Emilio Lambiase: «Studiare è la maniera migliore per ribellarsi»

Imagen: La Jiribilladi Fernando Luis Rojas • La Jiribilla – La Habana, Cuba

Emilio è un attivista italiano per la solidarietà con Cuba e dirigente del capitolo italiano della Asociación Nacional de Redes y Organizaciones Sociales (ANROS). Ha stabilito diversi records ciclistici mondiali di resistenza su pista omologati dalla Unione Ciclistica Internazionale (UCI). Al contempo ha utilizzato la sua bicicletta come arma per denunciare le ingiustizie e per la difesa dei popoli oppressi, spesso senza voce.

Alcuni anni fa, durante un atto di riconoscimento tenutosi nella città di Santiago di Cuba, hai definito “aspirazione immediata” diventare cittadino cubano. Cosa è poi successo?

Ho ottenuto il riconoscimento con il documento di residenza. È un primo passo ma il mio sogno è la cittadinanza cubana, un paese unico per il quale vale la pena ancora lottare e morire.

Perché questa relazione e questo amore per Cuba? Credi che abbia inciso la “casualità” di nascere il primo di gennaio?

Direi soprattutto perché sono nato in una famiglia povera e numerosa. Sono infatti il ventiduesimo figlio, l’unico che ha studiato, e ho avuto una grande eredità dai miei genitori, la povertà, una condizione questa che ti sviscera i sentimenti dal di dentro. Quando si nasce poveri, studiare è il migliore atto di ribellione contro il sistema. Saper rompere la catena della schiavitù. Sulla bandiera della liberà nacque l’amore più grande della mia vita! Per casualità, nel mio primo viaggio a Cuba, sulla Sierra mi sono affacciato in un bohío e tutto ad un tratto, sono stato catapultato nella mia infanzia. Gli oggetti, la sistemazione delle poche cose del bohío erano maledettamente uguali a quelli della mia casa dove sono cresciuto nella povera campagna meridionale dell’Italia. Anche la mia casa non aveva la serratura e dietro la porta d’ingresso erano fissati grossi chiodi che fungevano da attaccapanni.

Ti citerò i nomi di una città e di una persona con la quale hai intrecciato relazioni particolari: Santiago de Cuba e Armando Hart. Come descriveresti queste relazioni?

L’amore con Santiago è materno! Il concepimento è iniziato il 26 luglio 2000 nel piazzale del Moncada alle cinque della mattino, quando fu pronunciato il mio nome come “ultimo” nell’elenco dei guerriglieri morti nel suo attacco nell’anno 1956. Subito dopo l’appello, mentre risposi “presente” alla moltitudine delle persone presenti all’atto di rievocazione, partirono le mie prime pedalate in bici per ripetere il percorso della Rivoluzione cubana dal Moncada alla Cabaña in 36 ore senza sosta. Fu quello l’atto che mi unì simbolicamente ai Barbudos, ripassando tutta la sofferenza a cui una guerra di guerriglia sottopone i combattenti. Nulla in confronto, per carità, ma nei momenti difficili di sofferenza in bicicletta, mi sono ricordato l’enorme sacrificio fatto dai compatrioti, e questa è stata la mia medicina per portare a termine il mio impegno assunto col popolo di Cuba a seguito della mia lettera inviata a Fidel.

Emilio, di cosa si occupa la Associazione Nazionale di Reti ed Organizzazioni Sociali (ANROS), organizzazione che presiedi dal 2013? Le immagini che richiamano la sua identità sono di impatto: Marx, Engels, Lenin, Ernesto Guevara, Fidel Castro e Hugo Chávez. Parliamo un po’ di ANROS e del perché costoro sono i suoi referenti.

