a seguire l’OMS e la comunità scientifica mondiale nella sua prevalenza, calcolano un grado di contagiosità per questo virus circa di uno a tre. È una contagiosità rapida e per questo allarmante (anche se ce ne sono di più alte come ad esempio il morbillo che è di circa uno a tredici). Gli esperti dicono adesso che un positivo da Coronavirus contagia mediamente due persone (2.5). Questo indica un preciso andamento numerico, ponendo uno a tre: 1, 3, 9, 27, 81, 243, 729, 2187, ecc. Questa crescita media, confermata dall’andamento sia in Cina e poi in Italia, indica una progressione in sé che può essere limitata se interviene un distanziamento, se si utilizzano dispositivi di protezione, se insomma i contatti sono drasticamente ridotti.

L'immagine può contenere: una o più personeL’attuale distanziamento in Italia funziona o non funziona? Nonostante sia incompleto e parziale funziona, perché altrimenti la progressione numerica, specialmente nelle regioni di recente contaminazione (dove non si era registrata prima una mortalità dovuta al virus in questione), già sarebbe visibile con un aumento netto di malati ed il conseguente aumento percentuale di decessi, calcolato intorno a 1,5% di letalità (in Cina indicavano inizialmente un pauroso 3%). Paiono percentuali basse ma “la Spagnola” negli anni 1918-21 fece registrare una letalità del 2% (2,04) tuttavia, colpendo quasi tutta la popolazione mondiale, in tre anni decimò il pianeta. Anche questo virus in pochi mesi potrebbe contagiare miliardi di persone. Questa percentuale, apparentemente piccola, si tradurrebbe allora in una enorme quantità di morti, ai quali sommare milioni di guariti, anche in età produttiva, molti con patologie polmonari croniche come la fibrosi polmonare: un disastro per qualunque sistema sanitario e produttivo che ha fatto correre ai ripari, con criminale ritardo, pure quei paesi che hanno giocato la propaganda della “banale influenza” (la stessa propaganda veicolata in Italia da alcuni gruppi industriali del nord del paese). Di qui l’allarme generalizzato. Chiaramente il capitalismo ed in particolare i regimi neoliberisti, vediamo in Lombardia, vediamo a New York, peggiorano le cose impedendo un approccio di contenimento, vista l’assenza di un vaccino ed il prevalere di gretti ed immediati, quanto miopi e disumani, interessi economici. Ma se ad esempio vivessimo in condizioni simili a qualche secolo fa, la crescita numerica risulterebbe simile ed in assenza di misure di isolamento l’umanità ne sarebbe pesantemente colpita. Questo per dire che in assenza di adeguate cure precoci o di un vaccino, in qualunque formazione economico sociale, l’unica adeguata risposta di fronte ad una epidemia di questo tipo sarebbe il distanziamento, che è ciò che infatti facevano gli antichi. Un altro esempio riguarda alcuni paesi come il Vietnam o il Venezuela, dove le tecniche di isolamento e contenimento immediato hanno ottenuto risultati ostacolando sul nascere la diffusione dell’epidemia, come riconosciuto dall’OMS (suscitando l’ira dell’amministrazione nordamericana). Anche Hong Kong e le due Coree non hanno permesso la diffusione dell’epidemia.

In altri termini è anche possibile osservare come in alcuni paesi, spontaneamente, questo tipo di epidemia si sia diffusa per ora nelle aree sviluppate economicamente, dove sono presenti intensi scambi economici e sociali e nei quartieri della movida; viceversa questo sviluppo del contagio non pare sia favorito nei quartieri popolari, là dove lo stile di vita prevalente è più ritirato e ridotta è la stessa attività economica. Ad esempio il contagio si è diffuso a Montevideo nella zona Carrasco ed in Pocitos, zone piuttosto esclusive tipicamente frequentate e abitate dalla locale borghesia, mentre nei barrios popolari finora non si sono registrati casi. Simili notizie giungono da Buenos Aires dove la diffusione al momento viene segnalata nel barrio Norte ma non nelle zone più popolari, così anche in Bolivia dove la regione contaminata è anche quella più moderna, nella zona di Santa Cruz. Infine in Ecuador le conseguenze più disastrose, anche a causa della inazione del governo del traidor Moreno, sono state a Guayaquil in una delle città più ricche e turistiche del paese. Tutto questo parrebbe confermare che dove è presente una forma di distanziamento oggettivo la diffusione dell’epidemia è decisamente ridotta.

