Venezuela: nessun “impeachment” per Maduro è possibile

Venezuela: il Parlamento non ha il potere di destituire il Presidente. Nessun 'impeachment' per Maduroda L’Antidiplomatico/Russia Today

Come spiegato dall’avvocato costituzionalista Enrique Tineo ai microfoni di RT, in Venezuela il Parlamento non può destituire il Presidente della Repubblica. «Il procedimento di impeachment del Brasile è molto differente. Lì è diretto. Una decisione del Parlamento può destituire un presidente legittimamente eletto»

Domenica 23, il Parlamento venezuelano controllato da quell’eterogenea coalizione di forze che si oppongono al chavismo denominata MUD, ha dichiarato «la rottura dell’ordine costituzionale e l’esistenza di un colpo di stato» che sarebbe stato ordito dal governo Maduro. Il PSUV (partito di governo) ha invece denunciato che le manovre della MUD sono parte del nuovo Plan Condor in corso di svolgimento nella regione sudamericana, come conferma il recente golpe parlamentare realizzato in Brasile. Anche le Forze Armate hanno preso posizione, ribadendo il proprio appoggio al legittimo presidente Maduro e respingendo l’idea che in Venezuela sia in corso un colpo di stato.

Intanto i media internazionali fanno da megafono all’opposizione rilanciando l’idea che Maduro cerchi il colpo di stato e che il Parlamento abbia avviato un processo di impeachment contro il presidente democraticamente eletto, proprio come avvenuto in Brasile. 

In realtà, come spiegato dall’avvocato costituzionalista Enrique Tineo ai microfoni di RT, in Venezuela il Parlamento non può destituire il Presidente della Repubblica. «Il procedimento di impeachment del Brasile è molto differente. Lì è diretto. Una decisione del Parlamento può destituire un presidente legittimamente eletto». 

Quello che stiamo vivendo in Venezuela – spiega Tineo – è un attentato alla Costituzione, dall’interno e dall’esterno.

Dall’interno perché vengono utilizzati argomenti che troviamo nel testo costituzionale e dall’esterno perché lo fa un ramo del Potere Pubblico, in questo caso il legislativo». 

Ma l’attivazione della procedura prevista dall’articolo 233 della Costituzione Bolivariana è molto diversa: «Viene convocato il Potere Morale Repubblicano che è composto dal Procuratore Generale della Repubblica, il Controllore Generale della Repubblica e il Difensore del Popolo», poi in seguito alla decisione del Consiglio Morale Repubblicano «si invia il tutto al Tribunale Supremo di Giustizia (TSJ)» che infine si rivolge al Parlamento. 

Secondo Tineo, quanto approvato dall’Assemblea Nazionale «è suscettibile di bocciatura da parte della Sala Costituzionale del TSJ». Questo perché un ramo del Potere Pubblico (Assemblea Nazionale) agisce come un elettore libero». Addirittura andando contro gli altri poteri pubblici. 

Infine bisogna ricordare che il massimo tribunale del Venezuela ha dichiarato nulli tutti gli atti del Parlamento dopo che quest’ultimo non ha obbedito a una sentenza della sala elettorale che aveva chiesto di non procedere con il giuramento di 3 deputati su cui vi sono delle denunce per brogli elettorali. 

Colotti: «Abbiamo lasciato il Venezuela in balia dei pescecani»

Collegamento permanente dell'immagine integratadi Alessandro Bianchi – l’AntiDiplomatico

L’inviata a Caracas de il Manifesto all’AntiDiplomatico: «Le destre hanno già mostrato il loro vero volto, il popolo è tornato nelle piazze, pronto a chiedere al chavismo un profondo rinnovamento. E a resistere.»

Da Caracas l’inviata de il Manifesto Geraldina Colotti sta raccontando in modo impeccabile la transizione in atto in Venezuela con la sconfitta storica del chavismo alle elezioni del 6 dicembre scorso e il ritorno di quel Washington Consensus da cui il paese si pensava depurato. Dopo l’intervista in esclusiva al presidente Nicolás Maduro pubblicata questa settimana, abbiamo chiesto a Geraldina Colotti di raccontarci la sua testimonianza diretta e una sua previsione sulla cosiddetta rivoluzione bolivariana iniziata da Chávez, vista da molti in Europa come un seme di speranza per il futuro e un esempio in un continente distrutto da quella Troika che il Venezuela aveva dimostrato di poter sconfiggere.