Per me sono gli apostoli per un mondo più giusto. Per analizzare il grado di civiltà e di giustizia sociale di un popolo, basta dare uno sguardo alla parte della popolazione più debole: ossia i bambini e i vecchi, e vedere come sono trattati. A Cuba, solo per citare un esempio, non ho visto mai un bambino abbandonato a sé stesso! ANROS recupera questi valori, la Asociación Nacional de Redes y Organizaciones Sociales è una  Rete Internazionale, ha la sua sede nella Repubblica Bolivariana del Venezuela, fraterna nazione di Cuba e che oggi porta avanti insieme ai paesi latinoamericani un importante progetto di integrazione e di costruzione del Socialismo del secolo XXI. Il coordinatore di ANROS è il  Deputato Germán Ferrér, ex-combattente guerrigliero. È una rete che si dedica a sostenere la Rivoluzione e la formazione culturale, sociale e politica del popolo e al coordinamento a livello nazionale ed internazionale delle Reti e delle Organizzazioni Sociali e dei movimenti di solidarietà. In Italia abbiamo costituito il capitolo ANROS, e stiamo portando avanti un importante lavoro.

Quindi, l’appoggio che hai mantenuto per Cuba oltrepassa quello che potrebbe considerarsi l’aspetto “umanitario” ed ha un substrato ideologico.

Senza dubbio il mio appoggio alla Rivoluzione cubana è di carattere ideologico. Per mobilitare il partito comunista in Italia, ho chiesto che si facesse portavoce della proposta presso l’UNESCO per dichiarare il “sistema” cubano come patrimonio dell’umanità vista la sua unicità.

Tutto ciò ha quindi una relazione con le altre azioni realizzate in Iraq, Palestina… Cosa ci dici di questo?

La questione è molto semplice: chi alimenta il fuoco della guerra è il mondo occidentale che si regge sui grandi profitti che l’instabilità produce. Non dimentichiamo che ad eleggere le sorti di un governo negli Usa sono i grandi capitali impegnati negli armamenti e nella gestione delle risorse energetiche. Fatta la premessa, con il sionismo in Palestina non sarà mai raggiunta la pace (i tavoli indetti per la pace sono solo farse), perché il suolo e il territorio del futuro Stato della Palestina è stato letteralmente usurpato da parte dello stato di Israele. Difatti ancora oggi mentre stiamo parlando, è in atto un piano di occupazione dei terreni del West Bank palestinese ad opera dei coloni israeliani. Questa tecnica ha portati difatti all’occupazione e alla continua sottrazione di terra e risorse anche vitali (mi riferisco all’acqua), una volta dei Palestinesi. Venuto meno il territorio come si fa a creare il futuro Stato? Ricordo che con la mia bici ho percorso idealmente i confini del futuro Stato di Palestina secondo il dettato della risoluzione dell’ONU del 1967, ebbene, mi sono imbattuto ogni 20 chilometri in un posto di blocco israeliano a guardia dei coloni, in pieno territorio Palestinese. Perché gli Usa hanno taciuto tutto questo? La mia proposta per la creazione dello Stato della Palestina è molto semplice: espropriare ed acquisire al patrimonio dei palestinesi tutti gli insediamenti abusivi dei coloni, come risarcimento dei danni subiti dalla guerra a partire dal 1948. In Iraq ho fatto l’incursione in bici per rispondere all’appello dell’arcivescovo caldeo Delly, che ha gridato al mondo che l’embargo anglo-statunitense provocava oltre 4500 bambini morti ogni mese a causa di mancanza di medicinali. Ho risposto a questo appello e in un intervista televisiva del canale nazionale italiano ho illustrato il percorso da fare in bici e il trasporto simbolico di medicinali da donare all’ospedale pediatrico di Baghdad. Strano che dopo la diretta televisiva sono stato raggiunto dalla telefonata da parte delle Farnesina (Ministero degli esteri italiano) che mi vietava di fatto il progetto perché si condivideva l’embargo. Solo grazie alla mia amicizia personale con l’Ambasciatrice della Siria, Nabila Al Schalan, abbiamo aggirato questa stortura. Nabila mi ha proposto di effettuare un’incursione con la mia bici nella Valle del Golan fino a raggiungere Quneitra, cittadina siriana rasa al suolo dagli israeliani durante la loro ritirata e mai ricostruita come simbolo dell’atrocità israeliana (pensate che durante la ritirata hanno persino profanato le tombe per estrarre dai teschi i denti d’oro), in cambio avrei ottenuto il visto d’ingresso in Iraq dalla Siria. Così ho potuto percorrere gli oltre mille chilometri che separano Damasco da Baghdad attraverso il deserto. Tutti conoscono le menzogne di Bush sull’antrace in possesso di Saddam, pretesto per occupare uno Stato sovrano! Uno che, se sapesse quello che dice, avrebbe orrore di sé stesso. Come diceva Petrolini, che però era un genio. Questo è il link del documentario “Una bici contro l’odio: da Damasco a Baghdad”: http://t.co/ae0jZjhk2b.