Naturalmente oggi esistono i respiratori e bombole di ossigeno, le enormi potenzialità del servizio sanitario nei paesi più avanzati e alcune terapie in sperimentazione, ma nessun paese potrebbe disporre di milioni di respiratori e decine di milioni di medici e infermieri per curare l’alta percentuale della popolazione che verrebbe contagiata in poco tempo. Si ritorna allora a tecniche di isolamento/distanziamento qualunque sia il tipo di società, a meno di lasciar correre come ipotizzava inizialmente il primo ministro inglese (che poi se l’è vista brutta in terapia intensiva), o il presidente yankee Trump (con gli USA già adesso in una situazione disastrosa, alle prese con fosse comuni dove smaltire miseramente decine e presto centinaia di migliaia di corpi, per lo più indigenti ed emarginati).

L'immagine può contenere: una o più persone e testoVero anche che l’esperienza corre veloce e anche se non c’è un vaccino diverse nuove terapie farmacologiche sono in sperimentazione ogni giorno, sommandosi alla prevenzione nel rispetto del distanziamento e di alcune norme igieniche (mani, volto e vie respiratorie). Un vecchio farmaco antimalarico – clorochina – associato ad antivirali, se preso in fase iniziale (o dosi di eparina), potrebbe diminuire di molto le complicazioni polmonari, con ciò riducendo significativamente sia i ricoveri sia i decessi. È probabile che in alcuni mesi queste cure saranno standardizzate seguendo un protocollo e la situazione potrebbe dunque migliorare, forse dopo l’estate. Ma i numeri come dicevamo corrono troppo rapidi, dunque un distanziamento dovrà proseguire se non vogliamo trovarci a gestire un genocidio e ogni apertura dovrà essere argomentata dai numeri (che dunque diventano importanti, devono essere credibili e dobbiamo decifrarli con molta attenzione, perché da essi dipenderanno decisioni politiche) e dalle capacità dei servizi territoriali, nel nostro paese assai ridotti dalle dissennate politiche di tagli e privatizzazioni.

Nel frattempo al politecnico di Pavia hanno messo a punto un tipo di test degli anticorpi che ora dicono essere affidabile; finora i test disponibili non erano considerati tali. Si discute della possibilità di iniziare a breve con l’obiettivo di testare a tappeto e per categorie la popolazione italiana: potrebbero processare cinquecentomila test al giorno. La mappatura indicherebbe le categorie più a rischio perché prive di anticorpi e indicherebbe quante persone hanno già avuto un contatto con questo virus. In altri termini, non è che a livello sanitario e di ricerca non stiano facendo niente come qualcuno mormora.

L'immagine può contenere: 2 personeMi fermo qui perché in conclusione sono a conoscenza di quel che dicono generalmente gli addetti ai lavori, di certo non di più. Probabilmente, se le cose stanno così, in alcuni mesi molte precauzioni potrebbero essere meno necessarie e potremo rivedere i colori dopo questa parentesi in bianco e nero, ma la situazione non si allenterà molto di qui a breve; riapriranno alcune attività con misure di sicurezza, da verificare nella loro effettiva efficacia che non potrà non incidere sui ritmi e le modalità di lavoro. Soprattutto ogni allentamento significativo, per non generare impennate nei numeri, dovrebbe iniziare in una condizione di crescita zero dei contagi e con una rete territoriale di personale sanitario addetto al monitoraggio, servono per questo urgenti assunzioni di personale socio sanitario. La crisi economica stessa imporrà molti cambiamenti e c’è la questione della necessità di coprire i bisogni della popolazione, dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati e dei pensionati (più che gli appetiti dei grandi imprenditori non di rado con sede fiscale all’estero, magari in Olanda), perché altrimenti sarà impossibile il rispetto delle norme di distanziamento.

