Impero o Repubblica: guerre imperiali ed epidemie domestiche

USA Ebola

di James Petras

Washington aumenta i suoi interventi militari all’estero, lanciando attacchi simultanei d’aria e di terra in Siria, Iraq e Afghanistan; moltiplicando attacchi con droni in Pakistan, Yemen e Somalia; addestrando, armando e finanziando mercenari proxy in Giordania, negli Stati del Golfo e in Iraq; e dispiegando battaglioni della Guardia Nazionale in Africa Occidentale, apparentemente per combattere l’epidemia dell’Ebola, nonostante manchino loro le più elementari capacità nel campo della salute pubblica.

A conti fatti, gli USA hanno speso, per le invasioni militari, $ 3.5 miliardi in 6 anni.

Allo stesso tempo, i servizi della sanità pubblica domestica USA sono peggiorati. A livello di stato e locale, come a Dallas, Texas, e a livello nazionale, i funzionari e le maggiori istituzioni dimostrano un’incapacità a individuare efficacemente e a gestire i casi di infezioni d’Ebola tra i cittadini in generale e in modo tempestivo. Un immigrato liberiano infetto non è stato diagnosticato correttamente, quando si è presentato al pronto soccorso di un grande ospedale di Dallas. Al contrario, ha ricevuto analisi radiografiche irrilevanti e inutili ed è stato mandato a casa con antibiotici orali. Quest’episodio ha confermato il diffuso sospetto che i dottori e le infermiere del Pronto Soccorso siano sotto pressione da parte dell’amministrazione per ordinare costosi esami CT e MRI sui pazienti, visti come un mezzo per far fare soldi all’ospedale e per coprire la loro incompetenza riguardo la storia basilare del paziente e la diagnosi diretta. Nonostante il paziente avesse informato gli operatori dell’ospedale del suo recente arrivo dalla Liberia, un focolaio di contagio dell’Ebola, il personale non ha indossato indumenti per la protezione basica come tute, guanti, cappucci e maschere e hanno permesso all’uomo febbricitante, vomitante, disperatamente malato, di contaminare ampie aree del pronto soccorso, della sala d’attesa e della suite MRI. La quarantena non è stata nemmeno considerata. 

Il direttore dell’ospedale di Dallas ha coperto l’incompetenza dell’organizzazione con una serie di accuse alle vittime: il paziente, il sistema dei computer, le infermie… Le indicazioni della Sanità Nazionale possono essere state inadeguate all’epoca, ma l’Ebola faceva chiaramente parte dell’allerta nazionale e il CDC aveva fornito indicazioni e dati basici. Tutti gli ospedali hanno comitati di controllo delle infezioni, protocolli per la risposta ai disastri e ricevono allerte statali e nazionali.

Mentre la crisi e il panico pubblico si allargavano, il Presidente Obama era impegnato in una massiccia campagna politica di fund-raising. Nel frattempo, il Vice Presidente Biden era preoccupato per l’espulsione del suo figlio ultra-quarantenne dalla Riserva della Marina per uso di cocaina. Il Segretario alla Difesa era indaffarato a scegliere obiettivi da bombardare in Siria e Iraq…

Il Gabinetto affrontava argomenti inerenti la ‘Sicurezza nazionale’ come l’ISIS, l’espansione degli interventi militari intorno al mondo, mentre il personale medico USA, i viaggiatori internazionali e i loro familiari, come anche i comuni cittadini americani, si sentivano più minacciati dall’infezione virale letale.

L’inadequatezza, in pratica il collasso, del sistema USA di sanità pubblica, nell’affrontare i primi casi di Ebola negli USA e la simultanea escalation dell’intervento militare in Siria e Iraq, esprime, a livello microcosmico, la rovina della repubblica USA, accompagnata dall’insorgere dell’Impero militare USA.

L’ospedale di Dallas, che ha mandato via la prima volta un immigrato liberiano disperatamente malato, era gestito come un’impresa a scopo di lucro, diretta da managers d’affari in cerca di alti profitti, refrattaria a procedure sanitarie basiche e ancora di più alla consulenza di operatori sanitari competenti ed esperti. Avevano fatto i loro investimenti maggiori in alta tecnologia e in un’attrezzatura da molti milioni di dollari, irrilevanti per la diagnosi e il trattamento di malattie tropicali e infettive. La pressione ad usare la tecnologia più cara inappropriatamente e a recuperare l’investimento della compagnia, ha prodotto un ritardo letale nella diagnosi e ha contagiato almeno una dozzina di operatori sanitari. Il direttore dell’ospedale della compagnia ha chiesto giustamente scusa per i propri ‘errori’. Ma le mancanze vanno molto al di là di “cattive decisioni”: le procedure e i protocolli sono costruiti sul modello pro-lucro, enfatizzando il bisogno di evidenziare un ‘ritorno’ salutare degli investimenti multi-milionari in dollari nel campo delle tecnologie avanzate. Vi è un forte contrasto tra i progressi nell’high tech relativi alla diagnostica per immagini e alla chirurgia in un ospedale americano moderno e l’ignoranza regressiva, socialmente arretrata, del contesto socio-medico, nel quale pazienti infettivi malati criticamente, si trovano inseriti. È come se si prevedesse che tali pazienti non entrino nel mondo tecno-medico, dove le procedure e i protocolli più altamente remunerativi sono disponibili solo per quelli… che possono pagare.