Sembra evidente che per te lo sport è un’arma di lotta. Come mai?

È più semplice utilizzare una bici che un kalashnikov! È solo apparente, perché a volte si fanno più danni all’avversario con una bici o con una penna per un poeta, che con un colpo sparato. Ognuno deve adoperare lo strumento che si ritiene più opportuno e congeniale, purché concentri ogni sforzo nella direzione della denuncia o contrapposizione alle ingiustizie subite da popoli spesso privati della voce.

Vorrei tornare sull’aspetto ideologico, la politica e la storia. Hai organizzato e partecipato a diversi eventi relativi all’apporto di figure come Antonio Gramsci e José Martí. Come si articolano, si “connettono”, queste due figure distanti nello spazio e nel tempo?

Per continuare il nostro cammino futuro non possiamo prescindere dai nostri apostoli della libertà che spesso hanno sacrificato la loro vita. Così come José Martí riscatta ogni popolo dall’influenza imperialista, del pari lo è il nostro Antonio Gramsci nell’emisfero occidentale. Anzi, sono per l’eliminazione della barriera occidentale e dico che questi personaggi sono i padri di ogni Patria da riscattare al dominio del capitale e dell’imperialismo. Il capitalismo non va riformato ma va abbattuto.

Infine, nella identità di ANROS si può leggere “Il Socialismo porterà al fiorire della moralità, della civilizzazione e della scienza, superiori a quanto si è finora visto nella storia del mondo”. Emilio Lambiase continua ad avere fiducia in un futuro socialista?

Il mondo vive una crisi profonda e lo spazio lasciato dalla politica è stato occupato dalla finanza criminale. Non è accettabile che una decina di famiglie governi le sorti del nostro pianeta. C’è qualcosa che non funziona! Dopo l’11 settembre, gli Usa si sono presi la licenza di intervenire anche in maniera preventiva contro chiunque essi ritengano avversari, solo perché non sono allineati coi loro progetti di sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura. Hanno lasciato che si abbattessero le due torri perché a conti fatti, con “solo” 2500 morti hanno ottenuto un vantaggio sull’intero pianeta che solo una lunga guerra vinta avrebbe fatto loro ottenere. Perciò sono dell’avviso che le stesse istituzioni Usa sono complici dell’abbattimento delle torri. Lo scopo è quello di giungere a un loro governo unico mondiale per il dominio delle riserve energetiche che ci restano, e ci obbligano a ridurre la popolazione mondiale di circa 2 miliardi, oggi “di troppo”. Però non è pensabile che mentre un palestinese dispone di un bicchiere d’acqua al giorno, un cittadino Usa ne consuma 450 litri pro capite. Obama, premiato, preventivamente, con il Nobel per la pace, durante il suo mandato ha avviato sei guerre non dichiarate a popoli sovrani. Ora che è alla fine del suo secondo mandato, tende a “pulire” la sua figura con proposte che mai e poi mai avrebbe fatto al momento della sua elezione. Tanto per cominciare ha graziato due tacchini nel giorno del ringraziamento (è una sua facoltà). E’ l’unico atto di clemenza fatto dalla sua elezione. Poi ha proposto per ultimo l’eliminazione del bloqueo con Cuba. Su questo punto sono duro e irremovibile: per me è solo il cambio di strategia per mettere le mani su Cuba; fare una nuova guerra con il volto “mascherato” della pace. Aspettiamo che ci detterà condizioni su presunte questioni di “libertà” e “diritti civili” che in via di principio non possiamo accettare da un governo che esporta “democrazia” a colpi di cannoni e uranio impoverito o bombe a grappolo o al fosforo bianco! Saremo ancora una volta di fronte a ingerenze insopportabili verso un popolo sovrano. Ritengo che la questione della rimozione del blocco fa da contorno allo scambio dei prigionieri (Alan Gross con i tre dei cinque eroi cubani). Tanto per cominciare va rimosso il carcere di Guantanamo e soprattutto riconsegnato all’autorità cubana il territorio della base che è occupato illegalmente dagli Usa. Ricordiamoci che il “contratto” di fitto unilaterale è scaduto nell’anno 2002. Staremo a vedere gli sviluppi ma penso che avremo intoppi che faranno collassare la proposta strada facendo. Un’ultima considerazione: Obama ha ammesso che il blocco non ha ottenuto i risultati previsti; gli Usa hanno impiegato oltre 50 anni per capirlo. Mi preoccupa la scarsa intelligenza del governo Usa nel non comprendere che Cuba sarà sempre la culla della Rivoluzione, mai interrotta e mai si interromperà!

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Ciro Brescia]

Emilio Lambiase: “Estudiar es el mayor acto de rebeldía”

Imagen: La Jiribilla

por Fernando Luis Rojas • La Habana, Cuba*

Emilio es un activista italiano de la solidaridad con Cuba y dirigente del capítulo italiano de la Asociación Nacional de Redes y Organizaciones Sociales (ANROS). Cuenta con varios records mundiales de resistencia en pista homologados por la Unión Ciclística Internacional (UCI). Al mismo tiempo se vale de su bicicleta como arma para la denuncia de las injusticias y la defensa de los pueblos oprimidos, muchas veces privados de su voz.

Hace unos años, durante un acto de reconocimiento que se realizara en la ciudad de Santiago de Cuba, usted definía como una “aspiración inmediata” hacerse ciudadano cubano. ¿Qué ha pasado con esto?

He obtenido el reconocimiento con el carnet de identidad cubano. Es un primer paso, pero mi sueño es la ciudadanía cubana. Cuba es el único país en el que vale aún la pena luchar y morir.

¿Por qué esa relación y ese amor por Cuba? ¿Cree que incidió la “casualidad” de nacer un primero de enero?

Diría sobre todo porque provengo de una familia pobre y numerosa. De hecho soy el hijo número 22, el único que pudo estudiar, y tuve una gran herencia de mis padres que fue la pobreza, una condición que te saca los sentimientos desde las entrañas. Cuando se nace pobre, estudiar es el mayor acto de rebeldía contra el sistema. El saber rompe las cadenas de la esclavitud.

¡En la bandera de la libertad nació el amor más grande de mi vida! De casualidad, en mi primer viaje a Cuba, estando en la Sierra Maestra me asomé al interior de un bohío, y de un golpe me vi inmerso en mi infancia. La ubicación de las pocas cosas que habían, eran iguales a las de mi casa, aquella casa en la que había crecido en los pobres campos de la Campania [1] meridional italiana. Tampoco mi casa tenía cerraduras y atrás de la puerta había unos clavos que servían para colgar la ropa.

Voy a mencionarle los nombres de una ciudad y una persona con los que tiene usted lazos singulares: Santiago de Cuba y Armando Hart. ¿Cómo resumiría esa relación?

¡El amor por Santiago es filial! Fue concebido el 26 de julio del 2000 en la plaza del Cuartel Moncada a las cinco de la madrugada, cuando fue pronunciado mi nombre como el “último”, en el elenco de los guerrilleros muertos durante el ataque de 1953. Al final del llamado, mientras respondía “Presente” a la multitud de personas que asistían al acto oficial, inicié mis primeras pedaladas en bicicleta, para hacer toda la trayectoria de la Revolución Cubana, del Moncada al Cuartel de La Cabaña en 36 horas sin parar. Fue ese acto el que me unió simbólicamente a los barbudos, reviviendo todo el sufrimiento que una guerra de guerrillas somete a sus combatientes. Nada que ver, justamente, con lo que vivieron ellos, pero en mis duros momentos de sufrimiento sobre la bicicleta, recordaba el enorme sacrificio realizado por los compatriotas, y esta fue la medicina para poder culminar mi compromiso, asumido con el pueblo de Cuba, luego de la carta que le enviara a Fidel.

De Armando Hart, nunca sobran las palabras. En el acercamiento a la Revolución Cubana, Hart es una etapa obligatoria. Una vez más jugó un rol importante “la pobreza”, entendiéndolo como una riqueza incalculable. Incluso sin recursos económicos pude invitarlo a Italia en el 2008, para divulgar la figura de José Martí, conocida principalmente por las personas vinculadas a la historia del continente y no por el gran público occidental. Digo el rol que ha tenido la pobreza, porque si hubiese tenido los recursos, hubiera alojado a Armando en los mejores hoteles, como a sus acompañantes, un lugar seguramente alejado y muy formal. Teniendo que ahorrar, me lo llevé para mi casa. Esta es la “magia” de ser pobre. Me ha permitido el contacto estrecho con una de las figuras más altas de la Revolución cubana. Y no es todo. Para cubrir los gastos del boleto aéreo, nos inventamos un proyecto. Les pedimos a cuatro artistas interpretar “La Rosa Blanca” a través de sus pinturas, y entregamos estas obras a amigos y seguidores del movimiento de solidaridad, a cambio de un donativo voluntario. Esto nos permitió realizar, en el Instituto de Estudios Filosóficos de Nápoles, el Primer Simposio “José Martí, Antonio Gramsci y la cultura universal”. Hoy puedo decir que fui ampliamente recompensado por el esfuerzo realizado. Armando me premió con el Diploma Honrar Honra, y esto me vinculó para siempre a la Sociedad Cultural, eligiéndome en el Consejo Mundial del Proyecto José Martí de la Solidaridad Internacional. La mayoría de mi tiempo  lo dedico a la solidaridad y parte de lo que gano con mi trabajo, lo gasto en lo que creo, todo voluntario.

Al que se acerca a la Asociación Nacional de Redes y Organizaciones Sociales (ANROS), organización cuyo capítulo italiano preside desde 2013; le impactan las imágenes de su identidad: Marx, Engels, Lenin, Ernesto Guevara, Fidel Castro y Hugo Chávez. Háblenos un poco de ANROS y de por qué son esos sus referentes.

Para mi son los apóstoles de un mundo más justo. Para analizar el grado de civilización y de justicia de un pueblo, basta observar las condiciones de la clase más débil: los niños, los ancianos y ver cómo son tratados. En Cuba, solo por citar un ejemplo, nunca he visto un niño abandonado. ANROS retoma estos valores. Significa Asociación Nacional de Redes y Organizaciones Sociales y es una Red Internacional, que tiene su sede en la República Bolivariana de Venezuela, nación hermana de Cuba y que hoy lleva adelante junto a  los países latinoamericanos un importante proyecto de integración y de construcción del Socialismo del siglo XXI. El coordinador de ANROS es el Diputado Germán Ferrer, excombatiente guerrillero. Es una red que se dedica a sostener la revolución y a la preparación cultural, social y política del pueblo y a la coordinación a nivel nacional e internacional de los movimientos de solidaridad. En Italia hemos creado el capítulo ANROS, y llevamos adelante un importante trabajo.

Entonces, el apoyo que ha mantenido a Cuba rebasa lo que podría considerarse “humanitario” y tiene un trasfondo ideológico

Sin duda mi apoyo  a la Revolución cubana es de carácter ideológico. Para movilizar el Partido Comunista en Italia, he solicitado que se haga la propuesta  a la UNESCO, de proponer el “Sistema cubano” como Patrimonio de la Humanidad, porque es único.

¿Cómo se articula su lucha por un mundo más justo con otras acciones que ha realizado en Iraq, Palestina? ¿Puede comentarnos un poco sobre ellas?

La cuestión es muy simple: quien alimenta el fuego de la guerra es el mundo occidental, que se reproduce sobre las grandes ganancias que la inestabilidad produce. No nos olvidemos que quienes deciden la suerte de los EE.UU., son los grandes capitales empeñados en la producción de armamentos y en la gestión de los recursos energéticos.

Partamos del hecho de que en Palestina no llegará nunca la paz (las mesas de trabajo convocadas para la paz son solo palabras), porque el suelo y el territorio del futuro Estado de Palestina, fue literalmente robado por el Estado de Israel. De hecho aún hoy, mientras hablamos, se lleva a cabo una guerra de terrenos en el West Bank palestino por los colonizadores israelitas. Esta táctica ha llevado a la ocupación y a la continua expropiación del terreno y de los recursos vitales (me refiero al agua), que una vez eran de los palestinos. Faltando entonces el territorio, ¿cómo es posible construir el futuro estado? Recuerdo que con mi bicicleta recorrí la ideal frontera del futuro Estado de Palestina, según lo dictado por la resolución de la ONU en 1967, y les digo, cada 20 kilómetros choqué con un puesto de mando de bloqueo israelí, con los soldados colonos israelíes, en pleno territorio palestino. ¿Y por qué los EE.UU. han callado todo esto? Mi propuesta para la creación del Estado de Palestina es muy simple: expropiar y adquirir para el patrimonio de los palestinos todas las injerencias abusivas de los colonos, como compensación por los daños provocados por la guerra a partir de 1948.

En Iraq realicé un recorrido en bicicleta para responder al llamado del arzobispo Delly, que gritó al mundo que el embargo anglo-estadounidense provocaba la muerte de más de 4500  niños al mes, por la falta de medicamentos. Respondí a este llamado y en una entrevista del canal nacional italiano ilustré el recorrido  a hacer en bici y el traslado simbólico de medicinas a donar al hospital pediátrico de Bagdad. Extraño fue que  inmediatamente después de la emisión televisiva me llegó una llamada de la Farnesina (Ministerio de Relaciones Exteriores Italiano), que me desaprobaba tal proyecto porque ellos apoyaban el embargo. Solo gracias a la amistad personal con la Embajadora de Siria, Nabila Al-Schalan, pude sobrepasar el impedimento. Nabila me propuso realizar un recorrido con mi bicicleta en el Valle del Golan hasta llegar a Quneitra —ciudad siria destruida por los israelitas durante la retirada y nunca más reconstruida, quedando como un símbolo de las atrocidades—, para poder obtener el visado de ingreso a Iraq desde Siria.

 Así pude recorrer los más de mil kilómetros que separan Damasco de Bagdad a través del desierto, de este recorrido quedó el documental “Una bici contra el odio: de Damasco a Bagdad”.

Imagen: La Jiribilla

Parece evidente que el deporte es un arma de lucha para usted, ¿por qué?

¡Es más simple manipular una bicicleta que una ametralladora! Es solo en apariencia, porque a veces se hacen más daños a un adversario con una bicicleta o con una pluma, como es el caso de los poetas, que con un golpe disparan. Cada uno tiene que valerse del instrumento que considera más oportuno y adaptado a sí mismo, basta que concentre cada esfuerzo en la dirección de la denuncia, en contraposición a la injusticia que sufren los pueblos, muchas veces privados de su voz.

Quisiera volver a los terrenos de la ideología, la política y la historia. Ha organizado y participado en varios eventos que abordan el aporte de figuras como Antonio Gramsci y José Martí. ¿Cómo se articulan, se “conectan”, estas dos figuras distanciadas espacial y temporalmente?

Para consagrar nuestro camino futuro no podemos prescindir de los apóstoles de la libertad que muchas veces han sacrificado sus vidas. Así como José Martí reivindica cada pueblo de la influencia imperialista, de igual modo lo hace Gramsci en el llamado hemisferio occidental. Es más, voto por eliminar la barrera occidental, y digo que estos personajes son los padres de cada Patria que tenga que liberarse del dominio del capital y del imperialismo. Al capitalismo no hay que reformarlo, hay que derrocarlo. 

Finalmente, en la identidad de ANROS puede leerse: “El socialismo acarreará un florecimiento de la moralidad, de la civilización y de la ciencia, superior a cuanto se ha presenciado en la historia del mundo”. ¿Sigue confiando Emilio Lambiase en un futuro socialista?

El mundo vive una crisis profunda y el espacio dejado por la política, ha sido ocupado por las finanzas criminales. Es inaceptable que una decena de familias dicte el futuro del planeta. Hay algo que no funciona. Después del 11 de septiembre, EE.UU. se tomó la libertad de intervenir, incluso en modo “preventivo”, en cualquier realidad que considere adversaria, solo por no estar de acuerdo con sus proyectos. Dejaron que se derribaran las torres gemelas porque, haciendo los cálculos, han obtenido una gran ventaja sobre todo el planeta, una larga guerra ya ganada. Por eso soy de la opinión que el gobierno de los EE.UU. es responsable del derrumbamiento de las torres. El objetivo es el de conformar un único gobierno mundial para dominar los recursos energéticos que nos quedan. No es posible que mientras los palestinos disponen de un vaso de agua al día, un ciudadano USA consuma 450 litros.

Obama, premiado con el Nobel de la Paz, durante su mandato ha desatado seis guerras no declaradas a pueblos soberanos. Ahora que está llegando al final de su segundo mandato  tiende a “limpiar” su imagen con propuestas que nunca, realmente nunca hubiese hecho al inicio. Ha propuesto el restablecimiento de relaciones con Cuba. Sobre este punto soy firme: para mí es solo un cambio de estrategia para meter las manos en Cuba, hacer una nueva guerra con la “cara enmascarada” de la paz. Esperemos que dicte condiciones sobre cuestiones supuestas de “libertad” y “derechos humanos”, que por principios no podemos aceptar de parte de un gobierno que exporta democracia a golpe de cañón, uranio empobrecido, o bombas. Estaríamos de nuevo frente a un acto de injerencia insoportable ante un pueblo soberano.

Solo para comenzar, tendría que eliminarse la cárcel de Guantánamo y sobre todo devolver la soberanía a las autoridades cubanas, de un territorio ocupado ilegalmente por los EE.UU. Recordemos que el contrato de “aquiler unilateral” se venció en el año 2002. Veremos cómo se desarrolla la situación, pero seguramente sucederán cosas que la afectarán. Una última consideración: Obama ha admitido que el bloqueo no ha obtenido los resultados pronosticados, han demorado más de 50 años para comprenderlo. Me preocupa la poca inteligencia de ese gobierno, en aprender que Cuba será siempre la cuna de la Revolución, nunca interrumpida y así continuará.

[Traducción: Indira Pineda Daudinot]


[1] Región del sur de Italia.
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