9 Maggio: ricordando i partigiani sovietici caduti in Italia

Fianco a fianco. Il 9 Maggio ricordando i partigiani sovietici caduti in Italia per la liberazione dal nazifascismoa cura di Giacomo Marchetti e Maurizio Vezzosi – lantidiplomatico.it

Furono circa cinquemila i cittadini dell’ex-Unione Sovietica che combatterono al fianco dei partigiani in territorio italiano: di questi oltre quattrocento sacrificarono la propria vita per la Liberazione del nostro paese.
 

Catturati durante l’Operazione Barbarossa, con cui la Germania nazista, l’Italia fascista e i loro alleati aggredirono l’URSS nel 1941, si ritrovarono in Italia con differenti ruoli: come prigionieri, come ausiliari, o come lavoratori dell’apparato bellico del Reich in territorio italiano. Molti di loro riuscirono a fuggire, spesso in maniera rocambolesca, andando ad ingrossare le fila della Resistenza sin dal suo nascere.
Il loro contributo, vista l’esperienza militare acquisita nell’Armata Rossa, e il loro sprezzo del pericolo, fu preziosissimo per l’attività partigiana. Alla luce degli altri partigiani essi incarnavano la prova vivente della possibilità di sconfiggere il nazismo anche in condizioni disperate, come aveva dimostrato la vittoriosa battaglia di Stalingrado.
Nonostante la valenza di questa pagina della nostra storia ed il ricordo conservato nelle zone che ne furono interessate, in un clima di revisionismo sempre più cupo quest’aspetto della Resistenza è stato col tempo rimosso, ed il venire meno dei testimoni diretti di quei fatti, ossia gli italiani che combatterono al fianco dei sovietici, ha contribuito ad indebolirne la presenza tra le maglie della memoria sociale.
Considerando inoltre l’ostilità nei confronti della Federazione Russa e la stigmatizzazione negativa, spesso caricaturale, che ne fa l’Occidente,  si comprende di non poter correre il rischio di consegnare all’oblio una pietra miliare della storia condivisa  dal popolo italiano e dai popoli che di quella che fu l’Unione Sovietica.

 

Anche quest’anno in occasione del 9 Maggio, l’anniversario della vittoria sovietica sul nazifascismo, l’associazione Russkij Mir di Torino ha celebrato la memoria dei partigiani sovietici sepolti nel Sacrario della Resistenza del Cimitero Monumentale cittadino.
Abbiamo approfittato di questa occasione per intervistare Anna Roberti, storica animatrice dell’associazione Russkij Mir di Torino ed il nipote di Michail Molčanov,  – un partigiano siberiano che combatté in Valle d’Aosta –  quest’anno presente alle celebrazioni torinesi. Michail Molčanov fece parte della 3ª Brigata Lys, appartenente alla 2ª Divisione Matteotti Valle d’Aosta, la prima banda partigiana attiva nella bassa Valle d’Aosta – Valle del Lys, nota anche come Valle di Gressoney -.
Riportiamo in corsivo le domande che abbiamo sottoposto ad entrambi, indicando prima delle loro risposte le rispettive iniziali – A.R. e S.M. -.

 

Insieme a Marcello Varaldi lei è autrice del documentario “Ruka ob ruku. Fianco a fianco”, documentario che tratta il tema dei partigiani sovietici attivi in Piemonte.

Può darne un sintetico inquadramento?

 

A.R.: Mauro Galleni, il primo che negli anni Sessanta scrisse della partecipazione dei soldati dell’Armata Rossa alla Resistenza italiana, valutò che in Piemonte essi furono più di settecento ma, ad oggi, un censimento completo non è stato ancora fatto.

Erano dislocati soprattutto nella provincia di Torino – in particolare in Valsusa – , in quelle di Novara e Cuneo, ma anche nell’astigiano, nell’alessandrino e nelle Langhe. Parteciparono alle più importanti azioni, come la battaglia di Gravellona, la difesa della Repubblica dell’Ossola e l’incursione all’Aeronautica di Torino-Collegno dell’agosto 1944 per l’approvvigionamento di armi.

Almeno 60 caddero in combattimento e si distinsero in atti eroici, alcuni furono decorati, come Fedor Poletaev e Pore Mosulišvili, insigniti dallo Stato italiano della Medaglia d’Oro al Valor militare.