– Molti commentatori in Italia oggi parlano della fine del chavismo e in modo sorprendente per il trionfo di un’opposizione golpista e violenta di «ritorno della democrazia» dopo le elezioni del 6 dicembre in Venezuela. Da testimone diretta in Venezuela della maggior sconfitta elettorale della Rivoluzione bolivariana, quali sono le sue riflessioni?

Gli Stati uniti e i loro alleati appoggiano, foraggiano e lodano sistemi  repressivi, coloniali e neocoloniali presentandoli come campioni di democrazia: da Israele all’Arabia Saudita, passando per l’Africa e l’America latina. Con il sostegno dei grandi media, si costruisce un discorso adatto a coprire la natura dei veri “stati canaglia”: ai quali non tocca mai l’epiteto di “regimi” che serve invece a definire i governi non subalterni. A quasi trent’anni dalla caduta del campo socialista, l’ossessione novecentesca per “il pericolo rosso” resta ancora un format attivabile. «Sarà anche un figlio di puttana, ma è il nostro figlio di puttana», ha detto ai tempi il presidente Usa Delano Roosevelt riferendosi al dittatore nicaraguense Anastasio Somoza.

Una logica che ha segnato il ciclo mortifero delle dittature latinoamericane del secolo scorso e che, fatte le debite proporzioni, non è cambiata. Ma questo presente dell’informazione usa e getta, della storia ridotta a questione da tribunale o guardata dal buco della serratura, ha la memoria corta. Le facce che vedremo nel parlamento venezuelano, tronfie della maggioranza qualificata dei seggi, sono vecchi figuri della IV Repubblica, golpisti inveterati e ripetitori degli Stati uniti. E il loro tavolo di rappresentanza, tristemente al maschile. Gli “esuli” di cui chiedono il ritorno, sono banchieri fraudolenti o finanziatori di piani destabilizzanti. Ma di questo, non si parla. Delle grandi conquiste sociali realizzate nei 17 anni di socialismo bolivariano, non si parla, e non a caso: occorre evitare che agli altri popoli venga l’acquolina in bocca e che richiedano gli stessi diritti (quelli basici di cui, per inciso, parla anche il papa argentino e che sono diventati privilegi da noi).

Anche la dilagante retorica sui diritti umani – quantomai incongrua in bocca a coloro che più li hanno calpestati, quei diritti -, serve a stendere meglio il velo di maya. Così, i golpisti che hanno lasciato un saldo di 43 morti e oltre 800 feriti per cacciare con la forza dal governo il presidente eletto, diventano poveri perseguitati, mentre le vittime delle loro violenze non vengono ricevute in nessun consesso internazionale. E la rivolta dei ricchi diventa la ribellione di “pacifici” studenti contro un’insopportabile dittatura. Che il Venezuela, preda dell’analfabetismo nella IV Repubblica, sia diventato secondo in America latina per matricole universitarie e il quinto al mondo, non ha menzione sui media. Le classi dominanti tutelano con ogni mezzo i propri interessi e tentano di riprendersi i privilegi persi con la rivoluzione bolivariana: la più avanti in America latina, dopo Cuba, che però – avendo portato a termine una rivoluzione completa – ha almeno il vantaggio di non dormire con il nemico in casa.  

– Dopo la sconfitta del 6 dicembre, non si può non partire da un’analisi profonda degli errori del governo Maduro e probabilmente dall’ultima fase di Chávez. Quali secondo lei hanno pesato di più?

Il laboratorio bolivariano non segue propriamente un modello, inventa giorno per giorno, seguendo una rotta indicata dai principali cardini della costituzione, accentuati in senso socialista nel corso degli anni: riduzione del latifondo terriero e mediatico, nazionalizzazioni, economia statale e comunale, antimperialismo e nuove relazioni solidali col sud. Il Venezuela resta però un paese basato sulla rendita petrolifera, che stenta a diversificare la propria economia dopo mezzo secolo di subalternità economica e tecnologica verso l’esterno.Una situazione complicata dalla ferma intenzione dei grandi poteri transnazionali di riprendersi tutta la torta (il Venezuela custodisce le più grandi riserve di petrolio al mondo, è ricco di gas, oro e altri preziosi minerali ed è uno dei 17 paesi in cui maggiore è il patrimonio in biodiversità) pervertendo l’economia e rendendo ardua una vera programmazione economico-finanziaria. Il socialismo bolivariano, inoltre, non bandisce la proprietà privata. E così in mezzo a tanto popolo che ne definisce la cifra principale, nel chavismo si vedono anche molti dirigenti che stanno bene, e altri che bene non stavano, ma che hanno acquisito privilegi entrando nei posti giusti, in modo legale o contorto. Oppure, nei ministeri, si vedono antichavisti dichiarati accaparrarsi i benefici di cui non hanno bisogno, a scapito di lavoratori impegnati e fedeli al proceso.