A un livello più profondo, l’intero sistema della sanità nazionale pubblica è sempre più dipendente dalla formulazione di regole e flussi di informazione, corrotti e distorti dalla ‘domanda dei mercati’ e da priorità politiche fortemente indirizzate verso l’espansione dello stato di polizia all’interno e del militarismo all’estero. Queste priorità politiche, a loro volta, sono influenzate dal massiccio spostamento di risorse, mirato a sostenere le politiche di guerra permanente del regime di Obama e del Congresso USA.

La proliferazione ed escalation degli interventi militari domina l’agenda reale dell’Amministrazione Obama. Secondo l’Assistente Segretario di Stato per gli Affari dell’Europa Orientale, Victoria Nuland, sei miliardi di dollari dei contribuenti sono stati spesi per sovvertire il governo eletto dell’Ucraina – $ 6 miliardi dirottati dai settori interni degli USA, come la salute pubblica e l’addestramento per i disastri naturali. Nel frattempo, centinaia di ospedali sono stati chiusi nelle maggior parte delle più grandi città USA e nelle cliniche rurali, abbandonate per mancanza di personale. L’intero sistema sanitario, nella sua attuale forma economica ‘pro-lucro’ è sprovvisto di una gestione competente ed efficace. D’altro canto, l’esercito USA è visto come la soluzione ai problemi del mondo (sempre più anche interni), mentre le radici sociali del conflitto e del disastro sono ignorate con disprezzo.

La militarizzazione delle menti dei nostri leaders politici ha portato alle decisioni più grottesche: di fronte all’epidemia di Ebola nell’Africa Occidentale, il regime di Obama ha inviato 2000 Guardie Nazionali in Africa. Si tratta di soldati che mancano delle più elementari conoscenze, abilità, capacità e formazione, per affrontare le complessità di un’importante crisi di salute pubblica in una parte del mondo devastata e lacerata dalla guerra. Bisogna ricordare come Washington facesse pressione sulle Nazioni Unite, per inviare ‘Peace-keepers’ ad Haiti dopo il terremoto – soldati ONU dal Nepal, che non hanno portato la pace ma un’epidemia di colera, la quale ha ucciso ulteriori decine di migliaia di civili haitiani. La questione immediata, riguardante le truppe USA della Guardia Nazionale nell’Africa Occidentale, non è se possono costruire cliniche rurali o gestire campi di Africani in quarantena: la preoccupazione reale è se questi ‘aiuti sanitari’ pesantemente armati possono impedire l’espandersi dell’infezione e il contagio dell’Ebola a casa propria. Questa preoccupazione ha adesso portato il Pentagono a imporre una quarantena forzata sui propri soldati, che ritornano dall’Africa Occidentale – una reazione riflessa motivata più dal ricatto del terrore che dalla scienza.

Al contrario, Cuba ha inviato centinaia di operatori sanitari altamente qualificati, che formano équipes con comprovata esperienza nell’affrontare crisi di sanità pubblica ai tropici e in ogni altro luogo. Le équipes cubane includono epidemiologi capaci, che sviluppano programmi locali efficaci, basati sul tempo reale, sulla raccolta dati sul campo e la ricognizione delle risorse disponibili. Le enormi differenze tra le risposte cubane e quelle USA alla crisi dell’Ebola riflette il profondo contrasto tra i loro sistemi sociali e sanitari: Cuba ha un sistema sanitario nazionale libero e caratterizzato da solide strutture di sanità pubblica e di difesa civile, che usano procedure rigorose ed efficaci linee operative per mettere in piedi cliniche e campi adeguati alle condizioni obiettive. Essi enfatizzano il contesto sociale della malattia e non sono maniaci dell’attrezzatura medica high tech e di irrilevanti tests, inutili per le sfide presenti. Il loro budget non è tagliato sulla necessità di promuovere guerre imperiali: per i Cubani, la salute e il welfare sono un’integrale priorità politica.