Il 25 Aprile 1945 i primi soldati ad entrare nelle città italiane del Nord liberate non furono gli americani, ma i sovietici insieme ai loro compagni.

 

Con Mario Garofalo ha realizzato il documentario “Nicola Grosa. Moderno Antigone” premio “Memoria storica” al Valsusa Film Festival.

A Grosa ha dedicato anche la sua successiva ricerca: “Dal recupero dei corpi al recupero della memoria. Nicola Grosa e i partigiani sovietici nel Sacrario della Resistenza di Torino”. Perchè?

 

A.R.: Nicola Grosa, nato nel 1904 in una famiglia torinese operaia e socialista, era entrato nel Partito Comunista subito dopo la sua fondazione; nel 1922 comandava la I Centuria degli “Arditi del popolo” torinesi e scontò alcuni mesi di reclusione per uno scontro con delle squadre fasciste.

Conosciuto come “Comandante Nicola”, durante la Resistenza divenne uno dei principali promotori della lotta partigiana: fu commissario politico della 46ª  Brigata Garibaldi, successivamente della II Divisione d’Assalto Garibaldi. Nel marzo 1945 fu nominato vice-commissario della III zona (valli di Lanzo e Canavese).

Dopo la Liberazione, per ben quindici anni Grosa fu organizzatore e presidente dell’A.N.P.I. provinciale torinese e responsabile della “Sezione Partigiani” presso l’Ufficio assistenza post-bellica della Prefettura di Torino. Fu altresì consigliere comunale comunista di Torino dal 1951 al 1970, quando dovette ritirarsi per motivi di salute.

L’impresa che gli procurò maggiore fama e riconoscenza fu quella che, per anni e anni, lo vide dedicarsi fisicamente al recupero delle salme dei partigiani (italiani e stranieri) sparsi in piccoli camposanti, in montagna, in pianura, sulle colline, ovunque si fosse combattuto, affinché fossero tumulati nel Campo della Gloria e poi nel nuovo Sacrario della Resistenza del Cimitero Monumentale di Torino.

Si ritiene che in tutto le salme da lui recuperate siano circa novecento.

Per quanto riguarda gli stranieri, dai dati in nostro possesso risultano disseppelliti da Grosa e collocati nel Sacrario della Resistenza un inglese, un tedesco, un austriaco, due francesi, due polacchi, due cecoslovacchi, una decina di jugoslavi e una trentina di sovietici, di cui alcuni conosciuti col solo nome di battaglia. Sono inoltre una sessantina i partigiani completamente ignoti che Grosa disseppellì da varie località del Piemonte e non è escluso che anche alcuni di questi resti appartengano a dei sovietici.

Per quest’opera gli fu conferita nel 1964 la “Stella d’oro garibaldina” e anche un’onorificenza da parte del Governo sovietico.

Nicola Grosa morì nel 1978, provato dai lunghi anni trascorsi a raccogliere, a mani nude, i resti di centinaia di compagni partigiani.

 

L’associazione Russkij Mir, a Torino, oltre a promuovere dal 2005 la celebrazione del 9 Maggio, come sviluppa la propria attività di ricerca e di ricostruzione storica?

 

A.R.: L’associazione Russkij Mir di Torino, che ho diretto per 20 anni e di cui ora sono Presidente onorario, fu fondata nel 1946 come Italia-URSS, Associazione italiana per i rapporti culturali con l’Unione Sovietica; si occupa di diffondere la lingua e la cultura russa, delle repubbliche ex-sovietiche e dei paesi dell’Est europeo.

Da alcuni anni porta avanti un importante lavoro di “memoria storica” incentrato sul contributo russo-sovietico alla sconfitta del nazifascismo.

Nel 2003, sessantesimo anniversario della Battaglia di Stalingrado, ha partecipato al Concorso internazionale indetto dalla radio Golos Rossii (La voce della Russia) e dalla città di Volgograd-Stalingrado, vincendo il premio speciale della giuria per i contributi scritti dai suoi soci.

Nel 2004, alla vigilia delle celebrazioni del 60° anniversario della vittoria sul nazifascismo, sentendo nominare quasi esclusivamente lo sbarco in Normandia e il ruolo degli alleati anglo-americani, Russkij Mir ha deciso di impegnarsi in un ambizioso progetto che ricordasse, soprattutto ai giovani, i 30 milioni di morti da parte sovietica e il fatto che per tre anni, dal Giugno 1941 – invasione nazista dell’URSS – al Giugno 1944 – sbarco degli anglo-americani in Normandia -, il fronte orientale fu l’unico a sostenere l’impatto delle forze armate naziste e a tenerle impegnate, contrattaccandole in maniera decisiva nell’estate del 1943.

