Cubanità

di Atilio A. Boron

Cos’è Cuba? Qual è il mistero dell’isola ribelle? Proverò a descriverlo in poche parole, così come lo ha fatto il grande Eduardo Galeano, nonostante non abbia il suo stesso talento.

Cuba è musica e ancora musica. Musica ovunque: per l’inizio di una cerimonia, per la sua fine, in una sua pausa. Con musicisti vecchi o giovani, persino bambini. In un teatro, per strada, dietro le porte chiuse di una casa o di un istituto. Musica popolare, musica classica, Mozart e Beethoven mescolati con Ernesto Lecuona e Buena Vista Social Club. È Chucho Valdés e Daniel Barenboim. È Omara Portuondo, Polo Montañéz e Benny Moré insieme a Pavarotti, Placido Domingo o John Lennon e i Beatles. È Alicia Alonso che balla con Nureyev. È la “Colmenita” e i “Van Van”.

Cuba è il “son”, è salsa, è Compay Segundo, la Nueva Trova. È Silvio, è reggaeton, è cumbia, è jazz, è guaguancó, è rumba, è bolero. Tutto, assolutamente tutto, a Cuba diventa musica, è fatto con la musica, è celebrato con la musica, è commemorato con la musica. Con pianoforti a coda, sax, violini, chitarre, oboi e flauti traversi fino al güiro, al chequeré, al bongó e alle tumbadoras. In ogni momento: al mattino, di pomeriggio, alla sera. Cuba è musica ed è coppie che ballano per strada, sul malecón, nei giardini dello stupendo Hotel Nacional, nelle case, ovunque e in qualsiasi momento. La sua gente ha la musica nel sangue e non si stanca di mostrarlo. E la Rivoluzione si è fatta carico di valorizzare questo magnifico gene delle cubane e dei cubani, istituendo lungo tutta l’isola un’infinità di scuole e conservatori, dove, gratuitamente, il popolo può imparare a cantare e suonare professionalmente.

Ma Cuba è anche letteratura, poesia, romanzi, storie, riviste, libri, incontri sociali, tavole rotonde. Cuba è scienza e coscienza, è umanesimo e pensiero critico. È Carpentier, Guillen, Lezama Lima, Vitier e anche Cortázar, Walsh e Gabo; e Retamar che recentemente ci ha lasciato per riunirsi con questi ultimi. È i suoi due eccezionali ed essenziali contributi alla cultura e all’identità latino-caraibica: Casa de las Américas e ICAIC. È anche la sua affollatissima fiera del libro, non a caso allestita nel primo territorio libero dall’analfabetismo delle Americhe. Ed è L’Avana, uno dei principali centri culturali del mondo, non solo dell’America Latina e dei Caraibi. La sua offerta in termini di teatro e spettacoli di ogni genere è incredibile, paragonabile a quella delle più grandi città del continente come Buenos Aires, Città del Messico o San Paolo.

Cuba è un’eroica resistenza a un embargo criminale senza perdere il fine senso dell’umorismo, la capacità di ridere di se stessi e di prendere in giro la grossolanità dei propri carnefici decerebrati. E anche solidarietà militante, pratica, concreta. Il paese più solidale al mondo, senza dubbio. Condivide ciò che ha e anche ciò che non ha, senza aspettarsi nulla in cambio. Mentre l’impero e i suoi vassalli saccheggiano il resto dei paesi e inviano truppe, spie, torturatori e sicari all’estero, Cuba invia medici, maestri, insegnanti di musica e danza e istruttori di sport. La differenza morale è schiacciante.

Cuba è Martí, Mella, Guiteras, il Che, Camilo, Vilma; è Frank País, Armando Hart, Abel e Haydée Santamaría. E ovviamente Fidel, che è ovunque anche se non esiste una sola piazza, via, viale, stadio, ospedale, edificio pubblico, ponte, porto o strada che porti il suo nome, qualcosa che il Comandante ha espressamente proibito e a cui ci si attiene rigorosamente. Non c’è bisogno di nominarlo perché il suo spirito e il suo retaggio permeano l’intera isola. È morto trasformandosi in milioni di cubane e cubani. Oggi tutti sono Fidel.

Cuba è L’Avana e Santiago, Guanabacoa e Trinidad, è Cienfuegos e Holguín, è Birán e Sancti Spiritus, è la Moncada e la Sierra Maestra, Girón e il secondo fronte, è Santa Clara e il Granma. È, per quanto possa sembrare incredibile, i sette fucili impugnati da Fidel con cui disse ad un attonito Raul “vinceremo la guerra”, pochi giorni dopo il caotico sbarco del Granma e con la maggior parte dei partecipanti alla spedizione dispersi sulle montagne cercando di non farsi ammazzare dall’aviazione di Batista. La massima volontà rivoluzionaria si combinò in Fidel, con un formidabile realismo nel leggere correttamente la situazione politico-militare.

Cuba è buona tavola con “moros y cristianos”, fagioli e tostones, carne di maiale a fette, agnello arrosto, aragoste e pesci ripieni di gamberi. Anche i tamales in casseruola e manioca con aglio mojo, cotiche di maiale e limone. Ma anche, zuppe che ti riportano in vita, deliziosi gelati, dessert che più dolci non si può e un elisir chiamato caffè. Cuba è mojito, piña colada e per finire il banchetto, gli infiniti rum e sigari incomparabili, unici al mondo.

Cuba è anche le sue innumerevoli cale, le sue centinaia di chilometri di spiagge di sabbia bianca e acque turchesi. È il mare che si infrange contro quella vasta e magnifica diga dell’Avana, con le sue onde che si innalzano verso il cielo e disegnano per un momento stupende figure di un bianco immacolato che ipnotizza chi passeggia.

Cuba è gli splendidi edifici dell’Avana Vecchia, che un governo osteggiato e ostacolato per decenni è determinato a restaurare e a ripristinare il loro splendore e la bellezza originale tramite uno storico della città, un brillante umanista rinascimentale di nome Eusebio Leal che la “santería” cubana ha fatto rinascere all’Avana con la missione di ricostruirla. E lo sta facendo. Nonostante l’embargo.

È il paese in cui non si vedono i bambini di strada, che mendicano a piedi nudi e vestiti di stracci, che cercano nella spazzatura per trovare qualcosa da mangiare. I suoi figli, tutti i suoi figli, sono a scuola, ben vestiti e con le scarpe. Un paese in cui non ci sono uomini e donne, né intere famiglie, che dormono per strada come in tante città della nostra America e persino negli Stati Uniti. Dove il cibo è garantito, così come la salute, per tutti. Cuba è istruzione universale, gratuita e di qualità dall’asilo alla laurea specialistica. Cuba è la sicurezza del cittadino, è il transitare attraverso le sue città senza le paure che turbano i cittadini di così tanti paesi nel mondo.

Questi risultati sarebbero stati impossibili senza la lungimiranza e il coraggio di Fidel, la sua leadership rivoluzionaria e l’ammirevole ingegnosità del popolo cubano, uno dei cui verbi idiosincratici è “risolvere”.

Risolvono tutto, qualunque cosa; altrimenti l’embargo li avrebbe messi in ginocchio. Sono in grado di far funzionare bene una Ford, una Buick o una Chevrolet degli anni cinquanta, una vera impresa della meccanica che provoca l’ammirazione (e talvolta l’invidia) dei turisti americani. O trasforma una berlina decrepita di quei marchi in una fiammante decapottabile, eliminando il tetto originale e facendo le modifiche del caso. Automobili scintillanti e splendenti che causano l’invidia di Hollywood, che pagherebbe una fortuna per portarle nei suoi studios. Ma sono ormai patrimonio cubano e lì resteranno.

Succede solo con le macchine americane? No! Si fa lo stesso, in un’operazione di restauro, francamente miracolosa, con una Lada sovietica del 1985 in grado di andare dall’Avana a Santiago senza alcun inconveniente nonostante i suoi limitati confort.

Cuba ha una sola connessione fisica ad Internet: il cavo sottomarino ALBA-1 in fibra ottica che è arrivato dal Venezuela nel gennaio 2011 grazie all’aiuto di Chávez per rompere l’isolamento informatico dell’isola.

Nonostante l’insufficienza di questo cavo che deve sostenere l’elevato e crescente numero di utenti Internet di Cuba, i Cubani “risolvono” le enormi difficoltà con l’accesso satellitare a Internet creato con grande ingegnosità, che consente loro di accedere attraverso programmi “made in Cuba” (che non ho visto in nessun altro paese) a quasi tutto il web. So che Bill Gates e le società della Silicon Valley non sanno cos’altro offrire per attirare gli informatici cubani.

C’è un problema? “Vai e risolvi” è il segno distintivo del cubano. Dovremmo sostenere il governo MPLA in Angola per impedire alla CIA e ai razzisti sudafricani di devastare quel paese? Bene, c’è l’ingegnosità cubana che realizza un altro miracolo: il trasporto, in innumerevoli viaggi, con un vecchio quadrimotore ad elica, il Bristol Britannia, di personale militare e attrezzature cubane in gran numero, che riuscì a far percorrere, preparando i parametri di viaggio di quell’aeroplano con precisione scientifica (bidoni di carburante supplementare, riducendo al minimo il carico non militare, regolando velocità, altitudine, etc.) i 10.952 km che separano l’Avana da Luanda, luogo in cui l’aereo atterrava, senza quasi nemmeno un litro di carburante. Fidel si occupò personalmente della logistica dell’operazione, supervisionando tutto, dal possibile tonnellaggio di carico alla velocità di crociera, all’altitudine necessarie per garantire il completamento del volo. Né a Washington né a Mosca potevano credere che questo ponte aereo avrebbe funzionato con quei catafalchi. Ma ci riuscirono, i cubani “hanno risolto” la sfida e Cuba e il MPLA vinsero la guerra.

Ecco perché la società e la cultura cubane hanno resistito a sessant’anni di blocchi di ogni genere.

Nonostante tanta aggressività, che per dimensioni e durata non ha precedenti nella storia, Cuba realizza in ambiti delicati come l’alimentazione, la salute, l’istruzione e la sicurezza dei cittadini ciò che quasi nessuno altro ha realizzato e il barbaro della Casa Bianca afferma che il socialismo è un fallimento!

Immaginiamo per un momento cosa sarebbe Cuba se non avesse dovuto subire il blocco imposto dagli Stati Uniti, con tutto il seguito di attacchi, sabotaggi, aggressioni e ingerenze di ogni tipo. Un paradiso tropicale. L’isola è un terribile esempio che Washington ha combattuto e continuerà a combatterà incessantemente, facendo appello ai metodi peggiori e violando tutte le norme della legalità internazionale. Oscar Wilde aveva ragione quando diceva che “gli Stati Uniti sono l’unico paese che è passato dalla barbarie alla decadenza senza passare per la civiltà”.

Cuba è il Davide del nostro tempo, è chi ha posto fine all’apartheid in Sudafrica, è la nazione che ha curato centinaia di migliaia di pazienti in più di cento paesi e creato la famosa ELAM, la Scuola di medicina latinoamericana che prepara i medici a prendersi cura di chi un medico non lo ha visto mai nella vita. Cuba è essersi presi cura dei bambini di Chernobyl quando l’Europa e gli Stati Uniti, l’Ucraina e la stessa Unione Sovietica, voltarono le spalle. Senza chiedere nulla in cambio. È aver collaborato con tutte le lotte di liberazione nazionale condotte dal Terzo mondo, senza impadronirsi della ricchezza di nessun paese e portare a casa niente altro se non i resti dei cubani caduti in combattimento. I suoi detrattori, in testa Mario Vargas Llosa, accusano Cuba di essere “isolata dal mondo”. I dati contraddicono questa menzogna non solo per i milioni di visitatori che anno dopo anno sfidano i divieti e i ricatti di Washington e vanno a visitare l’isola godendosi le sue bellezze, la sua gente, i suoi sapori, la sua musica, la sua gioia, la sua cultura, la sua gastronomia, ma anche, come riscontro della straordinaria attrattiva internazionale della Rivoluzione cubana e della sua integrazione nel mondo, ci sono non meno di 114 ambasciate all’Avana contro le 86 che si trovano a Buenos Aires, le 66 di Santiago, le 60 di Bogotá e le 43 di Montevideo. Chi è più isolato? Cuba è la volontà ferrea di costruire il socialismo anche nelle peggiori condizioni possibili, per resistere all’ammainarsi della bandiera del più nobile dei desideri umani.

Il debito dei nostri paesi con Cuba è immenso per i suoi decenni di aiuto e per non aver permesso di lasciar spegnere il faro che ci ha guidato nella ricerca del socialismo. Proviamo ad immaginare cosa sarebbe successo in America Latina e nei Caraibi se l’isola ribelle si fosse arresa alle interessate lusinghe di coloro che, all’inizio degli anni Novanta, avevano consigliato a Fidel di dimenticare il socialismo, che il capitalismo aveva trionfato, che era arrivata la “fine della storia”. Il “ciclo politico” progressista e di sinistra iniziato nel 1999 con la presidenza di Chávez non sarebbe esistito e l’ALCA, come grande progetto annessionista dell’impero, sarebbe stato portato a compimento a Mar del Plata nel 2005. Se una cosa del genere non è accaduta, lo dobbiamo, prima di chiunque altro, a Cuba e a Fidel. E naturalmente lo dobbiamo anche al maresciallo sul campo del grande stratega cubano: Hugo Chávez Frías. E lo dobbiamo a Néstor Kirchner e a Lula da Silva che si imbarcarono in quella epica battaglia . Naturalmente, senza la virtuosa testardaggine del Comandante nel costruire il socialismo, né Chavez, né Lula, né Nestor, né Evo, Correa, né Tabaré, né Lugo, né Cristina, né Dilma, né Pepe, né Maduro, né Daniel, sarebbero esistiti.

Senza dubbio, sarebbero stati politici importanti, ma difficilmente sarebbero arrivati al governo dei rispettivi paesi, né avrebbero avuto il retroterra culturale e storico che gli ha garantito la testarda permanenza della Rivoluzione cubana e che ha permesso loro di svolgere il proprio ruolo in modo così dignitoso ed avere una parte tanto importante nella storia di questi ultimi vent’anni. Perché, uomini e donne sono si produttori di storia, ma solo in determinate circostanze. E queste circostanze furono create dalla più grande isola delle Antille, mantenutasi salda mentre si sbriciolava l’Unione Sovietica, scompariva il COMECON, si disintegrava il Patto di Varsavia, le “democrazie popolari” dell’Europa orientale tornavano in massa al loro passato reazionario e si prostravano ai piedi dell’imperatore che sta oltre l’Atlantico e gli scribi dell’impero celebravano l’avvento del “nuovo secolo americano”, che, come prevedeva Fidel, non è durato nemmeno un decennio. In una parola, Cuba è ciò che è perché per milioni di persone incarna nel qui e adesso della storia il bellissimo sogno di Don Chisciotte quando diceva che la sua missione era quella di “sognare il sogno impossibile, combattere il nemico invincibile, correre dove l’audace non osa andare, raggiungere la stella irraggiungibile. Questo è il mio destino”.

Per tutto questo, con Cuba sempre!

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Davide Mastracchio] 

Cubanidades

por Atilio A. Boron 

¿Qué es Cuba? ¿Cuál es el misterio de la isla rebelde? Trataré de decirlo en pocas palabras, como lo hacía el gran Eduardo Galeano aunque no tengo sus dones.

Cuba es música y más música. Música por doquier: al comienzo de una ceremonia, cuando se termina, en el intervalo. Con músicos viejos o jóvenes, o inclusive niños. En un teatro, en la calle o puertas adentro en una casa o una institución. Música popular, música clásica, Mozart y Bethoven mezclados con Ernesto Lecuona y el Buena Vista Social Club. Es Chucho Valdés y Daniel Barenboim. Es Omara Portuondo, Polo Montañéz y Benny Moré junto a Pavarotti, Plácido Domingo o John Lennon y Los Beatles. Es Alicia Alonso bailando con Nureyev; es la “Colmenita” y los “Van Van”.  Cuba es son, es salsa, es Compay Segundo, la Nueva Trova; es Silvio, es reguetón, es cumbia, es jazz, es guaguancó, es rumba, es bolero. Todo, absolutamente todo, en Cuba se vuelve música, se hace con música, se celebra con música, se conmemora con música. Con pianos de cola, saxos, violines, guitarras, oboes y flautas traversas hasta el güiro, el chequeré, el bongó y las tumbadoras. Y a toda hora: a la mañana, a la tarde, a la noche. Cuba es música y es parejas bailando en la calle, en el malecón, en los jardines del excelso Hotel Nacional, en las casas, donde y a la hora que sea. Su gente lleva la música en la sangre y no se cansa de demostrarlo. Y la Revolución se encargó de potenciar como nadie ese gen magnífico de cubanas y cubanos multiplicando a lo largo de la isla infinidad de escuelas y conservatorios en donde, de forma gratuita, el pueblo aprende a tocar los más variados instrumentos y a cantar profesionalmente.

Pero  Cuba también es literatura, poesía, novelas, cuentos, historias, revistas, libros, tertulias, mesas redondas. Cuba es ciencia y conciencia, es humanismo y pensamiento crítico. Es Carpentier, Guillén, Lezama Lima, Vitier y también Cortázar, Walsh y el Gabo; y Retamar que hace poco nos abandonó para reunirse con ellos. Es sus dos excepcionales e imprescindibles contribuciones a la cultura y la identidad latinocaribeñas: Casa de las Américas y el ICAIC. También su  multitudinaria Feria del Libro, no por casualidad escenificada en el primer territorio libre de analfabetismo en las Américas. Y es La Habana,  uno de los principales centros culturales del mundo, y no sólo de Latinoamérica y el Caribe. Su oferta en materia de teatro y espectáculos de todo tipo es increíble, comparable a la de las más grandes ciudades del continente como Buenos Aires, México o San Pablo.  

Cuba es resistencia heroica a un criminal bloqueo sin perder el finísimo y mordaz sentido del humor, la capacidad de reírse de sí mismos y de burlarse de la tosquedad de sus descerebrados verdugos. Y también solidaridad militante, práctica, concreta. El país más solidario del mundo, sin duda. Reparte lo que tiene y lo que no tiene también, sin esperar nada a cambio. Mientras el imperio y sus vasallos saquean al resto de los países y mandan al exterior tropas, espías, torturadores y sicarios Cuba envía médicos, alfabetizadores, profesores de música y danza y entrenadores deportivos. La diferencia moral es aplastante.

Cuba es Martí, Mella, Guiteras, el Che, Camilo, Vilma; es Frank País, Armando Hart,  Abel y Haydée Santamaría. Y por supuesto Fidel, que está en todas partes aunque no haya una sola plaza, calle, avenida, estadio, hospital, edificio público, puente, puerto o camino que lleve su nombre, cosa que el Comandante prohibió expresamente y se cumple a rajatabla. No hace falta nombrarlo porque su espíritu y su legado impregnan toda la isla. Murió y se convirtió en millones. Hoy todas y todos son Fidel.

Cuba es La Habana y Santiago; Guanabacoa y Trinidad; es Cienfuegos y Holguín; es Birán y Sancti Spiritus; es el Moncada y la Sierra Maestra; Girón y el Segundo Frente; es Santa Clara y el Granma. Es, por increíble que parezca, los siete fusiles con los que Fidel empuñándolos con firmeza le dijo a un atónito Raúl “ya ganamos la guerra”,  pocos días después del caótico desembarco del Granma y con la mayoría de los expedicionarios dispersos por el monte procurando no ser ametrallados desde el aire por la aviación de Batista. La voluntad revolucionaria en su máxima expresión se combinó, en Fidel, con un formidable realismo a la hora de realizar una correcta lectura de la coyuntura político-militar.

Cuba es una buena mesa con moros y cristianos, frijoles y tostones,  cerdo en lonjas, cordero asado, langostas y pescados rellenos de camarones. También tamales en cazuela y la yuca con mojo de ajo, chicharrón y limón. Además, sopas que te vuelven a la vida, helados riquísimos, postres a cual más dulce y un elixir llamado café. Cuba es mojitos, piñas coladas y para rematar el banquete y deleitarse hasta el infinito rones exquisitos y tabacos incomparables, únicos en el mundo.

Cuba es también sus innumerables cayos, sus cientos de kilómetros de playas de blancas arenas y aguas turquesas. Y el mar estrellándose contra ese extenso y magnífico malecón habanero, con sus olas elevándose a los cielos y dibujando por un instante figuras bellísimas y de un blanco inmaculado que hipnotizan al paseante.

Cuba es los hermosos edificios de la Habana Vieja, que un gobierno acosado y bloqueado por décadas se empeña en restaurar y devolverles su esplendor y belleza originales de la mano del historiador de la ciudad, un genial humanista del Renacimiento llamado Eusebio que los rezos de la santería cubana hicieron que renaciera en La Habana con la misión de reconstruirla. Y lo está haciendo. A pesar del bloqueo.  

Es el país donde no ves niños de la calle, mendigando descalzos y en harapos, revolviendo en la basura para encontrar algo que comer. Sus niños todos, absolutamente todos, están en la escuela y bien vestidos y calzados. Un país donde no hay hombres y mujeres, o familias enteras, durmiendo en las calles como en tantas ciudades de Nuestra América e inclusive de Estados Unidos. Donde la alimentación está garantizada, como la salud pública para todas y todos. Cuba es educación universal, gratuita y de calidad desde el jardín de infantes hasta el posgrado. Cuba es la seguridad ciudadana, el transitar por sus ciudades sin los temores que atribulan a los citadinos de tantísimos países en todo el mundo.

Estos logros hubieran sido imposibles sin la clarividencia y coraje de Fidel y el liderazgo revolucionario y la asombrosa ingeniosidad del pueblo cubano, uno de cuyos verbos idiosincráticos es “resolver”.  Resuelven todo, lo que sea; caso contrario el bloqueo los hubiera puesto de rodillas. Son capaces de hacer funcionar eficientemente un Ford, Buick o Chevrolet de los años cincuenta, una verdadera proeza mecánica que provoca la admiración (y la envidia a veces) de los turistas estadounidenses. O transformar un decrépito sedan de aquellas marcas en un resplandeciente convertible,  eliminando su techo original y haciendo los arreglos del caso. Carros lustrosos y relucientes que provocan la envidia de Hollywood, que pagaría fortunas por llevárselos a sus estudios. Pero son patrimonio de Cuba y no se irán. ¿Sólo con los automóviles estadounidenses? ¡No! Lo mismo hacen, en una operación ya de ribetes francamente  milagrosos, con un Lada soviético del año 1985 capaz de ir de La Habana hasta Santiago sin ningún inconveniente a pesar de sus precarias comodidades. Cuba tiene una sola conexión física por donde transitan los impulsos de la Internet: el cable submarino de fibra óptica que llegó desde Venezuela en enero de 2011 gracias a la ayuda de Chávez para romper el bloqueo informático al que estaba la isla. Pese a la insuficiencia que dicho cable tiene para enfrentar los requerimientos del elevado y creciente número de internautas de la isla cubanas y cubanos “resuelven” las enormes dificultades que erige el acceso vía satelital a la Internet con gran ingenio, lo que les permite acceder a través de programas “made in Cuba” (que no ví en ninguna otro país) a casi todo lo que se encuentra en la red. Me consta que Bill Gates y las empresas de Silicon Valley no saben que más hacer para atraer a los avispados informáticos cubanos.

¿Hay un problema? “Tu vé y resuelve” es la seña de identidad del cubano. ¿Hay que apoyar al gobierno del MPLA en Angola para impedir que la CIA y los racistas sudafricanos arrasaran con ese país? Bien, allí está la ingeniosidad cubana que logró otro milagro: transportar en innumerables viajes de un viejo cuatrimotor a hélice, el Bristol Britannia, a una gran cantidad de personal militar y pertrechos cubanos cubriendo, con una preparación muy especial de esa aeronave (precarios tanques suplementarios de combustible, reduciendo la carga no militar a un mínimo, regulando la velocidad y altura, etcétera)  los 10.952 kilómetros que separaban a La Habana de Luanda, lugar al cual esos aviones llegaban casi sin un litro de combustible en sus tanques. Fidel personalmente se involucró en la logística de la operación, supervisando todo, desde las toneladas de carga posibles hasta la velocidad y altura crucero necesarias para garantizar la feliz culminación del vuelo.  Ni Washington ni Moscú podían creer que ese puente aéreo funcionara con aquellos armatostes. Pero sucedió, los cubanos “resolvieron” el desafío y Cuba y el MPLA ganaron la guerra.

Por eso la sociedad y la cultura cubanas han resistido sesenta años de bloqueos de todo tipo. Pese a tamaña agresión, que por su escala y duración no tiene precedentes en la historia universal, Cuba logra en materias sensibles como alimentación, salud, educación y seguridad ciudadana lo que casi nadie ha logrado ¡y el bárbaro de la Casa  Blanca dice que el socialismo es un fracaso! Imaginemos por un momento lo que sería Cuba si no hubiese tenido que padecer el bloqueo impuesto por Estados Unidos, con toda su secuela de agresiones, sabotajes, atentados y hostigamientos de todo tipo. Un paraíso tropical. De ahí que la isla sea un pésimo ejemplo que Washington combatió y combatirá sin tregua, apelando a los peores métodos y violando todas las normas de la legalidad internacional. Tenía razón Oscar Wilde cuando sentenció que “Estados Unidos  es el único país que pasó de la barbarie a la decadencia sin pasar por la civilización”.

Cuba es el David de nuestro tiempo que puso fin al apartheid en Sudáfrica; el país que curó a centenares de miles de enfermos en más de cien países y que creó la célebre ELAM, la Escuela Latinoamericana de Medicina preparando médicos para atender a quienes jamás vieron uno en sus vidas. Cuba es haberse hecho cargo de los niños de Chernobil cuando Europa y Estados Unidos, y Ucrania y la propia Unión Soviética, le daban la espalda. Sin pedir nada a cambio.

Es haber colaborado con todas las luchas de liberación nacional libradas en el Tercer Mundo, sin apoderarse de las riquezas de ningún país y traer de regreso a casa otra cosa que no fueran los restos de los cubanos caídos en combate.  Sus detractores, con Mario Vargas Llosa en primera fila, acusan a Cuba de estar “aislada del mundo”. Los datos contradicen esa mentira no sólo por los millones de visitantes que año a año desafían las prohibiciones y chantajes de Washington y llegan a recorrer la isla y disfrutar de sus bellezas, de su gente, sus sabores, su música, su alegría, su cultura, su gastronomía. También porque como expresión de la extraordinaria gravitación internacional de la Revolución Cubana y de su muy activa integración en el mundo hay radicadas en La Habana nada menos que 114 embajadas contra 86 que están en Buenos Aires, 66 en Santiago, 60 en Bogotá, y 43 en Montevideo. ¿Quién está más aislado?

Cuba es la voluntad férrea de construir el socialismo aún bajo las peores condiciones posibles, de resistirse a arriar las banderas del más noble anhelo de la humanidad. La deuda de nuestros países con Cuba es inmensa por sus décadas  de ayuda y por no haber permitido que se extinguiera el faro que nos orientaba en la búsqueda del socialismo. Imaginemos lo que hubiera ocurrido en Latinoamérica y el Caribe si la isla rebelde se rendía ante el acoso de quienes, a comienzos de los noventas, le aconsejaban a Fidel que se olvidara del socialismo, que el capitalismo había triunfado, que se había llegado al fin de la historia. El “ciclo político” progresista y de izquierda iniciado en 1999 con la presidencia de Chávez no habría existido y el ALCA, como gran proyecto anexionista del imperio, se habría concretado en Mar del Plata en el 2005. Si tal cosa no ocurrió se la debemos, antes que a nadie, a Cuba y a Fidel. Por supuesto también al mariscal de campo del genial estratega cubano: Hugo Chávez Frías. Y a Néstor Kirchner y Lula da Silva que se embarcaron en esa homérica batalla. Claro está que sin el virtuoso empecinamiento del Comandante por construir el socialismo no habrían tampoco existido ni Chávez, ni Lula, ni Néstor, ni Evo, Correa, ni Tabaré, ni Lugo, ni Cristina, ni Dilma, ni el Pepe, ni Maduro, ni Daniel. Sin duda, habrían sido políticos importantes, difícilmente gobernantes de sus países, pero habrían carecido del trasfondo histórico que le otorgó la insolente permanencia de la Revolución Cubana y que les habilitó para jugar un papel tan digno y sobresaliente en estos últimos veinte años. Porque, los hombres y las mujeres son hacedores de la historia, sí, pero sólo bajo determinadas circunstancias. Y éstas las creó aquella revolución en la mayor de las Antillas al mantenerse a pie firme mientras se derrumbaba la Unión Soviética, desaparecía el COMECON, se desintegraba el Pacto de Varsovia, las “democracias populares” del Este europeo retornaban en tropel a su reaccionario pasado y se postraban a los pies del emperador allende el Atlántico y los escribas del imperio celebraban el advenimiento del “nuevo siglo americano”,  que –como lo anticipara Fidel- ni siquiera llegó a ser una década.

En una palabra, Cuba es lo que es porque para millones de personas en todo el mundo encarna en el aquí y ahora de la historia los bellos sueños del Quijote cuando decía que su misión era “soñar el sueño imposible, luchar contra el enemigo imposible, correr donde los valientes no se atrevieron, alcanzar la estrella inalcanzable. Ese es mi destino.” Por todo esto, ¡con Cuba siempre!

Napoli 8dic2016: in GAlleЯi@rt con Chávez e Fidel

Ricordando l’esempio di Chávez e Fidel 

di GAlleЯi@rt

Faremo il punto sull’esito del referendum costituzionale del 4 dicembre.

A seguito del convegno previsto l’8 dicembre ci attiveremo con musiche e balli per festeggiare (o consolarci) per i risultati.

Nel corso del convegno, promosso dal Partito dei CARC, punteremo a valorizzare la spinta popolare a ragionare e agire insieme, per costruire concretamente l’alternativa politica per il nostro paese, facendo bilancio dell’esito referendario.
https://www.facebook.com/events/1141550799273763/

Balleremo senza regole come nelle precedenti “Scarde del Principe”
https://www.facebook.com/events/1151360021597646

Daremo sfogo ad ogni forma di ballo che ci venga proposta.

Balleremo Tango, Swing, Salsa e Caraibici, Mazurke e Popolari Europei, Flamenco, Balli Balcanici, e chi più ne ha più ne metta.

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Torna anche quest’anno la #Festa federale campana della #RiscossaPopolare!

Siamo in una fase in cui la mobilitazione contro il governo Renzi e suoi progetti di smantellamento della coesione sociale del nostro paese a partire dall’attacco definitivo sferrato al cuore della Costituzione avanzano: a pochi giorni dalla data del 4 Dicembre si fa sempre più strada la consapevolezza che la Costituzione la si difende applicandone le parti più progressiste, quelle sempre disattese ed eluse (diritto al lavoro, alla dignità, all’istruzione, alla salute, alla casa, a spazi di aggregazione, ecc.). La #FestadellaRiscossaPopolare è un evento nel quale vogliamo valorizzare la spinta popolare a ragionare e agire insieme, per costruire concretamente l’alternativa politica per il nostro paese, facendo bilancio dell’esito referendario.

La Costituzione italiana e i diritti inalienabili che questa sancisce sono oggi lettera morta, non vengono applicati. Il miglior modo per #DifendereLaCostituzione è #ApplicareLaCostituzione. Qui ed ora.

Applicare la Costituzione vuol dire andare oltre il Referndum e aprire una stagione di lotta per fare da soli quello che i padroni e i loro governi non possono nè vogliono fare: costruire un governo che agisca negli interessi delle masse popolari, il #GovernoDiBloccoPopolare.

La Festa della Riscossa Popolare la promuove il #PartitodeiCARC, ma vogliamo che sia una festa costruita e realizzata con il contributo di tutti quei compagni e compagne, di tutte quelle persone che vogliono e lavorano al cambiamento di questo paese e della società, che lottano e già si organizzano per farlo.

È una festa degli operai, dei lavoratori, degli studenti, degli immigrati, delle donne, dei bambini anche, dei disoccupati. È un’opportunità di allargare il fronte delle lotte e delle mobilitazioni, per coordinare quanto oggi esiste di organizzato nel nostro paese, per rafforzare lo schieramento che non si limita a dire
#NO allo stato di cose presente, ma che si impegna a costruire il “per” e si cimenta nell’imparare a farlo.

Per questo sosteniamo e invitiamo alla discussione tutte le realtà organizzate che si mobilitano sul territorio e tutte le forme di autorganizzazione delle masse popolari della nostra città: il comitato in difesa dell’ospedale San Gennaro, reti e associazioni in difesa della sanità pubblica, collettivi studenteschi e comitati di quartiere.

La nostra città, Napoli, esprime con forza questa vitalità e sta a noi rompere l’isolamento tra queste esperienze e promuovere la riscossa che da qui può propagarsi nell’intero paese.

Non è una questione di legalità, né si tratta di delegare a qualcun altro; #legittimità e #protagonismopopolare sono le parole d’ordine per scrivere il nostro futuro!

NON SONO I PADRONI AD ESSERE FORTI, SONO LE MASSE POPOLARI CHE NON FANNO VALERE ANCORA LA PROPRIA FORZA!

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Caracas ChiAma: Napoli risponde!
Verso il VI Incontro Italiano di Solidarietà con la
Rivoluzione Bolivariana
Napoli, Aprile 2017

caracaschiama.noblogs.org

Napoli 7dic2016: Ricordando Fidel all’Ex-OPG

di Ex OPG Occupato – Je so’ pazzo

Proiezione di “Comandante” di Oliver Stone

mercoledì 7 novembre – dalle 20.30 

“Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni epoca e in ogni circostanza, ma mai, senza lotta, si potrà avere la libertà”.


Dopo la commozione e la tanta emozione iniziale per la morte di Fidel, ricordiamo insieme chi era Fidel Castro, cosa pensava, cosa ha significato materialmente la sua figura per la rivoluzione cubana e non solo!

Perché per milioni di uomini e donne sparse sul globo è stato e continua a essere un esempio e una speranza per chi si batte per la dignità e l’autodeterminazione dei popoli, l’ istruzione, la sanità, rifiuto dell’imperialismo statunitense e delle guerre fratricide…

Perché dell’insegnamento di Fidel, che sono i popoli da soli a liberarsi e cambiare il proprio destino, c’è ancora tanto bisogno…

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Je so’ pazzo è un ex-opg (ospedale psichiatrico giudiziario) occupato nel marzo 2015 da un gruppo di studenti, lavoratori, disoccupati, per sottrarlo all’abbandono e per restituirlo alla città, per ricostruire la memoria di questo luogo terribile di esclusione e tortura, e lanciare percorsi di mobilitazione a partire dalle nostre concrete esigenze: dal lavoro al territorio, dalle scuole alle università, dalla casa alla sanità.

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Come arrivarci?
– Metro Linea 1: Fermata Materdei
(5 minuti a piedi verso Salita San Raffaele)
– Dal centro storico (15 minuti a piedi):
arrivare al museo nazionale e salire via Salvator Rosa,
all’incrocio con via Imbriani ci trovate sulla destra.

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Caracas ChiAma: Napoli risponde!
Verso il VI Incontro Italiano di Solidarietà con la
Rivoluzione Bolivariana
Napoli, Aprile 2017

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Napoli 4dic2016: in Galleria a via Toledo ricordando Fidel

di Mimmo Mignano – Comitato di Lotta Cassintegrati e Licenziati Fiat

Crescono le adesioni per il 4 Dicembre ore 18 alla Galleria Umberto di Napoli per esprimere la vicinanza al popolo Cubano, per rivendicare che

FIDEL È ANCORA VIVO, ED È ANCORA VIVA IN NOI LA CONSAPEVOLEZZA CHE LA RIVOLUZIONE CUBANA CONTINUA! 

In occasione tutto il Consolato Venezuelano a Napoli è stato invitato a partecipare in modo attivo alla discussione con microfono aperto e la proiezione del fim/documentario su FIDEL…

NOI CI SAREMO E NON MOLLEREMO!

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Caracas ChiAma: Napoli risponde!
Verso il VI Incontro Italiano di Solidarietà con la
Rivoluzione Bolivariana
Napoli, Aprile 2017

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Napoli 4dic2016: un mural per Fidel

di Insurgencia

Mono Gonzalez e Tono Cruz, street artist di fama internazionale, saranno in via Mezzocannone 12 per commemorare il rivoluzionario Fidel Castro, nel giorno dei funerali, con un murales a lui dedicato sulla facciata del centro sociale Mezzocannone Occupato.

Ore 10 Inizio dei lavori, che proseguiranno fino a tarda sera

Ore 19 – aperitivo musicale nel bar di Mezzocannone occupato.

Mono Gonzàlez è un artista e scenografo cileno, famoso soprattutto nel campo dei murales.
Nel 1968 è tra i fondatori della Brigada Ramona Parra, brigata muralista legata al Partido Comunista de Chile, con la quale partecipa attivamente alla campagna elettorale del candidato presidente Salvador Allende.

Costretto alla clandestinità dalle persecuzioni del regime di Augusto Pinochet dopo il colpo di stato del ’73, lavora prima come carpentiere e poi, sotto falso nome, come pittore e scenografo del Teatro municipal de Santiago.

Qui, negli anni ’80 entra in contatto con personalità del mondo del cinema cileno, per cui inizierà a lavorare come scenografo, senza mai abbandonare i suoi ideali politici che lo porteranno a curare le scenografie della campagna nazionale per il NO al referendum nazionale del 1988 che metterà fine alla dittatura di Pinochet.

Prosegue ancora oggi la sua attività d’artista e il suo impegno politico, con numerosi lavori in strada -in Cile e nel resto del mondo- nonché con le scenografie per il cinema, tra cui ricordiamo quelle per Machuca di Andrés Wood e per La Danza de la Realidad di Alejandro Jodorowski.

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Verso il VI Incontro Italiano di Solidarietà con la
Rivoluzione Bolivariana
Napoli, Aprile 2017

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(FOTO) La solidarietà italiana ricorda il Comandante Fidel

113016MPPREconsuladoconsole04por MPPRE

Italia, 30 novembre del 2016 (Ministero del Potere Popolare per le Relazioni Estere della Repubblica Bolivariana del Venezuela).- Dall’Italia si è alzata la voce per il ricordare il lascito politico del Comandante Fidel Castro e dare appoggio al popolo cubano. Le associazioni e i gruppi di solidarietà hanno realizzato una serie di iniziative per vivere questo importante momento storico, mantenendo in alto il nome di Cuba e del suo líder máximo.

Dopo il sentito atto di solidarietà realizzato nella notte del 26 di novembre 2016; in Piazza San Domenico, convocato dalla Associazione Culturale “Ex-OPG”; ed il corteo tenutosi a Roma contro la Violenza verso la Donna il 27 novembre, durante il quale si è reso omaggio anche al Comandante Fidel Castro con un blocco di bandiere cubane; ha avuto luogo ieri, nella sede del Consulado General de Venezuela en Nápoles, l’incontro “Fidel Castro è e continuerà ad essere storia viva”.

Si sono incontrati gli amici della solidarietà appartenenti ad associazioni di operai, partiti politici, membri della comunità italo-cubana e cubana, italo-venezuelana e italo-russa e paesi ex URSS, studenti, professori universitari, giornalisti ed attivisti in generale per ricordare il leader cubano ed anche la sua stretta amicizia con il Presidente Hugo Chávez.

La Console generale di Napoli, Amarilis Gutiérrez Graffe, ha dichiarato che “Fidel non è morto, così come il Comandante Chávez, Fidel è stato seminato e si moltiplica in milioni di rivoluzionari in tutto il mondo”.

Mimmo Mignano, alla testa di un gruppo di operai del gruppo FCA, ex FIAT, Fabiola D’Aliesio del Partido dei CARC, il gruppo di volontarie del “NIKA”, Gianmarco Pisa dei “Corpi Civili di Pace”, il Movimento Internazionale Antifascista (MIA), rappresentanti della Rete “Caracas ChiAma”, di ALBAInformazione – ANROS-Italia, la Associazione per la Cooperazione Italo-Venezuelana “J.A. Anzoátegui”, la Associazione di Solidarietà con Cuba “Asach”, hanno espresso tutta la loro ammirazione per la figura di Fidel Castro, per la Resistenza del popolo cubano, incentivandolo a mantenere ed approfondire le conquiste della Revolución.

Tutte le manifestazioni di Solidarietà, messaggi, lettere, poesie sono stare raccolte in un libro dei ricordi itinerante, che sarà presente in tutte le attività commemorative che avranno luogo a Napoli, fino al 4 di dicembre, giornata nella quale saranno celebrati i funerali nella città di Santiago di Cuba. Successivamente la rete di solidarietà trasmetterà questo materiale al popolo cubano. Consulado.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Danilo Della Valle]
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Verso il VI Incontro Italiano di Solidarietà con la
Rivoluzione Bolivariana
Napoli, Aprile 2017

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L’America latina piange il Comandante

di Geraldina Colotti 

Cuba. L’impegno per l’integrazione del continente

Fidel ha levato l’ancora «verso l’immortalità»: lo stesso giorno in cui il Granma è partito da Veracruz per Cuba, il 25 novembre del 1956. Lo ha ricordato a caldo il presidente venezuelano Nicolas Maduro, dopo l’annuncio della morte del Comandante cubano. «Adesso tocca a noi, gli eredi dei grandi ideali, quelli di Fidel, del Che, di Chavez, difenderne il cammino – ha detto -. Adesso tocca ai giovani – perché giovani sono sempre le rivoluzioni -, difenderne il portato».

Maduro ha ricordato la grande amicizia tra Fidel Castro e Hugo Chavez, due vite all’insegna dell’antimperialismo: «Due rivoluzioni perseguite dall’impero, due rivoluzioni che abbiamo fatto crescere e che dobbiamo continuare a far crescere», ha detto ancora, ricordando gli ultimi incontri avuti con Fidel: incontri significativi, sia sul piano concreto che simbolico. Fidel ha ricevuto l’attuale presidente venezuelano (che è stato a lungo ministro degli Esteri di Chavez) un giorno prima di incontrare Obama. Gli ha inviato lettere di appoggio nei momenti più difficili del suo mandato. Lo ha sostenuto con la sua diplomazia, discreta ma efficace, a nord come al sud.

E quando Fidel ha compiuto novant’anni, il 13 di agosto, ha fatto il giro dei media una foto in cui i presidenti dell’Alba lo visitavano a sorpresa per il compleanno. L’Alba, l’Alleanza bolivariana per i popoli della nostra America, è stata una creatura di Fidel e Chavez. Ha messo in moto un altro tipo di integrazione regionale, non più rivolta al Nord America, ma al continente Latinoamericano, basata su relazioni paritarie e solidali: ogni paese, un voto, non importa se grande o piccolo, interscambio di beni e servizi senza contropartite politiche. E Raul Castro ha continuato sulla stessa linea, governando la barra in tutti i vertici internazionali. E ieri, tutti i più importanti leader del sud, sia di governo che di partito lo hanno ricordato con gratitudine: dai Sem Terra in Brasile alla sinistra anticapitalista francese, a Podemos in Spagna.

Fidel è morto nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne, dedicata al sacrificio delle tre sorelle Mirabal. Le tre mariposas – come venivano chiamate nella clandestinità – vennero trucidate nella Repubblica Dominicana dal dittatore Trujillo, pupillo degli Usa, nel 1960. A Cuba, invece, su un paese di 11 milioni di abitanti, la lotta di oltre 4 milioni di donne organizzate nella Federacion de Mujeres Cubanas ha ottenuto fin da subito la parità di diritti nella Costituzione, il Codice della famiglia e altri strumenti giuridici.

La forza lavoro femminile, pari al 66% del totale è impiegata con un salario uguale a quello degli uomini, in tutti i settori ed è presente al 49% in Parlamento (Cuba è la quarta nazione al mondo per numero di donne in parlamento). A Cuba non esistono né la tratta né i femminicidi, l’aborto è libero, gratuito e sicuro, un faro di progresso in America latina. Fidel ha sempre rivolto importanti discorsi alla Federazione delle donne, la cui segretaria è stata Vilma Espin. E la Federacion Democratica Internacional de Mujeres (Fdim) è stata fra le prime a mandare un messaggio di cordoglio.

L’America latina deve molto a Fidel. L’11 aprile del 2002, durante il golpe contro Chavez – organizzato dai grandi gruppi economici, dai vertici della chiesa, delle forze armate e dai grandi media, e guidato dalla Cia – Fidel consigliò al giovane leader venezuelano di «non immolarsi come Allende», in quanto, a differenza del presidente cileno nel 1973, egli aveva dalla sua gran parte delle forze armate. E poi diffuse la notizia ai media internazionali e parlò al telefono con i militari fedeli a Chavez, che poté così sventare anche la trappola tesa dall’arcivescovo Baltazar Porras (ora cardinale in Vaticano), mandato dai golpisti per convincerlo a dimettersi, prima di essere fucilato. Il plotone che avrebbe dovuto uccidere il presidente venezuelano si ammutinò e Chavez venne poi riportato al governo a furor di popolo, e il suo primo pensiero fu per Fidel.

L’8 gennaio del 1959, Fidel Castro pronunciò all’Avana il primo discorso pubblico dopo la rivoluzione. Alcune colombe bianche si alzarono e cominciarono a volteggiare su di lui, finché una si posò sulla sua spalla. Fidel la trattenne per qualche secondo e poi la liberò nel cielo. Un gesto che rimase impresso nella moltitudine dei presenti, e che in fondo simbolizza lo spirito che ha fino all’ultimo animato il leader cubano. La sua diplomazia ha accompagnato il processo di pace in Colombia fino alla recente firma degli accordi tra Santos e la guerriglia marxista Farc. Cuba vi ha dedicato lo stesso impegno di quello rivolto alla lotta contro l’apartheid in Sudafrica, la liberazione dell’Angola o l’indipendenza della Namibia e altre nazioni africane. All’inizio del 2000, a Cuba iniziarono anche le trattative tra l’altra guerriglia storica colombiana, l’Eln, e l’allora presidente Alvaro Uribe.

L’Avana è così diventata la capitale della pace. E sia le Farc che l’Eln hanno inviato un messaggio di cordoglio. E in molti paesi dell’America latina è stato dichiarato il lutto nazionale. Ma tutto il sud è in lutto. Cuba è stata al centro del Movimento dei paesi non allineati, che rappresentano oltre due terzi di tutti gli Stati del mondo, e il cui segretario generale è da quest’anno Nicolas Maduro. Fidel Castro – dice un comunicato della Unasur – «ha illuminato la regione con le sue idee sulla libertà, la sovranità, l’uguaglianza per le quali ha lottato per mezzo secolo».

E il miglior modo per onorarlo – ha detto il presidente boliviano Evo Morales – è quello di rafforzare l’unità di tutti i popoli del mondo, la resistenza al modello capitalista e all’imperialismo». Ha detto Fidel a Ramonet nell’Autobiografia a due voci: «Se l’impero divorasse l’America latina come fece la balena con il profeta Giona, non riuscirebbe comunque a digerirla. Prima o poi dovrebbe espellerla, e quella risorgerebbe di nuovo».

Le tre ragioni per le quali voglio bene a Fidel

da jesopazzo.org

PER LA FIEREZZA E LA DIGNITÀ

Avevo 18 anni quando uno dei papi più infami della storia (ma anche più amati e inattaccabili), il papa polacco della fine del blocco comunista, il papa amico dei dittatori sudamericani, Giovanni Paolo II, arrivò in visita a Cuba. Mi ricordo perfettamente di lui che scendeva dalla scaletta e di Fidel che lo aspettava sulla pista composto e fiero, per una volta col completo elegante e non con la mimetica.

Solitamente il papa nelle sue visite nei cosiddetti paesi del Terzo Mondo (è proprio Giovanni Paolo II che ha inaugurato questo “trend”) andava a trovare i poveri, i bambini rinsecchiti e con le pance gonfie in Africa, i vecchi negli ospizi pubblici o riversi per le strade in India (chi come me era piccolo negli anni Ottanta certamente avrà bene in mente queste immagini). E io mi ricordo che ero incazzata e spaventata, che non volevo rivedere, a Cuba, le stesse espressioni di paternalismo, di carità pelosa dell’Occidente. Ma Fidel fa uno dei discorsi più belli di sempre, non l’ho più riletto e non potrei riportare le parole, ma diceva più o meno così: “ciao papa, benvenuto, non voglio niente da te, ma voglio offrirti io qualcosa: la possibilità di conoscere un sistema di vita nel quale i bambini vengono curati e non muoiono di fame, a voi europei non ho niente da chiedere – questo era il messaggio di fondo – ma qualcosa da insegnarvi”.

So che può sembrare una cosa retorica o banale, ma fu un momento entusiasmante, perché, in una delle fasi più nere della storia cubana, la fine degli anni Novanta, Fidel non si era piegato come tutti credevano, ma aveva dimostrato che la Rivoluzione non aveva solo vinto, ma stava vincendo ancora…

>>>continua qui>>>

 

 

Napoli 26nov2016: in piazza in omaggio a Fidel

da Ex-Opg “Je so’ pazzo”

Ci vediamo dalle 20 a piazza san Domenico con bandiere, candele, musica per ricordare Fidel Castro e la coraggiosa rivoluzione cubana, che resiste nonostante tutto e che ha significato dignità, istruzione, sanità, rifiuto dell’imperialismo statunitense e delle guerre per milioni di uomini e donne…

Se c’è una cosa che ci ha insegnato Fidel è che sono i popoli da soli a liberarsi, e a poter cambiare il mondo!
e di questo ovunque c’è ancora tanto bisogno…

Napoli è al fianco dei popoli che lottano!

“Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni epoca e in ogni circostanza, ma mai, senza lotta, si potrà avere la libertà”.

¡¿Qué tiene Fidel, que los imperialistas no pueden con él?!

¡¿Qué tiene Fidel, que los imperialistas no pueden con él?!

Iba matando canallas. Con su cañón de futuro.

«La muerte no es verdad cuando se ha cumplido bien la obra de la vida.» (José Martí)

Cuando los seres humanos se vuelven universales.

 

 

(FOTO) M.I.A.: Tanti Auguri Fidel!

di Movimento Internazionale Antifascista

Qui di seguito il messaggio di augurio per il 90simo compleanno del Compagno Fidel Castro presentato dal MIA oggi al Consolato della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli durante l’incontro realizzato in onore dello stesso Fidel su invito della Console Amarilis Gutiérrez Graffe.

Il M.I.A. (Movimento Internazionale Antifascista), movimento che abbraccia le donne e gli uomini di varie nazionalità e appartenenze, uniti dallo spirito unitario dell’antifascismo, movimento nato e cresciuto a Napoli per volontà delle donne antifasciste provenienti dalle ex-Repubbliche Socialiste Sovietiche, oggi, per l’anniversario del 90simo compleanno del Leader della Rivoluzione Cubana Fidel Castro, vuole esprimere attraverso questa comunicazione tutta la stima e l’ammirazione che prova verso Fidel Castro augurandogli tanti anni di salute e felicità.

Noi, nati e cresciuti in Unione Sovietica, ci ricordiamo con tanto affetto che Fidel Castro appartiene anche a noi.

Il 23 maggio 1963 i mezzi d’informazione sovietici annunciarono la comparsa di un nuovo Eroe dell’Unione Sovietica. Questa volta il titolo non fu assegnato ad un pilota esploratore, un cosmonauta o soccorritore ma al Primo Ministro del Governo Rivoluzionario della Repubblica di Cuba, maggiore delle forze militari cubane, il trentaseienne Fidel Castro.

In quel periodo Fidel Castro visitava l’Unione Sovietica. La visita è durata quattro mesi, per quattro bellissimi mesi lui girò per le città, per le regioni, parlava con gli operai, i pescatori, i metalmeccanici, parlava con la gente semplice sempre cercando di sfuggire dai percorsi ed incontri di protocollo programmati e pensati dai dirigenti del Partito Comunista Sovietico. Il Leader cubano valorizzava i contatti spontanei, preferendo semplici strette di mano agli sguardi adulatori degli occhi. Leggeva dagli occhi, oltre ad essere un grande stratega, il politico Fidel Castro anche è stato un infallibile psicologo. Odiava l’ufficialità nei rapporti, diceva “mi state accogliendo come uno sceicco arabo, non come amico” e cercava di svincolarsi, era aperto e sincero, parlava senza gli appunti, era chiaro, comprensibile, impulsivo ed istintivo. E piaceva molto al popolo sovietico.

La notizia della sua onorificenza fu accolta dal popolo sovietico con grande entusiasmo. Tenne un comizio con una enorme partecipazione della gente, pieno di manifesti, musica, balli, palloncini, bandiere, presto si trasformò in una vera festa di amicizia tra il popolo sovietico e cubano. “Cuba amore mio! Insieme per sempre!”. Perché eravamo vicini per lo spirito rivoluzionario, per la capacità di sacrificio, intransigenza verso i nemici, per laboriosità, apertura mentale verso la  cooperazione reciproca, per il senso di collettività e per la speranza verso il futuro sereno.

Eravamo affascinati dalla Rivoluzione Cubana, eravamo speranzosi; fu fatto il primo passo verso la costruzione della società socialista in tutto il Continente Americano. E il grande leader, Fidel Castro, era il nostro eroe! Era e lo è ancora! Con il passare degli anni e la grande trasformazione geopolitica avvenuta negli ultimi decenni, Fidel Castro è ancora il nostro principale punto di riferimento, la nostra sicurezza e la nostra speranza. Lui, che durante tutti questi anni subì il maggior numero di attentati alla sua vita (637 per la precisazione), ha scongiurato 33 colpi di stato progettati dai servizi segreti degli USA, ancora oggi ci da la sicurezza e la speranza che l’apertura nei rapporti diplomatici ed economici tra Cuba e gli USA non porterà al revisionismo della storia, all’espansione imperialista, alla cancellazione della Rivoluzione e al cambiamento della direzione socialista cubana.

Auguri nostro Eroe, Auguri e Buon Compleanno, caro Fidel Castro, ti vogliamo, ancora tra di noi per anni e anni, perché noi abbiamo bisogno della tua presenza. Attraverso mari e monti, dalla lontana Italia alla bellissima isola della Libertà, rivolgiamo i nostri migliori auspici per la tua salute, per la salute del grande leader rivoluzionario Fidel Castro!
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