Anche molti aspetti psicologici e sociali riguardo al disagio delle persone sole ed isolate devono essere affrontati, non trattandosi più di pochi giorni e potrebbero intervenire attività di tipo socio assistenziale mirate e domiciliari, sull’esempio di quanto avvenuto nella Repubblica Popolare Cinese, dove la popolazione ha avuto obblighi rigidissimi ma anche costante supporto e assistenza. Sappiamo che queste misure non le potrà prendere in modo coerente un governo di compromesso come l’attuale in Italia, ancora meno nell’ipotesi nefasta di un governo di larghe intese che probabilmente vedrebbe prevalere una nuova e non meno criminale linea lombarda in tutto il Paese, con conseguenze disastrose. Altro sarebbe un governo di emergenza popolare capace di attuare ogni misura di tutela e di emergenza, sanitaria ed economica, ponendo al primo posto la politica e l’interesse comune, senza dover sottostare ad esempio ai ricatti criminali degli industriali.

Qui però era mia intenzione trattare della questione se o meno sia valido il metodo del distanziamento, e se ne potremmo fare a meno, stante la attuale emergenza, oppure no in una società diversa, nel mondo che vogliamo.

El principio de la bestia perseguida

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Europa guarda silencio sobre el peor resultado de la crisis del coronavirus

Hoy en día, hay cinco factores que podrían hacer innecesaria una inyección multimillonaria en respuesta a la pandemia.

Los políticos europeos prefieren apostar a que la crisis pronto terminará. Eso es conveniente. Crea la ilusión de controlar la situación. Solo hay que tener en cuenta que los líderes europeos ya estaban equivocados algún día. No reaccionaron a tiempo al furioso coronavirus de China. No lo consideraron una amenaza suficiente. Decidieron esperar y cometieron un error. Ahora están cometiendo un error aún mayor: ignoran la amenaza de un conflicto nuclear que podría desencadenar la pandemia del coronavirus. Resulta que Europa tiene armas nucleares que están más allá del control de sus líderes, y el mundo está buscando inexorablemente un punto potencial de no retorno.

Factor #1.

Según la Universidad Johns Hopkins, el número de personas infectadas con coronavirus en los Estados Unidos ha llegado a 82.404. En comparación, se han reportado 81.782 casos en China desde que comenzó la epidemia. En Italia, el epicentro europeo de la pandemia, la cifra fue de 80.589. Por lo tanto, Estados Unidos ocupa ahora el primer lugar en este trágico ranking.

Donald Trump trató de justificar esto por el hecho de que Estados Unidos “ha realizado tantas pruebas como ningún otro país del mundo”. La lógica es clara, pero el resultado no cambia: la situación en los Estados Unidos está empeorando. Llegó al punto en que las personas se han vuelto más activas en la compra de búnkeres de acero.

Factor #2.

Puede parecer que un poder tan poderoso es difícil de romper algunos coronavirus. Pero no lo es. La pandemia es una nueva página en la historia humana. Es una página en blanco. Y ahora todos los jugadores del mundo están comenzando a llenarlo rápidamente. Alguien lo está haciendo bien. Alguien con los peores errores.

Por ejemplo, uno de esos errores es un intento de “verter” el dinero de la crisis del coronavirus. Como saben, el Senado de los EE.UU. aprobó la asignación de $ 2 billones para apoyar la economía en las condiciones de proliferación del coronavirus. Dichas medidas se tomaron en el 2008. Luego, el volumen de medidas contra la crisis anunciadas por el gobierno de los Estados Unidos ascendió a $ 2.25 billones.

Debemos admitir que la economía mundial no estaba preparada para tal shock. Por cierto, el Kremlin no ha tirado dinero sin pensarlo. Algunos pueden considerarlo una tacañería, una incapacidad para proporcionar grandes inyecciones de efectivo. Por otro lado, nadie va a decir ahora si EE.UU. y Europa podrán mantener la economía con sus propios métodos. Si EE.UU. asigna $2 billones para esto, con los préstamos de la Reserva Federal, el monto total de la ayuda será de $6 billones. ¿Es justo preguntar cuándo se vaciarán los bolsillos del tío Sam?

El Kremlin depende de la situación. Este enfoque ya lo ha ayudado a evitar la propagación del coronavirus en Rusia. Desde enero, ya cerró sus fronteras con China y Mongolia, restringió los viajes aéreos, suspendió la emisión de visas y desde el 20 de febrero ha prohibido por completo a los ciudadanos chinos ingresar a Rusia. Ahora la situación epidemiológica en Rusia puede ser envidiada. Solo hay 1.036 infectados y 3 muertes. Y esto le da a Moscú una ventaja rentable.

