Russia: intervista a Anton Tarasov (Kprf)

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Il nostro compagno e collaboratore Danilo Della Valle ha di recente visitato la Russia e ne ha approfittato per realizzare alcune interviste a diversi e differenti protagonisti della politica russa che possono essere qui in Italia di interesse per comprendere cosa si muove nel panorama del paese più esteso del mondo.

Nel giorno del novantanovesimo anniversario della rivoluzione d’Ottobre del 1917, abbiamo incontrato Anton Tarasov, candidato alle ultime elezioni parlamentari per il Kprf, deputato alla municipalità “Aeroport” della città di Mosca e primo segretario della sezione Leningrado del Kprf. Con lui abbiamo parlato, oltre che del risultato elettorale del Kprf, della situazione economica e sociale che vive la Russia oggi, situazione troppo spesso tralasciata dalle “tifoserie” pro o anti Cremlino.

Alla luce dei risultati delle elezioni dello scorso settembre, da cosa è dipeso il pesante arretramento in termini di voti del suo partito?

Sinceramente pensavo che il Kprf potesse raggiungere un risultato di gran lunga migliore dato che nell’ultima legislatura il governo in carica ha condotto una politica interna disastrosa. Purtroppo non è stato così, abbiamo perso vari punti percentuali durante queste elezioni, ma credo che il nostro partito sia stato penalizzato da quattro fattori: il primo è sicuramente quello che riguarda l’astensione alta che ha sfavorito tutte le forze di opposizione; il secondo è rappresentato dalla presenza di una seconda lista comunista, “Comunisti di Russia”. Questo partito è nato da una scissione del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF) ed ha raggiunto il 3%, di fatto togliendo questa fetta di voti alla nostra lista. Inutile dire che questo partito è entrato nelle grazie del Cremlino visto il suo ruolo anti-Kprf; il terzo punto riguarda le altre due principali forze di opposizione, Russia Giusta e i Liberal-democratici di Zhirinovsky, che hanno condotto una campagna elettorale improntata sull’opposizione al governo usando le stesse parole d’ordine del Kprf. Purtroppo però nella realtà a queste parole non fanno seguito i fatti, nell’ultima legislatura i due partiti in questione hanno assunto il ruolo di stampella del governo votando spesso alla Duma come Russia Unita e lasciando solo il Kprf all’opposizione. Per quanto riguarda l’ultimo punto, credo sia giusto fare autocritica, al nostro partito è mancata innovazione. Credo che sia importante che il Kprf si doti di una forza innovativa capace di intercettare i voti delle generazioni più giovani che non hanno vissuto l’epoca del socialismo.

L’astensione è stata molto alta, soprattutto a Mosca e San Pietroburgo che sono riconosciute una come la capitale economica ed una come la capitale culturale del Paese, a cosa crede sia dovuto questo fenomeno?

Non credo che il problema della Russia siano le elezioni, il problema vero e proprio è la partecipazione alla vita politica che va sempre più diminuendo. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica c’è stato un peggioramento in molti settori socio economici e di conseguenza la gente ha perso fiducia nella politica. Quando i peggioramenti avvengono in così tanti settori la sfiducia e lo sconforto prevalgono tra la popolazione che si sente impotente e non in grado di poter cambiare la situazione dal basso. Durante i nostri picchetti molte persone hanno mostrato una certa arrendevolezza ed una scarsa fiducia nella politica e questo è un problema da risolvere. Oggi l’atteggiamento dei russi sta cambiando, dopo il crollo dell’Urss sembra sia diventata una priorità solo guadagnare il più possibile o andar via dal Paese. È inaccettabile ciò ed è un problema anche per il Presidente Putin che non può ammettere pubblicamente questa cosa perché equivarrebbe ad una sconfitta.

Dalla caduta dell’Urss in poi la Russia si è caratterizzata per le forti diseguaglianze sociali, secondo lei le cause sono da ricercarsi nella crisi economica? Chi sono a suo parere i responsabili di questa situazione?

