(FOTO) L’incontro dei Popoli a Bruxelles

Cumbre de los Pueblos

di Gianmarco Pisa – esseblog.it

La “Cumbre de los Pueblos”, l’incontro dei popoli dell’America Latina e del Continente Europeo, si è svolta a cavallo degli scorsi 10 e 11 giugno, affiancando, con un programma e una proposta alternative, lo svolgimento del vertice UE-CELAC, tra i capi di stato e di governo della Comunità degli Stati dell’America Latina e del Caribe e quelli dell’Unione Europea, ed animando, con una presenza di massa, colorata ed entusiasta, le strade e le piazze della “capitale d’Europa”, il centro delle funzioni politiche e amministrative dell’Unione Europea, la centrale dell’austerity e del neo-liberalismo in versione comunitaria, Bruxelles.

11390291_996918943675246_4179778460202940014_nL’incontro dei popoli ha rappresentato una novità inedita, che ha fatto irruzione in maniera originale e sorprendente, tra i palazzi e i grattacieli della metropoli europea, chiamando a raccolta delegazioni provenienti in pratica da tutto il mondo, non solo ad esibire voci e colori di una presenza di massa e di una partecipazione diffusa intorno alle prospettive democratiche, di pace e cooperazione, di giustizia e solidarietà, che devono (dovrebbero) animare i rapporti tra i due “blocchi” continentali, ma soprattutto a riflettere e condividere pratiche ed esperienze della mobilitazione rivoluzionaria all’interno delle rispettive realtà nazionali, come ha dimostrato l’articolazione dei tavoli di lavoro che hanno attraversato i lavori della “Cumbre”.

Molti e impegnativi: l’integrazione dei popoli dell’America Latina (CELAC, UNASUR, ALBA); i trattati di libero scambio e i movimenti sociali; pace e sovranità: ingerenze e sanzioni; la protezione sociale; il cambiamento climatico: costruire un movimento mondiale per una trasformazione di sistema; diritti umani e potere dei media. Accompagnati, peraltro, da alcuni relatori e facilitatori d’eccezione, come Fernando Buen Abad ed Abel Prieto, già ministro della cultura e presidente dell’unione degli scrittori di Cuba, Aleyda Guevara e Martin Almada, vittima e strenuo oppositore, al tempo stesso, della dittatura in Paraguay, Premio Nobel Alternativo per la Pace, nel 2002; Pedro Calzadilla e Carmen Bohorquez, deputata e docente universitaria, già viceministro della cultura in Venezuela.

Non è stato, tuttavia, solo un momento di coinvolgimento e di scambio, reciproco e solidario, tra i movimenti progressisti e rivoluzionari al di qua e al di là dell’Atlantico – ma verso la Sponda Sud, non verso il Nord, quello degli Stati Uniti e del Canada, esclusi dalla CELAC, che, come giustamente è stato ricordato, rappresenta il primo consesso panamericano da cui gli USA sono, significativamente, esclusi – che, per la prima volta in forma istituzionale, grazie all’intuizione di Hugo Chavez, realizza il “sogno di Bolivar”, dell’unione dei popoli, dell’integrazione latino-americana e della “Patria Grande”; è stata anche un’occasione di battaglia nel “contingente”, per ribadire, alla opinione pubblica, alla grancassa mediatica mainstreaming e ai capi di stato europei, che l’America Latina è oggi all’avanguardia tra le esperienze mondiali di sperimentazione di un “altro” mondo possibile e di un “altro” modello di sviluppo; che Cuba continua a rappresentare una fonte di ispirazione inesauribile per il socialismo e la democrazia nella giustizia; che il Venezuela “non è una minaccia, ma una speranza”; che gli Stati Uniti devono ritirare il decreto con cui dichiarano, incredibilmente, il Venezuela una “minaccia alla sicurezza nazionale USA”, decreto foriero di nuove ingerenze e di ulteriori destabilizzazioni; e che sia arrestata la guerriglia criminale e il sabotaggio economico che le destre eversive venezuelane hanno messo in campo, sin dallo scorso anno, per provocare un golpe reazionario sul modello cileno.

Cumbre Foto Correa

Quando, nell’incontro conclusivo, tra i movimenti sociali (oltre quaranta delegazioni internazionali, ottanta Paesi rappresentati, duemila partecipanti alla Cumbre) e le delegazioni istituzionali dei Paesi CELAC, il presidente ecuadoriano, promotore della Rivoluzione “Ciudadana”, Rafael Correa, ha ricordato l’esempio storico e attuale di Cuba, l’ispirazione creatrice e rivoluzionaria di Hugo Chavez, l’ALBA dei popoli dell’America Latina come esperienza di pace e di autodeterminazione, denunciando le ingerenze degli Stati Uniti e la politica del doppio standard che ancora domina le relazioni tra il Nord e il Sud, uno degli applausi più fragorosi è risuonato nella prestigiosa Basilica di Koekelberg, la celebre, magnifica, Basilica del Sacro Cuore, la sesta, per estensione, al mondo.