In netto contrasto con ciò, ‘il sistema della sanità’ negli USA è diventato un grande affare, mentre le metafisiche militari dominano le menti e le strategie dell’élite politica ed economica. Il deterioramento dei servizi basilari della sanità in generale e del settore della salute pubblica in particolare non è solo la conseguenza di un fallimento della dirigenza, ma riflette la crisi economica ricorrente e dilagante. Sotto l’etichetta ‘Guerra al Terrorismo’, con il ricatto della paura per le armi biologiche, in particolare i minacciati attacchi all’antrace, decine di miliardi di denaro pubblico, sono stati dirottati dalla sanità pubblica a livello nazionale e statale e il sistema corrotto e mutilato non si è mai ripreso.

La crisi economica, che attanaglia gli USA, l’Unione Europea (UE) e altri, è chiaramente espressa dalla stagnazione dell’economia USA. L’élite legata alle corporazioni, che forma la classe dominante, è incapace di sostenere la crescita senza i sussidi massicci del Tesoro USA ($4.5 milioni di miliardi di dollari, secondo il Financial Times, 10/14/14). Gli USA hanno esperito un’estrema volatilità del mercato delle azioni, insieme all’impoverimento della loro classe lavoratrice e alla diminuzione della loro classe media. Marcate ineguaglianze sociali sono visibili dappertutto, specialmente nell’accesso a una sanità decente ed efficace. Nell’UE, l’economia della Germania sta sprofondando dallo zero alla crescita negativa, mentre la Francia, l’Italia e l’Olanda sono in profonda recessione. La Grecia, la Spagna e il Portogallo sono in depressione prolungata, oppressi da debiti impagabili e incapaci di sfuggire alla spirale sociale e economica verso il basso, a causa dei programmi di austerità imposti da Bruxelles.

Le politiche di guerra di Washington, la concentrazione delle risorse statali sul finanziamento delle invasioni militari e sui sussidi al settore finanziario grossolanamente gonfiato, rispondono del fatale deterioramento dei servizi sanitari e di welfare negli USA. Sempre più persone avvertono la sofferenza, e sempre di più si sentono alienate dall’élite presidenziale e del Congresso – come anche dai loro funzionari locali eletti, corrotti e incompetenti.

Per salvaguardare il potere dell’élite militare-finanziaria, i governanti politici hanno fatto ricorso a una serie di “Horror Shows” – orchestrando spettacoli di vasta propaganda, mirati a incutere paura e disprezzo per i ‘nemici esterni’ nel pubblico americano, allo scopo di assicurarsi la loro sottomissione e obbedienza alle politiche da stato di polizia.

Recentemente, c’è stato lo sporco shock mediatico dei terroristi musulmani dell’‘ISIS’, che decapitavano due prigionieri americani. L’‘orrore’ è stato manipolato per giustificare il ritorno su larga scala dell’esercito USA in Iraq e la guerra d’aria contro la Siria – politiche grandemente osteggiate dalla cittadinanza USA stanca della guerra.

Subito a ruota dopo le atrocità ʻdella decapitazione’, è arrivato lo spettacolo di una spaventosa epidemia africana di “Ebola”, che si diffondeva negli USA e minacciava gli Americani di una morte brutalmente dolorosa… Ciò è stato usato per giustificare l’invio da parte di Obama di migliaia di soldati della Guardia Nazionale USA in Africa Occidentale, per agire come “operatori sanitari”.

Il collasso totale dei sistemi della sanità pubblica in tutta l’Africa segue a decadi di guerre civili, promosse dalle politiche militari degli USA e dell’UE, allo scopo di saccheggiare le economie dell’ Africa e le sue ricche risorse naturali – allo stesso tempo in cui si trafficano le armi e i mercenari occidentali. Militarizzare i problemi dell’Africa e creare milioni di sfollati ha naturalmente portato alle epidemie – oggi l’Ebola, ieri la malaria e altre malattie infettive e miserie domani.

L’immensamente complessa e catastrofica crisi della sanità in Africa Occidentale è la forte contrapartita di anni di propaganda occidentale, inneggiante alla massiccia crescita degli investimenti stranieri nei settori estrattivi dell’Africa – in particolare, l’energia e il minerario. La stampa d’affari (Financial Times, Economist, Wall Street Journal…) ha forgiato l’immagine dell’“Africa; il gigante dormiente che si sveglia”, descrivendo l’insorgenza di ricche enclaves minerarie, sostenute da investimenti stranieri su larga scala, che creavano vaste fortune private straniere e locali, mentre ignoravano l’ambiente di massiccia povertà, le cliniche di sanità pubblica a pezzi, le scuole inesistenti e le condizioni di vita devastanti, come anche le masse di rifugiati perseguitate dai signori della guerra e in fuga dai combattimenti su territori straricchi di minerali. Ciò ha creato la ‘tempesta perfetta’ per l’emergenza e la diffusione dell’epidemia – l’Ebola.

