Venezuela Bolivariano: Vademecum anti-Golpe

di Gianmarco Pisa 

La Repubblica Bolivariana del Venezuela affronta, dallo scorso mese di gennaio, una fase di ulteriore escalation del «golpe continuato» avviato dagli Stati Uniti, con il sostegno, a vario titolo, degli Stati membri dell’Unione Europea e l’attivo appoggio delle «quinte colonne» interne, vale a dire i settori più oltranzisti, violenti ed eversivi, delle opposizioni di destra e anti-chaviste, espressione dei segmenti più ricchi e reazionari della popolazione venezuelana, legati agli interessi del grande capitale nord-americano, già più volte, e a più riprese, resisi responsabili di gravi atti di sabotaggio e di violenza terroristica di strada (le ben note «guarimbas») che, negli anni, hanno provocato più di cento morti, migliaia di feriti e devastazioni, spesso ai danni, persino, di scuole, ospedali, autobus.

L’escalation del «golpe continuato»

Si tratta, come detto, della fase più acuta di un «golpe continuato» che va avanti da tempo, parte integrante di una strategia complessiva, di destabilizzazione e di rovesciamento violento del governo legittimo della Repubblica Bolivariana del Venezuela, iniziato sin dalla vittoria presidenziale di Hugo Chávez (1998), condotto sin dalla costituzione del governo bolivariano (1999) e in ragione dell’orientamento in senso patriottico, socialista e antimperialista, della Rivoluzione Bolivariana, a maggior ragione all’indomani della dichiarazione, da parte dello stesso Hugo Chávez, del carattere
democratico e socialista del processo bolivariano (2005).

Non bisogna dimenticare, infatti, che già nel 2002, un golpe violento aveva cercato di rovesciare Chávez, che, anche in seguito, tentativi di attentati e «colpi di mano» sono stati portati avanti dalle forze legate all’imperialismo, e che la stessa strategia della «guerra economica» è parte di un piano complessivo, volto allo strangolamento dell’economia produttiva e alla riduzione alla fame della popolazione venezuelana, con l’obiettivo, peraltro sempre fallito, di provocarne una sollevazione contro le autorità bolivariane.

Questa strategia eversiva ha registrato una ulteriore escalation, a partire dal 2015, con la dichiarazione, da parte del presidente statunitense Barack Obama, del Venezuela Bolivariano come «minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti», accompagnata alla messa in atto, da parte del Dipartimento di Stato USA, di una aggressiva campagna politica, volta a condizionare i propri alleati nella regione e, soprattutto, gli alleati NATO in Europa, a ridurre le relazioni politiche e diplomatiche e ad interrompere i normali scambi economici e commerciali con il Venezuela, con l’obiettivo di causarne l’isolamento internazionale e di aggravare le condizioni di vita della popolazione venezuelana e l’approvvigionamento di beni di prima necessità, dai farmaci di base ai prodotti alimentari.

Successivamente, ulteriori tappe di questa stessa escalation, sotto la nuova presidenza di Donald Trump, sono state, a partire dal 2017, l’ulteriore inasprimento della guerra economica, del sabotaggio economico e del blocco finanziario ai danni del Venezuela Bolivariano, esteso dagli Stati Uniti a tutti gli alleati regionali ed atlantici, a partire dal Canada, e da diversi Paesi dell’Unione Europea, che ha comportato sempre maggiori difficoltà per il Venezuela non solo nel reperimento di beni e servizi nel mercato internazionale, ma anche nell’accesso agli ordinari canali di finanziamento sui mercati finanziari, e, a partire dal 2018, la sistematica provocazione di confine, in particolare con la Colombia e con il Brasile, dove si sono verificati incidenti di frontiera e si sono
anche registrati tentativi illegittimi, non autorizzati, di immissione nel Paese di beni e prodotti provenienti dai mercati occidentali, sotto false vesti di «aiuti umanitari», con l’obiettivo di diffondere presso l’opinione pubblica occidentale l’idea che in Venezuela sia in corso una crisi umanitaria ed il governo venezuelano si opponga alla distribuzione umanitaria. Viceversa, l’ONU ha attestato che non esiste alcuna crisi umanitaria in Venezuela e diverse agenzie internazionali hanno riconosciuto che tali sedicenti aiuti, anche per le forme con cui sono veicolati, non possono essere considerati né possono essere trattati come aiuti umanitari.

«Cambio di regime» e «paradigma umanitario»

Quello che è in corso, quindi, nel contesto del «golpe continuato» e nella strategia del «regime change», il rovesciamento di un governo legittimo, ma ostile agli interessi statunitensi nella regione, è un progetto eversivo in cui si sovrappongono tutti gli elementi che hanno caratterizzato la strategia dell’imperialismo, anche con interventi militari «sedicenti umanitari», nel corso degli ultimi trent’anni. Intanto, la guerra economica volta al sabotaggio e al blocco commerciale, con l’obiettivo di affamare la popolazione e di provocarne una sollevazione contro le autorità legittime,
innescando una spirale di caos, disordine e violenza, facilmente strumentalizzabile per attivare un intervento «umanitario» spendibile come «pacificatore» o restauratore dei «diritti umani violati da un regime tirannico contro una popolazione inerme» (come più volte accaduto, peraltro, nel corso degli ultimi anni, dalla Jugoslavia di Slobodan Milošević alla Siria di Bashar al Assad).