Un tributo confermato dal calore e dall’entusiasmo che hanno scandito i passaggi delle conclusioni, da parte del vicepresidente del Venezuela Bolivariano, Jorge Arreaza, 42 anni appena compiuti, una laurea in studi internazionali alla UCV, un master in studi politici europei a Cambridge e una esperienza di Ministro della Scienza nel governo bolivariano tra il 2011 e il 2013, che, nella sua oratoria, così simile talvolta a quella di Chavez, ha ribadito le peculiarità della transizione bolivariana al socialismo, l’originalità di quella esperienza dinamica, avanzata, inclusiva, che va sotto il nome di “socialismo del XXI secolo”, cui lo stesso Chavez ha saputo fornire grande impulso, l’impegno per la “pace con giustizia” e la cooperazione tra i popoli, di cui l’ALBA e la CELAC sono espressione.

IMG-20150612-WA0015Che dire, dunque, di ritorno da questo evento, che non è forse azzardato definire “storico”? Che è stato un esercizio di ascolto e di condivisione, delle “nostre” (europee) pratiche con le “loro” (latino-americane) innovazioni e conquiste, sul terreno politico e sociale, testimoniate dai progressi compiuti dai paesi progressisti latino-americani nel conseguimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite e nel recente premio che la FAO ha riconosciuto al Venezuela, per avere sostanzialmente azzerato la fame nel Paese, persino in anticipo rispetto alla tabella di marcia decisa dall’organizzazione internazionale.

Che è stata, di conseguenza, una lezione al nostro, presunto e tradizionale, “eurocentrismo”, collocando l’Europa dell’austerity e del neoliberalismo alla retroguardia del processo mondiale di emancipazione e di inclusione sociale, come dimostra, peraltro, anche la battaglia diplomatica in corso tra le istituzioni comunitarie e la Grecia di Syriza in merito al superamento dell’austerity e alla ristrutturazione del debito. Che è stata, soprattutto, una espressione, colorata e moltitudinaria, non solo dall’Italia (presente all’evento con la delegazione più numerosa tra quelle europee, oltre cento presenze), di entusiasmo e condivisione, prima ancora che di appoggio e solidarietà, espressione, in altri termini, di un desiderio di giustizia e di una attualità del socialismo che molti, troppi, si erano affrettati a dichiarare finito una volta per tutte.

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Buen Abad: América Latina y Europa unidos contra la canalla mediática

Fernando Buen Abad Domínguez

por aporrea.org – AVN

Movimientos sociales de América Latina y Europa suman esfuerzos para derrotar la canalla mediática

20 Jun. 2015.- Los intelectuales y movimientos sociales de América Latina y Europa asumieron la tarea de organizarse para crear un frente común que permita vencer la guerra mediática internacional en contra de los pueblos de naciones progresistas.

“Para nosotros es vital que las fuerzas democráticas progresistas y revolucionarias asuman un papel de organización comunicacional para establecer un plan de unidad de medios que permita constituir cada una de nuestras luchas en un clamor mundial”, indicó el investigador mexicano Fernando Buen Abad.

Asimismo, planteó la necesidad de articular esfuerzos para enfrentar y contrarrestar las acciones de la canalla mediática internacional. “Es hora de que nuestros pueblos estén a la vanguardia y sumen esfuerzos comunes, porque si no somos capaces de organizarnos para dar una respuesta mediática potente no podremos derrotar a las grandes corporaciones mediáticas”, expresó a la Agencia Venezolana de Noticias (AVN).

Buen Abad sostuvo que las organizaciones sociales de América Latina y Europa deben establecer una agenda y definir los temas que se abordarán de manera unitaria.

“Hay luchas urgentes que son comunes a los ciudadanos de estos países que sufren los embates del capitalismo. Entre estos temas resaltan: la defensa de la soberanía y democracia de los pueblos, la defensa de los recursos naturales, y el objetivo de poder blindar con paz todas las regiones del planeta. Todos los esfuerzos comunicacionales deben tener estos tópicos como agenda base”, explicó.

El doctor en Filosofía y experto comunicacional aseguró que actualmente se está levantando la voz de luchadores europeos que tienen como referencia “los procesos revolucionarios y la gran batalla de las ideas que lideran, los gobiernos de Venezuela, Ecuador, Cuba y Bolivia”, para garantizar la mayor suma de felicidad posible para sus pueblos.