Niente di nuovo sotto il sole. Il socialismo bolivariano si basa sulle tre radici (il pensiero di Simon Bolivar, Simón Rodríguez e Ezequiél Zamora) ingloba lo spirito del cristianesimo originario, del buen vivir indigeno, della teologia della Liberazione, e spruzza il tutto con una buona dose di gramscismo, senza disdegnare altre felici referenze, leniniste o mutualiste, provenienti dall’Europa o dal continente; è la sua forza e la sua debolezza. Un’alchimia che ha funzionato per la felice combinazione tra masse e leader, in una percezione quasi mistica com’è nelle culture latinoamericane. Un leader che ha inventato e deciso, fidando più sul suo intuito, sull’empatia e la capacità di ascolto, che sulla formazione di una direzione collegiale.

– Come colmare questo deficit che lei sottolinea della rivoluzione bolivariana?

Anche qui, niente di nuovo sotto il sole, come ben sanno le sinistre europee. Un deficit che però ha pesato dopo la morte di Chávez, quando il popolo abbattuto non voleva vedere nessuno sedersi al posto dello scomparso e non è riuscito a recarsi in massa a votare per Maduro. Inoltre, per tutta una prima fase, Chávez ha puntato a risolvere problemi di sostanza, mettendo le basi per un cambiamento strutturale che dura ancora. Ma le tarme, dai contorni – le tarme della corruzione, del burocratismo, della criminalità alimentata dal paramilitarismo, del nepotismo e dell’inefficienza – stavano intaccando il bulbo.

Non che gli avversari siano del campioni di etica e di buona gestione, possono però contare su uno schema applicato altrove e di cui le classi popolari venezuelane rischiano di pagare lo scotto.  Niente di nuovo sotto il sole. Finora, tutti hanno guardato ai fatti, a un progetto di trasformazione che ha dato indubbie prove della sua scelta di campo. Ma ora ecco arrivare la batosta: più pesante perché le tornate elettorali, per il chavismo, sono tutt’altro che rituali, e si basano sulla “democrazia partecipata e protagonista”. Data come premessa l’inevitabile usura di chi amministra il potere (e fermo restando che potere e governo non si equivalgono), si può avanzare allora qualche altro elemento: la macchina elettorale ha progressivamente esaurito le energie di un partito non coeso da una forte identità politica (manca la formazione ideologica, si sente dire dai più avvertiti).

L’impronta gestionaria dei governatori ha affievolito l’inventiva e la militanza, togliendo fiato alla base e all’innovazione. Il nepotismo ha favorito una corruzione endemica, in linea con quella esistente nel resto del continente e da cui l’Europa non è certo esente.

–  Il governo di Caracas controlla poco dell’economia del paese e le grandi corporazioni e agglomerati economici riescono a condizionare e ricattare la rivoluzione bolivariana in qualunque momento come abbiamo visto con le code dei mesi scorsi. Non bisognerebbe partire da qui?

Durante la guerra economica, le grandi imprese hanno fatto mancare farmaci essenziali e alimenti e pervertito i prezzi e l’inflazione. Ora sono ricomparsi i prodotti – scaduti o quasi in scadenza – nei supermercati: a riprova che i piani denunciati dal governo non erano paranoia. Una strategia volta a minare il morale della base imponendole code chilometriche per comprare prodotti sussidiati: per poi magari vederseli scippati dal poliziotto o dal funzionario corrotto, nell’inefficienza o nell’assenza dei propri rappresentanti locali. Il governo, impegnato su più fronti anche a livello internazionale, ha dato l’impressione di annaspare, provocando il voto-castigo dei quartieri popolari.

La disaffezione alle urne è stata probabilmente quella del militante stremato. Poi, dev’essere mancato il voto giovanile a fronte di un’opposizione che si è presentata come cambiamento, nascondendo con la menzogna il capestro. Detto questo, appena le destre hanno mostrato il loro vero volto, il popolo è tornato nelle piazze, pronto a chiedere al chavismo un profondo rinnovamento. E a resistere.
 