Quindi, la guerra mediatica, imponendo, da parte dell’imperialismo, una «agenda informativa» volta a presentare il “dittatore” di turno, di volta in volta, come responsabile di gravi violazioni dei diritti umani (anche quando violenza di strada e, persino, atti di terrorismo sono provocati dalle opposizioni anti-governative, come nel caso attuale del Venezuela, con i casi, ampiamente documentati, delle «guarimbas», delle violenze di strada e dei sabotaggi diffusi) o del peggioramento delle condizioni di vita della popolazione (anche quando è in corso, come in Venezuela, un blocco economico provocato proprio dagli USA e dai loro alleati) per “giustificarne”, presso le opinioni pubbliche, la rimozione, anche violenta o perfino militare.

Infine, l’attivazione del «paradigma umanitario», volto ad innescare il circuito, mediatico e politico, dell’intervento militare di carattere umanitario (che maschera gli interessi e le finalità di una vera e propria aggressione di natura imperialistica) e dell’attivazione, politica e sociale, di agenzie umanitarie e organizzazioni internazionali la cui agenda, mascherata da compiti sedicenti umanitari anche quando non è in corso alcuna verificabile crisi umanitaria, è in realtà interamente orientata alla destabilizzazione e al cambio violento delle autorità costituzionali, a fianco di settori dell’opposizione interna (anche in questo caso, i precedenti della Serbia e del Kosovo, dell’Ucraina e dell’Iraq sono ampiamente esemplificativi).

Non è un caso che il «paradigma umanitario» si accompagni spesso alla traccia di un vero e proprio «golpe istituzionale» in cui il ricorso a settori corrotti dell’establishment politico e la strumentalizzazione della dialettica politico-istituzionale diventano pretesto per opzioni interventiste e vere e proprie ingerenze eversive.

I «contenuti di legittimità» del processo bolivariano

L’accusa, attualmente rivolta al presidente legittimo, Nicolás Maduro, di avere «esautorato il parlamento», è destituita di fondamento, dal momento che omette di ricordare che, dopo le elezioni parlamentari del 2015, la Corte Suprema (il Tribunale Supremo di Giustizia) dichiarò nulla l’elezione di quattro deputati, tra i quali tre dell’opposizione al governo, e ciononostante la maggioranza parlamentare, in mano alla opposizione, decise di non sottostare alla deliberazione, insediando ugualmente i tre deputati, ponendosi, di conseguenza, secondo un successivo deliberato, in situazione di oltraggio alla Corte e rendendo nulle le deliberazioni parlamentari, in quanto, appunto, illegittimamente costituito. In linea con la Costituzione Bolivariana, le successive elezioni del 2017 hanno eletto anche una Assemblea Nazionale Costituente, per aggiornare la Costituzione Bolivariana, Assemblea Costituente che si pone oggi come massima espressione legislativa nel Paese.

Il Venezuela è, infatti, una repubblica presidenziale di carattere federale, costituzionalmente basata su cinque poteri indipendenti: il Potere Esecutivo (il Presidente della Repubblica è eletto a suffragio universale e svolge funzioni di Capo di Stato e di Capo di Governo), il Potere Legislativo (rappresentato dalle articolazioni parlamentari), il Potere Giudiziario (rappresentato dal Tribunale Supremo di Giustizia), il Potere Elettorale (rappresentato dal Consiglio Nazionale Elettorale) e il Potere Cittadino (composto dal Difensore del Popolo, dal Pubblico Ministero Generale e dall’organo costituzionale di Controllo Generale della Repubblica).

Secondo la Costituzione, attualmente in vigore, il Venezuela è uno «Stato democratico e sociale di diritto» (art. 2), in cui «la Costituzione e le leggi definiscono i compiti degli organi che esercitano il Potere Pubblico, ai quali devono sottostare le attività che realizzano» (art. 137), e in cui il potere di iniziativa legislativa spetta «al Potere Esecutivo Nazionale; alla Commissione Delegata e alle Commissioni Permanenti; ai componenti della Assemblea Nazionale, in numero non inferiore a tre; al Tribunale Supremo di Giustizia, quando si tratti di leggi relative all’organizzazione e ai procedimenti giudiziari; al Potere Popolare, quando si tratti di leggi relative agli organi che ne fanno parte; al Potere Elettorale, quando si tratti di leggi relative alla materia elettorale; agli elettori in numero non inferiore allo 0.1% degli iscritti nel Registro Civile ed Elettorale; al Consiglio Legislativo, quando si tratti di leggi relative agli Stati» (art. 204 della Costituzione).

La Costituzione Bolivariana in vigore è stata approvata con un referendum popolare costituzionale (15 dicembre 1999) cui hanno partecipato quasi cinque milioni di venezuelani e venezuelane, con quasi il 72% di voti a favore. Inoltre, dal 2004, il Venezuela ha adottato un sistema elettorale automatizzato e trasparente, riconosciuto da migliaia di osservatori internazionali e dal “Centro Carter”, basato su tre livelli: il suffragio elettronico, il suffragio fisico e la possibilità di controllare le procedure elettorali sia prima sia dopo il voto. Dal 2004, con tale sistema elettorale, sono state
organizzate in Venezuela ben 19 elezioni, due delle quali, tra l’altro, perse dal chavismo. Si tratta di una ulteriore verifica della falsità delle accuse al Venezuela Bolivariano di essere una “dittatura”.

Le conquiste sociali della Rivoluzione Bolivariana

Sotto il profilo politico-sociale, il Venezuela Bolivariano rappresenta, altresì, una «alternativa pratica» al paradigma neoliberista, soprattutto in relazione alla distribuzione della ricchezza prodotta per finalità di inclusione sociale e di progresso sociale. Grazie ai piani sociali delle grandi missioni bolivariane, infatti, il Venezuela è oggi il quinto paese al mondo con il più alto numero di studenti iscritti all’università in rapporto alla popolazione, con più di 2.5 milioni di iscritti (prima della Rivoluzione erano solo 785 mila).