“Ahora mismo vemos a los núcleos de luchadores de países como Dinamarca, Suecia, Italia, España, Portugal y Grecia, tomando en sus manos la bandera de procesos de justicia y reivindicación como el socialismo bolivariano; y es necesario aprovechar ese gran caudal político y convertirlo en una fuerza organizativa que desde Europa nos permita difundir la verdad sobre la mentira de los imperios mediáticos”, dijo.

Cumbre de los pueblos para la comunicación

El intelectual señaló que durante la Cumbre “Una Alternativa al Neoliberalismo en América Latina y Europa”, que tuvo lugar la semana pasada en Bruselas, Bélgica, a la par de la segunda Cumbre de la Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños (Celac) y la Unión Europea (UE), los pueblos de ambos continentes denunciaron la campaña desestabilizadora y difamadora que ejecutan “los grandes monopolios mediáticos europeos asociados con los de Estados Unidos y América Latina”.

“Para profundizar la ofensiva que nos permita enfrentar y vencer a la gran maquinaria de guerra ideológica, recogimos en el foro internacional de Bruselas, la necesidad de realizar una gran cumbre de los pueblos en materia de comunicación, para generar el mandato que necesitamos tanto los movimientos sociales, como las autoridades”, expuso.

Precisó que esta propuesta será elevada a los organismos internacionales de integración como la Unión de Naciones Suramericanas (Unasur) y la Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños (Celac), para que se desarrolle con el apoyo de los movimientos sociales de cada país.

“Debemos actuar ya, y no esperar a que ante el desespero ocasionado por la crisis del capitalismo, los poderes burgueses intensifiquen su guerra contra todo lo que represente libertad de expresión, independencia, respeto a los derechos humanos y socialismo”, advirtió.

Campaña en contra de Venezuela

Durante su intervención en la segunda Cumbre de la Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños (Celac) y la Unión Europea (UE), el vicepresidente Ejecutivo de Venezuela, Jorge Arreaza, denunció que uno de los más importantes desafíos a los que el Gobierno y el pueblo de Venezuela se deben enfrentar es a la dictadura persistente de los medios de comunicación.

“No pueden ser los medios constructores de falsas realidades, de instrumentos arbitrarios y oscurantistas de desprestigios ocultadores de la verdad, adormecedores de pueblos y defensores de guerra, de sistemas de dominación”, en vez de cumplir “con su rol de mediadores de la realidad y la verdad de los pueblos”, cuestionó.

Arreaza indicó en aquel momento que esta campaña ha sido asumida también por corporaciones mediáticas en Europa, las cuales han dedicado portadas, titulares principales, editoriales y reportajes a mentir con sañas contra el Gobierno de Venezuela y contra su pueblo.

“Quizás (esa campaña) se deba a algunos temores internos de las clases dominante que nada tiene que ver con Venezuela, ni con su realidad o quizás sea una estrategia de distracción para que sus pueblos no se concentren en sus problemas y en sus procesos”, consideró.

Asimismo, los representantes de los movimientos sociales y los intelectuales que se dieron cita en Bruselas, rechazaron la tergiversación y manipulación de los poderes mediáticos sobre los procesos de cambio que se desarrollan en América Latina, y en especial en contra de Venezuela.

“Nos comprometimos a que los planteamientos de este encuentro no se queden aquí, por eso vamos a establecer una plataforma común de información que nos permita enfrentar y vencer la canalla mediática que es bestial, tanto dentro de Venezuela como en el exterior”, indicó a AVN la vocera de la Red Sueca de Solidaridad con Venezuela Revolucionaria, Ruth Cartaya.

Criticó el bombardeo malintencionado que forma parte de la agenda comunicacional de la derecha e incluso, señaló, que en una nación como Suecia, que queda a tantos kilómetros de distancia de Venezuela, se puede evidenciar en los medios de comunicación “un corta y pega de las falsedades que dicen los medios y agencias de noticias españolas e internacionales, con la finalidad de empañar los logros del proceso socialista que impulsó el comandante Chávez y prosigue el presidente Nicolás Maduro”.

A su vez, el vocero del Consejo Portugués por la Paz y la Revolución, Phillipe Ferrera, lamentó que en Europa no haya lugar para las noticias que reflejan la realidad política y social de Venezuela.

“Mientras que en Portugal el capitalismo ha generado desempleo, miseria y desahucio, en Venezuela existe un gobierno socialista que protege al pueblo, que ha generado puestos de empleo y ha construido cientos de miles de viviendas. Eso no le conviene a la agenda de corporaciones mediáticas al servicio del imperio. Por eso es importante que la voz de los medios alternativos se fortalezca y gane espacios”, manifestó.

