João Pedro Stédile: «Per i lavoratori è necessario che vinca Dilma»

di Geraldina Colotti – il manifesto

15ott2014.- Se la bor­ghe­sia batte la sini­stra, si aprirà un periodo di scon­tro per­ma­nente», dice al mani­fe­sto Joao Pedro Ste­dile, coor­di­na­tore del Movi­mento dei senza terra (ma lui pre­fe­ri­sce pre­sen­tarsi solo come uno dei com­po­nenti la Dire­zione nazio­nale). La par­tita è quella per le pre­si­den­ziali del 26 otto­bre, decise al secondo turno tra l’attuale capo di stato Dilma Rous­seff e il con­ser­va­tore Aecio Neves

Per­ché il Mst appog­gia Dilma?

Il Mst non prende deci­sioni elet­to­rali. Man­tiene la sua salu­tare auto­no­mia nei con­fronti dei par­titi, dei governi, dello stato, della chiesa. Tut­ta­via i suoi mili­tanti, la sua base sociale e i suoi diri­genti devono pren­dere posi­zione come cit­ta­dini di fronte alle sfide poli­ti­che che si pre­sen­tano con le ele­zioni. Il popolo chiede sì un cam­bia­mento, ma che porti a con­di­zioni di vita migliori. E per que­sto sarà neces­sa­rio fare una serie di riforme strut­tu­rali, a comin­ciare dalla riforma poli­tica, quella tri­bu­ta­ria, la riforma agra­ria, dell’educazione.… Di fronte a que­sta situa­zione, Aecio rap­pre­senta gli inte­ressi della classe domi­nante che chiede il ritorno ai tempi duri del neo­li­be­ri­smo, durante i quali, come Mst, abbiamo subito due mas­sa­cri, quello de Eldo­rado dos Cara­jas e la strage di Corum­biara. E le forze che stanno con Dilma scom­met­tono sulla con­ti­nuità del suo pro­gramma però spin­gendo più avanti il cam­bia­mento nel senso delle riforme sociali neces­sa­rie. Non è dif­fi­cile capire per­ché per i lavo­ra­tori sia neces­sa­rio che Dilma scon­figga Aecio.

Marina Silva ha subor­di­nato il suo appog­gio a Neves all’assunzione di riven­di­ca­zioni che riguar­dano Mst e gli indi­geni. Che pensa della sua cam­pa­gna e del suo personaggio?

È una tro­vata elet­to­rale, un atteg­gia­mento pro­prio della sua per­so­na­lità poli­tica ondi­vaga. In realtà lei non rap­pre­senta classi sociali o forze popo­lari che abbiano un pro­getto pro­prio per dia­lo­gare con altre forze.

Quale sarà lo sce­na­rio in Bra­sile sul piano eco­no­mico, poli­tico e sociale in caso di vit­to­ria dell’una o dell’altro candidato?

Il Bra­sile ha esau­rito il suo pro­gramma neo­svi­lup­pi­sta. La dipen­denza della nostra eco­no­mia dal capi­tale inter­na­zio­nale ci ha messo in ginoc­chio. I pro­blemi sociali neces­si­tano di cam­bia­menti strut­tu­rali. E la poli­tica è un pan­tano, per­ché c’è una crisi di rap­pre­sen­tanza, per­ché la demo­cra­zia è stata seque­strata da 117 imprese che finan­ziano ed eleg­gono chi vogliono con il loro denaro e i loro tenu­tari. Così, entre­remo in un periodo sto­rico di neces­sità di cam­bia­menti. Se la bor­ghe­sia ci scon­figge e ci imprime un pro­gramma neo­li­be­ri­sta, sarà un periodo di scon­tri per­ma­nenti. Se vince Dilma, dovrà fare un governo più di cen­tro­si­ni­stra, abban­do­nare alcune alleanze con­ser­va­trici che man­tiene, e avvi­ci­narsi di più al popolo. E noi dei movi­menti sociali, chiun­que sia a vin­cere, abbiamo sem­pre lo stesso com­pito: aumen­tare la coscienza del popolo, orga­niz­zarlo e fare lotta sociale, per migliori con­di­zioni di vita. E spe­riamo che nel pros­simo periodo oltre a con­qui­stare un’Assemblea costi­tuente, otter­remo un nuovo periodo di avan­zata del movi­mento di massa, nel quale il popolo assuma il suo ruolo, nelle piazze.

Il Mst pone il tema di un’Assemblea costi­tuente, che è una richie­sta avan­zata da tutti i movi­menti di sini­stra in Ame­rica latina nei paesi in cui non c’è un cam­bia­mento, come in Colom­bia, o dove sta cer­cando di farsi strada, come in Cile. Come imma­gina le tappe di que­sto pro­cesso in Brasile?

Il pros­simo passo sarebbe l’approvazione di un decreto da parte del Con­gresso, l’unico abi­li­tato a farlo, per con­vo­care un refe­ren­dum legale, obbli­ga­to­rio, in cui ogni let­tore decida se vuolo o no un’Assemblea costi­tuente. Se vince il sì, il Con­gresso dovrà con­vo­care le ele­zioni dei depu­tati costi­tuenti in forma indi­pen­dente dallo stesso Con­gresso in carica, e dovrà sta­bi­lire un tempo — per esem­pio di un anno -, per­ché vi siano nuove leggi di tutto il sistema poli­tico bra­si­liano. I movi­menti cre­dono che sia pos­si­bile nel 2015 fare il refe­ren­dum e con­vo­care l’assemblea affin­ché diventi ope­rante nel 2016, in modo che le pros­sime ele­zioni pos­sano svol­gersi già con nuove regole. Se non otte­niamo que­sto, con­ti­nue­remo con la lotta sociale, nelle piazze e con sem­pre più forza, per­ché la gente non si rico­no­sce nei poli­tici eletti.

Poco tempo fa, il Mst si è riu­nito a Cara­cas con altri movi­menti sociali. Che cosa è stato deciso? E che ne è dei movi­menti sociali «alter­mon­dia­li­sti» di Porto Ale­gre? Molte di quelle istanze sono parte della «demo­cra­zia par­te­ci­pa­tiva» del Vene­zuela e di altri governi socialisti.