La situazione economica della Federazione Russa allo stato attuale la valuto negativamente, in netto ridimensionamento nonostante molti media dicano che il Paese vada a gonfie vele. I responsabili di questa situazione sono da ricercarsi tra coloro che ad inizio anni ’90 hanno avviato i processi di privatizzazione e di svendita di tutti i settori strategici statali. Questo processo è stato volutamente messo in atto con l’intento di distruggere pian piano la Russia. Del resto lo stesso Anatoly Chubais, responsabile delle privatizzazioni durante il governo Eltsin, nel corso di una intervista ammise che “ogni fabbrica regalata ai privati era un chiodo in più nella tomba del comunismo”. Questo è ciò che è accaduto non solo in Russia ma anche in Ucraina. Le difficoltà ovviamente non toccano tutta la popolazione russa, ma una larga fascia di settori sociali più deboli. Oggi il Paese è totalmente diviso, oltre che in classi anche in zone: ci sono delle zone sviluppate, direi le tre quattro città più importanti dove si può trovare un lavoro dignitoso, e tante altre zone che sono completamente abbandonate a sé stesse, dove ci sono tantissimi problemi socio-economici. Con l’entrata della Russia nel Wto poi, la situazione si è ulteriormente complicata, il libero mercato capitalista porta alla distruzione dell’apparato produttivo nazionale e ciò non può esser tollerato da parte di un governo sovrano. La domanda che mi pongo è: per quanto ancora permetteranno alle multinazionali di avere un così alto potere nel nostro Paese?

Nella situazione attuale della Russia, come pensa si possano combattere queste diseguaglianze? Come il Kprf lavora sul territorio?

Sul territorio il Kprf cerca di fare un lavoro importante nelle municipalità, cercando di coinvolgere i cittadini il più possibile affinché si occupino di ciò che gli accade intorno. A Mosca, ad esempio, è partita la battaglia contro i parcheggi a pagamento che ha radunato molti residenti delle periferie. In molte città del Paese il Kprf aiuta con iniziative di vario genere le persone in difficoltà economica per cercare di arginare la povertà. Oggi la globalizzazione ed il capitalismo selvaggio stanno unendo diverse classi della popolazione in una unica lotta di liberazione nazionale. Ad esempio molti piccoli e medi imprenditori russi aderiscono al Kprf proprio perché si vedono attaccati dalle grandi imprese straniere e vedono nel Partito Comunista l’unica forza in grado di difendere il popolo e gli interessi nazionali. La Russia è un Paese molto ricco, nonostante qualcuno ci dica che per via della crisi è necessario dimezzare gli stipendi ed alzare l’età pensionabile, ma il vero problema è legato alla redistribuzione: secondo uno studio di settore, se prendessimo tutti i soldi dei russi, da quelli del più ricco a quelli del più povero, per ogni cittadino ci sarebbe l’equivalente in euro di quasi due milioni (1 milione 800 mila euro, la cifra esatta). Le tv dicono che i comunisti vogliono prendere tutto quello che i russi hanno, ma la verità è molto diversa: noi vogliamo una redistribuzione più equa della ricchezza.

Però la Russia ha anche diversi nemici all’esterno del Paese, penso ad esempio alla Nato che mostra sempre più prepotentemente i muscoli ai confini. Inoltre, anche le sanzioni non facilitano certo il compito a chi governa, non crede?