Cumbre de los Pueblos: «Una alternativa al neoliberismo»

10387672_998910866809387_1642447445769539836_ndi Paola Di Lullo – SpondaSud 

14giu2015.- 1500 delegati in rappresentanza di 346 organizzazioni e movimenti sociali, provenienti da 43 paesi, hanno partecipato, a Bruxelles, alla Cumbre de los Pueblos, che si è svolta in concomitanza con la Cumbre CELAC-UE. Assadakah Napoli ha partecipato all’evento con la delegazione italiana, composta da 110 partecipanti. Durante le giornate sono intervenuti, fra gli altri Aleida Guevara, Abel Prieto, scrittore, politico cubano. Nella Basilica del Sacro Cuore di Bruxelles, grande partecipazione per gli interventi di Jorge Arreaza, Vice Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela e del Presidente dell’Ecuador, Rafel Correa.

Durante la prima giornata ci sono stati 2 tavoli di lavoro. Al primo hanno partecipato intellettuali e parlamentari latino-americani ed europei, al secondo i movimenti sociali dell’ALBA. Nel pomeriggio si è svolta una marcia per ricordare Simon Bolivar, nella piazza dedicata al Libertador, di fronte alla Gare Nord di Bruxelles, dove è stata allestita anche una mostra fotografica sui Logros de l’Alba”. Durante la seconda giornata si sono tenuti i tavoli tematici su Pace e solidarietà, Cambiamenti climatici, “accordi libero commercio liberi per chi?”. L’integrazione dei popoli, Diritti umani dell’America Latina e Caraibi-CELAC-UNASUR e ALBA, e sui i Mezzi comunicazione come strumenti dell’imperialismo.

Nel documento elaborato come atto di solidarietà allla Repubblica Bolivariana del Venezuela sono stati stilati i seguenti punti:

1. Sostegno ai processi di integrazione che danno priorità e rafforzano l’autodeterminazione e la sovranità dei popoli, come ALBA, UNASUR e CELAC.

2. Supporto alla Proclamazione dell’America Latina e dei Caraibi, come zona di pace, libera dal colonialismo, respingendo gli interventi militari, le aggressioni e le minacce di ogni tipo, implementate dagli Stati Uniti e dai loro alleati contro la regione.

3. Affermazione che il cambiamento climatico rappresenta la più grande minaccia che l’umanità deve affrontare e che sta già colpendo i popoli dell’America Latina. “Il capitalismo neoliberale ha notevolmente aggravato la sostenibilità del pianeta intensificando in tal modo tutti i problemi legati ai cambiamenti climatici”.

4. Supporto al popolo cubano ed alla sua Rivoluzione, salutando il ritorno a casa dei cinque eroi cubani come risultato della solidarietà internazionale e della instancabile lotta del suo popolo. Appoggio pieno anche ai passi che gli Stati Uniti hanno avviato per cominciare un dialogo rispettoso con Cuba.

5. Revoca dell’embargo contro Cuba e risarcimento economico al suo governo.

6. Chiusura del carcere di Guantanamo.

7. Sostegno incondizionato e pieno alla Rivoluzione Bolivariana del Venezuela ed al suo legittimo governo guidato dal presidente Nicolas Maduro e respingimento dei continui piani di destabilizzazione, disegnati, finanziati ed organizzati da organismi statunitensi.

8. Revoca del Decreto Obama contro il Venezuela.

9. Solidarietà con le 43 vittime della Guarimba ed i loro familiari, uccise durante le violenze scatenate dall’opposizione fascista contro il Governo Bolivariano del Venezuela nel febbraio 2014.

10. Rifiuto di qualsiasi intervento ed ingerenza da parte degli Stati Uniti contro i governi progressisti dell’America Latina, e richiesta che siano rispettate la loro sovranità nazionale e la loro autodeterminazione.

11. Riconoscimento della sovranità dell’Argentina sulle Maldinas (Isole Falkland).

12. Indipendenza di Porto Rico, ricordando Lopez Rivera, prigioniero politico da oltre 34 anni.

13. Revisione dei rapporti tra Cile e Bolivia e restituzione dell’accesso al mare, perso dalla Bolivia 136 anni fa, in seguito alla sconfitta nella guerra del Pacifico contro l’alleanza composta da Cile e Perù.

14. Ferma condanna della scomparsa di centinaia di studenti e dell’uccisione di 43 di loro, prelevati nella scuola di Ayotzinapa in Messico.