Altri fatti stavano cadendo nell’oblìo ma era necessario che fossero ricordati:  come il notevole contributo dato dai partigiani sovietici alla lotta di Liberazione in Italia,  così come che fu l’Armata Rossa ad “aprire i cancelli” del lager di Auschwitz,

Tra l’Aprile ed il Maggio 2005, quindi, Russkij Mir ha proposto un complesso programma di iniziative sotto il nome di “Pabièda!/Vittoria!”, con la collaborazione di importanti enti e istituzioni italiane e russe.

Dal 2008 Russkij Mir, in collaborazione con il Museo Diffuso di Torino, ha partecipato al “Giorno della Memoria” presentando filmati storici originali dalle serie di documentari “La Grande Guerra Patriottica” di Roman Karmen, in lingua originale con traduzione simultanea.

 

Sergej Molčanov, qual’è secondo lei il significato che assume attualmente il 9 Maggio per la popolazione della Federazione Russa, e in che modo vengono ricordati i cittadini dell’allora Unione Sovietica che combatterono nella Resistenza in Europa?

 

S.M.: Il 9 Maggio è una festa di tutto il popolo: quasi in ogni famiglia c’è stato un caduto durante la Seconda Guerra Mondiale, e per questo non verrà mai meno il loro ricordo, così come questa celebrazione. Il 9 Maggio, oltre alla parata militare, in Russia si svolge la sfilata del cosiddetto “Reggimento Immortale”: tutti i parenti dei caduti sfilano in piazza con la fotografia del loro caro morto durante la guerra.

 

La vicenda di suo nonno è oltremodo significativa. Fatto prigioniero vicino a Mosca, trasferito successivamente in Italia riuscì a fuggire e ad entrare tra le fila delle brigate partigiane. Tornato in Patria dovette passare anche per i“campi di filtraggio” dove veniva verificata l’attività svolta dai cittadini sovietici che erano stati fatti prigionieri. Qual è attualmente il livello di conoscenza di queste vicende nella Russia attuale?

 

S.M.: Negli ultimi tempi i documenti del KGB che riguardano la storia di quel periodo vengono dissecretati e perciò storie analoghe a quella di mio nonno vengono conosciute e trovano riflesso in pubblicazioni, libri, film, articoli eccetera grazie al lavoro di giornalisti ed opinionisti.

 

Lei come percepisce il fenomeno del neofascismo in alcune zone dell’ex-Unione Sovietica come gli stati baltici e l’Ucraina?

 

S.M.: Ne sono colpito molto sfavorevolmente. Il ritorno del fascismo è un colpo inferto ai più profondi valori umani.

*
Per approfondire il tema rimandiamo alle pubblicazioni cartacee – e non – a cui si fa riferimento nell’articolo oltre ad alcuni lavori – ed alle loro bibliografie –  che segnaliamo di seguito.
Il libro che per primo ha trattato sistematicamente l’argomento è I partigiani sovietici nella resistenza italiana di Mauro Galleni, edito nel 1967 dagli Editori Riuniti.
Per un inquadramento generale del fenomeno rimandiamo al libro di Marina Rossi: Soldati dell’Armata Rossa al confine orientale 1941-1945. Con il diario inedito di Grigorij Žiljaev, edito nel 2014 da Leg edizioni, ed in particolare al primo capitolo Partigiani sovietici nelle file della resistenza italiana (1943-1945): uno sguardo di sintesi.
Segnaliamo il libro di Michail Talalay, Dal Caucaso agli Appennini. Gli azerbaigiani nella Resistenza italiana, edito nel 2013 da Sandro Teti Editore e I partigiani sovietici della VI zona ligure, edito nel 1975 per conto dell’Associazione italiana per i rapporti culturali con l’Unione Sovietica.

Rimandiamo infine alla recente intervista di Maurizio Vezzosi all’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia Sergej Razov pubblicata da L’Antidiplomatico ed al documentario sul partigiano Vladimir Pereladov  “Bello Ciao” realizzato da Valeria Lovkova.