– Lei ha recentemente intervistato il presidente Maduro. Le è sembrato consapevole della necessità di dare una nuova linfa alla rivoluzione bolivariana o abbattuto e sulla difensiva?
Assolutamente consapevole e deciso. E attento a cogliere la voce della base. Così lo abbiamo visto rispondere alla manifestazione spontanea dei movimenti a Miraflores. Quanto a cavarsela nelle acque putride del capitalismo internazionale, nel gioco di regole sfavorevoli e non decise da lui, è tutto un altro paio di maniche. Una parte del popolo gli chiede di premere sull’acceleratore, e di ricreare inedite alchimie, fuori e dentro il governo: partendo da questa “sberla salutare”, come il presidente l’ha definita per promettere “una rinascita della rivoluzione”.
– Dopo la sconfitta del kirchnerismo in Argentina, i problemi del socialismo in Brasile e ora la sconfitta nelle elezioni parlamentari del bolivarismo in Venezuela, cosa accadrà al processo di integrazione dell’America latina. Gli Stati uniti torneranno alla carica con il famigerato Alca?
 
All’interno del ciclo recessivo che interessa l’economia cinese e si ripercuote sull’America latina, ad accompagnare il ritorno in forze delle destre c’è la firma del trattato Tpp e dell’Alleanza del Pacifico, realizzati dagli Stati uniti. Dopo la sconfitta dell’Argentina e quella ben più pesante del Venezuela, ora si tratta di distruggere le alleanze solidali alternative, facendo gravitare il continente nell’orbita dei paesi neoliberisti a guida Usa (Messico, Colombia, Perù). Occorre riportare in Venezuela le basi militari, spazzare via l’unione civico-militare. In questo ambito si vedranno subito gli effetti devastanti e la tenuta delle solidarietà continentali.
 
– L’Alba bolivariana, l’organizzazione creata da Chávez e Castro in totale antitesi con i dogmi neo-liberisti tipici del Nafta e dell’Ue, resta un modello per esempio per un continente come l’Europa che sta calpestando le democrazie e i diritti delle popolazioni?
 
Direi di sì, la suggestione resta, anche in queste difficoltà. Resta un laboratorio di sperimentazione antimperialista che ha prodotto cambiamenti di rilievo, a livello economico, sociale, culturale, e che invita a riflettere e a osare. E a sentirci responsabili per aver lasciato il Venezuela socialista in balia dei pescecani.

Cultura e politica con il Venezuela sotto attacco degli USA

Il mondo della politica e della cultura si stringe intorno al Venezuela sotto attacco dagli Usa. Padre Alex Zanotelli: Tutta la mia solidarietà a un paese che si è speso per la pace mondiale

da lantidiplomatico.it

Il mondo della politica e della cultura si stringe intorno al Venezuela sotto attacco dagli Usa. Padre Alex Zanotelli: “Tutta la mia solidarietà a un paese che si è speso per la pace mondiale”. Vattimo: “Tutti i democratici del mondo stanno con il Venezuela e l’America Latina minacciata dagli Stati Uniti”.

 
Viviamo in un’epoca molto strana. La cappa della disinformazione di massa ci opprime ogni giorno. Un’epoca in cui chi è responsabile della morte di milioni di civili iracheni, chi ha usato Al Qaeda in Libia, armato e sostenuto Al Qaeda in Siria; chi ha utilizzato Pravy Sektor e nazisti dichiarati per organizzare un colpo di stato in Ucraina, chi supporta e protegge tutti i crimini di Israele contro i palestinesi, chi è il principale alleato in Medio Oriente del regime feudale e criminale dell’Arabia Saudita, gli Stai Uniti, può ancora definirsi il paladino internazionale della “democrazia” e in diritto di imporre con la forza o con colpi di stato morbidi il suo sistema neo-liberista fallito e fallimentare. Il tutto grazie all’aiuto decisivo di un sistema di disinformazione di massa connivente e a vassalli sparsi per governi una volta sovrani e liberi di Europa.
 
Dopo aver cercato di assassinare, come dimostrano le ultime rivelazioni di Wikileaks in modo inequivocabile anche per chi continua ad informarsi con la Repubblica o ascoltando il TG1, nell’ordine Hugo Chávez, Evo Morales e Rafael Correa, solo perché avevano rigettato le sue catene e dato di nuovo dignità e diritti alle loro popolazioni in America Latina, il regime nord-americano è tornato, in questi mesi, prepotentemente alla carica contro la via indipendente, libera e sovrana scelta dalla Repubblica bolivariana del Venezuela. E lo fa con una forza sempre maggiore con una guerra economica di un’intensità sempre maggiore, perché sa bene che il Venezuela, come gli altri paesi dell’Alba bolivariana, rappresentano un esempio di emancipazione possibile dalle catene del Fondo Monetario Internazionale e quelle del Washington Consensus. Le catene, per comprenderci, che nell’Europa del sud stanno distruggendo diritti e Welfare di intere popolazioni.
 
L’attacco è enorme e di un’intensità sempre maggiore con il responsabile del Comando Sud dell’esercito degli Stati Uniti, John Kelly, che è arrivato ad annunciare, in un’intervista alla CNN, che Washington sarebbe potuta intervenire in Venezuela perché la nazione latinoamericana “è prossima all’implosione”, per una “crisi umanitaria” fuori controllo. Per questo, nella giornata di oggi diversi intellettuali e uomini politici hanno voluto esprimere la loro solidarietà ai continui attacchi di ingerenza subiti dal popolo venezuelano da parte del regime degli Stati Uniti. Ve ne riportiamo alcune.
 
 
Padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, Napoli 31 ottobre 2015 
 

“Tutta la mia solidarietà al popolo del Venezuela, un paese che si è  speso per la pace mondiale e per la fraterna cooperazione Sud-Sud. Le ingerenze esterne che da tempo colpiscono il Venezuela sono inaccettabili, sia quando prendono la forma di guerra economica sia quando assumono l’aspetto di minacce di intervento militare, come sta accadendo in questi giorni. Pace, pace”.

 

Gianni Vattimo, filosofo, professore universitario ed Ex Europarlamentare
 
“Tutti i democratici del mondo stanno con il Venezuela e l’America Latina minacciata dagli Stati Uniti. Viva Chávez, viva Maduro, no all’imperialismo del capitale”.
 
 
Gianni Minà, giornalista, scrittore, direttore della Rivista “Latinoamerica e tutti i sud del mondo”
 
“Il capo del comando Sud degli Stati Uniti, il generale John Kelly, non se ne è forse accorto, ma l’America Latina, e il Venezuela di Chávez e di Maduro in particolare, è uno esempio oggi, al contrario di quando era “il cortile di casa” degli USA, di democrazia partecipativa che ha offerto una via possibile di emancipazione al sistema fallito che gli Stati Uniti vogliono imporre al mondo”.
 
Luciano Vasapollo, pro Rettore dell’Università La Sapienza di Roma
 
“Diamo pieno sostegno incondizionale al presidente Maduro, al governo e al popolo rivoluzionario bolivariano. In questi momenti di attachi dell’imperialismo e dell’oligarchia e dei mercenari fascisti. In una guerra mediatica e psicologica senza precedenti. Il Venezuela chavista e bolivariano del presidente Maduro rappresenta un punto di riferimento a livello internazionale per la difesa dell’umanità e l’autodeterminazione dei popoli. Chávez Vive la lotta internazionale continua!. In difesa dell’umanità e con la rivoluzione chavista la vittoria è garantita”.
 
 
Manlio di Stefano, capo Gruppo della Commissione Affari esteri della Camera dei Deputati per il Movimento 5 Stelle 
“Nel marzo scorso alla camera dei Deputati italiana, il Movimento 5 Stelle ha organizzato un importante convegno sull’Alba bolivariana, un’organizzazione costruita su basi solidali e compensativi da paesi liberi, sovrani e indipendenti che in passato hanno saputo spezzare le catene del FMI e di Washington, che hanno imposto per decenni povertà per il solo benessere delle multinazionali occidentale e di un modello economico fallimentare. Più o meno, con le dovute differenze dei due continenti, è quello che sta accadendo nell’Europa del sud e per questo l’esperienza dell’Alba rappresenta un punto di riferimento per chi come il M5S vuole ritornare ad una politica libera, sovrana e indipendente, senza più le catene della Troika. L’attacco da parte degli Stati Uniti contro l’Ecuador di Correa, la Bolivia di Morales e, soprattutto, il Venezuela di Maduro, con una guerra economica continua, da parte di chi vuole far tornare il Sud America il “cortile di casa” delle politiche neo-liberiste nord-americane non è tollerabile. Tutti coloro che si battono per la sovranità, l’autodeterminazione dei popoli e un mondo multilaterale di pace, come il Movimento 5 Stelle, lotteranno per impedirlo”.
 
Paolo Becchi, professore ordinario di Filosofia del Diritto presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Genova
 
“In Europa del sud la dittatura della Troika, con lo strumento di distruzione di massa dell’euro, ha di fatto distrutto diritti che pensavamo inalienabili, ha demolito la democrazia (Portogallo, Grecia e Italia dimostrano come le elezioni sono solo feticci di decisioni già prese a Bruxelles) e il Welfare frutto di decennali lotte ormai un ricordo. C’è una regione del mondo, al contrario, che ha saputo dire no a questa logica in passato ed è il Sud America. Attraverso l’organizzazione dell’Alba bolivariana ha dimostrato che esiste un modello che può vivere in pace con il resto del mondo, senza bisogne di guerre per depredare altri mercati, e che si può tornare a garantire una vita dignitosa a tutta la popolazione con politiche sociali redistributive e benessere sociale per tutti. L’attacco vergognoso e l’ingerenza degli Stati Uniti con una guerra economica continua e colpi di stati morbidi contro un governo democraticamente eletto come accade oggi in Venezuela rappresenta un’ingerenza intollerabile per tutti coloro che come me aspirano ad un futuro senza la dittatura economica e finanziaria del neo-liberismo”.
 
Geraldina Colotti, giornalista de Il Manifesto e de Le Monde Diplomatique
 
“Sostenere il socialismo bolivariano per difendere il cammino verso un mondo senza sfruttamento e guerre di aggressione. Sostenere il Venezuela socialista rende più forte la lotta dei popoli oppressi e più concreta la speranza”.
 
Carlo Amirante, già Professore di diritto costituzionale all’Università Federico II
 
“La Repubblica Bolivariana del Venezuela non solo è riuscita a divenire grazie alla rivoluzione bolivariana una democrazia partecipativa avanzata, ma rappresenta oggi a livello giuridico un esempio avanzatissimo sul rispetto e la tutela dei diritti umani, il rispetto dell’ambiente e i diritti della natura, i diritti, infine, della donna. Esprimo tutta la mia solidarietà al popolo venezuelano contro l’ingerenza, l’ennesima, degli Stati Uniti, che vogliono far tornare il paese ai tempi in cui tutti quei diritti non c’erano, ma c’era il pieno sbocco per le multinazionali pronte a sfruttare lavoro e risorse altrui sempre”. 
 
Marinella Correggia, giornalista, scrittrice e eco-attivista
 
“L’Asse della guerra dominato dal regime degli Stati Uniti continua a minacciare i popoli e paesi che lavorano per la pace e la solidarietà mondiale e che si oppongono attivamente alle guerre imperialiste e alle politiche che uccidono l’umanità e il pianeta.
Il Venezuela bolivariano, che ha raccolto l’eredità del presidente Hugo Chávez, continua a essere vittima di una criminale guerra economica alla quale si aggiungono talvolta più o meno velate  minacce militari da parte di chi si crede padrone del mondo. Le ultime dichiarazioni di John Kelly, responsabile del Comando Sud, sono semplicemente vergognose.

Basta! La Terra è di tutti, non del regime di Washington. Solidarietà al popolo e al governo popolare del Venezuela”.

[… e tante altre dichiarazioni dalla politica e dal mondo intellettuale rilanciate per tutta la giornata di oggi qui.]
 
La Terra è di tutti, non del regime di Washington. Se solo dal Nord America smettessero di pensare di poter indirizzare le scelte di tutte le popolazioni che non si allineano ai loro diktat, il pianeta sarebbe un posto più ospitale per tutti. Chi ha creato un sistema fallito e drammaticamente fallimentare in cui vivono 15 milioni di bambini in condizioni di povertà, in cui la diseguaglianza sociale ha raggiunto livelli che rispecchiano più il feudalesimo che una società moderna e in cui è detenuta

il 25% della popolazione carcercaria del mondo, per fare solo tre esempi delle decine che si si potrebbero fare, non può essere certo un modello per nessuno, a parte Renzi.

Il Re è, comunque, sempre più nudo per l’opera di informazione e emancipazione compiuta recentemente dai paesi dei Brics e da quelli dell’Alba bolivariana prima. Il momento è decisivo e bisogna lottare contro gli ultimi colpi di coda del tiranno globale. Il popolo venezuelano ha il diritto di poter scegliere liberamente il suo destino. Lui e nessun altro.

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