15. Supporto di tutte le misure necessarie per lo sviluppo delle economie nazionali indipendenti che possono interagire con il mondo sulla base dell’uguaglianza, impedendo che l’ingiusto debito estero blocchi la loro crescita e sviluppo.

16. Necessità urgente di costruire una nuova società con giustizia sociale ed uguaglianza di genere, con la partecipazione attiva dei giovani e dei differenti gruppi sociali, con la solidarietà come principio fondamentale per lo sviluppo integrale e sovrano dei loro popoli.

17. Rifiuto del modello neoliberale come soluzione per i problemi ed i bisogni del popolo, dal momento che ha dimostrato di essere lo strumento conosciuto più efficace per aumentare la povertà, la miseria, la disuguaglianza e l’iniqua distribuzione.

18. Riaffermazione della lotta contro gli accordi di libero scambio come il NAFTA, il TPC, il TISA e l’Alleanza del Pacifico, perché «rappresentano un brutale attacco contro i diritti sociali, democratici e politici dei lavoratori e dei popoli in cui vengono attuate tali accordi. Noi continuiamo a sostenere che il debito estero dei nostri paesi è inesigibile ed impagabile perché illegittimo ed immorale».

19. Richiesta di una lotta globale per difendere le risorse naturali, la biodiversità, la sovranità alimentare, i beni comuni, la madre terra, le conquiste ed i diritti sociali.

20. Supporto per i diritti umani dei palestinesi: condanna della continua aggressione israeliana contro il popolo palestinese ed invito all’Unione Europea ed a tutti i suoi Stati membri a che seguano l’esempio del governo della Svezia, con il riconoscimento dello Stato Palestinese.

21. No all’espansionismo NATO: violenta condanna della militarizzazione e dell’aggressione della NATO nell’ Europa orientale ed in parte dell’Ucraina per ampliare la sfera di influenza dell’UE e degli USA.

22. Opposizione al razzismo e alla xenofobia: veemente condanna dell’attuale politica di immigrazione dell’Unione europea, la cui disumanità e mancanza della minima difesa del diritto alla vita, sta causando migliaia di morti nel Mediterraneo ed altrove.

23. Supporto per la trasformazione nel controllo dei mezzi di comunicazione: le più grandi società di mass media mostrano uno dei più alti livelli di centralizzazione e concentrazione del capitale sociale in tutto il mondo e quindi rispondono agli interessi delle grandi corporazioni, interessi diametralmente opposti a qualsiasi tentativo di affermazione della sovranità nazionale e di rifiuto del neoliberismo di qualsiasi governo del mondo. «Il principio guida dei nostri media è quello di sostituire l’ideologia neo-liberista dominante con un’ideologia progressista che abbia come filo conduttore lo sviluppo sociale e democratico, la partecipazione dei cittadini e i diritti sociali del popolo».

24. «Noi i popoli della Nostra America e dell’Europa continueremo a lottare per contrastare tutte le forme di discriminazione, oppressione, sfruttamento, razzismo, esclusione ed ingiustizia sociale, il neoliberismo e le guerre imperialiste, lottando per la pace, l’uguaglianza, la democrazia partecipativa, la giustizia sociale, cioè, continueremo a lottare per un mondo migliore».

Bruxelles: dichiarazione finale de la Cumbre de los Pueblos

145b5c3d-02b5-4357-a55a-7a6036f3eeb6Belgio, 12giu2015.- Noi, Popoli dell’America Latina, dei Caraibi e dell’Europa, riuniti nel Vertice dei Popoli, a Bruxelles i giorni 10 e 11 giugno del 2015, con oltre 1500 delegate e delegati, rappresentanti di 346 organizzazioni e movimenti sociali, provenienti da 43 paesi; all’interno di un dibattito unitario, fraterno e solidario, svoltosi attraverso conferenze e sette tavoli di lavoro

Dichiariamo: 

Il nostro appoggio all’integrazione regionale dell’America Latina e l’opposizione all’interventismo imperialista

  • Salutiamo e appoggiamo i processi di integrazione che prediligono e rafforzano l’autodeterminazione e la sovranità dei nostri popoli, così come l’ALBA, UNASUR e la CELAC che hanno rafforzato l’unità latinoamericana e che possono diventare un’ispirazione per un’integrazione europea di nuovo tipo che enfatizzi lo sviluppo economico, i diritti sociali e il benessere dei suoi popoli.
  • Esprimiamo il nostro fermo sostegno alla Proclamazione dell’America Latina e dei Caraibi come Territorio di Pace libero dal colonialismo. In questo senso, condanniamo l’implemento militare, le aggressioni e le minacce di ogni tipo che promuovono gli Stati Uniti e i suoi alleati contro la nostra regione attraverso l’istallazione di basi militari, centri di operazioni e istallazioni simili, che non hanno nessun altro tipo di giustificazione se non quella di un intervento militare contro i nostri Paesi. Per questo, esigiamo la chiusura di tutte le istallazioni militari statunitensi nella regione e ci appelliamo a una pace giusta e di lunga durata con giustizia sociale in Colombia.