Discorso di Amarilis Gutierrez Graffe per il 70° Anniversario della Vittoria

amarilis napolida Consulado General de la República Bolivariana de Venezuela en Nàpoles

Discorso della Console Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli, in occasione del 70° anniversario della vittoria dell’Armata Rossa e del Popolo Sovietico sulla Germania nazista e la fine della Seconda Guerra Mondiale

Cari Compagni,

Un Saludo al Dott. Vincenzo Schiavo Console Onorario della Federazione Russa a Napoli

Un saluto ai membri della Associazione Aiuto agli ex – cittadini dell’Unione Sovietica in Italia

Un abbraccio bolivariano a tutti i presenti.

Ci troviamo qui oggi per ricordare il 70° anniversario dell’eroica vittoria del popolo sovietico nella Grande Guerra Patriottica (1941 – 1945) contro il nazifascismo.

Innanzitutto esprimo tutta la mia gratitudine per l’invito ad un’appuntamento così importante. Porto i saluti del Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela Nicolás Maduro, che si trova ora a Mosca, invitato dal premier Vladimir Putin, per partecipare alla cerimonia di commemorazione della vittoria dell’Esercito Rosso dell’Unione Sovietica.

Porto anche i saluti dell’Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia, Julián Isaías Rodríguez.

Il popolo venezuelano saluta e ricorda con attenzione il 9 maggio 1945, data della resa delle truppe naziste a Berlino. Oggi viene ufficialmente inaugurata presso la ‘Casa Amarilla’ (il palazzo giallo), centro storico e culturale della nostra capitale Caracas, una mostra fotografica che ricorda la verità su questa impresa.

L’Unione Sovietica sacrificò 27 milioni di esseri umani per sconfiggere il nazifascismo. La Germania perse 8 milioni di soldati nell’avventura intrapresa da Hitler per conquistare e dominare il mondo intero iniziando dall’Europa.

Come affermato dal nostro Presidente Maduro, «…noi figli di Bolivar, di Chávez siamo qui nel 70° anniversario della vittoria del popolo sovietico contro le truppe nazifasciste…» e anche qui a Napoli siamo presenti.

La Repubblica Bolivariana del Venezuela, è una terra di pace. Duecento anni fa, i nostri liberatori hanno levato in alto le loro spade per i diritti dei nostri popoli e per l’indipendenza di sei nazioni sudamericane. Non abbiamo mai aggredito un altro paese. Professiamo la tolleranza, il dialogo, e l’inclusione. Questo è il nostro impegno per la pace, la giustizia e il reciproco rispetto tra le nazioni.

Allo stesso tempo nella città di New York, presso la sede delle Nazioni Unite, il Venezuela ha fatto sentire la sua voce attraverso il Ministro Rafael Ramirez, per rendere omaggio ai popoli che sconfissero il fascismo nella Seconda Guerra Mondiale.

Ramirez ha affermato che «a settant’anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, tuttavia, notiamo con profondo dolore e preoccupazione come in vaste aree del pianeta si riproducono ideologie intolleranti e aggressive, risorge il fascismo, così come l’estremismo e l’odio motivato da ragioni religiose, etniche, politiche, nazionali o storiche. Ideologie miranti a infiammare gli spiriti e giustificare la guerra per imporre un sistema economico globalizzato ed egemonico che risulta ingiusto, predatorio e insostenibile».

Per questa ragione affermiamo che la regione latinoamericana e caraibica è una «Zona di Pace», libera dalle armi nucleari dal 1967, dove si promuove il dialogo, la solidarietà e l’unità tra popoli fratelli. Dove si promuovono sviluppo sociale e lotta contro la povertà.

Vediamo con dispiacere che la guerra che devasta importanti regioni del pianeta, il colonialismo, l’interventismo, il sostegno e il finanziamento al terrorismo come strumento per destabilizzare paesi e creare il caos con finalità economiche e geopolitiche, sono la prova tangibile che abbiamo ancora molto da fare nell’azione internazionale per superare questi problemi e raggiungere una pace sostenibile.

Nelle circostanze politiche attuali, economiche e sociali in ambito planetario, questo anniversario ha un significato speciale, viste le costanti minacce alla pace da parte del capitalismo collettivo capeggiato dagli Stati Uniti e la possibilità reale di un nuovo conflitto militare di dimensione planetaria, che sarebbe l’ultimo perché causerebbe l’estinzione dell’umanità.