Certo, sicuramente abbiamo dei nemici stranieri che sapendo che è molto difficile sconfiggere la Russia con la guerra cercano di farlo attraverso le sanzioni economiche e le provocazioni. Ma l’immagine dell’invasore d’oltreconfine comune a tutti non deve essere una giustificazione per mascherare quello che non funziona in Russia. Anzi, penso che a molti di questi nemici faccia comodo l’attuale governo russo che non si contrappone del tutto all’imperialismo e mantiene un sistema economico di stampo neoliberista. Oggi possiamo vedere che l’imperialismo è tornato alla carica in varie parti del mondo, soprattutto dove ci sono dei governi filo socialisti o dove storicamente c’è una tradizione di stampo comunista. Guardi ciò che accade al Venezuela bolivariano che è vittima di una aggressione sia paramilitare che economica atta a rovesciare un governo legittimo di ispirazione socialista. Penso che la battaglia del popolo Venezuelano per la liberazione nazionale e per il socialismo possa essere, e deve essere, la battaglia di tutti verso un mondo più giusto. Solo il socialismo può garantire determinati diritti ed eliminare le disuguaglianze.

Russia: intervista a Sergey Baburin

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Il nostro compagno e collaboratore Danilo Della Valle ha di recente visitato la Russia e ne ha approfittato per realizzare alcune interviste a diversi e differenti protagonisti della politica russa che possono essere qui in Italia di interesse per comprendere cosa si muove nel panorama del paese più esteso del mondo.

Sergey Baburin è da sempre una figura controversa del mondo politico russo. Deputato della Duma nel 1990, è stato uno dei protagonisti nel 1993 delle rivolte contro le riforme economico-sociali del governo liberista di Eltsin che si conclusero con un bagno di sangue e con l’esercito che sparò sul Parlamento, dove erano asserragliati molti deputati e parte dei manifestanti. Baburin ha ricoperto varie cariche politiche ed accademiche, è oggi vice-Presidente dell’Accademia russa della Scienza ed uno degli editori della rivista “Slavi”, oltre ad esser membro dell’Istituto giuridico Europeo “Justo”. È stato candidato alle ultime elezioni parlamentari con il Kprf, anche se il suo movimento rimane autonomo e con posizioni divergenti da quelle del Partito di Zyuganov, facendo capo ad una area nazionalista e conservatrice. 

È stato candidato alle ultime elezioni Parlamentari alla Duma che hanno visto il trionfo del Partito Russia Unita e l’appiattimento delle opposizioni su percentuali molto più basse. Come valuta i risultati?

Valuto i risultati delle elezioni in maniera molto negativa, ma posso dire che non è stata una guerra “giusta”. Si possono perdere le elezioni in una guerra onesta ma quella delle ultime elezioni non lo è stata. La percentuale indicata ufficialmente non è assolutamente vera, i votanti sono stati molti di meno e, mi assumo la responsabilità di ciò che dico, nutro forti dubbi anche sulla vittoria di Russia Unita. Secondo i nostri osservatori in molti collegi abbiamo vinto, mentre ufficialmente abbiamo perso le elezioni. Ed anche dove abbiamo preso seggi non ci è stato permesso di vedere esattamente le percentuali. Io sono stato un candidato del Kprf, ma non sono un rappresentante del Partito. Siamo alleati da 25 anni anche se durante le prime elezioni non siamo scesi in campo insieme, ci sono comunque delle distanze ideologiche tra il mio movimento ed il Kprf.

La crisi strutturale che il sistema capitalistico sta affrontando rende chiara una cosa: questo non è il sistema migliore per le popolazioni del mondo, ma solo per i ricchi. La forbice tra le classi aumenta sempre di più e questo può diventare un problema. Come pensa si possa uscire da questa situazione?

Il modello economico della Russia è basato sulla produzione, come avviene per  la Cina, per caratteristiche territoriali e per tradizione. È quello il modello da seguire, purtroppo molti dei nostri governi che si sono succeduti, come quello di Medvedev,  non hanno a cuore la Russia e non hanno seguito questo tipo di modello. Per me al giorno d’oggi l’economia non può esser né socialista né capitalista, con la tecnologia che avanza sempre di più l’economia chiede altri bisogni. In molti Paesi d’Occidente hanno imparato dagli errori della crisi del 2008 ed anche se vivono in un sistema capitalista hanno una economia indirizzata socialmente. In Russia, prima con Eltsin e poi ancora con i governi che gli sono succeduti, c’è un neocapitalismo che è totalmente lontano dal popolo russo, proprio per questo abbiamo una diversità enorme tra le classi. Abbiamo una distanza enorme tra ricchi e poveri, abbiamo due società diverse, su 140 milioni di abitanti 100 di questi vivono fuori dalla economia e questo crea una instabilità totale. Ciò non è accettabile.