Il nostro impegno è agire sul cambio climatico per proteggere l’ambiente

  • Il cambio climatico rappresenta la più grande minaccia che l’umanità affronta e che sta già danneggiando i popoli dell’America Latina. Il capitalismo neoliberale ha esacerbato enormemente la sostenibilità del pianeta, intensificando, invero, tutti i problemi associati con il cambio climatico. Lanciamo un appello per un accordo climatico che mantenga l’innalzamento della temperatura sotto i 1,5° celsius; che tenga conto del diritto di tutti a poter vivere una vita degna e sostenibile; che non limiti la capacità delle future generazioni nel soddisfare le proprie necessità; e che si basi sul principio della mutua responsabilità in relazione al cambio climatico. Sosteniamo un futuro libero dai combustibili fossili e basato sull’energia rinnovabile e ci opponiamo, pertanto, al fracking, le falde petrolifere di Alguitran e le perforazioni nell’Artico. Sosteniamo un programma integrale di riduzione netta di emissioni, che sia un impulso per i paesi in via di sviluppo affinché abbandonino l’estrazione di combustibili fossili e si concentrino, invece, in soluzioni sostenibili. Sosteniamo, inoltre, la giustizia ambientale attraverso una tassazione ecologica al commercio del petrolio e di altri combustibili fossili per finanziare, così, un Fondo Climatico Verde, oltre ad essere un strumento vincolante nei confronti di quelle compagnie multinazionali che si sono rese responsabili di non pochi abusi ai danni dell’uomo e dell’ambiente. E’ necessario prendere le debite distanze dalla agricoltura e pesca industriale dannose. Chiamiamo a rispettare i diritti delle nazioni e dei popoli, in particolare in America Latina, per poter vivere in armonia con la Madre Natura e di rispettare tutte le forme ancestrali di vita e di identità indipendente dei popoli e nazioni. Condanniamo il disastro del medio ambiente causato dalla Chevron ai danni di comunità locali in Ecuador, e condanniamo, inoltre, l’attacco e il giudizio contro il governo dell’Ecuador; appoggiamo, pertanto, la lotta di questi contro questa predona compagnia petrolifera. 
  • Sosteniamo il popolo cubano e la sua Rivoluzione, e salutiamo il ritorno a casa dei Cinque Eroi Cubani, prodotto della solidarietà internazionale e della instancabile lotta del suo popolo. Sosteniamo, inoltre, i passi che gli Stati Uniti hanno intrapreso verso un dialogo basato sul rispetto reciproco con Cuba, così come il ritiro di Cuba dalla lista di quelli Stati patrocinatori del terrorismo, e nel quale non sarebbe dovuto mai esserci, ma nel contempo esigiamo l’abolizione totale, immediata e incondizionate del blocco genocida contro Cuba da parte del governo degli Stati Uniti, nonché la chiusura immediata della base navale di Guantanamo e, quindi, il ristabilimento incondizionato della sovranità cubana. 
  • Esprimiamo il nostro appoggio incondizionate e senza limiti alla Rivoluzione Bolivariana e al Governo legittimo capeggiato dal compagno Maduro e condanniamo i piani permanenti di destabilizzazione che si orchestrano alle sue spalle; finanziati e organizzati da organismi statunitensi. Condanniamo nella fattispecie l’ingiusto e immorale Ordine Esecutivo del Governo degli Stati Uniti che pretende catalogare la Repubblica Bolivariana del Venezuela come una minaccia alla sua sicurezza nazionale – e che ha visto la condanna unanime di tutti i Paesi di Nostra America – e chiediamo che questo venga subito derogato.
  • Condanniamo ogni genere di ingerenza degli Stati Uniti contro i Governi progressisti dell’America Latina e esigiamo che venga rispettata la sovranità e l’autodeterminazione della regione. Ci appelliamo a tutte le istituzioni dell’Unione Europea, così come ai suoi Stati membri a non essere complici dell’ingerenza statunitense contro l’America Latina, ma di adottare, invece, un comportamento e una politica di dialogo costruttivo verso la nostra regione. Per questo, condanniamo qualsiasi tipo di appoggio che tanto le istituzioni dell’Unione Europea che quelle dei suoi Paesi membri promuovono a favore della politica estera statunitense contro i governi progressisti dell’America Latina, come per esempio la Posizione Comune dell’Unione Europea verso Cuba.
  • Appoggiamo tutte le decisioni a favore dello sviluppo di economie nazionali indipendenti che possano interagire con il mondo sulla base dell’eguaglianza e con la ratio di impedire che l’ingiusto debito estero paralizzi la crescita e lo sviluppo. Appoggiamo e promuoviamo tutte le decisioni che si orientano nella costruzione di una democrazia partecipativa come base principale per la realizzazione dei diritti politici individuali e collettivi dei cittadini dell’America Latina. Per garantire i diritti umani di tutti, esigiamo il rispetto del diritto dei popoli dell’America Latina, Sovranità affiancata al rispetto del principio di non intervento deve essere la condizione essenziale per poter ottenere i diritti umani e dei popoli. Facciamo nostra la richiesta della Bolivia di vedersi riconosciuto l’accesso al mare. Appoggiamo, inoltre, la richiesta dell’Argentina sulla sovranità delle Isole Malvine e, pertanto, condanniamo il comportamento aggressivo del Regno Unito e l’espropriazione del petrolio. Applaudiamo l’iniziativa del Nicaragua e del Venezuela di inserire Porto Rico nella CELAC come dimostrazione che l’America Latina è un territorio libero dal colonialismo. 