Il Venezuela, patria del Comandante Hugo Chávez, ribadisce con il suo Socialismo del XXI Secolo, la volontà di voler preservare le generazioni future dal flagello della guerra.

Il Venezuela ribadisce di essere un territorio di pace, che sostiene e diffonde la Diplomazia solidale tra i popoli.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Il trionfo sul nazismo è una lezione per il Venezuela

Delcy_en_Rusia_2da mre.gov.ve

Al termine della commemorazione per il 70° anniversario della Giornata della Vittoria in Russia, il ministro del Potere Popolare per gli Affari Esteri, Delcy Rodriguez, ha dichiarato che la vittoria dell’esercito sovietico sui nazisti rappresenta il grido di un popolo determinato a essere sovrano.

«La Grande Guerra Patriottica ci ha insegnato che quando un popolo è determinato a essere libero e indipendente niente può fermarlo, questa è una grande lezione storica per noi, che oggi ci troviamo ad affrontare focolai di fascismo in Venezuela», ha evidenziato il ministro degli Esteri del Venezuela.

Delcy Rodriguez ha anche sottolineato che nonostante i nuovi attacchi contro il paese sudamericano «restiamo in piedi con la testa alta, continuando a sostenere l’unità e la libertà in America Latina» obiettivi per cui si è sempre battuto il Comandante Supremo, Hugo Chávez, la cui battaglia continua con il presidente Nicolás Maduro.

Il presidente venezuelano, che ha preso parte alle celebrazioni nella Piazza Rossa di Mosca, ha spiegato che lo stato euroasiatico è una grande nazione che ha giocato nel passato un ruolo gigantesco, «ma che giocherà un ruolo enorme nel mondo nuovo, un mondo di pace».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Fayssal Mikdad, Siria: L’Occidente ha un comportamento fascista

da sana.sy

In occasione del 70° anniversario della vittoria dell’Unione Sovietica sul nazismo, a Damasco, le ambasciate di Russia, Bielorussia e Armenia a Damasco hanno organizzato un ricevimento.

All’evento hanno partecipato il presidente dell’Assemblea popolare Mohammad Jihad al-Lahham,  diversi ministri, diplomatici, esponenti politici e della società civile.

Il Vice Ministro degli Esteri e Espatriati siriano, Fayssal Mikdad ha dichiarato che alcuni Paesi occidentali che hanno combattuto, in passato, contro il nazismo e il fascismo, oggi, si comportano in un modo incredibilmente fascista, e che i siriani stanno ora combattendo un’ideologia terrorista molto simile al fascismo e al nazismo, sottolineando che i crimini dei terroristi contro il popolo siriano non sono meno atroci rispetto ai crimini commessi dai nazisti.

Mikdad ha anche criticato i tentativi degli Stati Uniti e dei paese occidentali di porsi come unici rappresentanti del diritto internazionale, quando in realtà stanno dirottando i diritti di altre persone e violano i diritti umani in tutto il mondo.

Nel suo intervento l’ambasciatore armeno in Siria, Arshak Poladian ha sottolineato che in questo giorno, 70 anni fa, il destino e il futuro dell’umanità è stato deciso a Berlino, quando la Germania nazista ei suoi alleati si sono arresi in seguito ad una guerra estenuante, in cui, l’esercito sovietico e suoi alleati sono riusciti a mettere fine alla macchina da guerra nazista.

Poladian ha aggiunto che la storia non ha assistito a niente di paragonabile come la Grande Guerra Patriottica, in termini di vittime,  operazioni militari su più fronti, e che l’Unione Sovietica ha impedito alle potenze dell’Asse di diffondere la loro influenza in tutto il mondo.

Egli ha osservato che, oggi, le nuove tendenze fasciste stanno emergendo sotto diversi supporti da più parti, uno di questi aspetti del fascismo appare nel Medio Oriente, sotto le vesti dell’ideologia takfira, una minaccia che la Siria sta affrontando.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

 

 

 

Maduro con Bielorussia, Mongolia, India, Sudafrica e Zimbabwe

unnamed-32da vtv.gob.ve

Il presidente venezuelano ha sostenuto gli incontri con i suoi omologhi al Cremlino, dove si trova per assistere alla cerimonia per il 70° anniversario della vittoria della Grande Guerra Patriottica