In Africa, sotto i dettami dell’FMI e delle corporazioni occidentali, interi budgets e programmi di aiuti stranieri sono stati indirizzati a finanziare le infrastrutture (strade, trasporto, porti, etc.) per l’imperialismo estrattivo – mentre virtualmente nulla, in termini di politica pubblica, è stato o è allocato per la medicina di base e preventiva della sanità pubblica. I programmi ‘focalizzati’ della ‘Gates Foundation’ e di altri sono serviti a dirottare gli operatori sanitari africani e le risorse verso le ʻONGSʼ, piuttosto che verso le priorità nazionali e incoraggiato la fuga di dottori e infermiere africani verso l’Occidente.

I recenti casi di Ebola negli USA mettono in luce il deterioramento dei sistemi nazionale e locale della pubblica sanità – il risultato della deregolamentazione, della privatizzazione e della corporatizzazione della medicina. L’‘ethos del profitto’ permea i servizi medici negli USA. I tagli sulla medicina preventiva, la separazione del trattamento medico dal contesto sociale della malattia, come anche la mancanza di rendiconto e trasparenza di fronte alle diagnosi sbagliate e al trattamento inappropriato o incompetente sono le conseguenze di fallimenti più ampi nella politica pubblica. Ciò spiega anche l’emergenza e la virulenta diffusione di infezioni batteriche multi-resistenti dentro gli ospedali e, all’esterno, nelle comunità. La preferenza per una tecno-medicina cara e redditizia (propagandata come trattamento sanitario ‘personalizzato’) rispetto a una medicina di competente ‘hands on’, basata sulla scienza, fondata sulla comprensione di sociali condizioni obiettive, ha alimentato la crisi e diffuso una confusione di massa tra il pubblico.

Quando il governo si impegna in guerre all’estero di lungo termine e larga scala, quando il Tesoro alloca migliaia di milioni di dollari pubblici a Wall Street per gran parte della decade, quando il governo si assicura la sottomissione (“il consenso”) attraverso scenari d’orrore che sostituiscono il rendiconto pubblico con la paura e il disprezzo, noi, il pubblico USA paghiamo un esoso prezzo in termini di salute pubblica, sotto il dominio di un’élite autocratica.

La recente risposta da ‘stato di polizia’ a un’infermiera americana, Kaci Hickox, mette in luce la corrotta arroganza dei politici e opinion leaders USA, a lungo abituati a esercitare il controllo attraverso il ricatto della paura e la criminalizzazione del dissenso. Il fatto che l’infermiera ‘Kaci’ fosse arrivata all’Aeroporto Internazionale ‘Liberty’ in perfetta salute, con alle spalle mesi di eroico lavoro nell’Africa Occidentale, dove aveva messo in piedi cliniche e ospedali per aiutare ad arginare la crisi dell’Ebola all’origine, non ha dissuaso il prepotente governatore del New Jersey dal confinarla, come un animale, in una gabbia di plastica trasparente nel parcheggio di un ospedale di Newark. La sua riuscita lotta per la libertà contro questo confinamento arbitrario ha portato a denunciare il Governatore Cristie e il suo scagnozzo, il Governatore di New York Cuomo, come ignoranti bulli abbaianti, intenzionati a fare di lei ‘un esempio’. La vittoria della scienza e dei diritti civili sul brutale ricatto del terrore, ottenuta dall’infermiera Kaci Hickox, potrà essere temporanea – dal momento che la tendenza è stata a lungo di militarizzare le crisi ed erodere i diritti dei cittadini.

Il pubblico americano sta cominciando a comprendere la relazione tra questa politica di ricatto del terrore, scappatoia dei miliardari e del militarismo rampante e l’erosione quotidiana del loro standard di vita, salute, sicurezza e diritti civili. Ci vorrà più di un’infermiera ‘Kaci’ per invertire la china, ma un’ostinata e competente infermiera ha stabilito un esempio glorioso.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Declaracion oficial de los países del ALBA contra el ébola

por Aporrea
 
La Alianza Bolivariana para los pueblos de Nuestra América-Tratado de Comercio de los Pueblos (Alba-TCP) acordó este lunes en la Cumbre extraordinaria contra el ébola, que se realizó en La Habana, Cuba, reforzar medidas de vigilancia y planes preventivos contra este virus para evitar y combatir su propagación en el mundo.A continuación texto íntegro de la declaración final que contiene de 23 puntos aprobados por unanimidad por los países miembros:
 
La Habana, 20 de octubre de 2014
Los países miembros de la Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América – Tratado de Comercio de los Pueblos (Alba-TCP), reunidos en La Habana, el 20 de octubre de 2014, en ocasión de la Cumbre Extraordinaria para enfrentar la epidemia del ébola. Profundamente preocupados por la catástrofe humanitaria en África Occidental causada por el ébola, que ha sido considerada por la Organización Mundial de la Salud (OMS) como “emergencia de salud pública” de preocupación internacional en relación con la amenaza que representa la propagación a otros países y regiones del mundo.Conscientes de la urgencia de que la comunidad internacional en su conjunto, en plena cooperación con la Organización Mundial de la Salud, la Organización Panamericana de la Salud (OPS) y la Misión de las Naciones Unidas para el Enfrentamiento de Emergencia al Ébola (UNMEER), acometan acciones para enfrentar este flagelo con todos los recursos necesarios.

Constatando con preocupación que los recursos internacionales requeridos para acometer acciones rápidas y eficaces para enfrentar la epidemia del ébola continúan siendo insuficientes para enfrentar lo que puede convertirse en una de las pandemias más graves en la historia de la humanidad.

Reafirmando que el Alba-TCP se sustenta en principios de solidaridad, cooperación genuina y complementariedad entre nuestros países, y el compromiso con los pueblos más vulnerables y con la preservación de la vida en el planeta.

Convencidos de que es imprescindible la adopción de medidas de cooperación eficaces y urgentes que, a través de acciones coordinadas del sector de la salud y otros sectores, contribuyan a impedir que la epidemia del ébola se extienda a los países de nuestro hemisferio.

Recordando lo establecido en el Reglamento Sanitario Internacional (2005) y la Hoja de Ruta de Respuesta al Ébola de la OMS, del 28 de agosto de 2014, que tiene por objeto detener la transmisión de la enfermedad del ébola a escala global, y encarar las consecuencias de cualquier nueva propagación internacional.

Tomando nota de los protocolos de la OMS para prevenir la transmisión de la enfermedad del ébola entre personas, organizaciones y grupos de población.

Subrayando que es posible contener el brote del ébola, en particular mediante la aplicación de las acciones establecidas en materia de seguridad y salud, y otras medidas preventivas que han demostrado su eficacia, Acordamos:

1. Coordinar nuestros esfuerzos para prevenir y enfrentar la epidemia del ébola, incluida la rápida prestación y utilización de la asistencia entre nuestros países, con trabajadores sanitarios y los suministros y materiales pertinentes.

2. Atender con prioridad las necesidades especiales de los hermanos países del Caribe, que les permitiría beneficiarse de la cooperación para prevenir y enfrentar el ébola que acuerden los países del Alba-TCP.

3. Activar la Red de Vigilancia epidemiológica del Alba-TCP, cuya creación fue acordada en la I Reunión de Ministros de Salud de la Alianza, que tuvo lugar el pasado 25 de febrero de 2014, en Caracas.

4. Apoyar decididamente a las brigadas médicas voluntarias especializadas en el enfrentamiento a desastres y grandes
epidemias, del Contingente “Henry Reeve” de la República de Cuba, que laboran en países de África.

En este sentido, expresamos nuestra disposición como Alianza Bolivariana a contribuir con personal de salud altamente calificado para que se sumen a los esfuerzos de este Contingente en tareas que sean requeridas en la región latinoamericana y caribeña.

5. Establecer mecanismos nacionales para diagnosticar y aislar rápidamente los presuntos casos de infección, teniendo en cuenta las manifestaciones clínicas iniciales de la enfermedad, la historia de viaje y/o la historia de exposición reportada por el paciente u obtenida en la investigación epidemiológica.

6. Compartir y generar capacidades para el diagnóstico de enfermedades que requieran laboratorios con un nivel adecuado de bioseguridad.

7. Diseñar y ejecutar campañas de educación pública sobre la prevención y la respuesta al ébola, dirigidas a aumentar la preparación de la población y fomentar su confianza.

8. Proporcionar y reforzar las medidas preventivas para la detección y mitigación de la exposición a la infección del ébola y proporcionar tratamiento y servicios médicos eficaces para el personal de respuesta.

9. Reforzar las medidas de vigilancia y control epidemiológico en las fronteras, en particular en puertos y aeropuertos.

10. Contribuir a la formación de personal de salud especializado en la prevención y enfrentamiento al ébola en los países del Alba-TCP y del Caribe, a partir de la experiencia acumulada.

11. Crear un grupo de profesionales de diferentes especialidades para la capacitación del personal de salud en los temas de bioseguridad, incluido el uso de equipos de protección personal ante casos sospechosos o confirmados de ébola, la atención a las enfermedades hemorrágicas y al paciente en estado crítico, que puedan convertirse en facilitadores y asesores en sus respectivos países.