Il nostro appoggio per una società basata sull’uguaglianza e la nostra opposizione al neoliberismo

  • Manifestiamo la necessità assoluta di costruire una nuova società, con giustizia sociale e equità di genere, con la partecipazione attiva dei giovani e dei differenti attori sociali, con la solidarietà come principio fondamentale per lo sviluppo integrale e sovrano dei nostri popoli. La maggior parte delle repubbliche latinoamericane si stanno orientando in siffatta direzione. L’America Latina sta promuovendo politiche progressiste che hanno ridotto al minimo la povertà, l’esclusione sociale, nello specifico nei confronti delle donne, le comunità afro-discendenti, i gruppi indigeni e le fasce maggiormente povere e marginalizzate. Appoggiamo totalmente la lotta dei poveri indigeni per il raggiungimento dei propri diritti sociali e culturali in tutto il continente. Esprimiamo, inoltre, la nostra solidarietà con i popoli dell’Africa e con le minoranze negli Stati Uniti che lottano contro l’imperialismo. L’integrazione dell’America Latina non può definirsi completa senza essere collegata con quella dell’Africa. 
  • Rifiutiamo il modello neo-liberale come soluzione ai problemi e alle necessità del nostro popolo, giacché ha dimostrato essere lo strumento perfetto per approfondire la povertà, la miseria, la disuguaglianza e l’ingiusta distribuzione. Vi è disgraziatamente una minoranza che insiste nel cercare di imporre il modello neo-liberale. Ci opponiamo all’austerità economica imposta dalla troika in tutta l’Unione Europea, là dove a beneficiarsi è solo l’1% più ricco della società e, ci opponiamo nello specifico all’austerità della troika contro il governo e il popolo greco. Condanniamo l’assedio e la pressione con cui la troika e le istituzioni dell’Unione Europea la sottomettono. Non per ultimo, l’Unione Europea appoggia e collabora nelle illegittime aggressioni militari contro nazioni sovrane in guerre costosissime che peggiorano e aggravano l’austerità contro i popoli dell’Europa. No alla partecipazione europea in guerre illegali.
  • Riaffermiamo la nostra lotta contro i trattati di libero commercio come il TLC, TPC, TISA e l’Alleanza del Pacifico, poiché rappresentano un attacco brutale contro i diritti sociali, democratici e politici dei lavoratori e dei popoli, là dove tali accordi si implementano. Nel contempo continuiamo a sostenere che il debito estero dei nostri Paesi è incalcolabile e impagabile, come illegittimo e immorale. 
  • Manifestiamo e convochiamo a una lotta globale in difesa delle nostre risorse naturali, la biodiversità, la sovranità alimentare, dei nostri beni comuni, della Madre Terra e dei diritti sociali. La lotta per l’impiego, il lavoro e un degno salario, la sicurezza sociale, le pensioni, ad un contratto collettivo nazionale, al diritto ad associarsi in sindacati, il diritto allo sciopero, il diritto alla salute sul lavoro, l’eliminazione del lavoro minorile e della schiavitù, e la giustizia con eguaglianza di genere. Tutto ciò è – e sarà – possibile se lavoriamo uniti con l’ambizione di costruire la più ampia coalizione di forze sociali e politiche che permetta di sostituire l’attuale blocco di potere neoliberale dominante per uno sociale e politico che difenda gli interessi dei nostri popoli e elevi i diritti sociali, politici, culturali e di identità dell’essere umano al centro del suo che fare. 