Intensa giornata di lavoro per il presidente venezuelano Maduro, che al Cremlino nella capitale russa Mosca, ha incontrato i suoi omologhi Tsajiagiin Elbegdorzh della Mongolia; Alexander Lukashenko della Bielorussia; Pranab Mukherjee dell’India; Jacob Zuma del Sudafrica e Robert Gabriel Mugabe presidente dello Zimbabwe. Nicolás Maduro si trova a Mosca per assistere come invitato speciale alla cerimonia per il 70° anniversario della vittoria della Grande Guerra Patriottica.23905315-f241-495a-a788-ac6ce91114b0

Al termine dell’incontro al Cremlino, il presidente venezuelano ha avuto l’opportunità di visitare i giardini Alexandrovsky nei pressi della Piazza Rossa, e il monumento in onore allo Zar russo Alessandro, che sconfisse le truppe di Napoleone nel XIX secolo.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Commemorare la vittoria sul nazi-fascismo e rispettare la verità storica

reichstag1945da marx21.it

di Ângelo Alves*

“Perché non accada mai più”

Il 2 maggio 1945 l’esercito dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche conquistava il Reichstag. La bandiera rossa con la falce e il martello, innalzata da un soldato sovietico, sventolava a Berlino. Passati alcuni giorni, l’8 maggio 1945, la Germania nazista firmava la sua resa incondizionata. Il 9 maggio il popolo sovietico commemorava a Mosca la vittoria nella “Grande Guerra Patriottica” facendo passare questo giorno alla storia come il “Giorno della Vittoria”. Terminava la II Guerra Mondiale nel continente europeo, e sarebbe seguita la sconfitta del Giappone imperiale nel continente asiatico. L’Umanità avrebbe conosciuto ancora terribili crimini come quelli di Hiroshima e Nagasaki perpetrati dagli USA quando il Giappone era ormai militarmente sconfitto e si preparava a firmare la resa.

Fu in quel mese di maggio che si pose fine alla tragedia più grande che la storia dell’umanità abbia mai conosciuto e che è costata la vita a più di 50 milioni di esseri umani. Erano stati anni di distruzione di paesi interi con “l’impero” nazista e le dittature fasciste che avevano occupato la quasi totalità dell’Europa continentale. Città intere furono rase al suolo, autentici genocidi furono commessi (solo l’URSS perse il 15 per cento della sua popolazione) dalle orde naziste. I campi di concentramento, le camere a gas, le fucilazioni e le deportazioni di massa sono diventati i simboli di una barbarie che non dobbiamo dimenticare.

Circa metà delle vittime della Seconda Guerra Mondiale è costituita da sovietici. Non esiste revisionismo storico che possa negare questa realtà. Non esistono operazioni di riscrittura della storia che possano eliminare fatti come quello che è stato l’Esercito Rosso a combattere da solo nel 1942 il 92 per cento della forza militare nazi-fascista, sul fronte orientale. Non c’è anticomunismo che permetta di rimuovere dalla realtà storica la resistenza eroica del popolo e dell’esercito sovietico, come quella degli 875 giorni dell’assedio di Leningrado. Non esistono menzogne e occultamenti che cancellino dalla storia il ruolo determinante di grandi battaglie come quella di Stalingrado – che avrebbe segnato definitivamente la svolta nella guerra e l’inizio dell’impetuosa controffensiva sovietica – e quella di Kursk, la “maggior battaglia della storia”, dove furono eliminate 50 divisioni dell’esercito nazi-fascista. Non esiste manipolazione storica che faccia dimenticare che lo sbarco in Normandia delle forze britanniche e nordamericane avvenne solo quando ormai era acquisito che l’Unione Sovietica si trovava nelle condizioni di liberare, da sola con le proprie forze, tutta l’Europa.