12. Asegurar, en la mayor cantidad posible de instalaciones del sistema de salud, equipos médicos de reserva e insumos vitales para el manejo de la enfermedad.

13. Fomentar las investigaciones científicas, epidemiológicas y biológicas sobre el ébola en el marco del Alba-TCP, y propiciar la cooperación en esta esfera con otros países, como contribución a los esfuerzos internacionales dirigidos a enfrentar la epidemia y con el objetivo de consolidar la independencia científica, médica y sanitaria de los países de la Alianza.

14. Perfeccionar los mecanismos de información entre nuestros países, de tal forma que se mantenga actualizada la situación epidemiológica en los países del Alba-TCP y se diseminen con mayor facilidad las experiencias adquiridas.

15. Apoyar decididamente las iniciativas de las Naciones Unidas, en particular de la OMS/OPS y de la UNMEER, encaminadas a implementar las recomendaciones del Comité Internacional de Emergencia del Reglamento Sanitario.

16. Fomentar la cooperación en la esfera del enfrentamiento y prevención del ébola con otros países del hemisferio y emprender aquellos programas conjuntos que contribuyan a lograr ese fin.

17. Convocar los días 29 y 30 de octubre, en La Habana, Cuba, una reunión técnica de especialistas y directivos de los países del Alba-TCP para intercambiar experiencias y conocimientos, así como concertar estrategias de prevención y enfrentamiento a la amenaza de la epidemia del ébola.

18. Encargar a los Ministros de Salud de los países del Alba-TCP la elaboración de un Plan de Acción a la luz de las propuestas de la reunión técnica de especialistas y directivos, y su aplicación inmediata, en coordinación con la OPS/OMS.

Dicho Plan deberá ser presentado a la consideración de los Jefes de Estado y Gobierno del Alba-TCP, a más tardar el día 5 de noviembre de 2014.

19. Utilizar todos los recursos a disposición de la Secretaría Ejecutiva del Alba-TCP para apoyar las iniciativas acordadas.

20. Felicitar a la República Bolivariana de Venezuela por la donación de cinco millones de dólares para combatir el ébola, y que fueron entregados al Secretario General de la ONU, Ban Ki Moon, el pasado 16 de octubre de 2014.

21. Felicitar a la República de Cuba y su pueblo por la demostración de solidaridad con los hermanos países de África Occidental a través del envío de personal médico cubano.

22. Proponer que la Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños (Celac) promueva esfuerzos regionales encaminados a prevenir y enfrentar la amenaza de la epidemia del Ébola.

23. Continuar colaborando con los países de África afectados por la epidemia, mantener la cooperación existente con los no afectados e incorporar las experiencias de las brigadas especializadas en el enfrentamiento a desastres y grandes epidemias, que allí laboran.

La Habana, 20 de octubre de 2014


 

A Cuba vertice dell’ALBA sull’ebola: e le stelle stanno a guardare

cumbre

di Marco Nieli

Mentre il Primo Ministro Italiano Renzi taglia, con la Legge di Stabilità (???), quattro miliardi alle Regioni (con ricadute a pioggia sul Sistema Sanitario Nazionale) e il Movimento 5 Stelle fa notare che l’Italia rimane, al di là delle chiacchiere, molto indietro nel livello di allerta e preparazione per affrontare gli eventuali casi di Ebola, i paesi dell’ALBA, riuniti lo scorso Lunedì a L’Havana, fanno sforzi concreti e massicci – a livello statale e non solo di Ongs -, per combattere l’allargamento del contagio nei paesi africani dove esistono i focolai più consistenti: Sierra Leone, Guinea, Liberia.

Il Presidente Raúl Castro ha annunciato l’invio di nuove missioni di dottori in Guinea e Liberia, dopo la prima già operativa in Sierra Leone. Si conta che in vari paesi africani siano presenti a titolo volontario ben 4000 dottori – circa 23.000 su scala planetaria -, con un alto livello di preparazione scientifica e una forte vocazione umanitaria a soccorrere i contagiati, a prescindere dalla loro condizione socio-economica e anche ad istruire i loro colleghi locali.

Castro si è detto preoccupato, non solo per la popolazione cubana, caraibica e latino-americana, ma per l’intera umanità, dal momento che siamo di fronte a una “crisi umanitaria dalle conseguenze imprevedibili”. Il rischio concreto di una trasformazione dell’epidemia in pandemia va scongiurato con degli sforzi concreti e congiunti, delle nazioni sviluppate come di quelle in via di sviluppo. ebola

Da parte sua, il Presidente Maduro del Venezuela ha messo sul tappeto un contributo di 5 milioni di dollari e il Presidente Daniel Ortega del Nicaragua ha preso l’impegno di inviare in Africa un certo numero di dottori formati dai Cubani.