Il nostro appoggio per i diritti umani per i palestinesi

  • Condanniamo la persistente aggressione israeliana contro il popolo palestinese e chiamiamo l’Unione Europea e tutti gli stati membri, seguendo l’esempio della Svezia, a riconoscere l’esistenza dello Stato palestinese e esigiamo la fine immediata e incondizionata del blocco contro Gaza così come il rispetto dei diritti umani, nazionali e culturali del popolo palestinese. 

No all’espansione della NATO 

  • Condanniamo energicamente la militarizzazione e l’aggressione della NATO in Europa orientale e in Ucraina per ampliare la sfera di influenza dell’UE e degli USA.

La nostra opposizione al razzismo e alla xenofobia

  • Condanniamo energicamente l’attuale politica sull’immigrazione dell’Unione Europea, la cui barbarie e carenza della più minima difesa del diritto alla vita, causa migliaia di morti nel Mar Mediterraneo e in altre parti. Condanniamo, inoltre, il razzismo, ogni volta sempre più prevalente, così come tutte le manifestazioni xenofobe che spesso i partiti europei di destra utilizzano con lo scopo di capitalizzare a livello elettorale e politicamente presentando un’immagine fallace delle comunità migranti e trasformandole come capro espiatorio nonché, la causa principale della disoccupazione, della mancanza di abitazioni e delle difficoltà economiche della società.

Il nostro appoggio per la trasformazione e il controllo dei mezzi di comunicazione 

  • Le gigantesche corporazioni dei mezzi di comunicazione di massa esibiscono uno dei più alti livelli di centralizzazione e concentrazione del capitale corporativo nel mondo e per questo rispondono a potenti interessi di corporazioni giganti che si oppongono diametralmente a ogni tentativo di affermazione della sovranità nazionale e di agende anti-neoliberali di qualsiasi governo del mondo. Questi mezzi sono un’arma potentissima di demonizzazione e di destabilizzazione dei processi progressisti in auge in America Latina. Per cambiare i mezzi di comunicazione di massa manca tuttavia un cambiamento netto nella società. Frattanto organizzeremo i nostri propri mezzi di comunicazione, a livello nazionale e internazionale, sulla base del comune interesse sociale. Il principio che regge i nostro mezzi sociali è di rimpiazzare l’ideologia neo-liberale dominante per un’ideologia progressista che abbia come filo di trasmissione lo sviluppo sociale e democratico, la partecipazione cittadina e i diritti sociali dei popoli.
  • Noi, i popoli della Nostra America e dell’Europa continueremo a lottare opponendoci a tutte le forme di discriminazione, pressione, sfruttamento, razzismo, esclusione e ingiustizia sociale; al neo-liberalismo e alle guerre imperialiste, lottando per la pace, l’eguaglianza, la democrazia partecipativa, la giustizia sociale; vale a dire, continueremo a lottare per costruire un mondo migliore. 

11 giugno 2015

Bruxelles, Belgio.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Alessandro Pagani

Bruselas 10-11jun2015: La II Cumbre CELAC-UE y los Pueblos

CUMBRE DE LOS PUEBLOS LATINOAMERICANOS Y CARIBEÑOS Y EUROPEOS, A CELEBRARSE EN EL MARCO DE LA II CUMBRE CELAC-UE

 

Bruselas, 10 y 11 de junio de 2015

 

Programa preliminar

Jueves 11 de junio de 2015

 

Lugar: Pianofabriek. Rue du Fort 35, 1060 Saint-Gilles (Bruselas)

 

09h30 – 16h00: MESAS DE TRABAJO

 

Temas:

 

1)    Paz y solidaridad. Intervencionismo y sanciones (EE.UU., OTAN)

2)    Preservación de la madre tierra y la especie humana (retos para América Latina y El Caribe y Europa).

3)    Acuerdos de Libre Comercio ¿Libres para quién?

4)    La integración de los pueblos de América Latina y El Caribe (CELAC, UNASUR, ALBA)

5)    Todos los derechos humanos para todos en América Latina y El Caribe y Europa.

6)    Protección social en América Latina y El Caribe y Europa.

7)    El poder global de los medios como herramienta del imperialismo.

 

16h00 – 18h00: ACTO DE SOLIDARIDAD CON VENEZUELA

 

Lugar: Pianofabriek

 

 

19h00: Plenaria: Reunión de solidaridad con los Pueblos de América Latina y El Caribe y Europa, con la participación de líderes de América Latina y El Caribe y Europa.

Lugar: Passage 44. Boulevard du Jardin Botanique 44, 1000 Bruselas

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