Commemorare la Vittoria è onorare la verità storica e rendere omaggio al coraggio e alla determinazione di chi, come i comunisti, ha dato tutto sé stesso per sconfiggere il nazi-fascismo. Ma è anche di più. E’ ricordare che il fascismo non è stato un caso della storia, è stato la forma violenta che le classi dominanti hanno trovato per dare risposta alle profonde contraddizioni emergenti da una crisi economica del capitalismo che si prolungava dal 1929. E’ ricordare che le due grandi guerre che l’umanità ha conosciuto sono risultate non da un qualsiasi incidente del percorso storico, ma dall’evoluzione del capitalismo e della sua crisi intrinseca e strutturale. La storia non si ripete, ma se guardiamo oggi al mondo, alle guerre imperialiste di aggressione che segnano la realtà di diversi continenti, alla profonda crisi del sistema, ai crescenti attacchi alla democrazia e alla sovranità e alla riapparizione di forze e crimini fascisti – molti dei quali appoggiati dalle cosiddette “democrazie occidentali” come in Ucraina – il parallelismo è inevitabile. Non è un parallelismo che spaventi e blocchi la lotta dei comunisti, ma ci illumina sull’importanza decisiva della nostra lotta contro lo sfruttamento, l’oppressione e la guerra e sottolinea l’importanza della nostra missione storica, per il superamento del capitalismo e per la costruzione del socialismo che dia senso reale e definitivo alla frase: “Perché non accada mai più”.

Ângelo Alves è membro della Commissione Politica del CC del Partito Comunista Portoghese

[Traduzione di Marx21.it]

Il Venezuela rende onore ai popoli che sconfissero il fascismo

Rámirez_webda mre.gov.ve

In occasione della commemorazione del 70° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale, l’ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela presso le Nazioni Unite, Rafael Ramirez, ha affermato che l’umanità ha la responsabilità morale e politica di evitare che il risorgere di ideologie intolleranti come il fascismo, e l’odio per ragioni religiose, etniche e politiche, scateni un nuovo conflitto mondiale.

La Sessione Solenne, guidata dal Presidente dell’Assemblea Generale, Sam Kutesa, è il risultato di una risoluzione promossa dalla Federazione Russa nel mese di febbraio, e ha visto la partecipazione di 34 paesi.

Ramirez ha dichiarato che «a settant’anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, tuttavia, notiamo con profondo dolore e preoccupazione come in vaste aree del pianeta si riproducono ideologie intolleranti e aggressive, risorge il fascismo, così come l’estremismo e l’odio motivato da ragioni religiose, etniche, politiche, nazionali o storiche. Ideologie miranti a infiammare gli spiriti e giustificare la guerra per imporre un sistema economico globalizzato ed egemonico che risulta ingiusto, predatorio e insostenibile».

Ha poi aggiunto che la regione latinoamericana e caraibica è una «Zona di Pace», libera da armi nucleari dal 1967, dove si promuove il dialogo, la solidarietà e l’unità tra popoli fratelli. Dove si promuovono sviluppo sociale e lottà contro la povertà.

Il diplomatico venezuelano ha inoltre sottolineato che «la guerra che devasta importanti regioni del pianeta, il colonialismo, l’interventismo, il sostegno e il finanziamento al terrorismo come strumento per destabilizzare paesi e creare il caos con finalità economiche e geopolitiche, sono la prova tangibile che abbiamo ancora molto da fare nell’azione internazionale per superare questi problemi e raggiungere una pace sostenibile».

La seconda guerra mondiale è stata combattuta tra il 1939 e il 1945 e ha causato la morte di quasi 60 milioni di persone, coinvolgendo quasi tutti i paesi del mondo, dove si affrontarono la coalizione formata dalla Germania nazista, l’Italia fascista e il Giappone imperiale, contro l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, Regno Unito e Stati Uniti, come principali paesi contendenti.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

(VIDEO) Nicolás Maduro sarà in Russia per il Giorno della Vittoria

nicolas-maduroda laradiodelsur.com.ve

Il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro, sarà in Russia per la commemorazione del 70° anniversario Giorno della Vittoria.

«Sarò a Mosca – ha spiegato Maduro – per rispondere all’invito che mi ha fatto il presidente Vladimir Putin».

Durante il suo programma, ‘En contacto con Maduro’, il presidente ha ricordato che il 9 di maggio a Mosca si terrà una cerimonia per il Giorno della Vittoria e ha quindi invitato i mezzi di comunicazione a focalizzare la propria attenzione sulla lotta dell’Unione Sovietica contro il nazifascismo.

«In questo mese di maggio – ha dichiarato Maduro – il nostro popolo attraverso i mezzi di comunicazione, deve avere accesso a tutte le informazioni e le analisi sulla Grande Guerra Patriottica».

Nicolás Maduro ha ricordato che i campi di concentramento voluti da Hitler, «furono liberati dall’Armata Rossa. Il popolo russo perse oltre 20 milioni di uomini e donne».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

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