I Presidenti dei paesi dell’ALBA hanno, inoltre, firmato una Dichiarazione di Intenti e di Azioni concrete da intraprendere, fatta di ben 23 punti.

Emerge, comunque, evidente, da questo Vertice d’Emergenza dell’ALBA, la mancanza di coordinamento a livello internazionale e, soprattutto, l’atteggiamento egoisticamente e miopemente difensivo dei paesi Occidentali- U.S.A. e U.E. in primis. La priorità per i paesi del mondo cosiddetto “sviluppato” appare, infatti, costituita –al di là della retorica del caso – dai casi di propri cittadini contagiati e dal diffondersi della malattia sui propri territori. Manca ancora la coscienza diffusa dell’interdipendenza tra i destini delle nazioni arretrate e quelli delle nazioni economicamente avanzate, tanto più che l’esplosione degli attuali focolai in Africa occidentale è da ricondursi allo smantellamento di quel poco di strutture sanitarie pubbliche pre-esistenti alle devastanti politiche neo-liberiste imposte dall’FMI e dal Banco Mondiale.

La giusta indignazione di Ortega, a questo proposito, è stata quanto mai esplicita: “Dove sono loro, su questa questione? È vero che si fanno dichiarazioni contro l’Ebola, ma non vediamo una Grande Alleanza Mondiale contro l’Ebola, in cui le nazioni sviluppate mettano le risorse, che attualmente spendono per la guerra, a disposizione della causa della salute della popolazione mondiale”.

E mentre la Ong italiana di Gino Strada, Emergency, ancora attende in Sierra Leone il promesso invio di personale specializzato da parte del Ministero Italiano, i dottori cubani, convinti che “sangue africano scorra nelle vene della Nostra America”, sono già operativi sul territorio, pronti a donare le proprie vite e la propria professionalità per il progresso non solo degli Africani, dei Cubani, degli Americani ma di tutta l’umanità.

Cuba reta al ébola en África

por Sergio Rodríguez Gelfenstein*

Ante la incapacidad de la comunidad internacional para detener el avance de la epidemia de ébola, la preocupación de los organismos internacionales se ha ido elevando al máximo. En ese marco, el secretario general de la ONU, Ban Ki-moon llamó por teléfono el 9 de septiembre a varios líderes mundiales solicitando ayuda para evitar que el mal se continúe propagando.

Por supuesto, casi todos los jerarcas gubernamentales convocados por el máximo dirigente del organismo internacional eran de países desarrollados y ricos, sin embargo, el prestigio y el aval internacional de Cuba en esta materia no pudieron ser soslayados, por lo que al presidente Raúl Castro también se le solicitó el apoyo urgente de la isla caribeña a fin de contribuir con su experiencia y su avanzado modelo científico en esta materia.

De acuerdo con la Organización Mundial de la Salud (OMS), el número de casos de ébola asciende a 4 mil 800, cifra que crecerá ante la posible aparición de otros miles en Liberia durante las próximas tres semanas. La epidemia ha golpeado sobre todo a Guinea, Liberia y Sierra Leona, donde se reportan más de 2 mil 400 muertos en lo que se ha catalogado como el peor brote del microorganismo en cuatro décadas.

La respuesta del Gobierno cubano fue inmediata. Al día siguiente, miércoles 10 de septiembre, una delegación encabezada por el ministro de Salud Pública, Dr. Roberto Morales Ojeda, viajó a Ginebra, Suiza, sede de la OMS, para coordinar la ayuda de su país en la lucha contra la epidemia. El jueves 11, solo dos días después de la conversación telefónica entre Ban Ki-moon y Raúl Castro, el Dr. Morales y la delegación que lo acompaña se entrevistó con la directora general de la OMS, Margaret Chan, y visitaron un centro de emergencia para atender la situación de esa fiebre hemorrágica.

El ministro cubano informó que su país ya tiene 23 colaboradores médicos en Sierra Leona y 16 en Guinea. Asimismo dio a conocer que Cuba aportará una brigada de 165 integrantes, de los cuales 62 son médicos y 103 enfermeros y enfermeras con un promedio de 15 años de experiencia, todos los cuales se han ofrecido voluntariamente para esta misión de alto contenido humanitario, dada la peligrosidad del virus. Este contingente médico cubano tiene en su haber la participación en situaciones de desastre natural y epidemiológico, además que ha estado presente en otras misiones de cooperación de las tantas que Cuba ha prestado en todo el mundo.

No es la primera vez que Cuba envía a su personal médico a África. Ya en mayo de 1963, a solo 4 años del triunfo de la Revolución, la primera brigada médica cubana viajó a Argelia, país que el año anterior había declarado su independencia de Francia, después de lo cual solo quedaron 600 médicos para atender una población de 11 millones de habitantes. La grandeza del hecho estriba en que en ese momento en Cuba solo había 3 mil médicos, después que una cantidad similar había abandonado el país tras el triunfo de la Revolución en 1959. Este primer contingente de 54 trabajadores de la salud, de los cuales 29 eran médicos, 14 enfermeras y enfermeros, 7 técnicos de rayos X y 4 odontólogos –al igual que ahora– cumplieron su misión de forma totalmente voluntaria.

Más recientemente, la Operación Milagro, llevada adelante por Cuba junto a Venezuela, ha permitido recuperar la vista a 36 mil 636 ciudadanos africanos. Según el ministro de Salud de Cuba: “En África, hasta la fecha, han participado 76 mil 744 colaboradores de la salud en 39 países. En estos momentos existen 4 mil 48 colaboradores en 32 países, de ellos 2 mil 269 son médicos”.

Por su parte la Dra. Margaret Chan, directora general de la OMS agradeció al presidente Raúl Castro por ser su país el primero que dio el paso ante el llamado de la ONU y la OMS. La Dra. Chan recordó que Cuba es mundialmente famosa por “su capacidad para entrenar excelentes médicos y enfermeras” y agregó que además es famosa “por su generosidad y solidaridad con los países en ruta hacia el progreso”, por lo que hizo patente la necesidad de aprender de la experiencia cubana en el tratamiento de casos de emergencia, finalizó diciendo que esperaba que el anuncio hecho por el Gobierno cubano estimulará a otros países a ofrecer su apoyo.

La colaboración médica cubana que lleva vida a todo el mundo contrarresta la información cotidiana de los últimos meses y años signada por la intervención militar occidental en la propia África, pero también en Asia, Europa y América Latina acarreando destrucción y muerte consigo.

A pesar de esto, sin armas letales por medio, los médicos cubanos causan terror al imperio. El propio presidente Barack Obama –con indisimulado desprecio– se refirió a ello el 19 de abril de 2009 cuando en la Cumbre de las Américas, que se celebraba en Puerto España, Trinidad y Tobago, la catalogó como la “diplomacia médica” de Cuba. Solo en la mente perversa del primer presidente gris de la historia de Estados Unidos puede caber la peregrina idea de que la ayuda humanitaria entregada desinteresadamente y de manera voluntaria pueda tener objetivos políticos tras sí; solo su mentalidad consumista, prohijada en una sociedad putrefacta, puede concebir la imagen de una salud que se rija por la ley de la oferta y la demanda.

Solo seres superiores, provistos de valores que consideren la condición humana por encima de intereses particulares, pueden ser capaces de verter su sudor, su esfuerzo, su sacrificio y su sangre –cuando ha sido necesario– para llevar adelante los supremos intereses de la humanidad.

Uno de los primeros médicos enviados por la Revolución Cubana a África fue el comandante Ernesto Che Guevara. No iba sin embargo a cumplir misiones profesionales. En fecha tan temprana como 1965 hizo su primer viaje a ese continente. Quería conocer en carne propia los estragos causados por casi cinco siglos de ocupación colonial y ofrecer a los líderes africanos que luchaban por la independencia, el apoyo del pueblo cubano para erradicar ese flagelo.

Antes, el 11 de diciembre de 1964 en su intervención ante la XXI Asamblea General de la ONU, al referirse al papel del colonialismo en África y especialmente en el Congo, el comandante Guevara expresó que: “Nuestros ojos libres se abren hoy a nuevos horizontes y son capaces de ver lo que ayer nuestra condición de esclavos coloniales nos impedía observar; que la civilización occidental esconde tras su vistosa fachada un cuadro de hienas y chacales. Animal carnicero eso es lo que hace el imperialismo con el hombre, eso es lo que distingue al blanco imperial”.

Esas hienas y chacales que experimentan para crear enfermedades a fin de producir vacunas que engorden las arcas de los grandes laboratorios son los causantes de esta epidemia de ébola. Sus fauces, llenas de la sangre de pueblos marginados del desarrollo y sedientas de mayor expoliación y guerra, no son capaces de acudir a la ayuda que la humanidad necesita para exterminar este terrible mal.

En nuestra América, en este Caribe orgulloso construido con la sangre africana, un pueblo noble y solidario acude una vez más al llamado de la vida. Cuba, con su ejemplo cotidiano de amor y paz, se yergue por encima de las dimensiones de su superficie y población, por arriba del tamaño de su economía y logra saltar el brutal muro del bloqueo imperial, para seguir erigiendo el homenaje más sublime a su apóstol José Martí cuando dijo que: “Patria es humanidad”.

* Consultor y Analista Internacional (Venezuela)

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