Come parte di que­sto pro­cesso dei Forum sociali mon­diali, e della loro arti­co­la­zione, posso dirti che attual­mente ci tro­viamo in una tappa supe­riore in Ame­rica Latina, e stiamo cer­cando di costruire un’articolazione con­ti­nen­tale dei movi­menti sociali all’interno dell’Alba (l’Alleanza boli­va­riana per il popoli della nostra Ame­rica, ndr). Alba intesa come un pro­getto di inte­gra­zione popo­lare di tutti i popoli del con­ti­nente, dal Canada al Cile. Men­tre i governi e gli stati fanno le loro arti­co­la­zioni, con Una­sur, Celac, ecc, noi stiamo costruendo la nostra. Abbiamo già oltre mille movi­menti in rete, abbiamo orga­niz­za­zioni nazio­nali, e un coor­di­na­mento con­ti­nen­tale for­mato da due diri­genti per paese, di tutto il con­ti­nente. E con­ti­nuiamo a riu­nirci e ad arti­co­lare le atti­vità e le lotte comuni nel con­ti­nente. Chia­ra­mente, il tema della soli­da­rietà tra le lotte dei popoli è sem­pre pre­sente, così siamo in cam­pa­gna per la par­tenza delle truppe stra­niere da Haiti, o per la soli­da­rietà con il Vene­zuela in un momento in cui l’impero e la destra interna cer­cano di fare un golpe con­tro Maduro. Così come siamo soli­dali con l’Argentina con­tro il ten­ta­tivo di rapi­narle il capi­tale da parte degli Stati uniti che chie­dono il paga­mento di un debito impagabile…

In tema d’ambiente, i movi­menti sociali han fatto pro­po­ste su un cam­bia­mento di modello pro­dut­tivo. Qual è lo spa­zio del Mst?

Su que­sto tema, vi sono molte riu­nioni, dibat­titi, assem­blee che si sono svolte a Rio, nell’ambito della Rio+ 20, poi ci sono state riu­nioni in Boli­via, più di recente in Perù: que­sto è un tema molto pre­sente nelle lotte sociali del con­ti­nente, soprat­tutto di fronte all’aggressione delle imprese mul­ti­na­zio­nali per le risorse natu­rali dei nostri paesi, siano esse mine­ra­rie o ener­ge­ti­chem petro­li­fero, o di bio­di­ver­sità, così come c’è un’offensiva per appro­priarsi delle fore­ste dei nativi, tra­sfor­marle in valori di cre­dito di car­bo­nio e nego­ziare con le imprese inqui­na­trici dell’Europa. Una ver­go­gna. Nel movi­mento Sem Terra e nei movi­menti con­ta­dini del con­ti­nente della Via Cam­pe­sina abbiamo accom­pa­gnato e lot­tato inten­sa­mente con­tro il domi­nio del capi­tale sui beni naturali.

Uno dei «demoni» per la destra in Bra­sile e a livello inter­na­zio­nale è il peri­colo del «cha­vi­smo». Che pensa di quel che suc­cede in Vene­zuela, paese in cui il Mst è molto ascoltato?

Cha­vi­smo, intanto, è un ter­mine poco appro­priato. Cha­vez è stato un lea­der popo­lare geniale, con una chia­rezza poli­tica e un corag­gio e un impe­gno con il popolo vene­zue­lano e lati­noa­me­ri­cano che mai potremo dimen­ti­care. Però quel che è in corso in Vene­zuela fa parte di un pro­getto di pro­spet­tiva più ampia. C’è una crisi del domi­nio capi­ta­li­sta in tutto il con­ti­nente, eppure non riu­sciamo ancora ad avan­zare verso un pro­getto di mag­gior inte­gra­zione popo­lare, per­ché que­sto dipende dalla con­giun­tura di ogni paese. Per que­sto le dif­fi­coltà dei cam­bia­menti in Vene­zuela sono così grandi, per­ché è molto dif­fi­cile fare una tran­si­zione, affron­tare l’imperialismo a par­tire da un solo paese.

In que­sti giorni la Fao orga­nizza gli incon­tri per la gior­nata mon­diale dell’alimentazione, che fa il Mst?

La Fao è un orga­ni­smo dei governi, e vive le con­trad­di­zioni che al suo interno hanno i diversi tipi di governi, dalle dit­ta­ture, a quelli neo­li­be­ri­sti, fino ai governi di sini­stra. Il nuovo diret­tore, che è bra­si­liano, è nostro amico. Però il pro­blema non è di ami­ci­zia, riguarda la natura dell’organismo. Per que­sto la Via cam­pe­sina man­tiene sì delle rela­zioni, appog­gia ogni tipo di dibat­tito, però noi sap­piamo che i cam­bia­menti sostan­ziali dipen­dono dall’organizzazione e dalla lotta dei con­ta­dini, e que­sto è il nostro com­pito principale.

João Pedro Stédile: «Para los trabajadores es necesario que Dilma derrote a Aecio»

por Geraldina Colotti

1) Por qué el MST ha decidido respaldar Dilma?

El Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra nunca toma deliberaciones electorales. Mantiene su saludable autonomía frente a partidos, gobiernos, estado e iglesia. Sin embargo sus militantes, su base social y sus dirigentes, sí deben posicionarse como ciudadanos frente a los retos políticos que se presenten en las elecciones. El pueblo quiere cambios, pero cambios que representen mejores condiciones de vida. Y para eso será necesario hacer una serie de reformas estructurales, empezando por la reforma política, la reforma tributaria, la reforma agraria, la reforma en la educación, etc. Frente a esa situación, Aecio representa los intereses de la clase dominante que quiere regresar a los duros tiempos del neoliberalismo, donde como MST tuvimos dos masacres, la de Carajas y la de Corumbiara. 

Y las fuerzas sociales que están con Dilma, apuestan a la continuidad de ese programa pero haciendo cambios hacia adelante, con las reformas necesarias. Por eso no es difícil entender que para los trabajadores es una necesidad que Dilma derrote a Aecio. 

2) Marina Silva ha dicho que va a apoyar al candidato Aecio, ahora que él incluye reivindicaciones del  MST y de los indígenas. Qué piensa de eso, de su campaña y del personaje? 

Creo que es una trampa que ella inventó. Es propio de su personalidad política de inestabilidad, porque en realidad ella no representa a las clases sociales o fuerzas populares que tuviesen un proyecto para dialogar con las otras fuerzas. 

3) Cuál va ser el escenario en Brasil en relación al plan económico, político y social si gana una o el otro?

Brasil agotó el programa neodesarrollista. Los problemas de la dependencia económica de nuestra economía frente al capital internacional nos pusieron de rodillas. Los problemas sociales necesitan de cambios estructurales. Y la política, es una mierda, porque hay una crisis política real de representación, porque la democracia fue secuestrada por 117 empresas que financian y eligen a quien quieren con su dinero y sus mercaderes. Así, entramos en un período histórico de necesidad de cambios. Si la burguesía nos derrota y nos impone un programa neoliberal, será un período de enfrentamientos permanentes. Si gana Dilma, ella tiene que hacer un gobierno mas de centro-izquierda, abandonar algunas alianzas conservadoras que tenía, y aproximarse mas al pueblo. Y nosotros, los de los movimientos sociales, gane quien gane, nuestra tarea sigue siendo la misma: concientizar al pueblo, organizar al pueblo y hacer lucha social, por mejores condiciones de vida. Y esperamos que el próximo período ademas de conquistar una asamblea constituyente, logremos un período de reascenso del movimiento de masas, para que el pueblo asuma su rol, en las calles…

4) El MST pone el tema de una Asamblea costituyente, que es un tema difundido por todos los movimientos de izquierda en América Latina donde no hay cambio (como Colombia). Cómo imaginas tu las etapas de ese proceso en Brasil?

Bueno, por la ley, el próximo paso… el congreso tiene que aprobar un decreto ley, y solo él puede, convocar un plebiscito legal, obligatorio, para que cada elector decida si quiere o no una asamblea constituyente. Si gana el sí, el congreso entonces convocaría las elecciones de los diputados constituyentes de forma independiente al congreso, y daría un plazo por ejemplo de un año, para que ellos hagan las nuevas leyes de todo el sistema político brasileño. En eso estamos, los movimientos creen que sería posible en 2015 hacer el plebiscito y convocar la asamblea, para que ya funcionara en 2016, y así las elecciones ya serían con las nuevas reglas. Si eso no se logra, seguirá la lucha social, en las calles, cada vez con más fuerza, porque la gente no se reconoce en los políticos electos.

5) Los movimientos sociales se reunieron en Caracas hace poco. Que pasó? Y que pasó para los movimientos sociales después de Porto Alegre? Podemos decir que en Venezuela hay muchísimo de “Porto Alegre” cumplido…

Bueno, como parte de ese proceso de foros sociales mundiales, y de articulación, ahora estamos en una etapa superior en Latinoamérica, y logramos construir una Articulación Continental de Movimientos Sociales hacia el ALBA. El Alba entendido como un proyecto de integración popular de todos los pueblos del continente desde Canadá hasta Chile. Mientras los gobiernos y estados hacen sus articulaciones, con Unasur, Celac, nosotros vamos construyendo la nuestra. Ya tenemos mas de mil movimientos articulados, tenemos capítulos nacionales, y una coordinación continental conformada por dos dirigentes por país, de todo el continente. Y seguimos reuniéndonos y articulando actividades y luchas comunes en el continente. Y claro, siempre el tema de solidaridad entre las luchas de los pueblos está presente, como ahora estamos en campaña por la salida de las tropas extranjeras de Haití, o en solidaridad hacia Venezuela, cuando el imperio y la derecha interna intentaron un golpe contra Maduro. Así como estamos solidarios con Argentina, por el intento del capital rapiña de Estados Unidos que quieren cobrar su deuda, impagable. 

6) Los movimientos sociales han hecho propuestas sobre un cambio de modelo productivo por el tema ambiental. Cual es el plazo del MST?

Sobre ese tema hay muchas reuniones, discusiones, hicimos diversos debates y asambleas en Río, en la Río+ 20, luego hubo reuniones en Bolivia, mas recientemente en Perú, o sea, es un tema presente en las luchas sociales del continente, sobretodo frente a la agresión de las empresas transnacionales por los recursos naturales de nuestros países, sea minería, energía eléctrica, petróleo y la biodiversidad… así como hay una ofensiva de ellos para apropiarse de las florestas nativas, transformar en valores de crédito de carbono y negociar con las empresas contaminantes de Europa. Una vergüenza. Bueno, el MST y los movimientos campesinos del continente de la Vía campesina hemos acompañado y luchado intensamente contra el dominio del capital, sobre los bienes naturales.

7) Uno de los “demonios” para la derecha en Brasil y a nivel internacional es el peligro del “chavismo”. Qué piensas tú de lo que pasa en Venezuela donde el MST es muy escuchado?

Chavismo ya es un apodo poco apropiado. Chávez fue un líder popular genial, con clareza política y coraje y compromiso con el pueblo venezolano y latinoamericano, que jamás olvidaremos. Pero lo que está en curso en Venezuela, es parte de un proyecto mayor. Hay una crisis de la dominación capitalista en todo el continente, sin embargo, no logramos avanzar para un proyecto de mayor integración popular, porque depende de la coyuntura de cada país. Por eso las dificultades de los cambios en Venezuela también son grandes, porque es muy difícil hacer una transición, enfrentar al imperialismo, a partir de un solo país.  

8) Ahorita aquí hay convenio con la Fao, que hace el MST?

La FAO es un organismo de Gobiernos, y vive las contradicciones que dentro de ella tiene todo tipo de gobierno, desde dictaduras y regímenes neoliberales, hasta gobiernos de izquierda.

El nuevo director, que es brasileño es nuestro amigo. Pero el problema no es de amistad, es de naturaleza del organismo. Por eso la Vía campesina, mantiene relaciones, apoya todo tipo de debate, pero sabemos que los verdaderos cambios, dependen de la organización y lucha de los campesinos, y esa es nuestra tarea principal. 

Marina Silva: la candidata della Monarchia Britannica a Presidente del Brasile

da movisol.org

12 settembre 2014 (MoviSol) – I recenti sondaggi elettorali in Brasile indicano che Marina Silva, candidata presidenziale del Partito Socialista, potrebbe arrivare prima o seconda nella corsa a tre per la Presidenza il 5 ottobre, e che potrebbe vincere al ballottaggio, mandando a casa l’attuale Presidente Dilma Rousseff. Silva era la candidata alla vicepresidenza di Eduardo Campos, ucciso in un tragico ed inspiegabile incidente aereo il mese scorso.