Come risultato della Rivoluzione Bolivariana, nel 2005 l’UNESCO ha dichiarato il Venezuela «Paese libero dall’analfabetismo» e dal 2000 ha riconosciuto due nuovi (su quattro totali) patrimoni mondiali dell’umanità, beni culturali e paesaggistici di importanza universale.

Oggi, oltre l’82% della popolazione venezuelana è coperta dal Sistema Sanitario Nazionale, il Venezuela è diventato il quinto paese della regione con il maggior numero di medici, e il tasso di alfabetizzazione, nella fascia di età di riferimento 15-24 anni, è pari al 99%. Entro la fine del 2019, grazie alla Grande Missione «Vivienda Venezuela», il governo arriverà alla consegna di tre milioni di case a basso costo per i più bisognosi. Come attestato dalle Nazioni Unite, la Repubblica Bolivariana del Venezuela è stato uno dei primi Paesi a raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, in particolare nella lotta per sradicare la fame e la povertà estrema, la quale è passata da un tasso del 12% prima della Rivoluzione a un tasso attuale, in Rivoluzione, del 4.5%, così come per garantire l’educazione primaria e universale.

Ancora secondo le agenzie internazionali, sempre nel Venezuela Bolivariano, il coefficiente di Gini, che misura il livello di disuguaglianza all’interno dei singoli Paesi, è pari oggi a 0.40, mentre, prima della Rivoluzione, era pari a 0.49. Secondo i dati della Commissione Economica delle Nazioni Unite per l’America Latina e i Caraibi, il Venezuela e l’Uruguay hanno le migliori percentuali nel subcontinente in termini di distribuzione della ricchezza.

Inoltre, ispirata ai principi bolivariani e socialisti di inclusione sociale, unità e indipendenza dei popoli latino-americani, nonché autonomia ed autodeterminazione del proprio sviluppo economico e sociale, la Rivoluzione Bolivariana è stata e continua ad essere protagonista di una strategia di unità dei popoli latino-americani, concorrendo da protagonista alla costruzione di format e assisi regionali di ispirazione anti-imperialista, contrari quindi alla tradizionale politica interventista e alla strategia del «patio trasero» («cortile di casa») storicamente perseguita dagli Stati Uniti: basti ricordare la costituzione dell’ALBA (la Alleanza Bolivariana per le Americhe) dal 2004, l’ALBA e i TCP (i Trattati di Commercio dei Popoli) a partire dal 2005, l’UNASUR (la Unione delle Nazioni Latino-
Americane) dal 2008, la CELAC (Comunità degli Stati Latino-Americani e Caraibici) dal 2010 e, ancora, la «Petrocaribe», per lo scambio solidario a partire dalla risorsa petrolifera, a partire dal 2005.

Il «gioco del capitale» e la guerra per le risorse

La politica di solidarietà internazionale, unita alla «diplomazia di pace» del governo bolivariano, insieme con la particolare ricchezza di risorse, sia energetiche sia di biodiversità, del Venezuela sono alcune tra le ragioni principali della costante minaccia cui è sottoposto il Paese da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati. Il Venezuela ha la più grande riserva di petrolio al mondo (300 miliardi di barili); è l’ottavo Paese del pianeta con le maggiori riserve di gas naturale (1.5 trilioni di metri cubi); ha 14 miliardi di tonnellate di ferro, 7 miliardi di tonnellate di oro, 10 miliardi di tonnellate di carbone, 6 miliardi di tonnellate di bauxite; e, ancora, coltan per l’elettronica e torio per l’energia pulita; acqua ed energia idro-elettrica, biodiversità.
 
La strategia, con la minaccia dell’uso della violenza armata, di rovesciamento del  governo legittimo in Venezuela, dettata da vari interessi economici e strategici, costituisce quindi una grave violazione e un crimine internazionale, dal momento che si pone in violento contrasto con il rispetto del principio di pari diritti e di autodeterminazione dei popoli (art. 1.2 della Carta delle Nazioni Unite); il rispetto per l’uguaglianza sovrana degli Stati (art. 2.1 della Carta); l’obbligo di ogni Stato di astenersi dalla minaccia di uso della forza e dall’uso della forza contro uno Stato (art. 2.4 della Carta); il rispetto dell’integrità territoriale e dell’indipendenza politica degli Stati (art. 2.4 della Carta); e la non ingerenza negli affari interni degli Stati (art. 2.7 della Carta).

Violando questi principi, gli Stati Uniti e i loro alleati regionali e occidentali mettono a repentaglio il diritto alla pace e alla sicurezza dei popoli, il diritto allo sviluppo e il pieno godimento dei diritti umani. La difesa delle autorità legittime del Venezuela Bolivariano e della pace e della sicurezza del popolo venezuelano sono quindi anche difesa dei principi della Carta delle Nazioni Unite e delle norme fondamentali del diritto e della giustizia internazionale, oltre che dei principi di pace, solidarietà e fratellanza tra i popoli del mondo.

Per la pace e la democrazia, contro il fascismo e la guerra nel cuore dell’Europa

Immagine Odessa napolinowardi Gianmarco Pisa, Istituto Italiano di Ricerca per la Pace  –  Rete Corpi Civili di Pace

Si è trattato di una iniziativa politicamente e culturalmente molto significativa, capace di unire forze politiche e sociali su una piattaforma unitaria e parole d’ordine, come si sarebbe detto una volta, ampiamente condivise e, soprattutto, in grado di rappresentare una presenza pubblica, concreta e visibile, in azione contro la minaccia di guerra e destabilizzazione che i nuovi venti del fascismo e dell’imperialismo stanno portando, drammaticamente, nel cuore stesso del continente europeo.