Factor #3.

Es cada hombre por sí mismo. Armados con esta antigua regla, tanto los Estados Unidos como los países de la Unión Europea cambiaron al autoaislamiento. La solidaridad ya estaba fuera de discusión. Italia fue un brillante ejemplo de cuán frágiles son los ideales europeos. Recientemente, el mundo se sorprendió al ver a los ucranianos reunirse con sus conciudadanos evacuados de China. Se arrojaron piedras y se construyeron barricadas en las carreteras. Fue una vergüenza para la nación. Pero lo que hicieron los países occidentales fue una vergüenza de proporciones sin precedentes. Privar a un estado de la UE de la oportunidad de comprar equipos médicos en una pandemia es comparable a la colusión de Múnich, cuando Gran Bretaña y Francia hicieron un trato con Hitler, entregándole los Sudetes.

Lo que Rusia ha decidido hacer para ayudar afecta enormemente la credibilidad de la UE. Pero golpea la autoridad de los Estados Unidos aún más fuerte. Obviamente, ahora Washington solo tiene que mirar impotente cómo Rusia realmente despliega fuerzas militares en un país de la OTAN, y absolutamente legalmente. Está observando a Rusia suministrar medicamentos a Venezuela e Irán que se ahogarían en una pandemia debido a las sanciones de Estados Unidos. Los rusos están ganando con éxito el título del buen chico, aumentando su influencia en la arena mundial.

Beijing hace lo mismo. Tras recuperarse de la epidemia, China ha comenzado a restaurarse rápidamente. Mientras Estados Unidos estaba cavando en su continente, el mundo volvió sus ojos hacia el Este, contando con la experiencia de los pioneros en la lucha contra el coronavirus. China se complace en ofrecer ayuda, mientras prepara su propia plataforma de lanzamiento donde solía ser difícil llegar debido a los Estados Unidos. Cuando o si el Coronavirus sea derrotado, los chinos pueden fácilmente tomar nuevos mercados, desplazando a los debilitados Estados Unidos.

Factor #4.

Washington ahora no puede responder completamente a las acciones de sus oponentes estratégicos. La administración estadounidense se ve obligada a gastar recursos para combatir la epidemia en su territorio. Esta situación se asemeja a una guerra en toda regla, y no ha habido guerra en suelo estadounidense durante 155 años. Es posible realizar muchos ejercicios, desarrollar muchos planes, pero no tiene sentido sin experiencia real. Los estadounidenses no lo tienen. Los estadounidenses no saben a qué se enfrentan. Mientras algunos se esconden en casa, otros salen deliberadamente porque tienen el derecho constitucional de hacerlo. Las autoridades no pueden responder a eso sin modificar las normas democráticas.

Pero pueden prepararse para lo peor. Según el periódico “Newsweek”, el Pentágono ya ordenó prepararse para la implementación del “plan militar de alto secreto en caso de que el gobierno se derrumbe debido al coronavirus”. De hecho, este plan en caso de una invasión armada del territorio estadounidense incluye una estrategia para eliminar las consecuencias de la guerra nuclear.

Factor #5.

En el contexto de todo lo anterior, como un grito de ayuda, el diputado alemán Waldemar Gerdt hizo una declaración. Dijo que las negociaciones con los Estados Unidos con respecto a la eliminación de armas nucleares de Alemania no tuvieron éxito.

“Las armas no se han eliminado porque, de hecho, Alemania sigue siendo un país ocupado. Los estadounidenses usan su posición como mejor les parezca”, admitió.

Ahora es suficiente juntar los cinco factores. Cuando toda la administración estadounidense se esconde en refugios antiaéreos, desde el punto de vista internacional, Estados Unidos firmará un veredicto político. “El miembro más grande de la OTAN se rindió al Coronavirus”, que serán los titulares sombríos en los medios de comunicación. Pero, ¿están las élites estadounidenses listas para tal resultado? ¿Están listos para admitir la derrota? El coronavirus, China y Rusia arrinconaron a los Estados Unidos, y todos sabemos muy bien lo que está haciendo la bestia acorralada. Se necesitarían chispas, la más mínima amenaza, provocación o acusación política para provocar una guerra nuclear. Este es el peor escenario posible. Es difícil de admitir, pero es posible cuando no hay nada que perder.

 

 

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