Se vincesse la Silva, sarebbe la fine della partecipazione del Brasile al gruppo dei BRICS. Fanatica ambientalista ed ex ministro dell’Ambiente, Silva fu scelta anni fa dalla Monarchia britannica come la propria candidata. Nell’ottobre 2008 il principe Filippo d’Edimburgo in persona le conferì un’onorificenza per aver regalato enormi parti del territorio dell’Amazzonia brasiliana al WWF ed altri interessi privati. Quando il governo britannico ha invitato Silva ad essere uno dei portatori della torcia olimpica alle Olimpiadi di Londra del 2012, il ministro brasiliano dello Sport Aldo Rebelo si è limitato a rispondere: “Marina ha sempre avuto ottimi rapporti con i reali e con l’aristocrazia europea”.

La base di appoggio della Silva, a parte i protestanti evangelici conservatori come lei, sono i miliardari brasiliani. Alle elezioni presidenziali del 2010, quando si candidò col Partito Verde, ottenne il 19% dei voti in un ticket con il miliardario Guilherme Leal. Dopo di che, fu passata alla miliardaria Maria Alice (“Neca”) Setubal, che contribuì alla creazione del partito “Rete di sostenibilità” la cui piattaforma l’ha lanciata per le elezioni del 2014. In qualità di erede della famiglia che possiede il Banco Itau, la principale banca privata in Brasile, “Neca” ora coordina la campagna della Silva. Gli investitori non devono aver paura, ha dichiarato alla stampa Neca, in quanto la Silva “si sta circondando di persone che comprendono i mercati ed è decisa ad ottenere la fiducia dell’establishment finanziario”.

La piattaforma elettorale della Silva promette di:

  • Far uscire il Brasile dalla dinamica dei BRICS e stipulare accordi di libero scambio con gli Stati Uniti e l’Unione Europea.
  • Tornare all’economia dei mercati finanziari – anche se fallita – all’insegna di disciplina fiscale, lotta all’inflazione, tassi di cambio fluttuanti ed una stretta autonomia della Banca Centrale; mettendo fine alla protezione dell’industria nazionale ed affidandosi a partnership private per costruire le infrastrutture.
  • Promuovere l’agricoltura a bassa emissione di carbonio, la riduzione del consumo di combustibili fossili, le energie rinnovabili, e niente energia nucleare.

In Palestina c’è una rivolta popolare

dilma

Intervista a Marcelo Buzzeto, docente e membro del settore Relazioni Internazionali del MST (Movimento Sem Terra)

A cura di J. Coutinho Jr, J. F. Neto e M. Silva

da Brasil de fato, 7-13 agosto 2014, p. 14-15

In un’intervista per Brasil de fato, Marcelo Buzzeto, membro del Settore Relazioni Internazionali del MST e dottore in scienze politiche, ha analizzato l’origine del conflitto e la posizione attuale del Brasile in questo scenario.

B. d. F.: Qual è l’origine degli attacchi di Israele alla Palestina?

Per capire quello che sta succedendo oggi, bisogna capire che la creazione dello Stato di Israele nel 1948 è all’origine del conflitto attuale. Quando fu creato Israele, ad opera del movimento sionista, che è un movimento nazionalista, giudaico, conservatore, anti-democratico e razzista, non ci fu un referendum indirizzato alla popolazione palestinese. Nella divisione dell’ONU, il 56% del territorio diventò lo Stato di Israele, il 42% rimase alla Palestina e il 2% a Gerusalemme, che doveva essere una città neutrale, essendo Gerusalemme orientale la capitale dello Stato palestinese. Ma in questi 50 anni il movimento sionista ha impiantato un’economia, una società, un modello di vita e ha creato un esercito dentro la Palestina.

B. d.F.: Qual è la causa degli attacchi a Gaza?

Israele ha usato come pretesto per iniziare questa nuova operazione militare il sequestro, la sparizione e la morte di tre giovani soldati che davano protezione illegale agli insediamenti di Ebrei sionisti nella vecchia città di Hebron. Questi giovani avevano in passato commesso violenze contro i Palestinesi, ma questo non è stato evidenziato dai media. I Palestinesi hanno divulgato immagini di questi soldati nell’atto di partecipare a incarceramenti, torture e umiliazioni. Non si può negare che erano direttamente coinvolti nei conflitti. Israele, però, ha incolpato Hamas, che ha negato di essere l’autore di questi assassinii.

Due settimane dopo la morte di questi giovani, sono stati realizzati circa 6oo arresti da parte dell’esercito israeliano in Cisgiordania, prima dell’inizio dei bombardamenti a Gaza.

B. d.F.: Parte della popolazione israeliana è contraria agli attacchi, o no?

Perfino tra le forze armate di Israele e nel governo vi sono contraddizioni. Esistono dichiarazioni di ufficiali israeliani che criticano l’operazione di terra in Gaza. Un movimento di soldati israeliani si rifiuta di combattere in territorio palestinese. All’interno dello stesso governo, alcuni sostengono l’idea che è stato Hamas l’autore dei sequestri; al contrario, altri settori dichiarano che nessuna indagine ha comprovato che l’assassinio è stato realizzato dal partito.

B.d.F.: E sui diritti dei Palestinesi sanciti negli accordi di Oslo?

La valutazione di molti che stanno seguendo il conflitto è che c’è stato un fallimento degli accordi di Oslo – accordo firmato nella città di Oslo in Norvegia nel 1993, tra la Palestina e Israele, con l’obiettivo di consolidare la pace nella regione. Il fallimento degli accordi obbliga i Palestinesi a cercare altre vie per conquistare i proprio diritti, il che ha portato alla creazione dell’Autorità Nazionale Palestinese. Forze dentro l’OLP, principalmente la sinistra palestinese, come il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina, vengono dialogando con Hamas e Fatah nel senso di combattere Israele. Da allora, c’è stato un tentativo negli ultimi anni di creare una coalizione nazionale da Fatah, che governa la Cisgiordania ed è il partito che guida l’OLP, fino ad Hamas, che governa Gaza dal 2005. Questi dialoghi tra Fatah e Hamas, indirizzati a costruire un governo, hanno fatto sì che Israele cercasse di creare una nuova situazione, per impedire questa unione.