634c2f29-218d-4dda-b3e8-5b08660da14aPassando alle questioni di politica internazionale, dove lei è sempre stato molto attivo, oggi un fronte molto caldo è quello siriano. La Russia sta facendo la sua parte nell’aiuto della popolazione locale e nel combattere il terrorismo, come pensa possa risolversi la crisi?

Dal 2011 sono il Presidente del Comitato russo di solidarietà con il popolo libico e con il popolo siriano. Posso dire che oggi la Russia fa giustamente il suo dovere aiutando il popolo siriano, ma a mio avviso il governo dovrebbe riuscire a fermare la Nato in maniera più decisa. Credo che la pace si possa raggiungere solo con il governo legittimo attuale, che è l’unico a poter garantire la pace in Siria. Se Assad dovesse andare via, la situazione potrebbe precipitare come è successo nella Libia di Gheddafi, e ciò comporterebbe delle conseguenze catastrofiche.

Anche in Donbass, nel cuore dell’Europa, la situazione sembra ancora molto calda e la soluzione sembra non esser così vicina, con le parti in causa ancora molto distanti nel trovare un accordo che possa far cessare veramente questa guerra. I media Occidentali hanno puntato varie volte il dito contro la Russia, rea di aver aizzato la popolazione a ribellarsi dopo il Maidan ed il conseguente golpe di Kiev.

Per quanto riguarda il Donbass, il governo Russo non è mai stato l’iniziatore di questi eventi ma era interessato solo alla Crimea, dopo che la sua popolazione si è ribellata al Maidan, ed organizzare una situazione stabile lì. Per questo quando gli abitanti di Lugansk e Donetsk, di loro iniziativa, hanno cercato di copiare ciò che è accaduto in Crimea, il Cremlino è rimasto spiazzato, non sapendo che fare. Alla luce dei fatti attuali, credo che la Russia debba prendere una decisione definitiva sul Donbass: o riconoscere queste Repubbliche come Indipendenti o garantire che il popolo del Donbass vada a referendum, ed accettarne il verdetto, facendole diventare eventualmente parte della Russia, come è accaduto per la Crimea. Purtroppo la fazione liberale all’interno di Russia Unita non vuole che ciò accada per le ripercussioni economiche che una decisione del genere può avere sulla Russia, e il Presidente Putin si è convinto di questo che i liberali dicono. Oggi la Russia aiuta la popolazione del Donbass in via non ufficiale, nonostante tutto però le sanzioni ci sono lo stesso e se la Russia avesse fatto ciò che a mio avviso andava fatto non sarebbe cambiato molto rispetto ad ora. Fortunatamente è scattata una grande solidarietà nei confronti della popolazione del Donbass, non solo da parte del popolo e del governo russo ma anche da parte di molti movimenti e partiti Europei. Se vogliamo, lo stesso governo Ucraino usa una doppia faccia verso il Donbass; fa la guerra alla popolazione ma poi continua a comprare prodotti da loro. Credo che da un lato al governo ucraino converrebbe riconoscere il Donbass indipendente, è sempre stata una regione non gradita a Kiev perché impedisce la creazione di una Ucraina Occidentalizzata in toto, è una questione storica questa. L’aspetto che frena il governo Ucraino è che se dovessero riconoscere le Repubbliche indipendenti, probabilmente ci potrebbero essere problemi anche nell’Ucraina del Sud e nelle altre città dell’Est che sarebbero portate a seguire le orme della Crimea e del Donbass: a Kharkov, Dnipropetrovsk, Odessa, Mariupol c’è una forte tradizione russofona.

(FOTO) Melnikov (KPRF): «Lottiamo per il Socialismo del XXI secolo»

di Danilo Della Valle

Spesso si tende ad identificare, a torto, tutta la scena politica della Federazione Russa nella figura del suo Presidente Vladimir Putin e del Partito al governo (Russia Unita). Ci sono invece altri partiti con una storia consolidata e un buon bacino elettorale; uno di questi è il KPRF (Partito Comunista della Federazione Russa) erede del PCUS, seconda forza del Paese per rappresentanza Parlamentare e prima forza d’opposizione all’interno della Duma. ALBAinformazione ha incontrato a Mosca il vice Presidente della Duma e del Partito Comunista della Federazione Russa, Ivan Ivanovich Melnikov, per conoscere il parere e le posizioni del KPRF in merito agli ultimi sviluppi di politica internazionale e per discutere dei progetti del suo partito in politica interna.

Oggi tutto il mondo parla della minaccia dell’ISIS e del problema sorto in Siria/Iraq, eppure fino a poco fa molti dei governi che ora dicono di combattere l’ISIS (penso ad Usa, Francia, Turchia, Arabia Saudita, Israele, ecc…) erano più concentrati nel sostenere la rimozione del legittimo Presidente Assad piuttosto che nel combattere l’avanzata dell’ISIS. Come giudica l’atteggiamento tenuto da questi Paesi e dalla stampa Internazionale? Crede che ci possa esser un’unità d’intenti tra questi Paesi e l’asse formato da Russia, Libano ed Iran che hanno sempre sostenuto, e continuano a farlo, il legittimo governo Siriano presieduto da Assad?

È noto, che l’ISIS, insieme ad alcune altre strutture terroristiche, come Al Qaeda, siano nate a causa della politica miope degli USA che speravano di usare il terrorismo internazionale come uno strumento per raggiungere i propri scopi geopolitici e geo-economici. Purtroppo non hanno previsto, che prima o poi i terroristi sfuggono di mano e cominciano un loro gioco, incluso contro quelli che li hanno creati o che li ha osservati crescere passivamente, come ha fatto l’Europa Occidentale. Per questo, quando parliamo della lotta degli USA e dell’Europa contro l’ISIS, dobbiamo ricordarci che loro spengono un incendio causato da loro stessi. Quanto alla Turchia, Qatar e Arabia Saudita, dobbiamo ricordare, che questi Paesi hanno un rapporto speciale con i terroristi e molto spesso hanno con loro stretti legami di sangue. La politica di Washington e della maggior parte dei suoi alleati dalla cosiddetta coalizione antiterroristica che si occupa del problema siriano, mette in evidenza che la Russia non può contare sulla loro collaborazione nella lotta contro il terrore. La Russia, non nutre nessuna illusione verso i partner Occidentali e sviluppa una linea sua per il consolidamento della propria alleanza internazionale nella lotta con il terrorismo.

La Turchia e gli USA appoggiano direttamente la cosiddetta “opposizione moderata”, anche se è chiaro, che sono delle forze distruttive, e la loro essere “opposizione moderata” è solo di facciata. Dopo i successi notevoli dell’Aeronautica Militare della Federazione Russa e in seguito ai successi dell’esercito siriano, l’Occidente si è attivato e ha cominciato a intraprendere una serie di azioni a scopo di bloccare gli sforzi reali di Mosca intenti a sopprimere le strutture terroristiche in Siria.

Per quanto riguarda la Stampa Internazionale, è ben noto, chi controlla la maggior parte di essa. Da qui risulta che la maggior parte della Stampa Internazionale si trova al servizio della politica cinica e doppiogiochista di Washington e dei suoi alleati. Per esempio, com’è possibile non vedere il trasporto illegale del petrolio verso la Turchia? Non c’è niente da interpretare qui! Questi sono i fatti, ci sono immagini molto chiare. Ma nonostante tutto, poco a poco, la verità sta venendo fuori anche tra i mass media Occidentali.

In Europa abbiamo un fronte aperto molto importante, quello Ucraino. Il suo Partito è molto attivo su ciò che sta accadendo al popolo Ucraino intero, quale è la posizione sul Donbass e sulla scottante questione della Crimea?

Riguardo l’Ucraina, devo ricordarle che sono stati gli USA a provocare il colpo di Stato in questo Paese. E l’Unione Europea, rappresentata da Germania, Francia e Polonia, ha rotto l’ accordo con il governo in carica proprio nel momento del golpe. Facendo fallire la sua autorità, ha di fatto aiutato un gruppo neonazista ad arrivare al potere a Kiev. Adesso l’Ucraina si ritrova senza una sovranità nazionale e con il Paese alle prese con una crisi politica, sociale ed economica senza precedenti. Quelli che sono arrivati al potere li conosciamo tutti. Ci sono da sempre nel Paese, gli eredi della «gestapo» hitleriana, solo che sono sempre stati un gruppo marginale, molto piccolo. E adesso per portare avanti una politica antirussa, volendo favorire l’entrata dell’Ucraina prima nell’Unione Europea e poi nella Nato, questi neonazisti vengono nutriti politicamente, che è un errore simile a quello fatto nel Medio Oriente. Poi l’Unione Europea dovrà fare i conti con il regime fascista all’interno di sé stessa. Guardi: hanno litigato nel Consiglio Supremo (Verchovna Rada dell’Ucraina) anche prima di Euromaidan e adesso si azzuffano di nuovo, benché abbiano raggiunto la maggioranza intera. Tutto ciò non dovrebbe suscitare una sorpresa, delle domande?

Per quanto riguarda la posizione del Partito comunista, noi ci siamo sempre opposti sia alle forze della Reazione, che adesso sono al potere in Ucraina, sia al rozzo tentativo dell’Occidente di intervenire negli affari interni di questo Paese. La Russia non è mai intervenuta. C’è qualcuno che può affermare di aver ascoltato come noi discutevamo dell’appartenenza della Crimea nel periodo tra il  1991 e il 2014? No. Solo nel 2014, la maggior parte della gente di origine russa non ha voluto essere parte dell’Ucraina golpista post-Maidan, non ha riconosciuto il nuovo governo. A questo punto le autorità della Crimea hanno deciso di usare lo strumento principale di democrazia, della volontà del popolo, il referendum dei cittadini. E se non ci fosse stato, ci sarebbe stato un massacro ancora più sanguinoso di quello del Donbass. Adesso la questione dell’appartenenza della Crimea è ormai chiusa e non può esser argomento di discussione. Essa è un soggetto della Federazione Russa. Punto.

Un altro continente attaccato dall’imperialismo è quello latinoamericano; come giudica le esperienze delle democrazie popolari latinoamericane con le loro politiche di inclusione delle classi più disagiate, di aumento della spesa pubblica, nazionalizzazioni e il tentativo di una integrazione continentale in grado di contrapporsi al trattato del libero commercio delle Americhe (ALCA) voluto dagli USA?

Nell’ultimo decennio in America Latina si è avuto uno spostamento notevole a sinistra, in molti Paesi sono giunte al potere forze di sinistra, centro-sinistra o patriottiche. Suppongo che l’esempio di Cuba unito al carisma dei leader di molti Stati dell’America Latina dove la sinistra ha trionfato, abbiano avuto la loro influenza. Contemporaneamente, nelle ultime settimane, in certi Paesi del Continente, per esempio in Argentina e Venezuela, sono avvenuti dei processi opposti, si è avuto un rafforzamento della destra di tendenza pro-USA. Penso che questo sia una conseguenza causata, per una parte, dagli sbagli delle forze di sinistra al potere e, dall’altra, dall’influenza e dalle pressioni da parte di Washington. Ma li considero, in ogni caso, delle cadute temporanee e non una tendenza seria e duratura. I popoli di questi Paesi sono più disposti verso i valori della sinistra.

Oggi si sente parlare spesso dei Paesi BRICS come di una reale e possibile alternativa al mondo unipolare, mentre qualcuno si spinge addirittura oltre pensando ai BRICS anche come possibile alternativa economica e politica all’attuale sistema capitalista e come una sorta di fronte antimperialista, cosa ne pensa?

È bene precisare che i BRICS non sono un’unione ideologica. Sono un’unione geopolitica di Paesi con sistemi sociali, economici e politici molto diversi tra loro. Per cui è, a mio avviso, un abuso considerare il blocco BRICS come un fronte antimperialista. Allo stesso tempo, però, questa unione si oppone ai tentativi degli USA di mantenere un mondo unipolare, che si è installato dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Il blocco BRICS è un fattore importantissimo per il rafforzamento della tendenza globale verso un mondo multipolare.

Con la caduta dell’URSS si è assistito ad un periodo di smarrimento ideologico tra le forze comuniste europee, molte organizzazioni oltre a prendere le distanze dall’esperienza socialista in URSS hanno messo in secondo piano la lotta per i diritti sociali, soffermandosi solo su quella per i diritti civili, questo ha portato inesorabilmente ad un lento declino dei Partiti comunisti e di sinistra nell’Europa Occidentale. Quale è il suo pensiero a riguardo?

Prima di tutto non posso essere d’accordo con la tesi secondo cui l’esperienza del socialismo nell’URSS possa considerarsi fallita. Al contrario, le conquiste sociali dell’Unione Sovietica non solo sono state grandi, ma hanno avuto un’importanza indiscutibile dal punto di vista storico. Con le proprie conquiste in vari settori, l’Unione Sovietica è stata un esempio per molti Paesi e per molti lavoratori, e ha influenzato l’andamento storico mondiale, a cominciare dalla liberazione dell’Europa dal fascismo e fino alla dissoluzione del sistema coloniale e la trasformazione del capitalismo verso un modello di sviluppo più orientato socialmente.

Di sbagli ce ne sono stati, certamente. E molti di questi sbagli hanno portato l’Unione Sovietica alla sconfitta nella Guerra Fredda, anche perché forze esterne l’hanno minata agendo sull’interno. Ma questo non ha nulla a che vedere con l’idea, l’ideologia. Il pendolo della Storia si sposterà di nuovo, perché l’atteggiamento del capitalismo d’oggi nella sua fase superiore, ossia la fase dell’imperialismo, è l’inizio dell’agonia, dell’accumulazione delle contraddizioni. Dietro le azioni apparenti dell’imperialismo si nasconde l’aspirazione avara del “miliardo d’oro” di risolvere i propri problemi scaricandoli su altre regioni, a carico delle economie in sviluppo. Le guerre aperte e nascoste, scatenate dagli USA sono le leve di una crudele concorrenza finanziaria.    

Per quanto riguarda le forze della sinistra in Europa, a mio avviso è davvero sbagliato questo sbilanciamento che hanno avuto verso i diritti civili a discapito della lotta per i diritti sociali. L’abbandono della lotta per i diritti sociali devia la sinistra dagli interessi da essa storicamente sostenuti, ovvero quelli della lotta per il progresso sociale.

In questo vuoto ideologico si è assistito alla nascita di nuove teorie politiche, penso ad esempio a quella del politologo Dugin per quanto riguarda la Russia, che tendono a dichiarare superate le ideologie novecentesche e la dicotomia destra-sinistra, e provano a mischiare elementi imperiali russi, elementi del fascismo e del socialismo sovietico. Pensa sia possibile una cosa del genere? Che posizione ha il KPRF verso queste organizzazioni in Russia?

Penso che nel mondo tutto ciò sia già stato creato, pensato e provato molto prima di noi. Esistono solo due forze, due concetti, due scienze: Il capitalismo e il socialismo. Il resto è solo una retorica disgiunta dagli interessi del popolo e dai rapporti politico-economici. Molto spesso questa retorica è diretta a confondere le teste dei lavoratori, a mistificare certi processi, ad aggiungere nel proprio programma degli ingredienti “più dolci”, tali da far apparire quello che non si è.

Nella Russia contemporanea, tranne il Partito comunista della Federazione Russa, nessun altro partito politico dispone di una base ideologica forte e di una posizione con una visione del mondo così concreta. E questo riguarda sia il Partito al potere (Russia Unita), che gli altri partiti più piccoli dell’opposizione, che altre organizzazioni con “nuove teorie politiche”. Proprio questo permette al KPRF, nonostante le enormi risorse finanziarie del Partito al potere, di rimanere la seconda forza politica nel Paese con una sua influenza ed una forte rappresentanza in Parlamento.

Secondo diversi sondaggi, il Presidente Putin, grazie alla sua politica estera, è il presidente più amato al mondo. Nonostante ciò, però il KPRF resta il secondo partito del Paese, ha consolidato la sua forza e ha conquistato la maggioranza in alcune città importanti della Russia, penso a Irkutsk e Novosibirsk. Quali sono le prospettive politiche del suo partito nel medio periodo? Come giudica l’operato del Governo russo in politica estera ed interna? Si può dire che il KPRF ha l’obiettivo di instaurare il Socialismo in Russia?

Certamente, possiamo affermare che noi lottiamo per realizzare il Socialismo del XXI secolo: un socialismo privo degli errori del passato, che raccoglie le migliori esperienze del Socialismo sovietico e dei paesi contemporanei, governati dai Partiti comunisti. Ecco perché lottiamo per il potere politico. E come ha notato, in alcune regioni lo facciamo con successo. Certo, in una singola regione non si può realizzare il proprio programma globale, ma si può conquistare la fiducia dei cittadini, attraverso il lavoro onesto, l’attenzione verso i bisogni del popolo. Per quel che riguarda la popolarità del presidente Putin, credo sia dovuta al fatto che oggi la sua persona rappresenti il fattore di unità del Paese intero, unità sia del Partito di governo che dei Partiti dell’opposizione contro le pressioni esterne. E il Partito comunista della Federazione Russa lo sostiene nella politica estera. Noi separiamo queste questioni: la politica estera e le battaglie di  politica interna. Il Partito comunista è un partito molto responsabile ed in questo non ci sono contraddizioni. Durante l’ultima riunione plenaria del CC del KPRF abbiamo discusso dal punto di vista di classe su quali argomenti possiamo essere d’accordo con il governo e su quali invece siamo fortemente in contrasto.

In conclusione, lei oltre ad esser un deputato della Duma è un professore universitario ed ha vissuto anche nel periodo dell’URSS, come è cambiata l’istruzione con il passaggio dal socialismo alla Russia attuale? Pensa che la Russia abbia ancora un efficace sistema educativo?

Il sistema russo è ancora buono per quanto riguarda il personale, il sistema della selezione dei talenti e la sua base scientifica e metodologica. Ma diventa sempre meno efficace, perché ha subito molte riforme, su consiglio della Banca Mondiale, che ha dato raccomandazioni non favorevoli per il futuro della Russia. Sfortunatamente, la tendenza ad americanizzare il sistema educativo non siamo stati in grado di fermarla. Secondo la mia opinione, però, non solo il popolo, ma ben presto anche il governo lo capirà: dobbiamo tornare alle basi sovietiche. Questa tendenza  già si palesa in alcune decisioni, per adesso piccole, non sistematiche. Per esempio, negli esami a “risposta multipla” siamo riusciti a far reintrodurre anche il relativo commento scritto alle risposte, da sempre molto importante per il nostro sistema educativo. Noi comunisti lotteremo per tornare ai livelli dell’istruzione sovietica, che ci ha permesso di spedire il nostro Paese e tutto il mondo per la prima volta nello spazio.
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