(VIDEO) Ecuador, proteste contro la visita di Erdogan

da lantidiplomatico

Alcuni manifestanti, tra le quali diverse donne, sono stati aggrediti dalle guardie di sicurezza del presidente turco, fatto che è stato condannato da diversi parlamentari ecuadoriani.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che è in visita in ufficiale Ecuador, è stato accolto, a Quito, con proteste contro la sua presenza nel paese latinoamericano.

Al grido di “Viva il Kurdistan!”, “Erdogan Fuori!” e ” Erdogan Assassino “, decine di attivisti hanno chiesto la fine operazione militare di Ankara contro le aree curde.

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Uno dei manifestanti, l’attivista curdo che vive in Ecuador, Orshan Kamasek, ha riferito che Erdogan “sta uccidendo la nostra gente”, e si è unito alla coalizione internazionale per “attaccare la Siria”.

“La Turchia è parte della guerra in Siria, perché finanzia la guerra ed è amico dello Stato islamico”, ha aggiunto l’attivista, citato dalla EFE.

Inoltre, ci sono stati una serie di scontri tra manifestanti e guardie di sicurezza di Erdogan, quando il presidente turco stava entrando all’Istituto Nazionale di Studi Avanzati (Iean) per tenere una conferenza.

Tra i manifestanti è stato aggredito anche un membro dell’Assemblea Nazionale ecuadoriana Vintimilla Diego, che ha denunciato l’accaduto attraverso il suo account Twitter.

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Le azioni delle guardie di sicurezza del presidente della Turchia sono stati riportate anche da altri membri dell’Assemblea. a tal proposito il presidente dell’Assemblea Nazionale dell’Ecuador, Gabriela Rivadeneira, ha riferito che “sono state anche attaccate donne ecuadoriane”.

A sua volta, il portavoce del gruppo “Donne per il Cambiamento”, Cecilia Jaramillo, ha raccontato che ad alcune manifestanti sono stati inferti colpi alla testa e trascinate per i capelli nella Iean.

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Ocalan: «L’Imperialismo è la causa dei mali del Medio Oriente»

da al manar

Lo storico leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan, PKK, Abdullah Ocalan, ha lanciato un appello per la pace e la cessazione delle violenze ed ha accusato le forze imperialiste per quanto continua ad accadere in Medio Oriente

Le forze imperialiste mondiali sono responsabili della crisi in Medio Oriente, ha dichiarato, ieri, in un messaggio Ocalan dal carcere di Imrali, vicino a Istanbul, dove sta scontando una condanna all’ergastolo.

«La nostra regione è in crisi a causa delle politiche neoliberiste imposte dal capitalismo e dai loro collaborazionisti dispotici locali. Soffriamo dalla violenza dello Stato Islamico (EI) in cui la pista è stata aperta dalle forze imperialiste non vogliono rinunciare le loro ambizioni in Medio Oriente», ha sottolineato Ocalan.

Il leader dei curdi della Turchia ha chiesto la fine delle violenze e di «passare alla pace, la fratellanza e la democrazia».

Ocalan e ha ribadito il suo appello per la fine della rivolta avviata nel 1984 contro le autorità turche e ha annunciato l’inizio di una “nuova era” di pace.

Il suo messaggio è stato letto davanti a più di 200.000 persone che si sono riunite a Diyarbakir (sud-est),  capitale informale dei curdi in Turchia, in occasione delle celebrazioni del Nowruz, il Capodanno curdo.

Il governo di Ankara ha avviato nell’autunno 2012 negoziati diretti con Ocalan, per porre fine al conflitto curdo che ha provocato 40.000 morti dal 1984. La Turchia ha annunciato due anni fa un cessate il fuoco unilaterale da parte delle sue truppe. Ma i colloqui di pace sono in una fase di stallo, i curdi accusano i turchi di non avere mantenuto le promesse con la loro minoranza.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

(FOTO) I Curdi si rifiutano di combattere l’esercito siriano

da ria novosti

I Curdi in Siria non combatteranno le forze fedeli al governo di Damasco nonostante le richieste provenienti dalla Turchia in questo senso. Lo ha dichiarato il leader dei Curdi siriani (PYD), Salih Muslim.

 «Volete che combattiamo le truppe siriane per voi a Damasco? Noi non lo facciamo. I Curdi non sono i soldati degli altri», ha affermato Muslim in un’intervista al quotidiano turco Hurriyet.

Ha aggiunto, inoltre, che Ankara non ha bisogno di lanciare un’operazione di terra per aiutare i Curdi nella difesa della città di Kobane contro l’offensiva dello stato islamico.

«Le autorità turche vogliono aiutarci? Ci forniscano armi anticarro. Questo è tutto. Un’operazione di terra non farebbe che peggiorare la situazione», ha spiegato Muslim.

Ai primi di ottobre, gli estremisti dello Stato islamico, con armi pesanti e carri armati hanno lanciato un assalto alla città siriana di Kobane. Più di 140.000 civili sono fuggiti dalla città per la vicina Turchia.

Il primo ministro turco, Ahmet Davutoglu pur affermando che Ankara non vuole che Kobane passi sotto il controllo dell’Isis, allo stesso tempo, la Turchia si rifiuta di aprire un corridoio per la consegna di armi ai guerriglieri curdi e non intende lanciare una operazione di terra.

L’ambiguità della Turchia per quanto riguarda la protezione dei Curdi siriani può essere spiegata con la guerriglia lanciata nel 1984 sul territorio turco da parte del PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) per rivendicare l’indipendenza.

I principali partiti curdi hanno mobilitato migliaia di persone nelle piazze di Ankara, Istanbul e del Sud-Est della Turchia, a maggioranza curda, per protestare contro il rifiuto del Governo turco di fornire assistenza alla città di Kobane e per la sua connivenza con i terroristi dell’Isis.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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Turchia: No alla lotta contro Daesh!

da al manar.com

Alla vigilia dell’adozione da parte del Consiglio di sicurezza della risoluzione Onu 2170 sulla lotta internazionale contro al-Daesh e Fronte Al  Nosra, il Washington Post ha pubblicato un’intervista con un certo Abu Youssef, un ufficiale della organizzazione terroristica Daesh nella regione di Iskenderun (Hatay) in Turchia.

Abou Youssef ha assicurato che i terroristi feriti Daesh sono curati in ospedali turchi e Ankara fornisce loro di tutti i servizi necessari.

Questo leader Daesh ha confermato ancora una volta l’entità del sostegno illimitato turco alle milizie terroristiche che combattono in Siria e in Iraq.

Politici curdi hanno già rivelato, con documenti e immagini a sostegno, che le autorità turche  supportano a tutti i livelli le organizzazioni armate in Siria. Mentre decine di indagini sono state pubblicate sulla stampa americana e turca su questo argomento.

E quando le condanna internazionali sugli abusi del Daesh piovevano da tutto il mondo, centinaia di persone, durante la celebrazione della preghiera di Eid al-Fitr, nella regione di Amrli, a Istanbul, hanno chiamato la jihad e la fedeltà al “Califfo” Abu Bakr Baghdadi.

Il fatto che 5000 turchi combattono nelle file dei Daesh non suscita timori nel governo turco. Uno studio recente ha dimostrato che 3 milioni di turchi supportano la richiesta di fornire una base per Daesh in Turchia!

Anche se le fonti di armi all’Isis-Daesh e al-Nosra sono al confine con la Giordania, i quantitativi di armi sono originari della Turchia, hanno confermato i rapporti occidentali.

Tornando al colloquio con Abu Youssef, un membro del popolo Partito Repubblicano, Mahmoud Tanal, ha presentato un’interrogazione contro il governo in parlamento, sulla veridicità dell’inchiesta pubblicata dal Washington Post con Abu Youssef.

Sono stati chiesti chiarimenti sulle circostanze che hanno permesso l’ingresso di questi leader Daesh nei territori turchi, e quindi, se il Ministero dell’Interno fosse a conoscenza di questa intervista e della cura dei feriti negli ospedali turchi. E quale sia, inoltre, la responsabilità del governo nel rapimento dei dipendenti del consolato turco a Mosul, all’ombra di informazioni su una presunta alleanza tra il governo e lo stato islamico.

Il governo turco conferma ogni giorno la portata del suo sostegno illimitato a Daesh e al-Nosra. Infatti, Ankara ha fatto una fuga in avanti attraverso l’uso di organizzazioni estremiste,  aprendo loro confini per indebolire il governo siriano e le autorità politiche turche in Iraq. Tutto questo si è verificato dopo il fallimento della politica turca in Siria, in Egitto e Arabia Saudita.

Ankara non sarà sconvolta nel vedere l’Iraq diviso in stati, in cui verrà stabilito lo stato del califfato con Mosul sua capitale. Lo stato di Daesh guidato da Baghdadi, si troverà costretto a trattare con la Turchia. Così, la Turchia avrà una zona dove imporrà il suo dominio e trarrà beneficio per il petrolio nella lotta contro l’Arabia Saudita e i paesi del Golfo.

Allo stesso modo, l’indipendenza del Kurdistan e le differenze tra Erbil e Baghdad saranno una buona opportunità per la Turchia per il transito del petrolio e del gas. Quello che sta accadendo,  è senza alcun rispetto per la sovranità e la Costituzione irachena.

Secondo il giornalista Sami Cohen del quotidiano turco Milliyet, la risoluzione delle Nazioni Unite sullo stato islamico in gran parte mette in imbarazzo la Turchia.

«La nuova alleanza internazionale contro Daesh, raccogliendo Stati Uniti, Francia, Iran e curdi, è molto simbolica. Ma la Turchia non ha aderito a questa alleanza, nonostante il pericolo Daesh. Con il pretesto di non esporre ad altri pericoli i propri diplomatici detenuti dal Daesh, la Turchia non farà parte di questa alleanza e non consentirà agli aerei americani di decollare dal proprio territorio per colpire lo stato islamico». Cosa che metterà in imbarazzo la Turchia nei confronti di Washington e di altri paesi, ha spiegato Cohen.

Ricordando che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan aveva dichiarato, di nuovo,  la sua opposizione a un attacco aereo contro Daesh quando il presidente Barack Obama ha parlato nei primi giorni dopo l’offensiva contro il Daesh in Iraq.

La rielezione degli stessi leader politici in Turchia consacrerà il sostegno irresponsabile turco al terrorismo? In tal caso, la Turchia farà parte del problema invece di aiutare a porre fine al conflitto.

[Traduzione dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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