B. d.F.: Gli attacchi si stanno concentrando su Gaza, ma negli ultimi giorni si stanno diffondendo in altre zone, inclusa la Cisgiordania. Credi che possa succedere in Cisgiordania quello che sta succedendo a Gaza? E in che modo il popolo si mobilita in queste aree?

La resistenza palestinese agisce in maniere differenti. Lì in Cisgiordania esiste un movimento di liberazione nazionale, che combina diverse forme di lotta e di organizzazione. A Gaza, la situazione differisce dalla Cisgiordania e dai territori occupati nel 1948. Per esempio, i Palestinesi che vivono in territorio israeliano si mobilitano, fanno manifestazioni. Eppure, per loro è difficile organizzarsi, c’è più repressione. Le organizzazioni palestinesi che stanno lottando a Gaza sono quelle che in Cisgiordania stanno mobilitando le loro basi per un confronto con l’esercito di Israele. L’unità politica e militare che esiste a Gaza sta influenzando i Palestinesi sia in Cisgiordania che a Gerusalemme contro Israele e contro i settori dell’Autorità Palestinese. C’è anche un sentimento di indignazione da parte dei Palestinesi verso il loro proprio governo. C’è una ribellione popolare in Palestina, che ha come obiettivo principale il governo e l’esercito di Israele, ma che presenta anche dure critiche all’Autorità Palestinese. È un movimento che sta denunciando il governo palestinese come gestore dell’occupazione.

B.d.F.: Qual è la posizione dell’ Autorità Nazionale Palestinese (ANP), in relazione all’offensiva di Gaza?

L’ANP sembra sempre più un’amministratore dell’occupazione coloniale israeliana. Penso che quello che sta succedendo oggi a Gaza e in Cisgiordania può cambiare la lotta di classe e la politica in Palestina, indebolendo l’ANP, che vuole sempre negoziare con Israele. L’Egitto ha proposto recentemente una trattativa e l’ANP si è subito offerta. Ma non è questo che vuole la popolazione. La popolazione vuole la tregua, ma non intende rinunciare ad alcune sue rivendicazioni. Se l’ANP non si unisce al popolo nella lotta contro Israele, anche loro cadranno. Provoca indignazione il silenzio in relazione agli attacchi di Gaza e la mancanza di iniziativa degli ambasciatori palestinesi nel mondo intero di fronte ai massacri. La resistenza palestinese a Gaza risponde al proprio popolo e non fa nessun accordo con Israele, fino a quando non si garantisce la fine del blocco economico. I Palestinesi vogliono un porto, un aeroporto e il diritto a costruire un esercito. Si erano preparati per l’eventualità che un giorno Israele tornasse ad attaccare Gaza da terra. È per questo che la quantità di soldati morti sta spaventando il governo israeliano. Già sono morti quasi 100 soldati e uno di loro è stato catturato. Bisogna ricordare che nel 2009 Hamas ha catturato un soldato israeliano e nel 2011 questi è stato scambiato con 1027 prigionieri politici palestinesi. Israele si trova nel bel mezzo di un’operazione difficile dal punto di vista politico e militare.

B.d.F.: Che si può fare dal punto di vista internazionale per impedire gli attacchi di Israele a Gaza?

Israele è una potenza. A la campagna di boicoaggio è ancora la migliore alternativa. Alcuni paesi hanno già rotto accordi economici e sociali con Israele, ma ancora non è sufficiente. Vari paesi dell’America Latina hanno convocato i suoi ambasciatori per chiedere spiegazioni.

B.d.F.: E dentro la Palestina?

Dentro la Palestina, i movimenti di liberazione stanno crescendo in Cisgiordania. Abbiamo una situazione favorevole di rafforzamento della mobilitazione popolare, sia attraverso i movimenti, i sindacati e altre organizzazioni. E questo arriverà a Gaza. Oggi, quello che chiede la maggioranza dei Palestinesi è uno Stato unico dove possano convivere tutti. La separazione è l’origine del conflitto. Una serie di intellettuali progressisti israeliani e palestinesi confermano l’idea di un unico Stato.

fim deB.d.F.: Come giudichi, fino a questo momento, la presa di posizione del governo brasiliano in relazione agli attacchi?

Sebbene la posizione di condanna brasiliana abbia costituito un progresso, si tratta ancora di una posizione timida. Il governo brasiliano è contraddittorio. Non ho speranza che condanni e porti Israele nei tribunali internazionali. La base sociale del governo brasiliano è a favore di Israele. Il Brasile dice che si è trattato di un attacco sproporzionato, ma non rompe nessun accordo economico con il governo di Israele. Israele non ha mai guadagnato tanti soldi con il Brasile come oggi. Lula, che è visto come quello che ha avvicinato il Brasile al mondo arabo, ha anche avvicinato il paese a Israele. In un’intervista, hanno chiesto a Dilma se quello che sta succedendo a Gaza è un genocidio, lei ha risposto che è un massacro. Sappiamo che quello ha luogo lì è una pulizia etnica, ma Dilma difende Israele. Non vuole condannare Israele per pratiche genocide, perché il livello di influenza della comunità sionista in Brasile è immenso. Una parte considerevole del governo del Rio Grande del Sud è formata da sionisti. Stanno costruendo un complesso industriale a Poá e il protagonista di quest’accordo è il governatore Tarso Genro, ex-ministro della Giustizia del governo Lula. Chi gestisce l’agenda di Lula è una sionista, una signora di nome Clara Ant, conosciuta in Brasile come la maggiore sostenitrice del governo di Israele. Chi vuole avere un incontro con Lula, deve passare per lei. Il PT ha relazioni con il Partito dei Lavoratori di Israele, ma non ha nessuna relazione con i partiti politici palestinesi. Nemmeno ha relazioni con il Partito Comunista di Israele, che è l’unico partito anti-sionista. Non esiste nessun protocollo di cooperazione con partiti politici palestinesi. C’è una relazione con l’ANP, ma il governo brasiliano non esplicita questa relazione, perché non vuole creare problemi con la lobby sionista che esiste dentro il PT. E quando c’è qualche cooperazione, gli alleati di Israele nel Brasile creano ostacoli. Un esempio è stato quando il governo brasiliano ha approvato presso il Ministero della Pesca un fondo per aiutare i pescatori palestinesi di Gaza. I soldi non arrivano. In primo luogo, perché Israele blocca tutte le transazioni finanziarie a Gaza, in secondo luogo, perché all’epoca, il Ministero della Pesca era in mano a Marcelo Crivella, pastore della Chiesa Universale e alleato di Israele.

B.d.F.: La Palestina riceve appoggio dai paesi della Lega Araba?

C’è una divisione molto grande tra i paesi arabi che rende difficile la lotta del popolo palestinese. La rivoluzione palestinese è parte della rivoluzione che deve avere luogo nel mondo arabo. Ma vari di questi paesi sono alleati del sionismo e dell’imperialismo. Le monarchie arabe hanno relazioni economiche con gli U.S.A., Israele e l’Unione Europea. Per questo, non esiste la prospettiva di mettere in piedi una coalizione contro Israele. Se i paesi arabi si unissero alla resistenza interna palestinese, Israele già non sarebbe più un problema.

B.d.F.: Praticamente, come si può far sì che la popolazione brasiliana comprenda di fatto quello che sta succedendo a Gaza?

Israele contribuisce a spiegare in maniera semplicistica il conflitto. Quando il popolo brasiliano vede il bombardamento di case civili, scuole e chiese, riesce a capire che lì c’è un genocidio in atto. Sono bambini, donne, anziani. Le morti dal lato israeliano sono di soldati.

B. d.F.: Che cosa possono fare i movimenti sociali brasiliani per dimostrare solidarietà alla lotta del popolo palestinese?

I movimenti devono rafforzare la campagna per la liberazione dei prigionieri politici palestinesi, appoggiare il boicottaggio contro Israele, il BDS, investigare e denunciare gli accordi politici ed economici brasiliani con il governo israeliano. Dobbiamo mostrare come queste imprese che operano in Brasile finanziano l’occupazione illegale, e denunciare le violazioni di diritti umani commesse da Israele. Le grandi mobilitazioni di appoggio, che hanno luogo nel mondo intero, devono continuare fino alla fine dei bombardamenti e del blocco di Gaza dal mare, dall’aria e da terra. I movimenti possono anche fare pressione sui paesi arabi affinché appoggino il popolo palestinese e sperare che l’ANP si unisca al suo popolo contro Israele e non il contrario, come sta avvenendo.

[Trad. dal portoghese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Stedile, MST: significato e prospettive delle mobilitazioni in Brasile

brasil2013

da A Sud

Alleghiamo di seguito una intervista con João Pedro Stedile del Movimento Sem Terra sul portato e le prospettive delle mobilitazioni sociali che stanno scuotendo il Brasile nelle ultime settimane.

1. Come analizza le manifestazioni che stanno scuotendo il Brasile nelle ultime settimane? Quali sono le ragioni economiche da cui nascono?

Ci sono molte valutazione a proposito del perché stiano avvenendo queste manifestazioni. Mi associo all’analisi della professoressa Ermínia Maricato, che è la nostra maggior esperta sui temi urbani e ha lavorato in passato nel Ministero delle città durante la gestione di Olivio Dutra. Lei sostiene la tesi che c’è una crisi urbana presente nelle città brasiliane, provocata da questa tappa del capitalismo finanziario. C’è stata un’enorme speculazione immobiliare che ha fatto salire i prezzi degli affitti e dei terreni del 150% negli ultimi tre anni. Il capitale ha finanziato, senza nessun controllo da parte del governo, la vendita delle automobili per inviare denaro all’estero e ha trasformato il nostro traffico in un caos. E negli ultimi dieci anni non ci sono stati investimenti nel trasporto pubblico. Il programma per la casa “Casa mia, vita mia” ha spinto i poveri verso le periferie, senza infrastrutture. Tutto questo ha creato una crisi strutturale. Le persone stanno vivendo in un inferno, nelle grandi città, perdendo tre o quattro ore giorno nel traffico, quando potrebbero invece stare con la famiglia, studiare o svolgere attività culturali. Oltre a questo, c’è la pessima qualità dei servizi pubblici, in particolare nel settore sanitario e anche in quello educativo, dalla scuola di base, alle scuole di livello medio dalle quali gli studenti escono senza saper scrivere un testo. L’insegnamento superiore si è trasformato in un mercato per la vendita di diplomi a rate, per il 70% degli studenti universitari.

2. E dal punto di vista politico, cosa è successo?

I 15 anni del neoliberismo, e in particolare gli ultimi dieci anni di un governo di composizione di classi, hanno trasformato il modo di fare politica, rendendola ostaggio degli interessi del capitale. I partiti sono diventati vecchi nei loro comportamenti e si sono trasformati in mere sigle che raccolgono, in gran parte, degli opportunisti desiderosi di ottenere cariche pubbliche o accaparrarsi risorse pubbliche per i propri interessi. Tutti i giovani nati dopo l’epoca delle “diretas já” non hanno avuto l’opportunità di partecipare alla politica. Oggi, per concorrere a qualsiasi carica, per esempio, di consigliere, la persona interessata deve avere più di un milione di reais; diventare deputato costa circa 10 milioni. I capitalisti pagano e poi i politici obbediscono. La gioventù è stufa di questa forma di fare politica borghese, mercificata.

Ma la cosa più grave è stata che i partiti della sinistra istituzionale, tutti, si sono adeguati a questi metodi. E questo ha creato nella gioventù una profonda ostilità nei confronti del modo di comportarsi dei partiti. La gioventù non è apolitica, al contrario, tanto è vero che ha portato la politica per le strade, anche senza avere coscienza del suo significato. Ma sta dicendo che non sopporta più di vedere in televisione queste pratiche politiche che hanno sequestrato il voto delle persone e sono basate sulla menzogna e la manipolazione.

3. E perché le manifestazioni sono esplose solo ora?

Probabilmente per la somma di diversi fattori legati più al carattere della psicologia delle masse che ad una decisione politica pianificata. Si sono sommati il clima complessivo di cui ho già parlato, più le denunce di sovra fatturazione delle opere degli stadi, che costituisce una provocazione per il popolo. Esaminiamo alcuni episodi. La Rete Globo ha ricevuto, dal governo dello Stato di Rio e dalla prefettura, 20 milioni di reais di soldi pubblici per organizzare lo spettacolino di sole due ore, del sorteggio dei giochi della Coppa delle confederazioni. Lo stadio di Brasilia è costato 1,4 miliardi e non ci sono autobus in città! La dittatura esplicita che la FIFA ha imposto e a cui tutti i governi si sono sottomessi. La reinaugurazione del Maracanã è stato uno schiaffo al popolo brasiliano. Le foto erano chiare, nel maggior tempio del calcio mondiale non c’erano né un nero né un meticcio! E poi con l’aumento delle tariffe degli autobus, è arrivata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. E’ stata solo la scintilla che ha fatto scoppiare il sentimento diffuso di rivolta, di indignazione. Per fortuna che la gioventù si è svegliata.

4. Perché la classe lavoratrice non è ancora scesa in strada?

E’ vero, la classe lavoratrice ancora non è scesa in strada. In strada ci sono i figli della classe media, della classe medio bassa, e anche alcuni giovani che Andre Singer definirebbe del sottoproletariato, che studiano e lavorano nel settore dei servizi, che hanno migliorato le condizioni di consumo, ma vogliono essere ascoltati.

La riduzione della tariffa interessava molto tutto il popolo e questo è stato l’elemento vincente del Movimento biglietto gratuito, che ha saputo convocare mobilitazioni in nome degli interessi del popolo. E il popolo ha appoggiato le manifestazioni e questo si vede dagli indici di popolarità dei giovani, soprattutto quando sono stati repressi.

La classe lavoratrice tarda a muoversi, ma, quando si muove, colpisce direttamente il capitale, cosa che non è ancora cominciata a succedere. Penso che le organizzazioni che fanno la mediazione con la classe lavoratrice non hanno ancora capito il momento e sono un po’ timide.

Ma la classe, come classe, penso che sia disposta a lottare anch’essa. Si può rilevare che il numero di scioperi per aumenti salariali ha già recuperato i livelli degli anni 80. Penso che sia solo una questione di tempo e legata al fatto che le mediazioni riescano a cogliere obiettivi che possano motivare la classe a muoversi. Negli ultimi giorni, già si vede che in alcune città minori e nelle periferie delle grandi città hanno cominciato a essere organizzate manifestazioni con obiettivi di rivendicazione molto localizzati. E questo è molto importante.

5. E voi del MST e i contadini, non vi siete ancora mossi…

E’ vero. Nelle capitali vicino alle quali ci sono nostri insediamenti e piccoli agricoltori stiamo già partecipando. E sono anche testimone del fatto che siamo stati accolti molto bene, con la nostra bandiera rossa e la nostra rivendicazione della Riforma agraria e di alimenti sani e a buon mercato per tutto il popolo. Penso che nelle prossime settimane ci potrà essere un’adesione maggiore, anche con la realizzazione di manifestazioni di contadini nelle strade e nei comuni dell’interno. I nostri militanti muoiono dalla voglia di entrare nella lotta e mobilitarsi. Spero che si muovano al più presto.

6. Che cosa pensa delle violenze che sono successe all’interno di alcune manifestazioni?

Prima di tutto bisogna relativizzare. La borghesia, attraverso le sue televisioni, ha usato la tattica di spaventare il popolo mostrando solo gente che provoca disordini e rompe tutto. Si tratta di gruppi minoritari e insignificanti di fronte alle migliaia di persone che si sono mobilitate. Alla destra interessa far passare nell’immaginario della popolazione che si tratta solo di disordine e, alla fine, se ci sarà caos, dare la colpa al governo e esigere la presenza delle forze armate. Spero che il governo non commetta questa bestialità di chiamare la guardia nazionale e le forze armate per reprimere le manifestazioni. E’ quel che sogna la destra! Ciò che sta provocando scene di violenza è il modo di intervenire della Polizia Militare. Ci sono gruppi di destra organizzati con il preciso obiettivo di fare provocazioni e saccheggi. A São Paulo hanno agito gruppi fascisti. A Rio de Janeiro sono intervenute milizie organizzate che proteggono i politici conservatori. E’ chiaro, c’è anche un substrato di proletariato che compare in qualsiasi mobilitazione popolare, negli stadi, a carnevale, perfino nelle feste religiose, tentando di trarne qualche profitto.

7. Quindi c’è una lotta di classe nelle strade o si tratta solo di giovani che manifestano la loro indignazione?

E’ chiaro che c’è una lotta di classe nelle strade. Anche se ancora concentrata su uno scontro ideologico. E la cosa più grave è che la stessa gioventù mobilitata, per la sua origine di classe, non ha coscienza del fatto che sta partecipando ad una lotta ideologica. Vedete, loro stanno facendo politica nella miglior forma possibile, nelle strade. E poi scrivono negli striscioni: siamo contro i partiti e la politica? E per questo sono stati tanto diffusi i messaggi degli striscioni. Sta succedendo in ogni città, in ogni manifestazione, uno scontro ideologico permanente tra gli interessi delle classi. I giovani vengono contesi dalle idee della destra e della sinistra, dai capitalisti e dalla classe lavoratrice.

8. Quali sono gli obiettivi e le proposte della destra?

La classe dominante, i capitalisti e i loro portavoce ideologici che compaiono tutti i giorni in tv hanno un grande obiettivo: logorare il più possibile il governo di Dilma, indebolire le forme organizzative della classe lavoratrice, indebolire le proposte di cambiamenti strutturali nella società brasiliana e vincere le elezioni del 2014, per ricomporre un’egemonia totale nella direzione dello stato brasiliano che ora è oggetto di contesa.

Per raggiungere questi obiettivi stanno ancora procedendo a tentoni, alternando le loro tattiche. A volte provocano la violenza per oscurare gli obiettivi dei giovani. A volte inseriscono negli striscioni dei giovani i loro messaggi. Per esempio, la manifestazione di sabato, piuttosto piccola, a São Paulo, è stata totalmente manipolata da settori di destra che hanno puntato solo sulla lotta contro la PEC37, con striscioni tutti uguali… parole d’ordine uguali. Certamente la maggioranza dei giovani non sa nemmeno di che si tratta. Ed è un tema secondario per la classe lavoratrice, ma la destra sta tentando di sventolare le bandiere della moralità, come fece con la UDN in tempi passati.

Ho visto nelle reti sociali controllate dalla destra, che le loro bandiere, oltre alla PEC 37, sono: l’uscita di Renan, una CPI sulla trasparenza delle spese della Coppa; dichiarare la corruzione crimine odioso e porre fine al tribunale speciale per i politici. Già i gruppi più fascisti tentano FUORI DILMA e raccolte di firme per l’ impeachment. Per fortuna queste bandiere non hanno niente a che vedere con le condizioni di vita delle masse, anche se possono essere manipolate dai media. E oggettivamente si danno la zappa sui piedi. Alla fine è la borghesia brasiliana, i suoi imprenditori e i politici che sono i maggiori corrotti e corruttori. Chi si è appropriato delle spese esagerate della Coppa? La rete Globo e gli appaltatori.

9. Quali sono le sfide che hanno di fronte la classe lavoratrice, le organizzazioni popolari e i partiti di sinistra?

Le sfide sono molte. Prima di tutto dobbiamo prendere coscienza della natura di queste manifestazioni e andare tutti per le strade, contendere cuori e menti dei giovani alla destra, per politicizzare questa gioventù che non ha esperienza di lotta di classe. Poi, la classe lavoratrice deve muoversi, andare in strada, manifestare nelle fabbriche, nei campi, nei cantieri, come direbbe Geraldo Vandré. Far sentire le sue richieste per risolvere i problemi concreti della classe, dal punto di vista economico e politico.

Dobbiamo prendere l’iniziativa di mettere all’ordine del giorno il dibattito nella società e esigere l’approvazione del progetto della riduzione della settimana lavorativa a 40 ore; esigere che le priorità, negli investimenti pubblici, siano la salute, l’educazione, la riforma agraria. Ma per questo il governo deve tagliare gli interessi e spostare risorse dal superavit primario; quei 200 miliardi che ogni anno finiscono nelle mani di soli 20.000 ricchi, che vivono di rendita, creditori di un debito interno che non abbiamo mai contratto; bisogna spostare questi soldi verso investimenti produttivi e sociali.

Approvare in regime di urgenza, in modo che vada in vigore dalle prossime elezioni, una riforma politica di grande respiro, che come minimo istituisca il finanziamento pubblico della stessa campagna, il diritto alla revoca dei mandati e plebisciti popolari auto-convocati.

Abbiamo bisogno di una riforma tributaria che che torni a riscuotere l’ICMS  sulle esportazioni primarie, penalizzi la ricchezza dei ricchi e alleggerisca le imposte dei poveri, che sono quelli che pagano di più.

Abbiamo bisogno che il governo sospenda le aste pubbliche del petrolio e tutte le concessioni di privatizzazione delle miniere e di altre aree pubbliche. Non serve molto applicare tutte le royalties del petrolio in educazione, se le royalties rappresenteranno solo l’8% della rendita del petrolio e il 92% andrà alle imprese transnazionali che otterranno il petrolio nelle aste!

Una riforma urbana strutturale, che torni a mettere al primo posto il trasporto pubblico, di qualità e a tariffa zero. E’ già stato dimostrato che non è troppo caro né difficile istituire il trasporto gratuito per le masse delle capitali. E controllare la speculazione immobiliare.

E infine, dobbiamo utilizzare e approvare il lavoro della Conferenza nazionale della comunicazione, ampiamente rappresentativa, il progetto di democratizzazione dei mezzi di comunicazione. Per farla finita con il monopolio della Globo e perché il popolo e le sue organizzazioni popolari abbiano un ampio accesso alla comunicazione, possano creare i propri mezzi di comunicazione, con risorse pubbliche. Ho sentito da diversi movimenti della gioventù che stanno organizzando le manifestazioni, che forse questa è l’unica bandiera che unifica tutti: Abbasso il monopolio della Globo!

Ma queste parole d’ordine avranno risonanza nella società e eserciteranno pressione su governo e politici soltanto se si muoverà la classe operaia.

10. Voi dei movimenti sociali avete presentato un documento chiedendo di incontrare la presidente Dilma e lei ha accettato rispondendo per televisione. Che cosa le direte?

Spero che questa udienza ci sia presto! E in quella occasione, certamente, l’insieme dei movimenti sociali manderà i propri rappresentanti più giovani che sono stati nelle strade e porteranno a Dilma la piattaforma che ho descritto. Spero che abbia la sensibilità di ascoltare i giovani.

11. Cosa dovrebbe fare il governo ora?

Spero che il governo abbia la sensibilità e l’intelligenza di approfittare di questo appoggio, questo clamore che viene dalle strade, che è solo una sintesi di una coscienza diffusa nella società, che è il momento di cambiare. E cambiare a favore del popolo. E per questo il governo deve affrontare la classe dominante sotto tutti gli aspetti. Affrontare la borghesia che vive di rendita, spostando i pagamenti degli interessi verso gli investimenti in aree che risolvano i problemi del popolo. Promuovere subito le riforme politica, tributaria. Avviare l’approvazione del progetto di democratizzazione dei mezzi di comunicazione. Creare meccanismi per investimenti significativi nel trasporto pubblico, che vadano nella direzione della tariffa zero. Accelerare la riforma agraria e un piano di produzione di alimenti sani per il mercato interno.

Garantire subito l’applicazione del 10% del PIL in risorse pubbliche per l’educazione a tutti i livelli, dagli asili infantili nelle grandi città alla scuola di base di qualità fino all’universalizzazione dell’accesso dei giovani all’università pubblica.

Senza questo ci sarà profonda disillusione e il governo lascerà nelle mani della destra l’iniziativa di proporre parole d’ordine, che porteranno a nuove manifestazioni con l’obiettivo di logorare il governo in vista delle elezioni del 2014. É ora che il governo si allei con il popolo o pagherà il conto nel prossimo futuro.

12. E queste mobilitazioni, dove porteranno il paese nei prossimi mesi?

E’ ancora tutta una incognita. Perché i giovani e le masse sono oggetto di contesa. Per questo le forze popolari e i partiti di sinistra devono impegnare tutte le loro energie per andare in strada. Manifestare, inserire le bandiere di lotta delle riforme che interessano al popolo. Perché la destra farà la stessa cosa e cercherà di imporre le sue parole d’ordine conservatrici, arretrate, di criminalizzazione e stigmatizzazione delle idee del cambiamento sociale. Siamo in piena battaglia ideologica e nessuno sa al momento quale sarà il risultato. In ogni città, in ogni manifestazione, dobbiamo contendere alla destra menti e cuori. E chi resterà fuori, sarà fuori dalla storia

[Trad. dal portoghese di Serena Romagnoli]

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