Con questo spirito si è svolto il presidio antifascista sotto il Consolato Ucraino a Napoli, lo scorso venerdì 9 maggio, per l’intera mattinata, dalle 10.30 alle 14.30, un presidio che a buona ragione si potrebbe definire “non usuale”, lontano da quella connotazione tradizionale di una presenza di piazza puramente testimoniale, assai simile invece ad un vero “spazio aperto”, ricco di bandiere, di slogan e di contenuti, grazie al quale una piazza algida e funzionale, come quella del Centro Direzionale di Napoli, si è trasformata in un luogo di incontro e di informazione con i cittadini e le cittadine, animato da un volantinaggio itinerante, arricchito da continui dialoghi con le persone, accompagnato da immagini e suoni che hanno fatto da sfondo, nell’ampia piazza, alla bella rassegna.

Tra i motivi del successo, per nulla scontato, dell’iniziativa, il fatto di essere auto-organizzata, da attivisti della galassia antimperialista partenopea, e quindi aperta alla partecipazione di tutti quanti si riconoscessero nella piattaforma e nelle parole d’ordine; e, conseguentemente, il fatto di essere concepita come un luogo plurale, senza pretese di egemonia tra i soggetti promotori e, finalmente, con la possibilità e la libertà di portare ciascuno il proprio simbolo e la propria bandiera e, tutti insieme, le bandiere delle realtà e degli stati che rappresentano luoghi significativi dell’opposizione all’imperialismo atlantico, oggi la minaccia più grave per la democrazia in Europa e il responsabile più grande della guerra in Ucraina.

Non a caso, l’iniziativa ha visto la partecipazione di oltre sessanta attivisti, provenienti dalle esperienze di solidarietà internazionale e dei Corpi Civili di Pace, della lotta contro l’imperialismo e contro la guerra, della Rete Nowar di Napoli e della Associazione ALBA, del Comitato BDS Campania e dei collettivi, fino alle realtà politiche organizzate, che hanno stretto in un abbraccio quei cittadini ucraini che si sono uniti al presidio, partecipando attivamente al suo svolgimento, per condividere il proprio orrore per le violenze perpetrate dalla giunta golpista di Kiev, specie nell’Est e nel Sud del Paese, e per rivendicare il proprio attaccamento alla democrazia e per la pace.

Il presidio ha rappresentato anche una risposta immediata e concreta alla tragedia del massacro di Odessa. Lo scorso 2 maggio, all’indomani della Giornata dei Lavoratori, a Odessa, 112 vittime innocenti, in gran parte lavoratori, sindacalisti, comunisti, sono morti per mano di gruppi di estrema destra, che hanno messo a ferro e fuoco il Palazzo dei Sindacati. Da oltre una settimana, la giunta golpista sostenuta dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea ha messo sotto assedio Slaviansk, nel Donetsk, inviando i carri armati contro il proprio popolo, che da settimane reclama diritti e auto-determinazione, in un Paese sconvolto e vessato dalle violenze fasciste di Pravj Sektor e Svoboda.

Violando palesemente il diritto e la giustizia internazionale, le cancellerie europee si sono affrettate a riconoscere e finanziare un governo illegittimo, imposto dai paramilitari di piazza Maidan, e composto da ministri che si richiamano apertamente all’ideologia nazista, sostenuti da settori reazionari ed oligarchi corrotti. In nome della “sovranità” ed “integrità territoriale” dell’Ucraina, l’UE, in primis la Germania, gli USA e la NATO mirano a inglobare il Paese nella propria sfera di affari e stringere d’assedio la Russia, minacciata nel suo confine occidentale dall’espansionismo della NATO, e i cittadini russofoni, aggrediti e uccisi in veri e propri pogrom. Per questo il presidio ha voluto tenere alta l’attenzione sul ritorno del fascismo e della guerra nel cuore dell’Europa.

Il presidio, infine, si è “aggiornato” con la promessa, per tutto il movimento napoletano antifascista ed antimperialista, di continuare la mobilitazione per l’Ucraina Antifascista anche in altre città italiane. Il 13 maggio la mobilitazione continua a Roma con un presidio presso la sede della UE.

La Rivoluzione bolivariana: garanzia dei diritti umani

Mirandinos protestan contra ataques de opositores a misiones socialesdi Gianmarco Pisa

L’appello

Scrive Amnesty International (www.amnesty.it/venezuela-proteste-rischio-diritti-umani): «Il Venezuela sembra sull’orlo di un abisso. Dall’inizio di febbraio 2014, il paese è scosso dalla violenza innescata da manifestazioni pro e contro-governative, in cui sono morte oltre 37 persone, compresi sei membri delle forze di sicurezza. I feriti sono più di 500 e oltre 2000 persone sono state arrestate. La maggior parte è stata rilasciata, ma rimangono a loro carico accuse che potrebbero comportare lunghe pene detentive. Sono stati registrati episodi di uso eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza, violenza da parte di gruppi armati filo-governativi e manifestanti. Alcuni detenuti hanno raccontato di essere stati torturati. Negli ultimi dieci anni, la società venezuelana si è sempre più polarizzata. L’attuale crisi politica rischia di minare i progressi negli ultimi anni in favore dei diritti delle persone più emarginate. La risposta a questa crisi è il rispetto incondizionato dei diritti umani e il rafforzamento delle istituzioni che sostengono lo stato di diritto».

Il rapporto

Nel suo rapporto alla 52a sessione della Commissione ONU contro la Tortura*, Amnesty si spinge a dare ad un capitolo, tra gli altri, il titolo “Impunità”: «L’impunità per i diritti umani rimane una preoccupazione in Venezuela. Il sistema giudiziario non sembra essere adeguatamente sostenuto ed è sottoposto a interferenze da parte del potere esecutivo, in particolare nei casi di coloro che sono apertamente critici delle autorità. Per esempio, nel dicembre 2010, il giudice María Lourdes Afiuni Mora è stata arrestata alcune ore dopo avere ordinato il rilascio del banchiere Eligio Cedeño, decisione in suo potere e coerente con la legge. Il suo arresto è avvenuto il giorno dopo la denuncia di quella decisione da parte di Hugo Chávez nel corso di un’intervista in cui ha chiesto per lei la pena di 30 anni. Il giudice Afiuni è oggi libera su cauzione.

«Nel febbraio 2014, un mandato di arresto è stato emesso contro Leopoldo López, leader del partito di opposizione Voluntad Popular, il giorno dopo che il Presidente dell’Assemblea Nazionale, Diosdado Cabello, ed il Ministro degli Affari Esteri, Elías Jaua, lo hanno accusato di essere tra i responsabili delle violenze prima e dopo le manifestazioni anti-governative degli studenti. Il giorno dopo l’arresto di López, il presidente Maduro ha chiesto che fosse tenuto in prigione. Leopoldo López è attualmente in stato di arresto in attesa dell’esito delle indagini del pubblico ministero per quanto riguarda la sua responsabilità per i reati di danneggiamento, incendio doloso, istigazione a delinquere e cospirazione.

«Il giudice ha stabilito che non c’erano prove per accusarlo dei crimini più gravi elencati nel mandato d’arresto, comprese le accuse, ritenute infondate, di terrorismo, omicidio e danneggiamento aggravato. Oltre ai problemi con la magistratura, a seguito della denuncia del Venezuela della Convenzione Americana dei Diritti Umani, nel settembre 2013, la Corte Interamericana dei Diritti Umani non ha più giurisdizione sul Venezuela. Questo Tribunale, che rappresenta l’istituzione di ultima istanza [ma letteralmente andrebbe tradotto come: l’ultima risorsa e l’ultima speranza di giustizia] per le migliaia di vittime di violazioni dei diritti umani e le loro famiglie in tutta l’America, e costituisce un complemento necessario ai sistemi giudiziari nazionali, non sarà più a disposizione della popolazione del Venezuela.

«Amnesty International ha espresso preoccupazione a riguardo e ha esortato il governo a riconsiderare questa decisione, deleteria per le vittime di violazioni dei diritti umani. Nel contesto delle carceri, secondo i dati pubblicati dallo “Observatorio Venezolano de Prisiones”, dal luglio 2011 al dicembre 2013, 1.313 detenuti sono morti e 2.149 sono rimasti feriti nelle carceri venezuelane. Sono state avviate indagini su questi decessi, ma solo in poche occasioni sono stati individuati i responsabili, e raramente sono state adottate misure concrete per sanzionare la violenza tra i detenuti e per stabilire se l’uso della forza da parte delle autorità di pubblica sicurezza sia stato adeguato e proporzionato».

La realtà

Se nel 1999, all’alba della rivoluzione bolivariana, il 70% della popolazione viveva in condizioni di povertà, con ca. il 50% in povertà relativa e ca. il 20% in povertà assoluta, oggi i due indici sono scesi rispettivamente al 24% e al 6%, conseguendo il primo degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio in anticipo sulla data prevista (2015). La disoccupazione si  mantiene sotto l’8% (in Italia il tasso ufficiale di disoccupazione è sopra al 12%), la percentuale di immatricolazioni universitarie è tra le più alte del mondo, il Paese è stato già dichiarato dall’UNESCO “Zona Libera dall’Analfabetismo”.

L’Indice di Incidenza della Malnutrizione è sceso dal 12% al 6% tra il biennio 1990-1992 ed il biennio 2005-2007, grazie alla politica nutrizionale e per la sovranità alimentare attuata dal governo anche attraverso l’azione della Mision “Alimentacion” (“Mercal”) che ha consentito di raggiungere e superare la media raccomandata FAO con 2700 kcal. al giorno messe a disposizione, in media, di ogni cittadino. La Mision “Vivienda” ha pianificato la costruzione di 2.650.000 nuove case e la ristrutturazione di altre 1.000.000 entro il 2020 per assicurare a tutti condizioni abitative soddisfacenti. Infine, i programmi sociali e culturali hanno consentito la distribuzione gratuita di milioni di libri a scuole, università, luoghi di aggregazione ed educazione e, nel 2012-2013, due “luoghi culturali” sono stati inseriti dall’UNESCO nel Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, i “Diavoli Danzanti” di Corpus Christi e la “Parranda” di S. Pietro.

L’Indice di Sviluppo Umano è uno dei più alti in America Latina (da 0,660 nel 1999 a 0,750 nel 2012), e il Paese si colloca al 70° posto tra i Paesi ad alto sviluppo umano, anche perché le disuguaglianze sono state fortemente ridotte, come mostra il coefficiente di Gini, passato dal valore 0,49 nel 1999 a 0,39 nel 2012. A dispetto dunque, delle denunce politiche e della propaganda avversaria, il Venezuela, anche sotto il profilo dei diritti umani, è una “storia di successo”.

*tbinternet.ohchr.org/Treaties/CAT/Shared%20Documents/VEN/INT_CAT_ICO_VEN_16579_E.pdf

Alla prova della contro-rivoluzione: le basi marxiste del “socialismo del XXI secolo”

foto di Nuova Alba.di Gianmarco Pisa

Un aspetto che riveste rinnovata importanza nello scenario attuale del Venezuela Bolivariano è senza dubbio l’economia nazionale. Sebbene il peggioramento delle condizioni economiche sia dovuto prevalentemente a motivi “artificiali”, come l’aggressione speculativa contro la moneta nazionale, l’accaparramento ed il sabotaggio economico da parte dei gruppi privati e degli speculatori nazionali e internazionali, in una parola, una vera e propria “offensiva di classe”, in cui la guerra di classe è sviluppata dai “ricchi” contro i “poveri”, è altrettanto vero che, dopo mesi di destabilizzazione, proprio la “congiuntura economica” sembra oggi essere la debolezza maggiore del governo bolivariano, almeno nella percezione di settori popolari, al punto che nei sondaggi sembra essere diventata, comprensibilmente, la preoccupazione maggiore dei venezuelani. Ad avere precipitato, oltre alle “cause scatenanti” sopra richiamate, il Paese nella situazione attuale è, poi, l’effetto combinato di due fenomeni macro-economici ben noti alla letteratura e alla prassi: l’inflazione e la carenza* di beni.

Oggi, questa situazione rischia di rappresentare la contraddizione saliente per la continuità stessa del progetto bolivariano: non tanto per le conquiste della rivoluzione, quanto soprattutto per la continuità dei progressi sin qui realizzati proprio in campo economico e sociale. In tal senso, è opportuno richiamare alcuni degli “insegnamenti” della esperienza chavista: che la rivoluzione non è una formulazione teorica astratta sulla felicità, né è un’astrazione utopica o un “sogno delle élite rivoluzionarie”, né, tanto meno, la promessa aerea di un paradiso presunto. La rivoluzione (in particolare, la rivoluzione bolivariana tra le altre rivoluzioni socialiste del passato e del futuro) è un processo storico e sociale, all’interno del quale giungono a maturazione le condizioni per abrogare lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, per realizzare la proprietà sociale della produzione, anche attraverso l’espropriazione della proprietà privata delle élite, per coniugare, infine, libertà, giustizia sociale e diritti umani. La società civile ha sempre, almeno da quando Karl Marx ha reso tutti consapevoli di questo fondamentale, l’economia alla base: e Wall Street rappresenta – anche simbolicamente – la contraddizione tra l’1% e il 99%.

Quando, nel Venezuela di oggi, si parla di accaparramento e di speculazione, e, in particolare, di carenza* di beni, si tende, spesso strumentalmente e maliziosamente, a confondere i “consumi” e il “consumismo”. Il consumismo è un’aberrazione derivata dal capitalismo, vale a dire dal modo di produzione capitalistico, che tende inevitabilmente (per le ragioni stesse dell’accumulazione capitalistica) alla sovrapproduzione ed alla massimizzazione del profitto e che si verifica quando i capitalisti, attraverso vari mezzi, creano nelle masse bisogni falsi (indotti) verso beni superflui (inutili). È bene osservare il fenomeno, eminentemente di natura economica, anche da un altro punto di vista, soprattutto sociale: si tratta, infatti, di un altro modo per espropriare i lavoratori, attraverso il quale non solo si sottrae il plusvalore prodotto, ma si sottrae anche una quota di valore-lavoro che, incorporato nel salario, finisce per volatilizzarsi nella ricerca di beni superflui e nell’appagamento di bisogni indotti. Il circuito pubblicitario e la guerra di classe attraverso la “comunicazione” (altra forma della “guerra di quarta generazione”, come pure la si definisce) partecipano attivamente a questo stato di cose, al punto che oggi il terreno mediatico è uno dei fronti dello scontro sociale. Il consumo, in quanto tale, è invece, piuttosto, la manifestazione del diritto di ottenere ciò che serve per vivere o, in altri termini, per riprodurre, attraverso il salario, la propria forza-lavoro (alloggio, vitto, vestiario, salute, istruzione, arte, spettacolo, cultura, informazione, insomma, tutto quanto concorre alla vita degna).

Se le ristrettezze limitano la possibilità delle persone di ottenere tali beni, il governo rivoluzionario deve intervenire per affrontare il problema. Non a caso, Maduro ha ripetutamente affermato che l’economia è il tema prioritario di quest’anno politico, conseguenza delle guarimbas economiche, cavalcate dai settori della borghesia più violenta, radicale e squadrista, e da una decelerazione del processo economico legato al socialismo bolivariano, probabilmente inevitabile e, per altri aspetti prevedibile, ma su cui si può e si deve intervenire. Dopo l’offensiva rivoluzionaria contro l’accaparramento e la speculazione, Maduro, a margine dei Dialoghi di Pace con l’opposizione, ha annunciato una nuova offensiva: «Produrre tutto ciò che serve… Qualsiasi persona che produce qualcosa deve sentirsi chiamata in causa in questo sforzo… Chiamo tutti i cittadini a diventare produttori»; ciò anche allo scopo di superare la dipendenza dalle entrate petrolifere e risolvere le inevitabili distorsioni da questa prodotte nei meccanismi di produzione di beni e servizi. Ancora Nicolás Maduro: «L’offensiva economica ha il carattere di una grande rettifica… Il passo da intraprendere sarà quindi più completo, più profondo e più strutturale rispetto ai mesi scorsi». È necessario diversificare la produzione e allargare le cosiddette “basi materiali” della produzione stessa, superando la dipendenza dal petrolio, anche con una maggiore capacità di sviluppare investimenti, e migliorare il potenziale tecnologico della produzione nazionale, con un atteggiamento aperto, anti-dogmatico, creativo, coraggioso, innovativo, come sempre in tutte le pagine migliori del “Socialismo del XXI secolo”, non disdegnando di aprire un confronto costruttivo con i settori più aperti della borghesia nazionale ed internazionale.

Chiaramente, tutto ciò richiede accortezza e strategia. Non è una cosa facile, perché questo programma si scontra con gli attacchi sia da destra, conservatori, neo-liberali, che pretendono il dominio dell’economia di mercato, sia dall’ultrasinistra, utopistici, dogmatici, che accusano di “consumismo” tutte le istanze dei “consumatori”. Per affrontare una questione così complessa, Nicolás Maduro ha annunciato diverse misure, tra cui la Conferenza Economica nell’ambito della Conferenza di Pace, con un incontro tra rappresentanti del gabinetto economico e settori produttivi, sia dell’economia pubblica sia dell’economia privata. Al contempo, la Conferenza serve a confermare l’orientamento socialista dell’economia nazionale, per rendere chiaro che lo Stato conserva il suo potere di controllo e di direzione, come dimostra anche la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge che definisce il meccanismo pubblico dei prezzi equi: «Sarà una Autorità di Controllo dei Prezzi, attraverso gli ordini e i contratti, quella incaricata di stabilire il giusto prezzo di ogni articolo, mantenendo i prodotti al giusto prezzo e a pari condizioni». Nicolas Maduro ha inoltre confermato che questa fase della offensiva economica si sviluppa intorno a undici assi: l’industria del petrolio, l’industria chimica, le costruzioni, la manifattura, la meccanica, il tessile, il calzaturiero, l’agricoltura, il turismo, le comunicazioni e la tecnologia. Una strategia adeguata da articolare con cura.

* in molti casi i beni sono resi irreperibili, distratti dalle reti di distribuzione e commercializzazione, pubbliche e private, e contrabbandanti in Colombia per motivi speculativi legati alla guerra economica, NdC. 

[Rielaborazione da testi e materiali di analisi di ANROS – Venezuela e di Néstor Francia, si ringrazia Mario Neri del Circolo Bolivariano “Antonio Gramsci”, Caracas per la messa a disposizione della documentazione di riferimento]

La resistenza della rivoluzione bolivariana e l’isolamento degli Stati Uniti


di Gianmarco Pisa

La vittoria conseguita dal Venezuela nell’ambito della filo-statunitense Organizzazione degli Stati Americani (OAS) ha ancora di più mostrato la tenuta della solidarietà latino-americana e le difficoltà degli Stati Uniti in un mondo multipolare. Nel voto del 21 marzo, in ordine alla situazione in Venezuela e ad una ipotesi di condanna del governo bolivariano per le violenze di piazza, fomentate in realtà dalle opposizioni interne e da settori golpisti nazionali e internazionali, 21 Paesi hanno votato contro, 9 si sono astenuti e solo 3 a favore (al solito, Stati Uniti, Canada e Panama).

Sarebbe ingenuo negare gli effetti di tale contraccolpo sul Dipartimento di Stato: durante la visita di Joe Biden, in Cile, in occasione dell’inaugurazione del nuovo mandato presidenziale di Michelle Bachelet, il vicepresidente USA ha dichiarato come uno dei suoi compiti principali sia quello di spingere sui governi dell’America Latina per cambiarne la posizione su quanto accade in Venezuela e per disarticolare la rete di solidarietà latino-americana con il Venezuela.

La pressione sulla OSA da parte della destra continentale, con gli Stati Uniti in testa, è accompagnata da una campagna mediatica feroce, che ha il doppio scopo di promuovere il fascismo e sostenere le politiche interventiste, che sembrano piuttosto isolate in questo momento, se persino in sede OSA gli Stati Uniti sono rimasti, praticamente, da soli. A titolo di esempio, l’ex presidente colombiano Pastrana ha parlato di “chiara violazione” della democrazia da parte di Maduro.

I 96 ex presidenti raggruppati nel “Club di Madrid” hanno rilasciato poi una dichiarazione a sostegno dei fascisti e dei golpisti, anche in questo caso per attivare l’opinione pubblica internazionale a sostegno di una ulteriore pressione e ingerenza, di chiara matrice golpista ed eversiva, contro il governo democratico in Venezuela. Nella lista del “Club” figurano nomi noti come José María Aznar, Vicente Fox, Alejandro Toledo, Oscar Arias, Felipe Calderón, Sanchez de Lozada.

Nonostante tutte queste manovre e le pratiche eversive delle forze reazionarie legate a siffatti circuiti di quello che una volta, prima del mondo multipolare, si sarebbe definito Washington Consensus, la posizione del governo bolivariano in ambito internazionale, in particolare in America Latina, resta solida e gli stessi progetti dei golpisti sempre più perdono terreno.

Nel frattempo, il capo della parte più fascista e oltranzista della destra venezuelana, Leopoldo Lopez ha ribadito il carattere del suo tentato golpe, in una comunicazione che è stata letta in una delle ultime manifestazioni della destra, dove non ha mancato di minacciare il presidente Maduro: «Chiedo a Dio di illuminare il tuo passo e che decida di dimetterti per aprire la strada ad un futuro migliore per tutti i venezuelani… fino alla solitudine del potere che non ha la capacità di guidare i destini della nazione se non con la repressione e la violenza; e come sarebbe bello il Venezuela, se solo decidessi di farti da parte». Tale spavalderia mira a sostenere lo spirito della base militante del fronte più oltranzista della destra, ma, in certa misura, anche a nasconderne il sostanziale fallimento.

La risposta all’eversione è soprattutto sul terreno economico e sociale. La settimana scorsa il governo bolivariano ha firmato accordi istituzionali per stabilire prezzi equi per vari prodotti di largo consumo, concordando questa “politica sociale dei prezzi” con alcune grandi imprese come Nike, Converse, Everlast, Vita Kids, Adidas, Locatel, Farmatodo e Farmahorro.

Maduro ha accolto gli imprenditori nel palazzo presidenziale e ha dichiarato che la soluzione ai problemi economici, legati anche al sabotaggio, al saccheggio e alla guerriglia economica del fronte golpista, è possibile grazie al dialogo nazionale e alla Conferenza di Pace in corso nel Paese, un forum di dialogo e di confronto per individuare le soluzioni ai problemi, e anche un luogo di ulteriore consolidamento del processo bolivariano. Questa tattica, attaccata peraltro non solo da destra ma anche da ambienti della estrema sinistra, comincia a mostrare risultati sul fronte economico.

L’intellettuale argentino Atilio Boron ha discusso i punti deboli delle politiche di comunicazione del governo bolivariano e la necessità di superare le difficoltà attuali. In un articolo in cui interviene in merito alle iniziative che il Venezuela dovrebbe intraprendere per sconfiggere il fascismo e consolidare la rivoluzione, sollecita ad «impegnare tutte le risorse per combattere più efficacemente nel settore cruciale dei mass media che, a detta del Pentagono, è il luogo-chiave in cui oggi si combatte la battaglia tra fronte rivoluzionario e fronte contro-rivoluzionario ed in cui i governi progressisti, specie nella regione, hanno sempre mostrato debolezze pericolose contro nemici da più lungo tempo schierati e molto meglio attrezzati nel quadro di una strategia di dominio e di manipolazione dei media e degli strumenti della comunicazione che ha sempre avuto un profondo impatto sulla fantasia popolare».

[Rielaborazione da testi e materiali di analisi di ANROS – Venezuela e di Néstor Francia, si ringrazia Mario Neri del Circolo Bolivariano “Antonio Gramsci”, Caracas per la messa a disposizione della documentazione di riferimento]

"En Tiempos de Guarimba"

Conoce a quienes te quieren dirigir

La Covacha Roja

Donde encontramos ideas avanzadas

Pensamiento Nuestro Americano

Articulando Luchas, Cultivando Resistencias

RE-EVOLUCIÓN

Combatiendo al neofascismo internacional

Comitè Antiimperialista

Contra les agressions imperialistes i amb la lluita dels pobles per la seva sobirania

SLAVYANGRAD.es

Nuestra ira no tiene limites. (c) V. M. Molotov

Gli Appunti del Paz83

Internet non accende le rivoluzioni, ma aiuta a vincerle - Il Blog di Matteo Castellani Tarabini

Sociología crítica

Articulos y textos para debate y análisis de la realidad social

Hugo Chavez Front - Canada

Get to know what's really going on in Venezuela

Revista Nuestra América

Análisis, política y cultura

Avanzada Popular

Colectivo Avanzada Popular

Leonardo Boff

O site recolhe os artigos que escrevo semanalmente e de alguns outros que considero notáveis.Os temas são ética,ecologia,política e espiritualidade.

Vientos del Este

Actualidad, cultura, historia y curiosidades sobre Europa del Este

My Blog

Just another WordPress.com site

Festival delle idee politiche

Rassegna annuale di teorie politiche e pratiche della partecipazione civile

Far di Conto

Piccoli numeri e liberi pensieri

Miradas desde Nuestra América

Otro Mundo es Posible, Necesario, Urgente. Desde la provincia chilena

Como te iba contando

Bla bla bla bla...

Coordinadora Simón Bolívar

¡Bolívar vive la lucha sigue!

LaDu

Laboratorio di Degustazione Urbana

il Blog di Daniele Barbieri & altr*

"Per conquistare un futuro bisogna prima sognarlo" (Marge Piercy)

KFA Italia - notizie e attività

notizie dalla Corea Popolare e dalla Korean Friendship Association

KFA Euskal Herria

Korearekiko Laguntasun Elkartea | Korean Friendship Association

ULTIMOTEATRO.PRODUZIONIINCIVILI

Nuova Drammaturgia del Contemporaneo

Sociales en PDF

Libro de sociales en formato digital.

matricola7047

Notes de lectura i altres informacions del seminari sobre el Quaderns de la Presó d'Antonio Gramsci ( Associació Cultural Espai Marx)

Centro Cultural Tina Modotti Caracas

Promoción de la cultura y arte Hispanoamericana e Italiana. Enseñanza y educaciòn.

Racconti di quasi amore

a costo di apparire ridicolo

Ex UAGDC

Documentazioni "Un altro genere di comunicazione"

Esercizi spirituali per signorine

per un'educazione di sani principi e insane fini

JoséPulido

La página del escritor venezolano

Donne in rosso

foglio dell'ADoC (Assemblea delle donne comuniste)

Conferenza Mondiale delle Donne - Caracas 2011

Just another WordPress.com site

críticaypunto

expresamos la verdad

NapoliNoWar

(sito momentaneamente inattivo)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: