(FOTO+VIDEO) “Colectivo La Piedrita” intervista a Valentín Santana

Spesso si parla dei “Colectivos” del Venezuela bolivariano, che gli imperialisti e i loro lacché e i cosiddetti “chavisti light”, vedono come il fumo negli occhi, e che alcuni tacciano di essere “organizzazioni criminali al soldo del governo di Maduro”. Siamo andati a toccare con mano per provare a capire come stanno davvero le cose, abbiamo voluto per una volta dare la parola direttamente a loro. Qui la traduzione in italiano dell’intervista realizzata dal compagno Luis Matute, a uno dei protagonisti più discussi e criminalizzati dai controrivoluzionari: Valentín Santana, leader del Collettivo “La Piedrita” del barrio 23 de enero.

[Qui l’intervista in castigliano di Luis Matute]

Parroquia 23 de Enero, Sector El Observatorio, Caracas, República Bolivariana de Venezuela.

24 gennaio 2020.- In una mattina bella e soleggiata, con una meravigliosa vista di fronte alla maestosa vetta del Waraira Repano, conosciuto come cerro El Avila, nella popolosa parroquia 23 de enero, nel settore dell’osservatorio, intervistiamo Valentín Santana, fondatore del “Colectivo La Piedrita”.

 

Buon giorno Valentín, si dice che venire a La Piedrita è come entrare in un luogo impenetrabile, vogliamo che con le tue parole tu ci dica quale è la realtà del Colectivo La Piedrita e chi è Valentín Santana.

 

Un saluto ai rivoluzionari del mondo, siamo qui, in questo umile territorio de La Piedrita, di cui sono il fondatore e do il benvenuto ai compagni che si trovano qui, benvenuti nella Repubblica Bolivariana del Venezuela.

 

Valentín parliamo di come hai creato e fondato la famosa Piedrita, già che diverse persone hanno timore e dicono che è impossibile venire qui.

 

Che gli faccia paura all’imperialismo, ai nemici della Patria, per questo fondammo La Piedrita, affinché incutesse timore ai nemici della Patria, che se la facciano pure addosso.

 

Come nasce la Piedrita?

La Piedrita nasce un 26 di Dicembre, 35 anni fa. Provengo da una esperienza di lotta armata urbana, ebbi un incidente un 8 di ottobre e nella convalescenza mi dicevo: “io non ho fatto niente per il mio territorio, per il mio barrio”; mi richiamò l’attenzione che una volta una compagna mi disse: “Valentín, andiamo, facciamo qualcosa per il nostro barrio” e siamo nati con un piccolo periodico di una pagina, si chiamava ‘Periodico popular La Piedrita’, e da lì incominciammo a fare assemblee popolari, giacché le assemblee popolari sono più vecchie di Matusalemme e nel barrio la gente come me era conosciuta; è qui che sono nato, la gente cominciò a partecipare a queste assemblee popolari e giorno dopo giorno questo territorio si è volto nettamente rivoluzionario: qui non accettiamo che si parli male del nostro Comandante Hugo Chávez.

 

Quando hai pensato al tuo barrio, che hai pensato di poter fare per la tua comunità?   

 

Tu sai che noi nella quarta Repubblica eravamo giovani, anche se in verità non abbiamo avuto una gioventù, perché per niente più di un libro di Che Guevara arrivava la DISIP [Polizia politica NdR] irrompendo in casa e torturando, potevi scomparire come desaparecido e questo mi portò a dover fare qualcosa nel mio barrio affinché la nostra gioventù in questa epoca potesse avere una speranza di vita e di lotta. Io oggi sto in un territorio con 25 anni di lotta alle spalle; oggi sto vedendo il risultato e non mi sono mai fermato, sfidando la destra come non potete immaginare, perché ho applicato la linea di Fidel Castro, mi sono preparato, mi sono preparato a livello ideologico, a livello politico e finanche al livello militare. In questa zona veniva la quarta repubblica con la repressione, con la banda chiamata “la banda del quemado” e “el hombre de la chaqueta negra” che erano poliziotti qualificati per cacciare i rivoluzionari, erano della polizia metropolitana e ci dovemmo organizzare qui in questo settore, a La Piedrita nel barrio 23 de enero, per dare una risposta a questo tipo di bande armate, questo negli anni 1974-1975, erano dei mercenari.

 

pied1Tu sei nato e cresciuto in questo barrio?

Si, io sono nato e cresciuto qui nel 23 de enero.

 

Qui a La Piedrita?

Si qui.

 

Hanno demonizzato molto già solo il nome “La Piedrita”, perché?

Perché noi, non accettiamo, non accetteremo mai di sederci a parlare con la destra controrivoluzionaria. Noi qui l’abbiamo combattuta nelle strade, mai ci andremo ad accordare con questa destra che vuole portare via il nostro sogno della Rivoluzione Bolivariana, questo sogno socialista, umanista; non abbiamo mai accettato che qui, in questo territorio entri un candidato della destra: qui NO! Per questo a livello mediatico ci vanno duro e specialmente contro di me per la mia posizione radicale, non accettiamo che loro mettano piede qui!

 

Raccontano sempre che sei radicale, io credo che sei diretto, pensi come dovrebbe pensare il popolo umile, e dici le cose come il popolo le sente, parli al popolo. È per questo che sei stato tanto demonizzato, però la verità è che rappresenti un simbolo per tanti compagni che hanno costruito nuovi “colectivos” e per questo vedono in Valentín Santana un catalizzatore, come un compagno che gli ha insegnato molte cose affinché lavorino solo in favore del popolo venezuelano e delle classi più umili. Come consideri che ti vedano, in questo attuale momento, come un personaggio sempre più coinvolto nella popolazione venezuelana?

 

Per il nemico sarò sempre un uomo con talento, sempre lo sarò, perché loro non hanno mai creduto né mai crederanno nella Rivoluzione Bolivariana. Sono orgoglioso che altri Colectivos mi vedano come un bastione di dignità, però il mio cammino è nella Rivoluzione, io vado con il Comandate Chávez spingendo in avanti, così mi vedo io, sono stato e sarò sempre così tutta la vita.

 

Come ti vedono i compagni della tua zona?

 

Alcuni mi chiamano comandante, altri mi chiamano il leader, altri mi chiamano camarada, a me piace che mi dicano Compagno, mi sento parte del popolo, mi sento come loro, perché io vengo da una famiglia molto umile e mi piace che mi dicano Compagno.

 

Nella zona del 23 de enero esistono molti Colectivos, che relazione esiste tra i differenti Colectivos e che comunicazione hanno con voi?

 

Stiamo lavorando in funzione dell’unità, sappiamo che l’unità non si costruisce da un giorno all’altro, né si può decretare, stiamo camminando da 10 anni, pagando il cammino dell’unità. Di fatto noi non siamo solo nella zona del 23 de enero, abbiamo compagni in San Juan, abbiamo compagni nella regione di Miranda, in La Guaira e Yaracuy, Barquisimeto e Lara. Siamo qui, cercando di fare come ha detto il Comandante Hugo Chávez, un “gran colectivo” e tutti siamo agli ordini della Rivoluzione Bolivariana e del presidente Nicolás Maduro.

Noi siamo leali con la Rivoluzione Bolivariana, quel che succede è che a livello mediatico la Rivoluzione Bolivariana sta toppando, tu mi dirai: dove, Valentín? Ora, quando termina l’intervista ti vado a mostrare cosa è “La Piedrita” e potete fare le foto e vedere, lo dico con molta umiltà, qui c’è una parte del sogno del nostro comandante Hugo Chávez.

 

Come si sente la gente con tutto l’apporto che gli hai dato in questo settore? Ci stavi dicendo che ci mostrerai qualcosa sul lavoro sociale che si è sviluppato qui.

C’è una panetteria, una radio, una mensa, un ricovero per bambini provenienti da altre regioni e che sono malati, li riceviamo qui gratis, gli diamo da mangiare, prendiamo gli appuntamenti negli ospedali mentre stanno qui, c’è una casa della cultura. Tutto ciò che esiste qui lo ha fatto la comunità, abbiamo un giardino zoologico, una scuola, abbiamo una palestra per tenerci in forma.

 

pied2Cosa sente la comunità per Valentín Santana?

 

Solidarietà totale, Patria o muerte insieme a me, perché da quando è apparso il Comandante Hugo Chávez, anche uno che veniva da esperienze più chiuse o che si credeva super potente – io non parlavo quasi neppure con le persone comuni, così come ci aveva inculcato il Partito comunista – poteva capire che pure il vicino di casa può essere parte di questo processo, ho cominciato a fare assemblee popolari, e tutto quello che si fa qui si fa apertamente con la gente, in strada, e tutto ciò che si può ottenere si comunica a la comunidad Hugo Chávez. Io accetto che la gente mi critichi nel bene e nel male, ho capito questo grazie al Comandante Hugo Chávez.

Perché il mio cammino e quello dei nostri Colectivos avanza formando quadri qui nella comunità, li chiamo per una assemblea e vengono, quasi tutti vengono e hanno diritto di parola, non è che io sia l’unico a parlare, no, qui chi vuole dire qualcosa può parlare. Qui ciò che non accettiamo è che qualcuno parli male della Rivoluzione Bolivariana.

Qui c’è sicurezza, qui c’è il Clap, qui c’è tutto. Altrettanto non accettiamo che qui vengano los escualidos a parlare male, non li accettiamo, perché ti dico che noi sì abbiamo alcuni escualidos e rispettiamo le loro idee senza permettere però che qui parlino male della Rivoluzione.

Perché sennò poi vanno ad avere problemi con noi, potremmo dire loro: “voi contate con il Clap, con i benefici della Missione ‘Barrio Tricolor’, con i benefici della Missione ‘Madres del Barrio’, tutti questi benefici di cui godete, i buoni, l’ultimo beneficio è stato il Petro e lo avete avuto e noi no, e nonostante tu sia escuálido, via da qui”, e invece no, perché la linea del Comandante è stata l’integrazione, non ci amareggiamo nemmeno per questo, siamo noi che abbiamo il dominio totale di questa zona.

 

Quanti abitanti ci sono in questa zona?

 

Qui abbiamo 1800 famiglie, solo nel settore de La Piedrita; ti posso dire che 20 sono escualidas. Lo sappiamo perché facciamo un lavoro… toc toc… Si conversa, si parla; adesso per lo meno c’è il Consiglio Comunale, il Clap, ci sono i Milicianos, noi abbiamo Milicianos, adesso stanno facendo un lavoro casa per casa, con la necessità di conoscere ogni famiglia, adesso in questo momento, ciò che succede, noi introduciamo la questione politica, non è che solo arriviamo lì e chiediamo: “Come ti chiami?” e ce ne andiamo, no, noi parliamo loro del blocco economico, del sabotaggio che ci fanno i gringos, si genera una discussione, con la famiglia; in questo modo abbiamo avanzato abbastanza ed in questo modo otteniamo l’appoggio di questa comunità.

 

É appena terminato l’evento “Encuentro Mundial contra el imperialismo por la vida, la soberanía y la paz”, il quale ha coinciso con una epoca molto rappresentativa per il Venezuela, quella dei 62 anni dalla creazione della urbanizzazione del 23 de enero, giusto il giorno dell’anniversario del 23 de enero. Come è stata la vostra partecipazione?

 

Siamo stati nelle strade con una grande Carovana, una grande rappresentanza della nostra parroquia. Ricordando  i nostri martiri, ricordando i martiri di questa parroquia, che si è conclusa con un omaggio floreale alla statua di Fabricio Ojeda. Lì siamo stati accompagnati dai Colectivos di Caracas, Colectivos de Miranda, Colectivos de La Guaira, sono venuti alcuni compagni di Yaracuy e noi quelli del 23 de enero; una buona rappresentanza ricordando i nostri martiri come deve essere, con lo spirito di ribellione, non con i lussi posiamo ricordarli, qui dove il piombo è piovuto a grandinate.

 

Che messaggio vuoi dare tu a questi compagni che hanno partecipato a questo Incontro Internazionale Antimperialista? Perché molti rappresentanti stranieri si sono chiesti: Che facciamo dopo questo incontro? Ossia, che faranno i Venezuelani dopo questo incontro?

 

Credo che questo incontro sapesse di borghesia, non si sono riempiti di popolo, perché la verità del Venezuela, come diceva Alí Primera, non si vede nel Teatro Teresa Carreño, non sta lì la verità del Venezuela, non sta lì la verità della Rivoluzione Bolivariana, perciò, quando voi camminate qui con me per le strade de La Piedrita, vedrete un pezzo delle conquiste della Rivoluzione.

 

Par me questi compagni non si sono portati nulla dei progressi della Rivoluzione Bolivariana, questo è un po’ come se io me ne andassi adesso a Cuba e mi vanno a mostrare il bello di Cuba, i progressi stanno nelle campagne, imparando dai compagni cubani, qui i compagni che vengono, i compagni internazionalisti, li mettono lì dentro nel Teatro Teresa Carreño e lì quello che si sente è l’odore dei profumi cari. Il Comandante diceva: “fatevi voi l’agenda dei vostri impegni, non lasciate che siano altri a farla per voi, mettetevi nei quartieri popolari, è proprio lì dove sta il Potere Popolare, perché la Rivoluzione Bolivariana è nata per i poveri, non per i ricchi”.

 

Quindi con che cosa se ne vanno loro? Con nulla, siamo stati in Venezuela, pero poi? Qui c’è il Cuartel de la Montaña, qui è dove abbiamo seminato il nostro Comandante, io faccio parte dei servizio di sicurezza del Comandante, questo è il luogo dove avrebbero dovuto tenere questo Forum, proprio lì, per far sentire allegro il Comandante Chávez, anche noi del 23 de enero ci saremmo sentiti super allegri, avremmo ricevuto i compagni con lo spirito dei ribelli, con allegria, come dev’essere, per me questo ha avuto l’odore dei profumi cari, ve lo dico con tutto il rispetto ed assumo la responsabilità di ciò che dico.

 

Il Comandante teneva i suoi “Aló presidente” nei quartieri popolari, nelle campagne, nelle sábanas, tutti gli “Alo presidente”, o la maggioranza si sono tenuti nei quartieri popolari, nei paesi, nelle campagne, questo era il messaggio.

 

pied3Come vedi tu l’unità dei Colectivos qui nella parroquia del 23 de enero?

 

Su cento, siamo ad una settantina. Una dimostrazione è stata il giorno del 23 de enero, mancavano all’appello due organizzazioni e basta, la “Coordinadora Simón Bolívar” e “Alexis vive”, ah! e i compagni di Óscar, del resto qui hanno partecipato il partito PSUV, le UBCh (Unidades de Batalla Hugo Chávez) il Clap, Consejo Comunal, los Colectivos del 23, la Milicia Bolivariana, i compagni di fuori hanno partecipato, ossia abbiamo avanzato, in verità possiamo dirci orgogliosi che in meno di un canto di gallo possiamo mobilitare tutto l’ovest di Caracas, dobbiamo solo avvisare i compagni, contiamo su una rete di radio, per esempio, io posso chiamare adesso un compagno e dirgli di bloccare l’autostrada, bloccare San Martín, tutta questa parte qui; è da circa un anno che abbiamo questa rete di trasmissioni. Noi siamo ne La Guaira – Vargas, il centro di Caracas praticamente è dei Colectivos e abbiamo fatto progressi in questo ambito.

 

Quanti Colectivos all’incirca ci sono?

 

Siamo oltre quaranta, siamo Colectivos, ma siamo anche Milicia, Clap, Comuna, siamo nel Partito, stiamo assumendo i compiti della Rivoluzione Bolivariana. Abbiamo un gravissimo problema e lo dico, lo analizzo, la Rivoluzione Bolivariana sotto il profilo mediatico ha toppato, il Canal 8 parla solo attraverso i ministri, non ci sono i Colectivos e tutti i Colectivos sono parte importante del lavoro comunitario che si sta portando avanti, nei Colectivos dove tu ti metti sempre puoi vedere qualcosa, tutto è relazionato con il lavoro culturale, il lavoro politico e non soltanto per la parte che tu conosci, no no no, questo sta qui, aspettando che loro decidano entrare, per il resto stiamo sempre facendo il lavoro culturale, rivoluzionario, assemblee, questo è il nostro cammino; ma il nostro ministro della comunicazione e tutti quelli che sono passati di lì si occupano solo per i ministri, per questo ti dico, la verità del Venezuela non si vede nel Teresa Carreño, quello che c’è lì sono sedie comode, belle luci.

 

I progressi della Rivoluzione Bolivariana si vedono nelle montagne, dei quartieri popolari, nelle campagne, è qui dove c’è la Rivoluzione; questa Rivoluzione non può cadere, perché questa Rivoluzione è piena di popolo, sa di popolo, dei più umili. Che si dimentichi la controrivoluzione o che si dimentichino quelli che pensano di negoziare, noi non ci consegneremo mai, perché, guarda, si sta negoziando adesso nel CNE, ma non metteranno piede ne La Piedrita, perché noi siamo Chavisti, antimperialisti e qui non entrano.

 

Avete negoziato con altra gente, non con La Piedrita, noi non dimentichiamo che loro hanno solo fatto danni per questo popolo, adesso stanno all’estero per vedere come entrano i gringos, come una forza mercenaria entra qui nel nostro paese, per ammazzarci e per ammazzarmi, per ammazzarti, per ammazzare i miei compagni e i miei figli, mia moglie, la mia famiglia, io non mi siedo con questa gente, io no.

 

Sul piano mediatico abbiamo toppato perché fuori dicono che siamo dei mercenari, perché fuori dicono che siamo dei comemierda, perché la nostra gente che ha a che fare con i mezzi di comunicazione non risponde, il Comandante Hugo Chávez parlava della “comunicazione della guerriglia, la guerrilla comunicacional”, dei quartieri popolari, della montagna, delle campagne.

 

Fidel Castro diceva “contro la menzogna controrivoluzionaria, la verità rivoluzionaria” e noi siamo obbligati quando loro parlano di noi a dire la verità, come organizzare un’assemblea, aiutando un’anziana, organizzando una coda per il Clap, questa è la risposta.

 

Tra poco ci saranno le elezioni per i Deputati, noi siamo obbligati, compagno, a vincere nella Asamblea Nacional, quindi dobbiamo partecipare tutti, questo deve essere il colore “rojo rojito” ma per poter ottenere la vittoria dobbiamo essere uniti, non c’è altro cammino.

 

Prima hai detto che la celebrazione del 62esimo anniversario del 23 de enero tre colectivos non hanno partecipato all’evento.

 

Prima di tutto, loro non sono Colectivos, la “Coordinadora Simón Bolívar” è una fondazione, “Alexis vive” è una fondazione ed il compagno Oscar è anche lui una fondazione e quindi non hanno partecipato perché non hanno voluto e ugualmente noi dobbiamo rispettarli e rispettarli perché sono nostri compagni, c’è rispetto, io particolarmente rispetto molto Juan Contreras, è amico mio di tutta la vita, il compagno Robert lo stesso ed il compagno Óscar, va bene, con Óscar ci frequentavamo, gente che rispetto, a tutti loro va il mio rispetto, ma va bene, loro decidono per loro cosa è meglio.

 

Qual è la differenza tra Colectivo e Fondazione?

 

Il Colectivo non riceve risorse, invece come Fondazione sì è possibile ricevere risorse dallo Stato, come Colectivo no, quasi impossibile, richiedono una serie di documenti. Per me, un Colectivo non può essere legalizzato, perché un Colectivo nasce dalla necessità di dare una risposta come al “cobra nero” alla “banda del quemado ” questa è la funzione di un Colectivo, è stato così e deve continuare così.

 

Ah! Da quanto è nata la Rivoluzione Bolivariana, c’è quello che si chiama Clap, Comunas e attraverso quelle figure otteniamo risorse per la comunità, questa è la differenza.

 

67c2c61e-fe6e-41a0-8d4d-a4b12bf2b758Valentín, tu che sei a capo di una grande comunità di questa grandiosa parroquia il 23 de enero. Qual è il messaggio che dai ai compagni ed ai giovani degli altri paesi?

 

Che quando vengono qui, in Venezuela, non si facciano rapire dalla burocrazia, che cerchino i loro pari. Credo che chi viene dall’estero non sia un milionario, un milionario, cerca un milionario, i proletari, cercano i proletari, cercano i loro pari, perché sfortunatamente ci sono quelli che qui in Venezuela con alcuni leaders chiudono gli internazionalisti nel Teresa Carreño, invece di far conoscere loro Las Lomas, dove è nato uno dei grandi guerriglieri riconosciuti, che si chiama Tito González Heredia di Bandiera Rossa, con una faccia di popolo e il ragazzo era uno tosto, uno serio, molti rivoluzionari sono nati a Catia, accompagniamoli a Catia così che loro possano conoscerla.

A Catia non ci sono solo venditori ambulanti e cibo, a Catia ci sono grandi rivoluzionari, il 23 de enero, El Valle.

Queste sono le due cose che raccomando, che sono piene di gente, di popolo.

Sono stato a Cuba per 10 giorni e sono arrivato tranquillamente, mi ha mandato un settore del Partito [PSUV, NdR] e sono arrivato come chiunque altro, nessuno sapeva chi fossi e non hanno mai saputo chi fossi.

 

Sono sicuro che se quel Forum fosse stato organizzato nei quartieri popolari, qui nella Caserma della Montagna, avrebbero sentito l’odore del popolo, tu vai lì e vedi il Comandante e sembra che il Comandante lì ti dica: “calmati!”. E sì, esci con coraggio, con la determinazione di continuare a combattere, quel sito è impressionante. Sono parte della sicurezza del posto, della parte esterna ed è un luogo che è stato il più odiato e ora è il più amato, perché il nostro Comandante è lì; ma aha, sì, credo che i rivoluzionari debbano essere umili, c’è l’essenza lì e c’è un grande potere.

 

Perché il Comandante a livello militare non ha potuto, è che non ha fatto molto, si è riempito di popolo. Alle elezioni, il Comandante votava qui, nella zona centrale del 23 de enero, al liceo Manuel Palacio Fajardo, arrivava con una sola auto, alla guida di una Volkswagen rossa e noi aspettavamo il presidente; ovviamente, dopo aver riconosciuto la Volkswagen rossa, sapevamo già che era lui.

 

Per me, la cosa grandiosa del Comandante Chávez è stata la sua umiltà, penetrava nei più umili, ecco perché questa Rivoluzione non verrà abbattuta da nessuno, perché sa di popolo, che incasseremo come un pugile, beh, io ti do e tu mi dai, e noi tireremo i nostri pugni, perché questa Rivoluzione è vera, compagno.

 

Quello che stiamo vivendo qui, ad Haiti per esempio avremmo avuto già la guerra, piombo, è un altro contesto e non sarebbe stato sopportato.

 

E noi oggi… vedi, il venerdì, negozi di liquori, gente che beve, vai in strada e vedi quella folla, questo è uno strano blocco, volevano che ci piegassimo, non ci sono riusciti, né ci riusciranno, con nessun compagno non potranno mai, Chávez è penetrato nelle vene del più umile, se Chávez fosse arrivato, come arrivarono Azione Democratica e COPEI, Chávez sarebbe stato ancora vivo, vivo, avrebbe governato solo per cinque anni; ma Chávez è venuto per fare una Rivoluzione, ecco perché siamo qui, in questa Rivoluzione, e ci resteremo a lungo.

 

Non vedremo il trionfo della Rivoluzione Bolivariana, il consolidamento non lo vedrò, ma siamo qui per rendere fertile il terreno in modo che i nostri figli godano dello sforzo che ognuno di noi sta facendo, la vedo così e quindi è in questa direzione che mi muovo.

 

Sono cosciente che il consolidamento non lo vedrò, non ne godrò, ma i miei figli sì, ho avuto l’onore di conoscere il comandante Hugo Chávez, sono nato al tempo di Chávez, o siamo nati al tempo di Chávez. Penso che sia abbastanza per me. Altri, mio ​​figlio minore ha 7 anni, quello che gli è rimasto è ciò che gli ho insegnato, ma non ha conosciuto Chávez in carne e ossa, ma insegno a mio figlio ad essere un rivoluzionario, gli parlo di Sucre, Fidel, del Che, del Comandante, di Bolívar, l’ho messo ad ascoltare musica rivoluzionaria e gli dico: “Figlio, ¡Chávez vive, la lucha sigue!” Non avete visto la ragazza che è venuta fuori in questo momento, qui i bambini de La Piedrita hanno una consegna: “Pionieri al servizio del Socialismo, saremo come Chávez”, quei bambini che hanno demonizzato, sono di qui, li educhiamo sotto il manto rivoluzionario, perché i gringos educano i loro figli sotto il manto del capitalismo e lì nessuno gli dice nulla, ma noi li educhiamo sotto il manto bolivariano, il pensiero del nostro Comandante e si scandalizzano per questo, parliamo loro del nostro Libertador Simón Bolívar.

 

Nella quarta repubblica, a noi studenti era proibito parlare di Bolívar, qui alla scuola José Gregorio il 23 gennaio, era vietato, beh, sapevo di più su Che Guevara e Fidel, che sul Libertador.

 

Sono venuto per conoscere i compagni e non mi dispiace dire che il mio Libertador si chiamava Simón Bolívar grazie al comandante Hugo Chávez, perché era proibito parlare di Bolívar, non si conoscevano le date storiche, il 24 giugno, 17 dicembre, non ne sapevamo nulla, niente di più di quando andavano al Pantheon per mettere fiori e per assicurarsi che il Libertador  fosse davvero morto, ma oltre questo nulla. Qui si tributavano onori a Cristoforo Colombo, gli onori militari a Cristoforo Colombo.

Ora voglio che conosciate il quartiere de La Piedrita.

 

Grazie, Compagno Valentín Santana, verremo con te per esplorare gli spazi de La Piedrita per conoscere i tuoi successi, grazie per il tuo tempo dedicato alla nostra visita e speriamo in futuro di poter tornare e condividere un po’ di più con l’intera comunità de La Piedrita nella parroquia del 23 de enero, nella città di Caracas, Repubblica Bolivariana del Venezuela. Grazie Valentín.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Adriano Ascoli e Ciro Brescia]
[Foto di Adriano Ascoli]

___

2___

(FOTO+VIDEO) Entrevista a Valentín Santana del “Colectivo La Piedrita”

por Luis Matute

Parroquia 23 de Enero, Sector El Observatorio, Caracas, República Bolivariana de Venezuela.

24ene2020.- En una soleada y hermosa mañana, con una maravillosa vista frente al majestuoso Waraira Repano, conocido como el cerro El Ávila, en la populosa parroquia 23 de enero, del sector El Observatorio, entrevistamos a Valentín Santana, fundador del “Colectivo La Piedrita”.

Buenos días Valentín, dicen que venir a La Piedrita es como impenetrable, queremos que con tus propias palabras nos digas cual es la realidad del Colectivo La Piedrita y quién es Valentín Santana.

Saludos a los revolucionarios del mundo, estamos aquí, en este humilde territorio La Piedrita, un territorio que tiene 35 años de lucha, yo soy el fundador y le doy la bienvenida a los compañeros que se encuentran aquí. Bienvenidos a la República Bolivariana de Venezuela.

Valentín háblanos cómo creaste o como fundaste la famosa Piedrita, ya que mucha gente le tiene temor y dicen que es imposible llegar acá.

Que le tengan miedo, tiene que tenerle miedo el imperialismo, los enemigos de la Patria, para eso nació La Piedrita, para que los enemigos de la Patria le tengan miedo, le tengan culillo.

¿Cómo nace La Piedrita?

Bueno, un 26 de diciembre hace 35 años. Vengo de una experiencia armada en lo urbano, tuve un accidente un 8 de octubre y dentro del reposo yo decía, yo nunca he hecho nada en mi territorio, en mi barrio y bueno me llamó la atención una vez que una compañera me dijo, Valentín vamos a hacer algo por nuestro barrio y nacimos con un periodiquito, una hojita, se llamaba “periódico popular La Piedrita” y de ahí empezamos a hacer asambleas populares; que las asambleas populares son más viejas que “Matusalén” y en el barrio la gente como me conocía, ya que soy nacido y criado aquí, la gente se incorporó a esas asambleas populares y hoy por hoy este territorio netamente revolucionario aquí NO aceptamos que nadie hable mal de nuestro Comandante Hugo Chávez.

Cuando pensaste sobre tu barrio, ¿qué creíste que podías hacer por la comunidad?

Tú sabes que nosotros en la cuarta República éramos jóvenes, aunque en realidad no tuvimos juventud, porque nada más con el hecho de tener un libro del Che Guevara, llegaba la DISIP (Policía Política) y te allanaban la casa y te torturaban, te desaparecían y eso fue lo que me llevó a  que en mi barrio había que hacer algo para que nuestra juventud en esa época tuviera una esperanza de vida y de lucha y hoy lo estoy logrando y nunca he parado y he aguantado a la derecha como ustedes no se lo imaginan, porque apliqué la de Fidel Castro: me preparé, me preparé en lo ideológico, en lo político y hasta en lo militar. Por qué la cuarta República andaba aquí. En esta parroquia nació una banda llamada “La banda del quemado” y “el hombre de la chaqueta negra” que eran policías entrenados para buscar revolucionarios, eran de la Policía Metropolitana y bueno tuvimos que organizarnos aquí en este sector, en La Piedrita, en el 23 de enero, para darle respuesta a ese tipo de bandas armadas, eso fue en los años ’74-’75 por ahí y eran unos mercenarios.

¿Tú eres nacido y criado aquí en el barrio?

Si yo soy nacido y criado aquí en el 23 de enero.

¿En La Piedrita?

Sí aquí.

Han satanizado mucho sólo esa palabra, “La Piedrita” ¿porqué?

Porque nosotros, no aceptamos, ni aceptaremos nunca sentarnos a hablar con la contrarrevolución, aquí nosotros los hemos combatido en la calle, nosotros nunca nos vamos a sentar con esa derecha que nos ha quitado o nos quiere quitar nuestros sueños de la Revolución bolivariana, ese sueño socialista, humanista; nosotros nunca hemos aceptado que aquí, en este territorio entre un candidato de la derecha, aquí, ¡NO! Por eso es que a nivel mediático nos dan duro y especialmente a mí por mi posición radical, no vamos a aceptar que ellos entren aquí.

Siempre han dicho que eres radical, yo creo que eres directo y piensas como debería de pensar el pueblo humilde y los que dicen que tú eres radical, es simple y llanamente porque dices las cosas como la siente, como gente del pueblo. Es por ello, que a lo mejor te han satanizado tanto, pero veo que eres una imagen para otros compañeros que han realizado nuevos colectivos y para ello ven en Valentín Santana como un inductor, como un compañero que les ha enseñado muchas cosas sólo para que trabajen en función del pueblo venezolano y de la clase humilde.  ¿Cómo consideras tú en los actuales momentos que vean a Valentín Santana como un personaje que se ha involucrado un poco más hacia la población venezolana?

Para el enemigo siempre seré un hombre talentoso, siempre lo seré, porque ellos nunca han creído, ni van a creer en la Revolución bolivariana. Es un orgullo para mí que otros colectivos me vean como un bastión de la dignidad, pero mi camino es la Revolución, yo ando como el Comandante Hugo Chávez, echándole bolas, pa´lante, así me veo yo, he sido y así toda mi vida.

¿Cómo te ven tus compañeros en la zona?

Algunos me llaman comandante, otros me llaman el líder, otros me llaman camarada, a mí me gusta que me llamen Compañero, me siento más lleno de pueblo, me siento igual que ellos, porque yo vengo de una familia muy humilde y me gusta que me digan compañero.

En el 23 de enero, existen muchos colectivos. ¿Cuál es la relación que hay entre los diferentes colectivos y la comunicación entre ustedes?

Bueno bien, nosotros estamos trabajando en función de la unidad, sabemos que la unidad no se construye de hoy para hoy, ni se decreta, tenemos 10 años caminando, pero ya lo que estamos es abonando el camino de la unidad, de hecho ya nosotros no estamos solamente en el 23 de enero, tenemos compañeros en la parroquia San Juan, tenemos compañeros en el estado Miranda, en el estado La Guaira, en el estado Yaracuy, Barquisimeto, estado Lara; ahí estamos tratando de hacer como dijo el Comandante Hugo Chávez, “un gran colectivo” y todos estamos a la orden de la Revolución bolivariana y del presidente Nicolás Maduro.

Nosotros somos leales a la Revolución bolivariana, lo que pasa es que, a nivel mediático, la Revolución bolivariana está fallando; tú me dirás ¿en dónde Valentín? Ahorita cuando termine esta entrevista te voy a enseñar “La Piedrita” y pueden tomar las fotos y van a ver, lo digo con mucha humildad, aquí está parte del sueño de nuestro Comandante Hugo Chávez.

¿Cómo se siente la gente con todo el aporte que tú le has dado a este sector? Nos has comentado qué nos vas a mostrar algo del trabajo social que han desarrollado aquí.

Hay una panadería, una emisora de radio, un comedor, dos casas de abrigo para niños que vienen de otros estados que están enfermos, los recibimos aquí gratis, les damos su comida, les pedimos la cita en los hospitales y aquí los tenemos, aquí hay dos casas, hay una casa de la cultura.

Todo lo que está aquí lo ha hecho la misma comunidad, tenemos un zoológico, tenemos un gimnasio para ponernos en forma.

¿El sentir de la comunidad hacia Valentín Santana?

Solidaridad total, Patria o muerte conmigo, porque es que yo desde que apareció el Comandante Chávez, uno viene a una experiencia cerrada, uno se creía súperpoderoso, yo no hablaba casi con el común porque eso era lo que nos habían inculcado la gente del Partido comunista, con el Comandante Hugo Chávez uno entendió que el vecino era parte de este proceso y yo empecé a hacer asambleas populares y todo lo que se hace aquí se hace abierto con la gente en la calle y lo que se consigue se le informa a la comunidad Hugo Chávez; yo acepto que la gente me critique sea malo o sea bueno, yo aprendí gracias al Comandante Hugo Chávez.

Porque el camino mío y el de mis colectivos es formar cuadros y aquí a la comunidad, yo los llamo a una asamblea y bajan, casi todos bajan y tienen derecho de palabra, no es que yo soy el único que habla, no, aquí se les dice a las comunidades qué el que quiere hablar, el que quiere decir algo. Aquí lo que no aceptamos es que nadie hable mal de la Revolución bolivariana.

Porque aquí tienen Clap, tienen seguridad, aquí tienen todo. Tampoco vamos a aceptar que venga una persona escuálida le demos derecho de palabra para que venga hablar mal, Chávez esta allá; porque te digo, nosotros sí tenemos nuestros escuálidos aquí, pero todos como son fundadores de este barrio y uno los oye, respetamos sus ideas, pero no queremos que estén hablando mal de la Revolución.

Porque si no van a tener pedos con nosotros, y le decimos usted está montado en el Clap con el beneficio del Tricolor, con los beneficios de las Madres del Barrio, todo eso les cae a ellos, los bonos, todo le cae, lo último que les cayó fue el Petro y les cayó y nosotros no estamos que tú eres escuálido, fuera de aquí, no andamos con eso, porque la línea del Comandante era integridad, integrar, tampoco nos damos mala vida con ellos, aquí nosotros tenemos el dominio total de nuestra zona.

¿Qué cantidad de habitantes hay en la zona?

Aquí hay 1800 familias, sólo en La Piedrita; te puedo decir que 20 son escualidas. Porque uno hace el trabajo… tun tun… Se conversa, se habla; ahorita por lo menos está el Consejo Comunal, el Clap, están los Milicianos, porque nosotros tenemos Milicianos, ahorita haciendo una labor de casa por casa, con la necesidad de saber lo de cada familia, ahorita en este momento, lo que pasa, es que nosotros introducimos el peo político, nosotros no solamente llegamos y preguntamos mira cómo te llamas tú y nos vamos, no, nosotros les hablamos del bloqueo económico, del sabotaje que nos tienen los gringos, se genera una conversa con la familia y así es como nosotros hemos avanzado bastante y el apoyo de esta comunidad hacia nosotros.

Acaba de terminar el “Encuentro Mundial contra el imperialismo” por la vida, la soberanía y la paz, el cual coincidió con una época muy representativa para Venezuela, que fue el 62 aniversario de la creación de la urbanización 23 de enero, justo el día del aniversario del 23 de enero. ¿Cómo fue la participación de ustedes?

Estuvimos en la calle con una gran caravana, una gran representación en nuestra parroquia. Recordando a nuestros mártires, recordando la lucha de esta parroquia, terminamos con una ofrenda floral en la estatua de Fabricio Ojeda. Ahí estuvimos acompañados por los colectivos de Caracas, colectivos de Miranda, colectivos de La Guaira, vinieron unos compañeros de Yaracuy y nosotros los del 23 de enero; una buena representación y recordamos a nuestros mártires como es, con rebeldía, no con lujo podemos recordar a nuestros mártires, porque aquí echaron el plomo que jode.

¿Qué mensaje le das tú a estos compañeros que asistieron a este encuentro internacional antiimperialista? porque muchos representantes extranjeros han dicho: ¿Qué hacemos después de este encuentro, es decir, que van hacer los venezolanos?

Para mí ese encuentro antiimperialista, olió a burguesía, no se llenaron de pueblo, porque la verdad de Venezuela, como decía Alí Primera, no se ve en el Teresa Carreño, ahí no está la verdad de Venezuela, ahí no está la verdad de la Revolución bolivariana, por eso, es que cuando ustedes caminen conmigo por aquí por La Piedrita, van a ver un pedacito del avance de la Revolución.

Para mí esos compañeros no se llevaron nada de los avances de la Revolución bolivariana, eso es como que, si yo fuera para Cuba y me van a enseñar lo más bonito de Cuba, los avances están es en el campo, aprendiendo por los compañeros cubanos, aquí los compañeros que vienen, los compañeros internacionalistas, los meten ahí en el Teresa Carreño y ahí lo que se huele y lo que hiede es a perfume caro. Porque el Comandante decía, hagan su propia agenda, no deje que otro haga su agenda, métanse a los barrios, ahí es donde está el verdadero poder, porque la Revolución bolivariana nació para los pobres, no para los ricos.

Entonces que se llevan ellos, nada, estuvimos en Venezuela, pero más nada; ahora aquí está el Cuartel de la Montaña, aquí está sembrado nuestro Comandante, yo soy parte de la seguridad del Comandante, en ese sitio es donde debieron haber hecho ese foro, ahí, porque el Comandante Chávez se hubiese sentido alegre, nosotros los del 23 de enero nos hubiésemos sentido también súper alegres, hubiésemos recibido a los compañeros con rebeldía, con alegría, como tiene que ser, para mí eso olió fue a perfumes caros, con todo respeto se los digo y asumo las palabras que estoy diciendo.

El Comandante hacía los “Aló presidente” en los barrios, en los campos, en las sábanas, todos los “Alo presidente” la mayoría fue en los barrios en los pueblos en las sábanas en los campos, ese era el mensaje.

¿Cómo ves tú la unidad de los colectivos aquí en la parroquia 23 de enero?

De cien, estamos un setenta por ciento. Una muestra fue el Día del 23 de enero, faltaron dos organizaciones nada más, que fue la “Coordinadora Simón Bolívar” y “Alexis vive” ah! y los compañeros de Óscar, del resto aquí participó el partido PSUV, las UBCh (Unidades de Batalla Hugo Chávez) el Clap, Consejo Comunal, los Colectivos del 23, la Milicia Bolivariana, los compañeros de afuera participaron, o sea que hemos avanzado, verdad que nosotros podemos darnos el tupé qué en menos de lo que canta un gallo podemos tomar todo el oeste de Caracas, lo que hay es que avisar a los compañeros, porque nosotros tenemos una red de radio, por ejemplo, yo puedo llamar ahorita a un compañero y decirle tranca la autopista, tranca San Martín, toda esa vaina; con eso tenemos ya un año con la red de transmisiones. Nosotros estamos en La Guaira – Vargas, el centro de Caracas prácticamente es de los colectivos y hemos avanzado bastante.

¿Cuántos colectivos hay más o menos?

Mira pasamos de 40 colectivos, somos Colectivos, pero también somos Milicia, somos Clap, somos Comuna, estamos en el Partido, estamos asumiendo tareas de la Revolución bolivariana. Cuál es el gravísimo problema y lo digo, lo monitoreo, la Revolución bolivariana está caída por lo mediático, el Canal 8 habla nada más para los ministros, pero no está para los Colectivos y todos los Colectivos hacen arde del trabajo comunitario que están haciendo y en los Colectivos que tú te metas siempre vas a ver algo, todo está relacionado con el trabajo cultural, el trabajo político y no solamente la parte que tú conoces, no no no, eso está ahí, a la espera de que bueno, ellos decidan entrar, de resto siempre estamos haciendo el trabajo cultural, revolucionario, asambleas, es el camino nuestro; pero nuestro ministro de comunicación y todos los que han estado ahí es nada más para los ministros, por eso es que te digo, la verdad de Venezuela no se ve en el Teresa Carreño, que ahí lo que hay son asientos bonitos, luces bonitas.

El avance de la Revolución bolivariana se ve en la montaña, en los barrios, en el campo, ahí es donde está; la Revolución no va a caer nunca, porque esta Revolución está llena y huele a pobre, a los más humildes. Que se olvide la contrarrevolución o que se olviden aquellos que piensan negociar, que nosotros no nos vamos a entregar, porque mira, se está negociando ahorita con el CNE, pero ustedes no van a entrar a La Piedrita, porque nosotros somos chavistas, antiimperialistas y no van a entrar aquí.

Ustedes negociaron con otra gente, pero no con La Piedrita, porque a nosotros no se nos olvida que ellos le han hecho un daño a este pueblo, ellos están ahorita fuera del país para ver cómo entran los gringos, cómo entra una fuerza mercenaria a nuestro país para que nos maten y me maten a mí, para que te maten a ti y a mis compañeros y maten a mi hijo, a mi esposa y los hijos, yo no me voy a sentar con ellos, yo no.

A nivel mediático estamos caídos porque por fuera dicen que somos unos Mercenarios, porque por fuera dicen que somos unos comemierdas, porque nuestra gente que tiene que ver con la comunicación no le da respuesta, el Comandante Hugo Chávez dijo “la comunicación de la guerrilla, la guerrilla comunicacional”, los barrios, el campo, la montaña.

Fidel Castro decía, “contra la mentira contrarrevolucionaria, la verdad revolucionaria” y nosotros estamos obligados cuando ellos hablen mal de nosotros, tenemos que decir la verdad, como realizar una asamblea, ayudando a una viejita, organizando una cola del Clap, esa es la respuesta.

Ahorita vienen las elecciones para Diputados, nosotros estamos obligados camarada, a ganar la Asamblea Nacional, pero hay que meter no joda, a toditos, eso tiene que ser el color “rojo rojito” pero para poder lograrlo tenemos que estar Unidos, no hay otro camino.

Hace un momento expresaste que en la celebración del 62 aniversario del 23 de enero tres colectivos no participaron en el evento.

Primero, ellos no son Colectivo, la “Coordinadora Simón Bolívar” es una fundación, “Alexis vive” es una fundación y el compañero Oscar también es una fundación y bueno no participaron porque no les dio la gana y nosotros igualito tenemos que respetarlos porque son nuestros compañeros, nuestros camaradas, hay un respeto, yo particularmente respeto mucho a Juan Contreras es mi amigo de toda la vida, el compañero Robert igualito y el compañero Óscar, bueno Óscar anduvo conmigo, gente que respeto, a todos los respeto, pero bueno, allá ellos.

¿Qué diferencia hay entre Colectivo y Fundación?

El Colectivo no recibe recursos y como Fundación si puedes recibir recursos del estado, como Colectivo no, casi imposible, te exigen una serie de papeles; para mí un colectivo no se puede legalizar, porque un colectivo nace por la necesidad de darle una respuesta como por ejemplo a la “cobra negra” a “la banda del quemado” esa es la función de un colectivo y eso ha sido así y tiene que mantenerse así.

¡Ah! nació la Revolución bolivariana, hay algo que se llama Clap, Comunas y a través de esa figura conseguimos recursos para la comunidad, esa es la diferencia.

Valentín, tú como responsable de una gran colectividad de esta grandiosa parroquia 23 de enero. ¿Cuál es el mensaje que tú le das a los compañeros y jóvenes de otros países?

Que cuando vengan para acá, para Venezuela, no se dejen secuestrar por la burocracia, que busquen a sus iguales. Yo creo, que la gente que viene de afuera no es millonaria, millonario, busca millonario, los proletarios, buscan a los proletarios, que busquen a sus iguales, por qué, que, mala maña se tiene aquí en Venezuela con algunos dirigentes que meten a los internacionalistas para el Teresa Carreño, porque no los meten para Las Lomas, que en Las Lomas nació uno de los grandes guerrilleros reconocido, que se llamó Tito González Heredia de Bandera Roja, con una cara de paisa y el tipo era un trinca la bola, arrecho, ahí en Catia nacieron muchos revolucionarios, vámonos para Catia para que conozcan Catia.

En Catia no solamente hay buhoneros y comida, en Catia hay revolucionarios de envergadura, el 23 de enero, El Valle.

Esas son las dos cositas que yo la recomiendo, que se llenen de pueblo y que sean humildes.

Yo estuve en Cuba 10 días y llegué callado, me mandó un sector del partido y llegué como cualquiera, nadie sabía quién era yo y llegué a Cuba y me vine y nunca supieron quién era yo.

Yo estoy seguro que sí ese Foro lo hubiesen metido para los barrios, para acá para el Cuartel de la Montaña, hubiese olido a pueblo, tú entras ahí y ves al Comandante y parece que el Comandante allá te dijera, ¡ya cálmate! y si, sales con ánimo, con ganas de seguir luchando, ese sitio es impresionante. Yo que soy seguridad de ahí, de la parte de afuera y es un sitio que fue el más odiado y ahora es el más querido, porque está ahí nuestro Comandante; pero ajá, sí yo creo que los revolucionarios tenemos que ser humildes, ahí está la esencia y está un gran poder.

Porque El Comandante a nivel militar no podía, es que no hizo gran cosa, se llenó de pueblo. En las elecciones el Comandante votaba aquí, en la zona Central del 23 de enero, en el Liceo Manuel Palacio Fajardo y llegaba con una sola camioneta y el manejando un Volkswagen rojo y uno esperando al presidente; a veces llegaba con una sola camioneta, claro, después que conocimos el Volkswagen rojo, ya sabíamos que era él.

Para mí lo grande del Comandante Chávez, fue su humildad, penetró en los más humilde, por eso es que esta Revolución no la va a tumbar nadie, porque es que todo él hiede a pueblo, que vamos a llevar coñazo como un boxeador, bueno, yo te doy y tú me das, y vamos a dar coñazos, porque esta Revolución es verdadera compañero.

Esto que estamos viviendo nosotros, en Haití tuviéramos Candela, plomo, es otro país y no fuera aguantado.

Y nosotros hoy… tú ves los viernes, las licorerías, la gente tomando caña, tú vas para la calle y ves ese gentío, esto es un bloqueo extraño, han querido que nos arrodillemos, no han podido, ni van a poder, no compañero nunca van a poder, Chávez penetró en las venas de los más humildes, si Chávez hubiera llegado, como llego Acción Democrática y COPEI, Chávez estuviera vivo, vivo, fuera gobernado cinco años; pero es que Chávez vino hacer una Revolución, por eso es que estamos aquí, en esta Revolución, pa´rato.

No vamos a ver el triunfo de la Revolución bolivariana, el fortalecimiento no lo vamos a ver, pero nos queda es abonar para que nuestros hijos disfruten el esfuerzo que cada uno de nosotros está haciendo, así lo veo yo, y así es que yo camino.

Yo estoy clarito, que el fortalecimiento no lo voy a hacer, no lo voy a disfrutar, pero mis hijos sí, es más tuve el honor de conocer el Comandante Hugo Chávez, nací en tiempo de Chávez, o nacimos en tiempos de Chávez; yo creo que eso para mí es bastante. Otros, mi hijo el más pequeño tiene 7 años lo que le queda es lo que yo le enseñé, pero no conoció a Chávez vivo, pero a mi hijo yo lo digo para que sea revolucionario, le hablo de Sucre, de Fidel, del Che, del Comandante, de Bolívar, lo pongo a escuchar música revolucionaria y yo le digo, hijo ¡Chávez vive, la lucha sigue! Ustedes no vieron la niña que salió ahorita, aquí los niños de La Piedrita tienen una consigna “pioneros por el socialismo, seremos como Chávezesos niños que satanizaron, son de aquí, nosotros los educamos bajo el manto revolucionario, porque los gringos educan a sus hijos bajo el manto del capitalismo y ahí nadie le dice un coño, pero nosotros los educados bajo el manto bolivariano, el pensamiento de nuestro Comandante y pegan el grito al cielo, le hablamos de nuestro Libertador Simón Bolívar.

En la cuarta república a nosotros los estudiantes le era prohibido hablar de Bolívar, aquí en la escuela José Gregorio del 23 de enero, prohibido, bueno yo conocí más del Che Guevara y de Fidel, qué del Libertador.

Yo vine a conocer compañeros y no me da pena decirlo, qué mi Libertador se llamaba Simón Bolívar gracias al Comandante Hugo Chávez, porque era negado hablar de Bolívar, era raro que uno los 24 de junio, 17 de diciembre, de eso no sabíamos nada, nada más cuando iban al Panteón a ponerle flores para ver al Libertador bien muerto, pero era negado. Aquí se le brindaba, se le hacía honores a Cristóbal Colon y honores militares a Cristóbal Colon.

Ahora quiero que vayamos a conocer el barrio La Piedrita.

Gracias compañero Valentín Santana vamos contigo a recorrer los espacios de La Piedrita a conocer sus logros, gracias por su tiempo dedicado a nuestra visita y esperemos que a futuro podamos volver y compartir un poco más con toda la comunidad de La Piedrita en la parroquia 23 de enero en la ciudad de Caracas, República bolivariana de Venezuela.

Gracias Valentín.
___

 

2d6494f8-d44b-410e-abf2-2749cb3ea6f7

___

"En Tiempos de Guarimba"

Conoce a quienes te quieren dirigir

La Covacha Roja

Donde encontramos ideas avanzadas

Pensamiento Nuestro Americano

Articulando Luchas, Cultivando Resistencias

RE-EVOLUCIÓN

Combatiendo al neofascismo internacional

Comitè Antiimperialista

Contra les agressions imperialistes i amb la lluita dels pobles per la seva sobirania

SLAVYANGRAD.es

Nuestra ira no tiene limites. (c) V. M. Molotov

Gli Appunti del Paz83

Internet non accende le rivoluzioni, ma aiuta a vincerle - Il Blog di Matteo Castellani Tarabini

Sociología crítica

Articulos y textos para debate y análisis de la realidad social

Hugo Chavez Front - Canada

Get to know what's really going on in Venezuela

Revista Nuestra América

Análisis, política y cultura

Avanzada Popular

Colectivo Avanzada Popular

Leonardo Boff

O site recolhe os artigos que escrevo semanalmente e de alguns outros que considero notáveis.Os temas são ética,ecologia,política e espiritualidade.

Vientos del Este

Actualidad, cultura, historia y curiosidades sobre Europa del Este

My Blog

Just another WordPress.com site

Festival delle idee politiche

Rassegna annuale di teorie politiche e pratiche della partecipazione civile

Far di Conto

Piccoli numeri e liberi pensieri

Miradas desde Nuestra América

Otro Mundo es Posible, Necesario, Urgente. Desde la provincia chilena

Como te iba contando

Bla bla bla bla...

Coordinadora Simón Bolívar

¡Bolívar vive la lucha sigue!

LaDu

Laboratorio di Degustazione Urbana

il Blog di Daniele Barbieri & altr*

"Per conquistare un futuro bisogna prima sognarlo" (Marge Piercy)

KFA Italia - notizie e attività

notizie dalla Corea Popolare e dalla Korean Friendship Association

KFA Euskal Herria

Korearekiko Laguntasun Elkartea | Korean Friendship Association

ULTIMOTEATRO.PRODUZIONIINCIVILI

Nuova Drammaturgia del Contemporaneo

Sociales en PDF

Libro de sociales en formato digital.

matricola7047

Notes de lectura i altres informacions del seminari sobre el Quaderns de la Presó d'Antonio Gramsci ( Associació Cultural Espai Marx)

Centro Cultural Tina Modotti Caracas

Promoción de la cultura y arte Hispanoamericana e Italiana. Enseñanza y educaciòn.

Racconti di quasi amore

a costo di apparire ridicolo

Ex UAGDC

Documentazioni "Un altro genere di comunicazione"

Esercizi spirituali per signorine

per un'educazione di sani principi e insane fini

JoséPulido

La página del escritor venezolano

Donne in rosso

foglio dell'ADoC (Assemblea delle donne comuniste)

Conferenza Mondiale delle Donne - Caracas 2011

Just another WordPress.com site

críticaypunto

expresamos la verdad

NapoliNoWar

(sito momentaneamente inattivo)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: